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Università Masaryk
Campi di ricerca: studi indoeuropei, in particolare lingue slave, baltiche, celtiche, anatoliche, tocarie e indo-iraniche; lingue ugro-finniche; afroasiatiche; etimologia; classificazione genetica; modelli matematici nella linguistica storica.
DOI: https://doi.org/10.35321/all81-03
VOLGA – IL PRIMO FIUME D’EUROPA
Volga – il primo fiume d’Europa
Affinché non vi sia discordia Tra le genti libere, Volga, Volga, madre mia, Prendi questa bella fanciulla!
«Così che la pace regni per sempre In questa schiera libera e coraggiosa, Volga, Volga, madre Volga, Fa’ di questa bella fanciulla una tomba!»
Дмитрий Николаевич Садовников¹ nel 1883
ANNOTAZIONE
Il presente studio riassume tutte le denominazioni del fiume Volga e, quando possibile, le colloca nel contesto più ampio dei testi primari, raccolti in Appendice. Il secondo obiettivo è esaminare e discutere le etimologie esistenti. Il terzo consiste nel proporre nuove soluzioni, qualora quelle esistenti non siano abbastanza convincenti. Infine, vengono formulate alcune conclusioni generali.
PAROLE CHIAVE: fiume, Volga, idronimo, etimologia.
¹ Disponibile presso: <https://en.wikipedia.org/wiki/Stenka_Razin> [consultato il 01.11.2019].
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ABSTRACT
Questo studio riassume tutte le denominazioni del fiume Volga, per quanto possibile nel più ampio contesto dei testi primari riportati in appendice. Il secondo obiettivo dello studio è esaminare e discutere le etimologie esistenti; il terzo consiste nel proporre nuove soluzioni, qualora quelle esistenti non risultino sufficientemente convincenti. Infine, vengono formulate alcune conclusioni generali.
PAROLE CHIAVE: fiume, Volga, idronimo, etimologia.
Con i suoi 3.534 km di lunghezza (prima del sistema di laghi artificiali era lungo 3.693 km) e un bacino di 1.380.000 km², il fiume Volga è il corso d’acqua più grande d’Europa, il grande fiume più occidentale dell’Eurasia e il più grande fiume endoreico del mondo. È tipico dei fiumi così lunghi avere diversi nomi nelle varie lingue. I sette idronimi seguenti, disposti in ordine alfabetico, saranno analizzati dettagliatamente sia dal punto di vista etimologico sia da quello della motivazione semantica.
1. Ἀράξης
1.0. Erodoto [1.201–202] (ca. 450 BCE) menzionò Ἀράξης come un fiume paragonabile all’Istro, cioè al Danubio, o persino più grande. Questo Araxe doveva scorrere attraverso 40 rami, ma solo uno di essi sfociava nel Mar Caspio. Nel suo delta vi sarebbero state isole grandi quanto Lesbo (1.630 km²). Questa descrizione può riferirsi soltanto al Volga (in origine 3.693 km; bacino di 1.380.000 km²; portata di 8.060 m³/s ad Astraxán; il delta del Volga è composto da ca. 500 canali² su una superficie di 27.224 km²) e non al fiume Ἀράξης, noto in armeno moderno come Araks, in turco, persiano e curdo Aras, in azero Araz (1.072 km; 102.000 km²; portata di 285 m³/s presso la foce nel Kura), che nasce nei pressi della città di Erzurum, nella Turchia orientale, nella stessa zona in cui nasce l’Eufrate
² Disponibile all’indirizzo: <https://earthobservatory.nasa.gov/images/5650/volga-river-delta> [consultato il 01.11.2019].
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dell’Eufrate3. Questo Araks fu descritto come rapido, ma stretto4, contrariamente alla descrizione di Erodoto.
1.1. «Corso rapido» può essere una motivazione convincente per la denominazione di questo fiume più corto e più veloce, che nasce sui versanti di montagne a oltre 3.000 m di altitudine; tradizionalmente, la spiegazione si richiama all’armeno arag, erag «veloce, rapido» (cfr. Tomaschek 1895, c. 404), di origine iranica, cfr. il partico (Turfan) rg «veloce, rapido», l’avestico rayu- «leggero nei movimenti, agile» (Olsen 1999: 868; Bailey 1979: 359). La vocale iniziale rappresenta una protesi armena tipica davanti ai prestiti in r̥-5. Aggiungiamo che nelle fonti armene classiche il fiume era chiamato Erask‘, mentre in antico georgiano era Rakšī6, ancora senza la vocale iniziale.
1.2. Se Erodoto descrisse davvero il Volga come Ἀράξης, l’etimologia «rapido» non è applicabile, poiché la sorgente del Volga si trova a soli 228 m di altitudine e, considerata la lunghezza del corso d’acqua, in origine quasi 3.700 km, la corrente è estremamente lenta. In questo caso si potrebbe spiegare il nome del fiume con l’iranico *a-raxsa- «inoffensivo», cfr. l’accusativo singolare dell’avestico recente (tema in ā?).
3 Già Pompeo conosceva questo dato nel 68 BCE, secondo la testimonianza di Plutarco nella sua biografia di Pompeo [33.1: Πομπήιος δὲ εἰς Ἀρμενίαν ἐνέβαλε τοῦ νέου Τιγράνου καλούντος αὐτόν ἤδη γὰρ ἀφειστήκει τοῦ πατρός, καὶ συνήντησε τῷ Πομπήιω περὶ τὸν Ἀράξην ποταμόν, ὃς ἀνίσχει μὲν ἐκ τῶν αὐτῶν τῷ Εὐφράτῃ τόπων, ἀποτρεπόμενος δὲ πρὸς τὰς ἀνατολὰς εἰς τὸ Κάσπιον ἐμβάλλει πέλαγος, «Pompeo invase allora l’Armenia, su invito del giovane Tigrane, che si era ormai ribellato al padre, e incontrò Pompeo presso il fiume Araxe, che nasce nelle stesse regioni dell’Eufrate, ma piega verso oriente e sfocia nel Mar Caspio» (Plutarco 1917: Pompey. – Plutarch’s Lives, with an English Translation by Bernadotte Perrin. Cambridge (MA): Harvard University Press – London: Heinemann, 1917). Disponibile all’indirizzo: <http://data.perseus.org/citations/urn:cts:greekLit:tlg0007.tlg045.perseus-grc1:33.1-[accessed 01.11.2019]; <http://data.perseus.org/citations/urn:cts:greekLit:tlg0007.tlg045.perseus-eng1:33.1> [consultato il 01.11.2019].
4 Cfr. Virgilio: Aeneid 8.728: pontem indignatus Araxes «l’Araxe, sdegnato per essere stato attraversato da un ponte». Si veda anche la voce Araxes nell’Encyclopaedia Iranica, Vol. II, Fasc. 3 (1986), pp. 268–271, a cura di W. B. Fisher (& C. E. Bosworth). Disponibile all’indirizzo: <http://www.iranicaonline.org/articles/araxes-river> [consultato il 01.11.2019].
5 Cfr. l’armeno aroy̌r «ottone» < l’iranico *rauða-, cfr. il persiano medio manicheo rwy, il persiano medio zoroastriano lwd «rame, ottone»; l’armeno erang «colore» rispetto al persiano medio manicheo rng; il sanscrito raṅga- «colore, tintura»; l’armeno erak «vena» rispetto al persiano medio zoroastriano rk’ ibid., ecc. (Olsen 1999: 869, 879).
6 W. B. Fisher, C. E. Bosworth. Disponibile all’indirizzo: <http://www.iranicaonline.org/articles/araxes-river> [consultato il 01.11.2019].
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raxsam «danno» [Vištāsp Yašt 2.127; traduzione di James Darmstetter⁸]. Una motivazione semantica simile è stata usata, per esempio, per l’Oceano Pacifico.
1.3.1. Tra gli idronimi, i nomi motivati dai colori sono relativamente frequenti. Un candidato promettente potrebbe essere l’iranico *raxšā- “di colore scuro” > khotanese rraša “di colore scuro”, sogdiano rγš “cavallo baio”, persiano raxš “rosso e bianco misti, tra il nero e il fulvo” > wakhi rakš “grigio, marrone” (Steblin-Kamenskij 1999: 292), curdo raš “nero, scuro” (Bailey 1979: 362; Cabolov 2010: 194). Resta aperta la questione dell’interpretazione della vocale iniziale. La soluzione più semplice sarebbe il prefisso negativo *a-, cioè *a-raxšā- = “non scuro”. Sarebbe però piuttosto strano che non si fosse usata direttamente una qualsiasi parola che designa un colore chiaro. D’altra parte, almeno il corso medio del Volga è stato chiamato “nero” (si veda sotto).
1.3.2. Un’altra possibilità è il composto *ha-raxšā- «tutto scuro», cfr. l’avestico ha- «insieme», il khotanese ha «tutto» (ESI] 3: 345–353; Bailey 1979: 438).
1.3.3. La terza possibilità è il composto *āh-raxšā- «bocca scura», cfr. l’avestico āh-, il khotanese āha- «bocca» (Bartholomae 1904: 345, 351, 357; Bailey 1979: 29–30; ESI] 1: 303–304). Il significato ipotetico «bocca scura» potrebbe forse riflettere il fatto che nel delta del Volga vi sono giacimenti petroliferi⁹.
1.3.4. In linea di principio, è anche possibile ammettere che Erodoto abbia combinato due idronimi quasi omonimi, uno con vocale iniziale, che rappresenta la «protesi armena» (Araks/Ars/Araz; in passato Eraskʿ, ma in georgiano antico Rakšī), e l’altro senza (*Raxsaor *Raxšā-; forse il Volga). Ne risultò un livellamento che portò alla forma *Araxšācon l’analoga a- iniziale.
2. *As(a)tEl > Ἀσστὴλ/Ἄσσατὴλ ~ Ἀττίλας ~ Ἄτελ ~ Τίλ ~ Ätil
2.0.1. Fonti bizantine (in ordine cronologico; cfr. Moravcsik 1958: 78–79): Ἀττίλας … fiume menzionato da Zemarchus, ca. 570 (tramite Menandro Protettore) Τίλ … fiume menzionato da Teofilatto Simocatta, Historiae, scritto ca. 630, sulla fine del 6ᵗʰ sec. Ἄτελ … fiume menzionato da Teofane Confessore (†818), Chronicle (284–813 d.C.; circa 680)
⁷ Disponibile su: <http://titus.fkidg1.uni-frankfurt.de/texte/etcs/iran/airan/avesta/avest.htm> [consultato il 01.11.2019].
⁸ Disponibile su: <http://www.avesta.org/fragment/vytsbe.htm> [consultato il 01.11.2019].
⁹ Disponibile su: <https://earthobservatory.nasa.gov/images/5650/volga-river-delta> [consultato il 01.11.2019].
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Ἄσθηλ... fiume e fortezza in Khazaria, menzionati in notizie geografiche bizantine dell’VIIIth secolo.
Ἀσατήλ... sede episcopale in Khazaria secondo un manoscritto parigino (ca. 800?).
Ἄτηλ... fiume citato da Costantino Porfirogenito (prima metà del Xth secolo, a proposito del IXth secolo).
Ἀτελκούζου... luogo in cui vivevano i Peceneghi ai tempi di Costantino (ibid.).
Ἐτέλ καὶ Κουσού... luogo un tempo abitato dai Turchi (= Ungheresi), in seguito dai Peceneghi (ibid.).
2.0.2. Fonti armene (Pritsak 1956: 407): Et‘il nella Geografia dello Pseudo-Mowsēs Chorenac‘i in una copia di Anania Šira-kac‘i (ca. 700 d.C.). At‘l attribuito a Gregor di Akanc‘ (†1333).
2.0.3. Fonti scritte in caratteri ebraici (Gaster 1899: 67, § 34.14): Htl {חטל} nello Yosippon (ca. 900 d.C.).
2.0.4. Fonti scritte in caratteri arabi (Marquart 1929: 96; Pritsak 1954: 407–408): Itil in Ibn Rusta (ca. 903) e al-Muqaddasī (996) Ātl & Ʀtl in Ibn Faḍlān (922) ʔIṭl in al-Balḫī (†934) Iṭil in Iṣṭaḫrī (metà del X secolo) e Idrīsī (1157) ʔātil in Ibn Ḥawqal (977/8) Ātil in Maḥmūd Kašġarī (ca. 1070) e Marwazī (1120) ʔatal in Abū Ḥāmid al-Andalusī al-Ġarnāṭī (1080–1170) Itil in Yāqūt (†1229) Ītīl in Ğuwainī (†1283) Ṣdīl nello Šaġarat al-atrāk (ca. 1457) Ṣadl in al-Iṣfahānī (ca. 1509) Ṣadal or Ṣadil nel Derbend-nāmeh ecc.
2.0.5. Resoconti dei viaggiatori europei del XIII secolo: Frater Richard Ethyl; Rubruk Etilia, Ethilia, Edilia; Marco Polo Edilia; Benedictus Polonus Ethyl (Gombocz 1917: 183; Pritsak 1956: 409).
2.0.6. L’idronimo è attestato nelle lingue turche dall’11th secolo (Maḥmūd Kašġarī) e nelle lingue mongoliche dal 13th secolo (Storia segreta dei Mongoli): karakhanide Etil «nome di fiume, forse il Volga» [Maḥmūd Kašġarī, 11th cent.; Legend about Oghuz–Qaghan from the 13th cent.] (DTS 187), chagatai Ātil, Ādil «Volga», Ak–Ādil «Kama», letteralmente «bianco Ādil», kazako e nogai Edil, teleuto Ädäl, baschiro Idal «Volga», tataro di Kazan Izal, Idal «Volga», Kara Idal «Volga» =
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«Nero Idal» contro Ak Idal «Kama»¹⁰ = «Bianco Idal», ciuvascio ADăl «Volga», Šură-ADăl «Kama», lett. «Bianco ADăl» (Gombocz 1917: 183; Radlov I: 842, 857, 1509; Räsänen 1969: 52). In seguito, occasionalmente con funzione appellativa: ciagataico ädil «fiume, corso d’acqua», dimin. ädil-ča & ădil-čik «ruscelletto», tartaro di Kazan idal «grande fiume» (> mansi eĕtl «acqua del mare») contro idal-čäk «ruscelletto» (Pritsak 1956: 415).
Mongolo medio Idil «fiume Volga» [Secret History of Mongols, §§ 262, 270], Ežil «città distrutta dai Mongoli» [Secret History of Mongols, § 274], calmucco Idžl (mörn) «Volga (fiume)» (Ramstedt 1935: 205).
Sono state proposte (o si potrebbero proporre) le seguenti etimologie o osservazioni etimologiche:
2.1. Klaproth (1826) distinse ’Aṭṭílas «Volga» (p. 117) e Tíl «Kama» (p. 274), attribuendo a quest’ultimo il significato di «nero» (p. 268). Partendo dalla sua concezione di un rapporto tra gli Avari antichi e gli Avari moderni del Daghestan, confrontò l’idronimo con l’andi dir, ma in andi il termine «nero» dovrebbe essere b-ečedir, oltre che karata b-ečetiro-b, hunzib çədilu, bezhta çodolo ecc. (Klimov & Xalilov 2003: 354; secondo NCED 556 l’andi -dir è un suffisso derivazionale). Riguardo all’attributo «nero», cfr. Pritsak (1956: 411), che fa riferimento alla Historiae di Teofilatto Simocatta [258.9]: (scritta intorno al 630, sul finire del 6ᵗʰ secolo), dove
Là scorre il fiume Til, che i Turchi hanno l’abitudine di chiamare Nero <ἔθος>
«dove scorre il fiume Til, che i Turchi sono soliti <zu>nennen<pflegen> chiamare “il Nero”»
(si veda Haussig 1953: 283, 287),
e inoltre la frequente denominazione turca del Volga come «nero», Qara Idil o Qara Itil. Pritsak (1956: 411) lo interpretò come «grande», come il nome Qara Mö́ren attribuito al Huang Ho da Rašīd ad-Dīn (†1318).
2.2. Haussig (1953: 426) ricostruì la forma ’Aστıλ come *’As-Til = *«fiume degli ’Ασιοι», dove la forma Tíl è attestata da Teofilatto Simocatta (già Abel-Rémusat 1820, 320 identificava in Tíl il fiume Volga). Haussig, tuttavia, non fu in grado di fornire alcuna attestazione che dimostrasse che Tíl avesse il significato appellativo di «fiume» vel sim. al di fuori del turco.
2.3. Pritsak (1956: 404–419; 1982: 444) analizzò sia il nome personale e fluviale ’Aттíλας sia il nome fluviale ’Aστıλ come un ipotetico composto bulgaro antico, formato dagli elementi *as «grande, antico» e *til «mare», ossia «sovrano universale = oceanico» (cfr. il titolo mongolo Dalaj-in Qa’an, con la sua traduzione turca Talui-nuŋ Xanï – si veda Pelliot 1923: 24–25: «le khan océanique»; Pritsak
¹⁰ In alternativa, il Kama era chiamato Čölmen-Idal in tartaro di Kazan, ossia «il fiume della landa desolata», analogamente al ciuvascio čolma e al bulgaro antico Čölmän-Itıl (Tomaschek 1889: 33), confrontati con il turco antico çöl, il kazako śöl ecc., «steppa, landa desolata» (Räsänen 1969: 117).
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1956: 417), con riscontri nelle seguenti forme turche: ciuvascio as-lă “grossolano, nobile”¹¹, chagatai äs-li “grande, forte”, uiguro antico, turco medio äs-ki “vecchio” ecc. (Räsänen 1969: 50), e turco antico talüy “mare”, uiguro antico taluj “mare” o “lago”, uiguro sari talej, tali, tali “lago, mare, oceano” ecc. (Räsänen 1969: 130; Clauson 1972: 502). Il termine potrebbe essere di origine cinese, se rappresentasse un adattamento del nome cinese del fiume 大漠 dà(i)lěi¹² < Late Middle Chinese *tha(i)lɣjʹ < Early Middle Chinese *daʾlwiʹ or *dajhlwiʹ (Hirth 1895: 18). È tuttavia discutibile che questo prestito cinese possa essersi trasformato nel componente Tíl già nel VI secolo. Più probabile è un'altra ipotesi di Pritsak, secondo cui Tíl corrispondeva all'idronimo ciuvascio TilĚe (> Russian Tel’ca), la cui sillaba finale rifletteva il suffisso diminutivo turco *-čǎ/*-čě. Pritsak (1956: 410–412) individuò la stessa radice nell'enigmatico nome del fiume Qara Tíl, nel bacino del Syr-Darya, citato da Nizām ad-Dīn (†1404), chiamato in alternativa Qara Tal dall'‘Autore anonimo di Iskander’ del 1414. Secondo Ḥudūd al-ʿĀlam, un altro Qara Tal sfociava nel lago Balkhash. Pritsak (1956: 413) riscontrò l'uso appellativo effettivo della radice *til-/*tíl soltanto in tunguso: evenki tilkan “inondazione”, even ṭilqa, ulci čílčan, nanai čílqā idem, oltre al verbo evenki tilka-, even ṭilqən-, ulcha čílčan-, nanai čílqa- “straripare, schizzare” (Cincius 1977: 180–181). In EDAL viene confrontata con il turco *d(i)äl(i)- “straripare” > Old Uyghur, Karakhanid taš-, Turkmen dāš-, Kirghiz, Tatar taštĭ-, Yakut tahijetc., id., besides Oirat tašṭin “flood” (Räsänen 1969: 466; Clauson 1972: 559; ESTJ 3: 169–170), e con il mongolico *čilga- / *čal-gi- “straripare” > Written Mongolian čilga-, čalgi-, Khalkha calgi-, Ordos čal-gi-, Buryat salgĭ-, šalšagana-, šald. L'idronimo ciuvascio Til e i suoi corrispondenti centroasiatici Tíl / Tal possono essere collegati al turco *d(i)äl(i)- “straripare”. In tal caso, l'idronimo Ἀστῆλ è analizzabile come il composto bulgaro antico *as-tiál “che straripa enormemente” oppure “{fiume che porta} grandi inondazioni”.
Note: It is necessary to mention that Eugene Helimski (2000, 2004; plus Evgenij Xelimskij 2000, 2003) tried to present arguments about a Tungusic component in language(s) of the Avar Kaganat. It is natural to add the Tungusic candidate for the first component *asof the hydronym Ἀστῆλ etc. It could be
¹¹ Pritsak (1956: 414) tried to identify the component *äsin the Hunnic name Έσκάμ = *äs-kam “great priest”, and in the name of the Khazarian majordomus, called ʾaštarḥān (Ṭabarī), i.e. “great tarxan”, or rāštarḥān (Yaʿqūbī), with the first Arabic component raʾs “head; top; leader”, i.e. *“over-tarxan”. He added, the same etymology could be ascribed to the city-name Astraxán, although it was known only from the 14ᵗʰ cent.
¹² 大 dà, dài “grande, grandioso, ampio, largo, profondo” < Late Middle Chinese *thaʾ, *thajʹ < Early Middle Chinese *daʾ, *dajh & 濁 lěi “nome di fiume” < Late Middle Chinese *lyjʹ < Early Middle Chinese *lwiʹ (Pulleyblank 1991: 69, 185).
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la radice tungusa *as- “molto; numerosi” > Udihe asahᶦ “molto”, ulci asir idem, nanai asō, asor “non molto”, mancese asi, asuru “molto; numerosi, molto, frequentemente” (Cincius 1975: 54–55). Il composto *as(V)til significherebbe *“{fiume che porta} inondazioni molto {grandi}”, ossia quasi lo stesso dell'interpretazione bulgara antica.
2.4. Axmetjanov (2001: 76) fa derivare le forme del tipo karakhanide Etil da *ertil, forse attraverso *ettil, e propone la stessa origine dell'idronimo Irtyš, che secondo lui deriverebbe dal verbo attestato in uiguro antico, cumano, shor ert-, khakas, ciuvascio irt-, yakuto irdě- “passare” (Räsänen 1969: 46).
2.5. Tenendo conto della forma attestata ’Αστῆλ, esiste una soluzione turca alternativa, basata sul composto ipotetico *ast¹³–(h)ȫl¹⁴ “umidità inferiore”, che potrebbe essere riferito al delta del fiume Volga.
2.6. In alternativa, la forma ’Αστῆλ consente di ipotizzare un composto ungherese antico, formato dall'ungherese antico (1055 d.C.) azaa, azah “Fluß, Bach” (UEW 3) ~ ‘fehe rea’, dall'ungherese moderno (dial.) aszó “Wasserriβ, zeitweiliger Wasserlauf; Trockental” (EWU I: 54), “Tal, Niederung; ein Tal, in dem in Regenperioden und zur Zeit der Frühjahrschneeschmelze ein kleiner Bach fließt, das aber sonst trocken ist” (UEW 3); e dall'ungherese tele (prima attestazione 1372), tel, dial. telle ‘voll, gefüllt’, tel- ‘voll werden, sich füllen’, teljes, arch. teles ‘ganz, vollständig, total, komplett; voll’, töl-t ‘(Flüssigkeit) schütten, gießen, (Getränke) einschenken; füllen, anfüllen’ (EWU II: 1497–1500; UEW 518: insieme al mansi Tᵊ täwl, al p tayla e al khanty Vj. O tel ‘voll’ è riconducibile al proto-finnico-ugrico *tälk³ o *täwdę).
Il composto ipotetico asz(a)tele potrebbe indicare ‘valle piena {d'acqua}’ o ‘fiume pieno {d'acqua}’.
Nota 1: Costantino Porfirogenito aveva registrato anche il composto Ἀτελκούζου [§ 38.30], spiegato come i luoghi in cui viveva ai suoi tempi il popolo dei Peceneghi. In seguito comparve nella locuzione Ἐτελ {ποταμός} καὶ¹⁵
¹³ Turkmeno, tartaro di Crimea, karaimo di Crimea, karakalpako, uiguro ast, uzbeko åst, kirghiso, tartaro as(t), baschiro aş(t)/aθ(t) “sotto” (Sevortjan 1974: 195–196); cfr. karakhanide (XI secolo) astīn “sotto, al di sotto”, (XIII secolo) astındaɣı “situato sotto”, chagatai ast(i) “sotto”, cumano astında “sotto” ecc. (Clauson 1972: 242).
¹⁴ Proto-turco *(h)ȫl > turco antico (manicheo), uiguro antico (buddhista) (entrambi dell'VIII secolo) ȫl “umido” (riferito al terreno), karakhanide öl [Maḥmūd Kašġari: Qutadğu Bilig] “umido, bagnato”, turco medio öl (Sanglax) idem, (Payet de Courteille) “palude”, chagatai (XV secolo) öl “umido”, usato anche per darya “mare”, turco öl “umido, bagnato”, osmanli öl “pozza”, turkmeno öl, dial. hȫl “umido, bagnato”, khalaj hēl, hēl, kirghiso öl, karakalpako hȫl, uzbeko hul idem, uiguro hȫl “umido, bagnato”, khakasiano öl “umido, bagnato”, shor ül, oyrat ül, tuvano, tofalar öl, yakuto üöl “umido, bagnato”, ciuvascio vile idem (Räsänen 1969: 371; Clauson 1972: 124; Sevortjan 1974: 524–525).
¹⁵ Marquart (1903: 33, fn. 3) explained the conjunction as a mistake of a copist, who thought that Κουζού was an alternative name for Ἐτελ.
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Kουζού [§ 40.24], spiegato più esplicitamente come «il luogo in cui i Turchi (= Ungheresi) erano soliti trovarsi in passato è chiamato con il nome del fiume che lo attraversa, Etel e Kouzou, e ora vi abitano i Peceneghi» (traduzione di Jenkins). Menges (1944–1945: 259) riteneva che questo termine designasse un altro fiume oppure fosse diventato un nome comune. Seguendo Zeuss (1837: 751), Markwart (1903: 33) ipotizzò che la parola Kουζού fosse equivalente al greco μεσοποταμία, identificando in Kουζού l’ungherese köze (3ª pers. sing. possessiva di köz «centro, mezzo»), usato anche nei nomi ungheresi di distretti, per esempio Szamos-köz, Mura-köze, Rába-köze. L’ungherese köz è derivabile dal fenno-ugrico *kütz (UEW 163; EWU II, 827) ~ *kütï «mezzo» (Sammallahti 1988: 544).
Nota 2: Müllenhoff (1906: 75) propose che l’idronimo Δάϊς [Ptolemy 6.14.2,4,5], Δαϊχ [Zemarchus], Γεϊήχ [Constantine Porphyrogenitus 37.2], in seguito Jajïk, cfr. il ciuvascio Jejăk, il kazako Žajyk, chiamato dal 1775 Ural River (Vasmer IV: 551–552), potesse essere di origine uralica, collegandolo all’uralico *joke «fiume» (UEW 99) ~ *jukă (Sammallahti 1988: 537), benché di solito si sia presupposta un’etimologia turcica (cfr. Menges 1944–1945: 260, che confrontava il turco jaj-yк «espanso, aperto», participio perfetto passivo di jaj- «espandere», il tuvano čat-, il turco medio [MK] jad-, l’antico uiguro jad-; tuttavia, l’altai d’ajɣ «inondazione» e il tuvano čajɣ «diluvio, acquazzone» sono semanticamente più vicini alla denominazione del fiume e non possono derivare dal turco comune *jad-, ma soltanto da *jāj-, continuato nel tuvano čaj- «oscillare, pompare». L’altai d’aj- significa «traboccare, inondare, diffondersi (riferito a un fiume)» (si veda ESTJ 1989: 76–77).
3. УЛ
3.0. Mari: KB Jăl, В Jul, U Ju·l-lǝt Wolga (Wichmann 1953: 54, #264); orientale Jul (Paasonen 1948: 29).
3.1. Paasonen (1926: 38) collegò l’idronimo all’ostiaico di Konda i̯atpз «sorgente, fonte», i̯atpo·ŋ «la foce di un ruscello che sgorga da una sorgente», e allo yugan i̯aLpa «piccolo ruscello impetuoso, torrente». La sillaba finale fu spiegata da Toivonen (1933: 382–383).
3.2. Markwart (1929: 96) ipotizzò che questo idronimo mari fosse adattato dalla sua forma equivalente ciuvascia A̯Dăl attraverso *A̯jol. Tuttavia, un simile sviluppo non ha analoghi nei prestiti ciuvasci in mari.
3.3. La soluzione di Sinor (1964: 1–8) sembra la più probabile: fa derivare il mari Jul «Volga» dal turco *jul «ruscello, torrente, fonte» > antico uiguro yuul «ruscello di montagna, sorgente», carac hanide jul, jul «ruscello», oirato, salar jul,
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koibal jul «ruscello, torrente di montagna», khakas čul «ruscello», ciuvascio š́wəl «sorgente» (Räsänen 1969: 209–210; Clauson 1972: 917–918; Sevortjan 4, 244; DTS 277).
3.4. Tataro e baschiro jul «strada, via» rispetto all’antico turco jol con lo stesso significato, ecc. (Räsänen 1969: 205–206; Sevortjan 4: 217–219). In particolare, il Volga è stato fin dalla preistoria una grande arteria di comunicazione che collegava il nord russo alle steppe ponto-caspiche. Per quanto riguarda il rapporto tra i significati «strada» e «fiume», esistono suggestivi paralleli semantici nelle lingue cuscitiche e ciadiche, più precisamente: cuscitico settentrionale: beja lagi femm., pl. -a «sentiero, percorso, traccia battuta» (Roper); cuscitico orientale: somalo laag «canale d’acqua» (Luling), bayso lága «riva del fiume» (Hy); oromo Macha laga «fiume», lage «valle» (LVS) > cuscitico orientale degli altipiani *laga «fiume» (Hudson 1989: 124); konso lak-a «pianura, esterno», D’irayta lak «luogo, spazio vuoto, stanza, spazio» (B1), cfr. Sasse 1982: 131; cuscitico meridionale: kw’adza lagalako «sentiero, strada» (Ehret); e ciadico centrale: wamdiu làgu, margi lagù, margi occidentale lakù, kilba làkù «strada» (Kraft 1981: 73, 93, 112, 122).
4. Λύκος
4.0. Erodoto [4.123] menziona quattro grandi fiumi che scorrevano dal paese dei Tissageti attraverso una landa desolata e proseguivano verso il territorio dei Meoti, sfociando nel lago detto Meotide; i loro nomi sono Lico, Oaro, Tanai e (S)yrgis. Tomaschek (1889: 32) ipotizzò di identificare il Lico con lo Jajik (oggi il fiume Ural) o con il corso superiore del Volga, mentre l’Oaro avrebbe dovuto corrispondere al suo corso inferiore.
4.1. Tomaschek (1889: 32–33) collegò, almeno indirettamente, il nome del fiume Λύκος all’idronimo udmurto Jug, oltre che a L’ug, e alla sua forma russa Belaja, affluente della Kama. Lo spiegò a partire dall’avverbio udmurto di Malmyž ju·g-ak «chiaro, limpido, puro», dal Malmyž-Uržum l’u·g-ak, d’ug-ak «all’improvviso e luminoso»; Sarapul, Malmyž, Jelabuga jugit, Jelabuga, Malmyž-Uržum l’ugit, Ufa d’ugit aggettivo «chiaro, limpido», ecc. (Wichmann 1987: 82). Il komi jugid «luce (sost., agg.), fulmine», jug «fulmine», jugör «raggio, luce», jugδini «farsi chiaro, illuminare» (KESK 334). Questa soluzione è indubbiamente soddisfacente per l’idronimo Jug/L’ug, ma è difficile applicarla a Λύκος. La ragione è fonetico-storica: le consonanti iniziali udmurte l’- e d’- sono varianti secondarie di j-, e la -g- mediana permica corrisponde a -ŋg- mari e mordvino < FU *-ŋk- (cfr. KESK 14). La radice permica *jug corrisponde regolarmente al mari jongəštas «schiarire», jongədo «spazioso» (KESK 334; Paasonen 1948: 27).
4.2. Forse è più promettente ipotizzare una motivazione suggerita dal fatto che il Λύκος scorreva attraverso una landa desolata descritta da Erodoto. Cfr. anche il tataro di Kazan Čölmən–Idal «Kama», cioè «il fiume della landa desolata», e analogamente il ciuvascio
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čolma and Old Bulgarian Čolmän-Itil (Tomaschek 1889: 33) vs. Old Turkish čöl, Kazakh söl etc. “steppe, wasteland” (Räsänen 1969: 117). If this is the case, the Baltic term *laukas “terrain without trees” seems to be a good candidate, cf. Lithuanian laũkas “terrain without trees, free space, field”, Latvian laũrs “clearing, opening (in forest), free space, field”, Prussian (III) laucks, acc.sg. laukan “field” (ALEW I: 561–562), all from IE *leuk- “to light” (Pokorny 1959: 687–689).
4.3. Un’altra soluzione potrebbe basarsi sul fatto che il Volga piega il suo corso da una direzione orientale verso sud presso la foce del suo maggiore affluente, il Kama. Nella lingua mari, parlata oggi nei pressi di questa ansa e in passato nell’area circostante, esiste la parola luk (P, B, M, U, CÜ), lŭk (CK, Č, J), lāk (K) «angolo, nicchia» e anche «ansa di un fiume o di un lago» < protomari *lukā (Bereczki 1992: 34, n. 165; 2013: 124–125). Proprio questo significato corrisponde perfettamente alla curva del Volga da est a sud. Altri termini affini confermano la priorità di questo significato: finlandese loukka, loukas «tana, covo», loukku «fessura, grotta», loukko «angolo, nascondiglio, grotta»,?laukku «apertura, buco»,?liukku «grotta di neve»; ungherese lyuk (dial. gyuk, juk, lik, luk) «buco, perdita; grotta; natica»; nenets O loxəʔ «angolo (per es. in una stanza, in un lago allungato)» (UEW 252: *lowkə).
Nota: è possibile individuare una motivazione semantica analoga nell’idronimo russo antico Erelb (oggi Oreľ), che designa l’affluente sinistro del Dnepr, menzionato per la prima volta nella redazione ipaziana della Cronaca primaria russa per l’anno 1183 d.C.: Ереҕ, егоже Русь зовуть Уголь. Vasmer (III, 151) ne ha proposto l’etimologia ricorrendo all’osmanlı əjri «obliquo, storto», əjrilä «piegarsi» (Radloff I: 661–662), al turco eğri «storto; curva», eğrilik «curvatura», all’uiguro antico ägri «obliquo», al karakhanide, cumano e chagatai ägri «storto, curvo»; al ciuvascio avăr «punto profondo, buca in un fiume o in un lago» ecc. (Räsänen 1969: 37–38).
5. RAV & RAVO
5.0. Erzya mordvino Rav, Ravo «Volga», mokša rava «fiume», Rav «Volga» (UEW 420). Ibn Ḥawqal, 977/8 d.C.: naḥr al-Rōs ~ forma determinata mordvina Rav-ś (Aalto 1976[79], 37). La forma precedente dell’idronimo mordvino è stata ricostruita come (i) *rava (Keresztes 1986: 127), ma esistono almeno altre due alternative, (ii) *raya e (iii) *raja; cfr. per (ii) il mokša mordvino pavaź ~ pavas «Dio» < *payas < indo-iranico *bhagas e per (iii) il mokša ov(a) «genero» < finnico-volgaico *wäje (si vedano Keresztes 1986: 106, 103). Il confronto con l’ostiāco DN rōu, DT rāu «sporcizia, rifiuti, limo (nell’acqua)», Likr. rāɣɜ, Mj. rāuɣ3 «limo, fango (nell’acqua)» (Korenchy 1972: 65), che avvalora le possibilità (i) e (ii), è debole sul piano semantico.
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5.1. Schlözer (1771: 306) fu probabilmente il primo a collegare l’idronimo mordvino alla denominazione greca «Pã del fiume Volga16, registrata da Tolomeo [6.14.1,4]. Fu seguito, per esempio, da Klaproth (1826: 82), Šafarik (1837: 402) e Kiepert (1878: 346, nota 3). De Lagarde (1866: 263) collegò il «Pã di Tolomeo al nome del fiume mitico nell’Avesta Ranhā-, ma fu cauto riguardo all’identificazione di questi idronimi con il Volga17. In seguito (1868, 62) aggiunse il sanscrito Rasā e, in entrambi gli studi, il frigio «Péa, cioè Réha?, e l’idronimo armeno Rah menzionato da Koriwn nella sua «Vita di Mesrop Maš-tots» [11.33]. Kuhn (1887: 214–215) aggiunse l’avestico Ranhā e il vedico Rasā-, entrambi fiumi mitici. Espresse dubbi sulla loro identificazione. Ricordò il tentativo di Geiger, che cercò di identificare Ranhā con l’Iassarte, e lo commentò così: chi vuole riconoscervi la Ranha, presso i suoi abitanti portava comunque un altro nome, da cui è derivato il moderno Sīr, che presso i Greci compare come Silis e presso gli Indiani come Sidā (Kiepert 1878, § 58). Inoltre disse che... Sidā va naturalmente considerato come forma iranica del nome, non certo indiana.
Let us mention that Rasā- (see Blažek 2016a: 13) was the name of a mythical stream flowing around the earth and the atmosphere [e.g. RV IX.41.6; 10.108., also Nirukta of Yaska], only in RV V.53.9. is it described as the western tributary of the Indus River. In Puranas and Mahabharata Rasā is connected with the underworld or hell (MW 870c). The form rasāis the feminine to the masculine rāsa- “the sap or juice of plants, juice of fruit, any liquid or fluid, moisture, humidity, essence, marrow” [RV] (MW 869b, 870c: rasā- = “moisture, humidity”, but Mayrhofer in EWA I: 441–442 expressed doubts about any appellative sense of rasā-). In Iranian the corresponding hydronym is identified in Young Avestan Ranhā- ‘a mythical river’ [Yašt 5.63, 5.81, 10.104, 14.29, 15.27; Vidēvdāt 1.19 etc.], transcribed in Zoroastrian Pahlavi as Arang (Bartholomae 1904: 1510–1511).
Nota 1: Marquart (1903: 378–379, nota 4) interpretò l’etnonimo Rogasta-dzans di Giordane [Getica 23, § 116] come *Rauwa-stadjans «gli abitanti delle rive del Volga». Lo stesso idronimo lo individuò nell’etnonimo «Ρόβοσκοι, registrato da Tolomeo.
16 Chiamano ancora oggi il Volga Rhau, proprio come è denominato «Pã da Tolomeo.
17 Penso che il nome del noto fiume «Pã non sia altro che Raniha: naturalmente non intendo dire che il mitico Ranha dei testi sia il Volga. L’ארום {ʔarūm} della traduzione pehlevica di Vd 7, 9 sarà, come Spiegel ipotizzò nel commento, 46, il persiano moderno Harūm (la città delle Amazzoni): Tolomeo fa abitare le Amazzoni, in ε 9.19, μεταξὺ τοῦ ‘Pã ποταμοῦ καὶ τῶν Ἰππικῶν ὀρέων.
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5.2. Schrader (1890: 633f) e Schrader & Nehring (1917–1923: 329) videro nell’idronimo un adattamento dell’IE *srou̯a “corso d’acqua”, cfr. il sanscrito epico giri-srāvā- “torrente di montagna”, il lituano sravā “scorrimento, flusso sanguigno, mestruazione” ecc. (Pokorny 1959: 1003).
5.3. Nella sua recensione di Schrader (1890), Bartholomae (1890: 1108) tentò di spiegare l’idronimo mordvino e il Ῥᾶ di Tolomeo sulla base dell’avestico rau̯an-/raon- “fiume, corso d’acqua” [Yt. 14.21, 18.6, V. 5.1f / Y. 10.17, V. 2.23] (Bartholomae 1904: c. 1512), < iranico *hrauᵒ < *srauᵒ (cfr. EWAI II: 784).
5.4. Paasonen (1897: 122–123) respinse l’idea di Schrader e propose una propria etimologia basata sul finlandese rapa “fango, melma; qualcosa di friabile, fragile”, estone raba “palude; trebbie; marcio, friabile”, livone raba mā “terreno sciolto”; sami N rappe “coenum existens in loco, quem homines vei pecudes saepe calcant”. In realtà il termine sami è di origine finlandese e le forme baltico-finniche sono di origine scandinava, cfr. l’antico norreno draf “sedimento, lievito” (de Vries 1962: 79–80; SKES 735–736).
6. *U̯ar(i̯)- > ᾽Oαρος
6.0. L’idronimo ᾽Oαρος fu registrato per la prima volta da Erodoto [4.123–124] intorno al 450 a.C. Lo stesso componente *u̯ar può essere identificato nell’idronimo Οὐαρουδάνης, registrato da Tolomeo [5.9.5, 28], che probabilmente designava il fiume Kuban (cfr. Abaev 1949: 188: *u̯aru-dānu- “fiume ampio”).
6.1. Marquart (1903: 378–379, nota 4) riteneva che l’idronimo ᾽Oαρος fosse una denominazione alternativa del fiume Volga, interpretata come iranico *u̯aru- “ampio”18, cfr. l’avestico vouru-, per esempio nell’antico avestico vouru-cāšani- “all’interno di
18 Rogastadzans è la traduzione gotica di Ῥόβοσοι, un popolo registrato da Ptol. 6.14 p. 426, 28 Wilberg presso le sorgenti più orientali del Rha; in Orosio I, 2, 2 Rhobasci, che è identico ai Βοροῦσκοι di Ptol. 3, 5 p. 201, 15, stanziati sotto i monti Rifei. Ῥόβοσοι, Rhobasci deriva dal nome finlandese del Volga, che ancora oggi presso i mordvini suona Raw, Rau, e nella forma determinata Rawš, e probabilmente sta alla base del Ῥᾶς di Agatemero. Quest’ultimo è forse preso in prestito dallo scitico-iranico *Raha, in Ptol. Ῥᾶ (solo gen. e acc.), avestico Raihā, vedico Rasā. Accanto a quest’ultimo nome, gli sciti iranici conoscevano per il Volga anche la denominazione ᾽Oαρος (Herodotos 4, 123. 124), cioè *waru- “il largo” (cfr. Βοροῦ-σθένης, unna War), da cui deriva l’etnonimo Βοροῦσκοι. Cfr. Zeuss 1837: 80; Müllenhoff 1906: 98; Tomaschek 1889: 20. A favore dell’equazione Ῥᾶ = Raiha si sono pronunciati P. de Lagarde 1866: 263; Id. 1868: 62.
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“che guarda intorno” ~ vedico uru-cākṣas-; osseto urux “ampio, spazioso” (EWAI I: 227). Analogamente Herrmann (1937: cc. 1680–1681¹⁹).
6.2. Kretschmer (1928: 101) spiegò l’idronimo ricorrendo al sanscrito vār(i) “acqua”, menzionando il significato “pioggia” del corrispondente avestico vār-. In realtà esistono il vedico vār- “acqua”, oltre al sanscrito vārī-, che significa sia “acqua” sia “pioggia” [Mn, MBh] e corrisponde all’avestico vār- “pioggia”; esiste inoltre il sanscrito vārī-, pl. varyas “fiume”, corrispondente all’avestico vai̯ri- “mare, baia marina” [Y. 42.2, 65.4, 71.10; Yt. 5.37, 8.46.8, 10.14, 19.51, 19.56, 19.59; Aog. 28; Ny. 5.5; S. 2.9] > e allo zoroastriano pahlavi var “lago” (Bartholomae 1904: 1364–1365; Eilers & Mayrhofer 1960: 110–111; Nyberg 1974: 203). Kretschmer collegò inoltre questo idronimo al tocario A wār “acqua” e anche al nome del fiume ligure Vārus, registrato per la prima volta da Cesare [BG 1.86.8]. In seguito Krahe (1964: 38–40) lo incluse nella sua idronimia “dell’antica Europa”.
6.3. Per l’Ὄαρος di Erodoto, Napolskix (comunicazione personale) ne cercò l’origine direttamente nel tocario A wār, B war “acqua”, B -wār “corso d’acqua”, per esempio ñoru-wār “a valle” (Adams 2013: 627–628), ipotizzando che in questo idronimo si conservi una traccia della migrazione verso est del prototocario.
6.4. Schramm (1973: 115) respinse del tutto l’Ὄαρος come denominazione del Volga e preferì collegarlo al Dnepr, esplicitamente chiamato Var da Jordanes 52: ut vix pars aliqua hostium remaneret, quae in fuga versa eas partes Scythiae peteret, quas Danabri amnis fluente praetermeant, quam lingua sua Hunni Var appellant²⁰, e Βαζούχ da Costantino Porfirogenito (De administrando imperio 38.68). Anche questo idronimo è stato etimologizzato in diversi modi:
6.4.1. Vedendovi una traccia degli antichi avari, Klaproth (1826: 245) tentò di spiegare Var ricorrendo all’avaro moderno del Daghestan, in cui compare la parola ʒor “fiume”. Nikolayev & Starostin (NCED 537) la confrontarono con il tindal reha “bacino idrico”, il bezhta rühi “ruscello artificiale”, il lezghiano e il tabasarano hül “mare” ecc., ricostruendo la protoforma caucasica settentrionale *hʷilV/*l̥hʷV.
¹⁹ Oaros – secondo Erodoto [IV 123], insieme al Lykos, al Tanais e al Syrgis, un affluente della Maiotide, con sorgente presso i Thyssagetai. Da Erodoto [IV, 124] si ricava che l’O. era un fiume importante, presso il quale Dario fece accampare il suo esercito e costruì otto fortezze, mentre avanzava fino alla regione deserta tra i Budini e i Thyssagetai. Pertanto (c. 1681) non può che trattarsi del Volga, che Erodoto fa erroneamente sfociare nella Maiotide anziché nel Mar Caspio. Kiessling u. Bd. IA s. 1f. confronta il nome O. con l’avestico Vouru “il largo (fiume)”, che le tribù turche tradussero con Atl;
²⁰ “Il resto si diede alla fuga e si diresse verso le regioni della Scizia che confinano con il corso del fiume Danaper, che gli Unni chiamano Var nella loro lingua.” Cfr. The Gothic history of Jordanes nella versione inglese con introduzione e commento di Charles Christopher Mierow. Princeton: University Press – London: Humphrey Milford – Oxford: University Press 1915: 128.
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6.4.2. Tomaschek (1889: 20) confrontò Βαqούη con lo yakuto üräx «fiume» (Böhtling 1851: 49). Potrebbe essere correlato il ciuvascio vъrə, usato nell’espressione šъ vъri «foce del fiume». La perdita della velare finale può essere confrontata con l’omonimo ciuvascio vъrə «seme» rispetto all’antico turco uruy, stesso significato (Egorov 1964: 49; Räsänen 1969: 516).
6.4.3. Vasmer (1923: 66), Abaev (1949: 187) e Schramm (1973: 99) spiegarono Βαqούη sulla base dell’osseto: iron wærax, digor urux «ampio» < *uaruka−/*uruka− (Abaev 1989: 90).
6.4.4. Pritsak (1954: 124–134; cfr. anche Schramm 1973: 99) propose la spiegazione antico-bulgara di Var, applicando il ciuvascio var «valle, alveo, burrone, gola; interno, centro, mezzo, ventre»; il poetico turco anatolico öz nei nomi di fiumi Ėgri öz, Qïlïğ özü, inoltre il tartaro di Kazan üzän «valle, bassopiano», il tartaro di Baraba üzön «ruscello, rivolo», il kazako özän «fiume; interno», oltre alla denominazione Yozu (= özü < *özi) del Dnepr in una copia tarda della «Geografia» dello Pseudo-Mowsés Chorenacʿi, forse da Anania Širakacʿi, rielaborata intorno al 700 d.C., e al nome oguz-cumano Özi dello stesso fiume (-i è il suffisso possessivo della terza persona, che serve a determinare).
Nota: è allettante ipotizzare che il predecessore antico-bulgaro del ciuvascio var «valle, alveo, burrone, gola; interno, centro, mezzo, ventre», nel nome del Dnepr, possa essere stato calco del termine -коúζου, Κουζού, registrato da Costantino Porfirogenito nel composto Ἀτελλοúζου [§ 38.30] e nella sintagma Ἐτέλ {ποταμός} καὶ Κουζού [§ 40.24]. Zeuss (1837: 751) e Markwart (1903: 33) identificarono in -коúζου & Κουζού l’ungherese köze (3ª sg. possessivo di köz «centro, mezzo»), usato anche nei nomi ungheresi di distretti, per es. Szamos-köz, Mura-köze, Rába-köze. L’ungherese köz è inoltre derivabile dal finnico-ugrico *kütз (UEW: 163; EWU II: 827) ~ *kütï «mezzo» (Sammallahti 1988: 544). In tal caso le forme -коúζου & Κουζού erano equivalenti del greco μεσοποταμία, e l’antico-bulgaro Var probabilmente svolgeva la stessa funzione.
7. VOLGA
7.0. L’idronimo Volga compare per la prima volta come russo antico Volga nella Cronaca primaria russa, redatta intorno al 1100, in riferimento a eventi datati al 964 d.C.
7.1. Lo storico e archivista bizantino, teologo e astronomo Niceforo Gregora (1290/1–1360) formulò l’ipotesi che la denominazione dei Bulgari Βούλγαροι derivi dal nome del fiume Βούλγα «Volga» nella sua Byzantina Historia 1.26.19–21 (cfr. anche Moravcsik 1958: 105). Un altro Volga è un affluente del Dnepr. In Polonia vi sono due affluenti della Vistola chiamati Wilga, uno con foce a Cracovia (lungo 25 km), il secondo
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con foce nel quartiere meridionale di Varsavia (lungo 67 km). Questi idronimi sono chiaramente derivabili dallo slavo comune *Volga «umidità» (Vasmer I: 336–337). Occorre aggiungere i cognati baltici diretti, che possono anch’essi fornire l’etimologia dell’idronimo Volga, vale a dire il lettone vāļgs m., vaļga f. «umido», vīlgt, ōgstu, ōgu «diventare umido» (ME IV: 454, 587), il lituano vīlgti, vīlgstu, vīlgau «inumidire» ecc. (Pokorny 1959: 1145–1146: *uelg-).
Esistono anche tentativi etimologici alternativi:
7.2. Tomaschek (1889: 32) e Rozwadowski (1913: 49; 1948: 227–230) cercarono di spiegare l’idronimo a partire dal fenno-volgaico *walkeda “bianco”²¹, ma Vasmer (I: 336–337) lo respinse in quanto fonologicamente impossibile. Ciò è corretto per *walkeda “bianco” e i suoi continuatori, ma esistono anche altre forme, che non derivano dal suffisso *–đa, in particolare il mari wolɣem “io risplendo, brillo (fuoco, acqua, oro, vetro)”. La sua 3ª persona singolare wolɣa “è chiaro” sembra un buon candidato, considerando il fatto che il maggiore affluente del Volga, la Kama, è chiamato “bianco”, vale a dire ciagataico Ätil, Ädil ‘Volga’, Ak-Ädil ‘Kama’, letteralmente ‘Bianco Ädil’, tartaro di Kazan Iẓal, Idal ‘Volga; grande fiume’, Kara Idal ‘Volga’ = ‘Nero Idal’ contro Ak Idal ‘Kama’ = ‘Bianco Idal’, ciuvascio ADăl ‘Volga’, Šură–ADăl ‘Kama’, letteralmente ‘Bianco ADăl’ (Gombocz 1917: 183; Radloff I: 842, 857, 1509; Räsänen 1969: 52). Tomaschek (1889: 32) menzionò inoltre il lago Volgo (61 km²), il più basso dei quattro laghi naturali attraversati dal Volga.
7.3. Secondo quanto riferito oralmente da Roman Jakobson, il suo ex connazionale Nikolaj Sergeevič Trubeckoj propose un’etimologia baltica dell’idronimo Volga durante le sue lezioni a Vienna negli anni Trenta. Secondo lui, l’etimologia di Volga era la seguente: nello slavo orientale primitivo, le vocali anteriori non arrotondate diventavano vocali posteriori arrotondate davanti a una l tautosillabica, sicché jilga sarebbe dovuto diventare julga; la j iniziale andò perduta davanti alle vocali arrotondate nello slavo orientale, e la u iniziale acquisì una protesi obbligatoria v. Si formò così vulga, e la u breve cambiò nei secoli XII–XIII in o. Così, attraverso una lunga serie di mutamenti, Jilga divenne Volga. Citato secondo Gimbutas 1963a: 69; 1963b: 33, 205. Si veda anche Toporov 1980: 40. Tra gli idronimi baltici si trovano effettivamente nomi formati dall’aggettivo baltico «lungo», continuato nel lituano ilgas, nel lettone ilgs, stesso significato, oltre che nell’avverbio prussiano ilga «a lungo»,
²¹ Finnico-volgaico *walkeda > finlandese valkea «bianco; luminoso, chiaro; fuoco, fiamma luminosa, luce del fuoco, fulmine», ludico valged, estone valge «bianco, chiaro, biondo; cosa bianca, luce», livone vālda (SKES: 1619–1621); sami N viel’gâd «bianco; chiaro, pallido», kildin vielked, sami di Nõt vielked stesso significato; mordvino erzya valdo, mokša valdă «chiaro, luminoso»; mari (I) waylăd, (U B) wolyadă «limpido, chiaro; luminosità, limpidezza». Si confronti inoltre il mari wolɣem «io risplendo, brillo (fuoco, acqua, oro, vetro)»; l’ungherese világ «luce; mondo; gente», (arch.) «umanità, vita», che indica il finnico-ugrico *walkз «bianco, luminoso; brillare» (UEW: 554–555; Bereczky 2013: 315–316). Sammallahti (1988: 551) ricostruì il finnico-ugrico *wilki– «luce», oltre al finnico-permico *vēlkita.
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per esempio in Lituania i fiumi Įlga, Įlė, Įlgės, Įlgupys ecc. e i laghi Įlgai, Įlgis, Įlgys, Įlgžeris, Įlgžeris ecc. (Vanagas 1981: 129); in Lettonia i fiumi Įlga upe, Įlupe e i laghi Įldza-ęzers, Įldzes-ezers ecc.; in Prussia i laghi Įlgayn, Įlgen See, Įlgowen ecc. (Toporov 1980: 39). Il più lungo «Fiume Lungo» è il cinese 長江 Cháng Jiāng, lungo 6,379 km, con un bacino di 1,808,500 km², chiamato «Lungo» a partire dal periodo delle Sei Dinastie (220–589 CE). Il nome attuale 揚子 Yángzǐ era originariamente usato per il tratto inferiore del fiume²².
7.4. Ancora meno probabile è il tentativo di Mikola (1929: 127–128) di individuare una fonte nel proto-mari *Jyl⁽²³⁾, effettivamente attestato come mari occidentale Jāl e mari orientale Jul «Volga» (si veda sotto). Per spiegare la differenza nell’anlaut, Mikola (1929: 127) menzionò la trascrizione in antico russo Омov(ь)за, Омovуза del nome del fiume estone Emajõgi. L’esistenza dell’antico russo *Vьlga dovrebbe essere dimostrata dal prestito folklorico udmurto Bulga «Volga» (Mikola 1929: 128). Vasmer (I: 337) aggiunse che l’ipotetico proto-mari *Jyl sarebbe stato preso in prestito da lingue turciche come il tataro Baba, il baschiro jylya «fiume, ruscello» e il kazako žylğa «ruscelletto, fiume» (Räsänen 1969: 200; prestato dal mongolo žylga «alveo del fiume, ruscello, pendio» – si veda Ramstedt 1935: 109).
7.5. Una soluzione del tutto nuova può essere proposta sulla base dell’ungherese völgy «valle» (121); (obsoleto) «segno, nucleo di un ascesso», cfr. i toponimi dell’antico ungherese: Furizelgi (121), Welg (120), Saswelgy (126), Welgzad (1338), Worrewwabelgy (1342) ecc. (EW 1653). Sono correlati l’ugrico-ob *wāyəl > PKhanty *wāyəl > khanty Trj. wāyəl «un affluente dell’Ob», Oxal, Kaz. wōxal «affluente; vogulo», wōxal-jōxan «Boryka (ruscelletto); mansi *wāl > mansi (LM) vuol «curva del fiume», (KU KM P LO) wōl, (So.) wōl «tratto di fiume» (Honti 1982: 193, #677); komi (S) vol, vol-ju «un piccolo fiume», (Vō) vel «un affluente destro del Vyčegda superiore»; nenets (Nj.) wäej in jaew wäej «tratto rettilineo più lungo del fiume tra due curve; плёс» < uralico *waδз «piccolo fiume; curva del fiume o tratto di fiume tra due curve» (UEW: 550–551).
7.6. Per completezza, andrebbe aggiunto anche il tochario B walke (indeclinabile), agg. «lungo (riferito al tempo)», avv. «per molto tempo», come possibile fonte. La motivazione semantica è la stessa che per il lituano ilga f. «lungo» (cfr. § 7.3). La forma sincronica è inoltre molto vicina alla forma Volga. Anche la tradizionale ricostruzione *uḷ₂Hgo-, forse derivata dal verbo *uel- «girare» (Adams 2013: 631–632), è applicabile a Volga. Tuttavia, l’analisi etimologica *u̯i-dH̥gʰo- (si veda Blažek 2015: 62), se corretta, probabilmente escluderebbe questa soluzione.
22 Disponibile all’indirizzo:<https://en.wikipedia.org/wiki/Yangtze> [consultato il 01.11.2019].
23 La perdita di γ dopo la caduta della vocale finale è regolare; cfr. il mari KB jal «piede» rispetto al mordvino moksha jalga «a piedi», al finlandese jalka «piede» (Mikola 1929: 127; UEW: 88–89).
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8.
SOMMARIO
indo-iranico
slavo
baltico
iranico
tocario
mordvino
mari
ungherese
tataro
(cfr. tataro Kara Tatar Volga)
* astai con grandi inondazioni
* ast(h)ol umidità nelle zone basse
* ul corso d’acqua
strada tatara
asz (V) valle piena d’acqua
la curva
fiume * Rava * Rava * Runa
* draša- umidità > Avestan Raŋha-
* naraxs- tutto scuro
* hraxsa- bocca scura
* daugas terreno privo di alberi
* Aogəs
* As(a)f[?]
* ul
* Aresos
Rau(e)
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Indoeuropeo
*Ocos
Slavo
*bog umidità
Baltico
lettone padag t. bagnato
*lōg lungo t.
Iraniano
Avestico tāri-mare, baia marina; pahlavi bar lago
*pāru- ampio
Tocariano
B war acqua B-war-fiume
Mordvino
Mari
nuolya è luce
Ungherese
valle zóly
Turcico
fiume bashkir iylya
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9. CONCLUSIONE
9.1. La tabella precedente (§ 8) riassume tutte le soluzioni più o meno probabili, sebbene spesso si escludano a vicenda. Valutandone le motivazioni semantiche, esse possono essere suddivise in due gruppi. Il primo gruppo comprende i nomi pienamente «idronimici», motivati da significati connessi all’«acqua», vale a dire «acqua» stessa e inoltre «fiume», «valle (fluviale)», «ruscello», «inondazione», «umidità», «lago», «mare». Il secondo gruppo include i termini che caratterizzano il corso del fiume o le sue rive, in questo caso «ampio», «lungo», «curvo», «privo di alberi», «innocuo», «bianco/chiaro», «nero/scuro». È evidente che il primo gruppo semantico è direttamente connesso all’acqua e dovrebbe essere preferito. Nel caso di diversi candidati etimologici, la motivazione semantica che ricorre in denominazioni diverse sembra più promettente delle spiegazioni isolate. Così, l’antico russo Volga < slavo comune *vəlgə «umidità» corrisponde all’iranico, forse scitico, *raha-, il cui significato «umidità, bagnato, umidità» è ricostruito sulla base del vedico [RV] rasā-, femminile del maschile rāsa- «linfa o succo delle piante, succo dei frutti, qualsiasi liquido o fluido, umidità, umidità atmosferica, essenza, midollo». Il terzo corrispondente potrebbe essere individuato nel composto turcico ipotetico *ast-(h)öl «umidità inferiore». Si potrebbe immaginare che descrivesse il delta del Volga. È allettante concludere che gli idronimi slavi e forse turcici siano calchi del loro antecedente iranico.
9.2. In ordine cronologico, i primi sembrano essere i nomi di fiumi mitici Rasā́, già noto dal Ṛgveda composto probabilmente tra il 1500 e il 1100 a.C., e la sua controparte avestica recente Raŋhā, risalente all’inizio del I st millennio a.C. Il mordvino Rav o Rav può riflettere sia *ra sia *raya. Nel primo caso si conserva lo sviluppo specifico, di tipo avestico, della sequenza *ə̄hā; il secondo caso rappresenta probabilmente la forma *Rahā, ricostruibile per diversi dialetti iranici antichi e del primo periodo medio, ossia scitico, sarmatico e saka, in considerazione della loro distribuzione geografica. Ῥᾶ di Tolomeo e Ῥᾶ dello Pseudo-Agatemerio sono ancora vicini a *Rahā, rispettivamente nel II nd e nel III rd secolo d.C. Verso la metà del V th secolo a.C., Erodoto registrò tre diversi nomi di fiume che forse potrebbero riferirsi al Volga: Ὄαρος, Ἀγάρης, Λύκος. Ὄαρος è etimologizzabile sulla base dell’avestico recente vāiri- «mare, baia marina» e del pahlavi var «lago». Questa soluzione indica un fiume che sfocia in un grande bacino d’acqua. In concorrenza con l’altrettanto allettante etimologia tocarica (B war «acqua», -wär «ruscello»), si dovrebbe preferire l’origine iranica, considerando l’idronimo di Tolomeo Οὐαράνης, che probabilmente designava il fiume Kuban, sfociante nel mare d’Azov/Maeotis, analizzabile esplicitamente come *uar(V)-dānu- «fiume che sfocia in un mare/lago», dove il secondo elemento è l’iranico *dānu- «fiume» > avestico recente dānu «fiume, ruscello», osseto don «fiume, acqua», senza alcuna nota
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controparte tocarica. Erodoto descrisse il fiume Ἀογῆς come un corso d’acqua suddiviso in 40 bracci prima di sfociare nel Mar Caspio. Questa descrizione è applicabile solo a un vero grande delta. Se si intendeva il delta del Volga, sono possibili almeno tre interpretazioni iraniche, ossia *a-raxsā- «innocuo», in riferimento al suo corso tranquillo, oppure *ha-raxsā- «tutto scuro», con la variante *āh-raxsā- «bocca scura», in riferimento al fango nero del delta (cfr. anche il tataro di Kazan Ka-ra Idəl). Il terzo idronimo di Erodoto, probabilmente riferito al Volga, Λύκος, sembra una trascrizione greca del proto-mari *lukə «curva», che può designare la curva del Volga da est a sud, presso la foce del suo maggiore affluente, il fiume Kama. Questa soluzione sembra più convincente dell’alternativa baltica *laukas «terreno privo di alberi», che avrebbe designato la zona desolata intorno al fiume Kama, descritta da Erodoto. Sebbene tale interpretazione sia del tutto legittima, non è generalmente tipica delle motivazioni semantiche degli idronimi. Nei 2nd e 3rd secoli d.C., Tolomeo e lo Pseudo-Agatemerio registrarono rispettivamente i nomi del Volga Ῥᾶ e Ῥᾶς, che rappresentano continuazioni dell’iranico *Rahā, discusso sopra. Dal 6th secolo d.C. è attestato il nuovo nome del Volga, ricostruibile come *As(a)tEl. Esistono almeno tre etimologie alternative. L’antico bulgaro *as-tíl «con grandi inondazioni» è corroborato dal fatto che, per esempio, le regioni di Astrachan' e Volgograd sono allagate più o meno regolarmente una volta ogni 5 anni. Un punto debole di questa soluzione è che in ciuvascio non esiste un continuatore appellativo, ma solo l’idronimo Tilž (cfr. § 2.3). Il composto ipotetico *ast-(h)əl «umidità inferiore» dovrebbe probabilmente essere attribuito direttamente a qualche dialetto turcico principale, poiché nessuno dei suoi elementi è continuato in ciuvascio. Il terzo tentativo etimologico presenta l’idronimo come antecedente del composto ungherese ipotetico asz(V)-tele «valle fluviale piena {d’acqua». Non dovrebbe sorprendere considerare anche la possibilità di un’etimologia ungherese. La traiettoria migratoria degli antenati degli Ungheresi seguì molto probabilmente il corso del Kama e poi del Volga, dalla loro confluenza fino al bacino del Don, conducendoli al Ponto e, lungo le sue rive, più avanti verso il bacino del Danubio (cfr. Blažek 2013: 181). L’etimologia implica la presenza degli antenati degli Ungheresi nel bacino del basso Volga prima del 570 d.C. circa, quando Zemarchus attraversò il fiume e ne registrò il nome come Ἄττιλας. Questa interpretazione potrebbe essere rafforzata da una delle etimologie alternative dell’idronimo Volga propriamente detto, ossia l’ungherese völgy «valle». Il Volga stesso fu menzionato per la prima volta nella Cronaca primaria russa, datata al 964 d.C. La sua protoforma slava *vьlga «umidità» sembra certa; idronimi corrispondenti sono noti nei bacini del Dnepr e della Vistola. Ma Volga potrebbe essere un
24 Disponibile all’indirizzo: <https://www.climatechgepost.com/russia/river-floods/> [consultato il 01.11.2019].
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Anche l’adattamento slavo orientale del nome baltico del tipo lettone valga f. «umido» è possibile. Una motivazione semantica simile è proposta per il fiume mitico vedico Rasā e la sua controparte avestica Raŋhā, collegati alla patria iranica/indo-iranica e identificati con il Volga. Il composto turco ipotetico *ast-(h)öł «umidità inferiore» esprimerebbe le stesse caratteristiche. Esistono tuttavia diverse etimologie alternative basate sulle lingue parlate lungo il Volga prima che i primi Slavi raggiungessero il fiume (forse intorno al 600 CE, considerando la datazione glottocronologica della disintegrazione dello slavo comune al VIth secolo), vale a dire: baltico (lettone valga f. «umido»; meno probabile il lituano ilga f. «lungo», data la difficoltà di spiegare la v- slava); mari wolγa «è chiaro»; ungherese völgy «valle»; tocarico wake «lungo». Il baschiro yïlya «fiume» può essere escluso senz’altro in quanto prestito mongolico recente. Benché le interpretazioni mari, ungherese e tocarica siano incompatibili tra loro, potrebbero essere state applicate allo stesso fiume in epoche diverse. Si può immaginare che una denominazione più antica sia stata sostituita da una nuova per quasi-omofonia, indipendentemente dalla differenza semantica. Un esempio illustrativo si trova, per esempio, nell’idronimo dell’antico russo Erel, tradotto nella Cronaca primaria russa come Уголъ «angolo», in accordo con la sua etimologia turca (osmanico äjri «principale, curvo», äjrilä «piegarsi»), ma oggi è stato modificato in Orel, cioè «aquila» (si veda § 4.3). Delle ultime tre alternative, quella tocarica si è differenziata per prima. Secondo le analisi glottocronologiche, la separazione del ramo tocarico dal tronco principale indoeuropeo (il ramo anatolico si era già separato nel Vth millennio BCE) è datata al 3810 BCE e al 3900 BCE rispettivamente da Sergej Starostin e Georgij Starostin (si veda Blažek & Schwarz 2017: 203–204), mentre la disintegrazione della protolingua fenno-ugrica è datata soltanto al 2350 BCE da Blažek (2012: 34; 2016b: 89), al 2180 BCE da S. Starostin (si veda Blažek 2012: 32) e al 2160 BCE da G. Starostin (2015: 569); in media, al 2230 BCE. La separazione dei rami mari e permico è datata al 1370 BCE da S. Starostin e al 1200 BCE da Blažek (si vedano Blažek 2012: 32, 34; 2016: 89), mentre la separazione dell’ungherese dall’ugrico occidentale è datata al 1340 BCE da S. Starostin e al 1480 BCE da Blažek (si vedano Blažek 2012: 32, 34). Ciò significa che il ramo tocarico si separò circa un millennio e mezzo prima della disintegrazione dell’unità fenno-ugrica e circa due millenni e mezzo prima delle separazioni dei rami mari e ungherese. I Tocari erano il ramo indoeuropeo più orientale nel Ist millennio CE. Probabilmente occupavano la posizione più orientale anche nella patria indoeuropea. Se si accetta la localizzazione pontico-settentrionale della patria indoeuropea, almeno dopo la separazione del ramo anatolico, il Volga potrebbe rappresentare il confine orientale del continuum dialettale indoeuropeo, oltrepassato per la prima volta soltanto dagli antenati dei Tocari, forse nella prima metà del IVth millennio.
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BCE. In tal caso, sembrerebbe naturale che la denominazione di un fiume così imponente, importante per l’orientamento, il trasporto e la pesca, sia stata conservata a lungo e che, quando nuove popolazioni si insediarono sulle sue rive, queste preferissero usare nomi quasi omofoni, pur reinterpretandone il significato. Oltre alla catena più lunga, rappresentata da tocarico B wake «lungo»²⁵ → ungherese volǵ «valle fluviale» → mari wolγa «è bianco» → lettone vala «umido» → antico russo Volga *«umidità», vi è anche la serie composta da tocarico B war «acqua», -wār «corso d’acqua» → avestico vari- «mare, baia», pahlavi var «lago» → ciuvascio var «valle, canale, burrone, gola; interno, centro, mezzo, ventre», oppure avestico giovane Raŋhā o «scitico» *Rahā → mordvino erzya Rav, Rav «Volga», mokša rava «fiume», Rav «Volga». Questa ipotesi implica una continuità delle popolazioni nonostante periodi di migrazioni massicce, probabilmente sotto forma di insediamenti residuali lungo fiumi importanti che hanno trasmesso gli idronimi originari. Grazie a questo meccanismo, i nomi di molti fiumi importanti sono stati conservati, anche se le lingue parlate sulle loro rive sono cambiate. Naturalmente, oltre ai nomi antichi, se ne introducono anche di nuovi. Nel caso del Volga, l’esempio più recente di questo tipo è probabilmente il mari Jul, adottato da una qualche fonte turca del tipo dell’antico uyghuro yul «ruscello di montagna, sorgente».
10. APPENDICE: FRAMMENTI DI TESTI
La Cronaca primaria russa
Redazione laurenziana
[642 (964)] Князь Стославъ възрастыю. и възмужавъ. нача воѣ сокупляти. многи и храбры и легко хода. акы пардусь. воинѣ многи творяше хода. воз по собѣ не возяше. ни котла ни мясъ варя. но потонку изрѣзавъ. коню ли. звѣрину ли. или говядину. на углехъ испекъ ядяше. ни шатра имаше. но подкладъ пославъ. и сѣдло в головахъ. также и прочи воѣ его вси бѣхѫ. [и] посылаше къ странамъ глѣ. хочю на вы ити. и иде на Оку рѣку и на Волгу. и налезе Вятичѣ. и речѣ Вятичемъ. кому дань даете. они же рѣша Козарамъ по щьлягу. и тѣ ра даемъ.
Disponibile all’indirizzo: <http://litopys.org.ua/lavrlet/lavr03.htm> [consultato il 01.11.2019].
25 Se il tocarico B wake derivava davvero da *ui-dḷHgh⁰-, andrebbe escluso dai candidati alla protoforma del Volga. In tal caso, il membro più antico di questa catena che riproduce il corso del Volga sarebbe il mari. La catena dovrebbe essere la seguente: ungherese volǵ ← mari wolγa → lettone vala → antico russo Volga.
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Redazione ipaziana
[6472 (964)] Князю Святославу възрастьшю. и възмужаю. нача воевати. многы и храбры. бѣ бо и сам храбръ и легокъ. хода акы пардусъ. воины многы творяше. въз бо по себѣ не возяше. ни котла ни масла варя. но по тонку изрѣзав. конину. или звѣрину. или говядину на угльех испекъ аше. ни шатра имаше. но подклада постилаше. а сѣдло въ головѣ. тако же и прочи вои єго бѣху. и посылаше къ странамъ. глаголя хочю на вы ити. и иде на Оку рѣку. и на Волгу. и налѣзе Вятичи. и рече имъ кому дань даете. они же рекоша Козаромъ. по щелягу ѡ рала даємъ
Disponibile all’indirizzo: <http://litopys.org.ua/ipat/ipat03.htm> [consultato il 01.11.2019].
Traduzione inglese della redazione laurenziana
472 (964). «Quando il principe Svjatoslav fu cresciuto e maturato, cominciò a raccogliere un esercito numeroso e valoroso. Muovendosi leggero come un leopardo, intraprese molte campagne. Durante le spedizioni non portava con sé né carri né calderoni, e non cuoceva carne, ma tagliava sottili strisce di carne di cavallo, selvaggina o manzo e le mangiava dopo averle arrostite sulla brace. Non aveva neppure una tenda, ma stendeva sotto di sé una coperta da cavallo e metteva la sella sotto la testa; (65) anche tutto il suo seguito faceva lo stesso. Mandò messaggeri alle altre terre annunciando la sua intenzione di attaccarle. Si recò presso l’Oka e il Volga e, incontrati i Vjatiči, domandò loro a chi pagassero il tributo. Risposero che pagavano ai Khazari un pezzo d’argento per ogni aratro.»
La Cronaca primaria russa: testo laurenziano, tradotta e curata da Samuel Hazzard Cross & Olgerd P. Sherbowitz-Wetzor, Cambridge, Massachusetts: The Medieval Academy of America, n. 60, 1953. Disponibile all’indirizzo:<http://www.mgh-bibliothek.de/dokumente/a/a011458.pdf> [consultato il 01.11.2019].
Testimonianza degli autori greci
Erodoto 1.201–202: 201. ὡς δὲ τῷ Κύρῳ καὶ τοῦτο τὸ ἔθνος κατέργαστο, ἐπεθύμησε Μασσαγέτας ὑπ’ ἑωυτῷ ποιήσασθαι. τὸ δὲ ἔθνος τοῦτο καὶ μέγα λέγεται εἶναι καὶ ἄλκιμον, οἰκημένον δὲ πρὸς ἠῶ τε καὶ ἡλίου ἀνατολάς, πέρην τοῦ Ἀράξεω ποταμοῦ, ἀντίον δὲ Ἰσσηδόνων ἀνδρῶν. εἰσὶ δὲ οἵτινες καὶ Σκυθικὸν λέγουσι τοῦτο τὸ ἔθνος εἶναι.
Disponibile all’indirizzo: <http://data.perseus.org/citations/urn:cts:greekLit:tlg0016.tlg001.perseus-grc1:1.201.1>
«Quando Ciro ebbe conquistato anche questa nazione, volle sottomettere i Massageti. Si dice che siano un popolo grande e potente, che abita verso il
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a est e verso il sorgere del sole, oltre l’Araxes e di fronte agli Issedoni; e alcuni dicono che siano un popolo scita.”
Disponibile a: <http://data.perseus.org/citations/urn:cts:greekLit:tlg0016.tlg001.perseus-eng1:1.201.1>
202. Si dice che l’Ἀράξης sia sia più grande sia più piccolo dell’Istros; si dice che in esso vi siano numerose isole grandi quanto Lesbo, e che su di esse vivano uomini che d’estate si cibano di radici di ogni sorta, che dissotterrano; invece, i frutti maturi raccolti dagli alberi li conservano come alimento e se ne nutrono durante l’inverno.
Si dice che l’Ἀράξης sia sia più grande sia più piccolo dell’Istros; si dice che in esso vi siano numerose isole grandi quanto Lesbo, e che su di esse vivano uomini che d’estate si cibano di radici di ogni sorta, che dissotterrano; invece, i frutti maturi raccolti dagli alberi li conservano come alimento e se ne nutrono durante l’inverno. Inoltre, avrebbero scoperto altri alberi che producono frutti di questo tipo: quando si radunano in gruppi, accendono un fuoco e, disposti tutt’intorno, vi gettano i frutti; respirando i fumi dei frutti gettati sul fuoco mentre bruciano, si inebriano per l’odore, proprio come i Greci con il vino; e quanto più frutti vi gettano, tanto più si inebriano, finché si levano a danzare e giungono persino a cantare. Si dice che questo sia il loro modo di vivere. Il fiume Ἀράξης scorre dal paese dei Matieni, da dove proviene anche il Gyndes, che Ciro divise in trecentosessanta canali; sfocia attraverso quaranta bocche, tutte tranne una delle quali si riversano in paludi e acquitrini. Si dice che vi abitino uomini che si nutrono di pesce crudo e usano indossare pelli di foca. Una delle bocche dell’Araxes scorre in un alveo limpido fino al mar Caspio.
Disponibile a: <http://data.perseus.org/citations/urn:cts:greekLit:tlg0016.tlg001.perseus-grc1:1.202> [consultato il 01.11.2019].
Secondo alcuni, l’Araxes è più grande dell’Istros, secondo altri più piccolo. Si racconta che vi siano molte isole grandi quanto Lesbo e che vi abitino uomini i quali d’estate vivono di radici di ogni sorta che dissotterrano, e d’inverno di frutti raccolti dagli alberi quando sono maturi e conservati come alimento; e, a quanto si dice, conoscono alberi che producono un frutto il cui effetto è il seguente: riunendosi in gruppi e accendendo un fuoco, siedono tutt’intorno e gettano i frutti tra le fiamme; i fumi che si sprigionano mentre bruciano li inebriano come il vino inebria i Greci, e quanto più frutti vengono gettati sul fuoco, tanto più si inebriano, finché alla fine si alzano per danzare e persino cantare. Si dice che questo sia il loro modo di vivere. L’Araxes scorre dal paese dei Matieni (così come il Gyndes, che Ciro divise in trecentosessanta canali) e sfocia attraverso quaranta
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bocche, tutte tranne una delle quali si riversano in paludi e acquitrini, dove si dice che vivano uomini il cui cibo è pesce crudo e il cui abito consueto è costituito da pelli di foca. L’unico corso rimanente dell’Araxes scorre in un alveo limpido fino al mar Caspio.Araxes
Disponibile a: <http://data.perseus.org/citations/urn:cts:greekLit:tlg0016.tlg001.perseus-eng1:1.202.1> [consultato il 01.1.2019]. Herodotus 1920: Histories, con traduzione inglese di A. D. Godley. Cambridge: Harvard University Press.
Erodoto 4.123–124:
4.123.3
Al di là del deserto abitano i Thyssageti; quattro grandi fiumi scorrono dal loro territorio attraverso la regione dei Maeeti e sfociano nel lago chiamato Maeetide; i loro nomi sono: Lico, Oaro, Tanai e Sirgi.
Disponibile all’indirizzo: <http://data.perseus.org/citations/urn:cts:greekLit:tlg0016.tlg001.perseus-grc1:4.123.3> [consultato il 01.1.2019].
Al di là di questa desolazione vivono i Thyssageti; quattro grandi fiumi scorrono dal loro territorio attraverso la regione dei Maeeti e sfociano nel lago chiamato Maeetide; i loro nomi sono Lico, Oaro, Tanai e Sirgi.
Disponibile all’indirizzo: <http://data.perseus.org/citations/urn:cts:greekLit:tlg0016.tlg001.perseus-eng1:4.123.3> [consultato il 01.1.2019].
4.124.1.
Quando dunque Dario giunse nel deserto, interruppe la marcia e accampò l’esercito presso il fiume Oaro. Dopo aver fatto ciò, costruì otto grandi fortificazioni, distanti l’una dall’altra circa sessanta stadi ciascuna; ai miei tempi le loro rovine erano ancora intatte.
Disponibile all’indirizzo: <http://data.perseus.org/citations/urn:cts:greekLit:tlg0016.tlg001.perseus-grc1:4.124.1> [consultato il 01.1.2019].
Quando Dario giunse nella regione desolata, interruppe l’inseguimento e si accampò presso il fiume Oaro, dove costruì otto grandi forti, le cui rovine erano ancora in piedi ai miei tempi, tutti a una distanza regolare di circa sette miglia l’uno dall’altro.
Disponibile all’indirizzo: <http://data.perseus.org/citations/urn:cts:greekLit:tlg0016.tlg001.perseus-eng1:4.124.1> [consultato il 01.1.2019]. Erodoto 1920: Le Storie, con traduzione inglese di A. D. Godley. Cambridge: Harvard University Press.
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Tolomeo, 6.14.1–4:
La Scizia al di qua del monte Imao è delimitata a ovest dalla Sarmatia in Asia lungo il lato già descritto, a nord da una terra sconosciuta, a est dal monte Imao che si dirige verso nord lungo una linea meridiana, dal rilievo montuoso menzionato fino alla terra sconosciuta __________________ verso l’interno; a sud e ancora a est dai Saci, dai Sogdiani e dalla Margiana, lungo i confini da essi descritti fino alle foci del fiume Oxus nel mar Ircano; inoltre dalla parte del mar Ircano che da qui si estende fino al fiume Rha, secondo la seguente descrizione. Il corso del fiume Rha, lungo il quale si trova il confine tra la Sarmatia e la Scizia ___________· pe νδ dopo le foci del fiume Rha, che si trovano ai gradi ________ ς μ η γ foci del fiume Pymma ______. α μ η δ foci del fiume Daïkos ________ δ μ η δ foci del fiume Iaxartes ______ ς μ η foci del fiume Iasos _______. ε μ ζ foci del fiume Polymetos __ ργ με _ città di Aspabota ____________. β μ δ dopo di essa, le foci del fiume Oxus.
La Scizia entro i monti Imao è delimitata a ovest dal lato della Sarmatia asiatica, come abbiamo detto; a nord dalla Terra Incognita (terra sconosciuta); a est soltanto dai monti Imao che si dirigono verso nord lungo la linea meridiana che, come abbiamo affermato, si estende fino alla Terra Incognita; a sud dalla Sogdiana orientale e dalla Margiana, lungo il confine da esse indicato fino alla foce del fiume Oxus, che sfocia nel mar Ircano, e da una parte del mar Ircano fino al fiume Rha, la cui costa è descritta come segue:
Dopo la foce del fiume Rha, foce del fiume Rymnus 91 48 15 foce del fiume Daix 94 48 15 foce del fiume Iaxartes 97 48 foce del fiume Istus 100 47 20 foce del fiume Polymetus 103 45 30 città di Aspabota 102 44 Dopo questa, la foce del fiume Oxus 100 43
Traduzione inglese di Edward Luther Stevenson (1932).
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[Anonimo] Geographiae expositio compendiaria (generalmente attribuita ad Agathere; III secolo d.C.)
§ 29. Iaxartes, Oxus, Rhymmus, Rha, Cyrus e Araxes sfociano nel mare interno
«Iaxates, Oxus, Rhymus, Rhas, Cyrus e Araxes sfociano nel mar Caspio».
Nota: l’editore ha proposto la congettura `Ρᾶς al posto di `Ρώς
Geographi Graeci Minores, Vol. II, ed. by Karl Müller. Paris: Firmin-Didot, 1861, 502.
Fonti bizantine
Zemarchus, ca. 570 (tramandato da Menandro Protettore, nato intorno alla metà del VIth sec.)
Zémarco, procedendo lungo il tratto sabbioso del lago per dodici giorni e aggirando alcuni luoghi impervi, giunse presso i corsi d’acqua dell’Ich, o piuttosto del Daïch, e poi, attraversando altri laghi, arrivò all’Attila.
«Zemarchus viaggiò per dodici giorni lungo la riva sabbiosa e, dopo aver aggirato alcune zone impervie, giunse al fiume Ikh, poi al Daikh e, attraversando altri laghi, all’Atilas {fiume}.»
Edited and translated by Blockley 1985: 124–125.
Further see Moravcsik (1958: 78–79):
Teofilatto Simocatta (Θεοφύλακτος Σιμοκάτ(τ)ης: Historiae (composta ca. 630, sulla fine del VIth sec.)
258.9: ὁ Τίλ... ποταμός, ὃν Μέλανα Τοῦρκοι ἀποκαλεῖν <ἔθος>
Teofane Confessore (†818), Chronicle (284–813 d.C.; circa 680)
356.23: Ἄτελ
Nelle regioni settentrionali periferiche del Ponto Eusino, nel cosiddetto lago Meotide, nel quale sfocia un grandissimo fiume che scende dall’oceano attraversando la terra dei Sauromati, chiamato Ἄτελ; in esso sfocia il cosiddetto fiume Tanais, che a sua volta esce dalle Porte Iberiche, situate nei monti del Caucaso. Dalla confluenza del Tanais e dell’Ἄτελ (l’Ἄτελ si divide a monte del lago Meotide già menzionato) nasce il cosiddetto fiume Kouphis, che sfocia all’estremità del Mare Pontico, presso le Necropoli, al promontorio chiamato Muso dell’Ariete.
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«Nelle regioni settentrionali del Mar Nero, presso il lago chiamato Meotide, nel quale sfocia un grande fiume che scorre dall’Oceano attraverso il territorio dei Sarmati, chiamato Atel; in esso sfocia il fiume chiamato Tanais, che nasce dalle Porte Iberiche nei Monti del Caucaso; dalla confluenza del Tanais e dell’Atel (presso il suddetto lago Meotide, dove l’Atel si divide) scorre il fiume chiamato Kuphis, che sfocia all’estremità del Mar Pontico, presso Necropoli, vicino al promontorio chiamato Labbro dell’Ariete.»
Notizie geografiche bizantine dell’VIII secolo. ὁ Ἀστήλ ἐν ᾧ λέγεται ὁ Ἀστήλ ὁ ποταμὸς τῆς Χαζαρίας, ἔστιν δὲ κάστρον “{Episcopato} Astil, cioè Astil: il fiume della Khazaria, ma vi è anche una fortezza {dello stesso nome}” (si veda Moravcsik 1958: 78). Seibt (2017: 301) menziona la variante Ἀσταήλ di questo episcopato attestata in un manoscritto parigino.
Costantino Porfirogenito (Κωνσταντίνος Πορφυρογέννητος; 905–959 d.C.): De Administrando Imperio (ca. 50)
37.2–4: Ἰστέον, ὅτι οἱ Πατζινακῖται τὸ ἀπ’ ἀρχῆς εἰς τὸν ποταμὸν Ἀτήλ τὴν αὐτῶν εἶχον κατοίκησιν ὁμοίως δὲ καὶ εἰς τὸν ποταμὸν Γείχ, ἔχοντες τοὺς τε Χαζάρους συνοροῦντας καὶ τοὺς Οὔζους «In origine i Peceneghi risiedevano presso il fiume Atil, e allo stesso modo presso il fiume Geik, confinando con i Cazari e con i cosiddetti Uz».
38.30 εἰς τόπους ἐπονομαζομένους Ἀτελούζου, ἐν οἷς τόποις τὰ νῦν τὸ τῶν Πατζινακιτῶν ἔθνος κατοικεῖ «in luoghi chiamati Atelkouz, nei quali luoghi abita ora il popolo dei Peceneghi»
38.66–71 Ὅτι ὁ τῶν Πατζινακιτῶν τόπος, ἐν ᾧ τῷ τότε καιρῷ κατῴκησαν οἱ Τοῦρκοι, καλεῖται κατὰ τὴν ἐπωνυμίαν τῶν ἐκεῖσε ὄντων ποταμῶν. Οἱ δὲ ποταμοί εἰσιν οὗτοι· ποταμὸς πρῶτος ὁ καλούμενος Βαρούχ, ποταμὸς δεύτερος ὁ καλούμενος Κουβού, ποταμὸς τρίτος ὁ καλούμενος Τρούλλος, ποταμὸς τέταρτος ὁ καλούμενος Βρούτος, ποταμὸς πέμπτος ὁ καλούμενος Σέρετος. «Il territorio dei Peceneghi, nel quale a quel tempo vivevano i Turchi, prende il nome dai fiumi che vi si trovano. I fiumi sono i seguenti: il primo è chiamato Baroukh {Dnipro}, il secondo Kouou {Bug}, il terzo Troullos {Dnestr}, il quarto Broutos {Prut}, il quinto Seretos {Seret}.»
40.23–25 Il luogo in cui un tempo si trovavano i Turchi è chiamato con il nome del fiume che vi scorre, Etel e Kubu, e nel quale ora abitano i Peceneghi.
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«Il territorio in cui un tempo si trovavano i Turchi (= Ungheresi) prende il nome dal fiume che lo attraversa, Etel e Kouzou; ora vi abitano i Peceneghi.»
Edited by Gy. Moravcsik; translated by R. J. H. Jenkins 1967: 166–179.
Niceforo Gregora (1290/1–1360) 1.26.19-21 Ὠσός τις ἐστιν ἐς τὰ ἐπέκεινα τε καὶ βορειότερα τοῦ Ἴστρου κείμενος, καὶ ποταμὸς ῥέων δι’ αὐτοῦ οὐ μικρός· Βούλγαρ αὐτὸν ὀνομάζουσιν οἱ ἐγχώριοι· ἀφ’ οὗ δὴ καὶ αὐτοὶ τὸ τῶν Βουλγάρων μετείληφεσαν ὄνομα, Σκύθαι τὸ ἐξ ἀρχῆς ὄντες.
«Oltre l’Istro, verso settentrione, si trova una località attraversata da un fiume non piccolo, chiamato Bulga dagli abitanti; da ciò anch’essi presero il nome di Bulgari, benché in origine fossero Sciti.»
Nicephori Gregorae Byzantina Historia, Graece et Latine, cum annotationes Hier. Wolfii, Car. Ducangii, Io. Boivini et Cl. Capperonnerii. Bon: Weber, 1829 (Scriptorum Historiae Byzantinae, editio emendatior et copiosior, consilio B.G. Niebuhr, Pars IX: Nicephorus Gregoras, Vol. I), 26.
Disponibile all’indirizzo: <https://ia800207.us.archive.org/31/items/byzantinahistor00bekgoog/byzantinahistor00bekgoog.pdf> [consultato il 01.11.2019].
Testimonianza dell’avestico giovane
Avestan Raŋhā- ‘a mythical river’ (Bartholomae 1904: 1510–1511)
ym bariti Karō masiō upā yō Raŋhaiiā dūrāeparāiia. jafraiia hazarō vīraia varəsō.stauuaŋhəm apō uruaesəm maraiiete «il pesce Kara che vive nell’acqua possiede, ed è consapevole del vortice d’acqua largo quanto un capello, posto al confine remoto, profondo e profondo quanto mille uomini, del Raŋhā»
[Yt. 14.29].
təm yazata yōišō yō friianąm paiti pəduuaēpā Raŋhaiiā. satəm aspanəm aršnəm hazarəm gauuəm baēuuarə anumiiąm «Yōišta, della famiglia dei Fryana, le sacrificò sull’isola lambita dalle onde del Raŋhā cento cavalli maschi, mille bovini e diecimila pecore»
[Yt. 5.81].
xšuuāš.kasəm asahəmca šōiθranəmca | vahištəm frāβərəsəm azəm yō ahurō mazdā | upa aoδešu Raŋhaiiā | yō. asarō. aibiiaxšaienti:
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«Come sedicesimo dei luoghi e delle dimore, Io, Ahura Mazdāh, creai (il paese) upa aodāešu Rahaiiā (= presso le sorgenti del Rahā), dove vivono coloro che non hanno un signore»
[Vd. 1.19].
yațcīt ahi rašnuō āšam upa aodāešu raha iiā yațcīt ahi rašnuō āšam upa sanke raha iiā «Anche se tu ti trovi, o beato Rānu, presso la sorgente del Rahā, ti invochiamo… Anche se tu ti trovi, o beato Rānu, presso la foce del Rahā, ti invochiamo»
[Yt. 12.18–19].
yațcīt sanke raha iiā yațcīt ūmaidīm aihā zəmō «anche se (Mithra) fosse alla foce del Rahā, anche se (fosse) qui al centro della terra»
[Yt. 10.104].
təm yazata naire.māṇ kərəsāspō upa guδəm apəžarəm Ranhaiiā mazdātaiiā. «Il valoroso Kərəsāpa sacrificò a lui presso la Guδa, un ramo del Ranhā donato da Mazda»
[Yt. 15.27].
Aduiš ūre āhite | mōšu mē javca auuahe | nūram mē bara upastaṇ hazərəm tē azəm zaoθraṇ | haomauuaitiṇəm gaomauuaitiṇəm | yaoždātəm pairihaštāṇəm | bārani | oi āpəm yəm Rahəm | yezi jun frapaiēni | oi zəm ahuraδātəm | oi nūnan yim xᵛēpaθəm «O potente e immacolata Arəδvī! Accorri presto in mio aiuto, portami ora sostegno! Io ti porterò mille libagioni contenenti haoma e latte, purificate e filtrate secondo le norme, presso l’acqua Rahā, se giungerò vivo alla terra creata da Ahura e alla mia casa»
[Yt. 5.63].
Disponibile presso: <http://titus.fkidg1.uni-frankfurt.de/texte/etcs/iran/iran/avesta/avest.htm>
Traduzione tedesca di Wolff 1910.
Testimonianza vedica
I.12.12
yā́bʰiḥ rasā́m kṣódasā udnā́ pinvat́ uḥ anasvám yā́bʰiḥ rāt́ am āvatam iṣé yā́bʰiḥ triṣókaḥ usriyā́h údīyata tá́bʰiḥ u sū́ utíbʰiḥ áśvinā ā́ gatam
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Ja: «Con le quali avete fatto gonfiare la Rasā (fiume) con un fiotto d’acqua, con le quali avete condotto alla vittoria il carro senza cavalli, con le quali Triśoka ha spinto fuori le vacche rossicce per sé: con quegli aiuti venite qui, o Aśvin.»
Gr: «Con ciò che fece gonfiare la Rasā colma di flutti d’acqua e condusse alla vittoria il carro senza cavallo; con ciò che Triśoka spinse fuori le sue vacche recuperate: venite qui da noi, o Aśvin, con quegli aiuti.»
Ge: «Con le quali avete gonfiato la Rasā con la piena delle acque, con le quali avete aiutato il carro senza cavallo a vincere, con le quali Triśoka ha spinto fuori le vacche: venite proprio qui, con questi aiuti, o Aśvin!»
IV.43.6.
sindhūḥ ha vām rasāyā sincad áśvān ghṛṇāḥ! vāya aruṣāsa pari gman tā ū sū vām ajiram ceti yānam yena pāti bṛhávātah sūryāḥ
Ja: «Il fiume Sindhu asperge i vostri cavalli con la Rasā; i vostri uccelli fulvi sfuggono al calore ardente. Il vostro rapido veicolo è appena apparso, con il quale voi due diventate i signori [/mariti] di Sūryā.»
Gr: «Che Sindhu asperga i vostri cavalli con le sue onde: nel bagliore fiammeggiante gli uccelli rossi sono giunti fin qui. Tutti hanno osservato il vostro rapido viaggio, per mezzo del quale siete diventati i Signori della figlia di Sūryā.»
Ge: «Sindhu bagnò i vostri cavalli con la Rasā; i cavalli-uccello rossicci sfuggirono alle vampe. Questo vostro rapido viaggio suscitò grande meraviglia, grazie al quale diventerete i consorti di Sūryā.»
V.41.15
padé-pade me jaramāṇi dhāyai vārtrī vā śakrā yā pāyubhiḥ ca śak tu mātā mahī rasā naḥ smat surbhih juhāsta juvanih
Ja: «Passo dopo passo mi è stata assicurata la vecchiaia, o da colei che è la potente dea protettrice, oppure dai protettori. Possa la madre, la grande Rasā, accompagnarci insieme ai nostri patroni, lei con le mani protese, con i guadagni protési.»
Gr: «A ciascuno è stata offerta la mia lode come si conviene. Sia forte Varātrī con i suoi poteri per soccorrerci. Possa la grande Madre Rasā favorirci qui, con mano generosa e i premi, protendendosi in avanti.»
Ge: «A ogni passo mi sia assicurata la vecchiaia, sia per mezzo della potente Vatrī e degli spiriti protettori. Ci assistano la grande madre Rasā insieme ai signori delle ricompense, lei che ha una mano generosa e porta ricchi guadagni.»
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V.53.9.
mā vaḥ rasā anitabʰā kubʰā kr̥muḥ mā vaḥ sindʰuḥ ni rīramat mā vaḥ pāri stʰāt sarayuḥ puriṣiṇī asmē it sunnām astu vaḥ
Ja: «Che il Rasā {fiume}, l’Anitabhā, il Kubhā, il Krumu, non vi trattengano; che il Sindhu non vi fermi. Che il Sarayu straripante non vi circondi. Solo con noi sia il vostro favore.»
Gr: «Che Rasā, Krumu o Anitabhā, Kubhā o Sindhu non vi trattengano. Che le acque del Sarati non vi sbarrino il cammino. Con noi sia tutta la beatitudine che concedete.»
Ge: «Non vi trattenga la Rasā, l’Anitabhā, il Kubhā, il Krumu, né vi trattenga il Sindhu, né vi sia d’intralcio il Sarayu ricco di sorgenti. Presso di noi sia la vostra benevolenza.»
VII.72.13.
ā suté siñcata śriyam rodasyoḥ abʰiśriyam rasā dadʰīta vr̥sabʰām
Ja: «Versate gloria nel soma spremuto {= latte}, la gloria piena delle due metà del mondo. Il Rasā (fiume {= acqua}) accolga il toro.»
Ge: «Versa la gloria nel succo spremuto, che supera in splendore i due mondi! Il Rasā accolga il toro!»
IX.41.6.
pári naḥ sarmayāntā dʰārā soma viśvataḥ | sāra rasā́ iva viṣṭapam
Ja: «O Soma, scorri per noi in un flusso protettivo tutt’intorno, da ogni lato, come {il fiume celeste} Rasā, lungo la superficie superiore {del filtro}.»
Gr: «Da ogni lato, o Soma, scorri intorno a noi con il tuo flusso protettivo, come Rasā scorre intorno al mondo.»
Ge: «Scorri per noi in una corrente protettiva, o Soma, tutt’intorno come la Rasā intorno al rilievo terrestre!»
X.75.6
tr̥ṣṭāmayā pratʰamā yatave sajūḥ susartvā rasayā śvetāyā tvām sindʰo kubʰayā gomatiṃ kr̥mum mehanvā saratʰam yábʰiḥ iyase
Ja: «Per viaggiare, prima insieme alla Tr̥ṣṭā, {poi} alla Susartū, alla Rasā e a questa Śvetā, tu, o Sindhu, {giungi} con la Kubhā alla Gomati, con la Mehatn alla Krumu, sullo stesso carro {con tutte queste}, grazie alle quali procedi spedita.»
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Gr: «Per primo, insieme a Tṛstāma, sei impaziente di scorrere, con Rasā, Susartū e qui con Śvetā; con Kubhā; e con queste, Sindhu e Mehatnū, nel tuo corso cerchi Krumu e Gomati».
Ge: «Per prima, unita alla Trstama nel suo corso, con Susartū, Rasā, con questa Svetā arrivi, Sindhu, con la Kubhā alla Gomati, con la Mehatnū alla Krumu, con le quali procedi su un carro uguale».
X. 108.1–2
kím ich ánti saramá prá idám ánat dúré hí ádh vā jagurih parācáḥ kā asméhitih kā pártakmyā ásit kathām asāyā atarah pāyamsi índrasya dútih iśā carāmi maháś ich ánti panáyah nidh vah atiśadabh iyāsā tát nah ávat tāthā asāyā ataram pāyamsi
Ja: [Pani] «Che cosa cerca qui Saramā, che è arrivata? La strada è lunga, e inghiotte il viaggiatore nella lontananza. Qual è la tua missione presso di noi? Qual è stata la svolta decisiva che ti ha condotta qui? Come hai attraversato le acque della Rasā?»
[Saramā] «Viaggio come messaggera inviata da Indra, alla ricerca dei vostri grandi tesori nascosti, o Paṇi. La paura di fare il salto — questo ci ha aiutati! — così ho attraversato le acque della Rasā».
Gr: «Quale desiderio di Saramā l’ha condotta qui? La via si allontana verso luoghi remoti. Quale incarico hai per noi? Dove svolta il tuo viaggio? Come hai attraversato le acque della Rasā?»
«Vengo come messaggera nominata da Indra, alla ricerca delle vostre ingenti ricchezze, o Paṇi. Questo mi ha preservata dalla paura di attraversare: così ho attraversato le acque della Rasā».
Ge: «Con quale richiesta è venuta qui Sarama? La strada è così lunga e lontana da essere estenuante. Che cosa significa la missione presso di noi? Qual è stata la svolta decisiva? Come sei giunta oltre le acque della Rasa?»
«Vengo come messaggera di Indra inviata, alla ricerca dei vostri grandi tesori, o Panis. La paura di saltare oltre ci ha aiutati. Così ho attraversato le acque della Rasa».
X. 121.4.
yásya imé himávantaḥ mahitvā yásya samudráṃ rasáyā sahá āhuḥ yásya imāḥ pradíśaḥ yásya bāhū kásmai devāya haviṣā vidhema
Ja: «Di chi sono queste montagne coperte di neve (= l’Himalaya) nella loro grandezza; di chi è il mare insieme al fiume del mondo, dicono; di chi sono queste direzioni, di chi sono le due braccia (= lo zenit e il nadir?) — Qual è il dio al quale dobbiamo rendere omaggio con la nostra offerta?»
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Gr: «Suoi, per la sua potenza, sono questi monti coperti di neve, e gli uomini chiamano mare e Rašā ciò che gli appartiene: sue sono queste braccia, sue queste regioni celesti. Quale dio dobbiamo adorare con la nostra offerta?»
Ge: «Per la sua potenza esistono quei monti innevati; per la sua potenza, a quanto dicono, l’oceano e la Ra sono suoi; per la sua potenza queste regioni celesti sono entrambe le sue braccia. – Chi è il dio al quale dobbiamo rendere culto con un sacrificio?»
Disponibile presso: <http://titus.fkidg1.uni-frankfurt.de/texte/etcs/ind/ind/ved/rv/mt/rv.htm>
Translations: Ja = Jamison & Brereton 2013; Gr = Grith 189[1987]; Ge = Geldner 1951.
Nota: le abbreviazioni prive di spiegazioni specifiche, vale a dire quelle relative alle parti dell’Avesta o ai dialetti delle lingue uraliche, seguono le abbreviazioni standard utilizzate nelle fonti citate.
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Acknowledgement
The article was prepared under the auspice of the research Fund of Masaryk University, Nr. 287. I am grateful to John Bengtson for his correction of English.
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Acta Linguistica Lithuanica LXXI
Page 44Volga – the First River of Europe
Volga – pirmoji Europos upė
SANTRAUKA
Šiame tyrime apibendrinami visi Volgos upės pavadinimai, kurie, kai įmanoma, yra aprašomi platesniame pirminių tekstų, pateiktų prie, kontekste. Taip pat straipsnyje tiriamos ir aptariamos esamos etimologijos bei nurodomos naujos etimologijos, kai senosios atrodo nepakankamai įtikinamos. Volga yra ilgiausia Europos upė (ilgis – 3534 km (prieš užtvankų sistemą ji buvo 3693 km) su didžiausiu baseinu (1 380 000 km²), vakariausia ir didžiausia Eurazijos upė bei didžiausia endorinė upė pasaulyje. Tokiems ilgiems upėms būdinga, kad jos įvairiomis kalbomis vadinamos keliais pavadinimais: septyni hidronimai (Ἀράξης, *As(a)tEl, Jul, Λύγος, Rav(o), Ὄαρος, Volga), išdėstyti abėcėlės tvarka, yra išsamiai išanalizuojami tiek etimologiniu, tiek semantinės motyvacijos požiūriais. Nors šių hidronimų etimologijos yra dažnai nesuderinamos, įvertinus jų semantinę motyvaciją, jos gali būti suskirstytos į dvi grupes. Pirmą grupę sudaro visiškai hidroniminiai vardai, pagrįsti reikšmėmis, susijusiomis su „vandeniu“, t. y. „vanduo“, toliau „upė“, „(upės) slėnis“, „srovė (tėkmė)“, „potvynis“, „drėgmė“, „ežeras“, „jūra“. Antroji grupė apima terminus, apibūdinančius upę ar krantus, būtent: „platus“, „ilgas“, „išlenktas“, „be medžių“, „nekenksmingas“, „baltas / šviesus“, „juodas / tamsus“. Akivaizdu, kad pirmoji semantinė grupė yra tiesiogiai susijusi su vandeniu ir turėtų būti svarbesnė. Keliems etnonimams skirtinguose varduose pasikartojanti semantinė motyvacija atrodo yra perspektyvesnė nei pavieniai paaiškinimai. Tai senovės rusų Volga < bendrinės slavų *vьlga „drėgmė“ sutampa su iranėčių, greičiausiai skitų, *rahā-, kurio reikšmė „drėgnė“ gali būti rekonstruojama pagal vedų [RV] rasā- (vyriškos giminės rasā- „augalų sultys ar sula, vaisių sultys, bet koks skystis ar skystis, drėgmė, esme, čiulpai“ moteriškos giminės forma). Trečiąjį atitikmenį būtų galima identifikuoti hipotetiniame tiurkų junginyje *ast-(h)ōl „apatinis drenumas“. Tikėtina, kad tai apibūdino Volgos deltą. Kyla pagrįsta išvada, kad slavų ir galbūt tiurkų hidronimai kilo iš iranėčių kalbos.
Remiantis senoviniais tekstais, prieinama prie išvados, kad Volga galėjo žymėti rytinę indoeuropiečių tarmės kontinuumo ribą, kuri pirmiausia kito tik toliau protėviai, galbūt pirmoje 4-ojo tūkstantmečio prieš Kristų pusėje. Tokiu atveju atrodytų natūralu, kad tokios galingos upės vardas, kuri yra svarbi orientavimuisi, laivybai, krovinų gabenimui ir žvejybai, buvo išlaikytas ilgą laiką. Kai šios upės krantuose apsigyveno naujų tautų, teisių pirmenybę, kvaizonominiškiems vardams, pradėtos naujai interpretuoti šių vardų reikšmės. Šalia ilgiausios vardų grandinės – tocharų B waike „ilgas“ → vengrų völgy „upės slėnis“ → marų (finougrų) wola „yra baltas, balta“ → latvių valga „šlapias“ → senovės rusų Volga „drėgnumas, drėgė“ – egzistuoja dar viena: tocharų B war „vanduo“, -wär „srovė, tėkmė, upė“ → avestų vairi- „jūra, jūros įlanka“, pelevų var „ežeras“ → čuvašų var „slėnis, pylimas, vaga, tarpeklis; vidurė, centre, viduryje, pilvas“, arba nauji avestų Raŋhā arba ‘skitų’ *Rahā → mordvių erzių Rav, Ravo ‘Volga’, mokšų rava „upė“, Rav ‘Volga’. Ši hipotezė, nepaisant minių migracijų laikotarpių, rodo populiacijų tęstinumą, greičiausiai atsispindi
Straipsniai / Articles
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Page 45VÁCLAV BLAŽEK
reikinių gyveniečių prie svarbių upių varduose, kurie yra kilę iš pirminių hidronimų. Šis mechanizmas padėjo išsaugoti daugelio svarbių upių vardus, nors jų krantose keitėsi kalbos. Natūralu, kad šalia senų vardų atsiranda naujų. Volgos atveju jauniausias tokio tipo pavyzdys yra greičiausiai marų (fino-ugrų) Jul, paimtas iš senovės turkų šaltinio senovės uigūrų yul „kalnų upelis, šaltinis, versmė“.
Įteikta 2019 m. lapkričio 4 d.
VÁCLAV BLAŽEK
Ústav jazykovědy a baltistiky
Filozofická fakulta Masarykovy University
A. Nováka 1, CZ-60200 Brno
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