Perkurtos frazeologijos žaismas žiniasklaidoje
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REGINA KOŽENIAUSKIENĖ
Università di Vilnius
IL GIOCO DELLA FRASEOLOGIA RIELABORATA NEI MEDIA
PAROLE CHIAVE: fraseologia rielaborata, figure sintattiche di destrutturazione, accumulazione, iperbato, parcelizzazione, parentesi.
INTRODUZIONE
In tutto il mondo, una lingua viva, anche antica come il lituano, si rinnova costantemente e si adatta alle esigenze del momento. La rielaborazione della fraseologia è uno degli esempi più evidenti di rinnovamento linguistico: espressioni che sembrano cristallizzate per sempre, unitarie, indivisibili e dalla struttura lessicale e grammaticale stabile, così come citazioni ampiamente diffuse, vengono modificate sul piano stilistico e semantico. La cosa più importante è che questo rinnovamento non ha fine: ogni volta, anche la stessa espressione viene attualizzata dall’autore, che la modifica creativamente in modo sempre diverso, adattandola a nuove condizioni e a un nuovo contesto1. Ciò testimonia la «salute» della lingua: essa è dinamica, aperta e cerca di adattarsi alla realtà viva2.
In questo articolo si adotta una concezione ampia della fraseologia3, il cui tratto distintivo più importante è la cristallizzazione dell’espressione e secondo la quale alla fraseologia attribuiremmo non tanto le espressioni idiomatiche figurate (nel presente articolo esse
1 Per esempio, si possono trovare una dozzina di rielaborazioni del tutto diverse del titolo del noto romanzo di Jonas Avyžius Sodybų tuštėjimo metas: dai riferimenti alla carenza di fondi e alla situazione della «Sodra» alle metamorfosi della televisione e alla descrizione del comportamento dei politici. Eccone alcune: Il tempo della diminuzione del denaro, Il tempo del definitivo svuotamento della televisione, Il tempo di erigere recinzioni, Ora è il tempo di volare da un canale all’altro, Il tempo dello svuotamento della Sodra e così via (tutte le rielaborazioni sono tratte da testi di Skirmantas Valulis, tranne l’ultima, di Eugenija Gribauskienė).
2 http://www.delfi.lt/news/daily/lithuania/v-alisauskas-kalbininkas-turi-buti-tarnas-o-ne-diktatorius.d?id=61285085#ixzz2S6oIKFCG.
3 Juozas Pikčilingis nella sua opera Stilistica della lingua lituana incluse nella sezione «Fraseologia», oltre alle espressioni idiomatiche, anche citazioni letterarie popolari, frasi «alate» e proverbi biblici (cfr. Pikčilingis 1975: 361–370). Kazimieras Župerka, esaminando i modi di attualizzazione del linguaggio pubblicitario, menziona congiuntamente non solo la stilizzazione e la parafrasi (rielaborazione) di espressioni idiomatiche, ma anche di citazioni di testi noti, detti, proverbi, massime, versi poetici, motivi di canzoni e slogan noti (pubblicitari), fenomeni appartenenti all’intertestualità (Župerka 2008: 89–90). L’autrice di questo articolo condivide la stessa opinione (cfr. Koženiauskienė 2013: 60–86).
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(non pochi), quanto, più in generale, espressioni stabili ampiamente utilizzate di vari tipi, «e anche unità della tradizione popolare minore, come proverbi, detti, indovinelli, enigmi, elementi di fiabe, giochi, filastrocche numeriche e imitazioni; inoltre, imprecazioni, parole di vari rituali e preghiere, formule di etichetta e altre espressioni di cortesia, aforismi, sentenze, citazioni note a tutti o allusioni a tali citazioni, slogan, avvertimenti, elementi verbali della pubblicità e, in generale, ogni sorta di espressioni non rientranti nelle sezioni precedenti, purché siano sufficientemente cristallizzate, diffuse universalmente, riproducibili a memoria e le loro parti mancanti siano facilmente intuibili» (Marcinkevičienė 2001: 83).
Il rapporto tra fraseologia tradizionale4 e fraseologia rielaborata5 ricorda gli antichi palinsesti6. A causa della scarsità del materiale scrittorio, sui papiri o sulle pergamene, che erano costosi, dopo aver raschiato via un testo antico se ne scrivevano di nuovi; talvolta un secondo testo veniva sostituito da un terzo, e così via. Il testo originario, o anche quello secondario, traspariva e a volte era possibile leggere ciò che vi era stato scritto in precedenza. A volte questi testi si completavano a vicenda del tutto casualmente, altre volte dissonavano, suscitando un sorriso, intrigo e meraviglia. Analogamente, la fraseologia rielaborata non cancella dalla memoria del destinatario quella consueta, benché talvolta la contraddica; anzi, essa e il suo contesto dicono tutto ciò che l’autore non ha detto, ma che con un sottotesto giocoso ha voluto esprimere in un’epoca completamente diversa, in condizioni e circostanze di vita mutate e a proposito di altri personaggi.
La rielaborazione della fraseologia è stata oggetto di studi da parte di ricercatori lituani e stranieri. In Lituania le è stata dedicata una tesi di dottorato (Butkutė 2010), che presenta diversi metodi di modificazione fraseologica: dall’ampliamento della sua composizione, allo scambio dei componenti e alla loro omissione, fino al suo sviluppo in un contesto più ampio. Tuttavia, restano ancora molti aspetti attuali e non indagati di questo tema. In questo articolo si è tentato per la prima volta di guardare la fraseologia rielaborata da una nuova prospettiva: essa viene descritta e analizzata nel contesto delle figure sintattiche che la accompagnano. La fraseologia in sé è solitamente figurata e significativa, ma le figure sintattiche che la circondano le conferiscono, sul piano stilistico, ulteriore vivacità e nuovi contenuti.
L’oggetto dell’articolo è costituito dai testi giornalistici più recenti del 20137 (la fonte principale sono i quotidiani online Lrytas.lt, Respublika.lt, Delfi.lt,
4 Inoltre: usuali, consuete.
5 Inoltre: occasionali, rinnovate, parafrasate.
6 Gr. palimpsēstos – raschiato di nuovo.
7 Commenti critici, polemici e politici, e articoli editoriali, di carattere valutativo, appartenenti allo stile giornalistico.
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15min.lt, antenna TV) si utilizza una fraseologia rielaborata e il contesto delle figure sintattiche che la accompagnano. L’obiettivo è mostrare il rapporto tra la fraseologia rielaborata in modo giocoso e le figure distruttive più evidenti, la funzione retorica svolta, la loro collocazione nella struttura del paragrafo e rivelare le ragioni del loro impiego. I metodi di ricerca sono l’analisi descrittiva, stilistico-strutturale e semantica.
RAPPORTO TRA FRASEOLOGIA RIELABORATA E FIGURE DISTRUTTIVE
Tutte le figure sintattiche, sia costruttive sia distruttive8 (Клюев 2001: 238–261), trasformano la struttura delle sintassi normative (di enunciati o frasi) e, modificandola, creano nuovi modelli; solo in tal caso meritano il nome di figure, cioè quando svolgono una funzione retorica. La differenza è che le figure costruttive, «più equilibrate» (Клюев 2001: 238), basate su una ripetizione fluida, benché ridondante, e sull’enumerazione, non entrano in conflitto con la fraseologia tradizionale, ma tracciano paralleli corrispondenti:
La televisione è di buon carattere, solo la sua critica è cattiva9.
Si nota che la struttura sintattica è stata mantenuta: La trovatella è di buon carattere, mentre la sua matrigna è cattiva (S. Nėris).
8 L’articolo si basa esclusivamente sulla classificazione delle figure sintattiche, altrimenti dette macrofigure, la cui essenza consiste nella trasformazione non della parola (queste sono chiamate microfigure), bensì della struttura della frase, in figure costruttive e distruttive, proposta dal ricercatore di retorica E. V. Kliujev. Tra le figure costruttive questo autore menziona: parallelismo, isocolon, epanalessi (variante della ripetizione – R. K.), anafora, epifora, anadiplosi, simploca, diafora, chiasmo, epanodo (variante del chiasmo – R. K.), asindeto, polisindeto, apo koinou (variante del chiasmo – R. K.), ciclo (incorniciamento – R. K.), omoteleuto. Tra le figure sintattiche distruttive: inversione, anastrofe (variante dell’inversione – R. K.), ellissi, parcellazione, iperbato, tmesi (inciso, inserto – R. K.), accumulazione, amplificazione, esplezione (variante più complessa di accumulazione e amplificazione – R. K.), contaminazione (catena – R. K.) (Клюев 2001: 238–261). Gli stilisti lituani non hanno proposto una simile classificazione delle figure, sebbene esse siano tutte descritte nelle opere di stilistica e retorica, talvolta con denominazioni diverse a causa delle loro numerose varianti; per questo, tra parentesi ho precisato quale figura si intenda in sostanza. L’autrice di queste righe (Koženiauskienė 2001: 254–328) suddivide le figure elencate secondo la classificazione adottata in retorica: figurae per adiectionem (di aggiunzione), per detractionem (di sottrazione) e per ordinem (di composizione). La maggior parte di queste sono dette figure distruttive da E. V. Kliujev per via della modifica dell’ordine sintattico consueto (lat. ordo, inis – ordine), nonché del raggruppamento di unità sintattiche operato da alcune figure di sottrazione.
9 S. Valiulis, TV antena, 1998 01 31–02 06.
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Grazie alla sonorità armoniosa tipica dell’isocolon, figura costruttiva,10 nelle frasi parallele si crea un ritmo, una certa periodicità. Non vi è nemmeno contrasto tra gli elementi lessicali sostituiti. Una televisione trascurata e mal finanziata non è in conflitto, anzi si accorda con la trovatella, la critica con la matrigna.
Le figure distruttive, al contrario, non solo mancano di ordine, ma mettono anche in evidenza il disordine sintattico. A differenza delle figure costruttive, non collegano parole, enunciati o intere frasi, bensì li separano, li isolano, li spezzano, li dissociano inaspettatamente (e persino in modo inammissibile dal punto di vista della sintassi naturale). Come lo stile colloquiale quotidiano, le figure distruttive si caratterizzano per la libertà, per legami tra parole o frasi non del tutto logici, per l’esplosione delle emozioni, la frammentarietà e la spontaneità. Nel testo si crea intenzionalmente una disarmonia sintattica: si avvertono interruzioni, pause intonative, brevi osservazioni, aggiunte, arresti bruschi, pensieri incompiuti.
Parlando del rapporto tra fraseologia rielaborata e figure, è necessario sottolineare che la trasformazione può riguardare sia le figure sintattiche costruttive sia quelle distruttive:
Dalla bolla della psicosi di massa gonfiata per anni con diabolica astuzia da N. V. «Il cammino del coraggio» l’aria esce fischiando. Tramonto nel distretto di Garliava. Del proposito di governare correttamente la Lituania sulla cima del monte della pedofilia è rimasta solo, nuda, un’alleanza dall’odore sgradevole con il principe di Kėdainiai sotto processo11.
Il paragrafo è composto da un intreccio di ben tre rielaborazioni fraseologiche. Anzitutto, a partire dall’espressione fraseologica tradizionale gonfiare bolle negli occhi, cioè ingigantire con le menzogne qualcosa di privo di valore, l’autore crea una costruzione piuttosto intricata: Dalla bolla della psicosi di massa gonfiata per anni con diabolica astuzia da N. V.. A questa segue un’altra rielaborazione, isolata e attualizzata: Tramonto nel distretto di Garliava (modificazione dell’opera di Petras Cvirka Tramonto nel distretto di Nyka). La terza rielaborazione sulla cima del monte della pedofilia è rimasta, nuda, soltanto un’alleanza dall’odore sgradevole con il principe di Kėdainiai sotto processo è tratta da versi noti di Antanas Baranauskas Il boschetto di Anykščiai. L’autore mantiene, come nell’originale, la figura costruttiva dell’omoteleuto12, ma usa anche una evidente figu-
10 Cfr. isocolon – ripetizione di un numero uguale o molto simile di sillabe o unità ritmiche in costruzioni sintattiche parallele e coordinate.
11 www.15min.lt/.../rimvydas-valatka-kedofilijos-saulelydis-500-325175.
12 Cfr. homoioteleuton – somiglianza delle terminazioni, consonanze di forme grammaticali pliko / liko in strutture sintattiche dello stesso tipo; in questo esempio si accompagna al parallelismo, fondamento delle figure costruttive.
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…la figura retorica – l’iperbato13, allontanando a enorme distanza (invece di tre, inserendo addirittura otto parole) le parti della frase legate grammaticalmente. L’autore crea un testo nuovo ricorrendo all’ironia, con arguzia e vivacità. La figura costruttiva sottolinea il legame tra i pini contorti e l’unione dall’odore poco gradevole, ma l’effetto arguto nasce dalla comica incongruenza, da una sorta di dissonanza tra il contesto dei pini della natura, descritti in modo romantico, e le nuove realtà della sedofilia e del principe di Kėdainiai processato. Accostati in un unico insieme, parole poetiche, benché tristi, e fatti del tutto lontani dalla poesia entrano in conflitto e conferiscono una nuova sfumatura beffarda alla rielaborazione (a ciò contribuiscono sia il neologismo contaminato sedofilia, sia il forestierismo russo con desinenza lituana kniazius.
Tre rielaborazioni ricche di giochi di parole, insieme alle figure destrutturanti che le accompagnano, attorcigliano e confondono il testo, rafforzando ulteriormente la funzione ironizzante e mostrando più chiaramente la psicosi di massa e la storia diabolicamente astuta ordita dall’eroina di Garliava. In questo paragrafo spicca la parcellizzazione14, che isola in una frase a sé la costruzione semanticamente essenziale Tramonto nella contea di Garliava. La parcellizzazione trascina poi con sé anche l’iperbato, che sottolinea la dissonanza.
DIFFUSIONE DELLA PARCELIZZAZIONE E POTERE DI ATTIVARE LA FRASEOLOGIA
Nei testi di stile giornalistico, una volta affermatasi la fraseologia rielaborata, si nota la sua tendenza ad accompagnarsi alla parcellizzazione, dal titolo fino all’ultimo paragrafo. «Nello stile giornalistico è particolarmente frequente la segmentazione (parcellizzazione)» (Bitinienė 2007: 57). La studiosa riprende le idee del semiologo R. Bartes sul testo parcellizzato, segmentato, nel quale l’autore non mostra alcun «rispetto» per la segmentazione naturale del testo, lo interrompe continuamente allo scopo di introdurre nuove informazioni: «Infatti, le informazioni aggiuntive apportate dai segmenti della segmentazione, entrando in un nuovo spazio di significato, modificano il senso dell’intero enunciato» (Bitinienė 2007: 58). Come mostrano gli esempi, par-
13 Gr. hyperbaton – spostato lontano, riordinato. Una variante dell’inversione assai più complessa, nella quale, a causa di numerose inserzioni e di lunghe enumerazioni sconnesse, il naturale fluire del discorso viene segmentato e smembrato; il disordine delle parti della frase genera una certa confusione nella mente del destinatario. È definita «una delle figure più usate e quindi più importanti» (Ziomek 1990: 221–222).
14 Lat. parcere – usare con parsimonia (in parti). La parcellizzazione è l’isolamento intonativo di una parte rispetto all’insieme, per cui la parte acquisisce il valore di una frase autonoma. Ogni frase isolata, detta parcelato, viene enfatizzata. Questa figura è uno strumento per evidenziare i più importanti accenti di significato.
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cellizzazione, in forma concisa, aiuta a mettere in rilievo le informazioni aggiuntive implicite nella fraseologia rielaborata.
Della diffusione della parcellizzazione, del fatto che questa figura stilistica sia usata attivamente e della tendenza della sintassi contemporanea a modificare le costruzioni sintattiche non solo nello stile letterario, ma anche in quello giornalistico (nella pubblicità e negli altri cosiddetti mezzi di comunicazione di massa), scrivono anche studiosi stranieri di stilistica. «La parcellizzazione non è soltanto una modalità individuale e autoriale di suddividere il testo, ma anche un fenomeno sociolinguistico evidente, che riflette le principali tendenze evolutive della lingua parlata contemporanea» (Марышова 2011: 188). La parcellizzazione intensifica il gioco linguistico ironico e le sfumature semantiche del testo; «consente di fornire informazioni massime con un volume minimo di testo» (Марышова 2011: 189). Il discorso parcellizzato si avvicina allo stile colloquiale. Un pensiero esposto senza fretta, in frasi brevi e con pause, diventa più comprensibile al destinatario e più facile da cogliere, risultando perciò più incisivo e accettabile.
La capacità della parcellizzazione di attualizzare la fraseologia è particolarmente notevole. Tutte le figure sintattiche rientrano tra i mezzi della sintassi espressiva, ma in particolare «la parcellizzazione, la segmentazione15, le ripetizioni lessicali, i frammenti testuali monologici di domande e risposte, le catene di frasi nominali, le espansioni, alcuni casi di ordine delle parole» (Bitinienė 2007: 56). Pertanto, tra le figure della sintassi espressiva elencate, vengono menzionate innanzitutto la parcellizzazione e la sua variante, la segmentazione; a esse si affiancano le catene di frasi nominali16 e le espansioni, che consentono di intensificare le sfumature semantiche ed espressive dell’enunciato. Alcuni studiosi addirittura «temono che la parcellizzazione sia diventata ormai oggetto di fascinazione, un gioco alla moda, un fenomeno in rapida diffusione, una “passione linguistica”» (Марышова 2011: 186).
Gli esempi di giochi di parcellizzazione nei media sono numerosi. Ecco il titolo di una delle pubblicazioni più recenti su TV antena: La televisione è morta. Lunga v u a alla televisione! (rielaborazione del detto Il re è morto, viva il re), è una figura di parcellizzazione evidente. Subito dopo, già nel primo paragrafo, si legge:
Per quanto si parli della morte della televisione, essa continua sempre a risorgere come una fenice. O come un drago. A seconda dei gusti17.
15 Una variante della parcellizzazione è la segmentazione. Consiste nel mettere in primo piano il costituente più importante al nominativo.
16 La stessa variante della parcellizzazione, la segmentazione, ma in questo caso vengono parcellizzati più nominativi in successione.
17 Savukynas V. La televisione è morta. Lunga v u a alla televisione! – TV antena, 14–20 settembre 2013.
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In questo breve paragrafo la fraseologia è in parte rielaborata e compaiono altre due figure di parcellazione. Da un’espressione nota: risorgere come una fenice dalle ceneri, sia abbreviando sia allungando: si omette dalle ceneri, ma si aggiunge il pronome quella; inoltre, viene aggiunta a parte una frase intrigante, parcellizzata, che inizia con la congiunzione Oppure il drago. L’ultima frase autonoma parcellizzata, che esprime un pensiero secondario, va chiamata aggiunta18.
Per ottenere sfumature espressive nell’enunciato, gli autori, ricorrendo alla fraseologia rielaborata e alla parcellazione che la accompagna, creano un enunciato frammentario e vivace, assai più efficace e originale, e quindi memorabile, dalla profonda valenza implicita.
Nei testi dei media è piuttosto efficace anche la figura distruttiva dell’accumulazione, che accompagna la parcellazione19; la sua sintassi, infatti, a volte è piuttosto sovraccarica e per questo confusa.
Una vera Sodoma e Gomorra – gli inglesi hanno definito i lituani di Londra dei manovali. [...] Ecco dov’è il problema. Teorie del complotto senza fine, rabbia e aperta aggressività, alternate a racconti sentimentali su uno Stato che si estende dal mare al mare e su una mistica civiltà pagana, per non parlare di movimenti à la N. V., si conciliano a fatica con la capacità di prendersi gioco di sé stessi20.
Già l’espressione diffusa Sodoma e Gomorra, proveniente dalla Bibbia, indica un disordine impossibile da contenere: immoralità generalizzata, grave amoralità e depravazione. La fraseologia usata dall’autore, che simboleggia il disordine, si accorda bene con la sintassi accumulativa. L’autore amplia ulteriormente questa fraseologia e la rafforza ironicamente, affermando che si tratta di Una vera Sodoma e Gomorra, benché in realtà intenda il contrario: non vede alcuna immoralità negli inglesi, perché, a suo dire, dicono la verità. Con questa espressione biblica ricaricata di significato e con la sintassi sovraccarica, che elenca numerosi dettagli tra loro quasi del tutto sconnessi, l’autore mette in risalto la possibilità di ridere dei tratti negativi dei connazionali. L’accumulazione ancora di più
18 Un’altra variante della parcellazione è l’aggiunta, come una breve postilla in chiusura.
19 Già il nome stesso di questa figura indica sovraccarico, disordine: lat. accumulare – caricare, accumulare. Va sottolineato che esistono diverse varianti dell’accumulazione: dall’elencazione sovraccarica ma relativamente coerente di numerosi dettagli (così viene solitamente presentata dagli stilisti lituani) fino all’ammasso del tutto disorganizzato di aspetti eterogenei, quando l’autore cerca, elencando in modo confuso e assai fitto elementi astratti, di non rivelare il quadro d’insieme, e persino di oscurarlo consapevolmente, mostrando così tra le righe il caos reale della vita stessa. Questa variante dell’accumulazione è una tipica figura distruttiva.
20 http://www.15min.lt/naujiena/ziniosgyvai/komentarai/rimvydas-valatka-tikra-sodoma-ir-gomora-londono-lietuvius-anglai-isvadino-juodadarbiais-500-361948#ixzz2cPAJcocB.
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rafforza due figure distruttive, l’iperbato e la parentesi21: per non parlare dei movimenti à la N. V.
IL CONTRIBUTO DELLA PARENTESI E DI ALTRE FIGURE ALLA FRASEOLOGIA RIELABORATA
La parentesi, come la parcellazione, è annoverata tra le figure distruttive più evidenti. Nell’elenco delle figure menzionate da E. V. Kliujev, essa corrisponde pienamente alla tmesi22 (Клюев 2001: 256). Si tratta di varie digressioni di pensieri secondari lontani, che svolgono la funzione retorica di margini, aggiunte e precisazioni e creano una prospettiva semantica intrigante. La parentesi disgrega il pensiero, lo interrompe inaspettatamente e talvolta persino aggressivamente, deviandolo altrove. Ne scrive il ricercatore delle parentesi Gintautas Akelaitis. «La parentesi è quel particolare mezzo linguistico che consente di esprimere simultaneamente anche un altro pensiero (contenuto), per quanto secondario e frammentario. [...] Gli elementi della parentesi costituiscono uno dei gruppi di costruzioni stilistiche espressive. Per questo la parentesi è un fenomeno di stilistica sintattica dello stesso ordine dell’ellissi23, della parcellazione, dell’anacoluto24 e così via» (Akelaitis 2005: 30–31). Come si vede, l’autore elenca con notevole precisione le figure distruttive più evidenti e colloca con fondatezza la parentesi tra queste.
Capita che sia la fraseologia stessa a fungere da parentesi (come anche da altre figure):
V. U., N. V., P. G., P. S., A. P. e – le parole di una canzone non si possono cancellare – lo stesso V. L. è un passeggero dello stesso vagone della VU. Incredibile, ma si tratta di una reale alleanza politica25.
Juozas Abaravičius scrive che, attraverso le parentesi e il testo lineare libero, gli autori «danno un significato peculiare alla dialogicità, alle contraddizioni, alle discrepanze, all’accordo
21 Gr. parenthesis, lat. interpositio – inserimento inatteso di un pensiero secondario tra parentesi (può essere delimitato anche da punti, trattini o virgole).
22 Gr. tmesis – inciso, inserto (variante della parentesi).
23 Gr. elleipsis – mancanza, omissione. Con la dinamica figura dell’ellissi può essere omessa qualsiasi parte della frase facilmente intuibile.
24 Gr. anakoluthus – incoerente. Questa figura è definita «una delle figure distruttive più complesse, nella quale si abusa deliberatamente delle incongruenze e non si fanno concordare, nella frase, i casi, il genere ecc. E. V. Kliujev ne offre il seguente esempio: “Gamsachdurija, tra l’altro, intellighenzia. Questa intellighenzia sapeva bene dove andava”» (Клюев 2001: 257).
25 www.15min.lt/.../rimvydas-valatka-kedofilijos-saulelydis-500-325175.
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ir nesutikimo, dermės ir neder-mės sąveiką“ (Abaravičius 2002: 229). Šiame akumuliuotame tekste kaip tik ta prieštarų grandinė ir pertraukta ilga parentezės pauze. Jos tikslas aiškus: leisti skaitytojui atsipie-kėti po keistokai pateikto ilgo politinės draugijos sąrašo, prie kurio po brūkšniais išskirtos parentezės paminima dar viena, regis, visai nederanti VU26 bendrakeleivio pavardė. Populiaraus posakio žodžių iš dainos neišmesi forma čia išlaikyta, bet įgavusi visai kitą potekstę. Parentezė „nuosekli sakinio grandinė per-traukiama, pažeidžiama. Dėl to atsiranda ar tik suaktyvėja asociacijų, aliu-zijų ar apskritai potekstės tėkmė“ (Abaravičius 2002: 228).
Le principali figure distruttive menzionate – la parcelizzazione, l’iperbato, l’accumulazione, la parentesi – raramente si presentano in forma del tutto pura; dipendendo l’una dall’altra, formano perlopiù combinazioni svariate e inscindibili, intrecciandosi con numerose altre figure.
Le disgrazie non vengono mai sole. Non bastava che i poliziotti avessero più volte piegato e impacchettato P. G., sostenitore dei valori tradizionali della famiglia, proprio come alla scuola di polizia insegnano a trattare i teppisti: ecco che il combattente contro i mulini a vento gay è stato lasciato anche dalla moglie. Sotto gli occhi di tutta la nazione. In un simile momento di battaglia. E per giunta in modo così spietato: accusandolo di non occuparsi della famiglia27.
L’espressione idiomatica combattere contro i mulini a vento è stata rinnovata dall’autore sostituendo un solo suono. In realtà, il verbo combattere è stato sostituito dal sostantivo della stessa radice combattente. L’ingegnoso gioco di parole dal suono simile gay / venti (figura della paronomasia28) richiama alla memoria un’espressione nota: combattere contro i mulini a vento, cioè contro un nemico immaginario. Si tratta dunque di una lotta donchisciottesca. L’espressione è ulteriormente rafforzata dalla parcelizzazione, dall’iperbato, dall’ellissi e dalla sua variante, l’aggiunzione29. Una struttura così lontana dalla sintassi normativa rivela chiaramente la capacità dell’autore di suscitare un effetto di arguzia giocosa: infatti, questa
26 Nei media questa abbreviazione, che indica le iniziali di un politico coinvolto in una controversia giudiziaria, si scrive di solito con i punti, che invece in questo testo mancano (probabilmente, ironizzando consapevolmente, si mira a un gioco sarcastico accostandola all’abbreviazione dell’Università di Vilnius).
27 http://www.15min.lt/naujiena/ziniosgyvai/komentarai/rimvydas-valatka-ikliu-vo-kaip-mu-sele-i-isrugas-500-358795#ixzz2b5QHnnv9.
28 Gr. paronomasia – accostamento. Questa figura è di per sé un gioco linguistico, un espediente arguto che consiste nel trovare un nesso logico-causale tra parole dal suono simile ma prive di qualsiasi relazione. Di solito questa figura svolge una funzione retorica di sarcasmo.
29 Lat. adiunctio – aggiunta, accostamento. È una variante dell’ellissi, nella quale diversi elementi della frase vengono aggiunti a un unico costituente. Di solito si accompagna all’inversione o all’iperbato. Per un approfondimento sull’aggiunzione e le sue tipologie, cfr. Koženiauskienė 2001: 302–305.
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il protagonista proclama ad alta voce, ovunque e sempre, di prendersi cura della famiglia tradizionale e di preservarla, mentre lui stesso non è riuscito a salvare la propria. La parcelizzazione di tre frasi separate, spostate in fondo, aiuta a sottolineare e a dare risalto a ogni dettaglio di questa disgrazia, rafforzando l’espressione nota enunciata all’inizio: Le disgrazie non vengono mai sole. Ciò che non viene detto e viene rinviato alla fine, ciò che è nascosto, e per di più nascosto tre volte, suscita sempre curiosità. Il testo parcelizzato, senza aggiunzione, suonerebbe così:
[...] ecco che il combattente contro i mulini a vento gay è stato lasciato anche dalla moglie. Sotto gli occhi di tutta la nazione [lasciato]. In un simile momento di battaglia [lasciato]. E per giunta in modo così spietato [lasciato] – accusandolo di non occuparsi della famiglia30.
Esaminando la sintassi di questo paragrafo, si vede che le tre frasi parcelizzate e spostate in fondo non sono in realtà autonome, ma sono soltanto estrapolate dalla frase principale e collocate al di fuori di essa. Senza la frase principale, il loro senso sarebbe poco chiaro. Sono come tre osservazioni aggiunte dopo che il pensiero principale è già stato espresso, ma l’iperbato rende queste osservazioni negative particolarmente rilevanti: il destinatario le ricorderà più di ogni altra cosa. In questo paragrafo si avverte anche la variante dell’ellissi, l’aggiunzione, una figura distruttiva che svolge la funzione retorica di suscitare attenzione. La parola lasciato, omessa tre volte (che ho inserito tra parentesi quadre – R. K.), rafforza ulteriormente la sonorità semantica. Benché queste parole siano omesse, risaltano ancora di più e acquistano maggiore rilievo grazie alla capacità dell’aggiunzione finale di attirare l’attenzione del destinatario.
IL POSTO DELLA FRASEOLOGIA NELLA STRUTTURA DEL PARAGRAFO
Nei media vengono reinterpretate le espressioni più disparate e cristallizzate: fraseologismi folklorici, ma anche locuzioni di origine biblica e mitologica, versi di canzoni famose e citazioni letterarie, titoli di romanzi, slogan pubblicitari ormai logori o frasi di manifesti politici (cfr. Koženiauskienė 2013: 72–76; 168–170). Indipendentemente dall’origine della fraseologia31, la sua collocazione nella struttura sintattica di un pensiero compiuto, che nel testo scritto è costituito di norma da un para-
30 http://www.15min.lt/naujiena/ziniosgyvai/komentarai/rimvydas-valatka-ikliuvo-kaip-mu-sele-i-isrugas-500-358795#ixzz2b5QHNnnv9.
31 Le autrici dell’articolo hanno selezionato consapevolmente almeno un paio di esempi di fraseologia di diversa origine.
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grafo, varia: può essere usata all’inizio, al centro o alla fine del paragrafo. In tutti e tre i casi è accompagnata da figure sintattiche di destrutturazione ricche di giochi di parole e svolge funzioni retoriche diverse.
La fraseologia iniziale può comparire già nel titolo della pubblicazione. «Per attirare l’attenzione, gli autori conferiscono ai titoli una connotazione negativa [...]. Più spesso, i mezzi espressivi artistici vengono impiegati per accentuare l’espressività del titolo» (Mažylė 2012: 170). Una fraseologia arguta, come espediente stilistico, è particolarmente adatta a questo scopo:
Non piangete sulla tomba (in memoriam alla Chiesa del basket lituano)32 – questo è il titolo dell’articolo.
Che cosa può suscitare sentimenti più negativi di un triste in memoriam? E non per chiunque, ma per il divinizzato basket lituano. Il verso evidenziato della poesia di Julius Janonis è esatto, ma incompleto: estrapolato dal contesto, è un pensiero non compiuto (si tratta della cosiddetta omissione di componenti, o reticenza), trasferito in un contesto del tutto diverso, che l’autore stesso chiarisce con la figura della parentesi. Eppure il contesto originario si accorda bene: Non piangete sulla tomba degli amici valorosi, / quelli caduti in battaglia sono eroi. L’autore dell’articolo parla infatti di coloro che hanno perso la battaglia, cioè dei caduti in battaglia, i nostri eroi: i cestisti. Tuttavia, i versi del poeta rivoluzionario, scritti su tutt’altro tema, sono in conflitto sia con il basket di cui si parla sia, a maggior ragione, con la terminologia religiosa usata costantemente nell’articolo: chiesa, concilio ecclesiastico, cardinale, sacerdoti, vescovi, preghiera, canto, funzione religiosa e così via. D’altra parte, sono al tempo stesso in conflitto e in armonia (un’armonia dissonante), perché il basket è la seconda religione venerata dai lituani (l’autore la chiama la Chiesa del basket lituano). Ecco come appare l’intero paragrafo dell’articolo con questa fraseologia:
Tragedia? Non piangete sulla tomba. Sarebbe sciocco spiegare che il cardinale Kęstutis abbia scelto preghiere e canti sbagliati per la funzione religiosa dei quarti di finale, o che abbia nominato vescovi i sacerdoti del basket sbagliati, proprio alla vigilia del nostro più importante concilio ecclesiastico quadriennale33.
Nel paragrafo, la fraseologia è isolata in una frase autonoma e segmentata Non piangete sulla tomba. Le figure di accumulazione e di iperbato che l’accompagnano mettono in risalto come
32 http://www.15min.lt/naujiena/ziniosgyvai/komentarai/neverkit-pas-kapa-in-memoriam-lietuvos-krepsinio-baznyciai-500-240368#ixzz2aR sqhAU9.
33 http://www.15min.lt/naujiena/ziniosgyvai/komentarai/neverkit-pas-kapa-in-memoriam-lietuvos-krepsinio-baznyciai-500-240368#ixzz2aRsqhAU9.
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L’autore valuta la situazione del basket lituano, l’incertezza della condizione dei cestisti, le perdite e il conseguente scompiglio nelle menti dei compatrioti.
Con analoga arguzia vengono destrutturati anche i testi ecclesiastici, adattati agli ambiti più inaspettati: l’esercito, la politica, lo sport, il settore bancario e così via.
Cadiamo di nuovo in ginocchio davanti al martello e alla falce. Ma in modo europeo: di libera volontà. La polizia e B. V. con la sua compagnia ci aiuteranno. E riceveremo ancora più riconoscimenti34.
Le prime parole ben note dell’inno di Antanas Strazdas, cantato in chiesa prima della Messa, vengono ironicamente rielaborate con l’aggiunta di due parole: Di nuovo. Così queste parole chiariscono immediatamente che cosa si intende, soprattutto proseguendo il pensiero: davanti al martello e alla falce. Il conflitto insito in questa formulazione nasce dall’accostamento delle sacre parole dell’inno al simbolo dell’Unione Sovietica, che propagandava l’ateismo, il martello e la falce, davanti al quale ci siamo già inginocchiati una volta. La fraseologia che riflette il conflitto tra l’inno religioso e l’ateismo è rafforzata da figure distruttive concomitanti: ben tre parcellizzazioni e un’ellissi.
La fraseologia rielaborata collocata all’inizio (di norma anche nel titolo) cattura subito l’attenzione del destinatario e produce un’impressione inaspettata e intrigante: è una pubblicità breve ed efficace dell’intera pubblicazione, che comunica al destinatario il messaggio più importante.
Anche la fraseologia inserita nel mezzo crea un effetto particolare. La frase di un manifesto elettorale di un partito politico, Meritiamo di vivere meglio, è diventata un classico per la sua ambiguità: gli elettori hanno applicato queste parole non a sé stessi, ma ai politici che si affannavano a conquistare il potere. La rielaborazione esprime proprio una simile sentenza formulata dalla società.
Al posto dell’umorismo, B. V. è stata abbondantemente dotata di lentezza di pensiero. La quale sarebbe rimasta un segreto di sicurezza nazionale se, dopo 20 anni in Parlamento, i socialdemocratici non avessero deciso che la loro compagna, rimasta lì così a lungo, meritava di vivere meglio – come ministra dell’Economia35.
In questo paragrafo la fraseologia collocata nel mezzo, culmine dell’intero paragrafo, è incorniciata da figure distruttive. Innanzitutto, le parcellizzazioni, con cui una proposizione subordinata attributiva viene insolitamente isolata come frase autonoma. Poi, l’iperbato. Per effetto delle figure distruttive impiegate, la lunga pausa interrompe la sintassi del paragrafo—
34 http://www.15min.lt/naujiena/ziniosgyvai/komentarai/rimvydas-valatka-kujis-pjautuvas-ir-j-stalinas-vel-pagarboi-500-334703#ixzz2T9D1wLDD.
35 http://www.15min.lt/naujiena/ziniosgyvai/komentarai/rimvydas-valatka-paplauke-ministrai-kietuole-ir-pukuotukas-500-325861#ixzz2Rpoohyrx.
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La tassa svolge una funzione retorica ironica, come a confermare il «pensiero rallentato» della ministra.
Un altro esempio di fraseologia inserita al centro:
Nel frattempo, mentre D. G. stessa era costretta a reggere l’ombrello sopra la testa del presidente israeliano Sh. P., su «YouTube» giravano già le conversazioni poco diplomatiche di due diplomatici lituani. Del primo ministro straordinario, di una presidente ancora più straordinaria e degli ambasciatori un po’ matti di Armenia e Azerbaigian, che si recano a giorni alterni al nostro ministero degli Esteri. A lamentarsi. Uno dice che la Lituania è filoarmena, l’altro che è filoazera36.
In questo paragrafo la fraseologia inserita al centro è stata rielaborata con notevole inventiva. Ascoltando i due versi ritmici di otto sillabe, possiamo effettivamente tracciare parallelismi con un testo di S. Nėris che si ode appena in filigrana:
Del terzo fratello Jonas, che splendido cavaliere! Di Eglė, sposa del serpente, che trasformò in alberi i figli.
Dunque, le conversazioni poco diplomatiche dei diplomatici lituani sono implicitamente equiparate a sciocchezze, a lunghe fiabe raccontate ai «piccoli». Il testo è reso spiritoso dal salto dal motivo fiabesco alla prosaicità della vita quotidiana, descritta argutamente tramite la parcellazione: per la prima volta, la parola «conversazioni» è isolata con un punto. Di..., poi compare la parcellazione di una sola parola, isolata tra punti: A lamentarsi. Le svolte in cui si intersecano queste fiabe e la realtà sono sottolineate ancor più dall’iperbato: normalmente si direbbe si recano a lamentarsi, ma la sequenza è spezzata dall’espressione più lunga al nostro ministero degli Esteri.
Un altro esempio di fraseologia inserita al centro.
Per la maggior parte di voi, o persino per coloro che non leggono mai questo giornale e il suo portale, in nessuna circostanza (oppure disdicono l’abbonamento a partire da domani), questa è stata la prova che i media, scesi sotto il livello dei battiscopa, ora strappano le piastrelle dal pavimento di cemento e sprofondano ancora più in basso. Là, dove ci sono le cantine e già le porte dell’inferno37.
A metà del paragrafo è usata una fraseologia rielaborata per contaminazione, in cui l’espressione idiomatica un colpo sotto la cintura è stata combinata dall’autore con l’espressione
36 http://www.15min.lt/naujiena/ziniosgyvai/komentarai/rimvydas-valatka-ik come una mosca nel letame-500-358795#ixzz2b5RXMkrd.
37 http://www.lrytas.lt/lietuvos-diena/komentarai/tetutes-neringos-krepsys-kaip-pamoka-ziniasklaidai.htm 22/08/2013.
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abbassarsi (in senso figurato significa decadimento morale) e viene coniato il derivato occasionale caduta sotto i battiscopa. Questa espressione mai udita prima viene poi sviluppata ironicamente, passando a un parlare che sembra assumere anche un significato letterale, sebbene in seguito si ritorni al significato figurato di porte dell’inferno. Una costruzione così leggermente sconnessa, che procede di pari passo con le figure distruttive della parcellazione e dell’iperbato alla fine del paragrafo, è ulteriormente sostenuta dall’accumulazione e dalla parentesi (oppure da domani disdice l’abbonamento), e mostra il desiderio dell’autore di prendersi gioco dei media, di metterne in luce il presunto declino e crollo.
La fraseologia della parte centrale, incorniciata da figure distruttive, diventa il culmine del paragrafo, il vertice dell’arguzia dell’autore.
La fraseologia conclusiva conferma l’idea dei teorici della retorica secondo cui ciò che è collocato alla fine rimane più a lungo nella memoria del destinatario.
Ecco un esempio in cui la rielaborazione fraseologica finalmente chiude un testo riccamente accumulato e parcellizzato e funge da conclusione definitiva. Per mostrare che i conservatori stessi non capiscono che cosa sia il conservatorismo, l’autore parla deliberatamente in modo così sconnesso: il conservatorismo, nel linguaggio accumulato, affonda come in una nebbia di parole intrecciate in modo incomprensibile. Ciò «offre all’autore la possibilità, con costruzioni vuote e malamente accatastate l’una sull’altra, di condurre il destinatario alla disperazione, per porgergli all’ultimo momento una mano d’aiuto – e interrompere la catena delle “considerazioni”» (Клюев 2001: 259).
Anche se del conservatorismo non ce ne importa un bel niente, e la maggior parte dei conservatori non ne capisce nulla, se resta solo il nudo calcolo secondo cui meglio questo che niente – avere per altri cinque anni sulla poltrona presidenziale D. G., che almeno dà ascolto a V. L. –, ascoltare comunque questa volta i giuramenti di fedeltà al partito del duo V. L. e A. K. alla presidente è stato un po’ imbarazzante. Perché? Per un buon mese V. L. ha rimproverato A. K. per la mancanza di amore per il prossimo. Parole belle e giuste. Sarebbe un peccato non essere d’accordo. L’uomo non vive certo di sola gestione delle crisi38. Cfr.: L’uomo non vive di solo pane (NT, Mt 4,4).
L’iperbato sottolinea ancora di più il disordine dell’accumulazione anche nella rielaborazione stessa. Nell’originale è messo in rilievo pane e perciò è collocato alla fine. Nella nuova variante, il pane è sostituito da la gestione delle crisi, mentre la parola vivo, spostata alla fine, diventa la più importante.
E un altro esempio in cui la stessa fraseologia è stata modificata in due varianti e in entrambi i casi spostata alla fine:
38 http://www.15min.lt/naujiena/ziniosgyvai/komentarai/v-landSbergis-nokdaune-n-venckiene-pogrindy-prie-razlivo-500-329932#ixzz2d4xD81Ac.
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Anche se A. K. vincerà il superfinale dei conservatori, e a quanto pare sarà così, sarà soltanto una sua vittoria personale. L’esito di queste elezioni non si potrebbe definire l’inverno del Patriarca. Ma nemmeno la vittoria di A. K. diventerà la primavera dei conservatori39.
In questo paragrafo, la fraseologia conclusiva è stata rielaborata con notevole inventiva a partire dal titolo del libro L’autunno del Patriarca (Gabriel García Márquez). Nella prima espressione è stata cambiata soltanto la stagione, nella seconda entrambe le unità lessicali, ma è chiaro che la fonte è la stessa opera. Entrambe le espressioni sono accompagnate da una segmentazione (insolitamente, prima della congiunzione ma viene posto un punto anziché una virgola) e da un inciso (e a quanto pare sarà così). Dove vi sono segmentazione e inciso, di solito compaiono anche elementi di iperbato. Le espressioni argutamente coniate e collocate in chiusura saranno sicuramente notate e ricordate dal lettore.
La fraseologia collocata in chiusura dà l’impressione di un forte accento logico e di una conclusione finale formulata con brio. È come un’uscita a lungo attesa e finalmente trovata da un discorso contorto.
LE RAGIONI DELLA RIELABORAZIONE DELLA FRASEOLOGIA
La libertà di parola, la democratizzazione della lingua, con la crescente tendenza a preferire all’uso ufficiale quello privato e uno stile libero di comunicazione quotidiana (Miliūnaitė 2009: 41–43), l’influenza del linguaggio giovanile e il desiderio di attirare il destinatario in una concorrenza sempre più aggressiva tra i mezzi di comunicazione: queste sono soltanto alcune delle ragioni dell’intensa trasformazione linguistica, della modifica della sintassi normativa e delle costruzioni sintattiche abituali e, di conseguenza, della sempre più diffusa rielaborazione della fraseologia. Già nei titoli, gli autori cercano di predisporre favorevolmente il destinatario con espressioni rielaborate con arguzia e inventiva.
«La fraseologia tradizionale non soddisfa più le esigenze del destinatario contemporaneo, perciò viene precisata, rielaborata sul piano semantico e stilistico, contraddetta e se ne respinge il pensiero» (Stojanova 1999: 336). Ciò che si scrive sul rinnovamento della fraseologia tradizionale (la cui nozione comprende anche le paremie40) nei paesi stranieri è valido anche per descrivere la situazione della fraseologia lituana in senso ampio. La studiosa ungherese Ana Litovkina scrive: «La parodia dei proverbi non è un fenomeno nuovo, ma negli ultimi due decenni i proverbi vengono deformati
39 http://www.15min.lt/naujiena/ziniosgyvai/komentarai/v-landsbergis-nokdaune-n-venckie-ne-pogrindy-prie-razlivo-500-329932#ixzz2d4xD81Ac.
40 Gr. paroimia – proverbio, detto. Negli ultimi decenni la nozione di paremia è stata notevolmente ampliata: comprende anche frasi «celebri», massime, aforismi, citazioni di origine letteraria e così via.
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e parodizzate così intensamente che le nuove varianti talvolta si sentono molto più spesso dei proverbi originali» (Litovkina 2004: 295). Spesso la fraseologia viene ricreata come in un gioco: si ironizza, si parodia, si critica, si modificano sia il lessico sia la sintassi — «ciò che è vecchio, ciò che è superato, ciò che non è più adatto ai tempi» (Zaikauskienė 2008: 86).
La crescente diffusione nella stampa della fraseologia ricreata e delle figure destrutturanti che la accompagnano può essere ricondotta anche alla tendenza, divenuta di moda, presente nei testi giornalistici di vari generi. D’altra parte, questo fenomeno sociolinguistico potrebbe essere scaturito dai conflitti e dalle contraddizioni della vita sociale, economica, politica e culturale. Le figure destrutturanti, della stessa natura della fraseologia ricreata, contribuiscono notevolmente a rispecchiare tali contraddizioni e a creare dinamismo e tensione: «esporre il pensiero in modo non lineare, modificare l’andamento dell’intonazione della frase, ridistribuire le posizioni degli accenti logici, per dare forma a uno sviluppo del pensiero contraddittorio e dilemmatico» (Abaravičius 2002: 223). Parodiando criticamente, ironizzando e demolendo ciò che è vecchio, gli autori rispecchiano efficacemente quella tensione generalizzata e l’instabilità della vita.
CONCLUSIONI
1. L’efficacia della ricreazione della fraseologia, le possibilità stilistiche di attualizzarne il contenuto e di rendere attiva la lingua aumentano quando essa si intreccia con figure sintattiche destrutturanti. In tal caso, anche l’effetto di queste figure risalta maggiormente.
2. A seconda della posizione occupata dal testo parafrasato nella struttura sintattica, si possono distinguere elementi fraseologici all’inizio, al centro e alla fine del paragrafo. Si è constatato che, indipendentemente dalla posizione occupata dalla fraseologia nella struttura sintattica, negli ultimi anni essa si combina soprattutto con la parcelizzazione, ormai ampiamente consolidata nella stampa. A questa si affiancano anche altre evidenti figure destrutturanti: iperbato, accumulazione, ellissi, aggiunzione, parentesi.
3. L’efficacia della fraseologia ricreata viene notevolmente accresciuta dall’intreccio delle figure destrutturanti e assolve le funzioni retoriche di attirare l’attenzione, suscitare interesse, ironizzare satiricamente, creare arguzia e vivacità, e parodiare. Un’espressione ricreata in modo giocoso attira l’attenzione del destinatario, richiama istantaneamente alla sua memoria la fraseologia originaria con tutto il suo lessico e la sua sintassi consueti; solo il contesto delle figure destrutturanti suggerisce alla mente la reale intenzione della ricreazione fraseologica.
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LITERATŪRA
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Gauta 2013 10 09
Priimta 2013 12 20
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PLAY ON RECREATED PHRASEOLOGY IN THE MEDIA
Summary
The recreation of phraseology in the media relies on both the change of conventional and well-established lexis as well as syntactic order. First of all, phraseology itself is figure-based; stylistically, the figures around it are none the less important. The article shows how syntactic destructive figures help to highlight the meaning, implication and reasons of recreation of phraseology.
As a result of the playful combination of recreated phraseology and destructive figures in the text, rhetorical functions of attraction of attention, intriguing, satire-based irony and parody become especially strong. In combination with phraseology, destructive figures, which simultaneously comment on it, help to explain and understand the recreation of traditional phraseology and to highlight the turn of thought. The effect of the figures themselves increases when they intertwine among themselves, support one another and go together with phraseology.
It has been proven that irrespective of the place of phraseology in the syntactic structure, it first of all combines with parcellation and other accompanying destructive figures – hyperbaton, accumulation, parenthesis, adjunction, ellipsis. The domination of parcellation and other destructive figures is seen in a number of publicistic texts of the journalism of evaluative type of recent years.
The phraseology of the beginning, centre and end can be distinguished by the place of the paragraph content structure in which the rephrased text is located. The wittily recreated phraseology positioned in the beginning immediately draws the addressee’s attention and makes an unexpected intriguing impression. Central phraseology, framed by destructive figures, becomes the culmination of the paragraph. The phraseology positioned at the end creates an impression of a strong logical highlight and a vividly formulated final conclusion.
The growth in the number of recreated phrases conflicting with conventional phraseology and the accompanying destructive figures can be associated with the confusion in social, economic, political and cultural life as well as the increased competition within the media.
Critically and ironically-minded authors with a negative and especially hyperbolic evaluation of topical life affairs, witty and ingenuous parody as well as brave destruction of the old try to attract the addressee and to grip his/her attention by any means possible.
KEYWORDS: recreated phraseology, syntactic destructive figures, accumulation, hyperbaton, parcellation, parenthesis.
REGINA KOŽENIAUSKIENĖ
Vilniaus universiteto Filologijos fakultetas
Universiteto g. 5, LT-01513 Vilnius
[email protected]
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