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Il mio nome non è "Nessuno": una fuga concettuale su poesia, mitologia, memoria, autocoscienza

Abstract

This paper proposes to address the problem of self-consciousness using as a working hypothesis the idea that self-consciousness could be understood as a development of personal memory.

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Il mio nome non è "Nessuno": una fuga concettuale su poesia, mitologia, memoria, autocoscienza

Author: Feola, Giuseppe
Year: 2016
Source: https://repositorio.ulisboa.pt/bitstream/10451/29629/3/Feola_memory_self-awareness_self-consciousness_paper.pdf
1
Giuseppe Feola
Scuola No male Supe io e, Pisa
IL MIO NOME NON È “NESSUNO”
UNA FUGA CONCETTUALE SU POESIA, MITOLOGIA, MEMORIA,
AUTOCOSCIENZA
1
0. P oposi o
In ques o con ibu o in endo esplo a e il ecip oco in eccio a due emi,
appa en emen e e e ogenei: il appo o a memo ia pe sonale (episodica) ed
au ocoscienza; e come possano chia i si a icenda il appo o a memo ia
pe sonale ed au ocoscienza (da un la o) e (dall’al o) il la o o che la memo ia del
mi og a o e del poe a s olge nell’a icola e il accon o sulla genesi dell’io
indi iduale nel quad o di un accon o sulla genesi del Mondo.
Nel momen o – quello a uale – in cui s o iniziando la s esu a di ques o a icolo,
s o assumendo (senza ole lo dimos a e, is o che ques o non è un con ibu o di
philosophy o mind) che quella che no malmen e chiamiamo “memo ia pe sonale”
è un possibile candida o al uolo che le eo ie sulla men e oggi co en i assegnano
all’en i à eo ica chiama a “au ocoscienza”. In base a ques a ipo esi di la o o, che
espo ò meglio nel segui o del la o o, a anze ò l’ul e io e ipo esi che il accon o
che ognuno di noi na a a se s esso sulla genesi del p op io Mondo Vissu o sia
complemen a e all’al o accon o, specula e, che ognuno di noi elabo a e ielabo a
con inuamen e, sulla genesi della p op ia pe sonali à, cioè su come è enu o ad
esse e ciò che (o a) è: e ques o, pe ché l’io e il suo Mondo Vissu o sono due acce
della s essa medaglia, insepa abili l’una dall’al a.
In al i e mini, assumendo che la mia au ocoscienza sia la mia memo ia
pe sonale, ce che ò di mos a e come, in base a ques a ipo esi, di enga plausibile
che l’au obiog a ia che io mi accon o (il accon o su come io sia enu o a esse e
ciò che o a sono) sia inscindibile dal accon o che io engo con inuamen e
elabo ando su come sia mu a o il mondo e l’ambien e in cui mi sono o a o e mi
o o a i e e (o e o: su come il mondo e l’ambien e in cui mi o o o a a i e e
sia enu o a esse e ciò che o a è).
In ques o quad o, acquisi anno pa icola e impo anza quei pa icola i ipi e s ili
di na azione che sono i così de i “Mi i delle O igini”: ali mi i, lungi dall’esse e
modali à conosci i e p op ie solo di un’umani à p escien i ica, sono in eal à modi
che le cul u e umane hanno elabo a o pe accon a e congiun amen e – e
app esen a e nella lo o complemen a i à – il come del eni e all’esse e del Mondo
Vissu o e il come del eni e all’esse e dell’io
2
.
1
Dedico ques o la o o a Ma cello G eco, mio amico in dall’in anzia, che ico da, di
noi e di me, an e cose che io ho dimen ica o.
2
Se i è qualcosa di non più acce abile, in ques e modali à conosci i e, è (se mai) la
con usione a Mondo Vissu o e Mondo Fisico: a sepa a e adegua amen e i quali (ammesso
2
1. Il Tempo e i empi
Non è ques a la sede pe una a azione sulla na u a del Tempo (anche pe ché
non sono un isico). Mi limi o, qui, a es apola e alcuni conce i da una a azione
specialis ica su ques o ema
3
. Secondo ques a a azione, u e le misu azioni del
empo compo e ebbe o
con on i a due p ocessi che si s olgono pa allelamen e. […] osse iamo due
complessi di coincidenze e, con i nume i segna i sull’o ologio, calcoliamo il empo
asco so a l’uno e l’al o. […] Cosa può se i e da o ologio? Qualsiasi p ocesso
giudica o su icien emen e egola e da pe me e e la nume azione dei suoi e en i.
4
I due p ocessi di cui pa la F ase sono l’uno il passaggio da un complesso di
coincidenze a un al o, l’al o il p ocede e dell’o ologio. Pe un esempio conc e o
di quan o in ende l’au o e, pensiamo pe un a imo a come unziona una me idiana.
In essa, di e se posizioni della pun a dell’omb a dello s ilo co ispondono a di e se
acche nella scala g adua a; di e se connessioni posizioni della pun a
dell’omb a+ acche indicano di e se posizioni ispe o al Sole del luogo e es e in
cui si o a la me idiana; ogni di e sa posizione del luogo e es e ispe o al Sole
è un elemen o nella successione nume abile delle posizioni del luogo medesimo
ispe o al Sole: è in a i un pun o del ce chio pe co so da quel luogo e es e nel
suo gi o quo idiano a o no all’asse e es e; di e se posizioni della pun a
dell’omb a ispe o alla scala g adua a indicano di e si elemen i della se ie
nume abile delle posizioni del luogo ispe o al Sole
5
. Il a o che siano nume abili
di e se posizioni del luogo e es e ispe o al Sole è p ecisamen e la empo ali à
del sis ema Te a-Sole. Se indi iduiamo le singole posizioni ispe o alle al e (e
all’in e ezza della lo o successione), indi iduiamo la empo ali à del sis ema Te a-
Sole. Indi iduando le pa i della successione, indi iduiamo le asi del gio no o
dell’anno; indi iduando quan e ol e il mo o della pun a dell’omb a dello s ilo
della me idiana ipe a il suo ciclo insieme al ciclo delle asi luna i (28¼), o insieme
al ciclo del mio sonno e della mia eglia (1/1), o insieme a quan e ol e la clessid a
s’è s uo a a (1/x, secondo l’in en o del cos u o e della clessid a), indi iduiamo le
empo ali à di ciascuno di ques i p ocessi.
Semb a dunque di po e di e che il empo che misu iamo sia un appo o
nume ico a due o più p ocessi di mu amen o.
Se è così, ne de i a che, a seconda di quale coppia o g uppo di mu amen i
scegliamo di conside a e nel lo o appo o, cambi la empo ali à ile an e. Se
nell’Uni e so esis esse solo il piane a Te a, non po ebbe esis e e il mese luna e,
che dipende dal appo o a il mo o della Luna e quello della Te a, né l’anno
sola e, che dipende dal appo o a il uo a e della Te a in o no al p op io asse e la
i oluzione della Te a medesima in o no al Sole.
che si sia iusci i a sepa a li adegua amen e) sono occo si millenni di pensie o iloso ico e
scien i ico.
3
J.T. FRASER, Time. The Familia S ange , Amhe s 1987; . i . di L. Co nalba: Il
empo: una p esenza sconosciu a, Milano, Fel inelli, 1991, 1992.
4
FRASER, op. ci ., p. 64.
5
Pe il unzionamen o delle me idiane, ines imabile R. MORCHIO, Scienza e poesia delle
me idiane. Una guida pe legge le e cos ui le, Geno a, ECIG, 1988, 2003: c . in
pa icola e p. 13.
3
2. Due pa ole sulla memo ia umana
La eo ia sulla memo ia oggi più di usa in ambien e scien i ico è una eo ia
‘ app esen azionalis a’: inca dina a cioè sul conce o di ‘ app esen azione’.
Cominciamo dunque col chia i e il conce o di ‘ app esen azione’. Ci ando un
impo an e espe o di cognizione animale,
Il conce o di app esen azione […] do ebbe esse e in eso con lo s esso signi ica o
che ha in ma ema ica: quello cioè di un isomo ismo unzionale a sis emi di e en i
[…]. Di e che c’è un isomo ismo a due sis emi signi ica che è s a a s abili a una
co ispondenza o male ale pe cui è possibile condu e ope azioni in un sis ema
che consen ono di a e conclusioni alide ci ca l’al o sis ema.
6
Un isomo ismo unzionale di ques o ipo è, ad esempio, quello che c’è a le
posizioni dell’omb a dello s ilo ispe o alle acche sulla me idiana e le posizioni
del luogo e es e ispe o al Sole. Le posizioni dell’omb a dello s ilo ispe o alle
acche della me idiana sono app esen azioni delle posizioni del luogo e es e, in
cui la me idiana è colloca a, ispe o al Sole. Pe quan o igua da quel pa icola e
ipo di app esen azioni che sono le app esen azioni men ali,
una app esen azione men ale è un isomo ismo a ce i p ocessi nel ce ello e ce i
aspe i dell’ambien e ai quali ali p ocessi endono ad ada a e il compo amen o di
un o ganismo.
7
Ad esempio, alla p esenza nell’ambien e di una on e di luce ossa, il nos o
ce ello eagisce di e samen e da come eagisce alla p esenza di una on e di luce
azzu a: i è dunque isomo ismo unzionale a lo spe o dei colo i ambien ali
iconosciu i dal nos o sis ema isi o e l’insieme degli s a i assun i dal nos o
sis ema isi o a causa dell’azione di ali s imolazioni luminose.
Il conce o di ‘ app esen azione’, che in qui ho usa o pe desc i e e casi di
sensazione
8
, può esse e es eso ai casi di pe cezione: ede e un cane che mo de un
uomo p oduce nel mio ce ello un mu amen o di e so da quello p odo o dal
ede e un uomo che bas ona un cane; mol iplicando gli esempi, il le o e può
acilmen e giunge e a immagina e come a espe ienze di e se co isponde anno
di e se acce nei nos i ce elli; e come, dunque, a le mol e possibili espe ienze e
le acce che ali espe ienze lasciano nei nos i ce elli, i sia isomo ismo
unzionale, e dunque un appo o di app esen azione.
Vediamo adesso come il conce o di ‘ app esen azione’ si possa es ende e a
quella pa icola e modali à cogni i a che è la cognizione del passa o, no malmen e
chiama a “memo ia”. Uno s udioso della memo ia umana, D.L. Schach e , i iene
che ciascuna espe ienza susci i nei nos i ce elli una pa icola e e e di
connessioni neu onali: l’insieme delle sinapsi che si a i ano pe ciascuna singola
espe ienza sa à di e so dall’insieme delle sinapsi che si a i ano pe qualsiasi al a
espe ienza. Schach e chiama “eng amma” ela i o a una pa icola e espe ienza la
accia lascia a da quell’espe ienza: l’eng amma è una endenza, da pa e dei
6
G. VALLORTIGARA, Al e men i. Lo s udio compa a o della cognizione animale,
Bologna, Il Mulino, 2000, p. 193.
7
Ib.
8
Nell’esempio appena p odo o da me, di sensazioni di colo i
4
neu oni coin ol i nell’espe ienza in ques ione, a ia i a si di nuo o u i insieme
nello s esso modo in cui si e ano a i a i nell’espe ienza o igina ia
9
. Se p.es.
nell’espe ienza o igina ia si e ano a i a i congiun amen e i neu oni a, b e c, e una
nuo a espe ienza a i a il neu one a, anche i neu oni b e c sa anno in qualche modo
coin ol i, colla e almen e, nella nuo a espe ienza.
Ciò che nel caso della memo ia semb a pa adossale, nel modello
app esen azionalis a, è l’assenza di un ogge o o di una scena es e na cui possa
co isponde e, qui e o a, la mia app esen azione men ale o il mio eng amma
ce eb ale: come dis ingue e un ogge o di ico do, quale p.es. il ol o di mia nonna
(che non è più p esen e), da un me o ogge o di immaginazione, quale p.es.
l’ippog i o (che non è mai s a o p esen e)? Il p oblema esce qui dall’ambi o di
compe enza dello scienzia o pe en a e in quello del iloso o. Dal pun o di is a
iloso ico, è possibile aggi a e ques a di icol à i iu ando il ico so al asoio di
Ockham, e sos enendo (p.es.) che non esse e più sia cosa di e sa dal non esse e
a a o: in al caso, il a o che l’espe ienza di ede e mia nonna non sia più, non
impliche ebbe che l’espe ienza di ede e mia nonna sia un pu o non-en e
10
.
Ma o niamo al ilo p incipale del disco so. Nel mio “P oposi o” (§ 0) ho
accenna o all’esis enza di un ipo pa icola e di memo ia che è la memo ia
pe sonale, che è p ecisamen e la memo ia che in endo accos a e all’au ocoscienza.
Sc i e Schach e :
Pe i cogni i is i la memo ia umana è un congegno che elabo a in o mazioni, un
compu e che le memo izza, le a iene e le ecupe a. L’analogia […] non lascia
spazio all’espe ienza sogge i a del ico do degli episodi appa enen i al nos o
issu o. […] Pe esse e issu a come ico do, l’in o mazione ecupe a a a ie oca a
nel con es o di un de e mina o empo e luogo e con qualche i e imen o a se s essi in
quan o pa ecipan i all’episodio.
11
Ques o pa icola e ipo di memo ia, chiama o dagli psicologi “memo ia
episodica”, pe ché è la memo ia ela i a agli episodi della nos a i a, e a già s a o
dis in o da al i ipi di i enzione delle espe ienze passa e da A is o ele, nel
p ende e le dis anze dalla de inizione della memo ia da a da Pla one, pe il quale la
memo ia (mnếmē) è semplicemen e « conse azione della pe cezione » (Filebo
34a10). A is o ele, no ando esplici amen e che la pa ola “memo ia” è ambigua, e
che egli in ende usa la solo pe una delle mol e a i i à cogni i e che si i e iscono
al passa o, dice
semp e in a i, quando [il sogge o] si a i a nel ico da e, nell’anima dice così: di a e
già p ima udi o o sen i o o pensa o ques a cosa. (De memo ia e eminiscen ia 1,
449b22-23, . mia)
Vis o che ques o ipo di memo ia, quella che gli psicologi odie ni chiamano
“memo ia episodica”, è la capaci à di ichiama e le espe ienze nel con es o in cui
(ci) a enne o, la si può senz’al o chiama e “memo ia pe sonale” o
“au obiog a ica”.
9
D.L. SCHACTER, Sea ching o Memo y. The B ain, he Mind, and he Pas , 1996; .
i . di C. Mennella, Alla ice ca della memo ia, To ino, Einaudi, 2001, pp. 61-62..
10
A icola e compiu amen e un’on ologia di ques o ipo esule ebbe dai limi i impos i da
ques o con ibu o.
11
D.L. SCHACTER, op. ci ., p. 5.
5
All’in e no di ques o ipo di memo ia, si può ul e io men e i aglia e un
so oinsieme, che co isponde alla capaci à di ichiama e episodi delle nos e
biog a ie in modo esplici o (piu os o che nella modali à di cognizione implici e),
capaci à chiama a “memo ia esplici a” o “dichia a i a”
12
.
La memo ia di cui pa lo in ques o saggio è dunque la memo ia pe sonale
(episodica) esplici a (dichia a i a).
3. La memo ia na a i a
Nel momen o in cui alla memo ia pe sonale esplici a si aggiunge la compe enza
di accon a e (a se s essi o ad al i) la successione delle appe ile an i del deco so
di un de e mina o episodio che (ci) è occo so, ecco che nasce l’abili à di na a e
quell’episodio. Men e la cognizione dell’episodio da na a e è esplici a
(dichia a i a), l’abili à di i es i e di pa ole il ilm delle espe ienze che acciamo
sco e e nella nos a men e, in modo ale che sia comp ensibile ad al i, non è
a a o un uso della memo ia dichia a i a: è in ece una compe enza implici a
acquisi a con l’abi udine, p op io come l’abili à di ene e un disco so a b accio o
(meglio anco a) di sos ene e una con e sazione con il p ossimo.
Immaginiamo p.es. di accon a e a un amico cosa abbiamo a o ie i: in ques o
ese cizio cogni i o, lo s o zo della memo ia dichia a i a consis e nel ipe co e e le
appe della gio na a di ie i nella lo o gius a consecuzione (ci ‘diciamo’ nella nos a
men e: “alle 14,30 e o in piazza dei Ca alie i pe l’appun amen o con Gio anna;
poi siamo anda i a quel ba in Bo go S e o; e lì siamo imas i ino alle 16; in ine,
l’ho iaccompagna a a casa”); ma l’abili à e o ica di i es i e il nos o ilm men ale
di pa ole che endano ques o deco so di e en i in e essan e, o quan o meno
ile an e, pe l’in e locu o e, non si mani es a no malmen e come ichiamo
delibe a o di singoli episodi della nos a i a in cui abbiamo impa a o a accon a e
a e zi i ca è con Gio anna o in gene ale con gli amici: in e e i, l’abili à di
na a e a e zi un’usci a pe un ca è con un amico o un’amica è una amilia i à con
le aspe a i e socialmen e condi ise ci ca come do ebbe s olge si un ca è con gli
amici, amilia i à in base alla quale acquisiamo anche il ‘ iu o’ pe ciò che, nel
pa icola e episodio che s iamo na ando, allon anandosi dal deco so s anda d dei
ca è, ende il singolo episodio in e essan e (esempio: se si i e in ci à come Pisa,
in cui pio e mol o spesso, e in cui la gen e è abi ua a a po a e con sé un omb ello,
può esse e ile an e aggiunge e che il mo i o pe cui ho iaccompagna o Gio anna,
è che a e a dimen ica o il p op io omb ello)
13
.
Ogni na azione che non sia una consecuzione sconnessa di e en i singoli può
esse concepi a come una successione di e en i conca ena i da una ca ena causale:
l’abili à di na a e, in gene ale, consis e nel asme e e all’ascol a o e gli elemen i
della ca ena causale in base ai quali egli può isali e agli al i, che engono omessi
pe ché nessuna na azione può ip odu e la minu issima densi à della eal à, e
neppu e quella (pu mol o in e io e) del ilm men ale che ‘sco e’ nella men e del
locu o e
14
.
12
C . G. VALLORTIGARA, op. ci ., p. 147.
13
Sui ipi di memo ia che en ano in gioco nella pe o mance na a i a, e sul lo o
coo dina si, in e essan e E. MINCHIN, Home and he Resou ces o Memo y. Some
applica ions o he Cogni i e Theo y o he Iliad and he Odissey, Ox o d, Ox o d
Uni e si y P ess, 2001.
14
C . MINCHIN, op. ci ., pp. 16, 35, 37.

6
L’abili à di na a e, al suo meglio, consis e, insomma, nella capaci à, da pa e
del locu o e, di susci a e nell’ascol a o e un ilm men ale compa ibile con quello
del locu o e s esso, che ne condi ida u i e solo gli elemen i ile an i pe la
comp ensione della s o ia e delle sue implicazioni
15
.
Riassumendo: il na a e p esuppone (almeno) due abili à: la memo ia episodica,
esplici a, che pe me e di conse a e e i e i e co e amen e ama e in eccio della
s o ia, e la memo ia implici a – o e o l’abili à is in i a e/o acquisi a con
l’abi udine – di come si de e accon a e una s o ia pe ché ques a sia in e essan e.
4. Memo ia na a i a, memo ia au obiog a ica e au ocoscienza
Ho già accenna o alla mia ipo esi di la o o, in base alla quale il diba u o
p oblema iloso ico ci ca la na u a dell’au ocoscienza po ebbe o se esse e meglio
impos a o se si iden i icasse l’au ocoscienza con la memo ia pe sonale esplici a
dichia a i a.
Pe a icola e pienamen e ques a ipo esi, si do ebbe anzi u o cos ui e una
desc izione delle p op ie à essenziali dell’au ocoscienza, poi cos ui e una
desc izione delle p op ie à essenziali della memo ia esplici a dichia a i a, e in ine
mos a e che il modello eo ico che spiega le p op ie à essenziali della seconda
spiega anche le p op ie à essenziali della p ima.
Non po endo qui s olge e ques o compi o, mi limi o a un appello all’espe ienza
che ciascuno di noi ha del p op io mondo issu o.
Abbiamo is o che la memo ia dichia a i a au obiog a ica è la capaci à di
ichiama e in modo esplici o le espe ienze della nos a i a nel con es o in cui (ci)
a enne o. Ese ci a e ques o ipo di memo ia uol di e iconosce e una
app esen azione men ale come causa a da un’espe ienza passa a, dunque come
i e ibile a essa e u ilizzabile come segno di essa, nell’ambi o di una se ie più o
meno a icola a di eng ammi che app esen ano la mia i a
16
. Ques o ipo di
memo ia è bi on e: si i e isce all’espe ienza passa a; ma solo iscon ando che
ques a app esen azione non co isponde ad alcunché di a uale nell’ambien e e
isale in ece a quell’espe ienza.
In p a ica, si a a della cognizione di come il mio a uale uni e so men ale e il
mio a uale mondo issu o (dunque la mia a uale pe sonali à) siano enu i ad
esse e, a causa delle mie espe ienze passa e, ciò che (o a) sono.
Si a a p ecisamen e di quella medesima a i udine che ope a quando, in
momen i di pa icola e ensione emo i a, ogliamo “ ende ci con o” di chi/cosa
siamo: a i udine che, pe de inizione, è p op io l’au ocoscienza.
Di Mnēmosýne, la dea “Memo ia”, Esiodo a la mad e delle Muse (Teogonia, .
54), delle cus odi del can o che i ela l’O igine delle cose ( . 104 ss.). Nel
mic ocosmo che ciascun esse e senzien e (e dunque anche ciascun esse umano) è,
la memo ia dichia a i a au obiog a ica s olge la s essa unzione.
15
Nella pe o mance na a i a, quindi, l’immaginazione (in pa icola e quella isi a,
ma non solo) p ecede e guida la dizione: c . MINCHIN, op. ci ., pp. 156-157.
16
C . le osse azioni di Schach e sui suoi casi clinici: i pazien i con di icol à a i ene e
la on e d’in o mazione hanno anche di icol à con la c onologia (op. ci ., p. 118).
7
In quan o cognizione di come io sia giun o a i e e come i o e a esse ciò che
sono, possiamo dunque a ibui le il uolo che l’a uale philosophy o mind
a ibuisce all’au ocoscienza pe sonale
17
.
5. Memo ia di sé e memo ia del mondo
Abbiamo is o che la memo ia dichia a i a au obiog a ica è la memo ia di ciò
che ho a o o di ciò che mi è capi a o nella i a ino ad o a. È e iden e che ques o
ipo di memo ia è anche, pe ciò s esso, memo ia di come è mu a o il mio mondo
issu o e di come esso è enu o a esse e ciò che è. Il mio mondo issu o, in a i, è
p ecisamen e l’insieme delle s u u e mondane (ambien i, si uazioni, cose,
pe sone) con cui ho in e agi o e con inuo a in e agi e nel co so della mia i a, e dei
modi in cui ho in e agi o e con inuo a in e agi e con esse. È quindi di pe sé
e iden e che il accon o che elabo o sulla mia i a è, pe ciò s esso, p op io lo
s esso accon o che è accon o sul mondo che ho espe i o e con inuo a espe i e.
Rico da e che io ho p eso un ca è con Gio anna ie i è pe ciò s esso ico da e
che Gio anna ha p eso un ca è con me ie i.
La memo ia di sé è memo ia del mondo.
6. I empi dell’io e il Tempo del Mondo.
Abbiamo anche is o (§ 1) che, a seconda di quale coppia o g uppo di
mu amen i scegliamo di conside a e nel lo o appo o, come pa ame o pe
misu a e il empo, cambi la empo ali à ile an e: cambia il empo che misu iamo.
Pe l’umani à scien i ica, le scienze na u ali e s o iche (la cosmologia, la
geologia, l’a cheologia, la s o ia) si sono s o za e di icos ui e un empo ogge i o,
uni e sale, che isul a, collazionando e iconducendo a uni à le desc izioni di
innume e oli mu amen i e p ocessi che si sono succedu i nella eal à na u ale e
umana, dalla con-mensu azione ecip oca di ciascuno di ques i singoli p ocessi e
mu amen i, ognuno dei quali ha la sua p op ia empo ali à, con u i gli al i.
Quando ce chiamo di iden i ica e l’anno in cui acemmo quel amoso iaggio
(“quello in cui u i ub iacas i come un pazzo, e io comp ai la maglie a ne a che
o a ho addosso”), chiedendoci se osse il 1996 o il 1997 dalla nasci a di C is o, ci
s iamo appun o chiedendo in quale pun o della consecuzione degli anni (e degli
e en i) successi i alla nasci a di C is o (o e o: in quale pun o della s o ia
dell’umani à) si collochi quella pa icola e nos a espe ienza, con u o il suo
i iducibile ca ico di idiosinc a iche icadu e sulla nos a i a.
Con on a e il mio ico do con quello dei miei compagni di iaggio uol di e
usci e dai limi i del mio mondo issu o pe in eg a lo, insieme ai lo o, in un mondo
issu o più ampio, più gene ale, e, pe ciò s esso, più condi isibile col p ossimo.
17
Ques a iden i icazione della memo ia dichia a i a au obiog a ica con l’au ocoscienza
o a e e i o iscon o s o ico nella genealogia dei così de i “ese cizi di au ocoscienza”, i
quali isalgono a una p a ica di usa nelle se e degli O ici e dei Pi ago ici nell’e à della
G ecia a caica: essi consis e ano nello s o za si di ico da e, p ima di do mi e, u o quan o
osse a enu o nel co so della gio na a, nella co e a consecuzione (c . J.-P. VERNANT,
My he e pensée chez les G ecs. E udes de psychologie his o ique, Pa is 1965, 1971; . i .
di M. Romano e B. B a o, Mi o e pensie o p esso i G eci. S udi di psicologia s o ica,
To ino, Einaudi, 1970, 1978, pp. 93-143).
8
Il uolo che la nos a men ali à scien i ica assegna alle a ole compa a e di
c onologia è, insomma, più o meno lo s esso che la men ali à p escien i ica
assegna a (e, in ce e cul u e, u o a assegna) ai Mi i delle O igini: quello di
s abili e i pa ame i sop aindi iduali ispe o ai quali ciascuno può colloca e
empo almen e la p op ia espe ienza.
In base a quan o de o ci ca l’iden i à a memo ia di sé e memo ia del mondo (§
5), isul e à (§ 8) che la mi ologia ha s ol o (ol e a mol e al e unzioni) la
unzione di Memo ia del Mondo: cioè di o dina e in manie a signi ica i a (e non
me amen e cumula i a) gli e en i in i ù dei quali il Mondo Vissu o di u i noi è
enu o a esse e ciò che (o a) è, o nendo in al modo i pa ame i esis enziali in cui
ciascuno di noi può inquad a e il p op io mondo issu o, dunque la genesi della
p op ia indi iduali à di esse e umano; essa è dunque una s u u a na a i a che
sos iene gli indi idui nello s o zo di a icola e la p op ia au ocoscienza.
Conclude ò il mio con ibu o (§ 9) menzionando un esempio – a o da un
celeb e b ano della le e a u a g eca – di come memo ia pe sonale au obiog a ica,
au ocoscienza e coscienza del p op io pos o nel Mondo – nel caso speci ico che
menzione ò, si a e à pe l’appun o di un uomo che p oclama il p op io uolo di
p o agonis a a un e en o glo ioso conse a o nella Memo ia del Mondo – siano
e e i amen e un u ’uno.
7. La mi ologia come Memo ia Cosmica
To nando alla genealogia delle Muse na a a da Esiodo, iconside iamo il a o
che la mad e delle Muse è Mnēmosýnē, la dea Memo ia, che le a ebbe pa o i e a
Zeus (Teogonia, . 54 ss.). Tu o ciò semb a implica e che, quando si pa la della
c edenza g eca nella na u a di ina – musaica – dell’ispi azione poe ica, dobbiamo
i e i ci non solo, e non in p imo luogo, a una capaci à di ina di usa e le pa ole pe
abbelli e le s o ie o pe incan a e gli ascol a o i; pa liamo in ece, anzi u o, di una
c edenza g eca nella e i à di ciò che il poe a ispi a o dalle Muse sape a can a e:
e i à ga an i a dal a o che il poe a sa ebbe assis i o dalle iglie della Memo ia in
pe sona.
All’inizio del secondo lib o dell’Iliade, Ome o si p epa a a una inc edibile
pe o mance mnemonica: de e ico da e, nella sua eci azione, i nomi, le
p o enienze, le consis enze nume iche, di u i i con ingen i che pa ecipa ono alla
gue a di T oia (al con empo sapendo enume a li in un modo che l’ascol a o e
possa o a e a incen e piu os o che noioso). Nel on eggia e ques a p o a,
Ome o in oca di nuo o le Muse (già chiama e in causa all’inizio del poema):
Di emi adesso, Muse che a e e le case d’Olimpo
– oi in a i dèe sie e, e sie e p esen i, e sape e ogni cosa,
men e noi la ama sol an o ascol iamo, e nulla sappiamo –,
chi e ano i capi dei Danai, ed i comandan i. (Il. II, 484-487, . mia)
È palese, qui, la c edenza in una Memo ia Uni e sale, app esen a a dalle Muse,
p esen i all’accade e di ogni cosa, e che conse a di ogni singola cosa ed e en o un
ico do p eciso: ale ico do può esse e, al ol a, dona o al poe a, che se ne a
ami e p esso gli al i esse i umani. È come se i G eci a esse o immagina o un
eno me da abase, la men e delle Muse, in cui si se ba accia – con un po e e di
isoluzione in ini o – di ogni cosa che nasce, accade, muo e, sop a e so o il Sole.
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Dal singolo e en o (p.es. chi, e pe mano di chi, mo ì nel da o momen o del da o
gio no della gue a di T oia), ascendiamo o a al senso gene ale dei mi i. Pe quan o
l’enume azione dei mo i in un comba imen o o dei con ingen i di un ese ci o
possa iusci e a incen e a una men ali à gue esca qual e a quella degli ascol a o i
di Ome o, l’Iliade non sa ebbe il più g ande poema dell’Occiden e se ques i
elemen i non osse o al o che de agli, che con ibuiscono al ben più g andioso
a esco del des ino di E o e, di Achille, della ci à di T oia e dell’ese ci o g eco
nel complesso, u i des ina i, p ima o poi, a una pessima ine, in base a una
conca enazione inelu abile di e en i decisa dal Fa o.
L’Iliade, in pa icola e, si concen a sul des ino di Achille, che, pos o di on e
alla scel a se o na e in pa ia sano e sal o (a endo ispa mia o E o e) o mo i e
so o le mu a di T oia (a endolo p ima ucciso pe endica e Pa oclo), sceglie
consape olmen e – acce ando, con u e le sue conseguenze, l’inelu abili à del
p op io legame a e i o con l’amico – il secondo co no del dilemma
18
. Rispe o ai
comuni mo ali, Achille ha i p i ilegi che discendono dal a o di a e e una mad e
che è una di ini à: uno di ques i p i ilegi, è quello di non subi e del u o
ciecamen e il p op io des ino, ma di po e sceglie e, pe lo meno, a due i e
di e se, al e na i e. Ma la si uazione – umana – in cui Achille si è o a o a
c esce e, l’amicizia con Pa oclo, o za la sua scel a: pe non adi e se s esso,
Achille de e i iu a e il i o no in pa ia da i o e mo i e lì a T oia. Semb a dunque
che u a la ama, quello che in g eco an ico si chiama pe l’appun o “mý hos”,
dell’Iliade si incen i sul seguen e ema: il iglio della Dea che, imme so nella
empo ali à anseun e dell’umano (di cui è pa e in eg an e l’espe ienza
dell’amicizia), ne subisce ino in ondo il des ino. Desc i o a ques o li ello di
gene ali à, iconosciamo qui, nella s o ia di Achille, la medesima s o ia di Dioniso,
E acle, C is o
19
.
Nu o il o e sospe o che u e le s o ie ealmen e ed uni e salmen e a incen i
che si possono accon a e (che di nume o sono in ini e, se idiamo nell’a s
combina o ia esempli ica a da I alo Cal ino ne Il cas ello dei des ini inc ocia i), se
ido e al lo o nucleo essenziale, al modo di come ho appena a o con la ama
dell’Iliade, si i elino po enzialmen e iconducibili a un nume o u o somma o
limi a o di igu e e des ini mi ici come quello di Achille. Ri engo inol e che sia
p op io in i ù della lo o iconducibili à a ali igu e uni e salmen e signi ica i e
che le s o ie che sono uni e salmen e in e essan i isul ano ali, appun o,
uni e salmen e
20
.
Il g ande s udioso di mi ologia Ká oly Ke enyi ha in odo o il conce o di
‘me a o a assolu a’: una me a o a assolu a è una s u u a me a o ica (ma io
p e e i ei di e “immaginale” o “ igu a i a”) da cui dipendono ampi spazi
dell’immagina io colle i o
21
.
Ca a e e p op io di una me a o a assolu a sa ebbe quello di non esse
comple amen e esp imibile in desc izioni conce uali: che ciò sia e o o meno,
18
C . Il. XVIII 333.
19
Anche se nel caso di Dioniso, E acle, C is o, a esse di ino è il geni o e pa e no.
20
Ho p.es. pe sonalmen e spe imen a o che la s o ia di Edipo, se oppo unamen e
accon a a (senza cioè i a e in ballo pa ole g a i come “l’an ica Tebe”, “la mi ologia”, “gli
e oi” ecc.), isul a a incen e (e angosciosa) anche pe gli ub iaconi in un pub alle 3 della
no e a un saba o e una domenica.
21
K. KERENYI, Nel labi in o (a cu a di C. Bologna), To ino, Bolla i Bo inghie i, 1983.
Pe il conce o di ‘me a o a assolu a’, mi i e isco in pa icola e all’in oduzione di C.
Bologna, p. 9.