Skip to document
Back
Go to original Localized version was produced by AI. It may contain inaccuracies.
Preparing document pages…
1 short passage of this localized version is shown in the original language because it could not be localized reliably.

SANTERI JUNTtila

Università di Helsinki

Ambiti di ricerca: etimologia e linguistica comparativa, contatti tra le lingue baltiche e finniche.

IL PIÙ RECENTE CINQUANTENNIO DI STUDI SUI CONTATTI PREISTORICI TRA LE LINGUE BALTICHE E FINNICHE

Gli ultimi cinquant’anni di studi sui contatti preistorici tra le lingue baltiche e finniche

ANNOTAZIONE

I contatti più antichi tra le lingue baltiche e finniche sono stati studiati soprattutto dai linguisti finnici e uralici. Nel contesto di questi studi, i baltisti citano più spesso la rassegna in lingua lituana di Algirdas Sabaliauskas del 1963. Negli ultimi cinquant’anni le conoscenze degli studiosi di lingue uraliche sui contatti linguistici sono aumentate notevolmente. L’articolo illustra il quadro complessivo aggiornato dei quattro sottocampi descritti da Sabaliauskas: i prestiti finnici nelle lingue baltiche, i prestiti baltici nelle lingue finniche, le somiglianze grammaticali tra i due gruppi linguistici e le considerazioni linguistiche e archeologiche sul contesto preistorico dei contatti.

ANNOTAZIONE

I contatti più antichi tra le lingue baltiche e finniche sono stati studiati soprattutto dai linguisti finnici e uralici. Nel fare riferimento a questi studi, i baltisti citano principalmente una rassegna in lingua lituana di Sabaliauskas del 1963. Tuttavia, le conoscenze degli uralisti sui contatti sono aumentate notevolmente nell’ultimo mezzo secolo. Questo articolo presenta una panoramica aggiornata di tutti e quattro i sottocampi trattati da Sabaliauskas: i prestiti finnici nelle lingue baltiche, i prestiti baltici nelle lingue finniche, le somiglianze grammaticali tra i due gruppi linguistici e le considerazioni linguistiche e archeologiche sul contesto preistorico dei contatti.

PAROLE CHIAVE: contatti tra le lingue baltiche e finniche, baltismi nelle lingue finniche, linguistica finno-ugrica, etimologia, linguistica comparativa, rapporti tra linguistica e archeologia, Algirdas Sabaliauskas.

PAROLE CHIAVE: contatti baltico-finnici, prestiti baltici nelle lingue finniche, linguistica finno-ugrica, etimologia, linguistica comparativa, rapporti tra linguistica e archeologia, Algirdas Sabaliauskas.

102

Acta Linguistica Lithuanica LXXI

Naujausias senovės baltų ir finų kalbų kontaktų tyrimų penkiasdešimtmetis

Cinquant’anni fa il linguista Algirdas Sabaliauskas, talentuoso e molto esperto di finlandese, pubblicò l’articolo «Baltų ir Pabaltijo suomių kalbų santykiai» nella rivista Lietuvių kalbotyros klausimai. La presentazione dell’argomento di Sabaliauskas era allora moderna e si basava sulle migliori fonti dell’epoca in materia di ricerca sui prestiti nell’ambito della finno-ugristica. Nel corso dei decenni, gli studi sui contatti tra le lingue finniche sono progrediti rapidamente e oggi la prospettiva sui contatti antichi tra baltico e finnico è completamente diversa da quella del 1963. Nella letteratura lituana che esamina la storia e la preistoria della lingua baltica, tuttavia, i contatti sono ancora descritti sulla base degli scritti di Sabaliauskas.

È in parte comprensibile che i baltisti lituani non siano rimasti al passo con il dibattito dei finno-ugristi, poiché, dopo il manuale di Jalo Kalima Itämerensuomalaisten kielten balttilaiset lainasanat («Prestiti baltici nelle lingue finniche», di seguito IBL, 1936), non sono state scritte rassegne sui contatti tra baltico e finnico, e l’opera più importante in questo campo resta quella di Vilhelm Thomsen Beröringer mellem de finske og de baltiske (litauisk-lettiske) sprog («Relazioni tra le lingue finlandese e baltiche (lituano-lettone)», di seguito BFB, 1890). Negli ultimi anni, tuttavia, sono apparse alcune brevi rassegne sull’argomento: in particolare gli articoli in inglese di Lembit Vaba (2011b) e Santeri Junttila (2012), oltre all’articolo in estone di Vaba (2011a). Gli elenchi più recenti dei prestiti sono stati compilati da Seppo Suhonen (1988) e Vaba (1990a), ma questi elenchi non concordano tra loro e sono in parte superati; cfr. Junttila 2011.

Lo scopo di questo articolo è offrire agli studiosi lituani gli strumenti per colmare le lacune accumulatesi nell’arco di cinquant’anni. Vi si presentano i principali filoni di ricerca sui contatti dell’ultimo mezzo secolo e le fonti più importanti. Nella scelta delle fonti si è cercato di concentrarsi sui testi scritti in lingue indoeuropee, ma per alcune etimologie sono citate anche fonti in finlandese ed estone.

Sabaliauskas suddivise il suo articolo in quattro parti: Osservazioni generali, Caratteristiche grammaticali, Prestiti dalle lingue baltiche nelle lingue finniche del Baltico e Prestiti dalle lingue finniche del Baltico nelle lingue baltiche. Verranno analizzati tutti e quattro gli argomenti, ma in ordine inverso, lasciando per ultime le idee più importanti, cioè le conclusioni.

Per Sabaliauskas, le lingue finniche del Baltico (itämerensuomalaiset kielet, läänemeresoome keeled, die ostseefinnische Sprachen) significa lo stesso che il termine usato in seguito lingue finniche (Finnic languages). I finlandesi del Baltico appartengono allo stesso insieme di concetti obsoleti dei finlandesi del Volga. Entrambi questi termini possono essere fraintesi come descrizioni di finlandesi che vivono sulle rive del Mar Baltico e del Volga; pertanto non userò qui nessuno dei due. Al posto del primo termine è preferibile usare Finnici, al posto del secondo, Mordvini e Mari. Secondo la concezione attuale, Mordvini e Mari non costituiscono un unico gruppo di finlandesi del Volga (o Finnici del Volga); inoltre, la lingua mordvina è più vicina alle lingue finniche che alle lingue mari.

Straipsniai / Articles

103

SANTERI JUNTTILA

PRESTITI FINNICI NELLE LINGUE BALTICHE

Come scriveva Sabaliauskas, la maggior parte dei prestiti finn(i) si trova soltanto nei dialetti lettoni i cui areali confinano geograficamente con quelli delle lingue livone ed estone. Altri si trovano soltanto in lettone, e alcuni sono passati anche al lituano. Se ne può concludere che questi prestiti sono molto più recenti degli antichi prestiti baltici nelle lingue finniche. La loro maggiore recenza si deduce anche dal fatto che non presentano rapporti fonetici analoghi a quelli riscontrabili nei prestiti antichi. Vaba ha studiato approfonditamente questi prestiti più recenti dalle lingue finniche meridionali in lettone (cfr. Vaba 1997a, 2006). Il lavoro più recente su di essi è quello di Katerina Kollerova (2013).

Iš Sabaliausko skolinių sąrašo esama pagrindo pašalinti tik vieną žodį, t. y. lie. kadagys ~ la. kadiķis ~ pr. kadegis. Lietuviškas ir prūsiškas žodžiai negali būti pasiskolinti iš latvių kadiķis bei latvių žodis nėra iš finų, bet iš Pabaltijo vokiečių Kaddik, iš kurio kilo es. kadakas. Iš tos pačios reikšmės finougriskų žodžių – suo. kataja, es. kadakas, šiaurės samių gaskkas, komių kač bei mansių tarmių köös ir koś – neįmanoma išvesti jokios bendros pirmykštės formos. Jie yra, ko gero, substrato skoliniai iš nežinomų kalbų, kuriomis kalbėta regione, ir tos pačios kilmės, gali būti, yra lietuvių ir prūsų kalbų žodžiai. Tačiau lie. laiaos < la. laiva < finų kalbos, kaip rašo Sabaliauskas, bet fi. laiva nėra < germ. *hlaiwa-, tik germ. *flauja- (Koivulehto 1970: 178).

Sabaliauskas riferisce l’affermazione poco convincente di Paulo Ariste, secondo cui l’influenza delle lingue finniche sulle lingue baltiche sarebbe stata studiata poco, ma che, cercando, si possono ancora trovare prestiti molto antichi. Oggi sappiamo che l’ipotesi di Ariste non è suffragata dai fatti: decine di vocaboli lituani e prussiani sono stati proposti come finnicismi, ma non è possibile dimostrare che alcuno di essi abbia tale origine (Junttila 2014).

I ricercatori dei contatti tra le lingue finniche e baltiche hanno menzionato due possibili ragioni per cui nelle lingue baltiche non si trovano antichi prestiti finnici. In primo luogo, la varietà baltica che era in contatto si è certamente estinta senza trasmettere i suoi eventuali finnicismi ad altre varietà baltiche. In secondo luogo, si riteneva generalmente che il prestigio della lingua baltica con cui avvenne il contatto fosse molto superiore a quello della protolingua finn(i)ca. Tuttavia, secondo Vladimir Toporov (1990) e anche Petri Kallio (2014: 113), gli antichi balticismi nelle lingue finniche non sono un superstrato, bensì un substrato.

PRESTITI BALTICI NELLE LINGUE FINNICHE

Sabaliausko baltizmų sąrašo pagrindinis šaltinis buvo IBL 1936, kaip antraeiliai šaltiniai naudoti: BFB 1890, suomių kalbos etimologinio žodyno pirmosios dvi dalys (toliau – SKES 1955 ir 1958) bei Laurio Hakulineno „Suomių kalbos sandara ir raida“ vertimas į rusų kalbą su Paulo Ariste’s priedais (Ariste 1953 ir 1955). Atskirą etimologijas Sabaliauskas ėmė iš Karlo Abeno (1947), Eino Niemineno

104

Acta Linguistica Lithuanica LXXI

Naujausias senovės baltų ir finų kalbų kontaktų tyrimų penkiasdešimtmetis

(1955 e 1963b) e le opere di Toporov e Trubačëv (1962). Sulla base dei principali studi dedicati a questo tema, Sabaliauskas pubblicò un articolo che offriva una panoramica generale ai lettori lituani. Non si può affermare che una qualsiasi singola fonte finlandese fosse migliore dell’articolo lituano di Sabaliauskas.

In totale, Sabaliauskas presentò 109 prestiti finnici certi e 116 dubbi. Presentò inoltre due baltismi assenti da IBL: heitii ~ heide ~ hedelmä (Toporov e Trubačëv) e sii (Nieminen). Inoltre, nel repertorio di Sabaliauskas molte etimologie contestate da Kalima sono indicate come dubbie (karsta, karta, kekäle, kirstu, laita, lielo, liika, riitta (Sabaliauskas scrisse erroneamente riita), ruskea, sammas, teeri, varsi, est. karistama, est. kukru, liv. kēv) oppure persino come etimologie certe (veps. hähk). Tra le etimologie dubbie di IBL, Sabaliauskas spiegò come parole certe härk ä, tuohi e est. kurb. Sabaliauskas indicò anche come dubbie etimologie considerate certe da Kalima, soprattutto quando un altro studioso le aveva messe in dubbio: quelle che Thomsen in BFB considerava dubbie, arta, meri, tarista e liv. äistar; in SKES, elki, kelle, kääppä, laiska, lunka, napa e märkä; quelle di Ariste, hanhi, hihna e kappale; e, senza indicazione della fonte, sapa, vinka e vuona.

Sabaliauskas non accolse tutte le etimologie dei prestiti proposte da Kalima. In totale, omise 11 etimologie di prestiti baltici da IBL, delle quali sono tuttavia corrette metsä, halme, luhistua e vohla. In IBL manca un numero relativamente elevato di baltismi proposti da Thomsen e da altri studiosi. Perciò il numero delle etimologie dei prestiti nell’articolo di Sabaliauskas rimase piuttosto esiguo. Se avesse raccolto tutte le etimologie delle prime due parti di SKES, ne avrebbe avute 11 in più, tra le quali sarebbero state possibili aatkela, ativo, kampi, kilijäinen e liiva. Inoltre, nell’articolo di Sabaliauskas mancano le valide etimologie proposte da Thomsen hara, juhta, oka, tumma, varpa e virta. Alcuni baltismi probabili o possibili sfuggirono a Sabaliauskas: järvi (Būga 1922b: 292–95), est. Kura (Endzelīns 1912: 71–72), kutsua (Mägiste 1923: 35–36), malo (Loorits 1929: 175–76), est. nuum (Nieminen 1959: 204), orhi (Ojansuu 1921: 29), vod. täudäs (Ojansuu 1921: 38), liv. vērbiks ~ veps. bärbitada (Posti 1946: 386) e virka (Kalima 1941: 210–11).

Negli ultimi cinquant’anni molte delle etimologie menzionate da Sabaliauskas sono state respinte e ne sono state scoperte di nuove. Tra le nuove etimologie, quelle proposte da Kari Liukkonen (1999) ed Eeva Elina Uotila (2000) sono state esaminate in lituano (Venckutė 2001 e 2002; cfr. inoltre kaplas e reikā, Liukkonen 1973). Viene tuttavia discussa solo una piccola parte delle probabili etimologie di prestiti baltici scoperte negli ultimi cinquant’anni. Altri baltismi sono stati individuati da Lauri Posti (siikanen 1969, kausta 1970, vehmaro 1972, lahti, ohdake e liv. kilandõks 1977), Jorma Koivulehto (karsi, kirsi, korsi, varsi 1979a, siula 1979b, pouta 1986, huoli, pola e vilja, 1987, peura 1988, joutaa, lieue 1989, lapa e vakka 1990b, veps. mõskma 1990a, huone 1992, väljä 1993, kaukalo 1994, kiire 1998, syrjä e est. matma 1999,

Straipsniai / Articles

105

päre 2001b, vuoro SSA III 475 ir hiiva LÄGLOS I 102–03), Olli Nuutinen (suova 1987a, seipi 1987b, sato ir valkama 1989, pälvi 1992), Vaba (es. lohm, es. loja ir es. rahu 1989, es. käblik, vs. kähr 1992a, es. näri 1992c, tarmo, vehmas, vs. välimäs 1994, es. ihne 1996a, ryhmä 1996b, es. hürn 1997b, es. sugar 1997c, rampa 1997d, es. vang 1998, es. vagel 2012) ir daug kitų tyrėjų (haitta Orrman 1993: 99–100, halea ir lenko Suhonen 1989, hanka Linde 1994, haven Hahmo 1990: 212, heijastaa Uibo 2007, helma Aikio 2012: 107, kuhista ir laukea Terentjev 1990: 30, leina Nirvi 1964: 138–64, muhea Salmela 1965, paukama Hahmo 1998: 228, peijas ~ peikko Ritter 1977, säetä Sammallahti 1998: 123, särky Ritter 1993: 14, valjaat Sköld 1982 ir varras Nieminen 1963a). Vabos (1990b) ir Eckerto (1990) išvados apie bendrą slavų, baltų ir finų bitininkystės leksiką irgi yra labai įdomios.

Gli argomenti contro le etimologie dei prestiti baltici proposte da Sabaliauskas non sono mai arrivati alla letteratura lituana. Ciò è particolarmente deplorevole per parole che sono state usate come prove in questioni di preistoria baltica. Nel libro Tautos kilmė (Zinkevičius, Luchtanas, Česnys 2006, di seguito TK) si legge: «La parola pirtti ‘casa abitativa con focolare aperto’ prestata ai Finnici indica che, al momento del prestito, la casa baltica era dotata di focolare aperto e priva di camino; le persone non vi abitavano soltanto, ma vi facevano anche il bagno di sudore» (TK 2006: 41). Tuttavia, già Nieminen (1940: 384) dimostrò che pirtti è un prestito slavo: appartiene ai temi in i della lingua finlandese, molto più recenti dei contatti con i Baltici (cfr. anche Nieminen 1953:216–17, Vahros 1966:61–68). Il finlandese taivas ‘cielo’ è, ancora una volta secondo criteri fonetici e semantici, un prestito ariano (Larsson 1984b: 132, Koivulehto 1990b: 149, Anttila 2002: 97); perciò non si può affermare nulla sulla base di questa parola riguardo al pantheon degli antichi Balti, come invece si cerca di fare in TK (p. 49). Importanti termini agricoli, vannas ‘vomere’ e äes ‘erpice’, sono prestiti germanici (Karsten 1915: 84–85, Vilkuna 1971: 47–55, Koivulehto 1971: 591).

Esistono inoltre critiche fondate alle seguenti etimologie di prestiti, indicate da Sabaliauskas come certe: veps. hä́hk (Wichmann 1911: 253, Kiparsky 1972), jäärä (Nieminen 1944), karsina (Junttila 2012: 278), kurko (Aikio 2009: 189–191), kypärä (Nilsson 1996), veps. kärpima (Mägiste 1977: 167–68), panu (Mägiste 1966: 117), salo (Ankeria 1954: 119–20, Saarikivi 2004: 204 e 208), sii (Linde 2007: 149–50), tapa (Kettunen 1934: 224–25, Koivulehto 1974: 115–118), est. uba (Mägiste 1977: 173–74), vaaja (Hofstra 1985: 189), vaikku (Mägiste 1960–61: 296–98) e virpi (Mägiste 1962: 26).

Le seguenti etimologie di prestiti, indicate da Sabaliauskas come dubbie, devono invece essere respinte del tutto alla luce delle critiche formulate: aitta (Linde 2007: 17–19, Junttila 2012: 285), ajattara (Lidén 1911: 201, Junttila 2011: 103), harakka (Mägiste 1953), jäytää (Koivulehto 2006: 191–92), veps. kabuta (Mägiste 1977: 162–63), kaleva (Eisen 1910: 11–13, Mikkola 1934, Toivonen 1955: 109–22, Junttila 2011: 107), est. karistarna (IBL 107), carel. kartta (Junttila 2012: 278), kina (Koivulehto 2001b: 51), kirstu (Kalima 1919:

SANTERI JUNTTILA

106

Acta Linguistica Lithuanica LXXI

Naujausias senovės baltų ir finų kalbų kontaktų tyrimų penkiasdešimtmetis

113–14, Büga 1922a: 170–71), kyyttö (Matikainen 1962), kyäs (LÄGLOS II 138–39), laita ’Beschaffenheit’ (Karsten 1937: 183, Skardžius 1957: 377, LÄGLOS II 157), laita ‘Seite’ (Karsten 1937: 183, LÄGLOS II 157, Junttila 2012: 283), est. nuulk (Vasmer 1920), mytyri (Junttila 2012: 284), carel. nautti (Junttila 2011: 103), paarre (Wiklund 1904: 156), rahna (Nieminen 1940: 380, Junttila 2011: 103), rahtu (Mägiste 1977: 169–70, Junttila 2011: 113), raisu (Junttila 2011: 103), rasti (Närhi 1960), rata (Nieminen 1940: 381), riitta (IBL 156), ruopas (Junttila 2011: 103), ruskea (IBL 158), suova (Nuutinen 1987a), tarpa (Junttila 2012: 270), teeri (Larsson 1981b: 37–39, Linde 2007: 165–66) e varsi (IBL 177–78).

Occorre correggere una concezione errata, presente nella tradizione di lingua lituana e legata alla storia degli studi sui baltismi, che è emersa solo dopo l’articolo di Sabaliauskas relativo alla pubblicazione del manoscritto di Kazimieras Jaunius. Klimavičius (1977: 6) scrive che, agli inizi della ricerca, «la palma del primato dovrebbe essere assegnata a K. Jaunius, che nel 1879 scrisse due non piccoli dizionari etimologici, prima ancora di V. Thomsen». Il lavoro di Thomsen sui baltismi, tuttavia, non ebbe inizio con la pubblicazione della sua opera principale nel 1890, bensì già nel 1869, quando uscì la sua dissertazione sui prestiti germanici nelle lingue finniche. In essa riuscì a caratterizzare lo strato dei baltismi nelle lingue finniche nello stesso modo in cui, circa cento anni più tardi, ne avrebbe scritto Sabaliauskas.

CARATTERISTICHE GRAMMATICALI

Per quanto riguarda le possibili trasformazioni grammaticali nei contatti linguistici (pre)istorici, i ricercatori contemporanei hanno più elementi da considerare rispetto ai loro predecessori di 50 anni fa, soprattutto perché oggi conosciamo molte più lingue del mondo di allora. In particolare, i primi lavori di Thomsen e Kaufman in questo campo hanno fornito ai ricercatori strumenti per valutare i cambiamenti linguistici dovuti al contatto. Thomsen e Kaufman distinsero l’influenza del contatto in prestito indotto dal superstrato (borrowing) e influenza del substrato (shift-induced interference): nel primo caso le comunità linguistiche non scompaiono nel contatto e la comunità che trasmette il materiale linguistico occupa una posizione più forte di quella che lo riceve; nel secondo, i parlanti della lingua che riceve il materiale linguistico passano alla lingua che lo trasmette.

Nel caso del prestito, da una lingua all’altra si diffonde innanzitutto il lessico e solo in seguito altro materiale linguistico, come caratteristiche fonetiche e sintattiche. In lituano non vi sono prestiti finnichi antichi, perciò non si può ipotizzare un diverso tipo di influenza dovuta ai prestiti. Nelle lingue finniche, tuttavia, i baltismi lessicali sono così numerosi che si può ipotizzare che le lingue baltiche abbiano influito anche sulla sintassi e sulla fonetica.

Lauri Posti (1953–54) scrisse dell’influenza del superstrato baltico sulla fonetica delle lingue finniche, ma Sabaliauskas non menzionò le sue ricerche (per la critica di Posti, si veda anche Kallio 2000).

Straipsniai / Articles

107

SANTERI JUNTTILA

Ciononostante, Sabaliauskas elencò i principali fenomeni (morfo)sintattici presentati come effetti del contatto: le forme composte del passato dei verbi, la concordanza dell’attributo, l’uso dello strumentale come predicato e del genitivo come complemento della frase negativa. Inoltre, menzionò due categorie morfologiche: le desinenze lituane del modo condizionale e dell’illativo.

Le forme composte dei verbi finnici (est. olen lugenud, olin lugenud), per quanto riguarda il loro uso, sono molto più vicine ai tempi germanici che a quelli baltici. Fu Ariste a collegarle ai contatti baltici, senza altro fondamento se non il desiderio di sminuire l’influenza delle lingue germaniche su quelle finniche. Anche la concordanza dell’attributo (uus maja; uuele majale) è più riconducibile all’influenza germanica che a quella baltica.

Sabaliauskas presentò le altre caratteristiche grammaticali menzionate come possibile influenza del substrato finnico sulle lingue baltiche. Secondo le concezioni attuali, l’influenza del substrato comincia di norma dalla sintassi e dalla fonologia e riguarda soltanto ambiti lessicali ben definiti, come i termini relativi alla natura e al territorio. Poiché in lituano non vi sono fenomeni fonetici di origine finno-ugrica (Kallio 2001), né parole di origine finno-ugrica, e non è possibile indicare toponimi, è più facile supporre che le caratteristiche semantiche siano dovute all’influenza baltica sulle lingue finniche, sempre che non costituiscano un substrato comune proveniente da qualche lingua preistorica sconosciuta.

Almeno l’uso dello strumentale come predicato in lituano non è dovuto a un substrato finno-ugrico, ma piuttosto all’influenza del polacco. Un fenomeno più complesso è il partitivo finnico, il cui uso corrisponde abbastanza bene a quello del genitivo partitivo in lituano. Nelle altre lingue finno-ugriche non esiste la categoria del partitivo, ma fenomeni simili si riscontrano in polacco e nei dialetti russi. Si può dunque considerarlo un’influenza baltica sulle lingue finniche, contrariamente a quanto pensava Sabaliauskas. Lars-Gunnar Larsson (1981a, 1984a e 2001) ha studiato a lungo il partitivo e i suoi rapporti con il genitivo lituano.

È molto improbabile che lo spostamento di categorie morfologiche sia dovuto all’influenza di entrambi i tipi di contatto. Dunque, il modo imperativo lituano in k ha scarsi legami con le lingue finniche, così come la desinenza dell’illativo, che già Sabaliauskas, del tutto giustamente, metteva in dubbio perché somigliava casualmente all’illativo finlandese. Tuttavia, il sistema lituano dei casi locativi secondari, unico nella famiglia indoeuropea, induce a ipotizzare un qualche substrato che abbia influito anche sullo sviluppo del sistema dei casi locativi finnico: non si tratta, cioè, di una caratteristica comune alle lingue finno-ugriche.

OSSERVAZIONI GENERALI

La parte più importante dell’articolo di Sabaliauskas, quella che presenta le conclusioni, è purtroppo anche la più superata. All’inizio stesso dell’articolo, Sabaliauskas afferma che «sull’antichità dei rapporti dei baltici con i loro vicini settentrionali, i finnici del Baltico, esistono opinioni diverse». Per prima cosa presenta l’opinione degli «archeologi sovietici» Briusov e Mooros, secondo cui «gli antenati degli attuali

108

Acta Linguistica Lithuanica LXXI

Naujausias senovės baltų ir finų kalbų kontaktų tyrimų penkiasdešimtmetis

antenati dei finno-ugri» vivevano «nel III millennio a.C. nella fascia forestale dell’Europa orientale, che comprendeva anche la regione baltica», «si dedicavano principalmente alla caccia e alla pesca» e producevano «ceramica a depressioni e impressioni dentellate, o ceramica a pettine». In seguito, «nel III millennio a.C.», giunsero nella regione baltica «gli antenati degli attuali baltici», che «conoscevano bene l’allevamento e l’agricoltura e usavano la ceramica cordata». Secondo Sabaliauskas, questa teoria è sostenuta «anche da altri storici e studiosi sovietici» (Sabaliauskas 1963: 109).

Un simile esordio dovrebbe suscitare interrogativi critici nei lettori. Come possono gli archeologi sapere quale ceramica producessero gli antenati degli attuali finno-ugri o dei baltici, in quale parte del mondo vivessero e quale lingua parlassero? Come possono sapere che alcuni parlanti del baltico comune non cambiarono lingua al mutare delle circostanze e che i loro discendenti oggi non parlano altre lingue? Come possiamo sapere che tutti i produttori di ceramica cordata, e soltanto loro, parlarono baltico dall’inizio alla fine per millenni? I «baltici» e i «finno-ugri» non sono forse gruppi definiti linguisticamente, la cui identificazione rientra nell’ambito della linguistica e non dell’archeologia? Purtroppo, finora questi interrogativi non sono stati sollevati nella linguistica lituana; ancora per decenni dopo l’articolo di Sabaliauskas, nella discussione hanno continuato a dominare testi archeologici in cui «balticità» e «finnougricità» sono presentate come caratteristiche di culture archeologiche preistoriche note, a prescindere dagli argomenti linguistici.

Se le nozioni di «baltici» e «finnici» vengono definite come «parlanti delle lingue baltiche e finniche», non si può criticare, come fa Sabaliauskas, l’idea di Eino Nieminen (Nieminen 1934 e 1956) secondo cui i prestiti baltici non derivano dal baltico comune, bensì dai suoi dialetti settentrionali, i cui parlanti Nieminen chiamava antichi curoni. L’unico argomento di Sabaliauskas era che «è difficile immaginare che nel II millennio a.C. il baltico comune potesse essersi frammentato in lingue distinte», poiché gli archeologi datavano la ceramica cordata al II millennio a.C. Nieminen, tuttavia, considerava i contatti molto più recenti e non li metteva in relazione con la ceramica cordata. Si basava su argomenti relativi alle caratteristiche fonetiche dei prestiti, che confermavano che la loro fonte era più recente del baltico comune. È vero che il periodo del baltico comune non poteva essersi concluso nell’epoca della ceramica cordata, ma ciò significa anche che i suoi contatti con il finnico comune dovettero avvenire più tardi.

In seguito Sabaliauskas presenta le opinioni dei «linguisti stranieri», ossia di Thomsen e dei finno-ugristi, sui contatti tra baltici e finnici, rimproverando loro di fondarsi soltanto su argomenti linguistici. Qui Sabaliauskas si sbaglia: oltre che su argomenti linguistici, le opinioni dei finno-ugristi finlandesi si basavano anche sulla teoria dell’archeologo Alfred Hackman riguardo alla migrazione dei finlandesi nei primi secoli della nostra era (Hackman 1905). Su questa base, Setälä e altri finno-ugristi datarono i contatti a prima della migrazione, cioè all’inizio della nostra era. Ciò forniva un solido sostegno all’opinione di Thomsen secondo cui il finnico comune era parlato nella Russia orientale fino all’espansione slava del VII e VIII secolo (cfr. Junt-tila 2012).

Straipsniai / Articles

109

SANTERI JUNTILA

Sabaliauskas ricorda che Kazimieras Būga tendeva a collocare i contatti baltici in un periodo un po’ anteriore (1000–500 a.C.), ma dimentica che Būga aveva ripreso questa idea dal germanista finlandese Tor Evert Karsten e dal finno-ugrista svedese Karl Bernhard Wiklund (Būga 1921a). Karsten, Wiklund e Būga miravano a stabilire le date basandosi sull’archeologia. Pertanto, la teoria di Mooros non era così nuova e originale come Sabaliauskas voleva farla apparire.

Una vera rivoluzione nella preistoria delle lingue finniche fu portata soltanto dagli studi del germanista Jorma Koivulehto (1934–2014), alla fine degli anni Settanta. Inizialmente Koivulehto (1972) sosteneva la teoria della continuità di Mooros, ma vi rinunciò dopo aver individuato nelle lingue finniche e in altre lingue finno-ugriche occidentali uno strato di prestiti nord-occidentali indoeuropei, pre-balto-slavi e pre-germanici, più antico dello strato di prestiti baltici. In base alla loro distribuzione, i prestiti nord-occidentali indoeuropei furono acquisiti nella regione del Mar Baltico; possono dunque essere collegati all’arrivo dei protofinnici nella regione baltica e ai loro primi contatti con le popolazioni indoeuropee locali (Koivulehto 1983). Per ragioni fonetiche, i prestiti baltici devono essere molto più recenti.

Da tempo, dunque, i finno-ugristi non collegano più la data dei contatti tra finnici e baltici alla comparsa della cultura delle asce da battaglia. Koivulehto e i suoi contemporanei li collocarono nella cultura di Kiukainen, alla fine del Neolitico, ma le loro datazioni (Carpelan-Parpola (2001: 89–90) menzionò 2300–1600 a.C.) non differivano molto da quelle di Mooros. Ciò fu possibile perché negli anni Ottanta gli archeologi iniziarono a utilizzare datazioni C14 calibrate, che indicavano che le culture preistoriche erano più antiche di quanto si pensasse (Carpelan-Parpola 2001: 55–58), ossia tutte le date vennero retrodatate. Inizialmente Moora datò la cultura delle asce da battaglia (ceramica cordata) al 2000–1800 a.C., ma, secondo le datazioni calibrate, essa ebbe inizio già nel 3200–3000 a.C. (Parpola 2012: 129). È curioso che in alcuni testi in lituano (anche TK 2006) si citino ancora le vecchie date non calibrate. Le moderne datazioni calibrate indicano chiaramente che non si può collegare il baltico comune alla ceramica cordata, perché a quel tempo il lituano avrebbe dovuto rimanere pressoché immutato per millenni (Koivulehto 1983: 136).

Le opinioni dei finno-ugristi sono cambiate rapidamente negli ultimi dieci anni e le sintesi elaborate a cavallo del millennio, come Carpelan-Parpola 2001, sono ormai superate (cfr. Parpola 2012: 119–21). Oggi quasi tutti riconoscono che la ceramica a pettine e a fossette, diffusa a partire dal 4200 a.C., è troppo antica per poter essere messa in relazione con il finnico comune (Aikio 2012: 98–99). Una lingua non può conservarsi immutata così a lungo. Inoltre, nelle lingue finno-ugriche si trovano termini metallurgici comuni, che escludono datazioni all’età della pietra, e prestiti arii relativamente recenti, che devono essere stati acquisiti prima dell’arrivo dei finnici sulle coste del Mar Baltico (Parpola 2012).

La maggior parte dei finno-ugristi della generazione più giovane ha abbandonato l’ipotesi che la diffusione delle lingue lasci sempre tracce archeologiche (Aikio 2012: 81, 97–102). Alcuni di loro

110

Acta Linguistica Lithuanica LXXI

Naujausias senovės baltų ir finų kalbų kontaktų tyrimų penkiasdešimtmetis

non cerca più di collegare il protofinnico a una qualche cultura archeologica nota (Saarikivi-Lavento 2012) e riceve il sostegno di alcuni archeologi, che hanno iniziato a dubitare che le culture preistoriche siano mai esistite come oggetti del mondo reale (Damm 2012). Quegli ugrofinnisti che, nel datare i contatti linguistici, continuano a basarsi sulle opinioni degli archeologi riguardo ai periodi culturali preistorici, collegano la diffusione delle lingue ugrofinniche, per esempio, alla rete commerciale interculturale di Sejma-Turbino dell’antica età del bronzo (Parpola 2012).

Sembra che tra gli indoeuropei da cui si sviluppò il protobalto si parlasse già nel Baltico prima che il protofinnico si diffondesse nel Baltico settentrionale da est (Junttila 2012, Parpola 2012: 133). Un tempo Sabaliauskas sosteneva l’opinione opposta degli archeologi sulla base di possibili toponimi di origine finnica in Lituania. Affermava che fossero pochi e controversi. In realtà, in Lituania, nella Prussia orientale e nella Lettonia meridionale non esiste alcun toponimo la cui natura finnica sia evidente. L’ipotesi di un substrato toponimico protofinnico fu avanzata già da Rozwadowski (1913), e già Vasmer (1934) presentò argomenti sostanziali contro di essa. Zinkevičius (1984: 154–58), tuttavia, espresse sui «toponimi finnici» un’opinione meno critica di quella di Sabaliauskas e la ripete parola per parola nei suoi lavori più recenti (Zinkevičius 2005: 29–34).

Quei toponimi non sono ancora stati studiati secondo i metodi dell’onomastica moderna. È vero che nei luoghi in cui i baltisti ritengono di trovare idronimi ugrofinnici «sospetti» sono stati rinvenuti insediamenti e reperti della cultura della ceramica a pettine e a fossa, databili al IV–II millennio a.C. Ma se non possiamo collegare le lingue finniche alla ceramica a pettine e a fossa, non possiamo collegarle neppure a questi toponimi. Dopo l’epoca di Aleksandras Vanagas, i metodi dell’onomastica si sono sviluppati rapidamente (cfr. Vanagas 1966 e Saarikivi 2007: il primo menzionava soltanto parole finniche simili a elementi dell’idronimia lituana, il secondo cercava i modelli secondo i quali si erano formati i chiari antichi toponimi finnici).

La descrizione dei contatti tra finni e baltici di Zinkevičius, là dove si discosta da quella di Sabaliauskas, si basa su fonti di livello scientifico inferiore e mostra minore spirito critico. Sabaliauskas scriveva che «solo dopo essersi imbattuti nei baltici, i finni del Baltico entrarono in contatto con i Germani e gli Slavi». Questa fu anche l’opinione corrente fino all’inizio degli anni Settanta; si basava sull’argomento di Thomsen (1890), secondo cui nelle lingue finniche non vi sono prestiti germanici abbastanza antichi da aver subito, come prestiti baltici, i mutamenti fonetici protofinnici *š > h e *ti > si (cfr. lit. šienas ~ sm. heinā e lit. tiltas ~ sm. silta). Koivulehto (1972: 622) trovò tuttavia alcuni germanismi che avevano subito gli stessi mutamenti, ma Zinkevičius non menziona Koivulehto (come non fa nessun altro baltista lituano). Egli (Zinkevičius 1984: 176) sottolinea però la vecchia affermazione di Būga (1921b: 13–14), secondo cui l’origine germanica dei nomi finnici dei metalli dimostrerebbe presumibilmente che i contatti con i baltici avvennero nell’età della pietra, benché sia impossibile dimostrare che i possibili nomi dei metalli di origine baltica non siano stati soppiantati nelle lingue finniche da prestiti di origine germanica.

Straipsniai / Articles

111

SANTERI JUNTTILA

Koivulehto (1990b: 152, 2000) nurodė du skirtingus baltiškų skolinių *ā ir *ē pakaitalus, pagal kuriuos skolinius galima skirstyti į senesnį ir naujesnį sluoksnį. Kallio (2008) senesnį sluoksnį laiko prabaltišku arba prabaltoslavišku, o naujesnį – šiaurės baltų (plg. Niemineno senovės kuršius). Liukkonenas (1973) ir Vaba (1997e) taip pat pateikė naujų įžvalgų apie baltizmų fonetines ypatybes. Be to, Vaba (1990a, 1997c, 2011b) tyrė atskirą baltiškų skolinių pietų finų kalbose sluoksnį.

Accennerò brevemente a ciò che le ricerche contemporanee possono dire sull’influenza delle lingue baltiche sulle altre lingue ugrofinniche, diverse dal finnico. Sabaliauskas dimenticò del tutto di menzionare l’influenza delle lingue baltiche sul sami; perciò essa è completamente assente dai testi successivi scritti in lituano. In passato si riteneva che il sami contenesse soltanto una trentina di prestiti baltici, tutti giunti attraverso il protofinnico. Ciò, tuttavia, non è più certo, poiché Pekka Sammallahti (1977, 1998) ha indicato alcuni baltismi che non si trovano nelle lingue finniche. Ne hanno scritto anche Koivulehto (2006) e Aikio (2012:70–76). Hofírková e Blažek (2011) propongono uno sguardo nuovo e rigoroso sull’influenza baltica sulle lingue sami.

Sulla lessica baltica delle lingue mordvine sono state pubblicate due rassegne: Pareren 2008 e Grünt-hal 2012. La loro origine più precisa rimane tuttavia poco chiara. L’esistenza di prestiti baltici in mari è alquanto dubbia: l’ultima volta che Mägiste (1959) espresse un parere negativo al riguardo, ma non esistono studi scientifici più recenti su questo tema. Gli scritti di Gordejev citati da Zinkevičius non sono seriamente accettabili secondo alcun criterio. Sabaliauskas menzionava l’ipotesi di Serebrennikov secondo cui molte parole mari e mordvine considerate di origine baltica deriverebbero da una lingua indoeuropea sconosciuta, parlata nella regione del Volga-Kljaz’ma prima dell’arrivo degli Slavi. Sabaliauskas osserva giustamente che non vi sono argomenti a sostegno dell’ipotesi (si veda Vaba 1983). La questione presenta ancora molti interrogativi irrisolti che richiedono ulteriori ricerche.

Infine, vorrei menzionare la genetica, che nello studio del passato delle popolazioni umane ha completamente soppiantato l’antropologia fisica del secolo scorso. Come è noto, i risultati genetici sono più affidabili delle misurazioni craniologiche, ma anche collegarli alla ricostruzione del passato delle lingue è problematico. Archeologia, genetica e linguistica studiano cose diverse. Le lingue, infatti, non si ereditano spesso attraverso i geni, poiché in passato il cambiamento di lingua era comune quanto lo è oggi. I parlanti contemporanei delle lingue finniche sono geneticamente molto vicini ai baltici, ma lontani dai sami, benché le relazioni linguistiche vadano soltanto nella direzione opposta. «Finnico» e «ugrofinnico» sono concetti linguistici. Pertanto, per essere precisi, è errato affermare che i baltici avessero «geni ugrofinnici», o viceversa. La genetica o l’archeologia non sono in grado di spiegare quando una lingua si sia diffusa in un determinato territorio o da dove sia giunta. Questo è compito della linguistica.

112

Acta Linguistica Lithuanica LXXI

Naujausias senovės baltų ir finų kalbų kontaktų tyrimų penkiasdešimtmetis

LITERATŪRA

Aben Karl 1947: Eesti ja liivi laenud läti sõnavaras. Kultuurilooline uurimus. Dissertatsioon. Tartus.

Aikio Ante 2009: The Saami loanwords in Finnish and Karelian. Doctoral dissertation. Oulu: University of Oulu.

Aikio Ante 2012: An essay on Saami ethnolinguistic prehistory. – Riho Grünthal, Petri Kallio (eds.): A Linguistic Map of Prehistoric Northern Europe. Mémoires de la Société Finno-Ougrienne 266, 63–118.

Ankeria Juho 1954: Einige uralische Etymologien. – Språkvetenskapliga Sällskapets i Uppsala förhandlingar Jan. 1952 – Dec. 1954, 119–24. Uppsala Universitets Årsskrift 1954: 10. Uppsala: Almqvist & Wiksell.

Anttila Raimo 2002: Crossing the Fin(n)ish Line. – Journal of Finnish Studies 6, 93–108.

Ariste Paul 1953 – Аристе П. А.: Примечания – Л. Хакулинен: Развитие и структура финского языка. Часть I. Фонетика и морфология. Издательство иностранной литературы, Москва.

Ariste Paul 1955 – Аристе П. А.: Примечания – Л. Хакулинен: Развитие и структура финского языка. Часть II. Лексикология и синтаксис. Издательство иностранной литературы, Москва.

BFB – Thomsen Vilhelm. Beröringer mellem de finske og de baltiske (litauisk-lettiske) sprog: en sproghistorisk undersøgelse. København: Blanco Lunos, 1890.

Būga Kazimieras 1921a: Priesagos –ūnas ir dvibalsio uo kilmė – Lietuvos mokykla 11–12, 420–57.

Būga Kazimieras 1921b: Visų senieji lietuvių santykiai su germanais. – Švietimo Darbas 5–6, 12–28.

Būga Kazimieras 1922a: Kalba ir senovė. I dalis. Kaunas: Švietimo Ministerijos leidykla.

Būga Kazimieras 1922b: Marios ir jūrės. – Švietimo Darbas III 3–6, 285–95.

Carpelan Christian, Parpola Asko 2001: Emergence, contacts and dispersal of Proto-Indo-European, Proto-Uralic and Proto-Aryan in archaeological perspective. – Christian Carpelan, Asko Parpola, Petteri Koskikallio (eds.): Early Contacts between Uralic and Indo-European. Linguistic and Archaeological Considerations. Papers presented at an international symposium held at the Tvärminne Research Station of the University of Helsinki 8–10 January, 1999. Mémoires de la Société Finno-Ougrienne 242, 55–150.

Damm Charlotte 2012: From Entities to Interaction: Replacing pots and people with networks of transmission. – Riho Grünthal, Petri Kallio (eds.): A Linguistic Map of Prehistoric Northern Europe. Mémoires de la Société Finno-Ougrienne 266, 41–62.

Straipsniai / Articles

113

SANTERI JUNTTILA

Eckert Rainer 1990: Baltisch-slawisch-finnougrische Entsprechungen im Wortschatz der Waldimkerei. – Uralo-Indogermanica. Балто-славянские языки и проблема урало-индо-европейских связей. Материалы 3-ей балто-славянской конференции, 18–22 июня 1990 г. Часть I, 111–15. Москва: Институт славяноведения и балканистики АН СССР.

Eisen Matthias Johann 1910: Kalewipoja esi-isad. Tartus: Hermann,

Endzelīns Jānis 1912: Über die nationalität und sprache der kuren. – Finnisch-Ugrische Forschungen 12, 59–72.

Grünthal Riho 2012b: Baltic loanwords in Mordvin. – Riho Grünthal, Petri Kallio (eds.): A Linguistic Map of Prehistoric Northern Europe. Mémoires de la Société Finno-Ougrienne 266, 297–343.

Hackman Alfred 1905: Die ältere Eisenzeit in Finnland I. Die Funde aus den fünf ersten Jahrhunderten n. Chr. Akademische Abhandlung. Helsingfors.

Hahmo Sirkka-Liisa 1990: Itämerensuomen *-n: *-ne- -vartaloiset nominit. – Congressus Septimus Internationalis Fenno-Ugristarum. Debrecen 27. VIII.–2. IX. 1990. 3 B. Sessiones sectionum. Dissertationes. Linguistica, 209–14. Debrecen.

Hahmo Sirkka-Liisa 1998: Paukama ja pukama: deskriptiivisanoja vai lainoja? – Oekeeta asioo. Commentationes Fenno-Ugricae in honorem Seppo Suhonen sexagenarii. Mémoires de la Société Finno-Ougrienne 228, 121–26.

Hofírková Lucie, Blažek Václav 2011: Baltic loanwords in Saami. – Acta Linguistica Lithuanica 64–65, 51–64.

Hofstra Tette 1985: Ostseefinnisch und Germanisch. Frühe Lehnbeziehungen im nördlichen Ostseeraum im Lichte der Forschung seit 1961. Groningen: Drukkerij van Denderen B. V.

Haavio Martti 1965: Bjar mien vallan kukoistus ja tuho. Porvoo – Helsinki: WSOY.

IBL – Kalima Jalo. Itämerensuomalaisten kielten balttilaiset lainasanat. SKST XV. Helsinki, 1936.

Junttila Santeri 2011: Collection of forgotten etymologies. Revisiting the most improbable Baltic loanwords in Finnic. – Studies in Slavic and General Linguistics 38, 77–132.

Junttila Santeri 2012: The prehistoric context of the oldest contacts between Baltic and Finnic languages. – Riho Grünthal, Petri Kallio (eds.): A Linguistic Map of Prehistoric Northern Europe. Mémoires de la Société Finno-Ougrienne 266, 261–96.

Junttila Santeri 2014: Proto-Finnic loanwords in the Baltic languages – are there any? – Contacts between the Baltic and Finnic languages. Uralica Helsingiensia 7 (rengiamas spaudai).

Kalima Jalo 1919: Die ostseefinnischen lehnwörter im Russischen. – Mémoires de la Société Finno-Ougrienne 64.

Kalima Jalo 1941: Balticofennica. – Virittäjä 45, 206–11.

114

Acta Linguistica Lithuanica LXXI

Naujausias senovės baltų ir finų kalbų kontaktų tyrimų penkiasdešimtmetis

K a l l i o P e t r i 2001: Phonetic Uralisms in Indo European? – Christian Carpelan, Asko Parpola, Petteri Koskikallio (eds.): Early Contacts between Uralic and Indo-European. Linguistic and Archaeological Considerations. Papers presented at an international symposium held at the Tvärminne Research Station of the University of Helsinki 8–10 January, 1999. Mémoires de la Société Finno-Ougrienne 242, s.221–34.

K a l l i o P e t r i 2008: On the ’Early Baltic’ Loanwords in Common Finnic. – Evidence and Counter-Evidence: Essays in Honour of Frederik Kortlandt 1. Balto-Slavic and Indo-European Linguistics. Studies in Slavic and General Linguistics 32, 265–77. Amsterdam – New York.

K a l l i o P e t r i 2014: Substrates in Finnic. – Ante Aikio, Santeri Palviainen (eds.): Substrate Languages in Northern Europe: Case Studies and Methodological Perspectives. Studies in Language Change. Berlin – New York: Mouton de Gruyter (rengiamas spaudai).

K a r s t e n T o r s t e n 1915: Germanisch-finnische Lehnwortstudien. Ein Beitrag zu der ältesten Sprach- und Kulturgeschichte der Germanen. – Acta Societatis scientiarum Fennicae 45, 2.

K a r s t e n T o r s t e n E v e r t 1937: Beröringar mellan svenskt och finskt folkspråk i Finland med särskild hänsyn till Österbotten. – Folkmålsstudier. Årgång V, 177–220.

K e t t u n e n L a u r i 1934: Liivin sanojen selityksiä. – Virittäjä 38, 223–27.

K i p a r s k y V a l e n t i n 1972: Zur Etymologie des lit. šeškas, lett. sesks ’Iltis’. – Baltistica 8, 157–9.

K l i m a v i č i u s J o n a s 1977: Aistės – Kalevalos šalies marčios. – Žmonės ir kalba, 102–19.

K o i v u l e h t o J o r m a 1970: Suomen laiva-sanasta. – Virittäjä 74, 178–83.

K o i v u l e h t o J o r m a 1971: Germanisch-finnische Lehnbeziehungen I. – Neuphilologische Mitteilungen 72, 577–607.

K o i v u l e h t o J o r m a 1972: Germanisch-finnische Lehnbeziehungen II. – Neuphilologische Mitteilungen 73, 575–628.

K o i v u l e h t o J o r m a 1974: Lisiä germaanis-suomalaisiin lainakosketuksiin. – Virittäjä 78, 111–27.

K o i v u l e h t o J o r m a 1979a: Baltisches und Germanisches im Finnischen: die finn. Stämme auf -rte und die finn. Sequenz VrtV – Explanationes et tractationes Fenno-Ugricae in honorem Hans Fromm, 129–64. München: Wilhelm Fink Verlag.

K o i v u l e h t o J o r m a 1979b: Lainoja ja lainakerrostumia. – Virittäjä 83, 267–301.

K o i v u l e h t o J o r m a 1983: Seit wann leben die Urfinnen im Ostseeraum? Zur relativen und absoluten Chronologie der alten idg. Lehnwortschichten im Ostseefinnischen – Symposium saeculare Societatis Fenno-Ugricae. Mémoires de la Société Finno-Ougrienne 185, 135–57.

K o i v u l e h t o J o r m a 1986: Zur ALE-Karte “Belette”: Die Etymologie von Harm und Hermelin. – Aspects of Language. Studies in Honour of Mario Alinei. Volume I. Geolinguistics, 133–47. Amsterdam: Rodopi.

Straipsniai / Articles

115

SANTERI JUNTTILA

Koivulehto Jorma 1987: Zu den frühen Kontakten zwischen Indogermanisch und Finnisch-Ugrisch. – Parallelismus und Etymologie. Studien zu Ehren von Wolfgang Steinitz anlässlich seines 80. Geburtstags am 28. Februar 1985. Linguistische Studien. Reihe A. Arbeitsberichte 161/II, 195–218. Berlin: Akademie der Wissenschaften der DDR. Zentralinstitut für Sprachwissenschaft.

Koivulehto Jorma 1988: Lapin ja itämerensuomen suhteesta. Ieur. -Tr-yhtymän korvautuminen lainoissa. – Virittäjä 92, 26–51.

Koivulehto Jorma 1989: Ehkä ja ehto, yskä ja ystävä. – Journal de la Société Finno-Ougrienne 82, 171–92.

Koivulehto Jorma 1990a: Frühe indogermanisch-uralische Sprachkontakte. – Uralo-Indogermanica. Балто-славянские языки и проблема урало-индоевропейских связей. Материалы 3-ей балто-славянской конференции, 18–22 июня 1990. г. Часть II, 3–9. Москва: Институт славяноведения и балканистики АН СССР.

Koivulehto Jorma 1990b: Zu den ältesten Kontakten zwischen Ostseefinnisch und Balto-Slavisch. Kommentar zum Vortrag von Tiit-Rein Viitso. – Itämerensuomalaiset kielikontaktit. Itämerensuomalainen symposium 7. kansainvälisessä fenno-ugristikongressissa Debrecenissä 27.8. – 1.9.1990, 148–53. Helsinki: Valtion Painatuskeskus.

Koivulehto Jorma 1991: Uralische Evidenz für die Laryngaltheorie. Österreichische Akademie der Wissenschaften. Philosophisch-historische Klasse. Sitzungsberichte, 566. Band. Veröffentlichungen der Kommission für Linguistik und Kommunikationsforschung Nr. 24. Wien: Verlag der Österreichischen Akademie der Wissenschaften.

Koivulehto Jorma 1992: Der Typus palje’(Blase)balg’, turve ‘Torf’ unter den Lehnwörtern des Ostseefinnischen. – Journal de la Société Finno-Ougrienne 84, 163–90.

Koivulehto Jorma 1993: Zur Etymologie von fi. susi, tosi und kesi: eine Entgegnung – Linguistica Uralica 29, 21–37.

Koivulehto Jorma 1994: Ein zeitgemäßes Nachschlagewerk für germanische Lehnwörter. – Finnisch-Ugrische Forschungen 52, 220–34.

Koivulehto Jorma 1998: Kiire ’päälaki’ ja muuta etymologista rajankäyntiä. – Oekee-ta asjao. Commentationes Fenno-Ugricae in honorem Seppo Suhonen sexagenarii. Mémoires de la Société Finno-Ougrienne 228, 235–46.

Koivulehto Jorma 1999: Verba mutuata. Quae vestigia antiquissimi cum Germanis aliisque Indo-Europaeis contactus in linguis Fennicis relinquerint. Mémoires de la Société Finno-Ougrienne 237.

Koivulehto Jorma 2000: Reflexe des ur baltischen *ā in baltischen Lehnwörtern des Ostseefinnischen. – Linguistica Baltica 8, 103–24.

Koivulehto Jorma 2001a: The earliest contacts between Indo-European and Uralic speakers in the light of lexical loans. – Christian Carpelan, Asko Parpola, Petteri Koskikal-

116

Acta Linguistica Lithuanica LXXI

Naujausiasis senovės baltų ir finų kalbų kontaktų tyrimų penkiasdešimtmetis

lio (eds.): Early Contacts between Uralic and Indo-European. Linguistic and Archaeological Considerations. Papers presented at an international symposium held at the Tvärminne Research Station of the University of Helsinki 8–10 January, 1999. Mémoires de la Société Finno-Ougrienne 242, 235–63.

Koivulehto Jorma 2001b: Päre­kö pärähtämisestä, turvako turisemisesta? – Tieteessä tapahtuu 5/2001, 48–51.

Koivulehto Jorma 2006: Wie alt sind die Kontakte zwischen Finnisch-Ugrisch und Balto-Slavisch? – Juhani Nuorluoto (ed.): The Slavicization of the Russian North. Mechanisms and Chronology. Slavica Helsingiensia 27, 179–96.

Kollerová Kateřina 2013: Baltofinské výpůjčky v baltských jazycích. Magisterská diplomová prace. Ústav jazykovědy a baltistiky, Filozofická fakulta, Masarykova Univerzita.

Larsson Lars-Gunnar 1981a: Studier i de östersjöfinska språkens partitivbruk. Uppsala: Finsk-ugriska institutionen.

Larsson Lars-Gunnar 1981b: Three Baltic loanwords in Fennic. Acta Universitatis Upsaliensis. Acta Societatis Linguisticae Upsaliensis, Nova series 3: 2. Uppsala: Almqvist & Wiksell International.

Larsson Lars-Gunnar 1984a: The Rôle Of Baltic Influence In The Aspectual System Of Finnish. – C. De Groot, H. Tommola (eds.): Aspect Bound. A voyage into the realm of Germanic, Slavonic and Finno-Ugrian aspectology, 97–109. Dordrecht.

Larsson Lars-Gunnar 1984b: Estnisch piim und finnisch piimä – ein baltisches Lehnwort? – Fenno-Ugrica Suecana 7, 129–40.

Larsson Lars-Gunnar 2001: Baltic influence on Finnic languages. – The Circum-Baltic Languages. Typology and Contact. Volume I: Past and Present, 237–53. Amsterdam / Philadelphia: John Benjamins Publishing Company.

Lidén Evald 1911: Baltisch-slavische worterklärungen. – Le Monde Oriental V, 197–204. A.-B. Uppsala: Akademiska Bokhandeln.

Linde Paul van 1994: Zur Etymologie von hanka, hanko. – Linguistica Uralica 30, 255–8.

Linde Paul van 2007: The Finnic vocabulary against the background of interference. Proefschrift ter verkrijging van het doctoraat in de Letteren aan de Rijksuniversiteit Groningen op gezag van de Rector Magnificus, dr. F. Zwarts, in het openbaar te verdedigen op donderdag 25 oktober 2007 om 14.45 uur. Groningen.

Liukkonen Kari 1973: Lisiä balttilais-suomalaisten lainasanasuhteiden tutkimiseen. – Virittäjä 77, 17–32.

Liukkonen Kari 1999: Baltisches im Finnischen. MSFOu 235. Helsinki.

Loorits Oskar 1929: Mõningad läti laensõnad eestis. – Eesti Keel VIII, 168–89.

Straipsniai / Articles

117

SANTERI JUNTTILA

Läglos – A. D. Kylstra Sirkka-Liisa Hahmo, Tette Hofstra, Osmo Nikkilä 1991–2012: Lexikon der älteren germanischen Lehnwörter in den ostseefinnischen Sprachen. Amsterdam – Atlanta: Rodopi.

Matikainen Hanna 1962: Suomen kyyttö-sanan alkuperä. – Virittäjä 66, 37–47.

Mikkola Jooseppi Julius 1934: Kaleva. – Kalevalaseuran vuosikirja 14, 106–10.

Mägiste Julius 1923: Etümologiseerimiskatseid. – Eesti Keel 2, 33–39.

Mägiste Julius 1927: Lmsm. keelte kuradimestikust. – Eesti Keel 6, 66–84.

Mägiste Julius 1953: Zum fi. „harakka“ ‚Elster’ und seiner Sippe. – Ural-Altaische Jahrbücher 25, 296–99.

Mägiste Julius 1959: Gibt es im Tscheremissischen baltische Lehnwörter? – Ural-Altaische Jahrbücher 31, 169–76.

Mägiste Julius 1960–61: Ostseefinnische und wolgafinnische etymologische Betrachtungen II. Commentationes Balticae 8/9, 4.

Mägiste Julius 1962: Äldre ryska lånord i estniskan, särskilt i det gamla estniska skriftspråket. Lunds Universitets Årsskrift. Avd. 1. Bd 55. Nr 1.

Mägiste Julius 1966: Merjalaisten kansallisuusnimi ja merjalaisprobleemi. – Virittäjä 70, 114–20.

Mägiste Julius 1977: Zu einigen vermeintlichen baltischen Lehnwörtern in den ostseefinnischen Sprachen. – Studies in Finno-Ugric Languages In Honor of Alo Raun. Indiana University Uralic and Altaic Series. Volume 131, 155–75.

Nieminen Eino 1934: Der stammsauslaut der ins urfinnische entlehnten baltischen ā-feminina und die herkunftsfrage. – Finnisch-Ugrische Forschungen 22, 5–66.

Nieminen Eino 1940: Itämerensuomalaisten ja balttilaisten kielten välisten kosketusten tutkimuksesta. – Virittäjä 44, 376–84.

Nieminen Eino 1944: Jääri ja vuona sanojen oletetuista balttilaisista vastineista. – Virittäjä 48, 24–31.

Nieminen Eino 1953: Ein Beitrag zu der ostslawischen und ostseefinnischen Badeterminologie. – Lingua Posnaniensis 4, 211–28.

Nieminen Eino 1955: Die baltischen und ostseefinnischen Ausdrücke für Segel. – Zeitschrift für vergleichende Sprachforschung auf dem Gebiete der indogermanischen Sprachen. Neue Folge, 72. Band, 128–60.

Nieminen Eino 1956: Über einige Eigenschaften der baltischen Sprache, die sich in den ältesten Lehnwörtern der ostseefinnischen Sprachen abspiegelt. Vortrag, gehalten am 9. XI. 1956 – Sitzungsberichte der Finnischen Akademie der Wissenschaften 1956, 185–206.

118

Acta Linguistica Lithuanica LXXI

Naujausias senovės baltų ir finų kalbų kontaktų tyrimų penkiasdešimtmetis

Nieminen Eino 1959: Beiträge zu den baltisch-ostseefinnischen Berührungen. – Rakstu krājums. Veltījums akadēmiķim profesoram Dr. Jānim Endzelīnam viņa 85 dzīves un 65 darba gadu atcerei, 201–10. Rīgā: Latvijas PSR Zinātņu Akadēmijas izdevniecība.

Nieminen Eino 1963a: Ausdrücke für Bau-, Arbeits- und Nutzhölzer fremden Ursprungs im Finnischen – Zeitschrift für slavische Philologie 31, 233–41.

Nieminen Eino 1963b: Finnisch sii. – Lietuvių kalbotyros klausimai 6, 177–82.

Nilsson Torbjörn 1996: Is Balto-Finnic kypärä ‘helm, casque’ really a loanword from Baltic, or is it indigenous? – Word, volume 47, number 2, 185–91.

Nirvi Ruben 1964: Sanoja ja käyttäytymistä. Sanahistoriallisia tutkimuksia II. Suomi 111: 1. Helsinki: Suomalaisen kirjallisuuden Seura.

Nuutinen Olli 1987a: Balttilaisten lainojen substituutiotapauksia. – Virittäjä 91, 52–63.

Nuutinen Olli 1987b: Kalannimi seipi – Fennistica festiva in honorem Göran Karlsson septuagenarii. Fennistica 9, 107–15.

Nuutinen Olli 1989: Satakunnan synty ja Kainuun kato – Virittäjä 93, 11–49.

Nuutinen Olli 1992: Pälvi – balttilainen laina – Virittäjä 96, 403–06.

Närhi Eeva Maria 1960: Tienviittaa merkitsevistä sanoista rasti, tikka ja osviitta. – Sananjalka 2, 62–77.

Ojansuu Heikki 1921: Lisiä suomalais-balttilaisiin kosketuksiin. Vähäisiä kirjelmiä 59.

Orrman Jaakko 1993: Mahdollisia balttilaisia etymologioita: haitta, huttu, rovio. – Virittäjä 97, 99–101.

Parpola Asko 2012: Formation of the Indo-European and Uralic (Finno-Ugric) language families in the light of archaeology: Revised and integrated ’total’ correlations. – Riho Grünthal, Petri Kallio (eds.): A Linguistic Map of Prehistoric Northern Europe. Mémoires de la Société Finno-Ougrienne 266, 119–84.

Posti Lauri 1946: Etymologisia huomioita. – Virittäjä 50, 385–86.

Posti Lauri 1953–54: From Pre-Finnic to Late Proto-Finnic. – Finnisch-Ugrische Forschungen 31, 1–91.

Posti Lauri 1969: Siikanen sinun nimesi – Juhlakirja Paavo Siron täyttäessä 60 vuotta 2. 8. 1969. Suomen kielen laitoksen julkaisuja 1. Acta Universitatis Tamperensis ser. A vol. 26, 146–48.

Posti Lauri 1970: Reen kausta – Virittäjä 74, 165–7.

Posti Lauri 1972: Vehmaro ja kysymys itämerensuomalaisen vetohärkäkulttuurin iästä – Kotiseutu 1972, 153–6.

Posti Lauri 1977: Some new contributions to the stock of Baltic loanwords in Finnic languages – Baltistica 13, 263–70.

Straipsniai / Articles

119

SANTERI JUNTTILA

Ritter Ralf-Peter 1977: Zur Frage der finnischen Evidenz für die Sievers’sche Regel im Germanischen. – Die Sprache 23, 171–9.

Ritter Ralf-Peter 1993: Studien zu den ältesten germanischen Entlehnungen im Ostsee-finnischen. Opuscula Fenno-ugrica Gottingiensia V. Frankfurt am Main: Peter Lang,

Rozwadowski Jan 1913: Kilka uwag do przedhistorycznych stosunków wschodniej Europy i praojczyzny indoeuropejskiej na podstawie nazw wod. – Rocznik Slawistyczny T. VI, 39–73.

Saareste Albert 1923: Etümoloogilised märkused III. – Eesti Keel 2, 10–15.

Saarikivi Janne 2004: Is there Palaeo-European substratum interference in western branches of Uralic? – Journal de la Société Finno-Ougrienne 90, 187–214.

Saarikivi Janne 2007: On the Uralic substrate toponymy of Arkhangelsk region: Problems of research methodology and ethnohistorical interpretation. – Ritva Liisa Pitkänen, Janne Saarikivi (eds.): Borrowing of Place Names in the Uralian Languages. Onomastica Uralica 4, 45–109. Debrecen – Helsinki.

Saarikivi Janne, Lavento Mika 2012: Linguistics and Archaeology: A Critical View of an Interdisciplinary Approach with Reference to the Prehistory of Northern Scandinavia. – Charlotte Damm & Janne Saarikivi (eds.): Networks, Interaction and Emerging Identities in Fennoscandia and Beyond: Papers from the conference held in Tromsø, Norway, October 13–16 2009. Mémoires de la Société Finno-Ougrienne 265, 177–217

Sabaliauskas Algirdas 1963: Baltų ir Pabaltijo suomių kalbų santykiai. – Lietuvių kalbotyros klausimai 6, 109–36.

Salmela Alfred 1965: Suomen muha ja muhi. – Virittäjä 69, 289–91.

Sammallahti Pekka 1977: Suomalaisten esihistorian kysymyksiä. – Virittäjä 81, 119–36.

Sammallahti Pekka 1998: The Saami Languages. An introduction. Kárášjohka: Davvi Girji.

Skardžius Pranas 1957: Zum Wandel ai, ei > ie im Litauischen.– Zeitschrift für slavische Philologie 26, 375–82.

SKES – Suomen kielen etymologinen sanakirja 1–7. Helsinki: Suomalais-Ugrilainen Seura, 1955–1979.

Sköld Tryggve 1982: Finnish valjaat ‘harness’ a Baltic loanword. – Fenno-Ugrica Suecana 5, 292–304.

SSA – Suomen sanojen alkuperä 1–3. Helsinki: Suomalaisen Kirjallisuuden Seura, 1992–2000.

Suhonen Seppo 1988: Die baltischen Lehnwörter der finnisch-ugrischen Sprachen. – The Uralic Languages. Description, History and Foreign Influences, 596–615. Leiden – New York – Köbenhavn – Köln: E. J. Brill.

120

Acta Linguistica Lithuanica LXXI

Naujausias senovės baltų ir finų kalbų kontaktų tyrimų penkiasdešimtmetis

Suhonen Seppo 1989: Baltische und slavische Etymologien. – Journal de la Société Finno-Ougrienne 82, 211–21.

Terent’ev V. 1990: Corrections to the “Suomen kielen etymologinen sanakirja” concerning the Germanic, Baltic and Slavic Loanwords – Uralo-Indogermanica. Балто-славянские языки и проблема урало-индоевропейских связей. Материалы 3-ей балто-славянской конференции, 18–22 июня 1990. г. Часть II, 30–32. Москва: Институт славяноведения и балканистики АН СССР.

Thomsen Vilhelm 1869: Den gotiske sproglasses indflydelse på den finske. En sproghistorisk undersøgelse. København: Den Gyldendalske boghandel.

TK – Zigmas Zinkevičius, Aleksiejus Luchtanas, Gintautas Česnys. Tautos kilmė. Vilnius: Mokslo ir enciklopedijų leidybos centras, 2006.

Toivonen Yrjö Henrik 1955: Sana sanasta, kaksi parhaasta. Porvoo: WSOY.

Toporov 1990 – В. Н. Топоров: О характере древнейших балто-финноугорских контактов по материалам гидронимии. – Uralo-Indogermanica. Балто-славянские языки и проблема урало-индоевропейских связей. Материалы 3-ей балто-славянской конференции, 18–22 июня 1990. г. Часть I, 101–07. Москва: Институт славяноведения и балканистики АН СССР.

Toporov, Trubačev 1962 – В. Н. Топоров, И. О. Н. Трубачев: Лингвистический анализ гидронимов верхнего Поднепровья. Москва: Издательство Академии Наук СССР.

Uibo Udo 2007: Etümoloogilisi märkmeid (III). – Keel ja Kirjandus 50, 571–75.

Uotila Eeva Elina 2000: Selected loans into Finnish and Baltic-Finnic (and some aspects of Finnish grammar). A memorial volume published on the 60th anniversary of her birth. Napoli: Istituto Universitario Orientale.

Vaba Lembit 1983: Baltische Lehnwörter der Wolga-Sprachen im Lichte neuerer Forschungsergebnisse. – Советское финно-угроведение 19, 138–45.

Vaba Lembit 1989: Balti laenud läänemeresoome maastikusõnavaras. – Keel ja Kirjandus 32, 138–41 ja 206–18.

Vaba Lembit 1990a: Die baltischen Sonderentlehnungen in den ostseefinnischen Sprachen. – Itämerensuomalaiset kielikontaktit. Itämerensuomalainen symposium 7. kansainvälisessä fenno-ugristikongressissa Debrecenissä 27.8. – 1.9.1990, 125–39. Helsinki: Valtion Painatuskeskus,

Vaba Lembit 1990b: Gibt es ein baltisches Fragment im estnischen Wortschatz der Waldimkerei? – Linguistica Uralica 26, 173–9.

Vaba Lembit 1992a: Käblik on ahjulind! – Keel ja Kirjandus 35, 459–62.

Vaba Lembit 1992b: A. D. Kylstra, Sirkka-Liisa Hahmo, Tette Hofstra, Osmo Nikkilä, Lexikon der älteren germanischen Lehnwörter in den ostseefinnischen Sprachen. – Linguistica Uralica 28, 219–23.

Straipsniai / Articles

121

SANTERI JUNTTILA

Vaba Lembit 1992c: Eesti kalatõkkenimetus näri ja balti *ē läänemeresoome substituutidest. – Keel ja Kirjandus 35, 726–7.

Vaba Lembit 1994: Zu den baltischen m-Deverbalen in den ostseefinnischen Sprachen. – Linguistica Uralica 30, 241–7.

Vaba Lembit 1996a: Über die baltische Herkunft von est. ihne, ihnus und die Substitution von balt. *kš. – Linguistica Uralica 32, 161–3.

Vaba Lembit 1996b: Über die baltische Herkunft von est. rühm und seinen ostseefinnischen Entsprechungen. – Linguistica Uralica 32, 241–2.

Vaba Lembit 1997a: Uurimusi läti-eesti keelesuhetest. Tallinn – Tampere.

Vaba Lembit 1997b: Über die baltische Herkunft von est. hürn. – Linguistica Uralica 33, 1–3.

Vaba Lembit 1997c: Ergänzungen zur Substitution des baltischen wortanlautenden *st. – Linguistica Uralica 33, 177–80.

Vaba Lembit 1997d: Über die baltische Herkunft des ostseefinnischen rampa-Stammes. – Linguistica Uralica 33, 281–3.

Vaba Lembit 1997e: Ostseefinnisches meri ‘Meer’ - doch ein baltisches Lehnwort – Finnisch-ugrische Sprachen in Kontakt. Vorträge des Symposiums aus Anlaß des 30-jährigen Bestehens der Finnougristik an der Rijksuniversiteit Groningen, November 1996. Maastricht: Shaker 1997, 225–231.

Vaba Lembit 1998: Die Rolle des altpreussischen Sprachmaterials in etymologischen Untersuchungen ostseefinnischer Baltismen. – Wojciech Smoczyński (ed.): Colloquium Pruthenicum secundum. Papers from the Second International Conference on Old Prussian held in Mogilany near Kraków, October 3rd–6th, 1996, 177–85. Kraków: Universitas.

Vaba Lembit 2006: Über Probleme bei der Erforschung der ostseefinnisch-lettischen lexikalischen Beziehungen. – Proceedings of the 4th International Congress of Dialectologists and Geolinguists, 490–9. Rīga.

Vaba Lembit 2011a: Balti laenude uurimine avab meie kauget minevikku. – Keel ja Kirjandus 54, 734–63.

Vaba Lembit 2011b: Language contacts between Baltic and Finnic languages – an exhausted issue in linguistic research? – Congressus XI. Internationalis Fenno-Ugristarum Piliscsaba, 9–14. VIII. 2010. Pars VI. Dissertationes symposium ad linguisticam, 44–52. Piliscsaba.

Vaba Lembit 2012: Vagel: kas etümoloogiline umbsõlm? – Keel ja Kirjandus 55, 202–10.

Vahros Igor 1966: Zur Geschichte und Folklore der grossrussischen Sauna. FF Communications N:o 197. Helsinki: Suomalainen Tiedeakatemia.

122

Acta Linguistica Lithuanica LXXI

Naujausias senovės baltų ir finų kalbų kontaktų tyrimų penkiasdešimtmetis

Vanagas Aleksandras 1966: Suomiški vietovardžiai Lietuvoje. – Mokslas ir gyvenimas 1966: 4, 28–29.

Vasmer Max 1920: Indo-Germaani laensõnad Eesti keeles. – Eesti Kirjandus 14, 343–46.

Vasmer Max 1934: Beiträge zur historischen Völkerkunde Osteuropas II. Die ehemalige Ausbreitung der Westfinnen in den heutigen slavischen Ländern. Berlin: Verlag der Akademie der Wissenschaften.

Venckutė Regina 2001: Kari Liukkonen, Baltisches im Finnischen. – Baltistica 36, 125–30.

Venckutė Regina 2002: E. E. Uotila, Selected Loans into Finnish and Baltic-Finnic. – Baltistica 37, 172–77.

Vilkkuna Kustaa 1971: Die Pfluggeräte Finnlands. – Studia Fennica 16, 5–178.

Wichmann Yrjö 1911: Zur geschichte der finnisch-ugrischen anlautenden affrikaten, bes. im ungarischen und im finnischen. – Finnisch-Ugrische Forschungen 11, 173–290.

Wiklund Karl Bernhard 1904: En finsk metates i lånord. – Nordiska studier tillegnade Adolf Noreen på hans 50-årsdag den 13 mars 1904, 153–67. Uppsala: K. W. Appelbergs Boktryckeri.

Zinkevičius Zigmas 1984: Lietuvių kalbos istorija I. Lietuvių kalbos kilmė. Vilnius: Mokslas.

Zinkevičius Zigmas 2005: Lietuvių tautos kilmė. Vilnius: Mokslo ir enciklopedijų leidybos institutas.

The Latest Fifty Years of Studies into the Prehistoric Contacts between Baltic and Finnic

S U M M A R Y

In terms of Finnic loanwords in Baltic and Baltic loanwords in Finnic, the main conclusion of Sabaliauskas is still valid: the oldest Baltic borrowings have reached the Proto-Finnic stage, whereas all Finnic borrowings in Baltic languages are much more recent. However, several loanword etymologies presented by him have been proven erroneous, and many new etymologies have been presented. Therefore, some claims, which still occur in recent Lithuanian-language literature on cultural history, have become obsolete.

The development of linguistic typology and increasing knowledge of the structures of languages have globally enabled evaluation of the grammatical similarities between Baltic and Finnic languages in a way that was not possible ever before. Some shared features mentioned by Sabaliauskas have been shown to be accidental, but some others are still being considered contact-induced.

Straipsniai / Articles

123

SANTERI JUNTTILA

The most substantial part of Sabaliauskas paper, dealing with the prehistoric context of the contacts, has become obsolete for two reasons, which have not reached the Lithuanian or Baltologic discussion so far. Firstly, the etymological studies of Jorma Koivulehto since the 1970’s have revolutionized our understanding of the relative chronology of prehistoric contacts between Uralic and Indo-European languages. Secondly, the 20th century practice of equating language, archaeological culture and genetic (“racial”) features in the past has proven to be very problematic. Instead of Sabaliauskas’ Neolithic dating, the Bronze Age seems a more likely context for the Baltic-Finnic contacts.

Įteikta 2014 m. spalio 26 d.

SANTERI JUNTTILA

Helsinkio universiteto

Suomių kalbos, finų-ugrų ir skandinavų kalbų ir literatūrų institutas

Lepiku 8–4, 51007 Tartu, Estija

[email protected]

124

Acta Linguistica Lithuanica LXXI

Document details