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Euripide: misoginia o ginofobia?

Domenighini, Sara

Abstract

Ripercorrendo le origini della civiltà, è possibile identificare un momento storico in cui la società era matriarcale. Analizzando le figure femminili presenti nelle tragedie di Euripide, possiamo comprendere il timore che prova l’autore di un ipotetico ritorno al predominio della donna sull’uomo e interpretarne le ragioni. Euripide, poi, si serve della catarsi per scongiurare tale eventualità.

Full text

! ! EURIPIDE: MISOGINIA O GINOFOBIA? Sa a Domenighini Scuola Supe io e pe Media o i Linguis ici CIELS- Pado a Abs ac : Ripe co endo le o igini della ci il à, è possibile iden i ica e un momen o s o ico in cui la socie à e a ma ia cale. Analizzando le igu e emminili p esen i nelle agedie di Eu ipide, possiamo comp ende e il imo e che p o a l’au o e di un ipo e ico i o no al p edominio della donna sull’uomo e in e p e a ne le agioni. Eu ipide, poi, si se e della ca a si pe scongiu a e ale e en uali à. Pa ole chia e: Eu ipide, donna mos o, cap o espia o io, ca a si. Abs ac : I we go back o he o igins o ci iliza ion, we ind an his o ic momen cha ac e ized by ma ia chal socie y. Th ough he analysis o he eminine igu es o Eu ipides’ agedies, we can unde s and he ea s an hypo he ic e u n o woman’s p edominance on man and we can in e p e his easons. Mo eo e , Eu ipides makes use o ca ha sis o p e en his possibili y. Key wo ds: Eu ipides, mons ous woman, scapegoa , ca ha sis. Nessuno si s upisce se de iniamo misogino il g ande agediog a o Eu ipide, che non iene meno alla adizione g eca dell’odio e so le donne. Ma se il suo odio de i asse da una pau a la en e? In al caso po emmo pa la e di gino obia. A ben ede e, le sue e oine mos o sono an o spa en ose pe ché ina es abili come o ze della na u a. Non possono esse e con olla e; gli uomini non sono in g ado di ena e il lo o deside io di s ida e le no me, o pe meglio di e le con enzioni sociali. Nella socie à g eca, men e l’uomo eme l’isolamen o de i an e dalla iolazione della consue udine, la donna i endica i p op i di i i con g ande e mezza. E si sa, il di e so, colui che non si lascia domina e, di en a au oma icamen e il cap o espia o io di ogni pecca o, una sciagu a da scongiu a e. Si de e iconosce e a Eu ipide il me i o di a on a e ques ioni mo ali con s ao dina ia sensibili à, quale la condizione della donna, nonos an e la sua posizione disc iminan e. Rico diamo, inol e, l’au o e pe l’app o ondimen o in e io e dei suoi Sa a Domenighini Eu ipide: misoginia o gino obia? pp.1-11! Re is a In e nacional de Cul u as & Li e a u as, 2015, ISSN: 1885-3625 2 ! pe sonaggi, spesso donne: è lode ole il suo en a i o di comp ende e la psicologia emminile, sebbene gli isul i indeci abile la o ma men is emminile. I suoi pe sonaggi si dis accano ne amen e dagli e oi epici pe a icina si in ece a indi idui più eali, o men a i e so e en i, pieni di quelle debolezze e con addizioni che sono ipiche della quo idiani à. “Pe la p ima ol a nella le e a u a, il mi o non si con igu a come un’esal an e s o ia di e oi, ma come la c onaca, pie osa e c udele, del pa i e dei in i” (Biondi, 2010: 253). I pe sonaggi emminili di Eu ipide, pe ò, ispecchiano l’idea della donna lagello e “s en u a inena abile pe chi non iesce a so a si al suo in lusso male ico” (Can a ella, 2010: 104). La misoginia è pa e in eg an e del pensie o g eco, ma isal a con oni pa icola men e accesi nei d ammi del e zo g ande agediog a o. Nel V secolo a.C., la G ecia si o a ad a on a e le gue e pe siane, la gue a del Peloponneso e in ine si a ia e so il declino della polis. Nelle commedie a is o anee, ques a c isi si a e e p op io g azie alle igu e emminili: Lisis a a, nell’ope a omonima, e le a eniesi, nelle Ecclesiazuse, assumono il po e e. Tu a ia, ques o aspe o non solo è ma ginale ispe o all’amo e che A is o ane uole asme e e nei con on i della sua ci à, ma app esen a sop a u o una si uazione idicola e pa adossale: la ginecoc azia, e quindi un i o no ad una condizione conside a a p imi i a, può inasce e solamen e nel momen o in cui una g ande ci il à c ea a da uomini, e la polis sua massima esp essione, allisce. Al con a io, le agedie di Eu ipide non mani es ano anco a sin omi della decadenza: u ’al o. Ci chiediamo quindi quale possa esse e la agione dei suoi sen imen i eemen i con o le donne e che cosa lo spinga a eme e an o il lo o ca a e e mu e ole. F eud iconduce la gino obia ad una an asia maschile di cas azione, che la donna non solo app esen a, ma a i amen e ichiama in sogge i che, pe le pa icola i ca a e is iche della mad e, non hanno aggiun o una o ale isoluzione del complesso edipico. Anche pe quan o igua da ale ques ione, quindi, lo psicanalis a iconduce il p oblema alla s e a sessuale. Se ci dis acchiamo da ques a isione psicanali ica ed e anescen e, possiamo spiega e la pau a delle donne ipe co endo le o igini della ci il à, da un pun o di is a an opologico. Ci u un momen o, nella s o ia dell’umani à, in cui la socie à e a ma ia cale ed è a quel pe iodo che isalgono i i i di econdi à, di cui o iamo Sa a Domenighini Eu ipide: misoginia o gino obia? pp.1-11! Re is a In e nacional de Cul u as & Li e a u as, 2015, ISSN: 1885-3625 3 ! eminiscenze anche nella mi ologia g eca, pe esempio nei mi i lega i a Cibele, Gea o Rea. Gaia, pe es ensione di sé gene ò U ano, il cielo, e in segui o si unì a lui. Ques o, emendo che i igli p endesse o il po e e, li imise nel en e della mad e, ma C ono con la alce d’acciaio da agli dalla mad e e i a il pad e. In ques o mi o la igu a emminile icop e un uolo p eponde an e e decisamen e a i o, non è anco a s a a elega a alla subo dinazione. Come in ques o accon o, anche in mol i al i sono p esen i en i à emminili che hanno po e e decisionale sulle p op ie azioni, ma la maggio pa e sono di ini à o pe sonaggi in qualche modo so anna u ali, non semplici donne. La Dea Mad e, la Po nia, si impose come unica di ini à sup ema e le donne di enne o le de en ici esclusi e di po e i mis e iosi, che ese ci a ano se endosi di “ il i”. Accan o alla igu a della Po nia, signo a onnipo en e e G ande Mad e Medi e anea, o iamo il pa ed o, suo sposo, pe sonaggio subal e no, passi o ed esclusi amen e lega o al compi o di soddis a e gli is in i sessuali della Po nia: egli, come a es a la maggio pa e dei mi i g eci incen a i su ale di ini à, è des ina o a mo i e, ucciso dalla s essa Po nia. Tu a ia, le necessi à de e mina e da una i a seden a ia condusse o ine i abilmen e i illaggi p o oag icoli ma ia cali a cede e il po e e ad un capo di sesso maschile. Ques o cambiamen o implicò, di conseguenza, l’abbassamen o dello s a us sociale delle donne. In ques a nuo a socie à, all’in e no del appo o uomo-donna, ques ’ul ima si ede a limi a a a icop i e i uoli di moglie, concubina o p os i u a: la sua collocazione, quindi, dipende a esclusi amen e dal appo o con un uomo. Una donna indipenden e non po e a ce o esse e is a di buon occhio, e a sicu amen e pe icolosa e mal agia, una maga come Ci ce, Elena o Medea. A ques o pun o la donna si as o ma nell’inca nazione di u i i izi e del pecca o: pe s uggi e ai suoi inganni, l’uomo la elega al ocola e domes ico e cos uisce una se ie di mi i che la denig i e la p i i di qualsiasi digni à. Buona pa e delle punizioni, che sia di o igine umana o di ina, nella le e a u a g eca passa a a e so una donna. Bas i pensa e a Pando a, che in ia a da Zeus condanna gli uomini ad ogni so a di male, a ica e p eoccupazione, a i andosi così l’odio del gene e umano. Nella adizione, la s essa so e occa a Cli emnes a, che uccide Agamennone pe ende a, ma che così Sa a Domenighini Eu ipide: misoginia o gino obia? pp.1-11! Re is a In e nacional de Cul u as & Li e a u as, 2015, ISSN: 1885-3625 4 ! acendo ealizza la maledizione di A odi e che l’a e a condanna a, assieme alla so ella Elena, ad esse e adul e a, pe puni e la ascu a ezza del lo o pad e, Tinda eo. Nell’Ippoli o, la gio ane Fed a, suo malg ado, concepisce un’insana passione pe il iglias o, come punizione olu a da A odi e, la quale non acce a il disp ezzo i i e en e del agazzo. In ques a logica, sebbene il colpe ole sia un uomo, chi de e espia e il pecca o è una donna: così l’uomo da colpe ole assu ge a i ima e la donna, inizialmen e innocen e, si macchia di o ibili deli i. P o ando e gogna pe ques o amo e, Fed a ce ca di nasconde lo, ma so e e ibilmen e e di en a p eda di a acchi di deli io. Vi ima di ques o disagio in e io e, è la dimos azione angibile del lace an e con li o a is in o e azionali à. P ima di mo i e lascia un biglie o, spiegando che Ippoli o l’ha iolen a a, e si as o ma in colei che esse inganni mal agi con o gli uomini. Ippoli o ice e la sua punizione, ma ques a è nulla ispe o alla mo e della po e a Fed a: in a i, nella conclusione della agedia, il pad e Teseo iene a conoscenza dei a i e lo iconosce innocen e. In ques o modo, la igu a emminile iene sac i ica a come cap o espia o io, a inchè l’uomo si pu i ichi dal miasma. È lo s esso Eu ipide che, pa lando median e le pa ole di Ippoli o, augu a una moglie s upida in modo ale da limi a e i danni che cause à: La cosa miglio e è a e e in casa una donna da nulla, ma almeno inu ile nella sua s upidi à. La donna sapu a, la odio! Non me ne capi i in casa una, che pensi cose più g andi che a donna con iene. È p op io in ques e donne in elligen i che Cip ide ingene a scelle a ezze: men e la donna semplice si so ae alla ollia pe il suo poco senno. Dunque, il agediog a o non esclude la possibili à che la donna sia una c ea u a in elligen e ed abile; al con a io, dalle sue pa ole ale condizione semb a mol o p obabile ma anche mol o spa en osa. Si deduce che nella logica dell’au o e, a guzia po e e e o ina siano s e amen e connessi da un appo o di p opo zionali à. Più una donna è abile, maggio po e e iesce ad assume e e maggio dis uzione può causa e. Ques o ipo di agionamen o po ebbe indica e un’inconscia pau a del i o no alle o igini, a quando il gene e emminile domina a indiscusso. Inol e, pa e che pe l’uomo g eco in gene ale, e pe Eu ipide nello speci ico, sia incomp ensibile la o ma men is delle sue a e sa ie, an o che qualsiasi compo amen o non comp eso appieno iene ca aloga o come isul a o di ollia e deli io. Sa a Domenighini Eu ipide: misoginia o gino obia? pp.1-11! Re is a In e nacional de Cul u as & Li e a u as, 2015, ISSN: 1885-3625 5 ! La maggio pa e delle donne di Eu ipide è condanna a ad un des ino c udele: esse e domina e da un uomo, spesso p op io colui che le ha p i a e dei suoi ca i. Ques o è quan o accade nelle T oiane, do e Cassand a di en a p op ie à di Agamennone, And omaca è cos e a a segui e Neop olemo ed Ecuba occa in so e a Odisseo. Ma non è u o; pe isca a e la p op ia condizione e ende e gius izia ai p op i ca i spesso anche le donne escogi ano piani di ende a. Cassand a, ad esempio, annuncia il p op io p oge o dopo un deli io p o e ico: così da i ima di en a co aggiosa endica ice ed assassina. Men e la ende a dell’uomo, pe ò, è in gene e accol a come un ges o alo oso e gius o pe isca a e i p op i ca i o la p op ia pa ia, quella pe pe a a da una donna iene is a con disp ezzo, come un adimen o nei con on i del nuo o pad one. L’unico aspe o che iene conside a o di un ges o simile è la hyb is con cui la p o agonis a ol epassa i p op i di i i, p a icamen e inesis en i, e non acce a di esse e con ina a in un uolo subal e no che le impedisca di o ene e gius izia da sé. Quando il piccolo As iana e iene so a o ad And omaca, in ece, ques a non può a e al o che esp ime e le p op ie so e enze e s oga e la p op ia dispe azione innalzando un kommos, un can o, che iene pe ò in e p e a o come un’esplosione i azionale di dolo e: nel lamen o illus a l’inu ili à delle cu e ma e ne, imp eca e ocemen e con o Elena e culmina con il deside io di non do e ede e più nulla e di esse e nascos a (T oiane: 777-779). L’i azionali à cos i uisce allo a una cos an e nelle igu e emminili. Se ci dis acchiamo da una isione p e amen e emminis a, no e emo che ques i pe sonaggi non sono e oine dai o i ideali, elemen o dal quale i ugge Eu ipide, ma semplicemen e donne che esigono il di i o di i e e in quan o ali, di po a e ispe o e ono e ai p op i ca i e non lascia si domina e da un uomo es aneo che le enda p igionie e. Tu a ia, non è mai accen ua o il lo o deside io di libe a si dal ocola e domes ico, p ospe i a inimmaginabile pe il agediog a o e aspi azione o se anco a oppo ele a a anche pe le donne g eche s esse. Acce ano in modo bene olo le p op ie es i, lasciandosi so ome e e olon a iamen e, pu ché engano ispe a e e a a e con l’a e o e l’ones à do u i. Il le o, ulc o della casa e della amiglia, di en a allo a mo i o di i ali à e ogge o da di ende e s enuamen e. È il le o che a muo e e i con as i e le ibellioni delle Sa a Domenighini Eu ipide: misoginia o gino obia? pp.1-11! Re is a In e nacional de Cul u as & Li e a u as, 2015, ISSN: 1885-3625 6 ! donne; in a i esso app esen a sicu ezza sociale pe la moglie e sicu ezza economica pe la concubina. Così nell’And omaca, la p o agonis a di enu a concubina di Neop olemo susci a la gelosia e l’as io di E mione, sposa legi ima, che la pe cepisce come una minaccia. Ella la accusa di a e le aliena o l’amo e del ma i o. E mione è gio ane e imma u a, ha un animo insicu o, an o da p o a e un odio i azionale e iolen o e so una schia a che non ha ce o scel o olon a iamen e di acce a e le a enzioni del suo pad one. Inconsape olmen e, si a in e p e e della misoginia dei g eci. È una donna inquie a, piena di pau e e ince ezze, che ce ca il mo i o delle p op ie so e enze nei compo amen i di al e pe sone. È un pe sonaggio debole, ma dispone di po e e, pe ciò se ne se e in modo c udele e ingius o con o la p esun a causa della p op ia in elici à. In ques a agedia, Eu ipide a on a il p oblema dell’is i uzione ma imoniale, all’in e no della quale la pa i à a i coniugi e a al amen e u opis ica: men e pe la donna la edel à e a un obbligo inde ogabile, l’uomo gode a di libe à sessuale. Nelle ope e eu ipidee, ciò che s upisce è che anche le donne si accusano e disp ezzano a icenda a causa di chiacchie e male ole, come a appun o E mione con o And omaca, o pe mo i i ben più p o ondi, come mos a ques ’ul ima con o Elena. Eu ipide, in linea con il pensie o del p op io empo, mos a un esse e an o sp ege ole da susci a e le i e dei suoi simili e da a i a e su di sé ogni gene e di in e i a. In pa icola e, si scaglia con o colo o che si in e ogano e sono capaci di so ili agionamen i: ques e sono le igu e più inquie an i, poiché po ebbe o causa e i danni peggio i. Le uniche donne pe cui non aspa e disp ezzo, bensì indulgenza, sono colo o che si mos ano ben dispos e a sac i ica si pe un uomo. Pensiamo ad Alces i che pu di sal a e l’uomo ama o, è dispos a a mo i e al suo pos o e pe ques o iene giudica a “la miglio e delle mogli”. Immensamen e dedi a al ma i o, è pe e amen e pad ona di sé quando p ende ques a decisione: isal a in a i la piena consape olezza dell’eccezionali à del suo ges o e la azionali à, in con apposizione con l’emo i i à delle donne mos o. Pensiamo poi a Polissena, la iglia mino e di P iamo, che non esi a a immola si di on e alle ichies e dello spe o di Achille. Qui, nuo amen e, una igu a si as o ma da i ima in ca ne ice: la mad e della anciulla, Ecuba, addolo a a pe la pe di a subi a, i e sa la p op ia dispe azione su Polimes o e e i suoi igli. Sa a Domenighini Eu ipide: misoginia o gino obia? pp.1-11! Re is a In e nacional de Cul u as & Li e a u as, 2015, ISSN: 1885-3625 7 ! Nelle Baccan i, p o agonis a indiscusso è o iamen e Dioniso. Egli è s e amen e lega o alla G ande Dea e il cul o dionisiaco è e oluzione, o in oluzione, pa ia cale di quella p imigenia cul u ali à. L’al alena è una p o a di ques a connessione, p ima u ilizza a come simbolo della G ande Dea, poi elemen o del cul o dionisiaco. Dioniso è pe an onomasia il dio della as o mazione e della masche a, colui che non si p esen a col e o aspe o nemmeno ai suoi edeli. A di e enza degli al i dei che masche ano il p op io aspe o pe scopi p a ici, Dioniso si as o ma pe sua s essa na u a, così che nessuno può mai sape e in quale aspe o scelga di mani es a si. La sua ca a e is ica p incipale è la cos an e ambigui à a ciò che è e ciò che appa e. È imp e edibile, dunque, come il ca a e e mu e ole di una donna. Inol e, spesso iene app esen a o con una ol a capiglia u a che si i e sa sulle guance con iccioli o lunghe ecce. Il appo o che in e co e a Dioniso e gli uomini è analogo a quello che Eu ipide iden i ica nella elazione a donna e uomo. Pe i suoi seguaci, che lo acce ano in ogni sua mani es azione, egli è acilmen e iconoscibile e iene iden i ica o con la i ima sac i icale, a a e so cui en ano in comunione col dio: in al modo, la mania, la o za di Dioniso, si impossessa di ognuno di lo o. Pe chi in ece, come Pen eo (o Giasone, che si compo a in modo simile nella Medea nei con on i della p o agonis a), uole de ini e il uolo o la na u a del dio, l’ambigui à di Dioniso conduce ine i abilmen e alla con usione e il dio sca ena la p op ia mania, in esa in ques o caso come deli io, a inchè il suo a e sa io cada i ima della sua i a. Pen eo app esen e ebbe quindi l’uomo g eco, che non iesce ad acce a e l’idea di un dio pe u ba o e di ogni legge nella agedia e la capaci à della donna di me e e in discussione la legge-consue udine. Il suo compo amen o i ispe oso, in a i, lo conduce ad una mo e a oce, smemb a o dalle baccan i, a cui è p esen e anche sua mad e. Ti esia, indo ino cieco e lungimi an e, consiglia in ece il ecchio Cadmo, e di Tebe, in i andolo a non oppo si al cul o di Dioniso, poiché conosce le possibili conseguenze. Pe ciò, le Baccan i po ebbe app esen a e una so a di ammonimen o di Eu ipide e so i suoi conci adini, in cui mos a gli e e i nega i i che a ebbe pe l’uomo un ipo e ico o esciamen o del appo o uomo-donna, dal momen o che si ic ee ebbe o le dinamiche esis en i a Po nia e pa ed o. Sa a Domenighini Eu ipide: misoginia o gino obia? pp.1-11! Re is a In e nacional de Cul u as & Li e a u as, 2015, ISSN: 1885-3625 8 ! La ca a si susci a a dall’ope a do ebbe scongiu a e la eale possibili à di uno scena io simile, da o che uno scon olgimen o dei uoli e il i o no alla sup emazia della donna sull’uomo a ebbe p esagi e il p edominio dell’i azionali à sulla ci il à e la democ azia. Ques o è il mo i o pe cui Eu ipide è an o spa en a o dalle donne. Nel dionismo le donne occupano una posizione p i ilegia a. A di e enza della i a quo idiana in cui la donna di buona amiglia che asco e a quasi u o il empo all’in e no delle mu a domes iche, in quan o così s abili a la socie à maschilis a g eca, i i i dionisiaci in i ano le baccan i o menadi, igu e p e amen e emminili, a s a e in spazi ape i e in con a o con la na u a. In ques o modo si ie oca l’an ico legame della Dea Mad e con la e a e le donne hanno la possibili à di esp ime si libe amen e, specialmen e con danze e can i, senza espo si ad accuse e c i iche. Nonos an e la pu ezza delle baccan i, Pen eo a a e so la len e della misoginia, in e p e a ques i i i come si uazioni dissolu e e ip o e oli. Il culmine della comunione a le edeli e il dio si aggiunge con il sangue, median e il diaspa agmos. Non si a a di i i o gias ici, come uol c ede e il iglio di Aga e; l’es asi dionisiaca si aggiunge a a e so l’uccisione sac a del cap o. In ine, osse iamo la donna mos o pe eccellenza: Medea. Il monologo che eci a Medea, quando scop e che do à lascia e Co in o, in segui o alle nuo e nozze di Giasone, e che sa à il pad e a s abili e il des ino dei suoi igli, è s a o conside a o il p imo mani es o emminis a della s o ia. È indiscu ibile che l’e oina si accia po a oce di u e le donne pe denuncia e la lo o di icile condizione, ma bisogna conside a e a en amen e che la agione che sca ena la sua i a è l’allon anamen o o za o dal “le o”: si sen e adi a dal ma i o e minaccia a dalla p esenza della nuo a sposa. La no izia la scon olge e i ela la sua e a e p op ia ossessione pe il alamo. Lo con e ma lei s essa, spiegando che “quando [una donna] si scop e adi a nell’amo e, non c’è al o cuo e più asse a o di sangue” (Eu ipide: 265-266). Inol e, essendo lon ana dalla p op ia pa ia, ba ba a e apolide, eme di esse e abbandona a e isola a in e a s anie a. Non esp ime ce o pa ole a o e oli o di esal azione del uolo della donna quando dice “io p e e i ei e ol e s a e die o lo scudo, piu os o che pa o i e una sola ol a” (Eu ipide: 250-251). Eu ipide iconosce le ingius izie che una donna è cos e a a subi e in G ecia, pu legi imandole, e immagina Sa a Domenighini Eu ipide: misoginia o gino obia? pp.1-11! Re is a In e nacional de Cul u as & Li e a u as, 2015, ISSN: 1885-3625 9 ! che anche una donna si conside i s o una a ad esse e ale, come se il solo a o di nasce e emmina ossa una disg azia. Medea ha subi o un g a e a on o alla p op ia digni à e non è dispos a ad acce a lo; di o a a dall’odio escogi a un piano acendo a idamen o sulle p op ie abili à: “siamo donne, assolu amen e incapaci di nobili imp ese, ma capacissime di a chi e a e ogni mal agi à” (Eu ipide: 408-409). Deside osa di icambia e il male ice u o e con la con inzione di non po e pe me e e il ion o dei suoi nemici, escogi a il p op io piano di ende a senza la minima accia di emo i i à. Ma il colloquio con Giasone e le sue g a i o ese la endono anco a più anco osa e de e mina a ad agi e: il suo ca a e e passionale e la sua incapaci à di au ocon ollo so olineano anco a una ol a la sua o igine non g eca. Eu ipide, pe con ince e ul e io men e i suoi conci adini e so i e un e e o ca a ico anco a più po en e, mos a in un ul imo ges o la na u a c udele e pe icolosa della donna: Medea, non soddis a a della mo e di C eusa e C eon e, si as o ma in mad e sna u a a e, seppu esi an e, si con ince a uccide e i suoi s essi igli. È lace a a da sen imen i con as an i e inconciliabili, che la po ano a compie e un deli o con o na u a. Se inizialmen e la sua s o una a condizione le p ocu a a le simpa ie e la compassione delle al e donne, o e o il co o, ques ’ul imo ges o la condanna alla soli udine più assolu a, di en a un’ema gina a sociale. L’in an icidio non è p esen e in u e le e sioni del mi o di Medea, ma in Eu ipide si e ge come emblema della demis i icazione del uolo di moglie e mad e. Il pe sonaggio di Medea è a i più nega i i della le e a u a g eca, ma il suo compo amen o ha una spiegazione: ella è una igu a a caica, lega a alle o ze a a iche della na u a e alla po enza della magia, che i e in un mondo mode no, non più domina o da po e i emminili, a cui non sa ada a si. En a, pe ciò, necessa iamen e in con as o con una ci il à maschilis a e onda a sulle leggi. La disc iminazione della donna la ende un be saglio acile in epoca g eca e spesso la iolenza, pe dispa a i mo i i, si sca ena su un obie i o sos i ui o o una i ima a bi a ia: la olla si accoglie a o no alla i ima e la dis ugge, esa amen e come accade nei i i dionisiaci. Essa appa e, quindi, causa della c isi e allo s esso empo esponsabile della isoluzione: così di en a sac a agli occhi di u i.