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L’invenzione linguistica nel lessico italiano della Grande Guerra. "Caproni" e "fifhaus"

Abstract

A cent’anni dal conflitto che dilaniò l’Europa, con conseguenze che sconvolsero l’assetto politico e sociale dell’Italia fino alla metà del Novecento, è doveroso un momento di riflessione sul rinnovamento linguistico in atto nelle file dell’esercito italiano dal 1915 al 1918. Dalle trincee, vero crogiuolo linguistico per milioni di italiani, provenienti da tutte le regioni e da tutti i ceti sociali, si diffondono parole nuove, molte delle quali effimere, che testimoniano uno spirito giocoso e fortemente satirico, quasi a scongiurare gli orrori della guerra. Il mio studio si prefigge di analizzare i principali meccanismi creativi legati ad aspetti satirici e deformanti del linguaggio, presenti nel gergo militare italiano della Grande Guerra.

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L’invenzione linguistica nel lessico italiano della Grande Guerra. "Caproni" e "fifhaus"

Author: Buono, Benedict
Publisher: Ediciones Universidad de Salamanca
Year: 2018
Source: https://minerva.usc.es/bitstreams/730271fa-ab7d-4e5b-a551-d59e18b49a32/download
ISSN: 1576-7787 157
© Ediciones Uni e sidad de Salamanca / CC BY-NC-ND Re . Soc. Esp. I a. 12, 2018, pp. 157-169
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L’INVENZIONE LINGUISTICA NEL LESSICO ITALIANO
DELLA GRANDE GUERRA. CAPRONI E FIFHAUS
The Linguis ic e olu ion o I alian Mili a y Slang du ing he G ea
Wa . Cap oni and Fi haus
Benedic BUONO
Uni e sidade de San iago de Compos ela
Fecha inal de ecepción: 10 de junio de 2018
Fecha de acep ación de ini i a: 2 de sep iemb e de 2018
RIASSUNTO: A cen ’anni dal con li o che dilaniò l’Eu opa, con conseguenze che scon ol-
se o l’asse o poli ico e sociale dell’I alia ino alla me à del No ecen o, è do e oso un momen o
di i lessione sul inno amen o linguis ico in a o nelle ile dell’ese ci o i aliano dal 1915 al 1918.
Dalle incee, e o c ogiuolo linguis ico pe milioni di i aliani, p o enien i da u e le egioni e
da u i i ce i sociali, si di ondono pa ole nuo e, mol e delle quali e ime e, che es imoniano
uno spi i o giocoso e o emen e sa i ico, quasi a scongiu a e gli o o i della gue a. Il mio s udio
si p e igge di analizza e i p incipali meccanismi c ea i i lega i ad aspe i sa i ici e de o man i del
linguaggio, p esen i nel ge go mili a e i aliano della G ande Gue a.
Pa ole Chia e: s o ia della lingua i aliana; lessico mili a e; G ande Gue a; P ima Gue a
Mondiale.
ABSTRACT: A hund ed yea s a e he end o he con lic ha o e Eu ope apa , wi h con-
sequences ha shook he poli ical and social s uc u e o I aly un il he mid- wen ie h cen u y, we
mus e lec on he linguis ic enewal ha was de eloping in he I alian a my om 1915 o 1918.
F om he enches, a ue linguis ic mel ing po o millions o I alians, coming om all egions
and om social classes, new wo ds sp ead, hough much o hem we e epheme al, which es i y a
play ul and s ongly sa i ical spi i , almos o a e he ho o s o he wa . My s udy aims o analyze
he main c ea i e mechanisms ela ed o sa i ical and de o ming aspec s o language, p esen in he
I alian mili a y slang o he G ea Wa .
Key wo ds: his o y o he i alian language; mili a y slang; g ea wa ; wo ld wa one.
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A mio nonno, Giuseppe Ca a ini,
Classe 1897, 1004ª Compagnia mi aglie i
1915-1918.
A a ola, in ispos a al b indisi del nos o gene ale, S.E. il gene ale Cado na ha
de o che il nos o on e è qui, il meno p o ondo e che l’o ensi a aus iaca è un
«blu ». «Comunque – egli ha concluso – be o alla salu e della bella di isione che
sap à mo i e u a, sino all’ul imo uomo piu os o di cede e un solo palmo di e e-
no…». Come Sua Eccellenza concili la nos a salu e con la mo e non sono iusci o
a capi e… (F escu a, 1981: 169).
1. IL GERGO MILITARE NELLA GRANDE GUERRA
Il ge go mili a e i aliano, pu non a endo una lunga s o ia alle spalle1, si è ape o
p og essi amen e alla lingua comune, come conseguenza della mili a izzazione di
massa e della pa ecipazione alle bu ascose icende belliche del No ecen o: oci
p ima elega e alle case me, in a i, inizia ono ad en a e nel epe o io degli u en-
i comuni, spesso igna i della p o enienza se o iale di quei e mini. La mobili à
geog a ica dei gio ani cosc i i, che ca a e izzò l’ese ci o uni a io in dalle o igini,
con ibuì alla pe di a della consape olezza della ma ice o igina ia di mol e pa ole,
ci colando da case ma a case ma senza p ecise conno azioni dia opiche (Sca uzzo,
2015: 10-11). Oggi, pe esempio, pochi a e ono la p o enienza ge gale di oci
come la a i o, pignolo, scalcina o o esp essioni a e la i ma, e meno anco a l’o igine
diale ale di a angia si, esso, ba e e la iacca o pian a e una g ana2.
Il ge go mili a e si o gia du an e la G ande Gue a, si adegua ai nuo i allea i
e alle ecnologie ecen i nel secondo con li o e p osegue ino ai nos i gio ni con
le missioni di pace, insaldandosi nei decenni del dopogue a a a e so il se izio
mili a e obbliga o io (la naja, pe in ende ci). P ima del 1915, le condizioni pe la
nasci a di un ge go mili a e a scala nazionale non e ano del u o a o e oli: le e-
clu e, spesso p o enien i da egioni che a e a o a u o solo ese ci i di p o essionis i,
acce a ano di mala oglia una le a mili a e che du a a, a l’al o, cinque anni. Man-
ca a lo spi i o di co po, i paesani si ce ca ano a di lo o, chiudendosi in g uppi e-
gionali esclusi i, so o l’ala p o e ice di un u iciale della lo o zona. Quindi, le oci
en a e nella lingua comune p ima della G ande Gue a appa engono all’ambien e
1 «L’ese ci o i aliano, na o dopo il 1861, si innes ò sul onco dell’A ma a Sa da. Nei quad i degli
u iciali e ano s a i immessi gli Emiliani di Man edo Fan i, i Napole ani p o enien i dall’Ese ci o
Bo bonico, i Toscani del disciol o ese ci o g anducale, i Milanesi (e più a di i Vene i) che a e ano se -
i o nell’Ese ci o asbu gico, i Ga ibaldini; ma, pe nume o e pe p es igio, su ques o mosaico disuni o
p imeggia ano gli u iciali piemon esi» (RENZI, 1966a: 91).
2 In a i, men e ba e e la iacca e pian a e una g ana sono piemon esismi, a angia si e esso sono
napole anismi (RENZI, 1966a: 89-92).
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degli u iciali (Renzi 1966: 93-94)3, do e «il diale o più usa o e a il piemon ese, o il
napole ano a seconda del colonnello se en ionale o me idionale» (De Bono, 1931:
132). Nuo e condizioni si c ea ono du an e il p imo con li o mondiale. Uno dei
a o i p incipali, e di ce o il più e iden e, u la mobili azione di massa all’inci ca
cinque milioni di i aliani di sesso maschile na i a il 1874 e il 1899, ed anche di classi
più ecchie e più gio ani, inquad a e nell’ese ci o egola e, nella Milizia Mobile e
la Milizia Te i o iale, che a o ì lo s e o con a o a classi sociali di e se e geo-
g a icamen e di e enzia e. Inol e, l’uni o mi à e la compa ezza del nuo o «se mo
mili a is» e ano ga an i e dalla p esenza di un on e unico e con inuo, una linea
quasi immobile dalle Alpi al ma e, e pe u i i solda i più o meno lo s esso gene e di
gue a, la «gue a di incea», ispe o al ge go na o e s iluppa osi du an e la seconda
gue a mondiale, con le uppe i aliane dispe se su più on i, dall’A ica alla Russia
(A esi, 1997: 10-11), senza con a e l’a eggiamen o, pe così di e, camaleon ico nei
con on i di allea i e nemici, che a o ì il con a o, più o meno amiche ole, con nu-
me ose lingue s anie e4.
È s a o so olinea o che il con appun o umo is ico è una delle spin e c ea ici
p eponde an i di ques o linguaggio o gia o nel ango delle incee, an ’è e o che
se n’e ano già acco i gli s udiosi negli anni a idosso del con li o. Rico do, a ques o
p oposi o, le pa ole di Fe a i, secondo il quale le 100 pa ole dell’a go mili a e da
lui egis a e
hanno un ce o alo e dimos a i o, pe ché anno ede e come l’indole bona ia dei
nos i solda i non si smen isse mai, neppu e a i maggio i disagi della gue a. Il
solda o sape a cioè so ide e delle a iche e dei pe icoli ed il suo s esso chiama e il
supe io e «il nemico» app esen a a un modo come un al o di dis a e il suo pen-
sie o dalle eal à e ibili che lo ci conda ano. Gius amen e P. Jahie , alo oso come
solda o, quan o come le e a o e psicologo, o a a che la ase più app esen a i a
dello s a o d’animo comune nelle incee e a quella sc i a da un igno o an accino
sulla pa e e di una incea «Can a che i passa» (Fe a i, 1919: 73).
Negli anni ‘30, F ancis Gue cio ibadi a ques o aspe o ludico, a e mando che
i solda i al on e5
3 Ques a a e mazione non è del u o condi isa da PAGANO (2015: 36), secondo il quale i e mini
mili a i p euni a i a es e ebbe o «una alenza conno a i a an o più ma ca a quan o più e e ogenea
e a la composizione del g uppo sociale che li usa a» e che « aducono la di e enza del g uppo mili a e
ispe o al es o della socie à che si pe pe ua e inno a da semp e» (PAGANO, 2015: 36).
4 Non è un caso che, in ques o pe iodo, si sia o ma o uno speciale linguaggio degli in e na i mili-
a i in Ge mania, i quali, enu i a con a o con i la o a o i s anie i e seguendo il lo o esempio, pa la a-
no uno speciale edesco s e eo ipa o in poche o mule che po emmo de ini e « edesco in e nazionale»,
comp ensibile pe un usso, come pe un ancese, un olandese o un g eco (ARTESI, 1997: 10-11).
5 Giulio MELE si chiede a: «Il on e o la on e? Pa e che abbia o mai a ecchi o la o ma maschi-
le» (1941: 50). In e e i nel pe iodo bellico su usa a spesso al emminile.
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c ea ono in massima pa e un linguaggio che e a l’esp essione dello s a o d’animo
d’allo a […] in cui p edomina a, accan o alla ensione es ema della men e e quindi
dell’immaginazione, un bisogno di s alu a e, di sminui e la agici à degli a enimen-
i. Al on e, pe non esse e sop a a i dall’immane si uazione, si sen i a la necessi à
di ende e amiglia i e anche isibili u i gli ogge i e u e le azioni, dai cannoni alle
siga e e, dal ic ne oso alla mo e più c uen a. Donde una endenza con inua alla
ca ica u a, alla li o e e alla i iali à. […] In ques o nuo issimo se mo mili a is ci sono
mol e pa ole e asi c ea e e iden emen e lì pe lì, ma e ne sono poi mol e che hanno
una s o ia, che p o engono dagli s a ia i diale i i aliani, dal ge go di case ma, da an i-
chi ge ghi u beschi, e pe ino dalla lingua del nemico» (Gue cio, 1932: 126).
Secondo le es imonianze o o a ci a e si a e e, in ques o app occio giocoso
all’espe ienza bellica6, l’esp essione co ale di una unzione ca a ica del linguaggio,
quasi a scongiu a e e leni e i disagi che la i a di incea compo a a. In a i que-
s a ena umo is ica, già p esen e nel linguaggio mili a e pos uni a io e p ebellico
(Pagano, 2015: 36-37), si adeguò alle condizioni psicologiche impos e dal nuo o
ambien e: «Là do e la pun eggia u a è a a di ululi e scoppi, anche le pa ole mu ano,
si in onano a ques e in e punzioni ago ose»7. Una is comica che in es e speci iche
a ee seman iche della i a mili a e, come le a mi e le munizioni (mo ocicle a, gobbo,
pipe o, u i sinonimi di mi aglia ice), i co pi e le speciali à mili a i (la Te ibile,
la bu a, asca o-gallina), i ma e iali di equipaggiamen o (a madio «zaino», po acicche
«gibe ne, a gen e ia «ogge i in do azione»), le condizioni di i a nelle zone di gue a
(pallida «si ilide», macedonia «siga e e», aglia e la co da), i g adi e le ge a chie (cap-
pellone « eclu a», mangia i me «so u iciale», i maiolo «so u iciale che p olunga la
e ma»), i appo i con il nemico (chiodo, g appon, lude o, u i sinonimi di solda o
ge manico)8. In ques a sede mi so e me ò su due dei campi seman ici p eceden e-
men e segnala i, in cui si passa spesso dal semplice umo ismo a una denuncia più
incisi a, alo a impie osa e co osi a. Nelle a ee p escel e possiamo indi idua e due
ca a e i ipici del ge go: un segno di dis inzione sociale – in ques o caso «bo ghese»
s «mili a e» – 9, iden i icabile nell’in inseca speci ici à seman ica delle oci, accan o
a un in en o c i olalico, più o meno ela o, con una spicca a unzione di unione, di
isolamen o e di di esa10.
6 «Ma è p op io delle o mazioni ge gali di a agi e il meccanismo del iso, come momen anea
libe azione dal peso delle cose» (RENZI, 1966b: 131).
7 F. Ri e a ci a o in PAGANO (2015: 40).
8 Le oci ci a e sono u e egis a e nel Mili ä -Wö e buch ü den Dolme schspe el diens , un
glossa ie o dei e mini mili a i più usa i dalle uppe i aliane du an e il con li o, elabo a o dallo S a o
Maggio e di Von Con ad nel 1918 (CORTELAZZO, 1971).
9 Tan ’è che e a di usa l’esp essione «anda e ( o na e) in I alia» (GUERCIO, 1932: 131), pe “an-
da e ( o na e) dal on e o dalla zona di gue a al p op io paese”, quasi a so olinea e l’assolu a es anei à
del solda o alla i a bo ghese.
10 Non oglio qui app o ondi e lo spinoso a gomen o della dis inzione a «ge go» e «linguaggio
se o iale», pe cui in io alla minuziosa a azione di PAGANO (2015: 19-34).
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2. I GRADI E LE GERARCHIE
Pe comp ende e a ondo i meccanismi e le spin e c ea ici di appella i i ed
esp essioni lega e all’ese cizio dell’au o i à, dobbiamo, seppu b e emen e, ico da-
e in quale modo u condo o g an pa e del con li o, almeno ino alla dis a a di
Capo e o. È o mai condi iso da g an pa e della s o iog a ia un giudizio nega i o
nei con on i della classe di igen e i aliana, poli ica e mili a e, pe la sua incapaci à
di p omuo e e la pa ecipazione ideale agli obie i i di gue a da pa e della g ande
massa dei comba en i, che po a a in p imo piano il p oblema di ga an i e l’obbe-
dienza delle g andi masse di solda i mobili a i11. Ques a p eoccupazione u isol a con
il ico so a una ep essione spie a a, e all’assolu o disin e esse pe i bisogni e pe la
digni à s essa dei comba en i. Pe impedi e ogni sbandamen o e insubo dinazione
si do e a ico e e alla unzione dei ibunali mili a i, ligi a un codice mili a e (quel-
lo del Regno di Sa degna) pa icola men e igido e se e o, che as o ma a ogni
asg essione «in p esenza del nemico» (dal manca o ien o da una licenza all’au-
olesionismo) in ea o g a issimo. Analoghi c i e i di igido con ollo della uppa
ige ano sul campo di ba aglia: la an e ia eni a impiega a in o mazioni massicce,
che pe me e ano agli u iciali e ai ca abinie i di con olla le, ed e ano spin e al com-
ba imen o a anghi se a i al ine di impedi e ogni dispe sione o uga (De Be na di e
Ganapini: 358-359). Non de e quindi so p ende e un ce o accen o di isen imen o
e di eazione e so i p op i supe io i e chi ne ga an i a, in oppo ene gicamen e, la
disciplina, ale a di e, i ca abinie i. I sop annomi più di usi pe cos o o e ano ae o-
plani, eli oli, cap oni, a elli B anca e angeli cus odi (Mele, 1941: 23, 25). I p imi
e e mini aggono o igine dal ca a e is ico cop icapo dei ca abinie i, la luce na,
i es i a, in zona di gue a, di un elino di ela bigia, che ico da a la sagoma dei
biplani dell’epoca. La oce Cap oni, ol e all’e iden e ichiamo all’o ino p o is o di
co na12, in ia al nome di un eli olo da bomba damen o con empo aneo, il Cap oni
appun o, abb ica o dall’omonima azienda ae onau ica i aliana, onda a nel 1910 da
11 Se ne ende a pe e amen e con o A ilio F escu a, che osse a a, ascol ando una canzone in
oga a i solda i: «Vi o io Emanuele / ha sc i o alla egina: / se uoi ede T ies e / e la mando in ca -
olina» […] Ah se i gio nali, che sono le i dai imas i e anche dai comba en i, pensasse o che non è con
la e o ica che si iene al o il mo ale dei comba en i, bensì dicendo lo o la e i à, educandoli alla e i à,
onde non passino da una delusione all’al a, sino alla ibellione!… Pe ché le s o e e “dis a is e” il
solda o e le can icchia so o il naso pe eazione alla os a pessima p opaganda e o ica» (1981: 168).
12 «Rappo o di un ca abinie e: “Ci ca le 19.30 del 16 co en e [1917], men e il so osc i o
ca abinie e a piedi Puleggia Sal a o e di ques a sezione esegui a in paese un se izio di pa uglia, uni-
amen e a due mili a i, ece incon o con i solda i X ed Y i quali, appena ol epassa o la pa uglia di un
passo, p onuncia ono ad al a oce la ase: ae oplano co nu o. E poiché è no o io che a le uppe gene-
almen e iene i ol o ai ca abinie i il nomignolo di ae oplano pe la o ma del cop icapo che essi po -
ano e non sco gendosi nell’al o alcun ei olo, il so osc i o, udendo che al mo o sche zoso ae oplano
enne aggiun o l’epi e o o ensi o di co nu o – indubbiamen e a lui i ol o –, o dinò ai due solda i di
segui lo ecc. ecc.”. Pe il nomignolo di «ae oplano», adunque, il ca abinie e a piedi Puleggia Sal a o e
ha a u o un dubbio ed ha gua da o se e n’e a un al o nell’al o dei cieli. Ma pe l’agge i o «co nu o»

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Gio anni Ba is a Cap oni. A ol e la me a o a ae onau ica po e a o i e lo spun o
pe macab i s iluppi, «Pe ompe e la legge della “decimazione” nella g ande gue a,
si e i ica ono da pa e dei an i, massac i di ca abinie i […] impicca i o pugnala i
nelle e o ie […]. E i comandi legge ano il ca ello appeso dai an i da an i al pe o
della i ima: “ae oplano abba u o” e non capi ano nien e».
F a elli B anca in ia in ece all’omonima azienda ope an e nella p oduzione e
dis ibuzione di be ande alcoliche onda a da Be na dino B anca nel 1845 a Milano,
amosa in e nazionalmen e pe il suo diges i o Fe ne -B anca. In ques o caso si gioca
sull’ambigui à di B anca come ma chionimo e il sos an i o b anca “a iglio”13 – a
l’al o il ma chio pubblici a io della di a e a un’aquila che abb anca, pe l’appun o,
con gli a igli, una bo iglia di aba ba o (San e Pagano, 2015: 75) –, men e F a elli
a i e imen o al a o che i ca abinie i pa uglia ano semp e in coppia. Da ques o
doppio senso nasce, p esumibilmen e pe i adiazione sinonimica, un al o appella-
i o dei mili i della «Beneme i a», eoba ba i/ aba ba i. Angeli cus odi, o iamen e,
pe ché igila ano con g ande a enzione i mili i a es a i. Agli u iciali po e ano es-
se e a ibbia i epi e i ugualmen e poco lusinghie i, come:
– cimi e ino col obbio: così eni a sop annomina o il e angolo di gallone d’a -
gen o sulla manopola della manica che ecinge a le s elle e degli u ficiali
supe io i, il obbio e a in ece un pezzo di panno osso messo so o le s elle e
pe indica e che l’u ficiale a e a un comando o un inca ico p op io del g ado
supe io e (Monelli, 1971: 225). E iden emen e l’esp essione c i ica il com-
po amen o di mol i u ficiali dispos i a sac ifica e inu ilmen e i e umane
solo pe soddis a e ambizioni pe sonali.
– camposan ino/cimi e ino: «si chiama a in gue a il e angole o che, applica-
o alla manopola, indica a il g ado degli u ficiali supe io i (Dal quad a ino
con su una c oce, segno con enzionale dei cimi e i nelle ca e opog afiche)»
(Mele, 1941: 35).
– calamai: i onicamen e, pe indica e l’a ma p e e i a degli u ficiali del Com-
missa ia o, p incipali imbosca i dell’epoca (Pagano, 2015: 71).
– es a di mo o: «Il dis in i o dei p omossi pe me i o di gue a, pe simili udi-
ne dei due segni» (Mele, 1941: 84).
– incea Cado na « incea nella quale e a di ficile e i a e la mo e», dal nome
del gene ale Luigi Cado na, capo di S a o Maggio e, spesso accusa o di a e e
a u o sca sa conside azione pe la i a dei solda i; e illa Cado na «cimi e o
egli non ha ce ca o nell’al o che la cima delle sue co na: «l’epi e o di co nu o e a, e iden emen e, a lui
i ol o». Ed ha a es a o i solda i che, in ine, e ano della sua s essa opinione» (FRESCURA, 1981: 184).
13 «A iglio adunco, unghione di animale; zampa a ma a di a igli (del leone, dell’o so, del ga o,
degli uccelli apaci, ecc.)» (GDLI, II, s. . b anca). MELE (1941: 32) lo collega al a o che i ca abinie i
«abb ancano».
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di gue a» (Mele, 1941: 87)14. Pe fino alcuni oponimi engono modifica i,
a ico do dei sanguinosi sac ifici delle uppe i aliane: così Sacile o di en a
Fucile o, locali à in p o incia di Udine15; il Mon e G appa di en a il Mon e
C epa (Gue cio, 1932: 146). Abbiamo inol e:
– Cigni: solda i di buona amiglia ben es i i, ma poco o i, g acili.
– Lima e aspa: «supe io i so didi e a a i» (Gue cio, 1932: 139).
– Mili a esse: «le mogli degli u ficiali, che a ol e si c edono i es i e del g ado
del ma i o, Voce ace a» (Mele, 1941: 61).
– nemico: gene icamen e «il supe io e» (Pagano, 2015: 81).
– silu a e: « oglie e il comando di uppa» pe incapaci à; ma, successi amen e,
chi e a s a o silu a o po e a esse e i uba o, cioè eni e « ein eg a o nella sue
unzioni» (Mele, 1941: 78 e 73).
– scalda ancio: «aspi an e u ficiale». Lo scalda ancio e a un o olo di ca a imbe-
u o di pa a fina che se i a a iscalda e il ancio in incea, ma pa e che que-
s o sis ema non desse buoni isul a i. Da qui, o se, il nomignolo sp egia i o
nei con on i dell’u ficiale esco di nomina, poco espe o e, quindi, inu ile
(Co elazzo, 1971: 45).
– aschino: le di e enze a uppa e u ficiali e ano palpabili anche nell’abbiglia-
men o. In a i, la giubba dell’uni o me da comba imen o in panno g igio-
e de16, in odo a nel 1909, nel modello pe u ficiali e a p o is a di asche al
pe o e ai fianchi (Mele, 1941: 82) ed e a di miglio quali à e più elegan e.
Non dimen ichiamo in ine e mini già p eesis en i nel ge go di case ma p ebelli-
co, insalda i dall’uso du an e il con li o, come pignolo e pignolaggine di un «supe io-
e esigen e e pedan e», p openso a « a e cicche i», gi a e e pipe (Gue cio, 1932: 139;
Mele: 40). Accan o a an i appella i i nega i i, non manca pe ò un since o omaggio
al alo e dei gio ani u iciali della Scuola Mili a e di Modena, pe ico da e quan o
al a osse la mo ali à a gli allie i, chiama i quindi A. C., Allie i Cada e i o Aspi-
an i Cada e i (Mele, 1941: 25). Pe non dimen ica e che un gene ale de e anche il
nome a un «appe i oso mines one in sca ola», chiama o chia izia (Mele, 1941: 39).
14 L’allusione alla mo e e a esplici a e di usa, pe esempio, nei nomi di luoghi pe icolosi o pieni
di cada e i: la incea della mo e; il piano o dei mo i (Tezza Ghesben e) «pe ché o a o u o cope o
di es i umani», il bi io della Mo e (p esso la “dolina dei b igan i” sul Ca so); l’isola dei mo i, p esso
Faga è, sul Pia e (GUERCIO, 1932: 144).
15 «26 gennaio [1917]. Ri o no. Passando pe Sacile o, nell’alba chia a, una sca ica di ucile ia mi
ha a o sobbalza e nel eicolo in cui si in i izzi a la mia do mi eglia. Ho chies o: “Do e siamo?”. “A
Sacile o. C’è il ibunale di gue a, qui. Hanno ucila o qualcuno. Succede semp e… il paese, o mai, si
chiama Fucile o”…» (FRESCURA, 1981: 173).
16 Da colo e di en e à símbolo dei solda i i aliani o g igio e di, ino al secondo dopogue a quan-
do e à sos i ui o dal colo e cachi di ispi azione inglese e ame icana.
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3. I RAPPORTI CON IL NEMICO
Pe comp ende e i meccanismi di o mazione del lessico bellico ela i o ai nemi-
ci, do emo conside a e la G ande Gue a come il pun o conclusi o di un p ocesso
inizia o con la Ri oluzione ancese e le gue e napoleoniche17: la as o mazione del
con li o a ma o da gue a a s a i a gue a a nazioni. Così, con la mobili azione
o ale di u e le iso se ichies a dalle dimensioni del con li o, la gue a giunge a ad
assume e gli aspe i di uno scon o mo ale a popoli, un duello i anico di e nie e
cul u e (De Be na di e Ganapini, 2000: 353). Ques a pe cezione os ile nei con on i
dell’«al o», nella a ispecie gli aus ounga ici (e solo successi amen e, i edeschi),
compo a a, come co olla io, un giudizio segna amen e nega i o sulla lo o cul u a e
sulla lo o lingua. La ma amaglia «Co’ ba i di capecchio» dipin a nelle p ime s o e
da Giuseppe Gius i in San ’Amb ogio – nonos an e il a edimen o nos algico degli
ul imi e si – o la desc izione del caise licchio diso ien a o nelle isaie e cellesi allaga-
e ne Le Figu ine di Gio anni Faldella18, an icipano ques o cliché del solda o aus iaco
in aso e, ozzo, a ogan e e un po’ o uso, che s o pia l’i aliano con la sua p onuncia
asp a e gu u ale, del u o insensibile agli aneli i di libe à del popolo i aliano. Que-
s a isione della gue a come gue a di ci il à si i o a pun ualmen e nelle pagine dei
dia i di gue a del p imo con li o mondiale, ad esempio nel Dia io di un imbosca o
di A ilio F escu a (1981: 31, 117, 130, 131, 182):
E ico da e come un u ficiale aus iaco ci allon anò, con una co esia igida e
inflessibile, da quel p a o, […] pe ché e a amo in « ominio mili a e»?
Ho edu o un p imo esempla e di quelle mazze e a e che gli aus iaci ado-
pe ano pe uccide e i e i i e gli a elena i di gas. È un bas one che ha la Foggia di
una cla a: alla sommi à ’è un anello e, u o in o no, delle ozze pun e di e o. Gli
aus iaci, con ques o s umen o medie ale, isol ono un duplice p oblema di eco-
nomia di i e i e di munizioni. Pos o ciò, io o o che la cosa sa ebbe ugualmen e
abomine ole se gli aus iaci finisse o i e i i a e ol e a e. Pe il sogge o non mu a,
anche se mu a l’ogge o.
V’è u o un campo cope o di c oci aus iache, bene allinea e u e uguali, in
o dine mol o edesco. Anche il caos della no e sono messi in ango. Ce i monu-
men o uneb i, isola i su ques o Ca so sassoso, hanno u o lo s ile massiccio dell’e-
poca ba ba ica, in cui, almeno, non c’e ano i gas asfissian i.
17 Signi ica i a, in ques o senso, la modi icazione semán ica che subisce, nel co so del Se ecen o
la pa ola pa ia (e i suoi de i a i, come pa io a, pa io ico e pa io ismo), che, dall’o igina io alo e
e nico di «luogo d’o igine», ci à o egione, si ca ica p og essi amen e di alo i e ici e poli ici, o ando,
in e à i oluziona io una s e a congiunzione con il e mine nazione.
18 «Si e a sul p incipio di maggio del 1859. Si e a o a la gue a. Nell’ag o e cellese, u o ena-
o di canali, si e ano salassa e le ene, e si e a da o l’ai e all’acqua, che a e a imp o isa o un lago ad
impiccia e i Tedeschi. Essi, i plu e i, i caise licchi, i segoni, come si chiama ano allo a i nos i amici
d’oggidí, sop a eni ano, si a anza ano, bes emmiando o a e lago non geog a ico: ogni an o da ano
un u o nell’acqua; poi se ne ialza ano; pa e ano cigni, oche, che enisse o in guazzo, dibassando e
le ando le es e» (FALDELLA, 1942: 39).
L’INVENZIONE LINGUISTICA NEL LESSICO ITALIANO DELLA GRANDE…
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Quando i ba ba i sono a anza i con le mazze e a e pe fini e i colpi i [dai gas
asfissian i], hanno o a o che sullo spal o dei mo i, u i i i i, u i gli acco si, a -
ende ano a piè e mo. Semb a che la nos a gen e, quando non si co ica nella no e,
abbia salde adici sulla e a, a cui abba bica il suo alo e.
«Le uppe [aus iache] engono ecci a e con la p omessa di un la go bo ino
e di una pace immedia a, u o della i o ia ce a. Gli u iciali engono al o lo
spi i o della uppa acendo dei accon i delle icchezze a olose che si o e anno
in I alia, dell’abbondanza dei i e i, della bellezza delle donne i aliane, ecc.». Così,
come l’anno sco so, nell’o ensi a di maggio, agli uomini che si mandano alla gue a
si esal a la iolenza, la apina, lo s up o… La bellezza delle donne i aliane… E sono
i pede as i del No d che le esal ano).
Alla ba ba ie ge manica si oppone a il «buon cuo e» i aliano: «[…] l’unghe ese
si di ende in ilzando e squa ando. Ecco: con una simile concezione della i a e della
gue a, si comp ende acilmen e come la o za possa me odicamen e as o ma si in
e ocia. Noi pe ò, nemmeno a a e so la gue a, de u pe emo il nos o ca a e e.
Res e emo semp e un popolo di buoni […]» (Gaspa o o, 1919: 39).
Nel p imo dopogue a F ancis Gue cio anno a a che «il ge go di gue a i aliano
[…] in quan o asa io poli ico-gio nalis ico, è l’esp essione del bagaglio d’idee che
u i i popoli bellige an i do e e o c ea si come s umen o di di esa o di o esa mo-
ale» (1932: 156), ibadendo la o e ca ica ideologica del lessico mili a e. Ciò p e-
messo, possiamo classi ica e il lessico lega o ai appo i con il nemico in due g andi
ca ego ie: i sop annomi a ibbia i alle uppe aus o- edesche e la de o mazione di
oci ge maniche nei di e si ambi i della i a mili a e, dalle a mi alla i a al on e e in
p igionia. Al p imo g uppo appa iene un nu i o nume o di a iopin i sop annomi,
mol i dei quali di o igine diale ale:
– aus elli: « a isamen o umo is ico di aus iaci» (Gue cio, 1932: 143).
– blu e (già in Faldella: plu e i), dalla oce onoma opeica edesca plu , a ian-
e di plump «maldes o, imb ana o» (Co elazzo, 1971: 38).
– cecchino/ca le o: la p ima è, a u e le oci ci a e in ques o in e en o, o se
la più longe a e di usa, sinonimo « i a o e scel o» (o anche, gene icamen-
e, «aus iaco»), da Cecco, o ma apoco is ica di F ancesco (Giuseppe), nome
dell’impe a o e, men e la seconda p ocede dal successo e Ca lo, insedia osi
nel 1917 (Pagano, 2015: 72-73); in segui o di en a anche sinonimo del ucile
aus iaco, il Mannliche mod. 1895, de o anche a-pum, che da à i a all’o-
monima canzone.
– chiodo: dal ca a e is ico elmo edesco, il pickelhaube (Co elazzo, 1971: 39).
– g appon: «aus iaco», a ian e, con sono izzazione iniziale di c apon, acc esci-
i o-disp egia i o di c apa, « es one» (Co elazzo, 1971: 39).
– lude o: dal ed. Lude , «ca ogna».
– lughe o: « oce is iana pe indica e l’aus iaco ana ico, cle icale, nemico d’I-
alia ( i olesi, s i iani, edeschi, ca inziani). Co uzione di luche ino pe il