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Acta Linguistica Lithuanica 2026, vol. 94, pp. 1–7 Link al contenuto / Nuoroda į turinį ISSN 2669-218X (online / elettronico)

«SUOCERO» E «SUOCERA» BALTICI ORIENTALI

«UOŠVIS» E «UOŠVĖ» DEI BALTICI ORIENTALI

VÁCLAV BLAŽEK Università Masaryk E-mail: [email protected] ORCID ID: https://orcid.org/0000-0002-6797-7188 Ambiti di ricerca: etimologia e onomastica baltica e indoeuropea.

https://doi.org/10.35321/all94-02

ANNOTAZIONE Il presente contributo esamina la terminologia baltica della parentela, concentrandosi sui termini relativi ai «suoceri». Tra questi, un termine non è trasparente né dal punto di vista della struttura interna né da quello dell’etimologia: il lituano m. uošvis ‘suocero, padre del marito’, f. uošvė ‘suocera, madre del marito’ e il lettone m. uōsis, f. uōse id. Una nuova etimologia opera con un’innovazione baltica orientale, che presuppone un composto determinativo primario ampliato dal suffisso *-iio- / *-iia-. Il primo componente sarebbe rappresentato dal termine indoeuropeo di parentela *h₂euh₂o- ‘nonno materno’, continuato in baltico nel suo derivato ‘zio materno’. Per il secondo componente vi sarebbero due possibilità alternative: 1) protobaltico *su̯eśru- ← *suocera* + –ā; 2) protobaltico *śeiu̯ā ‘moglie’. PAROLE CHIAVE: indoeuropeo, baltico, terminologia della parentela, composto determinativo.

ANNOTAZIONE Il presente articolo analizza le denominazioni baltiche dei rapporti di parentela, prestando particolare attenzione ai termini collegati ai «suoceri». Uno di essi non è trasparente né dal punto di vista della forma interna né da quello dell’etimologia: il sostantivo lituano di genere maschile uošvis ‘padre del marito’, il sostantivo di genere femminile uošvė ‘madre del marito’ e i sostantivi lettoni di genere maschile uōsis e femminile uōse ‘lo stesso’. La nuova etimologia si basa su un’innovazione baltica orientale, che presuppone un derivato determinativo originario ampliato dal suffisso *-iio- / *-iia-. Si presume che il primo componente sia rappresentato dal termine indoeuropeo di parentela *h₂euh₂o- ‘nonno materno’, usato nelle lingue baltiche come derivato ‘zio materno’. Per spiegare il secondo componente si prospettano due possibilità alternative: 1) protobaltico *su̯eśru- *suocera* + –ā; 2) protobaltico *śeiu̯ā ‘moglie’. PAROLE CHIAVE: indoeuropeo, baltico, terminologia della parentela, derivato determinativo.

1. La terminologia baltica relativa ai «suoceri» è relativamente ricca. Riassumiamola.

1.1. Lituano šẽšuras m. ‘padre del marito, suocero; padre della moglie, suocero’, nell’antico lituano anche ‘cognato’, tutto dal protolituano *šẽšuras < protobaltico *su̯ẽšura- < PIE *su̯eḱur-o- ‘padre del marito’; cfr. vedico śváśura- (*svaśura-), avestico xᵛasura-, persiano xusur; armeno skesor (f.); greco ἑκυρός; albanese vjehërr; antico latino socerus (*suokuro-), latino socer, -erī; antico alto tedesco swehur (*swehura-); slavo ecclesiastico svekъrъ ‘padre del marito’. Il corrispondente femminile compare in vedico śváśrū-, persiano xusrū; latino socrus, -ūs, gallese chwegr; gotico swaihro, antico alto tedesco swigar;

Copyright © 2026 Václav Blažek. Pubblicato dall’Istituto della lingua lituana. Questo articolo ad accesso aperto è distribuito secondo i termini della licenza Creative Commons Attribution, che consente l’uso, la distribuzione e la riproduzione senza restrizioni su qualsiasi supporto, purché siano indicati l’autore originale e la fonte. // Išleido Lietuvių kalbos institutas. Šis straipsnis yra atviros prieigos, platinamas pagal „Creative Commons“ priskyrimo licencijos sąlygas, leidžiančias neribotai naudoti, platinti ir atkurti turinį bet kokioje laikmenoje, nurodant autorių ir šaltinį.

Ricevuto: / Gauta: 2026-05-04. Accettato: / Priimta: 2026-05-11.

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Antico slavo ecclesiastico svekry, -ъve ‘madre del marito, suocera’ < PIE *s̑ueḱru-h₂ < *sueḱur-h₂ (Schneider NIL 672–675; ALEW 1024; Smoczyński 2018: 520; EWAhd VIII 1564–1566).

1.2. Non esiste in apparenza un corrispondente femminile baltico del lituano šešuras ‘suocero’, ma Simas Karaliūnas (1999: 86–88) ha cercato di dimostrare che tale lessema esisteva realmente, identificandolo nel lituano švašva ‘figlia; sorella’, facendolo derivare da *švešva < *svešva < protobaltico *s̑u̯ešru̯ā = *s̑uešru̯+ā¹ e postulando il mutamento semantico. La perdita di -ris è forse paragonabile alla sua perdita nel lettone āpsis, āpsīs ‘tasso’ rispetto al lituano opšrys id. < *āps-r-ijō– (cfr. Klingenschmitt 2008: 426).

1.3. Il femminile fu sostituito dal neologismo anýta ‘madre del marito, suocera’, derivato dal termine di parentela indoeuropeo *h₂enH– ‘nonna’ > antico prussiano ane ‘Altmūt’ [Elbing Vocabulary 172], cioè ‘nonna’ (Mažiulis 2013: 57; Smoczyński 2018: 28 vi vede un germanismo – si veda oltre); antico alto tedesco ano ‘nonno’, ana ‘nonna’; latino anus, -ūs ‘vecchia; strega’;?messapico ana ‘signora’?; greco ἀννίς· μητρὸς ἢ πατρὸς μήτηρ [Hesychius], cioè ‘madre del padre’, oltre al tessalico ἄνω ‘nonna’; armeno hani id.; ittita ḫanna- ‘nonna’, licio χnna id.; probabilmente anche avestico niiākā- id. e slavo comune *vъnоkъ ‘nipote’ < *h₂n-h₂en-ko- (Pokorny 1959: 36–37; Kloekhorst 2008: 285; de Vaan 2008: 45; ALEW 41–42).

1.4. In lettone, questi termini di parentela derivano rispettivamente dai termini ‘padre’ e ‘madre’: tēvuocis ‘suocero; zio’ rispetto a tēvs ‘padre’ (ME IV 177–178) e mātica ‘suocera’ rispetto a māte ‘madre’ (ME II 587–589).

1.5. In lettone esistono designazioni alternative, perifrastiche: vīra / sievas tēvs / māte ‘padre / madre del marito / della moglie’ (Buck 1949: 124, §§ 2.61+62).

1.6. Antico prussiano tistis ‘sweir’ (= Schwiegervater), cioè ‘suocero’ [Elbing Vocabulary 184], che riflette la protoforma *tīstis, fu preso in prestito dallo slavo – cfr. antico slavo ecclesiastico tъstь ‘suocero’ (Mažiulis 2013: 915; Komárková, ESJS XVII 1011–1012).

1.7. Oltre a questi termini, trasparenti dal punto di vista della struttura interna o dell’etimologia, esiste ancora una denominazione dei «suoceri» limitata al baltico orientale, che sembra isolata non solo all’interno del baltico, ma anche nell’intera terminologia indoeuropea della parentela. In concreto, il lituano m. uošvis, uošvỹs, -io ‘suocero, padre del marito’, pl. uošviai ‘suoceri’, f. uošvė ‘suocera, madre del marito’, corrispondenti rispettivamente al lettone m. uōsis, pl. uōši e f. uōse, pl. uōses f., dove i plurali significano ‘genitori del genero’ e ‘genitori della nuora’. Cfr. anche il curoniano della Penisola di Neringa (Kurseniki) uo̯ašvi, uoašve ‘suoceri’ (ME IV 421–422; ALEW 1154; Smoczyński 2018: 585–586).

2. Etimologie esistenti del lituano uošvis / uošvė e del lettone uōsis / uōse

2.1. Josef Zubatý (1891: 249–250) cercò di collegare le forme baltiche con il sanscrito aśinā-, tradotto da Monier Williams (MW 157) come ‘anziano (avendo raggiunto la vecchiaia)’, mentre Stephanie W. Jamison e Joel P. Breton (2013: 126) lo tradussero come ‘avanzato (negli anni)’.² È forse un derivato del verbo aś- ‘mangiare, consumare’ (MW 112, 157); cfr. germanico *alda- ‘vecchio’, aldī- ‘età’, rispetto al latino altus ‘alto’, ad-ultus ‘completamente cresciuto, adulto’, se questi

¹ Anche il tema in ā compare nello slavo meridionale: bulgaro svekărva, macedone svekrva, serbo-croato svēkrva, sloveno svēkrva; inoltre nell’antico ceco anche svekrva ‘madre del marito’ (Vykypěl, ESJS XV 905).

² RV 1.27.13. nāmo mahādbʰyo nāmo arbʰakēbʰyo nāmo yūvabʰyo nāma āśinēbʰyaḥ «Omaggio ai grandi e omaggio ai piccoli; omaggio ai giovani e omaggio a coloro che sono avanzati (negli anni).»

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le forme derivano dal verbo del tipo del latino alō, –ere ‘nutrire’, oltre, per esempio, al greco ἄναλτος ‘insaziabile’ ecc. (de Vaan 2008: 35; Kroonen 2013: 20).

2.2. Charles Bally (1903: 325), seguito da Frederik Muller (1926: 524), Giacomo Devoto (1934/1935: 58–64) e altri, ipotizzò un collegamento dell’uóšvis lituano e dell’uōsis lettone con il latino uxor ‘moglie’ [Naevius+], ricostruendo la radice primaria *ōuk-. Cfr. anche Alois Walde e Johann Hofmann (1954: 850).

2.3. Jarl Charpentier (1909: 242, nota 3) cercò di collegare l’uóšvis lituano con l’armeno owstr ‘figlio’. Ma già Oswalt Szemerényi (1977: 19) dimostrò che l’armeno owstr ‘figlio’ aveva origine da *unstr e, più oltre, da *ūn(u)–str, con l’estensione aggiunta secondo il corrispondente semantico dоуstr ‘figlia’.

2.4. André Vaillant (1958: 116) ritenne che il femminile protobaltico *ōšvī̆ < *ōkū̆ fosse la forma primaria, facendolo derivare dal significato ‘veloce, rapido’, attestato, per esempio, nel vedico āśú-, nel greco ὠκύς, nel latino (compar.) ōcior. Il suo tentativo di spiegare la motivazione semantica sulla base della catena semantica ‘veloce’ → ‘diligente, operoso’ → ‘suocera’ resta piuttosto poco convincente.

2.5. Bojan Čop (1974: 97–98) confrontò il termine di parentela baltico orientale con il finnouralico *ewkʷes ‘vecchia; nonna’ > antico finlandese euhko, finlandese eukko ‘alte Frau, Greisin, Frau; Mutter, Großmutter (väterlicherseits, mütterlicherseits); mansi So. ēkʷa, KU ēkʷa, P jēk, TJ jükä ‘Frau’, antico ungherese ik(e), ük ‘Großmutter’, ükanya ‘Urgroßmutter’, ükapa ‘Urgroßvater’ (UEW I 76). B. Čop vide in questo confronto un patrimonio comune proveniente dalla protolingua indo-uralica.

2.6. O. Szemerényi (1977: 66) derivò il termine di parentela baltico orientale dal protobaltico *ōsvijas < *ō-sweios, interpretandolo come ‘colui che si aggiunge ai membri della propria stirpe’, formato con la particella *ō ‘vicino a’, mentre il secondo membro dovrebbe corrispondere all’antico alto tedesco swīo ‘cognato’. Nel baltico, il corrispondente più esatto è l’antico prussiano swais ‘suus’, mentre il cognato lituano è piuttosto diverso: savẽs, sevẽs gen. ‘sui’ (Pokorny 1959: 882). Infine, prescindendo da altre circostanze, questa soluzione non spiega il lituano –š–.

2.7. Gerd Klingenschmitt (2008: 410) introdusse probabilmente la soluzione più strana, ricostruendo il punto di partenza prebaltico *oh₁–pḱū–iio– con il significato primario ‘il (padre) appartenente alla (sposa) che porta il bestiame minuto (capre e pecore) (come dote o prezzo d’acquisto)’.

3. Nuova etimologia

Nessuno di questi tentativi etimologici è abbastanza convincente da poter essere accettato senza riserve. Per questo è legittimo cercare una nuova etimologia. La soluzione seguente si basa esclusivamente sul materiale baltico. Partendo dalla premessa che i termini di parentela analizzati rappresentino un composto determinativo con il componente accentato in prima posizione, mentre il composto è ampliato dal suffisso *–iio–/*–iīā– (Larsson 2002: 204–227), è necessario determinare entrambi i componenti.

3.1. Il primo membro è derivabile dal protobaltico *au–, considerando il fatto che questo dittongo ha due riflessi nel baltico orientale. Oltre al continuante standard au, può trasformarsi in uo, cfr. lituano úogis e uõgis ‘germoglio di una pianta, germoglio, crescita’, derivato dal verbo áugti ‘crescere’ (Smoczyński 2018: 1564). Se così fosse, il miglior candidato per l’identificazione etimologica del protobaltico *au– sarebbe uno dei rappresentanti indoeuropei meglio documentati della terminologia della parentela, la cui dispersione semantica dovrebbe essere dimostrata.

Baltico: lituano avýnas ‘zio, fratello della madre’ (ibid.: 79: derivato da *auas o *auis non attestato, ampliato dal suffisso *–īna–), antico prussiano awis ‘Oeme’ [Elbing Vocabulary 177], cioè ‘fratello della madre’ (*auas o *auias).

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Pre-slavo *au̯io- > slavo comune *ujь ‘fratello della madre’ > antico slavo ecclesiastico ui, gen. uja ‘zio’, bulgaro (v)ujčo, macedone vujko, vujčo, serbo-croato üjac, sloveno újec, dial.ȗj; slovacco ujec, colloq. ujo, antico ceco ujec, alto e basso sorabo wuj, polabo vauią / voiį, casciubo uj, antico polacco (w)uj, polacco wuj; antico russo (v)ui, bielorusso dial., ucraino dial. vuj (Vykypěl, ESJS XVII 1019).

Protogermanico *awan- ‘nonno’ > antico norreno afi id., ái ‘bisnonno’, e *awōn- > gotico awo ‘nonna’, oltre al germanico occidentale *awə-x̑aima- > antico inglese ēam ‘zio (fratello della madre)’, inglese medio ēm / eim / yem ‘zio, nipote’, antico frisone ēm ‘fratello della madre, zio’; basso tedesco medio ōm / oem / ohm / öme / öhe(i)m, öhem ‘Oheim, zio, fratello della madre, figlio della sorella, cugino’; medio olandese oom / ome / oome / ohēm ‘fratello della madre, cugino, parente (nonno, cognato)’; antico alto tedesco ôheim ‘fratello della madre, avunculus’, alto tedesco medio oeheim ‘fratello della madre, Oheim, figlio della sorella, nipote, parente’, tedesco Oheim ‘zio’ (Schuhmann, EWAhd VI 1147–1150).

Celtico *au̯ā- > gallico αουα ‘nipote’ (stele di Cavaillon; cfr. Delamarre 2018: 60: femminile di *auos non attestato); goidelico *au̯io- > irlandese ogamico gen.sg. avi, antico irlandese áue, úa, ó ‘nipote, discendente’, oltre alla formazione vṛddhi- *āu̯iioin gallese medio (dal XII secolo in poi) ȳwyr ‘nipote’ (GPC); brittonico *au̯on-tīr/tro- ‘zio materno’ > gallese medio (dal XIV secolo in poi) ewythyr, gallese ewythr, antico cornico euitor, cornico ew̯nter, bretone (medio) eontr; celtico *altr-au̯on- > irlandese medio altra ‘padre adottivo’, antico cornico altrov̯ ‘patrigno’, bretone medio autrou̯ ‘signore’ ecc.; goidelico *au̯on-er- > irlandese medio amnair ‘fratello della madre, zio materno, avunculus’ (Schuhmann, EWAhd VI 1149).

Italico *au̯o- > latino avus ‘nonno’, con derivati come avia ‘nonna’, avunculus ‘zio materno’ (dimin. *au̯on-kelo-) [tutti Plautus+], avītus ‘appartenente a un nonno, ancestrale’ [Cicero+] (Szemerényi 1977: 53; de Vaan 2008: 66).

Armeno haw ‘nonno, antenato’, raramente ‘zio’ (Olsen 1999 185: *h₂euh₂o-; Martirosyan 2009: 399–400).

Anatolico: ittita huhha- ‘nonno’ < *h₂uh₂ó-; luvio cuneiforme hūhai d., luvio geroglifico huha i d., licio χuga i d. < *h₂ēuh₂o- (Kloekhorst 2008: 352–353). Tocarico B gen.sg. āwi, implicante nom.sg. āwe* ‘nonno’ (Adams 2013: 61: *h₂euh₂o-).

Il significato primario del termine indoeuropeo di parentela *h₂euh₂o era probabilmente ‘nonno materno’. Il suo derivato *h₂euh₂io poteva probabilmente designare sia ‘zio materno’ sia ‘nipote’.

3.2. Per il secondo membro del composto ipotetico vi sono due candidati.

3.2.1. Una possibilità è rappresentata dalla parola lituana švašva ‘figlia; sorella’, se è derivabile da *švešva < *svešva < protobaltico *suéšruā e il significato primario era il femminile del lituano šešuras ‘suocero’ (cfr. § 1.2., seguendo Karaliūnas 1999: 86–88). Per il composto determinativo ipotetico si può proporre la seguente ricostruzione massimale: *āu-sue̯sru̯iā *‘suocera appartenente alla casa del nonno materno’. È prevedibile che questo composto complesso sia stato semplificato in *āu-sue̯sūi̯ā, tramite assimilazione regressiva in *āusue̯sūi̯ā e tramite aplologia in *āusūi̯ā, conducendo alle forme reali: lituano uošvė, lettone uošė ‘suocera, madre del marito’. Il corrispondente maschile si sarebbe formato analogicamente.

3.2.2. Il candidato alternativo per il secondo componente potrebbe essere un antecedente del lettone sie̯va ‘moglie’ (ME III 861; Karulis 1992: 179), che riflette la protoforma baltica *se̯iu̯ā in considerazione dei cognati esterni: germanico *xīwan- > gotico heiwa-frau̯ja ‘padrone della casa’, antico norreno pl. hȳ-býli ‘fattoria’, antico inglese agg. hīw-cund ‘domestico’, alto tedesco medio agg. hie̯ ‘membro della famiglia’; *xīwan- > antico alto tedesco hī(w)o ‘marito’, oltre a hī(w)a ‘moglie, uxor’, antico sassone hīwa id.; *xīwōnō > antico norreno pl. hjún, hjón ‘coppia sposata, famiglia’, antico inglese pl. hīwan id., antico sassone hī(w)un ‘coppia sposata’, antico

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alto tedesco hūn, hī(w)ōn id. ecc. (Pokorny 1959: 540; EWAhd IV 1077–1082; Kroonen 2013: 227).

Italico *keiui- > antico latino ceivis [Tavole XII], latino cīvis ‘cittadino’ [Plautus+], mentre l’osco ceus id. è stato considerato il prestito latino (de Vaan 2008: 116).

Indoario: agg. vedico śéva- ‘caro, prezioso’ e śévya- ‘caro (come amico)’, forse collegato con śivá- ‘propizio, favorevole, grazioso, benevolo, benigno, gentile, benefico, amichevole, caro’ (EWAI II 654–655, 640).

Tenendo conto del baltico *šei̯uā come secondo membro del composto determinativo baltico ipotetico *áu̯-šei̯ui̯ā ‘moglie appartenente alla casa del nonno materno’, è necessario spiegare il processo del suo accorciamento. Il primo passo sarebbe la monottongazione del dittongo *ei̯ > lituano e lettone ie → i. Essa trova un’analogia nelle forme lituane dei numeri da undici a diciannove del tipo vienúolika “11”, dvýlika “12”, trýlika “13”, keturiolika “14”, penkiolika “15”. Qui il secondo componente rappresenta il nom.-acc.pl. lieká, formato dal nom.sg. lituano liẽkas ‘dispari, che non forma una coppia; rimanente, superfluo, inutile’, lettone liẽks ‘non vero, falso; aggiuntivo, di riserva (riferito a una ruota, a un cavallo); senza paio, dispari; eccedente’ (Stang 1966: 188, 280; Smoczyński 2018: 696), tutti dal verbo attestato in lituano liẽku, lìkti ‘restare; abbandonare’, lettone lìeku, lìkt ‘lasciare’ (cfr. Kümmel, LIV 2001 [1998]: 406–408: *leikᵘ-). In lettone questa tendenza è documentata in alcuni dialetti: vin rispetto a viẽn ‘solo’ e viñpacmit rispetto a viẽņpadsmit “11” oppure lils rispetto a liẽls ‘grande’ (Endzelin 1922: 98; ME II 470). Il secondo passo consisterebbe nella sincope dell’i non accentata, analogamente alle varianti dialettali vienuól’ka, dvýl’ka oppure dvýlka, trýl’ka oppure trýlka (Smoczyński 2018: 704). Lo stesso processo può essere identificato nello sviluppo della lingua lituana letteraria: kẽlnes f. pl. ‘pantaloni’, forma sincopata dell’antico lituano kẽlinės, che rappresenta il derivato con il suffisso -in da kẽlis ‘ginocchio’ (ibid.: 1566–1567). Analogamente, antico lituano vẽlinas ‘diavolo’ rispetto al successivo vél̃nas, oggi vél̃nias (ibid.: 1629).

4. Conclusione

Il risultato di questo studio è una nuova etimologia del termine di parentela baltico orientale isolato rappresentato dal lituano m. úošvis ‘suocero, padre del marito’, f. úošvė ‘suocera, madre del marito’ e dal lettone m. uošis, f. uoše id. La nuova soluzione presuppone l’innovazione baltica orientale, che dovrebbe essere il composto determinativo costituito da due componenti, più il suffisso di appartenenza *-iio-/*-iā: (i) *áu-su̯sri̯ā *‘suocera appartenente alla casa del nonno materno’ oppure (ii) *áu̯-šei̯ui̯ā ‘moglie appartenente alla casa del nonno materno’.

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