Lietuvių kalbotyra 2001-aisiais metais: Lietuvoje išleisti darbai
Full text
ACTA LINGUISTICA LITHUANICA
XLVII (2002), 149–164
RASSEGNA DI NUOVI LAVORI
Rassegna delle pubblicazioni recenti
LA LINGUISTICA LITUANA NEL 2001: LAVORI PUBBLICATI IN LITUANIA
Il 2001 non è stato un anno favorevole per la linguistica lituana. Alla crisi economica persistente si è aggiunto il caos nell’amministrazione della ricerca scientifica. Si è pensato ora di aggregare l’Istituto della lingua lituana all’Università di Vilnius, ora di unirlo all’Istituto di letteratura e folklore lituani. In due anni, i fondi destinati all’Istituto per gli stipendi del personale sono stati ridotti di un terzo. La Commissione statale per la lingua lituana è stata riorganizzata e il suo status è stato modificato. In circostanze simili è difficile aspettarsi un serio lavoro scientifico. Ciononostante, in Lituania sono uscite con data 2001 una decina di nuove pubblicazioni, sette delle quali sono esaminate in questo articolo. La rassegna si articola in tre parti: la prima tratta le nuove monografie, la seconda le raccolte di articoli di singoli autori e la terza le ristampe del patrimonio scritto.
Monografie
Nel 2001 sono state pubblicate in Lituania due nuove monografie: Alberto Rosinas La struttura semantica e morfologica dei pronomi nei testi di Mikalojus Daukša (Vilnius: Istituto di editoria scientifica e enciclopedica, 2001, 164 p.) e Vytautas Vitkauskas Fenomeni morfonemici nei dialetti della lingua lituana (Vilnius: Žara, 2001, 262 p.).
Il libro del linguista esperto di morfologia Alberto Rosinas è uno dei pochi tentativi, nella linguistica lituana, di descrivere sistematicamente un frammento della lingua scritta di un singolo autore. Inoltre, gli scritti di Mikalojus Daukša — le opere più antiche composte e pubblicate nel Granducato di Lituania giunte fino a noi — offrono molto materiale prezioso per lo studio della storia dei diversi livelli della lingua lituana. Il libro ha già ricevuto alcune recensioni (Maskuliūnas 2002; Pajėdienė 2002); pertanto, in questa rassegna se ne mettono in evidenza soltanto alcuni aspetti importanti.
Nella prefazione al libro, l’autore afferma che «Nello studio della semantica dei pronomi di Daukša mi sono avvalso della stessa metodologia utilizzata nella monografia “I pronomi della lingua lituana standard” (1996). Per evitare ripetizioni, in questa monografia non discuto quindi le questioni teoriche più complesse, ma rimando alla monografia menzionata» (p. 8). Tuttavia, l’autore non è riuscito a evitare le ripetizioni, poiché dalla monografia citata e da altri lavori monografici e articoli (Rosinas 1986, 1988, 1995) sono stati trasferiti nel libro in esame non soltanto lo schema descrittivo preliminare e l’ordine, alcune formulazioni, ma anche intere frasi o paragrafi, persino brani di testo lunghi diverse pagine. Per esempio, la sezione «Relazioni tra i pronomi» (p. 10) corrisponde parola per parola (con lievi tagli) al testo, un po’ abbreviato, della monografia del 1996 (cfr. Rosinas 1996: 17). Due pagine di osservazioni nella sezione seguente, «Inventario dei pronomi nei testi di Daukša» (pp. 11–12), corrispondono parola per parola al testo di un articolo pubblicato in precedenza (Rosinas 1986: 30). Sembrano essere state riscritte soltanto tre sezioni di questo capitolo—
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il paragrafo di Riaus (p. 13), mentre alla fine del capitolo l’articolo citato viene nuovamente trascritto alla lettera oppure abbreviato. «I pronomi dimostrativi» (pp. 37–39) è un capitolo abbreviato del libro Lietuvių bendrinės kalbos įvardžiai (cfr. Rosinas 1988: 57–59): gli esempi sono stati modificati ed è stata inserita una digressione sulle forme di «genere neutro» dei pronomi nella Dabartinės lietuvių kalbos gramatika (p. 37). Le riscritture di pubblicazioni precedenti dell’autore costituiscono probabilmente circa la metà del testo della monografia (esempi e ultimo capitolo esclusi). È dunque lecito dubitare che possa essere considerata una monografia del tutto nuova e originale.
Sono nuovi nel libro i paradigmi dei pronomi di Daukša e la loro rassegna. Vi si trovano anche nuove affermazioni. Per esempio, a proposito del fatto che il pronome possessivo riflessivo «in quanto sostituto delle forme oblique dei pronomi possessivi manas, tavas […] non ha forme al nominativo» (p. 32); la spiegazione dell’origine della correlazione wis(a) kąkąg (p. 105) e altro ancora. Nuovo e interessante è anche l’ultimo capitolo del libro, «I locativi posposizionali: origine, motivazioni interne dei mutamenti funzionali» (pp. 136–152). È vero che metà del testo di questo capitolo (§48) è stata pubblicata quasi contemporaneamente in un articolo a sé (cfr. Rosinas 2000 a), mentre alcune idee erano apparse nelle tesi di atti di convegno (cfr. Rosinas 2000 b). Come indica il titolo, gli argomenti trattati in questo capitolo sono solo in parte collegati al tema della monografia e vi figurano piuttosto come appendice. È interessante che, in un articolo di Gina Kavaliūnaitė pubblicato nello stesso anno (cfr. Kavaliūnaitė 2001), l’uso dell’adesivo negli antichi testi lituani sia spiegato in modo ancora diverso.
Un grave limite della monografia è che gli esempi esaminati non vengono confrontati con gli originali. Anche nei casi in cui l’autore constata l’influenza determinante dell’originale sull’uso dei pronomi lituani, di norma il lettore non trova i corrispondenti polacchi (per esempio, pp. 26, 27, 37 e seguenti). Fanno eccezione gli esempi polacchi riportati alle pp. 65, 66, 81 e in alcuni altri punti. Ciò riduce in particolare la fiducia nella descrizione della semantica dei pronomi di Daukša (cfr. le osservazioni di Jūratė Pajėdienė al riguardo – Pajėdienė 2002: 206). Va condivisa anche l’opinione di entrambi i recensori circa l’assenza nella monografia di un’analisi statistica dell’uso dei pronomi (cfr. Maskuliūnas 2002: 225; Pajėdienė 2002: 207).
Poiché l’autore si è avvalso (o avrebbe potuto avvalersi) dell’indice delle forme delle parole del Katekizmo compilato da Jonas Palionis (Palionis 1995) e dell’indice delle parole della Postilės compilato da Czesław Kudzinowski (Kudzinowski 1977; questa pubblicazione non è menzionata né nella bibliografia né nell’elenco delle fonti), sembrerebbe non esserci motivo di dubitare che il libro descriva tutti i pronomi di Daukša e le loro forme; tuttavia, Pajėdienė ha trovato alcune forme inessive del pronome niekas non menzionate nella monografia (si veda Pajėdienė 2002: 210). Nella monografia sono riportate ben lungi dall’essere tutte le varianti grafiche delle forme pronominali usate da Daukša. Per esempio, nei paradigmi dei pronomi personali e dei pronomi intensivi non sono indicate le varianti del genitivo di aš manęs DK 134₁₁, manės DK 136₉–₁₀; il frequente dativo maní DK 9₁₀, 12₂, 26₂₀ ecc.; l’accusativo mané DK 69₂; suscita dubbi la variante dell’accusativo ma inserita nel paradigma (p. 15). Per il pronome tu non è indicato il genitivo tawęs DK 155₈; le varianti dell’accusativo tawe DK 11₁, Tawė DK 135₂₂, tawę DK 135₅; lo strumentale tawim’ DK 177₂₁; gli adesivi tawip DK 169₂, tawimp DK 182₇, tawimp DK 144₁, 155₆, 174₁₃; gli allativi tawęlp DK 62₁₉, tawęlp DK 136₁₆, 148₂₁, 149₁₁, tawęlp DK 136₂₁–₂₂, 148₉, 149₂₂ ecc., tawęlp DK 141₁; la variante táwo è erroneamente indicata nel paradigma come dativo (p. 16).
Gli esempi dei testi di Daukša sono riportati nel libro con l’ortografia originale. Per verificare l’esattezza della trascrizione delle citazioni e delle singole forme confrontandola con l’originale, ho messo a confronto gli esempi dei pronomi participiali io e tu riportati nel capitolo «Pronomi personali» del Catechismo (pp. 14–17). Anzitutto va richiamata l’attenzione sulla metrica degli esempi: non è indicata la pagina dell’originale, bensì quella dell’edizione del 1995 del Catechismo (Jakštienė, Palionis 1995); inoltre, non sempre sono indicate le righe della pagina. Trascriz-
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sono stati riscontrati i seguenti errori: mano DK 410₃ – dovrebbe essere māno DK 170₃; paties DK 378₈ – dovrebbe essere paties DK 154₈; wifsūse DK 404₁₈ – dovrebbe essere wifsūlė DK 167₁₈; pritikimūlė DK 404₁₉ – dovrebbe essere pritikimūlė DK 167₁₉; tawēfp DK 404₂₀ – dovrebbe essere tawēfp DK 167₂₀; idant galecēję pažint tawę DK 358₂₀–₂₁ – dovrebbe essere idant galecēję pažint tawe DK 144₂₀–₂₁; Bažnīčia DK 200₁₇ – dovrebbe essere Bažnīčia DK 65₁₇; kasg DK 356₁₄ – dovrebbe essere kašg DK 143₁₄; wēiksis DK 143₁₅ – dovrebbe essere wēikšis DK 143₁₅; efsi su DK 88₁₀ – dovrebbe essere efsigū DK 9₁₀; krikbčionis DK 88₁₁ – dovrebbe essere krikbčonis DK 9₁₁; vžgines DK 340₁₆ – dovrebbe essere vžgīnės DK 135₁₆; Ką DK 126₁₀ – dovrebbe essere Ką DK 28₁₀.
Nella prefazione del libro si afferma che «Daukša scriveva nel dialetto degli altolituani centrali [...]. Per questo talvolta viene definito rappresentante della “varietà centrale della lingua scritta”» (p. 7). Tuttavia, secondo la classificazione dialettale di Girdenis e Zinkevičius, il dialetto di Daukša appartiene agli altolituani occidentali, mentre la varietà centrale della lingua scritta è così denominata per la posizione geografica dell’area in cui viene usata (cfr. Zinkevičius 1972: 79, nota 3).
Alla fine del libro compare la bibliografia (pp. 157–158); sono spiegate le abbreviazioni delle fonti e dei termini, nonché i simboli principali e le convenzioni tipografiche (p. 159). Le idee principali del libro sono riproposte nel riassunto in inglese (pp. 160–163). Il libro è stato pubblicato in una bella veste editoriale con il sostegno finanziario della Commissione statale per la lingua lituana.
Nonostante i limiti e le idee discutibili qui segnalati, la monografia di Rosinas è senza dubbio una pubblicazione importante e utile per gli storici della lingua, i baltisti e gli indoeuropeisti.
Il valore della monografia di Vytautas Vitkauskas, uno dei nostri più eminenti dialettologi e lessicografi, risiede nell’abbondante materiale dialettale autentico presentato sistematicamente, nonché nelle interessanti intuizioni e interpretazioni. Valutarle è compito di studi specialistici e recensioni. Il libro è il lavoro di abilitazione che l’autore ha discusso un paio d’anni fa (Vitkauskas 1999); pertanto, in questa rassegna non se ne esaminerà il contenuto. Rispetto al lavoro di abilitazione, il libro si distingue per l’aggiunta di un riassunto in tedesco (si tratta di una versione lievemente riveduta del riassunto del lavoro di abilitazione; pp. 195–220), di un indice analitico (in sostanza, un indice delle parole menzionate o esaminate nel libro; pp. 221–238), di un elenco delle abbreviazioni (pp. 239–254) e, naturalmente, per l’assenza dell’elenco dei lavori scientifici dell’autore, che nel lavoro di abilitazione costituiva la conclusione. Quasi un terzo della parte espositiva del libro (esclusi i capitoli introduttivi, le conclusioni e le appendici) corrisponde interamente al testo della prima dissertazione dell’autore (Vitkauskas 1974; è stata consultata la copia conservata nella Sezione manoscritti della Biblioteca dell’Università di Vilnius, segnatura F. 76 Ds 2024) oppure le è molto vicino (si vedano, ad esempio, i capitoli sui mutamenti e: i (ę, į, ī); e / i: e; uᵘ / uo nel libro (pp. 53–65; 65–70; 96–107) e nella dissertazione (pp. 90–103, 84–86, 124–136)). Un altro terzo circa del testo della monografia era già stato pubblicato in precedenza in varie riviste (si veda l’elenco delle pubblicazioni dell’autore alle pp. 261–262). Il libro in esame somiglia dunque a una raccolta di articoli di un singolo autore o a un’opera scelta (come quelle discusse nella seconda parte di questa rassegna).
I testi dei lavori precedenti sono stati rielaborati per dar loro forma di libro. Per esempio, il capitolo «Relitti dell’assimilazione vocalica regressiva?» (pp. 128–141; cfr. il corrispondente capitolo del lavoro di abilitazione (1999: 98–109)) è composto da due articoli: «Sull’assimilazione vocalica regressiva in alcuni dialetti dunininkai della Samogizia nordorientale» (Vitkauskas 1963) e «Nuovi dati sull’assimilazione vocalica regressiva nel dialetto di Kuršėnai» (Vitkauskas 1975) (peraltro, questi articoli non figurano né nell’elenco delle opere scientifiche riassunte nel lavoro di abilitazione (1999: 158–159), né nella bibliografia della monografia (pp. 255–262)). Gran parte del secondo articolo corrisponde anche al testo della prima dissertazione dell’autore (cfr. Vitkauskas 1974: §§55–56). Alla fine del capitolo sono stati aggiunti tre nuovi paragrafi (pp. 139–141). Nel rielaborare i testi degli articoli sono state apportate alcune modifiche. Le note a piè di pagina sono state
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sono stati inseriti nel testo oppure eliminati; in alcuni casi sono stati integrati; dagli esempi dialettali sono stati ovunque eliminati gli esempi trasposti nella lingua standard; è stato aggiunto il paradigma della declinazione della parola skrãb'is, skrã.b'i (p. 138). Il paradigma al singolare dell’aggettivo gražesnis (1963: 272) è stato sostituito dal paradigma dell’aggettivo g'er'ė:s'n'is; nel paradigma plurale di questo aggettivo sono state fornite forme affiancate (p. 132). I toponimi sono stati accentati e alcuni termini modificati: literatūrinė kalba (1963: 271) è stato sostituito con bendrinė kalba (p. 132); dūnininkų tarmės è stato spesso sostituito con dūnininkų šnektos. È stata sistemata la trascrizione, per esempio segnando coerentemente la palatalizzazione delle consonanti. Sono stati corretti alcuni refusi, per esempio duonininkų (1963: 271, nota 6) è diventato dounininkų (p. 131, nota 20); priešdėlio pa dariniai (1975: 82) è diventato priešdėlio pa-dariniai (p. 135), ecc. Lo stile è stato rivisto in numerosi punti, per esempio: e eina betarpiškai prieš galūninį skiemenį (1963: 269) è diventato e eina tiesiog prieš galūninį skiemenį (p. 128); tam tikrais atvejais yra nesvetima ir kai kurioms dūnininkų tarmėms (1963: 269) è diventato tam tikrais atvejais yra pastebėtas ir kai kuriose dūnininkų šnektose (p. 128); tarmę, pasakyčiau, energingai veikia bendrinė kalba (1963: 271) è diventato tarmę, pasakyčiau, stipriai veikia bendrinė kalba (p. 132), ecc.
Tuttavia, anche dopo la revisione, nel capitolo sono rimasti alcuni errori. Innanzitutto, refusi: alle pp. 128 e 129 del libro ci sono due paragrafi a), mentre a p. 130, dopo il paragrafo b), segue il paragrafo d); sėri (p. 129) dovrebbe essere sėnis; su žodžiu (p. 129) dovrebbe essere su žodžių; *~n (p. 129) dovrebbe essere *en, ecc. Si riscontrano anche alcune irregolarità di trascrizione, per esempio c'ė (p. 133) dovrebbe essere c'ė. Alcuni esempi sono stati omessi durante la ricomposizione del testo: kėli (cfr. 1963: 270), šimtameči (cfr. 1963: 270), ėžė (cfr. 1975: 81); lo stesso esempio šalt'ėn'is è stato stampato due volte (p. 135); sono rimasti errori di punteggiatura. Nella bibliografia manca la pubblicazione di V. Grinaveckis citata a p. 128 (Grinaveckis 1960).
Una revisione accurata è mancata nell’intero libro (nell’edizione non ho trovato da nessuna parte il nome del redattore), soprattutto nei testi che in precedenza non erano stati pubblicati in periodici scientifici. Per esempio, nei primi tre capitoli introduttivi del libro (pp. 7–20), ripresi dal lavoro di abilitazione (cfr. 1999: 3–11), abbondano piccoli errori di punteggiatura, ortografia, correzione di bozze, logica e stile. Sono stati rilevati i seguenti errori ortografici: žemaičiuose (p. 10), cfr. Žemaičiuose (p. 8); Smoczynski (p. 16, nota 1) dovrebbe essere Smoczyński; Chilińskio (p. 19) dovrebbe essere Chylinskio. Questi sono i problemi di punteggiatura riscontrati: per es. LKŽ III (p. 8) dovrebbe essere per es., LKŽ III; tiriama ar yra išlaikoma sistema (p. 9) dovrebbe essere tiriama, ar yra išlaikoma sistema; V. Pėteraitis, 1997 462 (p. 9) dovrebbe essere V. Pėteraitis 1997, 462, ecc. Il participio indeclinabile è usato in modo scorretto nella frase Atidžiau nagrinėjant (t. b. nagrinėdamas) kiekvieną žodį […] pamatai ar suvoki (p. 10). Abbondano i refusi: nuolatinio garsų junginių gludinimu (p. 7) dovrebbe essere nuolatiniu garsų junginių gludinimu; taisi (p. 10) dovrebbe essere tarsi; reiškimosi (p. 11) dovrebbe essere reiškimosi; tai (t. b. taip) susiformavo vad. lingvistinės geografijos principas (p. 12); morfemastam (dovrebbe essere morfemas tam) tikrose pozicijose (p. 12); kurie […] dažnai pasitauso visos tautos vartojamas (dovrebbe essere vartojami) (p. 12); Toliau pamatysime […] ir kiti atvejai (p. 12–13) dovrebbe essere Toliau pamatysime […] ir kitus atvejus; jaunagramatikų (p. 13) dovrebbe essere jaunagramatikų, ecc. In molte frasi i nessi logici non sono chiari, per esempio: Tai yra gal ir menka kai kam atrodanti problema, bet kiek matome iš literatūros gana įvairuojanti ir laikoma ne vieno tyrinėtojo artimais dėsningiems reiškiniams ir niveliuojami (punteggiatura!; p. 8); Reikia pasakyti, kad dialektizmu (tarmybe) literatūrų ir net kalbininkų vartojama reikšme „bendrinėje kalboje pavartojamas tarmės žodis ar forma“ (p. 8); Kalbos dėsnis ir yra iš lyginimų šitaip nustatytas pastovus, kokioje pozicijoje istoriškai tariamas garsas susidaręs, jų junginys, morfema (p. 12), ecc. Si confrontino inoltre: nutuliojimosi eiga, plėtra (p. 7); stabiliai pakito (p. 13). Alcune frasi hanno uno stile scadente, cfr.: ir tai yra visiškai priimtinas toks apibendrinimas (p. 8); Kas susiduria su tarmių leksika, dialektizmų nagrinėjimas būna labai aktualus ir keblus (p. 8); mes nebežinosime, bk veikiami ir niveliuojami, ir tikrosios šnektų padėties (p. 10), ecc. Nella bibliografia
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mancano le seguenti opere citate nel testo: Grinaveckis 1978 (p. 15), Serebrennikov 1975 (p. 15), Mažiulis 1993 (p. 16), Smoczyński 1986 (p. 16). Non sono stati evitati i doppioni: per esempio, alle pp. 17–18 sono in parte ripresi argomenti (ed esempi) già esposti a p. 7. La maggior parte dei problemi qui menzionati è passata nel libro, senza essere corretta, dal lavoro di abilitazione dell’autore.
È un peccato che la pubblicazione di questo prezioso libro non abbia ricevuto il sostegno delle istituzioni statali, che avrebbe probabilmente contribuito a eliminare i difetti di revisione e di correzione di bozze qui menzionati e altri ancora.
Scritti scelti
Nel 2001 è stata completata la pubblicazione dei Alekso Girdenio Kalbotyros darbai (I: 1962–1974, 420 p.; II: 1975–1987, 416 p.; III: 1988–2000, 476 p., Vilnius: Mokslo ir enciklopedijų leidybos institutas; I–II: 2000, III: 2001; vengono recensiti tutti e tre i volumi). Nello stesso anno è uscita anche la raccolta di scritti di Prano Kniūkštos, Kalbos vartosena ir tvarkyba (Vilnius: Lietuvių kalbos instituto leidykla, 2001, 596 p.).
Aleksas Girdenis è uno dei linguisti lituani più attivi, innovativi e interessanti. È uno studioso dagli ampi orizzonti e interessi, dialettologo, fonologo e specialista di linguistica generale e di storia della linguistica. Nella linguistica lituana del XX secolo ha lasciato un’impronta significativa: è stato uno dei pochi linguisti del nostro paese a fondare una propria scuola linguistica.
Pranas Kniūkšta è noto soprattutto nella linguistica lituana come revisore dell’uso contemporaneo della lingua lituana e promotore dello stile burocratico (o amministrativo); presso l’Istituto della lingua lituana ha creato la Sezione di cultura linguistica ed è stato caporedattore della pubblicazione Kalbos kultūros.
Le raccolte oggetto della presente rassegna sono state curate dagli stessi autori. Riuniscono articoli, recensioni e altri scritti pubblicati nell’arco di tre o quattro decenni di attività scientifica. In questi libri sono pochi i lavori nuovi, pubblicati per la prima volta: per Girdenis, due capitoli della dissertazione di dottorato (candidatura) Mažeikių tarmės fonologinė sistema e una recensione del manuale di Jonas Kabelka Baltų filologijos įvadas; per Kniūkšta, gli articoli «La correttezza e la precisione della lingua giuridica» e «L’uso del caso locativo per indicare l’ambito di attività», recensioni di vari documenti giuridici e risposte a quesiti presentati per iscritto. Secondo Girdenis, nella recensione (1974) della Žemaičių tarmių istorijos di Grinaveckis, scritta insieme a Rosinas, «la pubblicazione del libro sarebbe da accogliere con favore anche se non vi si trovasse neppure un’affermazione del tutto nuova, perché è soltanto nel libro che emerge l’insieme delle concezioni teoriche, con i loro punti di forza e di debolezza, e soltanto il libro può inserire saldamente nel circuito delle idee scientifiche i dati empirici e le conclusioni teoriche del ricercatore» (I, p. 386). Questa rassegna non si propone di esaminare le concezioni teoriche esposte nelle due raccolte, limitandosi a considerare la loro struttura e la revisione contenutistica e linguistica.
Le pubblicazioni di Girdenis sono suddivise per genere in varie sezioni: prima gli articoli, poi le note linguistiche, le recensioni e le conversazioni con l’autore stesso. Le pubblicazioni di ciascuna sezione sono disposte in ordine cronologico. Gli articoli e gli altri scritti di Kniūkšta sono raggruppati in base agli argomenti trattati. Il libro è articolato in cinque sezioni: «Principi e modalità della revisione linguistica», «Lingua amministrativa e burocratica», «Denominazioni di enti e imprese», «Aggettivi in -inis», «La varietà della pratica linguistica». Anche le pubblicazioni all’interno di ciascuna sezione sono disposte secondo un criterio tematico, non cronologico.
Le prefazioni di entrambi gli autori illustrano principi di presentazione dei testi simili (Girdenis: I, pp. 11–12; Kniūkšta: p. 9). 1. I testi non vengono rielaborati né corretti; si rettificano soltanto alcuni passaggi e, solo quando necessario, si aggiungono brevi note o rimandi a lavori successivi (Girdenis); alcuni articoli più lunghi sono stati abbreviati (Kniūkšta). 2. L’ortografia è stata aggiornata (Girdenis; per Kniūkšta, circa
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non si fa menzione della revisione dell’ortografia). 3. Tra i segni di punteggiatura sono stati corretti soltanto gli errori evidenti; per il resto, è stata lasciata com’era (Girdenis; Kniūkšta non menziona interventi sulla punteggiatura). 4. Sono stati corretti gli errori di bozze e, quando necessario, anche i segni della trascrizione fonetica (Girdenis); sono state riviste le formulazioni inadeguate e le incoerenze stilistiche, e sono stati eliminati gli esempi inadatti (Kniūkšta). 5. Poiché «ogni scritto è considerato un figlio del suo tempo» (Girdenis), gli autori non hanno modificato né i termini né «le parole che oggi tutti, come un sol uomo, censureremmo» (Girdenis). 6. I riferimenti alle fonti non sono stati uniformati (Kniūkšta).
Dall’esame di alcune pubblicazioni ristampate nei due volumi1 si vede che, nel complesso, i principi esposti sono stati rispettati.
1. Le correzioni di Girdenis sono visibili soprattutto nelle note stampate a piè di pagina degli articoli. Vi ha richiamato l’attenzione anche Algirdas Sabaliauskas nella sua recensione (2002). Sono brevi, precise, critiche e appaiono davvero necessarie. Tra gli altri interventi si notano alcuni casi di attenuazione di precedenti affermazioni (per esempio, l’inserimento di rodos I, p. 193, nota 11) e di precisazione (per esempio, nell’articolo «La gerarchia dei tipi di flessione del sostantivo lituano e le principali tendenze del suo mutamento» sono stati precisati i dati statistici dei dendrogrammi, II, p. 55 e 58; nella gerarchia dei tipi di flessione del dialetto di Šaukėnai è stata interpretata diversamente la posizione del genere maschile e del tema consonantico, II, p. 59–60, ed è stato modificato di conseguenza l’«albero» del raggruppamento gerarchico dei tipi di flessione di questo dialetto, II, p. 60). Queste e altre correzioni apportate dall’autore stesso accrescono il valore delle pubblicazioni ristampate e rendono più interessante la raccolta: vi si riflettono l’evoluzione delle concezioni scientifiche dell’autore e, in parte, quella della linguistica lituana. È soltanto auspicabile che modifiche di questo tipo siano segnalate in tutti i casi. I rimandi a lavori successivi o ad altri lavori pubblicati nella raccolta in esame sono senz’altro utili al lettore: consentono di trovare rapidamente il testo pertinente.
Nel libro di Kniūkšta gli articoli iniziali sono stati sottoposti a interventi editoriali più significativi. Per esempio, negli articoli «Senza congiunzione, senza alcol e il suffisso aggettivale -inis» e «Aggettivi con i formanti -alinis, -arinis, -yvinis, -atinis» sono stati omessi interi paragrafi, frasi e singoli esempi; alcuni paragrafi sono stati accorpati, le formulazioni modificate e sono state eliminate persino una nota e una tabella.
2. La raccolta di Girdenis è stata curata da Agota Sriubienė, esperta redattrice di pubblicazioni filologiche. Il risultato del suo lavoro è evidente in tutti i testi esaminati. Tra le tracce di modernizzazione dell’ortografia si possono citare, per esempio, le seguenti: Prūsų lietuvių è stato corretto in prūsų lietuvių (I, p. 48); sono stati corretti refusi: l’ortografia della radice vilk- (I, p. 48); galbūt (I, p. 52, nota 30), turbūt (I, p. 377, nota 12; I, p. 379) sono scritti uniti e non più separati; kur ne kur è scritto senza trattini (I, p. 190), ecc. Non sorprende che in un’opera così ampia e ricca di caratteri speciali siano rimasti anche alcuni errori non corretti, per esempio: Grammatische – dovrebbe essere Grammatische (I, p. 44, nota 4); V. Vaitkevičiutė – dovrebbe essere V. Vaitkevičiūtė (I, p. 370, nota 1); Tromsö – dovrebbe essere Tromsø (II, p. 51, nota 3). Le forme dei cognomi in alcuni articoli
1 Sono stati esaminati più attentamente i seguenti articoli e recensioni di Girdenis: «Sulla classificazione dei dialetti della lingua lituana» (con Z. Zinkevičius; I, p. 44–55), «Che cosa hanno i dūnininkai al posto dei dittonghi ie, uo della lingua letteraria» (I, p. 190–193), la recensione dei primi due volumi della Grammatica della lingua lituana (con V. Žulys; I, p. 370–386), «La gerarchia dei tipi di flessione del sostantivo lituano e le principali tendenze del suo mutamento» (II, p. 50–62), «La h aggiunta negli antichi scritti lituani: un segno d’accento?» (II, p. 315–320), «Nuovi caratteri per la trascrizione fonetica dei dialetti» (con P. Skirmantas; III, p. 335–351). Dal libro di Kniūkšta sono stati esaminati gli articoli «I principi di normazione linguistica introdotti da Būga» (p. 13–29), una parte dell’articolo «I rudimenti del linguaggio amministrativo negli scritti di Jablonskis» (p. 213–219), «Il linguaggio amministrativo contemporaneo» (p. 249–254), «Senza congiunzione, senza alcol e il suffisso aggettivale -inis» (p. 407–413), «Aggettivi con i formanti -alinis, -arinis, -yvinis, -atinis» (p. 413–417) e una parte dell’articolo «Come esprimiamo la destinazione» (p. 465–471).
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sono scritti nella forma originale, per esempio: Schmalstiego (II, p. 61), Saussure’o (III, p. 241), mentre in altri (anche scientifici!) sono adattati, per esempio: Briukneris, Meje, Ekblūmas (I, p. 385), Sosiūras (II, p. 351). In alcuni punti, negli esempi manca il nome del dialetto o l’abbreviazione della lingua comune (cfr. III, p. 342, 344, 347–348).
Nel libro di Kniūkšta si sono riscontrate poche correzioni ortografiche: irracionalinis > iracionalinis (p. 414); ne kaip > nekaip (p. 470); le parole Funkcinis tikslingumas non sono state composte in caratteri più ravvicinati; è stata corretta l’ortografia del cognome Sirvydo (p. 18). Sono stati corretti i segni d’accento in žmóniškas > žmóniškas (p. 407), áukso > áukso (p. 408); è stato aggiunto un segno d’accento alla parola dekorãcinis (p. 416), mentre alla parola vienos, al contrario, il segno d’accento è stato tolto (p. 28). Qualche errore è sfuggito nella citazione degli scritti di Jablonskis: spausdintus (p. 218) – dovrebbe essere spaudintus; reikia susirašyti (p. 218) – dovrebbe essere reikią susirašyti. Anche nelle citazioni dagli scritti di Būga si trovano imprecisioni: dovrebbe essere kūla-raišas, non kūla-raišas (p. 19); óbul-mušas, non obuol-mušas (ibidem); la parola stiklas nell’elenco dei forestierismi si è inspiegabilmente trasformata in stãlas (p. 22); la forma riflessiva austis è stata sostituita dalla forma semplice austi (p. 23); in alcuni punti sono stati tolti i segni d’accento presenti nel testo. Anche nella citazione dell’opera di Skardžius «Uso antico e attuale della lingua lituana comune» alcune forme sono state «corrette»: nebegalime (p. 141) – dovrebbe essere nebegalima; noromis nenoromis (p. 141) – dovrebbe essere noroms nenoroms. Nel libro l’ortografia dei nomi personali non è stata uniformata del tutto, cfr.: Leskynas (p. 17) e E. Sepiro (E. Sapir) (p. 74).
3. Nei testi della raccolta di Girdenis, come si afferma anche nella prefazione, sono stati corretti alcuni errori di punteggiatura, per esempio: sono stati isolati gli incisi da un lato (I, p. 45), dall’altro (I, p. 46); denominazioni come džūkai, kãpsai [...], sono senza dubbio odizioniai (I, p. 52); non è più separata la proposizione temporale participiale non ci si può basare su di esse per classificare i dialetti (I, p. 47). È rimasto comunque qualche errore non corretto: è stata lasciata una virgola superflua dopo la parola rodo nella frase Vocali ridotte di questo tipo esistono come fonemi anche nel cosiddetto «bacino della Mūša»: lo dimostra non solo la distinzione dei quasi-omonimi [...], ma anche una moltitudine di altre caratteristiche (I, p. 49, nota 20); lo stesso vale per l’inizio della frase E, senza rinunciarvi (I, p. 380). Benché si fosse deciso di non modernizzare la punteggiatura, in qualche caso non ci si è attenuti a tale criterio e sono quindi sorte incoerenze. Per esempio, le espressioni comparative in alcuni casi non sono separate da virgole, mentre in altri sì, cfr.: alla fine della parola vi sono sempre più vocali che nelle sillabe corrispondenti non finali (I, p. 49) e nelle sillabe finali vi sono meno vocali che in quelle corrispondenti non finali (ibidem); i corrispondenti di ie, uo in lituano si pronunciano più brevi di y, i corrispondenti di ū (I, p. 191); non è un dialettologo tanto eccellente quanto K. Jaunius (I, p. 192). Tra i problemi grammaticali va menzionato il genitivo negativo non corretto nella frase tali calcoli non modificherebbero sostanzialmente le consuete classificazioni lettoni delle declinazioni (II, p. 61, nota 19).
Anche la punteggiatura dei testi di Kniūkšta è stata sistemata. Sono stati corretti gli errori presenti, per esempio: è stata inserita una virgola prima della congiunzione ripetuta nella frase il genitivo può indicare sia la destinazione di uno strumento sia l’obiettivo perseguito (p. 467); sono stati tolti i due punti prima degli esempi nella frase Būga non ha mai proposto a nessuno di usare barbarismi neutrali come dušia, ulyčia, adyna, lenčiūgas (p. 28); è stata tolta la virgola dopo mat nella frase Infatti, gli aggettivi […] indicano una mancanza nell’oggetto designato dal sostantivo (p. 411–412); è stata eliminata la virgola dopo soprattutto (p. 13); prima della proposizione temporale estesa nella frase i principi sui quali si basava nel suo lavoro di normazione (p. 14). Nei testi esaminati sono rimaste alcune incoerenze di punteggiatura. Per esempio, nella frase il numero romano indica il volume degli scritti, quello arabo la pagina (p. 15, nota 7) è stato inserito un trattino, ma in una frase simile la prima slava era considerata tale da A. Leskynas […], le ultime due per qualche tempo dallo stesso Būga (p. 17) il trattino manca. Nella frase non ebbe un’influenza pari a quella di Jablonskis (p. 14) la virgola prima dell’espressione comparativa non viene più scritta; tuttavia, in molti casi è stata mantenuta in quella posizione, cfr.: l’aggettivo begalinis non è esattamente uguale a, per esempio, besotinis o
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non accentato (p. 410), In lituano la funzione precedente è espressa dalle stesse forme di qualsiasi funzione (p. 471). Lo stesso vale per la distinzione nei paragoni: nelle frasi Si può forse obiettare che un aratro senza versoio [...] è più comodo di uno senza vomere [...]? (p. 410), In molti casi, per la lingua letteraria sono preferibili gli aggettivi dogminis, probleminis [...] rispetto a dogmátinis, problemátinis [...] (p. 417), la virgola prima della congiunzione non è più messa; tuttavia, in molti casi analoghi è stata mantenuta, cfr.: In queste frasi il dativo dipende più dai verbi o dai participi [...], che dai sostantivi [...] (p. 470). La virgola sembra necessaria nella frase In un altro articolo scritto più tardi (p. 19), poiché non si parla di diversi articoli scritti più tardi, bensì dello stesso articolo, scritto in seguito. Sono superflue le virgole nelle frasi Tollerando le varianti, Būga si preoccupava di non chiudere le porte della lingua letteraria ai tesori dei dialetti (p. 28); Nei suoi articoli e in altri scritti, parlando di quegli argomenti, Jablonskis usa le parole e le espressioni necessarie a descriverli (p. 214). La punteggiatura è stata «modernizzata» indebitamente nella citazione dell’opera di Skardžius «Ankstyvesnė ir dabartinė lietuvių bendrinės kalbos vartosena» (p. 141).
4. Nei testi di Girdenis sono state corrette numerose bozze errate o semplici refusi. Per esempio, è stata reinserita la riga mancante nella tabella «I principali segni dell’inventario dei caratteri di trascrizione FONTRA» (III, p. 339); è stato corretto il titolo dell’articolo dell’autore (II, p. 56, nota 11). Qualche dettaglio è tuttavia sfuggito alla revisione: è stato indicato erroneamente il volume della prima pubblicazione di «Pridėtinis h- senuosiuose lietuvių raštuose – priegáidės ženklas?» (II, p. 315): dovrebbe essere 23(2), non 22(2); nella tabella «Indici di somiglianza dei tipi flessivi del dialetto di Šaukėnai» (II, p. 59) sono entrati alcuni errori: l’indice di i e Cₘ non è arrotondato, mentre quello di i e Cᶠ era (e probabilmente dovrebbe essere) 10,7, non 0,7. La nuova carta della classificazione dei dialetti, allegata all’articolo «Dėl lietuvių kalbos tarmių klasifikacijos» (I, p. 55), è inesatta: non solo vi sono indicati meno centri abitati, ma sono scomparsi anche i dialetti intermedi tra il dialetto šiauliškiai dei samogiti occidentali e i dialetti samogito e aukštaitiano orientale, nonché il sottodialetto di Vabalninkas (trasformato in parte del dialetto širvintiškiai). Nell’articolo «Naujesnių tarmių fonetinės transkripcijos rašmenys» (III, p. 335–351), l’autore, insieme a P. Skirmantas, descrive il set di caratteri FONTRA, appositamente ideato per i testi dialettali, e ne fornisce esempi d’uso. La preparazione per la stampa degli scritti in esame offriva una bella occasione per sfruttare le possibilità offerte da questo set di caratteri e uniformare la presentazione dei dati dialettali nella raccolta. Per esempio, nell’articolo «Dėl lietuvių kalbos tarmių klasifikacijos» la palatalizzazione delle consonanti è indicata con il segno dei «minuti», solitamente scritto sopra la lettera; la palatalità delle consonanti è indicata sia prima delle vocali anteriori sia prima di quelle posteriori, mentre nell’articolo accanto («Mažeikių (šiaurės vidurio dounininkų) tarmės pokirtinių skiemenų priegaidės», cfr. I, p. 56–75) la palatalizzazione delle consonanti è indicata con un arco sopra la lettera; inoltre, viene segnalata soltanto la palatalità delle consonanti che precedono le vocali posteriori. Tanto più che l’autore stesso scrive: «Alcuni hanno indicato la palatalizzazione e la palatalizzazione anche in altro modo: tʹ, dʹ, bʹ, pʹ, č. Ma è consigliabile usare questi segni soltanto quando si citano i relativi studi precedenti, e anche quando sia opportuno distinguere, in determinati contesti, una palatalizzazione più debole da una più forte» (III, p. 345). Persino nel testo e nella tabella di un unico articolo, gli stessi corrispondenti dialettali della parola della lingua comune gyvà sono trascritti in modo diverso (cfr. I, p. 50 e I, p. 54). Nell’articolo «Pridėtinis h- senuosiuose lietuvių raštuose – priegáidės ženklas?» gli esempi della Postilla di Daukša sono stati trascritti con relativa precisione. Tuttavia, per trascriverli sono mancati alcuni caratteri, per esempio ȧ (musìmp 33₁₄, non musìmpʹ II, p. 316), į (efì 173₁₈, non efì II, p. 315 e altrove), į (gìwì 521₁₁, non gìwì II, p. 316 e altrove); il carattere ž è stato generalizzato anche dove ž è chiaramente visibile (žmógui 92₃₄, non žmógui II, p. 316 e altrove). Gli esempi contengono anche errori; per esempio, dovrebbe essere pažáulìs horé lìkɟminas 214₃, ecc., e non pažáulìs horé lìksminas (II, p. 319).
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Nella raccolta di Kniūkšta sono state apportate numerose modifiche stilistiche, per esempio: è stato eliminato il pronome ripetuto jo nella frase Quella «colpa» ostacola soprattutto una valutazione obiettiva del suo contributo alla pratica linguistica e della sua importanza per la lingua letteraria (p. 13); per evitare la ripetizione della particella, il pronome Bet è stato sostituito con Viso: Tutto il lavoro di normazione si fonda su dati linguistici concreti, ma Būga attribuiva particolare valore ai fatti linguistici e vi faceva particolare affidamento (p. 18). In quest’ultima frase la congiunzione bet è usata in modo insolito: qui, a quanto pare, sarebbe più adatta o. La frase «è di termini del linguaggio amministrativo, alcuni dei quali sono giunti fino ai nostri giorni» è stata corretta in «di quei termini del linguaggio amministrativo che sono giunti fino ai nostri giorni» (p. 215). Sono state sostituite singole parole, per esempio: tyrinėtojas è stato sostituito con tyrėjas (p. 29), e la parola baltinius è stata sostituita con marškinius (p. 465). Vi sono modifiche nell’ordine delle parole, per esempio nella frase il lettore non solo trovasse i fatti necessari, ma li comprendesse>li comprendesse (p. 253). Nei seguenti esempi i verbi sono stati scambiati di posto: è partito per la legna, è andato a studiare (in origine: è andato a prendere la legna, è partito per studiare) (p. 465, nota 2).
5. Nella prefazione alla raccolta di Girdenis si prometteva di non modificare la terminologia. In molti casi è stato effettivamente così, per esempio è stato mantenuto aksiomatiškai (I, p. 383), ecc. Tuttavia, questo principio non è stato seguito con coerenza: il termine maksimumų metodas è stato sostituito con vidurkių metodas (II, p. 55); prosodine è stato corretto in prozodine (I, p. 48) e altrove, grafemų è stato sostituito con «caratteri» (III, p. 335). La definizione della grammatica accademica come aprašomojo-norminio tipo è stata corretta senza motivo in aprašomojo-norminamojo tipo (I, p. 384): proprio così il redattore aveva definito il suo carattere nella pagina citata (Ulvy das, red. 1965: 3). Girdenis aveva inoltre promesso di non correggere l’uso di singole parole nei testi ristampati. In effetti, vi è stata mantenuta la congiunzione tuo tarpu kai usata con valore avversativo (I, p. 53); Tuo tarpu (II, p. 51); e non è stato modificato l’ordine delle parole nell’inciso nelle parole del tipo dienėlė, dienos (I, p. 52). In alcuni punti, sebbene l’autore non lo avesse previsto, sono stati corretti aspetti di correttezza linguistica e di stile, per esempio: la frase dalla struttura complessa Kalbamasias konstrukcijas… (I, p. 378) è stata divisa in due frasi più brevi; la congiunzione comparativa quantitativa kaip… taip è stata sostituita con tiek… tiek (III, p. 337); in alcuni punti le forme più lunghe sono state sostituite con le forme brevi caratteristiche dell’autore, per esempio nutrūkusi al posto di nutrūkus (III, p. 350).
Non si sono notate modifiche terminologiche nel libro di P. Kniūkšta.
6. Le note del libro Kalbos vartosena ir tvarkyba non sono state uniformate, come si legge nella prefazione. Vi si trovano anche alcuni errori, per esempio il titolo inesatto dell’opera di P. Skardžius «Ankstyvesnė ir dabartinė lietuvių bendrinės kalbos vartosena» (Ankstesnė…) e l’anno di pubblicazione (1971, anziché 1968) (p. 141, nota 2).
Anche negli scritti di Girdenis i riferimenti bibliografici non sono uniformi: cfr., per esempio, A. Rosinas, Šaukėnų šnektos įa, ė ir i kamieno daiktavardžiai, – Kalbotyra XXIII (1) (1971) 53 (I, p. 251, nota 54) e A. Rosinas. Šaukėnų šnektos įa, ė ir i kamieno daiktavardžiai. – «Kalbotyra», 1971, t. XXIII (1), p. 49–54 (II, p. 56, nota 11). Lo stesso autore riconosce che sono piuttosto disomogenei (cfr. I, p. 11), ma sistemarli non sarebbe stato poi un compito così arduo.
Alla fine di entrambe le raccolte sono pubblicati indici, indispensabili in opere di questo genere. Il libro di Kniūkšta contiene addirittura un indice in cinque sezioni. In sostanza, si tratta di due indici: uno analitico (p. 579–586) e uno delle parole e delle espressioni (p. 586–589). Alla fine del terzo volume dei Kalbotyros darbų di Girdenis è inserito un indice tematico di una pagina (III, p. 473) e un elenco piuttosto lungo di coautori, collaboratori e consulenti (III, p. 474–475). L’indice tematico è chiaramente troppo esiguo per una pubblicazione del genere: non è molto più ampio né più informativo dell’indice generale dei tre volumi, che, peraltro, manca nella raccolta. L’indice è costituito dai titoli degli articoli: vi è indicato soltanto l’inizio dell’articolo (a questo
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(come si è richiamato nella prefazione al volume), perciò in realtà si tratta soltanto di un indice tematico degli articoli. Alcune voci dell’indice possono trarre in inganno: per esempio, trovando il tema Dialogai, si potrebbe pensare che nelle pagine indicate Girdenis abbia scritto di questo tipo di discorso o di testo, un tema oggi piuttosto popolare in linguistica. Purtroppo, nei passi indicati il lettore non troverà articoli scientifici, ma dialoghi con l’autore stesso. Per inciso, non è indicato da nessuna parte chi abbia compilato l’indice. Il secondo elenco è interessante a suo modo perché mostra la collegialità dell’autore e la sua predilezione per il lavoro comune. Vi figurano insegnanti (Jonas Kabelka, Leonas Valkūnas, Zigmas Zinkevičius), colleghi (ha collaborato soprattutto con Aldonas Pupkis, Albertas Rosinas, Bonifacas Stundžia e Vladas Žulys) e un folto gruppo di allievi.
In nessuna delle raccolte ho trovato una bibliografia dei rispettivi autori (benché la bibliografia di Girdenis sia stata compilata e pubblicata in un opuscolo a sé, uscito addirittura in due edizioni (cfr. Skirmantas, red., 1997); sarebbe bastato inserirla semplicemente nei suoi scritti). Le bibliografie avrebbero rispecchiato l’evoluzione del pensiero scientifico degli autori e la loro produttività, e avrebbero mostrato quali pubblicazioni non erano state incluse nelle raccolte.
Nella raccolta di Girdenis ogni articolo è corredato da un riassunto in inglese, e alcuni anche da riassunti in altre lingue. Nel libro di Kniūkšta è stato inserito un breve riassunto in inglese dopo gli indici (pp. 591–594).
Le pubblicazioni esaminate hanno anche in comune il fatto che entrambe sono state finanziate dalla Commissione statale della lingua lituana. La raccolta degli studi scientifici di Girdenis è stata pubblicata su iniziativa di Danguolė Mikulėnienė, che ne è stata anche la curatrice. Nella prefazione, Kniūkšta ringrazia a sua volta espressamente Danguolė Mikulėnienė per averlo incoraggiato a preparare il libro e per l’aiuto nella pubblicazione.
Edizioni del patrimonio scritto
Nel 2001 è uscito un nuovo libro curato da Guido Michelini: Jonas Bretkūnas. Giesmes Duchaunas ir kitos 1589 metų liturginės knygos: tekstai ir jų šaltiniai (Vilnius: Baltos lankos, 2001, 301 pp.). Nello stesso anno la rivista Archivum Lithuanicum ha avviato una nuova collana di libri, intitolata Bibliotheca Archivi Lithuanici e dedicata a studi e fonti di più ampio respiro riguardanti la storia dei testi antichi, il contesto sociale della lingua e la filologia tradizionale. I primi volumi della collana sono stati il libro curato da Giedrius Subačius, Kalikstas Kasakauskis: Lietuvių bendrinės kalbos konjunktūra (Vilnius: Lietuvių kalbos instituto leidykla, 2001, 128 pp.) e Jano Maleckio ir Jano Sekluciano polemika dėl katekizmo kanoninio vertimo, a cura di Vaidotas Rimša (Vilnius, Lietuvių kalbos instituto leidykla, 2001, 180 pp.).
Tutte e tre le pubblicazioni presentano caratteristiche strutturali peculiari. Il libro di Michelini è incentrato sulle opere pubblicate da Jonas Bretkūnas nel 1589, sui relativi testi e sulle fonti, corredati di commento. All’inizio del volume si trova una breve introduzione in lituano, inglese e tedesco (pp. 7–15). In appendice sono pubblicati «Esempi da libri tedeschi e latini del XVI secolo» (pp. 279–289) (fotocopie di passi tratti da alcuni originali) e un «Elenco dei testi secondo gli incipit» (pp. 290–299), che aiuterà il lettore a reperire il testo desiderato; inoltre, vi si indica in sintesi il rapporto tra le traduzioni lituane e gli originali. Nel libro di Subačius la parte centrale è costituita dallo studio sulle idee di Kasakauskis riguardo alla lingua standard, al quale è dedicata la maggior parte dello spazio (pp. 11–66); le note manoscritte di Kasakauskis sulla lingua di Valančius in Žemaičių vyskupystės kalbą (pp. 69–124), pubblicate per la prima volta, sono invece riportate soltanto in appendice. La parte più ampia e importante del volume curato da Rimša è costituita dalla pubblicazione del trattato di Jan Malecki Defensio verae translationis corporis Catechismi in linguam polonicam e della sua traduzione lituana; l’ampia sezione «La polemica tra Jan Malecki e Jan Seklucian: l’ambiente di Martynas
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Mažvydas» (pp. 9–33) non è che l’introduzione a questa pubblicazione. Seguono l’elenco delle fonti e della bibliografia (pp. 34–37) e i riassunti dell’introduzione in tedesco (traduzione di Frank Zuber, pp. 38–40) e in lituano (pp. 41–42).
Nell’introduzione al libro curato da Michelini si esaminano il Kollectu di Bretkūnas, il più antico libro di preghiere lituano conservatosi, le fonti testuali e melodiche dei libri di inni Giesmes Duchaunas e Kancionalas, e si mettono in luce le nuove traduzioni pubblicate da Bretkūnas. L’introduzione spiega poi i criteri seguiti per pubblicare i testi e le melodie e per trascrivere i testi. Come rilevano anche i recensori del volume (cfr. Kabašinskaitė 2002: 216–217; Karaciejus 2002: 320), occorre riconoscere che un’introduzione del genere è troppo sommaria per un’edizione scientifica degli scritti di Bretkūnas: non chiarisce alcune questioni essenziali relative alla provenienza dei testi pubblicati, agli studi precedenti e all’autorialità dei canti manoscritti.
Lo studio di Subačius Kalikstas Kasakauskis: Lietuvių bendrinės kalbos konjunktūra prosegue le sue precedenti ricerche sugli scritti žemaitici del XIX secolo, e in particolare la monografia Žemaičių bendrinės kalbos idėjos (1998): lo studio applica la stessa metodologia di ricerca, affronta aspetti descrittivi analoghi e segue un ordine espositivo simile. L’autore ha raggiunto l’obiettivo che si era prefissato — illustrare l’evoluzione delle idee di Kasakauskis sulla lingua standard e la configurazione linguistica cui egli mirava (p. 12) —; il lettore si forma un quadro abbastanza chiaro delle posizioni di questo uomo di cultura del XIX secolo nei confronti della lingua standard e delle circostanze che ne determinarono l’evoluzione. È ben documentato il mutamento della base dialettale su cui Kasakauskis fondava la propria lingua, l’orientamento territoriale della sua strategia linguistica e la tendenza a fondare le regole della lingua standard su principi teorici, non soltanto sull’uso. Le considerazioni sul rapporto tra lingua scritta e parlata negli scritti di Kasakauskis sembrano prive di basi sufficienti: alla fine è lo stesso autore a concludere che «Kasakauskis si sentiva ancora nella prima fase della scelta del dialetto per la lingua standard, quando il problema della lingua standard parlata [šbk – A. J.] non era neppure ancora contemplato» (p. 61). Alcune affermazioni dello studio e la metodologia stessa suscitano perplessità. L’idioma nativo di Kasakauskis è stato identificato erroneamente: appartiene ai žemaitici meridionali di Raseiniai, non a quelli di Varniai (si veda Vitkauskas 2002 e la bibliografia ivi citata); ciò impedisce poi all’autore di confrontare correttamente le caratteristiche linguistiche «žemaitiche» e «aukštaitiche» scelte per Kasakauskis: i corrispondenti di [an] degli aukštaitici occidentali (pp. 33–34), il funzionamento della legge delle affricate žemaitiche (p. 34) e altre. Suscitano dubbi anche la generalizzazione del criterio della «percettibilità» ai parlanti žemaitici delle caratteristiche linguistiche žemaitiche, il metodo usato per stabilirlo e la distinzione in tre livelli. Lo studio in esame mostra appunto che, nella fase più tarda della sua attività, mentre «žemaitizzava» la lingua dei propri scritti, Kasakauskis non modificò con coerenza alcune delle caratteristiche aukštaitiche «più facilmente percettibili» (la resa dei dittonghi in fine di parola con [ā] o [ē] žemaitici, le desinenze del dativo singolare); modificò invece alcune caratteristiche «mediamente percettibili» (si sforzò di indicare coerentemente il diffuso [e] žemaitico e usò le forme žemaitiche dell’imperativo singolare, persino le desinenze della «terza persona» del presente dei verbi) (cfr. pp. 33, 40 e 21). Lo stesso vale per le caratteristiche žemaitiche «mediamente percettibili» ai parlanti žemaitici. Ne consegue che, per Kasakauskis, la gerarchia di «percettibilità» delle caratteristiche linguistiche žemaitiche era diversa da quella dei tre autori dell’inizio del XIX secolo sui cui idiomi si basa la gerarchia stabilita nella monografia Žemaičių bendrinės kalbos idėjos (Subačius 1998: 32–39). Subačius misura tutti gli autori žemaitici con un unico metro. Eppure le caratteristiche fonologiche o grammaticali invarianti nell’intera area žemaitica sono poche. I žemaitici meridionali di Raseiniai, in particolare, si sottraggono spesso alle regole generali: il loro è un tipico dialetto di transizione dagli aukštaitici occidentali ai žemaitici (Zinkevičius 1994: 107, 109). Per esempio, Subačius considera la forma della prima persona singolare del modo condizionale in -čio una delle caratteristiche dei dialetti žemaitici più difficili da rilevare. Tuttavia, nel sud-est dell’area žemaitica si usano forme corrispondenti in -čia e -čiau (spesso accanto all’altra forma), e in alcuni luoghi anche in -č (Morkūnas, red., 1991: carta 103; Zinkevičius 1966: 263). Le forme in -čiau sono inoltre ampiamente usate non solo dagli aukštaitici,
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ma anche di una parte dei samogiti (ibid.). L’autore stesso afferma che «nei luoghi natii di Kasakauskis <…> questa forma termina in -čiau <…> non differisce da quella di una parte degli alto-lituani occidentali» (p. 14). Dunque, nella parlata nativa di Kasakauskis potrebbero essere state usate forme sia in -čio sia in -čia; la loro alternanza non dovrebbe essere considerata un segno né di alto-lituanizzazione (come correttamente si fa a p. 14), né di samogitizzazione (come si fa a p. 23). Non sarebbe quindi meglio determinare innanzitutto, in base a criteri individuali scelti tenendo conto del dialetto di ciascun autore, il rapporto della lingua di ogni autore samogita con i dialetti alto-lituani? Come nella monografia precedente, Subačius dedica molta attenzione all’ortografia delle opere di Kasakauskis: lo studio mette bene in luce le differenze ortografiche tra la grammatica e i testi successivi (p. 45), esamina con acutezza l’ortografia cirillica di Išguldymų Šventų Evangelijų (dimostrando in modo convincente che il libro «fu scritto prima in caratteri latini, e scritto dallo stesso Kasakauskis» (p. 45)), e analizza separatamente l’ortografia e le caratteristiche linguistiche delle citazioni dal Naujo Testamento di Giedraitis. Sulla base dell’evoluzione dell’ortografia di Kasakauskis si stabilisce con certezza che egli scrisse le note sulla Žemaičių vyskupystę di Valančius non nel 1866, come riteneva Vaclovas Biržiška, bensì prima, tra il 1848 e il 1863. In conclusione, lo studio formula un’importante osservazione: le norme proposte dalla grammatica di Kasakauskis, che fu «la prima e unica grammatica originale della lingua lituana a stampa» (p. 61), non trovarono seguaci; non si riscontra neppure un’influenza della lingua delle altre opere dell’autore sui suoi contemporanei.
Nell’introduzione al volume curato da Rimša si passano brevemente in rassegna la vita e l’attività di Maleckis e Seklucianas, le circostanze della traduzione e della stampa dei loro catechismi, la loro struttura, e si forniscono i dati bibliografici. Segue una descrizione dettagliata della polemica tra Maleckis e Seklucianas. Grande attenzione è dedicata ai suoi contenuti (sono state selezionate e illustrate sei formulazioni di Maleckis, da lui stesso considerate migliori di quelle degli altri traduttori, e tredici passi del catechismo di Maleckis criticati da Seklucianas), meno agli argomenti. Come è opportuno, si esaminano separatamente i legami della polemica con il catechismo di Mažvydas. Rimša ha registrato accuratamente le corrispondenze e le differenze tra gli scritti polemici e il catechismo lituano. La conclusione è piuttosto prudente: sebbene Mažvydas non abbia tenuto conto «di tutte le varianti di traduzione discusse e proposte da Maleckis», è tuttavia «evidente che si discostò da SeK proprio nei punti sui quali da alcuni anni infuriava un acceso dibattito nel Ducato di Prussia» (p. 31). Il confronto condotto da Rimša mostra che Mažvydas non solo era a conoscenza della polemica tra Maleckis e Seklucianas, ma che questa esercitò anche una certa influenza sulla struttura, sulla lingua e sullo stile del primo libro lituano; pertanto, nello studio del catechismo di Mažvydas, occorre tenere conto di tale influenza da questo specifico punto di vista. In chiusura dell’introduzione si presentano nuovi argomenti, piuttosto convincenti, sulla datazione del primo libro lituano. Secondo Rimša, il catechismo di Mažvydas «dovette uscire all’inizio del 1547, mentre la Defensio potrebbe essere stata scritta prima del giugno 1547, cioè tra MžK e il Didžiojo katekizmo di Seklucianas» (p. 33).
I principi di pubblicazione dei testi sono simili in tutte e tre le edizioni. Il facsimile dei testi di J. Bretkūnas è stampato a fronte delle rispettive fonti; sono riportate anche le fonti delle melodie. A differenza dei volumi della collana Bibliotheca Archivi Lithuanici, i testi originali sono presentati con un’ortografia semplificata, «trascritti con le lettere oggi in uso», mentre le melodie sono riportate «senza sostituire la chiave delle fonti con la chiave di violino» (p. 8). I criteri di trascrizione dei testi non sono illustrati più dettagliatamente dal curatore e sollevano qualche dubbio (cfr. Kabašinskaitė 2002: 220–222). Poiché i testi di Bretkūnas pubblicati non sono descritti dal curatore, non è dato sapere quanto le dimensioni delle fotocopie corrispondano all’originale. Le fotocopie dei canti manoscritti sono quasi illeggibili, perciò una loro trascrizione sarebbe stata molto auspicabile (cfr. Karaciejus 2002: 323). Nella trascrizione dei testi di Bretkūnas sono stati commessi alcuni errori. Oltre a quelli segnalati dai recensori precedenti, si possono menzionare i seguenti, tratti dall’introduzione: pras chom (p. 7) – dovrebbe essere pras cham (cfr. facsimile p. 227); Sussimistlantis (p. 7) – dovrebbe essere Sussimilstanis (cfr. p. 228); po versikulu (p. 7) – dovrebbe essere po versikulų; Tewe (p. 7) – dovrebbe essere Tlewe (cfr. p. 251); dagusu (p. 7) – dovrebbe essere dangui (cfr. p. 251); nu (p. 7) – dovrebbe essere ne (cfr. p. 53);
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Adoma (p. 7) – dovrebbe essere Adama (cfr. p. 88); vieno (p. 7) – dovrebbe essere wieno (cfr. p. 94); malonus (p. 8) – dovrebbe essere Malonus (cfr. p. 113); Bagotas (p. 8) – dovrebbe essere Bagots (cfr. p. 127); «eccetto il versetto della Bibbia n. 16 in fondo» (p. 8) – dovrebbe essere «eccetto il versetto biblico in fondo al canto n. 16»; Dievui (p. 8) – dovrebbe essere Dievui (cfr. p. 198); fenomenologija (p. 9) – dovrebbe essere fenomenologiją. Confrontando la trascrizione del Gesmių chriksčoniškų di Mažvydas, allegata alle riproduzioni facsimilari dei canti dei primi venti Gesmių Duchaunų, con il facsimile (è stata utilizzata l’edizione curata dallo stesso autore, cfr. Michelini 2000), sono stati riscontrati i seguenti errori (oltre alla scrittura della seconda lettera maiuscola, alle legature e alla grafia di [u]): Chriksčoniskose (p. 21, nota 1 e in molte altre note) – dovrebbe essere Chriksčoniskase (cfr. Mž, p. 149); Kyrieeleison (p. 24) – dovrebbe essere Kirieeleison (cfr. Mž, p. 182); fęnklus (p. 25) – dovrebbe essere fęklus (cfr. Mž, p. 185); tikraghi (p. 34) – dovrebbe essere tikragi (cfr. Mž, p. 313); naboyne (p. 34, nota 2) – dovrebbe essere nabozine (cfr. p. 300); traice (p. 37) – dovrebbe essere Traice (cfr. Mž, p. 365); Kyrieleison (p. 38) – dovrebbe essere Kirieleison (cfr. Mž, p. 389); prisch (p. 38) – dovrebbe essere prischs (cfr. p. 389); werksme paklusnuma (p. 42) – dovrebbe essere werksme / paklusnuma (cfr. Mž, p. 383); zaisdu (p. 45) – dovrebbe essere Zaisdu (cfr. Mž, p. 236). Numerose imprecisioni permangono anche nell’«Indice dei testi secondo i versi iniziali», per esempio: Allmechtiger (p. 290) – cfr. Almechtiger (p. 234); sunus (p. 290) – dovrebbe essere Sunus (cfr. facsimile p. 166); Christe / diena (p. 290) – dovrebbe essere Christe diena (cfr. p. 105); auffgefahren (p. 291) – cfr. auffgefahren (p. 249); Dekawokem (p. 291) – dovrebbe essere Diekawokem (cfr. p. 171), ecc. I riferimenti bibliografici dopo l’introduzione (p. 9) sono riportati senza i nomi degli autori, gli anni di pubblicazione e le case editrici. Ciò sarebbe forse comprensibile se questi dati fossero reperibili nella bibliografia in fondo al libro (p. 301). Ma lì non figurano i dati bibliografici né di Senųjų lietuvių skaitymų di Gerullis, né di Rinktinių mūsų senovės raštų di Biržiška, né del libro di Koženiauskienė XVI–XVII amžiaus prakalbos ir dedikacijos.
Il testo delle note di Kasakauskis sulla Žemaičių vyskupystė di Valančius è presentato in facsimile, trascritto e tradotto in lituano. Il manoscritto pubblicato non è descritto dal curatore, perciò non è possibile stabilire se le fotografie siano in scala 1:1. Dal confronto di alcuni passi dell’originale con la trascrizione e la traduzione emerge che il curatore ha trascritto e tradotto con cura e attenzione. La principale lacuna di questa pubblicazione è l’assenza di un indice delle parole lituane (il volume contiene soltanto un «Indice dei nomi»), che aiuterebbe a trovare rapidamente una parola, una forma grammaticale o un passo del testo. Senza un indice del genere è difficile per lessicografi e grammatici utilizzare la pubblicazione.
Il facsimile della Defensio di Maleckis è pubblicato a fronte della trascrizione (testo trascritto). La traduzione lituana dell’opera è stampata separatamente. Il facsimile è corredato di note tematiche, testuali e linguistiche. La trascrizione preparata per la stampa è stata collazionata con l’originale e le note testuali sono state redatte dalla curatrice scientifica del volume, Jolanta Gelumbeckaitė. Stando alla descrizione del manoscritto (p. 12), per qualche motivo il facsimile dell’originale è stato ridotto di ben un quinto. La trascrizione del testo è stata preparata con cura. Dopo aver confrontato più attentamente alcune pagine del facsimile e della trascrizione, solo pochi dettagli hanno suscitato dubbi: per esempio, alle pp. 47 e 57 sono indicate, ma non stampate, rispettivamente le note 3 e 16; nella nota 210 (p. 139), al posto di quod dovrebbe esserci Quod. La traduzione della Defensio è condotta con notevole inventiva, sebbene vi sia qualche aspetto discutibile (sulla traduzione dei concetti teologici cfr. Ališauskas 2002). Per esempio, nell’introduzione il passo Defensio 20v₂₁–21r₁₂ è interpretato erroneamente: il fatto che Maleckis abbia tradotto in polacco la frase retenta sunt con zadzieranie [a non sembra sbagliato a Seklucianas (contrariamente a quanto si afferma a p. 27); al contrario, egli rimproverò Maleckis proprio per questa traduzione: Poltea reprehendis me …; Lo. per te adactus 2v₉: lie. tavęs verčiamas = tavo verčiamas; lo. Ablatio 3v₂₂, 4r₁: lie. Inagininkas – sarebbe stato meglio mantenere il nome latino del caso, abliatyvas (cfr. p. 168, dove ablativus è tradotto con vietininkas!); lo. paradigma declinationis 4r₁₈, 19v₁₃–₁₄: lie. linksniavimo pavyzdys, pavyzdį = linksniavimo paradigma, paradigmą, come negli altri passi (per esempio, p. 150); lo. praefens vel
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ARTŪRAS JUDŽENTIS
praeteritum tempus 6r₁₈: il tempo futuro e il tempo passato lituani = il tempo presente e il tempo passato ecc. I catechismi di Maleckis e Mažvydas sono citati con precisione nell’introduzione, ma sorprende che talvolta siano trascritte in modo inesatto le citazioni del Defensio pubblicato nello stesso volume, per esempio, al posto di ut sis longeus super terram (pp. 25 e 31) dovrebbe esserci vt sis longeus super terram (Def 8v18–19); al posto di stągže (p. 26) dovrebbe esserci stągže (Def 13v14), e così via. Nella traduzione l’uso delle maiuscole e delle minuscole non è sempre motivato (cfr. «crediderit è al futuro, mentre Babtifatus al passato» (p. 167)); inoltre, la grafia dei nomi di persona e dei toponimi non è uniformata (cfr. Frydrichas Stafilas (p. 7) e Jano Janówo (ibid.), Stanislawas Rospondas (ibid.); a Marienwerderį (p. 15), ma a Naujajame Sonče (p. 15), Elko bažnyčios (p. 15 e seguenti)).
In sintesi, si può affermare che il volume di Guido Michelini Jonas Bretkūnas. Giesmes Duchau-nas ir kitos 1589 metų liturginės knygos: tekstai ir jų šaltiniai, benché preparato con una cura non proprio scrupolosa, è una pubblicazione di grande importanza per gli storici della lingua e della cultura, per i filologi e per i musicologi. Il libro di Giedrius Subačius Kalikstas Kasakauskis: Lietuvių bendrinės kalbos konjunktūra è significativo soprattutto per gli studiosi della cultura lituana, della storia della scrittura e della linguistica e, per alcuni aspetti, anche per gli storici della lingua. Ha valore autonomo la prima pubblicazione delle annotazioni di Kasakauskis sulla Žemaičių vyskupystė di Valančius. La Jano Maleckio ir Jano Sekluciano polemika dėl katekizmo kanoninio vertimo di Vaidotas Rimša è una pubblicazione preziosa e piuttosto ben curata. È importante per gli storici della lingua e della cultura lituane e polacche.
La rassegna non ha potuto esaminare più diffusamente altri libri usciti nel 2001. Knyga nob ažnystės krikščioniškos (1653) – XVII a. Lietuvos kultūros paminklas (Kėdainiai: Kėdainių krašto muziejus, 2001, 95 pp.) è una raccolta di articoli scritti sulla base delle relazioni presentate alla conferenza scientifica organizzata nel 1998 dal Museo regionale di Kėdainiai e dall’Associazione lituana per la storia e la cultura della Riforma. Il libro curato da K. Župerka Vytautas Sirt autas, Regina Petkevičienė, Česys Grenda. Rinkin-tiniai kalbotyros straipsniai (Šiauliai: Šiaulių universiteto leidykla, 2001, 288 pp.) è una raccolta celebrativa di articoli scientifici di tre docenti dell’Università di Šiauliai, corredata da saggi introduttivi e bibliografie dei colleghi. Per saperne di più si può consultare la recensione di Stasys Keinys (Keinys 2001). Nello stesso anno è uscito anche il Frazeologijos žodynas, curato da Jonas Paulauskas e redatto da Irena Erman ytė, Ona Kažukauskaitė, Gertrūda Naktinienė, Jonas Paulauskas, Zita Šimėnaitė e Angelė Vilutytė (Vilnius: Lietuvių kalbos institutas, 2001, XVIII, 886 pp.). Si tratta di un’importante raccolta fraseologica realizzata da lessicografi esperti (tutti autori del Lietuvių kalbos žodyno). Vi sono raccolte espressioni fraseologiche tratte da numerose località abitate da lituani in Lituania e all’estero, dalla letteratura, dagli scritti antichi e dai dizionari bilingui. Va inoltre menzionata una delle prime pubblicazioni elettroniche di lituanistica: il primo volume del dizionario informatico Lietuvių tarmės, curato da Daiva Atkočait ytė e Asta Leskauskaitė e redatto da Kazys Morkūnas (Vilnius: Lietuvių kalbos instituto leidykla, 2001, 116 pp. e CD-ROM). Il dizionario è stato compilato sulla base dell’opera Lietuvių kalbos atlasas I. Leksika, a cura di K. Morkūnas (Vilnius: Mokslas, 1977, 295 pp., 120 carte). In lituano e in inglese vi sono descritti la diffusione, la flessione, l’accentazione, una breve etimologia e la storia d’uso di oltre 120 parole che designano elementi dell’ambiente in cui vive l’uomo.
Dall’esame della produzione di opere di linguistica lituana pubblicate in Lituania nel 2001 emerge una notevole carenza di ricerche realmente nuove, originali e concettuali. La crescente pubblicazione del patrimonio linguistico (opere scelte) e dei monumenti della scrittura antica lo rende accessibile solo in parte.
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LITERATŪRA
ALIŠAUSKAS, V. 2002: [Rec.] Vaidotas Rimša. Jano Maleckio ir Jano Sekluciano polemika dėl katekizmo kanoninio vertimo, Vilnius, 2001. Knygų aidai 1, 37.
BATAITYTĖ, A. 2002: Knyga apie kalbos vartoseną ir tvarkybą. Kalbos kultūra 75, 158–165.
KABAŠINSKAITĖ, B. 2002: [Rec.] Jonas Bretkūnas. Giesmes Duchaunas ir kitos 1589 metų liturginės knygos: tekstai ir jų šaltiniai, parengė [...] Guido Michelini, Vilnius, 2001. Archivum Lithuanicum 4, 215–222.
KARACIEJUS, J. 2001 [2002]: [Rec.] Jonas Bretkūnas. Giesmes Duchaunas ir kitos 1589 metų liturginės knygos: tekstai ir jų šaltiniai, parengė [...] Guido Michelini, Vilnius, 2001. Baltistica 36 (2), 320–324.
KAVALIŪNAITĖ, G. 2001: Adesyv̇as Chylinskio Naujojo Testamento vertime. Acta Linguistica Lithuanica 45, 93–111.
KEINYS, S. 2001: [Rec.] Vytautas Sirtautas, Regina Petkevičienė, Česys Grenda. Rinktiniai kalbotyros straipsniai, Šiauliai, 2001. Acta Linguistica Lithuanica 45, 201–205.
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SKIRMANTAS, P., red. 1997: Aleksas Girdenis. Bibliografinė rodyklė. Antras pataisytas ir papildytas leidimas, Vilnius: Vilniaus universitetas.
SUBAČIUS, G. 1998: Žemaičių bendrinės kalbos idėjos. XIX amžiaus pradžia, Vilnius: Mokslo ir enciklopedijų leidybos institutas.
ULVYDAS, K., red. 1965: Lietuvių kalbos gramatika 1. Fonetika ir morfologija, Vilnius: Mintis.
VITKAUSKAS, V. 1963: Dėl regresyvinės balsių asimiliacijos kai kuriose šiaurės rytų žemaičių dūnininkų tarmėse. Lietuvių kalbotyros klausimai 6, 269–273.
VITKAUSKAS, V. 1974: Žemaičių dūnininkų šnektų morfofoneminiai dialektizmai. Filologijos mokslų kandidato disertacija, Vilnius.
VITKAUSKAS, V. 1975: Nauji regresyvinės balsių asimiliacijos faktai Kuršėnų šnektoje. Kalbotyra 26 (1), 81–85.
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ARTŪRAS JUDŽENTIS
Vitkauskas, V. 1999: Lietuvių kalbos tarmių morfonemiai reiškiniai ir jų svyravimas. Habilitacinis darbas, Vilnius: Lietuvių kalbos institutas.
Vitkauskas, V. 2002: [Rec.] Giedrius Subačius. Kalikstas Kasakauskis: Lietuvių bendrinės kalbos konjunktūra, Vilnius, 2001. Archivum Lithuanicum 4, 245–248.
Zinkevičius, Z. 1966: Lietuvių dialektologija. Lyginamoji tarmių fonetika ir morfologija, Vilnius: Mintis.
Zinkevičius, Z. 1972: Rytietiškoji XVII a. lietuvių raštų kalba, jos kilmė ir išnykimas. Baltistica 8 (1), 79–100.
Zinkevičius, Z. 1994: Lietuvių kalbos dialektologija. 2-asis stereotipinis leidimas, Vilnius: Mokslo ir enciklopedijų leidykla.
Artūras Judžentis