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Tre tribuni studiati da un alienista

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Tre tribuni studiati da un alienista

Author: Lombroso, Cesare
Publisher: Torino : Fratelli Bocca, 1887
Year: 1887
Source: https://idus.us.es/bitstreams/bed4c47b-a438-4215-9deb-af56cbfee912/download
Cesa e Lomb oso
T e T ibuni
STUDIATI
DA UN ALIENISTA
CON FIGURE. Biblio eca PixeLegis. Uni e sidad de Se illa.
Sal a eci dal ango che sale, che sale, che sale.
G. CATZDUCCI - Con e,SSi0121
e na aglie.
ROMA -
TORINO -
FIRENZE
FR ATELLI BOCCA
LIBRAI DI S. M.
1887.
P op ie à Le e a ia
To ino,
188
7
.
--
Tip.
e Li . Camilla e Be ole o
PREFAZIONE
A` 'amico i
g
no o,
Non ho il co aggio di dedica e ques o lib o
a un amico p o a o, come a e a a o pe l'al o;
quando si lo a
pe
e i à poco no e o
poco
ac-
ce e non si de e lega e alla ca ena dolo osa della
p op ia impopola i à l'amico che a oi si a ida a.
Ma e n' è uno, al quale chi lo a pe un' idea
può semp e abbandona si senza i egno.
E l'amico igno o, spesso pii caldo del com-
pagno d'in anzia, che non i ugge mai dalle idee
gene ase
;
pe
.
quan o comba u e, anzi pe ché
comba u e.
E
a
lui che
mi
i olgo.
Quando, anni a, pubblica o i Due
T ibuni
coll'in en o di spiega e un enomeno sociale e
poli ico,
che
pa e sulle p ime, un e o p oblema,
mos ando, senza ispe o ad alcun ,,pa i o, la
mise ia in
eui siamo cadu i,
.e en ando, da ecchio
alienis a impeni en e che sono, di ca a ne un'ap-
plicazione allo s udio del ma oide, io a e a al-
li o la s ada.
Non è poe a chi uole, e non è chi uole, po-
pola e. E necessa ia una dose di g ande du i-
li à e lucidezza; e non bas a, come io c ede a,
so ola e sulle ci azioni, ma bisogna condu e
il
pubblico passo pe passo ; se no, a e à che
egli, o a osi all'imp o iso sop a una s ada
igno a,
non sappia o ien a si, ed accusi dèlla
p op ia con usione non già sè s esso, ma la sua
guida.
Quando qualcuno legge un lib o pe sollazzo,
si e ma ai a e elli che gli si adducono, senza
sogna e che i sia so o una conclusione. Meno
anco a sogne à che l'au o e p e enda da lui la
conoscenza delle al e sue ope e, senza le quali
mol e delle eo ie addo e de ono semb a e bi-
slacchi pa adossi ; e così io a endo, in al o
la-
o o, 'con pa ecchie cen inaia di esempi, mo-
s a o la equenza della pazzia nell'uomo di
genio e le agioni anzi pe cui l'uno a icenda
si as o ma nell' al o,
e
gli speciali ca a e i
dei ma oidi, ammisi quelle dimos azioni, dopo
le quali poche asi col e a olo nelle le e e
di Cola da Rienzi, nell'^+io ^^ bas a ano pe
mos a e l'indole mo bosa dei lo o au o i.
Un al o di e o capi ale si aggiunge a in quel
lib o : la mancanza d'ogni misu a nella diagnosi
delle nos e piaghe. I1 e o u i dicono d'ama lo;
ma ei de 'esse e un e o anodino, che non ci
guas i le diges ioni ; un e o debi amen e il-
a o a a e so lo s accio dei pa i i e degli in-
e essi.
Ti concede anno, pe esempio, di mal a a e
un Tizio, pu ché abbi cu a di non i ela e le ma-
gagne di Cajo : e giu a, anzi, che quelle sieno
glo ie e non magagne, e lascia anquilli i po en i,
sian pu e p epo en i, anzi... appun o se ali.
Qui o o che i c i ici hanno p op io agione.
Che dia olo! Siamo in un'epoca di se a ica con-
en a u a, e u i acciamo il bocchino d'o o, ed
abbiamo con e i o in u iboli le ie e alaba de
quando in al'epoca uno, in ece di miele e di
incensi, a in busca di bas ona e e di be e, pe
di ci che noi con ondiamo la calma con l'apa ia;
che non si p o ede sul se io al deli o coll'es en-
de e la giu ia; e all'igno anza con dei b ani di
ca a so o o ma di legge; e alla ques ione so-
ciale, dimen icando l'ag icola; e all'ag icola di-
men icando i pellag osi ; che non si p og e-
disce ip is inando le p eis o iche c emazioni ,
oh!
cos ui
non conosce il
suo
empo.
E
mi si
a un
appun o p op io di ciò, che

--
VIII --
io spe a o osse un an o: dell' a e e en a o
di s onda e la leggenda osea che in olge e
con onde la s o ia di alcuni idoli nos i. Oh! che,
isponde ei, non ne abbiamo abbas anza delle a-
ole che dobbiamo u icialmen e acce a e, pe ché
ammesse pe e e dai pi
e]
, da do e e aggiunge i
anche quelle che passa ono pe la men e d'un
omanzie o, o a i deli i d'un popolo che in-
neggia ad e oi che p ima ado a a, poi calpes a a
e de ide a, semp e senza comp ende li ?
A che
se i ebbe o gli s udi se do esse o ene e
die o e non p ecede e i po a i della pubblica
opinione? A che se i ebbe una i a passa a in
mezzo a ice che speciali, se non desse di i o a
so ide e alle isa degl'igno an i, e ad impo si,
senza spa alde ia, ma senza esi anza, a colo o
che, essendo col i negli al i ami, p e endono e
nol sono nel os o ?
L'allon ana si dalla leggenda non è, del es o,
già pe sè, semp e un p og esso? E non ci pe -
me e di spiega ci dei a i che, inché agoleg-
giano in un mondo nebuloso ed ince o, po an
des a e negli uomini olga i s upo e ed anche
dile o, ma imanendo pei sa i un mu o ed inu-
ile enigma?
P endiamo, ad esempio, il Cola da Rienzi. Come,
colla sua leggenda, conne e e il suo p incipio colle
- IX
eplica e cadu e, le sue ane imp ese colle sue
gigan esche p opos e, ecc.? E, ammessa la leg-
genda, quali applicazioni u ili se ne possono ca-
a e di più che dalle epiche imp ese di O lando e
di Rinaldo? Men e, in ece, seguendo solo i lumi
della s o ia e e i icando la leggenda coi lumi
della psichia ia, se ne spiccia un aggio che non
solo ischia a una se ie di a i s o ici male com-
p esi, ma ci aiu a a spiega e alcuni a i che non
ci sappiamo spiega e, malg ado si s olgano so o
i nos i occhi, come i ion i di Lazza e i e
di
Coc-
eapielle : e ci a in a ede e anzi una eo ia sulla
genesi di quei g andi a enimen i s o ici che
sono le i oluzioni, cui mol i anche non miopi
ingegni de i a ano così spesso da casuali inci-
den i, oppu e lascia ano inesplica i, anzi (che è
peggio) non p esen endo che alcuno c edesse
necessa io di o a ne la soluzione.
La agione in ima, pe ò, di u o ques o s a
nella p o onda igno anza che c'è, anche nel pub-
blico col o, pe quan o occhi la psichia ia. La
nos a educazione classica, classica così pe di e,
chè nel ondo la maggio pa e non a che impa-
a e (Dio sa con qual an aggio!) come lo s esso
ogge o si chiami e si declini in ecchie lingue,
po andoci ia i più begli anni e le più belle o ze
della nos a gio inezza, non ci lascia, si può di e,
un ma gine su icien e pe le cognizioni più so-
lide e pi
el
u ili. Non 'è nessuno della buona so-
cie à che igno i chi sia Romolo o Ulisse, o igno-
andolo non se ne e gogni; ma, ice e sa, cosa
sieno i e ibili ba e i che sono i pad oni della
nos a i a, come si espi i e come e pe chè si
cammini,
oh!
ques o pochissimi sanno, e pochis-
simi si e gognano d'igno a lo; a i ede ci poi
in ce i p oblemi di psichia ia, sconosciu i
pe -
sino
a
mol i
medici!
E in an o enomeni psicologici e s o ici, anche
olga i, es ano comple amen e un enigma; pe
esempio, noi non sappiamo spiega ci come si ma-
ni es asse o quelle e e epidemie psichiche del
medio e o e dei empi an ichissimi, nè comp en-
diamo cosa osse o le s eghe,
i
p o e i,
i
san i,
gli o acoli, i mi acoli, e, come ed emo, ci s ugge
la causa di una g an pa e delle i oluzioni. Ogni
ol a che un enomeno psicologico si p esen a
all' imp o iso al pubblico , come l'ipno ismo, e
s'impone pe la sua g a i à, des a una s ana
ma a iglia
e pe poco non
ci a i o na e alle c e-
denze dei empi sel aggi, come ce o accade
quando degene a nelle edi spi i iche.
E 'hanno uomini indegni di ispe o pe chè
oppo di mala ede, che g idano ai miopi lo o
seguaci in le e a u a, in di i o, come dei pie-
_
ya
coli me ciai imo osi d'ogni conco enza: Gua -
da e i da ques i alienis i in aso i che scon inano
e in adono i nos i campi!

Po emmo noi i-
sponde e: Se in adiamo, gli é pe ché siamo o i,
e oi sie e dei deboli, malamen e agg appa i al
passa o.
Quando si applica ano, e il cos ume non é an-
co a scompa so, la eologia e poi la me a isica,
che sono la negazione della e a scienza, alle
quis ioni p a iche e sociali nonché alle isiche,
al-
lo a il danno e a g a e, e sa ebbe s a a
u ilis-
sima, e non i u, l'opposizione; ma che male i
ha quando si applichi una scienza u a desun a
dai a i a spiega e dei a i che p ima non si
comp ende ano? Chi sí lagna, o a, pe la in u-
sione della chimica, della meccanica in u i i con-
gegni della nos a i a se non sono i nemici di
ogni mo imen o ci ile ?
E no isi, poi, pe suggella e la scon i a di co-
des i a e sa i: che non sono p op io an o
gli
alienis i che si acciano innanzi ad es ende e le
applicazioni della lo o scienza
(pe is ano caso,
in I alia, meno poche eccezioni, u i sono ad a -
e si o iepidi-amici a ques 'idee), quan o gli uo-
mini di g ande ingegno come il Ribo , il Taine,
lo Spence , il Mau y, il Guyau, il Fe i, il
Ga-
o alo, il
D ill, il Campili, il Fio e i, il Puglia,
--
4
--
igua dano il suo u icio, il suo mes ie e, il suo cibo ;
quando quindi ediamo, p. es., un endi o e di u a
applica si quasi con inuamen e a a e agionamen i i-
loso ici, od un bi o sb accia si a a il ilan opo, come
il Bosisio, noi dobbiamo sospe a e che la sua men e si
o i in uno s a o ano male.
Ma, ben in eso, ques a ano mali à, a chi ben i
s udia, non é mai isola a; quasi semp e si osse ano
in cos o o, insieme alla esage azione, anomalie ca-
a e is iche, lasciandosi essi, pe esempio, di ige e
negli a i da una ima (come colui che ole a ucci-
de e un po e o cu a o pe ché « cu a o » ace a ima
con « c oa o »), od adope ando pa ole an iqua e e s a-
nie e, od esage ando nelle minuzie o nei simboli, ecc.;
od applicandosi ad a gomen i poco ada i alla lo o
condizione, come, pe esempio, il Lazza e i, quando,
ca e ie e, olle onda e una nuo a eligione ; od in
una di ezione inu ile od anche dannosa, come, pe
esempio, quella M. che ipone a i suoi aghi in una
se ie innume e ole di sacche i inchiusi l' uno nel-
l'al o, ecc.
Hanno alcuni un esage a o sen imen o dell'o dine;
così, pe esempio, una mia clien e, pe la mania del-
l'o dine, quando alloga a nel casse o la bianche ia, ne
i aglia a quella che essendo più lunga non appa isse
abbas anza allinea a.
Così non di ado i pazzi acciano bei disegni, ma
in cui si a isa qualche di e o ca a e is ico.
Uno, pe es., nell'esegui e un la o o di paesaggio,
ascu a la p ospe i a come un Giapponese, pe den-
dosi in ece a disegna e con una cu a esage a a ce i

^!1111^1
11
^ l u ,
III'^ lilill I
ITIII:IV'^:
1
S—
pa icola i minu issimi ed inu ili a a o ( edi a ola I).
Eppu e con u oció iesce, g azie all'o iginali à, ad un
e e o mi abile, come o a ono Boi o e Cas ellazzo.
Al i, come un monomane s udia o dal Raggi, ip oduce
nelle scol u e u i i ca a e i degli a is i p eis o ici e
medioe ali. Ques e anomalie si osse ano specialmen e
nei pazzi e edi a i, monomani in ispecie, e nei ma oidi,
sui quali più a lungo ci e me emo.
I
paz
z
i e edi a i,
sc i e Magnan (z), o ono ca a -
e i isici e psichici speciali, che li anno dis ingue e
da u i gli al i, e in dai p imi anni di i a.
Spiccano in essi la disa monia in elle uale, lo squili-
b io non solo a le acol à men ali, e gli a i in elle uali
da una pa e e le inclinazioni dall'al a, ma anche a le
a ie acol à men ali. Cosicché si hanno degli imbecilli
mol o a i ad uno o ad al o la o o psichico ed incapaci
a a o pe u o il es o; e ció pe chè le lesioni dei
cen i sono in essi i egola men e dis ibui e, alcune
essendo bene s iluppa e, men e es ano quasi com-
ple amen e a o iche le al e.
Alcuni sono do a i di o ime acol à in elle uali, ma
di e ano delle mo ali; al i al con a io, mo alissimi,
sono ma i a a o o pochissimo capaci a u o che i-
chieda la o o men ale. Magnan ci na a d'uno, di co-
des i squilib a i,
il quale o u ò pe più anni sua moglie,
obbligandola ad udi e dei disco si che du a ano pe in-
ie e no i ed in cui o mula a lamen ele pun o gius i i-
ca e : quando egli a e a pa la o pe se e od o o o e
(a)
Dei segni mo ali della ollia e edi a ia. — Ann. méd.-psych.,
1886.
-- 6 --
e a soddis a o e la amiglia po e a anda si a iposa e:
ebbene la iglia di ques o pa la o e no u no comincia,
o a, e so le o o o e di se a le sue a inghe e non i-
nisce che al ma ino; e g andemen e si i i a se non la
si ascol i o se si en i di a la ace e.
Ma oidi.—
Una o ma nuo a(I), quasi
semp e
conge-
ni a (2) di aliena i, é quella ch'io chiamo dei ma oidi, che
si a icina all'imbecilli à da un la o, e alla monomania
dall'al o, ma ha ca a e i suoi ben spicca i. E p ima
di u o ha pochissime di quelle anomalie che si chia-
mano dagli alienis i degene a i e, e che de o mano la
isonomia. Sop a un g uppo di 3o di cos o o, solo
21
ne p esen a ano, e ben poco spicca i:
12
cioè con
2
a-
nomalie ; due soli con 3 ; con 4, due; con 6, un solo; e
quasi u i ques i ul imi g a omani. I più spicca i anzi
a e ano una isonomia in elligen issima ed a monica.
Un al o ca a e e nega i o è la conse azione degli a -
e i pe la amiglia, ed anzi pe gli uomini in gene e, che
a ino all'esage a o al uismo; pe quan o pe ò nell'al-
uismo s esso en i in mol i la g ande lo o ani à.
Bosisio pensa ino al benesse e dei pos e i.
Così Dim... ama la moglie, i nipo i, la o a con i-
nuamen e pe la amiglia; così Cianche ini man ene a
la so ella so domu a; il Lazza e i ado a a la moglie.
Nel ca ce e, pochi dì sono, do endo a e una as-
( ) Il pubblico ha a e a a e a a sua la pa ola, ma non il
conce o: c ede si a i di mezzi pazzi: in ece sono cos o o,
come si ede qui, qualcosa di più e qualcosa di meno dei e i
pazzi, pe ché il lo o deli io é pe pe uo e congeni o, men e
d'al a pa e è assai meno in enso e senza pe di a degli a e i.
(2) Vedi il mio
Genio e Follia,
sa
ediz., To ino, Bocca.
C.
LOMBROSO -
T e T ibuni.
Ta .
i.
GUITEAU.
2.
PASSANANTE.

_ 7 --
usione di sangue, pe de i assai empo pe o a e
un indi iduo sano cui ca a e del sangue; u i si i iu-
a ano: appena lo seppe un ma oide, isico, si o e se,
e s'adon ò anzi quando io non lo olli usu ui e.
Ed hanno in gene e pe e amen e conse a o, e in
esage a o, il senso dell'o dine: quasi semp e sono sob ii.
Bosisio si nu e di polen a senza sale; Passanan e solo di
pane; Mangione con i 3 soldi di ceci e agiuoli ; Cian-
che ini a i ò a o ma si col ispa mio un piccolo pe-
culio, acendo il po inaio d'una case ma.
L'in elligenza lo o, sulle p ime, non semb a o i e
no e oli anomalie; e' sono spesso di una no e ole u -
be ia e abili à nella i a p a ica, pe cui alcuni iescono
medici, depu a i, mili a i, p o esso i, consiglie i di S a o;
ma hanno di pa icola e e di mo boso una labo iosi à esa-
ge a a in ma e ie es anee alla lo o p o essione e sp o-
po ziona a alla lo o non ele a a in elligenza; a i i à,
ma non a i udine, insomma, pa i a quella del genio.
Ma anco a il ca a e e p e alen e s a nella singola e
abbondanza degli sc i i. I1 pas o e Blue ha lascia o
nien emeno che 18o lib i l'uno più insulso dell'al o.
II
o naciaio Mangione, che pe giun a e a s o pia o
nella mano e non po e a sc i e e, si p i a a del cibo
pe po e e s ampa e, e pa ecchie ol e spese più di
zoo scudi al mese coi ipog a i. Di Passanan e sappiamo
quan e isme di ca a e gasse, e come egli desse più
impo anza alla pubblicazione di una insulsissima le -
e a, che alla sua p op ia i a.
Qualche ol a le lo o s ambe ie e' si accon en a-
ano di sc i e le e s ampa le senza di onde le al pub-
blico; eppu e c edono che esso le debba conosce e.
In ques i sc i i, ol e cio, si no a che lo scopo è o
u ile,
o assu do, o in pe e a opposizione col lo o
g ado sociale e col u a ; così un p e e depu a o i a
giù ice e pel i o; due medici anno della geome ia
ipo e ica e dell'as onomia; un chi u go, un e e ina io
ed un os e ico dell'a eonau ica; un cuoco a dell'al a
poli ica; un ca e ie e della eologia.
IJ
no e ole che in quasi u i, Bosisio, Cianche ini,
Passanan e, Mangione, De Tommasi, ecc., le con in-
zioni espos e nei lo o sc i i sono enacissime , p o-
onde, ma non e ide, sicchè non dan luogo al deli io
di azione se non pe eccezione, e quando i si associa
l'es ema penu ia; e sono di an o più p olissi e as-
su di nello sc i e e, di quan o sono sensa i e succosi
nel isponde e; si edono espinge e, solo a monosil-
labi, le obbiezioni, sal o a s oga si più a di in chilo-
g ammi di ca a, e compo a si, nel isponde e a oce,
con al buon senso, da a c ede e, ai meno do i, pe
sa ie le lo o an as iche ie.
«Il gua diano è la e a sen inella del popolo e go e no,
»
la libe à, la ci colazione della s ampa», è sen enza di
Passanan e, che semb a una logomachia, ma egli la
spiega ai pe i i con ques i e mini: « La libe à della
»
s ampa, la libe a ci colazione dei gio nali cos i ui-
»
scono la so eglianza dei di i i del popolo ».
---
Quand'io chiede o al Bosisio pe ché po asse bizza
amen e i sandali e passeggiasse in pieno luglio a capo
scope o e seminudo mi isponde a: « Pe imi a e
i
»
omani e
pe l'igiene del capo, e in ine pe ichia-
»
ma e con un segno es e no l'a enzione del pubblico
»
sulle mie eo ie. Mi a ebbe ella e ma o se io non
» ossi s a o acconcia o in ques o modo ? ».
— 9 —
Insomma cos o o, pazzi ce amen e nei lo o sc i i,
e mol e ol e più di quelli dei manicomi, lo sono poco
negli a i della i a , do e mos ansi pieni di buon
senso, di u be ia ed anche di o dine; pe cui accade
lo o il o escio che ai e i poe i e in specie a quelli
ispi a i dalla pazzia, quasi u i di an o più abili nelle
le e e quan o meno lo sono nella i a p a ica. Quindi
si spiega come mol i di ques i au o i di bizza ie me-
diche sono epu a issimi p a ici. Uno e a di e o e di
un ospedale. L'au o e dello Sco a inge u capi ano e
commissa io di gue a. Un al o, in en o e di mac-
chine quasi p eis o iche e di sc i i più che umo is ici,
é in un u icio che l'espone a con inui con a i con uo-
mini col i, che non l'hanno sospe a o mai di ollia.
La con inzione esage a a in lo o dei p op ii me i i
ha ció di speciale : del mani es a si più negli sc i i,
che negli a i della i a e nella pa ola, si che non mo-
s a i i a si, così come succede nei pazzi e anche nei
genii, della con addizione e delle is izie della i a
p a ica.
Il
Cianche ini si pa agona a Galileo e a Gesù C is o,
ma scopa la scala della case ma. Passanan e si nomina
p esiden e della Socie à poli ica e a il cuoco. Man-
gione si classi ica ma i e dell'I alia e del p op io genio,
eppu e si ada a a a da sensale.
E non sa ebbe o ma oidi se insieme alla appa enza
della se ie à e alla enacia cos an e in una da a idea,
che li a simili al monomaniaco ed all'uomo di genio,
non s'accompagnasse spesso negli sc i i la ice ca del-
l'assu do e la con inua con addizione e la p olissi à e
u ili à pazza; ed una endenza che supe a u e l'al e,
la ani à pe sonale.
16
si mise in men e di a e e il di i o di e i e u i i
p e i del suo paese, pe ciocchè, egli dice a, « il ca -
olicismo è in opposizione col nos o go e no », e
poi u i i
p e o i,
pe chè p e i e
p e o i
sono uguali;
un al o gio no en a d'incendia e la chiesa, il u o
dopo una se ie di li i e p oclami mol o sensa i e gius i,
se si uole, nel ondo, ma non nelle applicazioni.
Ho osse a o che u i ques i hanno una o ma di
sc i u a a a o somiglian e a le e e mol o allunga e
e che somigliano un po' a quelle dei agabondi.
In mol i le li i pe sonali si mescolano alle poli iche:
ed é ques a la specie che più si mani es a pe icolosa,
ai nos i gio ni ; si a a in gene e d'indi idui a cui
la sca sa col u a e l'es ema mise ia non pe me e di
s oga e pe la s ampa le p op ie idee e in cui, di ei,
mancando lo s ogo, a
p
oco a poco la i uenza delle
idee si as o ma in iolenza di a i; ale u il Sandou,
che diede mol e noie a Napoleone III ed a Billaud,
ed e a un ma oide poli ico; e ali sono pu e Co -
digliani, Mangione e Sba ba o.
Pe segui ano depu a i e magis a i, a cui, quando
non iescono nelle li i, a ibuiscono l'insuccesso. E
s endono la eazione alle più al e au o i à, i iu ansi
di paga e le mul e, insul ano i giudici, si anno gli
a oca i di u i gli opp essi. Buchne
(F ied eich's
Bla e,
187o). accon a di uno che ondò a Be lino una
socie à pe p o egge e u i colo o ch'e ano s a i mal-
a a i dai giudici, e ne mandò il p oclama al e.
Monomania
(alcuni, con uno dei soli i s upidi g ecismi,
che gio ano an o... pe non a si capi e, la chiaman
pa-
anoia) è
quella specie di pazzia, senza dep essione nè ecci-

7
__..
amen o, in cui p edomina un deli io pa ziale che lascia
appa en emen e in eg e alcune acol à del pensie o.
Ben poche anomalie p esen ano cos o o, e ciò solo
bas e ebbe pe dis ingue li dagli al i aliena i così em-
pes a i da ca a e i degene a i i; al più so ono qualche
con a u a, specie dei muscoli lesso i; più acile é
iconosce li pei ges i speciali, pel po amen o, pe la
ucca u a, si di ebbe in linguaggio comico, ice ca a
e al ie a nei p e esi e, umile e piena d'unzione nei
neo- eligiosi, e pe la sc i u a minu a, s udia a, e -
ga a qualche ol a e icalmen e od obliquamen e, con
nume osi posc i i, so olineamen i e con asi speciali
che spesso ipe ono, ed a cui anne ono un g ande
si-
gni ica o; hanno, pe es., la
scol ona,
la
go a supe io e.
Abusano poi nelle pa ole e negli sc i i di simboli
che di en ano alle ol e la lo o esclusi a manie a
di
esp ime si.
Così, p. es., si o a ono da Lazza e i lunghe s i-
scie di ca a su cui e ano disegna i ca alli con qua-
an a gambe e en i ali; un al o megalomano, c e-
dendosi dappiù degli al i uomini, sdegna a sc i e e
colle le e e usa e comunemen e e pa la e coi oca-
boli o dina i: quindi a e a una lingua sua speciale
da lui immagina a , e la sua sc i u a e a compos a
da an e piccole medaglie in mezzo alle quali e a i
un simbolo , e so o una epig a e esp imen e l'idea
che ole a indica e. Egli poi si i ma a:
Pad one del
mondo.
Ques 'indi iduo u acilmen e iconosciu o come
pazzo, ma se egli colle sue idee ba ocche osse pe
a en u a iusci o a commuo e e qualche u ba di
igno an i (come a enne a Lazza e i), p obabilmen e
I^
sa ebbe s a o accusa o di cospi azione e condanna o.
Cos ui (che e a poi pede as a) a e a con ali segni
a o un e o p og amma poli ico.
Senza a e o pe alcuno, hanno endenze ad isola si,
a i e e inchiusi nelle lo o ce chie d'idee: e spesso i
empes ano di sc i i e di lunghe au obiog a ie, men e
a oce non ogliono o possono isponde e.
Vedono negli in e mie i o a minis i che li p o eg-
gono, o a spie che li pe segui ano, o a pe sone p ima
lo o no e ; inclinano essi a in e p e a e u o quan o
edono e sen ono come ela i o alla lo o pe sonali à:
s'imba ono in un a iso d'os e ia -- li si accusa di
esse e ubb iachi. — Il p incipe ale ha il lo o nome
-- è pe ché anch'essi sono p incipi.— Un p e e, che si
c ede a pe segui a o pe ce e sue macche elle, edendo,
p. es., all'Esposizione di To ino il cane da caccia di
V. E.: « Ecco, me lo mise o qui pe mos a e che
in ece di a e il p e e o il caccia o e ». — Un e-
e ina io a degli elogi spe ica i nel gio nale ad uno
di cos o o, che c edendosi danna o, a ea egala o una
g ossa somma ad un sindaco ; il c ede es e? esso andò
su u e le u ie — p e endendo che l'elogio pa endo da
un e e ina io, ole a signi ica e: esse egli una
bes ia.
Uno a endo edu o della paglia nella s ada: «
E
segno,
dice,
che non i do e a anda e » .
Se una mosca
cade mo a nel suo pia o : « È
pe indica mi che é
a elena o ».
Hanno illusioni in cui edono le pe sone colla
accia d'un al o.
Vi é qualche mis e o so o,
dicono,
e li cominciano a issa e sul gesui a, sulla polizia,
sul magne e. A endo esage a o insomma in s ano
--- 19 —
modo il senso della p op ia pe sonali à edono se
s essi designa i nei lib i, come p o e i, pe la s essa
agione che sono bas a di di e , ecc. , o scop i o i
della quad a u a del ci colo, c ea o i di nuo i pa i i.
In gene e l'idea issa comincia a ge mina e len amen e
in quegli indi idui p edispos i, in segui o ad una o e
emozione o una i a sensazione.
Un magis a o di medioc e in elle o, comincia a
issa e che gli ogge i di ame nuociono alla salu e
e lo o a ibuisce le mala ie sue e degli al i.
Una agazza, che già sino da 16 anni mos a a una
endenza a p eoccupa si delle cose più u ili , sen i
pa la e di un cane a abbia o che a e a mo sica o
un
al o cane; e i a non solo i cani, ma gli ogge i che
possono esse e s a i da lo o occa i, pe ino le co de
della la andaia ed il buca o, poi i suoi geni o i, pe ché
non p ende ano p ecauzioni su icien i; più a di co-
mincia a sospe a e ino delle lo o esalazioni.
Hanno poi una g an endenza all' in e p e azione
mis ica, ai simboli sessuali hanno (dicono) pollu-
zioni ele o-magne iche --- isioni di san i nudi. Ma-
s u bandosi uno c ede a c ea e dei mondi nuo i, e si di-
pinge a in uno s ano quad o a colo i, che io posseggo,
nell'a o di abb ica e a ques o modo dei piane i, men e
due donne ignude lo con empla ano mol o da icino,
e dall'al o lo so eglia a un' aquila eno me con un
g andeNapoleone accoccola o su una piccola mon agna.
Nei lo o aziocinii con inissimo c i e io en ano
dimos a e la e i à delle più assu de asse zioni ; pe
es., se si dicono impe a o i, igli di Napoleone, non
con engono, come anno i pa ali ici, d'esse e nel me-
2 0 -
desimo empo calzolai, ecc., ma lo negano ecisamen e;
e non asse iscono d' esse e di en a i e , impe a o i
u o d'un a o, ma in segui o ad a enimen i che
hanno qualche e nice di p obabili à; e ano bas a di
di quella impe a ice che gode a u 'al a nomea che
di cas i à come Ma ia Luigia, e ne u ono a ida i a colei
che po a o a il nome della lo o mad e, ecc.
Ed una ol a che ques o deli io pa ziale si o gana
p esen a una enaci à s ao dina ia.
Tu i gli acciden i della i a essi li in e p e ano nel
senso di quello. Qualche ol a, è e o, alla p ima con-
addizione con engono dell'assu do, ne idono anche,
ma pe lo più non amme ono di sbaglia e, se non pe
un g ande in e esse lo o pe sonale (e i a e la eclu-
sione, ecc.) o non siano colpi i da una po en e emo-
zione che li accia ien a e momen aneamen e in se
s essi, come la spe anza di endica si, lo spe acolo
di mol e pe sone minacciose o se e e, dei giudici, pe
es., od i supe io i.
Non hanno, sulle p ime, allucinazioni ; ma ques e
pullulano so o al igoglio delle idee pe secu o ie, ed
allo a passano ad a i illogici : anno dalla polizia a
lagna si, p o es ano, iaggiano pe uggi le, s'i i ano
se si a osse a e che u ono essi che diede o luogo
a quelle scene, coi lo o sospe i e colle lo o azioni.
Alle ol e es ano immobili o i iu ano gli alimen i,
pe chè sen ono p e esi o dini supe io i, che se man-
gino o se si muo ano sa ebbe o mo i. Una donna
icchissima e mol o educa a un gio no si ide de e-
ca e in mezzo alla s anza, e ció pe chè nella la ina
e a i un sis ema di len i e macchine ele iche che
---
Z
I ---
le
occasiona ano delle s ane sensazioni. Fa ina sen e
ogni ol a che a alla la ina le oci
Cesa ó e pun a
che lo indusse o pe dispe azione all' omicidio. —
Qualche ol a cominciano dopo qualche empo a cal-
ma si, a dubi a e di sè, oppu e si as o mano in o ma
c onica.
In gene e pe ò (e ciò illude l'au o i à ed il pub-
blico sul lo o s a o) hanno un con egno passi o, di
di esa; es ano anquilli, anche quando son colpi i da
allucinazioni dolo ose o da idee di pe secuzione (chiu-
dono le ines e pe no d lascia en a e il nemico)
e in ciò si dis inguon dai maniaci e dai melanconici.
Solo l'in ossicazione alcoolica, il calo e o eddo ec-
cessi o, o la opposizione oppo enace li spinge à a
comme e e a i assu di e e oci e pe poco empo.
Un ce o Gianine i, cui la icinanza della Reggia di
Moncalie i inspi ò deli io ambizioso c ede asi p o-
p ie a io di quel R. Cas ello, sposo di una Napoleo-
nide e paci ica o e del Tonchino : minaccia o s upi-
damen e di mul a e ca ce e pe ché non isgomb a a
abbas anza p es o la ne e dal suo po one, egli, che
c ede asi in ulne abile , g azie ad un ce o e ol e
che Re Umbe o a ea occa o — spa ò addosso ai
RR. Ca abinie i
e
alle Gua die del Comune, sicché
diè luogo ad una e a ba aglia. Eppu e egli e a p e-
siden e di una io en e Socie à ope aia — e da u i
chiama o come gia dinie e modello.
Malg ado il deli io , la p eoccupazione esage a a
della p op ia pe sonali à e l' allucinazione , 1' in elli-
genza è spesso acu issima; e sc i ono spesso dei lib i
(uno ne inse ii nel
Genio e ollia)
lib i che sono, anzi,
in opposizione colla lo o col u a, colla lo o posizione.

-- 2 2 _`
Pe ché l'essenziale ca a e e di ques i è l'o igina-
li à,
sicchè iescono in combinazioni o e uomini anche
di una col u a e di un ingegno supe io e non iesci
ebbe o : pe es., quel Gianine i, un po e o ag icol-
o e, e a giun o a modi
i
ca e senz'omb a di col u a
meccanica, una macchina id aulica enu a dall'es e o,
con dei congegni che a ebbe o a o ono e ad un
ecchio specialis a.
Tu o ciò gio e à a a ci comp ende e pe ché si
spesso i g andi p og essi poli ici e eligiosi delle na-
zioni siano a ua i od almeno de e mina i da pazzi o
semi-pazzi. -- Gli è che in essi sol an o si può o-
a e accoppia a all'o iginali à, che è p op ia dei genii
e dei pazzi, e più anco a di quelli che sono l'uno e
l'al o insieme, l'esal azione capace di gene a e una
al dose di al uismo che alga a sac i ica e i p op ii
in e essi e la i a pe a conosce e e spesso acce -
a e í nuo i e i al pubblico, a cui ogni no azione
è
semp e inacce a, e che se ne endica non di a o
col sangue.
« Osse iamo
(dice
Maudsley) come cos o o sono
a i a scop i e le ie econdi e del pensie o s a e ne-
gle e da ingegni più gaglia di .e cosi p oie a e sulle
cose una luce nuo a.
« Si no a ques a endenza anche in mol i di quelli
che non hanno genio , e neanche alen o; essi ba -
ono ie in en a e nell'esamina e le cose, e nell'ope-
a e si s accano dall'andazzo comune. È singola e la
indipendenza con cui aluno d'essi discu e, quasi os-
se o semplici p oblemi di meccanica , a gomen i ed
a enimen i che il comune pensie o cop e di un os-
— 23
sequio con enzionale; quindi nelle c edenze sono in
gene e e e ici, spessissimo incos an i, pe ché acili a
sbalza e da un es emo all'al o, o e o , con o a i
da una ede p o onda nell' opinione che hanno spo-
sa a , spiegano uno zelo a den e , incu an e di ogni
os acolo, non edendo , innanzi , i dubbi che si pa-
ano da an i ai pensa o i sce ici e calmi ».
Quindi spesso sono i o ma o i.
Ben in eso che essi nulla c eano di pun o in bianco,
ma solo de e minano i mo i la en i p epa a i dal empo
e dalle ci cos anze, comechè g azie alla lo o passione
del nuo o, dell'o iginale, essi si ispi ano quasi semp e
alle ul ime scope e o no azioni, e da ques e pa ono
pe indo ina le u u e. Cosi Schopenhaue sc isse in
un'epoca in cui il pessimismo incomincia a a eni (li
moda, mescola o al mis icismo ed all'en asi, ed egli al o
non ece che onde e u o ciò in un sis ema iloso ico.
Lu e o iassunse le idee di mol i con empo anei e
p edecesso i -- bas a ico da e Sa ona ola,
Che se ques e idee sono oppo disco di dalle opi-
nioni p e alen i nei popoli , o oppo assu de, esse
cadono col lo o au o e, spesso anzi lo ascinano seco
nella cadu a.
Il
pazzo (Maudsley) è in con addizione coli' opi-
nione dei più, e cosi pu e in sulle p ime il i o ma-
o e, ma ques o inisce pe esse e acce a o, il pazzo
pe es a e solo colla piccola schie a di quelli che ne
subi ono il con agio
('esponsabili y,
p. 48).
Dopo ciò sa à acile comp ende e il mi acolo di
Cola da Rienzi.
i
CAPITOLO II.
Un T ibuno medioe ale.
E a il 1330 ; Roma inabissa a nel caos. « Ogni
•
die (dice uno s o ico, Ze i ino Re,
Vi a di Cola, 1a,
»
pag. 5), si comba ea; Re o i non ne a ea: do 'e a
»
loco di e gini si i upe a ano ; le piccole zi elle
»
si iacca ano. Le mogli e an ol e al ma i o nel
•
p op io le o, i la o a o i quando anda ano a la-
»
o a e e ano de uba i alle po e di Roma. I pel-
»
leg ini scanna i ». La pace (sc i e a il Pe a ca,
`7
,
e um amil.,
u, Ep. 9, 1335), « é bandi a da co-
»
es i luoghi non so pe qual deli o del popolo o
»
legge celes e.
« Il pas o e in igila nei boschi, a ma o, più e-
»
mendo i lad oni che i lupi : lo ica o é il colono.
»
Nulla si a a senz'a me. Qui non egna pace, non
»
umani à, ma gue a, odio, e u o ciò che asso-
»
miglia ad ope azioni di malo spi i o ». I monu-
men i se i ano di incee ai nobili con o il popolo,
che e a impo en e con o la lo o i annia, ingaglia -
di a dall'a e essi dimo a nell'ag o su cui a e a spe-
ciale p e ensione il pon e ice. Pe cui, nemmeno le
i oluzioni di piazza iusci ano a libe a nelo,
3a-
-
Che ogni ione di Roma a ebbe un g anaio pubblico.
Che se un omano osse ucciso in se izio della
pa ia, i suoi e edi ne a ebbe o zoo li e se e a un
an e, e i oo io ini se e a ca alie e.
Che le ci à e o ezze a ebbe o solda i ol i dal
seno del popolo omano.
Che ogni accusa o e che non po e a gius i ica e la
sua accusa anda a sogge o alla pena cui sa ebbe s a a
condanna a la sua i ima.
Che non si dis ugge ebbe o (come in u i i Comuni
allo a a eni a) le case dei condanna i, ma and ebbe o
al
Comune.
Il Cola ebbe da quel pa lamen o popola e signo ia
piena della ci à; si assunse a compagno innocuo il
Vica io del Papa, si in i olò T ibuno e ece e amen e
mi acoli; es i uì la pace do e e a il caos; po è ede e
china i a' suoi piedi i supe bi ba oni, pe ino il ibelle
e po en e p e e o di Vico. Ese ci ò una gius izia se e a
con u i, coi pii po en i come coi popolani. Degli
O sini, dei Sa elli, dei Gae ani, u ono da lui, pe ché
iola o i della legge, a i appicca e,
e,
quello che è
più, anche dei p e i, come il monaco di San 'Anas asio,
impu a o di pa ecchi assassinii.
Col così de o T ibunale di pace iamicò
i 800
ci -
adini, p ima nemici mo ali. Abolì, o meglio, en ò
aboli e l'usanza se ile del i olo del Don, che pu e
se peggia u 'o a a noi nel sud ; p oibì il gioco dei
dadi, il concubina o, gli inganni sui commes ibili,
con che si guadagna a più il a o e della plebe. C eò,
in ine, una e a milizia ci adina, una e a gua dia
nazionale !

3 3 —
Fece dis ugge e u e le a mi dei nobili sui pa-
lazzi, sugli equipaggi e sulle bande, non do endosi a e e
in Roma al a signo ia che quella del Papa e la sua.
Ris abilì una assa di i ca lino e
4
dena i pe uoco
in
ogni
illa e ci à del dis e o di Roma, e u ob-
bedi o sino dalle comuni à di Toscana, che po e ano
addu e p e es i pe esime sene — ed i ice i o i non
ba-
s a ano alla bisogna --- e u i i go e na o i (meno due)
si so omise o, e pe sino is i uì una specie di giudice
di
pace, di concilia o i, anche pe le ques ioni penali.
Fece anche di più. Immaginò, egli, p imo,
quan o
nemmeno Dan e a e a pensa o : un'I alia che non
osse Guel a, né Ghibellina, con a capo il Comune
di.
Roma, in cui, p imo, in I alia, come il con empo aneo
Ma cel a Pa igi, en ó di aduna e (e non u comp eso
che da 35 Comuni), un e o Pa lamen o nazionale (z),
T aspo a o, in ine, in A ignone seppe compie e la
imp esa che io c edo maggio e di u e l'al e; a si,
dopo an e ope e e pa ole nemiche alla Co e papale,
pe dona e da colo o che non pe donano mai, i p e i,
e p e i di quel secolo e oce ed implacabile, e a si
imanda e, benchè pe poco, e benchè in posizione
subal e na, ad un pos o che a ebbe do u o esse e pe
essi la maggio e delle minacce (2).
(
I
)
Vedi
PAPENCORDT,
Cola di Rieno,
I844. —
GREGORO-
ius,
S o ia della ci à di Roma,
i, p. 267.
(2) Vi con ibuì l'opinione pubblica acendone, nella sua igno-
anza, come dice il Pe a ca, un g an poe a; e quelli, bisogna
pu di lo, e ano empi in cui si a e a un maggio e ispe o
delle opinioni che non o se ai nos i.
Chi più disse male dei i anni i aliani, omani in s
p
pecie, di
— 34
Pa^^ia. --
Ma u i ques i mi acoli , ahimè ! non
du a ono che pochi gio ni; egli che nei conce i po-
li ici supe ò non solo i con empo anei, ma pe sino
mol i mode ni, e p e enne nell'idea uni a ia Mazzini e
Ca ou , e a ce amen e un monomaniaco. Come, in a i
conco dano gli s o ici Re e Papenco d , se e a g ande
nei conce i, e a ince o e nullo nelle cose p a iche.
Ben il mos ó, pe esempio, quando a endo a u o in
mano il suo nemico più g ande, il p e e o di Vico,
lascia alo anda e enendone in os aggio il igliuolo ; e
quando non app o i a della i o ia inspe a a sui Ba oni.
Incapace, semp e, di p ende e una isoluzione che
non osse eo ica, c ede a ope a e u o in g azia dello
Spi i o San o (Papenco d ), con cui abbiamo edu o
da inizio alle sue imp ese.
Con e mossi ieppiù nella sua ollia pe una e esia
so a in quei gio ni, secondo cui lo Spi i o San o do-
ea igene a e il mondo, e sop a u o dal a o, mol o
innocen e pe sè, che una colomba discese men e egli
mos a a al popolo uno dei suoi quad i allego ici. A
quella a ibuì il suo elice p incipio, come all'ispi a-
zione p o e ica a ibuì la i o ia con o il Colonna
Dan e e di Pe a ca che u ono lo o ospi i! Chi sen i mai che
Dan e, Pe a ca osse o scomunica i pe le in e i e cosi ie e
con o la Co e
Pon i icia!
Fo se anche in quei empi ba ba i
la le e a u a e a ci cosc i a a così pochi che poco in lui a
nella g ande poli ica (né mol o si può di e i con ibuisca o a)
e che la olle anza po e a non esse e al o che iglia di una
gius a noncu anza — e anche di quella pau osa ammi azione
che des a una cosa oppo a a.
-- 35
---
(Vi a,
I,
32), e con o il P e e o (id., , 17). Negli
a a i più g andi c ede a d'ascol a e in se s esso, pe
sogno od al o cenno, la oce di Dio, con cui si
con-
siglia a e a cui u o i e i a.
Sos enu o dal p es igio di ques a ispi azione, de -
a a anche leggi eligiose, l'obbligo, pe esempio, della
con essione una ol a l'anno, pena la pe di a di un
e zo dei beni. Nel momen o in cui do e a c ede si
icino a mo i e, nella ca ce e di P aga (le e a á a
Michele), epu a a di esse e i ima di macchinazioni
diaboliche, o di ubbidi e ai ole i celes i, pe cui :
« Bacio, sc i e a, il chia is ello del ca ce e quasi un
» dono di Dio ».
Con addizione e deli io. -
E non manca ono in lui
le soli e con addizioni speciali ai pazzi. Egli,
eligiosis-
simo, si pa agona senza esi a e a Gesù C is o, solo pe
la coincidenza di a e e a 3 3 anni (l'e à in cui G, C. sali
in Cielo) o enu o una i o ia; ma, dopo le pa i e scon-
i e si pa agona anco a a lui, con uno di quei giuochi
di ci e comuni agli aliena i, pe ché e a esulo 33 mesi
alla Majella, p op io come poi Lazza e i, in un e emi-
aggio sel a ico, in mezzo a ce i allucina i, seguaci
dello Spi i o San o che gli p o e a ono la sua i inci a
e l'impe o anzi del mondo. — P e alse sop a u o in
lui il deli io megalomaniaco, il che spiega in g an pa e
ques e con addizioni. Ei c ede e di accoglie e in sè
u e le spe anze d'un Messia d'I alia, che do esse i-
s au a e nien e meno che l'impe o, anzi edime e
il
mondo ! (Papenco d , doc. 83).
Un gio no si le ó dal ono, ed a anzandosi e so
i suoi edeli disse ad al a oce : « Noi o diniamo al
L
UM
BROSO,
T e T ibuni

3,
-36
Papa Clemen e di p esen a si al nos o ibunale e di
abi a e in Roma e diamo lo s esso o dine al collegio
dei ca dinali. Ci iamo da an i a noi i due p e enden i
Ca lo di Boemia e Luigi di Ba ie a, che si p endono
il i olo d'impe a o i. Comandiamo a u i gli ele o i
dell'Allemagna di in o ma ci pe qual p e es o abbiano
usu pa o il di i o inalienabile del popolo omano, il
quale é l'an ico e legi imo so ano dell'impe o ».
Quindi asse uo i la sua spada, l'agi ò e ol e
e so le e pa i del mondo, e nella sua s a aganza
disse e ol e: « E anco ques o mi appa iene ».
E u ociò pe ché, pe a e a o un bagno nella asca
di Cos an ino, scandalizzando pe ciò i suoi seguaci,
c ede a a e ne e edi a o il po e e.
Men e egli così ope a a, il lega o papale, dal
cui
con-
co so solo po e asi anco a ino ad un ce o pun o giu-
s i ica e an a bizza ia, p o es a a con u a la o za che
gli pe me e a la sua sca sa ene gia ! Sa ebbe .p esso a
poco come se il console di San Ma ino si me esse
in
men e, pe a e a u o i su agi
a pieni o i, o pe
a e po a o il cappello di Napoleone I, di po e chia-
ma e da an i il
suo
u icio gl'impe a o i d'Aus ia, di
Ge mania, di Russia, con qualche Duchino pe giun a.
E pazienza anco a ai nos i empi in cui, almeno a
pa ole, si p e ende che il di i o p imeggi sulla o za,
ma allo a!
N e quella li e a una momen anea scesa di capo.
A noi es a anco a la comunicazione diploma ica (12
agos o) des ina a agli impe a o i dopo quella ma esca
ce imonia ea ale. Ne ca iamo alcuni passi (Oxemio,
De ac is pon i ic.,
om. 2° e 3
0
) :
— 37
« In i ù della medesima au o i à e dei a o i di
Dio, dello Spi i o San o e del popolo omano noi di-
ciamo, p o es iamo e dichia iamo che l'Impe o o-
mano, l'elezione, giu isdizione e mona chia del S. Im-
pe o appa engono di pieno di i o alla ci à di Roma
e a u a I alia, pe mol e buone agioni che noi di-
emo a empo e luogo, e dopo a e inde o ai Duchi,
ai Re, ecc., di compa i e da quel gio no ino a quel
di Pen ecos e p ossimo da an i a noi in S. Gio anni
La e ano, coi lo o i oli e p e ese, senza che, spi a o
il e mine, si
p ocede á in a an i con o lo o,
secondo
le o me del di i o e l'ispi azione dello Spi i o San o »
E u a ia aggiunge, quasi che non si osse esp esso
abbas anza ol e il in qui de o: « p o gene ale e pel
pa icola e noi ci iamo pe sonalmen e gli illus i P in-
cipi Luigi Duca di Ba ie a e Ca lo Duca di Boemia,
sedicen i
Impe a o i, o ele i dell'Impe o; inol e il Duca
di Sassonia, ma chese di B andebu go, ecc., pe ché
compaiano nel sudde o luogo da an i a noi in pe sona
e da an i agli al i magis a i, senza che p ocede emo
con o essi come con umaci, ecc. ».
E a oppo ! L'animosi à dei Colonna e degli O sini
enne sospesa pe un momen o. Essi si iuni ono pe
comba e lo, pe cospi a e.
Un lo o sica io che ole a a en a e ai gio ni del
ibuno, u a es a o, e messo alla o u a, accusò i
nobili; da quell' is an e Rienzi inco se nella so e di
un i anno , ne p ese i sospe i e le massime. Poco
dopo, con di e en i p e es i , in i ò al Capi olino i
suoi p incipali nemici, a i quali e ano anche mol i
degli O sini e e dei Colonna; giunse o pe suasi che

— 38
li
chiama a ad un consiglio o ad una es a, e Rienzi
dopo con i a ili a lau o desco li ece a es a e ; inno-
cen i e colpe oli do e e o p o a e lo s esso spa en o.
Il suono della g ande campana a endo a o acco -
e e il popolo, enne o accusa i di una cospi azione
con o la i a del
ibuno:
nè si alzò una mano od
una oce sola pe di ende e i capi della nobil à dal
g ande pe icolo.
Essi passa ono la no e in came e sepa a e, e S e ano
Colonna, ba endo alla po a della sua p igione, scon-
giu ò più ol e lo libe asse o con una p on a mo e
da una schia i ù così umilian e. L'a i o d'un con es-
so e e il suono della campana uneb e li ece o acco i
di ció che li aspe a a.
La g ande sala del Capi olino do e si do e a giu-
dica li e a appezza a di bianco e di osso come sole-
asi nei giudizi di sangue. Tu o pa ea p on o pe la
condanna, quando il ibuno, in imo i o od impie osi o,
con un lungo disco so al popolo, in
lo o di esa, li
ece
assol e e, e anzi lo o diede bene izi (P e e u a dell'a -
ma a) che do e ano esse e a mi e ibili con o lui.
Non sono cose che si acesse o a quel empo; in il Pe-
a ca o ó ch'e a s a o oppo clemen e; e il popolo
minu o l'esp esse in un modo più osceno ma anche pi-u
ene gico (cos ui eme e il la o e poi i i a le na iche).
E an a u la sua pazzia, dice l' Anonimo ( e a-
men e dice
pascia),
che li lasciò o i ica si, di nuo o,
con o lui e poi mandó lo o un messagge o pe chè gli
compa isse o dinanzi ; il messagge o u e i o, ed egli
li ci ò di nuo o e poi ne ece dipinge e due col capo
all'ingiù e quelli, a lo o ol a, gli p ende ano Nepi;
_.__.. 3
9
nè
egli seppe a e al a ende a ché annega e due
cani che do e ano app esen a li , e dopo inc uen e
ed inu ili sco e ie, o na e a Roma e indossa a la
dal-
ma ica (!)
degli impe a o i a si inco ona e pe la e za
ol a. Ma quel che è peggio caccia a in an o il lega o
del papa, Be ando (Mu a o i,
C onaca .Es ense,
XVIII,
pagina 409), ge ando ia cosi l'ul ima ànco a di sicu-
ezza nel gio no che più n'abbisogna a.
Ol e la bizza ia della consac azione a ca alie e
dello Spi i o San o, p ecedu a dal bagno nella asca
di Cos an ino (che anco a po e a spiega si colle idee
dell'epoca, ma che gli ece g a e danno, come di p o-
anazione, nell' es imazione dei più, dei eligiosi in
ispecie), commise l'insigne ollia poli ica di dichia a e
che dopo quella ce imonia il popolo Romano e a o -
na o nel pieno possedimen o della sua giu isdizione
sul mondo : che Roma e a capo del mondo, che la
mona chia dell'impe o e l'elezione dell'impe a o e spe -
a ano alla ci à, al popolo Romano e all'I alia, il che
e a ole comba e e e il Papa e l'Impe a o e. Più a di,
al
5 agos o, colla soli a sua endenza monomaniaca pei
simboli, olle inco ona si con 6 diademi di di e se
pian e ; di ede a, pe chè ama a la eligione, di mi o
pe chè ono a a la scienza, di appio, pe chè esso esis e
ai eleni (come l'impe a o e alla malizia); in ine i ag-
giunse, Dio sa il pe chè, la mi a dei e T oiani ! ! e una
co ona d'a gen o ! ! !
Tu o p o a, dice il G ego o ius, che egli a esse
in enzione di a si inco ona e impe a o e,
E come gli Impe a o i Romani dopo la inco ona-
zione p omulga ano edi i, così egli, subi o dopo, con
.^..
40 --
dec e i poe ici, con e mò a u a I alia il di i o di
ci adinanza omana.
Dopo in i, e non pe suo me i o, i nobili, egli, che
p ima u così gene oso, p oibi a alle edo e di pian-
ge e i mo i, ed anzi, in ece di p osegui e la gue a,
il
gio no dopo, con un a o inu ilmen e igliacco, che
u una delle cause della sua o ina, ecci ando u i i
suoi olon a i a mon a e a ca allo:
Segui emi,
lo o
disse,
oglio p ocu a i doppiamen e la pace.
E e' suo-
na e la omba, e li condusse, a endo alla sinis a
il
iglio Lo enzo, lá do e il Colonna e a s a o ucciso,
e con l'acqua in a nel suo sangue ne aspe se il iglio,
sen enziandogli :
D'o a in poi u sa ai il ca alie e della
i o ia.
E olle che ogni capi ano gli ba esse colla
spada nelle eni, e inì la ce imonia is amen e bu -
lesca con un disco so : « Rico da e i, ciò che o a io
eci ci accumuna a oi soli ed a noi appa iene ».
A i e pa ole che anche in quell'epoca sel aggia
appa e o così ba ba i e pazzi a quei suoi
Ca alie i
sac i,
com'egli li chiama a, ch'ei non olle o più po -
a l'a me pe lui ; e da quel momen o comincia da
una pa e la sua mani es a pazzia, dall'al a il di-
sp ezzo di u i gli ones i, esp essogli ie amen e in
dal Pe a ca in una le e a no issima al pubblico ( . s.).
Ed o a si comp ende pe chè egli osse così ene o
dei i oli pomposi in dalle p ime sue a mi : che ap-
pena egli incominciò ad adope a si pe le edo e, si
acesse chiama e lo o console , e non isc i esse in
d'allo a che con una penna d'a gen o ; come ques o
Console delle edo e,
appena o na o da un'ambascia a
ad A ignone di enisse
Console Romano ,
che é ben
41
al o ; e declamasse cin o di un be e o apun o a
co one;
come dopo o enu o il ion o dell'acclama-
zione popola e, si acesse chiama e p ima
T ibuno,
poi
T ibuno Clemen e
e
Se e o,
non badando alla con-
addizione, pu di ico da e Se e ino Boezio, di cui
a e a ado a o anzi lo s emma ; e poco dopo (giocando
nuo amen e con quelle omonimie che sono si ca e agli
aliena i ed ai ci ulli, sulla sua nomina in
AGOSTO),
T ibuno Augus o
(G ego o ius, olume 6°, pag. 294).
E quando o mai e a des i ui o d'ogni po e e e p o=
ugo e p igione, ei si i olge a al p osaico Impe a o e
Ca lo IV, comunicandogli (come ed emo) con u a
sicu ezza i suoi sogni, come osse o a enimen i eali.
A Roma, dopo la sua p ima cadu a (e u o se ques a
una delle cause della papale indulgenza), e a ipullula o
di nuo o il diso dine, a cui a e a en a o inu ilmen e
po e a gine un ibuno, es a o quasi igno o, il Ba on-
celli; nè meglio i iesci egli, i o nando o mai senza
p es igio e senza quella baldanza gio anile, che, insieme
all'e e ismo maniaco, cen uplica a le o ze del po e o
le e a o ; e u abba u o dal popolo s esso. Poiché
con o la o za na u ale delle cose non algono gli uo-
mini, siano essi pazzi di genio od anche genii comple i.
E non iesci a Pa igi il Ma cel, che dispone a di
o ze ben maggio i, e dell' alleanza colle campagne
(Jacque ie).
Deínen. a. --
Ma egli del es o non po e a a e nem-
meno i p odigi del genio pazzesco pe ché e a allo a
disceso alla e a demenza.
Da uomo pa co e sob io che pa e almeno nei p imi
empi del suo go e no, e pe cui bisogna a che si
-- 4
8
—
Pe o che ico da a i se e doni dello Spi i o San o ».
Conce o e pa ole assolu amen e pazzesche in cui a
in e eni e Dio a spegne e una amiglia di e oi pe
a e un is o bis iccio in suo ono e, egli, che poche
pagine p ima, con bugia da ipoc isia, così os o smen-
i a dai a i, a e a sc i o:
« S ando al nos o ca a e e, non olemmo im-
piega e la se e i à della spada, pe quan o gius a,
con o colo o che possiamo a ien a e in g azia
senza danno della libe à, della gius izia e della pace ».
Comica e pazzesca è pu e la manie a con cui in
al a le e a a Rinaldo O sini (22 se emb e 1347)
o pella quel suo eno me e o e di me e e in libe à
i nobili a es a i poco p ima con an i inu ili in in-
gimen i. « Noi ogliamo che os a pa e ni à sappia
come a endo giudica i alcuni nobili legi imamen e
sospe i al popolo ed a noi, piacque a Dio che ca-
desse o nelle nos e mani (e noi sappiamo com'egli
Ii
a e a in ece in i a i). Noi li abbiamo a i chiu-
de e nelle ca ce i del Campidoglio; in ine i nos i
sc upoli e sospe i essendo s a i le a i, usammo di
un
innocen e a i icio (sic) pe iconcilia li non solo
con noi, ma con Dio. Pe ché noi p ocu ammo lo o
la elice occasione di a e una de o a con essione. Fu
nel 15 se emb e che noi in iammo a ciascuno di
essi dei con esso i nel ca ce e, e come ques i igno-
a ano le nos e buone in enzioni e c ede ano che
noi sa emmo s a i se e i, disse o ai nobili: « Il signo
» T ibuno uol condanna i a mo e ». La campana del
Campidoglio in an o suona a senza posa pel Pa la-
men o; così i nobili spa en a i si c ede e o pe du i

^-49-
e a endendo la mo e si con essa ono de o amen e
e a le lac ime... Io poi ne eci gli elogi, ecc. ».
Se ques o può chiama si una elice occasione lascio
al le o e il giudica lo e giudica e se chi pa la di ciò,
anche in ia diploma ica, come d'uno sche zo da nulla,
possa di si un uomo d'in eg o senso mo ale.
No isi poi che, diploma icamen e, una simile scusa,
specialmen e coi p e i, che, essendo ed usando del
mes ie e, se ne in endono e ne sanno il alo e, non
e a solamen e inu ile, ma mu a asi, anzi, in accusa g a-
issima. Né meno s ana è la sua conclusione: « Con
ciò i lo o cuo i sono almen e uni i al nos o e a
quello del popolo, che ques a unione do à du a e pel
bene della pa ia, pe ché così edono che noi siamo im-
pa ziali e non ogliamo esse e igo osi quan o il pos-
siamo ».
Ma non ini ono lì le inu ili ipoc isie ; egli p obabil-
men e, messo in uzzolo da quella con essione dei pa izi,
o dina (come accennai) che almeno una ol a all'anno
u i i ci adini debbano con essa si e comunica si, so o
pena di pe de e un e zo dei beni, di cui la me à sa à
da a alla chiesa pa occhiale del eo e l'al a me à alla
ci à. E i no ai sono obbliga i a a e la spia pe ciascun
es a o e. O a il Rienzi, in un posc i o a quella le e a
(no isi, ipe o, ques o icchio dei posc i i in quasi u e
le sue le e e, che io ho o a o equen issimo nei
monomaniaci), dà no izia di ques a sua nuo a legge,
aggiungendo i ques e linee : « Ci pa e decen e che
come un secondo Augus o cu a l'inc emen o empo-
ale della Repubblica, ce chi di a o i ne, aumen a ne
il
bene spi i uale ». Il che, a chi ci pensi , e a un
--- 50 —
usu pa e i più speciali di i i e do e i del pon e ice,
anche nel senso il più mode no della cosa, cosi come
poi quando o dina a al cle o delle speciali ce imonie
e p ocessioni ecclesias iche di sua in enzione e de a a
dei dec e i con o i eligiosi che non ien asse o in
Roma. Ques a, in a i, u una delle p ecipue e gius e
accuse che gli oppose o a P aga e ad A ignone, e
di cui non si scolpò che

men endo.
E quando la gue a con o Gio anni di Vico e il
Ceccano con e di Fondi anda a male, egli sc isse
un'al a le e a (7 luglio 1347), in cui, men e al
Papa dà del signo e e gli pa la del suo popolo o-
mano, dichia a come ques a medesima Roma e ques i
medesimi popoli ece o giu amen o nelle sue mani di
man ene e il go e no che egli s abilì, secondo il e-
golamen o ispi a ogli dallo Spi i o San o ; e da a la
sua le e a dal p imo anno della libe azione della Re-
pubblica, e pa la con una sicu ezza nella sua ispi a-
zione dello Spi i o San o, che non po ebbe comp en-
de si se non in un uomo di buona ede, e quindi in
un allucina o.
cc To ebbi già cu a, sc i e, d'in o ma e la Vos a
San i à della g azia eccellen e e del dono p ezioso
che il pad e delle luci ece discende e il gio no di
Pen ecos e ul imo sul os o popolo omano pe a gli
in a ede e con un aggio del suo splendo e e a gli
abb accia e la libe à nell'unione e il san o bacio della
pace e della gius izia.
« 1 in g azia dello Spi i o San o, d'onde la mia
amminis azione p ese o igine e s abili à, che la de-
s a del Re dei Re idusse so o la mia obbedienza
—
51
—
u i i g andi, i i anni, i p incipi della ci à così me-
a igliosamen e e in cosi poco empo, che sa ebbe
s a o di icile ed anche impossibile a qualunque al o,
non dico d'in ap ende e ques a g and'ope a, ma di
o ma ne il pensie o e l'esp essione ; è o a la cle-
menza, o a la o za, o a la i ù, o a l'assis enza, o a
la g azia e o a la libe à dello Spi i o San o che lo
illumina ono dei suoi p oge i ».
Eppu e, in quei gio ni, non occa a che con inui
e g a issimi scacchi ( . s.).
Chi ede le al e co ispondenze subi o capisce che
il
bagno nella asca di Cos an ino e a (come u pe
il
Lazza e i il a uaggio della on e) uno di quei
giochi simbolici a cui anne ono gli aliena i signi ica i
a a o pa icola i, e una specie di in es i u a impe-
iale!
Cose in un'al a le e a al Papa ei i i o na a p o-
posi o della sua i o ia sui piccoli p incipo i e sui
lad oni dei din o ni e i a e ma: « Vis o le lo o
nequizie, u una g an o una se un co ale si la ó nella
conca di Cos an ino », ecc. (Le e a
4
o ob e 1317),
Nella lunga epis ola a Ca lo IV (luglio 135o), dalla
p igione, sc i e a p oposi o di ce i amo i poco ono-
e oli di sua mad e coll'impe a o e En ico VII (I)
« Essa disse esse ne g a ida ad una sua amica
in seg e o;
l'amica,
seg e a
al modo delle donne, o ò
(i) I monomani, pu es ando issi nell'idea p incipale, a-
iano, in con addicendosi nei pa icola i : così mi spiego che
egli nel 2° T ibuna o p e endesse, in ece, di discende e da un suo
bas a do, essendosi o a a p esso il pon e Sena o io in uno
4
— 5
2
-
un'al a amica
in seg e o
(di emo noi cia lona), a cui
come
in seg e o
accon ò la cosa, e la donna enne
alla peggio
seg e o il negozio, e cosi di
seg e o in seg e o,
si p opalò la no izia, ecc. ». (Cod. Pelzel, pag. 44-57).
O a u o ques o gioche o sulla pa ola
seg e o
a -
andosi degli amo i della p op ia mad e accon a i
ad un impe a o e, in una le e a non con idenziale,
è p op io pazzesco, e non è il solo; ché, poco dopo,
a un'al a pompie a a sull'esse e egli
T ibuno-Augus o
manda o dal Cielo in
agos o all'Augus o
Ca lo (15 agos o,
135o, dal ca ce e), e gli iene na ando con bis icci
doppiamen e assu di come egli, nell'idea che la mad e
di Se e ino Boezio discendesse dai e di Boemia (!!),
chiamò Boezio il iglio e se s esso
Se e o;
più ne ad-
do a a lo s emma delle se e s elle, u e cose che p o-
p io non a e ano nulla che po esse in e essa e quel
Re, né gio a e a lui, ma che hanno u o il conio
pazzesco.
E così quando gli sc i e a di esse si pe suaso, g azie
alle p o ezie di quei ai Romi i di cui pa lammo, che
il
secondo p op io innalzamen o sa ebbe mol o più
splendido del p imo; come il sole lungamen e occul a o
dalle nu ole appa e più g a o agli occhi degli spe a o i.
« Fo se Iddio, gius amen e sdegna o della ne anda ed
inaudi a mo e del se enissimo di lui a o (En ico VII),
sca o di una abb ica es au a a, pa e, da Rienzi, ques 'epig a e
da lui de a a, secondo Gab ini, pe es e na e il suo e gognoso
deli io:
Nicolaus. T ibunus. Se e us. Clenaens. Lau en ii. Teu onici.
ilius. Gab inius. Roniae. Sena o ,
con imida allusione ad un
e-
desco
che non e a più En ico, ma un suo bas a do.
(GABRINI,
Os-
se aZioni s o ico-c i iche sulla i a di Rieni,
1706, pag. 96.
— 53. —
e delle pe di e d'anime e co pi so e e dal mondo pe
la acanza dell'impe o, a e a a o nasce e Cola a an-
aggio di Ca lo, ele olo a is abili e l'impe o, ed a e a
dispos o che osse
ba ezza o in La e ano
nella chiesa
del Ba is a e
nel la ac o di Cos an ino pe ché di enisse
p ecu so e dell'Impe a o e, come Gio anni lo e a s a o
di C is o. Ca lo a e a de o bensì non po e si che pe
mi acolo is abili e l'impe o; ma ques o esse e appun o
un mi acolo, che un po e ' uomo po esse socco e e
l'impe o caden e, siccome San F ancesco a e a socco sa
la Chiesa; si s egliasse egli e cingesse la spada ; non
do e si i ene nulla la i elazione dei a i, poiché
u o il nuo o e ecchio Tes amen o e ano pieni di i-
elazioni; po e egli solo impad oni si di Roma. Se non
lo ace a subi o, Ca lo pe de ebbe almeno cen omila
io ini d'o o, delle gabelle del sale e degli al i p o-
en i della ci à, acc esciu i pel giubileo.
« En o un anno e mezzo il Papa mo ebbe ; mol i
ca dinali sa ebbe o uccisi.
« In quindici anni non i sa à che un pas o e ed una
ede, e il nuo o Papa, l'Impe a o e Ca lo e Cola sa-
anno come un simbolo della T ini à sulla e a.
Ca lo
egne ebbe nell'Occiden e, il
T ibuno
nell'O ien e.
Pe o a gli bas a a di sos ene e l'Impe a o e nella sua
anda a a Roma ; ole egli ap i gli la s ada p esso
i Romani e gli al i popoli d'I alia, d'al onde a e si
all'impe o, così che scenda a essi anquillamen e e
senza spa ge sangue e la sua enu a non sia cagione
di lu o pe la ci à e pe u a la nazione, come lo
e a s a a quella degli al i impe a o i ».
Tan o che l'a gu o a ci esco o di P aga gli sc i-

54
e a: (Cod. Pelzel, pag.
121-122)
« me a iglia si come
il T ibuno, dopo a e a e cose che pa e o sul p in-
»
cipio eni da Dio, sì poco u a ia ese ci asse la
•
i ù dell'umil à, da conside a e la p op ia ele azione
»
come ope a dello Spi i o San o, e da nomina si suo
»
candida o »
(i) —
il che gio e à no a e con o colo o
che c edono quella sua ollia non al o che un'ubbia
dell'epoca.
E quel Re gli isponde a con mol o buon senso
»
Cola do e consola si della sua so e colla sen enza
della Bibbia, che u a la legge dipende da due p ece i:
ama e Iddio sop a ogni cosa ed il p ossimo come se
s esso. Se qualcuno de e esse e puni o, ne lasci a Dio
ii còmpi o; C is o ci a e e di gua da ci da quelli che
ci engono in es e d' agnello e son lupi. Pe ciò i
ammoniamo di desis e e dagli igno an i e emi i, i quali
(i) Cola gli ispose: «Esse e s a o sedo o dallo spi i o della
supe bia, e a e me i a o la condanna scaglia a con o di lui.
L'angelo sa anico che nelle
sel e l'a e a ineb ia o coi suoi
pomi e gli a e a
scon ol a la men e,
esse gli nuo amen e ap-
pa so colle sue glosse; ma a e ne os o eso consape ole il
comune signo e. Voglia l'a ci esco o p ega e Iddio pe lui,
ene e sec e i i suoi alli ». — Ma, poco dopo, colle soli e con-
addizioni, in un'al a le e a, di cui non ci imase che un
ammen o, au o izza l'a ci esco o a palesa e ciò che a e a
p ima con ida o a lui e al P eposi o della ca ed ale, so o il
suggello della con essione, quando ciò piacesse all'Impe a o e,
e spe a che, siccome Es e a e a abba u o i nemici dei Giudei
median e lo s esso Assue o, così Ma ia Ve gine dome à, me-
dian e l'Impe a o e, i nemici in e nali — con allusioni chia e ai
suoi deli i ambiziosi, che e iden emen e il ca ce e, come suole,
acu izza a.
-- 5 5 —
c edono cammina e nello spi i o di umil à, senza che
possano nemmeno esis e e ai lo o pecca i, e sal a e
le lo o anime, e che an as icano di sape e i sec e i
a cani e di go e na e in ispi i o u o che s a so o il
cielo, e se anche cominciano coll'appa enza dell'umil à,
mi ano semp e più alle cose e ene che alle celes i.
Laonde, amando noi Dio di u o cuo e ed il p ossimo
come noi s essi, pe amo di Dio, i abbiamo a o
imp igiona e come au o e di zizzanie e poi pe amo e
dell'anima ua, pe cu a la ».
E più a di« sme esse quelle s ambe ie, e qualunque
osse la sua o igine, pensasse che u i siamo c ea u e
di Dio, igli di Adamo e a i di e a, ecc. ».
Cu iosa lezione di democ azia da a da un e Boemo
ad un ex- ibuno di Repubblica
i aliana!
Ma non gli se i, e quando, dopo an e s en u e,
iebbe una la a del p is ino po e e, g azie a dena i
ca pi i con una e a u a, ne a isa a pomposamen e
Fi enze, aggiungendo: « che le donne, i agazzi, i
maschi, i chie ici, i laici gli e ano anda i incon o
con palme e oli o e ombe e g ida di e i a ».
Quei disco si semb a ono cosi bizza i, che il Re Ze: i-
ino non possedendo i documen i poco sop a iassun i,
dichia a also il Polis o e che i accenna ( ), ondandosi
sul a o che con ali pazze ed e e iche idee il Pe a ca
(i) I1 Polis o e
(Colle. del Mu a o i,
om. z , cap. xxx i,
pag. 819) accon a ch'egli, anda o a P aga all'Impe a o e Ca lo,
gli dicesse : « Esse ambascia o e di un a e p o e a, il quale
gli comunicó a e manda o nel mondo il Pad e e il Fi-
gliuolo di Dio. O a è ol a la possanza e da a allo Spi i o
6
non a ebbe osa o di ende lo, né l'Impe a o e l'a ebbe
po u o a o i e un solo momen o, nè il Cola a ebbe
po u o sc i e e al ca dinale Guido di Bologna, p o=
es andosi innocen e, e domandando di esse e manda o
al Pon e ice, o esse e ammesso al sac o O dine Ge-
osolimi ano, e che ad ogni modo a ebbe do u o
esse ne a a menzione in quei qua o capi d'accusa
inde igli ad A ignone conse a ici Ball' Hoxemio,
cap. , 2, e dal Pe a ca (Epis ola 16, lib o 13) ; nè da
un'accusa documen a a a quel modo egli a ebbe po-
u o la a si e non a ebbe po u o esse e dichia a o,
come u poi da Innocenzo VI, edele c is iano.
Ma che u o ciò, pe quan o in e osimile, osse
e o, isul a già,
a p io i,
anche senza l'esame di quelle
s ane le e e e
pila
s ane ci cola i, da chi conosce la
San o, il quale de e egna e sul empo che ha a eni e, e
che un al o messo del a e and ebbe a di e al e an o al
Papa, e che il Papa pe quelle pa ole il a ebbe abb ucia e,
ma egli isusci e ebbe il e zo di pe la i ù dello Spi i o
San o. Pe la qual cagione il popolo di Vignone co e ebbe
alle a mi e uccide ebbe il Papa con u i i ca dinali, e poi
a o sa ebbe un Papa i alico, il quale inno e ebbe la co e
di Vignone e idu ebbela a Roma.
«
II
quale Papa mande pe oi, impe a o e, e pe me, i
quali dobbiamo esse e una cosa col de o Papa, il quale co-
one á oi con la co ona d'o o del eame di Sicilia, di Ca-
lab ia e Puglia, e me co one á di a gen o acendomi Re di
Roma e di u a I alia.
« Quegli a ci esco i udendo quelle pa ole pa i onsi, dicendo
che colui e a uno s ol o e e ico. E ece o che il ibuno sc i-
esse u o quello che a e a de o ». O a i documen i di Pelzel
mos ano esa issimo il Polis o e.
— 57
ollia semp e p og edien e di
Cola,
e che ion a a ap-
pun o pe la sua audacia, e da chi sa che quei buoni
boemi non u ono an o scandolezza i quan o in on i i
(lo dice l'Anonimo, pag.
92)
e s upe a i e commossi,
poi anche, dalle sue i a azioni.
E quegli sc i i u ono con u a i dai esco i boemi
con documen o che si conse a, e poi i a a i da lui
s esso; e pe una delica ezza, di cui gli s o ici non
enne o abbas anza no a, non u ono consegna i, in e-
g almen e, alla Co e Papale insieme alla pe sona del
T ibuno, la cui condanna ce o non po e a o na e g a-
de ole né u ile all'ospi e già cos e o dalla poli ica a
adi e la con idenza in lui ipos a.
Psichia ia. —
Egli es ó, in an o, un enomeno sin-
gola e, una specie di monoli o in mezzo al dese o,
e pe gli s o ici un ge ogli ico ; pe ché non an o la
s o ia, quan o la psichia ia, po e ano iesci e a spie-
ga celo compiu amen e; la psichia ia che ci addi a in
Cola u i i ca a e i dei monomania isionomia e sc i -
u a egola e; endenza esage a a ai simboli ed ai giochi
di pa ole ; a i i à sp opo ziona a alla sua posizione so-
ciale, ed o iginale ino all'assu do, e che u a si esau-
i a nello sc i e e; senso esage a o della p op ia pe -
sonali à che l'aiu a sulle p ime a la plebe, e supplisce
alla mancanza di a o e di abili à p a ica, ma poi lo
ascina all'assu do; mancanza di senso mo ale ; calma
non al e a a che dagli abusi dell'alcool, e dalle i e op-
posizioni all'a icina si della demenza.
Giudici
al ui. —
E qui mi p eme si sappia non es-
se e io s a o il p imo a giudica lo aliena o; l'a e ano
ba ezza o ale ino i suoi con empo anei, che lo dis-

CAPITOLO III.
Un ibuno mode no.
Ma a capi e ad ogni modo l'ope a, pe quan o e i-
me a, del p imo ibuno, ci aiu a lo s udio delle con-
dizioni dei empi, is i in al modo che qualunque
medioc e i o ma o e sa ebbe semp e s a o conside-
a o come una g azia del cielo, e a ebbe godu o, non
oss'al o come Ba oncelli, pe qualche gio no, l'au a
popola e.
Non po ebbe di e al e an o chi s udia il enomeno
dei nuo i sedicen i ibuni, ahi ! quan o di e si, nelle
ope e e nello ingegno, dall'an ico.
Ce o l'I alia non è elice nè può anda e ie a di
s
'e;
si di ebbe che, s anca degli s o zi, non u i suoi
nè u i ene gici, pe aggiunge e l'uni à e la capi-
ale, si sia assopi a nell'umida e bigia a mos e a del-
l'indecen e medioc i à che non le lascia, nemmeno,
a e i e il g ado di a ilimen o in cui c cadu a.
Passa amo, o non è mol o, all'es e o, a l'am-
mi azione ed il sospe o, non sce o di simpa ia, pe
un
popolo di piccoli Machia elli; e siamo giun i, in
— 66 —
b e e o a, a des a e le isa e la compassione, come
Pulcinelli ipoc i i che la ano la impo en e e igliacca
g e ezza colla e nice del sen imen ale umani a ismo;
e pe quan o messi da pa e e de isi, non mos iamo
nemmeno ole cene acco ge e, non che endica ci (1).
Non abbiamo, più, quasi un palmo di dominio sul
ma e che ci ci conda; e men e u a Eu opa si slancia
ad assicu a si ampi s oghi coloniali p opo ziona i ai
bisogni, ci olleggiamo , come anciulli, su una baia
dese a che o se po à cos a ci mol o ma ice e sa
ende ci nulla ; e pe diamo di is a quei pun i spe-
cialmen e icini alle cos e nos e ed alle bocche dei
g andi iumi a icani, che solo possono p ome e ci un
a eni e.
Ai mali p o ondi che ci odono gli o gani più
i ali, alla pellag a, all'alcoolismo, all'igno anza, alla
supe s izione, alla egolamen a a ingius izia (2), alla
indisciplina ed igno anza scolas ica, p o ediamo con
dimos azioni ea ali, con asi e o iche e con o -
mole cu ialesche, che lasciano il empo che o ano,
(i) Dopoché u ono s ampa e ques e ighe la sob ia e
di-
gni osa pa ola di Robilan ialza a di mol o il dep esso senso
mo ale degli I aliani.
(2) Tu o ciò non occa alcuno dei nos i uomini di S a o.
Che colpa ne hanno essi se, so o il dominio al e no di e o i
e di me can i, la gius izia ha
i
ni o col conside a si null'al o
più quasi che un cespi e d'en a a pe gli a oca i e pe lo
S a o, anzi, più pe quelli che pe ques o; di en ando la giu-
s izia inaccessibile ai po e i e pei icchi impas oia a da ali
emo e da
pa e e
e
=
e o di un acciden e, o di una g azia, anche
+guando imbe cia nel e o ?
kgp
—67--
quando non iescono anche a guas a lo, illudendo d'a-
e i p o edu o.
La socie à della capi ale, e a, come nel Giappone,
da un leale capo poli ico, da un eligioso, e da Una
cas a di e o i che sos i uisce quella dei Daimios, ias-
sume in piccolo le piaghe di u a I alia. Un cle o
impo en e in eo ia, ma, in a o, in luen e anco a
sui due es emi della scala sociale, la plebe ed il pa-
izia o, in ispecie, ido o suo mancipio; una cas a
a oca esca che ha e edi a o o icialmen e il po e e,
ma non il p es igio , d'amendue , e che di poco li
supe a d'ingegno e d'ene gia ; la medioc i à domi-
nan e pe u o ed inconscia della p op ia ine ezza,
che anela die o all'e e o, senza p e isione nè p e-
occupazione del ine.
Do unque il monumen o e le es e p e e i e alla
is i uzione, l'ado azione e iccia del campanile sos i-
ui a all'amo e di pa ia, e la se a, e il g uppo, so-
s i ui i all'associazioni, al pa i o, g azie all'indi idua-
lismo che so ae, in ece di somma e, le o ze : in ine
una calma is e, come quella dei ma i oceanici, in e -
o a a la ghi in e alli da b e i bu asche, do u e ad
uomini più alen i che ones i, che endono spesso al
minu o la lo o e ime a in luenza sulla c edula plebe,
la lo o masche a di Eolo.
Vi si a accia un' epidemia, e cedendo ai ciechi e
pau osi sussul i della piazza, i p o ede e, come nelle
epoche medioe ali , sba ando il passo con le baio-
ne e ed i ucili agli in isibili mic obi, agg a ando
i
mali del mo bo con quelli della mise ia, che segue
ai allen a i comme ci, men e con mino i dispendii,
p o edendo alle acque, alle ca ni, ai ce eali guas i,
non solo po e es e imedio ai pe icoli a a o em-
po anei
che s ampano come me eo e, ma a quelli ben
più g a i che pe mangono pe pe ui,
cd
hanno da o,
quasi, un'imp on a, una ci adinanza speciale alla pa-
ologia i aliana, come la pellag a, il c e inesimo, la
mala ia, ai quali ahi! p es asi oppo poca o niuna a -
enzione (I).
Sie e s ida i dall' e e no nemico dell' umano pen-
sie o , dal p e e, che dal suo ono di b onzo ha_
sa o sul dogma, sulle opinioni e sulle abi udini delle
masse e sui mol i nemici di uo i, pe pe uamen e
i
minaccia pe ino nell'uni à e nella libe à ; e in ece
di con omina ne la po enza lá do e è la sua o za,
nell'opinione e nella ge a chia, colla p o ezione del
cle o mino e e sop a u o coll'a ma del lib o e della
scienza, i p odiga e scede ca ne alesche, in p o-
es e da ci chi, che ne suggellano assai più, che non
ne scemino, il p es igio; e comba e e o spegne e quelle
ca ed e che ne sono il più sicu o an ido o.
In ece di comba e e l'igno anza che pe mane non
solo ma in ade, d'ogni pa e, dall'al o e dal basso,
e con o cui appena bas e ebbe o nuo e legioni di
(i) 1
da poco solo che pe l'acque in appo o al i o e al
cole a, si ? en a o p o ede e con una ci cola e Mo ana; e
al
mais guas o con modes i aiu i pe o ni essicca oi e con ci cola i
bellissime e p oge i di legge G imaldi anco a pili belli, ma
che pa mi non s'abbia il co aggio di po a e innanzi a co pi
legisla i i, in cui i p op ie a i sono in maggio anza e i coloni
non sono solo in mino anza, ma mancano a a o ; sicché ico -
de anno,
sullo s esso e eno, le
; ia
degli Spagnuoli.
69 —
maes i la cui posizione osse non solo comoda ma
ispe a a, ono e ole, noi p o ediamo con mezzi
anodini, che sal ano le appa enze, senza occa e la
sos anza ; e quan o all'al a col u a, quella che de e
illumina e il paese, des a e le nuo e o ze, le nuo e
glo ie, essa minaccia idu si, pe la poca inizia i a di
chi è in al o, in un amo di quell'a ida bu oc azia pe
cui, come nel ca ce e, le pe sone non sono che nume i.
Anche qui, cedendo alle p essioni pa lamen a i, ab-
biamo, mol iplica e ed alla ga e di an o le ca ed e
uni e si a ie (con p e e enza alle ca ed e a cheologiche
e me a isiche su quelle di scienze sociali, mode ne,
che mi ino all'a eni e e non al passa o), che o mai
i p o esso i si eclu ano, come gli ul imi solda i di Na-
poleone, a gli imma u i ed i deboli; ed alle alangi di
s uden i igno an i si aggiunse o quelle, peggio i, degli
igno an i docen i !
La Gius izia esis e, semp e, nella le e a della legge;
ed esis e senza alcun dubbio anche nelle in enzioni
dei go e nan i , uomini uo i d' ogni sospe o; ma
'ahimè ! cosa può la le e a sc i a e la buona in en-
zione con o il e ibile meccanesimo dell'in igo o -
ganizza o e po en e so o 1' egida del pa lamen a-
ismo ?
Oh! se le e a di icile ene e ili bilico la sua bilancia,
quando i despo i e an pochi, come po ebbe iesci i
o a che son più di 500 , e esi più sicu i che non
osse o i p imi, pe ché cope i dalla colle i i à, dalla
e nice della libe à, dell'umani a ismo e dalle inezze
leguleie, che uni e alle g azie, alla giu ia, agli ap-
pelli e alle eplica e cassazioni endonla spesso ince a,

__ 7 0
semp e a dissima! —E quando l'opinione pubblica, pe
poco uo ia a, comincia a lagna si, si p opongono,
come es emo imedio, delle i o me che alla gano le ga-
anzie dei colpe oli più assai che quelle degli ones i!
Oh ! ... 'è ma e ia e quan a pe un ibuno che,
edendo a ua o, si, ma in ia di guas a si il sogno
di Cola, i oglia po e imedio, pe quan o il possa
un indi iduo che non appa enga alla ca ego ia delle
cas e dominan i nella poli ica a uale.
Ed il ibuno pa e so gesse, e muni o delle due
a mi più po en i dei nos i empi, la s ampa e
l'opi-
nione pubblica. — E a il Coccapielle .
Ma, u ochè cosi bene co azza o e an o o una o,
a che cosa app oda a cos ui ?
Sal o a quella me a a a o pe sonale, del pa la-
men o, che cen uplica i solidi ingegni ma li seppel-
lisce se inani, a nulla ei seppe iesci e di degno della
au eola concessagli dalla mobile plebe.
Non uno dei g andi conce i di Cola gli passò un
momen o pel capo ; nemmeno , anzi , una di quelle
elici o a e e o iche che asso dano o ascinano
più che non conquis ino; nemmeno uno di quei lampi
di genio che balenano, nei momen i più o unosi ,
anche agli ingegni olga i. No. Egli non seppe che
ellica e, colla più olga e u be ia, il campanilismo
dei buoni pa io i Romani, e con ciò e colle g ida
e gli insul i e con abili i elazioni so oca e le mosse
al e an o incompos e di uomini, più u bolen i di lui,
e così a lo o sos i ui si.
Ma pu e, pe giunge e anche a ques o, dall'ul imo
g adino della scala sociale occo e a una o za, un o -
ganismo ben di e so dal comune.
71 —
Do 'e a, cos'e a ques a o za? Vale la pena di s u-
dia e l'enigma col lume della psichia ia :
E il Coccapielle un uomo di s a u a ele a a, con
on e alquan o s uggen e e seni on ali spicca i. La
es a ende assai più all'ul ab achice alia che non
a enga nel più dei Romani a uali, i quali pendono
al dolicoce alo; e ela i amen e alla s a u a è di olume
piu os o sca so.
Gli occhi, senza esse e s abici , hanno póca pa-
allassi a di lo o; e se non osse e abondo come
di chi emesse con inuamen e un aggua o, lo sgua do,
come la isonomia, a ebbe un'imp on a di bonomia
quasi gio anile e non mos e ebbe alcuno dei ca a -
e i dell'uomo c iminale e meno anco a dell'aliena o.
Anche la sc i u a, icca di p olungamen i, di g a e
a le e e allunga e, uni o mi, non ha nulla dell'alie-
na o e -nemmeno del ma oide; è p op ia, piu os o;
d'un uomo as u o ed abile nei comme ci — d'una
olpe, di ebbe o i oscani, che abbia piscia o su mol e
ne i.
O a eniamo alla sua s o ia biog a ica , all'anam-
nesi , come di ebbe o i medici. -- E qui io non
posso en a e nella i a p i a a di un uomo, oppo
loda o, e o se oppo calunnia o; nè mi alse , pe
me e mene meglio in chia o, di ichiede ne lui s esso.
Pe un ise bo, quindi, che è oppo na u ale, io mi
de o limi a e a ca a ne quan o egli s esso dice di
sè in due suoi gio nali ul imi,
L'Eco dell'ope aio —
Ezio II,
e quan o po ei accoglie e da pe sone di ede
sicu a, e quan o giudizia iamen e isul a a nei suo i
ul imi p ocessi.
LoM l;oso,
T e T ibuni -- 6,
7
2
Secondo ques i documen i, egli nacque da amiglia
o iginalmen e s izze a s abili a a Roma ed adde a ai
se izi del Papa.
N
on capii bene se mad e o nonna u aia del ca -
dinale della Genga, Suo pad e, pe ò, u, a quan o_
egli dichia a, epubblicano e amico di Cice uacchio ;
sicché ad ogni modo egli nacque e isse mezzo
a gen e oscillan e, a icenda, a pochi anni di dis anza
dall'una all'al a bandie a. Che ques o pad e, già e-
pubblicano, e colpi o da censu e pon i icie, u egli
che, a suo di e, obbligollo, nel 49, a se i e nelle
uppe papali.
Ques a con addizione si inno a, di ei a a is ica-
men e , in u a la i a sua.
Sano epubblicano ,
dice
egli,
come mio pad e —
e ce o è che già. nel 48 u
a i pa io i olon a i; ma nel 49 , come già oc-
cammo, egli se i a come so 'u iciale dei d agoni
nell'ese ci o del Papa, e i se i, uolsi,
dodici
anni.
O a la le a non essendo nello S a o pon i icio, la
milizia non e a i obbliga o ia ; e si po e a, ad ogni
modo, una ol a ingaggia o, usci ne olon a iamen e
con dimissione,. che ce o il go e no pon i icio sa eb-
besi a e a o ad acce a e quando a esse a u o dubbi
sulla sua edel à poli ica. Che se anche ciò egli non a esse
po u o consegui e, pe lo meno non a ebbe do u o
du a e in un g ado di iducia; nè si capisce come, con
un pa io ismo quale il suo, e nell'e à in cui le pas-
sioni u e, e più le poli iche, sono nel massimo del-
l'ene gia, egli non en asse so a si a quella so e du-
issima, con la uga in Piemon e; e solo si s ogasse
con ce e sue pia ona e con o i F ancesi, di cui man-
cano i documen i, non a endo ce o a u o p emu a di
o ni cene di au en ici chi le ice e e, e neanche

chi le dis ibui a.
Checché dicasi,
c,
ad ogni modo, ques a una no e-
ole con addizione: ma non è la sola. Egli é epub-
blicano, e poi si piace, ogni momen o, nel ci a e le più
insigni ican i asi di Re Vi o io, quando pe esempio
gli dice a :
Sei un b a o
iioiizo;
e nei suoi gio nali
i a a colpi in oca i con o i epubblicani assai più
che con o i mona chici.
Ques a con addizione è uno dei ca a e i dei ma oidi.
Così il Co digliani si accinge ad insul a e alla Came a
pe a e e un i alizio dal Go e no, e c ede che ciò gli
de e o na e a g ande ono e ; così Passanan e, dopo
a e p edica o: « Non dis uggiamo più i a umana,
né p op ie à », danna -a mo e i ei dell'Assemblea ;
e dopo a e o dina o di « ispe a la o ma del Go-
e no », insul a la mona chia e en a il egicidio
(LoMBROSO,
Genio e Follia,
1882, i ed.).
Il pas o e Blue si c ede a apos olo e con e di Pe -
mission, e, come l'au o e dello
Sco a inge,
non de-
gna a i olge si che a egnan i, ma poi non isdegna a
unziona e da scozzone.
Un al o dei ca a e i di cos o o, che non manca
in
lui, é quello di lascia si ascina e ad a e mazioni
e onee, gius i icandole subi o, abbe ciandole, di ei,
con singola e abili à.
Cosi egli dichia a di esse e s a o aiu an e di campo
di
Ga ibaldi; na poi, quando si p o a a che non lo
u,
dichia a che in ende a di e suo compagno inse-
pa abile, pe ché ebbe l'ono e di accompagna lo nel-
^
-----
c
0
----
Sen i si un pesce uo d'acqua alla Came a, e, e-
niendo che l'insuccesso pa lamen a e inisse pe es en-
de si anche a quello della piazza, app o i ò ca alle e-
scamen e di un momen o in cui il i i a si lo espone a
al ischio di subi e una condanna pe una delle soli e
sue oJese pe sonali, e si dimise da depu a o.
Ce o egli spe ò, anche, che il popolo l'a ebbe
icondo o all'ambi issimo seggio, che egli s'e a in
poco empo sciupa o e, e l'a ebbe imesso in ca -
eggia a ; ma la memo ia del popolo è labile semp e ;
ed egli, il po e o ibuno, non a endo da o i gli
un
secondo a en a o nè un secondo ma i io, non u
iele o, cadde escica s escia a.
Peggio anzi; u abbandona o da colo o che ne a e-
ano ca a o il lo o p ò, nè a ebbe o po u o più ol e
s u a lo anche pe chè
la
sua ma ia e a p ocedu a
assai più in là della linea da lo o assegna agli, e, no ello
Ruy I3las, a ea p esa oppo sul se io la p e esa mis-
sione, sicchè s'e a mu a o da manico in col ello, anzi
i n
accol ella o e. E do e e paga e ben sala o, oppo
sala o, il io delle accuse, e e in pa e, in pa e no,
che a e a acca as a e ino- allo a nel suo gio nale: e
u condanna o
.
pe se e analoghi capi d'accusa -- chè,
non gli si olle, con oppa so igliezza giu idica, cu-
mula e, ma scinde e la colpa e la pena.
Benchè alcuni di quei ea i non osse o in e o po-
li ici, ma comuni e dipenden i dalla sua ollia, e dal-
l'o goglio, esoglisi gigan e o lai dopo i p imi ion i,
come gli insul i al P e o e Ca cano, e ad un uscie e
che do ea esegui gli un seques o, pu e la punizione
che giu idicamen e e a co e issima, agli occhi di mol a

__8
pa e del pubblico pa e esul a o di p essioni poli-
iche, che ce o non i u ono, ma il cui sospe o e a
gius i ica o dai dubbi che co ono sull'amminis azione
della gius izia.
Pe ciò quella condanna gli diede quell'au eola di
ma i e che bas a a pe a dimen ica e il sonaglio
pazzesco: e quando ques a nuo a au eola, ques o
nuo o p es igio coincise col i iu o e amen e ca-
alle esco di chiede e la g azia, e colla gius i icazione
quasi comple a, g azie al p ocesso d'Ancona, di una
almeno delle sue accuse, quella con o il Lopez, egli
u iele o; e migliaia di i me chiese o la g azia pe
lui g azia che se osse s a a acco da a in empo
a ebbe ispa mia o di a di un ma o un ma i e, e
di un ma i e un depu a o. ---
Oh!
a cosa gio a
il
medioe ale di i o di g azia se non iesce a ispa -
mia ci simili con osensi?
Il
suo ion o u pe ciò comple o : ma p obabil-
men e sa à seguì o, -- se egli con inua a da e in nuo e
escandescenze così an igiu idiche, (come o o a gli
accadde alla s azione di Roma e alla pos a di Spole o),
da al e accuse, e, se gli uomini di S a o o anno esse e
più igidi giu is i che poli ici, da nuo e condanne, e da
un secondo ma i io che da anno luogo a nuo i ion i,
sal ochè il manicomio non ponga esso ine a ques e
gazza e cosi poco degne di un popolo libe o e se io.
Poiché è ce o che il Coccapielle ebbe dei e i
accessi megalomani. --- In ca ce e pe es., c ede a
do e egli comanda e, gli al i obbedi e; minaccia a
i gua diani ; e dichia a a che, nomina o depu a o,
a ebbe a o caccia ia i minis i e 02 depu a i —
8
2
--
e
peggio anche se non iga an d i i : dis u ba a le
più al e au o i á dello S a o pe nonnulla, anche pe
e i deli ii; manda a un gio no, pe es., a chiama e
il
P ocu a o e del Re, pe di gli :
Io non sono Re se non
pe cN non lo oglio
'
sse e ; si egoli in conseguenza
(sic).
Egli si i iu ò di salu a e Sba ba o, pe chè non
degno di lui: quando si piega a spedi e una sdegnosa e
s ampala a supplica, in qua o i e pagine, pe esse e
g azia o, la i mò ad uso p op io di Cola di Rienzi :
Coccapielle , ibuno di Roma, e di enso e di Casa Sa oja.
---
Oh! qui spe o non si o á di e che così acendo
obbedisse ad un uso che co a oggidì ; e qui u i i
le o i del
.Fa nlla,
del F acassa
e del
Pasquino ico -
de anno a e edu e ce e i me o biglie i di isi a
con i oli s ainbala i e che non ini ano mai — del
F


capi ano d'un ba ello a apo e, au o e di ecc.,
e bidello — dello Sco a inge, capi ano, commissa io,
accademico e ico de anno che Gui eau pu e a e a
una accia a in e a di i oli nel suo biglie o di isi a.
E
che quello non osse un deli io momen aneo,
gene a o dalla dimo a del ca ce e, nel quale pe ò go-
de a di u i gli agi possibili, appa e dai disco si enu i
anche mesi dopo libe a one, disco si in cui si a eggia
a g an
Cancellie e di S a o
e modes amen e inno a
la dichia azione che non uole esse e Re, nè Papa,
nè Capo di Repubblica ; — ma che ha un piano li-
be a o e (i ma oidi han semp e un qualche piano)
che sa ebbe una ecchia i i u a delle leggi ag a ie
Romane, che gli de e esse enu a in men e nel legge e
i as i dei T ibuni, e che u p o a o, se osse appli-
ca a adesso, da ebbe un nuo o suggello al dominio
8, —
di quell'oliga chia a oca esca che, in ondo, ci egge,
e
ch'egli non ole a i ela e pe ema gli enisse ca -
pi o e a o suo dal Minis o !
Non e a anco a con e ma o depu a o che già, come
p ima ol aggiò uscie i e p e o i, cosi o a mal a -
a a (egli che pu si dice democ a ico), u iciali di
pos a e e o ia ii, sicchè dà luogo a lamen i e o se
a nuo e azioni penali, pe chè
nol ispe ano abbas an.za.
Ma la p o a delle sue ollie, assai più che negli
a i e nelle pa ole — in complesso abbas anza em-
pe a e e misu a e, ed as u e an o che gli conquise o
migliaja di ammi a o i, — é negli sc i i.
Nell'Eco
dell'Ope aio,

II sc isse a icoli
semp e più nume osi e sb iglia i.
Lasciandone, pe o a, il con enu o, impo an e e a.,.
la quan i à; nemmeno quel B ia eo dei gio nalis i che
e a il Bianchi-Gio ini po ebbe egge e al a soma di
quegli a icoloni di cui inonda a
1'E^io II.
O a è ques o dell'abbondanza esage a a, della quan-
i à sos i ui a alla quali à, il ca a e e speciale del ma -
oide g a omane.
Rico diamo di Mangione, che si p i a a del cibo pe
po e s ampa e, e pa ecchie ol e i spese più di cen o
scudi al mese. Nel 187o, a le accuse che a al sindaco
Giusso è quella di un migliaio di li e «di danni p odo -
»
igli in un mese pe e ga e qua ocen o ogli di
»
ca a in eclamo alla Giun a onde meglio illumi-
»
na la »; e ciò benché a esse qua o copis i g a ui i
che gli o ni ano pe sino la ca a (i).
(T) Vedi sop a, a pag. 7.
LOl- BRoSO, T e T ibuni —
7.
-84
Nello sc i o di cos o o, ol e ciò, si no a che lo
scopo è o u ile, o assu do, o in pe e a opposizione
col lo o g ado sociale e col u a; così un p e e depu a o
i a giù ice e pel i o ; due medici anno della geo-
me ia ipo e ica e dell'as onomia; un chi u go, un e e-
ina io ed un os e ico, dell'ae onau ica ; un cuoco a
dell'al a poli ica; un ca e ie e, della eologia; un po -
inaio della d amma ica ; una gua dia di inanza, della
sociologia ; e cosi egli, ca alle izzo, a della poli ica (i).
É no e ole (io già l'osse ai nel mio
Genio e Follia)
che quasi u i i ma oidi, Bosisio, Cianche ini, Passa-
llan e, Mangione, De Tommasi, ecc., han con inzioni
enacissime, p o onde, ma non e ide, sicché non dan
luogo al deli io di azione se non pe eccezione , e
quando i si associa l'es ema penu ia; e sono di an o
più p olissi e assu di nello sc i e e, di quan o sono
sensa i e succosi nel pa la e : e, sal o a s oga si più
a di in chilog ammi di ca a, compo ansi, nel i-
sponde e a oce, con al buon senso, da a passa e,
a i meno acco i, pe sa ie le lo o an as iche ie.
E e ne sono di ale abili à, da iesci e e i u -
a o i, senza pe ciò eni meno alle endenze pazzesche,
anzi essendo più ma oidi degli al i : al' è quel De
Tommasi di cui enume ammo poco sop a le mol e
p o essioni mal p a ica e, e che a ques e aggiunge a
il
ica o e le u e con abilissima a e condo e e
ipe u e più ol e (2). Gui eau e a un ma oide, ma
(i) Vedi
A chi io di psichia ia,
ol. 1, 1880.
(2)
A chi io di psichia ia e scien e penali,
ol. i 1,
p.
169:
Pazzia nei u a o i. F a gli al i no ai un ma oide clic si
c ede a e spaccia a p o e a ed e a also mone a io.
__ 8 5
nello s esso empo uno sc occone e u a o e abilis-
simo (Vedi
Genio e Follia,
pag. 35o).
Insomma cos o o, pazzi ce amen e nei lo o sc i i
e,
mol e ol e, più di quelli dei manicomii, lo sono
poco negli a i della i a, do e mos ansi pieni di
buon senso, di u be ia ed anche di o dine; onde ac-
cade lo o il o escio che nei e i poe i.
Qua o sono p o esso i, uno anzi d'Uni e si ; e
Depu a i, uno Sena o e, nè è meno s ampala o; uno
è Consiglie e di S a o, uno di P e e u a, uno della
Co e di Cassazione, e Consiglie i p o inciali, cinque
p e i, e quasi u i ecchi e ispe a i nella lo o ca -
ie a
(Genio
e
Follia,
pag. 56).
E così Coccapielle : men e é megalomaniaco negli
sc i i, negli a i della i a, nei con a i sociali mos a
ale inezza, p esenza di spi i o, e du ili á, da con-
quis a si l'animo dei po en i e delle plebi, il che non
è da o ce amen e che ai u bi.
Nè è a nega si che egli non abbia coi suoi gio -
nali po a o qualche an aggio ; chè, mol e ol e,
seppe colpi e nel e o e
smasche a e
pe sone le quali
cop i ano colla bandie a ul a libe ale un animo ile
e apace, Lopez, pe esempio.
Ma, anche in ques 'imp esa, che u ce o u ile
e
co aggiosa, e in cui non è diicile abbia a u o aiu o
da quei pa i i da cui pa e a più alieno, egli si condusse
con una iolenza e con una aseologia e amen e
pazzesca.
Così, senza analizza e la g amma ica, che
è
semp e
un poco in di e o in cos ui, gli o iamo equen e-
men e (pe
es.,
n.
123, 129
e 157 di
Ezio)
mol e

__ $6
pa ole sc i e in co si o od in ca a e i di e si; pe
esempio :
« Ed o a due pa ole a quel igliacco che si chiama
»
e si i ma nel gio nale in i ola o
S abbia --
e che
»
ín ece lo si do ebbe chiama e
STABBIO,
« cioè LETAMAJO
» .
É una speciali à dei ma oidi. Mangione, pe es.,
nel p oclama a S. M. il. Re ha se e ca a e i ipo-
g a ici in 27 ighe (I).
Che se non usa di mescola e allo s ampa o ( edi
pag. 12) i simboli, i ge ogli ici , la endenza a co-
des i segni apela dallo s ile. Pe esempio, nel nu-
me o 18
dell'Ope aio,
egli dichia a che ha qua o
pode osi ca alli al suo ca o, la
Luce,
la
Ve i á,
la •
Ven-
de a e
la
Gius i
;zia...
E il
Ca o
di Checco e i ca-
alli, ecc., i o nano equen issimi, nei suoi capo-
la o i, an o più che qui i.l ma oide si onde all'au iga
in iposo.
Quan o alla iolenza, non enume e ò gli insul i ad
A. Ma io, al Si o i, al Sonnino, al Zana delli , che
l'I alia u a iconosce pe in eme a i: al Vassallo, ch'egli
p e ende a e pe du o i di i i ci ili e poli ici (!!) ; mi
bas e à ques a ase di e a con o al ene ando Fab izi,
innanzi alla cui ono a a canizie a ebbe do u o sen i si
almen più modes o l'ex-d agone papale: a Voi sie e
»
enu o a caccia i a le uo e del mio ca o che
(I)
O
o a edo che Riche , igno ando che
io l'a essi
ac-
cenna o
12 anni
a, dá come
sua ques a osse azione
(Re i e
Philosophique,
1886).
^i
^
G.
» s i ole à u i oi, l'Au
i
ga passe à ion an e schiac-
» ciando i senza mise ico dia ».
Lo • s ile ma esco, che gode delle ipe izioni, delle
ime, spicca nelle asi : «
Ho lo a o, lo o, lo e ó ino alla
ine,
do essi ini e ques a
lo a
col sac i izio ». —
E
nell'al a: « Ecco i, p o a e i la epubblica spoglia-
ice
che uole leni ne .lemme — a a i — e semp e a a i
milioni — milioni -- e milioni » .
•

E nei
F amasnoni
pe
F amassoni;
e la
Passe a (un
congiu a o) passe à; e nel
Pe icoli è
in
pe icolo.
« Sì, noi assis emmo agli insul i di una s ampa
me cena ia che ha il co aggio di sc i e e
insul i
sop a
insul i, men
z
ogne
sop a
menogne, in amie
sop a
in amie,
senza pu un' omb a di e i à » . — E in « Lom-
b oso
pazzo
cu a o e di pazzi, ecc. ».
Spicca anco a in alcune asi di suo conio, s e eo i-
pa e, ipe u e le cen inaia di ol e, come pe esempio
Gi a a,
oglodi e
e
guenoni,
applica e ai suoi nemici,
che
non_
hanno in ondo nessun signi ica o nemmeno
odioso; e nell'in i olazioni s ane de' suoi a icoli; come
le
cannona e
di Coccapielle e quei
bi i di Napoleone
III
che egli applica ad indi idui che non a e ano a u o
il
più lon ano appo o con Napoleone, indi idui che
la o a ono a p o o con o del paese quando Napoleone
e a non solo cadu o dal ono, ma pe ino sepol o e
dimen ica o.
Tu i ques i ca a e i si edono negli sc i i dei
ma oidi. Se uno in un ca è gua da in cagnesco Man-
gione, o se un al o nel o ni gli de' ma oni ne di-
men ica una dozzina, egli pone ciò in conca enazione
colle pe secuzioni di Va apodio.
— 88 —
E
quasi u i, nel i olo, adiscono subi o l'indole
pazzesca. Bas i La
pulce ed il leone
di Mangione, e
ques ' esempio del ma oide Démons ;. « La démon-
» s a ion de la qua ième pa ie de ien es quelque
» chose, ou es la quin essence i ée du qua du
» ien e des dépendances, con enan les p écep es de
» la sain e magie e dé o e in oca ion de Démons,
» pou ou e l'o igine des maux de la F ance ».
iI
i olo d'una delle sue ope e !
Ma ad un da o momen o il deli io megalomaniaco,
so o l'aculeo della mise ia, della ani à inci a a, el-
lica a, scoppia in essi di un a o, come di ampa l'ec--
ci azione maniaca nei monomaniaci più calmi quando
i i a i. E così ediamo 11 CO dl Mani, il Mangione,
il
Passanan e, che dalle assu de ma calme as azioni
passa ono a e ibili ie di a o, e Coccapielle inisce
col minaccia e uscie i e p e o i, o coll'usci e nelle più
s ane esp essioni del deli io ambizioso.
Ques i passi, che is ampo

II, n. 123, ecc.,
ce lo dimos ano anche colla p o a sc i a :
« Il os o "T ibuno, il os o Rapp esen an e non
do me, e ciò i bas i — ma ico da e i — che chi ha
in ap esa la lo a, sono io, e non de e a e e al i
Duci ; il Duce che ha a acca o la ba aglia sap à con-
du la ino alla ine — e quando p ome o ico da e i
che so man ene e la mia pa ola

« Soc a e u condanna o alla cicu a ; il iglio di Dio
alla c oce, To qua o al ca ce e.
« Vi sono due specie di ibuni, i alsi che sono degli
spos a i, dei bi ban i, come Alcibiade, Cesa e e Napo-
leone. I e i non sono ambiziosi, amano il popolo da cui
89 —
escono e con cui i ono; non hanno acondia; il lo o
ges o è l'immagine della lo o anima, hanno subi anee
inspi azioni che con inano col genio, come Demos ene,
Cíce uacchio e Coccapielle ». (Dall'E
l
io Ih, n. 116).
Più in su di pa agona si a un Dio non sa ebbe
possibile anda e, ed è la p o a più chia a della o ma
megalomana; in ciò, ma solo in ques o, il Coccapielle
assomiglia al g ande Cola di Rienzi.
«
C is o insegnò la mo ale, p edicò inconcusse e-
i à, p oclamò la libe à nell'o dine, l'eguaglianza nel
ispe o alle leggi ed alle au o i à.
•
Lo segui ono u i gli uomini di buona olon à,
u i gli ones i e di animo e o; lo pe segui a ono
i mal agi e u i colo o che della e i à e an nemici.
«
Se Egli non nacque come Coccapielle in un egale
palagio, u pe ò ossequia o e ado a o nel suo umile
giaciglio dai Re di Ta so, di Cip o e di Ge usalemme.
«
E poi non u messo in dubbio il luogo di nasci a
del Coccapielle ino a ie i ? Non gli u con as a a la
ci adinanza omana, come i Fa isei nega o a e ano
l'o igine di
C is o?
«
...C is o discacciò i me ca an i e i lad i dal empio
sac o; Coccapielle ha pu ga o Roma dalla ma ia e
dai a abu i, che congiu a ano con o il so ano ed
il
popolo.
«
C is o insegna a la ca i à, e i a isei g ida ano
che e a un bes emmia o e; Coccapielle insegna ad
ama e la pa ia, a ispe a e la mona chia, e iene
accusa o di libellis a ; dice la e i à, e lo chiamano
men i o e; si di ende, e lo chiamano impos o e.
-96
Ma l' imp on a della pazzia non è an o nell'esa-
ge azione delle lo o idee, quan o appun o nella sp o-
po zione in cui sono con sè medesimi; cosicché a
pochi passi da qualche a o conce o ben esp esso ed
anche sublime , si co e subi o a uno più che me-
dioc e ed ignobile, (come nelle ul ime ighe del ci-
a o ammen o), pa adossale, quasi semp e in con-
addizione coi ice u i dai più e colle condizioni lo o
e colla lo o col u a ; quello insomma, pe cui Don Chi-
scio e in ece di s appa i l'ammi azione i a so -
ide e : eppu e le sue azioni, in un'al 'epoca, ed anzi
in un al o uomo , sa ebbe o s a e ammi abili ed
e oiche; e ad ogni modo in cos o o i a i di genio
sono piu os o l'eccezione che la egola. Nei più i
è piu os o mancanza che esube anza dell'es o : iem-
piono in e i olumi, senza cos u o, senza sugo, come
appun o a coi suoi a icoli il nuo o ibuno.

CAPITOLO IV.
li e zo ibuno.
Il e zo ibuno, o meglio, il nuo o ma oide che
en ò in ques i ul imi empi ibuneggia e, colle a mi
mode ne della s ampa e del Pa lamen o, è, come il pub-
blico ha già sen enzia o, Sba ba o.
La na u ale pie à pe un collega negli s udi, e pe un
uomo i ima di oppe e, in appa enza, imme i a e
s en u e, mi i enne pe mol o empo dal pa la e come
e quan o a ei olu o, di ques i, che e a uno dei clas-
sici ipi di quella psicopa ia da me in odo a nel
mondo scien i ico. Ogni ise a, pe ò, mi pa e, in
ques i ul imi empi, inu ile, pe chè il pubblico, pe -
ino i magis a i, cosi ilu an i ad acco da si cogli
alienis i, a e ano già da un pezzo ado a o ques a
diagnosi, e pe ché egli aggiunse, pe quan o pe ie
dolo ose e e gognose, quella no o ie à che e a u o
il
suo sogno, e pe chè, in ine, qui la e a pie à e a
quella che me endo a nudo il suo mo bo, da a modo
di cu a lo, o almeno di scusa lo.
—
9
8 —
Pe quan o più in su si imon i nella sua i a, la
no a che u o i ad ogni passo e la lo a, o meglio,
la li e, la polemica pe sonale, iolen a, e in cui qual-
che nobile e g ande idea en a a capolino, ma so -
oca a, semp e, da una s ena a ambizione pe sonale,
di cui quell'idea non se e che di a ma o di p e es o.
S uden e, a 16 o 17 anni, mena nel suo gio nale;
il
Sal a o e,
iolen i i a e con o il cle o e la eli-
gione, sicché Ca ou , in una le e a ch'egli s esso ha
pubblica a, lo eso a ad esse meno iolen o ed a ise -
ba e le sue i e con o i ca i i p e i e con o la Cu ia
Romana; a o ques o assai in e essan e, is o che, più
a di, do e a, pe amo del pa adosso, di en a e un
a abbia o p o e o e delle a e ie, e ice e sa nel
1
870
a si p omo o e di un esal a o conciliabolo.
A 19 anni, a Voghe a, al Cong esso delle Socie à
ope aie, p ese una pa e a i a in a o e delle Socie à
ope aie, e comba è ie amen e Mazzini e Mon anelli.
E già si p opone a di
sal a e la dinas ia.
Poi sc i e
nella
Bollen e
di Acqui, nel
Go edo 1Vlanieli,
e nel-
l'I alia
e Popolo ;
onda, poi, il
Saggia o e
di Sa ona,
che du a a e anni senza in amia e senza lode, e che
iempie a di polemiche locali.
Nel 1863 — a 24 anni

consegui a la lau ea, e
de a a già lezioni pubbliche, pa e, mol o applaudi e.
In quel u no, c edo, di ige il
Co ie e delle Ma che,
che pullula di nuo e polemiche.
A 2
5
anni e a p o esso e di economia poli ica e di
iloso ia del di i o a Modena: eglia a la no e e do -
mi a il gio no, con poco p o i o, pa e, dei suoi s u-
den i ; ma egli, al po e o p eside che mi emen e ne lo
-99--
eda gui a, isponde a una ol a con una s ida, un'al a
col di e: « Che, se pu ace a poche lezioni, una delle
sue ale a u e quelle che i suoí colleghi da ano in
una se imana »; il che ipe è poi più a di.
A 3o anni si agi a con o la Regia dei abacchi.
Scialoja gli oglie la ca ed a, ed egli sc i e e oci
le e e con o di lui: empes a u i i gio nali, sicchè
e a di en a o un uomo p o e biale. Fu in quel u no,
se non e o, ch'egli, p op io come il pe secu o e di
Buchne ( edi sop a, pag. 16), onda a la lega degli
uomini ones i con o il Go e no, lega di cui egli e a,
pa e, il solo memb o e e i o !
So a l'agi azione pel macina o, egli p opose (nien--
emeno !) di adu e il Minis o Sella da an i al Se-
na o pe iola a cos i uzione.
E a il 1876
(Gio nale i aliano di Mace a a,
1884,
N. 691); a Mace a a e e a bollen e la lo a a
due depu a i : Allie i ed Oli a. Sba ba o en ennò a
i due ; ma poi la popola i à lo a olse pe l'ul imo,
che... o se in g azia dell'aiu o suo, non iesci. Pa-
ecchie dimos azioni a enne o il gio no della lo a,
e la se a, al ea o, all'imp o iso, si ide agi a si
Sba ba o e g ida e
— Ci adini di Mace a a, se a e e sangue, e non
sci oppo di salsapa iglia nelle ene, segui emi.
E alla es a di una coo e di 40o pe sone, andò
a ischia e, casa pe casa, u o il Comi a o a e so,
a comincia e dal Sindaco. Se ne ece un p ocesso,
ma egli u assol o, malg ado pa lasse, dicesi, qua -
o dici o e (?).
L'eso dio incomincia a così : « Nella mia ede
di
100 -
c is iano — nella mia coscienza di iloso o — nella
mia digni à di ci adino — nel mio apos ola o di p o-
esso e — nei mio di i o di uomo di S a o

».
Quel gio no Sba ba o ana emizzò la
canizie con a-
minu a
di Dep c is, da lui p oclama o, pochi gio ni
p ima, il sal a o e della pa ia.
Nell'ap ile 1878 p e ende a ad ogni cos o che quella
Facol à Giu idica nominasse p o esso e ono a io Au-
elio Sa H. Il Re o e a endogli obbie a o che i ego-
lamen i non lo pe me e ano, egli si diede ad ecci-
a gli con o gli s uden i ; ma la Facol à si adunò e
o ò pe chè osse imosso dall'u[ilcio. Il Coppino lo
sospese : egli sì ibellò con o il Minis o, sos enendo
non po esse sospende lo; disse che gli s uden i a e ano
ip o a o il con egno del Minis o. Ma pa e, anzi, che
ques i, s anchi, a lo o ol a, del lo o umo oso T i-
buno, lo ischiasse o di san a agione, sicchè egli si
appellò dagli s uden i al Sa i.
Schia eggia o dal Pie an oni, pochi anni dopo, ne
loda poi in un pubblico gio nale la do ina, l'eloquenza,
dopo che egli assis e e ad una sua lezione, a Mace a a,
di enciclopedia giu idica, e di nuo o lo b inda a ed
elogia a quando onda a il così de o
Is i u o di di i o
in e nazionale;
un'idea sua, dice a lui.
Quando De Sanc is giunse al po e e, egli chiesegli
una ca ed a di p imo o dine, e edendonelo ilu an e,
lo minacciò di pubblica e a e egli endu o, essendo
Minis o, i seg e i di S a o agli specula o i di Bo sa;
lui, il De Sanc is, che isse e mo ì po e o !
A Napoli, do e enne poi manda o come inca ica o
dal Coppino, p omuo e a, con un disco so che s ancò
mezzo mondo, l'as i-concilio ecumenico, l'agi azione
pe la i o ma eligiosa e pe la pace uni e sale, egli
che ne e a così poco au o e in pa icola e ! !
Un nuo o Minis o, il Pe ez, nel 1872 l'allon ana
da Napoli e lo nomina a Pa ma ; egli p o es a, ma poi
i a; e nel 188o i lesse una buona pa e del suo
eno me olume, una baga ella di 549 pagine, sulla
libe à ; e iniziò p o es e pe la nomina d'un suo col-
lega pe in luenza pa lamen a e.
Nel 188o p ese a pa ocina e una causa, in pa e
gius a, con o il Baccelli, che pu e essendo libe ale,
a e a commesso un a o, appa en emen e dispo ico,
con o alcuni gio ani s uden i sa di che si dichia a ano
epubblicani ; . la agione l'a e a lui: ma i modi suoi
e ano ali da da gli comple amen e o o.
Ed allo a comincia a una iliade, in pa e g o esca,
in pa e agica, con o u i colo ò che non lo a o-
iscono, in ispecie il Baccelli, e con o u i, anzi,
i
Minis i p eceden i.
Demolì P esidi e colleghi, p o ocò dimos azioni,
sicchè la Facol à nel 1882, quando egli u sospeso,
e, pa e, a o o, emendone il i o no, lo dichia ò in-
• compa ibile colla digni à del Co po, a cui e a agg e-
ga o, ed egli allo a ole a ché i colleghi osse o de-
e i i al Consiglio Supe io e; p e ende a soddis azioni
dal Minis o, ecci a a i gio ani a dimos azioni in suo
a o e. Chiama o a da spiegazioni dei suoi a i e
sc i i in seno alla Facol à, esce in ingiu ie ali da
pa e un pazzo u ioso.
Poco dopo, s ampa insul i con o il di e o e del
gio nale
La Luce,
e quando ques i gli manda poi due

— Io3 —
pacl ini,
egli si mise a g ida e : « Canaglia, assassini,
sono pe cosso, assassina o »; li pe cosse, e ì e chiusili
in casa, andò alla pubblica sicu ezza a denuncia li come
assassini.
Il Minis o della Pubblica Is uzione, p eoccupa o
di ques i diso dini, in i ó il Re o e a con oca e i
p o esso i dell'Uni e si à in assemblea gene ale pe chè
si p onunziasse o in p oposi o.
A ques a assemblea non solo in e iene egli, ma p e-
ende assume ne la p esidenza, e nel momen o della
o azione o escia calamai, appe i e lib i addosso ai
colleghi, e poi g idando : « Ammazze ò u i », en a
di spegne e i lumi dell'an icame a, sicchè l'as
s
emblea
dec e a « che sia allon ana o un p o esso e, che insul a
u o e u i, che pubblica libelli la cui iolenza non
neppu e aggiun a dalla s ampa più a en a a, che
me e il diso dine nell'Uni e si à e eca on a all'ono-
a o u icio suo con deg adan i umiliazioni, non meno
che con spa alde ie da pazzo u ioso ».
Fu de e i o al Consiglio Supe io e, e, malg ado la
sua splendida di esa, u des i ui o.
Da quel gio no ge ò una alanga d'ingiu ie, di mi-
naccie, di ica i ai giudici, ai Minis i, alle lo o mogli,
igli, amici — ingiu ie spesso p ese sul se io — e pu
oppo endica e, come se osse o il pa o d'una men e
sana, e endica e così se e amen e da i olge e in sim-
pa ia il ib ezzo che po e ano me i a e.
In complesso, ques o uomo che si po ebbe di e un
o ice anima o di li i poli iche e pe sonali , ip o-
duce, esa issimamen e, il ipo di quel ma oide que-
ulan e di cui abbiamo da o la desc izione poco sop a,
T
03 __
sal o la di e enza che ne iene da un in
g
e
g
no non
comune e da una non comune col u a.
Pe chi i uggisse dalle desc izioni gene iche, o o
ques e no e u iciali di Lasegue, Bianche e Ta dieu su
un al o que ulan e poli ico, Léon Sandon, anch'esso
d'ingegno singola e, che in ece di o men a e Baccelli
e Dep e is, ebbe a da noia, e non poco, a- Billaul e
Napoleone III (I).
Nella sua gio inezza, Sandon, a oca o ambizioso
ol e misu a, si o a a in una posizione assai bassa.
Si a acca al Billaul , suo compagno di scuola, da cui
iene ele a o a pos i supe io i al suo me i o; abban-
dona o, poi, da lui quando ne capì la pazzia, gli addossa
la esponsabili à dei suoi e o i, e dei malanni che si
e a a i a i.
« Si lagna d'esse ogge o di pe secuzioni inaudi e ;
ed in ece si a egli o ganizza o e d'un sis ema di ca-
lunnie, pe cui u i i mezzi, anche il also, sono buoni,
e col quale ce ca di comp ome e lo.
« E passa dal più s ol o o goglio e dalla più impu-
den e p esunzione alla più bassa igliacche ia; o a mi-
naccia ed o a si umilia. Sogna amo i, glo ia, e poco
dopo domanda piangendo che lo si dimen ichi. Vuole
che si agioni con lui come con uno che app esen i un
pa i o, e poi, senza ansizione, a e ma che si con-
en e ebbe d'un pos o in una casa di salu e come un
po e o mala o.
«
Né ali con addizioni si mani es ano solo in modo
as a o: cosi igua do a Billaul , nella s essa le e a
(I)
indes
ma.-1ég. s
u
la
nlie,
1866.
— I04 --
in
cui « lo minaccia di a lo assassina e, gli chiede del
pesce, gli a ida la cu a d'esegui e le sue
ul ime o-
lon à, e gli designa il luogo do e uole iposino le
sue
spoglie mo ali; minaccia Iui e suo gene o d'una
sanguinosa ipa azione, e nel empo s esso gli p o-
ine e che se più a di una i oluzione lo a à Mi-
nis o, egli p o egge à la sua
amiglia,
e maga i lui
s esso » . -- E a un pensiona o dal Minis e o dell'In e no
e dalla P e e u a di Polizia, e si dice a lo o i ima
«
Nello sc i o medesimo in cui indi izza alla iglia
di lui le suppliche poe iche più appassiona e, seguono
i
più
iolen i ol aggi (p op io come Sba ba o con
Baccelli).
«
La in a d'opposizione poli ica di cui semb a si colo i
la pazzia di Sandon non esis e al più semplice esame.
Egli comp ome e ed abbandona successi amen e u e
le opinioni e u i colo o che le app esen ano; nel es-
su o delle sue menzogne ed illusioni é acile so p en-
de e l'in
l
uenza del deli io ambizioso, della pazzia a -
e i a e della pe e sione mo ale che le inspi ano.
«
Il empo delle elezioni poli iche é pe Sandon
un
p e es o na u ale pe s oga e la sua ollia ambiziosa (I).
Egli a ibuisce a Ca no la p omessa o male di a lo
nomina e depu a o di Pa igi: u a ia p e e isce p e-
sen a si nel suo paese (la C euse), do e senza di -
col a o e à da 8 a z o,000 o i; malg ado ciò egli
acconsen i ebbe anche a p esen a si come candida o
del Go e no, il quale gli assicu e ebbe l'unanimi à ;
ma alla condizione d'esse e so o il pa ona o del con e
(i)
Idem
ed emo pe Sba ba o.
-
o 5 ---
di Pe signy e non del duca di Mo ny. Ma poco dopo
dichia a che acce e à oba pe sua mad e e pe la
sua se a, lib i pe sè, e and à a i e e in un i i o
pe a si dimen ica e.
«
Egli an a l'amicizia più in ima cogli uomini più
al oloca i , e dichia a che il suo banchie e o dina io
è D'Hausson ille, p on o pe lui a paga e qualsiasi
somma.
«
Nei suoi sc i i si sco ge acilmen e com'egli c eda
che la F ancia e l'Eu opa non si p eoccupino d'al o
più g a emen e che della sua pe sona e della so e
che a lui è ise ba a.
•
Egli la p e ende a g ande sc i o e; si pa agona a
Mon esquieu, e edesi già ape e le po e dell'Is i u o
g azie al suo
T a a o sulla g ande
zz
a e la decadenza
della democ azia,
e in segui o a quan o gli a ebbe
p ede o P i a -Pa adol.
«
E nulla diciamo della econdi à dei suoi sc i i,
della sua mania epis ola e, che, in u i i pos i, a
Pa igi o a Telle in, in p igione o in libe à, dappe -
u o, u i i gio ni ed a u i , gli a ip odu e
le
s esse idee e le s esse asi, senza che egli si a es i
dinanzi al cos an e insuccesso della sua uni e sale co -
ispondenza. Nelle le e e sue, poi, si no ano nume osi
posc i i e so olineamen i mol iplica i, e la sc i u a
se a a che segnalano così béne gli sc i i degli aliena i.
« Il Sandon é di cos i uzione igo osa : il suo iso
po a l'imp on a
d'una
ce a in e na so e enza, ha ca -
nagione pallida, lineamen i o dina iamen e con a i ;
egli po a spesso la mano al capo, e con un magi-
s a o si lagna di sen i si il ce ello osicchia o dai
in lui è il enomeno p edominan e. Da ques o la o
è
bello accoglie e qui il giudizio di Spa en a, che sa-
ebbe, con poche a ian i, di iso da qualunque
alie-
nis a:
«
Ha un g ande amo e pe la gius izia, ma la giu-
s izia la concepisce in modo pe sonale, ale a di e che
ogni a o che egli c eda ingius o con o di lui è con-
side a o da lui come un deli o, di cui egli applica la
pena delle sue minaccie, delle sue ingiu ie
».
Anche B oglio e Pelosini depose o in o no a luí:
«
Il suo impulso è nobile, ma inisce pe me e si
dal la o del o o » •
E
Oli a:
« Il pun o di pa enza è semp e gius o,
ma si s ia pe s ada » (Deposiz. P ocesso Sba ba o,
188 5).
Megalomania.—
E s'aggiunge insieme il deli io e o-
ico ed ambizioso, pe cui egli, umile ci adino ed
ammoglia o pe giun a, si c ede alla igilia di p in-
cipesche nozze, di p incipesca p ogenie.
Pochi mesi a, o ando a Sa ona uno scul o e ce-
leb e, l'abb accia esclamando :
Ecco il genio
(e a lui !)
che s inge la mano all'a e!
Una ol a disse al Be i :
Sba ba o é capace di di-
s ugge e
25
gene azioni
(Deposiz. Be i; P ocesso).
«
Fui giudica o (sc i e egli di se s esso) nella me-
desima aula do e Galileo u cos e o a nega e il mo o
della e a ».
I suoi a icoli poli ici ecen i sono igon i di con-
inue li anie di ci azioni, e specialmen e di nomi p o-
p ii segui i ciascuno dalla sco a di un'ingiu ia o di
una lode, imme i a a quasi semp e, semp e esage-

—
I1
3
—
a a, e ció secondo che i nomina i abbiano a o i o
o
con a ia o il suo deli io as oso.
« È (dice di lui Da io Papa,
.laalia,
1882) una men e
malsana, alla ga a dalla scienza in modo che ci si sono
gon ia e den o non si sa quan e bolle di sapone. Ed
ogni bolla di sapone è un'idea g andiosa di se s esso
che i le e alla luce dell'egoismo me i i sublimi del
ma oide. Se pone una aglia pe o ene e qualcosa,
la pone pe ché c ede di compie e un' ope a di giu-
s izia e so se s esso, uomo più g ande a i g andi,
apos olo, mis ico, poli ico, scien i ico. Ques 'uomo che
non si comp a col dana o, si p os i uisce pe o ene e
una lode. Non bas ai si p os i uisce pe o ene e
un
biasimo. L'ha sen i o io s esso di e una ol ai « A me
» bas a che si pa li di me, e non mi cu o d'al o, e sono
» elice quando cos ingo la gen e ad occupa si di me »,
E non manca in ine il deli io alcoolico, poiché
abusa eno memen e di liquo i, e la maggio pa e de'
suoi sc i i é de a a in is a o d'ebb ezza.
E
ques o ci spiega i suoi s ani e o i di logica che
pa ebbe o p op ii, solo, dei g andi indebolimen i
men ali, pe cui spedisce insolenze al Minis o in ca a
da bollo da
1,20,
e sen enzia
« Un lib o buono pub in eg a e delle lezioni non
a e », ed « Un p o esso e che abbia a o degli e o i
non può esse e nomina o
E pe ció egli che ha a den e oglia di esse e nomi-
na o depu a o, a' suoi ele o i di Sa ona dichia a che
non a à lo o nessun a o e, nemmeno un lampione,
e a lunghe p ediche pe con e i e
i
suoi compa io i,
uomini p a ici e da i agli a a i, al socinlanesimo, all'u-
— I1
4
--
ni à eligiosa, il che si spieghe ebbe in un Ca one, in
uno Spa en a, non in lui che in an o adula il cle o ed
i epubblicani a anza i - pe a si nomina e, il che è
peggio che concede e a empo, a lo o, un anale.
G a omania. ---
Ma la o ma più ca a e is ica è la
g a omania, che in lui s'associa con la logo ea. no o
com'egli osse il e o e dei gio nali e degli amici,
pe chè usa a a oga e gli uni con alanghe di le -
e e ed in a ene e gli al i pe in e e no i della sua
e e na e mono ona pa ola; e già edemmo in lui
gli a e i di sposo e di iglio ace e innanzi a quelli
del pa la o e.
Il pa la e non gli cos a che en o, e Sba ba o non
sen e che ques o bisogno; ha bisogno di pa la e con
dieci, con en i pe sone alla ol a, maga i, su a go-
men i di e si » (Da io Papa).
L'elenco de' suoi sc i i sa ebbe un oppo lungo
capi olo; ma, ol e l'abbondanza, qui si osse ano al i
ca a e i speciali ai ma oidi. E p ima di u o : La mi-
nu ezza degl'inu ili inciden i che ci ico dano il pi -
o e della Ta ola, e che non gio ano, ma anno pe -
de e anzi di is a l'insieme.
Ciò si no a in nelle p ime sue ope e, o meglio
elucub azioni, pe chè appun o pe ciò nessuno de'suoi
la o i aggiunse la ó ma o ganica del lib o.
Il lib o
'Della libe à
(1873) è un' in oduzione di
più di 5oo pagine ! E ques 'in oduzione è poi a sua
ol a una g ande bibliog a ia cogli e e ni elogi e bia-
simi a' suoi a e sa i e con quelle minuzie a esche,
na u ali nei le e a i del secolo sco so, ma che
s onano in lui. Pe esempio, sos i uisce (e lo • a
115
osse a e in apposi a no a)
pa lamen ale
e
ele enlale
a
pa lamen a e
e
elemen a e,
e non manca dei soli i gioche i
di pa ole p endendosi la
libe à
di dedica e quel lib o
alla
Libe lá.
Pa lando del me odo spe imen ale, lo chiama «
osse -
a i o »,
o come anche oggi si dice,
posi i o;
e nella
sua
Filoso ia della icchezza
pe de una quan i à di pa-
gine pe mos a e che l'economia poli ica si de e chia-
ma e la
iloso ia della icche
zz
a !!
Un a icolo speciale delle
Fo che
dedica pe s udia e
con qual nome si debba chiama e il secondo iglio
del nos o Re, iglio

che ha anco a da nasce e.
In ques 'abuso dell'inu ili à egli ha delle singola i à
u e sue, o meglio u e speciali dei ma oidi ; una
è
quella di colloca e insieme mol i nomi p op ii con un
epi e o lauda i o od in aman e a seconda de' suoi ca-
p icci; pe poche linee ciò pa ebbe un ezzo umo i-
s ico, ma egli è capace di ode a ne olumi ; così nel
nume o 26 delle
Fo che
o o ques o gioche ello se-
gus o nien emeno che pe 114 linee, e u o ciò a p o-
posi o, o meglio a sp oposi o della e imologia di
po-
lizia
«
pe cui ci à e S a o o ma ano una cosa sola,
»
come sa ebbe a di e Pe ino e qua ini, di i o e s a-
»
u a, Luzza i e pensie o, Ca ie e i a nel di i o, De
»
Ze bi e cole a » e ia ia.
Un al o che con ques o si conne e è quello delle
dig essioni, e delle minu e ie u ili. Tu o il suo lib o
--
Regina e Repubblica — è
un ammasso di dig essioni.
Qualche ol a una pa en esi i si caccia den o nel-
l'al a, e le piú senza al o signi ica o o agione che
di s oga e la smania di sc i e e.
— IG —
A p oposi o dei nemici delle sue idee, a una di-
g essione sul salame
eccellen e
che il depu a o Lagosi
a assapo a e ai suoi colleghi (pag. 23).
Una pagina e
1/4
a a della e idici à s o ica e
del amoso de o di Fe uccio a Ma amaldo, e ciò a
p oposi o dell'amminis azione disones a d'I alia (pa-
gina 17-18).
E qui, come in al e sue ope e, pe de delle in e e
accia e pe dimos a e che si de e di e
pa lamen ale
e
non pa lamen a e.
Qualche ol a, specie negli ul imi sc i i, le dig es-
sioni sono anche sudicie, ma di quell'osceni à abac-
cosa, a esca, che è più indizio dell'impo enza che
della igo ia s a ipan e e es i a del gio ane; è una
osceniü, insomma, che sen e più il P. Soa ez che lo
S ecche i od il Man egazza.
« La calunnia a à le gambe più co e d'una p...
a acca a alle coscie lanose del minis o X. ».
« La di e enza, p. es., che in e cede a l'opulenza
delle anche s ecche iane e le due isole e
.
alea diane,
che semp e si gua dano e spesso si occano ». E a pi-o-
posi o di ques a che è già una dig essione (dig es-
sione
a
), ne in e seca al e, inu ili u e. « Benché
il
poe a non se ne sia mai acco o, ed abbia a o come
Cesa e Rossi (dig essione 2
a
) quando nella commedia
monachile di Ma engo, o a p esiden e del liceo Chia-
b e a nella mia Sa ona (dig essione 3
a
), en ando in
scena, ede il be saglie e in congedo che s inge la
con adino a dalle anche copiose » (dig essione
4
a
)
—
il che u o é osceno, se uolsi, ma non con e ge a
nessuna dimos azione, nemmeno lon ana.
II7
« La Came a ha con e ma o Capodu o
(Ci adino di
Sa ona,
20
dicemb e 1886) — Che bel nome, pe
app esen a e la
i ili á
del pensie o poli ico in I alia,
ed io p ego il os o
P o o,
scusa e, che non è un
p odigio di delica ezza, a s ampa mi
delica e
zz
a
con
due . e Capodu o con un
p
solo e non due

a -
egnaché
(e qui una lunga dig essione) se il
Ci adino
s ampasse due

si al e e ebbe la app esen anza del
nos o Rapp esen an e; egli non sa ebbe più l'emblema
della i ili à della coscienza inco u ibile degli I a-
liani

»
Minu ezze da pazzo e sudice ie da ubb iaco, e che
no ai, si anno più equen i quando pa la di una delle
più gen ili e ene a e dame d'I alia, e più susci ano,
pe ciò, schi o e ib ezzo.
Nella Regina e Repubblica
dopo a e sche za o scioc-
camen e sulla ase
Ma ga i as an e po cos,
si lagna
di non po e con e i e o abb ica e
salami eccellen i
dei
po ci indegni di accoglie e la buona no ella; e poi di-
chia ando « ch'egli scende come un ca alie e an ico
po ando pe la qua a ol a i colo i della donna ado a a,
una delle più gen ili d'I alia, subi o soggiunge, ch'egli
uol spezza e `la lancia con o la lue che minaccia di
a passa e l'I alia al si ilicomio della i annide »
Tu i conoscono la sua endenza ai giochi di pa-
ole, alle pompie a e... che noi edemmo esse e così
equen e nei ma oidi :« Appun a e la pun a (pag. 305)
inappun abile
dei lo o s i alini nella pa e più no abil-
men e s e ica
(Regina e Repubblica).
...«
Bas a a che ci osse un
Visone
pe
ede e.

118 --
«
I
miei p o edimen i compi anno la boni icazione
dell'ag o. Ed al
d elce
non ci pensa ?
(Idem).
«
Baccelli, i bacilli !
•
Bacca ini, ingegne e di educazione,
s'ingegni » .
Né manca nemmeno, come dissimo, in quel ponde-
oso olume sulla
Libe á.
inu ile e ma si sulle sue con addizioni, almeno
pe quan o occa le pe sone.
«
Bocca do, de o nelle ope e sue as issimo in el-
le o e e a biblio eca ambulan e, al N. 6,
20
luglio,
delle
Fo che,è
ascina o ai ibunale sup emo della gen e
do a, ed è conosciu o eo di un osa igno anza.
«
C ispi, il secondo uomo di S a o, dall'anima
gi-
gan e,
C ispi il
Capaneo della i oluzione,
il solo in elle o
dopo Mancini, nei suoi olumi, ecc., è di enu o un cia -
la ano
(Po che,
N. I), e più a di (N. 4) uno sciagu-
a o causidico.
«
Ma co Minghe i, uomo di S a o di maggio ne bo,
di ingegno, e di g andezza di concepimen i, di en a
poi iacco, imp o ido, senza bussola come Mancini,
meno la scienza giu idica. •
«
I olumi di Lampe ico gli danno il omi o e il
capogi o (N. 14); ma nella
Libe á
a pag. 13 lo a ea
de o lume dell'e udizione, della c i ica e della scienza
economica in I alia.
«
Guido Baccelli e a p ima pe lui l'o a o e dalla
omana acondia, che di ese nella poli ica dello Zana -
delli il g ande e bo del ep ime e e non p e eni e.
«
Di Sella, ch'egli olle po e in is a o di accusa,
conse a con gli au og a i, anche uno..... siga o.
«
Il Mancini, ch'e a il p incipio ed il segno d'una
—
II9 —
qua a epoca dell'umani à inaugu a a dal pensie o i a-
liano, non sa sc i e e una ci cola e » (I).
La o buono. -- È
pe ò e o che in alcuni dei suoi
p incipii eo ici, l'uni a ismo eligioso, il a o zamen o
del po e egio, egli pe sis e e con cos anza a a anche
negli uomini poli ici più sani.
Ed è e issimo che qua e là nei suoi lib i b illano
dei a i geniali. -- Eccone alcuni :
«
L'uomo che non sen e odio pe le cose laide o
inique che ingomb ano la nos a i a sociale è una
menzogna di ci adino, un eunuco di men e e di cuo e
(Fo che,
2
1).
«
I sis emi pa lamen a i non ungono bene pe chè
non pe me ono che gli o imi sieno in al o ed i nulli
in ondo
(Po che,
3) », il che è pe ò ol o alle
Decadi
di Macchia elli.
«
Un uomo che po a nel c anio un'idea sa à semp e
più o e di un milione d'uomini che non abbiano in
asca che un in e esse (n. 27).
«
Io c edo la libe à più sal agua da a da un su -
agio is e o che da un su agio alla ga o.
«
La nazione è enu a in e mini di cosi p o onda
ana chia mo ale che può da occasione e ma e ia anche
all'ul imo dei ci adini di susci a e un incendio, una i-
oluzione mo ale, una
san a insu ezione ci ile
con o
mali che o endono la mona chia.
«
Teme a l'a anza si della i upe osa e mala com-
pagnia dei demagoghi, eme a le so i dell'Ame ica
( ) Vedine una accol a cu iosa nel lib o del p o .
PIERANTONI:
Sub lege Libe as. — Roma,
1884, 2
a
ed., pag. 83, 85, o8,
.
LOMI3ROSO,
T e T ibuni —
Io.
-
I
2 O --
do e l'ol apo enza della canaglia poli ica, do e
i i-
libus ie i poli ici hanno in aso o mai s ampa, commi, i-
buna, e i galan uomini delle classi
più
ele a e si i i ano
a poco a poco dall'a ingo poli ico con amina o dalla eccia
della epubblica
(pag. 382).
« Se io sono un malcon en o, disse al Consiglio di
pubblica is uzione , ció mi a ono e : il p og esso si
de e ai ibelli e ai malcon en i. E a un ibelle, un
azioso, C is o.
« Le g andi i o me sociali s'iniziano da un i olgi-
men o di pensie i e non dalle leggi; le leggi engono
die o il p og esso come l'omb a co pi. Se la coscienza
umana non s'imp egna d'una dose maggio e di giu-
s izia, le più belle impalca u e a nulla app ode anno,
anzi po anno pe mu a si in a nesi di pe dizione, come
e a l'inquisizione onda a nell'idea che il sal a l'anima
e e ica col b ucia ne il co po osse ope a me i o ia.
« P imie amen e si de e ede e
il modo, il me odo,
che il Go e no adope a e segue pe la conse azione
dell'O dine, impe occhè è in ció che spicca la di e-
enza ca a e is ica dei Go e ni buoni, libe i, dai ca -
i i e dispo ici. L'o dine é man enu o a Lond a quan o
a Pie obu go, a Cos an inopoli come a Filadel ia. Ma
do e nei paesi dispo ici ques o isibile e e o della ma-
e iale sicu ezza si consegue col me odo
p e en i o
del-
l'assolu o sac i icio di u e le libe à del ci adino, nei
paesi libe i, in ece, il medesimo isul amen o s'o iene
colla cus odia, e colla conse azione legale di u e
quelle libe à. Voi, ede e, oi non a e e p o a o an-
co a nulla col di e che l'o dine
è
una g ande e bella
e buona cosa. Se l'uomo osse un animale, la dis in-
-
I2I —
zione o a a, a ebbe poca impo anza. In e o : che
una mand ia di peco e, un b anco di po ci, ecc. be a,
mangi, pascoli senza con usione e con o dine o pe
magis e o di bas ona e o pe ope a di ocali comandi
del mand iano nulla ile a. Ma a andasi di socie à
di uomini la ques ione del
mezzo
piglia un ca a e e
ben più g a e, delica o e complesso. Bisogna, pe muo-
e e le olon à libe e d'un popolo e so un complesso
di ini, elegge e a i an i mezzi quelli solo che non
o endono il sac o ca a e e dell'Umani à scolpi o in
u i i ci adini d'un libe o paese.
« Voi sac i ica e sis ema icamen e alle esigenze del-
l'o dine ma e iale le esigenze dei p incipii dell'o dine
mo ale. E ema e pe ogni lie e scompiglio. Insen-
sa i ! Voi 'impau i e sop a ad ogni cosa dei pe icoli
che co e l'o dine ma e iale della Nazione ; ebbene !
Un illus e conse a o e, il Tocque ille, i insegnò,
che il e o pe icolo delle nazioni democ a iche non è
l'ana chia, il diso dine delle s ade, ma sape e quale è ?
P ecisamen e quello che oi cus odi e con an a solleci-
udine, quello a cui sac i ica e digni à di pa ia, indipen-
denza di giudici, mo ali à di s ampa, deco o di Go e no,
l'O dine ma e iale
che pe oi è il capola o o della po-
li ica e dell'amminis azione ! Imbecilli ! »
(Fo che,
22).
Nella
Libe à
ibadisce con Ca ou e La Fa ina che,
u e le più g andi i oluzioni sono, in ondo, eco-
nomiche pe chè le più nobili idee pe di eni a o
hanno do u o congiunge si col soddis acimen o dei
na u ali bisogni.
E bella, pe quan o e o ica, i o o ques 'osse a-
zione : « Un pubblicis a ancese pa la del paganesimo
-128-
(lei io i anne il p o umo, u o degli animali sal o
il mo o : e' sano iloso i so do-mu i che solo espon-
gono a ges i le lo o idee.
cc Ma l'a e è una si g an maga; essa c ea un sole che
b illa pe u i come un e o sole; e quelli che i si ac-
cos ano, anche i men degni, anche i g o eschi, ipo -
ano seco qualche po' del suo calo e e della sua luce.
«
Ques o uoco api o imp uden emen e dal cielo,
che i ma oidi se ban ipos o nella lo o pupilla,
li
ende spesso pe icolosi, più spesso idicoli; ma la
lo o esis enza ne acquis a una se eni à g andiosa, uno
sp ezzo del male, una g azia a so i lo, che le al e
mise ie non conoscono, e che li a ammi a e dai più.
«
La chime a dall'ali do a e lo o illumina e iscalda
la ia.
«
Si di ebbe o pelleg ini d'O ien e in ma cia e so
una Mecca incogni a che s ugge lo o die o l'o izzon e.
«
Nulla li sco aggia, nè la mala ia, nè la disillu-
sione, nè il eddo, nè il caldo, nè la a ne: ei s'a -
e ano e non giungono mai ».
Ma, in an o, codes e mi abili pa enze del genio ba-
s ano ad illude e le men i olga i.
Ed ecco lì una causa speciale dei inno a i ion i del
ibuno Romano, anche in con on o del Sa onese, a
malg ado, in g azia anzi, della sua in e io i à.
E non é la sola.
2.
Quando i medioc i, i meno che medioc i p e-
ponde ano, è na u ale che possa des a e ana ismo nei
olghi chi ha le appa enze dell'uomo supe io e.
3.
Quando il co aggio delle opinioni a scemando
di guisa che mol i si an imidi nel mani es a le, o

— 12
9
le mu ano ad ogni cade e di oglia secondo il p op io
in e esse, é na u ale che possa iesci e simpa ico chi
ha mani es a o, in mezzo ai deboli, una g ande au-
dacia ed ene gia.
4.
Anche gli uomini assenna i u ono g a i a Coc-
capielle di un'ope a a cui nessun al o si sa ebbe
sobba ca o, e a o i ono, col non ena li a empo,
gli is in i popola i ; nè giu e ei che non a esse o
pa e in ció anche uomini del nos o Go e no, e i
seguaci di quell'al o cui egli p es ó l'ope a sua pe
an i anni, o se pe g a i udine, ma più allo scopo
di spa ge e il disp ezzo, la no a i onica, sulle odia e
nos e is i uzioni, se endosi, come u semp e suo co-
s ume, delle passioni popola i pe endica si di ques e.
5.
L'uno, solo e quasi ine me, u minaccia o nella
i a da più uomini a ma i : si di ese, e u poscia, nè
pa e semp e gius amen e, messo in p igione ; e quindi
al p es igio della o za s'aggiunse l'au eola del ma i io.
Libe a o g azie al o o popola e, po endo, come.
an i al i, gode si l'impuni à di nuo i ea i so o la
co azza del depu a o, se ne spogliò. — Fu in ca ce e
di nuo o, e i s e e non poco. — O a alcuni di quei
ea i non pa e o a' suoi pa igiani co isponden i alla
g a i à della pena, an o più dopo che alcune accuse, e-
nu e pe calunniose, enne o con e ma e da un nuo o
p ocesso. Anche dello Sba ba o il popolo pu e amme -
e a i ea i, ma o a a esage a a la pena, cosi da pa-
e e, quel che ce o non e a, l'e e o d'una ende a.
6.
Il Coccapielle è Romano, e il popolino di Roma
i ede an o più il suo app esen an e, pe ché egli
abi l men e seppe ellica e, piaggia e quel sen imen o
— 1
3
o
municipale che ba e in u e le ci à la ine, ma più di
u e, e non a o o, nell'an ica capi ale del mondo.
7.
Si o ò che i suoi, spesso, coincide ano cogli
a e sa i di una se a, se così può di si, nobilissima,
i massoni di alcune pa i d'I alia — e con quelli di un
oppo no o pubblicis a che, insieme ad un gio ine do-
a o di un cognome ca o all'I alia, si ece o della sua
penna un'a ma pe le p op ie ende e.
8.
E un a o cu ioso che u i e e ques i eno-
meni psichia ici sono un di e o p odo o della più
o meno se ia col u a classica.
In Cola l'e udizione, sbaglia a se uolsi, delle an-
ichi à di Roma, è il pun o di pa enza del deli io am-
bizioso e dei gigan eschi suoi en a i i che a e ano in-
e o u a l'imp on a della g andezza omana.
In Coccapielle ques a col u a manca a a o, ma non
mancano quelli E a i suoi e e i che più sono noci i, le
con use memo ie del ibuna o, le glo ie e gli e o i
dell'an ica Roma, pe ino, che Dio glie lo pe doni,
quello della o azione pe cen u ie, e dei suoi ca alie i,
a cui egli, come ca alle izzo, c ede po e imb an-
ca si (1).
La col u a apo osamen e classica, nu i a di me a-
isica e gon ia a di e o ica, o mano u o il e aggio del
sape e di Sba ba o, e ne inspi ò gli ammi a o i, anch'essi
educa i alla s essa scuola e nu i i dello s esso alimen o.
9.
Rozzi, pe ò ciò malg ado, nel ondo, i nos i due
neo- ibuni pa la ono ozzamen e e po e ono s illaneg-
gia e ones i e bi boni con asi che i còl i s uggi ebbe o,
(i) Sedu e del Pa lamen o, gennaio, 1887.
— I
I —
ma appun o pe ciò agli incol i iescono più ada e.
E ben dice Coco
('S o ia della i olugione di Napoli)
non esse e ce o gli uomini e udi i che possono in lui e
sul popolo, ma quelli che hanno manie e di sen i e
pa i alle sue.
E Heine dice a: « I1 popolo si ida più degli am-
biziosi i quali pa lano il ge go delle sue passioni, che
dell'uomo dabbene che si s o za d'illumina lo ».
Il lo o s ile che agli uomini còl i suona bizza o
e ma esco, appun o pe' suoi di e i, ipe izioni, allu-
sioni, simboli, asi e e ocli e e iolen i, ha i ù di
a a e, di scuo e e le ib e delle plebi men còl e.
lo. Coccapielle ha
smasche a o
dei non semp e degni
capo-popoli : e la plebe, o ando spezza i i suoi idoli,
col bisogno di ado a e qualche cosa, ha i e sa i i suoi
a e i su quello che li a e a ba u i, appun o pe chè
li
a ea ba u i e pe chè p imo si o a a in o dine
di successione, chè anche nelle demola ie i hanno
le dinas ie. Cosi nelle se e camo is iche di Napoli
l'ucciso e di un capo di en a,
ipso ac o,
pe ciò, suo
successo e nel g ado --- anche se p ima non appa -
ene a alla se a.
II. I1 popolo omano ha un'inclinazione speciale
pe codes i ibuni: p o a ne siano Cice uacchio e
Cola di Rienzo e Ba oncelli. Né é di icile i in lui-
scano l'a a ismo, o la ico danza dell'an ica magis a-
u a popola e, che an o gio ò al suo ion o con o
i pa izi, e che gius amen e do ea es a e ca a alla
sua memo ia.
T ibuna o.

Quando si pensa alla du a a e all'im-
mensa in luenza di ques a is i uzione in Roma an ica,
Lom
'
oso,
T e T l7)1(Il!

j T ,
—
1
2 —
ben si comp ende come essa possa a e pe du a o ino
ad o a nella sola ci à che i diede la culla e in cui più
a lungo pe mase con o ma legale nel mondo.
E un a o ammesso dagli s o ici, dai Romanis i
e dai poli ici, e bas a ci a e Machia elli, Mommsen,
Bonglii e Schup e , che ques 'is i uzione me a igliosa-
men e semplice e senza iscon o con alcun'al a, se ì
di cosi mi abile con appeso alla p epo enza pa izia, che
e a pu e aiu a a dalla icchezza, dall'in elligenza, dalla
adizione, e, quel che è più, dalle leggi, da impedi e le
ine i abili gue e ci ili,
che
s ascia ono le nos e e-
pubbliche medioe ali, da pe me e e una e a egua-
glianza ci ile, pu lasciando, pe mol o empo almeno,
il
po e e alle classi più col e, inché, degene ando, p o-
ocò la demagogia ed il cesa ismo. Essa u, dunque,
un po en e e men o delle sue glo ie e delle sue uine.
Il ibuno app esen a a quello che è pe noi la
opposizione pa lamen a e, la s ampa e la Cassazione.
I ibuni, che non po e ano esse scel i se non nelle
classi popola i, ece o, quasi si può di e, da codice i-
en e e da magis a o pe manen e quando codice e
magis a u a e a manca ano, e u o e a nell'a bi io
dei pa izi, e quando i c edi o i pa izi ese ci a ano le
più c udeli o u e sui debi o i, al che il popolo, pe
so a isi, i iu ò di anda e alla gue a (282), e c eando
una secessione, una e a ci à plebea, minaccia a di
non più iuni si se non si da ano lo o ques i di i i.
Essi ece o da al ola di sicu ezza e da anello a nobili
e plebe, e ece o, come no a Machia elli
(Decadi,
in),
che gli uni s' a an aggiasse o delle o ze degli al i
senza elide si.
-133
Essi, sulle p ime, non a e ano al a insegna, al a
sco a che il pedes e
ia o ;
non a e an man o nè
sedia cu ule, anzi non a e an sulle p ime pu un seggio
nel Sena o, alla cui po a do ean s a in piedi; ma
di enu i i suoi e i di enso i, indipenden i dal po e e
ci ile, po e ano in me e e in p igione i magis a i,
sospende e un giudizio, in ligge e una condanna pe -
sino capi ale ; di ende ano al cospe o pubblico l'ac-
cusa o
(jLss auxilii);
po e ano , sal o il domanda e
l'auspicio e il a ne issa e il gio no dal Sena o, a-
duna e i comizi, o ene ne delibe azioni, a cessa e
l'a es o di un debi o e condanna o ; po e ano ci a e
a compa i e da an i a lo o qualunque ci adino, anche
i consoli, e a li eni e colla o za in caso di i iu o;
po e ano, con un
e o,
sospende ne qualunque delibe-
azione.
Più a di, s udia e ed imi a e le leggi di Solone,
codi ica a quella g ossolana p a ica c iminale e ci ile,
che e a in ine null'al o se non la legi ima a p epo-
enza dei icchi e dei nobili, e esasi meno c udele
pe quan o conse asse le o ibili pene pei debi o i, i-
do asi l'usu a al io pe o
i
o, si sospese o, come meno
necessa i, i ibuni, la cui in omissione pa e a u -
basse l'andamen o dello S a o; ma e' si do e e o is a-
bili e, sal o ad a e e il solo di i o d'in ligge e mul e,
e non più la pena capi ale, e quello di nomina e
i paga o i o ques o i, il che li ace a en a e nella
e a amminis azione. Poi ebbe o un o o consul i o
ed uno sgabello in Sena o. Nel 620, pe l'aumen a a
mise ia, i G acchi, pa izi di en a i i più audaci i-
buni, giunse o a s appa e , con una specie di su -

-- 13 4 --
agio uni e sale, delle leggi con cui si da ano alle
plebi i campi già p op ie à dello S a o, e si o ni ano
di g ano ad un p ezzo in e io e della me à al eale;
i o ma, ques a, che u, p obabilmen e, il p imo passo
all'ana chia.
In a i pizi a di Sa u nio (651-54), a i o, eloquen e,
ma iolen issimo, a colpi di andello s appò delle e e
leggi socialis iche, colle
,
quali idusse di I
1
6 di asso il
p ezzo del g ano, già anco
a
dimezza o; ep esso,
chiamò gli schia i in aiu o. A lui si de e la p ima ba -
aglia ci ile comba u asi in Roma ( o dicemb e 654).
Sulpicio Ru o o ganizzò (666) una e a a ma a di
3000 demagoghi con o il Sena o.
Clodio (696) limi ò il di i o dei censo i di eda -
gui e i ci adini scos uma i, olse ogni es izione alle
associazioni.
D'allo a in poi i ibuni di enne o i pad oni ed i i-
anni della Repubblica e la causa della sua cadu a. Così
essi p epa a ono, col diso dine p ima, e poi coll'ele-
zione dei pa igiani alle ca iche, la enu a dell'Impe o.
Si c ede da mol i che il ibuna o cessasse coll'Im-
pe o.
E
e o che Cesa e a ocò a sé la po es à ibu-
nizia, ma non pe ciò aboli a i ibuni; né ciò e a a p e-
sume e in un go e no come l'impe iale che so o o ma
dispo ica p o egge a, in a i, gl'in e essi popola i. Ce o
pe ò se ne es inse o i po e i che e ano in g an pa e
app esen a i dall'Impe a o e.
Essi conse a ono il
Jus auxilii
ed il
Jus in e ces-
sioni
con o i magis a i, ma non con o l'Impe a o e,
da cui anzi dipende ano di e amen e (Taci o,
An-
nali,
XIII, 28). — Pe de e o il di i o di e o, na
—
I" —
conse a ono quello di p esiede e il Sena o (Dione
Cassio, 55), ed ebbe o la p esidenza di un ce o nu-
me o di ioni di Roma (Mommsen, , 12o), il che si
può di e i si pe pe ui u o a, come accennammo,
so o al o nome.
Di enne il ibuna o una
digni á
con e i a dall'Impe-
a o e, e che si o a già accenna a con e mini al-
quan o disp ezza i i «
umb a nominis »,
nel Codice
Theodosiano, XII, I,
74.
Pe mase o, ad ogni modo,
più di 14 secoli.
12.
Ri o nando ai nos i ibuni, u i e e, spesso,
aglia ono sul e o ; e il e o ha una i ù, una po-
enza che ascina u i, anche le masse.
13.
Ed ambedue i neo- ibuni non sono geni, nè
pazzi, ma ma oidi , che hanno ben più di cos o o
un'azione po en e sulle plebi; poichè la g andezza dei
p imi e la s anezza di conce i dei secondi, e in amendue
il
con egno sdegnoso, uo del comune, e la mancanza
di a o, des ano di idenza, ipulsione e ib ezzo : men e
codes i ma oidi essendo bizza i ma non ele a i nei
conce i, anzi so en e più bassi dei comuni, sono, pe ciò,
più accessibili ed acce i alle masse; ol ecchè nel con-
egno p i a o, nella i a p a ica (quasi la du a a della
mala ia ne o undesse gli angoli acu i e endessela più
ada a a alla esis enza) o sono a a o no mali o spesso
più abili degli al i: il che lo concilia, maggio men e,
la pubblica opinione.
14.
Abbiamo edu e le p o e ecen i del disin e-
esse di Coccapielle (anche Sba ba o ha ogni a o
slanci di disin e esse, mis i con slanci di a idi à), che
pe ò po e a qui spiega si colla ani à in lui dominan e.
j
____
Pu e se, come spe o, isul asse a e egli da o p o e di
quella a a i ix
.
anche negli anni an eceden i, non pe ciò
e ebbe al e a a la mia diagnosi. In a i, come ho di-
mos a o nel
Genio e Follia,
i ma oidi sono in gene e i
soli i quali nello
s eeple-chase
u ioso e so la o una,
che è uno dei ca a e i dell'epoca nos a, si mos ino
i
più ise ba i ed i più sdegnosi, e non a e ino
.
, solo,
ma se bino una singola e sob ie ì.
Mangione e a ones issimo e disin e essa o ! Nel
maggio è cos e o a a debi i, e ne ha an a e -
gogna che dal 18 al 23 si as iene dal cibo, e l'ispe -
o e di P. S. lo o ò in le o s ini o dalle p i azioni,
non a endo olu o acce a e nulla dai pad oni. ]3o-
sisio si nu e di polen a senza sale: Passanan e di solo
pane; come spesso Lazza e i di due pa a e; il che
può spiega si dall'a e essi pascolo e con o o su i-
cien e nelle lo o speciali elucub azioni, come accade
appun o agli asce ici e ai g andi pensa o i ; e pe chè
po e i, p e e iscono consuma e quel poco che pos-.
sedono, pe o ene e il ion o delle lo o idee, piu -
os o che il soddis acemen o del lo o s omaco.
5. E poi i ma oidi, p op io all'in e so dei genii,
e dei ma i, sono lega i da una simpa ia d'in e essi,
e, sop a u o, di odii con o il nemico comune, l'uomo
d'ingegno, e o mano una specie di Massone ia (I),
(i) In una g ande ci à d'I alia p ospe ano due socie à com-
pos e in g an pa e di ma oidi.
Ques e gen i, dice Daude
(Jack),
si a aggono, s'agg up-
pano accomunando i lo o lagni, le lo o oziose ani à.
Ho già mos a o
(Genio e Follia)
come alcuni ma oidi in-
lui ono sui p o edimen i consiglia i con o la
p
ellag a. Bas a
— 3
an o più po en e quan o meno egola e, pe ché on-
da a sul bisogno di esis e e al idicolo comune che
li in ade ineso abilmen e pe u o, sul bisogno di
s adica e o almeno comba e e quella na u ale an i-
esi che e pe lo o l'uomo d'ingegno : e, pu e odian-
dosi a lo o, si anno solidali l'uno dell'al o, e se non
godono dei ion i ecip oci godono ciascuno delle eci-
p oche i ime che lo non mancano mai; pe ché, come
edemmo, a il ma oide ed il genio il olgo non dubi a
pun o a sac i ica e ques 'ul imo; e anche o a mol i me-
dici p a ici non idono pun o dei dosime ici e idono
dell'omeopa ia ; e le plebi accademiche idono anco a di
Schliemann e d'A digó e non ise o mai dell'a cheologo
P. Secchi nè di Renou ie . E ció può ben ede si dagli
en a ici e ma eschi indi izzi i ol i al Coccapielle ed a
Sba ba o da mol i che ce o e ano più ma i di lo o. E più
ol e ne abbiamo o a o II che s'accon en a-
ano di chiama e il p imo, pa odiando una bella ase
d'un nos o Minis o, l'ono e di Roma. Ed e ano i -
ma i. E a Sba ba o ece o omaggio non pochi uomini
poli ici e pubblicamen e. Ed ecco spiega o pe ché, mal-
g ado il più es eso su agio uni e sale, so o la Re-
pubblica Romana, mai osse enu o in men e alla plebe
nel
49
di manda e Cice uacchio al Pa lamen o. Cice-
uacchio e a ozzo, ma non e a ma oide.
accenna e, p. es., la s amba idea di p opaga e i conigli; un
al o g uppo compa o ed abilissimo di cos o o e a iusci o a
pe suade e non solo le masse ma pe ino dei mezzo scienzia i
che il maiz sca seggi di azo o e sia indige ibile e pe ciò solo
causa di pellag a -- p ecisamen e il con a io del
y
e o : e non mi
bas a ono
21
anni di a iche pe cancella e l'e onea leggenda.