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LIETUVIŲ KALBOTYROS KLAUSIMAI XXXIX (1998)

Vilija LAZAUSKAITĖ

Istituto di lingua lituana, Vilnius

SULLA PRESENTAZIONE DEI DIALETTALISMI NEL “DIZIONARIO DELLA LINGUA LITUANA CONTEMPORANEA”

Pirmojo „Dabartinės lietuvių kalbos žodyno“ (1954) Įvade (p. V) skelbta nuostata, kad „sutinkamai su praktiniu, norminamuoju Žodyno pobūdžiu, į šį Žodyną įeina <...> liaudies kalbos bei įvairių tarmių žodžiai, plačiau užtinkami literatūroje arba reikalingi kai kurioms sąvokoms reikšti, pvz., buklus, skubrus, namiegas“, nepakito rengiant ir kitus du šio žodyno leidimus. Pasirodžius antrajam „Dabartinės lietuvių kalbos žodyno“ leidimui (1972) tarmybės rengėjų ir recenzentų vertintos kaip bendrinės kalbos turtinimo šaltinis, nes, pasak A. Lyberio (1973: 4), visa tai, kas yra geriausia liaudies kalboje, liejasi į bendrinę kalbą ir ją turtina naujais žodžiais, posakiais, naujomis išraiškos priemonėmis. Kad tarminiai žodžiai buvo (ir tebėra) laikomi lietuvių kalbos turtu, papildančiu bendrinės kalbos žodžių lobyną, nurodoma ir kitų kalbininkų (Paulauskas 1979: 77). E. Grinaveckienė (1973: 5), pasidžiaugusi, kad žodynas teisingai sprendžia bene pačią sudėtingiausią mūsų laikų praktinę kalbos problemą – bendrinės kalbos ir tarmių sąveiką, pastebėjo, kad į žodyną „be reikalo bus pakliuvę kai kurie dialektizmai ar šnekamosios kalbos žodžiai“. Atkreiptas dėmesys į tarminių variantų atrankos problemą, nes bendrinėje kalboje atsirado daug variantų, tik išplečiančių jos žodžių fondą, o leksikos reikšmių fondui nieko neduodančių (Paulauskas 1979: 77).

Nel discutere le questioni relative alla presentazione delle parole dialettali si sottolineano due aspetti: vanno considerate parole della lingua comune le forme dialettali che esprimono concetti per i quali non esistono altre parole adeguate (Paulauskas 1974: 43), e occorre considerare il consolidamento dei dialettalismi e la diffusione del loro uso nella lingua comune (Lyberis 1983: 148).

Questi principi vanno considerati i criteri più importanti per la selezione dei dialettalismi, ai quali tuttavia non si è tenuto pienamente conto nella preparazione della terza edizione del “Dizionario della lingua lituana contemporanea” (1993). Dal confronto tra la prima e la terza edizione del dizionario emerge che i dialettalismi sono aumentati. Per esempio, nella seconda edizione sono comparsi dialettalismi del tutto assenti nella prima: J. Paulauskas (1974: 43) ne cita una dozzina che iniziano con la lettera d: deinauti, dygmuo, dykoji, dylatė, dilikas, dosai e altri. K. Morkūnas (1997: 43) ha osservato che nella terza edizione compaiono parole caratteristiche di una o dell’altra area del territorio linguistico lituano, prive di indicazioni speciali, benché siano usate in modo piuttosto circoscritto nei dialetti; per esempio, kapōklė (2) 3. «vedega» e altri. Tutto ciò dimostra che l’obiettivo dichiarato nella prima edizione del “Dizionario della lingua lituana contemporanea” (p. VI), cioè non includere nel dizionario parole dialettali usate in modo circoscritto e poco utili alla lingua comune, non è stato pienamente-

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attuato. Per esempio, nella seconda edizione del dizionario è stata inclusa la forma dialettale žemaitica šutrus «caldo», klūkti «pregare con grande insistenza»1; l’entrata 2 klūkti, ~ia, ~ė «pregare con grande insistenza, supplicare» è stata inserita nonostante il materiale del dizionario accademico “Lietuvių kalbos žodynas” mostri che nei dialetti è usata piuttosto raramente — J, Vdk, Užv (LKŽ VI 166). Nella terza edizione è stata nuovamente eliminata. Ancora più incomprensibile è la presenza in tutte e tre le edizioni del dizionario dell’omonimo klūkti, ~ia, ~ė žem. «pescare d’inverno, dopo aver praticato delle aperture nel ghiaccio e spingendovi i pesci». Nel dizionario accademico figura una sola abbreviazione J (LKŽ VI 166).

La selezione dei vocaboli terminologici, la loro funzione, il rapporto con il lessico della lingua comune e altre questioni continuano a essere discussi sotto diversi aspetti. La presentazione variabile dei dialettalismi in tutte e tre le edizioni del “Dizionario della lingua lituana contemporanea” e l’analisi dei dialettalismi della terza edizione mostrano che per un futuro dizionario della lingua comune sono necessari nuovi criteri di selezione. Tanto più che il dizionario della lingua comune deve avere carattere normativo. Il suo lessico deve comprendere diversi strati della lingua e, dal punto di vista funzionale, dovrebbe fornire informazioni massime con mezzi espressivi minimi (Zabarskaitė 1996: 106).

Criteri di selezione dei dialettalismi

Nella terza edizione del “Dizionario della lingua lituana contemporanea” figurano circa 2150 parole con le indicazioni tarm., aukšt., dz., ryt., vak., žem.. Esse costituiscono circa il tre per cento di tutte le parole riportate nel DŽ3 (Grumadienė 1995: 15). La maggior parte presenta le indicazioni tarm. e žem. (rispettivamente 698 e 687); sono nettamente meno numerose quelle con i rimandi ryt., dz. e vak. (rispettivamente 478, 161 e 111), mentre quelle con l’indicazione aukšt. sono appena alcune (8). La maggior parte del materiale dialettale riportato nel DŽ3 è costituita da sostantivi e verbi; gli aggettivi e gli avverbi sono molto meno numerosi.

Circa un terzo dei sostantivi può essere considerato etnografismo; per esempio, karinỹs (3b) dz. «alveare collocato su un albero, nido per catturare sciami di api», kėkšis (2) ryt. «asta con uncino», 2 mazginỹs (3b) 1. žem. «cesta per trasportare patate, mele e altro», 2. žem. «cesta appesa in cucina o alla parete, per riporvi stoviglie e cucchiai», 3. dz. «oggetti legati in un fazzoletto», pamautas (2) žem. «cavezza senza morso», rėzgė (2) dz. «cesta per trasportare cereali e farina», rintė (2) vak. 1. «tavoletta scanalata con cui si fa rotolare il mattarello per lisciare il bucato», 2. «tavola scanalata per lavare, asse per il bucato», sąmatas (1) ryt., dz. «corda o correggia per stringere i finimenti durante l’attacco», strustis, ~iės (4) vak., dz. 1. «dente del pettine da telaio», 2. «trama del cesto», e altri. Tuttavia, solo alcuni di essi sono accompagnati nel dizionario dall’indicazione etnogr.; per esempio, darýtinis (1) etnogr. dz. «ricotta mescolata con latte dolce o acidulo, oppure con panna», palankynos

1 Gli esempi riportati tra parentesi sono indicati nell’introduzione alla prima edizione del dizionario.

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pl. (2) etnogr. dz. «visita alla puerpera», pirmaryčiai pl. (1) etnogr. ryt., dz. «rito di risveglio degli sposi la prima mattina dopo le nozze», sōdas (2) 3. etnogr. ryt., dz. «ornamento nuziale di paglia a sonagli, appeso vicino al tavolo», ecc.

Un gruppo consistente è costituito da sostantivi con un significato specifico (denominazioni di oggetti o fenomeni), per es. bangas (4) dz. «forte pioggia accompagnata da temporale», blauždlaūža (1) žem. «periodo in cui il fango gelato comincia a cedere», čirškė (1) dz. «rametto secco di pino o abete, ago», dalgėna (3b) ryt. «grande penna della coda del gallo o di un altro uccello», gaidūonė (1) tarm. «insetto ronzante», iesmė (3) tarm. «quantità di legna messa tutta insieme nella stufa», irmedė (1) ryt. «malattia contratta per aver preso freddo, per stanchezza o per spavento; brividi di freddo, tremito», kimša (1) vak. «apertura nel tetto o nel soffitto attraverso la quale si infilano fieno o paglia nel fienile», kriōgis (2) žem. «struttura triangolare fatta di bastoni inchiodati insieme, messa al collo del maiale perché non passi attraverso la recinzione, della mucca perché non poppi, o del bestiame perché non si allontani durante il pascolo», pūtra (1) vak. «qualsiasi cosa marcia (casa, albero)», rūopis (1) žem. «cumulo in cui si conservano patate e barbabietole», šešiaūninkė (2) tarm. «puerpera durante le sei settimane dopo il parto», ecc. Alcuni di questi sostantivi designano concetti per i quali nella lingua comune non esistono altre parole o termini, per es. balymas (1) ryt. «erba dell’anno precedente non falciata», dangùs (4) 3. tarm. «parte superiore dell’interno della stufa», skēršė (2) 3. tarm. «lunga e ampia gonna antica a righe», šēkštis (2) žem. «assicella inserita ai lati del carro per aumentarne la capienza», trīnalas (3ᵇ) 2. dz. «pezzo di lardo con cui si unge la padella affinché il cibo non bruci durante la frittura», žindenė (2) vak. «scrofa o cavalla che allatta», ecc. Tuttavia, nella lingua comune la maggior parte di questi sostantivi ha equivalenti più usuali e più frequentemente usati, per es. dėrgna (1) tarm. «tempo inclemente, nevischio», gimulys (3ᵇ) tarm. «neonato, lattante», likštis, ~iēs m. (4) tarm. «vizio, difetto», skyrà (4) žem. «differenza», skivytas (2) vak., žem. «straccio, cencio», sōpė (1) ryt., dz. «dolore, fitta», spandà (4), spánda (1) ryt., dz. «puntello, sostegno», spirgà (4) vak. «calura, siccità», stalgītis, ~iēs (4) ryt. «grande desiderio», e sim.

Dall’analisi semantica dei verbi contrassegnati con le indicazioni tarm., dz., ryt., vak., žem. emerge che la maggior parte di essi è caratterizzata da espressività, per es. čiōkšti, ~škia, ~škē dz. «scorrere a fiotti, piovere a dirotto», šliōti, ~ja, ~jo tarm. «fare qualcosa con grande intensità (picchiare, piovere, camminare)», tuliōti, ~ja, ~jo ryt. «scacciare gridando, cullare», ecc. Un esame più approfondito, per esempio, dei verbi del dialetto dzūko ha rivelato che prevalgono le parole che esprimono movimento o azione, per es. plūkti, plūnka, ~o «scorrere, fluire», salvėti, salva, ~jo «scorrere lentamente, stillare», ecc. Tra i verbi che indicano suoni si ricordano quelli del dialetto dzūko che descrivono il parlare, per es. kvōkšti, ~čia, ~tē «parlare con voce rauca, gridare», švarnōti, ~ja, ~jo «dire sciocchezze, ciarlare», ecc. Nel dizionario vi sono soltanto pochi verbi che descrivono la luce, caratteristiche fisiche o psichiche e rapporti sociali; cfr. i verbi del dialetto dzūko jūnkyti, ~o, ~ė «educare, insegnare», nogėti, nōgisi, ~josi «avere voglia, desiderare», žverblėti, žvērblà, ~jo «scintillare, brillare», ecc. (Lazauskaitė 1997: 130). A questo proposito è interessante analizzare anche altri verbi contrassegnati come dialettali. Per esempio, tra i verbi samogiti spiccano quelli che esprimono distruzione, come ingti, ~sta,

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~o 1. «diventare calvo, perdere il pelo», 2. fig. «impoverirsi, decadere», spilgti, ~sta, ~o «deperire per mancanza di sole, languire», ecc. I verbi espressivi di solito non introducono una nuova sfumatura semantica, ma denominano ciò che è espresso in modo più consueto da altre parole della lingua comune, per es. dulbsti, ~čia, ~tė vak. «lavorare lentamente», gorūoti, ~ūoja, ~āvo tarm. «camminare a fatica, muoversi a stento», niógti, ~ia, ~ė dz., vak. 1. «camminare, correre velocemente», 2. «portare, trascinare con fatica», plūncinti, ~a, ~o tarm. 1. «camminare a fatica, trascinarsi», 2. «picchiare», šižinti, ~a, ~o žem. «irritare, infastidire», ecc.

Accanto ai verbi caratterizzati da espressività, il DŽ3 riporta spesso anche i loro derivati con suffisso o desinenza. Questi ultimi sono denominazioni di persone con una connotazione negativa (come, del resto, anche le loro basi), cfr. palašiaūti, ~iāuja, ~iāvo vak. «cercare da bere gratis» e palašys, ~ė dkt. (3b) vak. «chi cerca da bere gratis»; pliaūnyti, ~ija, ~ijo tarm. «dire sciocchezze, ciarlare» e pliaūnius, ~ė dkt. (2) tarm. «chi ciarla»; tvoróti, ~ja, ~jo ryt. «dire sciocchezze, gridare» e tvorónas (2) ryt. «chi fa chiasso e grida»; varėzgoti, ~ja, ~jo tarm. «dire sciocchezze, chiacchierare» e varėzgà b. (2) tarm. «chi ciarla, chiacchierone», ecc. Nelle parlate i derivati sono di norma ancora meno usati delle loro basi, per es. knėkšlýs, ~ė dkt. (4) dz. «piagnucolone, urlatore, frignone» LKŽ VI 216 (Lš, Sn) e cfr. knėkšti, ~čia, ~tė dz. «piangere con voce flebile» LKŽ VI 216 (Sn, Lp, Mrs, Kb, Šn); purlà b. (4) dz. «persona sporca, sudicia» LKŽ X 982 (Rdm, Mrs, Krok) e cfr. puržlìnti, ~a, ~o dz. «schizzare e spargere sporcando» LKŽ X 992 (Lp, Rdm, Lš, Lzd, Pns), ecc. Sono tutti piuttosto estranei alla lingua comune.

Tra le voci dialettali riportate nel DŽ3, l’espressività è forse più caratteristica degli aggettivi, per es. mūrglinas, ~à (3b) dz. «sporco, imbrattato», rakštìs, ~i (4) ryt., dz. 1. «spinoso, pungente», 2. «poco chiaro, intricato, difficile», skaugùs, ~i (4) žem. «avaro», uvėrùs, ~i (4) tarm. 1. «sfacciato, invadente, ostinato», 2. «avido, ingordo; bramoso», ecc. Come le denominazioni di persone, hanno per lo più una connotazione negativa.

Da quanto detto si evince dunque che nel dizionario della lingua comune non dovrebbero figurare:

1. Una parte considerevole del lessico espressivo, per es. atlagénti, ~ēna, ~ēno ryt. «arrivare trotterellando, lentamente», dulbsti, ~čia, ~tė vak. «lavorare lentamente», kluikti, ~ia, ~ė vak., kluókti, ~ia, ~ė žem. «chiedere insistentemente, mendicare», krēištis, ~iasi, ~ėsi žem. 1. «difendersi, resistere, opporsi», 2. «accingersi, prepararsi», tuliōti, ~ja, ~jo ryt. «scacciare gridando, cullare», vaimétis, ~jasi, ~josi dz. «sembrare, atteggiarsi», vampāžyti, ~ija, ~ijo tarm. «parlare a vanvera, blaterare», žiubrēnti, ~ēna, ~ēno dz. «masticare in fretta, mangiare, ecc.;

kemžỹs, ~ė dkt. (4) vak. «poveraccio, persona rachitica», pasiūtùkailis (1) žem. spreg. «scatenato, monello», plūja b. (4) ryt. 1. «vagabondo, giramondo», 2. «chiacchierone», terliūzas b. (2) tarm. 1. «pasticcione», 2. «persona grassa e corpulenta», ecc.;

agniùs, ~i (4) žem. «vivace, energico, dinamico», grauždùs, ~i (4) 2. dz. «cattivo, rude, crudele», širdingas, ~a (1) 3. tarm. «irascibile, impulsivo», vizgùs, ~i (4) žem. «vivace, svelto, sveglio», ecc.

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Nel presentare il materiale dialettale espressivo, in molti casi ci si può accontentare del solo rinvio šnek. (ciò vale soprattutto per i verbi con il rinvio tarm.). Tanto più che i vocaboli dialettali sono affini a parole colloquiali caratterizzate da libertà espressiva, talvolta con sfumature spregiative o ingiuriose (Lyberis 1983: 149).

2. Parole che nella lingua standard hanno sinonimi più usuali, per esempio, áitas (1) ryt. ‘monello, irrequieto’, akėivos dgs. (1) ryt. ‘visione di qualcosa che non esiste, incantesimi’, ãmas (4) vak. ‘promessa, voce’, 1 nibrė (2) tarm. ‘muso (di solito di maiale)’, smúrgas (3) žem. ‘moccio’, stãibis (1) žem. ‘polpaccio’, veltỹnės dgs. (2) ryt. ‘lotta, combattimento’ ecc.;

ýlinas, ~à (3ᵃ) žem. ‘appuntito’, kutrùs, ~ì (4) tarm. ‘veloce, agile’,šliūkinas, ~à (3ᵇ) tarm. ‘sporco, fangoso’, tīm̃sras, ~à (4) vak. ‘di mantello sauro scuro (di solito riferito ai cavalli)’, ūmùs, ~ì (3) 2. ryt. ‘verde, non essiccato (riferito a piante e cereali)’, 3. ryt. ‘fresco’ ecc.;

2 áidėti, ~a, ~ėjo tarm. ‘fare baccano, gridare’, gaksóti, gãkso, ~jo vak. 1. ‘stare sdraiato’, 2. ‘fissare’, niókti, ~ia, ~ė ryt. ‘scompigliare, arruffare, aggrovigliare’, parkílti, ~ýla, ~ilo žem. ‘tornare, rientrare’, pužóti, ~ja, ~jo dz. ‘germogliare, salire, fermentare’, skū̃sti, skū̃ndžia, skū̃ndė 4. žem. ‘dispiacersi, essere avaro’, žabáinoti, ~ja, ~jo žem. ‘confondere’ ecc.;

ikvãliai prv. vak. ‘a sufficienza’, nókabrazda prv. tarm. ‘a rotta di collo, molto rapidamente’, patarándom prv. dz. ‘a rotta di collo’, tuõžyg prv. žem. ‘contemporaneamente, insieme, in compagnia’ ecc.

Va inoltre osservato che il rinvio «cfr.» in molti casi induce a dubitare che una parola dialettale sia effettivamente da includere in un dizionario della lingua standard; per esempio, kiáukė (1) dz. žr. kuosa, medžiõkas (2) ryt., dz. žr. medkurpė, pãviešis (1) žem. žr. viešnagė, pùtelis (1) žem. žr. putinas, rážas (2) ryt. žr. ražulys, skeliáud(r)a (1) tarm. žr. skeveldra, spáugas (3) aukšt. žr. spuogas ecc.;

eškùs, ~ì (4) tarm. žr. ėdrus, pãtisas, ~à (3ᵇ) ryt. 3. žr. pratisas, slìnkas, ~à (4) žem. žr. tingus, sparùs, ~ì (4) tarm. žr. spartus ecc.;

dvakinėti, ~ja, ~jo ryt. žr. dvoklinėti, pláusti, ~džia, ~dė tarm. žr. plauti, niáugėti, ~ja, ~jo tarm. žr. raugėti, ribúoti, ~úoja, ~ãvo dz. 1. žr. raibuliuoti, 2. žr. riedėti 1–2, skrūpsėti, skrū̃psi, ~jo vak. žr. skrūpsoti ecc.

3. Parole rare, usate in un’area dialettale ristretta, per esempio, dabà (4) tarm. ‘ornamenti’ LKŽ II 199 (Pnm), gùlas (4) dz. ‘albero giacente in una palude o in un lago’ LKŽ III 705 (Vlk, Asm), ilg vakaris (1) žem. ‘serata lunga’ LKŽ IV 55 (Bržr), tvorõnas (2) ryt. ‘chi fa rumore alla recinzione, grida’ LKŽ XVII 338 (Trgn), vãbolė (1) žem. ‘coleottero nero’ LKŽ XVII 767 (Krkl, Mžk), valgà (4) ryt. 1. ‘mangiare’ LKŽ XVII 1049 (Ln), 2. ‘provvista di cibo, pasto’ LKŽ XVII 1049 (Grš) ecc.;

ėdráuti, ~áuja, ~ãvo dz. ‘mangiare avidamente, rosicchiare’ LKŽ II 1046 (Vlk), varangótis, ~jasi, ~josi tarm. ‘contorcersi’, vãrškanoti, ~oja, ~ojo žem. ‘stropicciare, sgualcire’ LKŽ XVIII 311 (Vkš, DūnŽ) ecc.

4. Parole che nel «Dizionario della lingua lituana» accademico recano soltanto la marca DŽ, per esempio, įsagtė (3ᵃ) dz. ‘bottone’ LKŽ III 144 (DŽ) ecc.

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5. Parole usate nel DŽ₃ con significati che non figurano nel dizionario accademico. Per esempio, per la parola del DŽ₃ 1 rénta (1) dial. orient. sono riportati i seguenti significati: 1. ‘parole vuote, chiacchiere’, 2. b. ‘chi parla in modo chiaro e lentamente’, 3. b. ‘persona che parla a vuoto’; nel „Lietuvių kalbos žodynas“ manca il secondo significato (LKŽ XI 455).

6. Parole entrate nel dizionario accademico da altri dizionari, ma che negli ultimi tempi non sono usate nei dialetti, per es. urėti, ūra, ~jo dial. orient. ‘correre in gruppo, accalcarsi’ LKŽ XVII 528 (NdŽ, FrnW, DŽ) e alt.²

Gal pravartu pasinaudoti G. Kirvaičio (1984: 55) siūlymu iš žodyno „išmesti nemažą tarmybių ir šiaip retai vartojamų, pasenusių žodžių. Žodžiu audrotie, blisti, dagoti, keleivystė, laiškus, slasnos, slaptė, šaras, tviega, vystas nesupras nė vienas gatvėje užklaustas žmogus“.

Pertanto, si propongono i seguenti criteri fondamentali per la selezione dei dialettismi:

1. Diffusione dei dialettismi nella letteratura e nei dizionari (XIX–XX sec.), per es., mėdžlie-pis (1) dial. v. ‘acero’ LKŽ VII 999 (LzP, Vaižg, Kos 135; Ak, Sb, Rm, An, Brž, Vj, Kp, Pnd, Pšl …), uverius, ~i (4) dial. 1. ‘sfacciato, invadente, ostinato’, 2. ‘avido, ingordo, bramoso’ LKŽ XVII 571 (Š, DŽ, NdŽ, KŽ, V. Myk–Put, V. Krėv; An, Ktk, Rk, Lkm, Dglš, Drsk, Šmn, Ds, Vlk, Vdšk, Žl, Blnk …) e alt.

2. Consolidamento della parola nei dialetti, per es., spalgėna (1) dial. orient. dz. v. spanguolė ‘mirtillo rosso’ LKŽ XIII 312 (Smn, Užg, Brb, Lš, Žln, Dg, Vlk, Dv, Rod, Pb, Ml, Vdš, Dgp, Ob, Pn, Gdr, Dbg, Drsk, Ps, Pv, Glv, Trgn …), vaikis (2) dial. samog. 1. ‘giovane, ragazzo’, 2. ‘bracciante, ragazzo’ LKŽ XVII 867 (Krž, Skdv, Dov, Krg, Akm, Skd, Vgr, Plt, Jdr, Šts, Pln, KlvrŽ, Vn, Šv, Rdn, Als, Trk, Trkn, Bdr, Krš, Všv, Bržr, End, Rt, Pp, Krtn, Lkž …) e alt.

3. Sistematicità. Accanto ai verbi consolidati negli scritti e nei dialetti è necessario riportare anche i loro derivati prefissati di uso comune, per es., tėšti, tėšia, ~ė dial. dz. ‘gonfiarsi della mammella prima del parto’ LKŽ XVI 128 (Lp, Lzd, Smn, Mrs, Btr, Skdt, Kč, Vrnv, Užp, Klt, Krok) e cfr. pritešti ‘gonfiarsi molto’ LKŽ XVI 129 (Arm, Lp, Švn, Krsn, Smn, Al, Alv, Klt, Osn, Vlk, Srj). Quest’ultimo derivato non è menzionato nel DŽ₃. Invece, per il verbo mūginti, ~a, ~o dial. 1. ‘muovere, scuotere’, 2. ‘sollecitare, incoraggiare’, nel DŽ₃ è riportato il derivato prefissato, usato piuttosto raramente, įmūginti, ~a, ~o dial. ‘infilare con difficoltà muovendo’ LKŽ VIII 383 (Ml).

4. Discordanza dei significati. Con le indicazioni dz., ryt., vak. o žem. si dovrebbero riportare quelle parole che nella lingua comune sono usate con un significato e nel dialetto con un altro, e per il quale di norma non esiste una parola della lingua comune, per es., gomurys (3ᵃ) 1. ‘parte superiore della cavità orale’, 2. dial. orient. ‘parte superiore dell’interno del forno’, stulpas (4) 1. ‘grosso palo conficcato o fissato’, 2. ‘sostegno di una struttura’, 3. ‘ciò che ha forma allungata e verticale’, 4. dial. dz. ‘fienile’ e alt. Lo stesso vale anche nel caso in cui la parola nei dialetti sia usata con significati diversi

2 Nel dizionario accademico „Lietuvių kalbos žodynas“, alla voce švirkštelėti, -ja, -jo 2. dial. dz. ‘fischiettare’, non sono riportati dati dialettali LKŽ XV 599 (Š, DŽ, NdŽ), sebbene, per esempio, negli scritti di L. Gutauskas questa parola sia usata frequentemente.

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significati, ad es., gróbas (1) 1. dial. sett. ‘costola’, 2. dial. merid. ‘intestino’, šautas (2) 1. dial. merid. ‘zuppa di foglie, minestra di foglie’, 2. dial. dz. ‘cattivo odore, fetore’, vármas (4) 1. dial. merid. ‘zanzara’, 2. dial. dz. ‘tafano’ ecc.

Tenuto conto dei criteri di selezione proposti, nel nuovo dizionario della lingua comune rimarrebbe sicuramente meno della metà delle parole del DŽ3 (cioè circa l’uno per cento dell’estensione del DŽ3). In primo luogo si dovrebbe rinunciare a quasi tutti gli avverbi che hanno nella lingua comune sostituti più usuali, a una parte considerevole degli aggettivi e dei verbi, nonché ai sostantivi che si distinguono soltanto per la loro espressività (tanto più che si parla di un dizionario normativo della lingua comune).

Presentazione delle indicazioni dialettali

La definizione dei criteri di selezione dei dialettalismi non risolve ancora tutti i problemi relativi alla loro presentazione nel «Dizionario della lingua lituana comune». Anzitutto, come osserva K. Morkūnas (1997: 44), «oggi il lettore può interpretare in modi diversi il contenuto delle abbreviazioni dz., ryt., vak.: dalla metà degli anni Sessanta, nella classificazione di A. Girdenis – Z. Zinkevičius, adottata al posto della classificazione dei dialetti lituani di K. Jaunius – A. Salys (versione perfezionata della classificazione di A. Baranauskas), il dialetto dzūkai è del tutto assente, mentre le aree dei dialetti degli altopiani orientali e occidentali sono state notevolmente ampliate. Le tre abbreviazioni più recenti – dz., ryt., vak. – indicano in realtà soprattutto le principali regioni etnografiche degli altopiani». Sorge allora la questione se l’indicazione aukšt. sia davvero necessaria (tanto più che la troviamo soltanto presso 8 parole, di cui, nel migliore dei casi, solo 2 o 3 sarebbero da includere in un dizionario della lingua comune).

D’altra parte, l’indicazione aukšt. potrebbe essere fornita al posto dell’abbreviazione tarm. nei casi in cui il dialettalismo è usato soltanto nell’area dei dialetti degli altopiani, ad es., pakaša (3b) tarm. ‘raccolto di patate’ LKŽ IX 158 (Dkš, Tr, Lel, Grl, Sdk, Ktk, Švnč, Slm).

Non è sempre chiaro perché accanto ad alcune parole compaia l’indicazione tarm., mentre accanto ad altre ryt., dz. oppure vak., žem. e così via. Analizzando la diffusione delle parole con l’indicazione tarm., risulta che spesso tale abbreviazione potrebbe essere sostituita da una combinazione di due indicazioni, ad es., rãktis, rãkas, rãkesi tarm. ‘schiudersi dalle uova’ LKŽ XI 112 (Skr, Als, Kv). In questo caso, al posto di tarm. si potrebbe indicare anche žem., vak.3. In casi molto simili, infatti, si sceglie una combinazione di indicazioni (vak., dz.), anziché l’abbreviazione tarm., ad es., pèršelis (1) vak., dz. ‘striscia di terreno non seminata, passaggio’ LKŽ IX 848 (Kps, Krok, Gdl, Al, Rdm). Talvolta nel dizionario accademico «Lietuvių kalbos žodynas» il materiale riportato è in generale troppo scarso per poter valutare la scelta delle indicazioni, ad es., pužóti, ~ója, ~ójo dz., vak. ‘salire, fermentare’ LKŽ XI 152 (Kt), vėjapjūta (1) 3. b. tarm. ‘falciatura del vento’ LKŽ XVIII 572 (Gs, Žlb) ecc.

3 Nel DŽ3 vi sono anche altri casi di questo tipo, ad es., vampážyti, ~īja, ~ījo tarm. ‘parlare a vanvera, cianciare’ (LKŽ XVIII 76 (Rs, Trk, Jrb).

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Appendice 1. Uso delle indicazioni dialettali nel DŽ₃ (sulla base dei dati del LKŽ)

dial. orient. dial. dz. dial. occid. dial. dz. dial. occid. dial. merid. dial. merid. dial. occid.

Sulla base dei dati della geografia linguistica, è stata condotta un’analisi della distribuzione delle forme dialettali più frequentemente usate, che nel DŽ₃ recano le indicazioni ryt., dz.; vak., dz.; vak., žem. ir žem., vak. (cfr. Appendice 1). Per chiarire se le combinazioni di indicazioni riportate siano sempre appropriate, ci si è basati sui materiali del dizionario accademico «Lietuvių kalbos žodynas» (cfr. Appendice 2).

La carta mostra che talvolta le combinazioni delle indicazioni dialettali sono scelte in modo impreciso; per esempio, le forme dialettali medžiokas (2) ryt., dz. žr. medkurpė e sąmatas (1) ryt., dz., con il significato di «cordicella o legaccio per stringere i finimenti quando si aggiogano gli animali», sono usate a Radviliškis; skerspjūvė (1) vak., dz. žr. skerspjūklis a Pašvitinys, distretto di Pakruojis; skivytas (2) vak., žem., «straccio, cencio», ad Anykščiai (per maggiori dettagli, cfr. Appendici 1 e 2). Se i dati dialettali riportati, che indicano un uso più esteso delle parole, non sono occasionali, in questi casi andrebbe indicata la marca tarm..

Occorre prestare attenzione anche alle parole polisemiche. Talvolta l’area d’uso dei significati delle forme dialettali non coincide; per esempio, rakštūs, ~į (4) ryt., dz. 1. «spinoso, pungente» LKŽ XI 110 (Mrk, Ds, Sld, Rš, Trgn, Sdk, Dgšl, Tvr), 2. «poco chiaro, intricato, difficile» LKŽ XI 110 (Lzd, LTR (Vlk)), strustis, ~iės m. (4) vak., dz. 1. «dente del pettine» LKŽ XIII 1004 (Jz, Ūd, Lš, Švn, Rmš, Žsl, Al, Kt, Bgt, Grš, Lp), 2. «trama di un cesto» LKŽ XIII 1004 (Rtn, Dbč, Mrc). Come mostrano i dati riportati, le combinazioni delle indicazioni sono appropriate solo per i primi significati delle forme dialettali. I materiali del dizionario accademico mostrano che i secondi significati delle parole citate sono noti in un’area limitata del dialetto dell’Aukštaitija meridionale; pertanto, se tali significati devono essere inclusi in un dizionario della lingua standard, in entrambi i casi va usata solo la marca dz.

A quanto pare, nei casi in cui una parola è ampiamente usata nei dialetti, è necessaria la marca tarm.; se invece è attestata in un’area dialettale limitata o va del tutto esclusa, oppure va usata un’indicazione specifica ryt., vak., dz. arba žem. S. Keinys (1991: 95) ritiene che queste marche «non vadano intese alla lettera» e propone di considerare le forme dialettali come parole della lingua standard di uso più circoscritto, caratteristiche di una determinata area d’uso della lingua standard e della lingua dei suoi emigrati.

Talvolta, oltre alle indicazioni dialettali, si usano anche marche stilistiche – menk., niek., per esempio, góngalvis, ~ė dkt. (1) vak. niek. «monello, furfante» e cfr. áitas (1) ryt. «monello, irrequieto»; nepaeitūvas b. (2) vak., dz. menk. «persona che fa tutto lentamente, senza fretta» e cfr. čiópa (1) žem. «persona goffa» e altri. Sul piano semantico, le coppie di esempi riportate non differiscono molto. A quanto pare, occorrerebbe essere coerenti e, in casi analoghi, affiancare alle indicazioni dialettali anche quelle stilistiche; sarebbe tuttavia preferibile rinunciare del tutto a queste ultime, poiché l’espressività è caratteristica della maggior parte delle forme dialettali del DŽ₃.

Nekyla abejonių, kad į bendrinės kalbos žodyną dėtini etnografizmai (Klimavičius 1997: 23). A. Lyberis (1983: 148) atkreipęs dėmesį į tai, kad daugelis tarminių žodžių grožinėje literatūroje kuria kaimo gyvenimo kolor itą, o dalis jų bendrinėje kalboje atlieka etnografizmų funkcijas. Beje, dažnai DŽ₃ apskritai nepateikta pažyma etnogr., pvz., raugtinė (3ᵇ) žem. 1. ‘kibiro talpos medinis indas su dangčiu sviestui ar rūgusiam pienui laikyti’, 2. ‘lauknėša’, ratūkai dgs.

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(2) 2. vak., dz. «rocchetti per avvolgere il filo dell’ordito», kūltuvas (3b) ryt. «flagello per trebbiare» e altri. Non dovrebbero esserci dubbi sulla necessità di questa marca: dovrebbe essere riportata per prima l’indicazione etnogr., seguita dalla marca che indica una determinata area dialettale, benché nel DŽ3 si trovino anche casi opposti, per esempio rytągonė (1) ryt., dz. etnogr. «pascolo del bestiame dall’alba fino alla colazione». A quanto pare, occorre attenersi al principio di coerenza: se riportiamo l’indicazione etnogr., le marche tarm. vak., ryt., dz., žem. sono in generale superflue. Forse le marche menzionate andrebbero riportate solo quando la parola è usata nei dialetti con significati diversi; per esempio, geinys (4) etnogr. 1. dz. «attrezzo di corda per arrampicarsi sugli alberi e raccogliere il miele», 2. ryt. «ordito del tessuto, fili tolti», 3. ryt. «ritmuša», 4. žem. «zattera costruita con pali legati insieme per caricare i tronchi da fluitare» e altri. Nella scelta delle indicazioni ryt., vak., dz., žem., tarm. ir aukšt., occorre considerare non solo l’estensione dell’uso della parola, ma anche attenersi ai dati della geografia linguistica. Inoltre, la marca tarm. va usata anche nei casi in cui la forma dialettale non si è affermata stabilmente nella lingua standard.

Appendice 2. Elenco delle località indicate sulla carta

medžiokas (2) ryt., dz. cfr. medkurpė LKŽ VI 997 142 – Vabalninkas, distretto di Biržai 164a – Radviliškis 232 – Naujamiestis, distretto di Panevėžys 267 – Ėriškiai, distretto di Panevėžys 643 – Miroslavas, distretto di Alytus 684 – Veisiejai, distretto di Lazdijai.

pirmaryčiai dgs. (1) etnogr. ryt., dz. «rito del risveglio degli sposi la prima mattina dopo le nozze» LKŽ X 9 212 – Dūsetos, distretto di Zarasai 313 – Dūkštas, distretto di Ignalina 508 – Strūnaitis, distretto di Švenčionys.

rakštūs,~į (4) ryt., dz. 1. «spinoso, pungente», 2. «poco chiaro, intricato, difficile» LKŽ XI 110 212 – Dūsetos, distretto di Zarasai 276 – Sudeikiai, distretto di Utena 315 – Rimšė, distretto di Ignalina 346 – Tauragnai, distretto di Utena 350 – Daugėliškis, distretto di Ignalina 381 – Saldutiškis, distretto di Utena 420 – Tverėčius, distretto di Ignalina 649 – Valkininkai, distretto di Varėna.

672a – Lazdijai 688 – Merkinė, distretto di Varėna.

šąmatas (1) ryt., dz. «cordicella o legaccio per stringere i finimenti quando si aggiogano gli animali» LKŽ XII 92 79 – Grūžiai, distretto di Pasvalys 111 – Joniškėlis, distretto di Pasvalys 146 – Panemunėlis, distretto di Rokiškis 164a – Radviliškis 174 – Kupiškis 231 – Sidabravas, distretto di Radviliškis 234 – Miežiškiai, distretto di Panevėžys 241 – Užpaliai, distretto di Utena 275 – Vyžuonos, distretto di Utena 276 – Sudeikiai, distretto di Utena 315 – Rimšė, distretto di Ignalina 335 – Surviliškis, distretto di Kėdainiai 378 – Skudutiškis, distretto di Molėtai 454 – Kaltanėnai, distretto di Švenčionys 630 – Pivašiūnai, distretto di Alytus 670 – Dieveniškės, distretto di Šalčininkai 678 – Varėna 686 – Leipalingis, distretto di Lazdijai 688 – Merkinė, distretto di Varėna III – Leñtupis, Bielorussia IV – Gervėčiai, Bielorussia

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sõdas (2)

3. etnogr. ryt. dz. ‘ornamento nuziale di paglia, appeso vicino al tavolo’

LKŽ XIII 273

57a – Biržai

176 – Skãpiškis, Kupiškio raj.

212 – Düsetos, Zarasų raj.

238 – Šimonys, Kupiškio raj.

241 – Užpaliai, Utenos raj.

312 – Šalakas, Zarasų raj.

343 – Skiemonys, Anykščių raj.

449 – Žėlyva, Ukmergės raj.

645 – Ál̃ovė, Alytaus raj.

699 – Dubičiai, Varėnos raj.

stavariúotas, -a (1) ryt., dz.

‘che ha gli stavariai’ LKŽ XIII 725

212 – Düsetos, Zarasų raj.

312 – Šalakas, Zarasų raj.

627 – Krōkialaukis, Alytaus raj.

686 – Leipalingis, Lazdijų raj.

694 – Druskininkai, Varėnos raj.

697 – Marcinkonys, Varėnos raj.

VII – Nočia, Baltarusija

X – Aziérkai, Baltarusija

stōgas (3)

3. ryt., dz. ‘stotas’ LKŽ XIII 825

174 – Kupiškis

275 – Vyžuonos, Utenos raj.

276 – Sudeikiai, Utenos raj.

350 – Daugėliškis, Ignalinos raj.

383 – Vidiškės, Ignalinos raj.

415 – Linkmenys, Ignalinos raj.

454 – Kaltanėnai, Švenčionių raj.

483 – Švenčionys

609 – Balbieriškis, distretto di Prienai

630 – Pivašiūnai, distretto di Alytus

677 – Perloja, distretto di Varėna

687 – Liškiava, distretto di Varėna

704 – Kabeliai, distretto di Varėna

IV – Gervėčiai, Bielorussia

VI – Varanavas, Bielorussia

náuda b. (1) vak., dz. iron.

‘persona buona, degna di lode’ LKŽ VIII 578

514 – Lekėčiai, distretto di Šakiai

565 – Alksnėnai, distretto di Vilkaviškis

644 – Alytus

684 – Veisiejai, distretto di Lazdijai

VIII – Rōdūnia, Bielorussia

nepaeitùvas b. (2) vak., dz. menk.

«una persona che fa tutto lentamente, senza fretta»

LKŽ VIII 660

468 – Veliuona, distretto di Jurbarkas

566 – Pilviškiai, distretto di Vilkaviškis

585 – Šunskai, distretto di Marijampolė

622 – Bartninkai, distretto di Vilkaviškis

631a – Dūsemenys, distretto di Trakai

649 – Valkininkai, distretto di Varėna

659 – Nemunaitis, distretto di Alytus

ratūkai pl. (2)

2. occ., dial. «rotelline per sollevare le nyčiai»

LKŽ XI 245

547 – Žvirgždaičiai, distretto di Šakiai

605 – Keturvalakiai, distretto di Vilkaviškis

655 – Rudamina, distretto di Lazdijai

skėršpjūvė (1) occ., dial.

cfr. sega trasversale

LKŽ XII 833 (sezione trasversale, sezione trasversale)

76 – Pašvitinys, distretto di Pakruojis

512 – Šakiai

530 – Griškabūdis, distretto di Šakiai

565 – Alksnėnai, distretto di Vilkaviškis

569 – Veiveriai, distretto di Prienai

603 – Pajevonys, distretto di Vilkaviškis

625 – Dauksiai, distretto di Marijampolė

642 – Simnas, distretto di Alytus

spaṅgas, -à (4) dial. occid., dial.

‘cieco’ LKŽ XIII 319

492 – Gelgaudiškis, distretto di Šakiai

513 – Lukšiai, distretto di Šakiai

530 – Griškabūdis, distretto di Šakiai

546 – Kudirkos Naumiestis, distretto di Šakiai

548 – Barzdai, distretto di Šakiai

584 – Vilkaviškis

585 – Šunskai, distretto di Marijampolė

605 – Keturvalakiai, distretto di Vilkaviškis

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606 – Marijampolė 622 – Bartninkai, distretto di Vilkaviškis 627 – Ūdrija, distretto di Alytus 639 – Kalvarija, distretto di Marijampolė

strustis, ~iės sost. (4) occ., dz. 1. ‘dente del rastrello’, 2. ‘intreccio del cesto’ LKŽ XIII 1004 536 – Rumšiškės, distretto di Kaišiadorys 538 – Žasliai, distretto di Kaišiadorys 549a – Bagotoji, distretto di Marijampolė 591 – Jieznas, distretto di Prienai 627 – Ūdrija, distretto di Alytus 672 – Šventežeris, distretto di Lazdijai 686 – Leipalingis, distretto di Lazdijai 687 – Liškiava, distretto di Varėna 697 – Marcinkonys, distretto di Varėna 699 – Dubičiai, distretto di Varėna 702 – Ratnyčia, distretto di Varėna

naša (4) 1. geogr., occ. ‘raccolto, maturazione, resa’ LKŽ VIII 568 321 – Teneniai, distretto di Šilalė 361 – Skaudvilė, distretto di Tauragė 392 – Tauragė 468 – Veliuona, distretto di Jurbarkas 491 – Jurbarkas 513 – Lukšiai, distretto di Šakiai 514 – Lekėčiai, distretto di Šakiai 584 – Vilkaviškis

skivytas (2) occ., geogr. ‘straccio, cencio’ LKŽ XII 959 33 – Tirkšliai, distretto di Mažeikiai 305 – Anykščiai 364 – Raseiniai 392 – Tauragė 397 – Vadžgirys, distretto di Jurbarkas 490 – Sudárgas, distretto di Šakiai 491 – Jurbarkas 529 – Sintautai, distretto di Šakiai 565 – Alksnėnai, distretto di Vilkaviškis

vinis, ~iės (4) 2. geogr., occ. ‘dente del rastrello’ LKŽ schedario 392 – Tauragė 399 – Girkalnis, distretto di Raseiniai 426 – Plaškiai, distretto di Šilutė 491 – Jurbarkas

spāras (4) 1. occ., geogr. cfr. gegnė LKŽ XIII 322 216 – Gargždai, distretto di Klaipėda 364 – Raseiniai 490 – Sudárgas, distretto di Šakiai 492 – Gelgaudiškis, distretto di Šakiai 548 – Barzdai, distretto di Šakiai 550 – Skriaudžiai, distretto di Prienai 566 – Pilviškiai, distretto di Vilkaviškis 639 – Kalvarija, distretto di Marijampolė

Ricevuto il 28.05.1998

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SUL PROBLEMA DEI DIALETTALISMI NEL «DIZIONARIO DELLA LINGUA LITUANA CONTEMPORANEA»

(«Dizionario della lingua lituana contemporanea»)

Riassunto

Aufgrund des im „Dabartinės lietuvių kalbos žodynas“ (Vilnius,1993) vorliegenden Verzeichnisses (insgesamt 2150 Wörter, d. h. cca 3% der Lexik des ganzen DŽ₃ („Großes Wörterbuch der litauischen Sprache“) werden die Auswahlkriterien der Wörter erörtert sowie der Gebrauch der dialektalen bzw. stilistischen Hinweise. Die Analyse der Wörter mit den beigefügten dialektalen Hinweisendz., ryt., vak., žem., aukšt. und tarm. zeigt, daß in das Wörterbuch der Gemeinsprache Folgendes nicht aufzunehmen ist: 1) ein beträchtlicher Teil der „expressiven“ Lexik; 2) Wörter, die in der Gemeinsprache gebräuchlichere Äquivalente haben; 3) seltene, auf einer kleinen Fläche des Dialektes gebräuchliche Wörter; 4) Wörter, die im akademischen „Lietuvių kalbos žodynas“ durch DŽ allein gekennzeichnet sind; 5) DŽ₃ - Wörter, die mit im akademischen Wörterbuch nicht verzeichneten Bedeutungen auftreten; 6) Wörter, die aus anderen Wörterbüchern in das akademische Wörterbuch übertragen sind, doch gegenwärtig in den Mundarten nicht mehr gebraucht werden.

Nella selezione dei dialettismi si raccomanda di considerare prioritari i seguenti criteri: 1) diffusione del dialettismo nella letteratura e nei dizionari (XIX-XX secolo); 2) diffusione della parola nei dialetti; 3) sistematicità; 4) divergenza dei significati. Tenendo conto di questi criteri di selezione, circa l’1% dei dialettismi del DŽ₃ può essere incluso nel dizionario accademico.

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