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LKRS — Lietuvių kalbos rašyba ir skyryba. II pat. leid. V., 1989.

LKŽ — Lietuvių kalbos žodynas. V., 1966. T. 7 (ir jo sutrumpinimai).

L—LKŽ — Balkevičius J., Kabelka J. Latvių—lietuvių kalbų žodynas. V., 1977.

L—LV — Bojatė A., Subatnieks V. Lietuviešu—latviešu vārdnīca. Rīga, 1964.

LP — Ivanauskas T. Lietuvos paukščiai. V., 1955. T. 3.

Lp — Logminas V. Lietuvos paukščiai. V., 1979.

LPV — Ivanauskas T. Vadovėlis Lietuvos paukščiams apibūdinti. K., 1931.

LRKŽ — Lietuvių rašomosios kalbos žodynas. Heidelberg, 1932—1968. T. 1—5.

L—RKŽ — Lyberis A. Lietuvių—rusų kalbų žodynas: L—RKŽ₁. V., 1971; L—RKŽ₂. V., 1988.

LTE — Lietuviškoji tarybinė enciklopedija. V., 1980. T. 6; 1981. T. 7; 1984. T. 12.

MLTE — Mažoji lietuviškoji tarybinė enciklopedija. V., 1968. T. 2; 1971. T. 3.

MRKŽ — Mokomasis lietuvių kalbos rašybos ir kirčiavimo žodynas / Sudarė P. Kniūkšta ir A. Lyberis. II leid. K., 1986.

PP — Ivanauskas T. Pasaulio paukščiai. V., 1971.

R—LKŽ — Rusų—lietuvių kalbų žodynas. V., 1982. T. 1 (Sudarė Ch. Lemchenas); V., 1983. T. 2 (Sudarė Ch. Lemchenas); V., 1985. T. 4 (Sudarė J. Kardelytė, Ch. Lemchenas, J. Macaitis, A. Mankevičienė).

RŽ — Lietuvių kalbos rašybos žodynas. K., 1948.

TLE — Tarybų Lietuvos enciklopedija. V., 1986. T. 2; V., 1988. T. 4.

TZ — Mastaukis St. Taikomoji zoologija. K., 1947.

ŽD — Skardžius P. Lietuvių kalbos žodžių daryba. V., 1941.

Jonas Klimavičius

La rivista “NEOTERM” e l’internazionalizzazione della terminologia

INTERNAZIONALIZZAZIONE

IOUTN (International Organization for Unification of Terminological Neologisms) — l’Organizzazione internazionale per l’unificazione dei neologismi terminologici — fu fondata a Varsavia nel 1982. Il suo fondatore è lo scrittore, linguista e traduttore Z. Stoberskis. L’organizzazione riunì filologi, linguisti e altri specialisti di vari settori interessati ai problemi dell’internazionalizzazione della terminologia. I principi fondamentali e gli obiettivi dell’attività dell’organizzazione sono esposti in una pubblicazione speciale, “All about IOUTN” (“Tutto su IOUTN”).

Spesso persino i più illustri linguisti ritengono che i neologismi terminologici debbano essere creati soltanto nella lingua madre e che quelli stranieri — i termini internazionali — debbano essere sostituiti con parole della propria lingua. IOUTN, ispirandosi al principio «la scienza è patrimonio dell’umanità», propone di uniformare la forma e il significato dei termini. Secondo IOUTN, l’internazionalizzazione dei termini accelererebbe lo scambio di informazioni scientifiche e tecniche che, a sua volta, favorirebbe lo sviluppo economico.

IOUTN collabora con organizzazioni internazionali, banche dati terminologiche e centri di terminologia, con accademie delle scienze e università; istituisce propri comitati in vari paesi del mondo, redige e pubblica dizionari multilingui di termini specialistici e fornisce informazioni sulle questioni terminologiche. Uno degli obiettivi più importanti dell’organizzazione è promuovere l’uso dei termini internazionali attraverso i mezzi di informazione pubblica e le pubblicazioni periodiche specialistiche.

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La principale pubblicazione dell’IOUTN è la rivista «NEOTERM», pubblicata dal 1984 con cadenza trimestrale. Il direttore responsabile della rivista è il presidente dell’IOUTN, Z. Stoberskis. Gli articoli pubblicati in inglese e francese approfondiscono questioni teoriche e pratiche della terminologia ed esaminano i vari aspetti della sua internazionalizzazione. Nella rivista gli articoli di carattere teorico sono più numerosi di quelli pratici. Tra questi ultimi si possono citare l’articolo di Z. Stoberskis «Teoria e pratica della terminologia internazionale» (5/6 — 1987, p. 24—28), quello di K. Lukaševičius «I termini della fisica in polacco» (K. Lukaszewicz, 5/6 — 1987, p. 38—41) e altri. La rivista pubblica elenchi di termini internazionali e neologismi della linguistica e della fisica. In essi linguisti e terminologi di vari paesi presentano i termini internazionali usati o creati nelle rispettive lingue, oppure i loro equivalenti. Grazie al responsabile del gruppo di terminologia dell’Istituto di lingua lituana, il candidato in filologia K. Gaivenis, questi elenchi comprendono anche termini lituani. «NEOTERM» informa inoltre i lettori sui congressi, seminari e simposi in programma e presenta brevemente gli autori degli articoli.

Nel primo numero di «NEOTERM», l’articolo di Z. Stoberskis «Il processo mondiale di internazionalizzazione dei termini scientifici» (1 — 1984, p. 3—9) esamina i problemi legati all’aumento dei termini internazionali specialistici. Dallo studio della storia dello sviluppo della lingua e dei simboli è emerso che il processo di disintegrazione e integrazione di tutti i segni linguistici ha radici profonde. I processi della natura, della società e anche della lingua, in quanto strumento di comunicazione, si svolgono secondo l’eterna legge della disintegrazione e dell’integrazione. Come esempio, l’autore presenta la storia dello sviluppo delle cifre. Le cifre sono segni linguistici, un tempo espressi mediante determinati simboli che, dopo numerose modifiche, si sono evoluti nel sistema delle cifre arabe, comprensibile ai parlanti di tutte le lingue del mondo. La diffusione dei termini scientifici internazionali è il risultato dell’aumento del volume delle informazioni scientifiche e tecniche e della velocità con cui esse cambiano.

Il professore dell’Accademia polacca delle scienze, il biochimico T. Kožibskis, nel suo articolo «L’unificazione della terminologia scientifica» (T. Kožybski, 1 — 1984, p. 16—20), osserva che i tentativi degli scienziati di creare una lingua artificiale internazionale non hanno dato i risultati attesi. Una lingua del genere non può costituire un sistema logico, nazionale e anche fonetico e morfologico che corrisponda al complesso livello del pensiero umano contemporaneo. Poiché manca uno strumento universale adatto all’uso internazionale, l’inglese non avendo ancora acquisito questo status e il greco e il latino avendolo ormai perduto, T. Kožibskis ritiene che tale funzione possa essere svolta da termini scientifici e tecnici unificati a livello internazionale. La loro universalità è una condizione importante per l’internazionalizzazione dei termini. La terminologia delle discipline umanistiche, invece, tende a limitarsi a una sola nazione o cultura ed è più individuale; perciò è più difficile da unificare.

Nel suo articolo l’autore sottolinea che l’unificazione dei termini di una disciplina scientifica specialistica dipende non tanto dal numero dei loro utenti quanto dalla popolarità di quella disciplina. Talvolta, quando un concetto o un oggetto suscita grande interesse, il termine che lo designa supera i confini della ristretta cerchia degli specialisti (è ciò che è avvenuto con il termine isotopo). L’internazionalizzazione dei termini dipende anche dal posto che la disciplina scientifica occupa rispetto al grado di esattezza. I termini delle scienze esatte, per esempio quelli della matematica, sono

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unificati molto più rapidamente dei termini della sociologia o di altre discipline umanistiche.

Nel suo intervento «L’internazionalizzazione della terminologia» (5/6 — 1987, p. 11—18), pronunciato al seminario internazionale di terminologia di Adis Abeba, Z. Stoberskis cercò di chiarire a tutti gli oppositori la natura e i vantaggi di questo processo. Agli scrittori e ai filosofi che, appellandosi ai sentimenti patriottici, sostengono che i termini internazionali contaminino la lingua nazionale — patrimonio culturale inviolabile di un popolo — ricordò che la terminologia specialistica è patrimonio scientifico non di una sola nazione, ma dell’intera umanità. In un contesto di scambio di informazioni scientifiche e tecniche, una terminologia unificata è particolarmente utile ai paesi in via di sviluppo in cui si parlano diverse lingue nazionali e numerosi dialetti. Ai linguisti convinti che le parole internazionali non siano compatibili con le regole della lingua nazionale, soprattutto con la sua fonetica, Z. Stoberskis espone i principi dell’IOUTN. Quando si prende in prestito un neologismo, occorre conservarne il concetto, la radice e la definizione. Ogni lingua ha il diritto di usare parole straniere secondo le proprie regole fonetiche e grammaticali.

Quando compare un nuovo termine, sorge la questione di cosa usare nella propria lingua: un prestito diretto, un neologismo «già pronto» oppure un calco formato sul modello di un’altra lingua. Il problema viene esaminato nel già citato articolo di Z. Stoberskis «Il processo mondiale di internazionalizzazione dei termini scientifici» (1 — 1984, p. 3—9). A suo parere, i calchi sono spesso imprecisi, alterano le informazioni e provocano associazioni errate. I termini internazionali con una sola radice e un’unica definizione, invece, sarebbero più universali e facilmente riconoscibili quando si legge letteratura scientifica in una lingua straniera, anche senza conoscerla bene.

Nell’articolo del linguista dell’Università di Poznań B. Valčak, «Neologismo nella propria lingua o prestito» (B. Walczak, 5/6 — 1987, p. 48—56), lo stesso problema è esaminato dal punto di vista linguistico ed extralinguistico. Dal punto di vista linguistico non è possibile determinare quale termine — internazionale o della propria lingua — svolga meglio le funzioni terminologiche. Dal punto di vista extralinguistico i termini internazionali godono di un indubbio vantaggio. Tuttavia, neanche in questo caso vanno usati indiscriminatamente: occorre prestare attenzione a fattori quali le tradizioni terminologiche della disciplina scientifica o tecnica, nonché la natura e la funzione del testo in cui il termine viene impiegato (testo scientifico, testo di divulgazione scientifica o manuale scolastico). È importante ricordare anche che i termini propri attecchiscono nell’uso molto più rapidamente di quelli stranieri.

Lo stesso B. Valčak osserva nell’articolo «Lo sviluppo della terminologia polacca» (3/4 — 1985, p. 15—25) che una parola di nuova comparsa in una lingua può essere: 1) una nuova formazione (derivato o composto), 2) un prestito (diretto o calco), 3) un neosemantismo, 4) un’onomatopea. Secondo B. Valčak, le origini dei termini scientifici e tecnici, fatta eccezione per l’onomatopea, sono le stesse. L’autore distingue poi due fonti principali di unità lessicali: una interna, per la creazione di nuove formazioni e neosemantismi, e una esterna, per la formazione di prestiti.

Il professore dell’Università di Varsavia O. A. Vojtasevičius, nel suo articolo «La struttura dei termini scientifici e tecnici» (O. A. Wojtasiewicz, 11/12 — 1988, p. 6—9), descrive la struttura sintattica dei termini composti applicando regole semplici. Le parole

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I meccanismi di formazione delle parole sono l’oggetto di studio preferito dei linguisti, mentre i problemi relativi alle strutture sintattiche dei termini vengono spesso dimenticati. Tanto più che, secondo calcoli approssimativi, in polacco ben il 95% di 1 milione di termini scientifici e tecnici è costituito da più parole.

Nel suo articolo «Definire i termini» (3/4 — 1985, p. 12—15), la studiosa polacca A. Topulos afferma che molto spesso a un termine neologico viene attribuito un significato del tutto diverso. Solo un’attività consapevole dei terminologi può impedire tali cambiamenti incontrollati di significato. Chi legge la definizione di un termine (il destinatario dell’informazione) talvolta concepisce il concetto diversamente da come l’autore (il mittente dell’informazione) cerca di presentarlo. Ciò può accadere per colpa sia del lettore sia dell’autore. Esaminando questo processo dal punto di vista del «mittente dell’informazione», A. Topulos ritiene che i difetti dei termini si producano perché anche la definizione presa come base per coniare il termine presentava delle carenze. L’autrice distingue poi tre tipi di definizione: sintetica, analitica e indiretta regolativa. Per un termine neologico, la definizione più adatta è quella sintetica.

Con la nascita di nuove teorie emergono nuovi concetti. In alcuni casi vengono prima definiti e solo in seguito denominati; in altri avviene il contrario. In entrambi i casi è importante che la definizione corrisponda al concetto. Nel tentativo di definire un concetto, l’autore può descrivere un significato del tutto diverso. Ciò accade perché, esprimendo i propri pensieri per iscritto o a voce, una persona li traduce dal proprio linguaggio semantico, e in una traduzione del genere (e non solo in essa) è difficile evitare gli errori.

Molto raramente chi conia un nuovo termine è anche l’autore della sua definizione. Nella maggior parte dei casi, il creatore è sconosciuto. Oggi sarebbe impossibile trovare l’autore del concetto di nave spaziale. I progettisti delle navi spaziali non sono affatto i creatori del concetto. Il concetto nacque insieme ai più antichi sogni umani di volare nello spazio.

Qualche tempo dopo la comparsa del concetto, il termine «nave spaziale» apparve in varie opere letterarie, soprattutto nella fantascienza. In queste opere, a pilotare tali navi erano di solito esseri umani. Forse per questo la definizione comparsa in seguito rispecchiava solo in parte il concetto di nave spaziale, senza considerare il fatto che le navi spaziali possono anche essere senza equipaggio. L’autore della definizione semplicemente non aveva analizzato tutti i casi d’uso del termine. Sebbene la costruzione delle primissime navi spaziali fosse appena iniziata, il concetto di nave spaziale si era già radicato nella coscienza umana. Pertanto, per un termine del genere andava applicata una definizione non sintetica, bensì regolativa.

Il vicepresidente del Comitato di terminologia dell’Accademia delle scienze dell’Ucraina, il dottore in scienze filologiche V. Akulenka, nell’articolo «Elementi lessicali internazionali e internazionalizzazione della terminologia» (7/8 — 1987, pp. 11—15) definisce gli elementi lessicali internazionali come diamorfemi, dialexemi e diafrasemi omologhi (cioè di significato e forma simili). Con questi termini indica morfemi, parole e frasi simili, usati in due lingue. I polielementi (cioè le polimorfemie ecc.) sono elementi lessicali internazionali usati in più lingue. V. Akulenka osserva che, nella terminologia, l’identità dei significati degli elementi internazionali è essenziale. Le somiglianze di forma possono manifestarsi rispetto al segno linguistico sul piano esterno o interno; occorre pertanto distinguere ra-

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Dopo aver esaminato le possibili combinazioni, V. Akulenka concluse che sia nella lingua comune sia nella terminologia esistono sette tipi di elementi internazionali:

S o m i g l i a n z e: Tipi | significato | forma sonora | forma scritta | motivazione I 1 1 1 1 II 1 1 1 0 III 1 1 0 1 IV 1 0 1 1 V 1 1 0 0 VI 1 0 1 0 VII 1 0 0 1

Dalla tabella presentata si vede che il più alto grado di internazionalità appartiene al tipo I di elementi internazionali, mentre il più basso al tipo III. Nella comunicazione internazionale contemporanea, soprattutto nei settori della scienza e della tecnica, le somiglianze delle forme scritte sono molto più importanti di quelle delle forme sonore. Le caratteristiche delle forme sonore e scritte sono importanti quando una lingua possiede un alfabeto particolare (armeno, georgiano) o una scrittura ideografica. Nelle lingue contemporanee sono presenti tutti i tipi di elementi internazionali; due di essi — IV e VI — si riscontrano nelle lingue dell’Estremo Oriente. Seguono alcuni esempi di questi tipi.

I. Ingl. airport, franc. aeroport, spagn. aeropuerto, ital. aeroporto, russo аэропорт, pol. aeroport, lituano aeroportas, ecc. Le parole di questo tipo hanno lo stesso significato, forme sonora e scritta simili, nonché una motivazione comune («air» — «port, haven»).

II. Ingl. atom, franc. atome, ted. Atom, spagn. atomo, ital. atomo, russo атом, pol. atom. Le parole del tipo II di elementi internazionali hanno un significato comune e una forma esterna simile (sonora e scritta), ma non una motivazione uniforme.

III. Ingl. telegraph, georgiano (telegraphi), hindi (teligraf), urdu (teligraf). Le parole hanno lo stesso significato, una forma sonora simile e una motivazione comune, ma una forma scritta completamente diversa.

IV. Cinese (bai van), giapponese (hyaku man), coreano (pen man), «un milione». Le parole di questo tipo di elementi internazionali hanno la stessa forma ideografica e la stessa motivazione, ma una pronuncia diversa.

V. Russo метр, georgiano metri, armeno metr, hindi mitar. Tutti gli aspetti, eccetto la forma scritta, sono simili.

VI. Cinese (putao), giapponese (budo), «uva». Le parole di questo tipo di elementi internazionali hanno una forma ideografica comune e non motivata.

VII. Le parole tedesca Lufthansa, danese lufthaven, giapponese (kuko), urdu (havai bandar gah) hanno lo stesso significato, «aeroporto», e la stessa motivazione («air» — «port, haven»).

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V. Akulenka suddivide le lingue più sviluppate del mondo in 5 regioni: Europa-America, URSS, Vicino e Medio Oriente, Asia meridionale, Asia orientale. Nella formazione dei termini internazionali, nella 1ª regione hanno esercitato la maggiore influenza il greco e il latino, nella 2ª il russo, nella 3ª l’arabo e il persiano, nella 4ª il sanscrito e il pali, nella 5ª il giapponese e il cinese antico.

L’articolo della terminologa H. Jadacka dell’Università di Varsavia, «Sul ruolo del linguista e del terminologo» (H. Jadacka, 11/12 — 1988, p. 9—16), tratta il ruolo del linguista nel processo di formazione dei termini. La creazione di termini scientifici e tecnici non è un processo spontaneo, bensì l’attività consapevole di un gruppo di specialisti. Una parola o una forma grammaticale entrata nell’uso della lingua comune è regolata dal principio: usus linguarum tyrannus. In questo caso ogni sforzo del linguista è vano. In terminologia, l’attività del linguista inizia non appena compare un neologismo. H. Jadacka si basa sull’articolo di M. Mazur «Terminologia tecnica», nel quale si distinguono 4 criteri di correttezza del termine (correctness): 1) il rapporto adeguato tra il termine e l’oggetto che designa (referent), 2) il rapporto del termine con il sistema terminologico di un determinato settore, 3) la perfezione della forma linguistica, 4) l’efficacia (operativeness). Il principio di adeguatezza implica: 1) la corrispondenza tra il significato e la forma del termine, 2) l’univocità del termine, 3) l’omogeneità. È importante che la forma linguistica abbia un solo significato e viceversa. In caso contrario possono presentarsi difetti terminologici quali la polisemia e la sinonimia.

Il rapporto di un nuovo termine con il sistema terminologico può essere esaminato dal punto di vista linguistico, cioè secondo i principi di riproducibilità e omogeneità. Un termine è riproduttivo quando da esso si possono formare altre parole derivate. Secondo il secondo principio, per quanto riguarda la formazione, un nuovo termine deve essere omogeneo ai termini presenti nello stesso settore scientifico.

La perfezione della forma del termine, afferma l’autrice, richiede un atteggiamento emotivamente neutro dell’utente nei confronti dell’oggetto designato. La neutralità si può raggiungere scegliendo bene le parole ed evitando di ricorrere a procedimenti di formazione delle parole adatti alla lingua colloquiale, alle forme diminutive o accrescitive.

Nell’articolo del professore dell’Università di Varsavia e presidente dell’Associazione polacca dei traduttori J. Pienkos, «La terminologia è una nuova branca della scienza?» (J. Pieńkos, 7/8 — 1987, p. 25—37), si osserva che la terminologia svolge un ruolo particolarmente significativo nella traduzione sia della letteratura narrativa sia di quella scientifica. Il traduttore, spesso di fretta, cerca di coniare neologismi o calchi. Nel creare nuovi termini, il linguista deve attenersi ai principi di universalità, internazionalità, uniformità, corrispondenza, efficacia, precisione e comprensibilità.

Per concludere, alcune parole sui pregi e i difetti di «NEOTERM». La rivista presenta al lettore IOUTN, la sua attività e i suoi compiti, e illustra i principi e i metodi della terminologia internazionale. A mio avviso, la pubblicazione evita di presentare il maggior numero possibile di opinioni contrastanti e di suscitare dibattiti. Le opinioni espresse nella rivista sono piuttosto unilaterali; l’attenzione è rivolta soprattutto alle questioni di internazionalizzazione della terminologia e alla sua promozione.

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«NEOTERM» dovrebbe interessare linguisti e terminologi. Su alcuni punti saranno d’accordo, su altri dissentiranno, ma di certo si chiederanno: come preservare la specificità nazionale della terminologia lituana in questo flusso mondiale di internazionalizzazione dei termini.

Rosita Pundytė

GLOSSARI DEI TERMINI 1985—1990

Questo indice annotato presenta i glossari terminologici pubblicati in Lituania nel periodo 1985—1990.

Il materiale è stato raccolto dallo «Spaudos metraštis» (1985—1990) e dai cataloghi delle biblioteche. Tutti i glossari qui presentati sono stati esaminati.

Per ogni glossario sono forniti i seguenti dati: 1) le lingue in cui è redatto; 2) il tipo (esplicativo, bilingue o altro); 3) la dimensione; 4) l’ordine di presentazione dei termini (per lemmi—senza raggruppamento; sistematico—alfabetico); 5) se i termini sono accentati o non accentati; 6) se è stato esaminato dal Gruppo di terminologia dell’Istituto della lingua lituana (in precedenza Istituto della lingua e letteratura lituana) e se vi sono stati inclusi termini scorretti, calchi, barbarismi ecc.; 7) la destinazione del glossario o del vocabolario.

Nota. Nei titoli variano i termini glossario e vocabolario. In alcuni casi una pubblicazione di notevole estensione (220 o più pagine) è chiamata vocabolario, mentre in altri una pubblicazione breve (circa 40 pagine) è chiamata glossario. Nelle descrizioni di glossari e vocabolari si è cercato di distinguere questi termini.

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Spiegazione dei termini e dei concetti del materialismo dialettico: (Sussidio metodologico per gli studenti del LVKKI) / Istituto statale lituano di educazione fisica, Dipartimento di marxismo-leninismo. A cura di J. Jaselskis. K.: LVKKI, 1985. 52 p.

Questo glossario esplicativo monolingue contiene oltre 180 termini filosofici di uso più comune.

Il glossario non si limita a una breve spiegazione del termine: fornisce numerose informazioni sulla storia di questo o quel fenomeno, indica i principali esponenti e così via. Per molti termini ne illustra l’origine e il significato originario.

I termini del glossario sono presentati in ordine alfabetico.

Il glossario non è accentato; non è stato esaminato dal Gruppo di terminologia.

È destinato agli studenti dell’Istituto statale lituano di educazione fisica che studiano il materialismo dialettico.

Glossario dei termini di elettrotecnica, galvanotecnica e corrosione (in lituano, russo, inglese, tedesco e francese): Progetto per la discussione / Istituto di chimica e tecnologia chimica dell’Accademia delle scienze della RSS Lituana. A cura di A. Bernotas, J. Bubelis, J. Matulis, V. Skominas, R. Šližys, G. Tomkevičius, R. Višomirskis. V.: [ChChTI], 1985. [D] 1. 208 p.

Il glossario è in cinque lingue (lituano, russo, inglese, tedesco e francese); è un glossario di traduzione.

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