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VÁCLAV BLAŽEK

Masaryk University

Campi di ricerca: studi indoeuropei, in particolare lingue slave, baltiche, celtiche, anatoliche, tocarie e indo-iraniche; lingue ugrofinniche; lingue afroasiatiche; etimologia; classificazione genetica; modelli matematici nella linguistica storica.

UN TENTATIVO DI ANALISI ETIMOLOGICA DEGLI IDRONIMI DEL BALTICO ORIENTALE DI TOLOMEO

Tentativo di analizzare etimologicamente gli idronimi della regione orientale del Baltico registrati da Tolomeo

ANNOTAZIONE

Il contributo analizza quattro idronimi del Baltico orientale, registrati da Tolomeo a metà del II sec. d.C., nel contesto delle testimonianze di altri geografi antichi. Le loro analisi etimologiche rivedute portano alla conclusione che almeno tre di essi sono di origine germanica, ma probabilmente calchi dei loro probabili corrispondenti baltici.

PAROLE CHIAVE: geografia, idronimo, etimologia, calco, germanico, baltico, baltofinnico.

SINTESI

In questo lavoro vengono analizzati quattro idronimi della regione orientale del Baltico, registrati da Tolomeo alla metà del II secolo d.C. e attestati anche da altri geografi antichi. L’analisi etimologica di questi idronimi ha mostrato che almeno tre sono di origine germanica, ma probabilmente costituiscono calchi di corrispondenti forme baltiche.

PAROLE CHIAVE: geografia, idronimo, etimologia, calco, germanico, baltico, origine balto-finnica.

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VÁCLAV BLAŽEK

I quattro nomi di fiumi situati da Tolomeo a est dell’estuario del fiume Vistola, Χόνος, Ῥούβων, Τουούντος, Χε(θ)ίνος, sono stati solitamente identificati meccanicamente con i maggiori fiumi del Baltico orientale in base alla sequenza delle coordinate di Tolomeo:

Χόνος ~ prussiano Pregora / tedesco Pregel / russo Prególia / polacco Pregota / lituano Prelius; 123 km (Manner 180: 257; Tomaschek, RE III/2, 189, c. 284).

Ῥούβων ~ lituano Nẽmunas / polacco Niemen / bielorusso Neman / tedesco Memel; 937 km (Manner 180: 258; Rappaport, RE 48, 1914, c. 118);

Τουούντος ~ lettone Venta / lituano Ventà / livone Vänta jõg / polacco Windawa / tedesco Windau; lungo 346 km (Manner 180: 258);

Χε(θ)ίνος ~ lettone Daugava / bielorusso Zachodnaja Dvina / russo Zapadnaja Dviná / tedesco Düna / estone Väinä; 1020 km (Manner 180: 2580; Tomaschek, RE II/2, 189, cc. 273–74 menzionava anche il fiume Gauja).

1. EVIDENZE TESTUALI

1.1. Tolomeo, ca. 150 d.C. [3.5.]

Εὐρώπης πῖνας η.

La Sarmatia d’Europa è delimitata a nord dall’Oceano Sarmatico, lungo il golfo Venedico, e da una parte della terra incognita, secondo la seguente descrizione: dopo le foci del fiume Vistola

Χόρον foci del fiume ν ν

Ῥούβωνος foci del fiume νγ νζ

Τουούντου foci del fiume ν η —

Χε(θ)ίνου foci del fiume ν η θ —

«La Sarmatia europea è delimitata a nord dall’Oceano Sarmatico, adiacente al Golfo Venedico, e da una parte della terra sconosciuta; la descrizione è la seguente. Dopo la foce del fiume Vistola:

foce del fiume Chronus 50°00 56°00

foce del fiume Rubonis 53°00 57°00

foce del fiume Turuntus 56°00 58°30

foce del fiume Che(r)sinus 58°30 59°30»

Per confronto, le coordinate delle foci dei fiumi Albis e Vistola furono determinate da Tolomeo [4.11.1 & 4] come segue:

foci del fiume Albis λα´ νϛ´

«La foce del fiume Albis 31°00 56°15»

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Acta Linguistica Lithuanica LXXVI

An Attempt at an Etymological Analysis of Ptolemy’s Hydronyms of Eastern Balticum

Le foci del fiume Vistola 45*00 56*00

«Le foci del fiume Vistola 45*00 56*00»

Translated by Edward L. Stevenson (1932)

http://penelope.uchicago.edu/Thayer/E/Gazetteer/Pe-riods/Roman/_Texts/Ptolemy/3/5*.html

La Sarmatia europea di Tolomeo, di Sebasian Munster

https://en.wikipedia.org/wiki/Geography_(Ptolemy)#/media/File-Sebastian_Munster_-_Tabula_europae_VII_(Sarmatia).jpg

1.2. Alla fine del thIV secolo d.C., Marciano di Eraclea Pontica ripeté la sequenza di questi fiumi, ma con alcune modifiche ai loro nomi:

[2.39] Dopo le foci del fiume Vistola si trovano Cronio, foci del fiume. Dopo il fiume Cronio seguono le foci del fiume Rudone. Questi fiumi sfociano nel golfo Venedico, che comincia dal fiume Vistola e si estende per una grandissima distanza. Dopo

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il fiume Pudano seguono le foci del fiume Turonte; dopo il fiume Turonte viene il fiume Cherono e le sue foci. «Dopo le foci del fiume Vistola seguono le foci del fiume Cronio; dopo il fiume Cronio vengono le foci del fiume Rudone. Questi fiumi sfociano nel golfo Venedico, che comincia dal fiume Vistola e si estende immensamente. Al fiume Rudone seguono le foci del fiume Turonte; al fiume Turonte succede il fiume Chesino e le sue foci».

Edizione e traduzione latina di Müller, 1882.

1.3. Alla fine del IVth secolo d.C. Ammiano Marcellino [22.8.38] registrò la forma Cronius dell’idronimo Χρόνος di Tolomeo:

[38] Dunque, proprio all’inizio di questa regione, dove i monti Rifei si abbassano, abitano gli Arifei, uomini noti per la loro mitezza, attraversati dai fiumi Chronius e Visula; vicino a loro si trovano i Massageti, gli Alani e i Sargeti, oltre a molti altri popoli poco conosciuti, dei quali non conosciamo né i nomi né i costumi.

[38] «Ebbene, proprio all’inizio di questa regione, dove i monti Rifei digradano verso la pianura, abitano gli Arefei, uomini giusti e noti per la loro mitezza; attraverso il loro territorio scorrono i fiumi Chronius e Visula. Nelle loro vicinanze si trovano i Massageti, gli Alani e i Sargeti, oltre a diversi altri popoli poco conosciuti, di cui ignoriamo i nomi e i costumi».

Ammiano Marcellino, Rerum Gestarum, con traduzione inglese di John C. Rolfe.

Cambridge (Mass.): Harvard University Press—London: Heinemann 1935–1940.

http://data.perseus.org/citations/urn:cts:latinLit:stoa0023.sta001.perseus-lat1:22.8.38

http://data.perseus.org/citations/urn:cts:latinLit:stoa0023.sta001.perseus-eng1:22.8.38

1.4. Probabilmente lo stesso idronimo, ma riferito a un mare, era già usato da Plinio verso la metà del Ist secolo d.C.:

[4.38/94–95] Da lì si deve quindi procedere, per uscire dall’Europa esterna, e, attraversati i monti Rifei, tenere sulla sinistra il mare settentrionale, finché non si giunge a Gades. Si tramanda che in quella regione vi siano parecchie isole senza nome; tra esse, una, chiamata Baunonia, dista un giorno di navigazione dalla Scizia: Timèo riferisce che, nel periodo primaverile, vi viene gettato l’ambra dalle onde. Le altre coste sono incerte: vi sono indicazioni tramandate dalla fama del mare settentrionale. Ecateo chiama quel mare Amalco, dal fiume Parapaniso, che bagna la Scizia; il nome significa «congelato» nella lingua di quel popolo. Filèmone riferisce che i Morini lo chiamano il mare dei Cimbri, cioè «mare morto»; da lì fino al promontorio di Rubeas, e oltre ancora, il Cronio. Senofonte di Lampsaco riferisce che, secondo quanto tramandato dai naviganti dalla costa degli Sciti, vi è un’isola di immensa grandezza, Baltia; Pitèa la chiama Basilea.

http://data.perseus.org/citations/urn:cts:latinLit:phi0978.phi001.perseus-lat1:4.38

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Acta Linguistica Lithuanica LXXVI

Un tentativo di analisi etimologica degli idronimi di Tolomeo del Baltico orientale

«Dobbiamo ora lasciare il Ponto Eusino per descrivere le regioni esterne dell’Europa. Dopo aver oltrepassato i monti Rifei, dobbiamo seguire le coste dell’Oceano Settentrionale sulla sinistra, finché giungiamo a Gades. In questa direzione si dice che esista un gran numero di isole senza nome; tra queste ve n’è una situata di fronte alla Scizia, menzionata con il nome di Raunonia e distante, a quanto si dice, un giorno di navigazione dalla terraferma; su di essa, secondo Timeo, le onde depositano ambra nella stagione primaverile. Quanto alle restanti parti di queste coste, se ne conosce soltanto quel che riferiscono testimonianze di dubbia attendibilità. Riguardo all’Oceano Settentrionale, o Boreale, Ecateo lo chiama, oltrepassata la foce del fiume Parapanis, dove lambisce le coste scitiche, mare Amalchio; la parola “Amalchio” significa, nella lingua di quelle genti, “gelato”. Filèmone afferma invece che i Cimbri lo chiamano Morimarusa, ossia “Mare Morto”, fino al promontorio di Rubes, oltre il quale prende il nome di Mare Cronio. Senofonte di Lampsaco ci racconta che, a tre giorni di navigazione dalle coste della Scizia, si trova un’isola di immense dimensioni chiamata Baltia, che Pitea denomina Basilea.»

http://data.perseus.org/citations/urn:cts:latinLit:phi0978.phi001.perseus-eng1:4.27

[4.41/104] Alcuni riferiscono anche l’esistenza di altre isole: le Scandie, Duna e Bergo, la più grande di tutte

, Bria, da cui si naviga verso Tule. A un giorno di navigazione da Tule, alcuni chiamano il mare ghiacciato Cronio.

http://data.perseus.org/citations/urn:cts:latinLit:phi0978.phi001.perseus-lat1:4.41

«Vi sono anche autori che menzionano altre isole, vale a dire Scandia, Dunna, Bergos e, più grande di tutte, Nerigos, dalla quale si salpa per Tule. A un giorno di navigazione da Tule si trova l’oceano gelato, che alcuni chiamano Mare Cronio».

http://data.perseus.org/citations/urn:cts:latinLit:phi0978.phi001.perseus-eng1:4.30

Plinio il Vecchio: Naturalis Historia, a cura di Karl Friedrich Theodor Mayhoff. Lipsia: Teubner 1906. Plinio il Vecchio: The Natural History, traduzione di John Bostock & H. T. Riley. Londra. Taylor and Francis, 1855: 4.30.

1.5. Dionigi Periegete, del II (o IIIrd) secolo d.C., ripeté le informazioni di Plinio sul Mare Cronio settentrionale, che doveva essere gelato o morto:

27 Πάντη δ’ ἀκαμάτου ῥόος Ὠκεανοῖο

28 εἰς μὲν ἕων, πολλῇσι δ’ ἐπωνυμίῃσι ἀρεσώς.

29 Ἥτοι ὁ μὲν Λοκροῖο παρ’ ἐσχατίην ζεφύροιο

30 Ἄτλας ἐσπέριος κυκλήσεται. αὐτὰρ ὑπέρθεν,

31 πρὸς βορέην, ἵνα παῖδες ἀειμακέων Ἀριμασπῶν,

32 πόντον μὲν καλέουσι πεπηγότα τε Κρόνιον τε.

33 ἄλλοι δ’ αὖ καὶ νεκρὸν ἐφήμισαν εἶναι ἄφαυρον

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34 ἠλίου.

Dionysius Pierēgetes: Graece et Latine cum vetustis commentariis et interpretationibus, ed. Gottfried Bernhard. Leipzig: Weidmann 1828, 10.

27 «Ma da ogni lato scorre la potenza dell’Oceano privo di alberi,28 che, pur essendo uno, è dotato di molti nomi.29 Ebbene, presso il più remoto recesso dello zefiro locrese30 è chiamato Atlante occidentale, ma più a nord,31 dove dimorano i figli degli Arimaspi, folli di guerra,32 lo chiamano Mare Gelato e Cronio.33 Altri, ancora, lo chiamarono anche Mare Morto, per la debolezza34 del sole.»

Dionysius Pierēgetes: Descrizione del mondo conosciuto Traduzione: Ekaterina Ilyushchev http://wwwdh.informatik.uni-erlangen.de/IMMD8/staff/Goerz/Dionysius_Piergetes.html http://wwwdh.informatik.uni-erlangen.de/IMMD8/staff/Goerz/DP/DP.E5-ln.tx

1.6. Seguendo Plinio, Solino [19.2] nel IIIrd secolo d.C. fu più conciso: Oceanum septentrionalem ex ea parte, qua a Propaniso amne Scythia adluitur, Hecataeus Amalcum appelat, quod gens illius lingua significat congelatum. Pileon a Cimbris ad promunturium Rubeas Morimarusam dicit vocari, hoc est mortuum mare: ultra Rubeas quicquid est Cronium nominat.

Gaius Julius Solinus: De mirabilibus mundi http://www.thelatinlibrary.com/solinus2a.html

«L’Oceano Settentrionale, nella parte in cui il fiume Paropamiso della Scizia vi sfocia, è chiamato da Ecateo Amalchio: nella lingua di quella nazione significa mare gelato. Filemone dice che, dai Cimbri fino al promontorio Rubeas, è chiamato Morimarusa, vale a dire mare morto. Tutto ciò che si trova oltre Rubeas è chiamato Cronio».

Tradotto da Arthur Golding (XVIth secolo) http://quod.lib.umich.edu/e/eebo/A12581.0001.001/1:34?rgn=div1;view=fulltext

2. FINALITÀ E DETERMINAZIONE DELL’APPARTENENZA LINGUISTICA DEGLI IDRONIMI

In questo contributo vengono analizzati dal punto di vista etimologico quattro idronimi che Plinio, Tolomeo e i loro seguaci collocano nella parte orientale del Balticum, ossia Χρόνος/Chronius/Cronium, Ρούβων / Ῥούβων, Τονόντος, Χε(ρ)σίνος.

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Acta Linguistica Lithuanica LXXVI

An Attempt at an Etymological Analysis of Ptolemy’s Hydronyms of Eastern Balticum

Il primo compito consiste nel determinare l’appartenenza linguistica di questi idronimi. Due di essi, Χρόνος e Ξε(θ)οῖνος, sono caratterizzati dall’iniziale χ-, cioè [kʰ]. Nelle lingue indoeuropee d’Europa questo suono è tipico del greco, dello slavo e del germanico. Per ragioni geografiche si possono escludere il greco e lo slavo (si ricordi che in slavo l’iniziale *x- è stata di solito di origine germanica o iranica). Se il germanico rimane il candidato più promettente, è naturale chiedersi se esista un ulteriore argomento a sostegno dell’appartenenza germanica di questi nomi fluviali. La risposta potrebbe essere affermativa: in Τορούntos è possibile riconoscere il riflesso zero germanico *-unþ-/*-unđ- del suffisso del participio presente *-nt-, produttivo solo in modo residuale nelle antiche lingue letterarie germaniche: antico alto tedesco weisunt «vena» ~ antico inglese wǣsend id., da IE *u̯ei̯s- «scorrere» (Pokorny 1959: 1134), oppure gotico hulundi «caverna» rispetto a norreno holr, antico inglese, antico sassone, antico alto tedesco hol agg. «cavo», tutti dal verbo attestato in gotico huljan «coprire», norreno hylja, antico inglese be-hyllan, antico sassone bi-hullean, antico alto tedesco hullan id. (Brugmann 1906: 216, 461; Pokorny 1959: 553; Lehmann 1986: 193–94; Kroonen 2013: 253). Questa funzione del suffisso *-unþ- è generalmente riconosciuta nella formazione del gotico tunþus «dente» (Brugmann 1906: 460; Kroonen 2013: 509–10).

3. ANALISI ETIMOLOGICHE

3.1. Χρόνος [Tolomeo 3.5.2]; Chronius [Ammianus Marcellinus 22.8.38]; forse anche Mare Cronium [Plinio 4.38/94–95, 41/104].

Esistono almeno tre possibili etimologie germaniche:

a) Mühlenhoff (1887: 35) tried to explain the hydronym with the help of Old Norse hrynja “stürzen, fallen, strömen”, Icelandic hrynja id., hrun “Sturz”, Norwegian ryna “lärmen, poltern”, Old Swedish ryna “lärmen”; perhaps also Old High German hrono “gestürzter Baumstamm”, Middle Low German rone id. and Old English hruna in place-names (de Vries 1962: 263; Holthausen 1963: 176). Although this idea is followed by Scheungraber & Grünzweig (AgT 138–39), it seems weakest in semantic perspective.

b) Kuhn (1941: 113) thought about a connection of Mare Cronium and Old Norse hrǫn f. “wave; Ægir’s daughter”. Together with Icelandic hrön “wave” and Old English hrǣn ~ hærn f. “waves, tide, sea”, probably reflect Germanic

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*hrōnjo(n)-¹ (de Vries 1962: 264; Holthausen 1963: 146). Potrebbe essere imparentato il medio alto tedesco (XV secolo) rünne f. «onda tempestosa», se deriva da *hrōnjo(n)- (Falk & Torp 190: 104; Orel 2003: 185; Kroonen 2013: 418 preferisce invece la protoforma *runnjō(n)-). La sola protoforma ricostruita *hrōnjō(n)- f., nonostante la differenza di genere, è molto vicina a Mare Cronium di Plinio e a Chronius di Ammianus Marcellinus. L’iniziale C- è forse dovuta all’influenza di Κρονία ἅλς, nome usato da Apollonio Rodio per il Mare Adriatico [Argonautica 4.324, 509] nel III secolo a.C. Il nome del mare è probabilmente motivato dal teonimo Κρόνος. D’altra parte, nel I e II secolo d.C. ci si aspetterebbe che in una lingua germanica ipotetica del Balticum orientale il gruppo *-zn- fosse ancora conservato, se lo era nel gotico biblico, documentato intorno al 350 d.C., per esempio nel gotico razn «casa», ga-razna «vicino» (~ norreno granni), rispetto a norreno rann, antico inglese ræn ~ ærn «casa, abitazione», frisone antico fia-ern «stalla per animali» < *razna-, oltre all’antico inglese ræsn n. «asse» < *razna- (Lehmann 1986: 283; de Vries 1962: 433); tedesco > finlandese (arcaico e dialettale) rahna «pezzo di legno da cui si staccano trucioli; tronco d’albero ardente sulla soglia; rullo agricolo», estone rahn, gen. rahnu & raha «blocco, ceppo, grosso pezzo, tronco non spaccato», livone rō’n(əZ) «ceppo d’albero rovesciato, tronco sul fondo del mare» (LGL III 105). Cfr. inoltre il nome personale Rasne-hildi gen.sg. [CIL XIII 7660] (Schönfeld 1911: 185), datato al VII secolo d.C. In sintesi, sebbene questa soluzione sia molto allettante dal punto di vista semantico, va abbandonata per ragioni fonetiche.

c) Un’altra possibilità è offerta dal norreno hraun n. «terreno pietroso, lava», islandese hraun «terreno pietroso privo di vegetazione», faroese reyn, danese røn «banco di pietra sul fondo marino» > shetlandese røn(i) «fondale roccioso», norvegese NL Røna, svedese NL Rönö, Röne (de Vries 1962: 252; Helquist 1957:

1 Il gruppo mediano *-zn- è confermato dal confronto esterno con il greco *χράσνα > eolico χράνα, dorico e arcadico κράνα, attico κρήνη «sorgente, fonte» [I.]; inoltre *χρονος > χρονος «sorgente, origine di un corso d’acqua, da cui sgorgano i ruscelli» [I. 22.147, 208], cfr. la glossa di Esichio κρούνα· κρήνη τελεία (si vedano de Saussure 1881: 119; Frisk II 16, 27; Beekes 2010: 777). In seguito sono stati aggiunti anche cognati di altre lingue: albanese krua ~ krue m., pl. kronj, kroje «sorgente, fonte» (Orel 1998: 198); celtico: antico irlandese crond, cornico cronn «nome di un fiume» (Stokes 1907: 247). Le protoforme *kṛsṇā e *krosno/-ā (Beekes, EIEC 539) sono compatibili con una delle denominazioni indoeuropee di «testa», attestata, per esempio, nel greco κρανίον «cranio, testa», albanese krye n., pl. krerë ~ krenë «testa» (Orel 1998: 199); tocario B krāni(ye) «(nuca)» (Adams 2013: 230), ecc. Per lo sviluppo semantico, cfr. il latino caput fontis o caput aquae e il greco κράνα· κεφαλή (Hesich.) — si vedano de Saussure 1881: 119 e Frisk II, 16. Questa conclusione implica la ricostruzione di *ḱ-. Il riflesso albanese k- davanti a -r- è regolare.

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An Attempt at an Etymological Analysis of Ptolemy’s Hydronyms of Eastern Balticum

874). Udolph (1994: 88–92) aggiunge l’oronimo tedesco Rhōn2. Il tedesco > finlandese runa «ghiaia grossolana, piccoli sassi sul fondo di un lago»; finlandese, votico e ingrico raunio, careliano raunio «mucchio di pietre», estone raun, gen. rauna «cumulo di pietre, di granito» (LGLÖ III 136). Gli autori antichi distinguevano due varianti, Χόνος e Chronius, che possono essere proiettate nel protogermanico come *rauna- e *raunija-/*raunijō(n)-3. In baltico-finnico si trova una coppia corrispondente in modo suggestivo: rispettivamente *rauna e *raunio. Grazie a questa corrispondenza è possibile determinare l’appartenenza dialettale della forma germanica dell’idronimo: si trattava probabilmente dello stesso dialetto germanico che ha lasciato in eredità i più antichi prestiti germanici nelle lingue baltico-finniche. Resta da discutere la motivazione semantica di questo idronimo. Le rocce o i grossi massi non sono tipici delle foci e dei tratti inferiori dei fiumi del Balticum orientale. Perciò «ghiaia» sembra una motivazione semantica più promettente. Forse potrebbe trattarsi della Penisola della Vistola (polacco Mierzeja Wiślana; tedesco Frische Nehrung; russo Balti-iskaja kosa) oppure della Penisola dei Curi (Kuršių nerija), entrambe costituite da ghiaia e sabbia che formano dune4 e che hanno dato origine alla denominazione Mare Cronium della Laguna della Vistola o della Laguna dei Curi, rispettivamente. A causa delle loro acque dolci o salmastre, le lagune si sono ghiacciate con una certa regolarità, a differenza del mare aperto, più salato. Il mare ghiacciato era probabilmente considerato un mare morto dai visitatori provenienti dal Mediterraneo. Il termine, originariamente riservato a una delle lagune, potrebbe essere stato successivamente esteso agli stretti che collegano le lagune al Mar Baltico, simili agli estuari dei fiumi visti dal mare, oppure ai fiumi che sfociano in queste lagune. Analizziamo i nomi dei fiumi compatibili con la sfera semantica del germanico *rauna- e *raunija- / *raunijō(n)-. Il candidato più frequentemente proposto per Χόνος e Chronius è stato il fiume Pregel / Pregla. In realtà, la latitudine della sua foce non è molto diversa da quella della foce del fiume Vistola (Tolomeo indicava per entrambe 56°00). L’etimologia di questo idronimo non è univoca. Gerullis (1922, 135), riassumendo le attestazioni antiche, cioè Priga (1302), Pregor (1359), oltre alle forme dissimilate Pregell, Pregel (1331), Pregil (1460), cercava una spiegazione nel lituano prāgas «via senza fondo, abisso, inferno» (anche «ghiottone»). È correlato a pragė «abisso, profondità smisurata» e entrambi sono stati derivati dalla

2 La catena montuosa Rhōn si trova nella regione di confine degli stati di Baviera, Assia e Turingia. La sua vetta più alta, il Wasserkuppe, raggiunge i 950 m.

3 Il dittongo protogermanico *au, confermato dai prestiti baltico-finnici, potrebbe essere stato reso con o nelle trascrizioni greche e latine; cfr. Austroti vs. Ostroti (Schönfeld 1911: 38).

4 La duna più alta della Penisola della Vistola, chiamata Wielbłądzi Garb = Kamelhöcker, è alta 48,50 m. La duna più alta della Penisola dei Curi, chiamata Vecekrug, è più alta: 67,20 m.

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Il verbo lituano gerti «bere» (Fraenkel 1962–65: 148, 643). Una simile motivazione semantica è naturalmente accettabile per un nome di fiume, se il fiume scorre in un canyon o almeno in una valle profonda. A quanto pare, non è questo il caso del paesaggio pianeggiante lungo il fiume Pregel / Pregolja. Mažiulis (2013) ha aggiunto la più antica attestazione P regora (1273), ricostruendo la forma baltica di partenza come *Prēgarā. Ha separato in questo caso il suffisso *-arā (cfr. lituano žiež-ara «persona scontrosa e brontolona; strega», da žiežti «brontolare, borbottare, essere di cattivo umore» – cfr. Fraenkel 1962–65: 130). La radice prep dovrebbe essere messa in relazione con il lituano spragėti «(per il caldo o il freddo) scoppiettare, crepitare, sfrigolare, luccicare», sprōgti «scoppiare, crepare, saltare in aria, esplodere» ecc. (Fraenkel 1962–65: 877, 882). Benché questa soluzione sia trasparente dal punto di vista della formazione delle parole, la motivazione semantica resta poco convincente. Tuttavia, anche la vocale o dell’idronimo prussiano Pregora, Prigra ecc. è spiegabile a partire dal baltico *au; cfr. l’alternanza au/aw ~ o ~ u nei toponimi prussiani, come il nome del lago Lauken (1306) rispetto a Locar (1308) = laucs «campo» + assan «lago», oppure quello del lago Daben (1346) rispetto a Duben / Douben (1340); cfr. prussiano pa-dabis, lituano dubà «gola» ecc. (Gerullis 1922: 26, 83). Tenendo conto di questa possibilità, la radice *gor- dell’idronimo prussiano è compatibile con il nome del lago prussiano Goryn, attestato per la prima volta nel 1293, e nel 1339 come Gureyn (Gerullis 1922: 44; Toporov 1979: 345); inoltre, è compatibile con il lituano gaurė «terreno calcareo», gurus «sciolto, friabile», gū́lās «frammento» ecc., tutti derivati dal verbo gerti «disgregarsi, sbriciolarsi, ridursi in briciole, dissolversi, scorrere via; diventare sciolto, cedevole, debole», lettone gurt «essere fiacco, debole», gaurs «sciolto» (Fraenkel 1962–65: 150, 179; Vanagas 1981: 109; Smoczyński 2007: 212–13). Alla luce della connessione etimologica tra gotico malma «sabbia», svedese malm «pianura sabbiosa, minerale», inglese antico mealm «sabbioso», inglese malm «terreno leggero e limoso», sassone antico, alto tedesco antico melm, tedesco mulm «polvere» e gotico malan «macinare», norreno mola, sassone antico e alto tedesco antico malan con lo stesso significato (Lehmann 1986: 242–43), è lecito ipotizzare che in prussiano sia potuta esistere una parola del tipo *gurᵃ / *gorᵃ / *gurᵒ, con il significato di «sabbia, ghiaia, ciottolo» o simili. Le sue tracce potrebbero essere individuate sia nel nome del lago Goryn & Gureyn sia nel nome del fiume Pregora, Prigra ‘Pre-gel’, forse «presso dune sabbiose» o simili. Una simile motivazione semantica concorderebbe anche con il significato proposto per il fiume Χρόνος e Chronius alla luce della sua etimologia germanica.

La variante «pietroso» di questa etimologia sembra meno probabile. Nello stretto estuario della Laguna dei Curi si trova la foce del fiume Dane-Akmena. Akmena significa «pietroso»; cfr. lituano akmuõ, gen. ãkmenas «pietra» (Vanagas 1981: 37).

3.2. Ῥύφων [Ptolemy 3.5.2. nell’edizione di Nobbe] / Ῥούδων [Marcian 2.39]

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An Attempt at an Etymological Analysis of Ptolemy’s Hydronyms of Eastern Balticum

3.2.1. Se la lettura di Marciano ‘Ρούβων è corretta, l’idronimo potrebbe riflettere il germanico *ruð(n) “rossore” > norreno antico roði ibid., inglese antico rud, basso tedesco medio rud ibid. (Orel 2003: 307). La corrispondenza esatta nel baltico dal punto di vista della formazione delle parole si trova nel lituano ruduo “autunno”, mentre il corrispettivo semantico esatto raudōnas = raudas “rosso” differisce per il dittongo.

3.2.2. Se la forma di Tolomeo ‘Ρούβων è corretta, potrebbe essere collegata al lettone rubenis, rubins, f. rubene “gallo cedrone / Tetrao tetrix”, baltais rubenis “pernice bianca, fagiano di palude / Lagopus albus” (ME III 552), oltre che al lituano raũbas “graugesprenkel”, imparentato con il norreno antico rjūpa “pernice bianca” (de Vries 1962: 449). Mühlenbach (ME I 709) e Fraenkel (1962–65: 193) ipotizzarono l’intensa reduplicazione *rerub-/*rirub-/*rērub- della radice *rub- in questo ornitonimo, da cui deriverebbero forme quali il lituano jerubė, jẽrūbė, dial. (j)ārubė “francolino di monte”, lettone īrbe, dial. irbe, i(e)rube “pernice, pernice di campo” (ME I 708–09); inoltre, norreno antico jarpi “francolino di monte” vs. jarpr “bruno scuro”, basso tedesco medio erpel “anatra maschio”, inglese antico eorp, earp, alto tedesco antico erpf “di colore scuro” (de Vries 1962: 291). Questa soluzione consente di identificare l’idronimo con un fiume concreto, cioè l’Irbe, nella parte settentrionale della penisola di Curlandia (Kurzemes pussala), lungo 32 km, ma che, con il suo affluente più lungo, lo Stende, raggiunge in totale i 132 km.

È allettante ipotizzare un qualche legame tra l’idronimo ‘Ρούβων e il promontorio Rusbeas menzionato da Plinio, se la variante di Solino Rubeas è più corretta. Non lontano dalla foce del fiume Irbe, qui identificato con ‘Ρούβων, si trova Kolkarags, il punto più settentrionale della penisola di Curlandia. Il mare oltre il promontorio Rubeas potrebbe essere il Golfo di Riga. La sua identificazione con il Mare Cronio potrebbe essere dovuta al fatto che anch’esso ghiaccia, come la Vistola e le lagune di Curlandia.

3.2.3. Mühlenhoff (1887: 351), seguito da Rappart (RE 48, 194, c. 1180) e altri, propose l’emendamento ‘Ρούσων, cercando un riscontro nel nome Rusnė di uno dei rami del Nemunas/Nemen/Memel. Si noti che, secondo LKŽ, il lituano rùsnė significa 1. “luogo dove i sacerdoti pagani mantenevano acceso un fuoco eterno: tutti gli altri luoghi simili, nei quali il fuoco eterno veniva mantenuto acceso in onore di Dio, erano chiamati rusnės, dalla parola rusėti, cioè ‘bruciare eternamente’”; 2. rusnė (Digitalis).

3.3. Τανουόντος (Τανουόντος) [Ptolemy 3.5.2].

È allettante derivare l’idronimo, mediante il suffisso *-un-, dalla base attestata nel norreno antico þori “quantità, massa”, forse imparentata con þora “osare”, þoran “coraggio, abilità”, e inoltre con il vedico túrá- “forte, ricco”, ecc. (de Vries 1962: 617; Pokorny 1959: 108).

Straipsniai / Articles

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Dal punto di vista semantico, questa soluzione consente di collegare l’idronimo di Tolomeo al nome del più grande fiume lettone Daugava, lungo 102 km, la cui etimologia può essere ricondotta al lettone daũdz “molto”, al lituano daũg, daug(i)a “molto”, daug “molteplicità”, e inoltre al polacco duży “grande, forte”, dużo “molto”, ecc. (Fraenkel 1962–65: 84).

Nota: il germanico *b, trascritto da Tolomeo con τ, è un modo consueto di trascrizione nella sua opera; cfr., per esempio, il toponimo Τευδέου / Τουδέου / Τουτέου [2.11.27] tra i fiumi Reno ed Ems, discusso in dettaglio da Much (1897: 99, 115).

3.4. Χε(ε)σῖνος [Ptolemy 3.5.2 nell’edizione di Nobbe, p. 167] / Χέσνος [Marcian 2.39].

Potrebbe essere una trascrizione del germanico *herznan > norreno antico hjarn “neve gelata dura”, norvegese hjarn ibid., dial. jorn m. “strato di ghiaccio” < *hor < *her(n)u-; alto tedesco antico hornung “febbraio” < *hurznungōn (de Vries 1962: 231; Orel 2003: 171; Kroonen 2013: 223), cfr. il lettone sērsna “brina da disgelo, brina notturna primaverile” (ME II 831), il lituano šērkšnas & širkšnas “brina” (Fraenkel 1962–65: 973–74); slavo ecclesiastico russo срѣнъ “bianco”, antico russo сренъ “neve gelata”, russo серёд ibid., antico polacco śrzon “rugiada gelata, brina”, ecc. (Falk & Torp 1909: 78).

È allettante richiamare l’attenzione sul fiume lettone Salaca (95 km), che sfocia nel Golfo di Riga. Se la sua etimologia può essere ricondotta al lettone sált “gelare”, sals “gelo” (ME III 675–76), al lituano šáltì “gelare, raffreddarsi, diventare freddo”, pãšalas “gelo nel terreno, suolo gelato; brina notturna” (Fraenkel 1962–65: 958–61), al prussiano passalis “gelo” [EV 57], l’idronimo di Tolomeo sembra essere un calco germanico del nome baltico del fiume, con il probabile significato di “gelare in superficie”.

4. CONCLUSIONE

Quattro idronimi della regione baltica orientale trasmessi da Tolomeo a metà del IInd secolo d.C. e ripresi con alcune modifiche da Marciano nel IVth secolo d.C. sembrano calchi germanici dei nomi baltici originari dei fiumi, probabilmente con un’unica eccezione, Πούβω, che consente l’etimologia baltica diretta e l’identificazione con il fiume Irbe. Il fiume Χῆνος & Chronius fu probabilmente chiamato così in riferimento al Mare Cronium, forse corrispondente a una delle lagune della Vistola o dei Curi oppure ai loro affluenti, rispettivamente il Pregel, 123 Pregora o Akmena.

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Acta Linguistica Lithuanica LXXVI

Un tentativo di analisi etimologica degli idronimi di Tolomeo del Baltico orientale

Ptolemy

Marcian

Altri

Germanico

Baltico

Idronimo attuale

Χόρος

Χόρος

ChroniusMarcamm Mare Cronium Pliny

*hrauna- «suolo pietroso, ghiaia» & *hraunja- / *hraunjō(n)- «cumulo di pietre»

Penisola della Vistola o penisola dei Curi oppure gli stretti che le separano o (1273) Pregora «presso dune sabbiose» oppure Aknēna «pietroso»

Ῥούβων

Ῥούδων

*ruðō(n) «rossore»

Latv. rubenis «gallo cedrone»

Irbe «gallo cedrone»

Τουρούντος

Τουρούντος

*þurbn- «abbondante»

Daugava «abbondante»

Χε(ρ)σίνος

Χέσνος

*herzn-/*herzn- «ghiacciato»

Salaca «gelando»

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VÁCLAV BLAŽEK

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Acta Linguistica Lithuanica LXXVI

An Attempt at an Etymological Analysis of Ptolemy’s Hydronyms of Eastern Balticum

Bandymas etimologiškai analizuoti Ptolemajo užfiksuotus rytinio Baltijos regiono hidronimus

S A N T R A U K A

Straipsnyje nagrinėjami keli Klaudijo Ptolemajo Geografijoje minimų rytinio Baltijos regiono, patenkančio į Europinės Sarmatijos erdvę, hidronimai. Kaip pažymi autorius, tai yra bandymas paaiškinti jų etimologiją. Geografija buvo paskelbta II a. viduryje. Straipsnyje cituojama Ptolemajo Europos Sarmatijos geografinė samprata, išvardijant upes: Chronus, Rudonis, Turuntus, Che(r)sinus, Albis, Visula. Žvilgsnis taip pat metamas į kitų autorių hidronimų interpretacijas ir komentarus, paminimi IV a. istorikai Marcianas iš Ponto Heraklėjos, kuris modifikuoja upių pavadinimus, ir Amianas Marcelinas. Šie vardai I a. tikriausiai buvo žinomi ir Plinijui. Plinijumi sekdamas, apie tai II a. rašė ir Gajus Julijus Solinas. Autorius išsamiai nagrinėja keturių hidronimų etimologiją, siekdamas paaiškinti, iš kurios kalbos jie kilo. Šie hidronimai – tai Chronas, Rudonas, Turuntas, Chesinas (vardai pateikiami pagal Eugenijaus Jovaišos monografiją Aisčiai. Raida. Vilnius: Lietuvos edukologijos universiteto leidykla, 2014, 121–162. Straipsnio autorius tik neseniai susipažino su E. Jovaišos Ptolemajo žemėlapio perskaitymu. – Red. kolegijos pastaba).

Ptolemas II a. po Kr. viduryje paminėjo keturis rytinio Baltijos regiono hidronimus, o Marcianas IV a. po Kr. juos pakartojo šiek tiek pakeitus. Šie hidronimai yra pirminiai baltų upių pavadinimų germaniški vertiniai, išimtis tik ‘Pōbōv, kuris leidžia nustatyti tiesioginę baltų hidronimo Irbė etimologiją. Tikėtina, kad hidronimas Chronus (gr. Χόνος) yra kilęs iš Mare Cronium, galimai atitinkantis Visula ar Kuršių marias bei jų įtakus Priegų, 173 Pregorą ar Akmenę.

Acknowledgement:

The present study was prepared thanks to the grant of the The Czech Science Foundation (GAČR) GA15-1221S. I am grateful to John D. Bengtson for correcting the English.

Įteikta 2017 m. gegužės 2 d.

VÁCLAV BLAŽEK

Ústav jazykovědy a baltistiky, Filozofická fakulta Masarykovy University, A. Nováka 1, CZ-60200 Brno, [email protected]

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