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EURIPIDE: MISOGINIA O GINOFOBIA?
Sa a Domenighini
Scuola Supe io e pe Media o i Linguis ici CIELS- Pado a
Abs ac : Ripe co endo le o igini della ci il à, è possibile iden i ica e un momen o
s o ico in cui la socie à e a ma ia cale. Analizzando le igu e emminili p esen i nelle
agedie di Eu ipide, possiamo comp ende e il imo e che p o a l’au o e di un ipo e ico
i o no al p edominio della donna sull’uomo e in e p e a ne le agioni. Eu ipide, poi, si
se e della ca a si pe scongiu a e ale e en uali à.
Pa ole chia e: Eu ipide, donna mos o, cap o espia o io, ca a si.
Abs ac : I we go back o he o igins o ci iliza ion, we ind an his o ic momen
cha ac e ized by ma ia chal socie y. Th ough he analysis o he eminine igu es o
Eu ipides’ agedies, we can unde s and he ea s an hypo he ic e u n o woman’s
p edominance on man and we can in e p e his easons. Mo eo e , Eu ipides makes use
o ca ha sis o p e en his possibili y.
Key wo ds: Eu ipides, mons ous woman, scapegoa , ca ha sis.
Nessuno si s upisce se de iniamo misogino il g ande agediog a o Eu ipide, che non
iene meno alla adizione g eca dell’odio e so le donne. Ma se il suo odio de i asse
da una pau a la en e? In al caso po emmo pa la e di gino obia. A ben ede e, le sue
e oine mos o sono an o spa en ose pe ché ina es abili come o ze della na u a. Non
possono esse e con olla e; gli uomini non sono in g ado di ena e il lo o deside io di
s ida e le no me, o pe meglio di e le con enzioni sociali. Nella socie à g eca, men e
l’uomo eme l’isolamen o de i an e dalla iolazione della consue udine, la donna
i endica i p op i di i i con g ande e mezza. E si sa, il di e so, colui che non si lascia
domina e, di en a au oma icamen e il cap o espia o io di ogni pecca o, una sciagu a da
scongiu a e.
Si de e iconosce e a Eu ipide il me i o di a on a e ques ioni mo ali con
s ao dina ia sensibili à, quale la condizione della donna, nonos an e la sua posizione
disc iminan e. Rico diamo, inol e, l’au o e pe l’app o ondimen o in e io e dei suoi
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pe sonaggi, spesso donne: è lode ole il suo en a i o di comp ende e la psicologia
emminile, sebbene gli isul i indeci abile la o ma men is emminile. I suoi pe sonaggi
si dis accano ne amen e dagli e oi epici pe a icina si in ece a indi idui più eali,
o men a i e so e en i, pieni di quelle debolezze e con addizioni che sono ipiche della
quo idiani à. “Pe la p ima ol a nella le e a u a, il mi o non si con igu a come
un’esal an e s o ia di e oi, ma come la c onaca, pie osa e c udele, del pa i e dei in i”
(Biondi, 2010: 253). I pe sonaggi emminili di Eu ipide, pe ò, ispecchiano l’idea della
donna lagello e “s en u a inena abile pe chi non iesce a so a si al suo in lusso
male ico” (Can a ella, 2010: 104). La misoginia è pa e in eg an e del pensie o g eco,
ma isal a con oni pa icola men e accesi nei d ammi del e zo g ande agediog a o.
Nel V secolo a.C., la G ecia si o a ad a on a e le gue e pe siane, la gue a del
Peloponneso e in ine si a ia e so il declino della polis. Nelle commedie a is o anee,
ques a c isi si a e e p op io g azie alle igu e emminili: Lisis a a, nell’ope a
omonima, e le a eniesi, nelle Ecclesiazuse, assumono il po e e. Tu a ia, ques o aspe o
non solo è ma ginale ispe o all’amo e che A is o ane uole asme e e nei con on i
della sua ci à, ma app esen a sop a u o una si uazione idicola e pa adossale: la
ginecoc azia, e quindi un i o no ad una condizione conside a a p imi i a, può inasce e
solamen e nel momen o in cui una g ande ci il à c ea a da uomini, e la polis sua
massima esp essione, allisce.
Al con a io, le agedie di Eu ipide non mani es ano anco a sin omi della decadenza:
u ’al o. Ci chiediamo quindi quale possa esse e la agione dei suoi sen imen i
eemen i con o le donne e che cosa lo spinga a eme e an o il lo o ca a e e mu e ole.
F eud iconduce la gino obia ad una an asia maschile di cas azione, che la donna
non solo app esen a, ma a i amen e ichiama in sogge i che, pe le pa icola i
ca a e is iche della mad e, non hanno aggiun o una o ale isoluzione del complesso
edipico. Anche pe quan o igua da ale ques ione, quindi, lo psicanalis a iconduce il
p oblema alla s e a sessuale.
Se ci dis acchiamo da ques a isione psicanali ica ed e anescen e, possiamo spiega e
la pau a delle donne ipe co endo le o igini della ci il à, da un pun o di is a
an opologico. Ci u un momen o, nella s o ia dell’umani à, in cui la socie à e a
ma ia cale ed è a quel pe iodo che isalgono i i i di econdi à, di cui o iamo
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eminiscenze anche nella mi ologia g eca, pe esempio nei mi i lega i a Cibele, Gea o
Rea.
Gaia, pe es ensione di sé gene ò U ano, il cielo, e in segui o si unì a lui. Ques o,
emendo che i igli p endesse o il po e e, li imise nel en e della mad e, ma C ono con
la alce d’acciaio da agli dalla mad e e i a il pad e. In ques o mi o la igu a emminile
icop e un uolo p eponde an e e decisamen e a i o, non è anco a s a a elega a alla
subo dinazione. Come in ques o accon o, anche in mol i al i sono p esen i en i à
emminili che hanno po e e decisionale sulle p op ie azioni, ma la maggio pa e sono
di ini à o pe sonaggi in qualche modo so anna u ali, non semplici donne.
La Dea Mad e, la Po nia, si impose come unica di ini à sup ema e le donne
di enne o le de en ici esclusi e di po e i mis e iosi, che ese ci a ano se endosi di
“ il i”. Accan o alla igu a della Po nia, signo a onnipo en e e G ande Mad e
Medi e anea, o iamo il pa ed o, suo sposo, pe sonaggio subal e no, passi o ed
esclusi amen e lega o al compi o di soddis a e gli is in i sessuali della Po nia: egli,
come a es a la maggio pa e dei mi i g eci incen a i su ale di ini à, è des ina o a
mo i e, ucciso dalla s essa Po nia.
Tu a ia, le necessi à de e mina e da una i a seden a ia condusse o ine i abilmen e i
illaggi p o oag icoli ma ia cali a cede e il po e e ad un capo di sesso maschile. Ques o
cambiamen o implicò, di conseguenza, l’abbassamen o dello s a us sociale delle donne.
In ques a nuo a socie à, all’in e no del appo o uomo-donna, ques ’ul ima si ede a
limi a a a icop i e i uoli di moglie, concubina o p os i u a: la sua collocazione, quindi,
dipende a esclusi amen e dal appo o con un uomo. Una donna indipenden e non
po e a ce o esse e is a di buon occhio, e a sicu amen e pe icolosa e mal agia, una
maga come Ci ce, Elena o Medea.
A ques o pun o la donna si as o ma nell’inca nazione di u i i izi e del pecca o:
pe s uggi e ai suoi inganni, l’uomo la elega al ocola e domes ico e cos uisce una
se ie di mi i che la denig i e la p i i di qualsiasi digni à. Buona pa e delle punizioni,
che sia di o igine umana o di ina, nella le e a u a g eca passa a a e so una donna.
Bas i pensa e a Pando a, che in ia a da Zeus condanna gli uomini ad ogni so a di male,
a ica e p eoccupazione, a i andosi così l’odio del gene e umano. Nella adizione, la
s essa so e occa a Cli emnes a, che uccide Agamennone pe ende a, ma che così
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acendo ealizza la maledizione di A odi e che l’a e a condanna a, assieme alla so ella
Elena, ad esse e adul e a, pe puni e la ascu a ezza del lo o pad e, Tinda eo.
Nell’Ippoli o, la gio ane Fed a, suo malg ado, concepisce un’insana passione pe il
iglias o, come punizione olu a da A odi e, la quale non acce a il disp ezzo
i i e en e del agazzo. In ques a logica, sebbene il colpe ole sia un uomo, chi de e
espia e il pecca o è una donna: così l’uomo da colpe ole assu ge a i ima e la donna,
inizialmen e innocen e, si macchia di o ibili deli i.
P o ando e gogna pe ques o amo e, Fed a ce ca di nasconde lo, ma so e
e ibilmen e e di en a p eda di a acchi di deli io. Vi ima di ques o disagio in e io e, è
la dimos azione angibile del lace an e con li o a is in o e azionali à. P ima di
mo i e lascia un biglie o, spiegando che Ippoli o l’ha iolen a a, e si as o ma in colei
che esse inganni mal agi con o gli uomini. Ippoli o ice e la sua punizione, ma ques a
è nulla ispe o alla mo e della po e a Fed a: in a i, nella conclusione della agedia, il
pad e Teseo iene a conoscenza dei a i e lo iconosce innocen e. In ques o modo, la
igu a emminile iene sac i ica a come cap o espia o io, a inchè l’uomo si pu i ichi
dal miasma.
È lo s esso Eu ipide che, pa lando median e le pa ole di Ippoli o, augu a una moglie
s upida in modo ale da limi a e i danni che cause à:
La cosa miglio e è a e e in casa una donna da nulla, ma almeno inu ile nella sua s upidi à. La
donna sapu a, la odio! Non me ne capi i in casa una, che pensi cose più g andi che a donna
con iene. È p op io in ques e donne in elligen i che Cip ide ingene a scelle a ezze: men e la
donna semplice si so ae alla ollia pe il suo poco senno.
Dunque, il agediog a o non esclude la possibili à che la donna sia una c ea u a
in elligen e ed abile; al con a io, dalle sue pa ole ale condizione semb a mol o
p obabile ma anche mol o spa en osa. Si deduce che nella logica dell’au o e, a guzia
po e e e o ina siano s e amen e connessi da un appo o di p opo zionali à. Più una
donna è abile, maggio po e e iesce ad assume e e maggio dis uzione può causa e.
Ques o ipo di agionamen o po ebbe indica e un’inconscia pau a del i o no alle
o igini, a quando il gene e emminile domina a indiscusso.
Inol e, pa e che pe l’uomo g eco in gene ale, e pe Eu ipide nello speci ico, sia
incomp ensibile la o ma men is delle sue a e sa ie, an o che qualsiasi
compo amen o non comp eso appieno iene ca aloga o come isul a o di ollia e
deli io.
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La maggio pa e delle donne di Eu ipide è condanna a ad un des ino c udele: esse e
domina e da un uomo, spesso p op io colui che le ha p i a e dei suoi ca i. Ques o è
quan o accade nelle T oiane, do e Cassand a di en a p op ie à di Agamennone,
And omaca è cos e a a segui e Neop olemo ed Ecuba occa in so e a Odisseo. Ma non
è u o; pe isca a e la p op ia condizione e ende e gius izia ai p op i ca i spesso anche
le donne escogi ano piani di ende a.
Cassand a, ad esempio, annuncia il p op io p oge o dopo un deli io p o e ico: così
da i ima di en a co aggiosa endica ice ed assassina. Men e la ende a dell’uomo,
pe ò, è in gene e accol a come un ges o alo oso e gius o pe isca a e i p op i ca i o la
p op ia pa ia, quella pe pe a a da una donna iene is a con disp ezzo, come un
adimen o nei con on i del nuo o pad one. L’unico aspe o che iene conside a o di un
ges o simile è la hyb is con cui la p o agonis a ol epassa i p op i di i i, p a icamen e
inesis en i, e non acce a di esse e con ina a in un uolo subal e no che le impedisca di
o ene e gius izia da sé.
Quando il piccolo As iana e iene so a o ad And omaca, in ece, ques a non può
a e al o che esp ime e le p op ie so e enze e s oga e la p op ia dispe azione
innalzando un kommos, un can o, che iene pe ò in e p e a o come un’esplosione
i azionale di dolo e: nel lamen o illus a l’inu ili à delle cu e ma e ne, imp eca
e ocemen e con o Elena e culmina con il deside io di non do e ede e più nulla e di
esse e nascos a (T oiane: 777-779). L’i azionali à cos i uisce allo a una cos an e nelle
igu e emminili.
Se ci dis acchiamo da una isione p e amen e emminis a, no e emo che ques i
pe sonaggi non sono e oine dai o i ideali, elemen o dal quale i ugge Eu ipide, ma
semplicemen e donne che esigono il di i o di i e e in quan o ali, di po a e ispe o e
ono e ai p op i ca i e non lascia si domina e da un uomo es aneo che le enda
p igionie e. Tu a ia, non è mai accen ua o il lo o deside io di libe a si dal ocola e
domes ico, p ospe i a inimmaginabile pe il agediog a o e aspi azione o se anco a
oppo ele a a anche pe le donne g eche s esse. Acce ano in modo bene olo le p op ie
es i, lasciandosi so ome e e olon a iamen e, pu ché engano ispe a e e a a e con
l’a e o e l’ones à do u i.
Il le o, ulc o della casa e della amiglia, di en a allo a mo i o di i ali à e ogge o
da di ende e s enuamen e. È il le o che a muo e e i con as i e le ibellioni delle
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donne; in a i esso app esen a sicu ezza sociale pe la moglie e sicu ezza economica
pe la concubina. Così nell’And omaca, la p o agonis a di enu a concubina di
Neop olemo susci a la gelosia e l’as io di E mione, sposa legi ima, che la pe cepisce
come una minaccia. Ella la accusa di a e le aliena o l’amo e del ma i o. E mione è
gio ane e imma u a, ha un animo insicu o, an o da p o a e un odio i azionale e
iolen o e so una schia a che non ha ce o scel o olon a iamen e di acce a e le
a enzioni del suo pad one. Inconsape olmen e, si a in e p e e della misoginia dei g eci.
È una donna inquie a, piena di pau e e ince ezze, che ce ca il mo i o delle p op ie
so e enze nei compo amen i di al e pe sone. È un pe sonaggio debole, ma dispone di
po e e, pe ciò se ne se e in modo c udele e ingius o con o la p esun a causa della
p op ia in elici à. In ques a agedia, Eu ipide a on a il p oblema dell’is i uzione
ma imoniale, all’in e no della quale la pa i à a i coniugi e a al amen e u opis ica:
men e pe la donna la edel à e a un obbligo inde ogabile, l’uomo gode a di libe à
sessuale.
Nelle ope e eu ipidee, ciò che s upisce è che anche le donne si accusano e
disp ezzano a icenda a causa di chiacchie e male ole, come a appun o E mione con o
And omaca, o pe mo i i ben più p o ondi, come mos a ques ’ul ima con o Elena.
Eu ipide, in linea con il pensie o del p op io empo, mos a un esse e an o sp ege ole
da susci a e le i e dei suoi simili e da a i a e su di sé ogni gene e di in e i a. In
pa icola e, si scaglia con o colo o che si in e ogano e sono capaci di so ili
agionamen i: ques e sono le igu e più inquie an i, poiché po ebbe o causa e i danni
peggio i.
Le uniche donne pe cui non aspa e disp ezzo, bensì indulgenza, sono colo o che si
mos ano ben dispos e a sac i ica si pe un uomo. Pensiamo ad Alces i che pu di
sal a e l’uomo ama o, è dispos a a mo i e al suo pos o e pe ques o iene giudica a “la
miglio e delle mogli”. Immensamen e dedi a al ma i o, è pe e amen e pad ona di sé
quando p ende ques a decisione: isal a in a i la piena consape olezza
dell’eccezionali à del suo ges o e la azionali à, in con apposizione con l’emo i i à
delle donne mos o. Pensiamo poi a Polissena, la iglia mino e di P iamo, che non esi a
a immola si di on e alle ichies e dello spe o di Achille. Qui, nuo amen e, una igu a
si as o ma da i ima in ca ne ice: la mad e della anciulla, Ecuba, addolo a a pe la
pe di a subi a, i e sa la p op ia dispe azione su Polimes o e e i suoi igli.
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Nelle Baccan i, p o agonis a indiscusso è o iamen e Dioniso. Egli è s e amen e
lega o alla G ande Dea e il cul o dionisiaco è e oluzione, o in oluzione, pa ia cale di
quella p imigenia cul u ali à. L’al alena è una p o a di ques a connessione, p ima
u ilizza a come simbolo della G ande Dea, poi elemen o del cul o dionisiaco.
Dioniso è pe an onomasia il dio della as o mazione e della masche a, colui che
non si p esen a col e o aspe o nemmeno ai suoi edeli. A di e enza degli al i dei che
masche ano il p op io aspe o pe scopi p a ici, Dioniso si as o ma pe sua s essa
na u a, così che nessuno può mai sape e in quale aspe o scelga di mani es a si. La sua
ca a e is ica p incipale è la cos an e ambigui à a ciò che è e ciò che appa e. È
imp e edibile, dunque, come il ca a e e mu e ole di una donna. Inol e, spesso iene
app esen a o con una ol a capiglia u a che si i e sa sulle guance con iccioli o lunghe
ecce.
Il appo o che in e co e a Dioniso e gli uomini è analogo a quello che Eu ipide
iden i ica nella elazione a donna e uomo. Pe i suoi seguaci, che lo acce ano in ogni
sua mani es azione, egli è acilmen e iconoscibile e iene iden i ica o con la i ima
sac i icale, a a e so cui en ano in comunione col dio: in al modo, la mania, la o za
di Dioniso, si impossessa di ognuno di lo o. Pe chi in ece, come Pen eo (o Giasone,
che si compo a in modo simile nella Medea nei con on i della p o agonis a), uole
de ini e il uolo o la na u a del dio, l’ambigui à di Dioniso conduce ine i abilmen e alla
con usione e il dio sca ena la p op ia mania, in esa in ques o caso come deli io, a inchè
il suo a e sa io cada i ima della sua i a.
Pen eo app esen e ebbe quindi l’uomo g eco, che non iesce ad acce a e l’idea di un
dio pe u ba o e di ogni legge nella agedia e la capaci à della donna di me e e in
discussione la legge-consue udine. Il suo compo amen o i ispe oso, in a i, lo conduce
ad una mo e a oce, smemb a o dalle baccan i, a cui è p esen e anche sua mad e.
Ti esia, indo ino cieco e lungimi an e, consiglia in ece il ecchio Cadmo, e di Tebe,
in i andolo a non oppo si al cul o di Dioniso, poiché conosce le possibili conseguenze.
Pe ciò, le Baccan i po ebbe app esen a e una so a di ammonimen o di Eu ipide
e so i suoi conci adini, in cui mos a gli e e i nega i i che a ebbe pe l’uomo un
ipo e ico o esciamen o del appo o uomo-donna, dal momen o che si ic ee ebbe o le
dinamiche esis en i a Po nia e pa ed o.
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La ca a si susci a a dall’ope a do ebbe scongiu a e la eale possibili à di uno
scena io simile, da o che uno scon olgimen o dei uoli e il i o no alla sup emazia della
donna sull’uomo a ebbe p esagi e il p edominio dell’i azionali à sulla ci il à e la
democ azia. Ques o è il mo i o pe cui Eu ipide è an o spa en a o dalle donne.
Nel dionismo le donne occupano una posizione p i ilegia a. A di e enza della i a
quo idiana in cui la donna di buona amiglia che asco e a quasi u o il empo
all’in e no delle mu a domes iche, in quan o così s abili a la socie à maschilis a g eca, i
i i dionisiaci in i ano le baccan i o menadi, igu e p e amen e emminili, a s a e in
spazi ape i e in con a o con la na u a. In ques o modo si ie oca l’an ico legame della
Dea Mad e con la e a e le donne hanno la possibili à di esp ime si libe amen e,
specialmen e con danze e can i, senza espo si ad accuse e c i iche.
Nonos an e la pu ezza delle baccan i, Pen eo a a e so la len e della misoginia,
in e p e a ques i i i come si uazioni dissolu e e ip o e oli. Il culmine della comunione
a le edeli e il dio si aggiunge con il sangue, median e il diaspa agmos. Non si a a
di i i o gias ici, come uol c ede e il iglio di Aga e; l’es asi dionisiaca si aggiunge
a a e so l’uccisione sac a del cap o.
In ine, osse iamo la donna mos o pe eccellenza: Medea. Il monologo che eci a
Medea, quando scop e che do à lascia e Co in o, in segui o alle nuo e nozze di
Giasone, e che sa à il pad e a s abili e il des ino dei suoi igli, è s a o conside a o il
p imo mani es o emminis a della s o ia. È indiscu ibile che l’e oina si accia po a oce
di u e le donne pe denuncia e la lo o di icile condizione, ma bisogna conside a e
a en amen e che la agione che sca ena la sua i a è l’allon anamen o o za o dal “le o”:
si sen e adi a dal ma i o e minaccia a dalla p esenza della nuo a sposa. La no izia la
scon olge e i ela la sua e a e p op ia ossessione pe il alamo. Lo con e ma lei s essa,
spiegando che “quando [una donna] si scop e adi a nell’amo e, non c’è al o cuo e più
asse a o di sangue” (Eu ipide: 265-266).
Inol e, essendo lon ana dalla p op ia pa ia, ba ba a e apolide, eme di esse e
abbandona a e isola a in e a s anie a. Non esp ime ce o pa ole a o e oli o di
esal azione del uolo della donna quando dice “io p e e i ei e ol e s a e die o lo
scudo, piu os o che pa o i e una sola ol a” (Eu ipide: 250-251). Eu ipide iconosce le
ingius izie che una donna è cos e a a subi e in G ecia, pu legi imandole, e immagina
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che anche una donna si conside i s o una a ad esse e ale, come se il solo a o di
nasce e emmina ossa una disg azia.
Medea ha subi o un g a e a on o alla p op ia digni à e non è dispos a ad acce a lo;
di o a a dall’odio escogi a un piano acendo a idamen o sulle p op ie abili à: “siamo
donne, assolu amen e incapaci di nobili imp ese, ma capacissime di a chi e a e ogni
mal agi à” (Eu ipide: 408-409). Deside osa di icambia e il male ice u o e con la
con inzione di non po e pe me e e il ion o dei suoi nemici, escogi a il p op io piano
di ende a senza la minima accia di emo i i à.
Ma il colloquio con Giasone e le sue g a i o ese la endono anco a più anco osa e
de e mina a ad agi e: il suo ca a e e passionale e la sua incapaci à di au ocon ollo
so olineano anco a una ol a la sua o igine non g eca. Eu ipide, pe con ince e
ul e io men e i suoi conci adini e so i e un e e o ca a ico anco a più po en e, mos a
in un ul imo ges o la na u a c udele e pe icolosa della donna: Medea, non soddis a a
della mo e di C eusa e C eon e, si as o ma in mad e sna u a a e, seppu esi an e, si
con ince a uccide e i suoi s essi igli. È lace a a da sen imen i con as an i e
inconciliabili, che la po ano a compie e un deli o con o na u a.
Se inizialmen e la sua s o una a condizione le p ocu a a le simpa ie e la
compassione delle al e donne, o e o il co o, ques ’ul imo ges o la condanna alla
soli udine più assolu a, di en a un’ema gina a sociale. L’in an icidio non è p esen e in
u e le e sioni del mi o di Medea, ma in Eu ipide si e ge come emblema della
demis i icazione del uolo di moglie e mad e.
Il pe sonaggio di Medea è a i più nega i i della le e a u a g eca, ma il suo
compo amen o ha una spiegazione: ella è una igu a a caica, lega a alle o ze a a iche
della na u a e alla po enza della magia, che i e in un mondo mode no, non più
domina o da po e i emminili, a cui non sa ada a si. En a, pe ciò, necessa iamen e in
con as o con una ci il à maschilis a e onda a sulle leggi.
La disc iminazione della donna la ende un be saglio acile in epoca g eca e spesso la
iolenza, pe dispa a i mo i i, si sca ena su un obie i o sos i ui o o una i ima
a bi a ia: la olla si accoglie a o no alla i ima e la dis ugge, esa amen e come
accade nei i i dionisiaci. Essa appa e, quindi, causa della c isi e allo s esso empo
esponsabile della isoluzione: così di en a sac a agli occhi di u i.