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ALEXANDER I. ILIADI L’Istituzione statale «Università pedagogica nazionale dell’Ucraina meridionale intitolata a K. D. Ushinsky» ORCID id: orcid.org/0000-0001-5078-8316

Ambiti di ricerca: etimologia, linguistica storico-comparativa, linguistica generale e tipologica.

DOI: doi.org/10.35321/all89-03

SLAVO-IRANICA II: PAROLE COMPOSTE CON LO SLAV. *SLAV-, *SLUX-: IRAN. *ŠRAUA-, *ŠRAUŠA-, *ŠRŪTA- (NEL CONTESTO BALTICO E GERMANICO)

Contatti tra le lingue slave e iraniche II: parole composte con lo slav. *slav-, *slux-: iran. *šrau̯a-, *šrauša-, *šrūta- (nel contesto delle lingue baltiche e germaniche)

ANNOTAZIONE

L’indagine presenta i risultati di un’analisi storico-comparativa di unità lessicali e sintattiche iraniche, slave, baltiche e germaniche con riflessi della radice indoeuropea *kleu- ‘udire’, ‘ascoltare’. La formazione di parole composte e (ipoteticamente) di espressioni formulari (combinazioni sintattiche stabili, esprimenti una semantica ideologica) con il suddetto etimo mostra un parallelismo strutturale-semantico in quattro culture linguistiche. Questo parallelismo si manifesta nella completa (o parziale) identità genetica della composizione etimologica delle unità confrontate e nei comuni criteri di organizzazione della loro semantica culturale, che riflettono: 1) la concezione della gloria come valore assoluto nel sistema delle relazioni morali all’interno delle società antiche (per l’iranico, lo slavo e il germanico); 2) casi di specializzazione (in slavo e iranico) della semantica originaria «acustica» nella direzione dei significati di Verba Dicere («glorificare») e dei loro derivati «gloria», «glorificato»; questo mutamento semantico era ampiamente richiesto nel sistema delle motivazioni antroponimiche.

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Si formulano conclusioni riguardo alle cause dell’affinità strutturale ed etimologica o della somiglianza semantica e tipologica dei dati confrontati.

PAROLE CHIAVE: etimologia, derivato, antroponimo, areale, semantica.

ANNOTAZIONE

L’articolo presenta i risultati dell’analisi storico-comparativa di unità lessicali e sintattiche iraniche, slave, baltiche e germaniche con riflessi della radice indoeuropea *ḱleu- ‘udire’, ‘ascoltare’. La formazione di parole composte e (ipoteticamente) di espressioni fisse (combinazioni sintattiche stabili dotate di significato ideologico) con il suddetto etimo rivela un parallelismo strutturale-semantico di quattro culture linguistiche. Questo parallelismo si esprime nella completa (o parziale) identità genetica della struttura etimologica delle unità confrontate e nei comuni criteri di organizzazione della semantica culturale, che riflettono: 1) la concezione della gloria come valore assoluto nel sistema delle relazioni morali delle società antiche (nelle lingue iraniche, slave e germaniche); 2) i casi di specializzazione (nelle lingue slave e iraniche) della semantica originaria «acustica» verso i significati di Verba Dicere («glorificare») e dei loro derivati «gloria», «glorificato»; questo mutamento semantico era ampiamente diffuso nel sistema delle motivazioni antroponimiche. Si traggono conclusioni sulle cause dell’affinità strutturale ed etimologica o della somiglianza semantica e tipologica dei dati confrontati.

PAROLE CHIAVE: etimologia, parola composta, nome personale, areale, semantica.

1. INTRODUZIONE

Allo strato più antico del sistema di componenti con cui, nelle lingue indoeuropee del passato, si formavano gli antroponimi bimembri appartiene l’etimo *ḱleu-, *ḱlew-: *klu- (praes.), *ḱlū-: *ḱléu-s-, *klu-s- (desider.) ‘udire, ascoltare’, ‘famoso’, ‘celebrato, glorioso’, *ḱleu-os ‘gloria’, ‘lode’, *ḱlu-to-s ‘famoso’, ‘celebrato’, *ḱleu-men- ‘udito’ (Pokorny 1959: 605; Rix 2001: 334). La famiglia genetica da esso formata non è molto ricca sul piano semantico, ma tale circostanza è compensata dalla comparsa, nella sua paradigmatica, di una delle più antiche denominazioni della gloria e della fama. Concetto di grande importanza nella società antica, esso conteneva una valutazione di qualcuno del (proprio) clan o della fratria e determinava in una certa misura l’atteggiamento degli altri nei suoi confronti. La gloria conquistata in battaglia, acquisita attraverso le imprese (non semplice notorietà, ma rispetto per chi la possiede, riconoscimento delle sue azioni e del suo talento), talvolta precedendo la persona (russo слава бежит впереди нас), l’accompagnava nell’aldilà (russo бессмертная (вечная) слава, ceco věčně slavný, polacco chwała nieśmiertelna) e passava ai discendenti dell’antenato celebrato (serbo Дедослав, Братослав; Grković 1977: 46, 73,

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Slavo-Iranica II: Compound Words with Slav. *slav-, *slux-: Iran. *śraua-, *śraušā-, *śrūta- (against Baltic and Germanic Background)

76, gr. ant. Πατρόкλειο e simili). A quanto pare, per la società arcaica la gloria era un valore assoluto, di gran lunga superiore ai beni materiali e persino alla vita stessa; lo dimostrano, in primo luogo, i testi epici che riflettono i costumi dell’«epoca eroica» nella storia dell’antica Grecia, gli eventi dell’epoca delle byline dell’antica Rus’ e delle saghe scandinave, ecc.; in secondo luogo, l’antica antroponimia con il componente *ḱleu, che incarnava l’«estratto» di ciò che di più significativo si conosceva di una persona.

Ne consegue che la gloria è il «doppio informativo» del suo possessore; pertanto, l’atteggiamento nei suoi confronti equivaleva all’atteggiamento verso la persona stessa, come è impresso nella semantica dei nomi-idee con *ḱleu-, capaci di combinarsi con un ampio spettro di basi. L’alto grado di valenza semantica dei riflessi di *ḱleuindica i numerosi contesti del suo impiego, la cui condensazione in lingue diverse ha generato composti, equivalenti lessicali di «microtesti» (sintagmi, locuzioni fraseologiche) contenenti la parola gloria. In quanto complessi semantici autonomi, portatori di un’idea o di una valutazione, i composti «gloriosi» registrano l’«esperienza dell’essere glorificato» (o dell’infamia), la sua percezione, i suoi attributi, il conseguimento, la perdita, l’eredità, l’atteggiamento, la proporzione rispetto alle qualità del portatore, ecc.

È necessario menzionare ancora un gruppo di nomi corradicali con il triviale, per questo ceppo etimologico, sviluppo semantico verso ‘udito’, ‘obbedienza’. Non possono essere esclusi dall’attenzione, poiché è necessario ottenere un quadro quanto più completo possibile dei paralleli lessicali con *ḱleunelle diverse parti dell’area indoeuropea.

Per le ricerche comparativo-storiche nel campo semantico dei composti con *ḱleuè importante stabilire quali delle sue unità siano comuni al lessico relittuale di lingue diverse (arcaismi ereditati dalla protolingua e innovazioni condivise dell’epoca antica), e quali invece caratterizzino la loro eredità individuale o formazioni nuove.

2. METODOLOGIA DELLA RICERCA

2.1. Alla luce di quanto detto, appare assai promettente individuare la categoria dei composita con *ḱleunelle lingue storicamente legate da stretti contatti, il cui esito furono innovazioni condivise nel loro lessico e nella loro semantica. Ci interessano i risultati dell’interazione linguistica slavo-iranica, che, come mostra l’esperienza degli studi comparativo-storici classici, influì sullo sviluppo di singoli sottosistemi della lingua poetica slava, alla quale appartengono precisamente i nomi bimembri

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propri, caratterizzati da una loro figuratività e orientati alla recitazione solenne. Sul piano contenutistico, a livello dei significati culturali in essi racchiusi, rispondono pienamente ai requisiti del lessico della lingua «alta». I tratti dello strato lessicale comune agli antichi Iranici e agli Slavi emergono nettamente sullo sfondo delle formazioni nominali con rappresentanti dell’indoeuropeo *kleunelle altre lingue indoeuropee. Qui, per il confronto, sono stati utilizzati i dati della vecchia onomastica baltica e germanica, i cui artefici entrarono in contatto con parlanti di lingue iraniche e slave. Il peso specifico delle formazioni nuove comuni e la vicinanza ideologica della loro semantica dovrebbero mostrare almeno tracce residue di scambio culturale, qualora esso sia stato in qualche misura sostanziale.

2.2. Per la procedura di analisi etimologica e comparativo-storica è stato selezionato il lessico che, sul piano etimologico di diverse lingue, continua varianti di un unico etimone indoeuropeo: slavo comune *slav- ‘gloria’, ‘glorioso’, *slux- ‘udito’; iran. *śrau- ‘udire, ascoltare’ (secondari ‘comprendere’, ‘sapere’, ‘cantare’, ‘lodare’, ‘glorificare’, ‘santificare (con un mantra)’, ‘mostrare’, ‘insegnare’, ‘suonare’, ‘gridare’; Cheung 2007: 356–357), *śrauca- ‘gloria’, ‘celebrazione’ (nei composti si può intendere anche in un significato funzionalmente vicino a ‘glorioso’), ‘parola’ (> ‘insegnamento’), *śrauśa- ‘obbedienza’, part. (perfi. pass.) *śrūta- ‘noto, glorificato’: lit. šlavė ‘onore’, ‘gloria’, ‘buon nome’, lett. slava, slave ‘udito’, ‘pettegolezzo’ e ‘gloria’, ‘lode’, ‘buona opinione’ (Smoczyński 2019: 1787–1788), lit. kláusti ‘chiedere’, klausýti ‘ascoltare’, ‘essere obbediente’, lett. klausīt ‘lo stesso’, pruss. ant. klausiton ‘udire’, lit. klùsas ‘duro d’orecchio’, ‘che sente male’, lett. kluss ‘silenzioso, taciturno’, ‘calmo’ (Fraenkel 1962: 265–266; Smoczyński 2019: 733–734: qui si vedano anche le cause dell’interruzione nell’angl-ute): germ. *xlewarz ‘gloria’, *xluðaz, *xlūðaz agg. (da part.) ‘noto’ (Orel 2003: 176, 178) e altri. In seguito, il materiale corrispondente delle lingue indicate viene utilizzato secondo necessità.

2.3. Non è del tutto corretto porre un segno di uguaglianza tra lo slavo comune *slavъ e l’iranico *śrauah: la parola slava deriva dalla base del presente *slovǫ (inf. *sluti, *slyti) secondo un modello morfofonologico regolare con allungamento del vocalismo radicale, mentre quella iranica conserva ancora la brevità indoeuropea della vocale. Tuttavia, l’antroponimia slava ha conservato tracce della forma aggettivale asuffissale *slovъ, equivalente al prototipo iranico (slavo comune о = iran. a). Lo slavo comune *-slovъ è noto nella composizione di composti nominali, che spesso conservano elementi arcaici del lessico. La correlazione dei nomi bimembri *X-slovъ: *X-slavъ, praticamente ovunque sia attestata, ricorda il rapporto «arcaismo: innovazione», se non altro perché le varianti con *-slovъ hanno un carattere chiaramente residuale. Cfr.:

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antico croato Berislov (Majkov 1857: 289: Берисловь) VS macedone Берислав (Stankovska 2000: 146);

antico russo Вечесловь, 1560 (Archiv 1915: 437), Il’ja Ivanovič Вечеслов, 1608 (Vologda) (Vasil’ev 2012: 88) < *Вячеслов VS Вячеслав;

croato *Doroslov-ak (cfr. il cognome derivato Doroslovački; Leksik 1976: 137) VS Doroslav-ić;

slavo *Miroslov, individuabile nella base dell’ojconimo Mirosloveni (Dicţionarul 1993: 99), antico russo Мирослово – ojconimo (governatorato di Kostroma; Vasil’ev 2012: 88: da *Мирославль, –а, –е) VS Miroslav;

antico bulgaro ecclesiastico *Časlov – nome all’inizio di una catena derivazionale, alla cui estremità si trova il toponimo Časlovcu (Petrov 1924: 42) VS antico ceco Čáslav, XVI (Nováček 1894: 165). Vi rientra anche l’antico russo *Чесловъ, cfr. il derivato iotativo-possessivo Чесловле, 1571 – ojconimo nella terra di Novgorod VS polacco Czesław (Vasil’ev 2012: 87);

antico russo *Расловъ, base derivazionale per gli ojconimi Расловль, 1539, russo Расловичи, inizio del XX secolo (terra di Novgorod), Ростовль (Рославль; Смоленская, Орловская губ.), bielorusso Рысловль (distretto di Homel’) VS Раславъ (Vasil’ev 2012: 86: come base derivazionale viene dato il nome Раславъ);

antico russo Твердисловъ Isidor, 1474 (Rostov) VS antico russo Твердиславъ Michalkovič, 1206 (Novgorod; Tupikov 1903: 388);

slavo *Seslovъ < *Vbseslovъ alla base del toponimo Σέσλοβον (Macedonia, distretto di Chalkidiki, Salonicco), cioè *Seslovьjь = *Σέсловьjь (cfr. Iliadi 2008: 103) VS *Vbseslavъ, cfr. il bulgaro Всеслав (Ilčev 1969: 117).

In una serie di casi, i toponimi dell’area slava orientale derivati da antroponimi con -слов sono interpretati come il risultato della modificazione dell’esito -славль, -е (nelle forme iotativo-possessive), dovuta alla perdita fonetica di л’, alla rianalisi e all’allineamento sul modello possessivo produttivo in -ово/-ево (Vasil’ev 2012: 88 e segg.). È difficile dissentire da ciò, ma è altrettanto difficile negare che alcuni esempi derivino da nomi personali con *-slovъ originario. Il fatto è che -слов ricorre non solo nei toponimi, dove potenzialmente può essere il risultato della ristrutturazione dell’originario -славль sotto la pressione del tipo derivazionale in -овъ, ma anche in nomi geografici in -словль (cfr. sopra il russo Рословль, il bielorusso Рысловль), -ēne (Mirosloveni), che non hanno subito l’influenza di parole di questa struttura, e, soprattutto, negli antroponimi privi di affissi attestati in antichi documenti scritti e diffusi in un’ampia area geografica.

I fatti indicati danno motivo di supporre, in alcuni antroponimi in *-slavъ: *slavo–, un livellamento diacronico dell’antico *slov– sulla base dei nomi con vocalismo innovativo. Di conseguenza, il confronto ravvicinato dei riflessi iranici e slavi è pienamente giustificato.

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2.4. L’unità storica delle origini della tradizione onomatoetica con l’indoeuropeo *kleu– nello slavo, nell’iranico, nel baltico e nel germanico non garantisce l’assenza, in queste lingue, di divergenze rilevanti nel suo sviluppo. Le divergenze sono dettate dall’attualizzazione, in esse, di diversi aspetti della semantica dell’etimone indoeuropeo in diversi ambiti serviti dai composti con *kleu– e dai corrispondenti cliché sintattici. Presso gli iranici e gli slavi esso, oltre ai sememi ‘gloria’, ‘cantare (= glorificare)’, ha sviluppato i significati specifici ‘parola’, ‘insegnamento’, (iran.) ‘obbedienza religiosa’, ‘insegnare’, nonché quelli mentali ‘comprendere’, ‘sapere’, mentre presso i suoi cognati baltici e germanici non vi è nulla di analogo; ciò doveva trovare riscontro nell’atto dell’imposizione del nome.

Nel presente lavoro è stata utilizzata la stessa metodologia già sperimentata nell’articolo precedente della serie (cfr. Iliadi 2022), il che ci esime dalla necessità di soffermarci qui dettagliatamente sulle tecniche d’indagine. Segnaliamo soltanto alcuni dei particolari più importanti per la procedura.

1. Lessemi-composti formalmente unitari, con piena identità genetica dei loro costituenti in iranico e in slavo, in assenza di formazioni nominali composte analoghe nelle altre lingue, costituiscono una potenziale testimonianza dello sviluppo congiunto delle due tradizioni linguistiche e culturali indicate.

2. La parziale duplicazione della composizione delle unità comparate (omogeneità di uno dei componenti), in presenza di una comunanza del loro profilo semantico, indica potenzialmente l’impiego di standard comuni di organizzazione della semantica culturale. Proprio la composizione o la condensazione di espressioni formulari in composti avveniva secondo modelli comuni elaborati nel processo d’interazione linguistica. L’assenza di schemi semantici analoghi nelle altre lingue costituisce un ulteriore motivo per constatare la Slavo-Iranica.

3. L’ambiente di formazione dei composti era il testo poetico orale, sorto all’intersezione di due culture linguistiche con ideologemi e repertori di mezzi linguistici originariamente affini.

4. Per la correttezza delle soluzioni semasiologiche, nel lavoro si è adottata una concezione puramente tecnica dei composti, il cui significato viene delineato tenendo conto dei loro possibili correlati sintattici: buona gloria = Dobroslava «[Portatore] di buona gloria», antico alto tedesco Clod-bald «Glorioso per il coraggio» oppure «[Di chi] il coraggio è glorificato», ecc. Una definizione più precisa della semantica è spesso impossibile a causa dell’incertezza dello status grammaticale della prima parte.

5. La profondità raggiungibile della ricostruzione semantica è fortemente limitata dalle nostre conoscenze frammentarie (anche in presenza di un intero corpus di testi di generi diversi) della cultura spirituale dei popoli antichi e della loro percezione del mondo. Pertanto, per non ricorrere a una modellizzazione semplicistica

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Slavo-Iranica II: Parole composte con lo slav. *slav-, *slux-: iran. *s̑raua-, *s̑rauša-, *s̑rūta- (sullo sfondo baltico e germanico)

retrospettiva della semantica, non ricostruiamo i significati, ma delineiamo soltanto i contorni semantici generali dei nomi *k̑leu– per comprendere: a) il loro posto nel sistema dei segni delle tradizioni linguistiche indicate; b) i rimandi a determinati oggetti-valori della loro vita spirituale.

3. IDENTITÀ ETIMOLOGICHE E SEMANTICHE

3.1. Slavica & Iranica

Psl. *Bogo-slavъ: iran. *Baga-śrauah-

Psl. *Bogoslavъ (: bulg. Богослав, serb., croato Bògoslav; ESSJ II 161; sloveno Bogoslav (SSI), antico pol. Bogosław: Bogozlaus, 1168; SSNO I 191; pol. Bogosław; Słownik 2003: 802) ha una corrispondenza etimologica logicamente completa nella forma iran. *Baga-śrauah-, cfr. medio-iran. *Bagasrauah- (aramaico Bgsrw) «Gloria di Dio» oppure (secondo la traduzione di Manfred Mayrhofer) «Colui che ha gloria da Dio» (Hinz 1973: 162; 1975: 58–59; Tavernier 2007: 139), antico pers. *Baga-çavah- «Con gloria dagli dèi» (Schmitt 2011: 157: dall’antico iran. *Baga-sravah-). Si veda più avanti l’esempio con inversione *Slavo-bogъ.

Psl. *Borni-slavъ: iran. *Pāti-śrauah- (?)

Riflessi del prototipo slavo: bulg. Бранислав (Ilčev 1969: 87: ‘difensore della gloria’; Kovačev 1987: 56: ‘proteggi la gloria’), serb. Бранислав (Maretić 1886: 114: ‘in pugna gloriam habens’ oppure ‘pugnae gloriam habens’; Grković 1977: 44; Mihajlović 2002: 31, 98), antico slavo ecclesiastico Branislav: Branizla, 1291 (Kos 1886: 112), antico ceco Branislaus (Codex 1854: 54), slovacco Branislav (Ovsená 2014: 144), antico pol. Bronisław: Erga Bronislaum de Geligowo, 1402 (SSNO I 252). La prima parte è la forma dell’imperativo di *borniti ‘difendere, proteggere’ oppure la base del suo infinito. Si veda anche ESSJ II 206, con un elenco dei riflessi leggermente più ristretto. Tuttavia, qui si può prescindere dalle concezioni tradizionali sull’interpretazione della i interna ai composti come indicatore verbale, ipotizzandovi un indicatore di tema in ī. Pertanto la prima parte può equivalere alla base del caso locativo (locativo senza preposizione), e la semantica del nome può probabilmente essere ricostruita come «[Nella] battaglia (difesa), glorioso, glorificato». Cfr. l’analogo sintattico del composto nell’antico russo «Брань славна луче есть мира студна» (Sreznevskij 1912: 408).

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Nell’antico antroponimico iranico allo slavo *Borni-slavъ corrisponde il pahl. Pātisrāu (Nyberg 1974: 45) ~ iran. *pāti- ‘protettore’ in *pāti-gauka-, *pāti-gāuya-, *pāti-māna e altri (Hinz 1975: 186–187). Semanticamente, questo nome è, in sostanza, lo stesso «Brani-slav», «Boroni-slav» o «Protettore glorioso».

Psl. *Dal’e-slavъ: iran. *Dūrai-śrauah-

Slav. ant. Dalislav (Senkovskij 1859: 441) (slavo-occ.?) da un più antico *Daleslav, come nel caso del ceco ant. Dalebor e Dalibor (su di essi cfr. ESSJ V 185–186), ipocoristici del ceco ant. Daleša: Dalesse, del pol. ant. Dalesz: Dalesyus (Miklosich 1927: 54: dal-) *Dal’e-slavъ = «Largamente celebrato», «Ampiamente conosciuto». Formazione antica con il comparativo *dal’e- ‘più lontano, oltre’. Cfr. l’ant. iran. *Dūraiśrauah- ~ l’ant. ind. Dūréśravas- (Mayrhofer 1979: 37: *Dūraisravah-), pahl. Dūr-āsrau [dwlʾslwbʾ] «Ampiamente conosciuto», Dūréśrav [dwlyslwbʾ] ~ pahl. dūr [dwl] ‘lontano, distante’, ‘lontano’, ‘a distanza’ (Nyberg 1974: 67). Vi si aggiunge il nome con morfologia variante della seconda parte: avest. Dūraē-śruta- = adj. dūraē-srūta- ‘ampiamente conosciuto, ‘di cui si ode parlare lontano’ < ant. iran. *Dūraiśruta- ~ indo-ar. Dūré-śruta- (dall’indo-iran. *dūrai- ‘lontano, distante’, ‘in lontananza’: avest. dūraē-, ved. dūre-; Mairhofer 1979: 37; Grantovskij 2007: 363; Schmitt 2009: 81–82: Dūréśi).

Psl. *Dobro-slavъ: iran. *u̯ahu-śrauah-, *u̯ahu-śrūta-

Cfr. il bulg. Dobroslav (Ilčev 1969: 176: ‘colui che è celebre per il bene’, ‘che ha buona fama’; Kovačev 1987: 83: ‘celebrato per il bene’), l’antico-serbo Dobroslav, XI, il serbo Доброслав (Maretić 1886: 117: ‘bonam gloriam habens’; Mihajlović 2002: 176, 323, 328, 330), lo sloveno Dobroslav (SSI), l’antico-ceco Dobroslaus (Gebauer 1903: 273), lo slovacco Dobroslav (Ovsená 2014: 144), l’antico-polacco Dobrosław: Dobrozlaus, 1228, Dobrosław, 1426 (SSNO I 490), l’antico-russo Доброславъ, 1234 (ESSJ V 43: con una distribuzione geografica più ristretta delle forme) ~ adj. *dobrъ.

L’antico pers. *Vau-śavah- ‘di buona fama’ (elam. Ma-u-šu-ma) ~ l’antico ind. vásu-śravas- (Tavernier 2007: 342), nonché la variante, morfologicamente diversa nella prima parte, dell’antico pers. *Vau-śūta- ‘celebrato per il bene’ (elam. Ma-u-šu-da) ~ l’antico ind. Vā́su-śruta- (ivi). Cfr., al livello delle locuzioni fisse, l’avest. «zazə bu̯ije vanhāuca miždə vanhāuca srauu̯ahi urnaēca darəu̯e hauuan̯he» – riguardo a una degna ricompensa, alla buona fama e alla lunga prosperità dell’anima (Skjærvø 2003: 193).

Nel composto ario si riconosce un’eredità indoeuropea evidente, dato che un illir. Ves-cleves identico a esso è attestato (Pokorny 1959: 606) all’altro estremo del mondo linguistico indoeuropeo.

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Psl. *Dъlgo-slavъ: iran. *Darga-śrauah-

Ceco ant. Dluhoslav (Gebauer 1903: 259: Dluhoslav). Si tratta precisamente di una formazione con la base psl. *dъlgъ ‘lungo’ nella prima parte; cfr. inoltre il ceco ant. Dluhowogius = Dlúhowoj (Gebauer 1903: 259). Lo slavo «Dolgoslavnyj» trova un analogo etimologico monolemmatico in iranico: l’antico pers. *Dargačau̯ā (elam. Tarkašuma, tar–qa–šu–ma; Persepoli) = *darga-srava(h)- ‘di lunga fama, ampiamente conosciuto’ ~ l’antico ind. (Ṛgveda) dīrghā-śravas- ‘ampiamente conosciuto’ (Gershevitch 1969: 236; Mayrhofer 1973: 238; Hinz 1975: 83; Tavernier 2007: 167).

Psl. *Gati-slavъ: avest. gā̆θā srāvayō

La coppia slava in questo parallelo può essere indicata sulla base dello slovacco Gatislav (ОА). L’iniziale Gat- potrebbe essere correlata a *gatati, *gatiti (cfr. l’antico-pol. gatać ‘parlare, conversare’, l’antico-russo гатити ‘incoraggiare, stimolare (con conversazioni, ragionamenti)’ e altri), affini all’avest. gā̆θā- ‘canto religioso’ (ESSJ VI 105: *gatati; Rastorgueva, Èdel’man 2007: 271) = «[Sia] celebrata [la tua] gloria»? Il termine avestico della cultura religiosa riunisce geneticamente in modo diretto il composto slavo e *gatiti slavъ in esso condensato con la formula gā̆θā srāvayō nei contesti «gā̆θā srāvayō yašnəm yazəntəm paitistāiti», «uštavaitəm gā̆θəm srāvayō uštatəm nimraomno» e altri (Bartholomae 1904: 519, 1641: srav-). Tuttavia, l’omogeneità dei componenti inclusi in *gatiti slavъ & gā̆θā srāvayō non è garantita da una base semantica comune delle due costruzioni, a causa del diverso status grammaticale e sintattico dei componenti indicati: nell’iranico gā̆θā– non è un predicato, come nello slavo, bensì un oggetto — le Gāthā recitate. Ma il fatto stesso che, nel discorso «alto» iranico e slavo, si costruiscano frasi a partire da riflessi di etimoni comuni non è evidentemente casuale.

Per l’iniziale g nello slovacco dell’esempio cfr. lo psl. *gan’ati > slovacco gánať sa (ESSJ VI 100).

Psl. *Krajь-slavъ: avest. Daŋhu.srūta-

I nomi slavi con il primo membro *krajь ‘confine, terra’ (: bulg. Краислав, XV, XVI; Ilčev 1969: 275; antico-serbo Крајислав, 1386 (Sebenico), serbo Крајислав; Mihajlović 2002: 592, 593: secondo Jordan Zaimov, «Colui che sarà celebre nella patria, nella propria terra», «Colui che porterà gloria al proprio confine, paese»; Maretić 1886: 121: «Che ha fama nel proprio paese»; sloveno Krajislav; SSI) riproducono il psl. *Krajь-slavъ come «Celebrato nella [propria] patria», «[Colui che porterà] gloria al [proprio] confine», ideologicamente vicino all’avest. Daŋhu.srūta- «Celebrato nel paese» (Mayrhofer 1979: 35) ~ daŋhu-, danhu- ‘confine, paese’, ‘terra’ (Bartholomae 1904: 706).

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Psl. *Kъrto-slavъ: iran. *Kṛta-śrāuah-

Il primo membro della coppia citata viene ricostruito sulla base dell’incomprensibile croato Kortoslav (ОА), nel quale Kort può essere interpretato in due modi, conducendo a conclusioni diverse riguardo al composto nel suo insieme. In primo luogo, come nome di un dio pagano slavo. Cfr.:

1) antico ceco Kirt nelle «Glosse di Vacerad», dove si legge «Mercurius – Radihost, wnuk Kirtow». Viene riconosciuto come funzionalmente vicino a Saturno (Karl Erben);

2) slovacco dial., croato dial. krt ‘fuoco’ e Krt – dio il cui nome si conservava ancora fino alla metà del XIX secolo in locuzioni fraseologiche, cfr. «ne wsi gremo w K’rtowo, marsikteri w č’rtowo» = non tutti andremo da Kъrt, alcuni dal diavolo, «wsi gremo w K’rtowo» = andremo tutti nel regno di Kъrt (cioè moriremo tutti), K’rtowa děžda = la regione di Kъrt, cioè il cielo o il paradiso (Izmail Ivanovič Sreznevskij; per maggiori dettagli cfr. Afanas’ev 1869: 760–761; su *kъrt cfr. Kozlova 1997: 127).

Ma l’apparente coerenza interna di tale etimologia *Kъrto-slavъ «[Grazie a] Kort, glorioso», «[Glorificato da Kort» perde consistenza, dato che non esistono altri antroponimi slavi contenenti il nome di una divinità specifica. Tuttavia, rimane possibile l’identità tra lo slavo comune *Kъrt e lo sloveno e croato krt ‘fuoco’, conducendo così a interpretare il nome come «Fuoco-glorioso».

In secondo luogo (ed è questa la posizione che adottiamo), in *Kъrto-slavъ si può ipotizzare il risultato della «ricodificazione» di un modello iranico, simile al partico krtsrw / Kerdsraw, Kirdsraw /, medio-persiano kɫtslwbу (gr. Κιρδίστω), quali continuazioni dell’iran. *Kṛta-śrāuah- «[Dotato] di gloria [grazie alle proprie] azioni» (Livsic 2010: 101: *Kṛta-srawah-), «[Glorificato dalle azioni compiute», «[Glorioso grazie a ciò che [ha] creato» ~ *kṛta- ‘azione’, ‘opera’ (Schmitt 2016: 116: *Kṛta-srāuah-).

Il vocabolario slavo dispone tuttavia di un proprio antroponimo adatto al ruolo di «Glorioso per le azioni», cfr. *Dě(jb)-slavъ: serbo Deslav (Kollár, Pačić 1828: 35), antico slavo *Děslavъ (Rymut 1993: 10), antico polacco Džiesław: Dzeslaus, 1389, na Dzeslawa, 1402 (SSNO I 559) ~ *dě(ja)ti ‘fare’, ‘fondare’, ‘porre’ (ESSI IV 229).

Psl. *Miro-slovъ, *Miro-slavъ: iran. *Miθra-śrāuah-

Slav. *Miroslov (cfr. sopra), bulgaro Miroslav (Ilčev 1969: 337: ‘glorificato nel mondo’; Kovačev 1987: 133: ‘sii glorioso nel mondo; glorifica il mondo’), antico slavo femm. Miroslava: Merisclafa (Kos 1886: 126), slovacco Miroslav (Ovsенá 2014: 144) e altri (per maggiori dettagli sull’ampia area dei riflessi, ben attestati da monumenti di epoche diverse, cfr. ESSI XIX 54–55; Toropov 2006: 47). Il doppione etimologico iranico dello slav. *Miro-slavъ è *Miθra-sravah-: tale protoforma viene ricostruita per il medio-persiano (in trasmissione aramaica) mtrsrh = «Gloria di Mithra» o «Gloria (grazie a) Mithra» (Hinz 1975: 167). Dalla letteratura cfr. inoltre Schmitt, Vittmann 2013: 66;

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Slavo-Iranica II: Compound Words with Slav. *slav-, *slux-: Iran. *śraua-, *śraušā-, *śrūta- (against Baltic and Germanic Background)

Èdelʹman 2015: 367. Dubbi su tale interpretazione da parte di Walter Kornfeld (Tavernier 2007: 251).

Proto-slavo *Něgo-slavъ o *Spasi-slavъ: avestico Buǰa-srauuaḥ-

Lo slavo *Něgo-slavъ è attestato in: bulg. Негослав, XV, XVI (Ilčev 1969: 356: ‘che coltiva la gloria’), serb. Негослав, fem. Негослава (Grković 1977: 149, 285, 288), sloveno Negoslav (SSI), antico-pol. Niegosław: Negosław, 1224 (SSNO IV 41), antico-ucr. Нѣгославъ ~ *něga, *něgati, cioè ‘che coltiva la gloria’? (Rymut 1993: 13: *něga ‘godimento, beatitudine’; ESSJ XXV 97–98).

Un probabile equivalente dello slavo *Něgo-slavъ «Che coltiva la gloria» o «Che gode della gloria» è rappresentato dall’avestico Buǰa-srauuaḥ- (fratello di Vištāspa) «Che gode della gloria». Per tale semantizzazione del nome avestico si veda Manfred Mayrhofer, il quale rileva la difficoltà di interpretare il significato in esso contenuto a causa della polisemia dell’iranico buǰ- ‘liberare, salvare’, ‘salvare’ e ‘godere, gustare’, proponendo inoltre interpretazioni «di secondo livello» quali «Colui che ha la gloria del benefattore», «Colui che ha la gloria del protettore» (Mayrhofer 1979: 33: con bibliografia). Cfr. inoltre il medio-pers. Būjisrawāh (Justi 1895: 71, 490: dall’avestico *būǰa, antico-pers. buǰya ‘liberare, salvare’).

Tuttavia, le risorse semantiche del verbo avestico baog-, praes. 3. vǰa- ‘liberare, sottrarre’, ‘salvare’, correlato alla prima parte di Buǰa-srauuaḥ-, indicano la probabilità di intendere il nome come «Spasi-slav». È così che l’avestico nom. Būǰisravah- «[Colui che ha] la gloria del salvatore» ~ baog è spiegato nel «Dizionario dell’antico iranico» di Christian Bartholomae (Bartholomae 1904: 916–917, 968). Con questo significato il nome iranico trova riscontro nell’onomastica slava, cfr. *Sъpasi-slavъ: bulg. Спасислав (città di Berkovica), sloveno Spasislav (SSI). Cfr. *Sъpasi-mirъ (Toporov 2006: 57).

Proto-slavo *Oto-slavъ: avestico Srūtaṭ.fəδrī-

Il parallelo slavo-iranico è rappresentato da: serb. Otoslav (Kollár, Pačić 1828: 74), (derivato) antico-ceco «Wotycho de Othaslawicz» (Codex 1854: 18, 19), ceco Otaslavice (Moravia) (Miklosich 1927: 50: om- ‘padre’), antico-pol. Otosławski: Otosławski, 1448 (SSNO IV 161) rispetto all’avestico Srūtaṭ.fəδrī- «Che ha un padre glorificato», cfr. il greco antico Cleopatra e Patroclea con la stessa composizione etimologica (Mayrhofer 1979: 79; Tavernier 2007: 162: 4.2.461). Tuttavia, tenendo conto dei nomi greci antichi, non vi sono motivi per parlare dell’esclusività della coppia slavo-iranica, tanto più in considerazione dell’identità genetica di entrambe le parti nelle formazioni onomastiche iranica e greca.

Proto-slavo *Pravo-slavъ: avestico aṣəm.sravah-

Cfr. il sorabo Pravoslav (Ovsená 2014: 129), il ceco Pravoslav, XIX secolo (Moroškin 1867: 155), dove *prav esprime la semantica della rettitudine, della verità, dell’autenticità, dell’assolutezza della valutazione obiettiva (cfr. russo правое дело, ceco věc spravedlivá ‘causa giusta’, sloveno prava cena ‘prezzo reale’ ecc.) =

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«[La cui] pietà è glorificata» oppure «Glorioso per giustizia». Al livello degli appellativi gli corrisponde, per esempio, l’antico russo pravoslavie ‘pietà’, cfr. «Ricordando la vostra pravoslaviju, giungerete al sentimento» (Sreznevskiј 1902: 1350). Tuttavia, tanto negli antroponimi quanto nel sostantivo comune difficilmente si dovrebbe ravvisare un calco dal gr. ὀρθοδοξία, ὀρθόδοξος o dai loro derivati, poiché la base *prav è presente anche in altri composti, dove occupa entrambe le posizioni: ceco antico Pravislav (Kollár, Pačić 1828: 79) come base verbale, *Pravo-myslъ (Iliadi 2022: 39–40), russo Правосуд – cognome moderno, polacco Świepraw (Rymut 1993: 14). Inoltre, sono noti ipocoristici antichi da nomi slavi bimembri con elemento iniziale *Prav-, cfr. serbo Правоје, Pravec, Praveš, Pravona, Pravon, Pravota (Moroškin 1867: 155), antico polacco Prawęc-in (Miklosich 1927: 167: prawъ) < *Prawęta e altri.

L’analogo iranico è anch’esso attestato in testi di contenuto religioso, cfr., in particolare, la formula avestica giovane ašəm.sra wah nella preghiera alla divinità Aša (Aša), dove il primo elemento aša- è la personificazione della verità, del diritto, della giustizia. Questa parola nell’etica zoroastriana significava ‘legge sacra eterna’, ‘ordine divino’, ‘diritto’, ‘verità’, ‘rettitudine’, ‘verità’, ‘fede’ (Bartholomae 1904: 229–238, 258). Entrambi gli esempi esprimono l’idea della glorificazione della verità, del diritto, della legge, oppure il concetto di notorietà (celebrità) grazie ad azioni conformi alle concezioni di legalità, correttezza e rettitudine. Cfr. la corrispondente formula poetica nell’avestico «yahmi raiti vispəm maŋθrəm ašəm.srauuō vī.sruuīata» – «(Zarathuštra...) nel quale ogni pensiero poetico contenente la gloria (la parola, la lode) di Aša veniva diffuso (era udito) ovunque» (Skjærvø 2003: 194).

Psl. *Prosi-slavъ: avest. Pati-Paršta-Sravah-

Cfr. sloveno Prosislav (SSI) ~ psl. *prositi (cfr. *Prosi-mirъ; Toporov 2006: 52–53) accanto all’avest. Pati-Paršta-Sravah-, nel quale paršta è correlato al presente indicativo avestico pərə­saiti ‘chiedere’ e alla fine è geneticamente unitario con lo psl. *prositi (Sokolov 1964: 301, 317). Di conseguenza, *Prosi-slavъ e –Paršta-Sravah hanno una composizione etimologica comune.

Psl. *Pro-slavъ: iran. *Fra-srūtaḥ-

Serbo antico Proslav (Kollár, Pačić 1828: 82), ceco antico Proslav (Moroškin 1867: 159), nonché bulgaro Прослав – un oiconimo deantroponimico (distretto di Plovdiv). Ai nomi slavi corrisponde: medioiranico *Fra-srūta- ‘glorificato, glorioso’ (nella trascrizione babilonese – Pa-ar-sa-ru-tú) ~ avest. frasrūta- (Tavernier 2007: 181, 553). Cfr. a livello dei verbi prefissali del discorso «elevato»: psl. caus. *pro-slaviti, *pro-slavljati: avest. fra.srāуаia- ‘leggere ad alta voce’, ‘recitare’ (Skjærvø 2003: 106).

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Acta Linguistica Lithuanica LXXXIX

Slavo-Iranica II: Parole composte con slav. *slav-, *slux-: iran. *šrau̯a-, *šraušā-, *šrūta- (sullo sfondo baltico e germanico)

Psl. *Slavo-bogъ (?): medioiran. S̄rav-Yazd

La forma slava (se non è una ristrutturazione tarda di *Slavi-bogъ ~ *slavoi(ti) boga) è attestata nel russo Славобогъ, 1890 (Vedomost’ 1890: 564). Le corrisponde il medioiranico Srav-Yazd: (srʷ)yzdʾn ~ avest. srauuah- ‘gloria’, ‘notorietà’ & yazata- (Gignoux 1986: 159). La semantica di entrambi i nomi è «Glorioso [davanti] a dio / agli dèi».

Psl. *Slavo-borь, *Beri-slovъ, *Boro-slavь: iran. *śrauah-bāra–

Lo slav. *Slavo-borь viene ricostruito tenendo conto di: sloveno Slavobor (SSI), sorabo Slavobor (Rymut 1993: 8), antico polacco Sławobor: Sławobor, 1417 (SSNO V 113). Cfr. le varianti con inversione degli elementi: *Beri-slovъ (: antico croato Berislov; cfr. sopra), *Boro-slavь: serbo Борослав (Grković 1977: 43), antico polacco Borosław (?): Boroslaus, pfarrer (von Slewicz), 1287 (SSNO I 220), polacco (derivato) Borosławski (Słownik 2003: 881). Abbiamo già avuto occasione di parlare dell’uso, nei composti slavi, del riflesso della radice ie. *bher nel significato arcaico ‘portare’, accanto al derivato nominale *bhoro- ‘portatore’ (Iliadi 2022: 35). Lo psl. *Slavo-borь «Portatore di gloria», «Colui che porta la gloria» e *Boro-slavь «Portatore di gloria» possono anch’essi illustrare casi analoghi.

L’analogo iranico è il pahlavi sōbār [swʾl] ‘consigliere’, ‘consulente’, che in ultima analisi risale all’antico persiano *çava(h)-bāra- < *sravah-bāra- ‘portatore di parole, insegnamenti, comandamenti’, medioiranico srwbr ‘maestro’ (Nyberg 1974: 176–177).

Psl. *Slavo-danь, *Дань-slavь: iran. *Śrauša-dāta–

In slavo sono rappresentati due nomi rari e geograficamente circoscritti con un derivato da *dati ‘dare’ in posizione pre- e postpositiva. Il significato del secondo antroponimo (antico russo) è definito come «Glorioso per il tributo» (Vasil’ev 2012: 82) o, più precisamente, «[Colui che] è glorioso per il tributo». Cfr.: *Danь-slavь, *Danь-slavь (: antico russo Ивашко Данcлав Рекопльт, 1393 (Russia Rossa), novgorodiano Даньслав, 1118; Tupikov 1903: 125; (derivato) Даньславля – via del lato di Sofia a Novgorod, 1342, даньславцы – abitanti della via, 1394; Vasil’ev 2012: 82; dal psl. *danь, *danъ; Rymut 1993: 10); *Slavo-danь (: croato Slavodan, (derivato) polacco Sławdańska – cognome; OA).

In iranico è noto un composto semanticamente distante da quello slavo, ma identico a esso per composizione etimologica, cfr. partico srwšdt / Srošdat / dal protoiranico *Srauša-dāta- «Dato da Sraoša (il dio dell’obbedienza)» (Dʾjakonov, Livšic 1960: 24; Schmitt 2016: 195), dove, oltre agli iranici geneticamente identici *šrau̯-š-: psl. *slušati, *sluxъ (~ ie. *ḱleu-, *ḱlou̯-s-), si riscontra anche la comunanza dell’iran. *dā-t-: psl. *dā-n come derivati da un’unica radice ie. È particolarmente interessante la correlazione psl. *Slavo-danь: iran. *Śrauša-dāta-, che attesta inoltre lo stesso ordine dei componenti in entrambi i nomi.

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Psl. *Slavo-darbъ, *Daro-slavъ: sogd. *Srava-yāna- (?)

Quanto ai nomi slavi con psl. *darъ ‘dono’, ‘offerta’, cfr. serb. (raro) Slavodar (Bosanski Petrovac, 1039: Vuković Slavodar) VS serb. Daroslav, croato Daroslav (Maretić 1886: 105: k dar; Grković 1977: 73), sloveno Daroslav (SSI), pol. (estinto) Daroslaw (Rymut 1993: 10), ucr. Daroslav ~ Daromysl (Korduba 1938: 11). Il loro analogo iranico è il sogd. sruw’y n < srawayana- (?) (Bogoljubov, Smirnova 1963: 99), ryw’y n /Rēwγān/ (Lurje 2010: 338–339). È possibile che si tratti di *srava-yāna-, formazione appartenente alla stessa serie del sogd. m’xy’n /Māxyān/ «dono della Luna (dio)», sr’ws’rty’n /Srošart-yān/ «dono del giusto Sraoša» e altri, dove y’n /yān/ ‘grazia’, ‘benevolenza’, ‘desiderio’ acquisisce il significato di ‘dono’ (Gharib 1995: 443; Lurje 2017: 124, 125). In tal caso *Srava-yāna- «Dono della gloria» o «La gloria di [chi] è un dono» riproduce quasi integralmente lo slavo *Slavo-darb.

Psl. *Slavo-těхъ: iran. *Šraua-sāti-

Cfr. la continuazione dei suddetti archetipi in: antico pol. Sław(o)ciech: Sżlautech, 1188 (SSNO V 113) «Consolato dalla gloria» e bactr. РОСАЛДО. Se si legge quest’ultimo nome come РАСАЛДО, in esso si può probabilmente riconoscere uno sviluppo bactriano dell’iranico antico *šraua-sāti- «Soddisfatto della gloria, glorificato» (Harmatta 1969: 101: *srava-sāti-).

Psl. *slux-menъ: avest. srao-man-

Il russo dialettale di Kostroma слухмéнье ‘ascolto’ (Slovar’ XXXVIII 317), se non è una formazione dialettale di epoca storica, risale in ultima analisi al psl. *slux-menъ, derivato da *slux- (per la formazione delle parole cfr. il russo dialettale di Nižnij Novgorod глухмéнь ‘persona sorda o debolmente udente’; Slovar’ VI 214). Per questa forma slava si riscontra una corrispondenza lessicale integrale in iranico: avest. sraoma (srau-man-), sraoman- ‘udito’ (citato da: Bartholomae 1634: alla voce srav- ‘ascoltare’; Sokolov 1964 317), che mostra l’identità tanto del morfema radicale (psl. *slu-: iran. *šrau-), quanto della sua configurazione derivazionale (suffisso psl. –men-: iran. –man-). La differenza consiste soltanto nell’estensione mediante un ulteriore suffisso (-s- > -x-) del riflesso slavo, assente in iranico. È ammissibile parlare di un «rinnovamento» diacronico del riflesso slavo *klou-men- ‘udito’ attraverso il suo riallineamento alla forma dell’omogeneo *sluxъ. In tal caso, storicamente, la struttura delle parole iranica e slava era identica.

Psl. *Sъ-slavъ: iran. *Hu-šrauaһ-, *hu-šráuah-

Esempio di composizione nominale di omogenei psl. *sъ-: iran. *hu- ‘buono’ con riflessi del suddetto etimone in iranico e slavo. Lo slavo *Съ-слава fem. «Di buona gloria» è un nome derivato per l’oicònimo Сосавино (distretto di Volokolamsk, oblast’ di Moskva). Il «polo» iranico del confronto è il ben noto nelle lingue dell’epoca antico- e medioiranica

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nome, cfr. il medio-iranico *Hu-srаваh- ‘avente buona fama’, l’antico persiano *U-çavah- (Schmitt 2009: 180; 2016: 112: l’antico iranico *Hu-srauah-), Όσóγος (Hinz 1975: 127: *husrauah-), l’avestico Haosrauuah- (Mayrhofer 1979: 49–50; Schmitt 2009: 180, 181), l’antico iranico Husrau nei documenti siriaci (Gignoux, Jullien Ch., Jullien F. 2009: 84 e segg.), il bactriano χαοσσαο = Khwasrau, identificato con il medio-persiano ḥwslwb, che Philippe Gignoux legge come Husrau (Husraw), cioè *hu-srawah- ‘dalla buona fama’. Per maggiori dettagli sull’analogo, cfr. Sims-Williams 2010: 150.

Correlati appellativi: l’avestico hu-srаваh- ‘glorioso, famoso’, il pahlavi hu-srav ‘onore’, ‘celebrità’, ‘glorioso, celebrato’ (Nyberg 1974: 103), husraw, xusraw ‘dalla buona fama’ (Rastorgueva, Ėdel’man 2007: 417). Dalla letteratura, cfr. inoltre Lurje 2010: 84.

Cfr. gli esatti analoghi etimologici nel vedico Su-srāvas e nell’antico greco Εὐκλήης (Schmitt 2009: 180, 181).

Prot.-slavo *Vědo-slavъ; avestico Viði'sravah-

Per il croato Vjedoslav, il polacco Wiadosław (OA), con una prima parte correlata alla base *vědati ‘sapere, conoscere’ («Celebrato per il sapere, la saggezza», «Glorioso per la saggezza»?), si rileva un doppione etimologico: l’avestico Vīði'sravah-, la cui semantica Christian Bartholomae interpretò come ‘colui che ha fama di saggio’, individuandovi il componente *viði- ~ vaēd- ‘venire a sapere’, ‘conoscere’, ‘comprendere’ (Bartholomae, 1904: 1314, 1444).

Per un’interpretazione diversa dell’antroponimo avestico, cfr. Mayrhofer 1979: 94: in relazione all’antico indiano śravó vivide ‘si è procurato fama’; (Mayrhofer 1973: 206; e inoltre: Hinz 1975: 260; Tavernier 2007: 347): l’antico persiano *Vidiça-, *Vīdi-ç-a- (elamico Mi-ti-šá) è considerato un ipocoristico di un nome equivalente all’avestico Vīdi-sravah-, a sua volta orientato verso l’iranico *vidiša- ‘generoso, abbondante’, l’avestico vīdiša- ‘generosità’. Cfr. tipologicamente la neoconiazione ucraina Щедрослав(а) (Irkliėvs’kij 1968: 201).

Prot.-slavo *Voje-slavъ, *Vojь-slavъ: avestico Srūtō.spāda-, antico persiano *Çuta-iauda-

Cfr. l’antico bulgaro Воцслав – cugino di Ovjatoslav, il bulgaro Воцслав (Ilčev 1969: 115), l’antico serbo Vojislav, il serbo Војислав (Maretić 1886: 132: ‘bellatores gloriamque habens’; Mihajlović 2002: 87, 159, 161), lo sloveno Vojeslav (SSI), l’antico ceco Woyzlaus (Codex 1854: 13, 70), l’antico polacco Wojstaw, Wojistaw, Wоjesław: Voyslav, 1224, Wogizlaus; Woyeslaw, 1425 (SSNO VI 176, 177), l’antico novgorodiano Воеславъ, Воеславъ, Воиславъ e altri ~ *vojь ‘grido di guerra, guerriero’. Letteralmente: «[Di chi] i guerrieri sono celebrati», «[Di chi] l’esercito è glorioso».

Ideologicamente, il nome slavo è correlabile all’avestico Srutō.spāda- «Colui che ha un esercito glorioso» ~ antico iranico *sruta- ‘celebrato, glorioso’, avestico srūta- = vedico śrutá- (Mayrhofer 1979: 79: confronto con il vedico Śruta-sena-,

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ant. ingl. Hlob-here; Schmitt 2009: 136) e dall’antico pers. *Čutayauḍa (Šuddayauda «Con guerrieri glorificati» (Livšic 2010: 99).

Psl. *Vbse-slavь, *Vbse-slovъ: avest. vīspa sravā

Cfr. il bulg. Всеслав (Ilčev 1969: 117: ‘illustre in tutto’), l’antico slavo ecclesiastico Vseslav, Sveslav: Zweizlaus, 1240 (Kos 1886: 138), il ceco Všeslav (Kollár, Pačić 1828: 21), l’antico russo Всеслав – nome di principi di Polock (1044) e Vitebsk (1175), e i toponimi russi deantroponimici con –j-: novgorodiano Всеславле, kalužano Всеславль (Сеславль) (Vasil’ev 2012: 81) ~ agg. ant. russo вьсеславьныи in «Възненавидѣхъ всеславьныихъ» (Sreznevskii 1893: 470). Cfr. inoltre le varianti con aferesi: ceco Seslav, pol. Siesławice – toponimo (Miklosich 1927: 58), nonché lo slavo *Seslovъ (< *Vbseslovъ; Grecia; cfr. sopra). Il parallelo iranico: l’avest. vīspa sravā zaraθuštri nella Yasna (57.4) (Bartholomae 1904: 1644), dove sravah ha il significato di ‘parola, insegnamento’ (di Zarathustra), il che non esclude la possibilità di un antico uso congiunto di vīspa & sravah in altri contesti, dove sravah aveva il significato di ‘gloria’.

Psl. *Zblo-slavь: iran. *duš-srauah-

Cfr. l’antico slavo ecclesiastico fem. Zleslava: Zelišlaua, Zelesclaua (Kos 1886: 149), l’antico Zloslav (Carinzia), l’antico russo злосьлавие ‘diffamazione (?) (su cui cfr. Iliadi 2022: 49) VS avest. agg. duš.sravah- ‘di cattiva fama’, ‘colui che ha cattiva fama’ ~ duš- ‘cattivo, malvagio’ (Bartholomae 1904: 752, 755), pahl. dus-srav [dws lwb] ‘avente cattiva fama’ < *duš-sravah- ‘lo stesso’ (Nyberg 1974: 68). In iranico questa parola fa parte dell’eredità indoeuropea; cfr. il gr. ant. etimologicamente identico, fin nei dettagli della struttura, δυσκλεής (Bartholomae 1904: 755).

3.2. Slavica & Baltica

Psl. *Bol’e-slavь, *Mъnogo-slavь: pruss. ant. Tule-claws

Cfr. il ceco antico Boleslav, il polacco antico Bolesław ~ agg. compar. *bol’e, *bol’bь ‘più grande’, ‘migliore’ (ESSJ II 186), il serbo Mnogoslav (Kollár, Pačić 1828: 65) accanto all’antico prussiano Tole-claus: Tollo-claus, Tule-claws ~ klausēiti ‘udire, ascoltare’, pruss. kluss ‘silenzioso, taciturno’, ‘calmo, mansueto’ (Trautmann 1974: 142, 153) [= *‘obbediente’] ~ tūlan ‘molto’, avv. compar. tõuls ‘di più’ (Mažiulis 1997: 203). Lo slavo «[Con] gloria maggiore, migliore» (o l’augurio «[Sii] più glorioso») e il baltico «[Avente] udito migliore».

Psl. *Če-slavь (?): lit. Kū-klausas

Lo sloveno Česlav (SSI), il polacco antico Czesław: Czesław de Tarnowo 1393 (SSNI I 371) e simili sono con alta probabilità determinati non soltanto come sviluppo di чьствславь, come proposto per l’antico serbo Tę̨εύηλαβος = ‘honoris

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Acta Linguistica Lithuanica LXXXIX

Slavo-Iranica II: Compound Words with Slav. *slav-, *slux-: Iran. *śrau̯a-, *śraušā-, *śrūta- (against Baltic and Germanic Background)

gloriam habens’ (Maretić 1886: 116: как ст.-сл. чьславь < чьстьславь), но и как сложение с местоименным элементом *če, ср. имя с его вариантом *ko – *Ko-mt̄rъ (см. Топоров 2006: 41). Этот редкий в славянском тип антропонимических сложений тем не менее находит поддержку в балтийском именослове, где отмечено лит. Kӯ-klausas (ср. Kӯ-bartas, Kӯ-mantas, Kӯ-tautas, Kӯ-vainas; Vanagas, ed., 1985: 985: Kӯ- «неясное») с kū-, этимологически идентичным др.-прусск. *ki- (в личных именах, где он отвечает лит. Kӯ-), kai ‘что’, ‘чтобы’ и слав. *ko, *če (Топоров 1980: 119–129, 359–360; 2006: 41).

Proto-slavo *Dě(ib)-slavъ: antico lettone Darbe-slave

Slavo *Dě(ib)-slavъ (per i riflessi vedi sopra) VS antico lettone Darbe-slave, 1291 = «Celebrato [grazie alle proprie] imprese» (Blese 1929: 19) ~ darba ‘lavoro, fatica’, ‘azione’.

Proto-slavo *Dobro-slavъ, *Bolgo-slavъ: lettone Lab-slavis

Slavo *Dobro-slavъ (vedi sopra) e *Bolgo-slavъ (: bulgaro Благослав; Il̄čev 1969: 77; serbo Благослав; Kollár, Raićić 1828: 4, 5; antico ceco Blaizlaus; Gebauer 1903: 59: Blahoslav?; polacco Błogosław-ski – toponimo; Słownik 2003: 748) sono comparabili con il lettone Labslavis (Šmits 1913: 123) ~ laba slava ‘buona fama’ (Staltmane 1981: 4: nota).

Considerata l’ampia diffusione geografica del nome slavo, la sua interpretazione come traduzione del latino Benedictus (così Il̄čev 1969: 77) appare poco convincente.

Proto-slavo *Na-slavъ: prussiano antico Na-clusio

Cfr. il polacco Nasław (Miklosich 1927: 58), l’antico russo Наславъ (Rymut 1993: 13) ~ il prussiano antico Na-clusio (Trautmann 1974: 142) con il proto-slavo *na-: prussiano antico na- — preposizione e prefisso ‘su’, ‘sopra’ (Mažiulis 1996: 162), come elemento che caratterizza una specifica vicinanza slavo-prussiana antica della forma e del significato sullo sfondo del diverso baltico orientale nuo < *nō (ESSJ XXI 186).

Proto-slavo *Skъrbi-slavъ: lituano Klaus-gėla

Cfr. l’antico polacco Skarbislaw (Rymut 1993: 15: *skъrbiti) ~ proto-slavo *skъrběti ‘essere afflitto’, *skъŕbiti ‘rattristare, addolorare’ con il lituano Klaus-gėla ~ gėlà ‘forte dolore’, ‘afflizione’, gėlti ‘fare male, dolere, indolenzire’ (Vanagas, ed., 1985: 648) = «[Portatore di] notizia, messaggio doloroso»?

Proto-slavo *Slavo-vidъ: lituano Klaũs-vydas

Slavone Slavovid VS lituano Klaũs-vydas (Toporova 1996: 227–228: come ‘vista che ode’) ~ *vidь, *viděti: -vidas/-vydas, iš-výsti (iš-výdo) ‘vedere, scorgere, vedere’ (Vanagas, ed., 1989: 1204). La semantica della denominazione è probabilmente «Glorioso nell’aspetto (nella figura)» (o «[La cui] apparizione è gloriosa»?) per lo slavo e «[Con] aspetto silenzioso (obbediente)» (cfr. sotto il lituano klausà ‘udito’, ‘obbedienza’) per il baltico.

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Cfr. la variante con inversione delle parti nello slavo *Vido-slavъ: bulg. Видослав (Илчев 1969: 109), antico-serbo Vidoslav, 1455, serbo Видослав (Miklosich 1927: 40: видѣ ‘vista, aspetto esteriore’; Grković 1977: 53; Mihajlović 2002: 145, 146, 147), sloveno Vidoslav (SSI).

Psl. *Želo-slavъ: lit. Klauš-gailas, antico-pruss. Clawsi-gail

Antico-serbo Zjeloslav (Зѣлослав) (Kollár, Pacić 1828: 109) accanto al lit. Klauš-gailas, antico-pruss. Clawsi-gail ~ lit. klaušyti ‘prestare ascolto’, klaušà ‘udito’, ‘obbedienza’ & gailùs ‘pietoso’, ‘lamentoso’ ~ antico-sl. зьлъ ‘veloce’, antico alto-ted. geil ‘orgoglioso’, ‘temerario’ (Fraenkel 1962: 265; Trautmann 1974: 142; Toropov 1979: 129–130; 1984: 48, 49–53). Quanto alla semantica di *žėl-: gail, cfr. inoltre l’antico-russo зълъи, зълъ ‘forte’, il lit. gailùs ‘aspro’, ‘acre’, ‘vendicativo’, gailas ‘turbolento, impetuoso’ (Sreznevskij 1893: 1014; Vasmer 1986: 92), perciò non sembra obbligatorio definire il significato dell’intero composto come ‘(a causa dell’)udito lamentoso’ (così Torogova 1996: 227–228). È altrettanto possibile interpretarlo come «Glorioso per la forza» o «Gloria-veloce» (per lo slavo) e come l’augurio «Sii noto (= che di te si senta parlare) come impetuoso» (per il baltico).

3.3. Slavica & Germanica

Psl. *Bornі-slavъ: antico alto-ted. Flodo-ard

Slavo *Bornislavъ (cfr. sopra) VS antico alto-ted. Flodoard (Förstemann 1856: 690–691, 698: Hlod- ~ hlu- ‘udire’, in particolare in relazione a hlūt ‘forte’ nel significato identico al gr. κλυτός), se in quest’ultimo si suppone la perdita dell’inlaut w (fenomeno frequente nei composti germanici antichi). Cioè *Flodoward < *Hlodo-ward «Difensore glorificato» ~ antico alto-ted. wart ‘sentinella’, ‘custode’, ‘difensore’, come nel caso di Liud-ward, Liut-ward, Liut-wart, Leudo-ard (Förstemann 1856: 874, 875, 1262).

Psl. *Вързо-slavъ: protogerm. *Hluða-swenþaz

Antico-ceco «dceru Brzoflawowu» (Gebauer 1903: 111; Brzoslav), cfr. il ceco Brzimir, Brzivoj, Berzomil (Kollár, Pacić 1828: 3) ~ psl. *bъrzъ(jь) ‘veloce, vivace’, ‘agile, ardente’, ‘coraggioso’ (per la semantica dei riflessi cfr. ESSJ III 137–138). Analoghi germanici: longobardo fem. Chlodesinda, antico alto-ted. Clodosuinda ~ suind ‘crudele’, ‘aspro, sfrenato’ (Förstemann 1856: 694, 1135), antico inglese Hloþswith, Hlodsuinda (Searle 1897: 561).

Psl. *Xorbro-slavъ: antico alto-ted. Clod-bald

Il nome slavo viene ricostruito sulla base dello sloveno antico Hrաբroslav (cfr. il nome del compositore sloveno del XIX secolo – Hrաբroslav Volarić) ~ *xorbrъ(jь) ‘coraggioso, audace’. Il suo analogo germanico è l’antico alto-ted. Clodbald ~ bald ‘ardito, audace, coraggioso, temerario’ (Förstemann 1856: 202, 692).

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Slavo-Iranica II: Compound Words with Slav. *slav-, *slux-: Iran. *sraua-, *srausā-, *srūta- (against Baltic and Germanic Background)

Psl. *Jako-slavъ: alto-ted. ant. Chlode-rich

Cfr. serb., croat. Jakoslav (Jakoslav Stanković – calciatore sloveno) ~ *jakъ (serb., croat. jāk ‘forte, robusto’; ESSJ VIII 171) VS alto-ted. ant. Chloderich ~ richi ‘ricco’, ‘forte, potente’ (Förstemann 1856: 694, 1036), germ. ant. Hlodericus ~ celt. ant. Cloto-rix, cimr. Clotri (Schönfeld 1911: 140). Cioè «Glorioso per la [propria] forza», «[La cui] forza è glorificata».

Psl. *L’uto-slavъ: alto-ted. ant. Flot-grimmus

Serb. Љутослав, ceco Litoslav (Kollár, Pačić 1828: 58), pol. ant. Lutosław: Luthoslaus, 1413 (SSNO III 301) ~ *l’utъ ‘fiero, selvaggio’, ‘crudele’ accanto all’alto-ted. ant. Flotgrimmus ~ grimm ‘selvaggio, fiero’, ‘crudele’ (Förstemann 1856: 546, 697: si ammette anche il confronto con lo scandinavo ant., anglosassone grima ‘maschera’).

Psl. *Slavo-drugъ: alto-ted. ant. Hlot-win, Hlud-win

Cfr. croato antico Slavodrug (Kollár, Pačić 1828: 92) ~ *drugъ ‘amico’ e alto-ted. ant. Hlotwin, Hludwin ~ alto-ted. ant. wini, got. eiwa winjis ‘amico, compagno’ (Förstemann 1856: 696, 1315).

Psl. *Slavo-gostь: germ. ant. Hlewa-gastiz

Cfr. serb. ant. Славогость, principe di Bribir (Mihajlović 2002: 62), serb. Славогост (Grković 1977: 180), croato Slavogost (Maretić 1886: 127: ‘gloriae hospes’?), ceco Slavhost (Rymut 1993: 15), toponimo derivato Slavhostice (Miklosich 1927: 58), rus. Славгуцуи, XIX sec., bielor. Славогощу – oiconimi < Слав(о)гость (Vasil’ev 2012: 170). Dal psl. *gostь. In germanico abbiamo il runico Hlewa-gastiz – composto di riflessi del pragerm. *xlewaz ~ parola indoeuropea per ‘gloria’ (: avest. sravah-, sanscr. śrávas- ‘gloria, lode’, gr. κλέος ‘gloria’ ecc.) e *gastiz (: got. gasts ‘estraneo, straniero’, ‘ospite’) ~ psl. *gostь ‘ospite’ (Orel 2003: 127, 176).

Psl. *Slavo-mirъ: alto-ted. ant. Lot-frid, anglosass. ant. Hloth-frith

Cfr. bulg. Славомир (Ilčev 1969: 454), serb. Славомир (Maretić 1886: 128: ‘in gloria pacem habens’; Mihajlović 2002: 130), sloveno Slavomir (SSI), slovacco Slavomír (Ovsená 2014: 144), polab. Slavomir: Scalaomir, 819 – re degli Abodriti (Toporov 2006: 55–56), pol. ant. Sławomir: Zlauomir, 1155, Slauomir, 1224 (SSNO V 113). Equivalenti germanici: alto-ted. ant. Lotfrid ~ fridu ‘pace’ (Förstemann 1856: 421, 692: Hlod-), anglosass. ant. Hlothfrith (Searle 1897: 299).

Psl. *Slavo-slavъ: pragerm. *Hluða-mērijaz

Balt. Славославов – patronimico con suff. –ов– (Ilčev 1969: 454), serb. Славослав (Grković 1977: 180), pol. ant. Sławosław: Szlawoslaus, 1469, Slawoslaus, 1471 (SSNO V 114). A differenza del nome slavo tautologico (slav + slav), quello germanico è un composto di etimoni sinonimici *hluðaz ‘noto, di cui si è sentito parlare’ & *mērijaz ‘noto, glorioso’:

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got. Hluba-mērs, franco. Chlodomeris, Chlothomerus (Schönfeld 1911: 140), germ. ant. Χλωθομήρος, alto-tedesco antico Clodomer, Hlodmar (Förstemann 1856: 694, 907: dal medio alto-tedesco antico māri ‘chiaro, luminoso’ oppure mari ‘mare’). Il componente -marius nei nomi germanici antichi viene identificato con il got. *-mēreis (neutr. waila-mērei), l’antico scandinavo mær ‘conosciuto, illustre’, l’anglosassone mære ‘grande, conosciuto’, l’alto-tedesco antico mari ‘illustre, glorificato’ (Schönfeld 1911: 43).

Psl. *Tъvьrdo-slavъ: franco. Hлud-hart, alto-tedesco antico Hлud-hart

Slavo antico *Tъrьdoslavъ (Alpi; Rymut 1993: 17: *tъrьdъ(jь) ‘duro’), slavo antico Trdoslav: Tridizlav, Tridozlav, Tordosclaue (Kos 1886: 135, 141), ceco Tъrdoslav (Miklosich 1927: 64), antico polacco Twardosław: Tuardoslaus, 1255 (SSNO V 493) accanto al franco Hludhart (Franck 1909: 33, 139), alto-tedesco antico Hludhart ~ hart ‘duro’, ‘solido’ (Förstemann 1856: 604, 692).

Psl. *Voje-slavъ, *Vojь-slavъ: protogerm. *Hluða-wīgaz, *Hluðu-wīgaz

Cfr. slavo *Voje-slavъ, *Vojь-slavъ (vedi sopra) VS franco. Chlodowech, Chlodovius – nome del re dei Franchi (Wrede 1891: 109, 112), Hludovicus, Hlodovicus, Hlodēwig (Forssner 1916: 153: *hlūba-, *hlōba-), Hluduuig (Franck 1909: 113), inglese antico Hlotwig, Hlothewig (Searle 1897: 299), alto-tedesco antico Hlud-wīg – composto dei riflessi del protogerm. *xluðaz (dall’indoeuropeo *klutó- ‘illustre, glorificato’ ~ avestico srūta- ‘udito’, sanscrito śrutá- ‘lo stesso; illustre, glorificato’, gr. κλυτός) e *wīgaz (: burg. *wigs ‘combattente’) (Orel 2003: 178, 465). Cfr. inoltre scandinavo runico Hlauðu-wigaR, islandese antico Hǫð-wér (Toporova 1996: 53: *Hlauði-weigaz).

Psl. *Voldi-slavъ: alto-tedesco antico Clodo-wald

Bulgaro Vladislav (Ilčev 1969: 113; Kovačev 1987: 66: ‘mantieni la gloria’), croato antico Vladislavus, 839, serbo Vladislav (Maretić 1886: 123: ‘dominandi gloriam habens’ oppure ‘dominationem gloriamque habens’; Mihajlović 2002: 154), croato Vladislavci – toponimo (Miklosich 1927: 22), sloveno Vladislav (SSI), ceco Vladislav (Miklosich 1927: 22), slovacco Vladislav (Ovsená 2014: 144), polacco antico Włodzisław: Włodzisław, 1437 (SSNO VI 143), russo antico Володислав (Tupikov 1903: 92). Dal psl. *volditi ‘possedere’, ‘governare’. Vedi inoltre Rymut 1993: 18.

L’alto-tedesco antico invertito Clodowald ~ got. waldan ‘dominare, regnare’ mostra relazioni grammaticali diverse tra le parti della locuzione sulla cui base si è formato il composto. Esse determinano differenze nella semantica dell’antroponimo, inteso come «[Colui la cui] autorità è glorificata».

Psl. *Vьlьko-slavъ: alto-tedesco antico Chlod-ulf

Serbo Vukoslav, Vučeslav (Mihajlović 2002: 41, 176), Vučislav (Grković 1977: 61), ceco Vьkoslav (Kollár, Pačić 1828: 22) ~ *vьlkъ ‘lupo’ accanto all’alto-tedesco antico Chlodulf ~ wolf ‘lupo’ (Förstemann 1856: 696, 1339) = «[Colui] che ha la gloria del lupo» (slavo) e «[Colui] che è famoso come un lupo» (germanico).

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Slavo-Iranica II: Compound Words with Slav. *slav-, *slux-: Iran. *sraua-, *srausā-, *srūta- (against Baltic and Germanic Background)

3.4. Slavica & Iranica & Baltica

Psl. *Dobro-slavъ: iran. *цaнi-s̄raуah-, *цaнu-s̄rūta-: lett. Lab-slavis (per ciascuno dei composti, cfr. sopra).

3.5. Slavica & Iranica & Germanica

Psl. *Borni-slavъ: iran. *Pāti-s̄rauah- (?): aat. Flodo-ard (per ciascuno dei composti, cfr. sopra). Psl. *Slavo-mirъ: iran. *Miθra-s̄rauah-: aat. Lot-frid, anglosass. Hloth-frith (cfr. sopra). Psl. *Voje-slavъ, *Vojь-slavъ: avest. Srūto.spāda-, antico pers. *Çuta-iauda-: protogerm. *Hludā-wīƷaz, *Hludū-wīƷaz (cfr. sopra).

4. INTERPRETAZIONE DEI RISULTATI. CONCLUSIONI

4.1. Passando in rassegna le corrispondenze lessicali slavo-iraniche sullo sfondo dei dati baltici e germanici affini, giungiamo inevitabilmente a conclusioni fondate sul confronto di diverse serie di composti piuttosto antichi e, molto raramente, di nomi suffissali. Il carattere del confronto tra formazioni nominali composte è determinato dal grado di prossimità etimologica della loro struttura nelle diverse lingue. In primo luogo si collocano i lessemi ditematici, nei quali entrambe le parti sono geneticamente comuni al lessico degli Slavi, degli Iranici, dei Baltici e dei Germanici. Si tratta propriamente di paralleli comparativo-storici. Pertanto, l’identità genetica di entrambi i componenti è rappresentata in: psl. *bogo-slavъ ~ iran. *baga-s̄rauah-; psl. *dьlgo-slavъ ~ iran. *darga-s̄rauah-; psl. *gati-slavъ ~ avest. gāu̯ā srāvayō; psl. *kьrto-slavъ ~ iran. *kṛta-s̄rauah-; psl. *miro-slovъ, *miro-slavъ ~ iran. *miθra-s̄rauah-; psl. *prosi-slavъ ~ avest. (pati-)paršta-sravah-; psl. *pro-slavъ ~ iran. *fra-s̄rūtah-; psl. *slavo-borъ, *beri-slovъ, *boro-slavъ ~ iran. *s̄rauah-bāra-; psl. *slavo-danъ, *danъ-slavъ ~ iran. *s̄raušā-data-; psl. *slux-menъ ~ avest. srao-man-; psl. *sъ-slavъ ~ iran. *hu-s̄rauah-; psl. *vědo-slavъ ~ avest. u̯idi-srāuah-; psl. *vьse-slavъ, *vьse-slovъ ~ avest. u̯ispa sravā. In secondo luogo si trovano le corrispondenze interlinguistiche con omogeneità di un solo componente su due (il riflesso dell’ie. *kleu-), mentre la posizione dell’altro nei composti confrontati è rappresentata da basi linguistiche diverse per le lingue indicate, ma dal significato affine.

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linguistiche. Gli esempi seguenti testimoniano la somiglianza tipologica degli schemi di formazione dei composti, con un profilo semantico piuttosto vicino: psl. *borni-slavъ ~ iran. *pāti-śrauah– (?); psl. *dal’e-slavъ ~ iran. *dūrai-śrauah-, *dobro-slavъ ~ iran. *uahu-śrauah-, *uahu-śrūta-; *krajь-slavъ ~ avest. daǰhu.srūta-; psl. *něgo-slavъ oppure *sъpasi-slavъ ~ avest. buǰa-srau uah-; psl. *oto-slavъ ~ avest. srūtat.faðrī-; psl. *pravo-slavъ ~ avest. ašəm.sravah-; psl. *slavo-bogь (?) ~ medio-pers. srav-yazd; psl. *slavo-darь, *daro-slavъ ~ sogd. *srava-yāna- (?); psl. *slavo-těxь ~ iran. *śraua-śāti-; psl. *voje-slavъ, *vojьb-slavъ ~ avest. srūtō.spāda-, antico pers. *çuta-iauda-; psl. *zъlo-slavъ ~ iran. *duš-śrauah-.

Indipendentemente dal grado di congruenza etimologica della struttura delle formazioni nominali composte esaminate, la semantica ricostruibile ne contrassegna l’appartenenza al lessico della lingua poetica («alta»), quale base di espressioni antiche cristallizzate di contenuto giuridico, morale-etico, e di testi con connotazione religiosa. Tali nomi sono assai indicativi per quanto riguarda l’antica indifferenziazione dei mezzi linguistici (parole e locuzioni formulari) in elementi del discorso «giuridico» e «religioso-etico», poiché sono strettamente intrecciati e incarnano i significati culturali propri del complesso arcaico «religione – morale – diritto», cfr.: (‘glorioso [davanti agli] dèi’ oppure [‘con] gloria [dagli] dèi’) psl. *bogo-slavъ ~ iran. *baga-śrauah o psl. *slavo-bogь (?) ~ medio-pers. srav-yazd; (‘[glorificato in battaglia (nella difesa]’, ‘difensore glorioso’) psl. *borni-slavъ ~ iran. *pāti-śrauah- (?); (‘ampiamente noto’) psl. *dъlgo-slavъ ~ iran. *darga-śrauah o psl. *dal’e-slavъ ~ iran. *dūrai-śrauah-; (‘glorificato nel paese, nella regione’) psl. *krajь-slavъ ~ avest. daǰhu.srūta-; (‘glorioso [grazie al / nel] mondo’, ‘gloria di Mithra – divinità del trattato di pace – oppure ‘gloria [grazie a] Mithra’) psl. *miro-slovъ, *miro-slavъ ~ iran. *miθra-śrauah-; (‘[il cui] padre è glorificato’) psl. *oto-slavъ ~ avest. srūtat.faðrī-; (idea della glorificazione del diritto, della legge, oppure della gloria acquisita mediante azioni giuste) psl. *pravo-slavъ ~ avest. ašəm.sravah-; (‘portatore di gloria’ VS ‘portatore di parole (comandamenti)’) psl. *slavo-borь, *beri-slovъ, *boro-slavъ ~ iran. *śrauah-bāra-; (‘dono della gloria’ oppure [‘la cui] gloria è un dono’) psl. *slavo-darь, *daro-slavъ ~ sogd. *srava-yāna- (?); (‘consolato dalla gloria’) psl. *slavo-těxь ~ iran. *śraua-śāti-; (‘[colui che ha conquistato] buona fama’, ‘di buona fama’, ‘glorificato dal bene’) psl. *sъ-slavъ ~ iran. *hu-śrauah o psl. *dobro-slavъ ~ iran. *uahu-śrauah-, *uahu-śrūta-; (‘glorificato per la saggezza (= conoscenza, visione)’) psl. *vědo-slavъ ~ avest. vīdi-sravah-; (‘[il cui] esercito è glorificato’) psl. *voje-slavъ, *vojьb-slavъ ~ avest. srūtō.spāda-, antico pers. *çuta-iauda-; (‘onnigloria’ VS ‘tutte le parole (i comandamenti)’)

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Slavo-Iranica II: Compound Words with Slav. *slav-, *slux-: Iran. *śraua-, *śraušā-, *śrūta- (against Baltic and Germanic Background)

psl. *ъvъse-slavъ, *ъvъse-slovъ ~ avest. uīspa sravā; (‘malfamato’) psl. *zъlo-slavъ ~ iran. *duš-śrauh-.

L’analisi dell’eredità dei contatti linguistici slavo-iranici non consente di trascurare un’ulteriore potenziale illustrazione del fenomeno «Slavo-Iranica». Si tratta dell’antico nome slavo Jasoslav (ceco Jasoslav, sloveno Jasoslav, pol. Jasosław): la banalità composizionale, evidente in superficie, non lascia dubbi sulla genesi slava del nome. Esso viene interpretato letteralmente come «Splendente nella gloria» («Jasný v sláve») oppure «Luce che glorifica» («Light celebrating») (Rodná 2011), presupponendo un legame con lo slovacco jas ‘splendore, brillantezza’. Tuttavia, uno sguardo più attento alla prima parte e alla semantica complessiva della formazione da essa determinata scuote considerevolmente la fiducia iniziale in una simile combinazione. Tale interpretazione appare anacronistica, essendo uno sguardo lineare del portatore della cultura contemporanea dell’imposizione dei nomi sul complesso semantico formatosi in un’epoca di idee diverse, alla base dei nomi quali incarnazioni di formule mitopoietiche ormai perdute. Naturalmente, la «inadeguatezza della situazione spirituale dell’epoca protoslava» (Топоров 2006: 74) può essere riferita, in varia misura, anche ad altri risultati dell’interpretazione del significato dei composti antroponimici, e pertanto l’orientamento verso jas non può essere definitivamente respinto. Tuttavia, sembra esserci un’etimologia più convincente del nome come slavismo iranico *Jazo-slavъ – «ricodificato» dall’iran. *iāza(ta)-śraucah con *iaz- ‘venerare, riverire’, ‘compiere sacrifici’ (cfr. avest. agg. daēva-yaz- ‘che venera gli dèi’; Bartholomae 1904: 671), *iāzata- ‘divinità’ nella prima parte. Cioè: «[Glorificato] grazie alla divinità». Cfr. sopra il composto con disposizione speculare delle parti: medio-pers. Srav-Yazd: (sr’ w)yzd’n. Una situazione vicina è mostrata dall’etimologia del nome *Jasomirъ presso gli antichi Slavi alpini: in esso si ravvisa *yazamir, *yazomir come risultato dell’inversione (attraverso *yaza(ta)miθra) dell’iran. *miθrayaz-, correlato alla formula avestica yazmiθrəm ‘offrire un sacrificio a Mithra, venerare Mithra’ (Oguibenine 1979: 433–437; Топоров 2006: 39).

Le possibili illustrazioni del processo di riconsiderazione e ristrutturazione, da parte degli Slavi, dei nomi iranici costruiti con materiale geneticamente comune al lessico radicale slavo delineano un aspetto distinto del problema Slavo-Iranica. Il suo sviluppo consente di comprendere il grado d’interazione tra due tradizioni linguistiche e culturali, nel quale i confini tra ciò che era proprio e ciò che era estraneo nella percezione degli Slavi risultavano cancellati, rendendo libero l’uso e la «ricostruzione» da parte loro del materiale dell’onomasticon iranico, concepito come slavo. Vi contribuirono sia la vicinanza materiale (fonetica) e la duplicità semantica degli elementi dei due sistemi lessicali, sia l’insieme dei principi semantici comuni

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di combinazione delle parole, nonché di espressioni formulari corrispondenti. È opportuno qui ampliare la serie degli esempi esaminati sopra *Jazoslavъ < iran. *jāza(ta)-śrauah- (~ *śraua-jāzata-), *Jasomirъ < iran. *jāza(ta)-miϑra- (~ *miϑra-jāza-) e *Kъrtoslavъ < iran. *kṛta-śrauahanche con: serb. Одриво̄г < medio-iran. occid. *ādar-bag (~ medio-pers. Bay-Ādur) (Iliadi 2018: 56–57), bulg. Въртивог < *uarϑa-baga- (~ *baga-uarϑa-) (Iliadi 2017: 6), antico-pol. Kord(e)bog < alan. *Kard[a]-bay < iran. *kṛta-baga- (~ *baga-kṛta-) (Iliadi 2021: 76–81).

Qui dobbiamo sottolineare un criterio di importanza cruciale per la cronologizzazione di Slavo-Iranica con l’ie. *ḱleu-. Si tratta dell’isolamento dell’alano, dove non esistono nomi analoghi; ciò indica che l’epoca in cui si formarono gli elementi comuni del lessico slavo-iranico (in concreto, il tipo di compositum con *slau-: *śrauça-) della lingua «alta» potrebbe essere stata l’epoca dei contatti slavo-scitici / sarmatici. In particolare, ci richiamiamo a: 1) l’assenza, nel corpus noto dell’onomastica alana e osseta, di antroponimi con riflessi di *śraua- (sebbene nell’uso appellativo dell’osseto sia noto sut | sum ‘suono’, ‘rumore’ < *srauta da *sraw-; Abaev 1979: 197–198); 2) il funzionamento nell’osseto, che continua le tradizioni della parlata alana, di un’altra parola per ‘gloria’ e i concetti correlati: il riflesso dell’iran. *kāta- (Abaev 1958: 565).

4.2. A differenza della semantica spiccatamente religioso-morale e persino giuridica trasmessa dai paralleli iranico-slavi, quelli slavo-baltici sono privi di tale connotazione. In virtù della polarizzazione del significato dell’etimo «parlare VS prestare ascolto» nello slavo (‘parola trasmessa oralmente’, ‘augurio che diventa patrimonio altrui’) e nel baltico (‘udito’, ‘obbedienza’, ‘prestare ascolto’), il confronto rigoroso dei composti delle due lingue è problematico persino per gli esempi con omogeneità delle due parti. Cfr. psl. *Čě-slavъ (?) «Quale [grande] gloria!» ~ lit. Kū́-klausas «Quale [grande] udito!»; psl. *Na-slavъ «A & parola orale» ~ pruss. ant. Na-clusio «A & udito»; psl. *Slavo-vidъ «Glorioso nell’aspetto (nell’apparenza)» ~ lit. Klaũs-vydas «[Con] aspetto silenzioso (obbediente)»; psl. *Želo-slavъ «Silo-slav», «Rapido-slav» ~ lit. Klaũs-gailas, pruss. ant. Clawsi-gaill «Fatti conoscere come furioso». Lo stesso vale per l’esempio psl. *Bol’e-slavъ, *Mьnogo-slavъ «[Con] gloria maggiore, migliore», «[Sii] più glorioso» ~ pruss. ant. Tule-claus «[Che ha] un udito migliore».

Un quadro del significato più o meno omogeneo può probabilmente essere ricostruito soltanto per: psl. *Skrъbi-slavъ ~ lit. Klaus-gēla «[Che porta] un udito dolente» (?), psl. *Dě(jьb)-slavъ ~ lit. ant. Darbe-slave «Glorificato per le imprese» e psl. *Dobro-slavъ, *Bolgo-slavъ ~ lett. Lab-slavis «Buono-glorioso».

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Slavo-Iranica II: parole composte con lo slav. *slav-, *slux-: iran. *sraua-, *srauša-, *srūta- (sullo sfondo baltico e germanico)

Contrariamente alle aspettative, la serie dei paralleli baltico-slavi tra i nomi ditematici con l’ie. *ḱleu è rappresentata da un numero esiguo di esempi, poco indicativi rispetto alle realtà culturali comuni associate al concetto di glorificazione e di notorietà presso il popolo. A quanto pare, l’interazione linguistica slavo-baltica non ha riguardato la sfera di questi valori sociali. Inoltre, tenendo conto delle osservazioni, occorre parlare della natura rudimentale dell’ie. *ḱleu nel sistema degli elementi formativi degli antroponimi baltici bitematici.

4.3. Le convergenze slavo-germaniche tra i nomi personali bitematici sono più numerose e più informative. I significati culturali sottesi sono legati alla glorificazione delle diverse qualità marziali del guerriero, tanto preziose in una società che vive di guerra. Nella composizione dei nomi di questa categoria sono presenti alcuni termini dell’ordinamento sociale (amico, ospite), termini giuridici (possesso), e si rilevano richiami a residui del totemismo (lupo) come sistema religioso-sociale. Cfr. (‘[nella] difesa glorificato’, ‘difensore glorificato’) psl. *Borni-slavъ ~ alto-ted. ant. Flodo-ard; (‘glorioso per acutezza, ardore’) psl. *Bьrzo-slavъ ~ protogerm. *Hludа-swęnaz; (‘coraggioso-glorioso’, ‘coraggiosamente glorioso’) psl. *Xorьo-slavъ ~ alto-ted. ant. Clod-bald; (‘glorioso per la [propria] forza’, ‘[la cui] forza è glorificata’) psl. *Jako-slavъ ~ alto-ted. ant. Clhode-rich; (‘glorificato per la ferocia’) psl. *L’uto-slavъ ~ alto-ted. ant. Flot-grimmus; (‘amico-glorioso’, ‘[il cui] amico è glorificato’) psl. *Slavo-drugъ ~ alto-ted. ant. Hlot-win, Hluđ-win; (‘ospite glorioso’) psl. *Slavo-gostь ~ germ. ant. Hlewa-gastiz; (‘[il cui] patto è glorioso’) psl. *Slavo-mirь ~ alto-ted. ant. Lot-frid, anglosass. ant. Hloth-frith; (‘rafforzamento del tratto “glorioso”’) psl. *Slavo-slavъ ~ protogerm. *Hludа-mērijaz; (‘glorificato per fermezza, perseveranza’) psl. *Tьvьrdo-slavъ ~ francone Hlud-hart, alto-ted. ant. H̄lud-hart; (‘[i cui] guerrieri sono glorificati’) psl. *Voje-slavъ, *Vojьb-slavъ ~ protogerm. *Hludа-wīzaz, *Hluđu-wīzaz; (idea di un potere glorificato) psl. *Voldi-slavъ ~ alto-ted. ant. Clodo-wald; (‘[che ha ottenuto] gloria [dal] lupo’, ‘glorificato [grazie al] lupo’) psl. *Vьlko-slavъ ~ alto-ted. ant. Chlod-ulf.

Pertanto, i bitemi con composizione omogenea per il germanico e lo slavo (psl. *Slavo-gostь ~ germ. ant. Hlewa-gastiz; psl. *Voldi-slavъ ~ alto-ted. ant. Clodo-wald; psl. *Vьlko-slavъ ~ alto-ted. ant. Chlod-ulf), insieme agli altri composti, mostrano un ampio ventaglio di valenze dell’etimo indoeuropeo nel lessico comune slavo-germanico. Esso si realizza nella somma degli schemi di combinazione di *ḱleu con altre basi, e tali schemi si formarono in condizioni di contatti linguistici slavo-germanici. La differenza di questo strato dell’onomastica slava rispetto a quello rappresentato dagli esempi di Slavo-Iranica, così come nel caso dei paralleli baltico-slavi, consiste nel

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della «profanità» della sua semantica, del suo distacco dal campo semantico della «religione». Questo è un importante indicatore del tipo di interazione linguistica, orientata verso le realtà della vita militare e gli elementi del linguaggio poetico a esse connessi. D’altra parte, il vettore della configurazione «generale» del significato dei composti germanici nell’ambito dell’idea di notorietà e di glorificazione li avvicina (a differenza degli esempi baltici) ai dati slavi grazie alla semantica del participio perf. pass. indoeuropeo in –t- impiegato nell’onomastica germanica *klutos ‘glorificato’, ‘famoso’.

I pochi riscontri antroponimici che comprendono il materiale di tre gruppi linguistici si appellano in larga misura alla somiglianza tipologica delle unità prese in prestito e pertanto difficilmente possono essere presi in considerazione nella ricostruzione della configurazione delle isoglosse areali antiche come marcatori di contatti preistorici.

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Straipsniai / Articles

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ALEXANDER I. ILIADI

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Acta Linguistica Lithuanica LXXXIX

Slavo-Iranica II: Compound Words with Slav. *slav-, *slux-: Iran. *śrau̯a-, *śraušā-, *śrūta- (against Baltic and Germanic Background)

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Straipsniai / Articles

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ALEXANDER I. ILIADI

Slavų–iranėnų kalbų kontaktai II: sudurtiniai žodžiai su slav. *slav-, *slux-: iran. *śrau̯a-, *śrauša-, *śrūta- (baltų ir germanų kalbų kontekste)

SANTRAUKA

Leksinės paradigmos turinio lyginamoji-istorinė analizė su indoeuropiečių etimono *kleyrefleksais iranėnų ir slavų kalbų žodynuose leidžia autoriui išskirti nemažai abiems kalbinėms kultūroms bendrų dūrinių. Iš tokių sudurtinių žodžių ypač dėmesį patraukia leksemos, kurių sudėtis (dvi dalys) abiejose kalbose yra vienoda, plg: Proto-Slav. *bogo-slavъ ~ Iran. *baga-śrau̯ah-; Proto-Slav. *dl̥go-slavъ ~ Iran. *darga-śrau̯ah-; Proto-Slav. *gāti-slavъ ~ Avest. gāθā śrau̯ō; Proto-Slav. *prosi-slavъ ~ Avest. (pati-)paršta-sravāh-; Proto-Slav. *pro-slavъ ~ Iran. *fra-śrūtah-; Proto-Slav. *sъ-slavъ ~ Iran. *hu-śrau̯ah-; Proto-Slav. *čědo-slavъ ~ Avest. vīδī-stravāhir kt. Straipsnyje kalbama apie bendrų naujovių, atsiradusių indoeuropiečių arealo „miškų“ ir „stepių“ dalių gyventojų kalbose artimiausių kultūrinių kontaktų sąlygomis, pėdsakus. Atsižvelgiant į tai, kad tokie dūriniai dažnai yra pastoviųjų junginių „suglaudinimo“ rezultatas, darytina prielaida, kad iranėnams ir slavams bendras poetinis (apeiginis, teisinis) tekstas (jo vienetai) buvo sudurtinių žodžių susidarymo aplinka. Šis tekstas formavosi artimų ideologemų ir bendrų gretiminių kalbinių priemonių rinkinių pagrindu.

Baltų ir vokiečių kalbos atskleidžia svarbų „šlovingų vardų“ paradigmos raidos skirtumą: tai pasireiškia siauresniu jų semantikos spektru, palyginus su slavų-iranėnų kalbomis, ir viso susidariusių dūrinių genetinio sutapimo kiekyjo nereikšmingumu. Visa tai, kas pasakyta, leidžia daryti išvadą, kad keturių kalbinių tradicijų atstovų bendravimas buvo skirtingo kultūrinio lygmens ir visų žodyno sluoksnių nepaveikė.

Įteikta 2023 m. lapkričio 1 d.

ALEXANDER I. ILIADI

The State Institution “South Ukrainian National Pedagogical University named after K. D. Ushinsky” 65020, Ukraine, Odessa 34, Staroporotofrankivska Str. [email protected]

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Acta Linguistica Lithuanica LXXXIX

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