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Tre tribuni studiati da un alienista

Lombroso, Cesare

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Cesa e Lomb oso T e T ibuni STUDIATI DA UN ALIENISTA CON FIGURE. Biblio eca PixeLegis. Uni e sidad de Se illa. Sal a eci dal ango che sale, che sale, che sale. G. CATZDUCCI - Con e,SSi0121 e na aglie. ROMA - TORINO - FIRENZE FR ATELLI BOCCA LIBRAI DI S. M. 1887. P op ie à Le e a ia To ino, 188 7 . -- Tip. e Li . Camilla e Be ole o PREFAZIONE A` 'amico i g no o, Non ho il co aggio di dedica e ques o lib o a un amico p o a o, come a e a a o pe l'al o; quando si lo a pe e i à poco no e o poco ac- ce e non si de e lega e alla ca ena dolo osa della p op ia impopola i à l'amico che a oi si a ida a. Ma e n' è uno, al quale chi lo a pe un' idea può semp e abbandona si senza i egno. E l'amico igno o, spesso pii caldo del com- pagno d'in anzia, che non i ugge mai dalle idee gene ase ; pe . quan o comba u e, anzi pe ché comba u e. E a lui che mi i olgo. Quando, anni a, pubblica o i Due T ibuni coll'in en o di spiega e un enomeno sociale e poli ico, che pa e sulle p ime, un e o p oblema, mos ando, senza ispe o ad alcun ,,pa i o, la mise ia in eui siamo cadu i, .e en ando, da ecchio alienis a impeni en e che sono, di ca a ne un'ap- plicazione allo s udio del ma oide, io a e a al- li o la s ada. Non è poe a chi uole, e non è chi uole, po- pola e. E necessa ia una dose di g ande du i- li à e lucidezza; e non bas a, come io c ede a, so ola e sulle ci azioni, ma bisogna condu e il pubblico passo pe passo ; se no, a e à che egli, o a osi all'imp o iso sop a una s ada igno a, non sappia o ien a si, ed accusi dèlla p op ia con usione non già sè s esso, ma la sua guida. Quando qualcuno legge un lib o pe sollazzo, si e ma ai a e elli che gli si adducono, senza sogna e che i sia so o una conclusione. Meno anco a sogne à che l'au o e p e enda da lui la conoscenza delle al e sue ope e, senza le quali mol e delle eo ie addo e de ono semb a e bi- slacchi pa adossi ; e così io a endo, in al o la- o o, 'con pa ecchie cen inaia di esempi, mo- s a o la equenza della pazzia nell'uomo di genio e le agioni anzi pe cui l'uno a icenda si as o ma nell' al o, e gli speciali ca a e i dei ma oidi, ammisi quelle dimos azioni, dopo le quali poche asi col e a olo nelle le e e di Cola da Rienzi, nell'^+io ^^ bas a ano pe mos a e l'indole mo bosa dei lo o au o i. Un al o di e o capi ale si aggiunge a in quel lib o : la mancanza d'ogni misu a nella diagnosi delle nos e piaghe. I1 e o u i dicono d'ama lo; ma ei de 'esse e un e o anodino, che non ci guas i le diges ioni ; un e o debi amen e il- a o a a e so lo s accio dei pa i i e degli in- e essi. Ti concede anno, pe esempio, di mal a a e un Tizio, pu ché abbi cu a di non i ela e le ma- gagne di Cajo : e giu a, anzi, che quelle sieno glo ie e non magagne, e lascia anquilli i po en i, sian pu e p epo en i, anzi... appun o se ali. Qui o o che i c i ici hanno p op io agione. Che dia olo! Siamo in un'epoca di se a ica con- en a u a, e u i acciamo il bocchino d'o o, ed abbiamo con e i o in u iboli le ie e alaba de quando in al'epoca uno, in ece di miele e di incensi, a in busca di bas ona e e di be e, pe di ci che noi con ondiamo la calma con l'apa ia; che non si p o ede sul se io al deli o coll'es en- de e la giu ia; e all'igno anza con dei b ani di ca a so o o ma di legge; e alla ques ione so- ciale, dimen icando l'ag icola; e all'ag icola di- men icando i pellag osi ; che non si p og e- disce ip is inando le p eis o iche c emazioni , oh! cos ui non conosce il suo empo. E mi si a un appun o p op io di ciò, che -- VIII -- io spe a o osse un an o: dell' a e e en a o di s onda e la leggenda osea che in olge e con onde la s o ia di alcuni idoli nos i. Oh! che, isponde ei, non ne abbiamo abbas anza delle a- ole che dobbiamo u icialmen e acce a e, pe ché ammesse pe e e dai pi e] , da do e e aggiunge i anche quelle che passa ono pe la men e d'un omanzie o, o a i deli i d'un popolo che in- neggia ad e oi che p ima ado a a, poi calpes a a e de ide a, semp e senza comp ende li ? A che se i ebbe o gli s udi se do esse o ene e die o e non p ecede e i po a i della pubblica opinione? A che se i ebbe una i a passa a in mezzo a ice che speciali, se non desse di i o a so ide e alle isa degl'igno an i, e ad impo si, senza spa alde ia, ma senza esi anza, a colo o che, essendo col i negli al i ami, p e endono e nol sono nel os o ? L'allon ana si dalla leggenda non è, del es o, già pe sè, semp e un p og esso? E non ci pe - me e di spiega ci dei a i che, inché agoleg- giano in un mondo nebuloso ed ince o, po an des a e negli uomini olga i s upo e ed anche dile o, ma imanendo pei sa i un mu o ed inu- ile enigma? P endiamo, ad esempio, il Cola da Rienzi. Come, colla sua leggenda, conne e e il suo p incipio colle - IX eplica e cadu e, le sue ane imp ese colle sue gigan esche p opos e, ecc.? E, ammessa la leg- genda, quali applicazioni u ili se ne possono ca- a e di più che dalle epiche imp ese di O lando e di Rinaldo? Men e, in ece, seguendo solo i lumi della s o ia e e i icando la leggenda coi lumi della psichia ia, se ne spiccia un aggio che non solo ischia a una se ie di a i s o ici male com- p esi, ma ci aiu a a spiega e alcuni a i che non ci sappiamo spiega e, malg ado si s olgano so o i nos i occhi, come i ion i di Lazza e i e di Coc- eapielle : e ci a in a ede e anzi una eo ia sulla genesi di quei g andi a enimen i s o ici che sono le i oluzioni, cui mol i anche non miopi ingegni de i a ano così spesso da casuali inci- den i, oppu e lascia ano inesplica i, anzi (che è peggio) non p esen endo che alcuno c edesse necessa io di o a ne la soluzione. La agione in ima, pe ò, di u o ques o s a nella p o onda igno anza che c'è, anche nel pub- blico col o, pe quan o occhi la psichia ia. La nos a educazione classica, classica così pe di e, chè nel ondo la maggio pa e non a che impa- a e (Dio sa con qual an aggio!) come lo s esso ogge o si chiami e si declini in ecchie lingue, po andoci ia i più begli anni e le più belle o ze della nos a gio inezza, non ci lascia, si può di e, un ma gine su icien e pe le cognizioni più so- lide e pi el u ili. Non 'è nessuno della buona so- cie à che igno i chi sia Romolo o Ulisse, o igno- andolo non se ne e gogni; ma, ice e sa, cosa sieno i e ibili ba e i che sono i pad oni della nos a i a, come si espi i e come e pe chè si cammini, oh! ques o pochissimi sanno, e pochis- simi si e gognano d'igno a lo; a i ede ci poi in ce i p oblemi di psichia ia, sconosciu i pe - sino a mol i medici! E in an o enomeni psicologici e s o ici, anche olga i, es ano comple amen e un enigma; pe esempio, noi non sappiamo spiega ci come si ma- ni es asse o quelle e e epidemie psichiche del medio e o e dei empi an ichissimi, nè comp en- diamo cosa osse o le s eghe, i p o e i, i san i, gli o acoli, i mi acoli, e, come ed emo, ci s ugge la causa di una g an pa e delle i oluzioni. Ogni ol a che un enomeno psicologico si p esen a all' imp o iso al pubblico , come l'ipno ismo, e s'impone pe la sua g a i à, des a una s ana ma a iglia e pe poco non ci a i o na e alle c e- denze dei empi sel aggi, come ce o accade quando degene a nelle edi spi i iche. E 'hanno uomini indegni di ispe o pe chè oppo di mala ede, che g idano ai miopi lo o seguaci in le e a u a, in di i o, come dei pie- _ ya coli me ciai imo osi d'ogni conco enza: Gua - da e i da ques i alienis i in aso i che scon inano e in adono i nos i campi!  Po emmo noi i- sponde e: Se in adiamo, gli é pe ché siamo o i, e oi sie e dei deboli, malamen e agg appa i al passa o. Quando si applica ano, e il cos ume non é an- co a scompa so, la eologia e poi la me a isica, che sono la negazione della e a scienza, alle quis ioni p a iche e sociali nonché alle isiche, al- lo a il danno e a g a e, e sa ebbe s a a u ilis- sima, e non i u, l'opposizione; ma che male i ha quando si applichi una scienza u a desun a dai a i a spiega e dei a i che p ima non si comp ende ano? Chi sí lagna, o a, pe la in u- sione della chimica, della meccanica in u i i con- gegni della nos a i a se non sono i nemici di ogni mo imen o ci ile ? E no isi, poi, pe suggella e la scon i a di co- des i a e sa i: che non sono p op io an o gli alienis i che si acciano innanzi ad es ende e le applicazioni della lo o scienza (pe is ano caso, in I alia, meno poche eccezioni, u i sono ad a - e si o iepidi-amici a ques 'idee), quan o gli uo- mini di g ande ingegno come il Ribo , il Taine, lo Spence , il Mau y, il Guyau, il Fe i, il Ga- o alo, il D ill, il Campili, il Fio e i, il Puglia, -- 4 -- igua dano il suo u icio, il suo mes ie e, il suo cibo ; quando quindi ediamo, p. es., un endi o e di u a applica si quasi con inuamen e a a e agionamen i i- loso ici, od un bi o sb accia si a a il ilan opo, come il Bosisio, noi dobbiamo sospe a e che la sua men e si o i in uno s a o ano male. Ma, ben in eso, ques a ano mali à, a chi ben i s udia, non é mai isola a; quasi semp e si osse ano in cos o o, insieme alla esage azione, anomalie ca- a e is iche, lasciandosi essi, pe esempio, di ige e negli a i da una ima (come colui che ole a ucci- de e un po e o cu a o pe ché « cu a o » ace a ima con « c oa o »), od adope ando pa ole an iqua e e s a- nie e, od esage ando nelle minuzie o nei simboli, ecc.; od applicandosi ad a gomen i poco ada i alla lo o condizione, come, pe esempio, il Lazza e i, quando, ca e ie e, olle onda e una nuo a eligione ; od in una di ezione inu ile od anche dannosa, come, pe esempio, quella M. che ipone a i suoi aghi in una se ie innume e ole di sacche i inchiusi l' uno nel- l'al o, ecc. Hanno alcuni un esage a o sen imen o dell'o dine; così, pe esempio, una mia clien e, pe la mania del- l'o dine, quando alloga a nel casse o la bianche ia, ne i aglia a quella che essendo più lunga non appa isse abbas anza allinea a. Così non di ado i pazzi acciano bei disegni, ma in cui si a isa qualche di e o ca a e is ico. Uno, pe es., nell'esegui e un la o o di paesaggio, ascu a la p ospe i a come un Giapponese, pe den- dosi in ece a disegna e con una cu a esage a a ce i ^!1111^1 11 ^ l u , III'^ lilill I ITIII:IV'^: 1 S— pa icola i minu issimi ed inu ili a a o ( edi a ola I). Eppu e con u oció iesce, g azie all'o iginali à, ad un e e o mi abile, come o a ono Boi o e Cas ellazzo. Al i, come un monomane s udia o dal Raggi, ip oduce nelle scol u e u i i ca a e i degli a is i p eis o ici e medioe ali. Ques e anomalie si osse ano specialmen e nei pazzi e edi a i, monomani in ispecie, e nei ma oidi, sui quali più a lungo ci e me emo. I paz z i e edi a i, sc i e Magnan (z), o ono ca a - e i isici e psichici speciali, che li anno dis ingue e da u i gli al i, e in dai p imi anni di i a. Spiccano in essi la disa monia in elle uale, lo squili- b io non solo a le acol à men ali, e gli a i in elle uali da una pa e e le inclinazioni dall'al a, ma anche a le a ie acol à men ali. Cosicché si hanno degli imbecilli mol o a i ad uno o ad al o la o o psichico ed incapaci a a o pe u o il es o; e ció pe chè le lesioni dei cen i sono in essi i egola men e dis ibui e, alcune essendo bene s iluppa e, men e es ano quasi com- ple amen e a o iche le al e. Alcuni sono do a i di o ime acol à in elle uali, ma di e ano delle mo ali; al i al con a io, mo alissimi, sono ma i a a o o pochissimo capaci a u o che i- chieda la o o men ale. Magnan ci na a d'uno, di co- des i squilib a i, il quale o u ò pe più anni sua moglie, obbligandola ad udi e dei disco si che du a ano pe in- ie e no i ed in cui o mula a lamen ele pun o gius i i- ca e : quando egli a e a pa la o pe se e od o o o e (a) Dei segni mo ali della ollia e edi a ia. — Ann. méd.-psych., 1886. -- 6 -- e a soddis a o e la amiglia po e a anda si a iposa e: ebbene la iglia di ques o pa la o e no u no comincia, o a, e so le o o o e di se a le sue a inghe e non i- nisce che al ma ino; e g andemen e si i i a se non la si ascol i o se si en i di a la ace e. Ma oidi.— Una o ma nuo a(I), quasi semp e conge- ni a (2) di aliena i, é quella ch'io chiamo dei ma oidi, che si a icina all'imbecilli à da un la o, e alla monomania dall'al o, ma ha ca a e i suoi ben spicca i. E p ima di u o ha pochissime di quelle anomalie che si chia- mano dagli alienis i degene a i e, e che de o mano la isonomia. Sop a un g uppo di 3o di cos o o, solo 21 ne p esen a ano, e ben poco spicca i: 12 cioè con 2 a- nomalie ; due soli con 3 ; con 4, due; con 6, un solo; e quasi u i ques i ul imi g a omani. I più spicca i anzi a e ano una isonomia in elligen issima ed a monica. Un al o ca a e e nega i o è la conse azione degli a - e i pe la amiglia, ed anzi pe gli uomini in gene e, che a ino all'esage a o al uismo; pe quan o pe ò nell'al- uismo s esso en i in mol i la g ande lo o ani à. Bosisio pensa ino al benesse e dei pos e i. Così Dim... ama la moglie, i nipo i, la o a con i- nuamen e pe la amiglia; così Cianche ini man ene a la so ella so domu a; il Lazza e i ado a a la moglie. Nel ca ce e, pochi dì sono, do endo a e una as- ( ) Il pubblico ha a e a a e a a sua la pa ola, ma non il conce o: c ede si a i di mezzi pazzi: in ece sono cos o o, come si ede qui, qualcosa di più e qualcosa di meno dei e i pazzi, pe ché il lo o deli io é pe pe uo e congeni o, men e d'al a pa e è assai meno in enso e senza pe di a degli a e i. (2) Vedi il mio Genio e Follia, sa ediz., To ino, Bocca. C. LOMBROSO - T e T ibuni. Ta . i. GUITEAU. 2. PASSANANTE. _ 7 -- usione di sangue, pe de i assai empo pe o a e un indi iduo sano cui ca a e del sangue; u i si i iu- a ano: appena lo seppe un ma oide, isico, si o e se, e s'adon ò anzi quando io non lo olli usu ui e. Ed hanno in gene e pe e amen e conse a o, e in esage a o, il senso dell'o dine: quasi semp e sono sob ii. Bosisio si nu e di polen a senza sale; Passanan e solo di pane; Mangione con i 3 soldi di ceci e agiuoli ; Cian- che ini a i ò a o ma si col ispa mio un piccolo pe- culio, acendo il po inaio d'una case ma. L'in elligenza lo o, sulle p ime, non semb a o i e no e oli anomalie; e' sono spesso di una no e ole u - be ia e abili à nella i a p a ica, pe cui alcuni iescono medici, depu a i, mili a i, p o esso i, consiglie i di S a o; ma hanno di pa icola e e di mo boso una labo iosi à esa- ge a a in ma e ie es anee alla lo o p o essione e sp o- po ziona a alla lo o non ele a a in elligenza; a i i à, ma non a i udine, insomma, pa i a quella del genio. Ma anco a il ca a e e p e alen e s a nella singola e abbondanza degli sc i i. I1 pas o e Blue ha lascia o nien emeno che 18o lib i l'uno più insulso dell'al o. II o naciaio Mangione, che pe giun a e a s o pia o nella mano e non po e a sc i e e, si p i a a del cibo pe po e e s ampa e, e pa ecchie ol e spese più di zoo scudi al mese coi ipog a i. Di Passanan e sappiamo quan e isme di ca a e gasse, e come egli desse più impo anza alla pubblicazione di una insulsissima le - e a, che alla sua p op ia i a. Qualche ol a le lo o s ambe ie e' si accon en a- ano di sc i e le e s ampa le senza di onde le al pub- blico; eppu e c edono che esso le debba conosce e. In ques i sc i i, ol e cio, si no a che lo scopo è o u ile, o assu do, o in pe e a opposizione col lo o g ado sociale e col u a ; così un p e e depu a o i a giù ice e pel i o; due medici anno della geome ia ipo e ica e dell'as onomia; un chi u go, un e e ina io ed un os e ico dell'a eonau ica; un cuoco a dell'al a poli ica; un ca e ie e della eologia. IJ no e ole che in quasi u i, Bosisio, Cianche ini, Passanan e, Mangione, De Tommasi, ecc., le con in- zioni espos e nei lo o sc i i sono enacissime , p o- onde, ma non e ide, sicchè non dan luogo al deli io di azione se non pe eccezione, e quando i si associa l'es ema penu ia; e sono di an o più p olissi e as- su di nello sc i e e, di quan o sono sensa i e succosi nel isponde e; si edono espinge e, solo a monosil- labi, le obbiezioni, sal o a s oga si più a di in chilo- g ammi di ca a, e compo a si, nel isponde e a oce, con al buon senso, da a c ede e, ai meno do i, pe sa ie le lo o an as iche ie. «Il gua diano è la e a sen inella del popolo e go e no, » la libe à, la ci colazione della s ampa», è sen enza di Passanan e, che semb a una logomachia, ma egli la spiega ai pe i i con ques i e mini: « La libe à della » s ampa, la libe a ci colazione dei gio nali cos i ui- » scono la so eglianza dei di i i del popolo ». --- Quand'io chiede o al Bosisio pe ché po asse bizza amen e i sandali e passeggiasse in pieno luglio a capo scope o e seminudo mi isponde a: « Pe imi a e i » omani e pe l'igiene del capo, e in ine pe ichia- » ma e con un segno es e no l'a enzione del pubblico » sulle mie eo ie. Mi a ebbe ella e ma o se io non » ossi s a o acconcia o in ques o modo ? ». — 9 — Insomma cos o o, pazzi ce amen e nei lo o sc i i, e mol e ol e più di quelli dei manicomi, lo sono poco negli a i della i a , do e mos ansi pieni di buon senso, di u be ia ed anche di o dine; pe cui accade lo o il o escio che ai e i poe i e in specie a quelli ispi a i dalla pazzia, quasi u i di an o più abili nelle le e e quan o meno lo sono nella i a p a ica. Quindi si spiega come mol i di ques i au o i di bizza ie me- diche sono epu a issimi p a ici. Uno e a di e o e di un ospedale. L'au o e dello Sco a inge u capi ano e commissa io di gue a. Un al o, in en o e di mac- chine quasi p eis o iche e di sc i i più che umo is ici, é in un u icio che l'espone a con inui con a i con uo- mini col i, che non l'hanno sospe a o mai di ollia. La con inzione esage a a in lo o dei p op ii me i i ha ció di speciale : del mani es a si più negli sc i i, che negli a i della i a e nella pa ola, si che non mo- s a i i a si, così come succede nei pazzi e anche nei genii, della con addizione e delle is izie della i a p a ica. Il Cianche ini si pa agona a Galileo e a Gesù C is o, ma scopa la scala della case ma. Passanan e si nomina p esiden e della Socie à poli ica e a il cuoco. Man- gione si classi ica ma i e dell'I alia e del p op io genio, eppu e si ada a a a da sensale. E non sa ebbe o ma oidi se insieme alla appa enza della se ie à e alla enacia cos an e in una da a idea, che li a simili al monomaniaco ed all'uomo di genio, non s'accompagnasse spesso negli sc i i la ice ca del- l'assu do e la con inua con addizione e la p olissi à e u ili à pazza; ed una endenza che supe a u e l'al e, la ani à pe sonale. 16 si mise in men e di a e e il di i o di e i e u i i p e i del suo paese, pe ciocchè, egli dice a, « il ca - olicismo è in opposizione col nos o go e no », e poi u i i p e o i, pe chè p e i e p e o i sono uguali; un al o gio no en a d'incendia e la chiesa, il u o dopo una se ie di li i e p oclami mol o sensa i e gius i, se si uole, nel ondo, ma non nelle applicazioni. Ho osse a o che u i ques i hanno una o ma di sc i u a a a o somiglian e a le e e mol o allunga e e che somigliano un po' a quelle dei agabondi. In mol i le li i pe sonali si mescolano alle poli iche: ed é ques a la specie che più si mani es a pe icolosa, ai nos i gio ni ; si a a in gene e d'indi idui a cui la sca sa col u a e l'es ema mise ia non pe me e di s oga e pe la s ampa le p op ie idee e in cui, di ei, mancando lo s ogo, a p oco a poco la i uenza delle idee si as o ma in iolenza di a i; ale u il Sandou, che diede mol e noie a Napoleone III ed a Billaud, ed e a un ma oide poli ico; e ali sono pu e Co - digliani, Mangione e Sba ba o. Pe segui ano depu a i e magis a i, a cui, quando non iescono nelle li i, a ibuiscono l'insuccesso. E s endono la eazione alle più al e au o i à, i iu ansi di paga e le mul e, insul ano i giudici, si anno gli a oca i di u i gli opp essi. Buchne (F ied eich's Bla e, 187o). accon a di uno che ondò a Be lino una socie à pe p o egge e u i colo o ch'e ano s a i mal- a a i dai giudici, e ne mandò il p oclama al e. Monomania (alcuni, con uno dei soli i s upidi g ecismi, che gio ano an o... pe non a si capi e, la chiaman pa- anoia) è quella specie di pazzia, senza dep essione nè ecci- 7 __.. amen o, in cui p edomina un deli io pa ziale che lascia appa en emen e in eg e alcune acol à del pensie o. Ben poche anomalie p esen ano cos o o, e ciò solo bas e ebbe pe dis ingue li dagli al i aliena i così em- pes a i da ca a e i degene a i i; al più so ono qualche con a u a, specie dei muscoli lesso i; più acile é iconosce li pei ges i speciali, pel po amen o, pe la ucca u a, si di ebbe in linguaggio comico, ice ca a e al ie a nei p e esi e, umile e piena d'unzione nei neo- eligiosi, e pe la sc i u a minu a, s udia a, e - ga a qualche ol a e icalmen e od obliquamen e, con nume osi posc i i, so olineamen i e con asi speciali che spesso ipe ono, ed a cui anne ono un g ande si- gni ica o; hanno, pe es., la scol ona, la go a supe io e. Abusano poi nelle pa ole e negli sc i i di simboli che di en ano alle ol e la lo o esclusi a manie a di esp ime si. Così, p. es., si o a ono da Lazza e i lunghe s i- scie di ca a su cui e ano disegna i ca alli con qua- an a gambe e en i ali; un al o megalomano, c e- dendosi dappiù degli al i uomini, sdegna a sc i e e colle le e e usa e comunemen e e pa la e coi oca- boli o dina i: quindi a e a una lingua sua speciale da lui immagina a , e la sua sc i u a e a compos a da an e piccole medaglie in mezzo alle quali e a i un simbolo , e so o una epig a e esp imen e l'idea che ole a indica e. Egli poi si i ma a: Pad one del mondo. Ques 'indi iduo u acilmen e iconosciu o come pazzo, ma se egli colle sue idee ba ocche osse pe a en u a iusci o a commuo e e qualche u ba di igno an i (come a enne a Lazza e i), p obabilmen e I^ sa ebbe s a o accusa o di cospi azione e condanna o. Cos ui (che e a poi pede as a) a e a con ali segni a o un e o p og amma poli ico. Senza a e o pe alcuno, hanno endenze ad isola si, a i e e inchiusi nelle lo o ce chie d'idee: e spesso i empes ano di sc i i e di lunghe au obiog a ie, men e a oce non ogliono o possono isponde e. Vedono negli in e mie i o a minis i che li p o eg- gono, o a spie che li pe segui ano, o a pe sone p ima lo o no e ; inclinano essi a in e p e a e u o quan o edono e sen ono come ela i o alla lo o pe sonali à: s'imba ono in un a iso d'os e ia -- li si accusa di esse e ubb iachi. — Il p incipe ale ha il lo o nome -- è pe ché anch'essi sono p incipi.— Un p e e, che si c ede a pe segui a o pe ce e sue macche elle, edendo, p. es., all'Esposizione di To ino il cane da caccia di V. E.: « Ecco, me lo mise o qui pe mos a e che in ece di a e il p e e o il caccia o e ». — Un e- e ina io a degli elogi spe ica i nel gio nale ad uno di cos o o, che c edendosi danna o, a ea egala o una g ossa somma ad un sindaco ; il c ede es e? esso andò su u e le u ie — p e endendo che l'elogio pa endo da un e e ina io, ole a signi ica e: esse egli una bes ia. Uno a endo edu o della paglia nella s ada: « E segno, dice, che non i do e a anda e » . Se una mosca cade mo a nel suo pia o : « È pe indica mi che é a elena o ». Hanno illusioni in cui edono le pe sone colla accia d'un al o. Vi é qualche mis e o so o, dicono, e li cominciano a issa e sul gesui a, sulla polizia, sul magne e. A endo esage a o insomma in s ano --- 19 — modo il senso della p op ia pe sonali à edono se s essi designa i nei lib i, come p o e i, pe la s essa agione che sono bas a di di e , ecc. , o scop i o i della quad a u a del ci colo, c ea o i di nuo i pa i i. In gene e l'idea issa comincia a ge mina e len amen e in quegli indi idui p edispos i, in segui o ad una o e emozione o una i a sensazione. Un magis a o di medioc e in elle o, comincia a issa e che gli ogge i di ame nuociono alla salu e e lo o a ibuisce le mala ie sue e degli al i. Una agazza, che già sino da 16 anni mos a a una endenza a p eoccupa si delle cose più u ili , sen i pa la e di un cane a abbia o che a e a mo sica o un al o cane; e i a non solo i cani, ma gli ogge i che possono esse e s a i da lo o occa i, pe ino le co de della la andaia ed il buca o, poi i suoi geni o i, pe ché non p ende ano p ecauzioni su icien i; più a di co- mincia a sospe a e ino delle lo o esalazioni. Hanno poi una g an endenza all' in e p e azione mis ica, ai simboli sessuali hanno (dicono) pollu- zioni ele o-magne iche --- isioni di san i nudi. Ma- s u bandosi uno c ede a c ea e dei mondi nuo i, e si di- pinge a in uno s ano quad o a colo i, che io posseggo, nell'a o di abb ica e a ques o modo dei piane i, men e due donne ignude lo con empla ano mol o da icino, e dall'al o lo so eglia a un' aquila eno me con un g andeNapoleone accoccola o su una piccola mon agna. Nei lo o aziocinii con inissimo c i e io en ano dimos a e la e i à delle più assu de asse zioni ; pe es., se si dicono impe a o i, igli di Napoleone, non con engono, come anno i pa ali ici, d'esse e nel me- 2 0 - desimo empo calzolai, ecc., ma lo negano ecisamen e; e non asse iscono d' esse e di en a i e , impe a o i u o d'un a o, ma in segui o ad a enimen i che hanno qualche e nice di p obabili à; e ano bas a di di quella impe a ice che gode a u 'al a nomea che di cas i à come Ma ia Luigia, e ne u ono a ida i a colei che po a o a il nome della lo o mad e, ecc. Ed una ol a che ques o deli io pa ziale si o gana p esen a una enaci à s ao dina ia. Tu i gli acciden i della i a essi li in e p e ano nel senso di quello. Qualche ol a, è e o, alla p ima con- addizione con engono dell'assu do, ne idono anche, ma pe lo più non amme ono di sbaglia e, se non pe un g ande in e esse lo o pe sonale (e i a e la eclu- sione, ecc.) o non siano colpi i da una po en e emo- zione che li accia ien a e momen aneamen e in se s essi, come la spe anza di endica si, lo spe acolo di mol e pe sone minacciose o se e e, dei giudici, pe es., od i supe io i. Non hanno, sulle p ime, allucinazioni ; ma ques e pullulano so o al igoglio delle idee pe secu o ie, ed allo a passano ad a i illogici : anno dalla polizia a lagna si, p o es ano, iaggiano pe uggi le, s'i i ano se si a osse a e che u ono essi che diede o luogo a quelle scene, coi lo o sospe i e colle lo o azioni. Alle ol e es ano immobili o i iu ano gli alimen i, pe chè sen ono p e esi o dini supe io i, che se man- gino o se si muo ano sa ebbe o mo i. Una donna icchissima e mol o educa a un gio no si ide de e- ca e in mezzo alla s anza, e ció pe chè nella la ina e a i un sis ema di len i e macchine ele iche che --- Z I --- le occasiona ano delle s ane sensazioni. Fa ina sen e ogni ol a che a alla la ina le oci Cesa ó e pun a che lo indusse o pe dispe azione all' omicidio. — Qualche ol a cominciano dopo qualche empo a cal- ma si, a dubi a e di sè, oppu e si as o mano in o ma c onica. In gene e pe ò (e ciò illude l'au o i à ed il pub- blico sul lo o s a o) hanno un con egno passi o, di di esa; es ano anquilli, anche quando son colpi i da allucinazioni dolo ose o da idee di pe secuzione (chiu- dono le ines e pe no d lascia en a e il nemico) e in ciò si dis inguon dai maniaci e dai melanconici. Solo l'in ossicazione alcoolica, il calo e o eddo ec- cessi o, o la opposizione oppo enace li spinge à a comme e e a i assu di e e oci e pe poco empo. Un ce o Gianine i, cui la icinanza della Reggia di Moncalie i inspi ò deli io ambizioso c ede asi p o- p ie a io di quel R. Cas ello, sposo di una Napoleo- nide e paci ica o e del Tonchino : minaccia o s upi- damen e di mul a e ca ce e pe ché non isgomb a a abbas anza p es o la ne e dal suo po one, egli, che c ede asi in ulne abile , g azie ad un ce o e ol e che Re Umbe o a ea occa o — spa ò addosso ai RR. Ca abinie i e alle Gua die del Comune, sicché diè luogo ad una e a ba aglia. Eppu e egli e a p e- siden e di una io en e Socie à ope aia — e da u i chiama o come gia dinie e modello. Malg ado il deli io , la p eoccupazione esage a a della p op ia pe sonali à e l' allucinazione , 1' in elli- genza è spesso acu issima; e sc i ono spesso dei lib i (uno ne inse ii nel Genio e ollia) lib i che sono, anzi, in opposizione colla lo o col u a, colla lo o posizione. -- 2 2 _` Pe ché l'essenziale ca a e e di ques i è l'o igina- li à, sicchè iescono in combinazioni o e uomini anche di una col u a e di un ingegno supe io e non iesci ebbe o : pe es., quel Gianine i, un po e o ag icol- o e, e a giun o a modi i ca e senz'omb a di col u a meccanica, una macchina id aulica enu a dall'es e o, con dei congegni che a ebbe o a o ono e ad un ecchio specialis a. Tu o ciò gio e à a a ci comp ende e pe ché si spesso i g andi p og essi poli ici e eligiosi delle na- zioni siano a ua i od almeno de e mina i da pazzi o semi-pazzi. -- Gli è che in essi sol an o si può o- a e accoppia a all'o iginali à, che è p op ia dei genii e dei pazzi, e più anco a di quelli che sono l'uno e l'al o insieme, l'esal azione capace di gene a e una al dose di al uismo che alga a sac i ica e i p op ii in e essi e la i a pe a conosce e e spesso acce - a e í nuo i e i al pubblico, a cui ogni no azione è semp e inacce a, e che se ne endica non di a o col sangue. « Osse iamo (dice Maudsley) come cos o o sono a i a scop i e le ie econdi e del pensie o s a e ne- gle e da ingegni più gaglia di .e cosi p oie a e sulle cose una luce nuo a. « Si no a ques a endenza anche in mol i di quelli che non hanno genio , e neanche alen o; essi ba - ono ie in en a e nell'esamina e le cose, e nell'ope- a e si s accano dall'andazzo comune. È singola e la indipendenza con cui aluno d'essi discu e, quasi os- se o semplici p oblemi di meccanica , a gomen i ed a enimen i che il comune pensie o cop e di un os- — 23 sequio con enzionale; quindi nelle c edenze sono in gene e e e ici, spessissimo incos an i, pe ché acili a sbalza e da un es emo all'al o, o e o , con o a i da una ede p o onda nell' opinione che hanno spo- sa a , spiegano uno zelo a den e , incu an e di ogni os acolo, non edendo , innanzi , i dubbi che si pa- ano da an i ai pensa o i sce ici e calmi ». Quindi spesso sono i o ma o i. Ben in eso che essi nulla c eano di pun o in bianco, ma solo de e minano i mo i la en i p epa a i dal empo e dalle ci cos anze, comechè g azie alla lo o passione del nuo o, dell'o iginale, essi si ispi ano quasi semp e alle ul ime scope e o no azioni, e da ques e pa ono pe indo ina le u u e. Cosi Schopenhaue sc isse in un'epoca in cui il pessimismo incomincia a a eni (li moda, mescola o al mis icismo ed all'en asi, ed egli al o non ece che onde e u o ciò in un sis ema iloso ico. Lu e o iassunse le idee di mol i con empo anei e p edecesso i -- bas a ico da e Sa ona ola, Che se ques e idee sono oppo disco di dalle opi- nioni p e alen i nei popoli , o oppo assu de, esse cadono col lo o au o e, spesso anzi lo ascinano seco nella cadu a. Il pazzo (Maudsley) è in con addizione coli' opi- nione dei più, e cosi pu e in sulle p ime il i o ma- o e, ma ques o inisce pe esse e acce a o, il pazzo pe es a e solo colla piccola schie a di quelli che ne subi ono il con agio ('esponsabili y, p. 48). Dopo ciò sa à acile comp ende e il mi acolo di Cola da Rienzi. i CAPITOLO II. Un T ibuno medioe ale. E a il 1330 ; Roma inabissa a nel caos. « Ogni • die (dice uno s o ico, Ze i ino Re, Vi a di Cola, 1a, » pag. 5), si comba ea; Re o i non ne a ea: do 'e a » loco di e gini si i upe a ano ; le piccole zi elle » si iacca ano. Le mogli e an ol e al ma i o nel • p op io le o, i la o a o i quando anda ano a la- » o a e e ano de uba i alle po e di Roma. I pel- » leg ini scanna i ». La pace (sc i e a il Pe a ca, `7 , e um amil., u, Ep. 9, 1335), « é bandi a da co- » es i luoghi non so pe qual deli o del popolo o » legge celes e. « Il pas o e in igila nei boschi, a ma o, più e- » mendo i lad oni che i lupi : lo ica o é il colono. » Nulla si a a senz'a me. Qui non egna pace, non » umani à, ma gue a, odio, e u o ciò che asso- » miglia ad ope azioni di malo spi i o ». I monu- men i se i ano di incee ai nobili con o il popolo, che e a impo en e con o la lo o i annia, ingaglia - di a dall'a e essi dimo a nell'ag o su cui a e a spe- ciale p e ensione il pon e ice. Pe cui, nemmeno le i oluzioni di piazza iusci ano a libe a nelo, 3a- - Che ogni ione di Roma a ebbe un g anaio pubblico. Che se un omano osse ucciso in se izio della pa ia, i suoi e edi ne a ebbe o zoo li e se e a un an e, e i oo io ini se e a ca alie e. Che le ci à e o ezze a ebbe o solda i ol i dal seno del popolo omano. Che ogni accusa o e che non po e a gius i ica e la sua accusa anda a sogge o alla pena cui sa ebbe s a a condanna a la sua i ima. Che non si dis ugge ebbe o (come in u i i Comuni allo a a eni a) le case dei condanna i, ma and ebbe o al Comune. Il Cola ebbe da quel pa lamen o popola e signo ia piena della ci à; si assunse a compagno innocuo il Vica io del Papa, si in i olò T ibuno e ece e amen e mi acoli; es i uì la pace do e e a il caos; po è ede e china i a' suoi piedi i supe bi ba oni, pe ino il ibelle e po en e p e e o di Vico. Ese ci ò una gius izia se e a con u i, coi pii po en i come coi popolani. Degli O sini, dei Sa elli, dei Gae ani, u ono da lui, pe ché iola o i della legge, a i appicca e, e, quello che è più, anche dei p e i, come il monaco di San 'Anas asio, impu a o di pa ecchi assassinii. Col così de o T ibunale di pace iamicò i 800 ci - adini, p ima nemici mo ali. Abolì, o meglio, en ò aboli e l'usanza se ile del i olo del Don, che pu e se peggia u 'o a a noi nel sud ; p oibì il gioco dei dadi, il concubina o, gli inganni sui commes ibili, con che si guadagna a più il a o e della plebe. C eò, in ine, una e a milizia ci adina, una e a gua dia nazionale ! 3 3 — Fece dis ugge e u e le a mi dei nobili sui pa- lazzi, sugli equipaggi e sulle bande, non do endosi a e e in Roma al a signo ia che quella del Papa e la sua. Ris abilì una assa di i ca lino e 4 dena i pe uoco in ogni illa e ci à del dis e o di Roma, e u ob- bedi o sino dalle comuni à di Toscana, che po e ano addu e p e es i pe esime sene — ed i ice i o i non ba- s a ano alla bisogna --- e u i i go e na o i (meno due) si so omise o, e pe sino is i uì una specie di giudice di pace, di concilia o i, anche pe le ques ioni penali. Fece anche di più. Immaginò, egli, p imo, quan o nemmeno Dan e a e a pensa o : un'I alia che non osse Guel a, né Ghibellina, con a capo il Comune di. Roma, in cui, p imo, in I alia, come il con empo aneo Ma cel a Pa igi, en ó di aduna e (e non u comp eso che da 35 Comuni), un e o Pa lamen o nazionale (z), T aspo a o, in ine, in A ignone seppe compie e la imp esa che io c edo maggio e di u e l'al e; a si, dopo an e ope e e pa ole nemiche alla Co e papale, pe dona e da colo o che non pe donano mai, i p e i, e p e i di quel secolo e oce ed implacabile, e a si imanda e, benchè pe poco, e benchè in posizione subal e na, ad un pos o che a ebbe do u o esse e pe essi la maggio e delle minacce (2). ( I ) Vedi PAPENCORDT, Cola di Rieno, I844. — GREGORO- ius, S o ia della ci à di Roma, i, p. 267. (2) Vi con ibuì l'opinione pubblica acendone, nella sua igno- anza, come dice il Pe a ca, un g an poe a; e quelli, bisogna pu di lo, e ano empi in cui si a e a un maggio e ispe o delle opinioni che non o se ai nos i. Chi più disse male dei i anni i aliani, omani in s p pecie, di — 34 Pa^^ia. -- Ma u i ques i mi acoli , ahimè ! non du a ono che pochi gio ni; egli che nei conce i po- li ici supe ò non solo i con empo anei, ma pe sino mol i mode ni, e p e enne nell'idea uni a ia Mazzini e Ca ou , e a ce amen e un monomaniaco. Come, in a i conco dano gli s o ici Re e Papenco d , se e a g ande nei conce i, e a ince o e nullo nelle cose p a iche. Ben il mos ó, pe esempio, quando a endo a u o in mano il suo nemico più g ande, il p e e o di Vico, lascia alo anda e enendone in os aggio il igliuolo ; e quando non app o i a della i o ia inspe a a sui Ba oni. Incapace, semp e, di p ende e una isoluzione che non osse eo ica, c ede a ope a e u o in g azia dello Spi i o San o (Papenco d ), con cui abbiamo edu o da inizio alle sue imp ese. Con e mossi ieppiù nella sua ollia pe una e esia so a in quei gio ni, secondo cui lo Spi i o San o do- ea igene a e il mondo, e sop a u o dal a o, mol o innocen e pe sè, che una colomba discese men e egli mos a a al popolo uno dei suoi quad i allego ici. A quella a ibuì il suo elice p incipio, come all'ispi a- zione p o e ica a ibuì la i o ia con o il Colonna Dan e e di Pe a ca che u ono lo o ospi i! Chi sen i mai che Dan e, Pe a ca osse o scomunica i pe le in e i e cosi ie e con o la Co e Pon i icia! Fo se anche in quei empi ba ba i la le e a u a e a ci cosc i a a così pochi che poco in lui a nella g ande poli ica (né mol o si può di e i con ibuisca o a) e che la olle anza po e a non esse e al o che iglia di una gius a noncu anza — e anche di quella pau osa ammi azione che des a una cosa oppo a a. -- 35 --- (Vi a, I, 32), e con o il P e e o (id., , 17). Negli a a i più g andi c ede a d'ascol a e in se s esso, pe sogno od al o cenno, la oce di Dio, con cui si con- siglia a e a cui u o i e i a. Sos enu o dal p es igio di ques a ispi azione, de - a a anche leggi eligiose, l'obbligo, pe esempio, della con essione una ol a l'anno, pena la pe di a di un e zo dei beni. Nel momen o in cui do e a c ede si icino a mo i e, nella ca ce e di P aga (le e a á a Michele), epu a a di esse e i ima di macchinazioni diaboliche, o di ubbidi e ai ole i celes i, pe cui : « Bacio, sc i e a, il chia is ello del ca ce e quasi un » dono di Dio ». Con addizione e deli io. - E non manca ono in lui le soli e con addizioni speciali ai pazzi. Egli, eligiosis- simo, si pa agona senza esi a e a Gesù C is o, solo pe la coincidenza di a e e a 3 3 anni (l'e à in cui G, C. sali in Cielo) o enu o una i o ia; ma, dopo le pa i e scon- i e si pa agona anco a a lui, con uno di quei giuochi di ci e comuni agli aliena i, pe ché e a esulo 33 mesi alla Majella, p op io come poi Lazza e i, in un e emi- aggio sel a ico, in mezzo a ce i allucina i, seguaci dello Spi i o San o che gli p o e a ono la sua i inci a e l'impe o anzi del mondo. — P e alse sop a u o in lui il deli io megalomaniaco, il che spiega in g an pa e ques e con addizioni. Ei c ede e di accoglie e in sè u e le spe anze d'un Messia d'I alia, che do esse i- s au a e nien e meno che l'impe o, anzi edime e il mondo ! (Papenco d , doc. 83). Un gio no si le ó dal ono, ed a anzandosi e so i suoi edeli disse ad al a oce : « Noi o diniamo al L UM BROSO, T e T ibuni  3, -36 Papa Clemen e di p esen a si al nos o ibunale e di abi a e in Roma e diamo lo s esso o dine al collegio dei ca dinali. Ci iamo da an i a noi i due p e enden i Ca lo di Boemia e Luigi di Ba ie a, che si p endono il i olo d'impe a o i. Comandiamo a u i gli ele o i dell'Allemagna di in o ma ci pe qual p e es o abbiano usu pa o il di i o inalienabile del popolo omano, il quale é l'an ico e legi imo so ano dell'impe o ». Quindi asse uo i la sua spada, l'agi ò e ol e e so le e pa i del mondo, e nella sua s a aganza disse e ol e: « E anco ques o mi appa iene ». E u ociò pe ché, pe a e a o un bagno nella asca di Cos an ino, scandalizzando pe ciò i suoi seguaci, c ede a a e ne e edi a o il po e e. Men e egli così ope a a, il lega o papale, dal cui con- co so solo po e asi anco a ino ad un ce o pun o giu- s i ica e an a bizza ia, p o es a a con u a la o za che gli pe me e a la sua sca sa ene gia ! Sa ebbe .p esso a poco come se il console di San Ma ino si me esse in men e, pe a e a u o i su agi a pieni o i, o pe a e po a o il cappello di Napoleone I, di po e chia- ma e da an i il suo u icio gl'impe a o i d'Aus ia, di Ge mania, di Russia, con qualche Duchino pe giun a. E pazienza anco a ai nos i empi in cui, almeno a pa ole, si p e ende che il di i o p imeggi sulla o za, ma allo a! N e quella li e a una momen anea scesa di capo. A noi es a anco a la comunicazione diploma ica (12 agos o) des ina a agli impe a o i dopo quella ma esca ce imonia ea ale. Ne ca iamo alcuni passi (Oxemio, De ac is pon i ic., om. 2° e 3 0 ) : — 37 « In i ù della medesima au o i à e dei a o i di Dio, dello Spi i o San o e del popolo omano noi di- ciamo, p o es iamo e dichia iamo che l'Impe o o- mano, l'elezione, giu isdizione e mona chia del S. Im- pe o appa engono di pieno di i o alla ci à di Roma e a u a I alia, pe mol e buone agioni che noi di- emo a empo e luogo, e dopo a e inde o ai Duchi, ai Re, ecc., di compa i e da quel gio no ino a quel di Pen ecos e p ossimo da an i a noi in S. Gio anni La e ano, coi lo o i oli e p e ese, senza che, spi a o il e mine, si p ocede á in a an i con o lo o, secondo le o me del di i o e l'ispi azione dello Spi i o San o » E u a ia aggiunge, quasi che non si osse esp esso abbas anza ol e il in qui de o: « p o gene ale e pel pa icola e noi ci iamo pe sonalmen e gli illus i P in- cipi Luigi Duca di Ba ie a e Ca lo Duca di Boemia, sedicen i Impe a o i, o ele i dell'Impe o; inol e il Duca di Sassonia, ma chese di B andebu go, ecc., pe ché compaiano nel sudde o luogo da an i a noi in pe sona e da an i agli al i magis a i, senza che p ocede emo con o essi come con umaci, ecc. ». E a oppo ! L'animosi à dei Colonna e degli O sini enne sospesa pe un momen o. Essi si iuni ono pe comba e lo, pe cospi a e. Un lo o sica io che ole a a en a e ai gio ni del ibuno, u a es a o, e messo alla o u a, accusò i nobili; da quell' is an e Rienzi inco se nella so e di un i anno , ne p ese i sospe i e le massime. Poco dopo, con di e en i p e es i , in i ò al Capi olino i suoi p incipali nemici, a i quali e ano anche mol i degli O sini e e dei Colonna; giunse o pe suasi che — 38 li chiama a ad un consiglio o ad una es a, e Rienzi dopo con i a ili a lau o desco li ece a es a e ; inno- cen i e colpe oli do e e o p o a e lo s esso spa en o. Il suono della g ande campana a endo a o acco - e e il popolo, enne o accusa i di una cospi azione con o la i a del ibuno: nè si alzò una mano od una oce sola pe di ende e i capi della nobil à dal g ande pe icolo. Essi passa ono la no e in came e sepa a e, e S e ano Colonna, ba endo alla po a della sua p igione, scon- giu ò più ol e lo libe asse o con una p on a mo e da una schia i ù così umilian e. L'a i o d'un con es- so e e il suono della campana uneb e li ece o acco i di ció che li aspe a a. La g ande sala del Capi olino do e si do e a giu- dica li e a appezza a di bianco e di osso come sole- asi nei giudizi di sangue. Tu o pa ea p on o pe la condanna, quando il ibuno, in imo i o od impie osi o, con un lungo disco so al popolo, in lo o di esa, li ece assol e e, e anzi lo o diede bene izi (P e e u a dell'a - ma a) che do e ano esse e a mi e ibili con o lui. Non sono cose che si acesse o a quel empo; in il Pe- a ca o ó ch'e a s a o oppo clemen e; e il popolo minu o l'esp esse in un modo più osceno ma anche pi-u ene gico (cos ui eme e il la o e poi i i a le na iche). E an a u la sua pazzia, dice l' Anonimo ( e a- men e dice pascia), che li lasciò o i ica si, di nuo o, con o lui e poi mandó lo o un messagge o pe chè gli compa isse o dinanzi ; il messagge o u e i o, ed egli li ci ò di nuo o e poi ne ece dipinge e due col capo all'ingiù e quelli, a lo o ol a, gli p ende ano Nepi; _.__.. 3 9 nè egli seppe a e al a ende a ché annega e due cani che do e ano app esen a li , e dopo inc uen e ed inu ili sco e ie, o na e a Roma e indossa a la dal- ma ica (!) degli impe a o i a si inco ona e pe la e za ol a. Ma quel che è peggio caccia a in an o il lega o del papa, Be ando (Mu a o i, C onaca .Es ense, XVIII, pagina 409), ge ando ia cosi l'ul ima ànco a di sicu- ezza nel gio no che più n'abbisogna a. Ol e la bizza ia della consac azione a ca alie e dello Spi i o San o, p ecedu a dal bagno nella asca di Cos an ino (che anco a po e a spiega si colle idee dell'epoca, ma che gli ece g a e danno, come di p o- anazione, nell' es imazione dei più, dei eligiosi in ispecie), commise l'insigne ollia poli ica di dichia a e che dopo quella ce imonia il popolo Romano e a o - na o nel pieno possedimen o della sua giu isdizione sul mondo : che Roma e a capo del mondo, che la mona chia dell'impe o e l'elezione dell'impe a o e spe - a ano alla ci à, al popolo Romano e all'I alia, il che e a ole comba e e e il Papa e l'Impe a o e. Più a di, al 5 agos o, colla soli a sua endenza monomaniaca pei simboli, olle inco ona si con 6 diademi di di e se pian e ; di ede a, pe chè ama a la eligione, di mi o pe chè ono a a la scienza, di appio, pe chè esso esis e ai eleni (come l'impe a o e alla malizia); in ine i ag- giunse, Dio sa il pe chè, la mi a dei e T oiani ! ! e una co ona d'a gen o ! ! ! Tu o p o a, dice il G ego o ius, che egli a esse in enzione di a si inco ona e impe a o e, E come gli Impe a o i Romani dopo la inco ona- zione p omulga ano edi i, così egli, subi o dopo, con .^.. 40 -- dec e i poe ici, con e mò a u a I alia il di i o di ci adinanza omana. Dopo in i, e non pe suo me i o, i nobili, egli, che p ima u così gene oso, p oibi a alle edo e di pian- ge e i mo i, ed anzi, in ece di p osegui e la gue a, il gio no dopo, con un a o inu ilmen e igliacco, che u una delle cause della sua o ina, ecci ando u i i suoi olon a i a mon a e a ca allo: Segui emi, lo o disse, oglio p ocu a i doppiamen e la pace. E e' suo- na e la omba, e li condusse, a endo alla sinis a il iglio Lo enzo, lá do e il Colonna e a s a o ucciso, e con l'acqua in a nel suo sangue ne aspe se il iglio, sen enziandogli : D'o a in poi u sa ai il ca alie e della i o ia. E olle che ogni capi ano gli ba esse colla spada nelle eni, e inì la ce imonia is amen e bu - lesca con un disco so : « Rico da e i, ciò che o a io eci ci accumuna a oi soli ed a noi appa iene ». A i e pa ole che anche in quell'epoca sel aggia appa e o così ba ba i e pazzi a quei suoi Ca alie i sac i, com'egli li chiama a, ch'ei non olle o più po - a l'a me pe lui ; e da quel momen o comincia da una pa e la sua mani es a pazzia, dall'al a il di- sp ezzo di u i gli ones i, esp essogli ie amen e in dal Pe a ca in una le e a no issima al pubblico ( . s.). Ed o a si comp ende pe chè egli osse così ene o dei i oli pomposi in dalle p ime sue a mi : che ap- pena egli incominciò ad adope a si pe le edo e, si acesse chiama e lo o console , e non isc i esse in d'allo a che con una penna d'a gen o ; come ques o Console delle edo e, appena o na o da un'ambascia a ad A ignone di enisse Console Romano , che é ben 41 al o ; e declamasse cin o di un be e o apun o a co one; come dopo o enu o il ion o dell'acclama- zione popola e, si acesse chiama e p ima T ibuno, poi T ibuno Clemen e e Se e o, non badando alla con- addizione, pu di ico da e Se e ino Boezio, di cui a e a ado a o anzi lo s emma ; e poco dopo (giocando nuo amen e con quelle omonimie che sono si ca e agli aliena i ed ai ci ulli, sulla sua nomina in AGOSTO), T ibuno Augus o (G ego o ius, olume 6°, pag. 294). E quando o mai e a des i ui o d'ogni po e e e p o= ugo e p igione, ei si i olge a al p osaico Impe a o e Ca lo IV, comunicandogli (come ed emo) con u a sicu ezza i suoi sogni, come osse o a enimen i eali. A Roma, dopo la sua p ima cadu a (e u o se ques a una delle cause della papale indulgenza), e a ipullula o di nuo o il diso dine, a cui a e a en a o inu ilmen e po e a gine un ibuno, es a o quasi igno o, il Ba on- celli; nè meglio i iesci egli, i o nando o mai senza p es igio e senza quella baldanza gio anile, che, insieme all'e e ismo maniaco, cen uplica a le o ze del po e o le e a o ; e u abba u o dal popolo s esso. Poiché con o la o za na u ale delle cose non algono gli uo- mini, siano essi pazzi di genio od anche genii comple i. E non iesci a Pa igi il Ma cel, che dispone a di o ze ben maggio i, e dell' alleanza colle campagne (Jacque ie). Deínen. a. -- Ma egli del es o non po e a a e nem- meno i p odigi del genio pazzesco pe ché e a allo a disceso alla e a demenza. Da uomo pa co e sob io che pa e almeno nei p imi empi del suo go e no, e pe cui bisogna a che si -- 4 8 — Pe o che ico da a i se e doni dello Spi i o San o ». Conce o e pa ole assolu amen e pazzesche in cui a in e eni e Dio a spegne e una amiglia di e oi pe a e un is o bis iccio in suo ono e, egli, che poche pagine p ima, con bugia da ipoc isia, così os o smen- i a dai a i, a e a sc i o: « S ando al nos o ca a e e, non olemmo im- piega e la se e i à della spada, pe quan o gius a, con o colo o che possiamo a ien a e in g azia senza danno della libe à, della gius izia e della pace ». Comica e pazzesca è pu e la manie a con cui in al a le e a a Rinaldo O sini (22 se emb e 1347) o pella quel suo eno me e o e di me e e in libe à i nobili a es a i poco p ima con an i inu ili in in- gimen i. « Noi ogliamo che os a pa e ni à sappia come a endo giudica i alcuni nobili legi imamen e sospe i al popolo ed a noi, piacque a Dio che ca- desse o nelle nos e mani (e noi sappiamo com'egli Ii a e a in ece in i a i). Noi li abbiamo a i chiu- de e nelle ca ce i del Campidoglio; in ine i nos i sc upoli e sospe i essendo s a i le a i, usammo di un innocen e a i icio (sic) pe iconcilia li non solo con noi, ma con Dio. Pe ché noi p ocu ammo lo o la elice occasione di a e una de o a con essione. Fu nel 15 se emb e che noi in iammo a ciascuno di essi dei con esso i nel ca ce e, e come ques i igno- a ano le nos e buone in enzioni e c ede ano che noi sa emmo s a i se e i, disse o ai nobili: « Il signo » T ibuno uol condanna i a mo e ». La campana del Campidoglio in an o suona a senza posa pel Pa la- men o; così i nobili spa en a i si c ede e o pe du i ^-49- e a endendo la mo e si con essa ono de o amen e e a le lac ime... Io poi ne eci gli elogi, ecc. ». Se ques o può chiama si una elice occasione lascio al le o e il giudica lo e giudica e se chi pa la di ciò, anche in ia diploma ica, come d'uno sche zo da nulla, possa di si un uomo d'in eg o senso mo ale. No isi poi che, diploma icamen e, una simile scusa, specialmen e coi p e i, che, essendo ed usando del mes ie e, se ne in endono e ne sanno il alo e, non e a solamen e inu ile, ma mu a asi, anzi, in accusa g a- issima. Né meno s ana è la sua conclusione: « Con ciò i lo o cuo i sono almen e uni i al nos o e a quello del popolo, che ques a unione do à du a e pel bene della pa ia, pe ché così edono che noi siamo im- pa ziali e non ogliamo esse e igo osi quan o il pos- siamo ». Ma non ini ono lì le inu ili ipoc isie ; egli p obabil- men e, messo in uzzolo da quella con essione dei pa izi, o dina (come accennai) che almeno una ol a all'anno u i i ci adini debbano con essa si e comunica si, so o pena di pe de e un e zo dei beni, di cui la me à sa à da a alla chiesa pa occhiale del eo e l'al a me à alla ci à. E i no ai sono obbliga i a a e la spia pe ciascun es a o e. O a il Rienzi, in un posc i o a quella le e a (no isi, ipe o, ques o icchio dei posc i i in quasi u e le sue le e e, che io ho o a o equen issimo nei monomaniaci), dà no izia di ques a sua nuo a legge, aggiungendo i ques e linee : « Ci pa e decen e che come un secondo Augus o cu a l'inc emen o empo- ale della Repubblica, ce chi di a o i ne, aumen a ne il bene spi i uale ». Il che, a chi ci pensi , e a un --- 50 — usu pa e i più speciali di i i e do e i del pon e ice, anche nel senso il più mode no della cosa, cosi come poi quando o dina a al cle o delle speciali ce imonie e p ocessioni ecclesias iche di sua in enzione e de a a dei dec e i con o i eligiosi che non ien asse o in Roma. Ques a, in a i, u una delle p ecipue e gius e accuse che gli oppose o a P aga e ad A ignone, e di cui non si scolpò che  men endo. E quando la gue a con o Gio anni di Vico e il Ceccano con e di Fondi anda a male, egli sc isse un'al a le e a (7 luglio 1347), in cui, men e al Papa dà del signo e e gli pa la del suo popolo o- mano, dichia a come ques a medesima Roma e ques i medesimi popoli ece o giu amen o nelle sue mani di man ene e il go e no che egli s abilì, secondo il e- golamen o ispi a ogli dallo Spi i o San o ; e da a la sua le e a dal p imo anno della libe azione della Re- pubblica, e pa la con una sicu ezza nella sua ispi a- zione dello Spi i o San o, che non po ebbe comp en- de si se non in un uomo di buona ede, e quindi in un allucina o. cc To ebbi già cu a, sc i e, d'in o ma e la Vos a San i à della g azia eccellen e e del dono p ezioso che il pad e delle luci ece discende e il gio no di Pen ecos e ul imo sul os o popolo omano pe a gli in a ede e con un aggio del suo splendo e e a gli abb accia e la libe à nell'unione e il san o bacio della pace e della gius izia. « 1 in g azia dello Spi i o San o, d'onde la mia amminis azione p ese o igine e s abili à, che la de- s a del Re dei Re idusse so o la mia obbedienza — 51 — u i i g andi, i i anni, i p incipi della ci à così me- a igliosamen e e in cosi poco empo, che sa ebbe s a o di icile ed anche impossibile a qualunque al o, non dico d'in ap ende e ques a g and'ope a, ma di o ma ne il pensie o e l'esp essione ; è o a la cle- menza, o a la o za, o a la i ù, o a l'assis enza, o a la g azia e o a la libe à dello Spi i o San o che lo illumina ono dei suoi p oge i ». Eppu e, in quei gio ni, non occa a che con inui e g a issimi scacchi ( . s.). Chi ede le al e co ispondenze subi o capisce che il bagno nella asca di Cos an ino e a (come u pe il Lazza e i il a uaggio della on e) uno di quei giochi simbolici a cui anne ono gli aliena i signi ica i a a o pa icola i, e una specie di in es i u a impe- iale! Cose in un'al a le e a al Papa ei i i o na a p o- posi o della sua i o ia sui piccoli p incipo i e sui lad oni dei din o ni e i a e ma: « Vis o le lo o nequizie, u una g an o una se un co ale si la ó nella conca di Cos an ino », ecc. (Le e a 4 o ob e 1317), Nella lunga epis ola a Ca lo IV (luglio 135o), dalla p igione, sc i e a p oposi o di ce i amo i poco ono- e oli di sua mad e coll'impe a o e En ico VII (I) « Essa disse esse ne g a ida ad una sua amica in seg e o; l'amica, seg e a al modo delle donne, o ò (i) I monomani, pu es ando issi nell'idea p incipale, a- iano, in con addicendosi nei pa icola i : così mi spiego che egli nel 2° T ibuna o p e endesse, in ece, di discende e da un suo bas a do, essendosi o a a p esso il pon e Sena o io in uno 4 — 5 2 - un'al a amica in seg e o (di emo noi cia lona), a cui come in seg e o accon ò la cosa, e la donna enne alla peggio seg e o il negozio, e cosi di seg e o in seg e o, si p opalò la no izia, ecc. ». (Cod. Pelzel, pag. 44-57). O a u o ques o gioche o sulla pa ola seg e o a - andosi degli amo i della p op ia mad e accon a i ad un impe a o e, in una le e a non con idenziale, è p op io pazzesco, e non è il solo; ché, poco dopo, a un'al a pompie a a sull'esse e egli T ibuno-Augus o manda o dal Cielo in agos o all'Augus o Ca lo (15 agos o, 135o, dal ca ce e), e gli iene na ando con bis icci doppiamen e assu di come egli, nell'idea che la mad e di Se e ino Boezio discendesse dai e di Boemia (!!), chiamò Boezio il iglio e se s esso Se e o; più ne ad- do a a lo s emma delle se e s elle, u e cose che p o- p io non a e ano nulla che po esse in e essa e quel Re, né gio a e a lui, ma che hanno u o il conio pazzesco. E così quando gli sc i e a di esse si pe suaso, g azie alle p o ezie di quei ai Romi i di cui pa lammo, che il secondo p op io innalzamen o sa ebbe mol o più splendido del p imo; come il sole lungamen e occul a o dalle nu ole appa e più g a o agli occhi degli spe a o i. « Fo se Iddio, gius amen e sdegna o della ne anda ed inaudi a mo e del se enissimo di lui a o (En ico VII), sca o di una abb ica es au a a, pa e, da Rienzi, ques 'epig a e da lui de a a, secondo Gab ini, pe es e na e il suo e gognoso deli io: Nicolaus. T ibunus. Se e us. Clenaens. Lau en ii. Teu onici. ilius. Gab inius. Roniae. Sena o , con imida allusione ad un e- desco che non e a più En ico, ma un suo bas a do. (GABRINI, Os- se aZioni s o ico-c i iche sulla i a di Rieni, 1706, pag. 96. — 53. — e delle pe di e d'anime e co pi so e e dal mondo pe la acanza dell'impe o, a e a a o nasce e Cola a an- aggio di Ca lo, ele olo a is abili e l'impe o, ed a e a dispos o che osse ba ezza o in La e ano nella chiesa del Ba is a e nel la ac o di Cos an ino pe ché di enisse p ecu so e dell'Impe a o e, come Gio anni lo e a s a o di C is o. Ca lo a e a de o bensì non po e si che pe mi acolo is abili e l'impe o; ma ques o esse e appun o un mi acolo, che un po e ' uomo po esse socco e e l'impe o caden e, siccome San F ancesco a e a socco sa la Chiesa; si s egliasse egli e cingesse la spada ; non do e si i ene nulla la i elazione dei a i, poiché u o il nuo o e ecchio Tes amen o e ano pieni di i- elazioni; po e egli solo impad oni si di Roma. Se non lo ace a subi o, Ca lo pe de ebbe almeno cen omila io ini d'o o, delle gabelle del sale e degli al i p o- en i della ci à, acc esciu i pel giubileo. « En o un anno e mezzo il Papa mo ebbe ; mol i ca dinali sa ebbe o uccisi. « In quindici anni non i sa à che un pas o e ed una ede, e il nuo o Papa, l'Impe a o e Ca lo e Cola sa- anno come un simbolo della T ini à sulla e a. Ca lo egne ebbe nell'Occiden e, il T ibuno nell'O ien e. Pe o a gli bas a a di sos ene e l'Impe a o e nella sua anda a a Roma ; ole egli ap i gli la s ada p esso i Romani e gli al i popoli d'I alia, d'al onde a e si all'impe o, così che scenda a essi anquillamen e e senza spa ge sangue e la sua enu a non sia cagione di lu o pe la ci à e pe u a la nazione, come lo e a s a a quella degli al i impe a o i ». Tan o che l'a gu o a ci esco o di P aga gli sc i- 54 e a: (Cod. Pelzel, pag. 121-122) « me a iglia si come il T ibuno, dopo a e a e cose che pa e o sul p in- » cipio eni da Dio, sì poco u a ia ese ci asse la • i ù dell'umil à, da conside a e la p op ia ele azione » come ope a dello Spi i o San o, e da nomina si suo » candida o » (i) — il che gio e à no a e con o colo o che c edono quella sua ollia non al o che un'ubbia dell'epoca. E quel Re gli isponde a con mol o buon senso » Cola do e consola si della sua so e colla sen enza della Bibbia, che u a la legge dipende da due p ece i: ama e Iddio sop a ogni cosa ed il p ossimo come se s esso. Se qualcuno de e esse e puni o, ne lasci a Dio ii còmpi o; C is o ci a e e di gua da ci da quelli che ci engono in es e d' agnello e son lupi. Pe ciò i ammoniamo di desis e e dagli igno an i e emi i, i quali (i) Cola gli ispose: «Esse e s a o sedo o dallo spi i o della supe bia, e a e me i a o la condanna scaglia a con o di lui. L'angelo sa anico che nelle sel e l'a e a ineb ia o coi suoi pomi e gli a e a scon ol a la men e, esse gli nuo amen e ap- pa so colle sue glosse; ma a e ne os o eso consape ole il comune signo e. Voglia l'a ci esco o p ega e Iddio pe lui, ene e sec e i i suoi alli ». — Ma, poco dopo, colle soli e con- addizioni, in un'al a le e a, di cui non ci imase che un ammen o, au o izza l'a ci esco o a palesa e ciò che a e a p ima con ida o a lui e al P eposi o della ca ed ale, so o il suggello della con essione, quando ciò piacesse all'Impe a o e, e spe a che, siccome Es e a e a abba u o i nemici dei Giudei median e lo s esso Assue o, così Ma ia Ve gine dome à, me- dian e l'Impe a o e, i nemici in e nali — con allusioni chia e ai suoi deli i ambiziosi, che e iden emen e il ca ce e, come suole, acu izza a. -- 5 5 — c edono cammina e nello spi i o di umil à, senza che possano nemmeno esis e e ai lo o pecca i, e sal a e le lo o anime, e che an as icano di sape e i sec e i a cani e di go e na e in ispi i o u o che s a so o il cielo, e se anche cominciano coll'appa enza dell'umil à, mi ano semp e più alle cose e ene che alle celes i. Laonde, amando noi Dio di u o cuo e ed il p ossimo come noi s essi, pe amo di Dio, i abbiamo a o imp igiona e come au o e di zizzanie e poi pe amo e dell'anima ua, pe cu a la ». E più a di« sme esse quelle s ambe ie, e qualunque osse la sua o igine, pensasse che u i siamo c ea u e di Dio, igli di Adamo e a i di e a, ecc. ». Cu iosa lezione di democ azia da a da un e Boemo ad un ex- ibuno di Repubblica i aliana! Ma non gli se i, e quando, dopo an e s en u e, iebbe una la a del p is ino po e e, g azie a dena i ca pi i con una e a u a, ne a isa a pomposamen e Fi enze, aggiungendo: « che le donne, i agazzi, i maschi, i chie ici, i laici gli e ano anda i incon o con palme e oli o e ombe e g ida di e i a ». Quei disco si semb a ono cosi bizza i, che il Re Ze: i- ino non possedendo i documen i poco sop a iassun i, dichia a also il Polis o e che i accenna ( ), ondandosi sul a o che con ali pazze ed e e iche idee il Pe a ca (i) I1 Polis o e (Colle. del Mu a o i, om. z , cap. xxx i, pag. 819) accon a ch'egli, anda o a P aga all'Impe a o e Ca lo, gli dicesse : « Esse ambascia o e di un a e p o e a, il quale gli comunicó a e manda o nel mondo il Pad e e il Fi- gliuolo di Dio. O a è ol a la possanza e da a allo Spi i o 6 non a ebbe osa o di ende lo, né l'Impe a o e l'a ebbe po u o a o i e un solo momen o, nè il Cola a ebbe po u o sc i e e al ca dinale Guido di Bologna, p o= es andosi innocen e, e domandando di esse e manda o al Pon e ice, o esse e ammesso al sac o O dine Ge- osolimi ano, e che ad ogni modo a ebbe do u o esse ne a a menzione in quei qua o capi d'accusa inde igli ad A ignone conse a ici Ball' Hoxemio, cap. , 2, e dal Pe a ca (Epis ola 16, lib o 13) ; nè da un'accusa documen a a a quel modo egli a ebbe po- u o la a si e non a ebbe po u o esse e dichia a o, come u poi da Innocenzo VI, edele c is iano. Ma che u o ciò, pe quan o in e osimile, osse e o, isul a già, a p io i, anche senza l'esame di quelle s ane le e e e pila s ane ci cola i, da chi conosce la San o, il quale de e egna e sul empo che ha a eni e, e che un al o messo del a e and ebbe a di e al e an o al Papa, e che il Papa pe quelle pa ole il a ebbe abb ucia e, ma egli isusci e ebbe il e zo di pe la i ù dello Spi i o San o. Pe la qual cagione il popolo di Vignone co e ebbe alle a mi e uccide ebbe il Papa con u i i ca dinali, e poi a o sa ebbe un Papa i alico, il quale inno e ebbe la co e di Vignone e idu ebbela a Roma. « II quale Papa mande pe oi, impe a o e, e pe me, i quali dobbiamo esse e una cosa col de o Papa, il quale co- one á oi con la co ona d'o o del eame di Sicilia, di Ca- lab ia e Puglia, e me co one á di a gen o acendomi Re di Roma e di u a I alia. « Quegli a ci esco i udendo quelle pa ole pa i onsi, dicendo che colui e a uno s ol o e e ico. E ece o che il ibuno sc i- esse u o quello che a e a de o ». O a i documen i di Pelzel mos ano esa issimo il Polis o e. — 57 ollia semp e p og edien e di Cola, e che ion a a ap- pun o pe la sua audacia, e da chi sa che quei buoni boemi non u ono an o scandolezza i quan o in on i i (lo dice l'Anonimo, pag. 92) e s upe a i e commossi, poi anche, dalle sue i a azioni. E quegli sc i i u ono con u a i dai esco i boemi con documen o che si conse a, e poi i a a i da lui s esso; e pe una delica ezza, di cui gli s o ici non enne o abbas anza no a, non u ono consegna i, in e- g almen e, alla Co e Papale insieme alla pe sona del T ibuno, la cui condanna ce o non po e a o na e g a- de ole né u ile all'ospi e già cos e o dalla poli ica a adi e la con idenza in lui ipos a. Psichia ia. — Egli es ó, in an o, un enomeno sin- gola e, una specie di monoli o in mezzo al dese o, e pe gli s o ici un ge ogli ico ; pe ché non an o la s o ia, quan o la psichia ia, po e ano iesci e a spie- ga celo compiu amen e; la psichia ia che ci addi a in Cola u i i ca a e i dei monomania isionomia e sc i - u a egola e; endenza esage a a ai simboli ed ai giochi di pa ole ; a i i à sp opo ziona a alla sua posizione so- ciale, ed o iginale ino all'assu do, e che u a si esau- i a nello sc i e e; senso esage a o della p op ia pe - sonali à che l'aiu a sulle p ime a la plebe, e supplisce alla mancanza di a o e di abili à p a ica, ma poi lo ascina all'assu do; mancanza di senso mo ale ; calma non al e a a che dagli abusi dell'alcool, e dalle i e op- posizioni all'a icina si della demenza. Giudici al ui. — E qui mi p eme si sappia non es- se e io s a o il p imo a giudica lo aliena o; l'a e ano ba ezza o ale ino i suoi con empo anei, che lo dis- CAPITOLO III. Un ibuno mode no. Ma a capi e ad ogni modo l'ope a, pe quan o e i- me a, del p imo ibuno, ci aiu a lo s udio delle con- dizioni dei empi, is i in al modo che qualunque medioc e i o ma o e sa ebbe semp e s a o conside- a o come una g azia del cielo, e a ebbe godu o, non oss'al o come Ba oncelli, pe qualche gio no, l'au a popola e. Non po ebbe di e al e an o chi s udia il enomeno dei nuo i sedicen i ibuni, ahi ! quan o di e si, nelle ope e e nello ingegno, dall'an ico. Ce o l'I alia non è elice nè può anda e ie a di s 'e; si di ebbe che, s anca degli s o zi, non u i suoi nè u i ene gici, pe aggiunge e l'uni à e la capi- ale, si sia assopi a nell'umida e bigia a mos e a del- l'indecen e medioc i à che non le lascia, nemmeno, a e i e il g ado di a ilimen o in cui c cadu a. Passa amo, o non è mol o, all'es e o, a l'am- mi azione ed il sospe o, non sce o di simpa ia, pe un popolo di piccoli Machia elli; e siamo giun i, in — 66 — b e e o a, a des a e le isa e la compassione, come Pulcinelli ipoc i i che la ano la impo en e e igliacca g e ezza colla e nice del sen imen ale umani a ismo; e pe quan o messi da pa e e de isi, non mos iamo nemmeno ole cene acco ge e, non che endica ci (1). Non abbiamo, più, quasi un palmo di dominio sul ma e che ci ci conda; e men e u a Eu opa si slancia ad assicu a si ampi s oghi coloniali p opo ziona i ai bisogni, ci olleggiamo , come anciulli, su una baia dese a che o se po à cos a ci mol o ma ice e sa ende ci nulla ; e pe diamo di is a quei pun i spe- cialmen e icini alle cos e nos e ed alle bocche dei g andi iumi a icani, che solo possono p ome e ci un a eni e. Ai mali p o ondi che ci odono gli o gani più i ali, alla pellag a, all'alcoolismo, all'igno anza, alla supe s izione, alla egolamen a a ingius izia (2), alla indisciplina ed igno anza scolas ica, p o ediamo con dimos azioni ea ali, con asi e o iche e con o - mole cu ialesche, che lasciano il empo che o ano, (i) Dopoché u ono s ampa e ques e ighe la sob ia e di- gni osa pa ola di Robilan ialza a di mol o il dep esso senso mo ale degli I aliani. (2) Tu o ciò non occa alcuno dei nos i uomini di S a o. Che colpa ne hanno essi se, so o il dominio al e no di e o i e di me can i, la gius izia ha i ni o col conside a si null'al o più quasi che un cespi e d'en a a pe gli a oca i e pe lo S a o, anzi, più pe quelli che pe ques o; di en ando la giu- s izia inaccessibile ai po e i e pei icchi impas oia a da ali emo e da pa e e e = e o di un acciden e, o di una g azia, anche +guando imbe cia nel e o ? kgp —67-- quando non iescono anche a guas a lo, illudendo d'a- e i p o edu o. La socie à della capi ale, e a, come nel Giappone, da un leale capo poli ico, da un eligioso, e da Una cas a di e o i che sos i uisce quella dei Daimios, ias- sume in piccolo le piaghe di u a I alia. Un cle o impo en e in eo ia, ma, in a o, in luen e anco a sui due es emi della scala sociale, la plebe ed il pa- izia o, in ispecie, ido o suo mancipio; una cas a a oca esca che ha e edi a o o icialmen e il po e e, ma non il p es igio , d'amendue , e che di poco li supe a d'ingegno e d'ene gia ; la medioc i à domi- nan e pe u o ed inconscia della p op ia ine ezza, che anela die o all'e e o, senza p e isione nè p e- occupazione del ine. Do unque il monumen o e le es e p e e i e alla is i uzione, l'ado azione e iccia del campanile sos i- ui a all'amo e di pa ia, e la se a, e il g uppo, so- s i ui i all'associazioni, al pa i o, g azie all'indi idua- lismo che so ae, in ece di somma e, le o ze : in ine una calma is e, come quella dei ma i oceanici, in e - o a a la ghi in e alli da b e i bu asche, do u e ad uomini più alen i che ones i, che endono spesso al minu o la lo o e ime a in luenza sulla c edula plebe, la lo o masche a di Eolo. Vi si a accia un' epidemia, e cedendo ai ciechi e pau osi sussul i della piazza, i p o ede e, come nelle epoche medioe ali , sba ando il passo con le baio- ne e ed i ucili agli in isibili mic obi, agg a ando i mali del mo bo con quelli della mise ia, che segue ai allen a i comme ci, men e con mino i dispendii, p o edendo alle acque, alle ca ni, ai ce eali guas i, non solo po e es e imedio ai pe icoli a a o em- po anei che s ampano come me eo e, ma a quelli ben più g a i che pe mangono pe pe ui, cd hanno da o, quasi, un'imp on a, una ci adinanza speciale alla pa- ologia i aliana, come la pellag a, il c e inesimo, la mala ia, ai quali ahi! p es asi oppo poca o niuna a - enzione (I). Sie e s ida i dall' e e no nemico dell' umano pen- sie o , dal p e e, che dal suo ono di b onzo ha_ sa o sul dogma, sulle opinioni e sulle abi udini delle masse e sui mol i nemici di uo i, pe pe uamen e i minaccia pe ino nell'uni à e nella libe à ; e in ece di con omina ne la po enza lá do e è la sua o za, nell'opinione e nella ge a chia, colla p o ezione del cle o mino e e sop a u o coll'a ma del lib o e della scienza, i p odiga e scede ca ne alesche, in p o- es e da ci chi, che ne suggellano assai più, che non ne scemino, il p es igio; e comba e e o spegne e quelle ca ed e che ne sono il più sicu o an ido o. In ece di comba e e l'igno anza che pe mane non solo ma in ade, d'ogni pa e, dall'al o e dal basso, e con o cui appena bas e ebbe o nuo e legioni di (i) 1 da poco solo che pe l'acque in appo o al i o e al cole a, si ? en a o p o ede e con una ci cola e Mo ana; e al mais guas o con modes i aiu i pe o ni essicca oi e con ci cola i bellissime e p oge i di legge G imaldi anco a pili belli, ma che pa mi non s'abbia il co aggio di po a e innanzi a co pi legisla i i, in cui i p op ie a i sono in maggio anza e i coloni non sono solo in mino anza, ma mancano a a o ; sicché ico - de anno, sullo s esso e eno, le ; ia degli Spagnuoli. 69 — maes i la cui posizione osse non solo comoda ma ispe a a, ono e ole, noi p o ediamo con mezzi anodini, che sal ano le appa enze, senza occa e la sos anza ; e quan o all'al a col u a, quella che de e illumina e il paese, des a e le nuo e o ze, le nuo e glo ie, essa minaccia idu si, pe la poca inizia i a di chi è in al o, in un amo di quell'a ida bu oc azia pe cui, come nel ca ce e, le pe sone non sono che nume i. Anche qui, cedendo alle p essioni pa lamen a i, ab- biamo, mol iplica e ed alla ga e di an o le ca ed e uni e si a ie (con p e e enza alle ca ed e a cheologiche e me a isiche su quelle di scienze sociali, mode ne, che mi ino all'a eni e e non al passa o), che o mai i p o esso i si eclu ano, come gli ul imi solda i di Na- poleone, a gli imma u i ed i deboli; ed alle alangi di s uden i igno an i si aggiunse o quelle, peggio i, degli igno an i docen i ! La Gius izia esis e, semp e, nella le e a della legge; ed esis e senza alcun dubbio anche nelle in enzioni dei go e nan i , uomini uo i d' ogni sospe o; ma 'ahimè ! cosa può la le e a sc i a e la buona in en- zione con o il e ibile meccanesimo dell'in igo o - ganizza o e po en e so o 1' egida del pa lamen a- ismo ? Oh! se le e a di icile ene e ili bilico la sua bilancia, quando i despo i e an pochi, come po ebbe iesci i o a che son più di 500 , e esi più sicu i che non osse o i p imi, pe ché cope i dalla colle i i à, dalla e nice della libe à, dell'umani a ismo e dalle inezze leguleie, che uni e alle g azie, alla giu ia, agli ap- pelli e alle eplica e cassazioni endonla spesso ince a, __ 7 0 semp e a dissima! —E quando l'opinione pubblica, pe poco uo ia a, comincia a lagna si, si p opongono, come es emo imedio, delle i o me che alla gano le ga- anzie dei colpe oli più assai che quelle degli ones i! Oh ! ... 'è ma e ia e quan a pe un ibuno che, edendo a ua o, si, ma in ia di guas a si il sogno di Cola, i oglia po e imedio, pe quan o il possa un indi iduo che non appa enga alla ca ego ia delle cas e dominan i nella poli ica a uale. Ed il ibuno pa e so gesse, e muni o delle due a mi più po en i dei nos i empi, la s ampa e l'opi- nione pubblica. — E a il Coccapielle . Ma, u ochè cosi bene co azza o e an o o una o, a che cosa app oda a cos ui ? Sal o a quella me a a a o pe sonale, del pa la- men o, che cen uplica i solidi ingegni ma li seppel- lisce se inani, a nulla ei seppe iesci e di degno della au eola concessagli dalla mobile plebe. Non uno dei g andi conce i di Cola gli passò un momen o pel capo ; nemmeno , anzi , una di quelle elici o a e e o iche che asso dano o ascinano più che non conquis ino; nemmeno uno di quei lampi di genio che balenano, nei momen i più o unosi , anche agli ingegni olga i. No. Egli non seppe che ellica e, colla più olga e u be ia, il campanilismo dei buoni pa io i Romani, e con ciò e colle g ida e gli insul i e con abili i elazioni so oca e le mosse al e an o incompos e di uomini, più u bolen i di lui, e così a lo o sos i ui si. Ma pu e, pe giunge e anche a ques o, dall'ul imo g adino della scala sociale occo e a una o za, un o - ganismo ben di e so dal comune. 71 — Do 'e a, cos'e a ques a o za? Vale la pena di s u- dia e l'enigma col lume della psichia ia : E il Coccapielle un uomo di s a u a ele a a, con on e alquan o s uggen e e seni on ali spicca i. La es a ende assai più all'ul ab achice alia che non a enga nel più dei Romani a uali, i quali pendono al dolicoce alo; e ela i amen e alla s a u a è di olume piu os o sca so. Gli occhi, senza esse e s abici , hanno póca pa- allassi a di lo o; e se non osse e abondo come di chi emesse con inuamen e un aggua o, lo sgua do, come la isonomia, a ebbe un'imp on a di bonomia quasi gio anile e non mos e ebbe alcuno dei ca a - e i dell'uomo c iminale e meno anco a dell'aliena o. Anche la sc i u a, icca di p olungamen i, di g a e a le e e allunga e, uni o mi, non ha nulla dell'alie- na o e -nemmeno del ma oide; è p op ia, piu os o; d'un uomo as u o ed abile nei comme ci — d'una olpe, di ebbe o i oscani, che abbia piscia o su mol e ne i. O a eniamo alla sua s o ia biog a ica , all'anam- nesi , come di ebbe o i medici. -- E qui io non posso en a e nella i a p i a a di un uomo, oppo loda o, e o se oppo calunnia o; nè mi alse , pe me e mene meglio in chia o, di ichiede ne lui s esso. Pe un ise bo, quindi, che è oppo na u ale, io mi de o limi a e a ca a ne quan o egli s esso dice di sè in due suoi gio nali ul imi, L'Eco dell'ope aio — Ezio II, e quan o po ei accoglie e da pe sone di ede sicu a, e quan o giudizia iamen e isul a a nei suo i ul imi p ocessi. LoM l;oso, T e T ibuni -- 6, 7 2 Secondo ques i documen i, egli nacque da amiglia o iginalmen e s izze a s abili a a Roma ed adde a ai se izi del Papa. N on capii bene se mad e o nonna u aia del ca - dinale della Genga, Suo pad e, pe ò, u, a quan o_ egli dichia a, epubblicano e amico di Cice uacchio ; sicché ad ogni modo egli nacque e isse mezzo a gen e oscillan e, a icenda, a pochi anni di dis anza dall'una all'al a bandie a. Che ques o pad e, già e- pubblicano, e colpi o da censu e pon i icie, u egli che, a suo di e, obbligollo, nel 49, a se i e nelle uppe papali. Ques a con addizione si inno a, di ei a a is ica- men e , in u a la i a sua. Sano epubblicano , dice egli, come mio pad e — e ce o è che già. nel 48 u a i pa io i olon a i; ma nel 49 , come già oc- cammo, egli se i a come so 'u iciale dei d agoni nell'ese ci o del Papa, e i se i, uolsi, dodici anni. O a la le a non essendo nello S a o pon i icio, la milizia non e a i obbliga o ia ; e si po e a, ad ogni modo, una ol a ingaggia o, usci ne olon a iamen e con dimissione,. che ce o il go e no pon i icio sa eb- besi a e a o ad acce a e quando a esse a u o dubbi sulla sua edel à poli ica. Che se anche ciò egli non a esse po u o consegui e, pe lo meno non a ebbe do u o du a e in un g ado di iducia; nè si capisce come, con un pa io ismo quale il suo, e nell'e à in cui le pas- sioni u e, e più le poli iche, sono nel massimo del- l'ene gia, egli non en asse so a si a quella so e du- issima, con la uga in Piemon e; e solo si s ogasse con ce e sue pia ona e con o i F ancesi, di cui man- cano i documen i, non a endo ce o a u o p emu a di o ni cene di au en ici chi le ice e e, e neanche  chi le dis ibui a. Checché dicasi, c, ad ogni modo, ques a una no e- ole con addizione: ma non è la sola. Egli é epub- blicano, e poi si piace, ogni momen o, nel ci a e le più insigni ican i asi di Re Vi o io, quando pe esempio gli dice a : Sei un b a o iioiizo; e nei suoi gio nali i a a colpi in oca i con o i epubblicani assai più che con o i mona chici. Ques a con addizione è uno dei ca a e i dei ma oidi. Così il Co digliani si accinge ad insul a e alla Came a pe a e e un i alizio dal Go e no, e c ede che ciò gli de e o na e a g ande ono e ; così Passanan e, dopo a e p edica o: « Non dis uggiamo più i a umana, né p op ie à », danna -a mo e i ei dell'Assemblea ; e dopo a e o dina o di « ispe a la o ma del Go- e no », insul a la mona chia e en a il egicidio (LoMBROSO, Genio e Follia, 1882, i ed.). Il pas o e Blue si c ede a apos olo e con e di Pe - mission, e, come l'au o e dello Sco a inge, non de- gna a i olge si che a egnan i, ma poi non isdegna a unziona e da scozzone. Un al o dei ca a e i di cos o o, che non manca in lui, é quello di lascia si ascina e ad a e mazioni e onee, gius i icandole subi o, abbe ciandole, di ei, con singola e abili à. Cosi egli dichia a di esse e s a o aiu an e di campo di Ga ibaldi; na poi, quando si p o a a che non lo u, dichia a che in ende a di e suo compagno inse- pa abile, pe ché ebbe l'ono e di accompagna lo nel- ^ ----- c 0 ---- Sen i si un pesce uo d'acqua alla Came a, e, e- niendo che l'insuccesso pa lamen a e inisse pe es en- de si anche a quello della piazza, app o i ò ca alle e- scamen e di un momen o in cui il i i a si lo espone a al ischio di subi e una condanna pe una delle soli e sue oJese pe sonali, e si dimise da depu a o. Ce o egli spe ò, anche, che il popolo l'a ebbe icondo o all'ambi issimo seggio, che egli s'e a in poco empo sciupa o e, e l'a ebbe imesso in ca - eggia a ; ma la memo ia del popolo è labile semp e ; ed egli, il po e o ibuno, non a endo da o i gli un secondo a en a o nè un secondo ma i io, non u iele o, cadde escica s escia a. Peggio anzi; u abbandona o da colo o che ne a e- ano ca a o il lo o p ò, nè a ebbe o po u o più ol e s u a lo anche pe chè la sua ma ia e a p ocedu a assai più in là della linea da lo o assegna agli, e, no ello Ruy I3las, a ea p esa oppo sul se io la p e esa mis- sione, sicchè s'e a mu a o da manico in col ello, anzi i n accol ella o e. E do e e paga e ben sala o, oppo sala o, il io delle accuse, e e in pa e, in pa e no, che a e a acca as a e ino- allo a nel suo gio nale: e u condanna o . pe se e analoghi capi d'accusa -- chè, non gli si olle, con oppa so igliezza giu idica, cu- mula e, ma scinde e la colpa e la pena. Benchè alcuni di quei ea i non osse o in e o po- li ici, ma comuni e dipenden i dalla sua ollia, e dal- l'o goglio, esoglisi gigan e o lai dopo i p imi ion i, come gli insul i al P e o e Ca cano, e ad un uscie e che do ea esegui gli un seques o, pu e la punizione che giu idicamen e e a co e issima, agli occhi di mol a __8 pa e del pubblico pa e esul a o di p essioni poli- iche, che ce o non i u ono, ma il cui sospe o e a gius i ica o dai dubbi che co ono sull'amminis azione della gius izia. Pe ciò quella condanna gli diede quell'au eola di ma i e che bas a a pe a dimen ica e il sonaglio pazzesco: e quando ques a nuo a au eola, ques o nuo o p es igio coincise col i iu o e amen e ca- alle esco di chiede e la g azia, e colla gius i icazione quasi comple a, g azie al p ocesso d'Ancona, di una almeno delle sue accuse, quella con o il Lopez, egli u iele o; e migliaia di i me chiese o la g azia pe lui g azia che se osse s a a acco da a in empo a ebbe ispa mia o di a di un ma o un ma i e, e di un ma i e un depu a o. --- Oh! a cosa gio a il medioe ale di i o di g azia se non iesce a ispa - mia ci simili con osensi? Il suo ion o u pe ciò comple o : ma p obabil- men e sa à seguì o, -- se egli con inua a da e in nuo e escandescenze così an igiu idiche, (come o o a gli accadde alla s azione di Roma e alla pos a di Spole o), da al e accuse, e, se gli uomini di S a o o anno esse e più igidi giu is i che poli ici, da nuo e condanne, e da un secondo ma i io che da anno luogo a nuo i ion i, sal ochè il manicomio non ponga esso ine a ques e gazza e cosi poco degne di un popolo libe o e se io. Poiché è ce o che il Coccapielle ebbe dei e i accessi megalomani. --- In ca ce e pe es., c ede a do e egli comanda e, gli al i obbedi e; minaccia a i gua diani ; e dichia a a che, nomina o depu a o, a ebbe a o caccia ia i minis i e 02 depu a i — 8 2 -- e peggio anche se non iga an d i i : dis u ba a le più al e au o i á dello S a o pe nonnulla, anche pe e i deli ii; manda a un gio no, pe es., a chiama e il P ocu a o e del Re, pe di gli : Io non sono Re se non pe cN non lo oglio ' sse e ; si egoli in conseguenza (sic). Egli si i iu ò di salu a e Sba ba o, pe chè non degno di lui: quando si piega a spedi e una sdegnosa e s ampala a supplica, in qua o i e pagine, pe esse e g azia o, la i mò ad uso p op io di Cola di Rienzi : Coccapielle , ibuno di Roma, e di enso e di Casa Sa oja. --- Oh! qui spe o non si o á di e che così acendo obbedisse ad un uso che co a oggidì ; e qui u i i le o i del .Fa nlla, del F acassa e del Pasquino ico - de anno a e edu e ce e i me o biglie i di isi a con i oli s ainbala i e che non ini ano mai — del F   capi ano d'un ba ello a apo e, au o e di ecc., e bidello — dello Sco a inge, capi ano, commissa io, accademico e ico de anno che Gui eau pu e a e a una accia a in e a di i oli nel suo biglie o di isi a. E che quello non osse un deli io momen aneo, gene a o dalla dimo a del ca ce e, nel quale pe ò go- de a di u i gli agi possibili, appa e dai disco si enu i anche mesi dopo libe a one, disco si in cui si a eggia a g an Cancellie e di S a o e modes amen e inno a la dichia azione che non uole esse e Re, nè Papa, nè Capo di Repubblica ; — ma che ha un piano li- be a o e (i ma oidi han semp e un qualche piano) che sa ebbe una ecchia i i u a delle leggi ag a ie Romane, che gli de e esse enu a in men e nel legge e i as i dei T ibuni, e che u p o a o, se osse appli- ca a adesso, da ebbe un nuo o suggello al dominio 8, — di quell'oliga chia a oca esca che, in ondo, ci egge, e ch'egli non ole a i ela e pe ema gli enisse ca - pi o e a o suo dal Minis o ! Non e a anco a con e ma o depu a o che già, come p ima ol aggiò uscie i e p e o i, cosi o a mal a - a a (egli che pu si dice democ a ico), u iciali di pos a e e o ia ii, sicchè dà luogo a lamen i e o se a nuo e azioni penali, pe chè nol ispe ano abbas an.za. Ma la p o a delle sue ollie, assai più che negli a i e nelle pa ole — in complesso abbas anza em- pe a e e misu a e, ed as u e an o che gli conquise o migliaja di ammi a o i, — é negli sc i i. Nell'Eco dell'Ope aio,  II sc isse a icoli semp e più nume osi e sb iglia i. Lasciandone, pe o a, il con enu o, impo an e e a.,. la quan i à; nemmeno quel B ia eo dei gio nalis i che e a il Bianchi-Gio ini po ebbe egge e al a soma di quegli a icoloni di cui inonda a 1'E^io II. O a è ques o dell'abbondanza esage a a, della quan- i à sos i ui a alla quali à, il ca a e e speciale del ma - oide g a omane. Rico diamo di Mangione, che si p i a a del cibo pe po e s ampa e, e pa ecchie ol e i spese più di cen o scudi al mese. Nel 187o, a le accuse che a al sindaco Giusso è quella di un migliaio di li e «di danni p odo - » igli in un mese pe e ga e qua ocen o ogli di » ca a in eclamo alla Giun a onde meglio illumi- » na la »; e ciò benché a esse qua o copis i g a ui i che gli o ni ano pe sino la ca a (i). (T) Vedi sop a, a pag. 7. LOl- BRoSO, T e T ibuni — 7. -84 Nello sc i o di cos o o, ol e ciò, si no a che lo scopo è o u ile, o assu do, o in pe e a opposizione col lo o g ado sociale e col u a; così un p e e depu a o i a giù ice e pel i o ; due medici anno della geo- me ia ipo e ica e dell'as onomia; un chi u go, un e e- ina io ed un os e ico, dell'ae onau ica ; un cuoco a dell'al a poli ica; un ca e ie e, della eologia; un po - inaio della d amma ica ; una gua dia di inanza, della sociologia ; e cosi egli, ca alle izzo, a della poli ica (i). É no e ole (io già l'osse ai nel mio Genio e Follia) che quasi u i i ma oidi, Bosisio, Cianche ini, Passa- llan e, Mangione, De Tommasi, ecc., han con inzioni enacissime, p o onde, ma non e ide, sicché non dan luogo al deli io di azione se non pe eccezione , e quando i si associa l'es ema penu ia; e sono di an o più p olissi e assu di nello sc i e e, di quan o sono sensa i e succosi nel pa la e : e, sal o a s oga si più a di in chilog ammi di ca a, compo ansi, nel i- sponde e a oce, con al buon senso, da a passa e, a i meno acco i, pe sa ie le lo o an as iche ie. E e ne sono di ale abili à, da iesci e e i u - a o i, senza pe ciò eni meno alle endenze pazzesche, anzi essendo più ma oidi degli al i : al' è quel De Tommasi di cui enume ammo poco sop a le mol e p o essioni mal p a ica e, e che a ques e aggiunge a il ica o e le u e con abilissima a e condo e e ipe u e più ol e (2). Gui eau e a un ma oide, ma (i) Vedi A chi io di psichia ia, ol. 1, 1880. (2) A chi io di psichia ia e scien e penali, ol. i 1, p. 169: Pazzia nei u a o i. F a gli al i no ai un ma oide clic si c ede a e spaccia a p o e a ed e a also mone a io. __ 8 5 nello s esso empo uno sc occone e u a o e abilis- simo (Vedi Genio e Follia, pag. 35o). Insomma cos o o, pazzi ce amen e nei lo o sc i i e, mol e ol e, più di quelli dei manicomii, lo sono poco negli a i della i a, do e mos ansi pieni di buon senso, di u be ia ed anche di o dine; onde ac- cade lo o il o escio che nei e i poe i. Qua o sono p o esso i, uno anzi d'Uni e si ; e Depu a i, uno Sena o e, nè è meno s ampala o; uno è Consiglie e di S a o, uno di P e e u a, uno della Co e di Cassazione, e Consiglie i p o inciali, cinque p e i, e quasi u i ecchi e ispe a i nella lo o ca - ie a (Genio e Follia, pag. 56). E così Coccapielle : men e é megalomaniaco negli sc i i, negli a i della i a, nei con a i sociali mos a ale inezza, p esenza di spi i o, e du ili á, da con- quis a si l'animo dei po en i e delle plebi, il che non è da o ce amen e che ai u bi. Nè è a nega si che egli non abbia coi suoi gio - nali po a o qualche an aggio ; chè, mol e ol e, seppe colpi e nel e o e smasche a e pe sone le quali cop i ano colla bandie a ul a libe ale un animo ile e apace, Lopez, pe esempio. Ma, anche in ques 'imp esa, che u ce o u ile e co aggiosa, e in cui non è diicile abbia a u o aiu o da quei pa i i da cui pa e a più alieno, egli si condusse con una iolenza e con una aseologia e amen e pazzesca. Così, senza analizza e la g amma ica, che è semp e un poco in di e o in cos ui, gli o iamo equen e- men e (pe es., n. 123, 129 e 157 di Ezio) mol e __ $6 pa ole sc i e in co si o od in ca a e i di e si; pe esempio : « Ed o a due pa ole a quel igliacco che si chiama » e si i ma nel gio nale in i ola o S abbia -- e che » ín ece lo si do ebbe chiama e STABBIO, « cioè LETAMAJO » . É una speciali à dei ma oidi. Mangione, pe es., nel p oclama a S. M. il. Re ha se e ca a e i ipo- g a ici in 27 ighe (I). Che se non usa di mescola e allo s ampa o ( edi pag. 12) i simboli, i ge ogli ici , la endenza a co- des i segni apela dallo s ile. Pe esempio, nel nu- me o 18 dell'Ope aio, egli dichia a che ha qua o pode osi ca alli al suo ca o, la Luce, la Ve i á, la • Ven- de a e la Gius i ;zia... E il Ca o di Checco e i ca- alli, ecc., i o nano equen issimi, nei suoi capo- la o i, an o più che qui i.l ma oide si onde all'au iga in iposo. Quan o alla iolenza, non enume e ò gli insul i ad A. Ma io, al Si o i, al Sonnino, al Zana delli , che l'I alia u a iconosce pe in eme a i: al Vassallo, ch'egli p e ende a e pe du o i di i i ci ili e poli ici (!!) ; mi bas e à ques a ase di e a con o al ene ando Fab izi, innanzi alla cui ono a a canizie a ebbe do u o sen i si almen più modes o l'ex-d agone papale: a Voi sie e » enu o a caccia i a le uo e del mio ca o che (I) O o a edo che Riche , igno ando che io l'a essi ac- cenna o 12 anni a, dá come sua ques a osse azione (Re i e Philosophique, 1886). ^i ^ G. » s i ole à u i oi, l'Au i ga passe à ion an e schiac- » ciando i senza mise ico dia ». Lo • s ile ma esco, che gode delle ipe izioni, delle ime, spicca nelle asi : « Ho lo a o, lo o, lo e ó ino alla ine, do essi ini e ques a lo a col sac i izio ». — E nell'al a: « Ecco i, p o a e i la epubblica spoglia- ice che uole leni ne .lemme — a a i — e semp e a a i milioni — milioni -- e milioni » . •  E nei F amasnoni pe F amassoni; e la Passe a (un congiu a o) passe à; e nel Pe icoli è in pe icolo. « Sì, noi assis emmo agli insul i di una s ampa me cena ia che ha il co aggio di sc i e e insul i sop a insul i, men z ogne sop a menogne, in amie sop a in amie, senza pu un' omb a di e i à » . — E in « Lom- b oso pazzo cu a o e di pazzi, ecc. ». Spicca anco a in alcune asi di suo conio, s e eo i- pa e, ipe u e le cen inaia di ol e, come pe esempio Gi a a, oglodi e e guenoni, applica e ai suoi nemici, che non_ hanno in ondo nessun signi ica o nemmeno odioso; e nell'in i olazioni s ane de' suoi a icoli; come le cannona e di Coccapielle e quei bi i di Napoleone III che egli applica ad indi idui che non a e ano a u o il più lon ano appo o con Napoleone, indi idui che la o a ono a p o o con o del paese quando Napoleone e a non solo cadu o dal ono, ma pe ino sepol o e dimen ica o. Tu i ques i ca a e i si edono negli sc i i dei ma oidi. Se uno in un ca è gua da in cagnesco Man- gione, o se un al o nel o ni gli de' ma oni ne di- men ica una dozzina, egli pone ciò in conca enazione colle pe secuzioni di Va apodio. — 88 — E quasi u i, nel i olo, adiscono subi o l'indole pazzesca. Bas i La pulce ed il leone di Mangione, e ques ' esempio del ma oide Démons ;. « La démon- » s a ion de la qua ième pa ie de ien es quelque » chose, ou es la quin essence i ée du qua du » ien e des dépendances, con enan les p écep es de » la sain e magie e dé o e in oca ion de Démons, » pou ou e l'o igine des maux de la F ance ». iI i olo d'una delle sue ope e ! Ma ad un da o momen o il deli io megalomaniaco, so o l'aculeo della mise ia, della ani à inci a a, el- lica a, scoppia in essi di un a o, come di ampa l'ec-- ci azione maniaca nei monomaniaci più calmi quando i i a i. E così ediamo 11 CO dl Mani, il Mangione, il Passanan e, che dalle assu de ma calme as azioni passa ono a e ibili ie di a o, e Coccapielle inisce col minaccia e uscie i e p e o i, o coll'usci e nelle più s ane esp essioni del deli io ambizioso. Ques i passi, che is ampo  II, n. 123, ecc., ce lo dimos ano anche colla p o a sc i a : « Il os o "T ibuno, il os o Rapp esen an e non do me, e ciò i bas i — ma ico da e i — che chi ha in ap esa la lo a, sono io, e non de e a e e al i Duci ; il Duce che ha a acca o la ba aglia sap à con- du la ino alla ine — e quando p ome o ico da e i che so man ene e la mia pa ola  « Soc a e u condanna o alla cicu a ; il iglio di Dio alla c oce, To qua o al ca ce e. « Vi sono due specie di ibuni, i alsi che sono degli spos a i, dei bi ban i, come Alcibiade, Cesa e e Napo- leone. I e i non sono ambiziosi, amano il popolo da cui 89 — escono e con cui i ono; non hanno acondia; il lo o ges o è l'immagine della lo o anima, hanno subi anee inspi azioni che con inano col genio, come Demos ene, Cíce uacchio e Coccapielle ». (Dall'E l io Ih, n. 116). Più in su di pa agona si a un Dio non sa ebbe possibile anda e, ed è la p o a più chia a della o ma megalomana; in ciò, ma solo in ques o, il Coccapielle assomiglia al g ande Cola di Rienzi. « C is o insegnò la mo ale, p edicò inconcusse e- i à, p oclamò la libe à nell'o dine, l'eguaglianza nel ispe o alle leggi ed alle au o i à. • Lo segui ono u i gli uomini di buona olon à, u i gli ones i e di animo e o; lo pe segui a ono i mal agi e u i colo o che della e i à e an nemici. « Se Egli non nacque come Coccapielle in un egale palagio, u pe ò ossequia o e ado a o nel suo umile giaciglio dai Re di Ta so, di Cip o e di Ge usalemme. « E poi non u messo in dubbio il luogo di nasci a del Coccapielle ino a ie i ? Non gli u con as a a la ci adinanza omana, come i Fa isei nega o a e ano l'o igine di C is o? « ...C is o discacciò i me ca an i e i lad i dal empio sac o; Coccapielle ha pu ga o Roma dalla ma ia e dai a abu i, che congiu a ano con o il so ano ed il popolo. « C is o insegna a la ca i à, e i a isei g ida ano che e a un bes emmia o e; Coccapielle insegna ad ama e la pa ia, a ispe a e la mona chia, e iene accusa o di libellis a ; dice la e i à, e lo chiamano men i o e; si di ende, e lo chiamano impos o e. -96 Ma l' imp on a della pazzia non è an o nell'esa- ge azione delle lo o idee, quan o appun o nella sp o- po zione in cui sono con sè medesimi; cosicché a pochi passi da qualche a o conce o ben esp esso ed anche sublime , si co e subi o a uno più che me- dioc e ed ignobile, (come nelle ul ime ighe del ci- a o ammen o), pa adossale, quasi semp e in con- addizione coi ice u i dai più e colle condizioni lo o e colla lo o col u a ; quello insomma, pe cui Don Chi- scio e in ece di s appa i l'ammi azione i a so - ide e : eppu e le sue azioni, in un'al 'epoca, ed anzi in un al o uomo , sa ebbe o s a e ammi abili ed e oiche; e ad ogni modo in cos o o i a i di genio sono piu os o l'eccezione che la egola. Nei più i è piu os o mancanza che esube anza dell'es o : iem- piono in e i olumi, senza cos u o, senza sugo, come appun o a coi suoi a icoli il nuo o ibuno. CAPITOLO IV. li e zo ibuno. Il e zo ibuno, o meglio, il nuo o ma oide che en ò in ques i ul imi empi ibuneggia e, colle a mi mode ne della s ampa e del Pa lamen o, è, come il pub- blico ha già sen enzia o, Sba ba o. La na u ale pie à pe un collega negli s udi, e pe un uomo i ima di oppe e, in appa enza, imme i a e s en u e, mi i enne pe mol o empo dal pa la e come e quan o a ei olu o, di ques i, che e a uno dei clas- sici ipi di quella psicopa ia da me in odo a nel mondo scien i ico. Ogni ise a, pe ò, mi pa e, in ques i ul imi empi, inu ile, pe chè il pubblico, pe - ino i magis a i, cosi ilu an i ad acco da si cogli alienis i, a e ano già da un pezzo ado a o ques a diagnosi, e pe ché egli aggiunse, pe quan o pe ie dolo ose e e gognose, quella no o ie à che e a u o il suo sogno, e pe chè, in ine, qui la e a pie à e a quella che me endo a nudo il suo mo bo, da a modo di cu a lo, o almeno di scusa lo. — 9 8 — Pe quan o più in su si imon i nella sua i a, la no a che u o i ad ogni passo e la lo a, o meglio, la li e, la polemica pe sonale, iolen a, e in cui qual- che nobile e g ande idea en a a capolino, ma so - oca a, semp e, da una s ena a ambizione pe sonale, di cui quell'idea non se e che di a ma o di p e es o. S uden e, a 16 o 17 anni, mena nel suo gio nale; il Sal a o e, iolen i i a e con o il cle o e la eli- gione, sicché Ca ou , in una le e a ch'egli s esso ha pubblica a, lo eso a ad esse meno iolen o ed a ise - ba e le sue i e con o i ca i i p e i e con o la Cu ia Romana; a o ques o assai in e essan e, is o che, più a di, do e a, pe amo del pa adosso, di en a e un a abbia o p o e o e delle a e ie, e ice e sa nel 1 870 a si p omo o e di un esal a o conciliabolo. A 19 anni, a Voghe a, al Cong esso delle Socie à ope aie, p ese una pa e a i a in a o e delle Socie à ope aie, e comba è ie amen e Mazzini e Mon anelli. E già si p opone a di sal a e la dinas ia. Poi sc i e nella Bollen e di Acqui, nel Go edo 1Vlanieli, e nel- l'I alia e Popolo ; onda, poi, il Saggia o e di Sa ona, che du a a e anni senza in amia e senza lode, e che iempie a di polemiche locali. Nel 1863 — a 24 anni  consegui a la lau ea, e de a a già lezioni pubbliche, pa e, mol o applaudi e. In quel u no, c edo, di ige il Co ie e delle Ma che, che pullula di nuo e polemiche. A 2 5 anni e a p o esso e di economia poli ica e di iloso ia del di i o a Modena: eglia a la no e e do - mi a il gio no, con poco p o i o, pa e, dei suoi s u- den i ; ma egli, al po e o p eside che mi emen e ne lo -99-- eda gui a, isponde a una ol a con una s ida, un'al a col di e: « Che, se pu ace a poche lezioni, una delle sue ale a u e quelle che i suoí colleghi da ano in una se imana »; il che ipe è poi più a di. A 3o anni si agi a con o la Regia dei abacchi. Scialoja gli oglie la ca ed a, ed egli sc i e e oci le e e con o di lui: empes a u i i gio nali, sicchè e a di en a o un uomo p o e biale. Fu in quel u no, se non e o, ch'egli, p op io come il pe secu o e di Buchne ( edi sop a, pag. 16), onda a la lega degli uomini ones i con o il Go e no, lega di cui egli e a, pa e, il solo memb o e e i o ! So a l'agi azione pel macina o, egli p opose (nien-- emeno !) di adu e il Minis o Sella da an i al Se- na o pe iola a cos i uzione. E a il 1876 (Gio nale i aliano di Mace a a, 1884, N. 691); a Mace a a e e a bollen e la lo a a due depu a i : Allie i ed Oli a. Sba ba o en ennò a i due ; ma poi la popola i à lo a olse pe l'ul imo, che... o se in g azia dell'aiu o suo, non iesci. Pa- ecchie dimos azioni a enne o il gio no della lo a, e la se a, al ea o, all'imp o iso, si ide agi a si Sba ba o e g ida e — Ci adini di Mace a a, se a e e sangue, e non sci oppo di salsapa iglia nelle ene, segui emi. E alla es a di una coo e di 40o pe sone, andò a ischia e, casa pe casa, u o il Comi a o a e so, a comincia e dal Sindaco. Se ne ece un p ocesso, ma egli u assol o, malg ado pa lasse, dicesi, qua - o dici o e (?). L'eso dio incomincia a così : « Nella mia ede di 100 - c is iano — nella mia coscienza di iloso o — nella mia digni à di ci adino — nel mio apos ola o di p o- esso e — nei mio di i o di uomo di S a o  ». Quel gio no Sba ba o ana emizzò la canizie con a- minu a di Dep c is, da lui p oclama o, pochi gio ni p ima, il sal a o e della pa ia. Nell'ap ile 1878 p e ende a ad ogni cos o che quella Facol à Giu idica nominasse p o esso e ono a io Au- elio Sa H. Il Re o e a endogli obbie a o che i ego- lamen i non lo pe me e ano, egli si diede ad ecci- a gli con o gli s uden i ; ma la Facol à si adunò e o ò pe chè osse imosso dall'u[ilcio. Il Coppino lo sospese : egli sì ibellò con o il Minis o, sos enendo non po esse sospende lo; disse che gli s uden i a e ano ip o a o il con egno del Minis o. Ma pa e, anzi, che ques i, s anchi, a lo o ol a, del lo o umo oso T i- buno, lo ischiasse o di san a agione, sicchè egli si appellò dagli s uden i al Sa i. Schia eggia o dal Pie an oni, pochi anni dopo, ne loda poi in un pubblico gio nale la do ina, l'eloquenza, dopo che egli assis e e ad una sua lezione, a Mace a a, di enciclopedia giu idica, e di nuo o lo b inda a ed elogia a quando onda a il così de o Is i u o di di i o in e nazionale; un'idea sua, dice a lui. Quando De Sanc is giunse al po e e, egli chiesegli una ca ed a di p imo o dine, e edendonelo ilu an e, lo minacciò di pubblica e a e egli endu o, essendo Minis o, i seg e i di S a o agli specula o i di Bo sa; lui, il De Sanc is, che isse e mo ì po e o ! A Napoli, do e enne poi manda o come inca ica o dal Coppino, p omuo e a, con un disco so che s ancò mezzo mondo, l'as i-concilio ecumenico, l'agi azione pe la i o ma eligiosa e pe la pace uni e sale, egli che ne e a così poco au o e in pa icola e ! ! Un nuo o Minis o, il Pe ez, nel 1872 l'allon ana da Napoli e lo nomina a Pa ma ; egli p o es a, ma poi i a; e nel 188o i lesse una buona pa e del suo eno me olume, una baga ella di 549 pagine, sulla libe à ; e iniziò p o es e pe la nomina d'un suo col- lega pe in luenza pa lamen a e. Nel 188o p ese a pa ocina e una causa, in pa e gius a, con o il Baccelli, che pu e essendo libe ale, a e a commesso un a o, appa en emen e dispo ico, con o alcuni gio ani s uden i sa di che si dichia a ano epubblicani ; . la agione l'a e a lui: ma i modi suoi e ano ali da da gli comple amen e o o. Ed allo a comincia a una iliade, in pa e g o esca, in pa e agica, con o u i colo ò che non lo a o- iscono, in ispecie il Baccelli, e con o u i, anzi, i Minis i p eceden i. Demolì P esidi e colleghi, p o ocò dimos azioni, sicchè la Facol à nel 1882, quando egli u sospeso, e, pa e, a o o, emendone il i o no, lo dichia ò in- • compa ibile colla digni à del Co po, a cui e a agg e- ga o, ed egli allo a ole a ché i colleghi osse o de- e i i al Consiglio Supe io e; p e ende a soddis azioni dal Minis o, ecci a a i gio ani a dimos azioni in suo a o e. Chiama o a da spiegazioni dei suoi a i e sc i i in seno alla Facol à, esce in ingiu ie ali da pa e un pazzo u ioso. Poco dopo, s ampa insul i con o il di e o e del gio nale La Luce, e quando ques i gli manda poi due — Io3 — pacl ini, egli si mise a g ida e : « Canaglia, assassini, sono pe cosso, assassina o »; li pe cosse, e ì e chiusili in casa, andò alla pubblica sicu ezza a denuncia li come assassini. Il Minis o della Pubblica Is uzione, p eoccupa o di ques i diso dini, in i ó il Re o e a con oca e i p o esso i dell'Uni e si à in assemblea gene ale pe chè si p onunziasse o in p oposi o. A ques a assemblea non solo in e iene egli, ma p e- ende assume ne la p esidenza, e nel momen o della o azione o escia calamai, appe i e lib i addosso ai colleghi, e poi g idando : « Ammazze ò u i », en a di spegne e i lumi dell'an icame a, sicchè l'as s emblea dec e a « che sia allon ana o un p o esso e, che insul a u o e u i, che pubblica libelli la cui iolenza non neppu e aggiun a dalla s ampa più a en a a, che me e il diso dine nell'Uni e si à e eca on a all'ono- a o u icio suo con deg adan i umiliazioni, non meno che con spa alde ie da pazzo u ioso ». Fu de e i o al Consiglio Supe io e, e, malg ado la sua splendida di esa, u des i ui o. Da quel gio no ge ò una alanga d'ingiu ie, di mi- naccie, di ica i ai giudici, ai Minis i, alle lo o mogli, igli, amici — ingiu ie spesso p ese sul se io — e pu oppo endica e, come se osse o il pa o d'una men e sana, e endica e così se e amen e da i olge e in sim- pa ia il ib ezzo che po e ano me i a e. In complesso, ques o uomo che si po ebbe di e un o ice anima o di li i poli iche e pe sonali , ip o- duce, esa issimamen e, il ipo di quel ma oide que- ulan e di cui abbiamo da o la desc izione poco sop a, T 03 __ sal o la di e enza che ne iene da un in g e g no non comune e da una non comune col u a. Pe chi i uggisse dalle desc izioni gene iche, o o ques e no e u iciali di Lasegue, Bianche e Ta dieu su un al o que ulan e poli ico, Léon Sandon, anch'esso d'ingegno singola e, che in ece di o men a e Baccelli e Dep e is, ebbe a da noia, e non poco, a- Billaul e Napoleone III (I). Nella sua gio inezza, Sandon, a oca o ambizioso ol e misu a, si o a a in una posizione assai bassa. Si a acca al Billaul , suo compagno di scuola, da cui iene ele a o a pos i supe io i al suo me i o; abban- dona o, poi, da lui quando ne capì la pazzia, gli addossa la esponsabili à dei suoi e o i, e dei malanni che si e a a i a i. « Si lagna d'esse ogge o di pe secuzioni inaudi e ; ed in ece si a egli o ganizza o e d'un sis ema di ca- lunnie, pe cui u i i mezzi, anche il also, sono buoni, e col quale ce ca di comp ome e lo. « E passa dal più s ol o o goglio e dalla più impu- den e p esunzione alla più bassa igliacche ia; o a mi- naccia ed o a si umilia. Sogna amo i, glo ia, e poco dopo domanda piangendo che lo si dimen ichi. Vuole che si agioni con lui come con uno che app esen i un pa i o, e poi, senza ansizione, a e ma che si con- en e ebbe d'un pos o in una casa di salu e come un po e o mala o. « Né ali con addizioni si mani es ano solo in modo as a o: cosi igua do a Billaul , nella s essa le e a (I) indes ma.-1ég. s u la nlie, 1866. — I04 -- in cui « lo minaccia di a lo assassina e, gli chiede del pesce, gli a ida la cu a d'esegui e le sue ul ime o- lon à, e gli designa il luogo do e uole iposino le sue spoglie mo ali; minaccia Iui e suo gene o d'una sanguinosa ipa azione, e nel empo s esso gli p o- ine e che se più a di una i oluzione lo a à Mi- nis o, egli p o egge à la sua amiglia, e maga i lui s esso » . -- E a un pensiona o dal Minis e o dell'In e no e dalla P e e u a di Polizia, e si dice a lo o i ima « Nello sc i o medesimo in cui indi izza alla iglia di lui le suppliche poe iche più appassiona e, seguono i più iolen i ol aggi (p op io come Sba ba o con Baccelli). « La in a d'opposizione poli ica di cui semb a si colo i la pazzia di Sandon non esis e al più semplice esame. Egli comp ome e ed abbandona successi amen e u e le opinioni e u i colo o che le app esen ano; nel es- su o delle sue menzogne ed illusioni é acile so p en- de e l'in l uenza del deli io ambizioso, della pazzia a - e i a e della pe e sione mo ale che le inspi ano. « Il empo delle elezioni poli iche é pe Sandon un p e es o na u ale pe s oga e la sua ollia ambiziosa (I). Egli a ibuisce a Ca no la p omessa o male di a lo nomina e depu a o di Pa igi: u a ia p e e isce p e- sen a si nel suo paese (la C euse), do e senza di - col a o e à da 8 a z o,000 o i; malg ado ciò egli acconsen i ebbe anche a p esen a si come candida o del Go e no, il quale gli assicu e ebbe l'unanimi à ; ma alla condizione d'esse e so o il pa ona o del con e (i) Idem ed emo pe Sba ba o. - o 5 --- di Pe signy e non del duca di Mo ny. Ma poco dopo dichia a che acce e à oba pe sua mad e e pe la sua se a, lib i pe sè, e and à a i e e in un i i o pe a si dimen ica e. « Egli an a l'amicizia più in ima cogli uomini più al oloca i , e dichia a che il suo banchie e o dina io è D'Hausson ille, p on o pe lui a paga e qualsiasi somma. « Nei suoi sc i i si sco ge acilmen e com'egli c eda che la F ancia e l'Eu opa non si p eoccupino d'al o più g a emen e che della sua pe sona e della so e che a lui è ise ba a. • Egli la p e ende a g ande sc i o e; si pa agona a Mon esquieu, e edesi già ape e le po e dell'Is i u o g azie al suo T a a o sulla g ande zz a e la decadenza della democ azia, e in segui o a quan o gli a ebbe p ede o P i a -Pa adol. « E nulla diciamo della econdi à dei suoi sc i i, della sua mania epis ola e, che, in u i i pos i, a Pa igi o a Telle in, in p igione o in libe à, dappe - u o, u i i gio ni ed a u i , gli a ip odu e le s esse idee e le s esse asi, senza che egli si a es i dinanzi al cos an e insuccesso della sua uni e sale co - ispondenza. Nelle le e e sue, poi, si no ano nume osi posc i i e so olineamen i mol iplica i, e la sc i u a se a a che segnalano così béne gli sc i i degli aliena i. « Il Sandon é di cos i uzione igo osa : il suo iso po a l'imp on a d'una ce a in e na so e enza, ha ca - nagione pallida, lineamen i o dina iamen e con a i ; egli po a spesso la mano al capo, e con un magi- s a o si lagna di sen i si il ce ello osicchia o dai in lui è il enomeno p edominan e. Da ques o la o è bello accoglie e qui il giudizio di Spa en a, che sa- ebbe, con poche a ian i, di iso da qualunque alie- nis a: « Ha un g ande amo e pe la gius izia, ma la giu- s izia la concepisce in modo pe sonale, ale a di e che ogni a o che egli c eda ingius o con o di lui è con- side a o da lui come un deli o, di cui egli applica la pena delle sue minaccie, delle sue ingiu ie ». Anche B oglio e Pelosini depose o in o no a luí: « Il suo impulso è nobile, ma inisce pe me e si dal la o del o o » • E Oli a: « Il pun o di pa enza è semp e gius o, ma si s ia pe s ada » (Deposiz. P ocesso Sba ba o, 188 5). Megalomania.— E s'aggiunge insieme il deli io e o- ico ed ambizioso, pe cui egli, umile ci adino ed ammoglia o pe giun a, si c ede alla igilia di p in- cipesche nozze, di p incipesca p ogenie. Pochi mesi a, o ando a Sa ona uno scul o e ce- leb e, l'abb accia esclamando : Ecco il genio (e a lui !) che s inge la mano all'a e! Una ol a disse al Be i : Sba ba o é capace di di- s ugge e 25 gene azioni (Deposiz. Be i; P ocesso). « Fui giudica o (sc i e egli di se s esso) nella me- desima aula do e Galileo u cos e o a nega e il mo o della e a ». I suoi a icoli poli ici ecen i sono igon i di con- inue li anie di ci azioni, e specialmen e di nomi p o- p ii segui i ciascuno dalla sco a di un'ingiu ia o di una lode, imme i a a quasi semp e, semp e esage- — I1 3 — a a, e ció secondo che i nomina i abbiano a o i o o con a ia o il suo deli io as oso. « È (dice di lui Da io Papa, .laalia, 1882) una men e malsana, alla ga a dalla scienza in modo che ci si sono gon ia e den o non si sa quan e bolle di sapone. Ed ogni bolla di sapone è un'idea g andiosa di se s esso che i le e alla luce dell'egoismo me i i sublimi del ma oide. Se pone una aglia pe o ene e qualcosa, la pone pe ché c ede di compie e un' ope a di giu- s izia e so se s esso, uomo più g ande a i g andi, apos olo, mis ico, poli ico, scien i ico. Ques 'uomo che non si comp a col dana o, si p os i uisce pe o ene e una lode. Non bas ai si p os i uisce pe o ene e un biasimo. L'ha sen i o io s esso di e una ol ai « A me » bas a che si pa li di me, e non mi cu o d'al o, e sono » elice quando cos ingo la gen e ad occupa si di me », E non manca in ine il deli io alcoolico, poiché abusa eno memen e di liquo i, e la maggio pa e de' suoi sc i i é de a a in is a o d'ebb ezza. E ques o ci spiega i suoi s ani e o i di logica che pa ebbe o p op ii, solo, dei g andi indebolimen i men ali, pe cui spedisce insolenze al Minis o in ca a da bollo da 1,20, e sen enzia « Un lib o buono pub in eg a e delle lezioni non a e », ed « Un p o esso e che abbia a o degli e o i non può esse e nomina o E pe ció egli che ha a den e oglia di esse e nomi- na o depu a o, a' suoi ele o i di Sa ona dichia a che non a à lo o nessun a o e, nemmeno un lampione, e a lunghe p ediche pe con e i e i suoi compa io i, uomini p a ici e da i agli a a i, al socinlanesimo, all'u- — I1 4 -- ni à eligiosa, il che si spieghe ebbe in un Ca one, in uno Spa en a, non in lui che in an o adula il cle o ed i epubblicani a anza i - pe a si nomina e, il che è peggio che concede e a empo, a lo o, un anale. G a omania. --- Ma la o ma più ca a e is ica è la g a omania, che in lui s'associa con la logo ea. no o com'egli osse il e o e dei gio nali e degli amici, pe chè usa a a oga e gli uni con alanghe di le - e e ed in a ene e gli al i pe in e e no i della sua e e na e mono ona pa ola; e già edemmo in lui gli a e i di sposo e di iglio ace e innanzi a quelli del pa la o e. Il pa la e non gli cos a che en o, e Sba ba o non sen e che ques o bisogno; ha bisogno di pa la e con dieci, con en i pe sone alla ol a, maga i, su a go- men i di e si » (Da io Papa). L'elenco de' suoi sc i i sa ebbe un oppo lungo capi olo; ma, ol e l'abbondanza, qui si osse ano al i ca a e i speciali ai ma oidi. E p ima di u o : La mi- nu ezza degl'inu ili inciden i che ci ico dano il pi - o e della Ta ola, e che non gio ano, ma anno pe - de e anzi di is a l'insieme. Ciò si no a in nelle p ime sue ope e, o meglio elucub azioni, pe chè appun o pe ciò nessuno de'suoi la o i aggiunse la ó ma o ganica del lib o. Il lib o 'Della libe à (1873) è un' in oduzione di più di 5oo pagine ! E ques 'in oduzione è poi a sua ol a una g ande bibliog a ia cogli e e ni elogi e bia- simi a' suoi a e sa i e con quelle minuzie a esche, na u ali nei le e a i del secolo sco so, ma che s onano in lui. Pe esempio, sos i uisce (e lo • a 115 osse a e in apposi a no a) pa lamen ale e ele enlale a pa lamen a e e elemen a e, e non manca dei soli i gioche i di pa ole p endendosi la libe à di dedica e quel lib o alla Libe lá. Pa lando del me odo spe imen ale, lo chiama « osse - a i o », o come anche oggi si dice, posi i o; e nella sua Filoso ia della icchezza pe de una quan i à di pa- gine pe mos a e che l'economia poli ica si de e chia- ma e la iloso ia della icche zz a !! Un a icolo speciale delle Fo che dedica pe s udia e con qual nome si debba chiama e il secondo iglio del nos o Re, iglio  che ha anco a da nasce e. In ques 'abuso dell'inu ili à egli ha delle singola i à u e sue, o meglio u e speciali dei ma oidi ; una è quella di colloca e insieme mol i nomi p op ii con un epi e o lauda i o od in aman e a seconda de' suoi ca- p icci; pe poche linee ciò pa ebbe un ezzo umo i- s ico, ma egli è capace di ode a ne olumi ; così nel nume o 26 delle Fo che o o ques o gioche ello se- gus o nien emeno che pe 114 linee, e u o ciò a p o- posi o, o meglio a sp oposi o della e imologia di po- lizia « pe cui ci à e S a o o ma ano una cosa sola, » come sa ebbe a di e Pe ino e qua ini, di i o e s a- » u a, Luzza i e pensie o, Ca ie e i a nel di i o, De » Ze bi e cole a » e ia ia. Un al o che con ques o si conne e è quello delle dig essioni, e delle minu e ie u ili. Tu o il suo lib o -- Regina e Repubblica — è un ammasso di dig essioni. Qualche ol a una pa en esi i si caccia den o nel- l'al a, e le piú senza al o signi ica o o agione che di s oga e la smania di sc i e e. — IG — A p oposi o dei nemici delle sue idee, a una di- g essione sul salame eccellen e che il depu a o Lagosi a assapo a e ai suoi colleghi (pag. 23). Una pagina e 1/4 a a della e idici à s o ica e del amoso de o di Fe uccio a Ma amaldo, e ciò a p oposi o dell'amminis azione disones a d'I alia (pa- gina 17-18). E qui, come in al e sue ope e, pe de delle in e e accia e pe dimos a e che si de e di e pa lamen ale e non pa lamen a e. Qualche ol a, specie negli ul imi sc i i, le dig es- sioni sono anche sudicie, ma di quell'osceni à abac- cosa, a esca, che è più indizio dell'impo enza che della igo ia s a ipan e e es i a del gio ane; è una osceniü, insomma, che sen e più il P. Soa ez che lo S ecche i od il Man egazza. « La calunnia a à le gambe più co e d'una p... a acca a alle coscie lanose del minis o X. ». « La di e enza, p. es., che in e cede a l'opulenza delle anche s ecche iane e le due isole e . alea diane, che semp e si gua dano e spesso si occano ». E a pi-o- posi o di ques a che è già una dig essione (dig es- sione a ), ne in e seca al e, inu ili u e. « Benché il poe a non se ne sia mai acco o, ed abbia a o come Cesa e Rossi (dig essione 2 a ) quando nella commedia monachile di Ma engo, o a p esiden e del liceo Chia- b e a nella mia Sa ona (dig essione 3 a ), en ando in scena, ede il be saglie e in congedo che s inge la con adino a dalle anche copiose » (dig essione 4 a ) — il che u o é osceno, se uolsi, ma non con e ge a nessuna dimos azione, nemmeno lon ana. II7 « La Came a ha con e ma o Capodu o (Ci adino di Sa ona, 20 dicemb e 1886) — Che bel nome, pe app esen a e la i ili á del pensie o poli ico in I alia, ed io p ego il os o P o o, scusa e, che non è un p odigio di delica ezza, a s ampa mi delica e zz a con due . e Capodu o con un p solo e non due  a - egnaché (e qui una lunga dig essione) se il Ci adino s ampasse due  si al e e ebbe la app esen anza del nos o Rapp esen an e; egli non sa ebbe più l'emblema della i ili à della coscienza inco u ibile degli I a- liani  » Minu ezze da pazzo e sudice ie da ubb iaco, e che no ai, si anno più equen i quando pa la di una delle più gen ili e ene a e dame d'I alia, e più susci ano, pe ciò, schi o e ib ezzo. Nella Regina e Repubblica dopo a e sche za o scioc- camen e sulla ase Ma ga i as an e po cos, si lagna di non po e con e i e o abb ica e salami eccellen i dei po ci indegni di accoglie e la buona no ella; e poi di- chia ando « ch'egli scende come un ca alie e an ico po ando pe la qua a ol a i colo i della donna ado a a, una delle più gen ili d'I alia, subi o soggiunge, ch'egli uol spezza e `la lancia con o la lue che minaccia di a passa e l'I alia al si ilicomio della i annide » Tu i conoscono la sua endenza ai giochi di pa- ole, alle pompie a e... che noi edemmo esse e così equen e nei ma oidi :« Appun a e la pun a (pag. 305) inappun abile dei lo o s i alini nella pa e più no abil- men e s e ica (Regina e Repubblica). ...« Bas a a che ci osse un Visone pe ede e. 118 -- « I miei p o edimen i compi anno la boni icazione dell'ag o. Ed al d elce non ci pensa ? (Idem). « Baccelli, i bacilli ! • Bacca ini, ingegne e di educazione, s'ingegni » . Né manca nemmeno, come dissimo, in quel ponde- oso olume sulla Libe á. inu ile e ma si sulle sue con addizioni, almeno pe quan o occa le pe sone. « Bocca do, de o nelle ope e sue as issimo in el- le o e e a biblio eca ambulan e, al N. 6, 20 luglio, delle Fo che,è ascina o ai ibunale sup emo della gen e do a, ed è conosciu o eo di un osa igno anza. « C ispi, il secondo uomo di S a o, dall'anima gi- gan e, C ispi il Capaneo della i oluzione, il solo in elle o dopo Mancini, nei suoi olumi, ecc., è di enu o un cia - la ano (Po che, N. I), e più a di (N. 4) uno sciagu- a o causidico. « Ma co Minghe i, uomo di S a o di maggio ne bo, di ingegno, e di g andezza di concepimen i, di en a poi iacco, imp o ido, senza bussola come Mancini, meno la scienza giu idica. • « I olumi di Lampe ico gli danno il omi o e il capogi o (N. 14); ma nella Libe á a pag. 13 lo a ea de o lume dell'e udizione, della c i ica e della scienza economica in I alia. « Guido Baccelli e a p ima pe lui l'o a o e dalla omana acondia, che di ese nella poli ica dello Zana - delli il g ande e bo del ep ime e e non p e eni e. « Di Sella, ch'egli olle po e in is a o di accusa, conse a con gli au og a i, anche uno..... siga o. « Il Mancini, ch'e a il p incipio ed il segno d'una — II9 — qua a epoca dell'umani à inaugu a a dal pensie o i a- liano, non sa sc i e e una ci cola e » (I). La o buono. -- È pe ò e o che in alcuni dei suoi p incipii eo ici, l'uni a ismo eligioso, il a o zamen o del po e egio, egli pe sis e e con cos anza a a anche negli uomini poli ici più sani. Ed è e issimo che qua e là nei suoi lib i b illano dei a i geniali. -- Eccone alcuni : « L'uomo che non sen e odio pe le cose laide o inique che ingomb ano la nos a i a sociale è una menzogna di ci adino, un eunuco di men e e di cuo e (Fo che, 2 1). « I sis emi pa lamen a i non ungono bene pe chè non pe me ono che gli o imi sieno in al o ed i nulli in ondo (Po che, 3) », il che è pe ò ol o alle Decadi di Macchia elli. « Un uomo che po a nel c anio un'idea sa à semp e più o e di un milione d'uomini che non abbiano in asca che un in e esse (n. 27). « Io c edo la libe à più sal agua da a da un su - agio is e o che da un su agio alla ga o. « La nazione è enu a in e mini di cosi p o onda ana chia mo ale che può da occasione e ma e ia anche all'ul imo dei ci adini di susci a e un incendio, una i- oluzione mo ale, una san a insu ezione ci ile con o mali che o endono la mona chia. « Teme a l'a anza si della i upe osa e mala com- pagnia dei demagoghi, eme a le so i dell'Ame ica ( ) Vedine una accol a cu iosa nel lib o del p o . PIERANTONI: Sub lege Libe as. — Roma, 1884, 2 a ed., pag. 83, 85, o8, . LOMI3ROSO, T e T ibuni — Io. - I 2 O -- do e l'ol apo enza della canaglia poli ica, do e i i- libus ie i poli ici hanno in aso o mai s ampa, commi, i- buna, e i galan uomini delle classi più ele a e si i i ano a poco a poco dall'a ingo poli ico con amina o dalla eccia della epubblica (pag. 382). « Se io sono un malcon en o, disse al Consiglio di pubblica is uzione , ció mi a ono e : il p og esso si de e ai ibelli e ai malcon en i. E a un ibelle, un azioso, C is o. « Le g andi i o me sociali s'iniziano da un i olgi- men o di pensie i e non dalle leggi; le leggi engono die o il p og esso come l'omb a co pi. Se la coscienza umana non s'imp egna d'una dose maggio e di giu- s izia, le più belle impalca u e a nulla app ode anno, anzi po anno pe mu a si in a nesi di pe dizione, come e a l'inquisizione onda a nell'idea che il sal a l'anima e e ica col b ucia ne il co po osse ope a me i o ia. « P imie amen e si de e ede e il modo, il me odo, che il Go e no adope a e segue pe la conse azione dell'O dine, impe occhè è in ció che spicca la di e- enza ca a e is ica dei Go e ni buoni, libe i, dai ca - i i e dispo ici. L'o dine é man enu o a Lond a quan o a Pie obu go, a Cos an inopoli come a Filadel ia. Ma do e nei paesi dispo ici ques o isibile e e o della ma- e iale sicu ezza si consegue col me odo p e en i o del- l'assolu o sac i icio di u e le libe à del ci adino, nei paesi libe i, in ece, il medesimo isul amen o s'o iene colla cus odia, e colla conse azione legale di u e quelle libe à. Voi, ede e, oi non a e e p o a o an- co a nulla col di e che l'o dine è una g ande e bella e buona cosa. Se l'uomo osse un animale, la dis in- - I2I — zione o a a, a ebbe poca impo anza. In e o : che una mand ia di peco e, un b anco di po ci, ecc. be a, mangi, pascoli senza con usione e con o dine o pe magis e o di bas ona e o pe ope a di ocali comandi del mand iano nulla ile a. Ma a andasi di socie à di uomini la ques ione del mezzo piglia un ca a e e ben più g a e, delica o e complesso. Bisogna, pe muo- e e le olon à libe e d'un popolo e so un complesso di ini, elegge e a i an i mezzi quelli solo che non o endono il sac o ca a e e dell'Umani à scolpi o in u i i ci adini d'un libe o paese. « Voi sac i ica e sis ema icamen e alle esigenze del- l'o dine ma e iale le esigenze dei p incipii dell'o dine mo ale. E ema e pe ogni lie e scompiglio. Insen- sa i ! Voi 'impau i e sop a ad ogni cosa dei pe icoli che co e l'o dine ma e iale della Nazione ; ebbene ! Un illus e conse a o e, il Tocque ille, i insegnò, che il e o pe icolo delle nazioni democ a iche non è l'ana chia, il diso dine delle s ade, ma sape e quale è ? P ecisamen e quello che oi cus odi e con an a solleci- udine, quello a cui sac i ica e digni à di pa ia, indipen- denza di giudici, mo ali à di s ampa, deco o di Go e no, l'O dine ma e iale che pe oi è il capola o o della po- li ica e dell'amminis azione ! Imbecilli ! » (Fo che, 22). Nella Libe à ibadisce con Ca ou e La Fa ina che, u e le più g andi i oluzioni sono, in ondo, eco- nomiche pe chè le più nobili idee pe di eni a o hanno do u o congiunge si col soddis acimen o dei na u ali bisogni. E bella, pe quan o e o ica, i o o ques 'osse a- zione : « Un pubblicis a ancese pa la del paganesimo -128- (lei io i anne il p o umo, u o degli animali sal o il mo o : e' sano iloso i so do-mu i che solo espon- gono a ges i le lo o idee. cc Ma l'a e è una si g an maga; essa c ea un sole che b illa pe u i come un e o sole; e quelli che i si ac- cos ano, anche i men degni, anche i g o eschi, ipo - ano seco qualche po' del suo calo e e della sua luce. « Ques o uoco api o imp uden emen e dal cielo, che i ma oidi se ban ipos o nella lo o pupilla, li ende spesso pe icolosi, più spesso idicoli; ma la lo o esis enza ne acquis a una se eni à g andiosa, uno sp ezzo del male, una g azia a so i lo, che le al e mise ie non conoscono, e che li a ammi a e dai più. « La chime a dall'ali do a e lo o illumina e iscalda la ia. « Si di ebbe o pelleg ini d'O ien e in ma cia e so una Mecca incogni a che s ugge lo o die o l'o izzon e. « Nulla li sco aggia, nè la mala ia, nè la disillu- sione, nè il eddo, nè il caldo, nè la a ne: ei s'a - e ano e non giungono mai ». Ma, in an o, codes e mi abili pa enze del genio ba- s ano ad illude e le men i olga i. Ed ecco lì una causa speciale dei inno a i ion i del ibuno Romano, anche in con on o del Sa onese, a malg ado, in g azia anzi, della sua in e io i à. E non é la sola. 2. Quando i medioc i, i meno che medioc i p e- ponde ano, è na u ale che possa des a e ana ismo nei olghi chi ha le appa enze dell'uomo supe io e. 3. Quando il co aggio delle opinioni a scemando di guisa che mol i si an imidi nel mani es a le, o — 12 9 le mu ano ad ogni cade e di oglia secondo il p op io in e esse, é na u ale che possa iesci e simpa ico chi ha mani es a o, in mezzo ai deboli, una g ande au- dacia ed ene gia. 4. Anche gli uomini assenna i u ono g a i a Coc- capielle di un'ope a a cui nessun al o si sa ebbe sobba ca o, e a o i ono, col non ena li a empo, gli is in i popola i ; nè giu e ei che non a esse o pa e in ció anche uomini del nos o Go e no, e i seguaci di quell'al o cui egli p es ó l'ope a sua pe an i anni, o se pe g a i udine, ma più allo scopo di spa ge e il disp ezzo, la no a i onica, sulle odia e nos e is i uzioni, se endosi, come u semp e suo co- s ume, delle passioni popola i pe endica si di ques e. 5. L'uno, solo e quasi ine me, u minaccia o nella i a da più uomini a ma i : si di ese, e u poscia, nè pa e semp e gius amen e, messo in p igione ; e quindi al p es igio della o za s'aggiunse l'au eola del ma i io. Libe a o g azie al o o popola e, po endo, come. an i al i, gode si l'impuni à di nuo i ea i so o la co azza del depu a o, se ne spogliò. — Fu in ca ce e di nuo o, e i s e e non poco. — O a alcuni di quei ea i non pa e o a' suoi pa igiani co isponden i alla g a i à della pena, an o più dopo che alcune accuse, e- nu e pe calunniose, enne o con e ma e da un nuo o p ocesso. Anche dello Sba ba o il popolo pu e amme - e a i ea i, ma o a a esage a a la pena, cosi da pa- e e, quel che ce o non e a, l'e e o d'una ende a. 6. Il Coccapielle è Romano, e il popolino di Roma i ede an o più il suo app esen an e, pe ché egli abi l men e seppe ellica e, piaggia e quel sen imen o — 1 3 o municipale che ba e in u e le ci à la ine, ma più di u e, e non a o o, nell'an ica capi ale del mondo. 7. Si o ò che i suoi, spesso, coincide ano cogli a e sa i di una se a, se così può di si, nobilissima, i massoni di alcune pa i d'I alia — e con quelli di un oppo no o pubblicis a che, insieme ad un gio ine do- a o di un cognome ca o all'I alia, si ece o della sua penna un'a ma pe le p op ie ende e. 8. E un a o cu ioso che u i e e ques i eno- meni psichia ici sono un di e o p odo o della più o meno se ia col u a classica. In Cola l'e udizione, sbaglia a se uolsi, delle an- ichi à di Roma, è il pun o di pa enza del deli io am- bizioso e dei gigan eschi suoi en a i i che a e ano in- e o u a l'imp on a della g andezza omana. In Coccapielle ques a col u a manca a a o, ma non mancano quelli E a i suoi e e i che più sono noci i, le con use memo ie del ibuna o, le glo ie e gli e o i dell'an ica Roma, pe ino, che Dio glie lo pe doni, quello della o azione pe cen u ie, e dei suoi ca alie i, a cui egli, come ca alle izzo, c ede po e imb an- ca si (1). La col u a apo osamen e classica, nu i a di me a- isica e gon ia a di e o ica, o mano u o il e aggio del sape e di Sba ba o, e ne inspi ò gli ammi a o i, anch'essi educa i alla s essa scuola e nu i i dello s esso alimen o. 9. Rozzi, pe ò ciò malg ado, nel ondo, i nos i due neo- ibuni pa la ono ozzamen e e po e ono s illaneg- gia e ones i e bi boni con asi che i còl i s uggi ebbe o, (i) Sedu e del Pa lamen o, gennaio, 1887. — I I — ma appun o pe ciò agli incol i iescono più ada e. E ben dice Coco ('S o ia della i olugione di Napoli) non esse e ce o gli uomini e udi i che possono in lui e sul popolo, ma quelli che hanno manie e di sen i e pa i alle sue. E Heine dice a: « I1 popolo si ida più degli am- biziosi i quali pa lano il ge go delle sue passioni, che dell'uomo dabbene che si s o za d'illumina lo ». Il lo o s ile che agli uomini còl i suona bizza o e ma esco, appun o pe' suoi di e i, ipe izioni, allu- sioni, simboli, asi e e ocli e e iolen i, ha i ù di a a e, di scuo e e le ib e delle plebi men còl e. lo. Coccapielle ha smasche a o dei non semp e degni capo-popoli : e la plebe, o ando spezza i i suoi idoli, col bisogno di ado a e qualche cosa, ha i e sa i i suoi a e i su quello che li a e a ba u i, appun o pe chè li a ea ba u i e pe chè p imo si o a a in o dine di successione, chè anche nelle demola ie i hanno le dinas ie. Cosi nelle se e camo is iche di Napoli l'ucciso e di un capo di en a, ipso ac o, pe ciò, suo successo e nel g ado --- anche se p ima non appa - ene a alla se a. II. I1 popolo omano ha un'inclinazione speciale pe codes i ibuni: p o a ne siano Cice uacchio e Cola di Rienzo e Ba oncelli. Né é di icile i in lui- scano l'a a ismo, o la ico danza dell'an ica magis a- u a popola e, che an o gio ò al suo ion o con o i pa izi, e che gius amen e do ea es a e ca a alla sua memo ia. T ibuna o.  Quando si pensa alla du a a e all'im- mensa in luenza di ques a is i uzione in Roma an ica, Lom ' oso, T e T l7)1(Il!  j T , — 1 2 — ben si comp ende come essa possa a e pe du a o ino ad o a nella sola ci à che i diede la culla e in cui più a lungo pe mase con o ma legale nel mondo. E un a o ammesso dagli s o ici, dai Romanis i e dai poli ici, e bas a ci a e Machia elli, Mommsen, Bonglii e Schup e , che ques 'is i uzione me a igliosa- men e semplice e senza iscon o con alcun'al a, se ì di cosi mi abile con appeso alla p epo enza pa izia, che e a pu e aiu a a dalla icchezza, dall'in elligenza, dalla adizione, e, quel che è più, dalle leggi, da impedi e le ine i abili gue e ci ili, che s ascia ono le nos e e- pubbliche medioe ali, da pe me e e una e a egua- glianza ci ile, pu lasciando, pe mol o empo almeno, il po e e alle classi più col e, inché, degene ando, p o- ocò la demagogia ed il cesa ismo. Essa u, dunque, un po en e e men o delle sue glo ie e delle sue uine. Il ibuno app esen a a quello che è pe noi la opposizione pa lamen a e, la s ampa e la Cassazione. I ibuni, che non po e ano esse scel i se non nelle classi popola i, ece o, quasi si può di e, da codice i- en e e da magis a o pe manen e quando codice e magis a u a e a manca ano, e u o e a nell'a bi io dei pa izi, e quando i c edi o i pa izi ese ci a ano le più c udeli o u e sui debi o i, al che il popolo, pe so a isi, i iu ò di anda e alla gue a (282), e c eando una secessione, una e a ci à plebea, minaccia a di non più iuni si se non si da ano lo o ques i di i i. Essi ece o da al ola di sicu ezza e da anello a nobili e plebe, e ece o, come no a Machia elli (Decadi, in), che gli uni s' a an aggiasse o delle o ze degli al i senza elide si. -133 Essi, sulle p ime, non a e ano al a insegna, al a sco a che il pedes e ia o ; non a e an man o nè sedia cu ule, anzi non a e an sulle p ime pu un seggio nel Sena o, alla cui po a do ean s a in piedi; ma di enu i i suoi e i di enso i, indipenden i dal po e e ci ile, po e ano in me e e in p igione i magis a i, sospende e un giudizio, in ligge e una condanna pe - sino capi ale ; di ende ano al cospe o pubblico l'ac- cusa o (jLss auxilii); po e ano , sal o il domanda e l'auspicio e il a ne issa e il gio no dal Sena o, a- duna e i comizi, o ene ne delibe azioni, a cessa e l'a es o di un debi o e condanna o ; po e ano ci a e a compa i e da an i a lo o qualunque ci adino, anche i consoli, e a li eni e colla o za in caso di i iu o; po e ano, con un e o, sospende ne qualunque delibe- azione. Più a di, s udia e ed imi a e le leggi di Solone, codi ica a quella g ossolana p a ica c iminale e ci ile, che e a in ine null'al o se non la legi ima a p epo- enza dei icchi e dei nobili, e esasi meno c udele pe quan o conse asse le o ibili pene pei debi o i, i- do asi l'usu a al io pe o i o, si sospese o, come meno necessa i, i ibuni, la cui in omissione pa e a u - basse l'andamen o dello S a o; ma e' si do e e o is a- bili e, sal o ad a e e il solo di i o d'in ligge e mul e, e non più la pena capi ale, e quello di nomina e i paga o i o ques o i, il che li ace a en a e nella e a amminis azione. Poi ebbe o un o o consul i o ed uno sgabello in Sena o. Nel 620, pe l'aumen a a mise ia, i G acchi, pa izi di en a i i più audaci i- buni, giunse o a s appa e , con una specie di su - -- 13 4 -- agio uni e sale, delle leggi con cui si da ano alle plebi i campi già p op ie à dello S a o, e si o ni ano di g ano ad un p ezzo in e io e della me à al eale; i o ma, ques a, che u, p obabilmen e, il p imo passo all'ana chia. In a i pizi a di Sa u nio (651-54), a i o, eloquen e, ma iolen issimo, a colpi di andello s appò delle e e leggi socialis iche, colle , quali idusse di I 1 6 di asso il p ezzo del g ano, già anco a dimezza o; ep esso, chiamò gli schia i in aiu o. A lui si de e la p ima ba - aglia ci ile comba u asi in Roma ( o dicemb e 654). Sulpicio Ru o o ganizzò (666) una e a a ma a di 3000 demagoghi con o il Sena o. Clodio (696) limi ò il di i o dei censo i di eda - gui e i ci adini scos uma i, olse ogni es izione alle associazioni. D'allo a in poi i ibuni di enne o i pad oni ed i i- anni della Repubblica e la causa della sua cadu a. Così essi p epa a ono, col diso dine p ima, e poi coll'ele- zione dei pa igiani alle ca iche, la enu a dell'Impe o. Si c ede da mol i che il ibuna o cessasse coll'Im- pe o. E e o che Cesa e a ocò a sé la po es à ibu- nizia, ma non pe ciò aboli a i ibuni; né ciò e a a p e- sume e in un go e no come l'impe iale che so o o ma dispo ica p o egge a, in a i, gl'in e essi popola i. Ce o pe ò se ne es inse o i po e i che e ano in g an pa e app esen a i dall'Impe a o e. Essi conse a ono il Jus auxilii ed il Jus in e ces- sioni con o i magis a i, ma non con o l'Impe a o e, da cui anzi dipende ano di e amen e (Taci o, An- nali, XIII, 28). — Pe de e o il di i o di e o, na — I" — conse a ono quello di p esiede e il Sena o (Dione Cassio, 55), ed ebbe o la p esidenza di un ce o nu- me o di ioni di Roma (Mommsen, , 12o), il che si può di e i si pe pe ui u o a, come accennammo, so o al o nome. Di enne il ibuna o una digni á con e i a dall'Impe- a o e, e che si o a già accenna a con e mini al- quan o disp ezza i i « umb a nominis », nel Codice Theodosiano, XII, I, 74. Pe mase o, ad ogni modo, più di 14 secoli. 12. Ri o nando ai nos i ibuni, u i e e, spesso, aglia ono sul e o ; e il e o ha una i ù, una po- enza che ascina u i, anche le masse. 13. Ed ambedue i neo- ibuni non sono geni, nè pazzi, ma ma oidi , che hanno ben più di cos o o un'azione po en e sulle plebi; poichè la g andezza dei p imi e la s anezza di conce i dei secondi, e in amendue il con egno sdegnoso, uo del comune, e la mancanza di a o, des ano di idenza, ipulsione e ib ezzo : men e codes i ma oidi essendo bizza i ma non ele a i nei conce i, anzi so en e più bassi dei comuni, sono, pe ciò, più accessibili ed acce i alle masse; ol ecchè nel con- egno p i a o, nella i a p a ica (quasi la du a a della mala ia ne o undesse gli angoli acu i e endessela più ada a a alla esis enza) o sono a a o no mali o spesso più abili degli al i: il che lo concilia, maggio men e, la pubblica opinione. 14. Abbiamo edu e le p o e ecen i del disin e- esse di Coccapielle (anche Sba ba o ha ogni a o slanci di disin e esse, mis i con slanci di a idi à), che pe ò po e a qui spiega si colla ani à in lui dominan e. j ____ Pu e se, come spe o, isul asse a e egli da o p o e di quella a a i ix . anche negli anni an eceden i, non pe ciò e ebbe al e a a la mia diagnosi. In a i, come ho di- mos a o nel Genio e Follia, i ma oidi sono in gene e i soli i quali nello s eeple-chase u ioso e so la o una, che è uno dei ca a e i dell'epoca nos a, si mos ino i più ise ba i ed i più sdegnosi, e non a e ino . , solo, ma se bino una singola e sob ie ì. Mangione e a ones issimo e disin e essa o ! Nel maggio è cos e o a a debi i, e ne ha an a e - gogna che dal 18 al 23 si as iene dal cibo, e l'ispe - o e di P. S. lo o ò in le o s ini o dalle p i azioni, non a endo olu o acce a e nulla dai pad oni. ]3o- sisio si nu e di polen a senza sale: Passanan e di solo pane; come spesso Lazza e i di due pa a e; il che può spiega si dall'a e essi pascolo e con o o su i- cien e nelle lo o speciali elucub azioni, come accade appun o agli asce ici e ai g andi pensa o i ; e pe chè po e i, p e e iscono consuma e quel poco che pos-. sedono, pe o ene e il ion o delle lo o idee, piu - os o che il soddis acemen o del lo o s omaco. 5. E poi i ma oidi, p op io all'in e so dei genii, e dei ma i, sono lega i da una simpa ia d'in e essi, e, sop a u o, di odii con o il nemico comune, l'uomo d'ingegno, e o mano una specie di Massone ia (I), (i) In una g ande ci à d'I alia p ospe ano due socie à com- pos e in g an pa e di ma oidi. Ques e gen i, dice Daude (Jack), si a aggono, s'agg up- pano accomunando i lo o lagni, le lo o oziose ani à. Ho già mos a o (Genio e Follia) come alcuni ma oidi in- lui ono sui p o edimen i consiglia i con o la p ellag a. Bas a — 3 an o più po en e quan o meno egola e, pe ché on- da a sul bisogno di esis e e al idicolo comune che li in ade ineso abilmen e pe u o, sul bisogno di s adica e o almeno comba e e quella na u ale an i- esi che e pe lo o l'uomo d'ingegno : e, pu e odian- dosi a lo o, si anno solidali l'uno dell'al o, e se non godono dei ion i ecip oci godono ciascuno delle eci- p oche i ime che lo non mancano mai; pe ché, come edemmo, a il ma oide ed il genio il olgo non dubi a pun o a sac i ica e ques 'ul imo; e anche o a mol i me- dici p a ici non idono pun o dei dosime ici e idono dell'omeopa ia ; e le plebi accademiche idono anco a di Schliemann e d'A digó e non ise o mai dell'a cheologo P. Secchi nè di Renou ie . E ció può ben ede si dagli en a ici e ma eschi indi izzi i ol i al Coccapielle ed a Sba ba o da mol i che ce o e ano più ma i di lo o. E più ol e ne abbiamo o a o II che s'accon en a- ano di chiama e il p imo, pa odiando una bella ase d'un nos o Minis o, l'ono e di Roma. Ed e ano i - ma i. E a Sba ba o ece o omaggio non pochi uomini poli ici e pubblicamen e. Ed ecco spiega o pe ché, mal- g ado il più es eso su agio uni e sale, so o la Re- pubblica Romana, mai osse enu o in men e alla plebe nel 49 di manda e Cice uacchio al Pa lamen o. Cice- uacchio e a ozzo, ma non e a ma oide. accenna e, p. es., la s amba idea di p opaga e i conigli; un al o g uppo compa o ed abilissimo di cos o o e a iusci o a pe suade e non solo le masse ma pe ino dei mezzo scienzia i che il maiz sca seggi di azo o e sia indige ibile e pe ciò solo causa di pellag a -- p ecisamen e il con a io del y e o : e non mi bas a ono 21 anni di a iche pe cancella e l'e onea leggenda.