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Il mio nome non è "Nessuno": una fuga concettuale su poesia, mitologia, memoria, autocoscienza

Feola, Giuseppe

Abstract

This paper proposes to address the problem of self-consciousness using as a working hypothesis the idea that self-consciousness could be understood as a development of personal memory.

Full text

1 Giuseppe Feola Scuola No male Supe io e, Pisa IL MIO NOME NON È “NESSUNO” UNA FUGA CONCETTUALE SU POESIA, MITOLOGIA, MEMORIA, AUTOCOSCIENZA 1 0. P oposi o In ques o con ibu o in endo esplo a e il ecip oco in eccio a due emi, appa en emen e e e ogenei: il appo o a memo ia pe sonale (episodica) ed au ocoscienza; e come possano chia i si a icenda il appo o a memo ia pe sonale ed au ocoscienza (da un la o) e (dall’al o) il la o o che la memo ia del mi og a o e del poe a s olge nell’a icola e il accon o sulla genesi dell’io indi iduale nel quad o di un accon o sulla genesi del Mondo. Nel momen o – quello a uale – in cui s o iniziando la s esu a di ques o a icolo, s o assumendo (senza ole lo dimos a e, is o che ques o non è un con ibu o di philosophy o mind) che quella che no malmen e chiamiamo “memo ia pe sonale” è un possibile candida o al uolo che le eo ie sulla men e oggi co en i assegnano all’en i à eo ica chiama a “au ocoscienza”. In base a ques a ipo esi di la o o, che espo ò meglio nel segui o del la o o, a anze ò l’ul e io e ipo esi che il accon o che ognuno di noi na a a se s esso sulla genesi del p op io Mondo Vissu o sia complemen a e all’al o accon o, specula e, che ognuno di noi elabo a e ielabo a con inuamen e, sulla genesi della p op ia pe sonali à, cioè su come è enu o ad esse e ciò che (o a) è: e ques o, pe ché l’io e il suo Mondo Vissu o sono due acce della s essa medaglia, insepa abili l’una dall’al a. In al i e mini, assumendo che la mia au ocoscienza sia la mia memo ia pe sonale, ce che ò di mos a e come, in base a ques a ipo esi, di enga plausibile che l’au obiog a ia che io mi accon o (il accon o su come io sia enu o a esse e ciò che o a sono) sia inscindibile dal accon o che io engo con inuamen e elabo ando su come sia mu a o il mondo e l’ambien e in cui mi sono o a o e mi o o a i e e (o e o: su come il mondo e l’ambien e in cui mi o o o a a i e e sia enu o a esse e ciò che o a è). In ques o quad o, acquisi anno pa icola e impo anza quei pa icola i ipi e s ili di na azione che sono i così de i “Mi i delle O igini”: ali mi i, lungi dall’esse e modali à conosci i e p op ie solo di un’umani à p escien i ica, sono in eal à modi che le cul u e umane hanno elabo a o pe accon a e congiun amen e – e app esen a e nella lo o complemen a i à – il come del eni e all’esse e del Mondo Vissu o e il come del eni e all’esse e dell’io 2 . 1 Dedico ques o la o o a Ma cello G eco, mio amico in dall’in anzia, che ico da, di noi e di me, an e cose che io ho dimen ica o. 2 Se i è qualcosa di non più acce abile, in ques e modali à conosci i e, è (se mai) la con usione a Mondo Vissu o e Mondo Fisico: a sepa a e adegua amen e i quali (ammesso 2 1. Il Tempo e i empi Non è ques a la sede pe una a azione sulla na u a del Tempo (anche pe ché non sono un isico). Mi limi o, qui, a es apola e alcuni conce i da una a azione specialis ica su ques o ema 3 . Secondo ques a a azione, u e le misu azioni del empo compo e ebbe o con on i a due p ocessi che si s olgono pa allelamen e. […] osse iamo due complessi di coincidenze e, con i nume i segna i sull’o ologio, calcoliamo il empo asco so a l’uno e l’al o. […] Cosa può se i e da o ologio? Qualsiasi p ocesso giudica o su icien emen e egola e da pe me e e la nume azione dei suoi e en i. 4 I due p ocessi di cui pa la F ase sono l’uno il passaggio da un complesso di coincidenze a un al o, l’al o il p ocede e dell’o ologio. Pe un esempio conc e o di quan o in ende l’au o e, pensiamo pe un a imo a come unziona una me idiana. In essa, di e se posizioni della pun a dell’omb a dello s ilo co ispondono a di e se acche nella scala g adua a; di e se connessioni posizioni della pun a dell’omb a+ acche indicano di e se posizioni ispe o al Sole del luogo e es e in cui si o a la me idiana; ogni di e sa posizione del luogo e es e ispe o al Sole è un elemen o nella successione nume abile delle posizioni del luogo medesimo ispe o al Sole: è in a i un pun o del ce chio pe co so da quel luogo e es e nel suo gi o quo idiano a o no all’asse e es e; di e se posizioni della pun a dell’omb a ispe o alla scala g adua a indicano di e si elemen i della se ie nume abile delle posizioni del luogo ispe o al Sole 5 . Il a o che siano nume abili di e se posizioni del luogo e es e ispe o al Sole è p ecisamen e la empo ali à del sis ema Te a-Sole. Se indi iduiamo le singole posizioni ispe o alle al e (e all’in e ezza della lo o successione), indi iduiamo la empo ali à del sis ema Te a- Sole. Indi iduando le pa i della successione, indi iduiamo le asi del gio no o dell’anno; indi iduando quan e ol e il mo o della pun a dell’omb a dello s ilo della me idiana ipe a il suo ciclo insieme al ciclo delle asi luna i (28¼), o insieme al ciclo del mio sonno e della mia eglia (1/1), o insieme a quan e ol e la clessid a s’è s uo a a (1/x, secondo l’in en o del cos u o e della clessid a), indi iduiamo le empo ali à di ciascuno di ques i p ocessi. Semb a dunque di po e di e che il empo che misu iamo sia un appo o nume ico a due o più p ocessi di mu amen o. Se è così, ne de i a che, a seconda di quale coppia o g uppo di mu amen i scegliamo di conside a e nel lo o appo o, cambi la empo ali à ile an e. Se nell’Uni e so esis esse solo il piane a Te a, non po ebbe esis e e il mese luna e, che dipende dal appo o a il mo o della Luna e quello della Te a, né l’anno sola e, che dipende dal appo o a il uo a e della Te a in o no al p op io asse e la i oluzione della Te a medesima in o no al Sole. che si sia iusci i a sepa a li adegua amen e) sono occo si millenni di pensie o iloso ico e scien i ico. 3 J.T. FRASER, Time. The Familia S ange , Amhe s 1987; . i . di L. Co nalba: Il empo: una p esenza sconosciu a, Milano, Fel inelli, 1991, 1992. 4 FRASER, op. ci ., p. 64. 5 Pe il unzionamen o delle me idiane, ines imabile R. MORCHIO, Scienza e poesia delle me idiane. Una guida pe legge le e cos ui le, Geno a, ECIG, 1988, 2003: c . in pa icola e p. 13. 3 2. Due pa ole sulla memo ia umana La eo ia sulla memo ia oggi più di usa in ambien e scien i ico è una eo ia ‘ app esen azionalis a’: inca dina a cioè sul conce o di ‘ app esen azione’. Cominciamo dunque col chia i e il conce o di ‘ app esen azione’. Ci ando un impo an e espe o di cognizione animale, Il conce o di app esen azione […] do ebbe esse e in eso con lo s esso signi ica o che ha in ma ema ica: quello cioè di un isomo ismo unzionale a sis emi di e en i […]. Di e che c’è un isomo ismo a due sis emi signi ica che è s a a s abili a una co ispondenza o male ale pe cui è possibile condu e ope azioni in un sis ema che consen ono di a e conclusioni alide ci ca l’al o sis ema. 6 Un isomo ismo unzionale di ques o ipo è, ad esempio, quello che c’è a le posizioni dell’omb a dello s ilo ispe o alle acche sulla me idiana e le posizioni del luogo e es e ispe o al Sole. Le posizioni dell’omb a dello s ilo ispe o alle acche della me idiana sono app esen azioni delle posizioni del luogo e es e, in cui la me idiana è colloca a, ispe o al Sole. Pe quan o igua da quel pa icola e ipo di app esen azioni che sono le app esen azioni men ali, una app esen azione men ale è un isomo ismo a ce i p ocessi nel ce ello e ce i aspe i dell’ambien e ai quali ali p ocessi endono ad ada a e il compo amen o di un o ganismo. 7 Ad esempio, alla p esenza nell’ambien e di una on e di luce ossa, il nos o ce ello eagisce di e samen e da come eagisce alla p esenza di una on e di luce azzu a: i è dunque isomo ismo unzionale a lo spe o dei colo i ambien ali iconosciu i dal nos o sis ema isi o e l’insieme degli s a i assun i dal nos o sis ema isi o a causa dell’azione di ali s imolazioni luminose. Il conce o di ‘ app esen azione’, che in qui ho usa o pe desc i e e casi di sensazione 8 , può esse e es eso ai casi di pe cezione: ede e un cane che mo de un uomo p oduce nel mio ce ello un mu amen o di e so da quello p odo o dal ede e un uomo che bas ona un cane; mol iplicando gli esempi, il le o e può acilmen e giunge e a immagina e come a espe ienze di e se co isponde anno di e se acce nei nos i ce elli; e come, dunque, a le mol e possibili espe ienze e le acce che ali espe ienze lasciano nei nos i ce elli, i sia isomo ismo unzionale, e dunque un appo o di app esen azione. Vediamo adesso come il conce o di ‘ app esen azione’ si possa es ende e a quella pa icola e modali à cogni i a che è la cognizione del passa o, no malmen e chiama a “memo ia”. Uno s udioso della memo ia umana, D.L. Schach e , i iene che ciascuna espe ienza susci i nei nos i ce elli una pa icola e e e di connessioni neu onali: l’insieme delle sinapsi che si a i ano pe ciascuna singola espe ienza sa à di e so dall’insieme delle sinapsi che si a i ano pe qualsiasi al a espe ienza. Schach e chiama “eng amma” ela i o a una pa icola e espe ienza la accia lascia a da quell’espe ienza: l’eng amma è una endenza, da pa e dei 6 G. VALLORTIGARA, Al e men i. Lo s udio compa a o della cognizione animale, Bologna, Il Mulino, 2000, p. 193. 7 Ib. 8 Nell’esempio appena p odo o da me, di sensazioni di colo i 4 neu oni coin ol i nell’espe ienza in ques ione, a ia i a si di nuo o u i insieme nello s esso modo in cui si e ano a i a i nell’espe ienza o igina ia 9 . Se p.es. nell’espe ienza o igina ia si e ano a i a i congiun amen e i neu oni a, b e c, e una nuo a espe ienza a i a il neu one a, anche i neu oni b e c sa anno in qualche modo coin ol i, colla e almen e, nella nuo a espe ienza. Ciò che nel caso della memo ia semb a pa adossale, nel modello app esen azionalis a, è l’assenza di un ogge o o di una scena es e na cui possa co isponde e, qui e o a, la mia app esen azione men ale o il mio eng amma ce eb ale: come dis ingue e un ogge o di ico do, quale p.es. il ol o di mia nonna (che non è più p esen e), da un me o ogge o di immaginazione, quale p.es. l’ippog i o (che non è mai s a o p esen e)? Il p oblema esce qui dall’ambi o di compe enza dello scienzia o pe en a e in quello del iloso o. Dal pun o di is a iloso ico, è possibile aggi a e ques a di icol à i iu ando il ico so al asoio di Ockham, e sos enendo (p.es.) che non esse e più sia cosa di e sa dal non esse e a a o: in al caso, il a o che l’espe ienza di ede e mia nonna non sia più, non impliche ebbe che l’espe ienza di ede e mia nonna sia un pu o non-en e 10 . Ma o niamo al ilo p incipale del disco so. Nel mio “P oposi o” (§ 0) ho accenna o all’esis enza di un ipo pa icola e di memo ia che è la memo ia pe sonale, che è p ecisamen e la memo ia che in endo accos a e all’au ocoscienza. Sc i e Schach e : Pe i cogni i is i la memo ia umana è un congegno che elabo a in o mazioni, un compu e che le memo izza, le a iene e le ecupe a. L’analogia […] non lascia spazio all’espe ienza sogge i a del ico do degli episodi appa enen i al nos o issu o. […] Pe esse e issu a come ico do, l’in o mazione ecupe a a a ie oca a nel con es o di un de e mina o empo e luogo e con qualche i e imen o a se s essi in quan o pa ecipan i all’episodio. 11 Ques o pa icola e ipo di memo ia, chiama o dagli psicologi “memo ia episodica”, pe ché è la memo ia ela i a agli episodi della nos a i a, e a già s a o dis in o da al i ipi di i enzione delle espe ienze passa e da A is o ele, nel p ende e le dis anze dalla de inizione della memo ia da a da Pla one, pe il quale la memo ia (mnếmē) è semplicemen e « conse azione della pe cezione » (Filebo 34a10). A is o ele, no ando esplici amen e che la pa ola “memo ia” è ambigua, e che egli in ende usa la solo pe una delle mol e a i i à cogni i e che si i e iscono al passa o, dice semp e in a i, quando [il sogge o] si a i a nel ico da e, nell’anima dice così: di a e già p ima udi o o sen i o o pensa o ques a cosa. (De memo ia e eminiscen ia 1, 449b22-23, . mia) Vis o che ques o ipo di memo ia, quella che gli psicologi odie ni chiamano “memo ia episodica”, è la capaci à di ichiama e le espe ienze nel con es o in cui (ci) a enne o, la si può senz’al o chiama e “memo ia pe sonale” o “au obiog a ica”. 9 D.L. SCHACTER, Sea ching o Memo y. The B ain, he Mind, and he Pas , 1996; . i . di C. Mennella, Alla ice ca della memo ia, To ino, Einaudi, 2001, pp. 61-62.. 10 A icola e compiu amen e un’on ologia di ques o ipo esule ebbe dai limi i impos i da ques o con ibu o. 11 D.L. SCHACTER, op. ci ., p. 5. 5 All’in e no di ques o ipo di memo ia, si può ul e io men e i aglia e un so oinsieme, che co isponde alla capaci à di ichiama e episodi delle nos e biog a ie in modo esplici o (piu os o che nella modali à di cognizione implici e), capaci à chiama a “memo ia esplici a” o “dichia a i a” 12 . La memo ia di cui pa lo in ques o saggio è dunque la memo ia pe sonale (episodica) esplici a (dichia a i a). 3. La memo ia na a i a Nel momen o in cui alla memo ia pe sonale esplici a si aggiunge la compe enza di accon a e (a se s essi o ad al i) la successione delle appe ile an i del deco so di un de e mina o episodio che (ci) è occo so, ecco che nasce l’abili à di na a e quell’episodio. Men e la cognizione dell’episodio da na a e è esplici a (dichia a i a), l’abili à di i es i e di pa ole il ilm delle espe ienze che acciamo sco e e nella nos a men e, in modo ale che sia comp ensibile ad al i, non è a a o un uso della memo ia dichia a i a: è in ece una compe enza implici a acquisi a con l’abi udine, p op io come l’abili à di ene e un disco so a b accio o (meglio anco a) di sos ene e una con e sazione con il p ossimo. Immaginiamo p.es. di accon a e a un amico cosa abbiamo a o ie i: in ques o ese cizio cogni i o, lo s o zo della memo ia dichia a i a consis e nel ipe co e e le appe della gio na a di ie i nella lo o gius a consecuzione (ci ‘diciamo’ nella nos a men e: “alle 14,30 e o in piazza dei Ca alie i pe l’appun amen o con Gio anna; poi siamo anda i a quel ba in Bo go S e o; e lì siamo imas i ino alle 16; in ine, l’ho iaccompagna a a casa”); ma l’abili à e o ica di i es i e il nos o ilm men ale di pa ole che endano ques o deco so di e en i in e essan e, o quan o meno ile an e, pe l’in e locu o e, non si mani es a no malmen e come ichiamo delibe a o di singoli episodi della nos a i a in cui abbiamo impa a o a accon a e a e zi i ca è con Gio anna o in gene ale con gli amici: in e e i, l’abili à di na a e a e zi un’usci a pe un ca è con un amico o un’amica è una amilia i à con le aspe a i e socialmen e condi ise ci ca come do ebbe s olge si un ca è con gli amici, amilia i à in base alla quale acquisiamo anche il ‘ iu o’ pe ciò che, nel pa icola e episodio che s iamo na ando, allon anandosi dal deco so s anda d dei ca è, ende il singolo episodio in e essan e (esempio: se si i e in ci à come Pisa, in cui pio e mol o spesso, e in cui la gen e è abi ua a a po a e con sé un omb ello, può esse e ile an e aggiunge e che il mo i o pe cui ho iaccompagna o Gio anna, è che a e a dimen ica o il p op io omb ello) 13 . Ogni na azione che non sia una consecuzione sconnessa di e en i singoli può esse concepi a come una successione di e en i conca ena i da una ca ena causale: l’abili à di na a e, in gene ale, consis e nel asme e e all’ascol a o e gli elemen i della ca ena causale in base ai quali egli può isali e agli al i, che engono omessi pe ché nessuna na azione può ip odu e la minu issima densi à della eal à, e neppu e quella (pu mol o in e io e) del ilm men ale che ‘sco e’ nella men e del locu o e 14 . 12 C . G. VALLORTIGARA, op. ci ., p. 147. 13 Sui ipi di memo ia che en ano in gioco nella pe o mance na a i a, e sul lo o coo dina si, in e essan e E. MINCHIN, Home and he Resou ces o Memo y. Some applica ions o he Cogni i e Theo y o he Iliad and he Odissey, Ox o d, Ox o d Uni e si y P ess, 2001. 14 C . MINCHIN, op. ci ., pp. 16, 35, 37. 6 L’abili à di na a e, al suo meglio, consis e, insomma, nella capaci à, da pa e del locu o e, di susci a e nell’ascol a o e un ilm men ale compa ibile con quello del locu o e s esso, che ne condi ida u i e solo gli elemen i ile an i pe la comp ensione della s o ia e delle sue implicazioni 15 . Riassumendo: il na a e p esuppone (almeno) due abili à: la memo ia episodica, esplici a, che pe me e di conse a e e i e i e co e amen e ama e in eccio della s o ia, e la memo ia implici a – o e o l’abili à is in i a e/o acquisi a con l’abi udine – di come si de e accon a e una s o ia pe ché ques a sia in e essan e. 4. Memo ia na a i a, memo ia au obiog a ica e au ocoscienza Ho già accenna o alla mia ipo esi di la o o, in base alla quale il diba u o p oblema iloso ico ci ca la na u a dell’au ocoscienza po ebbe o se esse e meglio impos a o se si iden i icasse l’au ocoscienza con la memo ia pe sonale esplici a dichia a i a. Pe a icola e pienamen e ques a ipo esi, si do ebbe anzi u o cos ui e una desc izione delle p op ie à essenziali dell’au ocoscienza, poi cos ui e una desc izione delle p op ie à essenziali della memo ia esplici a dichia a i a, e in ine mos a e che il modello eo ico che spiega le p op ie à essenziali della seconda spiega anche le p op ie à essenziali della p ima. Non po endo qui s olge e ques o compi o, mi limi o a un appello all’espe ienza che ciascuno di noi ha del p op io mondo issu o. Abbiamo is o che la memo ia dichia a i a au obiog a ica è la capaci à di ichiama e in modo esplici o le espe ienze della nos a i a nel con es o in cui (ci) a enne o. Ese ci a e ques o ipo di memo ia uol di e iconosce e una app esen azione men ale come causa a da un’espe ienza passa a, dunque come i e ibile a essa e u ilizzabile come segno di essa, nell’ambi o di una se ie più o meno a icola a di eng ammi che app esen ano la mia i a 16 . Ques o ipo di memo ia è bi on e: si i e isce all’espe ienza passa a; ma solo iscon ando che ques a app esen azione non co isponde ad alcunché di a uale nell’ambien e e isale in ece a quell’espe ienza. In p a ica, si a a della cognizione di come il mio a uale uni e so men ale e il mio a uale mondo issu o (dunque la mia a uale pe sonali à) siano enu i ad esse e, a causa delle mie espe ienze passa e, ciò che (o a) sono. Si a a p ecisamen e di quella medesima a i udine che ope a quando, in momen i di pa icola e ensione emo i a, ogliamo “ ende ci con o” di chi/cosa siamo: a i udine che, pe de inizione, è p op io l’au ocoscienza. Di Mnēmosýne, la dea “Memo ia”, Esiodo a la mad e delle Muse (Teogonia, . 54), delle cus odi del can o che i ela l’O igine delle cose ( . 104 ss.). Nel mic ocosmo che ciascun esse e senzien e (e dunque anche ciascun esse umano) è, la memo ia dichia a i a au obiog a ica s olge la s essa unzione. 15 Nella pe o mance na a i a, quindi, l’immaginazione (in pa icola e quella isi a, ma non solo) p ecede e guida la dizione: c . MINCHIN, op. ci ., pp. 156-157. 16 C . le osse azioni di Schach e sui suoi casi clinici: i pazien i con di icol à a i ene e la on e d’in o mazione hanno anche di icol à con la c onologia (op. ci ., p. 118). 7 In quan o cognizione di come io sia giun o a i e e come i o e a esse ciò che sono, possiamo dunque a ibui le il uolo che l’a uale philosophy o mind a ibuisce all’au ocoscienza pe sonale 17 . 5. Memo ia di sé e memo ia del mondo Abbiamo is o che la memo ia dichia a i a au obiog a ica è la memo ia di ciò che ho a o o di ciò che mi è capi a o nella i a ino ad o a. È e iden e che ques o ipo di memo ia è anche, pe ciò s esso, memo ia di come è mu a o il mio mondo issu o e di come esso è enu o a esse e ciò che è. Il mio mondo issu o, in a i, è p ecisamen e l’insieme delle s u u e mondane (ambien i, si uazioni, cose, pe sone) con cui ho in e agi o e con inuo a in e agi e nel co so della mia i a, e dei modi in cui ho in e agi o e con inuo a in e agi e con esse. È quindi di pe sé e iden e che il accon o che elabo o sulla mia i a è, pe ciò s esso, p op io lo s esso accon o che è accon o sul mondo che ho espe i o e con inuo a espe i e. Rico da e che io ho p eso un ca è con Gio anna ie i è pe ciò s esso ico da e che Gio anna ha p eso un ca è con me ie i. La memo ia di sé è memo ia del mondo. 6. I empi dell’io e il Tempo del Mondo. Abbiamo anche is o (§ 1) che, a seconda di quale coppia o g uppo di mu amen i scegliamo di conside a e nel lo o appo o, come pa ame o pe misu a e il empo, cambi la empo ali à ile an e: cambia il empo che misu iamo. Pe l’umani à scien i ica, le scienze na u ali e s o iche (la cosmologia, la geologia, l’a cheologia, la s o ia) si sono s o za e di icos ui e un empo ogge i o, uni e sale, che isul a, collazionando e iconducendo a uni à le desc izioni di innume e oli mu amen i e p ocessi che si sono succedu i nella eal à na u ale e umana, dalla con-mensu azione ecip oca di ciascuno di ques i singoli p ocessi e mu amen i, ognuno dei quali ha la sua p op ia empo ali à, con u i gli al i. Quando ce chiamo di iden i ica e l’anno in cui acemmo quel amoso iaggio (“quello in cui u i ub iacas i come un pazzo, e io comp ai la maglie a ne a che o a ho addosso”), chiedendoci se osse il 1996 o il 1997 dalla nasci a di C is o, ci s iamo appun o chiedendo in quale pun o della consecuzione degli anni (e degli e en i) successi i alla nasci a di C is o (o e o: in quale pun o della s o ia dell’umani à) si collochi quella pa icola e nos a espe ienza, con u o il suo i iducibile ca ico di idiosinc a iche icadu e sulla nos a i a. Con on a e il mio ico do con quello dei miei compagni di iaggio uol di e usci e dai limi i del mio mondo issu o pe in eg a lo, insieme ai lo o, in un mondo issu o più ampio, più gene ale, e, pe ciò s esso, più condi isibile col p ossimo. 17 Ques a iden i icazione della memo ia dichia a i a au obiog a ica con l’au ocoscienza o a e e i o iscon o s o ico nella genealogia dei così de i “ese cizi di au ocoscienza”, i quali isalgono a una p a ica di usa nelle se e degli O ici e dei Pi ago ici nell’e à della G ecia a caica: essi consis e ano nello s o za si di ico da e, p ima di do mi e, u o quan o osse a enu o nel co so della gio na a, nella co e a consecuzione (c . J.-P. VERNANT, My he e pensée chez les G ecs. E udes de psychologie his o ique, Pa is 1965, 1971; . i . di M. Romano e B. B a o, Mi o e pensie o p esso i G eci. S udi di psicologia s o ica, To ino, Einaudi, 1970, 1978, pp. 93-143). 8 Il uolo che la nos a men ali à scien i ica assegna alle a ole compa a e di c onologia è, insomma, più o meno lo s esso che la men ali à p escien i ica assegna a (e, in ce e cul u e, u o a assegna) ai Mi i delle O igini: quello di s abili e i pa ame i sop aindi iduali ispe o ai quali ciascuno può colloca e empo almen e la p op ia espe ienza. In base a quan o de o ci ca l’iden i à a memo ia di sé e memo ia del mondo (§ 5), isul e à (§ 8) che la mi ologia ha s ol o (ol e a mol e al e unzioni) la unzione di Memo ia del Mondo: cioè di o dina e in manie a signi ica i a (e non me amen e cumula i a) gli e en i in i ù dei quali il Mondo Vissu o di u i noi è enu o a esse e ciò che (o a) è, o nendo in al modo i pa ame i esis enziali in cui ciascuno di noi può inquad a e il p op io mondo issu o, dunque la genesi della p op ia indi iduali à di esse e umano; essa è dunque una s u u a na a i a che sos iene gli indi idui nello s o zo di a icola e la p op ia au ocoscienza. Conclude ò il mio con ibu o (§ 9) menzionando un esempio – a o da un celeb e b ano della le e a u a g eca – di come memo ia pe sonale au obiog a ica, au ocoscienza e coscienza del p op io pos o nel Mondo – nel caso speci ico che menzione ò, si a e à pe l’appun o di un uomo che p oclama il p op io uolo di p o agonis a a un e en o glo ioso conse a o nella Memo ia del Mondo – siano e e i amen e un u ’uno. 7. La mi ologia come Memo ia Cosmica To nando alla genealogia delle Muse na a a da Esiodo, iconside iamo il a o che la mad e delle Muse è Mnēmosýnē, la dea Memo ia, che le a ebbe pa o i e a Zeus (Teogonia, . 54 ss.). Tu o ciò semb a implica e che, quando si pa la della c edenza g eca nella na u a di ina – musaica – dell’ispi azione poe ica, dobbiamo i e i ci non solo, e non in p imo luogo, a una capaci à di ina di usa e le pa ole pe abbelli e le s o ie o pe incan a e gli ascol a o i; pa liamo in ece, anzi u o, di una c edenza g eca nella e i à di ciò che il poe a ispi a o dalle Muse sape a can a e: e i à ga an i a dal a o che il poe a sa ebbe assis i o dalle iglie della Memo ia in pe sona. All’inizio del secondo lib o dell’Iliade, Ome o si p epa a a una inc edibile pe o mance mnemonica: de e ico da e, nella sua eci azione, i nomi, le p o enienze, le consis enze nume iche, di u i i con ingen i che pa ecipa ono alla gue a di T oia (al con empo sapendo enume a li in un modo che l’ascol a o e possa o a e a incen e piu os o che noioso). Nel on eggia e ques a p o a, Ome o in oca di nuo o le Muse (già chiama e in causa all’inizio del poema): Di emi adesso, Muse che a e e le case d’Olimpo – oi in a i dèe sie e, e sie e p esen i, e sape e ogni cosa, men e noi la ama sol an o ascol iamo, e nulla sappiamo –, chi e ano i capi dei Danai, ed i comandan i. (Il. II, 484-487, . mia) È palese, qui, la c edenza in una Memo ia Uni e sale, app esen a a dalle Muse, p esen i all’accade e di ogni cosa, e che conse a di ogni singola cosa ed e en o un ico do p eciso: ale ico do può esse e, al ol a, dona o al poe a, che se ne a ami e p esso gli al i esse i umani. È come se i G eci a esse o immagina o un eno me da abase, la men e delle Muse, in cui si se ba accia – con un po e e di isoluzione in ini o – di ogni cosa che nasce, accade, muo e, sop a e so o il Sole. 9 Dal singolo e en o (p.es. chi, e pe mano di chi, mo ì nel da o momen o del da o gio no della gue a di T oia), ascendiamo o a al senso gene ale dei mi i. Pe quan o l’enume azione dei mo i in un comba imen o o dei con ingen i di un ese ci o possa iusci e a incen e a una men ali à gue esca qual e a quella degli ascol a o i di Ome o, l’Iliade non sa ebbe il più g ande poema dell’Occiden e se ques i elemen i non osse o al o che de agli, che con ibuiscono al ben più g andioso a esco del des ino di E o e, di Achille, della ci à di T oia e dell’ese ci o g eco nel complesso, u i des ina i, p ima o poi, a una pessima ine, in base a una conca enazione inelu abile di e en i decisa dal Fa o. L’Iliade, in pa icola e, si concen a sul des ino di Achille, che, pos o di on e alla scel a se o na e in pa ia sano e sal o (a endo ispa mia o E o e) o mo i e so o le mu a di T oia (a endolo p ima ucciso pe endica e Pa oclo), sceglie consape olmen e – acce ando, con u e le sue conseguenze, l’inelu abili à del p op io legame a e i o con l’amico – il secondo co no del dilemma 18 . Rispe o ai comuni mo ali, Achille ha i p i ilegi che discendono dal a o di a e e una mad e che è una di ini à: uno di ques i p i ilegi, è quello di non subi e del u o ciecamen e il p op io des ino, ma di po e sceglie e, pe lo meno, a due i e di e se, al e na i e. Ma la si uazione – umana – in cui Achille si è o a o a c esce e, l’amicizia con Pa oclo, o za la sua scel a: pe non adi e se s esso, Achille de e i iu a e il i o no in pa ia da i o e mo i e lì a T oia. Semb a dunque che u a la ama, quello che in g eco an ico si chiama pe l’appun o “mý hos”, dell’Iliade si incen i sul seguen e ema: il iglio della Dea che, imme so nella empo ali à anseun e dell’umano (di cui è pa e in eg an e l’espe ienza dell’amicizia), ne subisce ino in ondo il des ino. Desc i o a ques o li ello di gene ali à, iconosciamo qui, nella s o ia di Achille, la medesima s o ia di Dioniso, E acle, C is o 19 . Nu o il o e sospe o che u e le s o ie ealmen e ed uni e salmen e a incen i che si possono accon a e (che di nume o sono in ini e, se idiamo nell’a s combina o ia esempli ica a da I alo Cal ino ne Il cas ello dei des ini inc ocia i), se ido e al lo o nucleo essenziale, al modo di come ho appena a o con la ama dell’Iliade, si i elino po enzialmen e iconducibili a un nume o u o somma o limi a o di igu e e des ini mi ici come quello di Achille. Ri engo inol e che sia p op io in i ù della lo o iconducibili à a ali igu e uni e salmen e signi ica i e che le s o ie che sono uni e salmen e in e essan i isul ano ali, appun o, uni e salmen e 20 . Il g ande s udioso di mi ologia Ká oly Ke enyi ha in odo o il conce o di ‘me a o a assolu a’: una me a o a assolu a è una s u u a me a o ica (ma io p e e i ei di e “immaginale” o “ igu a i a”) da cui dipendono ampi spazi dell’immagina io colle i o 21 . Ca a e e p op io di una me a o a assolu a sa ebbe quello di non esse comple amen e esp imibile in desc izioni conce uali: che ciò sia e o o meno, 18 C . Il. XVIII 333. 19 Anche se nel caso di Dioniso, E acle, C is o, a esse di ino è il geni o e pa e no. 20 Ho p.es. pe sonalmen e spe imen a o che la s o ia di Edipo, se oppo unamen e accon a a (senza cioè i a e in ballo pa ole g a i come “l’an ica Tebe”, “la mi ologia”, “gli e oi” ecc.), isul a a incen e (e angosciosa) anche pe gli ub iaconi in un pub alle 3 della no e a un saba o e una domenica. 21 K. KERENYI, Nel labi in o (a cu a di C. Bologna), To ino, Bolla i Bo inghie i, 1983. Pe il conce o di ‘me a o a assolu a’, mi i e isco in pa icola e all’in oduzione di C. Bologna, p. 9.