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Competenze e ruoli emergenti per la transizione digitale ed ecologica. Un'analisi tra le aziende del settore chimico e farmaceutico

DELLA TORRE, Edoardo; Fumagalli, Francesco; Marcolin, Arianna; MEIEC

Abstract

La ricerca si pone l'obiettivo di analizzare l’impatto della transizione digitale e ecologica (la cosiddetta twin transition) sulle aziende del settore chimico e farmaceutico. Il focus è centrato sul fabbisogno di nuove competenze e sulle necessità di ristrutturazione dei ruoli e delle responsabilità organizzative, anche in termini di eventuali posizioni di lavoro emergenti. Il presente rapporto in formato executive fa parte della collana MEIEC Series, dedicata alla diffusione della ricerca condotta all’interno del MILAN ECONOMIC IMPACT EVALUATION CENTER, nell’ambito della valutazione dell’impatto economico di iniziative e policy pubbliche e private. In MEIEC Series vengono pubblicati: Impact Report, Executive Impact e Impact Voice.

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Competenze e ruoli emergenti per la transizione digitale ed ecologica Un’analisi tra le aziende del settore chimico e farmaceutico Edoardo Della Torre Andrea Beretta Francesco Fumagalli Arianna Marcolin 2 Ricerca realizzata all’interno del progetto MUSA – Multilayered Urban Sustainability Action, finanziato dall’Unione Europea – NextGenerationE, PNRR Missione 4 Componente 2 Linea di Investimento 1.5: Creazione e rafforzamento degli “ecosistemi dell’innovazione”, costruzione di “leader territoriali di R&S” 3 La ricerca si pone l'obiettivo di analizzare l’impatto della transizione digitale e ecologica (la cosiddetta twin transition) sulle aziende del settore chimico e farmaceutico. Il focus è centrato sul fabbisogno di nuove competenze e sulle necessità di ristrutturazione dei ruoli e delle responsabilità organizzative, anche in termini di eventuali posizioni di lavoro emergenti. Un elemento distintivo dello studio, rispetto ai molti in circolazione, è la focalizzazione sulle competenze di natura tecnica e normativa. Tale focalizzazione, insieme alla ricchezza e al livello di dettaglio dei dati forniti, fanno sì che questi risultati di ricerca possano essere uno strumento utile per tutti gli attori in gioco (aziende, associazioni datoriali, organizzazioni sindacali, decisori pubblici, università e istituti di formazione) e rappresentino la base per la costruzione di programmi e progetti di intervento e di sviluppo formativo in grado di garantire la crescita competitiva del settore. Il campione finale su cui si basano i risultati riportati in questo rapporto è composto da 61 aziende, delle quali 45 appartenenti al settore chimico e 16 appartenenti al settore farmaceutico. In termini dimensionali, 44 sono di grandi dimensioni (250 o più dipendenti) e 17 sono di dimensioni medio-piccole (meno di 250 dipendenti). Transizione digitale Il livello di adozione delle nuove tecnologie digitali tra le aziende del settore chimico e farmaceutico è piuttosto eterogeneo. Alcune tecnologie (classificate come consolidate di uso comune) sono già ampiamente applicate da un elevato numero di aziende e un altrettanto alto numero di aziende si dichiara interessato alla loro adozione. È il caso di data protection, digital communication, software di monitoraggio e manutenzione impianti e sistemi di automazione industriale e di robotica. Altre tecnologie (consolidate ma di minore interesse) sono adottate da 4 un discreto numero di aziende ma non interessano chi non le ha ancora adottate. È il caso dell’ecommerce B2B e B2C. Le tecnologie sotto i riflettori sono ad alto interesse (interessano più della metà delle aziende) ma non ancora implementate in maniera diffusa. Si tratta di data analytics, internet of things e machine learning. Infine, le tecnologie di nicchia sono poco diffuse ma ad alto interesse per una limitata quota di aziende. È il caso dei droni per monitoraggio di impianti e della realtà aumentata. Le aziende grandi e quelle del comparto chimico sono quelle che mostrano maggiori livelli di adozione delle tecnologie indagate. Le tecnologie che hanno l’impatto maggiore in termine di investimenti formativi e/o necessità di prevedere nuovi ruoli organizzativi sono il machine learning, l’automazione e robotica e l’internet of things. Tuttavia, nelle quattro aree professionali indagate, le competenze più rilevanti, in termini di diffusione e livello medio richiesto, sono quelle relative a data analytics, big data per la prevenzione dei rischi, comunicazione digitale, e software per il monitoraggio e la manutenzione degli impianti. In larga parte, tali competenze sono richieste a un livello di approfondimento non superiore al problem solving semplice. Quasi la totalità delle aziende ha avviato o vuole avviare programmi formativi interni (95%), mentre meno diffuse sono le partnership con le università (76%) e, ancora meno, quelle con gli ITS – Istituti Tecnici Superiori (63%). 5 I ruoli “emergenti” (o di recente creazione) segnalati dalle imprese fanno riferimento principalmente alle seguenti aree di competenza: ruoli con competenze tecnico-scientifiche in ambito di processi produttivi (ad esempio, ingegneri dell’automazione e robotica); ruoli con competenze tecnico-scientifiche in ambito di elaborazione dati (ad esempio, Production Data Analyst, Business Analytics Manager); ruoli con competenze in ambito di nuovi canali di comunicazione e gestione dei clienti (ad esempio, Digital Campaign Manager, E-Key Account Manager); ruoli con competenze specifiche in ambito di gestione del cambiamento e della transizione digitale (ad esempio, Innovation Leader, Digital Business Partner). Infine, tra i principali ostacoli alla transizione digitale emergono l’elevata estensione temporale dei progetti, la carenza di competenze interne ed esterne all’azienda e la necessità di sviluppare maggiormente la cultura digitale all’interno dell’organizzazione. Gli ingenti investimenti 6 economici richiesti per l’adozione delle nuove tecnologie sono anch’essi un fattore rilevante, seppur meno vincolante rispetto agli ostacoli elencati in precedenza. Transizione ecologica Più della metà delle aziende ha già adottato iniziative ecologiche relative alla riduzione dei consumi di energia, alla riduzione delle emissioni dirette e indirette in atmosfera e all’utilizzo di materiali riciclabili e/o riutilizzabili. Inoltre, una buona quota delle aziende che non hanno ancora introdotto queste iniziative le sta studiando e ne sta valutando la possibile implementazione. Di contro, la compensazione di emissioni rimanenti tramite acquisto di crediti di carbonio (carbon offsetting) registra livelli di diffusione e di interesse piuttosto contenuti. Emerge un divario consistente tra le grandi e le medio-piccole aziende nell’adozione di tutte le iniziative legate alla transizione ecologica indagate, con una punta del 37% per quanto riguarda la riduzione delle emissioni indirette attraverso fonti rinnovabili (adottata dal 66% delle grandi aziende, contro il 29% delle medio-piccole aziende). Similmente, per tutte le iniziative indagate, l’adozione è ampiamente più alta nel comparto chimico rispetto a quanto si registra nel comparto farmaceutico. Tale divario è in parte spiegabile dalle diversità strutturali tra i due comparti e dalla natura diversa delle attività svolte. 7 Quasi tutte le iniziative indagate hanno un impatto sulle competenze e sul modello organizzativo mediamente contenuto, gestibile quindi attraverso la semplice definizione e implementazione di nuovi metodi di lavoro e la ridefinizione di ruoli e responsabilità. Per alcune iniziative, quali il riciclo chimico e meccanico, l’utilizzo di materiali riciclabili e l’auto-produzione di energia, la quota di aziende che ha dichiarato un impatto elevato (ossia la necessità di creare anche nuovi ruoli e acquisire nuove professionalità dal mercato esterno) si aggira intorno al 20%. Le competenze maggiormente rilevanti, in termini di diffusione e livello medio richiesto, variano in base alla specifica area professionale. Per l’area Commerciale, Marketing & Vendite riguardano gli ambiti della comunicazione (tecniche di marketing sostenibile e tecniche di comunicazione) e della valutazione dell’impatto ambientale. Per l’area Produzione sono relative alle sfere della gestione dei rifiuti e dell’ottimizzazione dei processi produttivi. Per l’area Servizi Tecnici sono riconducibili alla conoscenza delle nuove fonti di energia e all’ottimizzazione dei processi. Per l’area Sicurezza, Salute & Ambiente sono relative alla valutazione dell’impatto ambientale, alla conoscenza delle normative in materia ambientale e alla gestione dei rifiuti. 8 Anche per le competenze green, la quasi totalità delle aziende ha avviato o vuole avviare programmi formativi interni (97%), mentre meno diffuse sono le partnership con le università (67%) e, ancora meno, quelle con gli ITS – Istituti Tecnici Superiori (56%). I ruoli emergenti (o di recente creazione) per la transizione ecologica, segnalati dalle imprese, fanno riferimento principalmente alle seguenti aree di competenza: ruoli con competenze tecnicoscientifiche in ambito di prodotto (ad esempio, Life Cycle Assessment Specialist, Specialisti di riciclo e riutilizzo prodotto); ruoli con competenze gestionali (ad esempio, Carbon Neutrality Manager, Sustainability Manager). Infine, tra i principali ostacoli alla transizione ecologica emergono l’elevata estensione temporale delle iniziative, gli ingenti investimenti economici necessari e la carenza di competenze. Un elemento di ostacolo importante è inoltre rappresentato dalla carenza di dati e informazioni circa i benefici delle iniziative adottabili. 9 Le competenze digitali e green per area professionale Ai fini di offrire un quadro il più dettagliato possibile delle competenze necessarie per affrontare la transizione digitale e green, è stato identificato un set di competenze digitali e green. Alle aziende è stato chiesto di indicare l’impatto di ciascuna competenza per le posizioni lavorative delle quattro aree funzionali sulle quali si è focalizzata l’analisi, ossia Marketing, Commerciale e Vendite (9 posizioni lavorative), Produzione (6 posizioni lavorative), Servizi Tecnici (8 posizioni lavorative) e Sicurezza, Salute e Ambiente (4 posizioni lavorative). In totale, sono state analizzate 27 posizioni lavorative.