Terminological methods in the history of terminology science
Full text
Metodi terminologici nella storia della scienza della terminologia
SERGIUSZ GRINEV-GRINIEWICZ
University of Białystok
Moscow Humanities Pedagogical Institute
PAROLE CHIAVE: storia della teoria della terminologia, metodi terminologici, tipologia, semiotica, reversibilità, antropolinguistica
È un fatto ampiamente consolidato che il lessico specialistico differisca in qualche modo dal vocabolario di uso quotidiano; il vocabolario specialistico è probabilmente l'unica parte della lingua che può essere manipolata e controllata consapevolmente. Le caratteristiche specifiche della terminologia hanno determinato la nascita di una serie di metodi specifici per analizzare e ordinare i termini. In un certo senso, possiamo considerare la storia della scienza della terminologia attraverso il prisma dell'evoluzione di una metodologia specialistica.
Fin dall'inizio del periodo scientifico dell'evoluzione umana, ogni scienza si fonda su un sistema di concetti e termini. In un tale sistema, ogni concetto e termine occupa una posizione definita, e il significato di ogni termine è delimitato rigorosamente dai confini che lo distinguono dagli altri termini. Non sorprende, quindi, che fin dagli albori della ricerca terminologica e dell'ordinamento delle terminologie fosse impiegato l'approccio sistemico, molto prima che diventasse di moda nella seconda metà del XXth secolo e iniziasse a essere applicato a ogni possibile attività.
Poiché la terminologia può essere controllata e regolamentata, e sia le forme terminologiche sia i significati possono essere modellati consapevolmente, nel processo di individuazione e analisi dei difetti terminologici da correggere alcune proprietà desiderate erano già state definite negli anni Trenta (Lotte 1937). Il successivo inventario degli attributi dei lessemi specialistici, volto a redigere elenchi delle proprietà desiderate di un termine «ideale», si concretizzò in requisiti terminologici e portò alla compilazione di elenchi più completi delle diverse caratteristiche terminologiche, fino a 265 caratteristiche (Grinev 1998, 2001). Ciò coincise con l'indagine sulle differenze tra termini e parole comuni negli anni Cinquanta e Sessanta.
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Allo stesso tempo, i primi passi dell’approccio tipologico iniziarono anzitutto stabilendo la distinzione tra termini e unità nomenclatorie, o nomina, come vengono ora chiamate, il che portò in seguito alla scoperta di una serie di unità speciali presenti nella lingua oltre ai termini. Il processo iniziò quando G. O. Vinokur tracciò una netta distinzione tra termini e nomina, considerandoli unità lessicali speciali diverse (Vinokur 1939). In seguito A. A. Reformatsky precisò ulteriormente i criteri per distinguere la terminologia dalla nomenclatura (Reformatsky 1959).
Tuttavia, inizialmente le unità nomenclatorie erano considerate una varietà di termini. Solo dopo l’introduzione, da parte di A. D. Hajutin, del concetto di terminoidi – unità lessicali speciali che denominano i cosiddetti «concetti naturali», concetti «in statu nascendi» privi di significati stabili e uniformemente intesi e che, pertanto, non hanno definizioni generalmente accettate (Hajutin 1970) – divenne chiaro che la scienza terminologica non avrebbe dovuto limitarsi allo studio dei termini propriamente detti, poiché esistono altre unità lessicali speciali. In seguito furono introdotti e descritti altri tipi di unità lessicali speciali, quali i professionalismi (Kuz’min 1970), le unità del gergo professionale – i argotismi professionali (Skvortsov 1972) o i gergalismi professionali (Gladkaja 77), i quasi-termini (Leichik 1981), i pre-termini (Leichik 1985) e, infine, i proto-termini (Grinev 1990).
Negli anni Sessanta si comprese che uno degli aspetti più promettenti per presentare e studiare i problemi terminologici si fondava sull’approccio semiotico, che considera i segni terminologici dal punto di vista della teoria generale dei segni. In seguito, grazie al suo legame con la teoria generale dell’informazione e al suo carattere universale, l’approccio semiotico divenne quasi popolare quanto quello sistemico. Negli ultimi trent’anni è stato ampiamente utilizzato negli studi terminologici russi; è pertanto opportuno fare un bilancio dell’esperienza.
I primi tentativi di introdurre i principi semiotici nella terminologia furono compiuti in Russia negli anni Sessanta. Nel 1969 P. V. Veselov propose di valutare le caratteristiche terminologiche da un punto di vista semiotico. La proposta si basava sulla suddivisione delle caratteristiche e dei requisiti terminologici in tre gruppi: quelli semantici, che comprendevano caratteristiche rispecchianti i rapporti tra i significati lessicali delle parole e delle locuzioni usate come termini e il contenuto dei concetti corrispondenti; quelli sintattici, connessi ai modelli di formazione dei termini e alla loro produttività; e quelli pragmatici, comprendenti le caratteristiche del termine che ne influenzano il funzionamento.
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Secondo P. V. Veselov, appartengono alla semantica requisiti terminologici quali l’invarianza (assenza di sinonimia o polisemia), la corrispondenza tra il significato lessicale e quello concettuale del termine (coincidenza tra un concetto e il significato terminologico del termine corrispondente) e la concisione classificatoria (riflesso, nella forma terminologica, delle sole caratteristiche necessarie del concetto). Veselov considerava appartenenti alla sintattica i requisiti relativi ai modelli di formazione dei termini (creare o usare segni omogenei per concetti omogenei) e alla produttività delle forme terminologiche (possibilità di formare termini derivati). Le caratteristiche che riflettevano la praticità d’uso del termine, quali la brevità (il numero di elementi del termine non dovrebbe superare quello delle caratteristiche distintive), l’univocità (assenza di omonimi), l’eufonia, la traducibilità e la possibilità di usarlo come descrittore nei sistemi informatici, erano considerate appartenenti alla pragmatica (Veselov 1969).
Un altro passo significativo nell’elaborazione degli aspetti semiotici della terminologia è legato alle pubblicazioni di V. M. Leichik (Leichik 1971; Leichik, Smirnov, Suslova 1977). In queste pubblicazioni furono delineati quattro principali tipi di relazioni semiotiche in terminologia: 1) tra termini; 2) tra il termine in quanto segno e il concetto corrispondente; 3) tra il termine in quanto segno e l’oggetto corrispondente; 4) tra il termine in quanto segno e l’utente di tale segno. Si affermò che il primo aspetto – la sintattica – presuppone non solo la combinabilità del termine nella sequenza lineare del discorso, ma anche le relazioni del termine all’interno di una determinata terminologia. I due tipi di relazioni successivi, connessi alla semantica, riguardano la proprietà terminologica di esprimere concetti e denotare classi di oggetti. A differenza del lessico quotidiano, la forma del termine spesso rispecchia le caratteristiche essenziali del concetto e la sua posizione nel sistema concettuale, mentre gli oggetti denotati dai termini sono legati ad attività specialistiche (quali la ricerca scientifica, la produzione ecc.). Il quarto tipo di relazioni terminologiche è legato alla pragmatica e comprende problemi sociolinguistici, come quello dei gergalismi professionali, le relazioni tra sistemi terminologici e lingua naturale, ecc.; è importante ai fini della normalizzazione dell’uso dei termini.
L’approccio semiotico alla classificazione delle caratteristiche dei termini fu successivamente sviluppato nelle pubblicazioni di Veselov e di altri terminologi (Veselov, Chirukhina 1974; Grinev, Leichik, Nalepin 1985; Grinev, Sergejev 1987; Grinev 1993). Il passo successivo nell’applicazione dell’approccio semiotico
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fu il suo impiego nella valutazione e nella descrizione delle caratteristiche delle terminologie nel loro insieme (Leichik, Smirnov, Suslova 1977; Grinev 1990, 1993, 1998). Tale approccio costituì la base degli studi tipologici e della valutazione parametrica delle terminologie.
Alla fine degli anni Settanta emerse un nuovo approccio parametrico (dapprima in lessicografia), basato sul concetto di parametro lessicografico – il modo di rappresentare lessicograficamente un elemento strutturale o un fenomeno funzionale della lingua e le loro correlazioni extralinguistiche – introdotto da Y. N. Karaulov (Karaulov 1981). Il concetto di parametro fu adottato dalla terminologia, dove venne definito come una caratteristica terminologica misurabile che indica il grado di manifestazione di una proprietà specifica (Grinev 1985). L’approccio parametrico alla descrizione e all’analisi delle terminologie si fonda sull’inventario dei processi e dei fenomeni terminologici, nonché sull’attenzione alle caratteristiche dei termini, poiché la maggior parte dei parametri di una terminologia, o di un suo frammento autonomo, dipende dalle caratteristiche corrispondenti dei suoi termini. La necessità di introdurre un approccio parametrico nella descrizione delle terminologie e, così facendo, di gettare le basi degli studi tipologici fu determinata dalla situazione della teoria terminologica negli anni Ottanta e all’inizio degli anni Novanta.
Nella sua opera intitolata Storia delle scienze, S. Toulmin contrappone le fasi descrittive e prescrittive di una scienza, che evidentemente ne segnano le tappe dello sviluppo. Anche una rapida ricognizione della situazione degli studi terminologici nell’URSS di quel periodo mostrava che la maggior parte dei progetti di ricerca adottava un approccio chiaramente descrittivo. Un gran numero di pubblicazioni terminologiche nel paese (in media più di 500 all’anno) conteneva descrizioni di alcuni fenomeni in un segmento prescelto del lessico specialistico. Un’altra caratteristica degna di nota degli studi terminologici era la natura casuale della scelta dell’oggetto di studio, del campo disciplinare, della lingua di destinazione e del processo o fenomeno terminologico da indagare. Un’ulteriore caratteristica evidente era l’incompletezza e l’incompatibilità delle descrizioni delle terminologie, che impedivano un confronto affidabile dei risultati dei singoli studi e la formulazione di conclusioni generali sul grado di presenza dei fenomeni osservati nel lessico specialistico in generale.
Vi erano tutte le ragioni per ritenere che questa situazione derivasse dall’assenza di criteri e di una base fondata per confrontare i risultati dei singoli studi. Tuttavia, mentre la mancanza di coordinamento
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e l’orientamento della ricerca terminologica nell’URSS e nella Russia di quel periodo possono essere spiegati dall’assenza di un organismo terminologico competente e adeguato; altre caratteristiche sembravano avere carattere universale e riflettere lo stato della scienza terminologica in generale. Era pertanto evidente la necessità di passare dalla semplice raccolta di informazioni su fenomeni terminologici isolati, che produceva descrizioni separate, incomplete e imprecise di singole terminologie, a una valutazione parametrica sistematica delle terminologie, quale prerequisito per l’ulteriore sviluppo della scienza della terminologia. Per agevolare tale sviluppo, si ritenne necessario stabilire un insieme di parametri utilizzabili per misurare specifiche proprietà terminologiche e che, nel loro insieme, costituissero un sistema in grado di garantire completezza e compatibilità di studi indipendenti su terminologie diverse.
L’elenco delle caratteristiche terminologiche che avrebbero dovuto fungere da parametri terminologici era già piuttosto ampio all’epoca. Per classificarle si adottò un approccio semiotico, che consentiva di suddividerle in determinati gruppi. Inizialmente, il gruppo delle sintattiche comprendeva caratteristiche delle forme terminologiche quali la lunghezza (misurata in parole e lettere), la struttura formale (morfologica o sintattica), i modelli di formazione dei termini, la motivazione, la produttività, l’invariabilità della forma, la correttezza linguistica e le peculiarità grammaticali (come l’assenza del singolare o del plurale).
Le caratteristiche del significato terminologico, come il carattere denominativo del termine, la sua relativa indipendenza dal contesto discorsivo, le peculiarità della struttura semantica, le relazioni categoriali e l’esattezza (compresa la monosemia e l’assenza di discrepanza tra significato lessicale e terminologico, nonché l’integrità semantica), ecc., erano considerate appartenenti alla semantica.
Il gruppo delle caratteristiche pragmatiche comprendeva caratteristiche quali la brevità, l’eufonia, la familiarità acquisita (compresi la frequenza d’uso e il carattere convenzionale), lo status cronologico, lo status normativo, l’univocità (assenza di sinonimi), l’unicità (assenza di omonimi), la traducibilità, la facilità di formare combinazioni, la collocazione nella terminologia pertinente, l’ambito d’uso, l’area geografica, la funzione cognitiva, ecc.
Nel corso dell’applicazione dell’approccio semiotico alla classificazione dei parametri terminologici, risultò chiaro che i tre aspetti principali introdotti da Charles Morris e basati sui tipi di triadi proposti da Charles Sanders Peirce non erano sufficienti per descrivere e analizzare compiutamente i segni lessicali.
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In primo luogo, l’esistenza di un importante gruppo di caratteristiche legate alla comparsa e alla successiva evoluzione storica dei termini mostrò la necessità di considerare le caratteristiche evolutive. A questo gruppo appartengono caratteristiche quali l’origine, l’età (il momento della comparsa), lo scopo della loro comparsa, ecc. In secondo luogo, la triade esistente non offriva possibilità di indagare le caratteristiche legate alla struttura di qualsiasi tipo di segno.
Si ritenne pertanto opportuno introdurre ulteriori aspetti che consentissero di studiare la formazione e lo sviluppo dei segni e dei sistemi di segni, rendendo possibile precisarne il carattere e le tendenze di sviluppo. Si propose di denominare evolutica questo aspetto, che riguarda l’evoluzione dei segni. Esaminare i segni dal punto di vista della loro evoluzione permette di considerare la tipologia dei segni come una gerarchia o come una successione di stadi evolutivi. Furono inoltre introdotti aspetti quali la morfetica, che si occupa delle caratteristiche strutturali dei termini, e la denotatica, che riguarda le relazioni tra il termine in quanto segno e il suo denotato (lasciando alla semantica la relazione tra il segno e il significato), come risultato dell’applicazione dell’approccio semiotico alla terminologia (Grinev 1996; Гринев 2000).
A seguito dell’inventario delle caratteristiche dei termini, il numero delle caratteristiche individuate raggiunse infine oltre duecento, ossia 265 (Grinev 1998). Si constatò che tali caratteristiche potevano essere suddivise in tre gruppi: (a) proprietà – caratteristiche immanenti utilizzate per definire con esattezza il concetto di termine; sono sempre presenti e non possono cambiare; (b) carenze – caratteristiche indesiderate che fungono da base per i requisiti terminologici e che devono essere eliminate; e (c) le caratteristiche rimanenti, alcune delle quali sono piuttosto vantaggiose, altre neutre e altre ancora presentano aspetti sia positivi sia negativi a seconda delle circostanze.
Le proprietà immanenti dei termini, in opposizione alle parole del linguaggio quotidiano, sono determinate dalla loro funzione principale – denominare concetti – e comprendono anche la specificità d’uso (appartenenza del termine a un campo specifico del sapere), la funzione denominativa (denominazione di concetti generali), la definibilità (presenza di una definizione scientifica), l’esattezza del significato (il significato terminologico ha confini precisi, determinati dalla sua definizione), la stabilità contestuale (indipendenza dal contesto derivante dall’esattezza del significato), la neutralità stilistica (assenza di connotazioni), la convenzionalità (la comparsa dei termini è spesso il risultato di una convenzione comunitaria), il carattere denominativo (come termini si usano per lo più sostantivi e sintagmi nominali), nonché la stabilità e ricorrenza della forma nel discorso (che
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non consente variazioni di forma e contribuisce inoltre a distinguere le combinazioni di parole terminologiche dalle combinazioni di termini).
Il numero delle proprietà desiderabili di un termine «ideale» o dei requisiti terminologici individuati da vari terminologi varia da 4 a 13 e comprende proprietà formali, semantiche e pragmatiche (o funzionali) desiderabili.
I requisiti semantici più importanti sono la coerenza semantica e la monosemia.
La coerenza semantica implica l’assenza di contraddizione tra il significato lessicale e quello specialistico di un termine. In alcune terminologie incontriamo contraddizioni di questo tipo: per esempio, seam come parola comune significa joint (un collegamento stretto), ma talvolta nella terminologia edilizia, in espressioni come sedimentation seam, earthquake seam, è usato nel senso di fissure; il russo suhaja shutukaturka (intonaco a secco) in edilizia è usato nel significato di «tramezzo intonacato a secco».
Per monosemia si intende la presenza di un solo significato in una determinata terminologia. Se una forma lessicale è usata in terminologie diverse, ciò non crea inconvenienti: la parola morphology è usata in linguistica, geologia e biologia, con un significato specifico in ciascuna disciplina. Tuttavia, molti termini sono polisemici, come flooring, roofing, cladding, isolation, moulding, coating, rehabilitation, che indicano sia un processo sia il suo risultato; in linguistica, borrowing, assimilation, ecc. Vi sono inoltre casi in cui lo stesso termine ha un significato più ampio e uno più ristretto, come in balneologia, dove il water treatment si divide in mineral water treatment e water treatment (proper); lo stesso vale in edilizia per le inner walls, che si dividono in partitions and inner walls (in senso stretto). In lessicologia si trovano casi come affix word, che significa: 1) una parola che è un affisso e 2) una parola con un affisso; doublets: 1) parole diverse che etimologicamente derivano dalla stessa parola e 2) una categoria di sinonimi assoluti.
Al gruppo dei requisiti formali appartengono qualità vantaggiose quali brevità, precisione, assenza di varianti e motivazione.
Per brevità di un termine intendiamo l’assenza di elementi superflui (sottolineati negli esempi seguenti), come in living flat, traumatic injury, metan-tanks for sludge treatment, chronic form of influenza, contact telephones, commercial shops, free gift, plans for the future, oppure la preferenza per forme brevi (si confrontino il russo нейромезодерматодистрофия e нейрофиброматоз).
La precisione indica la corrispondenza tra la forma di un termine e il suo significato, che talvolta viene a mancare: la norma indiana IS 1382:1961 (produt-
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zione) usa il termine canal, che ha un significato molto ampio, per designare un concetto molto specialistico: «canale di una vasca con vetri per finestre».
Assenza di variazione è una qualità necessaria per alcuni nuovi termini che possono avere diverse varianti: il termine graffiti presenta molte varianti – grafitti, sgrafitti, sgraffitti, sgrafito, ecc., talvolta usate persino nello stesso testo.
La qualità della motivazione, cioè il fatto che la forma rimandi al significato, aiuta a comprendere e apprendere più facilmente il concetto in questione. Dei tre principali tipi di motivazione esistenti, quelli impiegati più ampiamente nella formazione di nuovi termini sono la motivazione strutturale, presente nelle parole composte da parti significative già note, come penknife, railroad, loader, la cui struttura ne indica il significato, e la motivazione semantica, presente nelle parole con un significato secondario che si può dedurre sulla base del significato primario. Nelle combinazioni aeroplane wing, aeroplane tail, column neck, head of a line, leg of a table, le parole wing, tail, head e leg hanno un significato secondario. Partendo dal significato primario, generalmente noto, possiamo intuire dove si trovino le ali e la coda di un aeroplano, o dove sia situato il collo di una colonna, anche se vediamo questi oggetti per la prima volta.
I più importanti requisiti pragmatici sono:
affermazione – la qualità di essere approvato dagli specialisti e usato universalmente, valutabile in base alla frequenza con cui ricorre nella comunicazione;
forma internazionale, che facilita la comunicazione internazionale;
eufonia – la qualità di non avere connotazioni spiacevoli (si confrontino rhinitis e running nose); è molto importante nei nomi commerciali: per lungo tempo l’automobile sovietica Zhiguli non si vendette in Francia, dove il suo nome era associato a gigolo, un amante prezzolato; il nome dell’automobile ceca Shkoda (che in polacco significa «danno») fu modificato in Polonia in Skoda, privo di connotazioni; negli USA, denominazioni professionali come garbage collector e rat catcher furono sostituite con sanitary engineer e vermin control officer.
Con l’obiettivo di scegliere le forme più efficaci per i nuovi termini, negli anni Sessanta e Settanta l’analisi delle forme esistenti dei termini in diverse terminologie e in numerose lingue, finalizzata a individuare i mezzi e i modelli più produttivi di formazione dei termini e a elaborare raccomandazioni per crearne di nuovi, fu uno degli indirizzi più diffusi della ricerca terminologica nell’URSS. Come risultato di questa ricerca
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sono state studiate anche varie forme di motivazione e sono state individuate alcune tendenze nell’uso di diversi mezzi di formazione dei termini in determinate fasi dello sviluppo delle terminologie.
Tuttavia, si è constatato che la ricerca sincronica non fornisce informazioni affidabili sulla produttività dei diversi modi e modelli di formazione dei termini e, pertanto, negli anni Settanta è stato proposto un approccio diacronico.
In primo luogo, diversi mezzi di formazione dei termini possono dare luogo allo stesso tipo strutturale di termini: tra i termini semplici, o radicali, possono esserci parole del vocabolario quotidiano – water, hand, forme abbreviate – motel, laser, scuba, dinky e forme prese in prestito – pizza, castle. Allo stesso tempo, l’uso dello stesso mezzo – per esempio il prestito – può dare luogo a termini di diversi tipi strutturali.
In secondo luogo, una frequenza relativamente bassa di un mezzo di formazione dei termini può indicare sia un mezzo che sta cadendo in disuso, sia un mezzo nuovo e promettente che non ha ancora raggiunto un livello d’uso sufficiente.
In terzo luogo, è stata riscontrata una certa relazione tra le forme predominanti dei termini e il momento della loro comparsa, nonché tra il grado di sviluppo di un determinato campo del sapere e i mezzi prevalenti per formare i termini che lo designano (Grinev 1979).
È stato inoltre constatato che, per valutare un tipo di formazione dei termini prescelto, è molto utile stabilire il tempo medio di comparsa dei termini prodotti con il suo aiuto. Ciò può essere fatto utilizzando i dizionari storici esistenti, che riportano le date della prima comparsa nei testi e i cambiamenti di significato delle parole e delle combinazioni di parole. In inglese, tali informazioni sono fornite dall’esauriente Oxford English Dictionary in 20 volumi.
Per stabilire questa caratteristica è stato elaborato un nuovo metodo, sperimentato su una serie di terminologie inglesi, francesi e russe. La data della prima comparsa di una forma lessicale in un testo è considerata la data della sua comparsa nella lingua. Tuttavia, tenendo conto del fatto che la fissazione scritta è di solito preceduta da un certo periodo di uso orale, si sottraggono cinque anni dalla data della comparsa nella lingua scritta e il risultato viene arrotondato al decennio. In questo modo, si ritiene che il tempo convenzionale di comparsa di un lessema rientri nell’intervallo di ± 5 anni. Per esempio, si considera che una parola attestata per la prima volta nel 1572 sia comparsa nel parlato almeno nel 1567, vale a dire, in cifre arrotondate, all’incirca negli anni Sessanta del Cinquecento; nei calcoli statistici si prendono in considerazione soltanto le prime tre cifre.
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È stato constatato che i mezzi esistenti di formazione dei termini possono essere classificati nei seguenti gruppi e sottogruppi:
Formazione semantica dei termini:
– generalizzazione della parola comune;
– formazione metaforica dei termini;
– formazione metonimica dei termini;
– specializzazione della parola del linguaggio quotidiano;
– prestito interterminologico;
– prestito (considerato un mezzo semantico di formazione dei termini, poiché nella maggior parte dei casi il prestito è accompagnato da cambiamenti semantici).
Formazione morfologica dei termini:
– suffissazione;
– prefissazione;
– conversione;
– trasformazioni fonetiche (salt – silt, trill – tweed, baluster – banister);
– troncamento.
Formazione sintattica dei termini (produzione di combinazioni di parole)
Formazione morfosintattica dei termini:
– composizione;
– ellissi;
– abbreviazione.
Negli anni Novanta la terminologia scientifica risentì dell’influenza della linguistica cognitiva, nella quale il principale tipo di ricerca consisteva nel confrontare la rappresentazione lessicale di una determinata nozione di base in lingue diverse. A tal fine, e anche per indagare le possibili deviazioni nella traduzione dei termini nell’ambito della terminologia comparativa, fu elaborato il metodo della reversibilità, già applicato con successo in diverse tesi di laurea magistrale e persino di dottorato (Гринев 1997, Миронова 2002, Фадеева 2004, Жадейко 2008).
Questa indagine si svolge nel modo seguente. Si utilizzano due ampi dizionari di traduzione (se possibile, dello stesso autore o degli stessi autori) con direzioni opposte, cioè inglese-russo e russo-inglese, per effettuare traduzioni successive, avanti e indietro, di una parola scelta. Di solito esistono diverse varianti di traduzione della parola scelta, che vengono poi ritradotte nella lingua origi-
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lingua nazionale (questa è detta retroversione completa). Nel processo di retrotraduzione compaiono di nuovo alcune parole nuove, per lo più sinonimiche rispetto alla parola originale. Tradurle darebbe inizio al secondo passaggio e farebbe emergere alcune nuove parole; retrotradurle concluderebbe il secondo passaggio. Di solito questo processo dura tre o quattro passaggi, ma talvolta può richiederne di più. Nel corso delle successive retrotraduzioni assistiamo a una radiazione, cioè a un aumento di parole nuove collegate, direttamente o indirettamente, alla parola iniziale.
Gli obiettivi di tale indagine sono molteplici. In primo luogo, possiamo individuare traduzioni errate, segnalate dal fatto che nella retrotraduzione si ottengono parole molto diverse da quella originale (floor – De. Decke – ceiling). È stato riscontrato che, in molti casi, due passaggi sono sufficienti per individuare traduzioni superficiali errate della parola iniziale.
In secondo luogo, possiamo verificare se gli autori dei dizionari pubblicati in Russia si attengono alle convenzioni adottate alla conferenza dei lessicografi tenutasi a Mosca nel 1969, riguardo alla presentazione delle varianti di traduzione. In quell’occasione si convenne che nei dizionari di traduzione gli omonimi fossero presentati come voci distinte, mentre le traduzioni dei diversi significati di una parola polisemica fossero presentate nella stessa voce, contrassegnate da numeri arabi. Le traduzioni sinonimiche sono separate da virgole, mentre i quasi-equivalenti sono separati da punti e virgola. Pertanto, in un dizionario di questo tipo, relazioni quali quelle di omonimia, polisemia, sinonimia e quasi-sinonimia dovrebbero essere presentate con chiarezza. Tuttavia, in alcuni dizionari questi principi non vengono osservati rigorosamente.
In terzo luogo, con l’avvento di questo metodo si aprono nuove possibilità per lo studio della polisemia. Una di queste riguarda la distinzione tra polisemia evidente e nascosta. È stato riscontrato che, se una delle traduzioni della parola apparentemente monosemica al primo passaggio non riconduce alla parola originale e al secondo passaggio presenta una traduzione semanticamente molto diversa, ciò costituisce una prova di polisemia nascosta. Nel caso della polisemia evidente, possiamo inoltre esaminare i limiti della possibile dispersione del significato.
In quarto luogo, possiamo studiare la sinonimia, poiché la retrotraduzione degli equivalenti stranieri della parola originale ne farà emergere i sinonimi. Al contempo, possiamo analizzare le differenze tra la retrotraduzione di equivalenti completi e parziali, che si presume siano tra loro sinonimi completi e parziali.
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Inoltre, possiamo analizzare la scelta degli equivalenti nella traduzione dei dizionari terminologici. È noto che fino al 75% del tempo dedicato alla traduzione viene impiegato nel tentativo di fornire una traduzione accurata dei termini. L’importanza dei problemi terminologici della traduzione deriva dalla mancata corrispondenza persino tra lingue strettamente imparentate, che causa distorsioni nella trasmissione delle informazioni del testo originale.
Se esistono diversi equivalenti del termine da tradurre, è necessario scegliere quello più adeguato, cosa non sempre facile per due ragioni: la disparità tra le terminologie nazionali e la scarsa qualità della maggior parte dei dizionari moderni.
Queste varianti possono essere termini diversi, il cui insieme di significati corrisponde ai vari significati o usi del termine di partenza, come in: Abwasser – sewage; effluent (Junge... 1991); oppure sinonimi: Por-zellan – porcelain, china (Harrap’s... 1983); varianti ortografiche: capital – Kapital, Kapitell (Junge... 1991); varianti di formazione delle parole: park – Park, Parkanlage (Junge... 1991); abbreviation – Abkürzung, Kürzung, Kurzzeichen (Wörterbuch... 1979); oppure varianti regionali: Mais – maize (Br) / corn (USA) (Harrap’s... 1983). Quando la lingua di arrivo è la lingua materna del traduttore, è molto più facile capire di quale caso si tratti; se invece non è la sua lingua materna, scegliere l’equivalente giusto è molto difficile. La situazione diventa ancora più complicata con l’aumentare del numero di possibili varianti di traduzione.
Spesso tali elenchi di equivalenti includono, uno accanto all’altro, sinonimi, varianti e termini del tutto diversi, disorientando completamente l’utente del dizionario. Abbiamo già osservato che, all’aumentare del numero di equivalenti, aumenta la probabilità che tra quelli corretti siano inclusi equivalenti errati (Grinev 1999). Se consideriamo termini per i quali sono proposti moltissimi equivalenti, possiamo constatare che la maggior parte di questi equivalenti è in realtà costituita da termini di significato più ristretto o leggermente diverso. Molto spesso, tra le varianti di traduzione di un termine di partenza troviamo termini più ampi o più ristretti, termini dal significato molto diverso oppure termini che hanno propri equivalenti precisi, come in: Vestibul – vestibule, anteroom, lobby, mentre nella sezione inglese-tedesco dello stesso dizionario compaiono equivalenti precisi delle traduzioni superflue: anteroom – Vorraum; lobby – Lobby (Junge 1991).
Infine, potremmo riuscire a individuare associazioni nazionali (oltre che internazionali). Per esempio, l’insieme dei possibili ulteriori equivalenti di
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La parola magician comprende, da un lato, parole come virtuoso, maestro e genius, con connotazioni positive, mentre dall’altro parole come trickster, con una connotazione decisamente negativa.
Recentemente si è scoperto che, poiché il processo di cognizione ha carattere storico e ha inizio con le origini dell’autocoscienza umana, gli studi cognitivi non dovrebbero limitarsi al piano sincronico. Si è pertanto cercato di individuare metodi più efficaci che consentissero di esaminare da vicino le fasi precedenti della cognizione in relazione all’evoluzione del lessico specialistico. La ricerca si fondava sull’assunto che praticamente tutti i mutamenti storici della mentalità umana e la crescita delle conoscenze si riflettano nei cambiamenti del sistema lessicale; ciò ha portato alla creazione di una nuova disciplina scientifica: l’antropolinguistica. Si presenta così la possibilità di analizzare le trasformazioni dell’apparato terminologico di un determinato campo del sapere e di ricavarne una nozione relativamente precisa delle caratteristiche specifiche e delle tendenze evolutive del pensiero teorico. Ciò offre inoltre l’opportunità di ricostruire gli stati storici e le tendenze di sviluppo della cognizione.
Nell’ambito dell’antropolinguistica è stato recentemente proposto un nuovo approccio al metodo dei campi semantici, che teneva conto dell’obiettivo originario della teoria dei campi semantici: Jost Trier la applicò all’analisi dei mutamenti storici della mentalità umana e allo studio della sua evoluzione sulla base dei cambiamenti del lessico. Ciò è importante per lo studio della storia della cognizione. Come afferma il noto medievista francese George Duby: «La storia delle mentalità non può svilupparsi senza l’aiuto dei lessicologi. Essi possono fornirle dati fondamentali, per esempio elenchi di parole usate in una determinata epoca. Il compito della storia delle mentalità è mettere in luce costellazioni verbali che riflettono i punti più importanti della mentalità collettiva del tempo. È necessario analizzare i cambiamenti del lessico, le perdite, gli incrementi e le trasformazioni dei significati delle parole, e stabilire i nessi tra i mutamenti semantici e i cambiamenti delle mentalità» (Duby 1961: 20). Recentemente si è scoperto che idee analoghe erano già state espresse nel Medioevo.
Le ricerche di questo tipo attualmente condotte in Polonia e in Russia mirano a passare dalle semplici descrizioni dell’evoluzione di diversi campi semantici (che rappresentano l’evoluzione delle idee corrispondenti nella mentalità) alla comprensione e alla spiegazione dei mutamenti avvenuti nel loro sviluppo storico. A tal fine si estraggono informazioni dai dizionari storici riguardo ai cambiamenti storici dei significati delle parole appartenenti al campo semantico prescelto e si analizza ogni mutamento semantico, cercando risposte a una serie di domande, tra cui: che cosa ha determinato la necessità di nuove parole e che cosa è cambiato con l’aggiunta di nuovi lessemi al sistema di parole già esistente.
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nei dizionari storici, riguardo ai cambiamenti storici dei significati delle parole appartenenti al campo semantico prescelto, e analizzando ogni mutamento semantico, si cercano risposte a una serie di domande, tra cui: che cosa ha determinato la necessità di nuove parole e che cosa è cambiato con l’aggiunta di nuovi lessemi al sistema di parole già esistente.
Forse non troveremo risposte a queste domande, ma in molti casi possiamo suggerire le possibili ragioni e cause dei mutamenti storici, scoprendo così le peculiarità dello sviluppo delle idee generali moderne e le ragioni dei cambiamenti storici nella percezione del mondo. In questi studi promette di dare risultati l’analisi delle relazioni tra i significati nella polisemia storica: il semplice fatto che in sumero la stessa parola designasse stelle e dei getta luce sulle credenze religiose sumere.
Confrontando sezioni sincroniche di terminologie considerate come mezzi di formalizzazione dei rispettivi sistemi di concetti attribuiti a diverse epoche cronologiche, possiamo stimare il ritmo di sviluppo di un frammento concettuale prescelto della visione del mondo, le sue variazioni storiche quantitative e qualitative, nonché le fasi di specializzazione e di affiliazione (ramificazione) delle singole sottodiscipline scientifiche. In generale, ciò potrebbe costituire una base relativamente affidabile per ricerche volte a scoprire le cause e le condizioni dell’accelerazione della crescita delle conoscenze.
Per concludere, la storia della scienza terminologica può essere considerata come la storia dello sviluppo dei metodi di studio del lessico specialistico. Ogni importante fase di crescita della conoscenza teorica è accompagnata da problemi specifici e da nuovi modi per risolverli.
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TERMINOLOGIJOS METODAI TERMINOLOGIJOS MOKSLO ISTORIJOJE
Straipsnyje specialiosios leksikos tyrimo ir tvarkybos metodų raidos požiūriu aptariama terminologijos mokslo istorija. Pažymima, kad plėtojantis terminologijos mokslui įvairiais jo raidos etapais buvo taikomi ir tobulinami tam tikri metodai – sisteminis, tipologinis, semiotinis, reversinis, diachroninis ir antropologinis. Tai leidžia terminologijos tyrinėjimų istoriją apžvelgti kaip terminologijos metodologijos raidą.
ТЕРМИНОЛОГИЧЕСКИЕ МЕТОДЫ В ИСТОРИИ ТЕРМИНОВЕДЕНИЯ
Рассматривается история терминоведения в аспекте развития методов исследования и упорядочения специальной лексики. Отмечается, что, по мере развития терминоведения, на разных этапах преимущественно использовались и совершенствовались определенные методы – системный, типологический, семиотический, реверсийный, диахронический и антрополингвистический подходы, что позволяет рассматривать историю терминоведческих исследований как развитие терминологической методологии.
Gauta 2011-11-02
Sergiusz Grinev-Griniewicz
University of Bialystok
Waska 4, m.20, Bialystok, 15-481, Poland
E-mail [email protected]
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