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DONATELLA BREMER

Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica

Ambiti di ricerca: lingua della mistica medievale, letteratura femminile, onomastica letteraria.

DOI: https://doi.org/10.53321/al81-12

Volker Kohlheim

IL NOME NELLA LETTERATURA

Con la collaborazione di Rosa Kohlheim. Heidelberg: Universitätsverlag Winter («Beiträge zur neueren Literaturgeschichte», 393), 2019, pp. 372. “Rivista Italiana di Onomastica” (= RIOn) di Enzo Caffarelli, il volume XXV (2019), 2 RIOn, XXV (2019), 2, pp. 788–793. Traduzione dall’italiano di Ieva Kirilaukaitė

Donatella Bremer è stata professore associato di Lingua tedesca presso il Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica dell’Università di Pisa. È socio co-fondatore dell’associazione Onomastica & Letteratura e co-direttore della rivista «il Nome nel testo» e della collana di studi onomastici Nominatio. Ha fatto parte del Consiglio Direttivo dell’International Council of Onomastic Sciences e attualmente è membro del Gruppo terminologico di ICOS.

CITAZIONI ORIGINALI

Prefazione.

1. Nome di persona: il personaggio letterario e il suo nome (Introduzione. La «poieiticità» del nome letterario. Il nome proprio nel mondo reale. Il nome proprio nel sistema dell’opera d’arte letteraria. Il nome proprio nel contesto dell’atteggiamento estetico fondamentale. La funzione costitutiva del nome letterario. La prospettiva estetica della produzione. Inversione della piramide. Funzioni secondarie del nome letterario. La prospettiva estetica della ricezione: il nome letterario tra ambivalenza, ambiguità e ironia. Sui titoli).

Recenzijos / Reviews

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Excursus 1: Il nome proprio in Jean Paul: la sua funzione, la sua problematicità (Jean Paul e i nomi. Attila Schmelzle: il nome spezzato. Quintus Fixlein: il nome come motore dell’azione. Siebenkäs: l’«ordine dei nomi». Nikolaus Marggraf o il destino del nome. Jean Paul e il paradosso del nome letterario). Excursus 2: L’assegnazione incerta dei nomi: il romanzo di Goethe Die Wahlverwandtschaften (Introduzione: incipit. Atto poetico o esperimento di laboratorio? Eud sintagmatico e paradigmatico. Scambio «dilettantesco» dei nomi. Scetticismo linguistico e costituzione dei personaggi: la discutibile denominazione goethiana). Excursus 3: Nomi ambigui nel romanzo di Wilhelm Raabe Unruhige Gäste (L’opera insolita di Raabe e i suoi nomi. Phöbe Hanemer tra Nuovo Testamento e Olimpo greco. «Uomo di mondo» Veit Fhr. von Bielow-Altripen →«condannato fin dall’inizio», Prudens Hanemer, pastore suo malgrado. Volmar Fuchs, colui che ha sfogato ogni impeto. Valerie, non sempre coraggiosa. Conclusione: «Unruhige Gäste»). Excursus 4: Il nome letterario alla svolta del millennio: i nomi di persona nel romanzo di Andreas Maier Wäldchestag (Una letteratura senza nomi? Pubblicato nel 2000: il romanzo di Andreas Maier Wäldchestag. I nomi in Wäldchestag: qualche dato statistico. Sebastian Adomeit, figlio di Adamo. Jeanette Adomeit, una Giovanna d’Arco? Anton Wiesner o il desiderio di libertà. Gli altri giovani. Bilancio e prospettive: il nome letterario nel XXI secolo). Excursus 5: Le forme di appellativo nel romanzo di Th. Fontane Frau Jenny Treibel (Introduzione: le forme di appellativo nel mutamento storico. L’uso del cognome tra amici. L’uso del nome nel matrimonio). Excursus 6: Il nome letterario nel teatro (musicale): Richard Wagner come esempio (Introduzione: la menzione dei nomi nel testo narrativo e nel dramma. Tecniche di menzione dei nomi in Richard Wagner. La funzione espressiva e appellativa onomastica. Giochi di nomi. Variazioni dei nomi. Creazioni di nomi. L’appropriatezza dei nomi. Nome ed essere. Conclusione.

2. Nomi di luogo nella letteratura: i nomi dei centri abitati più grandi: il ruolo dei nomi di luogo nella letteratura. L’onomastica letteraria e i suoi toponimi. La costituzione dello spazio finzionale. Il problema del riferimento propriale da una prospettiva cognitivista. Altre funzioni dei toponimi letterari: semantica, simbolismo fonico e classificazione. Inquietudine e rasserenamento. «Spaziotempo». Praga, Mandalay e Birmania). Excursus 1: La costituzione dello spazio mediante nomi propri nel romanzo di Jean Paul Siebenkäs (Introduzione e sintesi del contenuto. Un’opposizione: Augusta e Kuhschnapel. Kuhschnapel, la località angusta. Baireuth, quella più ampia. Vaduz, quella ultramondana. Topografie individuali. Toponimi reali e finzionali. Conclusione: organizzazione dello spazio nel romanzo di Jean Paul Siebenkäs). Excursus 2: Toponimi referenziabili nei racconti di viaggio di Jean Paul. I racconti di viaggio di Jean Paul. Da Hof a Baireuth.

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Localizzazione e «mapping»: il viaggio al Fichtelberg. I toponimi come elemento strutturante dell’azione.

3. Nomi di strade e altri urbanonimi nella letteratura: Introduzione: un nome di strada. Una distinzione: urbanonimi reali e fittizi. Gli urbanonimi come concetti mentali. Un mondo scisso: la strada e il fantastico. Il vicolo come microcosmo. Dimmi dove abiti e ti dirò chi sei: i nomi delle strade come marcatori sociali. Berlino – Dublino – Parigi: la scomparsa del referente nella modernità. Lo spazio diventa tempo. Excursus: Vicinanza e lontananza: nomi di campi, strade e altri luoghi nel romanzo di Andreas Maier Wäldchestag (Wäldchestag – un romanzo d’ambiente domestico? I nomi creano lo spazio finzionale. Vicinanza e lontananza).

4. Il nome straniero nella letteratura: il nome straniero nella letteratura in lingua tedesca da Goethe a Treichel (Introduzione: il nome straniero tra repulsione e fascinazione. Goethe: Mignon. E.T.A. Hoffmann: Signor Formica. Joseph von Eichendorff: Das Marmorbild. Hans-Ulrich Treichel: Mein Sardinien. Conclusione. Ciò che è estraneo diventa familiare: la funzione dei paragoni toponimici nella letteratura di viaggio. Introduzione. I viaggi della duchessa Auguste di Sachsen-Coburg-Saalfeld. I diari di viaggio e le lettere sui viaggi in Italia del 1821/22 e 1823/24. La funzione dei paragoni toponimici nei diari di viaggio e nelle lettere. Altre funzioni dei toponimi. Conclusione.

5. Il fattore psicologico: perché Isola Bella? Ragioni inconsce della scelta dei nomi di Jean Paul (Il nome letterario e la psicoanalisi. Il «romanzo cardinalizio» di Jean Paul Titan e il suo protagonista Albano. Isabela, la falsa madre. Is(o)la-bella: il nome sotto il testo). Gradiva, la storia di un’ossessione onomastica (Una pubblicazione archeologica e le sue conseguenze. Un racconto e la sua interpretazione. Il significato del nome. Dopo Freud: vie e deviazioni dell’interpretazione. Gradiva rediviva. Conclusione).

6. Il nome nella traduzione: Don Quijote nel mutare dei tempi: Introduzione: nomi e traduzione. Don Quijote e il suo primo traduttore tedesco. Nomi di persona (e Rocinante). Toponimi. Conclusione.

Bibliografia. Indice analitico e dei concetti.

Volker Kohlheim, autore di numerosi studi di antroponimia e toponomastica dell’epoca medievale e moderna, è noto al grande pubblico anche per aver scritto due ampi dizionari tedeschi di nomi e cognomi, redatti insieme a Rosa Kohlheim e pubblicati dalla prestigiosa casa editrice Duden. Questi dizionari continuano a essere aggiornati, per documentare i cambiamenti demografici, sociali e culturali che si verificano nei popoli di lingua tedesca.

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Inoltre, lo studioso lavora da oltre dieci anni nel campo dell’onomastica letteraria. I risultati di questa intensa attività scientifica di V. Kohlheim sono esposti nell’opera Der Name in der Literatur, che è l’unica opera così esaustiva di onomastica letteraria e può senza dubbio essere utilizzata come testo di riferimento. In effetti, finora l’unico studio scientifico in questo campo era quello di Friedhelm Debus, Namen in literarischen Werken. (Er-)Findung – Form – Funktion (200 m.), nel quale vengono presentate e ulteriormente analizzate le teorie studiate circa dieci anni prima da Hendrik Birus e Dieter Lamping, integrate da interviste a numerosi scrittori.

Raccogliendo i risultati delle ricerche più recenti, e in particolare di quelle condotte dall’associazione italiana «Onomastica & Letteratura», con la quale V. Kohlheim collabora attivamente, lo studioso ha ampliato il campo degli studi di onomastica letteraria e ha esposto considerazioni teoriche e metodologiche approfondite, insieme ad accurate analisi testuali di carattere filologico-linguistico, estetico e storico-letterario. V. Kohlheim affronta la funzione del nome proprio nella letteratura, basandosi sui concetti descritti dai linguisti R. G. Barthes, V. Benjamin, G. Genette, T. Todorov, J. Tynianov, J. Derrida e G. Sasso. L’autore dello studio ha esaminato anche importanti questioni più generali, come il rapporto tra testo letterario e contesto storico. Nell’analisi si è avvalso degli strumenti della linguistica cognitiva e della pragmatica, che hanno permesso di guardare in modo diverso alle intenzioni dell’autore e al ruolo del lettore quale destinatario e interprete degli onimi. Studiando i processi logici che determinano in larga misura la creazione di un personaggio o di uno spazio immaginario, lo studioso ha descritto l’importanza delle inferenze, distinguendo alcune caratteristiche fondamentali dei nomi letterari: ambiguità, duplicità e ironia. V. Kohlheim ha preso in considerazione anche alcuni tipi onomastici, per esempio denominazioni considerate onimi ed esonimi suggestivi, altisonanti, dalla grafia insolita e dal significato nascosto (in tedesco Fremdnamen). Il linguista ha inoltre analizzato i casi in cui un nome ricreato nella mente è strettamente legato alla psicologia profonda. V. Kohlheim si è interessato anche alle problematiche della traduzione, mettendo in luce le asimmetrie tra i diversi sistemi cui appartengono i nomi propri della lingua originale e quelli della lingua di traduzione. Uno dei grandi pregi di questo studio, scritto in collaborazione con R. Kohlheim, è che, accanto ad approfondite ricerche e considerazioni teoriche sulle principali categorie onomastiche, presenta in alcuni punti analisi di testi specifici, scelti soprattutto dalla letteratura in lingua tedesca, ma anche da quella inglese, americana, francese, olandese, spagnola e italiana.

Il primo capitolo dello studio, dedicato alla descrizione dei nomi propri, si apre con l’affermazione di V. Kohlheim secondo cui i nomi dei personaggi letterari rimangono nella memoria dei lettori più a lungo di quelli di amici e conoscenti. Secondo l’autore dello studio, nella creazione di un personaggio si evita di sottolineare che il nome letterario sia più o meno determinante, poiché caratterizza il personaggio, mentre i nomi delle persone che incontriamo nella vita svolgono la funzione di identificazione

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e riconoscimento della persona. Nella vita quotidiana, infatti, i nomi propri vengono usati per ragioni pratiche, mentre nello spazio estetico sono impiegati per altri scopi e il segno linguistico acquista un’importanza particolare. Precisando quest’idea, si può affermare che nella letteratura narrativa il nome proprio creato dall’immaginazione dello scrittore attira come una calamita significati e accezioni ulteriori e suscita associazioni che gradualmente si formano intorno ai personaggi. Partendo da queste premesse, V. Kohlheim passa in rassegna altri fattori significativi che determinano la creazione del nome letterario, tra cui le connotazioni foniche, simboliche, culturali e intertestuali. Nella parte dello studio dedicata all’analisi concreta dei testi, lo studioso descrive ampiamente Jean Paul, scrittore particolarmente prodigo nell’attribuire nomi (in latino nominatio). Nei romanzi di questo scrittore abbondano nomi insoliti e poco comuni (per esempio, Quintus Flexin, Leibeger o Siebenkäs), che raramente sono inventati, ma vengono scelti intenzionalmente e presentati in lunghi elenchi, suddivisi anche in «buoni» e «cattivi». V. Kohlheim analizza inoltre Goethe come autore del romanzo Draugų pasirinkimas. Questo romanzo, come ha dimostrato Heinz Schlafer, si fonda sui rapporti tra i nomi dei quattro personaggi principali. V. Kohlheim esamina più dettagliatamente l’inizio del romanzo, in cui l’autore avverte il lettore, richiamando la sua attenzione sul fatto che a un personaggio è stato attribuito un nome estraneo. Secondo V. Kohlheim, l’autore presenta al lettore questo avvertimento come una chiave interpretativa valida per tutto il romanzo, nel quale il mutamento inatteso o la sostituzione di un nome e l’uso atipico degli onimi servono a mostrare che la realtà dell’arte e quella della vita sono fondamentalmente diverse. In seguito, in un altro paragrafo, lo studioso esamina i romanzi Unruhige Gäste (di Wilhelm Raabe), Waldschatt (di Andreas Maier) e Frau Jenny Treibel (di Theodor Fontane). Il capitolo si conclude con un excursus sui nomi nei drammi musicali di Richard Wagner: in essi i nomi sono magici o misteriosi e possono persino determinare le azioni di alcuni personaggi, come accade nell’opera Lohengrin; agli oggetti, per esempio alle spade, vengono attribuiti nomi, oppure i nomi sono usati come titoli di canzoni o di motivi musicali: nomi di questo tipo si trovano nell’opera Nürnberger Meistersingeriai.

Il secondo capitolo esamina i toponimi, che di solito non vengono inclusi negli studi di onomastica letteraria soprattutto perché sono equiparati ai toponimi esistenti nella realtà. In realtà, però, i toponimi letterari si discostano da quelli reali, poiché svolgono almeno diverse funzioni testuali, la più importante delle quali è creare uno spazio immaginario. V. Kohlheim interpreta i toponimi usati in letteratura come una sorta di anello di congiunzione tra gli eventi narrati e la mappa che si compone spontaneamente nella mente di ogni lettore coinvolto nella narrazione. Questo approccio cognitivo, proposto dallo studioso fin dall’inizio della ricerca, è opposto all’interpretazione più ristretta di Gérard Genette, secondo cui i toponimi letterari coincidono con quelli esistenti nella realtà. L’immagine evocata dal toponimo può effettivamente variare

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in base al contesto (per esempio, quando si scrive della Parigi del XIX secolo) oppure ai riferimenti a episodi biografici legati non soltanto all’autore, ma anche al lettore. Altre funzioni del toponimo letterario consistono nel creare confini con il significato che gli viene generalmente attribuito (per esempio, Thule indica abitualmente un luogo lontano e irraggiungibile): questi toponimi possono avere un particolare significato simbolico, attrarre il lettore con caratteristiche sonore insolite, indicare un determinato ambiente e luogo, e persino disorientare o indirizzare verso un mondo immaginario e fantastico, come accade in varie opere di J. L. Borges. Infine, i toponimi possono trasmettere non soltanto lo spazio, ma anche il tempo (per esempio, il toponimo Lutetia riporta il lettore agli inizi della fondazione di Parigi, mentre la sequenza dei luoghi visitati dal personaggio in viaggio, sebbene vaga, crea una prospettiva di continuità). Gli esempi, scelti dai testi presentati da V. Kohlheim alla fine della parte teorica del capitolo, illustrano le funzioni dei toponimi in alcune opere di Jean Paul. Una delle caratteristiche distintive del romanzo Siebenkäs di questo scrittore (scelto, tra l’altro, da Luigi Pirandello come esempio per il romanzo Mattia Pascal) è che, nella creazione dello spazio e del luogo, strettamente legati alle storie dei personaggi abilmente disposte da un autore onnipresente e onnisciente, vengono usati sia nomi di luoghi reali (per esempio, Augusta), sia toponimi inventati (Kuhschnappel).

Il terzo capitolo analizza le connotazioni dei nomi di strade e città. L’importanza dei nomi di strade e città nel testo letterario è dimostrata già dal fatto che ricorrono spesso nei titoli delle opere (per esempio, di N. Gogol Nevskio prospektas, di A. Döblin Berlynas. Aleksandro aikštė o di K. E. Gadda Baisioji painava Merlano gatvėje). Come i toponimi, essi creano un legame tra il mondo inventato e quello reale.

Nel quarto capitolo, dedicato all’analisi degli esonimi, V. Kohlheim, basandosi sulla definizione di Karlheinz Hengst, osserva che l’effetto dell’esonimo (in tedesco Fremdname) sul lettore e sull’autore stesso è prodotto soprattutto dalle peculiarità fonotattiche e morfotattiche tipiche degli esonimi. Un nome dal suono esotico o insolito può davvero suscitare emozioni e associazioni di ogni genere, diventando un fattore attrattivo, respingente o entrambe le cose. È ambivalente la celebre Mignon1, che compare nella prima parte del romanzo di J. W. Goethe Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister. Questo nome non ha neppure lo status di sostantivo proprio (è un aggettivo), non rivela il luogo d’origine del personaggio (si può soltanto supporre che sia di nazionalità francese) e non permette di capire se designi un personaggio maschile o femminile. Solo più tardi si scopre che Mignon è una ragazza di origine italiana, di età indefinibile. La scelta di un nome dai contorni così vaghi, tuttavia, non è casuale: Mignon non è una creatura realistica, bensì piuttosto un’incarnazione della nostalgia (in tedesco Sehnsucht), sentita da J. W. Goethe e

1 Dal francese: amabile, bella, astuta, intelligente, attraente (qui e in seguito, note della traduttrice).

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da altri intellettuali e artisti dell’epoca per l’Italia, tanto amata. Nel romanzo, tuttavia, vengono descritti anche i tratti negativi della protagonista, in contrasto con la sua immagine. Anche altri esempi di esonimi qui analizzati contengono allusioni all’Italia. Nei racconti di E. T. A. Hoffmann emerge una tendenza creativa comune a più di uno scrittore: attribuire caratteristiche negative ai personaggi con nomi italiani (un nome italiano può avere una sfumatura di astuzia, ma più spesso conduce il personaggio a situazioni grottesche o comiche). Nelle opere di E. T. A. Hoffmann, tuttavia, i nomi italiani non solo hanno un bel suono, ma non sono necessariamente attribuiti a personaggi astuti o truffatori: possono essere associati anche ad artisti, per esempio a Salvator Rosa, scelto dallo scrittore come proprio doppio (lo stesso Salvator Rosa che Friedrich Hölderlin scelse come alter ego e al quale Ferenc Liszt dedicò un brano del suo ciclo musicale Annes de pèlerinage). Altri esempi analizzati sono tratti dal racconto di Joseph von Eichendorff Das Marmorbilder e dal romanzo di Hans-Ulrich Treichel Mein Sardinien, opere in cui ricorrono anch’essi antroponimi e toponimi di origine italiana, con significati e sfumature legati strettamente ai piccoli intrecci narrativi. Il capitolo dello studio si conclude con l’analisi di R. Kohlheim delle funzioni dei toponimi, ma anche degli antroponimi, presenti nella letteratura diaristica. Le funzioni esaminate sono soprattutto quelle con cui l’autore fornisce al lettore informazioni sui luoghi visitati e sui personaggi. Gli esempi sono tratti dai diari e dalle lettere della duchessa Augusta di Sachsen-Coburg-Saalfeld (XVII–XIX secolo).

Il quinto capitolo esamina i legami tra il nome proprio e il subconscio. L’analisi si concentra su due opere: Titan di Jean Paul Titan e Gradiva. Una fantasia pompeiana di Wilhelm Jensen Gradiva. Una fantasia pompeiana. La prima è un romanzo di formazione estremamente complesso, nel quale il debole e nobile eroe Albano, in un’atmosfera onirica, si mette in viaggio alla ricerca del padre e ne trova ovunque le tracce, ma si adopera ancor più per ritrovare la madre morta prematuramente, cercando di farla rivivere nella principessa Isabella. Nel nome Izabela è celato un legame con il nome dell’isola, meta del viaggio dell’eroe: Isola Bella. Nel racconto di W. Jensen, di cui Jung parlò a Freud e che analizzò da una prospettiva psicoanalitica, viene rappresentato il modo in cui una visione proveniente dall’esterno può suscitare una tensione psichica che giace nel subconscio. Questo processo è determinato dal significato dei nomi di due figure femminili tra le quali oscilla il protagonista. Una di queste è una scultura antica di cui l’eroe si innamora; l’altra è il suo primo amore, l’amica dei giochi d’infanzia, dimenticata precocemente per fare spazio alla sua passione per l’archeologia. La posa particolare della fanciulla di marmo vista al museo, come se camminasse nella coscienza dell’eroe, evoca l’immagine del suo primo amore, evocata dal suo nome Bergtag, «colei che risplende camminando», e l’eroe inconsapevolmente

2 Dall’italiano: Isola Bella.

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applica un significato analogo alla scultura, chiamandola Gradiva, «colei che avanza» (dal lat. gradior – «cammino»). L’opera si conclude con un altro nome: spinto dal sogno, il giovane studioso si reca a Pompei alla ricerca di un essere simile a quello a cui pensa continuamente, e lo trova, vivo e in salute, battezzato con il nome di Zoë, «colei che vive», proprio come la sua prima amata. Secondo V. Kohlheim, questo metodo interpretativo, che ricorre soltanto di tanto in tanto nell’ambito dell’onomastica letteraria, potrebbe essere particolarmente fecondo, per esempio, nell’analisi del tardo romanticismo tedesco, nella cui letteratura abbondano personaggi che vagano tra realtà e illusioni, conscio e inconscio, ragione e follia.

Questo capitolo dello studio, scritto in collaborazione con R. Kohlheim, si concentra sulle traduzioni dei nomi di persona e dei toponimi usati in una delle opere più lette di tutti i tempi, il romanzo Don Kichotas, nell’arco di trecentocinquanta anni. Nelle traduzioni sono state adottate strategie di ogni tipo, ma i risultati non sono sempre stati soddisfacenti. Chissà se qualcuno tra i numerosi lettori del romanzo sa che il nome scelto dall’eroe stesso, Kichotas (in spagnolo Quijote), ai tempi di Cervantes suscitava il riso, perché indicava una parte dell’armatura destinata a proteggere la coscia.

Ricevuto il 14 ottobre 2019.

DONATELLA BREMER

Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica

Piazza Torricelli, 2

I-56126 Pisa

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