Célestin Freinet: verso una pedagogia europea e globale
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1 CÉLESTIN FREINET: VERSO UNA PEDAGOGIA EUROPEA E GLOBALE1. Dr. José González Monteagudo, Università di Siviglia, Spagna. (Artículo de revista, publicado en italiano, en Rivista' I' Problemi' della' Pedagogia," Roma,"Italia,"2011,"nº"416,"3251336."ISSN:"003219347). INTRODUZIONE. L’insegnante e pedagogista francese Célestin Freinet (1896-1966) costituisce una figura emblematica del rinnovamento educativo del XX Secolo. Il periodo che si considera nel presente lavoro copre il periodo che va dal 1920 (anno in cui Freinet inizia la sua esperienza pedagogica come maestro in una zona rurale) al mese di ottobre del 1935 (momento in cui Freinet e i suoi seguaci fondano la scuola di Vence, un’iniziativa privata, anche se popolare e cooperativistica, creata per sviluppare con maggiore libertà una pedagogia progressista, a causa delle serie difficoltà incontrate nell’istruzione pubblica, difficoltà che portano al trasferimento forzato e alla posteriore dimissione di Freinet dal ruolo di maestro). Nei quindici anni che trascorrono dal 1920 al 1935, Freinet concepisce una serie di strumenti educativi innovativi, oltre ad uno stile di lavoro cooperativo e ad una nuova visione della formazione e dello sviluppo professionale degli educatori. In questo testo si analizzerà questa prima tappa dell’itinerario di Freinet, contestualizzandola in relazione all’eredità intellettuale ed educativa ricevuta da Freinet, al contesto storico, ed ai contributi specifici del pedagogista francese. Si cercherà, altresì, di riprendere alcuni dei suggerimenti tematici proposti come temi centrali del congresso. In questo senso, l’approccio a Freinet in riferimento alla partecipazione al presente congresso rimanda ad una visione globale2. Si è optato per una prospettiva più generale rispetto all'approfondimento di un aspetto specifico, come potrebbe essere, ad esempio, il concetto di infanzia, le tecniche educative o la relazione di Freinet con la Scuola Nuova, in particolare con Ferrière (per approfondire quest’ultimo tema, vedasi: Hameline, 1999; Malandain, 1999). NOTA BIOGRAFICA. Freinet è stato un insegnante e un pedagogista visionario, creatore di un’associazione di insegnanti uniti nella volontà di offrire un’alternativa laica, politicamente progressista, vincolata ai settori popolari della società, sostenitrice della scuola pubblica e della formazione docente, in difesa di un cambio profondo dei metodi e dei contenuti dell’insegnamento. La breve nota biografica che si presenta aiuterà ad ubicare le questioni storiche, sociali, ideologiche e pedagogiche che si discuteranno in seguito. Freinet nasce nel 1896 in un paesino delle Alpi Marittime del Sud della Francia. Le sue radici sono rurali ed influiscono fortemente sulla sua filosofia di vita e sul modello pedagogico da lui proposto. Proprio da questo ambiente rurale estrae molte delle sue immagini pedagogiche. Durante la Prima Guerra Mondiale, Freinet viene ferito 1 Traduzione in italiano di Giovanna Rossetto. Revisione della traduzione: Giuseppe Pillera. 2 Per una presentazione più ampia e documentata della pedagogia di Célestin Freinet, della sua genesi storica e dei suoi fondamenti teorici, faccio riferimento al mio lavoro: La pedagogía de Célestin Freinet: contexto, bases teóricas, influencia. Madrid: Ministerio de Educación / CIDE, 461 pagine. [disponibile all’indirizzohttp://www.educacion.es/cide/espanol/publicaciones/colecciones/investigacion/col012/col012 pc.pdf]. Per ridurre i riferimenti bibliografici del testo, in alcune citazioni di Freinet faccio riferimento al mio libro, nel quale è contenuta una bibliografia completa.
2 gravemente a un polmone e trascorre quattro anni cercando di riprendersi dalla lesione e dalle successive conseguenze che questo problema gli causa e che lo accompagnano per tutta la vita. Nel 1920 inizia l’attività di maestro in un piccolo paese con bambini in età compresa tra i sei e gli otto anni. A causa della sua difficoltà a parlare in classe per molto tempo consecutivamente, considera l’idea di realizzare dei cambiamenti nella dinamica dell’aula, dando così origine alle uscite scolastiche e al testo libero. Freinet comincia una formazione pedagogica e culturale di carattere autodidatta. Legge gli autori marxisti, i classici della pedagogia (Rabelais, Montaigne, Rousseau, Pestalozzi) e gli psicologi e pedagogisti del momento. Viaggia in U.R.S.S., Germania e Svizzera. Durante gli anni ‘20 Freinet concepisce le sue principali tecniche: il testo libero, la stampa scolastica, la corrispondenza interscolastica e il documento scolastico cooperativo. Nel 1926, Freinet sposa Elise: marito e moglie iniziano una collaborazione che si prolungherà lungo quattro decadi (Elise Freinet morì nel 1983). Freinet scrive il suo primo libro, dedicato alla presentazione delle tecniche della stampa scolastica, e dà inizio alla costituzione di un movimento pedagogico di insegnanti, centrato sulla sperimentazione e la diffusione delle nuove tecniche educative (la CIL, Cooperativa dell’Insegnamento Laico) . Durante gli anni ‘30 la proposta freinetiana si consolida e si estende. La CIL celebra annualmente vari congressi, è editrice di riviste educative e di vario materiale pedagogico e promuove attività nell’ambito della formazione degli insegnanti. In questo periodo Freinet incespica con il rifiuto dei settori più conservatori del St. Paul de Vence (la sua seconda destinazione nell’istruzione pubblica) e, in conseguenza di una serie di decisioni arbitrarie, è trasferito forzatamente. Tanto Freinet come sua moglie, anch'essa insegnante, non accettano il cambio di destinazione e si dimettono dall’insegnamento pubblico. Da questo momento Freinet considera l’idea di creare una scuola propria, che deve essere, secondo lo stesso Freinet, “il laboratorio pedagogico della nostra cooperativa, l’embrione della nuova società educativa”. È molto significativo e paradossale che uno dei maggiori difensori della scuola pubblica del secolo si sia visto obbligato ad esercitare in una scuola privata. Durante gli anni ‘30 il movimento Freinet partecipa attivamente alla militanza antifascista ed allo sviluppo di iniziative di sinistra dirette a garantire un insegnamento di qualità. Freinet viaggia molto durante questi anni, partecipando a conferenze tanto in Francia come in altri paesi. Queste attività permettono alle tecniche di Freinet di estendersi in Europa ed essere applicate in Belgio, Spagna, Svizzera e, successivamente, in un maggior numero di paesi. Durante la Seconda Guerra Mondiale il movimento Freinet viene smantellato. Freinet è arrestato e deportato in un campo di concentramento, nel quale trascorre un anno e mezzo. In questo contesto, prepara le sue opere più mature. Quando viene liberato prende parte alla Resistenza e nel 1945 ritorna a Vence, dove scopre che la sua scuola e i locali della CIL sono stati saccheggiati. In questo momento decide, quindi, di ricostruire il movimento, che in breve tempo inizia a recuperasi, tanto che nel 1947 spalanca nuovamente le sue porte la Scuola Freinet di Vence. Negli anni ‘50 e ‘60 il movimento Freinet si consolida come forza pedagogica importante e l’influenza internazionale di Freinet si estende. Durante gli ultimi anni della sua vita Freinet continua a dedicarsi all’adattamento delle nuove tecniche educative e alle nuove tendenze psicopedagogiche. Dopo la sua morte l’ICSM (Istituto Cooperativo della
3 Scuola Moderna, ICEM in francese) continua il suo lavoro. Le sue opere sono tradotte nelle principali lingue mentre i gruppi d’ispirazione freinetiana si sviluppano in vari paesi, soprattutto in Europa, Africa ed America Latina. LA GUERRA E LA PACE. Freinet è chiaramente figlio della sua epoca ed è marcato dalla terribile esperienza della prima Guerra Mondiale, che vive in prima linea, nelle trincee. La grave ferita che riporta al polmone durante una battaglia ha un’influenza decisiva che lo accompagna durante tutta la sua vita. La guerra fu, come scrive lo stesso Freinet, “un’avventura apocalittica che avevamo giurato di non ripetere” (C. Freinet, cit. in González Monteagudo, 1988, 20). Solamente nella battaglia di Verdun (durante la quale Freinet è ferito gravemente) muoiono 600.000 combattenti. Anni dopo, Freinet evoca la tragedia della guerra: “il freddo che ti intontiva, il fumo che ti prendeva la gola..., il ruggito del cannone sopra di noi, le ferite...e la nozione schiacciante di quella guerra senza fine” (Freinet, 1971, 201). Da questa prospettiva, Freinet “è innanzitutto un prodotto della Prima Guerra Mondiale...archetipo della generazione sacrificata dalla mescolanza di orrore e di ribrezzo, però anche di ottimismo, che la caratterizza” (Clanché, 1978, 23). Fin dall’inizio delle esperienze di innovazione educativa degli anni ‘20, Freinet difende la pace come il valore più elevato. Questa posizione pacifista è relazionata con una filosofia di vita globale, che lo porta tanto ad appoggiare e a praticare il naturismo, come a difendere una concetto di salute critico verso lo sviluppo della medicina attuale e convenzionale. In definitiva, Freinet collega la critica dell’innovazione educativa al ruolo del cittadino obiettivo, critico ed emancipato: “I bambini che sono nelle nostre classi tra dieci anni saranno cittadini che avremo preparato per la servitù e per la guerra...oppure per la pace e la libertà” (C. Freinet, cit. in Piaton, 1975, 76). Come tanti altri pedagogisti ed intellettuali del periodo compreso tra i due conflitti mondiali, Freinet concepisce l’istruzione come uno strumento importante per evitare future guerre, inserito in un contesto di utopismo pedagogico, condiviso da molti gruppi di diverse ideologie. Tale utopismo raggiunge il suo limite naturale con lo sviluppo del fascismo e del nazismo negli anni ‘30 e con la terribile esperienza della Seconda Guerra Mondiale. Come scrive lo stesso Freinet, “il nostro XX Secolo, con le sue procedure di sterminio, compete con le pratiche utilizzate nei periodi più retrogradi e barbari della storia” (C. Freinet, cit. in González Monteagudo, 1988, 206). Ciò nonostante, Freinet rimane un riformatore sociale ottimista, convinto del potenziale trasformatore dell’educazione e della cultura. CRITICA POLITICA ED IDEOLOGICA. In linea con la sua convinzione morale e politica, Freinet critica i nazionalismi esclusivisti e violenti, che avevano seminato sangue e terrore nelle terre della vecchia Europa. Secondo Freinet, l’alternativa alla crisi politica, sociale e culturale di una Europa lacerata dalla guerra, dall’odio e dal nazionalismo aggressivo deve sorgere dall’educazione e dall’azione politica e sindacale delle classi popolari. La sua proposta per il superamento della crisi si posiziona, quindi, a sinistra, nella rivendicazione del socialismo e dell’insegnamento adattato all’alunno, con lo scopo di creare cittadini e comunità nelle quali la giustizia, la pace, la tolleranza, la conoscenza e la critica siano valori fondamentali.
4 Nel campo dell’educazione, questa presa di posizione politica e morale implica un’importante critica dell’insegnamento religioso cattolico e della scuola privata, intesa come un meccanismo di selezione e riproduzione sociale e di istruzione di gruppi di élite. “Coloro che detengono il potere ricorrono a tutte le potenze al loro servizio per rinforzare in modo esagerato la loro posizione: la forza della regola e della tradizione, della disciplina e del dovere, l’attenuare progressivo delle possibilità di reazione degli individui”. (Freinet, 1971, 251). Freinet formula una critica ideologica degli strumenti culturali che, anni dopo, amplierà Althusser nel descrivere i vari strumenti ideologici dello stato: religioso, scolastico, familiare, giuridico, politico, sindacale, informativo e culturale. La critica della concezione pedagogica della Chiesa lo porta a mettere in discussione l’idea di peccato originale e il conseguente ruolo redentore della sofferenza e del sacrificio. Inoltre, rispetto alle sue funzioni sociali, la chiesa si appoggia soprattutto sulla rivelazione, rifiutando la spiegazione scientifica. Il metodo educativo cattolico, come commenta Freinet, non conduce alla liberazione dell’individuo, ma alla rassegnazione e sottomissione all’ordine stabilito” (C. Freinet, cit. in E. Freinet, 1977, 83). Più globalmente, Freinet critica il ruolo della scuola inserita nell’insieme dei meccanismi sociali che legittimano l’ordine stabilito, definito come “ogni strumento pedagogico e sociale che prepara, nutre e giustifica le pratiche anormali al servizio di un organismo autoritario” (C. Freinet, cit. in González Monteagudo, 1988, 215). Si tratta di una critica che le cosiddette sociologie della riproduzione sociale e culturale (Bourdieu, Passeron, Althusser, Baudelot, Establet) diffonderanno dagli anni ‘60 in poi. Ciò che caratterizza Freinet rispetto ad altri precursori della Scuola Nuova è, quindi, la prospettiva sociopolitica ed ideologica marxista con la quale analizza l’evoluzione della società, la cultura e l’educazione della prima metà del XX secolo, inserendola in una critica globale del capitalismo. In contrapposizione al conservatorismo, all’anelato neutralismo apolitico e all’utopismo progressista, Freinet si posiziona nella sinistra sindacale e politica. Da questo punto di vista, il discorso e la pratica di Freinet sono vincolati alle questioni pubbliche e relative al cittadino, promosse dal progressismo pedagogico di Dewey, il quale stabilisce un collegamento tra il miglioramento della scuola e lo sviluppo della democrazia. Ciò nonostante, è importante ricordare che Freinet critica la concezione troppo idealista della democrazia di Dewey, e il suo voler ignorare “l’alienazione nel regime capitalista...” (C. Freinet, cit. in González Monteagudo, 1988, 121). La lotta a favore della inclusione sociale e contro le disuguaglianze deve essere considerata anche dal punto di vista pedagogico, con lo scopo di favorire un’istruzione popolare e rendere la scuola uno strumento al servizio del cittadino critico e partecipativo. FREINET E LA SCUOLA NUOVA: EREDITÀ E ROTTURA. Dopo aver letto i classici come Montaigne, Rabelais, Rousseau e Pestalozzi, Freinet studia nel 1922 L’École active, di Adolphe Ferrière, testo grazie al quale scopre le opere più importanti degli autori della scuola nuova. Nel 1923 Freinet viaggia in Svizzera per assistere al congresso di Montreux, in occasione del quale fa conoscenza delle grandi figure della scuola nuova. Dopo ritorna in Svizzera in varie occasioni, viaggi che gli permettono di visitare la “Maison des Petits” (scuola che dipendeva dall'Istituto Jean- Jacques Rousseau, fondato da Claparède) e di partecipare come conferenziere. Il concetto di scuola attiva, proposto da Ferrière, marca profondamente Freinet, che riprende la nozione di esperienza attraverso la verificazione proposta da Claparède. Anche Piaget e Dottrens sono riferimenti significativi per il creatore della scuola
5 moderna. Di Decroly, inoltre, riprende i centri di interesse (rinominati complessi di interesse) e il metodo globale di lettura (riformulato come metodo naturale di lettura). La relazione tra teoria e pratica difesa da Decroly è decisiva per Freinet, che dà valore alle esperienze realizzate dalla "École de l’ermitage", fondata nel 1907 dal pedagogista belga. Sono evidenti le influenze in Freinet dei francesi Cousinet e Profit e dell'italiana Montessori, i cui influssi sono accolti inizialmente con entusiasmo, ma poi evolsero verso una relativa delusione. Freinet mostra grande interesse anche verso i contributi americani: Dewey, Washburne e Parkhurst. La pedagogia tedesca (Kerschensteiner, le scuole di Hamburgo), invece, sembra aver influito poco su Freinet (rispetto alle influenze della scuola nuova, vedasi González Monteagudo, 1988, 116-129). Freinet appartiene alla seconda generazione della scuola nuova, alla generazione che non crede più nel ruolo provvidenziale della scuola come agente di rigenerazione sociale. Le proposte ideologiche e pratiche di Freinet implicano contemporaneamente un prolungamento ed una profonda messa in discussione dei grandi innovatori della Scuola Nuova, ai quali Freinet si sente gratamente unito. Freinet è, in un certo senso, uno di loro anche se, visto da un' altra prospettiva, è un rivoluzionario, un iconoclasta, un comunista, un attivista sindacale, un maestro rurale, un educatore della base. È evidente che Freinet progressivamente prende le distanze dai suoi grandi maestri della scuola attiva. Critica la centralità della attività, l'idealismo, l'elitismo, l'idea di una scuola allegra e attrattiva, la mistica romantica della spontaneità e libertà del bambino, l'assenza di critica sociale. Nel tentativo di etichettare in modo semplice e comprensibile la sua idea di scuola attiva o nuova, Freinet propone di chiamare il suo movimento scuola moderna, sottolineando, in questo modo, il lavoro educativo di base come elemento centrale: "...rispetto a tutti i movimenti pedagogici che ci hanno preceduto – scrive - é senza dubbio la prima volta nella storia della pedagogia che un tentativo di rinnovamento proviene radicalmente dalla base: Decroly e la signora Montessori erano medici; gli psicologi svizzeri erano innanzitutto pensatori; Dewey era filosofo... Lanciarono al vento il seme benefico dell'educazione liberata. Tuttavia, non erano loro a lavorare la terra dove dovevano germogliare i sementi" (C. Freinet, cit. in González Monteagudo, 1988, 127). Le differenze tra i maggiori teorici della scuola nuova e Freinet sono evidenti nella critica alla scuola. Il giudizio contrastante rispetto alla scuola tradizionale acquisisce una connotazione più politica ed ideologica, assente nei primi innovatori della scuola attiva o nuova (Decroly, Ferrière, Montessori). Freinet, ad esempio, respinge i testi scolastici non solamente perché impoveriscono l'attività cognitiva degli alunni e limitano la capacità di esplorazione personale, ma anche perché trasmettono le ideologie nazionaliste e assopiscono le coscienze, poiché sono strumenti di addomesticamento e riproduzione sociale. I libri di testo costituiscono un mezzo ideologico di sottomissione alla società ed agli adulti e descrivono "una pseudomorale, uno strumento dello sciovinismo mistico, che ci ha condotti ai campi di battaglia" (C. Freinet, cit. in González Monteagudo, 1988, 171) COOPERAZIONE. Freinet si distingue dalla prima grande generazione europea di rinnovatori per la sua concezione di cooperazione educativa in cui coinvolge maestri, studenti, genitori, associazioni, gruppi culturali e che promuove la ricerca di gruppo degli educatori per un miglioramento dell'insegnamento. La cooperazione, intesa come gestione della vita e del lavoro scolastico da parte degli alunni stessi, è probabilmente, come ha messo in
6 evidenza uno studioso italiano, l'aspetto più genuino, specifico ed indiscutibile della pedagogia di Freinet (Pettini, 1977, 131-132). Freinet va oltre l’interpretazione pedagogica della cooperazione, considerandola necessaria come strumento che favorisce i fini comunitari e sociali. Da questo punto di vista, la cooperazione implica forme di gestione e di organizzazione opposte al capitalismo. Pedagogicamente suppone il superamento dell’individualismo caratteristico, ad esempio, dei libri di testo. Nel 1926 Freinet scrive una lettera circolare ai colleghi interessati alla stampa scolastica: “Per sperimentare una tecnica nuova, che é agli inizi, è necessaria la collaborazione costante si tutti...Dobbiamo mettere in comune i nostri suggerimenti, le nostre scoperte e i nostri errori, per aiutarci costantemente” (C. Freinet, cit. in E. Freinet, 1977, 55-56). Il mettere in atto la Cooperativa dell’Insegnamento Laico (CIL) risponde a questo spirito di investigazione di gruppo, basato sulla ricerca di tecniche educative innovatrici. Come molti altri ideatori, Freinet vive momenti difficili durante la sua maturità, quando alcuni gruppi (ad esempio, il circolo parigino della Scuola Moderna o i maestri che diedero vita al Movimento di Cooperazione Educativa italiano) promuovono un’interpretazione genuina del principio di cooperazione intesa come ricerca autonoma ed adattamento delle tecniche a contesti sociali e geografici specifici. È evidente che alla base di questi dibattiti risiede la dualità tra scuola rurale e scuola urbana, cosí come una voce d’allarme nei confronti dei pericoli, reali o potenziali, dei movimenti innovatori che, con il trascorrere del tempo, si istituzionalizzano perdendo il dinamismo, la freschezza e la libertà delle tappe iniziali. APPROCCIO GLOBALE ALL’EDUCAZIONE. La complessità, la critica all’ottusa prospettiva cognitivista, la difesa delle arti e dell'estetica, l’integrazione delle “nuove tecnologie” dell’epoca (giornale, radio, cinema), il collegamento con l'ambiente locale, l’apprendimento pratico orientato alla risoluzione di problemi, l'attività manuale, l'azione di cooperazione, l’impulso democratico e pubblico, la sperimentazione pedagogica, i viaggi e gli scambi culturali, la stampa, la corrispondenza, l’approccio al linguaggio come strumento di comunicazione, l’elaborazione di materiali didattici da parte di educatori e studenti, sono alcuni dei contributi di Freinet che mostrano chiaramente tanto la continuità come la rottura rispetto ai primi grandi rinnovatori della scuola europea. Tali contributi denotano un forte interesse per una prospettiva globale. L'istruzione deve essere concepita, praticata e valutata da diversi punti di vista. Si devono, pertanto, sommare i contributi dei vari settori e attori che intervengono nell'educazione. L'educazione è un fenomeno sociale e culturale, non solamente un processo istruttivo e cognitivo che si svolge nelle scuole. Per progredire nella creazione di un sapere utile per la pratica educativa, gli educatori devono avere fiducia in se stessi e nella propria capacità di generare processi di apprendimento di gruppo. Tutto ciò deve considerarsi come la base della formazione permanente, dello sviluppo professionale e della stessa ricerca sulla pratica educativa. Per portare a termine questo compito, la ricerca esperta, promossa da scienziati e pedagogisti universitari, non risulta essere un metodo utile, giacché lo scientismo, basato sull’azione di misurare oggettivamente il rendimento accademico, risulta essere incapace di valutare il contributo della pedagogia, che implica una trasformazione
7 completa dei ruoli educativi, delle dinamiche di apprendimento, dei processi di costruzione e di acquisizione del sapere. La scuola moderna comporta una nuova concezione della funzione e della struttura della scuola tanto dal punto di vista sociale come culturale, che si traduce, quindi, in un vincolo con l’ambiente, con le questioni sociali importanti dell’attualità, che possono orientare e fornire contenuto all’apprendimento; un collegamento tra la scuola, le persone implicate e le nuove tecnologie dell’epoca, come la radio, i giornali e il cinema; un adattamento degli strumenti ai posti di lavoro comuni nell’ambiente sociale degli alunni, che permetta di rendere il lavoro un’attività pienamente formativa, adattata alle necessità degli studenti. In questo modo la scuola si convertirà, finalmente, in una officina, non più un tempio. È evidente la destrezza di Freinet nel realizzare metafore, descrizioni sinottiche, immagini che contrappongono due concezioni pedagogiche o filosofiche con due opposte concezioni pedagogiche o filosofiche in modo grafico, diretto e facilmente comprensibile (l'officina rispetto al tempio, la scuola moderna contro la scolastica), anche se in alcune occasioni essa può risultare semplicistica e riduttiva rispetto alla realtà poliedrica cui egli si riferisce. L’educazione deve essere costruita con la collaborazione di tutte le parti interessate. Bambini, educatori, genitori, associazioni locali, persone del mondo della cultura, tutti devono lavorare insieme, cercando di trovare accordi, apportando energia, ampliando gli orizzonti di apprendimento degli studenti, sviluppando iniziative sociali e culturali per offrire migliori condizioni educative: un minor numero di alunni per classe, migliori insegnanti, più possibilità per l'innovazione e l'adattamento della formazione a contesti specifici. “Freinet propone una sorta di esperanto della pedagogia, conciliando Montessori, Decroly, Makarenko, Dewey ... ma lasciando la sua particolare impronta.” (F. Zurriaga, cit. in González Monteagudo, 1988, 408). L’opera di Freinet costituisce un luogo di incontro, di convergenza tra correnti diverse e persino contrapposte. Freinet rappresenta una sintesi tra l’attivismo e il riformismo pedagogico della Scuola Nuova europea ed americana (che gli offrono la fonte delle sue ricerche pedagogiche e, in parte, psicologiche) e la tradizione marxista, socialista ed anarchica (che gli forniscono la base sulla quale ubicare le mete della riforma educativa e sociale, articolata parallelamente alla sperimentazione didattica, cosí come il concetto di lavoro come elemento motore della società e dello stesso compito educativo). Considerati tutti questi fattori, non risulta sorprendente che Freinet, conciliatore dell’auto-apprendimento e dell’insegnamento, sia stato paragonato, oltre ai suoi maestri della scuola nuova, a figure così diverse come Makarenko, Neill, Alain o Ferrer i Guardia (González Monteagudo, 1988, 407-409). INTERNAZIONALISMO ED EUROPEISMO COME ORIZZONTI. Freinet invita, in modo più pressante rispetto ad altri educatori, ad adottare una prospettiva europea, internazionale e globale dell’istruzione e della cultura, critica verso il tribalismo localista e i nazionalismi esclusivi, promotrice di una democrazia composta da cittadini informati ed illuminati, difensori dei valori della cultura, dell'istruzione e della pace. La dimensione della cooperazione evocata in precedenza coinvolge anche la collaborazione e l’apprendimento transnazionale (i viaggi di studio all'estero, la ricerca
8 di esperienze educative innovative al di là dei confini nazionali, gli scambi, la collaborazione nelle attività sindacali e nella formazione degli insegnanti, la creazione dei movimenti transnazionali di innovazione educativa). Freinet nel 1928 scrive: “il nostro compito sarà decisamente internazionale. La pedagogia attuale non può conoscere confini e dovremo abbattere tutte le barriere erette tra gli insegnanti dalle differenti lingue” (C. Freinet, cit. in E. Freinet, 1977, 82). La rivista della CIL includeva una sezione dedicata alle relazioni estere, che comprendeva la corrispondenza in esperanto e una documentazione internazionale. Nel 1933 la corrispondenza internazionale in esperanto permetteva gli scambi tra 250 centri scolastici, mettendo in comunicazione 2000 studenti francesi con almeno 3 compagni stranieri. In questo senso, Freinet, prolungando le proposte e le esperienze della scuola nuova, è stato un grande precursore di una dimensione europea ed internazionale dell’educazione, la quale non poteva che cominciare ad emergere nitidamente negli ultimi tre decenni, grazie all’impulso dell’unificazione europea e di uno spazio europeo comune della cultura e dell'istruzione, che ha attraversato varie fasi, ma che, tuttavia, ha bisogno di una spinta più intensa. In questo contesto, la figura di Freinet ci invita a trascendere i confini e le frontiere che sono derivati dagli stati nazionali, le lingue, le culture e i localismi. Diviso tra il grato riconoscimento ai suoi maestri e la critica permanente alla società e alla scuola dell’epoca, Freinet, poeta dilettante e roussouniano di vocazione, è stato, contemporaneamente, un pedagogista controverso e polemico, costantemente insoddisfatto della società in cui viveva, ha cercato di andare sempre oltre i limiti del momento storico europeo segnato dalla tragedia della Grande Guerra e dal conservatorismo sociale ed educativo, che ha combattuto con un’immensa energia e una dedizione quasi mistica. Un quarto di secolo dopo la guerra, la tragedia del nazismo e del fascismo macchiano nuovamente di sangue il suolo europeo. Freinet vive anche questa seconda guerra, con la volontà di resistere al male e di continuare a contribuire a migliorare la cultura e l'istruzione attraverso l'educazione. Risulta interessante considerare la questione formulata da L. Legrand (cit. in González Monteagudo, 1988, 421, nota 9): “Freinet: dottrina storica o fermento per il futuro?”. Ma questa è un'altra storia, che ci allontana dal periodo storico considerato in questa presentazione. BIBLIOGRAFIA. Acker, V. (2006): Célestin Freinet (1896-1966). L’histoire d’un jeune intellectuel. Paris : L’Harmattan. Bruliard, L. (1996): Le Mouvement Freinet. Des origines aux années quatre-vingt. Paris : L’Harmattan. Clanché, P. (1978): El texto libre, la escritura de los niños. Madrid: Fundamentos. Clanché, P.; Debarbieux, E.; Testanière, J. (Eds.) (1999) : La pédagogie Freinet, mises à jour et perspectives. Bordeaux : Presses Universitaires de Bordeaux. Freinet, C. (1971): La educación por el trabajo. México: F.C.E. Freinet, E. (1977): Nacimiento de una pedagogía popular. Barcelona: Laia. Freinet, M. (1997): Élise et Célestin Freinet. Tome 1. Souvenirs de notre vie, 1896- 1942. Paris : Stock. González Monteagudo, J. (1988): La pedagogía de Célestin Freinet: contexto, bases teóricas, influencia. Madrid: Ministerio de Educación / CIDE.
9 [http://www.educacion.es/cide/espanol/publicaciones/colecciones/investigacion/col012/ col012pc.pdf] González Monteagudo, J. (1989): “Célestin Freinet, un precursor de la investigación en la escuela. Las técnicas educativas y la organización del aprendizaje”, en Investigación en la escuela, 7, 49-67. Hameline, D. (1999): Célestin Freinet et Adolphe Ferrière ou le pourquoi d’un compromis, en Clanché, P.; Debarbieux, E.; Testanière, J. (Eds.) (1999) : La pédagogie Freinet , mises à jour et perspectives. Bordeaux : Presses Universitaires de Bordeaux, 25-39. Malandain, C. (1999) : Freinet et l’éducation nouvelle, en Clanché, P.; Debarbieux, E.; Testanière, J. (Eds.) (1999) : La pédagogie Freinet, mises à jour et perspectives. Bordeaux : Presses Universitaires de Bordeaux, 335-341. Piaton, G. (1975): El pensamiento pedagógico de Célestin Freinet. Madrid: Marsiega.