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Kirčio ir priegaidės kaita, arba metatonija, pietvakarių dzūkų tarmėje

E. Mikalauskaitė

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LIETUVIŲ KALBOTYROS KLAUSIMAI,I LIETUVOS TSR MOKSLŲ AKADEMIJA ALTERNANZA DELL’ACCENTO E DELL’INTONAZIONE, OVVERO METATONIA, NEL DIALETTO DEI DZŪKI SUD-OCCIDENTALI E. MIKALAUSKAITĖ La metatonia nella lingua lituana, come nelle altre lingue indoeuropee, è un fenomeno molto antico. Tuttavia, è attiva anche ai giorni nostri. Distinguere i fenomeni metatonici antichi da quelli nuovi è difficile1. Per questo, nel suo lavoro, che ha carattere prevalentemente descrittivo, l’autrice non cerca né di spiegare la metatonia né di illustrarne l’evoluzione. Qui si è soltanto cercato di registrare i fatti e di fornire una determinata classificazione di tali fenomeni nel dialetto descritto. I fenomeni di metatonia sono di due tipi: puramente fonetici e, in un certo senso, derivazionali. Per quanto riguarda questi ultimi, forse si dovrebbe considerarli in realtà uno dei mezzi derivazionali e, quindi, sarebbe probabilmente più appropriato parlarne nella formazione delle parole. Tuttavia, l’autrice qui segue l’ordine delle grammatiche tradizionali. Che la metatonia serva in primo luogo a distinguere i significati delle parole e, in tal modo, si collochi più vicino alla formazione delle parole e alla semantica, è attestato anche da altre lingue indoeuropee, per esempio: in greco λευκός (bianco): λεῦκος (un tale pesce), oppure in sanscrito kṛṣṇá-h (nero): kṛṣṇa-h (antilope); in russo замо́к (castello): замо́к (serratura); in lettone laũks (campo, sost.): làuks (di campagna, agg.). Lo stesso mezzo è impiegato anche dalla lingua letteraria lituana contemporanea, per esempio: àpsiaustas (avvolto): apsiaũstas (mantello), ãvalynė (calzatura): avalìnė (negozio di calzature), ecc. In questi esempi abbiamo avuto non solo un’alternanza dell’intonazione, ma anche dell’accento. Nella lingua lituana, e quindi anche in questo dialetto, è più diffusa l’alternanza dell’intonazione, ma si riscontrano anche fenomeni di alternanza dell’accento, benché più raramente. In questo lavoro non si farà distinzione tra alternanza dell’accento e dell’intonazione, e i due fenomeni saranno esaminati insieme, poiché sono collegati tra loro e spesso intrecciati. Nel dialetto dei dzūki sud-occidentali, l’alternanza dell’accento e dell’intonazione è impiegata soprattutto per distinguere parole omonime, della stessa origine e formazione e con la stessa radice, per esempio: mẹ̀lìnè (macchia blu sul corpo): mẹ̀lìnẹ̀ (bacca), áukštas (agg.): aũkštas (sost.), raũkìmas, -aì (pieghe di un indumento increspato): rù̃kìmas, -aì (rughe), ecc. Troviamo più esempi di alternanza dell’accento negli avverbi, per esempio: dove sei stato così a lungo? (avv. di tempo): non tagliare così a lungo (avv. di modo); io pas- 1 Cfr. J. E n d z e l ī n s, Baltu valodu skaņas un formas, 13, Rīgā, 1948. 85 kū̃: atẽi.s u (avv. di tempo): kumeliukas bė̃ga pãskui (avv. di modo); skẽr.sai² išilgai³ svẽntu pã:raik ir to:kō:s nerasi: pẽrkirsk pã:gali: skersai.⁴ ir išilgai.⁵; šviesei parẽ:jom (avv. di tempo): šviesei. žã:las (avv. di modo); tá:msei parvãža:bo:m tamsei. žã:las; var.gei gĩ:vas (appena vivo): vargėi. is atẽi.s (è più probabile che non venga); perdaũ.g dúodži: — ar daũ.k rugū̃. prikéi.rto.t? — nepẽr.dauk (non troppo, poco); perdžidelis pė̃.das sunkūs: nepẽr.dzidelis (non grande) arkliukas ale grãi.tas. L’alternanza dell’accento si usa anche quando un caso di un sostantivo, ancora appartenente a una paradigma completa, viene usato come avverbio, per esempio: su βisai.s daiktai.s aci-krá:uste: dá:iktais (in alcuni punti) palīta dá:iktais saū.sa; neacidζauga sábo gra-žumu⁶: aduók grãžumu; ai.k jau ai.k su iõ:s gerumū⁷: gẽ:rūmu nieko nebūs neduõs ecc. Come già menzionato, in questo dialetto l’alternanza della quantità ha un uso molto più ampio dell’alternanza dell’accento. Essa viene usata innanzitutto per distinguere parole omonime di significato diverso, imparentate (o anche di varia origine), per esempio: á:ncis (uccello): aň.cis (della camicia), kâltas (strumento): kãl.tas (agg.), miėlas (agg.): miėlas (gesso), á:ušta (bollito): aū̃.šta (alba), dé̃:ng̃a ~ déngia (cammina rapidamente): deň.ga ~ deñgia (copre il tetto), dá:řkc — dá:řg̃a ~ dērgi — dérgia (colpire, deturpare): deř.kc — deř.ka ~ dērkti — deřkia, má:řkc ~ mérkti (l’occhio): meř.kc ~ merkti (lino, canapa), káuksi ~ kiáuksi (cornacchia, cucciolo): káu.ksi ~ kiáuksi (cagnolino), váu ~ viáu (verso di lamento): váu. ~ viáu (verso dell’abbaiare di un cagnolino), ecc. In questo dialetto la metatonia si riscontra più spesso tra l’accento circonflesso e quello acuto, o viceversa — tra l’acuto e il circonflesso. Più raramente compare tra l’accento breve e quello acuto, e viceversa — tra l’acuto e il breve; ancora più raramente, tra l’accento breve e quello circonflesso o l’accento medio. Metatonia nei nomi Come già menzionato, nella formazione dei nomi, accanto ad altri procedimenti, si ricorre anche alla metatonia. Nel dialetto qui descritto la metatonia nella formazione dei nomi si riscontra nei casi seguenti: 1. Nei sostantivi derivati, in cui, mutando la base, cambia anche l’intonazione: a) per indicare un genere diverso (l’accento circonflesso diventa acuto e, viceversa, l’acuto diventa circonflesso): vĩl.kas: ví.lke (femmina), maĩ.šas: maĩše (sacco grande e largo per riempirlo di pula). A questo gruppo si potrebbero assegnare anche derivati sostantivali recenti di origine aggettivale, per esempio: bá:lcis (maialino bianco): bãl.te (maiale bianca), juódzis (gatto nero): juõde (gatta nera), má:rgis (vitello pezzato): mãr.ge (giovenca pezzata), pá:liš (cavallo grigio chiaro): pãl.še (cavalla grigia chiara), pí.lkis (gatto grigio): pĩl.ke || pí.lke (gatta grigia), ecc.; b) per indicare una certa occupazione o attività (l’accento acuto diventa circonflesso): ká:ilis: kãi.lus (lavoratore delle pelli), púodas: puõdζus (tornitore di vasi di terracotta). 2–5 Nei casi degli esempi precedenti la distinzione è fatta raramente. 6, 7 In questi esempi la distinzione è fatta solo dalla generazione più anziana. 86 ecc. A questo gruppo andrebbero assegnate formazioni recenti come, per esempio: bùlvė: bul.ßus (amante delle patate), duona: duõnus (amante del pane), kãulas: kaũ.lus (chi ama rosicchiare le ossa), pienas: piẽnus (amante del latte), ecc. 2. Nei sostantivi derivati da aggettivi: a) per indicare sostantivi concreti: áukštas: aũ.kštas; b) per indicare sostantivi astratti: áukštas: aũ.kštis ~ altezza, íl:gas: il:gis, ká:rštas: kar:ščis ~ calore, stó:ras: stõ:ris, šál:tas: šal:cis ~ freddo, ecc. In questi derivati si ha metatonia tra accento acuto e accento circonflesso. 3. Nei sostantivi derivati da verbi: a) per indicare sostantivi concreti: α) l’accento acuto diventa circonflesso: ká:nda: kan:das (tarlo), tráu.ke ~ tirare: traũ.kas (uno che si ritira; chi si ritrae), vá.lgi.c ~ mangiare: vał.gis, bráizge.c ~ arrugginire (corrompersi): brai.zgæs (ruggine), svæ:r.c ~ pesare: sva:r.scis (peso), vę:r.c ~ infilare: va:r.tai; β) l’accento circonflesso diventa acuto: li:n.kc ~ piegarsi: li:n.kis (articolazione del ginocchio, piegamento della gamba): kó:ja skaũ.da per li:n.ki; mi:c ~ pestare: pami:nklas: sviẽto pami:nklai! (una cosa inaudita); pastá:te· naũ.ju pami:nklu ~ ha eretto un nuovo monumento; vę:r.š.č ~ stringere: vá:rža (strumento per pescare); b) per indicare sostantivi astratti (l’accento acuto diventa circonflesso): gráu.sc ~ tuonare: graũ.smas ~ tuono, kæ:ikc ~ maledire: kėi.ksmas, ecc. c) per indicare i cosiddetti sostantivi di genere comune (l’accento circonflesso diventa acuto): drim.ba: drímba ~ drimba (persona corpulenta), nũr.žga ~ brontolare: nũrzga ~ brontolone (persona scontrosa, brontolona), šúr.pcie ~ rabbrividire: šúr.pa ~ brivido (persona tutta arruffata), ecc. 4. Negli aggettivi suffissati, dove l’accento acuto diventa circonflesso: a) bá.ltas: bal.svas, júodas: juõsvas, pí.lkas: pil.ksvas, báltas: bal.zganas, ecc.; b) con alternanza vocalica della radice: mé:li.nas: mel.svas, ecc. Metatonia nei verbi Nel sistema verbale la metatonia si manifesta in misura molto più ampia che nei nomi. Qui serve non solo a formare parole nuove, ma anche nuovi significati e nuove categorie. Nei verbi si ha metatonia nei seguenti casi: 1. Nella formazione di verbi derivati primari, nei quali l’accento acuto diventa circonflesso, per esempio: júodas: juõsta, kartùs — kár.tu: kar.sta, má.rgas: mar.ksta ~ diventa variopinto, pí.lkas: pil.ksta: vã.idas papil.ksta; í.lgas: prail.ksta || pra-íl.ksta ~ si allunga: senza lavoro si annoia; pá.rkai (ha dormito): apár.ksta ~ si sveglia: la patata nel terreno diventa appassita (si ammala di peronospora); ecco, le mani dei bambini diventano nere (si anneriscono). 2. Nella formazione di verbi derivati secondari: a) verbi incoativi con il suffisso -auti, nei quali l’accento circonflesso diventa acuto, per esempio: marči — mar.ču: már.tauna || már.tauja, mergà — mer.gu: 87 mė˙rgauna || mė˙rgauja: da giovane ero una ragazza.—mė˙rgavau⁸; apsiža˙nijau—màrta vau⁹; pase-nau.—akìs ingijau, per tas akìs pacì išlindau. (aguona); bérgždžà—bérgždžù: bérgždauja || bérgždauja: è il secondo anno che la vacca è gravida; mū˙so˙džau.s pùse˙ bernù bérgždauja (sono celibi, scapoli); b) verbi intransitivi con il suffisso -uoti, nei quali l’accento circonflesso diventa acuto, per es.: báltas: bal.tuoja, júodas: juodúoja, márgas: mar.guoja, mė˙linas: mė˙linuoja¹⁰, pàlas: pal.suoja, pìlkas: pil.kuoja ecc.; c) verbi intransitivi con il suffisso -ėti, nei quali l’accento acuto diventa circonflesso: ai.šč~eĩžti: á˙žėc~eĩžėti: le mani si sono gonfiate per il freddo; dau.šč~daužti: dáuže˙c~daužėti: la seta, mentre si asciuga, si strappa~la seta, mentre è appesa, si strappa; ker.ta: kàrti || kèrteja: le mani si screpolano per il freddo (sulla schiena) e non si riesce nemmeno a lavarsi; klì.šč~klyšti (errore?): klá.ide˙c: abbiamo vagato fino a metà notte, finché siamo usciti sulla strada; svei.kc~sveikti: sve˙ikė.c~sveikėti: possa il maialino guarire tutte le sue zampette (che i porcellini siano sani); brìk.šč~brįgzti (bràižgas?): bráizge˙c~brįzgėti: le mani cominciano piano piano a screpolarsi (a poco a poco si screpolano, si irritano). 3. Formando verbi denominali secondari (l’accento acuto diventa circonflesso): dárbas: dar.buja (lavora). 4. Formando verbi causativi: a) da nomi e aggettivi: bjaurùs — bjaù.ru˙: bjaurina, daí.lus — daí.lu: dá.lina: come hai fatto a dimagrire così? (sei dimagrito); kal.tas: kál.cina~káltina, saù.sas: sá.usina, svei.kas: sve˙ikina, šve˙n.tas: šve˙ncina~šventina, mergà—mer.gu: mė˙rgınasi (si ama), vár.gas: vàrgina, smá.las || sme˙.las: smá.lina || sme˙ilina¹¹: nusismá.ilino˙ gražùtukai (si è ridotto in miseria), kai anàs bùt ilgáu. pabùsis bùt mùs visá.i nusmá.ilinis (sarebbe invecchiato e si sarebbe impoverito del tutto); b) da verbi primari: ár.ža~éržia: á.rzina~erzina, bír.ba: bír-bina, čìr.ka: čì.rkina, kir.ka: kí.rkina || kí.rko; zìr.ža: zì.rzina, cì.la~tyla: cì.ldo, gì.la: gí.ldo, pì.la: pí.ldo, žì.la: žì.ldo, vèr.ka: ví.rkdo~ virkdo ecc. In questo tipo di verbi l’accento circonflesso diventa sempre acuto. 5. Formando verbi frequentativi: a) che esprimono un’azione semplicemente ripetuta, nei quali l’accento circonflesso diventa acuto: α) kam.šo˙: ká.mšoja~kamšioja, vaìr.to: và.rtel.oja, šlau.ža~ ⁸, ⁹ In questi esempi la metatonia serve anche a distinguere il significato delle parole: mártauti, mė˙rgauti significa essere una nuora o una sposa, mentre martáuti, mergáuti significa cercare una nuora o una ragazza. Tuttavia, non tutti operano più questa distinzione. Gli anziani la mantengono, mentre i giovani accentano entrambi i significati sul suffisso. ¹⁰ I verbi di questo tipo possono essere accentati anche sul suffisso, per es.: mė˙linuoja, pilkuoja ecc. Anche i verbi di questo tipo con significato diverso sono sempre accentati sul suffisso, per es.: mė˙linuoja, raudo˙nuoja (spalma o colora di rosso, di blu). ¹¹ In questa parola la metatonia è usata anche per distinguere il significato: il verbo nel senso letterale ha l’accento circonflesso, per es., si dice più spesso: no˙rá.gu˙ smá.lina || sme˙.lina, kuólu sme˙.lina; ma nusismá.ilino˙ (si è ridotto in miseria). 88 šliáužia: šláužoja ~ šliáužioja, kai̇̀šo: ká'išoja ~ ká' išoja ecc. β) (con alternanza vocalica della radice): nár.pa: ne'rploja, vèlka: vá'lkoja, rièca: rá'icoja, gnì-ba: gná'ibo; b) che denotano un’azione ripetuta, compiuta lentamente: α) l’accento circonflesso diventa acuto: smá'uga: smaũ.go: visùs paršukùs išsmáu.ge ~ visus paršiukus išsmaugė (cfr. išskardė, cioè li macellò uno per uno); gná'ibo: gnai.bo: nespė'į bulbùkės usimėkšč ir jau. gnai.bo ~ non fece in tempo a finire di raccogliere le patatine e già piluccava (scavava un po’ alla volta); β) l’accento breve (dopo l’alternanza vocalica) diventa circonflesso: knìsa: knai.so: kaũ.le nenó'ri é's ci knai.so ~ la scrofa non vuole mangiare, si limita a grufolare (rovista un po’ alla volta); kiša: kai.šo ecc. c) verbi iterativi intensivi, che hanno sempre l’accento acuto: α) l’accento circonflesso diventa acuto (la radice non cambia): 1) či̇r.ka ~ či̇̀kia: čìr.kauna, gai.li: gá'ilauna, krū'ga ~ krūgia: krū'gauna ~ krūgauna, prun.kš ča: prun'kštauna, švil.pa ~ švilpia: švi'lpauna, ùr.zga ~ ùṙzgia: ùṙzgauna, ver.ka ~ verkia: vè'rkauna¹² ecc., 2) con alternanza vocalica della radice: gei.dza ~ geidžia: gá'idauna: viz gá'idavau gà'idavau in Vi'l'nu. nuvažiucoc ale gá'l jau netėks ~ continuavo a desiderarlo, a desiderarlo (avevo molta voglia) andare a Vilnius, ma forse ormai non ci riuscirò; rẽn.ca ~ renčia: rá'ntauja, sé'dzi i rá'ntauja li'k sė'ne ~ sta seduta e racconta, come una vecchia (racconta, arzigogola); spiẽga: spi'gauna, žviẽga: žvi'gauna, krai.pa ~ kreipia: kri'pčoja ~ krypčioja, tū'pa ~ tūpia: tū'pčoja ~ tūpčioja, žań.ga ~ žengia: ži'nkčioja ~ žingčioja, krań.to: kri'msčoja ~ krimščioja ecc. β) l’accento breve diventa acuto (la radice acquisisce il grado vocalico allungato): súka: súkina || sú'koja: kàs teb diònu apsú'kino? (ha scortecciato la corteccia); nesú'kokit lai.kro.džo! ~ non continuate a girare l’orologio! (non giratelo continuamente); súpa: súpauna: pasú'pauk manì (spingimi sull’altalena); d) verbi iterativi graduali, nei quali l’accento acuto cambia in circonflesso: láuka: lù'kurauna, smáudža: smù'durauna, stú'ga: stū'gurauna ecc. ė) verbi iterativi di azione attenuata: kláuša ~ kláusia: klau-sinėja || klausinėja. Anche qui l’accento acuto diventa circonflesso. 6. Anche i verbi momentanei possono presentare metatonia. Qui di norma l’accento circonflesso corrisponde all’acuto, per esempio: krái.pc ~ kreipti: kri'pterėc ~ krypterėti, lan.kc ~ lenkti: li'nkterėc ~ linkterėti, siẽkc ~ siekti: si'kterėc ~ sykterėti, švil.pc ~ švilpti: švi'lpterėc ~ švilpterėti, žvel.kc ~ žvelgti: žvi'lkterėc ~ žvilgterėti ecc. A confronto con i verbi affini, anche le onomatopee presentano un’alternanza dell’accento: a) l’accento circonflesso diventa acuto, per esempio: lan.kc ~ lenkti: li'nkc < *linkti, siẽkc: si'kc ~ sykt, žiẽpc ~ žiebti: ži'pc ~ žybt, žań.kc ~ žengti: ži'nkc ~ žingt; b) l’accento circonflesso o acuto diventa breve (la radice presenta il grado vocalico debole): drẽ.pc ~ drėbti: dri.pc ~ dribt, dziẽkc ~ diegti: ¹² La parola «verkauti» significa in realtà piangere un po’ alla volta, quindi dal punto di vista del significato si adatterebbe meglio ai verbi iterativi graduali. Qui soltanto la formazione è uguale a quella dei verbi iterativi intensivi. 89 dži̇kc ~ digt, spāus c ~ spāusti: spū̄s c ~ spūst, trāukc ~ traukti: trūk c ~ trūkt ir t.t. In realtà, considerando la loro origine, i verbi di aspetto momentaneo vanno ritenuti privi di metatonia, poiché sono più strettamente legati agli ideofoni, con i quali condividono la radice (con la stessa vocale radicale) e la stessa intonazione. Sono riportati qui solo per completezza del sistema verbale. Metatonia nell’accentazione dei verbi Finora si è parlato di fenomeni di metatonia che sono più o meno legati ai mezzi di formazione delle parole. In questo dialetto si riscontrano tuttavia anche fenomeni di metatonia di natura puramente fonetica. Si incontrano nel sistema di accentazione dei verbi. Nell’accentazione verbale troviamo la metatonia nei seguenti casi: 1. I verbi mir.c, gim.c ~ mirti, gimti presentano al presente la metatonia mi̇ršta, gi̇msta || gėma. Nel verbo «mirti» la metatonia è antica (cfr. lett. miršt), mentre quella del secondo esempio è un prodotto dell’analogia con «mirti». Inoltre, nel dialetto è più diffusa la forma gėma ~ gema. 2. La terza persona singolare del futuro dei verbi bisillabici con radice ad accento acuto, come anche l’infinito, presenta metatonia: a) l’accento acuto diventa circonflesso: áuksu, áuksi, aũks ~ augsiu, augsi, aũgs; dži̇rpsu, dži̇rpsi, dži̇rps ~ dirbsiu, dirbsi, dirbs; dė̇su, dė̇si, dė̇s ~ dėsiu, dėsi, dėš ecc.; b) l’accento acuto diventa breve: bū̇su, bū̇si, būs ~ būsiu, būsi, būs; pū̇s u, pū̇si: pūs; li̇c ~ lyti: lįs, ri̇c ~ ryti: ris, dži̇kc ~ dygti: dži̇ks ~ digs, pli̇šč ~ plyšti: pliš, ma: s ū̇c ~ siūti: s ū̇s ~ siūs; vi̇̇sc ~ vysti: vi̇̇s ~ vys. Qui, a quanto pare, la metatonia non si è verificata a causa della differenza di significato (cfr. s ū̇s c ~ siūsti: s ū̇s ~ siūs, vi̇sc ~ visti: vi̇s). La metatonia del futuro si è verificata secondo la regola generale del lituano: in una parola monosillabica l’accento acuto diventa circonflesso se la sillaba non si accorcia. A questa regola generale fanno eccezione soltanto i dialetti žemaiti e alcuni dialetti aukštaitici occidentali: nel futuro essi hanno conservato intatto l’accento acuto. 3. Anche la terza persona singolare del futuro dei verbi polisillabici la cui desinenza del tema dell’infinito contiene i̇- (-y-) oppure i̇- < -in- presenta metatonia: qui la vocale lunga si accorcia e l’accento acuto diventa breve, per es.: raši̇su, raši̇si, raši̇s....; saki̇su, saki̇si, saki̇s... ~ rašysiu, rašysi, rašys...; sakysiu, sakysi, sakys; vadži̇su, vadži̇si, vadži̇s... ~ vadinsiu, vadinsi, vadins, va-dins; kuri̇su, kuri̇si, kuri̇s... ~ kūrinsiu, kūrinsi, kūrins (kūrėns i u, kūrėnsi, kūrėns) ecc. 4. Anche i verbi bisillabici con radice ad accento acuto presentano metatonia nel modo condizionale; in altre parole, nel condizionale hanno l’accento circonflesso, per es.: aũ.ktau, aũ.ktai, aũ.ktu || aũ.kt; kei̇.ktau, kei̇.ktai, kei̇.k-tu || kei̇.kt; kel.tau, kel.tai, kel.tu || kel.t; dži̇r.ptau, dži̇r.ptai, dži̇r.ptu || dži̇r.pt; stuṁ.tau, stuṁ.tai, stuṁ.tu || stuṁ.t ecc. 90 La metatonia del modo condizionale è un fenomeno molto diffuso nei dialetti della lingua lituana. È nota sia ai dialetti occidentali dell’aukštaitico (kapsai), sia allo žemaitico (dūnininkai), sia, infine, alla maggior parte dei dialetti orientali dell’aukštaitico. Questa metatonia è un fenomeno relativamente recente. È sorta quando l’accentazione finale delle radici con accento acuto si è fusa con quella radicale. In passato parole come: árti, áugti, bėgti, būti, ėsti, sėsti, šalti, vírti, džūti ecc. erano accentate sulla desinenza (cfr. il russo бегу́), mentre parole come: ìrti, kárti, rìmti, skìrti, skìlti, vêrti ecc. erano accentate sulla radice. Lo testimoniano i diversi intonemi della lingua lettone. Nella lingua lettone odierna le parole del primo gruppo hanno l’intonazione spezzata: ārt, augt, bēgt, būt, ēst, sēst, salt, vìrt, žūt (inaridirsi), mentre quelle del secondo gruppo hanno l’intonazione ascendente: ìrt, kàrt, rìmīt, šķìrt, šķìlt, vērt ecc. Tracce dell’accentazione finale (delle radici con accento acuto) si trovano anche nei nostri dialetti. I dzūkai meridionali dicono ancora burtáu, burtái; ciò dimostra l’accentazione finale. In passato si sono conservati alcuni resti di questa accentazione anche nel dialetto qui descritto. Circa venticinque anni fa ho annotato questi esempi: kab dėjaũ·s an lā·do· ~ come dėjaũs ant lėdo (sono caduto pesantemente); ė·jo· ė·jo· ir sė·dė·s (camminò, camminò e si sedette); kab gailėsis stojōsi tai ir žō·džāi radō·si ~ come gailestis stojōsi, tai ir žodžiai radōsi (quando venne la compassione, vennero anche le parole per il lamento); tokìs mažùkas veršiùkas radō·s ~ tokis mažiukas veršiukas radōs. Nel dialetto occidentale dell’aukštaitico (nei dintorni di Kiduliai) ho annotato queste espressioni: aš tuojau nubėgau ir parsinešiau; sakau, kad mokais, tai mokykis. Questi pochi esempi confermano anch’essi le nostre affermazioni sull’accentazione radicale e finale dei verbi. L’intonazione acuta divenne circonflessa innanzitutto nelle coniugazioni verbali di tipo con accentazione finale, spostando l’accento dalla desinenza alla radice, per es.: būtáu > bū́tau, augtų́ > augtų13 ecc. In seguito, sul modello di questo tipo, si generalizzò anche l’accentazione del secondo tipo, cioè di tipo radicale. Di conseguenza, secondo: aìgtų, bėgtų, būtų, artų, ėstų sėstų, virtų ecc., si cominciò a dire: ìrtų, rìm tų, skìrtų, skìltų ecc. Così, oggi nel dialetto sudoccidentale dei dzūkai è rimasto un solo tipo di accentazione nel modo condizionale dei verbi bisillabici, vale a dire: è rimasta soltanto l’intonazione circonflessa, ma con accentazione radicale. La nostra lingua letteraria, uniformando l’accentazione del modo condizionale, ha seguito la strada opposta. Di conseguenza, sul modello del tipo radicale si è generalizzata anche l’accentazione del tipo finale, perciò oggi tutti i verbi con radice ad accento acuto sono accentati sulla radice e hanno l’intonazione acuta. In questo dialetto, nel modo condizionale di alcuni verbi bisillabici con radice ad accento acuto la vocale lunga si abbrevia e l’intonazione acuta diventa breve, per es.: dzì·kc ~ dygti: dzìktau, dzìktai, dzìktu || dzìkt ~ digtau, digtai, digtu || digt; lū·šč ~ lūžti: lūštau, lūštai, lūštu || lūšt ~ lūžtau, lūžtai, lūžtų || lūžt; plì·šč ~ plyšti: plìštu || plišt; rù·kc ~ rūgti: rùktu || rùkt! ka tù surūk-tai! ~ che tu possa inacidire! (imprecazione bonaria); slù·kc ~ slūgti: slùktu || slùkt, 13 Anche i dialetti settentrionali dell’aukštaitico mostrano che, spostando l’accento dalla desinenza alla radice, l’intonazione acuta diventa circonflessa, per es.: arkìys > ār.kèlis, ma à·rkl a (kiln.), galvù > gal.va, ma gà·lvo (gen.). 91 trūkė ~ trūkti: trūktu || trūkt, ma: pærplištau, pærplištai, pærplištu || pær-plišt14 ~ pérplyštau, pérplyštai, pérplyštu || pérplyšt. È difficile stabilire l’origine della metatonia in questi esempi. Con ogni probabilità si tratta di un’analogia con il futuro. L’ultimo esempio sembra avvalorare questa ipotesi: la sua radice e la sua accentazione coincidono del tutto con quelle della forma al futuro: pæ’rplišu, pæ’rpliši, pæ’rpliš ~ pérplyšiu, pérplyši, pérplis. Inoltre, in questo dialetto, alla 3ª persona del condizionale si usano molto più spesso forme abbreviate: džikt, lūžt, rūkt ~ digt, lūžt, rūgt ecc.; secondo la regola generale, con l’abbreviazione della radice avrebbe dovuto verificarsi la metatonia. In seguito, sul modello della 3ª persona, si abbreviarono le altre forme e la metatonia si estese all’intero modo condizionale. Del resto, questi ultimi esempi confermano ancora una volta che la metatonia del modo condizionale è un fenomeno recente: è infatti posteriore all’abbreviazione delle parole monosillabiche con intonazione acuta. Metatonia nelle parole composte 1. Il funzionamento della metatonia nei nomi con prefisso. Il funzionamento regolare della metatonia si può individuare più facilmente nei nomi con prefisso, costituiti da una preposizione e da una parte del discorso non verbale declinabile: a) ā’pæ- < circa, api-, api-: api’galvis (parte del muso), api’daira (andatura, modo di camminare), api’pietė (riposo pomeridiano), api’verpinė (tessuto di lino spesso)..., ma: apigamas (neo), apināstris (muso), apivara (cordicella per legare i calzoni o le fasce)..., aggettivi: api’au kštis ~ apyaukštis, api’ilgis, api’senis, api’storis, api’žalis ecc. b) bė: dúona: beduõnė. (periodo in cui manca il pane, il pane finisce) gá’lβos (pl.): begalvis, dá’rbas: bedar’bis (chi non ha lavoro), pláukus: beplau-kis, kælne’s: bekel’nis..., ma: ká·ulas: beká·ulis, kója: bekó·jis, plúksna, beplúkšnis, žá’ndas: bežá’ndzis ecc. c) nuõ || n’õ: núobraukos, núogrę·bos núosema, núoteka (nuotaka), núota-rascis ~ núotarasistis (sospetto, intuizione), núotrauko·s ecc. d) pēr15. pæ’rauda (una rarefazione prodotta durante la tessitura), pæ’rsliėkė (filo più sottile lasciato durante la filatura), pæ’rstogė (interruzione), perlaidžini’s — pæ’rlaidžini’ (traghetto del carro)..., ma: per’nagis (guadagno): gæ’ras pær’nagis bus; pēr’pete’s (parte dell’abito dalla scollatura fino alla manica), pēr’pietė (verso mezzogiorno): ar pār’gena pēr’pietė·s?; pēr’takis (luogo dove tutti passano): pasordžino· medė·li· an to·kō· pēr’tako· neau·ks; pēr·se·ja (giro lasciato durante la semina): pį·lno’s ā·vižo’s pēr·se·ju pridarīta; pēr·vagis (giro lasciato durante l’aratura) ecc. non presentano metatonia. È difficile dire perché gli esempi più recenti abbiano l’intonazione circonflessa. Infatti, sono più antichi dei primi. Forse perché i primi sono maggiormente di origine verbale, perciò anche il loro prefisso ha la stessa intonazione dei verbi, mentre 14 È vero, molto spesso si può sentire pronunciare con la “i” breve in tutte le persone (cfr. “plyšti”). 15 Il prefisso “per” con i verbi e i sostantivi verbali ha sempre, come in lk, un’intonazione circonflessa. 92 Nei secondi, che sono di origine nominale, si avverte maggiormente il carattere preposizionale, perciò anche l’accento tonale è qui preposizionale. Tuttavia, è evidente che la metatonia degli esempi precedenti è un fenomeno di epoca antica. e) pó-, pa: pó·ažis ~ požezis, pó·ažari ~ požezė, pó·dukre, pó·sunis, pó-gro·žis (compiacimento, mettersi in mostra e vedere gli altri), pó·žmo·nis (stare in compagnia, fare visita), aggettivi: pó·aukštis ~ požaukštis, pó·ilgis, pó·mažis, pó·trumpis ecc. I sostantivi con il prefisso «pa» presentano quasi sempre metatonia: dan·gu (acc. sing.): padánge·s, gá·lvą ~ galvą: pagal·ve· (tassa individuale, forse tassa familiare), juósta: pajuóste· (grembiule), ká·lnas: pakal·ne·, kam·pas: pa-kámpe·s, kran·tas: pakrá·nte·, vá·ndeni·: pavañ·dene·s (quando piove molto o quando la neve si scioglie in primavera): pava·saro· pavañ·dene·s prasidė·s nemážne·s išvažiuoc ~ in primavera inizieranno le pavañdenės, non saranno poche le partenze, e così via. Anche gli avverbi di questo tipo presentano metatonia: sá·ule·: pasaul·ui (voltandosi via dal sole), vá·ndeni· (acc.): pavañ·denui, vé·jas: pavé·ji || pavé·jui ecc. Tuttavia, abbiamo esempi anche senza metatonia: bá·ržas: pabá·ržis (un tipo di fungo), gú·rblė: pa-gú·rklė (acc.), ká·usas: paká·usis, lá·ngas: palá·nge·, stó·gas: pastó·ge·, sá·rmas: pasá·rme·s, í·gas: paí·lgis (pagnotta), í·gas: paí·lgas (agg.). f) priè: priegalvi ~ priegalvį, prieva karis, priemo·lė ~ priemolė (terra con argilla): priemo·lė·s labaĩ. indžústa; príetema (crepuscolo), príekurtė· (un po’ sorda), príekušlis (quasi cieco). g) prieš: priešakis, priešgina ~ priešgina, priešpie·čiai ~ priešpiečiai, prieš-pusri·čiai ~ priešpusryčiai ecc. h) pró·, pra: pró·švaistė·, pró·tarpis, pró·me·c·om (dando solo un’occhiata): aš cik pró·me·c·om pažurė·jau ~ ho solo dato un’occhiata; ke·ršas: praker·šum, ma: praká·ulis, praskiep as, prapiestis ~ prapiestis ecc. sono senza metatonia. i) su: sú·temo·s, sú·taupo·s, sú·rausvis (rossastro), sú·pilkis, sú·partas (intessuto con legature, cioè a spina di pesce), sú·žalis (verdognolo), ma: sugrážtai ~ sugrąžtai (controfrese), suβ·ertuβe·s ecc. j) su < san-: sú·malinus má·la; sú·naru skau·da ~ fanno male le articolazioni; sú-sma uga, sú·βaro·s (feste di filatura), sú·βe·la (fili aggrovigliati) ecc. k) užuo, už: užúogana, užúomarša, užúoβarta (persona ostinata)… Talvolta anche il prefisso už assume una vocale allungata e l’accento circonflesso (cfr. il prefisso su): u·škuri·s — u·škuri· ~ užkurys — užkuri. l) ant, in: án·tjuoscis ~ ántjuostis (vita), án·tkešenis, án·tβo·že· ecc. iñ·kilas, iñ·klornis, iñ·mgis, iñ·pilas, iñ·žaginis; tá·u rai·ka gė·ro· in·žagino· (buone verghe). Queste due preposizioni, a quanto pare, non presentano mai metatonia. 2. Il funzionamento della metatonia nei nomi a due temi. Nei nomi a due temi è ancora più difficile stabilire le leggi che regolano il funzionamento della metatonia che nei derivati prefissali, per esempio: a) buožgal·vis (un tipo di girino), ma: rugapjú·te·, o·škraiv·lne·: ví·lno· su o·škraiv·lni ~ lana con pelo di capra (ruvido); b) gi·vaplaũ·kei, žalavař·ne· (un tipo di uccello), graitadár·be·, kraivagal·vis ecc., ma: raudongúrklis (un tipo di uccello), ilgavé·ide· (scrofa con il ventre ammorbidito), bal- 93 tappo, dal dorso bianco, dalle gambe lunghe, dalla spiga lunga, dal corvo storto, dal collo duro, dal cuore duro, buongustaio; c) dal dorso bianco, dal dorso blu, dal dorso rosso, dal dorso verde ecc. d) con nove teste || novetestato, con cento torri, ma: con nove cuori || novecuore ~ nove cuori (un fiore di questo tipo, Dianthus barbatus), con nove zolle || novezolle (lo stesso); e) dal collo ripiegato, ma: dal grido roco (urlatore), gocciolante ecc. Dagli esempi riportati si vede che, nei composti bisillabici, è impossibile stabilire un funzionamento regolare della metatonia, poiché parole di identica struttura alcune presentano metatonia e altre no. Inoltre, si può osservare che gli esempi con metatonia sono meno numerosi di quelli senza. Gli esempi con metatonia sembrano più antichi. Si può anche notare che l’intonazione del primo componente di una parola composta, se è accentato, rimane sempre intatta; quella del secondo componente, quando è accentato, talvolta rimane intatta e talvolta passa da acuta a circonflessa. L’intonazione circonflessa rimane quasi sempre intatta. Diverso è il caso dei cosiddetti nomi prefissati. Qui il funzionamento della metatonia segue determinate regole, che si possono formulare così: 1. Le preposizioni da, presso, davanti a, quando fungono da prefissi, se portano l’accento, presentano sempre metatonia16. 2. Il prefisso preposizionale per presenta metatonia con i verbi e i sostantivi di origine verbale, ma non con i sostantivi di origine nominale. 3. I prefissi preposizionali po, pro presentano metatonia se sono accentati; se invece sono atoni, si accorciano in pa-, pra-; in tal caso, il componente accentato può presentare metatonia, ma può anche esserne privo. 4. I nomi con il prefisso preposizionale be possono presentare metatonia nella radice, oppure esserne privi. Il prefisso stesso di norma non è accentato. 5. La preposizione apė non funge da prefisso; essa sostituisce ap-, api-, apy-. Il prefisso apy- ha sempre intonazione acuta. Può essere soltanto accentato. Anche il prefisso api- è sempre accentato e ha intonazione breve. 6. I prefissi preposizionali su-, už-, quando si uniscono ai nomi, talvolta presentano un grado vocalico allungato e allora hanno intonazione acuta. 7. Non si osserva metatonia nei prefissi preposizionali ant-, in-. 8. Infine, bisogna dire che nei nomi prefissati il funzionamento della metatonia è più stabilizzato che nei composti bisillabici. Infatti, anche il processo di formazione di questi ultimi non è ancora definitivamente stabilizzato. 9. Si può aggiungere che nel sistema verbale il funzionamento della metatonia non solo è applicabile in misura molto più ampia, ma è anche molto più stabilizzato che nel sistema nominale. 10. Inoltre, occorre osservare che il funzionamento della metatonia, come quello di altre leggi fonetiche, non è costante. In altre parole, non tutti i fenomeni di metatonia hanno la stessa stabilità. I fenomeni meno diffusi, come già accennato nell’articolo, scompaiono, per esempio quelli relativi ad alcuni avverbi e ad alcuni casi meno frequenti di 16 La metatonia è intesa qui nel senso della lingua contemporanea, non in quello storico. 94 I parlanti più giovani non conoscono più la doppia accentazione dei verbi, ancora usata dalla generazione più anziana. Tuttavia, i fenomeni di metatonia di carattere più generale (per esempio, l’accentazione di alcune categorie verbali) si generalizzano sempre più e diventano un nuovo mezzo di formazione delle parole. CAMBIAMENTO DELL’ACCENTO E DELL’INTONAZIONE, O METATONIA, NEL DIALETTO SUD-OCCIDENTALE DEGLI DZUKI Е. В. МИКАЛАУСКАЙТЕ Riassunto La metatonia è un fenomeno molto antico nella lingua lituana, ma si manifesta anche oggi. Il presente articolo esamina il funzionamento della metatonia in uno dei dialetti degli dzuki sud-occidentali. Poiché questo dialetto confina con il dialetto meridionale del dialetto occidentale degli aukštaitiai, che è alla base della lingua letteraria lituana, la ricerca potrà essere presa in considerazione anche nello studio di alcuni fenomeni metatonici della lingua letteraria lituana. L’autrice suddivide tutti i fenomeni metatonici in due gruppi principali: fenomeni puramente fonetici e fenomeni di formazione delle parole. Particolare attenzione è dedicata a questi ultimi: viene mostrata la manifestazione della metatonia nei nomi e nei verbi. Dall’articolo emerge che, nella formazione di nuove categorie e nuovi significati, la metatonia è applicata nei verbi molto più ampiamente che nei nomi. Nell’esame dei fenomeni puramente fonetici della metatonia è stata stabilita l’origine della metatonia nelle forme del futuro e del modo congiuntivo. Nel modo congiuntivo, la metatonia si è formata in seguito alla confluenza dei tipi baritono e ossitono di accentazione verbale. Inoltre, l’autrice conclude che nel campo delle parole composte la manifestazione della metatonia non si è ancora definitivamente stabilizzata. Infine, si conclude che non tutti i fenomeni di metatonia sono ugualmente stabili. I fenomeni metatonici meno diffusi e meno frequenti scompaiono, mentre quelli più generali e più ampiamente usati si generalizzano e diventano un mezzo stabile di formazione delle parole.