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Nelietuviški XIX a. galo – XX a. pradžios katalikų katekizmų terminai

Aušra Rimkutė

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Aušra RIMKUTĖ Istituto della lingua lituana TERMINI DI ORIGINE NON LITUANA NEI CATECHISMI CATTOLICI DELLA FINE DEL XIX SECOLO – DEGLI INIZI DEL XX SECOLO Sebbene il cattolicesimo sia stato introdotto in Lituania molto tardi – nel 1387 nell’Alta Lituania e solo nel 1413 in Samogizia – la terminologia cristiana lituana è una delle più antiche tra le terminologie lituane. Lo dimostra lo strato più antico della terminologia religiosa lituana: antichi prestiti come bažnyčia, gavėnia, krikštas, kūčios, Kalėdos, Velykos, verba e altri (cfr. Būga 1958: 348; 1961: 776), entrati nella lingua lituana dallo slavo orientale, probabilmente tra il X e il XII secolo, prima del battesimo ufficiale della Lituania. Gli inizi della terminologia cristiana lituana risalgono ai più antichi testi manoscritti delle preghiere, tra quelli oggi noti, trascritti nella diocesi di Vilnius e conservati dall’inizio del XVI secolo: la preghiera del Signore, il saluto dell’Angelo e il Credo (Lebedys, Palionis 1964: 109–135; Zinkevičius 2000: 71–73), nonché il primo libro lituano a stampa, di Martynas Mažvydas, di confessione evangelico-luterana, Catechismvsa prasty Szadei (1547). Questo articolo intende esaminare i termini religiosi monolessematici di origine non lituana usati nei catechismi cattolici della fine del XIX secolo – degli inizi del XX secolo1. La scelta di questo periodo2 non è casuale. È il periodo in cui, con la formazione della lingua lituana standard moderna3, si cominciò a prestare maggiore attenzione alla lingua degli scritti religiosi e, più in generale, della Chiesa4. C’erano molte cose da sistemare: 1 I termini composti non sono trattati nell’articolo, poiché la maggior parte delle parole esaminate ne costituisce elementi. 2 La lingua della Chiesa della fine del XIX secolo – degli inizi del XX secolo e, ancor più, la terminologia religiosa (e il lessico religioso in generale) sono state finora relativamente poco studiate. Gli articoli e le osservazioni sui termini religiosi dell’epoca sono pochi, ad esempio quelli pubblicati sulla stampa del periodo citato: Varpas, Tėvynės sargas, Vilniaus žinios, Draugija, Vadovas. Si sono occupati del lessico religioso i linguisti P. Skardžius, J. Kruopas, V. Urbutis, A. Sabaliauskas, J. Palionis, Z. Zinkevičius, V. Drotvinas, J. Klimavičius, A. Kučinskaitė e altri. 3 Secondo J. Palionis, il periodo dalla fine del XIX secolo agli inizi del XX è quello in cui il dialetto kaunasiško della Lituania occidentale si consolidò definitivamente. Si tratta dunque di uno dei periodi di sviluppo della lingua standard (Pupkis 2005: 44). 4 Kaip rašo J. Girčienė, jau M. Daukša stengėsi gryninti kalbą (Girčienė 2003: 394). Taigi religijos kalba rūpintasi jau nuo XVI a. galo. 42 libri di preghiere, innari, catechismi, libri di prediche e altra letteratura ecclesiastica, contaminata da forestierismi5. Alla fine del XIX secolo, con l’avvio del movimento di rinascita nazionale, ebbe inizio la grande purificazione della lingua lituana dai barbarismi6. Verso la fine del primo decennio del XX secolo (1909) fu istituita la Commissione per le preghiere7, composta dai sacerdoti Aleksandras Dambrauskas8, Alfonsas Petrulis e Juozas Laukaitis, nonché dai più eminenti linguisti dell’epoca, che vantavano «la maggiore esperienza nella normazione della lingua letteraria laica»: Kazimieras Būga, Jonas Jablonskis, Juozas Balčikonis e Jurgis Šlapelis (Zinkevičius 2000: 179). Il lavoro della Commissione nell’estate del 1909 a Sejny, secondo Zigmas Zinkevičius, fu «in sostanza il primo congresso dei linguisti lituani» (ibidem), durante il quale venne sistemata la lingua delle preghiere più importanti e furono stabiliti i termini religiosi essenziali. 5 Nel presente articolo si adotta la concezione tradizionale dei forestierismi, ormai consolidata nelle pubblicazioni sulla cultura linguistica. Per forestierismo si intende qui una parola proveniente da un’altra lingua, contraria alle norme della lingua standard e dotata di un equivalente lituano. 6 In questo articolo il termine barbarismo è considerato sinonimo di forestierismo (KTŽ 1990; cfr. anche LKE 1999). 7 Sulla stampa, come scrive Z. Zinkevičius, all’inizio del XX secolo si cominciò a parlare dell’uniformazione delle preghiere. «Il primo a preoccuparsi seriamente della riforma delle preghiere e della loro lituanizzazione fu il prelato Juozas Laukaitis» (Zinkevičius 2000: 178). Fu lui a istituire la cosiddetta Commissione per le preghiere. Nel 1909, a Sejny, la Commissione discusse per un paio di mesi questioni relative alla lingua standard, e in particolare a quella ecclesiastica. Furono elaborati due testi delle preghiere: «1) quello proposto dai linguisti, a quanto pare anche dallo stesso Laukaitis, caratterizzato da correzioni radicali e, in sostanza, quasi una nuova traduzione, e 2) una versione di compromesso, più vicina alle preghiere usate fino ad allora, che conservava alcune irregolarità linguistiche e mirava a non spaventare il clero di orientamento conservatore» (Zinkevičius 2000: 179). Nel 1909, sul n. 14 del Vadovas furono pubblicate le Pataisytieji Poteriai. La Commissione per le preghiere scriveva sul Vadovas che «considerando l’intera storia delle preghiere e constatandone la grande disomogeneità, non abbiamo trovato altra soluzione che correggere ogni cosa in modo scientifico, come esige lo spirito della lingua lituana; al tempo stesso, però, abbiamo ritenuto nostro dovere fare in modo che le nostre preghiere corrette fossero comprensibili a tutta la Lituania ed esprimessero pienamente il pensiero della Chiesa. Per questa ragione, in alcuni aspetti non abbiamo seguito neppure il parere degli esperti» (Pataisytieji Poteriai 1909: 107). Per un approfondimento sulla Commissione per le preghiere, si veda lo studio di Z. Zinkevičius Lietuvių poteriai (Zinkevičius 2000: 179–184). 8 A. Dambrauskas fu un protagonista della cultura lituana, sacerdote, filosofo, filologo, critico letterario e poeta, che firmava con gli pseudonimi Adomas Jakštas, Druskius e altri (LKE 1999; LLE 2001; Keinys 2000: 32). 43 1. Rassegna delle fonti Le fonti del presente articolo sono quattro catechismi cattolici pubblicati tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo: Mokslas Rimo Kataliku (1879), Trumpasis Kun. Filochowskio katekizmas (1901), Katekizmai katalikiški. Visureikalingiausi dėl vaikų ir žmonių prasčiokų su Lementoriu ir Ministranturu (1903) e il catechismo del sacerdote Kazimieras Paltarokas Tikybos mokslas (Šv. Istorija ir Katekizmas) (1916). Le fonti non sono state scelte a caso. La lingua degli scritti religiosi del XVIII e, in parte, del XIX secolo attraversò una crisi (per approfondimenti, cfr. Zinkevičius 1990; 1992; Palionis 1995). Ciò fu legato alla perdita della statualità della Lituania e alla sua annessione all’Impero russo. Dopo la rivolta di liberazione del 1863, inoltre, la stampa in caratteri latini fu vietata. Il paese fu sottoposto a colonizzazione e russificazione. Nella seconda metà del XIX secolo, come in molti paesi dell’Europa centrale e orientale, in Lituania nacque un movimento di rinascita nazionale. Una delle rivendicazioni del movimento nazionale era la lotta per i diritti della lingua lituana9. I catechismi citati risalgono all’epoca della rinascita nazionale lituana. Prima di esaminare l’origine dei termini religiosi usati nei catechismi, è opportuno soffermarsi brevemente sulle fonti. Il catechismo Mokslas Rimo Kataliku. Naujei perweizėtas, pertaišitas ir antra karta atspaustas fu curato e pubblicato per la prima volta nel 1873 dal vescovo di Samogizia Motiejus Valančius (1801–1875)10. I termini religiosi sono stati raccolti dall’edizione del catechismo del 1879. La fonte è stata scelta perché è noto, 9 Non va dimenticato che la situazione della lingua lituana era diversa nella Lituania Minore e nella Lituania Maggiore. Nelle diocesi di Samogizia e di Vilnius, nella Lituania Maggiore, gli ambiti d’uso della lingua lituana differivano notevolmente; per esempio, nella regione samogiziana si pregava nelle chiese usando libri di preghiere lituani e si recitavano le preghiere in lituano. La polonizzazione interessò i Samogiziani molto meno degli abitanti della regione di Vilnius (cfr. anche Zinkevičius 2002: 333–339, 500–504). 10 Secondo Z. Zinkevičius, «Valančius raccolse intorno a sé persone istruite che scrivevano in lituano, le incoraggiò a pubblicare libri in lituano e spesso li stampò a proprie spese. In tal modo accrebbe la coscienza nazionale del popolo» (Zinkevičius 1990: 157). L’attività di Valančius come scrittore e promotore dell’istruzione ebbe un’importanza notevolissima nella formazione della lingua scritta lituana, poiché egli cercava di scrivere in modo che i suoi testi fossero facilmente comprensibili alle persone di tutti i dialetti. A. Dambrauskas-Jakštas osserva: «Amando la propria lingua, il vescovo Motiejus si sforzò di conservarla in tutta la sua integrità e non tollerava i barbarismi di cui si servivano coloro che conoscevano poco il lituano» (Dambrauskas-Jakštas 1930: 209). In effetti, M. Valančius non evitava forestierismi quali apieravoti, čistata, griešnas, loska, mūka e altri. Dunque, il vescovo non si impegnò molto a purificare la lingua religiosa. È vero che scrisse opere letterarie in una lingua corretta. 44 che questa edizione era stata riveduta da Aleksandras Vytartas11. Scrisse: «Mi sono avvalso delle lezioni del prof. Kaz. Jaunius su questa materia nel seminario di Kaunas; inoltre, vi ho inserito un argomento del tutto nuovo sugli impedimenti al matrimonio. L’ortografia era stata corretta… dal poeta Maironis, ma nel ricopiarla non ho seguito del tutto le sue correzioni. L’aggiunta sugli impedimenti matrimoniali è stata riveduta… dal reverendo A. Dambrauskas» (LTSRSB 1862: 257). Catechismo breve del reverendo Filochowski. Tradotto da Vaižgantas. Pubblicato per la seconda volta, corretto – si tratta di una stampa contraffatta, pubblicata nel 1901. Nel frontespizio interno si trova l’approvazione del 1863: Autorizzato alla stampa. Kaunas. 8 febbraio 1863. Vescovo di Samogizia. Vaižgantas (1869–1933), nella prefazione al catechismo Lituani, non fatevi ingannare!! questo libretto è un «Catechismo», non un «Abbecedario»!!, indica che le preghiere sono state armonizzate con quelle di Valančius, cioè con le preghiere approvate da M. Valančius e stampate nel libretto Atti e preghiere (Vilnius, 1853). Egli intervenne in parte sulla lingua delle preghiere e su alcune costruzioni sintattiche; inoltre, nelle note riportò le forme corrispondenti usate fino ad allora nelle preghiere, perlopiù slavismi. Cattolici cattolicamente. Indispensabilissimi per i bambini e per la gente semplice, con Abbecedario e Manuale del ministrante (1903). Sul verso del frontespizio del catechismo si trova un’approvazione contraffatta inserita in una vignetta: Дозволено цензурою. ВИЛНО 1864 г. L’autore del catechismo è oggetto di controversia. Secondo V. Biržiška, si tratta del catechismo di A. Baranauskas (1835–1902) (Biržiška 1929: 852–853). Nella bibliografia della RSS Lituana si afferma che è il catechismo di P. Legeckas (1844–1934), autore di libri, traduttore e sacerdote (LTSRSB 1988: 673). Il materiale è stato raccolto anche dal libro del sacerdote K. Paltarokas12 Scienza della religione (Storia sacra e Catechismo) (1916). La fonte è composta da tre parti: I. Preghiere; II. Storia sacra; III. Catechismo. I termini religiosi sono stati raccolti dalla prima e dalla terza parte. L’autore scrive nella Prefazione: «Nella scienza della religione il Catechismo è strettamente legato alla Storia sacra. Il racconto della Storia sacra spiega il Catechismo, il Catechismo spiega ciò che non è esposto nella Storia sacra. Pertanto, in questo “Scienza della religione” 11 A. Vytartas (1837–1863?) – sacerdote, caduto durante la rivolta del 1863 (Biržiška 1990: 410). 12 K. Paltarokas (1875–1958) – Lietuvos Katalikų Bažnyčios veikėjas, nuo 1926 metų – vyskupas. Parengė ir išleido religijos knygų, tikybos vadovėlių (plačiau žr. LTE 1981). 45 Mokslė“ abu dalykų sudėjau vienoje knygelėje“ (TM 1916: 3). Būtina paminėti, kad šį leidinį labai plačiai ir kritiškai recenzavo kalbininkas J. Jablonskis (Jablonskis 1933: 97–113). Jis 1917 metais Santaroje rašė, kad „Katekizme“, be tikybos mokslo dalykų ir pagrindinių tikybos tiesų, yra nemaža ir šiaipjau dalykų ir dalykėlių“ (Jablonskis 1933: 97). Apie religijos terminus, deja, recenzijoje neužsimenama. I primi tre catechismi furono pubblicati durante il periodo del divieto di stampa, quando la lingua ufficiale della Lituania era il russo. Nei primi decenni del XX secolo si verificò anche una svolta nella lingua della Chiesa, ossia si abbandonarono i barbarismi. È stato scelto il catechismo di K. Paltarokas, pubblicato nel 1916, perché si voleva osservare come fossero cambiati i termini religiosi e se, con l’avvio delle correzioni intensive della lingua degli scritti religiosi, si fossero abbandonati i forestierismi usati nei catechismi precedenti. Dai catechismi sono stati raccolti 1158 termini religiosi monorematici e le loro varianti, ma alcuni termini coincidono, per cui in totale si contano 613 termini religiosi distinti e 125 loro varianti13. La maggior parte dei termini religiosi monorematici individuati è di origine autoctona: 439 termini (cfr. fig. 1). 2. Termini non lituani Quasi un terzo dei termini religiosi monorematici usati nei catechismi è di origine non lituana (cfr. fig. 1). In questo articolo sono considerati termini religiosi non lituani, cioè di origine straniera14 i forestierismi, le cosiddette parole internazionali e i prestiti antichi, completamente adattati al sistema della lingua lituana e «entrati nel fondo lessicale fondamentale della lingua comune», 13 Le varianti dei termini religiosi non sono trattate nell’articolo. 14 Per determinare l’origine dei termini ci si basa sullo studio di A. Sabaliauskas Lietuvių kalbos leksika (1990), sul Martyno Mažvydo raštų žodynu di D. Urbas (1998), su Kristijono Donelaičio raštų leksika di J. Kabelka (1964), sul lavoro di J. Kruopas Žodyninės slav ybės M. Mažvydo raštų kalboje (1947), sugli articoli di V. Urbutis: Nepastebėti Mažvydo slavizmai (1962), Senosios lietuvių kalbos slavizmai (1992), Senųjų slavizmų kilmės įvairovė (1994), nonché sulle Rinktiniais raštais, Lietuvių kalbos žodynu di K. Būga e sui dizionari delle parole internazionali (1936, 1985, 2001, 2003). Inoltre, sono state consultate la tesi di dottorato di K. Alminauskis Die Germanismen des Litauischen (1931), l’opera di E. Fraenkel Lიტauisches etymologisches Wörterbuch (1955–1962), quella di P. Skardžius Die slavischen Lehnwörter im Alt litauischen (1931) e quella di A. Brückner Słownik etymologiczny języka polskiego (1974). 46 e solo le ricerche storiche possono stabilire che si tratta di parole di origine straniera» (Jakaitienė 1980: 61). Come scrive A. Sabaliauskas, per i prestiti più antichi «di solito non disponiamo di equivalenti o sinonimi autoctoni» (Sabaliauskas 1990: 228). Sono trattati separatamente i termini che contengono elementi formativi di origine straniera. Si tratta di termini ibridi (o misti). In totale, sono esaminati 141 termini distinti non lituani e 33 termini ibridi. Fig. 1. Distribuzione dei termini religiosi monolemmatici per origine (%) 2.1. Termini internazionali Nei catechismi sono stati individuati in totale 34 termini religiosi internazionali (meno di un decimo di tutti i termini monolemmatici). Le parole internazionali, come i prestiti antichi e gli esotismi, sono prestiti. Come è noto, vengono generalmente prese in prestito attraverso lingue intermediarie, ma talvolta è difficile determinare la fonte originaria e spesso anche quella intermedia (o quelle intermedie). 47 2.1.1. Termini internazionali di origine latina. Nei catechismi, i termini internazionali con base latina15 sono i più numerosi: 19 termini: absoliucija TFK 33 (lat. absolutio)16, aktas TFK 43 (lat. actus), ceremonija MRK 330 (lat. caerimonia), dekretas MRK 101 (lat. dēcrētum), desperacija MRK 169, TFK 10, KK 48 (lat. desperatio), dispensas MRK 399 (lat. dis-pensus), intencija MRK 297, KK 27 (lat. intentio), kard minor TM 87 (lat. cardinalis), klierikas TM 135 (lat. clericus), komunija MRK 330, TFK 36, TM 126 (lat. communio), komunikantas TFK 37 (TŽŽ 1936), konsekracija MRK 330 (lat. consecratio), monstrancija MRK 323 (lat. monstrantia < monstrare), ostija KK 30, MRK 322, TM 123 (lat. hostia), procesija MRK 323 (lat. processio), relikvija MRK 182 (lat. reliquiae), sakramentas MRK 16, 79, 138, TFK 9, KK 22, TM 72, 85 (lat. sacramentum), sakramenta-lijos TM 137 (lat. sacramentalia), suplikacijos TM 9 (lat. supplicatio). Questo gruppo di termini (così come i gruppi 2.1.2 e 2.1.4) è stato distinto non in base alla fonte immediata, come avviene per gli altri termini internazionali (cfr. 2.1.1.1, 2.1.1.2, 2.1.2.1, 2.1.2.2, 2.1.2.2), bensì in base alla fonte originaria, poiché è difficile (spesso persino impossibile) stabilire attraverso quali lingue siano passate le parole internazionali. 2.1.1.1. Termine di origine latina giunto attraverso le lingue slave. È stato individuato un termine religioso giunto attraverso le lingue slave (il termine è trattato separatamente perché non si sa attraverso quale lingua slava sia entrato in lituano), la cui fonte originaria è tuttavia il latino: altorius MRK 176, TM 110 (pol. ołtarz, bielor. алтар < lat. altāre: lat. altus, cfr. altāria «altare; altare sacrificale» LoLieŽ 1996, cfr. VaitkTŽŽ 2003; in TŽŽ 2001 compare altarija «casa e podere del sagrestano»17. 15Nell’articolo i termini sono riportati secondo l’ortografia del 1916, ossia quella del catechismo di K. Paltarokas, poiché l’ortografia di Tikybos mokslo differisce pochissimo da quella odierna, mentre le imprecisioni riscontrate possono perlopiù essere considerate errori di stampa. Poiché l’attenzione è rivolta soprattutto all’origine dei termini monolemmatici, le varianti non sono trattate separatamente. 16Le abbreviazioni riportate accanto agli esempi indicano in quale catechismo è usato il termine, mentre i numeri arabi indicano la pagina da cui sono tratti (di norma, il primo caso d’uso individuato). Il numero dopo la virgola indica la pagina in cui è stata reperita una variante del termine in esame. Le abbreviazioni delle fonti sono spiegate alla fine dell’articolo. 17 TŽŽ altorius kildinamas iš lotynų kalbos. Tik A. Sabaliauskas (1990: 253), P. Skardžius (1998: 86), J. Kruopas (1998: 36), J. Kabelka (1964: 24) ir E. Fraenkelis (1955: 8) nurodo, kad katekizmuose vartojamas žodis į lietuvių kalbą atėjo per slavų (t. y. lenkų ar baltarusių) kalbas. 48 2.1.1.2. Termini di origine latina giunti attraverso la lingua polacca. Nei catechismi Mokslas Rimo Katalikų ir Tikybos mokslas si usano anche parole latine giunte attraverso la lingua polacca (2 termini): adventas MRK 79, 333, TM 109 (pol. adwent, lat. adventus LKŽ), suma MRK 403 (pol. suma < lat. summa). 2.1.2. Termini internazionali di origine greca. Sono stati trovati solo 5 termini religiosi la cui fonte originaria è la lingua greca: antifona TM 11 (gr. antiphōnos), balzamas MRK 315 (gr. balsamon [TŽŽ 1936 indica che balzamas è giunto dall’arabo]), diakonas MRK 380, TM 135 (gr. diakonos), patriarchas MRK 19, 46, 79 (gr. patriarchēs), subdiakonas MRK 380 (lat. sub + gr. diakonos). 2.1.2.1. Termini di origine greca giunti attraverso il latino. Sono stati trovati 3 termini monorematici giunti attraverso il latino (è difficile determinare le lingue intermediarie, non menzionate nel TŽŽ), la cui fonte originaria è tuttavia la lingua greca: eretikas MRK 23, 335, KK 22 (lat. haereticus < gr. hairetikos VaitkTŽŽ 2003, mentre TŽŽ 1936, 1985, 2001 dà eretikas < gr. hairetikos), katalikas MRK 25, 32, TFK 7, TM 89 (lat. catholicus < gr. katholikos), katekizmas MRK 386, TFK 43, KK 7, TM 3 (lat. catechismus < gr. katēchismos VaitkTŽŽ 2003, mentre negli altri TŽŽ si indica che deriva dal greco). 2.1.2.2. Termine di origine greca giunto attraverso la lingua polacca. Nei catechismi è usato anche il termine di origine greca psalmė TM 9, giunto attraverso la lingua polacca (pol. psalm < gr. psalmos Kruopas 1998: 238, cfr. TŽŽ, che indica soltanto l’origine greca). 2.1.2.3. Termini di origine greca giunti attraverso le lingue slave. Sono stati trovati 2 termini religiosi giunti attraverso le lingue slave, ma la loro fonte originaria è il greco: angelas TM 12, 76 (russo antico ангелъ < gr. angelos Фасмер 1967)18, evangelija MRK 18, 32, TM 83 (pol. ewangelia < gr. euangelion Urbas 1998: 116, cfr. TŽŽ 1936, 1985, 2001; VaitkTŽŽ 2003)19. 18 Angelas, kaip rašoma LKŽ, kurį redagavo J. Balčikonis, yra slavybė (LKŽ I, 1941). Slavybę jį laiko ir P. Skardžius (1998: 87), J. Kruopas (1998: 84), D. Urbas (1998: 19). Žodžio graikiška kilmė nurodyta TŽŽ 1936, 2001; VaitkTŽŽ 2003. Kad žodžio angelas pradinis šaltinis yra graikų kalba, abejonių nekyla, tačiau reikia pažymėti, kad jis gautas per slavų kalbas. 19 Nel suo lavoro Žodyninės slavybės M. Mažvydo raštų kalboje, J. Kruopas indica che evangelija è una parola di origine greca (Kruopas 1998: 227). 49 2.1.4. Termini di origine ebraica. Tra i termini monorematici in esame vi è una sola parola la cui fonte originaria è la lingua ebraica, ossia mana MRK 79 (gr. manna < ebr. mān). 2.1.5. Osservazioni conclusive. È possibile che attraverso il polacco o altre lingue slave siano giunti numerosi termini tra quelli elencati, ma queste lingue sono raramente menzionate tra le fonti nel TŽŽ. Poco più di tre quinti dei termini religiosi monorematici sono di origine latina, mentre circa un terzo è di origine greca. È stata inoltre trovata la parola di origine ebraica mana. Come mostrano gli esempi, tutti i termini internazionali sono tuttora in uso. L’uso nei catechismi dei termini religiosi internazionali monorematici (meno di un decimo dei termini monorematici) è probabilmente legato al fatto che il lessico religioso cattolico si è formato sulla base del latino ecclesiastico. 2.2. Antichi prestiti20 Esistono diverse opinioni sugli antichi prestiti. Alcuni cercano di non usarli (J. Skvireckas) e di sostituirli con altre parole, mentre altri li considerano con maggiore tolleranza (J. Jablonskis, K. Būga). Il celebre linguista K. Būga respinse forestierismi come abelnas, abrozas, abrūšas, adyna…, ma raccomandò l’uso degli antichi prestiti necessari alla lingua lituana, per esempio stiklas, kunigas e altri. J. Jablonskis «giustificò nella lingua standard quasi tutti gli antichi prestiti, usati già prima della comparsa della scrittura. Tra i prestiti giunti nel Medioevo sostenne quelli che nei dialetti non avevano equivalenti lituani (per esempio, il lessico religioso preso in prestito), <…>» (Pupkis 2005: 252). Nei catechismi si usano 36 antichi prestiti (più di un quinto dei termini religiosi monolessematici presi in prestito). 2.2.1. Antichi prestiti dalle lingue slave. Ottenuti dalle lingue slave21 20 Mokslo straipsnių rinkinyje Skoliniai ir bendrinė lietuvių kalba (2004) Loreta Vaicekauskienė pateikia tokią G. Thomo senųjų skolinių apibrėžtį: „žodžiai, integravęsi fonologiškai ir morfologiškai, užimantys svarbią vietą leksinėje-semantinėje kalbos sistemoje, neturintys atitikmenų, geriau – pasiskolinti ne iš kaimynų kalbų; daugiausia kodifikuojami teigiamai“ (SBK 2004: 11). Apibrėžtis nėra tiksli, nes, kaip žinoma, skoliniai gali turėti atitikmenų, gali būti (ir dažniausiai yra) skolinami iš kaimyninių kalbų ir pan. 21 Nell’articolo i prestiti dalle lingue slave sono suddivisi in polonismi, bielorussismi, russismi e slavismi; il gruppo degli slavismi viene distinto quando non è chiaro da quale lingua slava provenga la parola- 50 Nei 5 catechismi si usano i seguenti termini religiosi monolessematici: bažnyčia22 MRK 25, TFK 20, 25, KK 19, TM 7, 88 (biel. божница, pol. božnica Sabaliauskas 1990: 253), grabas MRK 75, KK 15 (biel. гроб, pol. grób Sabaliauskas 1990: 247; Pupkis 2005: 252)23, kūmai MRK 310 (rus. кум, pol. kum LKŽ VI 1962, cfr. Drotvinas 1986: 117; Skardžius 1998: 173, dove kūma(s) è una parola derivata dal bielorusso), ponas TFK 13 (pol. pan, biel. пан Sabaliauskas 1990: 232), žydas MRK 74 (biel. жид, pol. żyd LKŽ XX 2002; Skardžius 1998: 306). 2.2.1.1. Termini di origine latina giunti attraverso le lingue slave. Si può individuare un piccolo gruppo di antichi prestiti la cui fonte originaria è il latino: alie jus MRK 400 (pol. olej, biel. агей < lat. oleum oppure alto tedesco antico olei Sabaliauskas 1990: 244)24, alyva MRK 314 (biel. алива, pol. oliwa < ital. oliva oppure lat. oliva Sabaliauskas 1990: 237), karūna MRK 278, 331 (biel. коруна, pol. korona, cfr. rus. корона < lat. corōna Фасмер 1986), klebonas MRK 176, TFK 24, KK 24 (pol. kleban, pleban, biel. кле́бан < lat. plēbanus: lat. plebs)25, koplyčia MRK 401 (pol. kaplica < ceco < tedesco Kapelle < lat. mediev. cappella: lat. cappa Sabaliauskas 1990: 254; VaitkTŽŽ 2003)26, kryžius MRK 68 (pol. krzyż, biel. крыж < lat. crux giunta direttamente. Naturalmente vi sono parole sulle quali anche i linguisti non concordano. Le loro diverse opinioni sono riportate nelle note. 22 P. Skardžius nell’articolo La parola bažnyčia è da usare? scriveva che bažnyčia è «un prestito bielorusso entrato nella nostra lingua insieme a kaladomis, velýkomis, kūčiomis, krikštu, krikštyti e così via» (Skardžius 1999: 691). Secondo il linguista, la parola bažnyčia è così radicata che è difficile trovarle un sostituto lituano: «non è soltanto un tempio, un santuario o un luogo di preghiera <...>, ma anche una determinata comunità di fedeli» (ibid.). È interessante notare che furono tentati anche dei sostituti per la parola bažnyčia: per esempio, nel 1947 l’arcivescovo metropolita J. Skvireckas propose di usare, al posto di bažnyčios, la parola latina eklezija, oppure dievi namis, šventovė (Skardžius 1999: 690, 739–741, 889–892). P. Skardžius non approvò questa proposta. 23 Grabas è usato con il significato di «luogo in cui seppellire un defunto, tomba» già da M. Mažvydas (Urbas 1998: 137). In Tikybos mokslė, al posto di grabo si usa karstas. Un prestito viene dunque sostituito con un altro, la cui estraneità non si avverte. 24 La parola aliejaus non è riportata nel TŽŽ 1936; vi compare soltanto oleum (lat.) – «olio». Non compare neppure negli altri TŽŽ. (Ciò significa che aliejaus non è considerata una parola internazionale, sebbene sia di origine latina.) 25 Klebonas yra tik VaitkTŽŽ 2003. A. Sabaliauskas, V. Vaitkevičiūtė, P. Skardžius nurodo, kad jis gautas per slavų kalbas (Skardžius 1998: 161; Sabaliauskas 1990: 254). 26 Il prestito koplyčia è ormai radicato, perciò il tentativo di sostituirlo con la parola kapela non è riuscito. Inoltre, il sistema stesso ne impedisce la sostituzione; cfr. koplystulp is, koplyt kalnis (Klimavičius 1998: 11). 51 Sabaliauskas 1990: 254; Kruopas 1998: 43, pagonis MRK 30, TFK 19, KK 22, TM 107 (lenk. pogan, brus. поганъ < lot. pāgānus: lot. pāgus27, poteriai MRK 203, TFK 7, TM 5 (lenk. pacierz < lot. pater Skardžius 1998: 232; Urbas 1998: 297; Kabelka 1964: 181; Fraenkel 1962: 641)28, vynas MRK 78, KK 30, TFK 36, TM 110 (lenk. wino, brus. віно < lot. vinum Fraenkel 1962: 1255, plg. VaitkTŽŽ 2003)29. Iš viso rasti 9 tokie senieji skoliniai. 2.2.1.2. Termini di origine latina, acquisiti attraverso il polacco. Nella scienza catechistica cattolica di Rimas si usano parole latine acquisite attraverso il polacco (2 termini): mišiolas MRK 328 (pol. mszał < lat. missale TŽŽ 2001; VaitkTŽŽ 2003; Skardžius 1998: 191), mišios MRK 112, TM 7 (pol. msza < lat. missa)30. 2.2.1.3. Termine di origine greca, acquisito attraverso le lingue slave. In questa sezione va esaminato il termine internazionale parapija MRK 118, TFK 9, KK 25, TM 7 (pol. parafia, bielor. напа фія < lat. po-rochia < gr. paroikia Sabaliauskas 1990: 255), attestato nei catechismi. Si tratta di una parola di origine internazionale acquisita attraverso le lingue slave vicine, il polacco o il bielorusso. 2.2.1.4. Termine di origine sanscrita, acquisito attraverso le lingue slave. In tutti e quattro i catechismi esaminati si usa il termine religioso monolemmatico rojus MRK 61, TFK 16, KK 11, TM 79 (bielor. рау́, pol. raj < sanscr. Rayih Sabaliauskas 1990: 256), la cui fonte originaria è il sanscrito. Il termine è stato acquisito attraverso le lingue slave. 2.2.1.5. Termini di origine germanica, acquisiti attraverso le lingue slave. Attraverso le lingue slave sono state acquisite anche due parole di origine germanica: karalius TM 78, MRK 67 (bielor. кароль, cfr. anche rus. король, pol. Król < ted. sup., cfr. antico alto tedesco 27 Katekizmuose vartojamas terminas pagonis yra tik TŽŽ 1936. O P. Skardžius (1998: 209), A. Sabaliauskas (1990: 255), J. Kruopas (1998: 46), E. Fraenkelis (1955: 524) nurodo jį atėjus per lenkų ar baltarusių kalbą (tačiau pradinis pagonio šaltinis yra lotynų kalba). 28 Poteriai, come scrive Z. Zinkevičius, è una parola acquisita attraverso gli slavi, derivata dalla prima parola della preghiera latina del Signore, Pater noster, «Padre nostro» (Zinkevičius 2000: 26). 29 La parola vynas non è registrata nei TŽŽ del 1936, 1985 e 2001. 30 La parola mišios nel TŽŽ del 1936 è fatta risalire al latino, mentre nel TŽŽ del 1985 e del 2001, in VaitkTŽŽ 2003 e in LKŽe si precisa inoltre che è stata acquisita attraverso il polacco. 52 ted. alto antico Karal, Karl)31 e pasninkas TFK 9, TM 7, KK 24, MRK 297 (bielor. nochik < sl. ted. alto antico fasto Sabaliauskas 1990: 255)32. 2.2.2. Prestito antico acquisito dal polacco. Dal polacco è stato acquisito soltanto il termine pana MRK 72, TFK 7 (pol. panna LKŽ IX 1973, cfr. pol. panna o bielor. панна Kruopas 1998: 47). 2.2.2.1. Termini di origine greca, acquisiti attraverso il polacco. Sono stati inoltre rilevati 4 prestiti antichi di origine greca acquisiti attraverso il polacco: apaštalas MRK 18, TFK 42, KK 23, TM 72 (pol. apostol < gr. apostolos, cfr. gr. apostolos TŽŽ 1936, 1985, 2001)33, krikščionis MRK 50, 79, TFK 28, TM 86 (pol. chrześcijanin < gr. christos, cfr. lat. Christiāni LoLieŽ 1996)34, popiežius MRK 111, 116, 118, TFK 28, KK 22, TM 78, 87 (pol. papież < lat. pāpa < gr. pappas35, vyskupas KK 22, 29, TM 86, 121, TFK 38, MRK 30 (pol. biskup, wiskup < gr. episkopos)36. 31 Nell’articolo di J. Kruopas Žodyniniai Mažvydo raštų skoliniai è presente un glossario dei prestiti, nel quale si indica che karalius (bielor. король) è un bielorusianismo (Kruopas 1998: 42). Anche P. Skardžius (1998: 154), J. Kabelka (1964: 106), D. Urbas (1998: 182) ed E. Fraenkel (1955: 219) considerano questa parola uno slavismo. Va menzionato che K. Alminauskis non cita karalius nel libro Lietuvių kalbos germanizmai. Si può dunque supporre che il linguista consideri anche la parola karalius un prestito dalle lingue slave (si veda anche Sabaliauskas 1990: 231). 32 K. Alminauskis non menziona pasninkas. A quanto pare, non considera questa parola un germanismo. Pertanto, pasninkas va considerato un prestito dalle lingue slave. 33 Soltanto VaitkTŽŽ 2003 indica che la parola è stata acquisita attraverso il polacco. Nell’Etimologiniame lietuvių kalbos žodyne di E. Fraenkel si afferma che apaštalas deriva dal pol. apostol (Fraenkel 1962: 12). Anche LKŽe indica l’origine polacca della parola. 34 Secondo V. Aliulis, «kri(k)ščionis, kri(k)ščionis – deriva da Kristus, non da Krikštas» NŽA 2005: 305. I linguisti indicano in modo discordante la lingua attraverso la quale è stato acquisito questo termine; per esempio, E. Fraenkel, P. Skardžius, R. Eckert e J. Kruopas sostengono che krikščionis è stato acquisito attraverso l’antico russo, cfr. antico russo крьстьjaninъ (Eckert 1971: 39; Kruopas 1998: 41). 35 Žodis popiežius TŽŽ 1985, 2001 nepateiktas. Galbūt jis laikomas lenkybe, kaip ir Etimologiniame lietuvių kalbos žodyne, plg. lenk. papież (Fraenkel 1962: 638). Tačiau TŽŽ 1936, VaitkTŽŽ 2003 ir J. Kruopo darbe popiežius kildinamas iš graikų kalbos, nors nurodoma, kad gautas iš lenkų. LKŽe – lenk. papież < vok. tarm. < lot. 36 La parola vyskupas non è registrata nel TŽŽ del 1936; vi compare episkopus in partibus infidelium (lat.) – «vescovo senza diocesi, <…>», e compare anche episkopatas (gr.) – «episcopato, insieme dei vescovi» (ibidem). A quanto pare, vyskupas non è considerata una parola internazionale. Negli altri TŽŽ vyskupas è considerata una parola di origine greca, cfr. gr. episkopos TŽŽ 1985, 2001; VaitkTŽŽ 2003. Secondo P. Skardžius, vyskupas è stato acquisito attraverso il polacco. Il linguista non indica l’origine greca della parola (Skardžius 1998: 296). E. Fraenkel scrive che vyskupas deriva dal dialetto polacco wiskup (Fraenkel 1962: 45). A. Brückner sostiene che la parola polacca biskup derivi 53 2.2.2.2. Termini di origine latina giunti attraverso la lingua polacca. K. Paltarokas Tikybos moksle utilizza due termini di origine latina: rožančius37 TM 140 (pol. różaniec < lat. rosarium VaitkTŽŽ 2003, cfr. Skardžius 1999: 692), škaplierius TM 141 (pol. szkaplerz < lat. scapularium Skardžius 1999: 692), giunti attraverso la lingua polacca. 2.2.2.3. Termine di origine ebraica giunto attraverso la lingua polacca. In tre catechismi si usa il termine šėtonas MRK 58, TFK 15, TM 77 (pol. szatan < lat. satanas < ebr. LoLžiež 1996, cfr. LKŽ XVI 1986), la cui fonte originaria è la lingua ebraica. 2.2.3. Antichi prestiti acquisiti dal bielorusso. Vanno menzionati cinque antichi prestiti acquisiti dal bielorusso: gadynė MRK 19 (biel. годына, година, cfr. biel. год, rus. год Sabaliauskas 1990: 253; Fraenkel 1955: 73; Skardžius 1999: 235; Kabelka 1964: 78)38, gavėnia MRK 238, 333, m spiega così: biskup < ceco < tedesco Bischof (biscop) < lat. episcopus < gr. episkopos (Brückner 1974: 27). 37 Nessuno dubita che rožančius e škaplierius, cfr. pol. szkaplerz (Fraenkel 1962: 997), siano prestiti polacchi. Secondo P. Skardžius, «il primo è stato preso dal polacco różaniec (cioè róžany wianek “ghirlanda di rose”, ted. Rosenkranz», tradotto dal lat. rosarium “roseto”) e szkaplerz, adattato dal lat. scapularium “ciò che è appeso sulle spalle (scapulae)”, cfr. fr. scapulaire, ted. Skapulier» (Skardžius 1999: 692). Come è noto, almeno dal 1919, nel Lenkų ir lietuvių kalbų žodyne di Antanas Lelis (Lalys) si propone di usare la parola rožynas (różaniec – rožynas, *ražančius) al posto di rožančiaus. «Nel 1940 J. Laukaitis propose il neologismo rožinys (e Rožancava, cioè Rožančinė – Rožinė). Questa forma è sostenuta anche oggi (GK 4, 1996, 8–9)» (Klimavičius 2002: 109). Inoltre, in seguito il LRKŽ del 1957 propose rožinis, ma già P. Skardžius scriveva che «rožinis è una formazione infelice per sostituire il polacco rožančiui; molto migliore è già rožynas, usato nel dizionario polacco-lituano di J. Šlapelis, che per significato corrisponde perfettamente al lat. rosarium, cfr. fr. rosaire» (Skardžius 1999: 692, 827–828). Il linguista riconosce che per škaplieriaus non si è ancora trovata un’alternativa migliore. Nel TŽŽ del 1936 troviamo la parola škaplieriai, che viene fatta risalire alla lingua ceca. La parola rožančius non è attestata nel TŽŽ del 1936. Nel Religijotyros žodyne i termini sono fatti risalire al latino, ma si indica che sono giunti attraverso il polacco (RŽ 1991, cfr. anche Fraenkel 1962: 710). A quanto pare, la lunga tradizione d’uso dei termini rožančius e škaplieriai ne determina l’uso anche oggi. Solo nel DŽ pubblicato nel 1993 compare rožinis come “rožančius”, ma la forma principale proposta è rožančius. Sebbene nel DŽ pubblicato nel 2003 rožančius non sia più menzionato, si propone rožinis, usato però raramente, poiché è consuetudine recitare il rosario. (Pertanto, in questo articolo rožančius e škaplieriai sono trattati tra gli antichi prestiti, perché rožančius, škaplieriai come chiesa.) 38 Nel DŽ, gadynė è indicato come arcaico; si vedano laikotarpis, laikas, epocha, mentre il LKŽe precisa che questa parola non è usata nella lingua contemporanea. Gadynę era già usato da M. Mažvydas (non solo nel significato di “ora”, ma anche in quello di “tempo”, come si evince dagli esempi riportati da D. Urbas (Urbas 1998: 118)). 54 TM 109 (biel. žovenie Skardžius 1999: 133; Būga 1958: 431), karstas TM 91 (biel. копцма Sabaliauskas 1990: 246)39, knyga MRK 20 (biel. khiea Sabaliauskas 1990: 247), Velykos MRK 239, TFK 24, KK 25, TM 7 (biel. вялиki (день) Sabaliauskas 1990: 256; Būga 1958: 348). 2.2.4. Antico prestito di origine latina giunto attraverso l’antico russo. Va menzionato a parte il termine krikštas, acquisito dall’antico russo, MRK 120, TFK 9, TM 8, 120 (ant. rus. крьстъ < lat. chrīstus Sabaliauskas 1990: 254; Fraenkel 1962: 298). L’origine latina della parola è evidente. 2.2.5. Antico prestito acquisito dal tedesco. È stata inoltre riscontrata la germanità kunigas KK 22, 29, TFK 32, TM 10, MRK 112 (alto ted. kunig – «principe, re» Sabaliauskas 1990: 260, 270; Urbas 1998: 202; Būga 1958: 546, cfr. medio alto ted. kunig, kunic Alminauskis 1931: 75, oggi ted. König40. 2.2.6. Osservazioni conclusive. Gli esempi mostrano che il numero maggiore di antichi prestiti proviene dalle lingue slave (5 termini) e bielorussa (5 termini). Il numero minore di antichi prestiti proviene dalle lingue polacca (1 termine) e russa (1 termine). In tutti i catechismi esaminati si usa una sola germanità. Ben un quarto degli antichi prestiti discussi è usato in tutti i catechismi. Alcuni antichi prestiti sono evitati nella lingua comune. Poco più della metà degli antichi prestiti esaminati deriva dalle lingue latina, greca e sanscrita (21 termini). Z. Zinkevičius osserva che «parole come bažnyčia, gavėnia, krikštas, Kūčios, i nomi delle feste cristiane – Kalėdos, Velykos, <…>, acquisiti indubbiamente dagli slavi orientali molto prima del battesimo ufficiale della Lituania, probabilmente intorno al X–XII secolo», costituiscono lo strato più antico della terminologia religiosa lituana (Zinkevičius 2000: 12). 2.3. Forestierismi Svetimybės – tai „nenorminiai skoliniai“ (LKE 1999). D i d y s i s ben-drinės lietuvių kalbos apsivalymas nuo svetimybių prasidėjo su tautiniu 39 Karstas randamas M. Daukšos postilėje (Sabaliauskas 1990: 247). 40 La parola kunigas «è una parola di origine tedesca, comune a tutte le lingue baltiche. <…> In quanto germanismo, kunigas è un prestito relativamente recente. Naturalmente, è più antico di molti prestiti lessicali che esprimono concetti cristiani, introdotti nei secoli XV–XVI» (Drotvinas 1993: 24). 55 della rinascita (Aušra). La maggior parte delle parole non normative proveniva dalle lingue slave confinanti. Nell’articolo si esaminano complessivamente 71 forestierismi. 2.3.1. Polonismi. Nei catechismi della fine del XIX secolo e dell’inizio del XX secolo sono stati riscontrati soprattutto polonismi (24 termini): abrazas MRK 79 (pol. obrazek – paveikslas TM 95)41, elemosina MRK 40, TFK 11, 43, KK 29 (pol. jałmuzna, cfr. Būga 1961: 414 pol. *almužna, ček. almužna – išmalda TM 90), abisso MRK 95, KK 15 (pol. otchłań42, bestemmie KK 19 (pol. blužnierstwo – liežuvavimas TM 105), confraternita MRK 425 (pol. bractwo – brolija TM 141), virtù MRK 51, TFK 11, KK 40 (pol. cnota – dorybė TM 12, rettitudine TM 135), streghe MRK 174, KK 18 (pol. czar), purgatorio MRK 63, TFK 17, KK 16, 37 (pol. czyścic – skaistykla TM 89), purezza MRK 191, KK 49 (pol. czystota – nekaltybė TM 102, castità TM 117), anima MRK 29, TFK 8, KK 11 (pol. dusza – dvasia TM 12, spirito TM 11), candela benedetta MRK 403, 422 (pol. gromnica), danno MRK 57, TFK 21 (pol. szkoda), gola MRK 260, TFK 10 (pol. łakomstwo – godulys TM 106, avidità TM 112), grazia MRK 18 (pol. łaska – malonė TM 10), penitenza MRK 43, TFK 9, 18, KK 28 (pol. pokuta – atgaila TM 10), inferno MRK 42, 144, TFK 8, 13, KK 7 (pol. piekło – pragaras TM 6), tesoro MRK 279 (pol. skarb – turtai TM 9), modi MRK 123 (pol. sposób), confessione TFK 9, 26, KK 25, 28 (pol. spowiedź – išpažintis TM 130, dichiarazione TM 108), confessionale TFK 32, KK 35 (pol. spowiednica – klausykla TM 132), confessore MRK 176, 340, TFK 38, KK 24, 31 (pol. spowiednik – nuodėmių klausytojas TM 132), testimone MRK 186 (pol. świadek – liudytojas TM 75), matrimonio MRK 237, TFK 9, KK 25, 39 (pol. ślub), mistero MRK 50 (pol. tajemnica). Vanno esaminati separatamente tre polonismi con il suffisso -onė: offerta MRK 333 (pol. ofierowanie, cfr. pol. ofierować – auka TM 123), cresima KK 27, TFK 9, MRK 108 (pol. bierzmowanie, cfr. bierzmować < ček. birzmovati < vok. firmön, firmen < vok. firmare, confirmare Brückner 1974: 26 – sacramento della confermazione TM 120), benedizione MRK 35 (pol. 41 L’articolo presenta gli equivalenti lituani dei forestierismi usati nel catechismo di K. Paltarokas. Alcuni equivalenti non sono stati reperiti, poiché i catechismi differiscono per estensione. 42 LKŽe atklanės – «il luogo in cui vanno le anime dei bambini non battezzati o dei giusti non cristiani» (M. Valančius). 56 žegnanie – il farsi il segno della croce TM 5)43. I linguisti non concordano se si tratti di termini ibridi o di termini che presentano un suffisso comune con le lingue slave. (Nell’articolo si segue quest’ultima interpretazione.) Inoltre, sono stati riscontrati polonismi (7 termini) derivati dal greco, dal latino e dall’ebraico. 2.3.1.1. Polonismi di origine greca. In tutto sono stati individuati 2 termini acquisiti attraverso il polacco, la cui fonte originaria è il greco: aniolas MRK 56, TFK 15, KK 10 (pol. aniol < lat. < angelus < gr. angelos – angelo TM 5)44, arkan'iolas MRK 40, KK 10 (pol. archaniol < lat. archangelus < gr. archangelos – arcangelo TM 11). 2.3.1.2. Polonismi di origine latina. Nel Moksle Rimo Katalikų si usano 4 termini giunti attraverso il polacco: apiera MRK 72 (pol. ofiera < ceco ofiera < ted. opfar, Opfer < lat. offertorium, offero Brückner 1974: 375, cfr. Fraenkel 1962: 13 – offerta TM 123), oplotka MRK 377 (pol. opłatek < ted. obláté < lat. oblata Brückner 1974: 380), majestotas MRK 258 (pol. majestat < lat. majestas, gen. majestatis TŽŽ 1936)45, stacija MRK 95 (pol. stacija < lat. statio). La loro fonte originaria è la lingua latina. 2.3.1.3. Polonismi di origine ebraica. È stato trovato un solo forestierismo giunto attraverso il polacco, di origine ebraica: mesijošius MRK 70 (pol. messjasz, cfr. lat. eccles. messias, gr. Messias < ebr. māšīaḥ VaitkTŽŽ 2003). È necessario osservare che i polonismi entrarono nei libri di contenuto religioso in Lituania come conseguenza dell’influsso della lingua polacca locale, detta anche polszczyzna litewska (Zinkevičius 2000: 142). Inizialmente il polacco non era considerato una lingua nemica, tanto più che era la lingua della religione, giunta con il cattolicesimo. Negli anni della rinascita nazionale, come già menzionato, cambiò l’atteggiamento nei confronti del polacco. Dai dati presentati emerge che nel catechismo del sacerdote K. Paltarokas non si usano polonismi. 43 La parola žegnonė non è attestata in DŽ e DŽₛ, ma vi sono raccomandati il verbo žegnoti(s) e la derivazione žegnojimas(is). A quanto pare, žegnonę può essere considerato un forestierismo sconsigliato, ma anche una formazione autoctona. Anche Žegnoti(s) deriva dal polacco, cfr. pol. żegnać «congedare» (Sabaliauskas 1990: 229). Žegnonė nel LKŽe è riportato non come forestierismo. 44 Nel dizionario etimologico della lingua polacca si indica che il pol. aniol in passato era angiol, e nei secoli XIV–XV angiel (Brückner 1974: 5). 45 In TŽŽ 1936 si afferma che il termine deriva dall’italiano. 57 2.3.2. Slavismi. È opportuno distinguere un altro gruppo di barbarismi, quello degli slavismi, quando non è chiaro da quale lingua slava provenga la parola. In tutto sono stati trovati 28 termini di questo tipo (quasi due quinti dei forestierismi): apìeka KK 10 (biel. oneka, pol. opìeka – tutela TM 112), apiekūnas MRK 169, 419, TFK 13, KK 14 (biel. опекун, pol. opiekun – tutore TM 9), asaba MRK 41, TFK 11, 32, KK 8 (pol. osoba, rus. особа – persona TM 6), atpuskai MRK 323, KK 38 (pol. odpust, rus. отпуск – indulgenze TM 132), griekas MRK 39, KK 11, 36 (biel. грэхъ, pol. grzech – peccato TM 7), griešnas MRK 240 (biel. грешны, pol. grzeszny, rus. грешный – peccaminoso TM 89, caduto TM 100), griešnikas MRK 54, 91, TFK 18, KK 9 (biel. грешник, pol. grzesznik, rus. грешник – peccatore TM 5), ketvergas TFK 37 (rus. четверг), koronė MRK 54, TFK 35, KK 12 (pol. karanie, rus. карание – punizione TM 80), krapyla MRK 374 (pol. kropidło, biel. крапіла), krivida MRK 159, TFK 12, KK 19 (biel. кривида, pol. krzywda – torto TM 128), mylista MRK 17, 18, TFK 17 (pol. miłość, biel. міласць – grazia TM 10), mislis MRK 49, 50, 98, TFK 22, KK 36 (biel. мысль, pol. myśl – pensiero TM 78), nodieja TFK 11, KK 40 (pol. nadzieja, biel. надзея – speranza TM 11), prisiega MRK 186 (pol. przysięga, biel. прысяга), prova MRK 20 (biel. права, pol. prawo), roda MRK 107, TFK 12 (biel. рада, pol. rada – consiglio TM 9), rona MRK 95 (biel. рана, pol. rana), stonas MRK 75 (pol. stan, biel. стан), sumenė MRK 46, TFK 16, KK 11 (pol. sumienie, biel. суменне), ubagas MRK 73, TFK 12, KK 50 (ant. pol. ubog, biel. убог), vaiskas MRK 119 (rus. войск, pol. wojsko), valdymieris MRK 45 (rus. володимир, biel. валадар LKŽe – governante TM 12), veselė KK 25, MRK 237, TFK 9 (pol. wesele, biel. вяселле – nozze TM 109), viečnastis MRK 376 (pol. wieczność, biel. вечнасць), viera MRK 16, KK 18, 40, TFK 9 (rus. вера, pol. wiara – fede TM 88, fede TM 12), viernastis KK 39 (rus. верность, pol. wierność), zokonas MRK 65, TFK 22 (pol. zakon, rus. закон – comandamento TM 7). 2.3.2.1. Slavismo di origine greca. È stato trovato un solo slavismo, gromata MRK 21 (rus. грамота, cfr. gr. γράμματα Фасмер 1986: 451), di origine greca. Nel Tikybos moksle di K. Paltarok, pubblicato nel 1916, non sono stati individuati termini religiosi monolessematici che si possano considerare forestierismi provenienti dalle lingue slave. Dagli esempi si evince che la maggior parte degli slavismi si trova nel Moksle Rimo Kataliku. 58 2.3.3. Bielorusismi. Nel Tikybos mokslas non sono stati trovati bielorusismi, presenti invece in altri catechismi (7 termini, un decimo dei forestierismi): mūčelnykas MRK 82 (bielor. мучельник), mūka MRK 57, TFK 11, 25, KK 46 (bielor. мука – канчія TM 80), prietelis MRK 157 (bielor. прыяцель), smertis MRK 36, TFK 12, 25, KK 7 (bielor. смерць – morte TM 9, miri-mas TM 90), sūdas MRK 30, TFK 12, KK 18 (bielor. суд – tribunale TM 91), sūdzia MRK 46, 102 (bielor. судзя), svietas MRK 21, TFK 13, KK 9 (bielor. свет – mondo TM 73). Tutti i bielorusismi sono usati nel Mokslė Rimo Kataliku; un numero minore è stato trovato nel Trumpajame Kun. Filochowskio katekizme ir Katakizmuose katalikizskuose. 2.3.4. Germanismi. Nel Tikybos mokslas del vescovo K. Paltarok è usato un solo germanismo (1,4% dei forestierismi), podžiai TM 120 (cfr. ted. dial. podž, pōd Alminauskis 1931: 103, cfr. ted. moderno die Pate – padrini TM 120). Negli altri catechismi non sono stati individuati germanismi. 2.3.5. Osservazioni conclusive. 71 termini religiosi monolemmatici (circa il 15% di tutti i termini monolemmatici, cfr. fig. 1) sono forestierismi provenienti dalle lingue slave e germaniche. Si tratta di forestierismi (alcuni, per esempio griekas, mylista, pekla, smertis e altri, si trovano già negli scritti di M. Mažvydas) che si era cominciato a evitare molto prima della fine del XIX e dell’inizio del XX secolo. Questo periodo rappresenta tuttavia una svolta, quando ci si rivolse nuovamente alla lingua lituana materna e alle sue ricchezze. Nei catechismi Mokslas Rimo Kataliku, Trumpajame Kun. Filochowskio katekizme ir Katakizmuose katalikizskuose, accanto ai forestierismi, sono usati sinonimicamente termini religiosi lituani, per esempio: cnata MRK 51, TFK 11, KK 40 – dorybė MRK 88, TFK 42, KK 40, dora MRK 18, TFK 42; dūšia MRK 29, TFK 8, KK 11 – dvasia MRK 75, TFK 13, KK 8; gramnyčia MRK 403, 422 – žvakė MRK 121; loska MRK 18 – malonė MRK 46, TFK 15, KK 12; pekla MRK 42, 144, TFK 8, 13, KK 7 – pragaras MRK 42, TFK 13; atpuskai MRK 323, KK 38 – atlaidai MRK 70, TFK 35, KK 38; mylista MRK 17, 18, TFK 17 – malonė MRK 46, TFK 10, KK 12; smertis MRK 36, TFK 12, 25, KK 7 – mirimas TFK 17, KK 16, ecc. È difficile stabilire quale termine, lituano o prestato, abbia la preferenza (è un tema distinto dell’articolo). Si osserva che nei catechismi vengono introdotti termini religiosi lituani, mentre i loro sinonimi di origine straniera 59 sono scritti tra parentesi, ad es.: riti (cerimonie) della santa chiesa MRK 2446, virtù (cnata) MRK 17, avidità (lokomstva) MRK 234, sofferenza (mūka) MRK 301, sofferenza cruenta (mūka) MRK 319, grazia (mylista) di Dio KK 12, perdita della speranza (nodiejos) MRK 431, inferno (pekla) MRK 144, miracolo (čiūdas) MRK 81, segno (čiūdas) MRK 23 ecc. Talvolta i termini di origine straniera sono introdotti dalla congiunzione oppure, ad es.: riti o cerimonie della santa chiesa MRK 419, riti della Chiesa (o cerimonie) TFK 40, miracolo o prodigio MRK 81 ecc. Sebbene si usi anche l’ordine inverso, ad es.: mūka eterna (sofferenza) KK 16, podžiai (kūmai) TM 120, smertis (morte) KK 16 ecc., oppure tra parentesi viene fornito l’equivalente di una parola internazionale, ad es.: disperazione (sconforto) MRK 431, Comunione (o partecipazione) TFK 36 ecc. Da tutto ciò si può dedurre che nei catechismi si procede nella direzione della lituanizzazione. Lo si vede nel Tikybos moksle. di K. Paltarok. 3. Termini monolessematici semilituani Nei catechismi sono stati individuati termini religiosi monorematici che sono ibridi. Sono considerate ibride le parole composte da elementi formativi di origine propria e da elementi di parole prese in prestito (KTŽ 1990; LKE 1999; Keinys 1984: 115)47. In totale sono stati trovati 33 termini ibridi. Alcuni ibridi sono ammessi nella lingua lituana standard contemporanea (13 termini): altorėlis MRK 424, knygelė TM 72, kryželis MRK 174, panelė TM 82; krikštijimas MRK 308, pasninkavimas MRK 110; kunigaikštis MRK 7548, muitininkas KK 22, MRK 121, žegnojimasis TM 5; kunigystė MRK 302, TFK 9, KK 27, 39, TM 8, pagonybė TFK 19, pany stė KK 42, MRK 280, vyskupystė49 MRK 118; gli altri non sono ammessi (20 ter- Qui sono presentati anche esempi di termini composti.46 Gli ibridi sono definiti in modo diverso dai linguisti. Per esempio, secondo A. Pupkis, gli ibridi sono «parole codificate negativamente, contenenti un elemento derivazionale (prefisso o suffisso) preso in prestito da altre lingue» (Pupkis 1980: 106).47 48 K. Alminauskis kunigaikštį kildina iš kunigo ir laiko germanizmu (Alminauskis 1931: 75). A. Rubinas straipsnyje Dvasininkų pavadinimai ir jų istorija rašo, kad kunigaikštis pasidarytas iš žodžio kunigas „karalius“ su priesaga -aikštis (Rubinas 2001: 191, dar plg. Kabelka 1964: 120; Būga 1958: 546). Secondo S. Ambrazas, i toponimi con il suffisso -ystė sono «tradotti morfema per morfema dalle lingue slave» (Ambrazas 2000: 70). Nella LKG non si menziona l’origine slava del suffisso (LKG 1965: 310–311, 402).49 60 mini): brostvinýkas MRK 425, geradėjas MRK 40950, nobažnumas KK 49, TFK 12, MRK 433 (cfr. pol. nobożność); geradėjystė KK 49, MRK 42, 54 (cfr. ibr. geradėjas; in TM 12 è già usato geradarybė), neprietelystė MRK 64 (cfr. ibr. neprietelis); nečystata TFK 10, MRK 214, neprietelis KK 17, MRK 157, TFK 21, pariškada MRK 397 (cfr. iškada – pol. szkoda LKŽė); apmislijimas MRK 408, atpakūtavojimas TFK 35, apieravojimas MRK 330, 76, blagaslovyjimas MRK 314 (cfr. palaiminimas TM 101), bluznijimas MRK 185, nepakūtavojimas TFK 10, pakūtavojimas KK 37, prisiegavimas MRK 191; darbygriekis TFK 27, pradžiogriekis TFK 27; kryževotojas MRK 158, mukryževotas MRK 374. In totale sono stati trovati 20 termini ibridi monorematici, costituiti da elementi di origine straniera (polacca o di altre lingue slave), cioè non da prestiti antichi o da parole internazionali, e da elementi di origine propria (prefissi o suffissi). Considerando che i catechismi furono redatti alla fine del XIX secolo e all’inizio del XX, non sorprende che contengano numerosi termini religiosi ibridi, tanto più che oggi tre quinti di essi possono essere considerati derivati da forestierismi. 4. Conclusioni 1. La fine del XIX secolo e l’inizio del XX furono un periodo di rapida formazione dell’attuale lingua letteraria lituana. La terminologia religiosa era allora consolidata, ma tutt’altro che pura. Dall’inizio del XX secolo la terminologia religiosa è una delle più sistematiche. Ciò fu dovuto a molti fattori. Tuttavia, il più importante fu probabilmente il lavoro sistematico e mirato di riordino della terminologia religiosa svolto dai sacerdoti dell’epoca (J. Laukaitis, M. Pakalniškis, S. Tijūnaitis, A. Vytartas, J. Tumas, J. Mačiulis e altri) e dai linguisti (K. Būga, J. Jablonskis, J. Balčikonis, J. Šlapelis e altri). 2. La resa linguistica dei termini nei catechismi cattolici lituani esaminati fu influenzata dai cambiamenti della lingua lituana, a loro volta determinati da fattori extralinguistici (polonizzazione, occupazioni, divieto della stampa e altri). 50 Cfr. pol. dobrodziej, russo bianco antico добродей. Nell’elenco degli errori linguistici gravi approvato dalla Commissione statale per la lingua lituana, -dėjas è considerato un elemento estraneo della parola e rientra tra gli errori di formazione delle parole (LKKN 1998: 149). Il linguista J. Klimavičius (nell’articolo Geradėjas, piktadėjas, niekadėjas – parole puramente lituane) ha dimostrato che geradėjas è una parola puramente lituana, non un ibrido di origine slava (Klimavičius 2000: 64). Nell’articolo si mantiene ancora l’opinione tradizionale. 61 3. I termini religiosi non lituani nei catechismi pubblicati prima del 1916 Mokstas Rimo Katalikų, Trumpasis Kun. Filochowskio katekizmas, Katakizmai katalikiški costituiscono quasi un terzo di tutti i termini composti da una sola parola (cfr. fig. 1). 3.1. I termini internazionali (24,1% dei termini non lituani) e i prestiti antichi (25,5% dei termini non lituani) usati nei catechismi del periodo esaminato sono, in sostanza, rimasti invariati e si usano ancora oggi. 3.2. Nei catechismi pubblicati tra il 1879 e il 1903 i termini di origine straniera sono assai più numerosi (71): rappresentano poco più della metà dei termini religiosi non lituani composti da una sola parola (50,4%). Dal punto di vista odierno, i termini monolessematici esaminati testimoniano una fase dello sviluppo della lingua lituana in cui la lingua scritta della Chiesa stava passando all’attuale lingua letteraria lituana. 3.3. Nel Tikybos moksle del sacerdote K. Paltarokas ben l’82,2% dei termini sono puramente lituani. Nel catechismo è usato un solo forestierismo, di origine tedesca: podžiai TM 120. Pertanto, nel giro di pochi anni all’inizio del XX secolo, i termini religiosi stranieri furono sostituiti da termini lituani. 3.4. Nel catechismo di K. Paltarokas si usano quei termini religiosi di origine straniera che non hanno equivalenti lituani, per esempio i prestiti antichi (bažnyčia, pagonis, poteriai, pasninkas, krikščionis, vyskupas ir kt.) e i termini internazionali (kardinolas, sakramentas, antifona, diakonas ir kt.). 4. Dopo il vescovo K. Paltarokas, la terminologia dei catechismi cattolici lituani è cambiata poco, in sostanza. ŠALTINIAI KK – Katekizmai katalikiški. Visureikalingiausi dėl vaikų ir žmonių praszcziokų su Lementoriu ir Ministranturu, Bitėnai, 1903. MRK – Mokstas Rimo Katalikų. Naujei perweizetas, pertaisitas ir antra karta atspaus-tas, Vilnius, 1879 (su pieštuku – 1888). TFK – Trumpasis Kun. Filochowskio katekizmas. Vaiszganto verstas. Antrą kartą išleistas, pataisytas, Vilnius, 1863 (su pieštuku – Tilžė, 1901, trečia laida). TM – Paltarokas K. Tikybos mokslas (Šv. Istorija ir Katekizmas), Petrapilis, 1916. LITERATŪRA Alminauskis K. 1931: Die Germanismen des Litauischen 1. Die deutschen Lehnwörter im Litauischen, Kaunas. 62 Ambrazas S. 2000: Daiktavardžių darybos raida 2, Vilnius. Biržiška V. 1929: Lietuvių bibliografija: Spaudos uždraudimo laikas (1865–1904 m.) 3, Kaunas. Biržiška V. 1990: Aleksandrynas 3. 2-asis (fotografuot.) leidimas, Vilnius. Brückner A. 1974: Słownik etymologiczny języka polskiego, Warszawa. Būga K. 1958: Rinktiniai raštai 1, Vilnius. Būga K. 1959: Rinktiniai raštai 2, Vilnius. Būga K. 1961: Rinktiniai raštai 3, Vilnius. Dambrauskas-Jakštas A. 1930: Užgesę žiburiai: Biografijų ir nekrologų rinkinys, Kaunas. Drotvinas V. 1986: Pagrindinės leksikologijos sąvokos, Vilnius. Drotvinas V. 1993: Dvasininkų pavadinimai: kunigas. – Gimtoji kalba 8, 24–26. 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NON-LITHUANIAN TERMS IN THE CATHOLIC CATECHISMS FROM THE END OF THE 19ᵗʰ AND THE BEGINNING OF THE 20ᵗʰ CENTURIES Summary Lithuanian Christian terminology is one of the oldest fields of terminology – the old borrowings (for instance, bažnyčia (church), gavenia (Lent), krikštas (baptism), kūčios (Christmas Eve), Kalėdos (Christmas), Velykos (Easter)) came into Lithuanian before the official conversion of Lithuania to Christianity – in 10ᵗʰ-12ᵗʰ centuries. The beginnings of Lithuanian terminology are found in extant manuscripts of prayers (Viešpaties malda (The Lord’s prayer), Angelo pasveikinimas (Hail Mary), Tikėjimo išpažinimas (The Nicean Creed) written down in Vilnius diocese in the 16ᵗʰ century, which are the oldest of all presently known texts and the first printed Lithuanian book – an evangelical Lutheran catechism Catechismvsa prasty Szadei written by Martynas Mažvydas in 1547. This article analyses one-word non-Lithuanian origin terms of religion used in Catholic catechisms from the end of the 19ᵗʰ and the beginning of the 20ᵗʰ centuries. This period is not a random choice, because the literature of the Church and its language at that time were corrupt with barbarisms. From four Catholic catechisms published at that period – Mokslas Rimo Kataliku (Teaching of Roman Catholics) (1879), Trumpasis Kun. Filochowskio katekizmas. 65 Vaišzganto verstas (Short Catechism by Priest Filochowski. Translated by Vaišzgantas) (1901), Katekizmai katalikiški (Catholic Catechisms) (1903) and Tikybos mokslas (Šv. Istorijos ir Katekizmo) (Teaching of Religion (Holy History and Catechism)) (1916) by the priest Kazimieras Paltarokas – 1158 one-word terms of religion and their variants, were picked up. Some terms were the same, so it made 613 different terms and 125 their variants. The majority of one-word terms – 439 terms – were of the native origin. This article investigates 141 different terms of non-Lithuanian origin and 33 hybrid terms of foreign origin. Non-Lithuanian, i.e. terms of religion of the foreign origin are so called international words (34 terms), barbarisms (71 term) and old borrowings (36 terms). The absolute majority of international terms (33 terms) are derived from classical languages – Latin (aktas (act, note) TFK 43, ostija (host) KK 30, MRK 322, TM 123, sakramentas (sacrament) MRK 16, 79, 138, TFK 9, KK 22, TM 72, 85) and Greek (antifona (versicle) TM 11, balzamas (balsam) MRK 315). Some international terms came through Slavonic (Belorussian, Polish) languages, for instance, altorius (altar) MRK 176, TM 110, adventas (advent) MRK 79, 333, TM 109, angelas (angel) TM 12, 76 and other. The origin of old borrowings varies. These catechisms have majorily old borrowings from Slavonic languages, for example, bažnyčia (church) MRK 25, TFK 20, 25, KK 19, TM 7, 88, grabas (coffin) MRK 75, KK 15 and other. This is the oldest layer of Lithuanian terms of religion. There are many barbarisms in earlier mentioned catechisms (71 term): Polonisms (abrozas (picture) MRK 79, dušia (spirit) MRK 29, TFK 8, KK 11, tjemnyčia (mystery of rosary) MRK 50), Slavonicisms (ap ieka (care) KK 10), Belorussianisms (mūka (suffering) MRK 57, TFK 11, 25, KK 46) and germanisms (podžiai (godparents) TM 120). The end of the 19th and the beginning of the 20th centuries is the period of the fast creation of common language. At that time terms of religion were already established, but the language was corrupted with barbarisms and was not pure. In the beginning of the 20th century there were attempts to normalize terms of religion – barbarisms were changed, international terms and old borrowings were left. In the work of the priest K. Paltarokas Tikybos mokslas (The Teaching of Religion) even 82% of terms are purely Lithuanian. In this catechism there is only one barbarism from German language – podžiai (godparents) TM 120. Furthermore, barbarisms, used in catechisms published in 1879-1903, were changed, for instance, dirmavonė MRK 108, TFK 9, KK 27 – sutvirtinimo sakramentas TM 120 (confirmation), čyščius MRK 63, TFK 17, KK 16, 37 – skaistykla TM 89 (purgatory) and others. After the bishop Paltarokas the terminology of Lithuanian catholic catechisms hardly changed. Aušra RIMKUTĖ Lietuvių kalbos institutas P. Vileišio g. 5, LT-10308 Vilnius E. paštas [email protected], [email protected] Gauta 2005-10-25 66