Scienza & Poli ica, 42, 2010
In oduzione
Bal asa Álamos de Ba ien os1sc i e il Discu so polí ico al ey Fe-
lipe III al comienzo de su einado con il p eciso obie i o di se i e il
mona ca, con i suoi consigli e con il suo aiu o, ai ini di conse a e
i domini impe iali che in quell’epoca e sa ano o unque in una con-
dizione c i ica o quasi. Il Discu so è s u u a o in due sezioni p in-
cipali: nella p ima sono espos e le mala ie che a liggono l’impe o
spagnolo in ognuna delle sue pa i cos i u i e, men e la seconda
con iene le ice e che, se pun ualmen e e igo osamen e applica e,
es i ui ebbe o la salu e a un co po in e mo e l’uni à a un’anima di-
isa. Il Discu so è dunque la sin esi di una guida sociologica e di un
manuale poli ico. Esso o e un’a en a es imonianza s o ica del de-
e io amen o della mona chia spagnola, essendo al con empo un do-
La p esenza di Machia elli
nel conce o di poli ica
di Álamos de Ba ien os*
An onio He mosa Andúja
* T aduzione di Mau a B ighen i.
1Álamos nacque a Medina del Campo (Valladolid) nel 1556 y mo ì a Mad id nel
1644, du an e il egno di Filippo II. Giu is a di p o essione, asco se quasi edici
anni in ca ce e a causa del suo legame pe sonale con An onio Pé ez – seg e a io di
Filippo II cadu o poi in disg azia – pe esse e libe a o dopo la mo e del e. Da que-
s o momen o occupò di e si inca ichi pubblici. È uno dei memb i più app esen-
a i i del aci ismo spagnolo, e sione locale di una co en e di pensie o eu opea che
si p e igge a la azionalizzazione della i a pubblica, acendo ico so a una pa e del
pensie o di Machia elli, da cui po e a nu i si dell’indi e a p esenza di Táci o.
Un’aspi azione, ques a, che, seppu e p e ende a di do a e la poli ica di una base
scien i ica, ondandola sull’espe ienza s o ica, non semp e si s incolò comple amen e
dalla eligione (ca olica) né an omeno suppose, in caso di con li o, la p e alenza
chia a e pe manen e della p ima sulla seconda. In in dei con i, dalle s e e del go-
e no, quelle e es i come quelle celes i, l’impe o spagnolo e a anco a conside a o
uno s umen o al se izio della ede, come ile a H. MÉCHOULAN,La aison d’é a
dans la pensée espagnole au siècle d’O , in Y.C. ZARKA (ed), Raison e dé aison d’É a ,
Pa is 1994, pp. 245-264.
cumen o a endibile del nuo o ipo di azione poli ica che iene p e-
conizza a e dei suoi possibili esi i. Il es o di ques o la o o sa à de-
dica o alla spiegazione della na u a e alla po a a di ale poli ica, co-
sì come alla p esenza di Machia elli al suo in e no.
Conse a e un impe o in igo i o: come è possibile nell’a uale si-
uazione una simile e culea imp esa? Il p imo compi o da assol e e
è s abili e un in en a io degli os acoli che la endono di icol osa o
o se impossibile. Una ol a che esso è s a o compila o, si possono
e e i amen e comp o a e le di icol à dell’imp esa, osse ando ad
esempio come gli os acoli siano an o ma e iali quan o spi i uali,
congiun u ali o s u u ali, s o ici o poli ici, e i o iali o psicologi-
ci, ecc. Il semplice a o, de i a o dalla sua s essa mo ologia, che un
impe o come quello spagnolo sia o ma o da egni e edi a i e egni
conquis a i e che, in en ambi i casi, ques i si o ino «insieme e uni-
i» o «appa a i e di isi» è all’o igine di una se ie di di icol à pe la
sua conse azione. All’es ema di icol à poli ica di as o ma e la le-
gi imi à di un egno acquisi o con le a mi nella legi imi à di un
egno acquisi o pe e edi à, si aggiunge in a i la cons a azione del-
la p esenza di egni nemici in mezzo ai p op i e i o i, e dunque il
ischio che ogni gene e di i ol e esploda nei domini a essi con i-
nan i2.
L’elenco degli os acoli è mol o lungo e non lo esau i emo. È u -
a ia necessa io ci a e, a gli al i: gli a i di ibellione già consu-
ma i, pe ché po ano i ibelli a non spe a e nella clemenza o nel pe -
dono da pa e del signo e con o il quale si sono ibella i; la «me-
mo ia e il imo e dell’o esa» da pa e di colo o che u ono un gio -
no ibelli e poi «so omessi»; ma anche la memo ia della p op ia in-
dipendenza, sia che si a i di qualcosa di ecen e (Fiand e) o di an-
ichissimo (I alia), che a o za il deside io di ciò che è pe du o3; la
possibile diminuzione o ca enza di mezzi indispensabili allo S a o
come le a mi e il dena o; l’ambizione e la cupidigia, p op ie o al-
ui, che, se in en ambi i casi impediscono la pace, nel secondo co-
s ingono un p incipe ad agi e seguendo la olon à al ui; il ipo di
dominio ese ci a o sui «na i i» e sugli «s anie i»; la du a a del egno
dell’a uale p incipe egnan e; gli in e essi s anie i, semp e p on i a
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2Tu i i i e imen i sono p esi dall’edizione: BALTASAR ÁLAMOS DE BARRIENTOS,
Discu so polí ico al ey Felipe III al comienzo de su einado, Ba celona 1990.
3Come è no o, anche in Machia elli il p incipe nuo o che si è impad oni o di un
e i o io in p ecedenza epubblicano si o a da an i a un os acolo impossibile da
supe a e. Pe ò men e in Machia elli ciò che «non si dimen ica» è la libe à (ci ia-
mo dalla nos a edizione de El P íncipe, Buenos Ai es 2006, cap. V) in Álamos può
esse e anche la mona chia, pe sino quando lo s esso «nome della libe à ha in lui un
iconoscimen o speci ico» (Discu so polí ico al ey Felipe III al comienzo de su eina-
do, pp. 11 e 16).
debili a e quelli del lo o po en e nemico; e in ine, a mol i al i, la
s essa po enza dell’impe o che di iene spesso il p incipale agen e del-
la sua s essa debolezza, specialmen e quando i adia un ipo di ono-
e speci ico, la cosidde a maes à dell’impe o, ale da cos inge e i
suoi amminis a o i a ende i ibu o pe manen emen e, pe sino
con la gue a quando non si dispone dei mezzi pe a la.
Che ipo di poli ica è possibile s iluppa e di on e a un simile cu-
mulo di nemici della conse azione dell’impe o? Quali ga anzie di
successo quando alcune delle condizioni pe s olge e il compi o sono
esse s esse a gli obie i i da aggiunge e?4. Se ediamo la ques ione da
una p ospe i a odie na, è chia o come una na e alla de i a possa di -
icilmen e aggiunge e il po o e u a ia ciò che impo a è p o a e
che, pu a i mo i ondosi che scuo e ano la s abili à dell’impe o spa-
gnolo, Álamos de Ba ien os c ede a l’imp esa della sua es au azione
an o a dua quan o possibile. Pe on eggia e quella che già po e a
p e ede e come sen enza del des ino, al ine di annulla la elabo ò, con
gli sca si ma e iali di cui dispone a, una ispos a do a a di un no e ole
g ado di azionalizzazione poli ica. Essa include a un maggio e ac-
co do a la socie à e il go e no, il io dino poli ico dell’impe o, la is-
sazione di nuo i obie i i poli ici e la de e minazione delle misu e con
le quali aggiunge li. Tu o ciò cos i uisce l’ambi o della p udenza. Si
a a dunque di de e mina e cos’è e cosa signi ichi un’azione poli ica
p uden e o – che è lo s esso – quale sia la poli ica della p udenza. Pas-
siamo dunque all’analisi di ale s umen o.
P udenza e io dino socio-poli ico dell’impe o
Ai g andi pe icoli p eceden emen e accenna i se ne aggiunge anco-
a un al o, dalla cui apida e elice soluzione dipende il des ino del-
l’impe o. Il p incipe che è appena sali o al ono è in a i un «p inci-
pe nuo o»5, una mala ia che solo il empo può cu a e se p ima i è la
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4Il le o e può o a e una b e e ma in e essan e esposizione di ale p oblema ica
a i coe anei di Álamos in J. ELLIOT,La España impe ial, Ba celona 2002.
5Discu so polí ico al ey Felipe III al comienzo de su einado, ci ., p. 53. L’esp essio-
ne semb a allude e a Machia elli ma qui con iene esse e p uden i p ima di icono-
sce e la pa en ela a i due p incipi. In eal à, a ben gua da e, il p incipe nuo o di
Álamos ha più a che ede e con il p incipe dinas ico di cui si pa la nel cap. II di Il
P incpe – en ambi lo sono –, o con il p incipe appena a i a o al ono median e la
o una – en ambi accedono a un ono da o –, p o agonis a del cap. VII, che con
il p incipe nuo o pe p op i me i i del cap. VI, poiché ques ’ul imo è a i a o a es-
se lo g azie alla sua pe sonale i ù, un aspe o della poli ica che ogni dinas ia can-
cella. Tu a ia, i pe icoli che ci condano il p incipe nuo o di Álamos acciano una
iliazione chia a con ciascuno dei due p incipi nuo i di Machia elli, men e lo se-
pa ano de ini i amen e dal p incipe dinas ico così come ques i lo iassume: è ba-
s a o un me o cambiamen o isico nel con es o – ci à in ques o, impe o in quello
– pe ché il p incipe dinas ico cambi, pe così di e, di na u a.
p udenza a media e. Cosa la ende necessa ia? In p imo luogo, che
egli è anco a sconosciu o da u i: suddi i, allea i, nemici, non ha anco a
a o conosce e la sua olon à, non ha anco a a o nien e che possa
p ocu a gli p es igio, né l’amo e e il imo e che ne conseguono, né
an omeno una glo ia di e sa da quella che b illa in una co ona e e-
di a a. E, in secondo luogo, che quello del cambiamen o del e è il
momen o a eso dal popolo pe miglio a e, agione pe cui esso sc u-
a con g ande a enzione le sue pa ole e i suoi mo imen i.
Di conseguenza la p ima misu a che la p udenza sugge isce a ale
p incipe è di guadagna e epu azione pe a e ma si sul ono. Pu
non sp onandolo – con a iamen e a Machia elli – a guadagna la
con qualsiasi mezzo, Álamos au o izza pe ò il p incipe nuo o a o -
ene la median e azioni che in al i con es i sa ebbe o ie a e in
quan o appa enen i alla ca i a6 agione dello S a o: compe a e le
olon à al ui, sop a u o «assalendo [quelle dei] più iacchi e aci-
li da conquis a e». Solo allo a, quando l’esi o a già b illa e la co o-
na di luce p op ia, la p udenza accomande à nuo i compi i a que-
s o mode no e oe an ico.
L’obie i o è quello di guadagna si l’amo e dei «na i i» del suo e-
gno, dei di e si ce i, dei g andi, pe di la con Machia elli, e del po-
polo, così come di guadagna si il ispe o o la pau a dei suoi nemici;
c’è, al empo s esso, un e zo aspe o del guadagna si il ispe o e la
olon à che igua da pa imen i i na i i e gli s anie i, da o che, in e-
al à, i nemici abbondano da en ambe le pa i: la p udenza consiglia
al p incipe nuo o di ce ca e di ecupe a e il a o e di colo o che u-
ono un empo allea i o suddi i e poi ibelli. Pe ciò lo solleci a al pe -
dono al ine di o ene ne il pen imen o e quindi il i o no all’o ile. Pe
la sop a i enza dell’au o i à impe iale è c uciale il aggiungimen o
dei e obie i i che di a o anno pa e, pe non di e che sono sino-
nimi, dei nuo i ini median e cui la p udenza ealizza la sua poli ica.
La ealizzazione del p imo, pe esempio, ha a che ede e con la giu-
s izia all’in e no dei egni; quella del secondo, con la pace a le di-
e se po enze; men e quella del e zo con en ambe. Lo spieghe e-
mo immedia amen e, seppu e in e endone l’o dine di appa izione7.
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6Álamos de Ba ien os non pa la di ques o ipo di agione dello S a o, ma solo, e ei-
e a amen e, della «buona», e pe con appo ela (Discu so polí ico al ey Felipe III al co-
mienzo de su einado, ci ., pp. 23 ss.). C ediamo pe ò che non lo accia semplicemen e
pe ché non uole nomina e la ipe a. Una simile dis inzione, ipica della pubblicis ica
spagnola, a o isce la pene azione della eligione nella s e a poli ica (si edano sull’a -
gomen o J. PEÑA ECHEVERRÍA,Es udio P elimina aLa azón de Es ado en España, siglos
XVI-XVII, Mad id 1998, pp. IX-XLI e E. CANTARINO,El concep o de azón de Es ado
en los a adis as de los siglos XVI y XVII, in «Res Publica», 2/1998, pp. 7-24).
7Che, de o pe inciso, non è neppu e l’o dine ado a o da Álamos de Ba ien os
nella sua esposizione. Alla ine, pe ò, u e le s ade po ano a Roma e non sia che
con il nos o piano si a i i p ima.
Esse e clemen i con i ibelli delle Fiand e – ci dice Álamos – è
«gius o, necessa io, econdo» pe la pace, così come concede e il pe -
dono a de e mina i ibelli di A agona a pa e della gius izia do u a
a ale egno8. Sebbene non abbia la po a a giu idico-poli ica che
possiede in Seneca9, la clemenza in Álamos condi ide con il g ande
iloso o s oico omano il duplice obie i o di gene a e legi imi à e
obbedienza pe il p incipe agli occhi di suddi i e s anie i. E anche
quando compo a il p esuppos o della mona chia come da o poli i-
co na u ale, essa cos i uisce in sé un’ope a di i e imen o della poli-
ica che la so ae all’ambi o o dina io del di i o pe colloca la in
quello della – buona – agion di S a o. Si a a d’al a pa e di un
ambi o nel quale la pe sona appa e a ol e ne amen e dis in a dal-
l’is i uzione impe iale e subo dina a a essa. Sia nel caso delle Fian-
d e che in quello dell’A agona, il pe dono si ese ci a in a i su sog-
ge i che hanno commesso il deli o di ibella si con o il lo o legi -
imo signo e e sono dunque gius amen e me i e oli del massimo ca-
s igo. In en ambi i casi, u a ia, il pe dono che gli si può concede-
e non si limi a a suppo e la iolazione s ic o sensu della legali à,
ma app esen a piu os o, nella di ezione oppos a, la denuncia la-
g an e della ca i a poli ica ese ci a a su di essi dall’an ico mona ca10.
Ciò nonos an e, la pace e la gius izia ichiedono che le no me penali
co isponden i siano in an e al ine di conse a e l’impe o. Il mo-
na ca non può quindi a e ciò che de e o ciò che uole, de e piu -
os o a e ciò che uole l’impe o, o e o ciò che esso necessi a pe la
sua s essa conse azione.
Nel caso delle Fiand e il pe dono signi ica pe an o il ion o del-
la pace, uno dei nuo i ini poli ici p esc i i dalla p udenza alla «mae-
s à dell’impe o», la p eponde anza assiologica della pace sulla gue -
45
8Discu so polí ico al ey Felipe III al comienzo de su einado, ci ., pp. 74 e 78 e pp.
102-103.
9In Seneca, in a i, la clemenza è una specie di alo e di scambio che supe a di g an
lunga l’uso poli ico che ne a Machia elli, poiché a anche le eci del Di i o pe mi-
su a e il modo di ese ci a e il po e e; si a a dunque di un mezzo pe un ine, da-
o che ale i ù, un bene in sé, è s umen alizza a nell’a ena poli ica pe ica a e da
essa al i beni, come una maggio e legi imi à e la conseguen e obbedienza dei sud-
di i, o il maggio e ispe o dagli s anie i. Aggiungiamo inol e che il p esuppos o
della clemenza e a l’«innocenza colle i a del gene e umano» (i i, p. 112). Tu a ia,
is a la as o mazione dell’uomo in mos o, o meglio, di Ne one in i anno, si po-
ebbe obie a e a Seneca se essa possa con inua e a esse e p a ica a sis ema icamen-
e una ol a i ela o il ol o comple o dell’uomo; o se possa con inua e a esse e un
c i e io pe giudica e la bon à del po e e (C . SENECA,Della clemenza, Bologna
1984, pa e II).
10 È in simili osse azioni che si a e e la aci a c i ica all’e onea poli ica a ua a
da Filippo II nei con on i dei di e si egni e ciò a s ide e anco più nella coscien-
za del le o e l’obbliga a dismisu a dell’elogio e so i mona chi spagnoli nel lo o
complesso.
a e con essa un ce o io dino del mondo no ma i o, sebbene non
si dica nulla al igua do. Al igo e e al sangue con cui si sa ebbe p o-
nuncia a in ques o caso la gius izia, Álamos impone la sos i uzione
con la clemenza e con « a o i e bene ici» pe i congiu a i; sebbene a -
e mi che, anche nel caso in cui le o ese si e edi ano con la co ona,
è semp e più acile pe l’e ede pe dona e le o ese al ui che le p o-
p ie, egli con inua dicendo che la ende a e il cas igo non de ono
esse e ese ci a i in ogni ci cos anza, ma solo in acco do con «la qua-
li à dei empi» e la buona agion di S a o. In de ini i a ques a se ie
di deli i che lasciano libe i i lo o au o i segnala lo spazio uba o dal-
la poli ica al di i o, dall’u ili à dell’impe o alla gius izia: ques o è
dunque il e i o io speci ico della agion di S a o che, is a in que-
s i e mini, non semb a così buona come il suo au o e o ebbe mil-
lan a e.
Quan o all’A agona – sulla quale non ci so e me emo a lungo –
pe la conse azione dell’impe o il pe dono esal a il peso del cuo e
sul po e e della o za, così come lo s o zo, in ale ope a, della p u-
denza, o ien a o a sopp ime e il deside io (della libe à) do e non
può sopp ime ne la memo ia. Passiamo al secondo degli obie i i
sop a indica i, iden i ica o con il aggiungimen o della pace. In e-
al à, come si è po u o no a e, ne abbiamo già pa la o a p oposi o del
signi ica o del pe dono; comple e emo la nos a esposizione ag-
giungendo b e emen e alcune al e idee. Abbiamo is o come l’idea
che non si debba isponde e a u e le o ese con la ende a sia alla
base dell’imposizione della pace come ine necessa io all’impe o e
alla sua sop a i enza. Taci o – che a e mò che non si de e mai a-
e la gue a in ispos a a un’ingiu ia a a al go e nan e e aggiunse an-
che che al ondo di essa debbano o a si solo dei mo i i azionali e
non la passione – di en a qui la guida iconosciu a di Álamos11.
Ques i i iu a dunque che la cupidigia o l’ambizione dell’o eso co-
s i uiscano causa di gue a, poiché solo la gius izia, la necessi à e la
con enienza – o e o i p edica i della conse azione dell’impe o –
de ono condu i, sop a u o o a che l’an ico p incipe nuo o con-
inua a esse e p incipe anche se non più nuo o. Si osse a qui, an-
co a una ol a, che il ine dello S a o, la conse azione, domina sul-
l’in e esse sogge i o del mona ca e quindi l’is i uzione sulla pe so-
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11 Allude ce amen e a lui quando nel p esen e con es o a i e imen o al suo «mae-
s o» (Discu so polí ico al ey Felipe III al comienzo de su einado, ci ., p. 55). Non so-
lo: Álamos aduce Taci o nel secondo anno in p igione (ul imi anni del secolo XVI,
ino al mo e di Filippo II nel 1598) e nella sua Suma de p ecep os, jus os, necesa ios
y p o echosos en consejo de Es ado al ey Felipe III, siendo p íncipe (un es o che con leg-
ge e a iazioni cos i ui à la Decdica o ia de su Táci o espaúol ilus ado con a o ismos
(1614)) o na a iconosce e la o e ascendenza del «maes o» in ma e ie come la po-
li ica e la s o ia (c . La azón de es ado en España. Siglo XVI-XVII, ci .; il menziona-
o i e imen o a Taci o si o a a p. 43).
na: e den o l’is i uzione, la sicu ezza dei suoi abi an i sull’ono e dei
egnan i12. F a le a ie misu e da in ap ende e pe ono a e la pace
i è quella di man ene e le «paci» con la F ancia, senza pe ques o
cessa e di p ese a la con gli al i allea i, pe ce ca e di cos inge e la
olubile F ancia a « eme e di a e no i à»13 con o la Spagna. Sa à
ques a una pace gius a poiché conclusa da un e ca olico con un al-
o e ca olico, necessa ia alla mona chia spagnola pe usci e dal suo
ma asma a uale e, in ine, con enien e pe ché osse a la egola po-
li ica che p esc i e di conse a e ciò che è possedu o; una pace cele-
b a a in simili condizioni non po à che acc esce e il p es igio del
mona ca che l’ha o enu a, ol e alla icchezza del suo egno14.
P op io ques ’ul imo è un al o dei ini poli ici s abili i dalla p u-
denza, ale a di e l’e e o della pace – ma anche della gius izia –
consis en e nell’aumen o del benesse e. Da o che ale ine s’insc i e
all’in e no del più gene ale obie i o del go e nan e di o ene e il
consenso dei suddi i alla sua poli ica, e la conseguen e obbedienza al-
le sue leggi, lo a e emo nell’ambi o dell’o enimen o della gius i-
zia. Si a a di una delle g andi scommesse della p udenza poli ica,
giacché, come insegnò Machia elli, isol endo un a a e così spino-
so il p incipe o e à nel cuo e dei suoi go e na i un’inespugnabile
o ezza pe la conse azione dell’impe o.
L’imp esa po à a e e esi o posi i o cop endo le due dimensioni,
cos i uzionale e o dina ia, in cui ope a la gius izia. La p ima è appena
accenna a nel es o di Álamos qui analizza o e, u a ia, ale la pena
di e idenzia e almeno le due allusioni in esso p esen i. Si so olinea
che – come si può immagina e – non i è alcun dubbio su quale sia
l’au o i à sup ema dell’impe o e che lo sia pe ia dell’eno me quan-
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12 La sepa azione a il e e il egno non è mai così chia a come in ques o passag-
gio, così come il possibile con as o a i lo o ispe i i in e essi la cui de e minazione,
in ogni caso, compe e al e in quan o au o i à sup ema. In Álamos coesis e la en-
sione ol a a sepa a e o a uni e, a seconda delle ci cos anze, le due igu e, conside-
ando che l’unione si e i ica quando egli iden i ica gli in e essi di en ambe o quan-
do dice di aspi a e a ciò che ai suoi empi a ebbe a o O azio con Augus o, o e-
o as o ma e l’impe a o e in «pad e» di u i i suoi suddi i. (C . la s o a inale del
suo Ca mina, I-2).
13 Discu so polí ico al ey Felipe III al comienzo de su einado, ci ., p. 65.
14 An epo e la es izione dei limi i all’aumen o delle possessioni seguendo il mo-
dello di Augus o, ale a di e op a e pe la pace in luogo della conquis a e della gue -
a, è una o ma pe ende e più du a u i i p op i domini, dice Álamos al e di Spa-
gna e ipe e l’idea con al e pa ole: è il modo di a e assomiglia e un impe o a una
epubblica; di cos ui e una specie di impe o epubblicano (i i, p. 57). D’al a pa -
e Álamos può a e e assun o una simile idea dalle gius i icazioni con cui, secondo
quan o ci accon a Taci o, an o Augus o quan o Tibe io ingono di i iu a e l’ac-
cumulazione del po e e in nome della epubblica, nel momen o s esso in cui lo con-
cen ano dando o ma al po e e impe iale (c . TACITO,Annali, Milano 1990, in
pa . lib i I-IV).
i à di po e e concen a o nella sua pe sona. Il e, in a i, gua da u -
i i suddi i, sia nel lo o insieme che singola men e, dal più g ande al
più piccolo, da un’al ezza più icina al cielo che alla e a, e da ciò
discende che la sua au o i à sia incon o e ibile e le sue decisioni
inappellabili. Tu a ia il e non è Dio, poiché, come si è is o, il giu-
amen o nel nome del secondo compo a un eno all’azione del p i-
mo nella s e a delle elazioni in e nazionali. Come abbiamo is o, il
ca a e e sup emo del po e e egale non si mani es a pienamen e nel
suo ese cizio, poiché insieme a esso, e pe il suo miglio amen o, esi-
s e necessa iamen e la c i ica. La s essa ope a di Álamos o e una
es imonianza non solo di ques a esis enza, ma anche della co igia-
na umiliazione in cui è cos e a a sop a i e e, po endo esp ime si
unicamen e so o l’appa enza dell’adulazione e cos i uendo quindi
un pe icolo cos an e pe l’adula o e s esso.
Congiun amen e alla egola ogge i a de a a dalla p udenza che
obbliga la poli ica – o e o chi la p a ica – a a e il suo gioco se uo-
le sop a i e e, in Álamos si anno isibili al e due misu e che, ne-
cessa ie alla conse azione dell’impe o, di en ano in ine al e an i
eni alla possibile azione a bi a ia del p incipe. Una di ques e mi-
su e è il iconoscimen o della necessa ia au onomia dei ibunali nel-
l’amminis a e la gius izia, onda a sia sul a o isico che il e di Spa-
gna non è un a aone egizio, quan o piu os o un esse e umano, e co-
me ale non può esse e onnip esen e in ciascun meand o dell’appa-
a o s a ale; sia, di conseguenza, sul a o ecnico della di isione del
la o o giu idico, poiché le sen enze dei giudici possono di si gius e
– o e o in acco do alle leggi – solo se essi non si sen ono igila i né
dal p incipe né da chiunque al o15. A maggio agione: se osse s a-
o necessa io consul a e il e pe «una causa pa icola e di gius izia»,
egli a ebbe do u o s o za si di da p o a pubblica di impa ziali à.
Tale è, insomma, la unzione dei « ibunali o dina i», men e al e
compe ono ondamen almen e gli a a i che igua dano «le me e
ma e ie dello S a o e della gue a»16.
L’al a misu a eme ge quando si enume ano i passi necessa i pe e-
cupe a e la leal à del egno di A agona. T a essi de e igu a e, insie-
me al pe dono, la es i uzione dello «s a o che ebbe o»; indipen-
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15 La p esenza di un e zo in disco dia nei ibunali, osse di e amen e il e o un
suo app esen an e, a ebbe cos e o il giudice a pensa e la sen enza non secondo
la legge, quan o piu os o secondo la olon à del supe io e. La g ande inci ice del
p ocesso sa ebbe dunque isul a a, in de ini i a, l’ingius izia. Successi amen e, si
consiglia al e di esse e p esen e solo nelle ques ioni ela i e agli «a a i di S a o» (Di-
scu so polí ico al ey Felipe III al comienzo de su einado, ci ., p. 90).
16 I i, pp. 90-93. È inu ile aggiunge e che non si può anco a pa la e di di isione dei
po e i e u a ia è anche inu ile nega e, al con empo, che un ce o aneli o spi i ua-
le di de a di isione sia già p esen e.
den emen e dal i e imen o ai possedimen i o alle giu isdizioni, ciò
che qui si s a acendo è accia e un ce chio a o no a un ogge o
impene abile pe il e. Tale ogge o si o e à in ul ima is anza sog-
ge o all’au o i à eale, ma inizialmen e dis an e dalla sua giu isdi-
zione. Un a agonese più au onomo isul e à pe an o più leale e sep-
pu e non si s ia ce o a acciando qui lo spi i o del ede alismo,
quan o piu os o quello a do medie ale dell’unione pe sonale dei
egni17, la o e concen azione pe sonale del po e e nell’impe o –
p udenza oblige – è ce amen e passa a al se accio di un ce o de-
cen amen o amminis a i o18.
Ebbene, il a o e che più a o za la conse azione dell’impe o è
l’ada amen o dell’o dine sociale all’o dine poli ico che, in una so-
cie à ge a chizza a, do e il po e e es a monopolio della co ona, non
signi ica al o che da e il suo a ciascuna delle pa i cos i u i e. Se-
condo Álamos ques e ul ime sono qua o: il cle o, i g andi, i nobi-
li e il popolo. Tu e ques e pa i de ono esse e iconosciu e, anche se
ciascuna a suo modo, cominciando dal cle o, il cui ispe o pubbli-
co non è al o che l’omaggio eso dal e al suo po e e specialmen e
sulle coscienze19. Tu e le pa i de ono gode e del bene gene ale del-
l’abbondanza che la pace po a con sé, beni ondamen ali il cui pos-
sesso e godimen o da pa e dei des ina a i annulla le e cause di i-
ol a che ischiano di manda e all’a ia la s abili à dell’impe o20.
P ima di p osegui e con l’enume azione delle misu e a e a p ocu a-
e il sos egno al e da pa e dei suoi subo dina i, aggiungiamo che la co-
mune soddis azione dei di e si ce i sociali segna una delle g andi di -
e enze con Machia elli. Ques ’ul imo, in a i, quando si p esen a a il
caso, sos ene a la necessi à di guadagna si la olon à del popolo più
che quella dei g andi; esse e ano classi on ologicamen e sepa a e l’una
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17 Si a a di un ipo di unione che si può o se include e a quelle che hanno luo-
go nei p incipa i mis i di Machia elli, a il nuo o signo e e, sop a u o, alcuni do-
mini di ecen e acquisizione.
18 Vi è almeno un’al a o ma di guadagna si l’amo e dei suoi egni che Álamos
condi ide in ce a misu a con Machia elli, quella di isi a li u i. La icinanza con
i suddi i è insos i uibile poiché così gli è possibile conosce ne di p ima mano i p o-
blemi e p o ede ne alla soluzione; e da o che – come c ede a anche il seg e a io io-
en ino – il popolo ede con occhi e occa con mano – e i sensi giocano su esso un
ascenden e maggio e delle as azioni del pensie o – la icinanza isica con il e gli a
sen i e di egna e pe un gio no (e, i lo o cuo i, sono ipaga i pe una i a in e a).
19 Anche il cle o dispone delle sue peculia i à di cas a, a le al e quella di esse e il
ce o do a o di maggio e mobili à g azie al suo disimpegno da ogni p op ie à im-
mobile.
20 Álamos le enume a quando a a di Cas illa e qui, come in an e al e pa i, si
osse a con chia ezza che il modello di socie à è quello dell’an ico egime depu a o
dagli a a i di una ca i a poli ica. E da qui, pe inciso, de i e ebbe o anche i suoi
limi i alla comp ensione delle i ol e in nome della libe à scoppia e in alcuni luo-
ghi dell’impe o.
cisamen e: a a de e la iamma de as a ice anche all’in e no delle
p op ie on ie e; in al e pa ole, p ese a e mo almen e una nazio-
ne che la pace, di ondendo la mollezza a i suoi abi an i, idu eb-
be in cene e. Dice Álamos: «E a inché Vos a Maes à e i suoi egni
i ano pe bene è necessa io un nemico come ques o; che se o un-
que osse pace, anche noi ci pe de emmo nei izi e nell’ozio e agi-
emmo con o noi s essi».
Con l’in oduzione della mo ale posi i a della gue a non è solo
pene a a la con addizione nel disco so, ma anche la con addi o-
ie à a i p edica i dell’azione poli ica p uden e. Pe u ilizza e le pa-
ole di Webe in un al o con es o, il mondo è s a o disincan a o. Da
ques o momen o i ini dapp ima sac i della poli ica, inclusa la pace,
hanno pe so la lo o alidi à assolu a e un’a mos e a di con ingenza
e ansi o ie à è cadu a non solo sulla poli ica, ma sulla i a in ge-
ne ale. Essa scinde la specie umana nelle sue sconnesse a ie à na-
zionali pe lascia e in piedi, come unico alo e a di esse, la sop a -
i enza del più o e. Spogliando la i a di signi ica o, la dimensio-
ne nichilis a dello spi i o ba occo ha da o o ma all’e edi à nella qua-
le Machia elli ha ia e ma o P ome eo.
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