Baltų mitonimų kilmė: vak. bl. „Pargrubi(j)us“ („G[r]ubrium“, „Pergrubrius“ ir kt.); lie. „maselis“
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ROLANDAS KREGŽDYS
Istituto di ricerche culturali della Lituania
Ambiti di ricerca: antica religione e mitologia baltica, studio delle fonti; grammatica comparata delle lingue baltiche e di altre lingue indoeuropee, etimologia.
ORIGINE DEI MITONIMI BALTICI: OCC. BALT. PARGRUBI(J)US (G[R]UBRIUM, PERGRUBRIUS E ALTRI); LITUANO MASELIS
Origine dei mitonimi baltici: balt. occ. Pargrubi(j)us (G[r]ubrium, Perg rubrius, ecc.), lit. maselis
A N N O T A Z I O N E
L’articolo presenta un’analisi fattografica ed etimologica delle mitologemi menzionate nella fonte della religione e della cultura dei Baltici occidentali dell’inizio del XVI secolo, la Sūduvių knygelė: Pargrubij (A, B), Pargrubius (B, C) e le sue varianti (Grubrium [A], Gubrium [C], Perg rubrius [D, ε] ecc.), nonché l’analisi fattografica ed etimologica della denominazione maselis, riferita a un personaggio lituano del carnevale di Užgavėnės (LKŽe).
Si passano brevemente in rassegna le caratteristiche fattografiche della fonte della cultura dei Baltici occidentali, la Sūduvių knygelė, e il fenomeno di Azazel (il significato della maschera del personaggio mascherato di Užgavėnės).
P A R O L E C H I A V E: mitonimo; teonimo; semitismo; Sūduvių knygelė; Pargrubij, Pargrubius, Perg rubrius, Grubrium; maselis.
A N N O T A Z I O N E
L’articolo tratta l’analisi etimologica del mitologema baltico occidentale Pargrubij (A, B) / Pargrubius (B, C), comprese le sue forme alternative Grubrium (A), Gubrium (C), Perg rubrius (D, ε), ecc., e il mitonimo lituano maselis «un uomo vestito con gli abiti dei personaggi mascherati del Carnevale».
Presenta inoltre una breve rassegna delle testimonianze relative al «Libro sudoviano» e introduce il cosiddetto fenomeno di Azazel (nome del luogo o della «potenza» a cui uno
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dei capri nel rito templare del Giorno dell’Espiazione deve essere inviato), ossia l’immagine del capro espiatorio rispecchiata nei dati raccolti nel Dictionary of Lithuanian Language, rintracciabile anche nei riti del Carnevale, che duravano tre giorni prima del digiuno quaresimale che inizia il Mercoledì delle Ceneri (il Martedì grasso in Lituania).
P A R O L E C H I A V E: mitonimo, teonimo; ebraismo; «Libro sudoviano»; Pargrubij, Pargrubius, Pergrubrius, Grubrium; maselis.
0. INTRODUZIONE. IL «LIBRETTO SUDOVIANO»: PECULIARITÀ DELLE TESTIMONIANZE. IL FENOMENO DI AZAZEL (SIGNIFICATO DELLA MASCHERA DEL PERSONAGGIO DEL CARNEVALE)
In una delle fonti più significative della cultura baltica occidentale (per quanto riguarda l’autenticità delle testimonianze), il Libro sudoviano1 (per maggiori informazioni e bibliografia, cfr. Kregždys 2009), i dati presentati rivestono un’importanza2 particolare, poiché molti studiosi della religione e della mitologia baltiche del periodo successivo (spesso anche loro stessi creatori, ovvero esponenti della mitologia «da tavolino») si sono basati sulla rielaborazione del suddetto monumento scritto, citando le interpretazioni gli uni degli altri (per esempio, secondo Ingė Lukšaitė, i dati sulla divinità qui esaminata furono forniti da Matas Praetorius «sulla base delle conoscenze di Johann Meletius [Malecki] e Martin Murinius» [MP I 645]). Pertanto, l’unica fonte attendibile su cui basarsi per ricostruire l’autentica struttura grafemica, ovvero l’evoluzione etimologica, del mitonimo baltico occ. Pargrubi(j)us, il significato del mitonimo (sull’importanza di determinare il valore semantico della parola ricostruita, cfr. più ampiamente Bréal 1964: 48–56; Mailhammer 2013: 5–6, 2013a: 20, 23, 25, 27) e le sue funzioni è soltanto il Libro sudoviano.
1 Oppure Il sacrificio del capro dei sudoviani non credenti, con tutti i riti che essi praticavano (Der ungläubigen Sudauen ihrer bockheiligung mit sambt andern Ceremonien, so sie tzu brauchen gepflegeth), fu scritto intorno al 1520–1530. Non si conoscono né il luogo in cui fu composto in lingua tedesca quest’opera anonima né la data esatta della sua stesura (BRMŠ II 123).
2 È deplorevole che ancora oggi vi siano giovani ricercatori che valutano con estrema superficialità le testimonianze delle fonti scritte; si veda, per esempio, l’affermazione ingenua di Vytautas Rinkevičius (2015: 21), secondo cui «a occuparsi della pubblicazione del Libretto e a scriverne la prefazione (ma non necessariamente il testo stesso) fu Jeronimas Maleckis». Per evitare simili affermazioni anacronistiche, va sottolineato che Wilhelm Mannhardt (1936: 306) dimostrò già all’inizio del XX secolo, con argomentazioni fondate, e che Ingė Lukšaitė (BRMŠ II 125) ribadì in seguito, basandosi sui principi dell’analisi testuale, che Jeronimas Maleckis si limitò a pubblicare un’opera di autore ignoto, già diffusa in diverse copie manoscritte (per maggiori dettagli, cfr. Kregždys 2009: 179–180).
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Baltų mitonimų kilmė: vak. bl. Pargrubi(j)us (G[r]ubrium, Pergrubrius ir kt.); lie. maselis
Va inoltre richiamata l’attenzione su una caratteristica fattografica particolarmente importante di questa fonte: il criterio di attendibilità dei dati, determinato in base all’aspetto temporale. Dei 10 apografi noti (purtroppo non tutti conservati), contrassegnati con le maiuscole A, B, C, D, E, F, G, H, J, K, della variante secondaria ε dell’apografo E e delle 5 ristampe (a, b, c, d, e), sono considerati attendibili gli esemplari manoscritti più antichi A, B, C:
1) A, ovvero il foglio 736a del fascicolo I K; il testo va da p. 724a a p. 738: è l’apografo più prezioso3, trascritto da un copista professionista (cfr. anche Kregždys 2009: 176);
2) B, ovvero p. 724a del foglio 36 del fascicolo I E, trascritto da un copista professionista4;
3) C, ovvero Cod. Guelf. 14. 11 Aug. 4 (fogli: fol. 1–17)5, è di qualità nettamente inferiore: presenta numerose lacune e alcune pagine sono del tutto mancanti. Secondo Wilhelm Mannhardt (1936: 238–239), il suo valore è inferiore di tre quarti rispetto alle varianti A e B (cfr. anche n. 6).
Gli altri apografi, ossia quelli di redazione più recente – *R (D, E, F, G)6, J e l’apografo K, variante ibrida delle famiglie più antiche e di queste, pur trovandosi in condizioni fisiche migliori (non tutti si sono conservati [cfr. Kregždys 2009: 176–177]), sono meno attendibili sul piano fattografico, anche per le possibili innovazioni introdotte dai ricercatori di mitologia che li trascrissero e interpretarono il materiale a modo loro7 (per maggiori dettagli cfr. Kregždys 2009: 176–183).
Pertanto, in base al criterio di attendibilità delle informazioni fornite dagli apografi, la fattografia più preziosa, ovvero più autentica, è quella delle copie A, B e C. A essa ci si dovrebbe probabilmente affidare per ricostruire la forma prototipica formale del teonimo prussiano occidentale Pargrubi(j)us (ovvero per determinarne l’etimologia), nonché le funzioni della divinità e la sua possibile posizione subordinata nel pantheon dei Balti occidentali.
3 Il foglio fu numerato da Kasparas Hennenbergeris. Il suo titolo originale è Der ungläubigern/Sudauen ihrer bock/heiligung mit sambt/andern Ceremonien/so sie tzu brauchen gepflegen; [p. 725a]: Der Sudauenn/wourschaity, welcher/Ihren Bock heiliget. Fino alla Seconda guerra mondiale era conservato nella biblioteca comunale di Danzica, donato dal proprietario terriero Gralath. Attualmente la copia A, la più preziosa, si trova presso LMAGBR (Ms. 1277; mkrf. nr. 716).
4 Der ungläubigen Su/dauen ihrer Bockheili/gung mit sampt an/dern Ceremonien so / sie tzu brauchen / Pflegenn; (p. 725) Der Sndauen wöursch/kaity, welcher ihren Bock heiligett. Questa copia era conservata nella biblioteca comunale di Danzica; attualmente si trova presso LMAGBR (Ms. 1271; mkrf. nr. 711).
5 Der Sudawen Bockheyligung und ander Ceremonien derselbenn, conservato nella biblioteca del duca Augusto di Wolfenbüttel, in Germania, nel volume miscellaneo «manuscripta Augustea».
6 Il simbolo *R contrassegna le varianti manoscritte di epoca più tarda. Secondo W. Mannhardt (1936: 239–240), dal punto di vista redazionale questi apografi sono comparabili alla copia C, poiché, come quest’ultima, sono privi dell’introduzione e di alcune sezioni.
7 Per esempio, nell’apografo K, ovvero nel foglio 20 del fascicolo I E (Pruische Chronica), oggi conservato presso LMAGBR (Ms. 1279; mkrf. non disponibile), l’autore amplia notevolmente alcuni episodi, reinterpretando a modo suo informazioni già note. In esso, l’elenco dei nomi e delle funzioni degli dèi è particolarmente complesso, a causa del confronto tra diversi manoscritti e del tentativo di presentare un’unica variante.
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Un altro problema di origine del mitonimo lituano maselis ‘persona travestita secondo le usanze del Martedì grasso’ (LKŽe), esaminato in questo articolo, è legato al fenomeno di Azazel (si veda oltre), poiché durante questa festa, cacciando l’inverno e i suoi accompagnatori dal cortile, ci si aspettava di liberarsi di ogni male possibile, riconducendone la genesi non alle proprie azioni (ovvero a una causalità interna), bensì a fattori esterni (ovvero all’influenza degli stranieri); si possono cioè ravvisare manifestazioni di riti farmaco (gr. φαρμακός), o del capro espiatorio (detto anche Azazel8).9
Nell’analizzare la genesi del mitonimo lituano maselis, è necessario sottolineare che «Sebbene negli scritti dei secoli XVII–XVIII non si menzioni il travestimento, in alcuni documenti dell’epoca si trova tuttavia una descrizione del demone (corsivo mio – R. K.) molto vicina all’immagine del travestito del Martedì grasso» (Skrodenis 2009: 11). Si può dunque ipotizzare con cautela che il fenomeno del farmaco abbia comportato connotazioni peggiorative (e, a quanto pare, anche una funzione) per il personaggio del Martedì grasso
8L’origine del nome Azazel, capo dei 200 angeli decaduti (e delle sue varianti: Hazazel, Azael, Azozel), ovvero dell’ebr. ant. עזאזל, menzionato nel Primo libro di Enoch, o libro etiopico (En I 12–36 [una delle opere più importanti, dedicate all’esegesi apocalittica e datate al periodo del Secondo Tempio (si veda EJ VI 442–443, XIX 608 sgg.)]), non è stata ancora chiarita. Il mitonimo viene pertanto annoverato tra gli appellativi; cfr. le interpretazioni etimologiche della mitologema: 1. ‘saldo + forte’; 2. ‘il capro se n’è andato’; 3. ‘annientamento’; 4. ‘capro + Dio’ (per maggiori dettagli si veda Klein 1987: 468; Штейнбергъ 1878: 346]). Egli desiderava le figlie degli uomini (En I 6.4), insegnava agli uomini l’arte della guerra e alle donne ad adornarsi (En I 8.1–2). La funzione di farmaco (per maggiori dettagli si veda Harrison 1913: 45; Barton 1918: 186) è menzionata nella letteratura rabbinica, nella Bibbia in aramaico e nel libro del Levitico (16.8–10, 21 [si veda Davidson 1971: 63; EJ II 763]).
9Erano caratteristiche anche dei popoli indoeuropei; per esempio, i Greci seguivano tale tradizione (per maggiori dettagli si veda Harrison 1913: 44–45; Burkert 1977: 64–66; Cameron 2004: 181; Dougherty 2006: 20; Graf 2009: 76, 88; si veda inoltre EJ II 763), così come i Romani (Dunstan 2011: 540; Kuiper 2011: 162; Malitz 2005: 69; si veda inoltre Adkins, Adkins 2004: 325) e altri. In seguito il fenomeno fu utilizzato per giustificare lo sterminio del popolo ebraico (si confrontino, per esempio, l’espulsione dalla Spagna [nel 1492 (Beker 2008: 90)], da Praga [nel 1400], da Magonza [negli anni 1420, 1438, 1462] e da altre città e paesi [si veda EJ VII 523]; i pogrom nell’Impero russo e l’Olocausto).
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del personaggio – (?) ebreo10,11 un’eziologia12 determinata dalla profanazione delle verità di fede dei seguaci di questa religione.
10 Stasio Skrodenio (2009: 37) ir Arūno Vaicekausko (2009: 92) teigimu, jie buvę vieni pagrindinių Užgavėnių persirengėlių, ypač Žemaitijoje. Plg. išskirtinį semitų tautybės žmonių demonizavimą Velykų šventės metu taip pat Žemaitijoje (plačiau žr. Skrodenis 2009: 11–12, 42), kuris, tenka apgailestauti, iki šiol puoselėjamas Pievėnuose (Mažeikių r.). Saugodami kryžių Nukryžiuotojo Jėzaus bažnyčioje, šio kaimo gyventojai, persirengę kariais ir „žydais“ / „velykžydžiais“, pastaruosius stengiasi nuvyti nuo sakraliojo objekto, kad jo nepagobtų ir nesutrūkdytų krikščionių dievo prisikėlimo. Patys to nesuvokdami, minėtos šventės dalyviai tęsia viduramžiais atsiradusią krikščionių kraujo difamacijos (judėjų religijos aspektu) antisemitinę tradiciją (žr. 12 išn.).
11Alcuni studiosi della festa del Martedì grasso e delle maschere, forse nel tentativo di giustificare l’immagine derisoria o denigratoria dei personaggi stranieri, formulano affermazioni contraddittorie che presuppongono evidenti fantasie, cfr.: «<...> le maschere degli “stranieri” non indicavano l’appartenenza etnica, ma erano soltanto uno strumento per mettere in risalto il contrasto tra ciò che è estraneo e ciò che è proprio. All’origine, le maschere dell’“ebreo” <...> non rappresentavano alcun carattere etnico; nella loro semantica originaria si celava invece un’immagine mitica, legata a divinità terrestri o ctonie – spiriti degli antenati, divinità protettrici della casa o dei campi» (Skrodenis 2009: 39) // «<...> ai personaggi dell’ebreo, dello zingaro e del mendicante venne attribuito un aspetto che rifletteva le loro caratteristiche etniche o professionali» (Vaicekauskas 2009: 69). La scarsa fondatezza di tali affermazioni può essere argomentata sulla base del comportamento dei partecipanti alla festa del Martedì grasso: scacciare l’inverno e i suoi accompagnatori (i travestiti), ossia il desiderio di liberarsi del male (il fenomeno di Azazel). Non vi è dubbio che l’introduzione dei personaggi stranieri sia tarda e probabilmente determinata dall’ideologia diffamatoria, elaborata nel Medioevo, che denigrava la religione e la cultura del popolo ebraico (si veda la nota 12); si confronti la caratteristica della maschera dell’ebreo del Martedì grasso, riconducibile alla diffamazione cristiana del sangue: un chiodino o un ago inserito nel naso, con cui i travestiti pungevano dolorosamente le mani degli abitanti del villaggio mentre le baciavano (Vaicekauskas 2009: 92–93).
12Nel Medioevo furono formulati due criteri principali (di motivazione religiosa) che alimentarono l’odio verso gli ebrei: 1) l’accusa di aver ucciso Gesù Cristo (si veda Beker 2008: 90); 2) la diffamazione relativa all’uso del sangue cristiano, ritenuto necessario per due tipi di rito: 2a) si sosteneva che, prima del Pesach (la Pasqua ebraica, ovvero l’ebr. ant. pēsah ovvero פֶּסַח ‘festa primaverile celebrata dal 15 al 21 del mese di Nisan [ossia dal 10 marzo all’11 aprile], in ricordo della liberazione degli ebrei dalla schiavitù in Egitto; animale sacrificale del Pesach [di solito un agnello, cfr. ebr. ant. pēsahim ovvero פְּסָחִים ‘agnelli del Pesach; terzo trattato della Mishnah’ (Brown, Driver, Briggs 2000: 1980; si veda inoltre EJ XVI 5–6) e simili’ (Brown, Driver, Briggs ibd.; si veda inoltre EJ XV 678–683)]), rapissero e uccidessero un bambino cristiano (un’evidente falsa allusione al sangue dell’agnello pasquale sacrificato dagli ebrei [cfr. ebr. ant. dām ovvero דָּם ‘sangue dell’agnello del Pesach’ (Brown, Driver, Briggs 2000: 535–538)], raccolto durante il sacrificio in un recipiente o calice apposito, cfr. ebr. ant. saf ovvero סַף ‘ciotola, calice’ [si veda Brown, Driver, Briggs 2000: 1705–1706]), il cui sangue veniva versato nell’impasto del pane rituale (cfr. il sostantivo lituano mācas 2 [di solito al plur.] ‘pane azzimo pasquale, sottile focaccia di farina di frumento pressata [nella vita religiosa ebraica]’ [LKŽė] < yiddish mace ovvero מַצָּה ‘focaccia d’impasto non lievitato, cotta con farina di frumento, orzo, farro, segale o avena; unico tipo di pane consumato durante il Pesach’ ← ebr. ant. maccāh ovvero מַצָּה ‘pane o dolce non lievitato’ [Weinreich 1977: 199; Brown, Driver, Briggs 2000: 1432; Klein 1987: 374; Wolf 1998: 62; si veda inoltre Velikovsky 1952: 42; EJ XIII 689–690]); 2b) erano inoltre accusati di profanare il crocifisso, la Comunione e le immagini dei santi cristiani, immergendoli in una corda e trafiggendoli con chiodi finché non cominciavano a sanguinare (si veda Anglickienė 2004: 45; si veda inoltre la nota 10).
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1. EVOLUZIONE ETIMOLOGICA DELLA FORMA OCC. BAL. PARGRUBI(J)US (G[R]UBRIUM, PERGRUBRIUS E ALTRI)
1A. ANALISI FORMALE DEL MITONIMO
Sulla base del criterio di affidabilità dei dati presentati nel Sūduvių knygelė (cfr. sezione 0), è necessario effettuare un’analisi formale (risp. grafemica) delle varianti del teonimo, ossia individuare la forma strutturale più antica, risp. più autentica, del mitonimo, riflessa nelle trascrizioni A, B e C. Le discrepanze tra le forme del mitonimo presenti nelle successive varianti manoscritte dell’opera sono importanti per determinare le tipiche mutazioni della parola e le sequenze delle loro regolarità. In tutto, in questa fonte (nelle trascrizioni e nelle ristampe) sono menzionate 17 forme del teonimo, 3 delle quali sono ipocoristiche (cfr. tabella)13.
Genere del teonimo
Variante di trascrizione / ristampa
Paginazione dell’opera di W. Mannhardt / autore della trascrizione (o delle trascrizioni)
Pargrubij
A, B
247 / copista professionista
Pargrubius
B, C
247 / copista professionista (A, B), sconosciuto (C)
Grubrium
A13
249 / copista professionista
Gubrium
C
249 / sconosciuto
Pergrubrius
D, ε
246 / Johanas Freibergas (D), sconosciuto (ε)
Pergrubri
D, E, ε
247 / Johanas Freibergas (D), Christophas Janas von Weissenfelis (E), sconosciuto (ε)
Pergrubrium
*R, E, J, a
247, 249 / Christophas Janas von Weissenfelis (E), Matthaejus Waisselis (J)
Pergrubriūs
E
246 / Christophas Janas von Weissenfelis
Pergrubij
F
247 / Hansas von Kreytzenas
Pergrubium
F
249 / Hansas von Kreytzenas
Pergrubius
F, G, a, b, c, d
246, 247 / Hansas von Kreytzenas (F), Lukas Davidas (G)
Pergubri
J
247 / Matthaejus Waisselis
13 Viačeslavas Ivanovas e Vladimiras Toporovas (MHM II 302), chissà perché, invece della forma Grubrium, presentano una forma da loro stessi inventata, ‡ Grubrius, sostenendo che essa sia attestata in fonti scritte tarde (senza specificare quali), benché tale forma non sia menzionata non solo nelle trascrizioni e ristampe del Sūduvių knygelės, ma neppure nelle opere di autori posteriori (si veda oltre).
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Acta Linguistica Lithuanica LXXIII
Baltų mitonimų kilmė: vak. bl. Pargrub(i)us (G[r]ubrium, Pergrubrius ir kt.); lie. maselis
Forma del mitonimo Variante della trascrizione / ristampa Paginazione dell’opera di W. Mannhardt / autore/i della trascrizione Pergubrium J 247, 249 / Matthaejus Waisselis Pergribrius J 246 / Matthaejus Waisselis Pergubrius K 246 / sconosciuto Guberium K 249 / sconosciuto Pergrubrij a, b, c, d 247
Sulla base delle evidenti caratteristiche della variazione grafemica del mitonimo in esame (confrontando soltanto forme dello stesso manoscritto strutturalmente differenziali [si veda la tabella]), è possibile distinguere tipi di mutamenti strutturali esogeni ed endogeni (si sottolinea che la loro eziologia può essere naturale, cioè presupposta dagli utenti della lingua / dagli adepti dell’antica religione, oppure tarda e attribuibile al tipo lapsus calami, ossia a errori di trascrizione; la loro determinazione precisa è probabilmente impossibile [si veda lo schema 1]):
I. mutamenti esogeni: I.1. aferesi (che ha presupposto forme ipocoristiche): a) Grubrium A (↔ Pargrubij A) ← *Par-grubius (per l’epentesi del sonante si veda il tipo II.3.1); b) Gubrium C (↔ Parogrubius C) ← *Grubium ← *Par-grubius (per la metatesi del sonante si veda il tipo II.1); c) Guberium K (↔ Pergubrius K [per la metatesi del sonante si veda il tipo II.1]) ← *Par-grubius (per l’epentesi si veda il tipo II.3.1) ← *Pargrubi/īs (cfr. Pargrubij A, B / Pargrubius B, C); II. mutamenti endogeni: II.1. metatesi a distanza dei sonanti: Gubrium C (← *Par-grubium [si veda il tipo I.1]) ↔ Pargrubius C ← *Pargrubi/īs (cfr. Pargrubij A, B / Pargrubius B, C); II.2. mutamenti presupposti dall’assimilazione a distanza: Pergribrius J (← *Pergr-u-br-i-us [regressiva]) ↔ Pergubrium J; II.3. mutamenti irregolari: II.3.1. epentesi di suoni paratetici (ossia non etimologici): a) Guberium K ↔ Pergubrius K; b) Grubrium A (↔ Pargrubij A) ← *Pargrubius ← *Pargrubi/īs; II.3.2. assorbimento di suoni: Pergubri / Pergubrium J (↔ Pergubrium J) ← *Pergru-brius (cfr. Pergribrius J [per l’assimilazione a distanza si veda il tipo II.2]) ← *Pargrubius (cfr. Pargrubius B, C [per l’epentesi del sonante si veda il tipo II.3.1]) ← *Pargrubi/īs; II.3.3. mutamenti presupposti dall’analogia: Pergubrius D, ε / Pergubriūs E / Pergrubri D, E, ε / Pergubrium *R, E, J, a / Pargrubij F / Pergubrium F / Pergubrius F, G, a, b, c, d / Pergubri J / Pergubrium J, Pergribrius J, Pergubrius K, Pergrubrij a, b, c, d ↔ Pargrubij A, B / Pargrubius B, C ← *Pargrubi/īs – con il primo membro
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ROLANDAS KREGŽDYS
1 SCHEMA. Baltico occidentale Pargrubi(i)us (G[r]ubrium, Pergrubrius ecc.), diffusione sistematica delle variazioni grafematiche
alternanza della vocale radicale –a- > –e- probabilmente per analogia con il prussiano antico percunis ‘tuono’14 E 50 (per questa voce si veda PEŽ III 265–266).
Sulla base delle regolarità individuate nei mutamenti del mitonimo, si può affermare con cautela che tutte le forme discusse presuppongono la forma protobaltica *Pargrubī/is:
Gli autori successivi (compresi i trascrittori delle varianti *R del Catechismo dei Sudovi [si veda la tabella]) riportano forme del mitonimo da loro interpretate in modo autonomo (talvolta modificandone la morfologia, adattando le parole al sistema declinazionale della lingua in uso): Jonas Maleckis-Sandeckis presenta la forma Pergrubrio (dat. sg. [BRMŠ II 203]), Jonas Bretkūnas – Pergrubrius (nom. sg. [BRMŠ II 307]), Aleksandras Guagninis – Pergrubiusa (gen. sg.), Pergrubi (nom. sg.), Pergrubios, Pergrubiusie (voc. sg. [BRMŠ II 482]), Motiejus Strijkovskis – Pergrubius (nom. sg.), Pergrubiusa (gen. sg.), Pergrubios, Pergrubiusie (voc. sg. [BRMŠ II 512, 515–516]), Jonas Lasickis Pergrubrio (dat. sg.), Pergrubrij (gen. sg.), Pergrubrium (acc. sg. [BRMŠ II 586]),
14Libro dei Sudovi nella copia ibrida K si sottolinea che Pergrubrium era il dio più grande e potente, cfr. «den grosten vnd mechtigsten got» (BRMŠ II 129, 144; si veda anche la sottosezione 1c.).
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Origine dei mitonimi baltici: baltico occidentale Pargrubi(j)us (G[r]ubrium, Pergrubrius ecc.); lituano maselis
Wolfgangas Christophoras Nettelhorstas – Pergubrio (abl. sg. [BRMŠ III 72]), Matas Pretorijus – Pergubrius (nom. sg.), Pergubrio (dat. sg.), Pergubrii (gen. sg.), Pergrubrius (nom. sg.), Pergubrio (dat. sg.), Pergubio (dat. sg.), Pergubrius (nom. sg.), Pergibrius, Pergubrii (gen. sg.), Perguberis (nom. sg. [nome della festa]) (BRMŠ III 104, 121, 134, 141, 142, 147, 179, 183, 197), Laurencijus Bojeris – Pergrubos (acc. pl. [BRMŠ III 456]), Gothardas Fridrichas Stenderis – Pergruhbis (nom. sg. [BRMŠ IV 199]). Teodoras Narbutas (1835: 58–61) riporta i nomi di una divinità femminile Grubite / Pergrubie.
1B. BALTICO OCC. PARGRUBI(J)US (G[R]UBRIUM, PERGRUBRIUS ECC.) DESCRIZIONE DELL’ORIGINE
Rimantas Balsys (2006: 57–60) labai išsamiai išvardija visus ligšiolinius mėginimus atskleisti aptariamos vakarų baltų dievybės vardo kilmę:
a) M. Pretorijus fa derivare la forma Pergubrius da: a1) verb. lituano ‡ paguberu15 (cfr. «Wieszpatie, Dieve, pagu-/beru dabar lauka mana etc. pristok mus, i. e. Herr Gott, jetzt he-/be ich an oder wil {be}arbeiten meinen Acker» / «Signore Dio, ora comincio o intendo lavorare il mio campo» [MP III 500–501; si veda anche BRMŠ III 183, 289]); a2) il «verbo desiderativo» Per gū berū (cfr. «perguberu dirwą» / «Ich will jetzo den Acker durcharbei-/ten lassen» – «Voglio far lavorare ora il campo da cima a fondo»; «pergubyk tą žemę» i. e. «Arbeit mir die Erde gutt durch» – «Lavora, dissoda bene per me quella terra»; «pergubyk, iszgubyk / man gerrai», «Knete ihn woll durch» – «Impastala bene per me» (MP III 264–265; si veda anche BRMŠ III 141, 256);
b) Simonas Daukantas (1993: 78) mitonimą interpretuoja kaip verb. lie. perėti ir sub. lie. grūdas dūrinį;
c) T. Narbutas (1835: 58), priskyręs sūduvių dievą lietuvių dievėms (žr. 1a poskyrį), nurodo savo paties sukurtą prolytę ‡ Grubios „ogrod kwiatowy i owocowy“;
d) Algirdas Julius Greimas (1990: 454–455), besiremiantis Mikalojus Akelaičio spėjimu apie galimą mitonimo sąsają su verb. lie. grubtie ‘grubti’ (beje, pastarojo autoriaus kažkodėl nemini), teigia, kad dievybės vardą reikia kildinti iš sub. lie. grubas ‘paprasčiausias gruodas, nuo šalčio sukietėjusi žemės luoba, susidariusi sušalusio vandens – pašalo – dėka’;
15 Secondo I. Lukšaitė (MP I 645), M. Pretorijus non fornì una parola della lingua lituana che avrebbe potuto presupporre il mitonimo Pergubrius.
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e) Simonas Stanevičius (1967: 257), bene vienintelis senosios kartos tyrėjų, pamėgino ieškoti žodžio kilmės prado, lygindamas prūsų sintagmą pergubuns wirst ‘turi ateiti, ateis’.
Oltre alle descrizioni dell’origine di questo mitonimo elencate da R. Balsys (ibd.), va ricordata anche l’ipotesi di V. Ivanov e V. Toporov (MC 428), che, ricorrendo ai principi dell’etimologia popolare (ossia basandosi sull’assonanza delle parole e non sull’analisi linguistica), lo collegano a presunti omofoni partitivali che lo avrebbero presupposto: sost. lt. grùblas «ciuffo; irregolarità, ispessimento, ruvidità; gobbetta» (LKŽe), agg. lt. grubùs «irrigidito, intorpidito; irregolare, sconnesso (di solito riferito a una strada); grossolano, ruvido; scortese, rozzo, rude», grublùs «ruvido, irregolare» (LKŽe).
Va sottolineato che tutti questi tentativi di chiarire l’origine del teonimo Pargrubi(j)us (G[r]ubrium, Pergrubrius ecc.) sono poco plausibili (alcuni di essi — soprattutto i più antichi — vanno considerati fantasiosi, poiché argomentati sulla base di parole inventate dagli stessi autori [M. Pretorijus, T. Narbutas]), dato che la ricostruzione della forma proto viene determinata sulla base di presunti corrispondenti affini non occidentali (fatta eccezione per l’ipotesi di S. Stanevičius, purtroppo non fondata né sul piano documentario né su quello etimologico [cfr. sopra]), bensì baltici orientali (lo aveva rilevato anche R. Balsys [2006: 58]).
Il più recente tentativo di ricostruire l’evoluzione etimologica del mitonimo Pargrubij, la cui origine è finora del tutto oscura (cfr. Blažek, Bětáková 2012: 80, 2014: 345–356), viene argomentato ricorrendo ai dati della lingua prussiana. Purtroppo, è del tutto fallimentare, poiché gli autori della congettura interpretano erroneamente le caratteristiche dialettali proprie del dialetto sambiano16, o pomezano: «The root *grub- might come from the Baltic root *grāb- <...>» (Blažek, Bětáková 2014: 346).
In questa zona dialettale della lingua prussiana, il mutamento baltico *ā > ū avviene solo dopo consonanti labiali e velari (Būga III 106; Mažiulis 2004: 17–18), non dopo sonanti (ossia r, l, m, n). Inoltre, gli autori dell’ipotesi (Blažek, Bětáková ibd.) interpretano in modo inappropriato le caratteristiche strutturali della parola prussiana sulla quale basano la formulazione di una nuova sequenza etimologica del lessema: ricostruiscono cioè una radice con vocalismo lungo, baltico occidentale *grāb- «carpino», mentre il pr. wosigrabis «evonimo» E 611 riflette
16 Nel 1257 i crociati sottomisero la Sambia; dopo aver represso la Grande rivolta prussiana, nel 1283 vi trasferirono 1600 sudovi, nella sua parte nord-occidentale, dalla Sudovia, devastata con particolare ferocia. Durante la seconda fase della migrazione dei sudovi, altri 1500 abitanti furono trasferiti nella zona che da allora cominciò a essere chiamata «angolo dei sudovi» (Mažiulis 1966: 23; MP I 683; Dini 2000: 217), dove gli jatvingi vissero fino alla fine del XVI secolo (Brückner 1904: 29; cfr. anche Kregždys 2009: 184). Si ritiene che la redazione del Catechismo sudoviano sia da mettere in relazione con la cristianizzazione della Sambia pagana, celebre per le reliquie dell’antica fede (Stanevičius 1967: 604), poiché già Erazmas Stela (2004: 58), nell’opera De Borussiae antiquitatibus (1518), affermava che i sudovi erano particolarmente religiosi. Si ipotizza che all’inizio del XVI secolo i rappresentanti di questa tribù baltica coltivassero ancora l’antica religione baltica (BRMŠ II 33; Stanevičius 1967: 604; cfr. anche Kregždys 2009: 181, 183).
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Baltų mitonimų kilmė: vak. bl. Pargrubi(j)us (G[r]ubrium, Pergrubrius ir kt.); lie. maselis
breve della radice del secondo membro del composto –ā–, ossia baltico occidentale *grābas «carpino» (PEŽ IV 265). Per queste ragioni, il collegamento ulteriore della mitologema prussiana con il teonimo italico *Grābobius proposto dagli autori dell’ipotesi non è possibile.17
Sulla base delle regolarità dei mutamenti strutturali del mitonimo stabilite nella sottosezione 1a e dei criteri di valutazione dell’attendibilità dei dati fattuali forniti dalle varianti manoscritte del Catechismo sudoviano (cfr. sottosezione 0), nonché dello sviluppo eziologico della funzione della divinità e della possibile congruenza mitologico-religiosa dei popoli indoeuropei (cfr. sottosezione 1c), si può ipotizzare con cautela che la forma ricostruita baltica occidentale *Pargrubi/īs «dio che scaccia l’inverno, fa crescere le foglie e l’erba e determina un buon raccolto» (per il significato cfr. sottosezione 1c) rifletta un composto del tipo tatpurusa, che presuppone un epiteto di una delle principali divinità baltiche, Perkūnas:
baltico occidentale *Pargrubi/īs «dio che scaccia l’inverno, fa crescere le foglie e l’erba e determina un buon raccolto» ← baltico occidentale *Gar-brubi/īs (con metatesi delle consonanti iniziali g- / b- del primo membro¹⁸, determinata da una realizzazione fonetica instabile¹⁹; cfr. antroponimo prussiano Bogatini 1239 «famiglia della Varmia particolarmente influente; generatio valde potens in Warmia» → antroponimo pr.
17 Altrimenti, nel Vocabolario di Elbing sarebbe stata attestata la forma pr. ‡ wosi-gr-o-bis / ‡ wosi-gr-oa-bis (cfr. PEŽ I 411–412), poiché in questa fonte del dialetto pogesano il baltico *ā è rappresentato dal grafema o oppure oa (Mažiulis 2004: 17).
18 Anche il fenomeno del tabù potrebbe aver determinato un simile mutamento (esso è caratteristico non solo dei baltici occidentali, ma anche di quelli orientali; cfr. [a] teonimo lt. Atlaibos ← *lai-ta-bas [tipo di metatesi dei primi due membri] < sost. lt. laitas «pavimento battuto dell’aia o della casa, base; fondo del forno, base ecc.» + sost. lt. lābas «benessere, vantaggio; bene; ricchezza, tesoro, beni ecc.» ⇒ [composto tatpurusa] *Laitalabas/īs «ricchezza dell’aia battuta ↔ divinità dei cereali versati sull’aia battuta [probabilmente, della trebbiatura] ↔ divinità della trebbiatura» [per maggiori dettagli cfr. Kregždys 2011: 109–111]; [b] teonimo lt. Chaurirari «dio dei cavalli» ← *Kauriraris «idem» ← nomen proprium [teonimo] lt. Kaukarus 598₁₂ [Kaukarius] «dio dei monti; Berg Gott», menzionato da Jokūbas Brodovskis [JBŽ II 175, III 364; per maggiori dettagli cfr. Kregždys 2010: 64–65] ecc.), e cfr. anche il teonimo lt. Jagaubis «Vulcanus; Ugnis szwęnta; Feuer-Gott» (menzionato nel dizionario di Jokūbas Brodovskis) ← *Jaugabis «idem» ← Gabājūjis «dio del granaio, spirito domestico, spirito della dispensa» (Mierzyński 1900: 51; Būga I 210–211; LKŽe; per questa divinità cfr. anche Kregždys 2012: 108) // celtico continentale Tanaro «divinità del fulmine; Jupiter tonans» ↔ gallico Taranis «idem» (Delamarre 2003: 290; Matasović 2009: 384; cfr. anche Калыгин 2006: 143–144).
19 Potrebbe averla determinata la struttura del mitonimo, ossia la presenza di singole sonanti e/o di loro combinazioni. La metatesi da esse indotta è caratteristica non solo delle lingue baltiche (cfr. antroponimi prussiani Perbande 1370 ↔ Prebande 1393 [Trautmann 1974: 76; per esempi toponimici di mutamento simile cfr. Gerullis 1922: 224; Przybytek 1993: 197, 255; Blažienė 2005: 17, 356], cfr. anche SEJL 196, 206, 218, 223, 247, 360, 463, 501, 507, 517, 535 ecc.), ma anche di altre lingue indoeuropee (cfr. Gamkrelidze, Ivanov I 96, 128, 207, 816), per esempio le lingue italiche (cfr. Vaan de 2010: 63, 76, 139, 407, 497).
Non si può escludere neppure la possibilità di un mutamento sporadico (cfr. lt. dial. limiņš «bastone per girare le macine» [DvŽ I 363] ← lt. mi-liņš «bastoncino per girare le macine domestiche» [LKŽe]); cfr. l’idronimo lt. Metelỹs (Seirijai – distretto di Lazdijai), che ancora oggi, a quanto pare erroneamente, si fa derivare dal verbo lt. mėsti «lanciare lontano, in alto, in basso; scagliare qualcosa mirando a qualcosa; lanciare qualcosa lontano gareggiando; eliminare, non tenere più (ciò che è inutile o inadatto); calare, immergere nell’acqua (una rete, una lenza, un’ancora); lasciar cadere di mano; scaricare, svuotare (un carro carico) ecc.» (LKŽe), sostenendo che «Metelys è un “ramificato,”
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Gobatini ‘t. p.’ [SRP I 63, 680; Trautmann 1974: 19; dar žr. Gerullis 1922: 21], dar plg. pr. perdwibugūsnan ‘nusiminimą’ III 5520–21 ← verb. pr. *dvibugū- ‘abe-joti’ ← pr. *dvigubū- ‘t. p.’ [PEŽ III 261; dar žr. Smoczyński 2005: 98]; 2. *b- > p- sporadinė devokalizacija, plg. avd. pr. Bandune → avd. pr. Pandune, avd. pr. Boysite 1383 → avd. pr. Poysite, avd. pr. Bvnse 1385 → avd. pr. Pvnse, avd. pr. Pandike ↔ avd. pr. Bandike [Trautmann 1974: 17, 19, 21, 74], dar plg. Sembos tarmės pr. poklusman ‘paklusniai’ III 4116 ↔ pr. boklusmans ‘paklusnius’ [PEŽ III 311–312], kurios dominacinį statusą galėjo lemti mitonimo sąsaja su pr. percunis ‘perkunas’ E 50 [dar žr. 14 išn.]) ← vak. bl. *Gar-bruvi/is (su [antrojo] -b- < -v- kaita dėl regresyvinės distancinės asimiliacijos, plg. kitokios kilmės kaitas: top. pr. Bawand 1283 ← top. pr. Babant 1388, top. pr. Curwin 1405 → top. pr. Cur-ben [Gerullis 1922: 18, 77; daugiau pavyzdžių žr. Gerullis 1922: 220]20) ← vak. bl. *Gar-burvi/is (su -ru- < -ur- metateze, plg. avd. pr. Bruteno, Brutteno, Brude-no, Bruteni ‘Videvučio brolis, vyriausiasis prūsų žynys [VI a.]’ [žr. BRMŠ II 47, 52–54, 56–59, 61, 64, 67, 68, 70, 75, 76; dar žr. Kregždys 2012: 30; 22 išn.]21
19 iššimtes ežeras““ (Vanagas 1981: 212–213; dar žr. Tamulaitienė 2014: 289), nors tokį spėjimą paneigia ežero kartografinis vaizdas.
FIG. Proiezione cartografica del lago Metelys (cfr. https://www.google.lt/maps/place/Metelys/) Si può avanzare l’ipotesi prudente che questo idronimo sia di tipo metatetico, cfr. il fiume lituano Temelys (Gudžiūnai - distretto di Kėdainiai), che riflette la radice del sostantivo lituano temà «4 ‘parte oscura del giorno, condizione serale o notturna’» (questa accezione è usata nei distretti di Šiauliai e Alytus [e altrove], cioè accanto all’area di localizzazione degli idronimi in esame [LKŽė]) + suff. *-eli̯ō- (su cui cfr. Skardžius I 175–178) e, presupponendo l’arcisema *«scuro, -a fiume / lago ← fiume che scorre in un luogo ombroso, lago che giace in un luogo ombroso», sarebbe sorto per alternanza degli elementi strutturali t-m- > m-t-.
20 Dar plg. iki šiol neaiškios kilmės (Vanagas 1981: 55) hidr. lie. Babùlis up. (Alanta [Molėtų r.]) galimą raidą, suponuojant metatezę ir priebalsių asimiliaciją: *Ba-pu-lis ← hidr. / top. lie. Bālu-pis b., pv. (Saločiai [Pasvalio r.] – LVŽ I 351).
21 Cfr. anche Šimėnas 1994: 18 e segg.; Stela 2004: 23, 87, 109, 111; Beresnevičius 1995: 77 e segg., 2004: 66, 108–109, 181, 219–220, 253; Dini 2014: 280.
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Origine dei mitonimi baltici: baltico occidentale Pargrubi(j)us (G[r]ubrium, Pergrubrius e altri); lituano maselis
←22? avd. pr. *Burtenas/–is *tas, kuris buria, aiškina paslaptingus ženklus resp. spėja = žynys’ ← adj. pr. *burtenas *‘skirtas būrimui, burtų’ [su suff. -en- (apie jį plačiau žr. Trautmann 1974: 167–168; dar žr. Mažiulis 2004: 27)], dar plg. avd. pr. Perbande 1370 ↔ Prebande 1393 [Trautmann 1974: 76; dar žr. 19 išn.]), plg. top. pr. Burwitte 1292, Borowiten 1301, Borwite 1315 (~ avd. kurš. Burwe 1571 [ПЯ I 267]) (Gerullis 1922: 24) ←23 pr. garrin24 ‘medis’ III 1058 (~ pr. garian ‘t. p.’ E 628 [PEŽ I 326–327]) + pr. *bury- *‘būrimas, spėjimas; ženklas’ (ПЯ I 266, 267–268), suponuojantys lyties *Gar-burvi/īs protosememą *‘medis – būrėjas, burtų medis’, reflektuojančią vieną seniausių ide. griausmo / žaibo dievo uzualinių ir hieroforinių (resp. susijusių su žynio / šventiko veikla) funkcijų – mantiką, paremtą medžio totemo (ąžuolo [žr. 2 schemą]) struktūrinių elementų (lapų) observacija ir interpretacija (žr. 1c poskyrį; 2 schemą).
1C. ATTRIBUZIONE FUNZIONALE DEL BALTICO OCCIDENTALE PARGRUBI(J)US (G[R]UBRIUM, PERGRUBRIUS E ALTRI) E POSSIBILI CORRISPONDENZE MITOLOGICHE DI ALTRI POPOLI INDOEUROPEI
Nel Libro dei Sudovi è menzionata la funzione principale della divinità baltica occidentale Pargrubi(j)us (l’analisi delle interpretazioni secondarie, ossia posteriori, degli autori difficilmente è significativa
22 L’etimologia di questo mitonimo (datato al VI secolo, cioè al 521 [cfr. Beresnevičius 1995: 85]) non è stata ancora chiarita: Vytautas Mažiulis non lo menziona nel PEŽ, mentre Vladimir Toporov (ПЯ V 423) si limita a confrontarlo con il nome del villaggio prussiano Brutnino 1255, forse riconducibile, quanto alla sua origine, al nome del sommo sacerdote prussiano. Una ricostruzione molto audace, ma del tutto inverosimile, dell’evoluzione della parola (etnonimo) è proposta da Zenonas Ivinskis (LE XXIV 170). In seguito Marta Eva Běťáková e Václav Blažek (2012: 49) l’hanno reinterpretata, ricostruendo *Prutenis / *Prutenas e l’eponimo toponimico *Prutenia «Prussia». Questa ipotesi sarebbe da prendere in considerazione se i suoi autori si fossero basati non sulla denominazione latina, tarda (a partire dai documenti dell’Ordine Teutonico [cfr. Kuzavinis 1964: 5], cioè dal XIII secolo), del territorio abitato dai Prussiani, Pruthenia (cfr. Kabelka 1982: 42), bensì sulla forma prussiana (inizialmente, a quanto pare, soltanto quella della Pogesania [Būga III 120]), cioè pr. *Prūsā «Prussia, Prūsa» (PEŽ III 360), da cui avrebbe potuto derivare il nome personale pr. *Prūsenis «Brutenis»; tuttavia, tale forma non è attestata. Pertanto, l’ipotesi menzionata è sostanzialmente errata.
23 Forse si potrebbe ricostruire con cautela anche la forma proto-nominale personale pr. *Gar-burti/īs (con sporadica alternanza del [secondo] -b- < -t-) < *Gar-burti/īs, cfr. il nome personale pr. Burthe (Trautmann 1974: 21; cfr. anche ПЯ I 266–267) < pr. *burt- *«divinazione, predizione; segno», ma finora non sono state rilevate tracce dell’alternanza t > b nei monumenti scritti prussiani né nella grafia degli onimi.
24 Con la vocale di collegamento caduta, cfr. pr. kellaxde «asta della lancia» E 423 ← pr. *kel’ā-lagzdē «lo stesso» (PEŽ II 160).
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quanto allo status di fantasmagoria [per le motivazioni si veda la sottosezione 0; si vedano inoltre Vėlius 2012: 346, 349; Beresnevičius 2004: 184]):
der lest wachsen laub und gras (BRMŠ II 128), cioè «fa crescere le foglie / il fogliame e l’erba»,
e non «fa crescere le foglie e l’erba» (BRMŠ II 144), come traducono Vytautas Balašaitis e Sigitas Plaušinaitis, e
du treibest den winter hinweg und gibst In allen landen laub und gras (BRMŠ II 130), cioè «tu scacci l’inverno e fai sì che in tutta la regione vi siano foglie / fogliame ed erba»,
cfr. «tu scacci l’inverno e restituisci a tutta la regione le foglie e l’erba» (BRMŠ II 145). Pertanto, la funzione del dio è dare l’impulso alla crescita (rispettivamente, determinare l’inizio del ciclo vitale), non sovrintendere all’intero processo di crescita (A. Greimas [1990: 463] sottolinea in particolare l’importanza della durata della funzione divina, considerandola uno dei motivi della distinzione degli dèi in uranici e ctonî); non vi è dunque dubbio che la divinità descritta nella fonte dovrebbe essere, almeno formalmente, uranica (a quanto pare, riflettendo l’epiteto di Perkūnas, che con il fulmine risveglia la terra), e non ctonia (questa funzione della divinità baltica è, a quanto pare, estremamente arcaica e può pertanto essere soltanto ricostruita; cfr. l’antichissima immagine di Perkūnas cornuto [per maggiori dettagli si veda Kregždys 2012: 138]), come sostengono alcuni studiosi (si vedano Vėlius 1983: 58, 62; Laurinkienė 1990: 118, 120), basandosi su una traduzione imprecisa di BRMŠ o su una propria interpretazione.
V. Toporovas (Топоров 1972: 303–304; Toporov 2000: 15–16, 24–30; Топоров II 235, 238, 253) itin daug dėmesio skyrė baltų dievų sąrašų lyginimui, lyg tai lemtų aptariamų dievybės funkcijų nustatymą. Dar kiti tyrėjai (žr. Greimas 1990: 454; Puhvel 2001: 226; Baldžius 2005: 459; Dini 2010: 105) apsiriboja abstrakčios pavasarinės augalų vegetacijos funkcijos konstatavimu (plg. „<...> Pergubris atrodo tik kaip specializuoto pavasarinio Perkūno epitetas“ [Greimas ibd.]; „Pergrubius, è il dio preposto in varie fonti alla vegetazione e connesso al rigoglio primaverile“ [Dini ibd.]), nors Sūduvių knygelėje nurodoma, kad šiai dievybei aukota ne tik pavasarį, t. y. „<...> prieš išeinant su plūgu į laukus.“ (BRMŠ II 144–145), bet ir rudenį, nuėmus derlių resp. „<...> po rugpjūčio.“ (BRMŠ II 145; dar žr. Balsys 2006: 60). Jonas Balys (JBR II 344), tiesa, abejodamas, nurodo derliaus ir vaisingumo funkciją (dar žr. Balsys 2006: 62), Gintaras Beresnevičius (2004: 196) – darbo dievo veiklos sritį. Kiti tyrėjai (žr. Kolczyński 1996: 83–84) konstatuoja, kad dievybės funkcinė apibrėžtis yra visiškai neaiški.
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Origine dei mitonimi baltici: baltico occidentale Pargrubi(j)us (G[r]ubrium, Pergrubrius e altri); lituano maselis
Sulla base dell’evoluzione etimologica del mitonimo presentata nella sottosezione 1b (se è corretta), sarebbe probabilmente errato ritenere che il nesso tra le funzioni della teonima Pargrubij menzionata nel Libro dei Sudovi e il suo nome sia un’occasionale reminiscenza, anziché un legame genetico. La distinzione di due fitonimi (foglie ed erba, e non gemme, fiori o frutti) può riflettere anche vestigia di un culto baltico estremamente arcaico di Perkūnas, dio del tuono / del fulmine, associato all’oggetto totemico, la quercia (sulla base sia della nuova connessione etimologica stabilita sia di quella già nota, cfr. baltico *perkūnas = *Perkúnas «dio del tuono / del fulmine» ← agg. baltico *perkúnas «quello che è associato all’albero di Perkūnas [la quercia]» < baltico *perkus «albero di Perkūnas = quercia» [si vedano Berneker 1896: 312; PEŽ III 265–266; si veda inoltre Караповъ 1913: 92–93]), relativi al culto.
Simonas Grunau (1876: 69) Kronikoje (dėl jo veikalo duomenų patikimumo žr. Beresnevičius 2004: 78–81; dar žr. Kregždys 2009a: 131–135) mini svarbų vakarų baltų sakralinių apeigų faktą: prūsai aukojo Perkūnui ožį, o jo mėsą kepė ant ąžuolo lapų: „Zum ersten nam der crywe kyrwaito einen bock und den vor der eichen todte vor allir sunde willen, und dis fleisch mit anderem zu Rickoyto vor der eichen britten mit den blettrn von der eichen <...>“ (dar žr. Mannhardt 1936: 225; Beresnevičius 2004: 78). Minėtina, jog keltai tikėjo, kad deginamų ąžuolo lapų dūmai apvalo vietą, kurioje vyksta šventosios apeigos (žr. Phythyon, Soesbee, Bennighof 2002: 92). Slavų kraštuose, norėdami apsaugoti ligonius nuo blogio, smilkydavo juos deginamų ąžuolo lapų ir šakų dūmais (СД II 145). Armenai sergančiajam duodavo ąžuolo pelenų antpilo (Ананикян 2010: 28–29).
Pasakodamas apie dievo Patulo (Patollo) galias ir aukas jam, S. Grunau (1876: 95) atskleidžia labai svarbų religinį apeiginį ypatumą – Romovės šešių uolekčių storumo žiemą ir vasarą žaliuojantis ąžuolas (apie jį dar žr. Kregždys 2009a: 133, 135, 137, 141, 156–157, 159, 168) buvo naudojamas baltų pamirštai toteminei mantikai resp. pranašavimui / b ū r i m u i: „Darumb mit namen nicht lange geharrret, man qwam ken Rickoiot und gab eim waidl otten ein gobe, und dieser im schnet eine wunden in den arm, domit das blut herausliff, noch welchem man horte ein b r u m m e n i n d e r e i c h e n, und dis war ein zechen, und es solt vorricht sein, und qwam dornoch nimmer wider und spuchte.“, t. y. „Tada žmogus ilgai nedelsęs eidavo į Rikojotą (Rickoiot), duodavo vaidilučiui (waidl otten) dovaną, o tasai rėždavo jam žaizdą į ranką, kad kraujas ištrykštų, po to pasigirsdavo m u r m e s y s ą ž u o l e, ir tai būdavo ž e n k l a s, kad susitaikyta, ir tasai dievas niekad nebeidavo vaid entis“ (BRMŠ II 112).
Non vi è dubbio che il mormorio menzionato da S. Grunau sia il fruscio delle foglie di quercia (si veda lo schema 2), al quale gli Elleni attribuivano un’importanza straordinaria e credevano dotato di potere mantico (rispettivamente, profetico / divinatorio). A Dodona, località dell’Epiro settentrionale, gli antichi Greci veneravano una divinità dalle funzioni agrarie (gr. Ζεὺς χθόνιος [si veda Зайцев 2005: 78]) e mantiche: Zeus infero (gr. Ζεὺς καταχθόνιος [si veda Нильссон 1998:
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34, 143]), il cui oracolo – la quercia sacra (ἡ παλαιὰ φηγός) – alcuni studiosi definiscono il più antico luogo di riti sacri dell’Ellade (per approfondimenti, cfr. Harrison 1913: 22, 31, 34; Lhôte 2006: 49–56). Gli Elleni si recavano in questo luogo per conoscere il futuro, ottenere il favore degli dèi ecc. Le profezie erano pronunciate da sacerdoti e sacerdotesse, indicati nelle fonti scritte con diversi ierònimi: 1) gr. ἀνιππόπους ‘sacerdote dell’oracolo di Zeus a Dodona ↔ che non si lava i piedi’; 2) gr. Σελλοὶ ἀνιππόποδες ‘abitanti autoctoni di Dodona, custodi dell’oracolo di Zeus ↔ che non si lavano i piedi’; 3) gr. Τόμουροι ‘sacerdoti di Zeus a Dodona’ (←? *Τομάρουροι [Chantraine IV¹ 1124) [con assorbimento della radice -άσ-] < top. gr. Τόμαρος ‘monte Tomaro a Dodona’ [Pape II 1540] [? < top. gr. Τόμις / Τομεύς / Τομεύς / Τόμοι ecc. [cfr. Pape ibid.] + gr. ὄρος [ion. οὖρος] ‘monte’ [diversamente interpreta Hjalmar Frisk (II 909): τομάρ-ουροι ↔ οὖρος ‘custode’] ~ Τομοῦροι ‘oracolo di Zeus a Dodona’ [Pape ibid.]); 4) gr. πέλειαι ‘sacerdotesse – indovine (? a Dodona)’ ← πέλεια ‘colomba selvatica di colore scuro (Columba oenas)’ (cfr. Il. 16. 234 – LS 131, 1171, 1380, 1563; per approfondimenti, cfr. Kregždys 2012: 117, 161, 221, 495–496; Крэгждис 2011: 284). Essi interpretavano la volontà dello Zeus ctonio25 26, ossia Ζεὺς καταχθόνιος (Pape I 441; cfr. anche Лосев 1957: 46, 123; Иванов 1994: 19, 332; inoltre Kregždys 2012: 92, 138, 487–488), basandosi sul fruscio delle foglie della quercia di Dodona (Кагаровъ 1913: 104). In modo molto simile anche i Celti interpretavano la volontà degli dèi, ovvero predicevano il futuro, basandosi sul fruscio delle foglie della quercia27 – deus rōbus (~ lo. Jū[p]piter) (Phythyon, Soesbee, Bennighof 2002: 91; cfr. anche Филип 1961: 43, 75). Riti divinatori di questo tipo (la divinazione mediante le foglie degli alberi) erano praticati anche nei territori abitati dagli Italici, ma negli scritti romani è attestato soltanto il racconto di una predizione del futuro basata sulle diverse tonalità delle foglie del pioppo, non della quercia (Штаерман 1987: 271). I Germani settentrionali credevano che il loro frassino sacro (arbor vitae ↔ axis mundi = antico islandese Yggdrasill) avrebbe annunciato la fine del mondo tremando e frusciando con le sue foglie (cfr. Davidson 1990: 191; inoltre Kregždys 2012: 266, 327, 430, 470).
Del resto, come presso gli antichi Prussiani, anche il rituale sacrificale degli Elleni prevedeva sacrifici di sangue (e umani), con i quali si cercava di scongiurare gli attacchi degli spiriti (cfr. il mito
25 Cioè divinità lunari, non solari; cfr. gli epiteti di Zeus della sfera uranica: Ζεὺς νεφεληγερέτα ‘Zeus adunatore di nubi’, Ζεὺς οὐράνιος ‘Zeus celeste’ (cfr. Il. IV 30; Od. I 63; Pape I 442).
26 Una divinità di eziologia simile, per esempio Dis (lo. Dīs / Dīs pater) ‘Plutone, ovvero dio degli Inferi’ ↔ lo. Di(ē)spiter ‘Giove; Plutone’, era venerata anche dagli Italici (per approfondimenti, cfr. Kregždys 2012: 373).
27 Cfr. antico bret. / [ant.] corn. dar ‘quercia’, irl. daur ‘idem’, gall. *derua, *d(e)rullia ‘idem’ (cfr. Pedersen 1909: 144; Matasović 2009: 91; IEW 214–217; Buck 1988: 48–49; Gamkrelidze, Ivanov II 525–526; Lucht 2007: 401–402, 404).
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Origine dei mitonimi baltici: baltico occidentale Pargrubi(j)us (G[r]ubrium, Pergrubrius ecc.); lituano maselis
SCHEMA 2. Eziologia delle funzioni del baltico occidentale *Garburū̄/īs
apie piktąjį demoną Forbantą [gr. Φόρβας (žr. Pape II 1643)], gyvenusį ąžuole ir kabinusį nužudytų žmonių galvas ant jo šakų [Караговъ 1913: 107]).
La menzione dell’erba quale referente mitologico potrebbe inoltre essere collegata alla sfera d’azione del dio Perkūnas, poiché l’eziologia dello Zeus infero (ossia della divinità della sfera ctonia) (cfr. Kregždys 2012: 92, 138) presuppone una divinità lunare protoellenica, le cui funzioni erano affini a quelle del lituano Mėnulis, il quale «<...> favorisce la crescita delle parti della pianta che si trovano in superficie, cioè degli steli e delle spighe» (JBR II 26; cfr. inoltre Kregždys 2012: 233). I baltici orientali (i lituani) seminavano e piantavano gli ortaggi durante la luna calante, affinché le loro radici (ossia gli ortaggi da radice) fossero robuste, cioè un’attribuzione funzionale della luna nuova
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veniva attribuita la buona vegetazione della parte superficiale delle piante, mentre alla luna calante quella della parte sotterranea (cfr. JBR II 177). Sulla base degli argomenti menzionati, si può formulare l’ipotesi prudente di una genesi dualistica congruenziale del dio baltico del tuono (cfr. il nesso tra il dio lituano del tuono Perkūnas e Perkūnas cornuto / il vecchio cornuto [↔? il prussiano Patulo], sulla base dell’identica congruenza genetica dell’italico Jū(p)piter ‘dio del cielo’ ↔ Jū(p)piter Stygius ‘Giove del mondo sotterraneo = lat. Pluto’); cfr. il regno menzionato nelle antiche preghiere lituane alla luna nuova, che non è quello di Dio, bensì di Perkūnas (cfr. Kregždys 2012: 138, 373).
Col tempo la motivazione funzionale del mitonimo potrebbe essere stata dimenticata (come la genesi dualistica di Perkūnas, il referente dendronimico e la tradizione del culto lunare) a causa delle numerosissime variazioni fonotattiche dell’onimo, che avrebbero comportato la perdita del nesso semantico tra gli elementi strutturali, nonché della riforma religiosa prussiana (su cui cfr. Beresnevičius 1995: 103–118). Perciò il teonimo venne inteso sia come divinità dell’inizio della vegetazione (l’impulso è dato dal fulmine primaverile di Perkūnas), sia come divinità del raccolto (reminiscenza del culto lunare).
In conclusione, si può formulare l’ipotesi prudente che il baltico occidentale *Garburvī/īs (→ *Pargrubī/īs) ‘dio che scaccia l’inverno, fa crescere foglie ed erba e determina un buon raccolto’ (< *‘albero – indovino, albero magico’) sia uno dei numerosi epiteti di Perkūnas (cfr. anche Greimas 1990: 454), che presuppongono come referente sacrale una funzione mantica di estrema arcaicità: il totem dendronimico venerato anche dagli Elleni, dai Celti, dai Germani settentrionali (e forse anche dagli Italici). Si potrebbe dunque annoverare questo mitonimo tra le isomitologemi dei Balti e dei popoli indoeuropei menzionati.
2. LITUANO MASELIS ‘PERSONA TRAVESTITA SECONDO LE USANZE DEL MARTEDÌ GRASSO’
Il LKŽe indica che nell’area dei dialetti panevėžiškiai dell’altolituano orientale, nei dintorni di Šeduva, è usato (o era un tempo usato) il termine maselis per designare un partecipante alla festa del Martedì Grasso travestito. Sulla base della descrizione lessicografica fornita per questa forma (non viene indicato che la parola sia un prestito), i compilatori del dizionario la annoverano tra le parole ereditarie del lessico lituano. Non è facile concordare con tale decisione per diverse ragioni: 1) non si può postulare l’uso, attestato nell’area dell’altolituano orientale, del suffisso assimilativo lituano -ala- > -ela- (cfr. Skardžius I 175–176), cioè far derivare questa parola dal sostantivo lituano māsalas3b (colloq.) ‘ciò con cui si attira, esca; carogna usata per attirare animali da caccia’ DŽ; LL 272; ‘cibo messo all’amo per attirare i pesci durante la pesca’ rš (LKŽe), poiché manca l’attestazione di una tale connotazione funzionale per un personaggio della festa del Martedì Grasso; 2) non si può ravvisare un alternante con il suffisso -ėnis del sostantivo lituano masėnis, -ė 2 (collettivo) ‘chi attira’ Als, J (LKŽe), ovvero una forma derivata dal verbo lituano māsinti (-yti), -ina, -ino K, masinti, -ina, -ino 1. (trans.)
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Origine dei mitonimi baltici: baltico occidentale Pargrubi(j)us (G[r]ubrium, Pergrubrius e altri); lituano maselis
‘attirare a sé, adescare, affascinare, tentare’ Ims, Kv e altri; 2. (rifl.) ‘desiderare qualcosa, lasciarsi tentare’; 3. (trans.) ‘rivolgersi a qualcuno, chiamarlo, invitarlo a sé attirandolo con qualcosa’ Brs, Slnt, J, M. Valanč, S. Dauk e altri; 4. (trans.) ‘cercare di attirare fuori, ottenere con lusinghe’ Grdm; 5. (trans.) ‘suscitare il desiderio di qualcosa, facendola provare’ Kal; 6. (trans., intr.) ‘mentire, ingannare’ D. Pošk, Skd, Dr, Pln, Kam, J, (trans.) ‘stuzzicare, deridere’ G 20 (LKŽė). Nemmeno è possibile derivarlo con il suffisso -eliō- (per maggiori dettagli cfr. Skardžius I 176–177, 235), non solo per la differenziazione semantica del sostantivo lituano masėnis, -ė rispetto agli aspetti dei riti praticati, ma anche perché l’iperonimo funzionale già menzionato ‘adescatore, bugiardo, imbroglione o provocatore’ non è caratteristico dei personaggi di questa festa (cfr. Vaicekauskas 2009: 67–68).
Nel risolvere il problema dell’origine del lessema lituano maselis, va richiamato l’uso, nella stessa zona dialettale — l’area dei panevėžiškiai dell’altolituano orientale, a Pumpėnai (distretto di Pasvalys), Panevėžys, Raguva (distretto di Panevėžys) e Žeimelis (distretto di Pakruojis) — del cognome lituano Masėlis, di struttura morfologica identica (LPŽ II 171). Secondo gli autori del Lietuvių pavardžių žodyno (LPŽ II 172), questo onimo potrebbe derivare da ipocoristici: polacco Maś (← antroponimo polacco Mateusz), tedesco Мааф, Maas (← antroponimo tedesco Thomas). Tra queste due ipotesi sull’origine del cognome in questione, la seconda sarebbe più attendibile, poiché gli autori dell’ipotesi non hanno spiegato (né illustrato con esempi alternativi) il presunto passaggio fricativo š → s dello slavismo. Tuttavia, è molto difficile credere anche all’ipotesi di un uso germanico, poiché il possibile fondamento eziologico di questo cognome, il lituano maselis ‘persona travestita secondo le usanze del Martedì Grasso’ (ipotesi per qualche ragione del tutto trascurata), non presuppone un personaggio di nazionalità tedesca: nessun etnologo menziona un partecipante di questa festa del genere.
Considerato lo status di personaggio di origine ebraica, quasi il principale travestito della festa del Martedì Grasso — durante la festa si indossavano anche maschere che imitavano i rappresentanti di questo popolo (per esempio, il mercante [Beresnevičius 2005: 397; per maggiori dettagli cfr. la sottosezione 0, nota 10]) — si può avanzare l’ipotesi prudente che si tratti del riflesso dell’uso di un semitismo e non di un germanismo (e, a quanto pare, nemmeno di uno slavismo [cfr. sopra]), vale a dire di un caso di antonomasia retrograda: antroponimo ebraico Massel (cfr. antroponimo Sam Massell, Jr. [EJ XIII 667] < yiddish occidentale massel / maššel ‘fortuna, successo; costellazione’ [cfr. Lötzsch 1992: 115–116] / yiddish orientale mazal ovvero מזל ‘idem’ [סאלרמאטאן 2011: 354, 569] < ebraico biblico mazzāl ovvero מזל ‘pianeta; costellazione; fortuna; ricchezza’ [Stern 2000: 129; Jastrow II 755]) → lituano maselis ‘persona travestita secondo le usanze del Martedì Grasso’.
3. SINTESI
In base ai principi della ricerca etimologica consequenziale o strutturale (per una trattazione più ampia, cfr. Mailhammer 2013: 4, 2013a: 9, 11]), prima di presentare
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i possibili percorsi etimologici di una specifica lessema, è necessario tenere conto di: (1) le caratteristiche formali della fonte in cui la parola è menzionata, ossia valutarla secondo i principi della metodologia di verifica; (2) le differenze strutturali tra le varianti della stessa parola, cercando di individuare la forma originaria; (3) l’importanza del fattore predisponente della grammatica formale, al fine di evitare di constatare fatti o formulazioni non consoni al sistema linguistico.
La compilazione di repertori lessicografici, basata sul sistema disposizionale dei campi lessicali strutturali (cfr. Corseriu 1967: 297; Mailhammer 2013: 3; cfr. anche Bussmann 2006: 673–674), con l’indicazione selettiva e/o la segnalazione della base delle parole di origine straniera (sotto il profilo eziologico), è in parte viziata e presuppone valutazioni delle parole potenzialmente fondate sulla mistificazione e l’introduzione di prestiti nel patrimonio lessicale ereditato.
4. CONCLUSIONI
1. La mitologema della Prussia occidentale Sūduvių knygelėje, menzionata nella Pargrubi(j)us (e nelle sue varianti G[r]ubrium, Pergrubrius ecc.), si può supporre che implichi il seguente sviluppo etimologico: prussiano occidentale *Pargrubi/īs ‘dio che scaccia l’inverno, fa crescere le foglie e l’erba e determina un buon raccolto’ ← *Gar-brubi/īs ‘idem’ ← *Gar-bruvi/īs ‘idem’ ← *Gar-burvi/īs ‘*albero – indovino, albero divinatorio’ ← prussiano garian ‘albero’ E 628 + prussiano *buru- *‘divinazione, predizione; segno’.
2. Il prussiano occidentale *Garburvi/īs (→ *Pargrubi/īs) ‘dio che scaccia l’inverno, fa crescere le foglie e l’erba e determina un buon raccolto’ (< *‘albero – indovino, albero divinatorio’) è uno dei molti epiteti di Perkūnas.
3. La semema *‘albero – indovino, albero divinatorio’ implica un referente sacrale della funzione mantica: un totem dendronimico venerato anche dai Greci, dai Celti e dai Germani settentrionali (forse anche dagli Italici).
4. Il lituano maselis ‘persona travestita secondo le usanze del Martedì grasso’ è un semitismo, derivato dal nome personale ebraico Massel.
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Origin of the Baltic Mythonyms: West Balt.
Pargrubi(j)us (G[r]ubrium, Pergrubrius, etc.),
Lith. maselis
SUMMARY
The article deals with the etymology and developmental peculiarities of the West Baltic mythologeme Pargrubij (A, B) / Pargrubius (B, C), including its alternative forms Grubrium (A), Gubrium (C), Pergrubrius (D, ε), etc., and mythonym Lith. maselis ‘a man dressed in the clothes of Shrovetide mummers.’
In accordance with the results received in the analysis of the data, which partly reflect the most ancient mythological images and concepts of I–E tribes, the following conclusions are proposed:
1. West Balt. mythologeme Pargrubi(j)us (and its variants G[r]ubrium, Pergrubrius, etc.), mentioned in “The Yatvigian book” for the first time, presupposes reconstruction of the protoform with a few types of metathesis: West Balt. *Pargrubī/is ‘God who makes winter gone, causes leaves and grass to grow and also stands under fecundity’ ← *Gar-brubī/is ‘ditto’ ← *Gar-bruvī/is ‘ditto’ ← *Gar-burvī/is *‘tree – oracle, sorcery tree’ ← Pruss. gar-ian ‘tree’ E 628 + Pruss. *buru- *‘sortilege, guess; sign.’
2. West Balt. *Garburvī/is (→ *Pargrubī/is) ‘God who makes winter gone, causes leaves and grass to grow and also stands under fecundity’ (< *‘tree – oracle, sorcery tree’) is one of the multitude of epithets of the thunder god of Western Balts.
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Acta Linguistica Lithuanica LXXIII
Baltų mitonimų kilmė: vak. bl. Pargrubi(j)us (G[r]ubrium, Pergrubrius ir kt.); lie. maselis
3. Sememe *‘tree – oracle, sorcery tree’ presupposes reconstruction of the sacral referent with a sortilege function – dendritic totem, also worshiped by Greeks, Celts, northern Germans (and probably Italic peoples).
4. Lith. maselis ‘a man dressed in the clothes of Shrovetide mummers’ should be attributed to Hebraisms borrowed in Lithuanian, related to proper name Y Massel ← WY massel / maššel ‘luck, success; constellation’, which originated from MH mazl ‘planet; constellation; success; fortune.’
Įteikta 2015 m. birželio 22 d.
R O L A N D A S K R E G Ž D Y S
Lietuvos kultūros tyrimų institutas
Saltoniškių g. 58, Vilnius Lt-08105, Lietuva
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