Page 1Nei distretti (Zarasai, Ignalina, Švenčionys ecc.), dove da tempo vive un numero considerevole di russi e di persone di altre nazionalità, si osservano due tendenze: 1) la formazione di un bilinguismo lituano-russo socialmente attivo e 2) una domanda sociale relativamente limitata di bilinguismo russo-lituano attivo. Queste tendenze si manifestano perché, nei distretti etnicamente misti, il russo è ampiamente usato come mezzo di comunicazione interetnica. Imparano il lituano quei russi che vivono nella repubblica da più tempo e per i quali è necessario nel lavoro e nelle attività quotidiane. Il lituano è particolarmente necessario ai russi che vivono nelle campagne. In generale, nella repubblica, la conoscenza del lituano tra gli abitanti di nazionalità russa è inversamente proporzionale alla densità della popolazione russa. Nei distretti in cui la percentuale di residenti russi è elevata, la conoscenza del lituano è scarsa. Per esempio, secondo i dati del censimento del 1970, nel distretto di Zarasai i residenti russi costituiscono il 20,3%, ma solo il 41,1% sa il lituano. Nel distretto di Šiauliai, invece, dove gli abitanti di nazionalità russa sono appena il 3,1% in tutto, il 71% delle persone di nazionalità russa parla lituano.
Si osserva una certa regolarità anche nel modo in cui i bilingui individuano la propria lingua madre. Se in famiglia si usa una sola lingua, gli informatori di tutte le nazionalità (lituani, russi, polacchi ecc.) considerano lingua madre quella della propria nazionalità; invece, la lingua madre degli informatori provenienti da famiglie miste spesso non coincide con la lingua della loro nazionalità.
V. Michalčenko distingue giustamente la conoscenza di una seconda lingua dal suo uso nei diversi ambiti della vita. Le generazioni più giovani e di mezza età della popolazione della repubblica hanno studiato il russo a scuola, perciò si può ritenere che la maggior parte dei lituani conosca il russo più o meno bene. La situazione del suo uso, però, è del tutto diversa. Il bilinguismo lituano-russo è socialmente attivo solo in determinate condizioni etniche (una percentuale elevata di russi e di abitanti di altre nazionalità). Qui il russo è usato come mezzo di comunicazione tra persone di nazionalità diverse; inoltre, si legge letteratura specialistica in russo, che è usato anche nella radio, nella televisione e nella stampa. Il bilinguismo lituano-russo socialmente attivo è caratteristico dei centri industriali della repubblica e di alcuni distretti (Šalčininkai, Vilnius, Švenčionys ecc.). Il resto della popolazione della repubblica conosce meno il russo; di conseguenza, qui il suo uso è più passivo e l’apprendimento scolastico potrebbe non essere sostenuto dalla comunicazione quotidiana. In casi simili, dunque, si può parlare di bilinguismo solo in senso molto relativo.
Simas Karaliūnas
Indeks – słownik do „Daukšos Postilė“. Opracował Czesław Kudzinowski. Tom I (A – N), VI + 543 p. Tom II (O – Ž), 527 p. Poznań, 1977.
La postilla del 1599 di Mikalojus Daukša è uno dei monumenti più importanti della letteratura lituana antica. Per la correttezza della lingua, la ricchezza del vocabolario e, soprattutto, per l’indicazione dell’accento, i dati contenuti in quest’opera sono ampiamente utilizzati dai linguisti, non solo negli studi lituanistici, ma anche, più in generale, in quelli indoeuropeistici. Il linguista polacco Czesław Kudzinowski ha ora reso tali dati più accessibili agli studiosi: ha pubblicato un grande indice-dizionario in due volumi (ben 1076 p.!), che registra tutte le parole della postilla di Daukša e le loro forme.
Il professor Czesław Kudzinowski dell’Università di Poznań è un noto baltista polacco. Nel 1935 si laureò all’Università di Vilnius, dove studiò linguistica comparata indoeuropea. Dal 1935 al 1937 si specializzò in linguistica ugrofinnica a Helsinki e dal 1937 al 1939 a Budapest, dove conseguì il dottorato in filologia con una tesi intitolata «Il sistema dei suoni del finlandese». Durante il soggiorno e gli studi a Vilnius imparò il lituano e si dedicò alla ricerca su vari problemi della linguistica baltica.
Nel 1958, insieme ad altri linguisti polacchi, pubblicò il testo del «Nuovo Testamento», basato sul manoscritto della traduzione della Bibbia di S. Chilinskas conservato al British Museum di Londra. Ha inoltre preparato per la stampa il volume 53 degli scritti dell’etnografo e folklorista polacco O. Kolberg.
188
Page 2(«Litwa», 1966), dedicata alla lituanistica. Pubblicò articoli sui prestiti delle lingue slave in lituano, sui baltismi nel proprio dialetto polacco nativo (nacque nel 1908 a Wodzilówka, nel voivodato di Białystok) e scrisse anche su altre questioni di baltistica e lituanistica.
C. Kudzinowski ha una notevole esperienza nella compilazione di indici-dizionari. È, in generale, un pioniere di questo tipo di studi lituanistici. Nel 1964 uscì l’indice del «Nuovo Testamento» di S. Chilinski, compilato da lui1 e accolto positivamente dalla nostra stampa linguistica2. L’indice qui recensito è un’opera incomparabilmente più ampia (circa sei volte tanto) e si distingue dal precedente anche perché indica il significato delle parole incluse nell’indice.
L’autore dell’indice si interessò alla Postilla di Daukša già nel 1947, quando in Polonia si celebrava il 350º anniversario di J. Wujek. Su proposta del prof. J. Otrębski, C. Kudzinowski aveva previsto di pubblicare, per le esigenze della ricerca, l’edizione polacca del 1596 della Postilla di J. Wujek, da cui tradusse M. Daukša. Sebbene tale edizione non sia mai uscita, il lavoro svolto non fu vano. Avendo a disposizione i testi di J. Wujek, C. Kudzinowski poté compilare non un semplice indice della Postilla di Daukša, ma un indice-dizionario (con l’indicazione del significato delle parole). Ciò accrebbe notevolmente il valore dell’opera.
Il compilatore ha compiuto un lavoro titanico: ha registrato meticolosamente tutte le parole usate nella Postilla di Daukša; confrontandole con l’originale di J. Wujek, ne ha stabilito i significati; ha riportato tutte le forme in cui compare ciascuna parola. È l’opera della vita di C. Kudzinowski, una sorta di enciclopedia linguistica della Postilla di Daukša, che diventerà un volume di consultazione indispensabile per ogni baltista.
Quest’opera sarà utile non solo agli studiosi del lessico, ma anche ad altri specialisti. Sarà di grande utilità per gli studi di morfologia (sono state registrate tutte le forme delle parole!), per le ricerche di fonetica storica (cfr. *a viršumi o tirtį, dati significativi di Daukša per kopėčia <1, kapica, mandotas <1. mandat, le vocali iniziali nei vocaboli cimentorius ‘1. cmyntarz’, elemožina ‘1. jałmużna’), per la dialettologia storica (cfr. lytelius ‘lituano’, pabanga ‘fine’) e, in generale, per la storia della lingua lituana (cfr. le parole pekus, penukšlas, velinas, siela ‘coscienza’, sokoras ‘zucchero’ ecc.).
Dall’opera di C. Kudzinowski emerge la straordinaria ricchezza lessicale della Postilla di Daukša: l’indice-dizionario ha quasi il doppio delle pagine della Postilla stessa. Sebbene Daukša, come molti altri traduttori del suo tempo, seguisse il principio della traduzione letterale, cercava consapevolmente di variare la lingua della traduzione e di renderla più ricca di vocaboli. Aveva buone ragioni per farlo. Per adattarsi ai religiosi che allora conoscevano poco il lituano o non lo conoscevano affatto, faceva ampio uso di parallelismi lessicali: presentava in coppia una parola presa in prestito e il suo equivalente lituano. Molti parallelismi nacquero dal desiderio di Daukša di compiacere i parlanti di diversi dialetti e di farsi comprendere correttamente da loro. Va tuttavia sottolineato che solo una parte dei cosiddetti parallelismi è costituita da parole di significato del tutto identico, prive di sfumature stilistiche o di differenze semantiche. Per esempio, accanto a coppie come žvevys || žuk- lijas, išgydyti || išvaistyti, troviamo in abbondanza anche coppie come šapelis || šiaudelis, arklys || žirgas || kuinas e simili. Spesso Daukša rende una sola parola dell’originale con diversi equivalenti lituani, ciascuno con una diversa sfumatura stilistica. Per esempio, il povero è chiamato bėdulis, benamis, nuvargęs, pavargėlis, pavargulis, pavargęs, rudulis, vargeta. Dunque Daukša non si accontentava delle parole dell’originale sbiadite e dal significato eccessivamente generico, ma cercava equivalenti lituani più precisi, che descrivessero meglio ciò di cui si parlava.
Il compilatore dell’indice-dizionario, purtroppo, non comprese né valutò adeguatamente questi sforzi di Daukša. Lo si vede, fra l’altro, da quanto afferma nell’introduzione: Daukša avrebbe usato spesso sinonimi «bez widocznej potrzeby».
Gli equivalenti polacchi di Wujek riportati nell’indice-dizionario al posto della spiegazione dei significati delle parole, naturalmente, non possono rendere tutte queste sfumature semantiche e spesso, in generale, non sono
1 Biblia litewska Chylińskiego. Nowy testament. Tom III — indeks. Wydał Czesław Kudzinowski. Poznań, 1964, VIII+169 p.
2 Si veda la recensione di V. Žulys: Baltistica, vol. I (1), pp. 88–91.
189
Page 3non sono equivalenti alle parole di Daukša, poiché differiscono da esse sia nella forma (per es., tulkas – wielu), sia nel significato (per es., šionai – dziś). Ciononostante, la presentazione degli equivalenti dell’originale polacco va valutata molto positivamente: in questo modo Č. Kudzinovskis ha reso un grande servizio ai ricercatori, poiché l’originale è di fatto inaccessibile a molti.
Nella letteratura linguistica, già alcuni decenni fa si cominciò a dubitare che Daukša avesse tradotto da solo l’intero postil3. A fondamento di tali dubbi vi erano le forme e le parole appartenenti a diversi dialetti, nonché la loro accentazione disomogenea. Anche Č. Kudzinovskis tende a sostenere questa opinione, avanzando inoltre i seguenti argomenti: 1) soltanto da p. 512 la vocale e viene resa con le lettere ia; 2) nes è usato soltanto alle pp. 175–254, mentre nesa alle pp. 199–252; 3) ė si trova solo all’inizio del libro; dalla p. 495 compare sporadicamente; 4) v si trova soltanto all’inizio dei capitoli; 5) Wieszpats compare soltanto fino a p. 69, mentre in seguito si trova Wieszpatis.
Tuttavia, questi argomenti, come quelli analoghi avanzati in precedenza, non sono convincenti. Differenze linguistiche di questo genere possono riscontrarsi anche nell’opera di una sola persona. La variazione ortografica e l’alternanza di singoli elementi sono caratteristiche anche di altri libri dell’epoca, compresi quelli sicuramente preparati da una sola persona. Nel frontespizio del postil, il traduttore indicato è Daukša. In entrambe le prefazioni (quella latina e quella polacca) egli definisce la traduzione opera propria. Non si menzionano in alcun luogo altri traduttori o collaboratori, ed è difficile credere che ve ne fossero all’epoca. Le difformità e le contraddizioni linguistiche, nella maggior parte dei casi, possono invece essere spiegate con il desiderio di Daukša di compiacere una cerchia più ampia di lettori: tanto gli abitanti dell’Aukštaitija quanto quelli della Samogizia4.
I principi di compilazione dell’indice-dizionario sono stati ben ponderati da Č. Kudzinovskis. Il compilatore ha cercato di organizzare l’opera in modo da renderla più agevole da consultare. La struttura è semplice: sotto le lettere maiuscole, dopo la voce introdotta senza alcun segno di punteggiatura, se ne indica il significato, più precisamente l’equivalente polacco di J. Vujek; seguono, anch’esse senza segni di punteggiatura e in un certo ordine, le forme della parola usate da Daukša e i numeri che ne indicano i riferimenti. Tutto è evidente e chiaro. Il compilatore non ha appesantito il testo con abbreviazioni, virgole e altri segni, come prescrivono le norme. In un’opera di questo tipo, tutto ciò sarebbe davvero superfluo, renderebbe più difficile la consultazione e aumenterebbe considerevolmente il volume del libro.
Il compilatore presenta la forma della voce con prudenza, anzi con eccessiva cautela. Se Daukša ha usato di una parola soltanto forme plurali, di norma (ma non sempre) viene indicato il nominativo plurale, per es., bromos, ponios. Se gli esempi sono soltanto al femminile, spesso viene indicato il nominativo femminile, per es., burnotina, darbinga, prieteliškos. Talvolta la forma femminile è registrata in una voce a sé, talvolta entrambe le forme sono raccolte in un’unica voce, per es., bursinykė accanto a bursinykas, ma draugėtarnis, -ė (= draugi atarnis, -ė). Persino il genitivo lituano viene scelto come voce al posto dell’aggettivo polacco (per es., gyvatės ‘wężowski’, užmarių ‘zamorski’); talvolta è registrata come voce anche una forma aggettivale pronominale, se non è usata la corrispondente forma semplice (per es., rodnasis). Sono registrate separatamente anche le forme verbali riflessive, per es., draskytis accanto a draskyti, drūtintis accanto a drūtinti, gadintis accanto a gadinti.
Sembra che in tutti questi casi il compilatore si sia spinto troppo oltre. Sarebbe bastato distinguere le forme indicate soltanto all’interno del gruppo delle forme grammaticali.
Come nell’indice del «Nuovo Testamento» di S. Chilinskis, il compilatore ha avvicinato artificialmente le voci alla lingua standard contemporanea. Così facendo, non ha tenuto conto né delle caratteristiche fonetiche né di quelle morfologiche della lingua di Daukša. Per esempio, ha sostituito il prefisso ata- con l’attuale ati-, perciò, al posto delle forme di Daukša ataduoti, atadengti, ha registrato come voci atiduoti, atidengti. Al posto delle varianti della preposizione ing, in, ha registrato l’attuale į (benché
3 Žr. Būga K. Rinktiniai raštai. V., 1961, t. III, p. 331; Gerullis J. Senieji lietuvių skaitymai. K., 1927, p. 124; Gerullis G. Baltica. – AfSlPh, t. XXXIX, p. 52; Tangl E. Der Accusativus und Nominativus cum Participio im Altlitauischen. Weimar, 1928, p. 21 tt.
4 Si veda inoltre Skardžius P. Daukša pirmasis bendrinės kalbos kūrėjas Didžiojoj Lietuvoj. – APh, t. IV, p. 7–19; Lebedys J. Mikalojus Daukša. V., 1963, p. 231 tt.
190
Page 4Daukša non usò affatto questa forma), al suo posto il secondo resta, il terzo resta e così via – il dodicesimo, il tredicesimo, al posto di sei decine, tre decine e così via – sessanta (sic!), trenta.
Il compilatore spesso non prestò attenzione alla vocale di collegamento nei composti di Daukša (per esempio, registrò vienširdžiai invece di vienaširdžiai), alla posizione della particella riflessiva nei verbi prefissati (per esempio, susizadėti, prisivakaravus invece di sužadėtis, privakaravusi), le forme antiche più complete (per esempio, al posto di velinas, visokias troviamo velnias, visoks), e l’appartenenza della parola a un’altra declinazione (per esempio, l’amžias di Daukša è stato sostituito dall’attuale amžius.
Presentiamo altri esempi più vari di sostituzioni (il primo elemento di ciascuna coppia è un dato linguistico di Daukša, il secondo è la voce dell’indice): vienarkas→vieneriokas (sic!), žvaizdė→žvaigždė, (ne)seniai→(ne)senai, gandžiaus→gandžia, istorija→istorija, byskupas→vyskupas, biedna→bėdna, lilija→lelija, pardostė→pardoustė, pemukšlas→peniukšlas. Cfr. i nomi propri (riportati alla fine del volume) Grekai→Graikai, Krokavas→Krokuva, Poznania→Poznanė.
Tuttavia, questo procedimento non è applicato con coerenza in tutti i casi. Per esempio, di norma, al posto del suffisso della lingua standard -ininkas ha mantenuto il -inyką di Daukša (e ha fatto bene); troviamo però anche ūkininkavimas, vietininkavimas (con -inink-; Daukša ha solo -ink-). Accanto a velnias ha registrato velinuvą, accanto a kaznadėja (in luogo del -ieja di Daukša) – kozmadzieją (come in Daukša), accanto a pražiošti (in luogo di -žosti) – žosmė (come in Daukša). Cfr. inoltre Macedonai ‘macedoni’, Rymas ‘Roma’ accanto a Graikija (Daukša ha soltanto Grecija).
Daukša non usava nessuno dei sostituti qui indicati. Sono forme estranee alla sua lingua. Questo modo di presentare le forme nell’indice è comodo per quei linguisti che non hanno familiarità con la lingua di Daukša o che cercano una parola o un’altra (lessicografi, lessicologi), ma non è adatto agli studiosi della lingua di Daukša, poiché appiattisce eccessivamente le caratteristiche della lingua di Daukša. Queste sono riportate soltanto all’interno delle voci.
Il compilatore ha semplificato notevolmente la varietà della lingua di Daukša anche perché, tra più varianti contigue esistenti, ha scelto come lemma una sola forma, di solito quella più vicina alla norma della lingua standard; per esempio, della coppia arba || alba ha registrato solo arba, di bet || beti || bat solo bet, di persona || persuna (persūna?) solo persona, di šėtonas || šatonas || satonas solo šėtonas, di žmogus || žmuo solo žmogus. Ha riunito in un’unica voce visagalis e visagalis (sotto visagalis). Le varianti più lunghe non sono distinte da quelle più brevi, per esempio (tra parentesi è indicata la forma scelta come lemma): iki || ik (iki), jis || jisai (jis), jogi || jog (jog), mažai || maža || mažu || maž (mažai), neg || negu (neg), nes || nesa (nes), net || nete (net), nug || nugi (nug), pagal || pagalai (pagal), pats || patis || patsai || patsai (pats), pent || pen (pent), tada || tad (tada), tarp || tarpu (tarp), tas || tasai || tasiau (tas), vienaip || vienaipo (vienaip), viešpats || viešpatis (viešpats). Per lo più non sono registrate separatamente le varianti più lunghe con la particella g(i), per esempio drinag (compare solo drin), jukai (juk), kanag (kana), kodrinag (kodrin), norintig (norint), nuog, nug, nog (nuo), prieg (e anche pri, elencato sotto la variante prie, che Daukša non usava affatto), teipag, teipagu, teipajag, teipjau, teipaug, teipog, teipogu e altri (tutti elencati sotto taip, estraneo alla lingua di Daukša), vienoking (vienoki). Ma jeig, kadaig, kaipog sono registrati separatamente accanto a jei, kada, kaip. Cfr. inoltre la fusione di varianti di nomi propri (di norma è scelta quella che ricorda maggiormente l’equivalente polacco, indicata tra parentesi): Abrahamas || Abromas (Abrahamas), Barnaba || Barnabas (Barnaba), Christus || Kristus (Christus), Eva || Jeva (Eva), Izidorius || Isodoras (Izidoras — estraneo alla lingua di Daukša), Jobas || Jonas (Jobas), Jokūbas || Jakoboas (Jokūbas), Judošius || Judas (Judošius), Saulas || Saulius (Saulas), perfino Vengrai || Ungarai (Vengrai)!
È comprensibile che, in alcuni casi, per il compilatore sarebbe stato difficile determinare la forma di citazione della parola usata da Daukša; per esempio, ricostruire il nominativo del nome della Cina (Sina, Sinos?) a partire dal loc. pl. Synos 91₃₀. Ma si sarebbe potuto aggiungere un punto interrogativo a queste ricostruzioni. Alle forme molto diverse da quelle attuali si sarebbero potuti aggiungere rimandi alle forme odierne. I rimandi sarebbero stati utili anche per mettere in evidenza le varianti contigue. Va detto che il compilatore evita del tutto i rimandi; sono
191
Page 5piuttosto rari. Un uso più ampio dei rimandi avrebbe potuto soddisfare le esigenze non solo dei lessicografi, ma anche degli studiosi della lingua di Daukša.
Sarebbe molto utile una descrizione più ampia e dettagliata della struttura dell’indice-dizionario, che agevolasse il lettore nell’uso del volume. Sarebbe stato necessario almeno motivare i principi fondamentali secondo cui è stato compilato l’indice-dizionario. Forse in tal caso una parte almeno delle obiezioni qui formulate verrebbe meno.
Ancora alcune osservazioni sul trattamento di singole forme della lingua di Daukša. Il compilatore riporta come lemmi, per esempio, dangujejis, dienojejis, žemėjejis, pragarejis, viduryejis⁵, viršujejis e altre. Si dovrebbe scrivere dangujejis, dienojejis, žemėjejis, pragarejis, viduryejis, viršujejis… Lo indicano sia l’origine delle forme (cfr. la forma samogitica determinata di analoga formazione, loc. sg. m. baltamėjė ‘nel bianco’), sia l’ortografia di Daukša.
Non sempre è stato possibile distinguere il suffisso -ymas da -imas; cfr. išdraskimas accanto a papiktymas, sumišymas.
Al posto di išlepęs, juodkunigai, pasimėgti, paspalytas, prisiegti, treškšti, žėkas, žiegorius, Laurinas, Mednikai, Pilipas, Salamonas si dovrebbero avere išlepęs (cfr. la grafia dialettale di Daukša al gen. sg. išzlāpusio 167₁₈), juodaknygiai (!), pasimėgti, paspalitas, prisiekti, treškšti, žėkas, žiegorius, Laurynas, Mednykai, Pilypas, Saliamonas.
Vi sono anche alcuni errori di stampa, per esempio, al posto dei lemmi apsipausyti, binges, įsakymas, išsiūsti, kalinėjs, parsiūsti, pebausti, pelėda, prizopostyjimas, susesti, sutaryti, sužėlesi, takotojas, sirijiškas si dovrebbe avere apsipjaustyti (apsipjaustyti), binges, įsakymas, išsiūsti, kalinėjs, parsiūsti, perbausti, pelėda, prizopostyjimas, susėsti, sutaryti, sužėlusi, tykotojas, sirijiškas.
In opere di questo tipo è praticamente molto difficile evitare alcuni difetti e imprecisioni. Ma non sono questi a determinare il valore del volume. L’aspetto più importante è che, grazie a Č. Kudzinovskis, gli studiosi avranno ormai a disposizione l’elenco di tutte le parole della Postilla di Daukša e di tutte le loro forme; in futuro non dovranno più cercare in tutta la Postilla questa o quella parola o una sua forma particolare. Č. Kudzinovskis ha svolto un lavoro davvero imponente e molto necessario. Dobbiamo essergli tutti grati. È una pubblicazione straordinaria, un esempio per tutti noi, che ci sprona a intraprendere il lavoro di compilazione di indici-dizionari di altri monumenti della lingua lituana.
Zigmas Zinkevičius
5 Accanto alla forma femminile naktijeja (con -ij-) il dialetto di Daukša poteva avere anche -ij-, e non -yj-; cfr. il dial. loc. sg. naktį ‘di notte’. Tuttavia, il compilatore avrebbe dovuto usare forme dello stesso tipo.
192