scieee Open visual document viewer

La terminologia lituana del ‘nutrire’

Maria Teresa Ademollo Gagliano; Francesco Paolo Pardini

Full text

Acta Linguistica Lithuanica LXI (2009), 1 - 29 La terminologia lituana del ‘nutrire” MARIA TERESA ADEMOLLO GAGLIANO FRANCESCO PAOLO PARDINI Universita di Firenze In this article we start out by examining Lith. Sefmenys ‘funeral banquet’, derived in all likelihood from $érti ‘to nourish animals (especially domestic ones)’ and analyse — from both a diachronic and a synchronic point of view — the main terms that mean ‘to nourish’ or ‘nourishment’ in the Lithuanian area (namely the verbal forms šėrti, penéti, maitinti, and the corresponding nominal forms pdsaras, pénas, maištas). Sérti, attested in the first centuries only in lexica, and probably used in relation to human beings before our written sources, as the presence of its derivate Sermenys suggests, antedates the Baltic age and is in all likelihood the most ancient Lithuanian term meaning ‘to nourish’; penéti, very well attested both in the texts and lexica of the first centuries in relation both to human beings and to animals (also in the sense of ‘to feed for fattening’), dates back to the Baltic age; maitinti, attested in ancient times only in lexica, like šėrti, in relation to both humans and animals, is nowadays the most widely used and most generic verb meaning ‘to nourish (humans and animals)’ and probably does not antedate the Lithuanian age. As far as nominal forms are concerned, pasaras, attested in the first centuries both in texts and in lexica exclusively in relation to animals, probably dates back to the Baltic age; pénas and maistas, both attested in the first centuries, the former in texts and lexica, the other only in lexica, in relation both to human beings and to animals, do not seem to be more ancient than the Lithuanian age. As for the other verbal and nominal forms that currently fall within this semantic area, they turn out to be, for the most part, either devoid of comparable forms, hence no more ancient than the Lithuanian age, or if they do have comparable forms, they are perhaps the result of polygenesis. The situation of this terminology in the other Baltic areas is, on the whole, doubtless more recent than the Lithuanian one. "La raccolta del materiale si deve a Francesco Paolo Pardini, mentre ’elaborazione del lavoro ė opera comune dei due autori. Entrambi ringraziano Alessandro Parenti per le discussioni e i suggerimenti sempre indispensabili. MARIA TERESA ADEMOLLO GAGLIANO & FRANCESCO PAOLO PARDINI Tra i sostantivi lituani formati con il suffisso *-men, sui quali ė in corso di elaborazione una ricerca specifica, troviamo alcuni casi particolarmente in- teressanti dal punto di vista etimologico. Uno di questi & Sefmenys (LKZ,: 657-658; LEW: 974), che si confronta con I'a.pr. sirmen (Trautmann 1923: 302-303; Endzelin 1943: 248; Mažiulis 1997: 114). Questo sostantivo ė as- sente nei testi dei primi secoli della documentazione, mentre ė attestato nei lessici della stessa epoca, e precisamente nella terza edizione del Dictiona- rium trium linguarum di Sirvydas (1642), come traduzione del pol. stypa e del lat. parentalia, epulum funebre; nella Clavis Germanico-Lithuana (1673-1701), come traduzione di Begrdbnismahl e di Leichbegdngnis; nel Lexicon Lithuani- cum (XVII secolo), come traduzione di Begrabnis e di Leichbegdngnis. Infatti, sermenys ė traducibile con ‘veglia funebre con preghiere e canti e offerta di cibo e bevande dopo i canti; funerale; banchetto dopo la sepoltura’, ed ė usato anche in riferimento a rituali pagani ugualmente caratterizzati da ban- chetti funebri.! Anche per il confronto prussiano viene ricostruito, sia pure indirettamente, il valore di ‘banchetto funebre’.? Dunque, si tratta di una forma di eta baltica, connessa, secondo I'ipotesi piu diffusa fra gli studiosi, col verbo lit. $érti, identico al lett. sért. Il valore di gran lunga piū frequente per šėrti ė quello di ‘nutrire un animale’ (soprattutto quadrupedi domestici), tanto che il Lyberis lo cita sotto la voce maitinti — attualmente il verbo piu generico per ‘nutrire’ —, fra i “nutolusios reikšmės žodžiai" (letteralmente “parole di significato lontano”), specificando che il suo uso ė riservato agli animali, e il DabLKZ non riporta alcun esempio riferito agli uomini. Tor- neremo piu avanti su questo problema semantico, che potrebbe mettere in discussione la connessione fra §érti e Sefmenys. Anche $érti, come Sermenys, ė assente nei testi pitt antichi, mentre ė te- stimoniato nei lessici (Lexicon Lithuanicum, Clavis Germanico-Lithuana, ma sorprendentemente non nel Dictionarium trium linguarum). Ora, se il carat- tere religioso dei testi lituani dei primi secoli puo giustificare 'assenza di sermenys, dato il legame di questa parola col mondo pagano, stupisce |’as- senza di šėrti e dei suoi composti. Dunque, oltre al problema del rapporto fra $érti e Sermenys, dobbiamo porci anche quello della situazione particolare ' Per usanze di questo tipo si vedano Vy$niauskaite (1964: 513-526, in particolare 517-520); Dunduliené (1991: 370-381, in particolare 372-373 e 377-379). “Nesselmann (1873: 161-162). La terminologia lituana del ‘nutrire’ delle attestazioni di $érti. Pertanto, prenderemo in esame in primo luogo attestazioni ed etimologia di questo verbo. In secondo luogo, per avere una visione completa della terminologia del ‘nutrire’ nella quale šėrti si inqua- dra, verranno studiate le principali forme verbali che valgono ‘nutrire’ in lituano a partire dall’inizio della documentazione, quindi penéti e maitinti.? I. $érti (LKZ_ : 667-670; LEW : 975) Le attestazioni piu antiche di §érti sono, come si ė gia detto, non nei te- sti, ma nei lessici dei primi secoli: compare infatti, come si ė detto sopra, nella Clavis, dove traduce il ted. fiittern ed ė accompagnato dal sinonimo išmaitinti, e nel Lexicon, dove analogamente traduce fiittern ed ė accompa- gnato da maitinti. Successivamente, lo troviamo nel Littauisch-Deutsches und Deutsch-Littauisches Lexicon del Ruhig (1747), nella Neue Litauische Gramma- tik dell’Ostermeyer (1791) e nel Littauisch-deutsches und Deutsch-littauisches Worter-Buch del Mielcke (1800). A partire dal XVIII secolo questo verbo comincia a comparire anche nei testi, a cominciare da Donelaitis. Le attesta- zioni citate dal LKZ sono in grande maggioranza attestazioni specificamente localizzate. A differenza di $érti, nel XVI secolo, e precisamente nella Bibbia di Bretkūnas, compare un derivato verbale, Sirdyti, riferito agli uomini, che pero costituisce un hapax nella documentazione lituana.* Molto ben testi- * L’analisi etimologica, tanto per šėrti quanto per gli altri verbi che si prenderanno in considerazione nel corso di questo lavoro, é stata condotta essenzialmente sulla base dei dati forniti dal Litauisches etymologisches Worterbuch del Fraenkel (LEW) ed even- tualmente anche dall'Indogermanisches etymologisches Worterbuch del Pokorny (IEW). Per l'analisi delle attestaziom ci si ė basati soprattutto sul Lietuvių kalbos žodynas (LKZ), con tutti i limit: che questo comporta soprattutto dal punto di vista della completezza della documentazione. Sono stati inoltre considerati, in aggiunta alle testimonianze citate dal LKZ: i testi di Mažvydas; la Postilla e 11 Catechismo di Daukša; la prima e la terza edizione del Dictionarium di Sirvydas; il Nuovo Testamento tradotto da Chilinskis, infine, i passi delle parti pubblicate della Bibbia tradotta da Bretkunas e delle parti attualmente accessibili dell’Antico Testamento tradotto da Chilinskis in cui compaia una delle parole che ci interessano. Per l'individuazione di questi passi sia- mo partit1 dalle concordanze della Vulgata (si veda I’Appendice). Per le citazioni dai testi biblici e per la grafia di tutti 1 testi antichi ė stato adottato il criterio del LKZ. *1PvK 3, 2: Pienu jus SirdZiau (corretto perd a margine in girdZiau), che ė la traduzio- ne dei corrispondenti Milch habe ich euch zu trinken gegeben (Lutero) e Lac vobis potum MARIA TERESA ADEMOLLO GAGLIANO & FRANCESCO PAOLO PARDIN] moniato, invece, ė pašaras ‘mangime’, pili precisamente ‘cibo secco per ani- mali erbivori (fieno, trifoglio, paglia. etc.), foraggio’, chiaramente connesso con šėrti e presente gia nel XVI secolo non solo nei lessici (Lexicon, come traduzione di Futter: Clavis, come traduzione di Futter e Fiitterung), ma an- che nei testi: per esempio Daugia yra Siaudy ir pasary musip ‘presso di noi c’e abbondanza di fieno e di mangime’ (Bretkiinas, Biblija, 1Moz 24, 25); Bandai duost savus pasarus ‘da al gregge il suo foraggio’ (Mažvydas, Giesmės krikščioniškos); Davė teipag asilamus jų pašero ‘dette ugualmente ai loro asini il foraggio' (Chilinskis, Biblija, 1Moz 43, 24). Pašaras attualmente ė il termi- ne piū diffuso e piū specifico per guesto valore, tanto che il Lyberis lo dž come voce principale. Sérti, come si ė detto, ha il valore fondamentale di ‘nutrire un animale’ (soprattutto quadrupedi domestici, pill spesso cavalli e maiali, ma anche, sia pure meno frequentemente, bovini e, molto raramente, uccelli e altro). E molto frequente, oltre che nella lingua quotidiana, nei canti popolari, nei proverbi e nei modi di dire, dove compare piu spesso in riferimento ai caval- li: ad esempio Nesérus nevažiuosi ‘se non hai dato da mangiare (al cavallo) non partirai’ (Seda, regione di Mažeikiai); Nešerti arkliai ir kieme suklups ‘i cavalli non nutriti inciamperanno anche nell’aia’ (Skudutiskis, regione di Molėtai); NeatSersi arklį, reikiant važiuoti ‘non darai troppo da mangiare al cavallo, se devi partire'; Šeimininko akis arklį šeria ‘'occhio del padrone in- grassa il cavallo'. Con riferimento ad animali diver Motriškos darbas kiaules šerti ‘dare da mangiare ai na' (Palanga); Vieną karvaitę turi — ir tos nėr kuoj e non c'ė da darle da mangiare' (Azierkai, regione di Gardinas, Bielorussia); Žiemą vis šeriam tuos visus lauko paukščius ‘d’inverno diamo sempre da man- glare a tutti questi uccelli del campo’ (Pagėgiai, regione di Šilutė). Per inquadrare meglio la posizione di $érti all'interno dell’ambito lessica- le del ‘nutrire’ ė opportuno fare due osservazioni: 1) che, almeno nella situazione attuale, si tratti prima di tutto di un ‘nutrire gli animali’ risulta evidente anche dai casi in cui šėrti si oppone a penėti, che, come vedremo, vale ‘nutrire’ in generale (sia animali, sia uomi- ni), ma che, quando compare in opposizione a $érti, indica esclusivamen- si troviamo, per esempio: maiali ė un lavoro da don- šerti ‘ha una sola mucca — dedi (Vulgata). Questo verbo non viene preso in considerazione né dal Niedermann- Senn-Brender-Salys nė dal Kurschat. La terminologia lituana del ‘nutrire’ te il ‘nutrire esseri umani’: per esempio Vaiką penéti, o gyvulį šerti ‘nutrire (peneti) un bambino, ma nutrire (šėrti) un animale’ (Juskevi¢, JIntosckiii cyioBapn, 1897-1922); Gyvulius serdamas, žmones penédamas, eina per laukus Zvangédamas ‘nutrendo ($érdamas) gli animali, nutrendo (penédamas) gli uo- mini, va sibilando attraverso i campi’ (indovinello riferito alla falce fienaia, in Lietuviy tautosakos rankrastynas). 2) spesso $érti compare (in forma semplice 0 composta), in riferimento agli animali, in coppia con girdyti ‘dare da bere’, percid sembra indicare specificamente il nutrire somministrando cibo secco o comunque solido: per esempio Bagoto gyvulius dievas Seria, o velnias girdo ‘agli animali del ricco Dio da da mangiare, e il diavolo da da bere’ (proverbio da Aukšdvarys, regione di Trakai); Niekas nei Seria, nei girdo, o vis tunka ‘nessuno gli da da mangiare, né da bere, ma cresce sempre’ (indovinello riferito al ghiaccio, da Sudeikiai, regione di Utena); Tegu šeria bėrus žirgus, o pašėrę tegu girdai ‘diano da man- giare ai cavalli bai, e dopo averli nutriti li abbeverino’ (Juškevič, Lietuviškos dainos, 1880-1882): Reikia ir pasert, ir pagirdyt gyvuliai ‘bisogna dare sia da mangiare, sia da bere agli animali’ (Paberze, regione di Vilnius); Koznas gyvolis nora uzveizamas, paseramas, pagirdomas ‘ogni animale vuole essere accudito, nutrito, abbeverato’ (Skuodas). Tuttavia, $érti pud essere riferito anche agli esseri umani. Questo, che secondo il LEW sarebbe un uso popolare, compare in alcuni esempi, comun- que nettamente minoritari: Nés dosningas Dievs kiekvieną Zino pasotyt / Ale su pilnoms saujoms mus vis šert nežadėjo ‘poiché Dio generoso sa sfamare ciascu- no / tuttavia non ha promesso di nutrirci sempre a piene mani’ (Donelaitis, Metai); Vieną vestuvių dieną svočia turėdavo šert ‘la madrina di nozze doveva dar da mangiare (agli invitati) per il solo giorno delle nozze' (Pilviškiai, re- gione di Vilkaviškis); Peržiem šėriau jį be vieno rublio ‘durante tutto V'inverno gli ho dato da mangiare senza un solo rublo' (Druskininkai); Ūkininkai šėrė vaikius, merges su plutoms ‘i padroni davano da mangiare ai giovani e alle giovani braccianti croste di pane' (Viekšniai, regione di Mažeikiai); Kas tą kauką gerai Sera, taip anam gerai neša ‘chi nutre bene guesto kaukas ha buona sorte’ (Kvédarna).® *II kaūkas ė un’entita divina del paganesimo baltico, di origine ctonia, che si manife- sta con aspetto antropomorfo ed ha le dimensioni di una zolla di terra: ė ritenuto di buon auspicio offirgli cibo crudo (legumi e verdura) e vestiti. Per maggiori dettagli si vedano Haussig (1973: 416-417) e Greimas (1985: 29-53 e 2005: 51-85). MARIA TERESA ADEMOLLO GAGLIANO 8 FRANCESCO PAOLO PARDINI Proprio sulla base del passo di Donelaitis il Sabaliauskas (1994: 334-335) ipotizza che si possa ricostruire per $érti un valore originario di ‘nutrire’ riferito agli esseri umani, al quale, secondo I'ipotesi piu diffusa, dovrebbe risalire Sermenys. Ma anche prescindendo da attestazioni di questo tipo, che non sembrano molto significative perché probabilmente rispecchiano solo un uso metaforico, ė senz’altro possibile ipotizzare che il valore originario di šėrti possa essere stato quello di ‘nutrire gli esseri umani’. Si tratterebbe di un mutamento semantico non particolarmente problematico, tanto piu che sarebbe analogo, come osserva giustamente il Sabaliauskas, a quello subito in lituano da ėsti. Quest’ultimo ė il verbo indeuropeo e baltico per ‘mangia- re’, che conserva questo valore in prussiano, in lettone e nella documenta- zione lituana piu antica, ma in lituano attualmente ė riferito agli animali, anzi piu specificamente ai quadrupedi domestici, come si vede chiaramen- te dal seguente esempio: Žmonės valgo, galvijai ėda, paukščiai lesa (Šlapelis, Lietuvių ir rusų kalbų žodynas, 1921), in cui il ‘mangiare’ degli uomini ė espresso con vdlgyti, quello dei bovini con ėsti, quello degli uccelli con lėsti.* Si tratta, dungue, di un'evoluzione semantica del tutto normale, anche se ė comungue corretto far notare che, mentre per ėsti abbiamo la testimonianza del prussiano e del lettone e una chiara successione cronologica all'interno della documentazione lituana per i due valori in guestione, il caso di šėrti ė innegabilmente ipotetico. A questo valore originario di ‘nutrire gli esseri umani’, evidentemente anteriore non solo all’inizio della documentazione lituana — in cui coeren- temente fino dai primi secoli questo verbo ė riferito agli animali — ma pro- babilmente, data la presenza dell’a.pr. sirmen, anche all’epoca della forma- zione delle singole lingue baltiche, dovrebbe risalire il tipo Sermenys. Invece gli altri derivati, tutti riferiti agli animali, come per esempio $éryba ‘I’azio- ne del nutrire gli animali’ (gia nella Clavis šėrybė traduce il ted. Fiitterung), šėrėjas, šėrikas ‘colui che nutre gli animali’, šėrykla ‘luogo in cui vengono nutriti gli animali, mangiatoia’, risalirebbero a un’epoca in cui il valore del ® Una situazione simile si ha nel caso del verbo del ‘bere’, in cui 1l prussiano conserva la forma indeuropea piiton, mentre il lituano ha soltanto il residuo puota ‘banchetto, bisboccia, bevuta’ e per ‘bere’ utilizza il tipo gérti, andando in questo caso d’accordo col lettone (dzeft ‘bere’). La terminologia lituana del ‘nutrire’ verbo era ormai quello testimoniato nella documentazione.” L’accettazione di questa ricostruzione ė condizione necessaria per poter sostenere l'ipotesi della derivazione di Sermenys da Sérti.® Per quanto riguarda I'etimologia, $érti ė di eta baltica, anzi con ogni pro- babilita ė ancora piu antico, dato che si confronta, come propone il LEW, non solo con il lett. sert ‘nutrire, accudire un animale’, sérs ‘provviste di fieno e paglia per I'inverno’, pasars ‘foraggio invernale per il bestiame’, identico al lit. pasaras®, ma anche, al di fuori del baltico, con I’arm. sér ‘discendenza’ ‘stirpe’, serem ‘faccio crescere, produco’, con la famiglia del gr. xopévvou ‘sazio’, kopog ‘sazieta’ e con I'alb. thjerré ‘lenticchia’.’® Viceversa, il LEW respinge, data la presenza della velare, la possibilita di una connessione con le forme slave del tipo a.sl.eccl. kriima 'rpogn', rus. kopm ‘cibo’,!* cosi come * A questo proposito va fatto notare che l'intonazione circonflessa di šefmenys non si accorda con quella acuta del verbo, col vocalismo del quale viceversa concordano gh altri derivati. Questa differenza viene solitamente attribuita ad una metatonia dolce (Būga 1923: 142; Derksen 1996: 155), per cui il tipo originario sarebbe quello con intonazione acuta, e in effetti ė probabile che la radice a cur queste forme risalgono sia del tipo set (si vedano i confronti citati sotto). Sull’intonazione delle forme lettoni non possiamo dire niente. * Proposte etimologiche diverse da questa sono state avanzate dal Gliwa (2005: 10-16), che, con argomentazion: molto sottili, contesta che il valore originario del lit. Sermenys e dell’a.pr. sirmen sia quello di ‘banchetto funebre’ (che verrebbe attri- buito a queste parole solo grazie alla connessione pregiudiziale con §érti), e comun- que respinge l'ipotesi di questa connessione per motivi semantici. D’altra parte, le etimologie proposte (šefmenys sarebbe da confrontare o con šermuonėlis ‘ermellino’, a causa del colore grigio della cenere, o col lat. cremare, oppure infine col gr. Kijp, dea della morte) non sembrano cosi convincenti da costituire un’alternativa veramente valida. Quindi, almeno per il momento, la connessione con $érti, che viene ripresa senza discussione anche nel recentissimo dizionario dello Smoczynski (2007: 632), rimane a nostro avviso la piu probabile. * Si veda anche Miihlenbach-Endzelin (1927-1929: 830 s.v. V sérs, dato in forma dubitativa; 832 s.v. III sért e 94 s.v. pasars). '“ L’Orel (1998: 479) considera I'alb. thjerré una forma che, pur senza raddoppiamen- to, corrisponde al lat. cicer ‘cece’ (si veda anche de Vaan 2008: 113). L’etimologia di questa parola pero non ė chiara (Ernout-Meillet 1959: 119 e Walde-Hofmann 1965, I: 212), e ’André (1978: 80), che la classifica fra i raddoppiamenti incerti, ipotizza che possa essere di origine non indeuropea. "1 Cfr. anche Vasmer (1953: 627-628). MARIA TERESA ADEMOLLO GAGLIANO & FRANCESCO PAOLO PARDINI quella col lat. creo, crésco, Ceres. L'IEW (577), invece, ė favorevole, oltre al confronto con I'armeno, col greco e con l'albanese, anche a quello con le forme latine e con I'umbro cerfe — nome della divinita che ė il pendant maschile di Cerés —, osco kerri ‘Cereri’, caria ‘pane’; propone, inoltre, anche una connessione con l'aisl. hirsi e I’aat. hirso ‘miglio’. Noi riteniamo che sia corretto escludere le forme slave, ma non quelle latine e italiche, a cui forse si puo aggiungere 'osco karanter ‘si nutrono’,'? e per le quali non fanno dif- ficolta nė il valore, nė I'aspetto fonetico. Anche il confronto col germanico sembra valido sia per la forma, sia per il significato, tanto pit che il miglio doveva costituire uno degli alimenti di queste popolazioni.'* Analogamente, in albanese thjerre, il cui valore originario doveva essere proprio quello di ‘nutrimento’, passato poi a indicare un legume che doveva essere impor- tante per I’alimentazione. II. penéti (LKZ, : 782-783; LEW: 569 s.v. pénas) Questo verbo vale ‘nutrire’ (sia animali, sia uomini), ‘nutrire per l'ingras- so’ — valore che non ė praticamente mai attestato per $érti —, e nella docu- mentazione antica €, con i suoi derivati, in una posizione senz’altro premi- nente, dato che ė ben testimoniato sia nei testi, sia nei lessici dei primi secoli. Nel Lyberis compare come primo sinonimo di maitinti, ma anche come voce indipendente col valore di ‘nutrire per I'ingrasso’, e del resto il DabLKZ da proprio questo come primo valore. Quando ė opposto a §érti, come si ė gia visto, si riferisce esclusivamente agli uomini. Vediamone alcuni esempi dai primi secoli. Cominciando dai lessici, nel Lexicon penéti traduce ndhren, e I'espressione duzai penéti traduce dick ma- chen; nella Clavis penéti traduce speisen, papenéti traduce erndhren e duznai penéti traduce dick machen; nel Dictionarium trium linguarum troviamo penil piu volte, per esempio sotto la voce pol. chowam e lat. alo, nutrio; sotto la voce pol. karmic e lat. pasco, nutricor, alo, cibo; nell’espressione penisi * Si vedano per il latino Walde-Hofmann (I: 204-205, 288-289) ed Ernout-Meillet (1959: 116-117, 149, 150), mentre secondo il de Vaan (2008: 109-110) solo Cerés ė connesso con certezza con $érti. Per l'italico si veda Untermann (2000: 370, 386- 390), che non concorda completamente sul confronto con caria. 13 Cfr. de Vries (1962: 229); Kluge (2002: 415 s.v. Hirse). La terminologia lituana del ‘nutrire’ žvėris, che traduce il pol. žeruje zwierz e il lat. fera pabulatur, pabulatum exit. Passando ai testi troviamo, per esempio: Dievas peni varnų vaikus savesp šaukančius ‘Dio nutre i piccoli dei corvi che gridano a lui’ (Mažvydas, Giesmės krikščioniškos); Idant regéty duoną kuria aš jus penėjau pustinėje ‘affinché co- noscano il cibo, con cui vi ho nutriti nel deserto' (Bretkūnas, Biblija, 2Moz 16, 32); Veizdėkit paukščių...o jūsų Tėvas Danguijęsis juos...pena ‘guardate gli uccelli... e il vostro Padre Celeste li nutre' (Bretkūnas, Biblija, Mt 6, 26); Tūkštantis persony jime galėjo penėtis ‘mille persone poterono nutrirsi in quel luogo’ (Daukša, Postilė); Ir pamusé Adonio avis ir jaučius ir penimus galvjius ‘e sacrifico le pecore e i buoi e il bestiame ben nutrito di Adonia’ (Chilinskis, Biblija, 1Kar 1, 9). Inoltre, questo verbo puo essere usato anche in contesti in cui si parla di un nutrimento spirituale, come per esempio: Aveles jūsų tu mažu Dievo mokslu penékiet ‘nutrite le vostre pecorelle con questo piccolo insegnamento di Dio’ (Mažvydas, Katekizmas); Kolei darbymeté, dirbkime, nes savo metu pjausime, tai yra penésimés karalystéj dangaus nupelnais gery darby ‘finché ė tempo di lavorare, lavoriamo, perché a suo tempo mieteremo, cioė ci nutriremo nel regno dei cieli dei frutti delle buone opere’ (Sirvydas, Punktai sakymų). A partire dalla documentazione pili antica sono attestati anche numerosi derivati nominali, come penétinis ‘ben nutrito, ingrassato’ (di un animale, cfr. penimis ‘maiale da ingrasso’, assente nei primi secoli), penétojas ‘colui che nutre’, penyba ‘nutrimento, cibo’, e i composti apipenéti, iSpenéti, papenéti, pripenéti e uzpenéti.'* Ma il derivato piu interessante ė pénas ‘cibo, foraggio’, ma anche, nella documentazione recente, ‘ingrasso’, ‘animale, maiale da ingrasso™®, che il '* Fra questi, papenéti e uZpenéti in particolare sono testimoniati pill spesso con va- lore spirituale: per esempio Idant dūšia mūsų butų atgaivinta ir papenéta malone Dievo ‘affinché la nostra anima sia ristorata e nutrita con la grazia di Dio’ (Daukša, Katekiz- mas); Sakramentu... uZpenéti ir pastiprinti esme gyvatosp amZinosp ‘con il sacramento... siamo stati nutriti e rafforzati per la vita eterna’ (Daukša, Postilė). '5 II DabLKZ spiega pénas con “maistas (ppr. gyvūnų, pašaras, lesalas)”, dando impli- citamente come prevalente il riferimento agh animal. E da notare anche che questo sostantivo, almeno secondo 11! Niedermann-Senn-Brender-Salys e secondo il LEW, nel- la forma plurale penai ha il valore di ‘veleno’, come i composti nilopenas e apypenas (apypenai), attestati dai primi secoli. Un fenomeno analogo di interdizione linguistica si riscontra per esempio in area slava, dove il tipo a.sl.eccl. jadi ‘i6¢’, rus. aa, etc deriva dalla radice ie. *ed- ‘mangiare’ (cfr. Vasmer 1958: 482). MARIA TERESA ADEMOLLO GAGLIANO & FRANCESCO PAOLO PARDINI Lyberis cita come primo sinonimo di maistas e che ė presente sia nei lessici dei primi secoli, sia nei testi. Nei lessici lo troviamo come traduzione di Speise nel Lexicon; come traduzione di Nahrung e di Speise nella Clavis; come traduzione di cibus in Sirvydas (I’espressione sužįstą peng ėsti traduce il pol. papac e il lat. pappare, mansum cibum comedere). Nei testi pénas ė attesta- to, almeno per quanto abbiamo potuto vedere, con riferimento agli esseri umani in senso sia proprio, sia figurato, almeno a partire dal Catechismo di Dauksa:'® Nes tu patis penas ir gėrimas manas ‘poiché tu sei il mio cibo e la mia bevanda’; Cia rasi peng ir pastiprinimą gyvatos tavos ‘qui troverai il cibo e il sostegno della tua vita’ (Daukša, Postilė); Dvasiskas mūsų penas ir gėrimas ‘il nostro cibo e bevanda spirituale’ (Daukša, Postilė); Kodėl notéjo sūnus Isai penop nei vakar, nei šiandien? ‘perché il figlio di Iesse non ė venuto a tavola (“al cibo”) nė ieri, nė oggi?’ (Chilinskis, Biblija, 1Sam 20, 27). Un derivato di pénas, pentikslas, ha lo stesso valore ed ė bene attestato sia nei lessici (nella Clavis traduce Fiitterung, Nahrung e Speise; nel Lexicon tradu- ce Nahrung e Speise; in Sirvydas traduce, per esempio, il pol. pokarm e il lat. cibus, esca, pastus, nutrimentum, il pol. Zywnos¢ e il lat. alimonia, alimentum, cibaria, etc.), sia nei testi: Tasai penukslas ligonių esti ‘questo ė il cibo degli infermi’ (Mažvydas, Katekizmas); KoZnam reikia penukslo, tatai esti valgymo ir gėrimo ‘ciascuno ha bisogno di nutrimento, cioė di cibo e di bevanda' (Bretkūnas, Postilė); Tasai penukšlas...buvo sutrovytas ir nieku paverstas galybe to padeivinto kūno ‘questo cibo...ė stato digerito e ridotto a niente per il po- tere di questo corpo divinizzato’ (Daukša, Postilė). Per quanto riguarda i confronti di penéti nelle altre lingue, all’interno del baltico troviamo solo il lett. penét ‘viziare’,'® e all’esterno il LEW propone una connessione con l’a.i. panasa- ‘albero del pane’, il gr. dor. mavia ‘sazieta’ eil lat. penus ‘provvista di cibi’. L'IEW (807) non cita i confronti col greco e '* In realta questa parola compare, prima che in Daukša, in un passo del Catechismo di Mažvydas in cui ė riportato un inno sulla Nativita, nel quale si legge Maria... penéjo karalycia iš dangaus pena. Pero questa forma, sulla base di un passo delle Giesmės krikščioniškos dello stesso Mažvydas, ė da correggere molto probabilmente in piena (Urbas 1998: 283 s.v. pénas). 7 E da notare che invece il Palionis (1967: 236) cita questa parola, inseme a penūkšlas e a pdsaras, solo come denominazione del cibo per gli animal. '" Si veda anche Miihlenbach-Endzelin (1927-29: 200). 10 La terminologia lituana del ‘nutrire’ con l'indiano,' ma concorda su quello latino, peraltro non sicuro,? al quale aggiunge, in forma dubitativa, il got. fenea (nome di una pietanza a base di orzo).“* Data questa situazione, sembra molto probabile che penéti risalga all’eta baltica, ma I'incertezza dei confronti non consente di farlo risalire pit indietro, se non a livello di pura possibilita. Per quanto riguarda pénas, non ci sono elementi per ritenere che sia anteriore all’eta lituana. III. maitinti (LKŽ,,: 761; LEW: 459-460 S.V. misti) Attualmente maitinti, come si ė gia detto, ė il verbo lituano piū generico per la nozione di ‘nutrire’, dato che non solo ė usato con riferimento tanto agli animali quanto agli esseri umani, in senso sia proprio, sia figurato, ma vale anche ‘fornire sostanze nutritive’ (detto per esempio del concime) e ‘alimen- tare, fornire energia per il funzionamento’ (detto per esempio di un apparec- chio) (si veda anche il DabLKZ). Dunque, questo verbo puo avere un valore tecnico che non compare mai in penéti, mentre d’altra parte non presenta mai il valore di ‘nutrire per l'ingrasso’ che ė ben presente sia in penéti, sia nei suoi derivati. Il Lyberis, come si ė gia detto, lo da come voce principale, citando come sinonimi prima di tutto penéti e mitinti (per quest’ultimo cfr. sotto). Vediamone alcuni esempi: Maitino didžius būrius galvijų, ožkų ir avių ‘dava da mangiare a grossi branchi di buoi, di capre e di pecore’ (Stanevičius [1799-1848]); Pats nevalgo, o kitus maitina ‘non mangia per sé, ma da da mangiare agli altri’ (indovinello riferito al pane, da Lygumai, regione di Pakruojis); Žagrė ir akécios pačios biednos, o visą svietą maitina ‘I’aratro e I'er- pice di per sė sono una povera cosa, ma danno da mangiare a tutti' (Šeduva, '*Le parole greche navia ‘cibi che saziano’ e mavia *sazieta' compaiono solo in Ate- neo, come forme attestate in poeti dell'area dorica occidentale. Per guanto riguarda 'indiano, secondo il Mayrhofer (1963: 209 s.v panasdh) per questa parola sarebbe piū verosimile un'origine dravidica, forse in ultima analisi austroasiatica, supportata dal confronto con forme del tipo tamil palavu, etc. “11 Walde-Hofmann (1965, II: 283) e il de Vaan (2008: 458-459) concordano, ma I’Ernout-Meillet (1959: 496-497), secondo il quale il valore originario di penus dove- va essere ‘parte piu interna della casa (dove venivano custodite le provviste)’, ritiene questa parola latina senza etimologia. “I Cfr. anche Feist (1939: 147-148); Lehmann (1986: 112). 11 MARIA TERESA ADEMOLLO GAGLIANO & FRANCESCO PAOLO PARDINI regione di Radviliškis); Jei jaunas mokinsiesi, senas maitinsiesi ‘se da giova- ne imparerai, da vecchio ti sfamerai’ (Daukšiai, regione di Marijampolė); Dažnai tekdavo nors svajonémis savo dvasia maitinti ‘spesso bisognava nutrire almeno con i sogni il proprio spirito’ (Biliūnas [1879-1907]); Jo kūryba tarsi kokia podirvio srovė maitino ir stiprino mūsų literatūros augimą ‘la sua crea- zione guasi come un fiume sotterraneo alimentava e rafforzava la nostra produzione letteraria' (Mykolaitis-Putinas [1893-1967]). Questo verbo nei primi secoli compare soltanto nei lessici: maitinti nel Lexicon, išmaitinti nella Clavis traducono, insieme a $érti (cfr. sopra), il ted. fiittern; in entrambi il nome d’azione maitinimas traduce Fiitterung.*> Sempre nella Clavis, come traduzione di Nahrung, e non nei testi compare maistas ‘cio di cui si nutrono gli esseri viventi’ (detto di uomini, animali, piante), che oggi ė il termine piu generico e piu diffuso per indicare il cibo e ha con pénas lo stesso rapporto che intercorre fra maitinti e penéti. In epoca attuale troviamo maitintojas ‘colui che nutre’ e matintiivas, termine tecnico traduci- bile con I'it. alimentatore. Con un diverso vocalismo radicale ė attestato mitinti, che vale anch’esso ‘nutrire’ (sia animal, sia uomini) (LKZ_: 297; LEW: 459-460 s.v. misti), ci- tato dal Lyberis — con un esempio riferito all'uomo — sotto la voce maitinti e spiegato dal DabLKZ con “šerti; penéti, maitinti". Questo verbo ė testimo- niato, sebbene scarsamente, sia nei lessici, sia nei testi dei primi secoli. Nel Dictionarium trium linguarum troviamo mitinu, accanto a penū, come tradu- zione del pol. chowam e del lat. alo, nutrio. Nei testi troviamo, per esempio: Tuo būdu ir ik šiolei mitina ir sotina mus ‘in questo modo e fino ad ora ci nutre e ci sazia’ (Dauksa, Postilé); Kuris tuo(in)timpos be paliaubos visus mitina taip piktus kaip gerus ‘che continuamente senza sosta nutre tutti, i cattivi come i buoni’ (Daukša, Postilė). Sempre nella Postilla di Daukša sono attestati anche imitinti e il derivato jmitinimas.”® Come esempi recenti per mitinti citiamo ** La forma išmaitinti, attestata in Vilentas (Jn 12, 25: Kurs savo Zyvatq mylés, tas turės išmaitinti) e considerata dal LKZ (VII: 761) come composto di maitinti ‘nutri- re’, ė invece con ogni probabilita composta dell’'omofono maitinti ‘affaticare’ (per quest’omofonia si vedano le conclusioni), come si pud desumere dallo stesso passo nella Vulgata (Out animam suam amat, eam perdet), in Lutero (Wer sein Leben liebhat, der wird’s verlieren) e anche in Bretkiinas (Kas myl savo Zyvata, tas ją patrotys). * Tadang jumus vėl duos... pakankamą imitinimq ir apdengimq privalomą ‘allora vi dara 12 La terminologia lituana del ‘nutrire’ Mazus paršelius reikia gerai mitinti, kitaip blogi bus ‘bisogna nutrire bene i maialini piccoli, altrimenti saranno magri’ (Kruopiai, regione di Akmenė); Žemė mitin i žmones, i gyvolius ‘la terra nutre sia gli uomini, sia gli animali’ (Siauliai). Per quanto riguarda '’etimologia, maitinti e mitinti sono entrambi derivati trasparenti, con vocalismi radicali diversi ma con lo stesso suffisso *-ino- di causativo, da una forma primaria del tipo lit. misti ‘nutrirsi’ (mitas, mitalas ‘cibo’, etc.). Alla stessa radice risalgono meitélis ‘maiale castrato, da ingras- so'** e maita ‘carogna’, testimoniati entrambi nella documentazione pit anti- ca.” In lettone troviamo mist, identico al lituano misti; mitindt ‘dare ospitali- ta (rifugio e nutrimento), nutrire, mantenere’, che si confronta col lit. mitinti; miteklis ‘alloggio, dimora; nutrimento’, maita ‘carogna’. In prussiano invece ė testimoniato solo il tipo *mait-: maita ‘nutre’, po-maitat ‘nutrire’, maitasnan ‘nutrimento’, nomaytis, che corrisponde al lit. meitélis. Al di fuori del baltico la situazione non é chiara, dato che il LEW sostiene il confronto con ’a.irl. méith ‘grasso’ e con I'a.isl. meid ‘la parte piu grassa della carne della balena’, mentre respinge quello con I'av. maéBana- ‘luogo di soggiorno, dimora’ e con le forme slave del tipo a.sl.eccl. mésto ‘luogo’, per motivi sia formali (differenza di intonazione), sia semantici (il valore di ‘dimora, soggiorno’ in baltico a suo giudizio ė secondario).? L'IEW (715), invece, non cita i con- fronti in celtico e in germanico,” nė quelli eventuali in slavo, ė favorevole ancora...un nutrimento sufficiente e cid che ė necessario per vestirsi’; Jisai mus inmit- ys ir visų privalymy priduos ‘egli ci nutrira e ci dara tutto 1] necessario’. “4 Una variante maitélis ė testimoniata dalla Lituania Minore. 25 E interessante anche il composto maitedis, che compare, come correzione a margi- ne, nella Bibbia di Bretkiinas (5Moz 14, 12-13), probabilmente con il valore di ‘avvoltolo’. *¢ II Miihlenbach-Endzelin (1925-27: 636 s.v. I mist) e il Mažiulis (1993: 44 s.v. ismaitinton) concordano sul confronto con 1'avestico, mentre il Vasmer (1953: 124), il Bankowski (2000, II: 175) e altri studiosi slavisti concordano anche sul confronto con lo slavo. Il Bartholomae (1905: 1106-1107) ė favorevole solo alla connessione fra avestico e slavo. Lo Smoczynski (2007: 405-406) si limita ad osservare che le forme baltiche hanno etimologia incerta. #7 L'irl. méith viene connesso con la radice del lat. mitis (712 s.v. 7méi-), mentre la forma germanica non viene considerata. 13 MARIA TERESA ADEMOLLO GAGLIANO 8 FRANCESCO PAOLO PARDINI alla connessione con l'avestico e ricostruisce una radice *meith- col valore originario di ‘luogo di soggiorno'. Comunque, per quanto riguarda l'area baltica possiamo dire che maitinti con ogni probabilita si sara formato a li- vello lituano, direttamente da misti, dato che in prussiano troviamo lo stesso vocalismo radicale, ma una formazione diversa, quindi non ci sono elementi che indichino un’origine piu antica. Mitinti invece, dato che si confronta col lett. mitindt, dovrebbe essere anteriore all’eta lituana, ma non si pud neppure escludere che sia derivato da misti a livello lituano, andando a coincidere secondariamente con la forma lettone. Infine, maistas (*mait-to-) non sembra essere piu antico dell’eta lituana. CONCLUSIONI Consideriamo prima di tutto la situazione lituana, e in secondo luogo quella delle altre aree baltiche, riassumendo quello che si ė gia detto e traendone le conclusioni. Per quanto riguarda i primi secoli della documentazione lituana, la si- tuazione delle attestazioni dei verbi e dei sostantivi che abbiamo preso in considerazione puo essere schematizzata nel modo seguente:* | testi -Iessici | uomini animali : į | šėrti | X pasaras Xx X penéti LX X X || ah - 1 1 — pénas Xx Xx | x maitinti | | x maistas | x mitinti | X x Come si ė visto sopra, tutte gueste forme compaiono almeno in uno dei ** Per le testimonianze nei lessici non ė sempre possibile stabilire se ci si riferisca agli animali o agli uomini, guindi lo schema risulta necessariamente asimmetrico, 14 La terminologia lituana del ‘nutrire’ lessici dei primi secoli (Lexicon Lithuanicum, Clavis Germanico-Lithuana, Dic- tionarium trium linguarum), anzi penéti e pénas, come ė prevedibile, sono attestati in tutti e tre. Nei testi della stessa epoca, invece, troviamo solo pasaras, penéti, pénas e mitinti. Dunque, ė evidente che la lingua dei testi dei primi secoli non utilizza tutte le possibilita effettivamente esistenti, ma fa delle scelte precise, che possono esser dovute a motivazioni diverse.”® Su queste motivazioni nel nostro caso specifico possiamo fare solo delle ipotesi. Paradossalmente proprio per la situazione di $érti, da cui siamo partiti, si puo trovare pil facilmente una soluzione. Infatti, nei testi religiosi, che sono gli unici testi lituani dei primi secoli, ė frequente il riferimento all’azione di nutrire gli animali domestici, ma si tratta di solito di un ‘far pascolare’, quindi il verbo usato normalmente ė ganyti, che effettivamente & molto ben testimoniato in tutta la documentazione e che corrisponde nella maggior parte dei casi al ted. weiden, al pol. pas¢ e al lat. pasco (v. I’Appendice). Sérti invece, come si ė visto sopra, indica non il ‘far pascolare’, ma piuttosto il ‘nutrire gli animali nella stalla o nel cortile™: questo riduce, ovviamente, le possibilita di una sua presenza in testi di questo tipo. Inoltre, in lituano esi- ste un omofono sérti ‘perdere il pelo, perdere le penne’ (LKZ,,: 676; LEW : 973 s.v. Serys), peraltro anche questo attestato non nei testi, ma solo nei lessici dei primi secoli, che potrebbe costituire un’ulteriore giustificazione per la scelta in questione. Anche per maitinti esiste un omofono col valore di ‘affliggere, affatica- re’ (LKZ,: 762; LEW,: 397-398 s.v. maita), derivato in ultima analisi dalla stessa radice e ben testimoniato non solo nei lessici, ma anche nei testi pit antichi. E possibile che proprio nell’esistenza di questa forma sia da cercare il motivo dell’assenza di maitinti ‘nutrire’ negli stessi testi. Per maistas invece non possiamo ricorrere a una spiegazione di questo genere. A questo punto dovremmo passare ad esaminare la situazione della ter- minologia del ‘nutrire’ nella lingua attuale.” Prima di andare oltre, pero, ė necessario almeno accennare a un problema che finora non abbiamo con- siderato, che riguarda sia le attestazioni dei primi secoli, sia, appunto, la * Una discordanza di questo tipo, che con ogni probabilita ė presente anche in altri casi, meriterebbe di essere indagata piu a fondo. * Per la situazione lituana attuale facciamo riferimento essenzialmente al Lyberis, come per quella lettone al Latviešu valodas sinonimu vardnica. 15 MARIA TERESA ADEMOLLO GAGLIANO 8 FRANCESCO PAOLO PARDINI situazione attuale. Infatti, oltre alla presenza o assenza nei testi antichi e nei lessici delle parole che abbiamo esaminato, un altro aspetto molto im- portante da studiare sarebbe da quale area i lessici e i testi in questione pro- vengano, e se quest’area coincida o meno con la distribuzione attuale come risulta dai dati del LKZ. Dal momento che questi dati sono necessariamente incompleti, ci limiteremo a fare alcune constatazioni, con la consapevolezza che qualunque deduzione potrebbe essere aleatoria. Non tutte le forme che abbiamo considerato sono presenti nella docu- mentazione di tutta I'area lituana dai primi secoli ai nostri giorni. Soltanto pašaras, pénas e penéti, che nei primi secoli della documentazione compaiono sia nella Lituania Minore, sia nella Lituania Maggiore, presentano oggi una distribuzione coincidente con quella dei primi secoli. Le altre forme sono in condizioni diverse. Per cominciare, $érti nei primi secoli e testimoniato solo nei lessici della Lituania Minore, mentre attualmente ė panlituano, quidi ci aspetteremmo che fosse presente anche in Sirvydas. Del resto, qui non compare neppure pasaras, ed ė penūkšlas che traduce sia pokarm, sia strawa, sia žywnošč.?! E diverso il caso di maitinti, maistas, mitinti. Infatti, nei primi secoli mitinti compare solo nell’area della Lituania Maggiore, mentre maistas e maitinti compaiono solo nell’area della Lituania Minore. Se andiamo a guardare la distribuzione attuale di queste parole come ce la presenta il LKZ, vediamo che corrisponde grosso modo a quella delle attestazioni antiche. In effetti, mitinti attualmente ė attestato nell’area lituana settentrionale centro-orien- tale, mentre maitinti ha una distribuzione centro-occidentale, e si sovrap- pone a mitinti nel punto 267 (Eriskiai) del Lietuvių kalbos atlasas; maištas analogamente ė prevalentemente occidentale (il punto piu orientale segna- lato dal LKZ ė il 112 del Lietuvių kalbos atlasas, che corrisponde a Pasvalys). Se ne potrebbe dedurre che in origine maitinti e mitinti si ripartissero 1’area lituana, e che in un secondo tempo sia stato il primo, proveniente dall’area occidentale, ad acquistare una posizione di maggior rilievo. Pero, come si ė detto, per proporre delle ipotesi con una base concreta sarebbero necessarie delle verifiche che con i mezzi che abbiamo a disposi- "'E interessante notare che nelle traduzioni polacche della Bibbia del XVI e del XVII secolo uno dei termini che vengono usati per la nozione di ‘foraggio’ obrok, che pero in quest’epoca vale principalmente ‘vitto come compenso’ (Stownik staropolski, V: 372), e in effetti nel Dictionarium trium linguarum viene tradotto col lat. cibaria, annona salaria e col lit. dalia. 16 La terminologia lituana del ‘nutrire’ zione non siamo in grado di fare e che comungue esulano dal limiti di guesto lavoro. Dungue, la situazione di guesto ambito lessicale nel lituano attuale andra esaminata prescindendo da guesto problema. In guest'area, come si ė gia detto, maitinti e maistas, che non risalgono piū indietro dell'eta lituana e a guanto sembra in epoca antica non sono molto ben testimoniati, oggi sono i termini piū generici e piū diffusi per le rispettive nozioni. Per guanto riguarda le altre forme verbali attualmente attestate, vedia- mo che nel Lyberis sotto la voce maitinti compaiono prima di tutto, come gia sappiamo, penėti e mitinti. Del rapporto fra penėti e maitinti abbiamo gia parlato, e possiamo anche dire, data la situazione dei confronti, che il primo probabilmente risale piū indietro dell'eta lituana, diversamente dal secondo. Mitinti, come si ė gia detto, dato il confronto col lettone potrebbe essere piū antico di maitinti, ma non si puod escludere che si tratti di un'evoluzione in- dipendente e parallela. Per guanto riguarda gli altri sinonimi o parzialmente sinonimi, che nella documentazione dei primi secoli sono assenti, o presenti solo sporadicamente, sarebbe teoricamente possibile che qualcuno potes- se essere relativamente antico, anteriore all’eta lituana o anche anteriore all’eta baltica. In realta, invece, queste forme sono per la maggior parte sen- za dubbio di eta lituana. Per esempio, risalgono a quest’epoca valgydinti, da valgyti ‘mangiare’ (detto dell'uomo); sétinti ‘nutrire fino alla sazieta’; rydyti ‘far ingollare’, etc.* Soltanto édinti (LKZ : 1044), causativo di ėsti, detto nor- malmente degli animali e solo spregiativamente dell'uomo, potrebbe essere pit antico, dato il confronto col lett. édindt,*® ma non ci sentiamo di esclu- dere, come nel caso di mitinti-mitindt, un fenomeno di poligenesi. Dunque, ė dubbio che qualcuna di queste forme sia piū antica di maitinti, e tanto meno di penéti, e in ogni caso non si tratterebbe di forme anteriori all’eta baltica. Sempre sotto la voce maitinti, ma come primo fra i “nutolusios reikšmės zodziai” (cfr. sopra), compare $érti, seguito da liuobti (LKZ,: 616) e da lėsinti (LKŽ, į: 377). Liuobti, riferito essenzialmente ai guadrupedi domestici, come del resto lo ė šėrti, vale anche ‘fare le faccende domestiche, pulire’ e si con- fronta col lett. luébt ‘sbucciare, staccare; fare i piccoli lavori domestici’; lėsinti ė sempre riferito agli uccelli — cosa che per šėrti avviene raramente —, ed #2 Cfr. LEW (II: 740 s.v. ryti e II: 857 s.v. sotūs). 33 Cfr. Miihlenbach-Endzelin (1923-1925: 573). 17 MARIA TERESA ADEMOLLO GAGLIANO 8 FRANCESCO PAOLO PARDINI ė causativo di lėsti ‘beccare’ (cfr. lett. lest ‘prendere col becco, contare', e forse a.isl. lesa, got. lisan ‘raccogliere’).* Nė l'uno, nė I’altro di questi verbi ė anteriore all'eta lituana, almeno col valore che ci interessa, anzi neppure le attestazioni lituane dei primi secoli presentano guesto valore. Fra gueste for- me, dungue, šėrti ė senz'altro la piū antica. Possiamo anzi dire, considerati i confronti esterni all'area baltica che abbiamo visto sopra, che si tratta con ogni probabilita della forma verbale lituana piū antica in assoluto col valore di ‘nutrire’, visto che ė l'unica, fra guante ne abbiamo prese in considerazio- ne, che risalga ad un'epoca anteriore all'eta baltica. Passando alle forme nominali, vediamo prima di tutto i sinonimi di maistas. Nel Lyberis sotto la voce maistas per primo compare pėnas, che, come si ė gia detto, ha con maištas lo stesso rapporto che intercorre fra le for- me verbali corrispondenti e risale probabilmente alla stessa epoca. Vengono citati, inoltre, vari sinonimi o parzialmente sinonimi, in parte testimoniati a partire dai primi secoli. Anche in questo caso sarebbe possibile che qualcuno di questi sinonimi potesse essere piu antico dell’eta lituana o anche, even- tualmente, dell’eta baltica. In realta anche questa volta, nella maggior parte dei casi, si tratta di forme prive di confronti esterni e dunque di eta lituana, come per esempio valgis e vdlgymas. Sono invece dotati di confronti esterni, anche fra le forme nominali, alcuni derivati di ésti. Per esempio, potrebbe essere anteriore all’eta lituana édesys (édesis), nei primi secoli ‘cibo per gli uomini’ e oggi ‘cibo per gli animali’, spregiativamente ‘cibo per gli uomini’ (LKZ : 1042-1043), visto il confronto col lett. édesis ‘cibo per i maiali, fatto con farina, acqua e verdure sminuzzate’;* pero, non possiamo escludere che si tratti di due formazioni indipendenti e parallele. Un’ipotesi analoga, anzi piu probabile data la diffusione del tipo di formazione, si pud proporre per edis (LKŽ,;: 1045), con gli stessi valori di ėdesys, che si confronta con ]'a.pr. idis (ted. Essen) e con l'asl.eccl. jadi ‘cibo’.* * Si vedano LEW (I: 381 e 359 s.v. lésti); Miihlenbach-Endzelin (1925-1927: 521-522 e 454). ** Cfr. LEW (I: 125 s.v. ėsti); Muhlenbach-Endzelin (1923-1925: 573). Si tratta di un antico tema in sibilante, presente, con riformazion diverse, anche in area germanica e slava (m.a.t. ds, ted. Aas ‘carogna’, da *éd-s-o-; rus. aca ‘cibo, portata di un pasto’: Kluge 2002: 2; Vasmer 1958: 495). Cfr. sotto ésca. * Per idis si veda Mažiulis (1993: 17). In lituano esiste anche un derivato édmenys (LEW I: 125 s.v. ėsti; Muhlenbach-Endzelin 1923-1925: 573), non citato dal Lyberis, 18 La terminologia lituana del ‘nutrire’ Viceversa, una forma nominale che puo essere veramente antica ė éska, che il Lyberis pero cita sotto la voce apetitas. Questa parola, assente nei testi antichi e anche successivamente assai poco attestata, puo valere ‘cibo per gli animali’ oppure ‘appetito’ (LKZ : 1154), ed ė identica al lat. ésca ‘cibo, esca’ (da *éd-s-ka).” Data la scarsa produttivita del suffisso in tutta l'area indeuropea, il tipo éska-esca potrebbe risalire a un'epoca anteriore all’eta delle singole lingue ed essere quindi un resto conservato solo in area lituana e in area latina.* Infine, nel Lyberis, come si ė gia detto, pašaras ė voce principale per indi- care il cibo per gli animali. Come sinonimi vengono date varie forme, alcune delle quali citate anche come sinonimi di maistas, come per esempio édesys. Comunque, nessuna di queste ė piū antica di pašaras, che probabilmente ė di eta baltica, dato il confronto identico in lettone. Da questo esame, dunque, risulta che nell’ambito dei verbi del ‘nutrire’ e dei sostantivi con valore di ‘cibo’, a parte le forme a cui abbiamo dedica- to un esame specifico, sono attestati o termini privi di confronti, e quindi sicuramente di eta lituana, o termini con confronti esterni, per i quali pero un’ipotesi di anteriorita rispetto all’eta lituana non ė esente da dubbi. Inol- tre, come si ė visto sopra, la forma pit antica in assoluto ė $érti, dal momento che ė 'unica che risalga a un’epoca anteriore all’eta baltica. Passiamo ora a considerare la situazione di questa terminologia nelle altre aree baltiche. Sul prussiano per le forme verbali non possiamo aggiun- gere niente, mentre come forme nominali, oltre a quelle gia considerate, abbiamo prima di tutto idai e istai, sempre traduzione del ted. Essen, che che vale ‘bocca, mandibole, muso’ (detto dell'uomo in senso dispregiativo), ma anche ‘cibo, vivanda’. Questo sostantivo ha un confronto nel lett. édminis ‘esca’, é¢dmana ‘cibo, esca’ e anche nell’a.ind. adman- ‘vivanda’, quindi in teoria potrebbe essere addirittura anteriore all’eta baltica, ma con ogni probabilitd, data la produttivita del suffisso almeno in lituano, non si tratta di una forma antica. 7 Cfr. LEW (I: 125 s.v. ėsti); Walde-Hofmann (I: 420). * Si veda Ademollo Gagliano (1978: 13-15). Sull’antichita di questa parola, pero, non tutti concordano: per esempio I'Ernout-Meillet (1959: 192 s.v. édé) ritiene che la formazione baltica sia di origine desiderativa e non abbia rapporti col latino. * Cfr. Mažiulis (1993: 16 e 51-52). Idai, che differisce da idis solo per la formazione, ė identico al lit. ėda ‘valgymas, édimas’, al lett. ėda ‘esca’, al rus. ead, all’a.isl. dta ‘cibo’. Istai si confronta col bg. jasto ‘cibo’. 19 MARIA TERESA ADEMOLLO GAGLIANO 8 FRANCESCO PAOLO PARDINI sono nelle stesse condizioni di idis, citato sopra, dato che hanno confronti esterni identici, che pero potrebbero essere frutto di poligenesi. Inoltre, nel- la documentazione prussiana compaiono pėrdin, traduzione di Futter, com- posto di eta prussiana e guindi molto recente, e landan, traduzione di Speise, di etimologia molto discussa e tuttora non chiara,* ma con ogni probabilita anche guesto non anteriore all'eta prussiana. Passando al lettone, abbiamo gia detto che penét non ha conservato il va- lore originario, che viceversa si mantiene in sėrt. Comungue sono entrambi dei residui, che non compaiono nė nel Latviešu literaras valodas vardnica, nė nel Latviešu valodas sinonimu vardnica. Qui come voce principale troviamo édindt, che ė il corrispondente funzionale del lit. maitinti ed é evidentemente, come si ė detto sopra, un causativo identico al lit. édinti.*' In lituano, pero, quest’ultimo non ha un valore generico, ma ė detto essenzialmente degli animali, quindi ė in una posizione diversa all’interno del settore lessicale in questione. Sotto la voce édindt si trova baruét, che corrisponde funzionalmente sia a šėrti, sia a penéti come ‘nutrire per I'ingrasso’,* e si riferisce agli uomini solo a livello colloquiale. Questo verbo ė connesso prima di tutto, all’in- terno del lettone, con bariba ‘cibo, foraggio’ (luopbariba specificamente ‘fo- raggio per il bestiame’). Per i confronti esterni una possibilita abbastanza convincente sembra quella di una connessione con forme nominali come I'a.sl.eccl. brasino ‘cibo, nutrimento’, rus. 66pomHo ‘farina di segale’, I'a. isl. barr ‘cereali’, il lat. far, farina, etc., che pero presuppongono un suffisso in sibilante, non presente in lettone.*® Qualunque sia la soluzione, sembra comunque che baruét, anche se derivato da una radice molto probabilmente 4 Si veda Mažiulis (1996: 260-261 e 32-34). “1 Cfr. Latviešu literards valodas vdardnica (2: 474). “2 Cfr. Latviešu literards valodas vardnica (2: 41 e 39). E da notare che il lett. baruéklis corrisponde al lit. penimis. * Muhlenbach-Endzelin (1923-25: 265, con la bibliografia). Il Vasmer (1953: 110) concorda con quest’ipotesi. Un'altra possibilita ė quella del confronto con I'a.ind. bhdrvati ‘mastica’, col gr. ¢pfpov e col cimr. bara ‘pane’, mentre il Karulis (I: 110) pro- pone una connessione col lett. bért, lit. berti ‘spargere, sparpagliare’ (cfr. lett. barstit, lit. barstyti, barstalas ‘miscuglio di chicchi o di farine per i quadrupedi domestici’). 20 La terminologia lituana del ‘nutrire’ anteriore all’eta baltica, sia perd una forma verbale non anteriore all’eta lettone. Altre forme presenti sotto la voce édindt, come ciendt e miéludt, usate per gli esseri umani, hanno come valore primario quello di ‘ospitare’ e sono evidentemente secondarie.*® In conclusione, dunque, ė chiaro che il lettone attualmente si trova in una situazione molto diversa da quella lituana, e molto piu recente, dal momento che in quest’area le forme di eta baltica sono nettamente in secondo piano. Infine, per quanto riguarda le denominazioni del cibo, il Latviesu valodas sinonimu vardnica da come voce principale pdrtika, che ė il termine piu ge- nerico e corrisponde funzionalmente al lit. maistas. Questa parola, che vale ‘il necessario per il sostentamento, viveri’, ė chiaramente secondaria, dato che risale al verbo partikt ‘avere di che vivere, nutrirsi’, a sua volta composto di tikt ‘ottenere’,* quindi ė chiaramente in una situazione completamente diversa da quella delle forme lituane che abbiamo preso in esame. La stessa considerazione vale per altre forme citate dal dizionario, ugualmente secon- darie per motivi diversi, come per esempio iztika o uzturs (uzturét ‘sosten- tare’). Quanto ai derivati di ėst (édesis, édiéns, édmana, etc.), per quelli che hanno confronti identici in lituano, come si ė visto sopra, non si puo esclu- dere un’origine da poligenesi. Una forma interessante che, sebbene in sé non risalga oltre I'eta lettone, tuttavia potrebbe, almeno a livello radicale, essere antica col valore di ‘nutrimento’, ė bariba, citato sopra, che pero il Latviešu valodas sinonimu vardnica non prende in considerazione. L’area lettone, dunque, appare nel complesso senz’altro innovativa ri- spetto a quella lituana, come del resto avviene nella maggior parte dei casi. Per quanto riguarda il prussiano, tutto quello che si puo dire ė che nella documentazione, come si ė visto, compaiono sia forme concordi con altre aree, a cominciare da quella lituana, per le quali non ė improbabile una poligenesi, sia forme peculiari di quest’area, comunque tutte molto recent. “11 primo deriva da ciens ‘onore’ (Muhlenbach-Endzelin 1923-25: 394-395); il se- condo da mil§ ‘caro’ (Muhlenbach-Endzelin 1925-27: 645-646, 653). ““*Muhlenbach-Endzelin (1927-1929: 184-185 s.v. II tikt). 21 MARIA TERESA ADEMOLLO GAGLIANO 8 FRANCESCO PAOLO PARDINI APPENDICE Diamo di seguito le occorrenze di penėti e di ganyti nelle parti pubblicate della Bibbia di Bretkuinas*, considerando anche i verbi corrispondenti nella Bibbia luterana e nella Vulgata“". Come vedremo, la situazione piū lineare ė quella di ganyti, che compare in contesti nei quali ’azione del nutrire ė riferita ai guadrupedi domestici, anche in senso metaforico; guesto verbo corrisponde sempre al latino pascere, nella maggioranza dei casi (ben diciot- to volte su ventisei) al tedesco weiden e, nei restanti casi, al tedesco hiiten. Vi sono poi due casi particolari nei quali I'uso di ganyti al participio riproduce piuttosto fedelmente la struttura sintattica dei corrispondenti passi latini, mentre in tedesco si trova un sintagma non verbale (auf der Weide). Per quanto riguarda penéti, questo verbo nei testi esaminati viene usato perlopit in riferimento agli uomini e due volte in riferimento agli uccelli (Mt 6, 26 e Luk 12, 24), mai in riferimento ai quadrupedi. In questi testi troviamo in latino, in ordine di frequenza decrescente, pascere, cibare, alere, nutrire, e in tedesco (er-)ndhren, speisen e una sola volta versorgen. ganyti 1Moz 29, 9: Rachel... ganė avis (ted. hiiten, lat. pascere). 1Moz 30, 31: tada aš ganysiu ir sergėsiu tavo avis (ted. weiden, lat. pascere). 1Moz 30, 36: šiaip ganė Jakubas palaiką guotų Labano (ted. weiden, lat. pascere). 1Moz 36, 24: tėvo savo Zibeon asilus ganydamas (ted. hiiten, lat. pascere). * Attualmente ne sono disponibili soltanto 11 Nuovo Testamento (nella versione manoscritta) e, dell’Antico Testamento, il Pentateuco (anche questo nella versione manoscritta), i Salmi e una selezione di brani da libri diversi (si veda la bibliografia). Sia i passi del Nuovo Testamento sia, dove possibile, quelli dell’Antico Testamento, sono stati controllati anche nella traduzione di Chilinskis, dalla quale peraltro non & emerso niente di significativo, dato che si ha una sostanziale corrispondenza col testo di Bretkiinas. “ Dal momento che ovviamente non disponiamo delle concordanze di Bretkiinas, siamo partiti da quelle della Vulgata (Dutripon 1976). Per quanto riguarda il testo di Lutero sono state utilizzate I'edizione a cura di Volz e Blanke (1972), la Grofe Konkordanz zur Lutherbibel (2001) e le concordanze in versione elettronica (www.bibel-online.net e www.intratext.com/bibel). 22 La terminologia lituana del ‘nutrire’ 1Moz 37, 12: jo broliai ganyty peku savo tėvo ing Sichem (ted. weiden, lat. pascere). 1Moz 37, 13: ne gano tavo broliai peky į Sicheme? (ted. hiiten, lat. pascere). 1Moz 37, 16: sakyk, kur avis gano (ted. hiiten, lat. pascere). 2Moz 3, 1: MoseSus ganė avis Jethro savo uošvio (ted. hiiten, lat. pascere). 2Moz 34, 3: nei avies nei galvijo kokio negano prieš šį kalną (ted. weiden, lat. pascere). Ps 78 (77), 71: idant jis jo žmones Jakub ganyty savo tėvikščią Israel (ted. weiden, lat. pascere). Ps 78 (77), 72: ir jis gané juos (ted. weiden, lat. pascere). GG 1, 7 (6): kur ganaisi, kur pietumis atsiilsti? (ted. weiden, lat. pascere). GG 1, 8 (7): ir ganyk tavo baronus pas piemenų namus (ted. weiden, lat. pascere). GG 2, 16 e 6, 2: mano prietelius yra mano, ir aš esmi jo, kursai po rozy ganosi (ted. weiden, lat. pascere). GG 4, 5: du jaunu stirnu dvyniai, kurie tarp rozy ganosi (ted. weiden, lat. pascere). GG 6, 1: idant pasiganyty darzuosu ir rožes nupesty (ted. weiden, lat. pascere). Mc 5, 11: ir buvo tenai prieg ju kalny didis stodas kiauliu ganomyjy (ted. auf der Weide, lat. pascere). Luk 8, 32: ir buvo ta didis pulkas kiauliy ganomy (ted. auf der Weide, lat. pascere). Luk 15, 15: nusiuntė jį ant lauką savo ganyty kiaulius (ted. hiiten, lat. pascere). Luk 17, 7: turėdamas tarna ariantj alba ganantj jaučius (ted. weiden, lat. pascere). Jn 21, 15: ganyk mano aveles (ted. weiden, lat. pascere). Jn 21, 16: ganyk avis mano (ted. weiden, lat. pascere). Jn 21, 17: ganyk mano avis (ted. weiden, lat. pascere). 1PvK 9, 7: kas gano guota avių o ne valgo pieno guoto? (ted. weiden, lat. pascere). 1Ptr 5, 2: ganykite guota Christaus, kuris jumus prisiidytas yra (ted. weiden, lat. pascere). 23 MARIA TERESA ADEMOLLO GAGLIANO & FRANCESCO PAOLO PARDINI 24 penéti 1Moz 50, 21: iSpenésiu jus ir jūsų vaikus (ted. versorgen, lat. pascere). 2Moz 16, 32: idant regéty duoną, kuria aš jus penéjau pustinéje (ted. speisen, lat. alere). SMoz 8, 16: ir penéjo tave mannu pustinéje (ted. speisen, lat. cibare). Ps 33 (32), 19: penéty juos baduosu (ted. erndhren, lat. alere). Ps 37 (36), 3: pasilik žemėje ir penékes veslybéj (ted. ndhren, lat. pascere). Ps 80 (79), 6: tu peni juos ašarų duona (ted. speisen, lat. cibare). Ps 81 (80), 17: geriausiais kviečiais penéciau juos (ted. speisen, lat. cibare). Pat 25, 21: jei iSalks neprietelis tavo, penék ji duona (ted. speisen, lat. cibare). Mt 6, 26: paukščių ... o jūsų Tėvas Dangujesis anuos tačiau pena (ted. ndhren, lat. pascere). Mt 25, 37: kadai tave regéjome alkana, ir penéjome tave (ted. speisen, lat. pascere). Luk 12, 24: varnų ... nei turi pagrabus nei skryniy, a tačiau Dievas papena juos (ted. nahren, lat. pascere). ApD 7, 20: tris ménesius penétas savo tévo namuose (ted. erndhren, lat. nutrire). PvR 12, 20: jei tada alksta ne prietelius tavo, penék ji (ted. speisen, lat. cibare). PvE 5, 29: bet pena ir saugoja ji kaip Viešpats Bažnyčią (ted. ndhren, lat. nutrire). Apr 12, 6: idant ta papenéta būtų tukstantj du šimtu ir SeStis dešimtį dienų (ted. erndhren, lat. pascere). Apr 12, 14: kur būtų papenéta ¢ésa ir du čėsu (ted. erndhren, lat. alere). La terminologia lituana del ‘nutrire’ BIBLIOGRAFIA E ABBREVIAZIONI ADEMOLLO GAGLIANO, M. T. 1978: Le corrispondenze lessicali balto-latine. Archivio Glottologico Italiano 63, 1-34. ANDRE, J. 1978: Les mots a redoublement en latin. Paris: Klincksieck. BANKOWSKI, A. 2000: Etymologiczny stownik jezyka polskiego 2. Warszawa: Wydaw- nictwo Naukowe PWN. BARTHOLOMAE, CH. 1905: Altiranisches Worterbuch. StralRburg: Triibner. BUGA, K. 1923: Die Metatonie im Lettischen und Litauischen. Zeitschrift fiir verglei- chende Sprachforschung 51, 109-142. CHANTRAINE, P. 1968, 1970, 1975: Dictionnaire étymologique de la langue grecque. Histoire des mots 1-111. Paris: Klincksieck. DABLKZ = Dabartinės lietuvių kalbos žodynas. IV leidimas. Vilnius: Mokslo ir enciklopedijų leidybos institutas, 2000. DERKSEN, R. 1996: Metatony in Baltic. Amsterdam - Atlanta: Rodopi. DE VAAN, M. 2008: Etymological Dictionary of Latin and the other Italic Languages. Leiden — Boston: Brill, DE VRIES, J. 1962: Altnordisches etymologisches Worterbuch. 2. Aufl. Leiden: Brill. DUNDULIENĖ, P. 1991: Lietuvos etnologija. 2-asis papildytas leidymas. Vilnius: Moks- las. ENDZELIN, J. 1943: Senprūšu valoda. Ievads, gramatika un leksika. Riga : Universitūtes apgads. ERNOUT, A. & MEILLET, A. 1959: Dictionnaire étymologique de la langue latine. Histoire des mots. 4e éd. Paris: Klincksieck. FEIST, S. 1939: Vergleichendes Worterbuch der gotischen Sprache. 3. Aufl. Leiden: Brill. FRISK, H. 1960, 1970: Griechisches etymologisches Worterbuch 1-11. Heidelberg: Winter. 25 MARIA TERESA ADEMOLLO GAGLIANO & FRANCESCO PAOLO PARDINI GLIWA, B. 2005: Baltische Bestattungsrituale im Spiegel ihrer Bezeichnungen: li- tauisch šefmenys und Sarvdjimas, altpreufSisch sirmen. Acta Linguistica Lithuanica 53, 9-21. GREIMAS, A. J. 1985: Des dieux et des hommes. Etudes de mythologie lituanienne. Paris: Presses Universitaires de France. GREIMAS, A. J. 2005: Lietuvių mitologijos studijos. Vilnius: Baltos lankos. HAUSSIG, H. W. 1973: Worterbuch der Mythologie 2. Gotter und Mythen im Alten Europa. Stuttgart: Klett. [EW = POKORNY, J. 1959: Indogermanisches etymologisches Worterbuch 1. Bern — Miinchen: Francke. KARULIS, K. 1992: Latviešu etimologijas vardnica 1-11. Riga: Avots. KURSCHAT, A. 1968-1973: Litauisch-deutsches Worterbuch (Thesaurus linguae Litua- nicae) I-IV. Gottingen: Vandenhoeck & Ruprecht. KLUGE, F. 2002: Etymologisches Worterbuch der deutschen Sprache. 24. Aufl. Berlin — New York: De Gruyter. Latviešu literdras valodas vardnica 1-6. Riga: Zinatne, 1972-1986. Latviešu valodas sinonimu vardnica. Riga: Liesma, 1972. LEHMANN, W. P. 1986: A Gothic Etymological Dictionary. Based on the third edition of Vergleichendes Worterbuch der gotischen Sprache by S. FEIST. Leiden: Brill. LEW, = Fraenkel, E. 1962, 1965: Litauisches etymologisches Worterbuch 1-11. Heidelberg: Winter — Gottingen: Vandenhoeck & Ruprecht. LYBERIS, A. 2002: Sinonimų žodynas. 2-asis leidimas. Vilnius: Lietuvių kalbos institutas. Lietuvių kalbos atlasas I. Leksika. Vilnius: Mokslas, 1977. LKŽ = Lietuvių kalbos žodynas VII, VIII, IX. Vilnius: Mintis, 1966, 1970, 1973. VII-1X LKZ. . = Lietuvių kalbos žodynas XIV. Vilnius: Mokslas, 1986. XIV 26 La terminologia lituana del ‘nutrire’ MAYRHOFER, M. 1963: Kurzgefafštes etymologisches Worterbuch des Altindischen 11. Heidelberg: Winter. MAZIULIS, V. 1993, 1996, 1997: Prūsų kalbos etimologijos žodynas 2-4. Vilnius: Mokslo ir enciklopedijų leidykla. MŪHLENBACH, K. & ENDZELIN, J. 1925-1927: Lettisch-deutsches Worterbuch (Latviešu valodas vūrdnica). I. Riga: Lettisches Bildungsministerium. MUHLENBACH, K. & ENDZELIN, J. 1925-1927: Lettisch-deutsches Worterbuch (Latviešu valodas vdrdnica) II. Riga: Lettischer Kulturfonds. MUHLENBACH, K. & ENDZELIN, J. 1927-1929: Lettisch-deutsches Worterbuch (Latviešu valodas vardnica) III. Riga: Lettischer Kulturfonds. NESSELMANN, G. H. F. 1873: Der preussische Vocabelvorrath. Berlin: Diimmler, Harr- witz & Grossmann. NIEDERMANN, M., SENN, A., BRENDER, F. & SALYS, A. 1932-1968: Worterbuch der litauischen Schriftsprache 1-V. Heidelberg: Winter. OREL, V. 1998: Albanian Etymological Dictionary. Leiden — Boston — Koln: Brill. PALIONIS, J. 1967: Lietuvių literaturiné kalba XVI-X VII a. Vilnius: Mintis. SABALIAUSKAS, A. 1994: Iš kur jie? Pasakojimas apie žodžių kilmę. Vilnius: Lietuvių kalbos institutas. SADNIK, L. & AITZETMULLER, R. 1955: Handwdrterbuch zu den altkirchenslavischen Texten. 's-Gravenhage — Heidelberg: Mouton & Co. — Winter. Stownik staropolski = Stownik staropolski V. Wroclaw — Warszawa — Krakow: Zaktad Narodowy imienia Ossoliūskich, 1965-1 969. SMOCZYNSKI, W. 2007: Stownik etymologiczny języka litewskiego. Vilnius: Vilniaus Universitetas. TRAUTMANN, R. 1923: Baltisch-slavisches Worterbuch. Gottingen: Vandenhoeck 8 Ruprecht. UNTERMANN, J. 2000: Worterbuch des Oskisch-Umbrischen. Heidelberg: Winter. 27 MARIA TERESA ADEMOLLO GAGLIANO & FRANCESCO PAOLO PARDINI URBAS, D. 1998: Martyno Mažvydo raštų žodynas. Vilnius: Mokslo ir enciklopedijų leidybos institutas. VASMER, M. 1953, 1955, 1958: Russisches etymologisches Worterbuch I-III. Heidelberg: Winter. VYSNIAUSKAITE, A. 1964: Šeima ir visuomeninis gyvenimas. In: Lietuvių etnografijos bruožai. Vilnius: Valstybinė politinės ir mokslinės literatūros leidykla, 437-562. WALDE, A. & HOFMANN, J. B. 1965: Lateinisches etymologisches Worterbuch 1-11. 4. Aufl. Heidelberg: Winter. TESTI BIBLICI DUTRIPON, F. P. 1976: Vulgatae editionis Bibliorum Sacrorum Concordantiae. Hilde- sheim — New York: Olms. D. Martin Luther. Die gantze Heilige Schrifft Deudsch. Wittenberg 1545. Hrsg. von H. VOLZ u. H. BLANKE. 1972. Miinchen: Rogner & Bernhard. Grofše Konkordanz zur Lutherbibel. Stuttgart: Calwer, 2001. BRETKŪNAS, J. 1983: Rinktiniai raštai. Parengė J. PALIONIS ir J. ŽUKAUSKAITĖ. Vilnius: Mokslas. Biblia tatai efti Wifsas Schwentas Rafchtas, Lietuwifchkai pergulditas per Jana Bretkuna Lietuwos plebona Karaliacziuie 1590. Faksimile der Handschrift. Band 1. Konigsberg i. Pr. 1590. Hrsg. von F. KLUGE, J. D. RANGE u. F. SCHOLZ. Paderborn — Miinchen — Wien — Ziirich: Schoningh, 1996. Navias Testamentas ing Lietuwifchka Lie/3vwi perrafchitas per Jana Bretkuna Labguwos plebona 1580. Faksimile der Handschrift. Band 7 und 8. Labiau i. Pr. 1580. Hrsg. von J. D. RANGE u. F. SCHOLZ. Paderborn — Miinchen — Wien — Ziirich: Schoningh, 1991. Psalteras ing lietvwischka lieszvwi pergulditas Jano Bretkuno. Labguwos plebono Metufa Chriftaus 1580. Faksimile der Handschrift. Band 6. Labiau i. Pr. 1580. Hrsg. von J. D. RANGE u. F. SCHOLZ. Paderborn —- Munchen — Wien — Ziirich: Schoningh, 1991. 28 La terminologia lituana del ‘nutrire’ Textkritische Edition der Ubersetzung des Psalters in die Litauische Sprache von Jo- hannes Bretke. Unter Mitarbeit von F. KLUGE. Mit einer Einleitung versehen und herausgegeben von F. SCHOLZ. Paderborn — Miinchen — Wien — Ziirich: Schoningh, 2002. Biblia Litewska Chiliriskiego. Nowy Testament. Tom 2: Tekst. Wydali C. KUDZINOWSKI i J. OTREBSKI. Poznan: Zaktad Narodowy im. Ossoliniskich, 1958. Biblia Litewska Chiliriskiego. Nowy Testament. Tom 3: Indeks. Wydal C. KUDZINOWSKI. Poznan: Panstwowe Wydawnictwo Naukowe, 1964. Samuelio Boguslavo Chilinskio Senasis Testamentas. I tomas. Lietuviško vertimo ir olandiško originalo faksimilės. Parengė G. KAVALIUNAITE. Vilnius: Lietuvių kal- bos institutas, 2008. Maria Teresa Ademollo Gagliano Francesco Paolo Pardini Universita di Firenze Universita di Firenze Dipartimento di Linguistica Dipartimento di Linguistica Piazza Brunelleschi 4, I 50121 Firenze Piazza Brunelleschi 4, I 50121 Firenze [email protected] [email protected] 29