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Femminile plurale: la letteratura italiana tra identitá e confini geografici.

Duraccio, Caterina

Abstract

A partir de los años ’90 en Italia se desarrolla un nuevo tipo de literatura producida por autores y autoras extranjeras o procedentes de las antiguas colonias italianas en África. La periodización común sitúa el principio de la denominada “literatura de migración” en 1990 con la publicación de dos novelas: Immigrato, escrito por Salah Methnani y Io, venditore di elefanti de Pap Khouma. La mirada de los extranjeros, migrantes y refugiados políticos, es el centro neurálgico de estas narraciones que proponen una nueva perspectiva hacia la sociedad y la cultura italiana. La literatura de migración es un espacio abierto donde confluyen distintas narraciones escritas por autores y autoras extranjeras en lengua italiana. Esta característica coloca, sin duda, la literatura italiana de la migración dentro de la que Deleuze y Guattari definen como “literatura menor”, una literatura escrita por una minoría en la lengua de la mayoría. Los criterios de selección de textos migrantes son, en la mayoría de los casos, de tipo geográfico, con lo cual se han incluido en esta tesis escritoras que escriben en italiano a pesar de no ser su lengua madre. Al contrario, es posible que los criterios de selección sean de tipo geopolítico, por lo tanto, se puede hacer otra distinción y definir como “literatura postcolonial” todos esos textos producidos por autoras procedentes de las ex colonias italianas (Somalia, Eritrea, Libia, Etiopia) y cuya experiencia esté relacionada con la colonización italiana. Estas narraciones cuestionan la idea de italianidad como una entidad fija, ofreciendo nuevos puntos de vista sobre una olvidada época de la historia italiana. Sin embargo, dentro de ese “canon menor” que se construye con todos los textos excluidos por el sistema dominante, existe otra mirada que pone su atención hacia una “minoría dentro de las minorías”: el punto de vista femenino. El punto de partida de un sujeto sexuado y feminizado ofrece nuevas perspectivas de análisis y propone nuevas interacciones y redes que ya no se conforman con la procedencia geográfica, sino que se establecen a través de una mirada común. Este trabajo propone un análisis de las relaciones que se constituyen dentro de la literatura menor, a través de la profundización de dos textos migrantes: Princesa de Fernanda Farias de Albuquerque y Amanda, Olinda, Azzurra e le altre de Christiana de Caldas Brito. La expresión de la perspectiva femenina sobre la migración y la experiencia colonial representan un importante momento de cambio dentro de toda la literatura ya que, por primera vez, no se propone la mirada de un extranjero genérico y asexuado, sino un punto de vista político y sexuado. La complejidad de lo femenino reside en el impacto que tiene en la sociedad, en el proceso de autodeterminación y toma de palabra pública de un colectivo minoritario. La metodología propuesta en este trabajo es interdisciplinar y abarca distintas áreas como la lingüística, la antropología y la sociología. La presente investigación es el resultado del estudio del aparato crítico y literario que anima los debates académicos alrededor de esos temas.

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FACULTAD DE FILOLOGÍA PROGRAMA DE DOCTORADO EN ESTUDIOS FILOLÓGICOS LÍNEA DE INVESTIGACIÓN: MUJER, ESCRITURA Y COMUNICACIÓN TESIS DOCTORAL FEMMINILE PLURALE. LA LETTERATURA ITALIANA TRA IDENTITÀ E CONFINI GEOGRAFICI Caterina Duraccio Directoras: Dra. Mercedes Arriaga Flórez Dr. Daniele Cerrato Dra. Eva Moreno Lago Sevilla, 2019 Indice Introduzione 1 Struttura 9 Metodologia 13 Stato della questione 17 Capitolo 1 Le altre narrazioni: postcolonialismo e Subaltern Studies 20 1.1 Studi e letterature postcoloniali 21 1.2 La letteratura postcoloniale italiana 52 1.3 Writers from elsewhere: la questione della lingua nelle letterature postcoloniali 70 1.4 Esperienza e memoria 87 1.5 La ricerca della verità. Revisione storiografica postcoloniale 103 Capitolo 2 Lo sguardo minore 123 2.1 Lo sguardo minore: studi subalterni e letteratura della migrazione 124 2.2 La letteratura della migrazione in Italia e la questione della lingua 133 2.3 Scritture femminili nella letteratura minore 155 2.4 La letteratura di testimonianza 170 Capitolo 3 Fernanda Farias de Albuquerque 183 A modo di premessa 184 3 Princesa: autobiografia migrante e transgender 185 3.1 Princesa nella letteratura migrante 186 3.2 Princesa nella letteratura LGBTQI 193 3.3 Princesa: un’autobiografia fuori dal comune 205 3.4 “Sono venuta di molto lontano”: il manoscritto originale e i quaderni di Giovanni Tamponi 210 3.5 Esperienza e memoria nel viaggio identitario di Princesa 225 3.6 Princesa e il carnevale. Prospettive Queer 244 3.7 Corrispondenza Farias-Tamponi-Jannelli 249 Capitolo 4 Christiana de Caldas Brito 256 4.1 Amanda, Olinda, Azzurra e le altre 257 4.2 Il portuliano: una scelta ibrida 259 4.3 Identità migrante 297 4.4 La Saudade 310 Appendice 317 Conclusioni 344 Bibliografia 348 Introduzione A partire dal 1990 lo scenario letterario italiano si apre a nuovi tipi di narrazioni prodotte da autori e autrici migranti e/o provenienti dalle ex colonie italiane in Africa. La generale categorizzazione e periodizzazione colloca tutti questi testi sotto il denominatore comune di “letteratura della migrazione” e fissa il suo inizio nel 1990 con la pubblicazione di due romanzi: Immigrato, di Salah Methnani 1 , a cura di Mario Fortunato e Io, venditore di elefanti di Pap Khouma 2 . Lo sguardo migrante rivolto verso gli italiani è il centro nevralgico di questi romanzi che propongono una diversa narrazione della società italiana, scrutandone le inquietudini e le contraddizioni. La letteratura della migrazione è un contenitore aperto ed in continua espansione che include qualunque narrazione prodotta in lingua italiana da scrittori stranieri, i cui criteri di selezione ed inclusione si muovono su base geografia e non geopolitica. Pertanto, questo spazio letterario iscrive tra le sue fila tutti gli autori e tutte le autrici che vengono da fuori e che scrivono in lingua italiana, senza applicare distinzioni sui luoghi di provenienza. Volendo invece procedere su criteri geopolitici, si propone la categoria di “letteratura postcoloniale” applicabile a tutta la letteratura prodotta da scrittori che provengono (per nascita o discendenza) dai paesi delle ex colonie italiane del Corno d’Africa, dalla Somalia, dalla Libia, dall’Eritrea e dall’Etiopia. Per la prima volta in questi testi si espone una nuova visione della fase coloniale, osservata e vissuta dal punto di vista dell’“altro”, del subalterno, del 1 METHNANI, S., Immigrato, a cura di M. Fortunato, Roma, Theoria, 1990 2 KHOUMA, P., Io, venditore di elefanti, a cura di O. Pivetta, Milano, Garzanti, 1990 colonizzato restituendo in qualche modo, un’immagine inedita degli italiani e dell’Italia come paese egemone. Approcciare a questi testi in forma critica è un passo necessario per comprendere che l’identità nazionale italiana è un processo di costruzione in continua evoluzione, influenzato dai movimenti migratori e dalla contaminazione di altre culture che fanno già parte del tessuto sociale del nostro paese. Letteratura della migrazione e letteratura postcoloniale non sono riducibili a mere categorie chiuse, ma sono spazi aperti e mobili che si intrecciano e si contaminano. Entrambe, ad ogni modo, danno voce ad una classe subalterna e minoritaria, che comunque può sollevare con nuove risorse il panorama culturale italiano, come sostiene Martelli, “con diversi incroci, ibridazioni e contaminazioni linguistiche e letterarie possono aiutarci ad uscire da una situazione, per molti aspetti compromessa, di progressiva emarginazione del nostro patrimonio letterario, condannato alla dèvalorisatione al silenzio” (Martelli, 2009: 283) 3 . Il contesto in cui si muovono queste narrazioni questiona l’idea di un “patrimonio letterario” dominante che appartiene esclusivamente alle classi dominanti e a quelli che la storiografia tradizionale identifica come i vincitori. Il modello proposto a difesa della parte egemone della società è portato avanti da Bloom (1994) nel suo Il Canone Occidentale dove propone una lista di autori che, a suo avviso, entrano a pieno diritto nella costruzione di un canone ideale composto 3 Martelli, S.(2009), “La scrittura dell‟emigrazione”, in Italiani e stranieri nella tradizione letteraria, Atti del convegno di Montepulciano,8-10 ottobre 2007, Salerno, Ed., Roma, pp. 283-339. per maggioranza da autori europei 4 . Il lavoro del critico letterario, infatti, si dimostra escludente ed elitista e, in particolar modo, incapace di tracciare un profilo veritiero del panorama letterario mondiale. L’esclusione di Bloom è d’altro canto, la protagonista di un nuovo canone, un “canone minore” che include tutte le narrazioni minori o precedentemente escluse dal modello dominante. Il canone minore è il terreno delle classi subalterne e delle letterature minori che confluiscono in questo spazio libero e dissonante e si aprono al métissage e alla contaminazione linguistica, culturale e letteraria. A Deleuze e Guattari (1975) appartiene la riflessione sulle caratteristiche delle letterature minori che si differenziano dalle narrazioni dominanti per diverse ragioni. Il primo motivo risiede nella deterritorializzazione della lingua poiché, come precisano i due autori, “non è la letteratura di una lingua minore ma quella che una minoranza fa in una lingua maggiore” (Deleuze, Guattari, 1975: 29). Scrivere nella lingua degli altri implica una flessione della lingua stessa che cambia, diventa fluida e si adatta a chi la usa. Il secondo motivo risiede nella natura immediatamente politica delle scritture minori dove il contesto sociale e culturale non fa solo da sfondo ma caratterizza la narrazione creando una rete inscindibile di rapporti tra testo e contesto necessaria per la comprensione delle stesse. La terza ed ultima caratteristica distintiva è la dimensione collettiva che esse acquisiscono. Non si tratterebbe, dunque, di storie di vita individuali ma di narrazioni di interi collettivi e comunità attraverso il racconto del singolo che, in ogni caso, è 4 Di ventisei autori proposti da H. Bloom solo tre sono donne (Jane Austen, Emily Dickinson e Virginia Woolf) e non è presente nessun autore che non fosse europeo o nordamericano. strettamente relazionato ad un sistema di credenze, di riti, di usi e di costumi che lo accomuna con la sua comunità di provenienza. Queste tre principali caratteristiche sono riscontrabili in maniera piuttosto evidente sia nella letteratura della migrazione che in quella postcoloniale italiana che, quindi, entrano a pieno titolo nel modello di canone minore esposto in precedenza. L’obiettivo del presente lavoro è l’analisi critica di alcuni testi scritti in italiano da autrici migranti che vivono in Italia, con particolare attenzione a due scrittrici brasiliane: Fernanda Farias de Albuquerque e Christiana de Caldas Brito. Oltre ai testi analizzati più in profondità, la presenta ricerca tenta di tracciare un filo conduttore tra le varie letterature minori, individuandone i caratteri comuni e le eventuali divergenze, esaminandone i tratti distintivi e le tematiche affrontate. La scelta, in ogni caso, è ricaduta su alcune autrici, introducendo la specificità di genere come componente essenziale nei presupposti della ricerca. La partenza da un soggetto sessuato e femminizzato è imprescindibile per poter comprendere ed analizzare l’esistenza di una doppia subalternità, una “letteratura minore” dentro altre “letterature minori”, una sorta di effetto matrioska che si genera all’interno del canone minore. L’espressione della prospettiva femminile sull’emigrazione e sul dominio coloniale e di regime rappresenta un punto di svolta nella letteratura della migrazione e nella letteratura postcoloniale italiana poiché, per la prima volta, lo sguardo offerto non è esclusivamente quello di uno straniero generico, apolitico e asessuato ma si presenta come uno sguardo ben posizionato, fermo e definito, in grado di raccontare la differenza di genere con estrema lucidità. Le donne non sono solo le scrittrici ma La fitta presenza femminile non può che confermare la necessità delle donne di autodeterminarsi e autorappresentarsi e che la scrittura sia lo strumento attraverso il quale prende inizio il processo di liberazione dal silenzio e dall’invisibilità. La Banca Dati, oltre a raccogliere nell’insieme i protagonisti della scrittura migrante, riunisce anche la produzione critica e accademica intorno a temi migranti e postcoloniali. Un ulteriore progetto del professor Armando Gnisci è il portale online Kúmá – Creolizzare L’Europa, fondato nel 2001. La piattaforma di “storie migranti” raccoglie diverse produzioni artistiche ad opera di persone migranti offrendo la possibilità di una visione globale e complessiva dello stato delle creazioni migranti. Allo scrittore senegalese Pap Khouma, autore di Io, venditore di elefanti si deve la maggiore rivista online di letteratura italiana della migrazione El Ghibli, fondata nel 2003. La rivista include nel suo organico scrittori migranti e italiani, ponendosi come un ponte tra le due culture e tra i due modi di percepire e produrre la letteratura. Il 2007, invece, è stato l’ultimo anno del concorso letterario per scrittori migranti tenuto dall’associazione Eks&Tra che ha accolto, negli anni dal 1995 al 2007, testi poetici, romanzi e racconti di persone migranti, ricevendo riconoscimenti ufficiali dalla Presidenza della Repubblica Italiana. Il concorso letterario ha rappresentato per molti la possibilità di esporsi e di prendere parola sui temi della migrazione, tra cui Clementina Sandra Ammendola, vincitrice della II e della IV edizione. Queste piattaforme sono state uno strumento utile per comprendere lo stato attuale della ricerca in termini di studi subalterni e migranti e per poter tracciare un breve percorso che riguardi sia il piano stilistico e letterario che editoriale. Con questo si fa riferimento ad una serie di necessità sorte durante la ricerca. Per avere una visione complessiva degli studi subalterni è stato fondamentale affidarsi agli studi antropologici, così da poter stabilire delle connessioni che prescindessero dai confini geografici. Per questi motivi, la metodologia proposta per questo lavoro è di carattere interdisciplinare. Le indagini del collettivo Subaltern Studies sono state, dunque, di enorme ispirazione per questo lavoro. Il lavoro delle studiose postcoloniali come G. C. Spivak, C. T. Mohanty e Ania Loomba ha stabilito connessioni tra il genere inteso come costruzione sociale e il concetto di razza come evoluzione di un processo culturale, analizzando i meccanismi di potere tra coloni e colonizzati introducendo la specificità di genere come componente essenziale per la comprensione delle stesse interazioni. Il modello proposto è pertanto intrinsecamente basato su intersezioni e intrecci tematici, che propone una visione completa solo se tutti i componenti vengono analizzati nelle loro interazioni e non come elementi a sé stanti. Inoltre, la presente ricerca è il risultato dello studio dell’apparato critico e letterario che anima le discussioni accademiche intorno a questi temi. In questo senso e in particolar modo per il lavoro fatto su Princesa, la digitalizzazione dei documenti da parte dei dipartimenti delle Università di Roma Tre e di Marsiglia ha avuto un ruolo fondamentale. L’analisi linguistica dei testi analizzati ha seguito in particolar modo, gli studi sul multilinguismo di E. Glissant e della lingua ibrida di G. Anzaldúa: nelle autrici prese in analisi si è potuta notare la messa in pratica delle teorie multilinguistiche e di ibridismo linguistico, dove le tensioni tra due lingue sono le vere protagoniste dei romanzi. Stato della questione Nel novembre 2010 il professor Armando Gnisci ha dato le sue dimissioni volontarie dall’università e dal mondo accademico. In una lettera pubblicata su www.letterefilosofia.it e indirizzata agli studenti, sottolinea il suo risentimento verso un mondo a cui ha dato troppo e che ha sempre vissuto con forte disagio. Per lo studioso il mondo accademico era diventato “malato e inadeguato” mosso dall’ “arretratezza culturale e morale della classe politica italiana”. Lo sforzo di Gnisci nel creare uno spazio nell’Accademia che si occupasse di studi subalterni, postcoloniali e migranti è stato ostacolato dal disinteresse e dall’opposizione di un sistema accademico poco aperto e poco tollerante. Il suo allontanamento dall’Università non ha segnato la fine del fine del suo lavoro, al contrario ha rappresentato l’opportunità di poter contribuire in maniera ancora più fruttuosa al sapere umanistico e ai Subaltern Studies. Nel 2012 crea il Fondo Armando Gnisci, con la donazione di un buon numero di volumi riguardanti la letteratura della migrazione e la letteratura comparata alla Biblioteca Comunale di Lanuvio, Roma. L’atteggiamento di chiusura che l’accademia ha avuto nei confronti di studi migranti e postcoloniali ricorda quello subito dal collettivo Subaltern Studies negli anni ’80 nell’Università del Sussex. Le letterature minori, come ricordano Deleuze e Guattari (1975) sono immediatamente politiche poiché rispondono alla volontà popolare e pertanto l’assenza nel mondo accademico delle stesse non è altro che il risultato di altre volontà politiche. L’eccellente lavoro di Armando Gnisci ha, senza dubbio, fornito -e continua a farlodelle basi estremamente solide da cui poter partire per continuare la ricerca in ambito migrante e postcoloniale. Altra presenza fondamentale per la letteratura italiana della migrazione è Pap Khouma, direttore della rivista El Ghibli. La rivista online è attiva dal 2003 ma in archivio è possibile trovare i numeri a partire da gennaio 2010 con due interruzioni: la prima da febbraio 2010 a novembre 2013 e la seconda da novembre 2017 e finita con la pubblicazione di un editoriale dello stesso Pap Khouma in gennaio 2019. Il titolo della comunicazione “L’Europa non è più un continente per migranti” invita a riflettere sulle nuove politiche europee adottate in tema di migrazioni e sull’interazione tra culture europee ed extraeuropee. L’invito del fondatore della rivista non è solo quello di diffondere testi scritti in italiano da scrittori e scrittrici migranti ma anche tradurre in italiano i testi provenienti da altri paesi, in cui l’italiano abbia lasciato le sue tracce. La difesa dell’identità multiculturale del Mediterraneo è alla base della proposta di Pap Khouma che, rivolgendosi ad un pubblico nuovo, incita a contribuire alle produzioni letterarie ben oltre i “presunti confini geografici”. Il carattere meticcio delle produzioni migranti, pur non permettendo la difesa della purezza della lingua, partecipa alla promozione di una lingua in continua evoluzione, fatta di innesti di altre lingue, risultato delle contaminazioni con altre culture. Il contributo dello scrittore senegalese assume i toni di una proposta aperta, per l’elaborazione e la distribuzione di testi letterari e critici intorno ai temi della migrazione, dell’ibridismo e della contaminazione, in modo da poter costruire ponti tra le diverse culture che vivono sul territorio italiano. Negli ultimi anni, le voci di Igiaba Scego, Jhumpa Lahiri e la stessa Christiana de Caldas Brito hanno rotto lo stereotipo dell’esclusiva configurazione di “scrittrici migranti” dando contribuiti importanti al giornalismo e all’università italiana. Infine, ci sembra importante affermare e ribadire l’assoluta importanza degli studi migranti e subalterni per poter offrire uno sguardo diverso, aperto e tollerante, in un periodo storico in cui i principi democratici universali sembrano vacillare. RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI ALBERTAZZI, S. (2000). Lo sguardo dell’altro. Le letterature postcoloniali. Roma: Carocci. ----------- (2001). Abbecedario postcoloniale. Dieci voci per un lessico della postcolonialità. Macerata: Quodlibet. ---------- (2017). La letteratura postcoloniale. Dall’impero alla World Literature. Roma: Carocci. ALI FARAH U. C. (2007). Madre Piccola, Milano: Frassinelli. AMMENDOLA, C. S. (2005). Lei che sono ioElla que soy yo, Roma: Sinnos Editrice. ANDERSON, B. (1996). Comunità immaginate. Origini e fortuna dei nazionalismi, Roma: Manifestolibri. ANZALDÚA, G. (1999). Borderland/La Frontera: The New Mestiza. San Francisco: Lute Books. ------ (2002). 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