P oyec o inal de más e _
Fede ica Schi u
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MATERIALI COSTRUTTIVI STORICI NEL TRATTATO
Dalle on i al T a a o: un i ine a io di ice ca
Ing. Fede ica Schi u
P o Tu o D A q
Fede ica Schi u
MATERIALI COSTRUTTIVI STORICI NEL TRATTATO
DI
VINCENZO SCAMOZZI
Dalle on i al T a a o: un i ine a io di ice ca
Ing. Fede ica Schi u
P o Tu o D A q
José Luis Gonzalez
Mo eno
Ba cellona Giugno 2010
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MATERIALI COSTRUTTIVI STORICI NEL TRATTATO
Dalle on i al T a a o: un i ine a io di ice ca
Mo eno
-Na a o
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INDICE:
1. CARATTERISTICHE DELLA RICERCA pag. 4
1.1 Il a a o di Scamozzi pag. 4
1.2 Obie i o
1.3 S a o della ques ione pag. 5
1.4 Il Me odo pag. 6
1.5 S u u a del la o o pag. 8
2. SCAMOZZI E LA SUA VITA pag. 9
3. IL TRATTATO DI SCAMOZZI pag. 11
3.1 Una isione globale: “El legado ocul o de Vi u io” pag. 11
3.2 Pa e II: il Lib o VII pag.12
4. I MATERIALI PETREI: CLASSIFICAZIONE E ORDINE GENERALE pag.13
4.1 In oduzione pag.13
4.2 La classi icazione delle pie e pag. 13
4.2.1 I ma mi e i mis i pag. 15
4.2.2 Le pie e assimila e ai ma mi pag. 21
4.2.3 Gli alabas i e le al e pie e p eziose pag. 22
4.2.4 Le pie e i e pag. 24
4.2.5 Le pie e a abili pag. 31
4.2.6 I u i, le pomici e al e pie e da mu a e pag. 34
4.3 La conca enazione a i capi pag. 39
4.4 Conside azioni pag. 42
5. SCAMOZZI E LE FONTI STORICHE: pag. 54
5.1 In oduzione: pag. 54
5.2 O igine geog a ica del ma e iale pag. 54
5.3 La na u a pag. 62
5.3.1 La na u a secondo A is o ele pag. 62
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5.3.2 La na u a secondo Plinio pag. 65
5.4 La ecnica: es azione, la o azione e messa in ope a del ma e iale pag. 68
5.5 I aspo i e l’economia pag. 74
5.6 Casi conc e i di applicazione pag. 77
5.7 Conside azioni pag. 80
6. Conside azioni inali e linee guida di s iluppo pag. 89
7. Bibliog a ia pag.90
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1. CARATTERISTICHE DELLA RICERCA
1.1 Il a a o di Scamozzi
Il a a o che and emo ad esamina e in ques a sede, dal i olo: ”L’IDEA
DELL’ARCHITETTURA UNIVERSALE DI VINCENZO SCAMOZZI" – ARCHITETTO
VENETO” enne sc i o da Vincenzo Scamozzi e pubblica o nel 1615.
Inizialmen e il manosc i o do e a esse e compos o da dieci lib i che poi pe mo i i
empo ali e logis ici e ano s a i ido i a sei.
L’ope a è compos a da due pa i; nella p ima pa e i o iamo il Lib o I, II e III.
Nella seconda pa e in ece il Lib o VI, VII e VIII.
Le pagine complessi e supe ano le se ecen o, si a a quindi di un ope a assai ampia.
Nello s udio a o, and emo a ocalizza e la nos a a enzione sul Lib o VII, il cui P ologo
di ape u a, inizia in ques o modo:
“Do e si agione della gene azione, na u a, quali à e p epa azione delle ma e ie pe edi ica e, e
dell’eccellenza, e a ie à dei Ma mi, e Pie e iue e a abili, e di quelle da mu a e; così sa a dagli
An ichi, come dei empi nos i in mol e pa i d’Eu opa.
Poi del compo e delle ma e ie di e a co a, all’uso an ico, e mode no, e p epa a le calcine, e
sabbie, e al i ing edien i da mu a e secondo a ij Paesi: e le na u e e di e enze dei legnami
nos ani, e o as ie i, con la di e si à de Me alli usa i a iamen e negli edi ici.”
Nel Capi olo e zo del p esen e la o o si and à ad inquad a e meglio il VII Lib o.
1.2 L’obie i o
L’obbie i o che si è ado a o in ques o la o o si è anda o de e minando pa endo da una
le u a app o ondi a del es o, concen andosi na u almen e sul Lib o VII.
Nasce con la ice ca di da i pe comp ende e meglio la cos uzione s o ica e u o ciò che
uo a a o no ad essa, in ques o caso la conoscenza e ecnologia dei ma e iali.
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Pa endo da ques a p ima base si è c ea o un p imo obbie i o che con l’anda e del empo
si è s iluppa o e conc e izza o. Si è ce ca o di capi e che cosa s a a ealmen e die o il
la o o dello Scamozzi, in che manie a ques o osse s u u a o.
Capi e il ipo di sape e con enu o nella sua ope a, da do e a i i ques o sape e e se il suo
modo di asme e lo sia un modo e icace.
In ine capi e in che manie a o ganizza il suo sape e, che cosa me e di suo nelle no izie che
ci o nisce e quali sono gli appo i delle on i.
Concludendo, se la manie a di asme e e ques o sape e a i asse ealmen e al le o e.
1.3 S a o della ques ione
L’ogge o ondamen ale dello s udio che è s a o a o è il T a a o, ques a è la on e
p incipale sulla quale ci siamo basa i.
Un al o es o in e essan e che è s a o p eso in conside azione è senza dubbio il lib o dal
i olo: “Appun i di iaggio. Il es au o del accuino di Vincenzo Scamozzi dei musei ci ici di
Vicenza”, il quale ci na a del es au o e del con enu o del accuino eda o dal medesimo
Vincenzo Scamozzi nell'anno 1600, al i o no da un lungo iaggio a Pa igi.
Nella quale pubblicazione isul a pa icola men e in e essan e il capi olo eda o da
F anco Ba bie i dal i olo : Vincenzo Scamozzi “ci adino del mondo”.
Egli ci pa la in a i, del pe sonaggio Scamozzi, delle sue o igini e della sua o mazione,
delle pe sonali à con le quali è enu o in con a o e che gli hanno pe messo di acquisi e
quelle conoscenze che poi and anno ad eme ge e nelle pagine del a a o. Non meno
impo an e, ci pa la dalla sua a i i à la o a i a e dell’espe ienza che and à ad acquisi e
nel co so del empo. Espe ienza, che anch’essa si i le e à nello sc i o.
Tan o è s a o sc i o e commen a o sullo Scamozzi e sulla sua ope a; ne sono una ip o a i
an i e nume osi a i del CISA Palladio (Cen o In e nazionale di S udi di A chi e u a
And ea Palladio), emessi in occasione della Gio na a di s udio in e nazionale, dell’Is i u o
Olandese di S o ia dell’A e (Fi enze, 1° dicemb e 2005) dal i olo :”Vincenzo Scamozzi e
l’e edi à eu opea dell’Idea della A chi e u a Uni e sale”, pe i quali ha sc i o F anco
Ba bie i, Guido Bel amini, Di e o e del Cen o.
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Anche nel es o dal i olo “
EL LEGADO OCULTO DE VITRUVIO, Sabe cons uc i o y
eo ia a qui ec onica”
1
, di
Gonzalez, Mo eno
gene ale di come il
sape e cos u i o dello Scamozzi e la sua ope a ada ad in luenza e
gli al i a a is i e che in luenza, ques o sc i o possa a e e a u o a i suoi con empo anei
e i pos e i.
Ma ques o a gomen o e à ip eso successi amen e nel capi olo 3.
1.4 Il me odo
Il me odo ado a o nel p esen e s udio è
Nasce in un ce o modo e si s iluppa nel co so del empo
in ia de ini i a.
Semp e ca a e izza o dal con inuo passaggio dal gene ale al pa icola e, e
capi e il con es o nel quale ci s iamo muo endo e ocalizza e gli obbie i i p ima i.
Vediamo in manie a schema ica quali sono s a e le asi salien i:
1Gonzalez, Mo eno-Na a o José Luis,
EL LEGADO OCULTO DE VITRUVIO, Sabe cons uc i o y eo ia a qui ec onica
Mad id 1993, pp 76.
SCAMOZZI
VITA E
FORMAZIONE
Fede ica Schi u
EL LEGADO OCULTO DE VITRUVIO, Sabe cons uc i o y
Gonzalez, Mo eno
-
Na a o José Luis,
sape e cos u i o dello Scamozzi e la sua ope a ada ad in luenza e
gli al i a a is i e che in luenza, ques o sc i o possa a e e a u o a i suoi con empo anei
Ma ques o a gomen o e à ip eso successi amen e nel capi olo 3.
Il me odo ado a o nel p esen e s udio è
u o di un p ocesso.
Nasce in un ce o modo e si s iluppa nel co so del empo
, pe a i a e al me odo ado a o
Semp e ca a e izza o dal con inuo passaggio dal gene ale al pa icola e, e
capi e il con es o nel quale ci s iamo muo endo e ocalizza e gli obbie i i p ima i.
Vediamo in manie a schema ica quali sono s a e le asi salien i:
EL LEGADO OCULTO DE VITRUVIO, Sabe cons uc i o y eo ia a qui ec onica
TRATTATO
PERIODO
STORICO
SCAMOZZI E
LE SUE OPERE
SCAMOZZI
SCAMOZZI
VITA E
FORMAZIONE
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EL LEGADO OCULTO DE VITRUVIO, Sabe cons uc i o y
Na a o José Luis,
ci o nisce un idea
sape e cos u i o dello Scamozzi e la sua ope a ada ad in luenza e
gli al i a a is i e che in luenza, ques o sc i o possa a e e a u o a i suoi con empo anei
Ma ques o a gomen o e à ip eso successi amen e nel capi olo 3.
, pe a i a e al me odo ado a o
Semp e ca a e izza o dal con inuo passaggio dal gene ale al pa icola e, e
ice e sa, pe
capi e il con es o nel quale ci s iamo muo endo e ocalizza e gli obbie i i p ima i.
EL LEGADO OCULTO DE VITRUVIO, Sabe cons uc i o y eo ia a qui ec onica
, Spain, Alianza Edi o ial, S.A.,
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APPROCCIO al TRATTATO
Visione Gene ale
LETTURA DEL LIBRO VII
La pie a e i capi ad essa ela i i:
Dal Capo I al XIII
INDIVIDUAZIONE
STRUTTURA
ORGANIZZATIVA
LETTURA DEL LIBRO VII
La pie a e i capi ad essa ela i i:
Dal Capo I al XIII
ANALISI DELLE FONTI
INDIVIDUAZIONE
LINEE TEMATICHE
GENERALI
STUDIO DEI DATI
RACCOLTI
ANALISI DEI DATI
CONSIDERAZIONI
FINALI E LINEE GUIDE
DI SVILUPPO
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1.5 S u u a del la o o
Il la o o ogge o delle p esen e esi, nasce sulla base dello s udio di una pa e del T a a o
s o ico di Vincenzo Scamozzi.
P ima di a on a e la le u a del manosc i o, ho ce ca o di capi e chi osse l’Au o e, la sua
genesi, do e osse na o e c esciu o, quale osse la sua o mazione cul u ale e p o essionale.
Ho en a o di si ua e p ima il pe sonaggio e successi amen e il manosc i o in un ce o
con es o empo ale e sociale.
Ques i da i mi hanno pe messo di in ende e a i e da i che al imen i sa ebbe o s a i di
meno acile comp ensione.
La s u u a del la o o ispecchia pe e amen e ciò che è s a o a o:
si è da o peso in a i a due impo an i ques ioni.
La p ima è senza dubbio la classi icazione delle pie e.
La seconda sono le on i s o iche.
La p ima nasce dal a o che leggendo le pagine del a a o ci si è esi con o subi o della
di icol à che a e a l’au o e ad a on a e un ema complesso come quello della
ca alogazione delle pie e, enendo con o delle conoscenze che si a e ano ai suoi empi di
quella che e a la geologia.
La seconda, che u a ia è lega a alla p ima ques ione, è basa a sul a o che l’au o e mol o
spesso pe a a e de e mina i a gomen i accia i e imen o alle on i.
Ques i sono i due pun i di pa enza dai quali si è o igina o lo s udio e a pa i e dai quali è
s a a s iluppa a la s u u a del p esen e la o o.
Nel caso della p ima ques ione, dopo un’a en a le u a di ciò che l’au o e ha sc i o, si è
ce ca o di da e una ca a e izzazione al la o o, classi icando le pie e in base a quelle che
sono le no izie o ni e dall’Au o e, come lui le ha asmesse, e come sono a i a e a noi.
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Nel secondo caso si sono conside a e le on i, il pe ché egli accia i e imen o a ques e
on i, che cosa ques e abbiano appo a o e se la conoscenza da esse asmesse sia eale o
solo i izia.
Le conside azioni alle quali si è giun i sa anno na u almen e a on a e in un'al a sede alla
ine del p esen e la o o.
2. SCAMOZZI E LA SUA VITA
Pe capi e le dinamiche men ali dell’au o e e in ende e da do e agga o igine la sua
pos u a di on e a una a azione di al gene e, è necessa io a e dei passi indie o e
osse a e con un occhio di igua do la sua s o ia pe sonale, le sue o igini e addi i u a
quella dei suoi geni o i.
S iamo conside ando, come a e ma anche il Ba bie i, “gli anni c uciali di ansizione dal
classicismo a do cinquecen esco al nuo o linguaggio del seicen o”.
2
Lo Scamozzi nasce il 2 se emb e 1548 a Vicenza.
La mad e di Scamozzi è icen ina, il pad e no, Giandomenico è del piccolo Bo go di
A igna, al o e soli a io a i mon i sop a Pon e di Val ellina.
All’inci ca nel 1533 Giandomenico si as e isce a Vicenza dal pad e, a e a sei o se e anni.
Inizialmen e a il ga zone nella bo ega dello zio ma poi si dedica anche ad al i la o i:
nelle ca e di a chi io iene segnala o come “ca pen ie e, ma angone (maes o d’ascia o
ca pen ie e na ale), a chi e o e alegname, ma sop a u o s olge a un in ensa a i i à di s ima,
ile amen o e pa izione di immobili”
2
, da ques o ne de i ò una ce a agia ezza.
Con empo aneamen e, egli p oge a a modes i edi ici, de ini i dal Ba bie i
“signi ica i amen e ma ginali” nella Vicenza a il ses o e il se imo decennio del ‘500,
pe iodo in cui si assis e alle g andi a ezze del Palladio.
I la o i di Giandomenico soddis ano commi enze di me can i o piccoli imp endi o i
locali.
2
Ba bie i, F anco. Vincenzo Scamozzi “ci adino del mondo”, in Appun i di iaggio, Il es au o del Taccuino di Vincenzo Scamozzi dei Musei Ci ici di
Vicenza, a cu a di Ma ia Elsa A agnina, NOVA CHARTA 2009, pag.26.
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“A is o ele inciden emen e disse, che u e le pie e si gene asse o di esalazione della e a, o seccà, o
ocosa, oue o humida, la quale opinione è ep oba a, quando disse: …, pe ché le pie e du e e
pesan i, & i ma mi sono gene a i dall’al o che di apo e. Theo as o dice, che le pie e si gene ano
di una ma e ia pu a; & uguale; o pe con lusso, o pe colamen o sepa a o da se: e che ogni pie e
abbonda di e a, & alcune di acqua. Auicenna, & Albe o Magno a e mano, che le pie e si
gene ino d’un lu o iscoso, & acqueo, mescola o di e a con ques e pa ole: … , la quali opinioni
sono del u o con a ie ad A is o ele.“ (Pag.179)
To na poi a concen a e la sua a enzione sulla gene azione esclusi a dei ma mi e dei
mis i:
” Laonde la causa e icien e della gene azione de ma mi, e de mis i è …
7
.”
A e ma poi :
”Le più nobili pie e da G eci, e da La ini u ono adimanda e ma mi, i quali sono di diue se specie, e
pe ciò occa emo qualche cosa della sos anza lo o; oue si gene ano, e le cause delle lus ezza, &
opachi à, e colo i, e della du ezza, e ene ezza, e g aui à, e legge ezza, e pa lando in gene ale; i
ma mi si gene ano di e samen e secondo il Clima del Cielo, e la egione doue si i oua la na u a
a ia del e eno nel quale a più , e meno imp essione il Sole: Pe ché ediamo che le pie e mol o
du e, e cos an i alle pe cosse nascono pe lo più nei e eni gaglia di, e c’hanno mol a sos anza, &
humo e: poi le pie e mis e do e conco ono humo i acquei e diue si.”(Pag.179)
Anche qui, l’Au o e, ce ca di de ini e la o mazione delle pie e in gene ale; e si concen a
successi amen e sui ma mi e sui mis i. Passa con inuamen e da un pun o di is a gene ale
ad uno pa icola e, e ice e sa.
Conc e amen e, pe de ini e i ma mi a i e imen o alla lo o nobil à; a in ende e
l’esis enza di a i ipi di ma mi. A e ma che i ma mi più “du i” nascono nei e eni
“gaglia di”; men e nel de ini e i mis i, e idenzia come alla o mazione di ques i
con ibuiscano a i “humo i”.
Manca ino a ques o momen o una de inizione eale e conc e a di ques i due ipi di occia,
che ci possa aiu a e a dis ingue li a di lo o.
7
“
... na ce a i ù mine ale, la quale median e la conglu inazione e es e dell’humido essican e, e caldo diges iuo, p oduce o Ma mi, o Me alli o al a cosa a quelli, e
ques i; secondo che la ma e ia è più o meno a a a p odu e, & la buona, e mala disposi ione de ma mi iene pe ia dell’humido, o secco, o e eo, o l’indisposi ione del
caldo, o eddo coope an e, oue o pe la indisposizione del luogo pa icola e, onde si anno mol o du e, & indecibili, e alho ene e, e angibili.
”
Scamozzi, Vincenzo.
L’IDEA DELL’ARCHITETTURA UNIVERSALE, (Collegi D’A qui ec es de Ca alunya Biblio eca), S.l., A naldo Fo ni Edi o e,s.d., Vol. II., pag.179.
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Con inua a e mando che:
“.. i ma mi e le pie e si gene ino di diue si colo i p incipalmen e pe la di e si à della ma e ia che
può gene a e …”(Pag.179)
S a so olineando qui, che a seconda della ma e ia di pa enza, i ma mi e ma anche le
pie e in gene ale, possono a e e di e en i colo azioni.
Poi sc i e:
“… nell’Egi o in quella pa e doue si gene ano mol i ma mi, e pa imen e nella Tebaide, la oue
nasce il G anni o, & al e pie e mol o du e … “ (Pag.180)
Con inua asse endo:
“Anco ache i ma mi, & mis i, non si i ouano in alcun paese, e luogo de e mina o; ma qua, e là in
diue se pa i del mondo; … la maggio pa e dei G anni i, e biggi, e ossi, e an e al e so i di pie e
du issime, che oggidì eghiamo in Roma,& al o e negli edi icij an ichi u ono condo e la maggio
pa e dall’Egi o, e dalla Tebaide, si come i ma mi, & i Po idi, e i Se pen ini, e an e al e specie
u ono aspo a e dalla G ecia; e o è che mol i sono s a i i oua i poi qui in I alia, come i
G anni i ene i dell’Isola dell’Elba, di incon o a Genoua, & i ma mi bianchi, e quelli de a ij
colo i a Ca a a, & al i in quelli di Fio enza e Pisa”.
Dis ingue i ma mi dai mis i.
Ci a i g ani i e li inse isce nelle pie e du e, ma non nei ma mi.
Le s esse conside azioni engono a e pe i po idi e i se pen ini; non ci a capi e do e essi
adano colloca i, se nei ma mi o nei mis i. Si e ince solamen e che si a a di pie e du e.
In ine ci pa la dei ma mi bianchi e di quelli dei a i colo i; ma non ci dice e e i amen e
se ques i ul imi siano ma mi mis i.
Nel Capo III, a e ma anco a:
“Dice Plinio, che si come le specie de ma mi e ano come no e, ad ognuno dell’e à sua, così egli
ipu aua cosa di icilissima a ole accon a e la di e enza, e nume osi à lo o; pe ché enne o quasi
da mol i paesi: e pe ciò la maggio pa e hebbe o il nome dalle P ouince, e da paesi, oue u ono
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caua i, alcuni poi da quelli che gli in odusse o; & al i inalmen e dalla quali à delle macchie”.
(Pag.180)
Ci na a della di e si à dei ma mi, delle lo o denominazione, che de i a a sia dal luogo di
o igine ma anche dalla a ie à delle lo o macchie e quindi dalla lo o di e en e
colo azione.
Con inua successi amen e:
“E pe ò l’Isole della G ecia spa se pe il ma Egeo, & al i luoghi simili, che abbondano del suco
subacqueo, o dell’humido on uoso, o iscoso, col mezo del caldo, e secco, hanno specialmen e
p odo e an a di e si à de Ma mi: onde si ede chia amen e, che i ma mi du issimi, e lus issimi
abbondano dell’humo acqueo, p opo ziona amen e mis o con l’humo e eo, e la lo o du ezza
p o iene dalla sicci à empe a a con la disposizione p incipalmen e della ma e ia, e del luogo, come i
Po idi, & i Se pen ini, & al i di simili na u e.”(Pag.180)
I Po idi e Se pen ini, in odo i p eceden emen e anno quindi ad esse e colloca i
all’in e no dei ma mi, “du issimi, e lus issimi”.
Quando pa la poi, delle colo azioni del ma mo e da che cosa esse dipenda, sc i e :
“Poi il colo e ne ma mi è causa o dal mescolamen o del humo lucido, col dia ano come l’occhio
dell’animale …..Onde il lucido ne da il bianco, & l’oscu o il ne o, come pa i es eme, & i colo i
engono ad esse e il e miglio, il e de, & il giallo, so o a quali come a gene i si iducono dopoi
u e le al e specie. A is o ile, e Aue oe ogliono, che il colo e, e la pe spicui à ne ma mi e nei
mis i siano … causa i dalla mis ione della ma e ia …”(Pag.180)
Ci spiega pe ché i ma mi hanno di e en i colo azioni, ma non ci a capi e che di e enza ci
sia a la colo azione dei ma mi e dei mis i, in che cosa di e iscano a di lo o.
So olinea l’esis enza di en ambi ma non ci appo a nessun da o in più che ci accia capi e,
c oma icamen e come sia possibile dis ingue li.
Passa poi ad enume a e e desc i e e alcune ipologia di ma mi come:
il “Ma mo Augus o”, un ma mo i o a o in Egi o, che p esen a a alcune macchie e che
pe ques o po ebbe esse e quello che a Roma si chiama a “cipollino di colo biaco, e enna o
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di bigio, o be e ino..”, al i i ene ano che osse una so e di ma mo ne o con alcune macchie
“c’hanno del se pen ino”.(Pag.181)
Il “Basal o” che iene de ini o un “ma mo di colo e ugineo”(Pag. 181)
I “ma mi bianchi” dell’isola di Chio, ci a i da S abone e Plinio ( Pag.181)
I “ma mi bianchi” di Rodi.( Pag.182)
Il “Ma mo Cha is io”, come a e ma Pomponio Mela: “ques o ma mo e a enu o in p imo
g ado di nobil à pe la a ie à delle macchie, & al i dicono, che egli eneua del colo e
e de.”(Pag.182)
Vediamo come nella ca ego ia “ma mi”, ada a colloca e sia ma mi bianchi, che ma mi
colo a i, quelli che p esen ano macchie, e ma mi di colo i mis i.
Nelle ighe successi e, pe la p ima ol a nomina in manie a p ecisa i ma mi mis i:
“Pe q ello, che e e isse il medesimo (Plinio) lungo empo u in G ecia l’uso de ma mi biachi, e
pu i senza macchie, ma da poi n ce o Menand o diligen issimo in es iga o e, mise in so i ma mi
de a ij colo i, come il Tasio, & anco il Lesbio n poco più liudo de colo i, e o è , che non l’usa ono
mol o equen e. Si iene anco, che i p imi ma mi mis i di colo i usse o a i dall’Isola di Chio,
nel ma Egeo, a Samo e Lesbo … “
Nelle pagine successi e ci a una se ie di ma mi con colo azioni e ca a e is iche di e en i:
Il “Mo ione” chiama o in ques o modo pe il suo colo “mo a o”, ne issimo e aspa en e;
il “Ma mo Ne o”, con alcune macchie; il “Ma mo ne o E iopico”; il “Ma mo Numidico”,
che si i o a di a i colo i; il “Ma mo Pa io” di colo “ebu neo”(Pag.183)
Anco a il “P o ido”, di cui Plinio a e ma “… che se cauaua in Egi o di colo ossigno
ega accio …, cioè osso, oscu o spa so di pun ine bianche …”(Pag.183)
In ine ci a il “Se pen ino”, a e mando: “ Il Se pen ino di colo e de scu o, … spa so di
lucide e macchie in a ie o me, e disgiun e, e de e chia e come le se pi, … Dice Plinio, che a
gli al i ma mi si i ouaua anco na so e di Se pen ino mol o aspa en e …”(Pag. 183)
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Nel Capo V, denomina o “Delle specie di ma mi, e mis i d’I alia di la dell’Appennino: e della
diue si à di quelli della Lomba dia usa i ai empi nos i”, a in ende e, come già a o in
p ecedenza, che i così de i “mis i” sono in eal à “ma mi mis i di a i colo i”:
“ …ai empi nos i non scos o da Lanagno p esso la ma ina, si sono i oua e le caue de ma mi
bianchi e pe imen e di mis i di a ij colo i…” (Pag.188)
Nei capo e si successi i pe ò ci a comunque in ende e che ques e pie e mis e possono
esse e, non solo dei ma mi, ma anche pie e di al i gene i:
“Pa imen e ne Mon i di Caulene, e la d’in o no si cauano pie e mis e di a ij colo i, e macchia e
a iamen e, e mol o aghe da ede e, delle quali si anno auole, Nappe da oco, & al e simil cose …
Nella pa ia del F iuli si cauano alcune belle pie e mis e, …. ne sono in g andissima quan i à ,
onde con qualche diligen ia, che si accia si i ouano quasi mis e d’ogni colo e, come bianche
sanguini, e gialli e e di, & azzu i, & in Vdine ne abbiamo edu e Nappe con ene di colo dell’o o
come ne lapis laza i, le quali lus a e, che sono, iescono mol o igua de oli e belle”. (Pag.189)
In conclusione possiamo a e ma e che l’au o e, con a iamen e a quello che
p eannunciano i i oli di ape u a dei capi, non a una ne a dis inzione a quelli che sono
i “ma mi”e i “ma mi mis i”.
Non ci espone chia amen e che cosa siano i “ma mi”;
non spiega in manie a p ecisa che cosa in enda pe “mis i”, e solamen e andando a an i
nella le u a di u i i capi pe inen i, si in ende che nella ca ego ia denomina a “ma mi
mis i” , engono inse i i sia i ma mi mis i di a i colo i, che al e pie e mis e, de ini e così,
sia pe la ma e ia a ia in esse con enu a, che pe la lo o colo azione.
Colloca spesso nella ca ego ia dei “ma mi”, ol e ai ma mi bianchi, anche quelli colo a i,
quelli che p esen ano delle macchie e ena u e, ed in ine quelli di colo i mis i.
La suddi isione ne a che ci iene o ni a dai i oli dei Capi non iene man enu a in
manie a così igo osa; ques o a o, e l’ambigui à nella classi icazione dei ma e iali ci a i,
può c ea e solo con usione.
P oyec o inal de más e _ Fede ica Schi u
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4.2.2 Le pie e assimila e ai ma mi
Nel capo III: ”
Della gene azione, e na u a de Ma mi, e Mis i dei a ii colo i in gene ale ad uso de
gli edi ici”, l’Au o e a menzione di pie e che in eal à non sono dei ma mi:
“… pa lando la gamen e di u e le pie e che pe cosse mandano il oco si possono chiama e Pi i e,
pe ché i G eci chiamano il oco con quella pa ole Pi , dalla quali si a Pi i e, e Pi opo, e Pi amide, e
an e al e, che non accon iamo…”(Pag.180)
Nel capo IV :” Delle ca e an iche de ma mi, e mis i de a ii colo i: e della di e si à lo o usa i da
G eci, e da Romani, e al i Popoli in ua ie manie e.”, inse isce:
la così de a “Pie a Amian o”, che “pe la nobil à sua connume amo ne ma mi” (Pag.181)
A ques a si aggiunge anche la “Pie a Assia”, che Plinio a e ma a esse e mangia ice di
co pi, e che Galeno desc i e come ”… una specie di u o mole, a o, leggie o, e angibile, e di
colo di Pomice …”(Pag.181).
Si a a di occe che in eal à non sono dei ma mi ma che p obabilmen e l’au o e inse isce
all’in e no dei Capi, pe le lo o peculia i à e singola i à.
Nelle pagine successi e nomina:
“La Calami a, o Side i e, He acleo, e magne e” che come uole Plinio sia “specie di pie a, o
ma e ia compos a con a i icio,… Ma cinque so i u ono in p eggio app esso agli an ichi, … e pe
lo più son di colo e ugino, e del medesimo peso, onde pa e, che pe la simpa ia a i ù di i a lo a
sé.”( Pag.182)
“La pie a Theamede” la quale, “si caua ne Mon i dell’E iopia pe sua na u a con a ia alla
calami a scaccia da se il e o”(Pag.182)
Ci pa la poi della “Pie a Specula e o aspa en e quasi come il e o…”, che secondo l’au o e
è “la specie di Alabas o bas a do”(Pag.184)
Con inua sc i endo:
“Al empo di Ne one Impe a o e, u i o a o in Cappadocia (Come dice Plinio) na specie di
du ezza come il ma mo; ma in ol e aspa en e come il Ve o, anco a c’hauesse alcune ene gialle
pe den o, che poi u adimanda a Fengi e, con la qual ma e ia egli … e a di an a aspa enza
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ques a nobilissima pie a, che a po e chiuse endeua la den o n splendo e g andissimo”(Pagina
185)
Alcune delle pie e che desc i e, come ques ’ul ima, sono a suo pa e e nobili, pe ce i
e si pa agonabili al ma mo, ed al e anco a dalle ca a e is iche insoli e e degne di no a.
“La pie a Smi i, ò sia Sme iglio, i a si adop a a ipuli le gioie, & i du issimi Po idi, e ma mi, e
u e le quali à d’a mi i uggini e, e gli o oni, e pa imen e è adop a a da Fenes a i, e quelli che
iquad ano le las e de specchi, a aglia il e o, in ece del Diaman e.” (Pag.186)
Andando a an i a e ma:
“ Della pie a Specula e,ò aspa en e quasi come il e o, gli an ichi l’adope auano in ece di e i,
che samo hoggidì, e c is alli delle enes e pe ene l’A ia, & il Sole il che po iamo caua e da Plinio
il mino e doue egli desc iue il Lau en ino, come habbiamo no a o nel Disegno di esso.”(Pag.186)
Ques e pie e sono s a e inse i e dall’Au o e nei capi dedica i ai ma mi e ai mis i; come già
is o in p ecedenza, collocandole qui, non ispe a la igida classi icazione o e a dai i oli
dei capi s essi.
Si gius i ica, e idenziando alcune delle ca a e is iche di ques e pie e, e accomunandole in
ques o modo ai ma mi. Ci a inol e nume ose al e pie e, e idenziando le lo o peculia i à.
P obabilmen e, egli non sa do e colloca le e solo in ques o modo o a una gius i icazione
al lo o inse imen o.
4.2.3 Gli alabas i e le al e pie e p eziose
Nel Capo VI :
” Di mol e specie d’alabas i, e al e pie e nobili: e come gli an ichi lauo a ano e comme euano i
ma mi nei lo o edi ici”,
l’Au o e in oduce in ape u a di capo l’alabas o, e ci ando come on e Plinio, ci pa la
della specie più an ica i o a a e delle al e specie conosciu e:
“L’ALABASTRO (come dice Plinio) pe opinione de gli an ichi si i ouò p ima ne mon i
dell’A abia, & anco app esso Alabas o ci à, di Thebe nell’Egi o, & assai abbondan emen e nella
Ge mania; come a e ma Ag icola, e da'G eci u chiama o Oniche dal colo e del' gne humane.”(
Pag. 192)
Successi amen e a e ma: “… delica issima pie a e a quella della quale (come dice Plinio) i u
ipos o il co po del Re Da io chiama a Che ni e, pe ché e a bianca come il ma mo e più os o come
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auo io: ma haue a i ù occul a di conse ua e i co pi lungo empo dalla co uzione, e mol i
ogliono che usse l’Emi e. .. La Fingi e si i oua a an icamen e nella Cappadocia, ella e a di
du ezza e bianchezza del ma mo; ma più aspa en e dell’Alabas o … Di ques a gli An ichi omani
i es i ono alcuni Po ici, e pue e se la Specula e, della quale e ano a e le enes e nobili ne
Po ici del Lau en ino di C. Plinio Celio (Come dicessimo al oue). La pie a specula e che dai G eci
u de a Seleni e e a di na u a ale che che si iducea in so ilissime oglie… “(Pag.192).
In oduce qui delle pie e, che l’au o e sicu amen e epu a nobili.
Di alcune, come la “Fengi e” e la “Specula e”, qui elenca e, a e a a o cenno anche
p eceden emen e nel Capo V, du an e la a azione dei ma mi e dei mis i di a i colo i,
p obabilmen e pe ché, come egli a e ma, hanno la s essa bianchezza del ma mo, e pe le
lo o ca a e is iche dis in i e.
Nei capo e si successi i l’au o e in un ce o qual modo, accomuna i ma mi e le gioie,
in endendo con ques o le pie e nobili, come d’al onde a e a lascia o in ui e anche
p eceden emen e:
“I ma mi e specialmen e i mis ij di a i colo i, in ce o modo s’assimigliano alle gioie ( come dice
anco Plinio) pe ché e ques e, e quelli iceuono la lode, & il lo o p eggio dal giudicio de gli huomini, e
specialmen e da Re, e pe sonaggi g adi: onde i ma mi di Rhodi haue ano alcune ene d’o o come il
Lisimacho specie di gioia, e chia a cosa è, che an o ne ma mi quan o nelle gioie lo splendo e, e la
a ie à delle macchie e de colo i, & oscu e, e chia e, e ene, e po i; e pelli de succedono in esse mol e
ol e, d’ na medesima so e engono à mu a si in al a, e diue sa specie.”(Pag.193)
Anche nei capi successi i ed emo che ques a simili udine si ipe e à.
T a le pie e nobili enume a : le ame is e, “i calcidoni”, i diasp i, gli alabas i e i lapislazzuli.
Anco a “la pie a A menia”, “la Mi ina”, “la pie a Onichi e “ o onice, l’a o io, “il Sa co ago” .
Come abbiamo po u o in ende e, l’Au o e in ques o capo ci pa la ondamen almen e degli
alabas i, delle lo o ca a e is iche ma anche di al e pie e che egli de inisce p eziose.
Inol e, ne ci a al e che e ano s a e già chiama e in causa pe le lo o peculia i à nel capo
p eceden e; pa liamo ad esempio della “Fengi e” e della “Specula e”.
Fa in ende e che anche ques e pie e possano esse e inse i e nelle “gioie”; in ine accomuna
ma mi e gioie:
“I ma mi e specialmen e i mis ij di a i colo i, in ce o modo s’assimigliano alle gioie ( come dice
anco Plinio)….”.
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La a azione dei di e en i ma e iali si in eccia. E’ chia a l’esis enza dei ma mi e delle
così de e “gioie” o pie e p eziose, ma le conside azioni e le simili udini che l’au o e
s abilisce a le medesime sono spesso di na u a supe iciale: ..”pe ché e ques e (le gioie), e
quelli ( i ma mi) iceuono la lode, & il lo o p eggio dal giudicio de gli huomini, e specialmen e da
Re, e pe sonaggi g adi…..”(Pag.193); come se il lo o p egio o meno de i asse solo dal
giudizio degli uomini.
In en ambe, loda la a ie à delle macchie e delle colo azioni:
“ ….e chia a cosa è, che an o ne ma mi quan o nelle gioie lo splendo e, e la a ie à delle macchie e
de colo i, & oscu e, e chia e, e ene, e po i; e pelli de succedono in esse mol e ol e, d’ na medesima
so e engono à mu a si in al a, e diue sa specie.”(Pag.193)
Ma in en ambi i casi non a al di là di ques e conside azioni.
4.2.4 Le pie e i e
Nel capo VII: ”Della na u a q ali à, e inezza delle pie e i e, e di mol e specie di pie e usa e
dagli An ichi nelle lo o ope e”,
classi ica le pie e secondo la lo o na u a, pa agonandola a quella degli uomini:
“ LA NATVRA delle pie e si può di e, che sia come la na u a degli uomini, pe ché alcune sono
nobili come i ma mi, e le pie e mis e, & simili, al e poi di na u a mezana come le pie e du e, e
o i; le quali iceuono assai pulimen o, come l’His iane, e ce e al e, e inalmen e alcune al e poi
sono uuidi come le macigne, & al e somiglian i le quali pe la maggio pa e anno le ope e mol o
oze, e senza alcuna delica ezza.”(Pag.194)
In oduce qui una nuo a classi icazione delle pie e, che può esse e iassun a b e emen e
in:
pie e nobili, do e inse isce ma mi, mis i e simila i, pe ope e nobili;
pie e di na u a mezzana, come pie e du e e o i, pe ope e di modes o in e esse;
pie e u ide, come i macigni e somiglian i, pe ope e ozze.
Con inua a e mando che :
“TVTTI i co pi compos i, (Seguendo l’opinione di A is o ele) pa ecipano più, e mano, de qua o
elemen i, quindi è, che le na u e delle pie e e anno ad esse di qua o so i¸ cioè quelle che
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engon assai del e eo, le quali sa anno mol o g aui; le humide empe a e, e le Ae ee, e inalmen e le
esaus e, ò mol o asciu e, le quali p opo ziona amen e e anno a esse più legge i delle al e. In
ques o luogo agione emo delle p ime e specie, e ne seguen i Capi a e emo poi delle al e; e
pe ché (come dice A is o ele) l’in elle o nos o conosce le cose median e il senso, pe ciò
disco e emo p incipalmen e di quelle pie e, che noi con lunga osse ua ione habbiamo conosciu e
comode, e buone pe l’uso delle abb iche.”(Pag.194)
In ques o capo e so, ichiamando e seguendo A is o ele, aggiunge una nuo a
classi icazione delle pie e, s e amen e elaziona a con le sue eo ie, sulla o mazione
delle pie e ; suddi idendole in linea gene ale in ques o modo:
“quelle che engon assai del e eo, le quali sa anno mol o g aui”, che possiamo de ini e pie e
mol o pesan i, du e;
“le humide empe a e”;
“le Ae ee”;
“le esaus e, ò mol o asciu e, le quali p opo ziona amen e e anno a esse più legge i delle al e”.
A e ma poi di ole a a e le p ime e specie in ques o Capo, e le imanen i nei capi
successi i.
Aggiunge poi:
“Non è dubio alcuno, che pe la cogni ione delle pie e, e mol o meglio a sape la na u a di esse in
gene e, non che sia possibile sape lo di specie in specie; pe ché sa ebbono indiuidui, del quali il si o,
le posi u e & anco le p op ie alde, a esse son mol o di e en i … “(Pag.194)
Ci pa la di una conoscenza gene ale della na u a delle pie e essendo esse an o di e se a
di lo o pe le alde e i piani di giaci u a.
Con ques a ase l’Au o e asme e la sua di icol à a po e le ca aloga e u e;
ela i amen e al lo o nume o ma anche alle conoscenze che si a e ano in quell’epoca.
Nel Capo VII, quindi inizia a pa la e delle pie e i e ma men e lo a, non de inisce in
manie e p elimina e il signi ica o di pie e i a.
Con inua menzionando in gene ale le ca a e is iche delle pie e:
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mol o più lie i e ene e, & alquan o più agili delle al e, così in I alia come anco quelle che
abbiamo ossue ua o di edu a di la da mon i.”(Pag.206)
L’au o e i e isce chia amen e che ci pa le à de “le esaus e, ò mol o asciu e, le quali
p opo ziona amen e e anno a esse più legge i delle al e”, come al p incipio del Capo VII
eni a de ini a la qua a specie di pie e dall’Au o e, seguendo ciò che e a s a o de o da
A is o ele. La a azione e e ua a nei capi p eceden i non iesce a a eme ge e la
dis inzione olu a dall’au o e; si e ince solamen e una di e enziazione a quella che sono
le pie e più du e e quelle di na u a mezzana , che hanno una disc e a du ezza.
Inol e possiamo di e che solo leggendo anche il Capo X, si in uisce che le pie e i e sono
quelle più du e e più o i ispe o alle al e e che pe po e ne ui e è necessa io che
engano es a e dalla massa unica o dai co si sepa a i. Le pie e a abili, come dice la
pa ola s essa “ a abile” possono esse e sega e , sono “mol o più lie i e ene e”.
Quello o ni o dall’au o e non è un sape e immedia o: pe po e in ende e in a i
de e mina e nozioni, come ad esempio quella di “pie a i a”, è necessa io che si giunga a
quella di “pie a a abile”.
Non abbiamo da an i a noi un p on ua io ma una a azione p olissa della ma e ia, solo
un a en e le u a di u o il lib o ci o nisce l’en i à e l’idea delle conoscenze che l’au o e
uole asme e ci.
Non è in discussione ciò che ci iene asmesso, ma la manie a in cui ques o iene a o.
L’A chi e o si i olge successi amen e al mondo an ico, e a e ma:
” Dice Pausania che a u i i G eci i Mega esi soli haue ano na specie di pie a di mol a
bianchezza, & assai ene a, e acile ad esse lauo a a , e la nominano Chonchide … Nella F ancia a
i Belgi, ( Dice Plinio) che essi aceuano le egoline, e pa imen e gli emb ici da cop i e le case d’ na
pie a bianca, e mol o acile da sega e, quasi che usse legno.”(Pag.207)
“Vi u io, e Plinio a men ione d’alcune so i di pie e ene e, e che si possono comodamen e sega e
, a le quali pone le Albane, e le Fidena e ambedue p esso a Roma, e le Paliense, così una so e nel
Duca o di Spole o , che egli chiama Vmb ia ..”(Pag.207)
Poi in i e imen o all’anno 1600, come ci con e ma il i olo del capo e so:
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“ E inalmen e egli sc iue anco, che se ne i o asse o a i Belgi; cioè nella F ancia, & in e o in
mol e pa i di quel Regno, (come osse ua o di edu a ), se ne i ouano abbondan emen e, le quali
non solo si possono sega e, e i ende pe ogni e so , ma e iando dopo che sono pos e in ope a si
lauo ano mol o acilmen e …”(Pag.207)
Nella a azione delle pie e a abili, l’Au o e dimos a una conoscenza più conc e a
dell’a gomen o e ques o gli consen e di o i e una a azione più semplice e di acile
comp ensione anche al le o e.
Passiamo o a al Capo XI:
“Di alc ne so i di pie e a abili e da sega e qui in I alia, e specialmen e di ques e nos e pa i, e
di mol e al e che si i ouano al di là da mon i”.
Ap e il Capo, desc i endo alcune delle pie e a abili p esen i nel e i o io I aliano:
“Delle pie e a il ene o, & il du o (pe ché non iescono an o dense, che possino iceue e il lus o ,
ne meno elle sono an o ene e , che comodamen e si possino sega e) nel Vicen ino ne sono di cinque
so i. Le più belle e anco le più ine si i ouano ne piaceuoli mo i della Cos a, ol e a Mon ecchio
maggio e …”(Pag.207)
Nel capo e so successi o, a e ma:
“Q es e so i di pie e anco chè non siano iue ( come è de o) u a ia pe le lo o buone quali à, e
empe ie elle si conse uano gaglia damen e con a l’ingiu ie de empi, & anco ino ad un ce o
segno esis ono alle iamme del oco” (Pag.207)
Con inua dando una classi icazione somma ia di ques o ipo di pie e, p endendo in
conside azione la lo o g ana:
“T e ques e pie e ( quan o alla g ana)si possono diuide e in qua o so i: cioè di g ana assai
g ossa, e di mezana, e so ile, e di g ana ina:… “(Pag.207)
Inizia un excu sus sulle di e se pie e, con di e en i ca a e is iche che possono esse e
i o a e in I alia:
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“Nei mon i del T euigiano , e u o ol e a quei mon i della Ma ca, si i o ano a ie so i di pie e
ene e , che engono del giallas o, … , le quali sono mol o ene e, con acili à si possono e ende e, e
sega e.”(Pag.208)
“Nel e onese ol e alle pie e du e bianche, e macchia e,(come si disse), hanno una specie di pie a
bianca, e non du a, la quale si caua nei mon i a Ca a, luogo scos o edici miglia dalla Ci à, hanno
anco il ma one il quale è una specie di u o colo giallas o alquan o po oso , e si caua a Mon e isco
lungi e miglia”(Pag.208)
Con inua a e mando:
“In Milano a le mol e pie e hanno il Chieppio dedu o dalla oce Cippus; … Ques a è una pie a
giallas a ene a da lauo a e ; ma col empo si indu isce non poco…”(Pag.208)
Anco a sco endo i a i capo e si, ci a le Ci à di Geno a, il Piemon e, le pie e in uso in
ques e locali à e le lo o ca a e is iche. Si i olge successi amen e all’Eu opa, ichiamando
l’a enzione sulle ci à di Vienna, l’Unghe ia, la Mo a ia, la Boemia, la ci à di P aga, la
F anconia, l’Alsazia, la ci à di Pa igi, il Duca o di Lo ena, l’El ezia o e a degli S izze i.
L’Au o e, come ha a o anche nel capo p eceden e, ci spiega in manie a assai esplici a e
palese, di che ipo di pie e s a a ando, della lo o quali à, di come spesso anche se
delica e esis ano alle ingiu ie dei empi; ed in ine ci o nisce una impo an e
classi icazione delle medesime in base alla g ana.
Egli a ol e alla semplice ci azione delle s esse e ci o nisce un ipo di conoscenza
immedia a e acilmen e uibile.
4.2.6 I u i, le pomici e al e pie e da mu a e
Nel Capo XII: “Della gene a ione delle pie e ne Mon i, e ne Ma i: e pe uia di congela ioni: e la
diue si à de Tu i, e Pomici usa i dagli an ichi, e ua ie so i di pie e da mu a e qui in I alia”.
A e ma:
“La Na u a come mad e amo e olissima del gene e humano, u an o p ouida di bene icia lo, che
ol e … , le olse anco da e u e le specie di ma e ie non solo bisogne oli all’edi ica e,e pe ciò pose
ne mon i come luoghi di ise ua le g an masse di ma mi, e delle pie e du e, & al e più a abili, e
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da sega e; così pe cos ue e, come pe o na e essi edi icij il che abbiamo dimos a o ino qui; ma
anco a i collocò quelle al e specie di pie e ince e, e di a ie g andezze; e du ezze acciò e dell’une,
e dell’al e se ne po essimo se ui e nelle ondame e, e nell’alcia le lo o mu a.”(Pag.211)
Elenca le pie e che mad e na u a ha o ni o agli uomini suddi idendole in ques o modo:
i ma mi,
le pie e du e,
le a abili e da sega e,
ed in ine ince e di a ie g andezze e du ezze da mu a e, da u ilizza e sia nelle
ondamen a che nei mu i.
Si accos a quasi edelmen e alla classi icazione che a e a da o, in p incipio, nel P ologo di
ape u a del Lib o VII, dalla quale si di e enzia pe ché nel p ologo ci a a le pie e i e,
che qui ci indica come pie e du e.
In oduce il u o, che e a s a o già menziona o nel Capo p eceden e, a e mando:
“I u i pe lo più si gene ano nei colli, e luoghi ilaua i, … come in o no a Roma, & a Pozzollo, &
u i que colli la d’in o no … e pa imen e ne mon i di Napoli, & al oue, e pe ciò ques a specie di
pie a, e piena d’humo e, e di sos anza, e mol o leggie a e po osa.“(Pag.211)
In oduce poi le pomici:
“Le pomici senza alcun dubbio sono le pie e a sa e dal oco, e pe ciò sono mol o leggie i pe il mol o
ae e che esse hanno nelle lo o caue ne, e g an po osi à: onde pe consequenza sono anco mol o
angibili, essendole s a o dal oco consuma o la o za e il ne uo, che haueuano p ima …. Le pomici,
pe la a i à, e acui à lo o, sop anuo ano all’acqua, essendochè nelle lo o caui à, i engono mol o
Ae e, il quale pe sua na u a non può s a e so o a quello elemen o.”(pag.211)
“Le pie e pomici … sono di na u a ale che, hauendo il oco cosuma o la pa e e es e i è imas a
la pa e leggie a, e spognosa, che addimandano pomice. “(Pag.211)
Nel capo e si successi i e idenzia, l’u ilizzo che eni a a o delle pomici, in quan o
pie e da mu a e:
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“Le pie e pomici pe la maggio pa e sono del Mon e E na in Sicilia, … delle quali se ne se ui ono
gli an ichi a a g o e a i icia e , e pe la lo o legge ezza gi a ono di esse g an ol e, come si ede
in Roma nelle The me An onine, & al oue pa e in piedi e pa e cadu e, e sono mi abili pe ene
asciu i, e eschi i piani delle s anze.”(Pag.211)
Nel capo XIII, semp e i e endosi ad esse sc i e:
“le pomici pe la lo o leggie ezza sono o ime da mu a e, e pe la lo o po osi à anno una
enacissima p esa nelle mal e … pe ò gli an ichi l’usa ono specialmen e nelle ol e di qualche
smisu a a g andezza e che non aueuano buone spalle …”(Pag.214)
All’in e no delle “pie e da mu a e” ediamo quindi come l’Au o e inse isca le pomici. E’
impo an e e idenzia e come Scamozzi desc i a in manie a co e a e o nisca impo an i
in o mazioni ecniche ela i amen e al lo o u ilizzo nella cos uzione. Anco a possiamo
e idenzia e che ques e pie e, pe le ca a e is iche ci a e dall’Au o e s esso, come: le
legge ezza, l’esse e pie e a se dal uoco e che pe ques o che con engono mol a a ia nelle
lo o ca i à, mol o po ose e pe ques o mol o agili, do e il uoco ha consuma o la lo o
enaci à; po ebbe o esse e inse i e nelle “le Ae ee” o ne “le esaus e, ò mol o asciu e, le quali
p opo ziona amen e e anno a esse più legge i delle al e”; ien ando quindi in una delle
classi icazioni dell’Au o e, e e ua a seguendo le pa ole di A is o ele.
Le classi icazioni p esen i anno a so appo si e c ea e diso dine.
Successi amen e, ci pa la degli al i ma e iali u ilizza i dagli an ichi pe mu a e:
“Non è dubbio alcuno, che gli An ichi G eci, e pa imen e i Romani nelle lo o abb iche sa ono il
mu a e di pie e ince e di caua , come abbiamo da Vi uuio, e da Plinio, e da Pausania, e S abone,
e an i al i Au o i, che non nominiamo, e con esse ece o an e a ie manie e di mu a e, come si
può comp ende e dalle es iggi imas e … “ (Pag.214)
A segui e in oduce al e pie e di ca a, ocalizzando la sua a enzione sul e i o io del
icen ino:
“Le pie e più g aui, e e igne di caua, e che sop a a u e le al e sono du issime, e sode, … nel
Vicen ino engon ad esse di e so i, cioè pie e ne e, Macigni, o Selici , ò da oco: le ne e sono à
pun o del colo del e o lauo a o alla ucina … Di ques a so e di pie e sono s a e quasi semp e
selica e le s ade pubbliche delle della Ci à, & anco i Bo ghi …”(Pag.212)
P oyec o inal de más e _ Fede ica Schi u
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“Delle pie e Macigne se ne i oua, nel Vicen ino, in diue si luoghi …di esse non se ne a mol a
s ima pe l’abbondanza di an e al e pie e assai miglio i all’uso del mu a e, e ne sono di diue se
specie …
”
(Pag.212)
In p incipio ci pa la delle pie e ne e e dei macigni, e poi a i e imen o alle selci:
“Al e ne sono poi alquan o più ene e , e spugnose, e leggie i, e più a abili al e o … e ali sono
quelle che si cauano a Monselice, … le quali dal medesimo luogo del mon e si douebbe o chiama
celici, e non co o amen e Macigne, e ques e engono à esse le so i delle pie e che pe so del
mu a e si cauano nel Padouano. … Della qual so e di pie e: pe ché amano assai bene la calcina, e
anno buona p essa , se ne anno quasi u e le ondamen e, & anco le mu a g osse …”(Pag.212)
Anche in ques o caso come abbiamo is o p eceden emen e nel caso delle pomici, l’au o e
ci ando le selci e i macigni, ci ipo a ad una delle p ime classi icazioni che a e a
p esen a o nel Capo I. In quel caso a e a di e enzia o “Selici e macigne” dalle “Pie e da
mu a e” . L’acca allamen o delle ca alogazioni non ci pe me e una isione chia a delle
pie e.
T a a poi i u i:
“De u i, che si chiamano anco pie e a ena ie, pe ché si sgallano acilmen e, se ne u ono, e se ne
sono aggiun i in g andissima abbondanza nel e i o io di Pozzollo, e e so Cuma, i quali sono u i
leggie issimi, e acili al aglia gli pe ogni e so in e o iescono mol o a p oposi o al a le mu a;
essendoche essi sono spongiosi, asp i & a enosi.”(Pag.212)
“ … in Roma, & in que colli in o no alla Ci à, si cauano i u i di colo ouanicio, e che d’essi si
anno u e le ondamen e, & anco le pa i di den o delle mu a degli edi ici Publici, come P iua i,
…”(Pag.212)
“… e là d’in o no a Napoli sono ossigni o b uni , de quali si se ui ono mol o gli an ichi
nell’in e no delle mu a de gli edi ici.”(Pag.212)
Anco a sc i e:
“Nei Mon i icini al Lago di Lugano, … , si cauano i u i di colo enden i al bianco, e gialle o
imesso, …, che se ne adop ano à mu a e: ma ques i sono leggie issimi, e spongiosi, e mol o acili da
P oyec o inal de más e _ Fede ica Schi u
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aglia e pe ogni e so: onde anno una p esa g andissima, e non agg auano lo edi icio
…”(Pag.212)
Il u o, già p esen a o nel Capo X e XII , come una pie a “ a abile”, che può esse e sega a,
più lie e e ene a ispe o alle al e, iene qua inse i a a pieno i olo, insieme alle pomici ,
nelle pie e da mu a e.
Si iene a so appo e una classi icazione, s abili a in base alle ca a e is iche ecniche del
ma e iale, con un'al a basa a sugli usi che si ace a del ma e iale s esso.
Nel Capo XIII, dal i olo. “Di a ie specie di pie e da m a e sa e in mol e pa i della Spagna,
della F ancia, E al oue di la da mon i,ed in quali edi ici, e come si deono adope a e”,
l’Au o e desc i e in manie a somma ia alcune delle pie e “da mu a e “ che eni ano
u ilizza e in Eu opa. Pa e dalla Ge mania della quale sc i e: “In Ge mania e amen e non
mancano le pie e selici edendo la maggio pa e delle s ade nelle Ci à p incipali, anco in mol e
al e u e selica e di esse … “(Pag.213)
Si spos a poi in Unghe ia:
“Poi nell’Hunga ia in e io e … hanno abbondanza di sassi di colo bianco, e di giallas i enden i al
b uno, e di hones a du ezza, con i quali pe lo più si se uono a a le ondamen e, e mu a delle lo o
abb iche … “(Pag.212)
Nel Regno di Boemia e Mo a ia:
“… si i ouano una g an quan i à di pie e da selica e le s ade, … come le selici ne e… In P aga
usano pe o dina io nel mu a e le lo o abb iche, alcune pie e di colo giallas o, leggie i non mol o
meno del u o, le quali pe la lo o o ma anno una o ima lega u a nelle mu a, e mol a p esa nella
calce … In ques i paesi non mancano anco u i leggie i, e o imi da mu a e … “(Pag.213)
Anco a sc i e: “ ..E passando al di la dal Rheno, nella Alsa ia hanno a ie so i di pie e da
mu a e ...Nella F anca Con ea di Bo gogna pe lo più si cauano da lo o mon i alcuni sassi di colo
giallas o, assai du i e di g ana g ossa de quali si se uono pe mu a e le lo o case … Nelle F ancia, e
massimamen e nelle pa i più a den o, e scos i da iumi, pe ché non hanno mol a abbondanza di
e eno da a ma oni: onde anno le mu a delle lo o abb iche di pie e di caua assai ineguali…
“(Pag.214)
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Con inua ci ando il duca o di Lo ena, e nuo amen e l’Alsazia.
4.3 La conca enazione a i capi
Il lib o VII è ca a e izza o in u a la sua s u u a, da una ce a conca enazione a i suoi
capi; ediamo come ques a si s iluppa, se la sua con igu azione con ibuisce a alla acile
di ulgazione del sape e che Scamozzi ole a asme e e o se, al con a io, c ea degli
os acoli all’obbie i o dell’Au o e.
Ques a in e dipendenza, si e idenzia sop a u o a pa i e dal Capo V (“Delle specie di
ma mi, e mis i d’I alia di la dell’Appennino: e della diue si à di quelli della Lomba dia usa i ai
empi nos i.”), do e l’au o e a e ma:
“In quello di Vol e a p esso a Mon e Ru oli nelle picciole alli, e luoghi bassi, i ouansi alcune
ene di Po idi, e Se pen ini e Specie d’Aga e e Calcidoni, & al e simile pie e p eciose di a ij , e
diue si colo i, le quali engono scope e dall’acque co en i d’un uscelle o ….”(Pag.188)
In oduce nel p esen e capo delle pie e “p eziose”, che successi amen e e anno a a e
nel Capo VI: “Di mol e specie d’alabas i, e al e pie e nobili: e come gli an ichi lauo a ano e
comme euano i ma mi nei lo o edi ici”.
Passando poi al Capo VI, segui a dicendo:
“App esso gli An ichi u n empo in g andissimo p ezzo l’Aga a, così chiama a pe esse si
i oua a in Sicilia al iume Aga e, le quali si connume ano, ne ma mi, e anco nelle gioie di
a ij, e di e en i, e dis in i colo i… “ (Pag.193)
In ques o a e mazione, l’au o e pa lando: “Di mol e specie d’alabas i, e al e pie e nobili: e
come gli an ichi lauo a ano e comme euano i ma mi nei lo o edi ici”; ci a l’aga a; una pie a
nobile e p eziosa che e a s a a da lui in odo a p eceden emen e in uno dei capi ela i o ai
ma mi e ai mis i.
Nel Capo X (Delle a ie na e, e specie di pie e a abili: E di quelle usa e dagli an ichi, E anco a
empi nos i”), ci p opone alcuni esempi di pie e, in ques o caso con i e imen o al
p ocesso di o mazione delle pie e s esse a e ma: “Le pie e leggie i, e spugnose diue gono
quando non è enaci à; e ne uo nella ma e ia, onde il mol o calo e consuma l’acqueo mis o con la
e a; & anco l’abb ucia: e pe ciò la pie a si a di na u a angibile, e e osa, come i u i di Roma, e
quelli di Napoli.”(Pag.206)
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Qui l’au o e, a le al e nume ose ci azioni, enume a pe la p ima ol a i u i, che
and anno ad esse e a a i nel Capo XII; si e idenzia semp e una con inua
in e dipendenza a i a i Capi.
Nel Capo XI (Di alc ne so i di pie e a abili e da sega e qui in I alia, e specialmen e di ques e
nos e pa i, e di mol e al e che si i ouano al di là da mon i.”) a e ma:
“E a le pie e a abili si possono connume a e quelle di Valchiauena, ol e al Lago di Como, … le
quali si cauano so o ad un lunghissimo mon e, … Ques a pie a è di colo be e ino azzu a o, e più
chia o dell’A duosa di F ancia, e quasi simile al colo e della Se ena di Fio enza. “
In ques o caso ci a le pie e a abili e a delle simili udini, sebbene solo igua dan i la lo o
colo azione, con delle pie e già enume a e nel Capo VII;
un al o esempio di con inua elazione a i a i Capi.
A chiusu a di Capo XI a e ma:
“ E pe di qualche cosa anco della Fiand a nel paese di Hainaul , cauano bellissime pie e da
edi ica e, e le pie e ne e da a oco, & da mu a e anco a Liege di Namu ”.
Pa lando delle pie e da mu a e, enuncia in un ce o qual modo il Capo seguen e,ossia il
XII: “Della gene a ione delle pie e ne Mon i, e ne Ma i: e pe uia di congela ioni: e la diue si à de
Tu i, e Pomici usa i dagli an ichi, e ua ie so i di pie e da mu a e qui in I alia.”
In ine conclude il Capo XIII, come già a e a a o in p ecedenza in al i capi, conne endo
ques o con i successi i:
“Chia a cose è, che quasi u e le ci à icine a mon i, che con e minano l’I alia p incipiando nel
Genoesa o…, e s endendosi pe u a la Pa ia del F iuli comunemen e, pe a e le mu a p incipali
delle abb iche, cosi publiche, come p iua e, si se uono d’alcune pie e di caua; ma più du e, e più
ene e come sono p odo e dalla na u a, si come le ci à u o a lungo al Po, e scos e da mon i sano
a e le lo o abb iche mu a e di pie e co e , pe l’abbondanza della c e a, che i ouano nelle lo o
campagne.” (Pag.213)
Ci pa la in a i delle pie e co e, delle quali si ace a uso nelle locali à do e, pe la na u a
del e eno sca seggia ano le occe ma e ano p esen i al i ma e iali come la c e a.
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A gomen i che e anno ip esi nei capi successi i come il Capo XIV ( no a: Della na a
delle c e e, e a ie à dei colo i desse: e doue p op iamen e si i ouano e quali siano le miglio i: pe
a le pie e co e.”), il Capo XV ( No a: “Delle o me dei la e c li, e emb ici, e al e cose: e del
a io uso de la e culi c udi, e co i p esso gli an ichi: e de quelli dei empi nos i.”) ed in ine il
Capo XVI ( No a: “Della p epa a ione delle ma e ie, empi, e modi pe a lauo i di e a co a: e
dell’asciuga li, e coce li bene e dell’uso miglio e negli edi ici”)
Nei capo e si successi i si icollega con il Lib o VIII, ed in pa icola e con il Capo VIII dal
i olo:”D’alcune leggi an iche in o no all’edi ica e: e delle mu a u e usa e in a ij empi, così da
G eci, come dai Romani.”; ci pa la in a i delle mu a u e u ilizza e dai G eci e dai Romani.
In pa icola e, quando desc i e le p ime, i e endosi al secondo ipo di mu a u e che e ano
soli i u ilizza e, sc i e :” … la seconda manie a e a di pie e ince e na u ali, come elle engono
dalla caua; ma de co si di egual al ezza, bendhè usse o di inegual lunghezza, e ben a e a e in
mal e: la diseguale e a a a di pie e ince e …”(Pag.214)
Sc i e poi, ci ando le mu a u e ealizza e dai Romani:
“Gli An ichi Romani haueuano la mu a u a ince a; e la e icola a; ma e ques a e quella e ano in
due manie e; cioè e icola a di u i semplici messi pe o dine, oue o e icola a, & e in e za a con
qualche co so di la e culi co i; così il mu a e ince o e a di cemen i; cioè di pie e di caua di a ie
g andezze … In u e ques e manie e si ede l’uso del mu a e dei u i, e delle pie e ince e de
cemen i.”(Pag.214)
Eme ge il legame a i ma e iali, in ques o caso “le pie e da mu a e” e le ecniche cos u i e
nelle quali si a uso dei sudde i ma e iali, la cui a azione si conc e izza nel capi olo VIII
del Lib o.
Semp e nel Capo XIII; an icipa poi, la a azione della calce, a gomen o a on a o nei
Capi successi i del medesimo Lib o VII:
“Le pie e di o en e, oue o di caua quan o più sono leggie e, e po ose al e an o sono più acili da
spezza e, e idu e uguali pe a le mu a, così da a la calce, come si di à al oue”(Pag.214)
In oduce poi i “la e coli “ co i ed al i elemen i di e a co a, che e anno anch’essi
a a i successi amen e:
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quelle che e ano le conoscenze dell’epoca e agli s umen i di conoscenza che si a e ano;
p imi a u i la is a e il a o.
L’al a ul e io e scheda u a che ci iene o ni a, è di s ampo p e amen e iloso ico;
l’Au o e a i e imen o ad A is o ele e alla sua iloso ia. Le denominazioni o ni e , ecce o
che nel p imo caso, quando si pa la di pie e mol o pesan i e du e; non ci consen e di
indi idua e esa amen e a che pie e l’au o e si s ia i e endo; e ques o non può gene a e
al o che con usione.
La di icol à dell’Au o e a po e ca aloga e u e le pie e eme ge quando a e ma che non
è possibile conosce e la na u a di u e le pie e, poiché a di esse di e iscono pe il si o, i
piani di giaci u a e le alde; è meglio pe ques o conosce e la lo o na u a in gene e.
Con ques a ase l’Au o e asme e la sua di icol à a po e le ca aloga e u e;
ela i amen e al lo o nume o ma anche alle conoscenze che si a e ano in quell’epoca.
Rela i amen e alla “pie a i a” possiamo conside a e:
DEFINIZIONE
PIETRE
INSERITE
CAPO VII
INSERIMENTO
IN ALTRI CAPI
CONSIDERAZIONI
PIETRA
VIVA Assen e
Pie a Tebaica
Pie a Sieni ica
Capo III, pie e
du e e ma mi
mis i
P obabilmen e
ques e pie e o
ma mi possono
esse e inse i e in
en ambe le
classi icazioni ma
l’Au o e non lo
ende no o in
manie a esplici a
Pie e C ocee Capo V, Ma mi
C ocei, ma mi e
mis i
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Lo schema ado a o dall’Au o e pe la ca alogazione delle “Pie e i e” non è così igido
come i i oli dei capi ci anno suppo e. Egli ci a delle pie e che a e a già in p ecedenza
inse i o nei ma mi; non ci dice in manie a chia a ed esplici a che le due classi icazioni
po ebbe o so appo si; in ques o modo gene a un quad o diso ganico e di a icosa
in e p e azione.
Con on ando le due classi icazioni p esen i nel Capo VII, a emo un quad o di ques o
ipo:
TERZA
CLASSIFICAZIONE
(CAPO VII)
DEFINIZIONE
ESATTA
DOVE NE
AVREBBE
DOVUTO
PARLARE
DOVE NE
PARLA
Pie e nobili
Ma mi, mis i e
simila i pe ope e
nobili
Non de ini o
Capo VII
Capo VIII
Pie e di na u a mezzana
Pie e du e e o i, pe
ope e di modes o
in e esse
Non de ini o Capo VIII
Pie e u ide
Macigni e pie e
somiglian i, pe ope e
ozze
Non de ini o Capo VIII
QUARTA
CLASSIFICAZIONE
(CAPO VII)
ARISTOTELE
DEFINIZIONE
ESATTA
DOVE NE
AVREBBE
DOVUTO
PARLARE
DOVE NE
PARLA
“quelle che engon assai del
e eo, le quali sa anno mol o
Pie e mol o pesan i,
du e Capo VII
Capo VII
Capo VIII
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In de ini i a possiamo di e che nel Capo VII, egli a ebbe do u o pa la e delle pie e “che
engon assai del e eo, le quali sa anno mol o g aui”, ossia delle pie e mol o pesan i e du e; e
lo a. Manca in ece la a azione delle “le humide empe a e” e delle “le Ae ee”. Inol e ci
pa la delle Pie e Nobili (Ma mi mis i e simila i) della Te za classi icazione.
Nel Capo VIII, ci pa la delle pie e nobili, pie e di na u a mezzana, e delle pie e u ide;
seguendo la e za classi icazione; in ine ci pa la delle pie e mol o pesan i, du e ( Qua a
classi icazione) ma ome e di pa la e delle “le esaus e, ò mol o asciu e, le quali
p opo ziona amen e e anno a esse più legge i delle al e”, semp e della medesima
classi icazione, come a e a annuncia o in ape u a di Capo VII.
L’a eggiamen o dell’Au o e, come spesso già e idenzia o, complica la classi icazione
men ale che un le o e, sco endo il es o po ebbe c ea si.
Pe il Capo IX algono le medesime conside azioni a e pe l’ VIII.
Nel Capo X, (Delle a ie na e, e specie di pie e a abili: E di quelle usa e dagli an ichi, E anco
a empi nos i”
),
con a iamen e a quan o l’Au o e ha a o negli al i capi, ci o nisce subi o
una de inizione di e a e conc e a di quello che sono le pie e a abili; a e ma in a i che
si a a di pie e che possono esse e acilmen e sega e. Nelle ighe successi e ci con e ma
che s a pa lando delle “le esaus e, ò mol o asciu e, le quali p opo ziona amen e e anno a esse
g aui”
Capo IX
“le humide empe a e”
Assen e Capo VII
“le Ae ee” Assen e Capo VII Capo XII ?
“le esaus e, ò mol o asciu e,
le quali p opo ziona amen e
e anno a esse più legge i
delle al e”.
Assen e Rimanen i Capi
Capo X
Capo XII ?
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più legge i delle al e”, de ini e in ques o modo secondo la qua a classi icazione e
dimos ando di segui e ciò che a e a annuncia o in ape u a di Capo VII.
La a azione dei capi p eceden i non iesce a a eme ge e la dis inzione olu a
dall’au o e; si e ince solamen e una di e enziazione a quella che sono le pie e più du e
e quelle di na u a mezzana , che hanno una disc e a du ezza. Si in uisce che le pie e i e
sono quelle più du e e più o i ispe o alle al e. Le pie e a abili, come dice la pa ola
s essa “ a abile” possono esse e sega e , sono “mol o più lie i e ene e”.
Quello o ni o dall’au o e non è un sape e immedia o: pe po e in ende e in a i
de e mina e nozioni, come ad esempio quella di “pie a i a”, è necessa io che si giunga a
quella di “pie a a abile”.
Anche nel Capo XI, come nel capo p eceden e, l’Au o e ci pa la delle “pie e a abili”.
In ques o Capo eme ge la capaci à dell’Au o e di o ni e una chia a e p ecisa de inizione
di ques o ipo di pie a; inol e ci o nisce una classi icazione delle s esse in base alla
g ana.
Ques i due a o i ci dimos ano la conoscenza che l’au o e a e a di ques o ipo di pie e e
come ques a conoscenza a o isca una p esen azione della ma e ia in manie a e iden e,
semplice e sop a u o acilmen e godibile dal le o e.
Nel Capo XII (“Della gene a ione delle pie e ne Mon i, e ne Ma i: e pe uia di congela ioni: e la
diue si à de Tu i, e Pomici usa i dagli an ichi, e ua ie so i di pie e da mu a e qui in I alia.”),
Scamozzi ci pa la dei u i, delle pomici ma anche delle pie e da “mu a e”.
Semp e in ques o capo in oduce una nuo a classi icazione delle pie e:
QUINTA CLASSIFICAZIONE
I ma mi
Le pie e du e
Le pie e a abili e da sega e
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Le pie e ince e, di a ie g andezze e
du ezze, da u ilizza e nelle ondamen a e
nelle mu a
Con on ando la p ima classi icazione che e a s a a da a delle pie e con ques ’ul ima,
ediamo che:
CONFRONTO PRIMA E QUINTA CLASSIFICAZIONE
PRIMA
CLASSIFICAZIONE QUINTA CLASSIFICAZIONE
CORRISPONDENZA
Ma mi I ma mi P esen e
Pie e i e Le pie e du e Non de ini a, po ebbe
esis e e
Pie e a abili da sega e Le pie e a abili e da sega e P esen e
Pie e da mu a e Le pie e ince e, di a ie
g andezze e du ezze, da
u ilizza e nelle ondamen a e
nelle mu a
P esen e
All’in e no delle “pie e da mu a e” l’Au o e inse isca le pomici; Scamozzi le desc i e in
manie a co e a e o nisca impo an i in o mazioni ecniche ela i amen e al lo o u ilizzo
nella cos uzione. Anco a possiamo e idenzia e che ques e pie e, pe le ca a e is iche
ci a e dall’Au o e s esso, come: le legge ezza, l’esse e pie e a se dal uoco e che pe ques o
che con engono mol a a ia nelle lo o ca i à, mol o po ose e pe ques o mol o agili, do e
il uoco ha consuma o la lo o enaci à; po ebbe o esse e inse i e nelle “le Ae ee” o ne “le
esaus e, ò mol o asciu e, le quali p opo ziona amen e e anno a esse più legge i delle al e”;
ien ando quindi nella Qua a Classi icazione o ni a.
Nel caso delle selci e dei macigni, ci ipo a alla P ima classi icazione.
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Inizialmen e , pa endo dalle de inizioni dell’Au o e, non e a possibile s abili e do e
ques e sa ebbe o s a e colloca e. In quel caso a e a di e enzia o “Selici e macigne” dalle
“Pie e da mu a e” .
PRIMA CLASSIFICAZIONE (PROLOGO)
Ma mi bianchi e mis i di a i colo i
Pie e du e di memb o e ene e
Selci e macigni
Pie e da mu a e
Il u o, già p esen a o nel Capo X e XII , come una pie a “ a abile”, che può esse e sega a,
più lie e e ene a ispe o alle al e, iene qua inse i a a pieno i olo, insieme alle pomici ,
nelle pie e da mu a e.
Si iene a so appo e una classi icazione, s abili a in base alle ca a e is iche ecniche del
ma e iale, con un'al a basa a sugli usi che si ace a del ma e iale s esso.
P obabilmen e l’Au o e ha mol a di icol à nel ca aloga e le pie e come i ma mi e le al i
con ca a e is iche a lo o simila i; ques a di icol à eme ge in manie a esplici a nei Capi
ela i i ai ma mi ed ai mis i, nelle pie e nobili e nelle pie e i e. Meno sicu amen e nelle
pie e a abili ed in quelle da mu a e, do e la a azione degli a gomen i iene
a on a a in manie a linea e.
Ques o de i a quasi sicu amen e da una conoscenza maggio e e p a ica che l’au o e ha di
quella ipologia di pie a e della sua u ilizzazione; onde pe cui, quando a a a a e di
ques o a gomen o , p obabilmen e a i e imen o in p ima pe sona alle sue conoscenze,
men e negli al i casi egli a à spesso i e imen o alle on i, come ed emo a a o nel
capi olo successi o di ques o la o o.
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Non abbiamo da an i a noi un p on ua io ma una a azione p olissa della ma e ia, solo
un a en e le u a di u o il lib o ci o nisce l’en i à e l’idea delle conoscenze che l’au o e
uole asme e ci.
Non è in discussione ciò che ci iene asmesso, ma la manie a in cui ques o iene a o.
L’acca allamen o delle ca alogazioni non ci pe me e una isione chia a delle pie e.
Le classi icazioni p esen i anno a so appo si e c ea e diso dine.
La quan i à e quali à delle conoscenze asmesse è indubbia.
5. SCAMOZZI E LE FONTI STORICHE:
5.1 In oduzione:
Scamozzi nella s esu a della sua ope a, pe espo e le sue esi e pe asme e e le sue
conoscenze, a i e imen o a nume osi ed illus i au o i. Ci a le lo o pa ole pe pa la ci
della ecnica, della na u a, dei aspo i, dell’economia, ed in ine di casi conc e i
d’in e en o.
Dall’analisi delle i a dello Scamozzi a a in ape u a di ques o la o o, eme ge chia a la
sua o mazione cul u ale e l’ambien e nel quale è c esciu o; ciò ci consen e di ipo izza e in
che modo l’Au o e sia enu o a con a o con ques e on i.
E’ impo an e so olinea e il pe ché lo Scamozzi ci i ques e on i, quali siano le conoscenze
eali che esse appo ano; il peso che hanno all’in e no del a a o, come l’a chi e o
ipo a le pa ole degli au o i e a a colloca le nella sua s u u a.
5.2 O igine geog a ica del ma e iale:
All’in e no del a a o si da ampio spazio all’o igine dei ma e iali, l’au o e ci accon a la
lo o genesi e da do e engano es a i.
Nel Capo I : ”Che le ma e ie si conside ano in diue si modi: e la na u a le ece, accio’ se ne
possiamo se ui e con giudicio, e quan o l’A chi e o dee esse in enden e di esse.”, uno dei conce i
ondamen ali che l’au o e uole comunica ci è quello dell’u ilizzo delle ma e ie au oc one.
Non pa liamo solo di pie a ma di ma e ie in gene ale, in ques o capo si s a a ando di
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u i i ma e iali da cos uzione: si a a di un capo in odu i o. Uno degli elemen i che
eme ge in manie a immedia a è l’es ema conoscenza dell’au o e dell’o igine della ma e ie
u ilizza e ai suoi empi:
“Ma do e egli (l’uomo) non auesse so e di pie e iue; il che ine iene a mol e ci à d’I alia, come
Rauenna … le quali sono discos e dalle caue de mon i; allo a si deue se ui e delle pie e co e, co le
quali hauendo ingegno e giudicio po à compo e mol e cose, pe o namen o degli edi ici con
ispa mio della spesa”.
Quando in ece si i olge al passa o e alle ma e ie che eni ano u ilizza e, egli, semp e
pa lando della lo o o igine, a i e imen o alle on i:
“Si ede che la na u a (come dice Plinio) ha a o an e di e si à d’albe i pe u ili à, e comodi à
dell’huomo e che egli se ne se uì p incipalmen e pe so delle abb iche, al esì sc iue che nelle Isole
Fo una e, ho a de e le Cana ie c esce ano gli albe i 144 cubi i in al ezza, an o è la e ili à del
paese della Riuie a del Sole.”( Pagina 176)
Nel Capo II .”Che nell’edi ica e debbiamo se i si delle ma e ie più habili, e che concedono i Paesi:
e si deono scieglie e, e p epa a e in empo opo uno.” l’au o e a a in p ima pe sona
dell’o igine delle ma e ie delle quali è compe en e: “G andissima pe ce o è la comodi à della
Ci à di Napoli a le al e ci à pe alcune so i di ma e ie la quale cosa abbiamo osse ua a con
ami a ione”, s a pa lando, come di à nelle ighe successi e dei “.. u i …. So o a u i si
cauano la pozzolana di colo bianco …. E so o alla pozzolona i ouano il g appello oue o
se epillo…. “
L’a chi e o dimos a in ques e ighe di conosce e mol o bene ques e ma e ie, di sape e
esa amen e do e ques e enisse o es a e e come si i o ano in na u a; ma nelle ighe
successi a, quando ci pa la dei ma e iali u ilizza i nei empia an ichi, non può a al o
che appoggia si alle on i:
“Conco demen e Vi uuio, e Plinio, dicono, che nell’Appennino ino al Po’ di Lomba dia, & in al i
luoghi di la dal ma e non si i oua sabbia di caua; cioè a il e eno della campagna : e la agione
(secondo noi è ale) posciachè à ques a pa e non i sono o en i, ne iumi, i quali scendono da
mon i pe osi, & abbiamo po a o la gia e a, e la sabbia, e così so mon ando di epo in empo
l’habbino lascia a nella campagna, come an i al i dalla pa e di qua che scendendo dalle mon agne,
le quali diuidono la Ge mania, e la F ancia da ques a pa e dell’I alia, i quali u i po ano ma e ie
a e a a la sabbia, ma di essa pa le emo al oue.”(Pag. 177)
Inse isce successi amen e al e ci azioni:
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“Vi sono alcuni Paesi almen e s e ili, e penu iosi di u e le cose necessa ie al iue e, &
all’habi a e poli icamen e, che è me auiglia g andissima, come il e i o io degli E hio aci, che pe la
maggio pa e (come i e isce S abone), egli è senza albe i u i e i, & anco i è g andissima
ca es ia di palme, e de Tama igi, e d’al i legnami pe so delle abb iche. Laonde da co al penu ia
sop a a i si se uono dell’ossa di Balene, che chiamano Ce o i, & anco di sco ze d’Os iche, e
pa imen e delle cos ole di quei pesci pe a le aui: e de pun elli all’insù, e poi delle mascelle anno
le po e mobili delle scale, e Plinio dice, che al iume A bi i Ged o i nell’Asia Maggio mos ano al
Capi ano d’Alessand o Magno l’ossa de Pesci, lunghe 40 cubi i , o sia 60 piedi nos ani.”(Pag.177)
“E il Paese della Babilonia u semp e come nudo d’albe i, ecce o, che e a p oduce ole di g an
quan i à di palme. Pe ciò (dice S abone), … (Pag.177)
Anco a pa lando dell’an ichi à l’a chi e o da oce alle on i:
“
Anco a la Na u a è s a a semp e aga di p odu diue se specie d’albe i, secondo la a ie à de Paesi;
pe ché (Come dice Pausania) app esso al iume Ache on e nella Thesp o ide nasceua la Piopa
bianca, della quale si se uiano ne sac i ici in Olimpia, e di la He cole, eccò poi in G ecia; all’Esopo
iume della Beo ia s’allie a il Giuneo in mol a al ezza. Alle ipe del iume Meand o nella Ca ia
c esce elicemen e la Mi ica, o Tama igio semp e e deggian e. La Pe sea gode mi abilmen e delle
acque del Nilo, e specialmen e nella Tebaide; in an o che (come dice Galeno), iene albe o
g andissimo. Nell’Al eo in A cadia nasce mol o bene l’Oleand o, o sia Oliuo Salua ico; il quale
(come dice il medesimo) u po a o da He cole da gl’hipe bo ei Aquilona i. (Pag.177)
Ciò che è possibile no a e anche da una p ima le u a è la a azione dell’o igine di
di e en i ma e iali; in ques e p ime ci azioni ipo a e, egli non pa la solamen e delle
pie e ma anche del legno e delle sabbie. I i e imen i a i sono coe en i con i i oli dei
p imi due capi; in ques i in a i, dedica ampio spazio alla bene olenza o meno della na u a
nel concede e all’uomo le ma e ie e a ciò che l’a chi e o de e sape e su di esse; al a o che
pe edi ica e sia necessa io u ilizza e le ma e ie miglio i che paesi concedono, le quali
de ono esse e scel e e p epa a e in manie a oppo una. L’a chi e o nella a azione dei
ma e iali da cos uzione sceglie di suddi ide li in ma e iali “mode ni”, ossia quelli
u ilizza i ai suoi empi e in ma e iali “an ichi”, u ilizza i nel passa o. Dei ma e iali
“mode ni” ci pa la in p ima pe sona, sc i e acendo i e imen o alle sue conoscenze
acquisi e con il la o o e con lo s udio. Si deno a il suo sape e; quando in ece pa la del
passa o e dell’o igine dei ma e iali an ichi a inge a piene mani alle on i. Scamozzi
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appo a di e amen e un sape e a lui con empo aneo, u o delle sue espe ienze
la o a i e, ma anche un sape e “an ico” che ae dalle on i an iche.
Ci ando Plinio:
“Hebbe o opinione gli An ichi che la Pioppa liagnasse mol o bene a lungo al iume Po’, qui in
Lomba dia, de a Gallia Padana: u auia ella si i oua copiosamen e pe u i quei luoghi humidi, e
così si po ebbe di e di mol e al e specie di legnami, le quali sono ocche da Plinio, ma noi
a endiamo solo à quelle cose, che possono se ui e comodo alle abb iche, e non alla cu iosi à del
nomina le.”( Pag. 177)
A e ma di ole a a e solo dell’o igine dei ma e iali, in ques o caso il legno, che
possono esse e u ilizza i nelle abb iche. E idenzia inol e le ul e io i conoscenze che le
ci azioni di Plinio po ebbe o o ni ci, ma sceglie di a a e solo quelle che ealmen e
appo ano una conoscenza u ile all’edi ica e, ocalizza la sua a enzione su quelle che
ealmen e ci danno una conoscenza u ile.
Chiama in causa: Plinio, Vi u io, S abone, Pausania e Galeno.
“Dice Plinio, che si come le specie de ma mi e ano come no e, ad ogn’uno dell’e à sua, così egli
ipu aua cosa di icilissima a ole accon a e la di e enza, e nume osi à lo o; pe ché enne o quasi
da mol i paesi: e pe ciò la maggio pa e ebbe o il nome dalla P ouincie, e da paesi, oue u ono
caua i, alcuni poi da quelli, che gli in odusse o, e al i inalmen e dalle quali à delle macchie. “(
Pag.180)
Andando a an i nella le u a delle on i ci a e ci si ende con o che il più nomina o in
assolu o è Plinio. L’au o e sceglie di a inge e a ques a on e quando nei p imi due capi ci
pa la in gene ale delle ma e ie a e all’edi ica e.
Scamozzi, come abbiamo is o più ol e nel p esen e pa ag a o, non ha di icol à ad
espo e il sape e ela i o ai ma e iali a lui con empo anei ma ne ha in ece, a pa la e delle
ma e ie del passa o.
Si i olge a lui quando ci pa la delle geog a ia delle ma e ie. Con le pa ole di Plinio lega la
geog a ia del ma e iale alla denominazione dello s esso ma e iale. In passa o in a i, mol i
e ano conosciu i e no i ma la lo o denominazione non e a uni oca; l’au o e a inge a lui
pe o i e un quad o più chia o possibile.
Spesso lo p e e isce ad al i, p obabilmen e pe il suo as o sape e; pe ché ci o nisce una
chia e di le u a di e en e ed andando al di là della geog a ia del ma e iale, o e al e
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nell’es emi à del co po causa o dalla mis ione della ma e ia, che cagione il bianco, con aspa en ia,
e con qualche limpidezza; si come la opaci à, e quella oscu i à condensa a caua il colo e ne o.”
”( Pag.180)
Le spiegazioni che po a a sos egno della eo ia della gene azione dei ma mi, non
mos ano nessun ipo di ondamen o scien i ico e quindi non appo ano al le o e una
conoscenza a endibile. Inol e p ospe ano un quad o cao ico dell’o igine delle pie e, non
p oducendo da i in e essan i alla conoscenza delle pie e s esse.
L’au o e, mos a e iden i quelle che sono le sue di icol à.
Nelle ighe successi e a e ma poi:
“E assai chia o che i ma mi, ne le pie e che iceuono bene il lus o, & il pulimen o non hanno
mea i, ne ene ape e; pe le quali elle possino manda uo i ne a ahe e alcun humo e: e pe ò quelle
humidi à che alho appa ono sop a d’essi po a e da Ven i Sci occali, le quali si e mano, &
appa ono sop a d’essi, come a l’ali o nos o sop a a specchi: essendo che le pie e, ne meno i me alli
non hanno alcuna po osi à, come hanno i s e pi, e le pian e pe la a i à lo o, come abbiamo da
A is o ele ”( Pag.180)
In ques o caso, Scamozzi pone un a enzione pa icola e su p oblemi come quello del
deposi o della condensa sulle supe ici, pa agonando l’umidi à aspo a a dai en i caldi,
alla condensa che si o ma sulle acce degli specchi quando ci ali iamo sop a.
Gius i ica la p esenza di ques a, in e pellando nuo amen e A is o ele, a e mando che le
pie e puli e e lucida e non hanno po i come, secondo A is o ele hanno le pian e e gli
s e pi.
L’osse azione a a dall’Au o e, pone all’a enzione del le o e su un p oblema
impo an e.
Anco a, semp e pa lando dell’o igine delle pie e, l’a chi e o, da spazio nuo amen e al
iloso o:
“E enendo alla pie e A is o ele disse :..… Onde po iamo di e, che le pie e si gene ano nelle
isce e della e a, laquale habbie na conueneuole, e p opo iona a humidi à, e sia soda di modo,
che non possi esala e l’humido iscoso acqueo: e di qui auuiene, che le pie e non si gene ano mai
nel ango, ò nella c e a, oue o nel e eno a o, e leggie o, e mol o po oso, ne meno nelle sabbia:
pe ché ognuna di ques e specie manca, o so abbonda di mol a humidi à.”( Pag. 194)
“TVTTI i co pi compos i, (Seguendo l’opinione di A is o ele) pa ecipano più, e mano, de qua o
elemen i, quindi è, che le na u e delle pie e e anno ad esse di qua o so i¸ cioè quelle che
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engon assai del e eo, le quali sa anno mol o g aui; le humide empe a e, e le Ae ee, e inalmen e le
esaus e, ò mol o asciu e, le quali p opo ziona amen e e anno a esse più legge i delle al e. In
ques o luogo agione emo delle p ime e specie, e ne seguen i Capi a e emo poi delle al e; e
pe ché (come dice A is o ele) l’in elle o nos o conosce le cose median e il senso, pe ciò
disco e emo p incipalmen e di quelle pie e, che noi con lunga osse ua ione habbiamo conosciu e
comode, e buone pe l’uso delle abb iche.”(Pag.194)
Come più ol e è s a o so olinea o, nel p esen e la o o, Scamozzi nella s esu a del a a o
si do e e scon a e più ol e con la mancanza di in o mazioni di na u a geologica, sca se
ai empi suoi e anco meno secoli p ima. Pe po e soppe i e a ques e mancanze,
o iamen e a i e imen o alle on i da lui conosciu e e no e. Una di ques e è A is o ele. La
spiegazione che ci o nisce può esse e de ini a inconsis en e dal pun o di is a scien i ico,
e chimico, e gene a mol a con usione, sop a u o se appo a o al en a i o dell’au o e di
da e una classi icazioni coe en e alle occe.
5.3.2 La na u a delle pie e secondo Plinio
Scamozzi pa lando della na u a dei ma e iali, ol e ad A is o ele, lascia la pa ola anche a
Plinio. Egli, come già abbiamo is o in un al o capo del p esen e la o o, iene spesso
nomina o quando si pa la di o igine geog a ica del ma e iale, ma nella maggio pa e dei
casi a ques e no izie, ne abbina al e ci ca la denominazione s essa della pie a e le sue
ca a e is iche isiche in inseche, ossia la sua na u a:
“La pie a Assia nel iume Gaga in Asso & in F igia,: e Plinio disse,(ch’è mangia ice di co pi) si
caua in Asso di T oia, d’una ena, e che pe sua na u a acilmen e si s ende: la quale pe ene e del
co osiuo, acendone sepolc i in qua an a gio ni magia i co pi mo i iui ipos i”( Pag.181)
“Mol i anno dubi ando se la Calami a, o Side i e, He acleo, e Magne e, come uole Plinio dal
nome de chi la i ouo nel mon e Ida in Candia, sia specie di pie a, o ma e ia compos a con a i icio
…” ( Pag.182)
Con inua dicendo:
“La pie a specula e, o aspa en e quasi come il e o, e si s ende age olmen e in lamine e
an icamen e (come dice Plinio) … la bianca e a me auigliosa, pe ché esis eua al Sole l’Es a e, & al
eddo l’Inue no, anco chè usse mol o ene a e non inuecchia mai.”(Pag.184)
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In ques o caso, la ci azione di Plinio pe me e all’au o e di o ni e delle no izie ile an i sul
ma e iale in ques ione:
la sua acili à allo s alda si in lamine; la esis enza a gli agen i a mos e ici , all’azione dei
aggi sola i, al eddo in e nale. La capaci à di conse a si nel co so del empo nonos an e
osse di na u a mol o ene a.
Qui, ealmen e, l’au o e a al di la della semplice menzione di gene e di pie a, me e al
co en e il le o e delle sue eali ca a e is iche isiche.
Anco a:
“Al empo di Ne one impe a o e si i ouano in Cappadocia (come dice Plinio) una specie di
du ezza come il ma mo; ma inol e aspa en e come il e o, anco a ch’hauesse alcune ene gialle,
pe den o, che poi u adimanda a Fengi e …”( Pag.185)
“
Delica issima pie a e a quella nella quale (come dice Plinio) i u ipos o il co po del Rè Da io
chiama a Che ni e pe che e a bianca come il ma mo e più ol o come àuo io : ma haueua i ù
occul a di conse a e i co pi lungo empo dalla co u ione, mol i ogliono che usse l’Emi e.”
(Pag.192).
Ques e ci azioni sono s a e inse i e dall’au o e nei Capi IV :”Delle ca e an iche de ma mi, e
mis i de a ii colo i: e della di e si à lo o usa i da G eci, e da Romani, e al i Popoli in ua ie
manie e.” e nel Capo VI : “Di mol e specie d’alabas i, e al e pie e nobili: e come gli an ichi
lauo a ano e comme euano i ma mi nei lo o edi ici.”
Si pa la semp e di ma e iali “an ichi” e come più ol e appu a o, l’au o e in ques i casi a
i e imen o spesso alle an iche on i pe soppe i e alla mancanza di conoscenza che egli
non ha po u o s iluppa e in p ima pe sona con la p a ica, con il la o o e con lo s udio.
Con inua dicendo:
“Dice Plinio, che a gli al i ma mi (P esso l’Isola di Nasso, a le Cicladi, nel Ma Egeo) si
i ouaua anco una so e di Se pen ino mol o aspa en e come sc isse Theo as o haue edu o, e se
ne i ouaua di e so i; cioè una enden e con i colo i chia i, & assai molle: l’al a alquan o
cine accia , e la e za più oscu a. “(Pag.183)
“Dopo il ma mo Augus o (come dice Plinio) u i oua o il Tibe io … egli e a con macchie bianche,
o come peli canu i in se iuol i, pe ò si iene, che nel es o usse di colo ne o, o mo a o; anco chè
al i ogliono, che egli enesse del e de con pun ine bianche, o chia e come camei.” ( Pagina 184)
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“Il ma mo Lacedemonio, e a inissimo, & alleg issimo al ede e, e di colo e de (come dice Plinio)
e poco di e en e e a il ma mo Laconico in campo e de o co macchie più, e meno ne e, e noi ne
hàbbiamo mada ici da Roma.”(Pag.185)
In ques o caso le a e mazioni di Plinio accompagnano, come abbiamo is o pa lando
dell’o igine geog a ica del ma e iale, le indicazioni geog a iche. Non ci o nisce come nei
casi p eceden i, delle chia i icazioni sulle ca a e is iche isiche e e e p op ie del ma e iale
ma ci da delle indicazioni sulla colo azione delle s esse, in o mazioni che possono esse e
u ili pe la classi icazione delle pie e.
Anche nella ci azione successi a, con inua sulla s essa linea:
“IL SERPENTINO, che i G eci chiamano o i e à p incipio (come dice Plinio) si i ouò se non
pezzi piccioli, e le sue macchie bianche e ano molli, e le ne e mol o du e : nel imanen e e dicio, e
giallas o; come le se pi, dalla somiglianza delle quali egli hebbe co al nome, …; ma il e o
se pen ino è e de scu o, e apos o di e de chia o, onde è mol o di e en e da quello che sc isse
Plinio.”(Pagina 186)
“I ma mi e specialmen e i mis ij di a i colo i, in ce o modo s’assimigliano alle gioie (come dice
anco Plinio) pe ché e ques e, e quelli iceuono la lode, & il lo o p eggio dal giudicio de gli huomini, e
specialmen e da Re, e pe sonaggi g adi: onde i ma mi di Rhodi haue ano alcune ene d’o o come il
Lisimacho specie di gioia, e chia a cosa è, che an o ne ma mi quan o nelle gioie lo splendo e, e la
a ie à delle macchie e de colo i, & oscu e, e chia e, e ene, e po i; e pelli de succedono in esse mol e
ol e, d’ na medesima so e engono à mu a si in al a, e diue sa specie.” ( Pag.193)
Andando a an i in ece, l’au o e ocalizza nuo amen e la sua a enzione su quelle che
sono le ca a e is iche isiche delle pie e, e idenziando le p op ie à di na u a isica, come
ad esempio la du ezza, la malleabili à, a abili à. Ci o nisce delle in e essan i
in o mazioni di ca a e e ecnico che anno al di la della semplice ci azione del ma e iale:
“Il ma mo Numidico secondo gli An ichi, e a ipu a o mol o nobile, & accomoda o pe diue se cose
… F a u i i ma mi e le pie e mis e di colo ij; il Po ido è du issimo: onde Plinio dice, che le caue
concede ano pezzi mol o g andi, e che caua o di esco e a mol o a abile, & a o ad ogni
inimen o,….”(Pag.191)
“Nella Thebaide d’Egi o a l’al i e pie e, che accon a Plinio, i e a quella chiama a dell’is esso
nome; di na u a du issima , e in a d’alcune gocciole di colo d’o o, e la adimandano Psa onio; e o
è che non i e ano pezzi di mol a g andezza.” (Pag.195)
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“Nell’Isola di Pa o si cauaua il Ma mo Pa io …e come dice Plinio, ques o ma mo u sa o mol o
equen emen e pe a le s a ue; essendo di colo ebu neo, e di g ana so ilissima, e mol o a abile
al ipuli lo, e nelle caue si i ouano g andissime masse … “(Pag.183)
In conclusione ediamo che l’in e en o di Plinio, come e a a enu o p eceden emen e nel
caso dell’o igine geog a ica delle ma e ie, e delle ecnica, o nisce un sape e che ci po a al
di là della semplice ci azione di una on e an ica.
5.4 La ecnica: es azione, la o azione e messa in ope a del ma e iale
Possiamo a e ma e che :
“Nell’ambi o della p oduzione degli ogge i isici, la ecnica è l’insieme dei p ocedimen i elabo a i
in enzionalmen e dall’uomo che pe me ono di con e i e ma e iali esis en i in na u a in a e a i
u ili alla i a umana, inclusi quelli s e amen e a is ici. Ques a è l’accezione o iginale.”
9
Anco a possiamo a e ma e:
“P ecisando qualcosa in più, possiamo di e che la ecnica è l’insieme o un sis ema di azioni umane
in enzionalmen e o ien a e a as o ma e i ma e iali in ogge i conc e i al ine di o ene e in
manie a e icien e un alido isul a o, senza esclude e, se è il caso, i alo i dell’a e.”
10
Vediamo che cosa a e ma Scamozzi sulla ecnica, u ilizzando le pa ole degli au o i da lui
ci a i.
Focalizziamo la nos a a enzione sul T a a o:
in ape u a del Capo I, l’Au o e in oduce la a azione delle ma e ie e delle conoscenze
che l’A chi e o, pe eccellenza, de e a e e su di esse, ci ando due p es igiose on i:
pa liamo di Vi u io e di A is o ele.
Iniziamo da Vi u io:
9
“En el ambi o de la p oduccion de objec os isicos, la ecnica es el conjun o de p ocedimien os elabo ados in encionalmen e po el omb e que pe mi en con e i ma e iales
exis en es en el medio na u al en a e ac os u iles a la ida humana, incluidos los es ic amen e a is icos. Es a es la acepcion o iginal”.
Gonzalez, José Luis, Casals
Albe , Falcones Alejand o, CLAVES DEL CONSTRUIR ARQUITECTONICO, Tomo I P incipios, 1° Edicion. Spain, Ba celona, Edi o ial Gus a o Gili , SL,
Ba celona, 1997. Pp 224, T es Tomos, pag.146.
10
“P ecisando algo mas, podemos deci que una écnica es un conjun o o sis ema de acciones humanas in encionalmen e o ien ado a la ans o macion de ma e iales en
objec os conc e os con al de consegui de mane a e icien e un esul ado alioso, sin exclui , si es el caso, los alo es del a e. “,Gonzalez, José Luis, Casals Albe ,
Falcones Alejand o, CLAVES DEL CONSTRUIR ARQUITECTONICO, Tomo I P incipios, 1° Edicion. Spain, Ba celona, Edi o ial Gus a o Gili , SL,
Ba celona, 1997. Pp 224, T es Tomos, pag.146.
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“E’ necessa io, (come dice anco Vi u io), che l’A chi e o sappia la gene azione, e na u a, e
mis ione in gene e, & in specie, e la empe a u a più; e meno delle ma e ie, e massime delle
p incipali, e più a e alla cos u ione de gli edi ici: e ada iloso ando pe conosce , e sape le cause
delle lo o quali à, & e e i, come egli a es a con ques e pa ole :”….; acciò possi dispo le a pa e à
pa e, e con agione nelle ondamen e, e nelle mu a, o pe gli o namen i den o, e uo i, e non
con onda l’una specie con l’al a: e di u e ques e cose a à anco il agionamen o nos o.” (Pag.173)
L’Au o e colloca ques a ase in ape u a del capo; la inse isce subi o dopo le p ime ighe
nelle quali ci na a di che cosa a e à il Lib o VII. Con il nome di Vi u io e con le sue
a e mazioni da un peso maggio e ed uno spesso e ile an e alle sue es imonianze.
Anco a l’Au o e, chiamando in causa un al o illus e pe sonaggio, qual’ è A is o ele, si
concen a sulla igu a dell’a chi e o e su quello che de e esse e in g ado di a e, quali
sono i suoi compi i ma anche sul uolo dell’ope aio e sue mansioni:
“A is o ele, olendo mos a e, che la ma e ia è domina a in due manie e, l’ na da quelli che
solamen e la p epa ano, senza al o ine, come quelli che anno i ma oni, e cauano le pie e, e
p epa ano i legnami, & al e simiglian i, ma che l’a chi e o conosce speci ica amen e la o ma, e
pe ché ella è a a, e come elle si de e sa e ne gli edi ici, e pe ò dice. …”( Pag.173)
Pone una ne a di e enziazione a i due uoli ma ichiama anche quelli che sono i
momen i salien i della ase p odu i a di un ma e iale:
• es azione delle ma e ie dal suo s a o na u ale;
• p ima con o mazione dei ma e iali;
• seconda con o mazione nell’edi icio nel suo luogo de ini i o.
11
In u e e e le asi eme ge il uolo dell’ope aio specializza o; nella e za senza dubbio il
uolo ondamen ale è quello dell’a chi e o, e delle conoscenze che de e a e e dei
ma e iali e della posa in ope a degli s essi.
Anche l’opinione di A is o ele, come p ima a e a a o quella di Vi u io, con ibuisce ad
a icchi e e ende e le a e mazioni dell’au o e più c edibili. En ambe le ci azioni
conco ono a ende e più chia o quello che è il uolo che l’a chi e o de e a e e, le
11
“La ase p oduc i a a su ez se compone de es momen os en lo que se desa ollan acciones ambién de muy di e en e en idad en cuan o a los obje i os y sus mé odos:
La ex accion de ma e iales de su es ado na u al;La p ime a con o macion de los ma e iales en cen os de p oduccion ijos; La segunda con o macion del edi icio en su luga
de ini i o. “Gonzalez, José Luis, Casals Albe , Falcones Alejand o, CLAVES DEL CONSTRUIR ARQUITECTONICO, Tomo I P incipios, 1° Edicion. Spain,
Ba celona, Edi o ial Gus a o Gili , SL, Ba celona, 1997. Pp 224, T es Tomos, pag.149.
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conoscenze delle quali de e esse e pad one; ed inol e a di e enzia e due impo an i
igu e che anno pa e del mondo della cos uzione.
Andando a an i possiamo a e ma e che:
“Le ecniche possono esse e di ise in: ecniche necessa ie pe abb ica e un ma e iale e ecniche
necessa ie pe la co e a posa in ope a dello s esso”
12
Nel p imo caso si può pa la e non solo delle ecnica pe ealizza e un ma e iale ma anche
della ecnica pe es a lo:
“Gli An ichi (Come dice Plinio) si me auiglia ono, che Annibale passasse l’Alpi con an o
nume oso ese ci o, pe eni e in I alia, e che si spezzasse o i mon i pe se ui sene ne gli edi ici …”
(Pag.175)
Plinio, come abbiamo is o p eceden emen e, ci pa la ondamen almen e dell’o igine
geog a ica dei ma e iali ma ci in oduce alla ecnica di es azione degli s essi.
Nel Capo II, “Che nell’edi ica e debbiamo se i si delle ma e ie più habili, e che concedono i Paesi:
e si deono scieglie e, e p epa a e in empo opo uno.”, l’au o e a e ma:
“Le ma e ie ogliono esse ali, che pe quali à possino cos ui e u o il co po , e le pa i p incipali
dell’edi icio, e pe ciò è necessa io aue e ques a auue enza, che al e ma e ie si conuengono à
cos ui e , & eleua e n gene e d’edi icio, & al e ad n al o: e a u i i gene i d’edi icij, e
di e en e i empij, & i Palazzi pubblici de P incipi, o siano delle Republiche , e simili al i deono
esse a i de ma e ie, e pe lo o na u a siano mol o du abili, & anco se si può di specie nobile, e
delica e. Le p ime, & anco più obus e, e g andi, e g aui, e piene d’ogni bellezza se ui anno
pe le ondamen e, e mu a , e pe i piani, e e i, e le al e poi si dis ibui anno ad so degli
o namen i: a ine che secondo le specie, e quali à lo o siano dis ibui e ne luoghi più
conuenueuoli, e possino a alidamen e l’u icio lo o, la qualcosa è di somma impo anza
all’edi ica bene.” (Pagina 178-179)
Le conside azioni a e dall’Au o e eme gono di e amen e dalla sua espe ienza. Ciò
appa e e iden e sop a u o nella seconda pa e della ci azione, quando ci illus a la
di e si à delle ma e ie e di come alcune di ques e siano più ada e a ealizza e le
12
“En una p ime a ap oximacion es azonable di idi las ecnicas en e las que son necesa ias pa a ab ica los ma e iales de cons uccion y las de pues a en ob a”,
Gonzalez, José Luis, Casals Albe , Falcones Alejand o, CLAVES DEL CONSTRUIR ARQUITECTONICO, Tomo I P incipios, 1° Edicion. Spain, Ba celona,
Edi o ial Gus a o Gili , SL, Ba celona, 1997. Pp 224, T es Tomos, pag.151.
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ondazioni ed al e in ece o ino di e en i applicazioni a seconda delle lo o
ca a e is iche isiche, chimiche e meccaniche.
Quando ci accon a pe ò dell’es azione della pie a, del pe iodo più oppo uno a a lo, ed
in pa icola e della lo o s agiona u a, in endendo pe s agiona u a le condizioni di
s occaggio del ma e iale, ma e iale che po ebbe eni e in acca o nelle sue ca a e is iche
in inseche dagli agen i a mos e ici come i en i, le piogge ed il ghiaccio, a i e imen o pe
l’ennesima ol a a Plinio e anche a Ca one:
“E quan o alle pie e, dice Ca one e Plinio, che elle si deono caua e più os o nel empo de la Es a e,
che in alcun al a s agione; poiché di p imaue a elle sono di subi o o ese, e danneggia e da en i
d’Au unno delle pioggie, e pe il sop auen e e no i giacci le ompono, e spezzano acilmen e.”
(Pag. 179)
O endoci così impo an i consigli di o dine p a ico.
Anco a, l’a chi e o sc i e:
“GLI ANTICHI segauano i ma mi con sega di e o mol o so ile senza den i, aspe gendo acqua, &
a ena di a ie so i, come habbiamo da Plinio, la E iopica pe esse più ene a lasciaua il aglio ne o
di icile al ipuli e. ”(Pag.190)
Pa liamo di s umen i e ecniche di es azione dei ma mi.
A e ma Va agnoli:” La sega. E’ cos i ui a da una lama che sco e nella s essa sede e odendo
ma e iale, g azie all’azione di un ab asi o; le seghe da pie a, a di e enza di quelle da legno, non
sono in a i den a e, anne nel caso di pie e ene e. L’ab asi o più comune e a ce amen e la
sabbia, addiziona a con acqua pe acili a e l’u ilizzazione e diminui e il su iscaldamen o.
Na u almen e la eloci à del aglio a ia a seconda della du ezza della pie a e dell’e icacia
dell’ab asi o
13
”
Plinio anche in ques o caso, ci o nisce impo an i delucidazioni ecniche ci ca i me odi di
es azione delle pie e, acc esce in ques o modo il sape e asmesso dall’Au o e,
a icchendolo di nozioni e di compe enze.
L’au o e ci pa la poi della la o azione delle ma e ie:
13
C . Va agnoli, C. La ma e ia degli an ichi edi ici, in G. Ca bona a (a cu a di), T a a o di es au o a chi e onico, oll. 4, To ino, U e , 1996, ol. I, sez. C,
pp. 303-470.
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“Dice anco Plinio, che il Labe in o dell'Isola di Lemno hebbe 140. Colone di ma mo, … onde à
ques o modo dopò lauo a e di g osso elle u ono ido e all'ul imo pulimen o, e pe e ione; quasi in
simiglian e modo a nos i empi si anno i lauezzi da coce ci cibi a Como, a Chiauenna, & à Chiu
pos i nella Lomba dia; de quali ne a men ione anco Plinio.”(Pag.190)
In ques o caso ci iene spiega o come gli elemen i a chi e onici, le colonne pe la
p ecisione, enisse o p ima la o a e di “g osso” e poi successi amen e i ini e.
Anco a:
“Vsano gli An ichi (come dice Plinio e Vi u io) di a e le mu a, & i ma mi isplenden e dopo
ega i lus a i quelli con le cazzuele, ques ì con le pie e mola i, & il me iglio s opicciandoli bene
con con el oni bianchi, il che a anco a ogni al a di panno di lana, e con la lana s essa. (Pag.191)
“A p incipio i ma mi si me euano in pezzi in ie i, e si ace ano u e le g ossezze delle mu a,… &
al oue & in p og essio di empo (come dice Plinio) d’essi si inues iuano le mu a, …” ( Pag.191)
Come possiamo no a e gli au o i che maggio men e engono in e pella i sono Vi u io e
Plinio. Inse isce ques e ci azioni nel Capo V , quando ci pa la dei ma mi e mis i u ilizza i
in I alia, al di là dell’Appennino e di quelli u ilizza i in Lomba dia ai suoi gio ni; ma nelle
ul ime pagine del Capo a e ma:
“F a i ma mi ne i, come il Tena io nell’isola del Ma Egeo; e quelli dell’A ica (come dice Plinio)
ouasi assai di e enza di du ezza, e gli ni e gli al i e ano più du i, che ques i d’I alia, e pe ciò
bisogne condu li a inimen o con pacienza.”
Con ques a ase l’Au o e c ea un collegamen o a passa o e p esen e e me e in elazione
ma e iali “an ichi” e ma e iali “mode ni”. Da ques o pun o in poi, chiama a sos egno delle
sue esi, on i an iche come Vi u io e Plinio.
Fo se, nonos an e il passa e del empo ques i due pe sonaggi, pe mangono semp e come
un pun o di i e imen o; una on e di conoscenza ecnica che ai empi dell’au o e non è
s a a anco a soppian a a da al i conosci o i.
Successi amen e l’au o e ci pa la della posa in ope a dei ma e iali:
“E il Paese della Babilonia u semp e come nudo d’albe i, ecce o, che e a p oduce ole di g an
quan i à di palme. Pe ciò (dice S abone), che sa ono a a e le habi acioni lo o, pian ando legni di
Palme in o ma di colonne , a quali me euano al i legni pe aue so; e poi da colonna a colonna
auoglieuano uni a e di paglie , e di a men i: e ques e colonne colo i ano in a ie manie e; e nel
imanen e aceuano poi i piani, e sino i e i senza egole : e u i in ol o; essendo, che in que paesi
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non i pioue mai. Le po e, e le ines e le aceuano poi di bi ume, e le in inge ano di sop a
ia.”(Pag.177)
S abone, an eceden emen e, ci ha na a o dell’o igine geog a ica dei ma e iali; qui
ocalizza l’a enzione su due impo an i aspe i:
il p imo, un ema che l’Au o e in ap ende sin dalle p ime pagine del a a o, ossia quello
dell’u ilizzo delle ma e ie au oc one;
il secondo, un aspe o p e amen e di o dine ecnico, ossia la posa in ope a del ma e iale e
la ealizzazione delle abi azioni median e l’u ilizzo delle palme, enendo con o del
ma e iale p esen e in na u a e delle condizioni clima iche locali.
Con ques e a e mazioni S abone o nisce un caso conc e o di applicazione dell’u ilizzo di
ma e ie au oc one e delle nozioni di o dine ecnico sulla posa in ope a dei ma e iali e la
ealizzazione di abi azioni median e l’u ilizzo delle medesime ma e ie. Nel p imo caso
appo a una isione più ampia di ciò che già l’au o e p eannuncia a in ape u a di Lib o,
nel secondo un esempio conc e o che con ibuisce ad amplia e il bagaglio cul u ale del
le o e.
Al e impo an i ci azioni sono:
“Di ques a pie a (la pie a Amian o) gli an ichi aceuano anco i lucinoli nelle luce ne, e lampade, i
quali non si consuma ano mai se non mancaua ad essi la ma e ia dell’oglio; come cauamo da
Diosco ide, e da Plinio, e da Hie ocle, & al i au o i.“( Pag.181)
La ci azione conside a a è a a dal Capo IV, nel quale l’Au o e ci pa la dei ma mi e mis i,
u ilizza i sia dai G eci che dai Romani ma anche da al i popoli. Come spesso è già
capi a o, a i e imen o ad au o i del passa o pe o ni ci ul e io i in o mazioni sui
ma e iali che eni ano u ilizza i in an ichi à; egli p obabilmen e, è ha conoscenza della
lo o esis enza ed u ilizzo, ma pe o ni ci delle in o mazioni conc e e su di essi a
i e imen o a Plinio, a Diosco ide e Hie ocle, in ques o modo a al di là della semplice
ci azione e ci o nisce esempi di applicazione p a ica di ques i ma e iali.
Successi amen e con inua, seguendo la s essa linea:
“Della pie a Specula e o aspa en e quasi come il e o, gli an ichi l’adope auano in ece di e i,
che usamo oggidì, e c is alli alle enes e pe ene l’A ia, & il Sole il che po iamo caua e da Plinio il
mino e do e egli desc iue il Lau en ino, come habbiamo no a o nel Disegno di esso….”.(Pag.186)
L’Au o e non ci pa la solamen e di A chi e u e, ci accon a di come ques i ma e iali
enisse o impiega i anche nella ealizzazione di al i elemen i, come le s a ue:
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Palchi, o lacuna i di so i i di las e d’Alabas o, e d’o o, e pa imen e e ano ado na e di S a ue;
onde da u e ques e cose si comp ende n me a iglioso edi icio.“ ( Pag.185)
“Pausania dice che in A hene, la biblio eca edi ica a a nome di Ad iano Impe ado e, e il Gimnasio
icino al Tempio e ano ado na i di ma mi Libici con cen o colonne mol o igua deuoli, e belle…”
(Pag.185)
“Dice Pausania , che il Simulac o di Diana Di imea p esso a gli Amb ossensi e a a o di pie a
ne a, che debbia ne in ende ma mo : pe che non e e i imil cosa, che le pie e delle quali u ono
a e le mu a della lo o Ci à usse o buone da a s a ue.” (Pag.185)
“Del Ma mo Pa io se ne a men ione mol e ol e in Pausania, come d’un sasso p epa a o dagli
A heniesi pe a un T o eo, del quale Fidia ece poi la s a ua della Dea Nemesi, & in Mega a
pa imen e i e a n Sa i o di ma mo Pa io, di mano di P asi ele, & anco in Co in o e aui la s a ua
di Vene e del mede imo ma mo; e quella di Ce e e nella Rocca de'Fliassij, icino a Scicionij.”
(Pag.185)
“I MEGALOPOLITANI nella À chadia, haueuano nel Tempio di Gioue Sc ua o e, ll Simulac o di
Megalopoli, e di Diana Sospi a, di ma mo Pen elico, e dell’is esso ma mo e ano le s a ue di Pallade
Alea , e di Esculapio , e della Sani à: nel Tempio di quella Dea p esso a' Tage i (come dice
Pausania) & in Tebe della Beo ia nel Tempio d'E cole i e a la sua s a ua; e quella di Pallade , in
o ma di Colosso pu di ma mo Pen elesio. E pe chè ques a ma e ia doueua esse e mol o app op ia a
al lauo a di quad o, & allo scolpi e, pe ò (come dice Pausania) il simulac o della mad e Didimena
nel suo empio: p esso al iume Di ce e a pa imen e di Ma mo Pen elico col suo seggio.”(Pag.186)
Pausania è senza dubbio il pe sonaggio che iene ci a o maggio men e quando pa liamo
di casi conc e i di applicazione.
Egli ci o nisce un applicazione conc e a in un ce o con es o ecnologico dell’epoca. Da
ques a applicazione po ebbe esse e es apola o un modello conce uale di u ilizzazione
dei ma e iali da applica e nei a i con es i ecnologici.
5.7 Conside azioni
Come è s a o de o anche nell’in oduzione, Scamozzi pe asme e e le sue conoscenze a
i e imen o alle pa ole di impo an i au o i.
L’A chi e o ami e le lo o oce, ci na a della ecnica, della na u a, dei aspo i e
dell’economia, ed in ine di casi conc e i d’in e en o.
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S udiando ques e on i è s a o possibile appu a e quando egli a i e imen o ad una o
all’al a on e; quando ne ci a più di una ed ipo izza e pe ché ciò accada e che cosa l’au o e
oglia asme e ci in ques o modo.
In ine se la conoscenza che egli ci asme e con ques o c i e io sia eale o i izia.
P o iamo ad analizza e le on i e il sape e che esse asme ono:
Au o i O igine
geog a ica La na u a
La ecnica,
es azione,
la o azione
e posa in
ope a
I aspo i e
l’economia
Casi conc e i
di
applicazione
A is o ele No Si No No No
Cice one No No No Si No
Galeno Si No Si No No
Pausania Si No No Si Si
Plinio Si Si Si Si Si
S abone Si No Si Si No
Vi u io Si No Si Si Si
Pa iamo sicu amen e dalla on e maggio men e ci a a dall’Au o e, pa liamo di Plinio.
Egli iene chiama o in causa quando ci uole pa la e di di e en i ema iche: una di ques e
è l’o igine geog a ica del ma e iale.
Uno dei conce i ondamen ali che l’au o e uole comunica ci è quello dell’u ilizzo delle
ma e ie au oc one.
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L’au o e mos a immedia amen e l’es ema conoscenza dell’o igine della ma e ie u ilizza e
ai suoi empi; s essa cosa non può esse e de a pe le ma e ie che eni ano u ilizza e in
passa o; pe ques e si i olge alle on i.
Nella a azione dei ma e iali da cos uzione sceglie di suddi ide li in ma e iali
“mode ni”, ossia quelli u ilizza i ai suoi empi e in ma e iali “an ichi”, u ilizza i nel passa o.
Dei ma e iali “mode ni” ci pa la in p ima pe sona, sc i e acendo i e imen o alle sue
conoscenze acquisi e con il la o o e con lo s udio. Si deno a il suo sape e; quando in ece
pa la del passa o e dell’o igine dei ma e iali an ichi a inge a piene mani alle on i.
Scamozzi appo a di e amen e un sape e a lui con empo aneo, u o delle sue espe ienze
la o a i e, ma anche un sape e “an ico” che ae dalle on i an iche.
Ci a Plinio, me e in e idenza le sue impo an i conoscenze ma decide di a a ne solo
alcune, quelle che ealmen e appo ano una compe enza u ile all’edi ica e, ocalizza la sua
a enzione su quelle che ealmen e ci danno un sape e u ile.
Con le pa ole di Plinio ci o e una duplice in o mazione: la geog a ia del ma e iale e la
denominazione dello s esso. In passa o in a i, mol i e ano conosciu i e no i ma la lo o
denominazione non e a uni oca; l’au o e a inge a lui, pe o i e un quad o più chia o
possibile. Spesso lo p e e isce ad al i, p obabilmen e pe il suo as o sape e; pe ché ci
o nisce una chia e di le u a di e en e ed andando al di là della geog a ia del ma e iale,
o e al e conoscenze che anno a occa e la na u a e a e p op ia del ma e iale, come ad
esempio della sua colo azione. L’u ilizzo di ques e ci azioni ci pe me e di a e e un
ul e io e delucidazione in me i o al ma e iale del quale s iamo pa lando e del suo
iconoscimen o, e quindi della sua classi icazione. S esse conside azioni possono esse e
a e ela i amen e alla ecnica, ai casi di applicazione e ai aspo i.
Nel caso della na u a della pie a possiamo a e ma e che Plinio, spesso o nisce
in o mazioni in e essan i ci ca la na u a isica della pie a: la sua acili à allo s alda si in
lamine; la esis enza a gli agen i a mos e ici, all’azione dei aggi sola i, al eddo in e nale.
La capaci à di conse a si nel co so del empo .Qui, ealmen e, l’au o e a al di la della
semplice menzione di gene e di pie a, me e al co en e il le o e delle sue eali
ca a e is iche isiche. Ci pa la poi della du ezza, della malleabili à, e a abili à.
Ci o nisce delle in e essan i in o mazioni di ca a e e ecnico che anno al di là del
semplice imando al ma e iale. Appo a un sape e che a mol o ol e la semplice ci azione
della on e an ica.
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Plinio, ci pa la ondamen almen e dell’o igine geog a ica dei ma e iali ma ci in oduce
alla ecnica di es azione degli s essi. Egli ci o e impo an i consigli di o dine p a ico,
ile an i delucidazioni ecniche ci ca i me odi di es azione delle pie e, acc escendo in
ques o modo il sape e asmesso dall’Au o e, a icchendolo di nozioni e di compe enze. Ci
pa la poi della la o azione delle ma e ie. Ci spiega iene come gli elemen i a chi e onici,
le colonne pe la p ecisione, enisse o p ima la o a e di “g osso” e poi successi amen e
i ini e. L’Au o e uole me e e in e idenza come la conoscenza del ma e iale, che
l’a chi e o do ebbe a e e, o nisce la possibili à di u ilizza e quello s esso ma e iale nel
modo più ada o e con enien e possibile, pe a e da lui un isul a o o imale. U ilizza le
pa ole di Plinio pe o ni ci un esempio di ale capaci à. Pe quan o igua da i aspo i,
Scamozzi a i e imen o alle Pa ole di Plinio quando ocalizza la sua a enzione su gli
aspe i ecnici, come quello di spiana e la s ada da pe co e e pe il aspo o del
ma e iale, con dei cilind i; pe po e passa e più age olmen e e condu e elocemen e gli
s essi a des inazione. Pone inol e l’a enzione su gli a i ici ado a i pe po e aspo a e
le colonne acendole gi a e su se s esse in manie a ale che anche un bambino osse in
g ado di a lo. I casi conc e i di applicazione isul ano spesso lega i alla na u a del
ma e iale; a seconda di ques a sua na u a un ma e iale e à u ilizza o pe uno scopo o pe
un al o. Pe ques o il nome di Plinio, ci a o già in p ecedenza quando si anda a a pa la e
della na u a dei ma e iali s essi ico e so en e anche in ques a sede.
Ciò che è s a o de o sino a ques o momen o ci da un idea di quella che è s a a
l’appo azione che le pa ole di Plinio sono iusci e a da e alla s esu a del a a o.
Pa liamo o a di un'al a au o e olissima on e: Vi u io.
Il nome di ques o au o e è lega o, come le ci azioni ipo a e ci dicono, ondamen almen e
alla di usione di no izie lega e alla ecnica, in endendo con ques a sia l’es azione, che la
la o azione che la messa in ope a del ma e iale.
G azie alle pa ole di Vi u io l’au o e ci o nisce in e essan i conside azioni di o dine
p a ico su quello che un a chi e o de e sape e sui ma e iali, sul li ello di conoscenza che
egli de e a e e e quindi sul a o che de e esse e in g ado di s abili e do e e come
u ilizza e quelle de e mina e ma e ie. U ilizzando il nome di Vi u io, l’au o e, o nisce
alla sua a azione un ca a e e di au o e olezza.
G azie alle sue pa ole, l’A chi e o ci o nisce delle impo an i in o mazioni di o dine
ecnico ci ca la la o azione e posa in ope a dei ma e iali; come ad esempio nel caso dei
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ma mi quando ci spiega come i ma mi enisse o p ima ega i e lus a i con le cazzuole,
poi con le pie e mola i ed lucida i poi con el i di lana o con la lana s essa.
Vi u io pe mane assieme a Plinio, semp e come un pun o di i e imen o; una on e di
conoscenza ecnica che ai empi dell’au o e non è s a a anco a soppian a a da al i
conosci o i.
Viene chiama o in causa dall’Au o e pe o ni ci ul e io i delucidazioni sul
compo amen o della pie a di on e all’azione degli agen i a mos e ici.
Anco a il suo nome appa e quando si conside ano i aspo i e l’economia: con le pa ole di
di Vi u io, l’au o e, ocalizza la sua a enzione su degli aspe i ecnici, come quello di
spiana e la s ada da pe co e e pe il aspo o del ma e iale, con dei cilind i; pe po e
passa e più age olmen e e condu e elocemen e gli s essi a des inazione. Pone inol e
l’a enzione su gli a i ici ado a i pe po e aspo a e le colonne acendole gi a e su se
s esse in manie a ale che anche un bambino osse in g ado di a lo. In ine, semp e
chiamando in causa il medesimo, Scamozzi, ip ende un p oblema a lui assai ca o,
l’u ilizzo delle ma e ie au oc one, già ci a o in ape u a del p esen e capi olo; l’u ilizzo di
ques e ma e ie compo a in a i un ispa mio di na u a economica.
Vi u io, in ine iene nomina o anche quando engono a a i casi conc e i di
applicazione, degli esempi a cui il le o e può a e i e imen o; che possano illus a gli in
che manie a è s a o u ilizza o quel de e mina o ma e iale, che usi se ne sono a i e se si
a a di una ma e ia ealmen e ada a a quel ipo di la o o o di ope a.
Richiamando le pa ole di Vi u io, l’au o e ci asme e la conoscenza che si a e a di quel
de e mina o ma e iale e l’u ilizzo che se ne ace a. Il nome di Vi u io isul a semp e e
comunque esse e lega o alla ecnica
U ilizzando le pa ole di ques o au o e, Scamozzi dimos a l’a endibili à che si da a alle
sue pa ole e le conoscenze che ealmen e egli appo a a dal pun o di is a ecnico che in
ques o caso s ociano in casi di applicazione conc e a.
Vi u io iene chiama o in causa anche quando si pa la della geog a ia dei ma e iali, ma il
suo nome iene a ianca o a quello di Plinio, che in al senso icop e un uolo
de e minan e.
S abone iene in e pella o dall’Au o e quando si pa la dell’o igine geog a ica dei
ma e iali. Egli a i e imen o a ques a on e quando a a a a e dei ma e iali an ichi.
A ol e il suo nome iene a ianca o al nome di Plinio
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P obabilmen e ques a associazione iene a a pe ende e più c edibile la sua a azione;
le opinioni di due illus i pe sonaggi in eg ano le no izie che ci engono o ni e.
In ques o caso l’u ilizzo di più on i in con empo anea non gene a con usione ma un
quad o più comple o delle o igini dei ma e iali a a i.
Al e ol e in ece le opinioni dei medesimi au o i a ianca a, sono con as an i; con
l’a e mazione di uno si uole smen i e quella dell’al o, ma pe come è s u u a o il
pe iodo ques o con on o c ea con usione al le o e.
S abone, o meglio l’Au o e, ocalizza la sua a enzione anche sulla ecnica.
Egli ad un ce o pun o, pone in e idenza due impo an i aspe i:
il p imo, un ema che l’Au o e in ap ende sin dalle p ime pagine del a a o, ossia quello
dell’u ilizzo delle ma e ie au oc one;
il secondo, un aspe o p e amen e di o dine ecnico, ossia la posa in ope a del ma e iale e
la ealizzazione di alcune abi azioni median e l’u ilizzo di palme, enendo con o del
ma e iale p esen e in na u a, in quel de e mina o luogo e conside ando le condizioni
clima iche locali.
Con ques e a e mazioni S abone o nisce un caso conc e o di applicazione dell’u ilizzo di
ma e ie au oc one e delle nozioni di o dine ecnico sulla posa in ope a dei ma e iali e la
ealizzazione di abi azioni median e l’u ilizzo delle medesime ma e ie.
Con le sue pa ole appo a una isione più ampia alla a azione, so olineando
l’impo anza dell’u ilizzo delle ma e ie au oc one, e o nendo nel con empo un esempio
conc e o che con ibuisce ad amplia e il bagaglio cul u ale del le o e.
Ci pa la in ine del ema dell’economia e dei aspo i; l’Au o e, acendo ico so alle sue
pa ole pone l’accen o su un aspe o ile an e, l’u ilizzo dell’acqua come mezzo di
aspo o pe il comme cio, sia ia iume sia ia ma e.
Focalizza la sua a enzione sulle dis anze e come abbiamo is o anche nel capo dedica o
all’o igine geog a ica del ma e iale, sull’esa a ubicazione dei luoghi. E’ p obabile che lo
accia pe o ni ci una esa a ubicazione dei luoghi che engono ci a i, con che mezzi sia
possibile aggiunge e ques i luoghi e in quan o empo.
Il passaggio dall’aspe o p e amen e logis ico all’aspe o economico è p essoché
immedia o.
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Conside iamo o a un al o impo an e pe sonali à alla quale a i e imen o l’Au o e è
Pausania.
Egli iene menziona o, quando si pa la dell’o igine geog a ica dei ma e iali; accan o al
nome di al i pe sonaggi; quando ci pa la o meno della bene olenza o meno della na u a
nel concede e all’uomo le ma e ie e a ciò che l’a chi e o de e sape e su di esse; al a o che
pe edi ica e sia necessa io u ilizza e le ma e ie miglio i che paesi concedono, le quali
de ono esse e scel e e p epa a e in manie a oppo una.
I i e imen i a ques o au o e sono assai sca si in me i o alla a azione dell’o igine dei
ma e iali; egli in a i e à chiama o in causa spesso pe la a azione di casi conc e i di
in e en o, come ed emo più a an i. La conoscenza che egli appo a con le sue pa ole
iene suppo a a dalle a e mazioni di al i impo an i au o i; pa liamo di Plinio, Vi u io,
S abone e Galeno.
Il nome di Pausania appa e anche quando s iamo pa lando di economia e di aspo i.
Come abbiamo più ol e de o, nel a a o l’Au o e o nisce impo an i in o mazioni ci ca
le modali à con le quali a eni ano i aspo i dei ma e iali. Alcune di ques e no izie le
asme e di e amen e lui, in p ima pe sona; men e quando si i e isce ai empi an ichi,
o iamen e si i olge alle on i an iche. T ami e le pa ole di Pausania, ci o nisce degli
esempi di u ilizzazione del ma e iale, ci accon a come il ma e iale u ilizza o enisse
condo o a ol e anche da paesi lon ani, come nel caso dell’Egi o, e e so al i come la
F ancia, la Spagna e al i. Fo se l’Au o e uole so olinea e la acili à con la quale a ol e
ques i comme ci a enisse o, anche de si a a a di me e assai dis an i a di lo o. E come
spesso gli uomini non si cu ino del a o e economico e delle dis anze. Le pa ole di
Pausania ci o niscono un quad o gene ale dell’economia lega a alla ealizzazione di ope e
a chi e oniche, di come a ol e non si bada a a spese e si aspo asse o ma e iali da pos i
lon ani nonos an e i cos i. Pone in luce un quad o e i ie o che ci a capi e in che modo
unzionasse il me ca o.
Pausania ci pa la, anche di casi conc e i di applicazione.
L’Au o e in a i, all’in e no della sua a azione inse isce di so en e casi conc e i di
applicazione. Si a a di esempi a cui il le o e può a e i e imen o. Possono se i e pe
capi e in che manie a è s a o u ilizza o quel de e mina o ma e iale; che usi se ne sono a i
nel co so del empo; se si a a di una ma e ia ealmen e ada a a quel ipo di la o o o di
ope a. Pausania ci p esen a anche degli esempi che si dis accano dall’a chi e u a; ciò
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accade quando ci pa la ad esempio delle s a ue. P obabilmen e, l’in en o dell’Au o e è
quello di a capi e come uno s esso ma e iale possa a e e di e en i applicazioni, semp e
enendo con o delle sue ca a e is iche isiche, chimiche e meccaniche.
Pausania con le sue pa ole ci o nisce degli esempi dai quali a e spun o e agiona e.
Egli è senza dubbio il pe sonaggio che iene ci a o maggio men e quando pa liamo di casi
conc e i di applicazione. Egli ci o nisce un applicazione conc e a in un ce o con es o
ecnologico dell’epoca. Da ques a applicazione po ebbe esse e es apola o un modello
conce uale di u ilizzazione dei ma e iali da applica e nei a i con es i ecnologici.
Conside iamo o a A is o ele.
Una delle di icol à che Scamozzi de e a on a e nella a azione dei ma e iali, ed in
pa icola modo delle pie e, è senza dubbio quello della de inizione delle lo o
ca a e is iche in inseche e quindi della lo o na u a. Pe ca a e is iche in inseche
possiamo in ende e quelle di na u a chimica, isica e meccanica. De ini e la na u a delle
pie e è un quesi o di non acile soluzione, pe ques o l’au o e si appella più ol e a
pe sonaggi come A is o ele.
Egli chia i ica, se pu in chia e s e amen e iloso ica alcuni conce i impo an i
igua dan i la ma e ia e le sue po enziali à. Ci pa la della ma e ia “sensibile “, che iene
pe cepi a median e i sensi (pie e, legno e e me alli) e della ma e ia “in ellegibile”, ossia
quella pe cepi a median e l’in elle o (Scienze ma ema iche e a chi e u a). Gene a o se,
un po’ di con usione quando asse isce che le ma e ie a chi e oniche possano esse e in ese
con l’in elle o. Richiama la nos a a enzione su quelli che sono i uoli lega i a ques a
de inizione: da una pa e l’a chi e o e dall’al a l’ope aio.
A e ma inol e che la ma e ia iene p ima della o ma, che in se con iene delle
po enziali à, e che ques a o ma la può ice e e du an e la sua la o azione.
La di icol à dell’Au o e a de ini e la na u a e la genesi della pie a appa e palese.
Le spiegazioni che po a a sos egno della eo ia della gene azione dei ma mi, non
mos ano nessun ipo di ondamen o scien i ico e quindi non appo ano al le o e una
conoscenza a endibile. Inol e p ospe ano un quad o cao ico dell’o igine delle pie e, non
p oducendo da i in e essan i alla conoscenza delle pie e s esse.
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Come più ol e è s a o so olinea o, nel p esen e la o o, Scamozzi nella s esu a del a a o
si do e e scon a e più ol e con la mancanza di in o mazioni di na u a geologica, sca se
ai empi suoi e anco meno secoli p ima. Pe po e soppe i e a ques e mancanze,
o iamen e a i e imen o alle on i da lui conosciu e e no e. Una di ques e è A is o ele. La
spiegazione che ci o nisce può esse e de ini a inconsis en e dal pun o di is a scien i ico,
e chimico, e gene a mol a con usione, sop a u o se appo a o al en a i o dell’au o e di
da e una classi icazioni coe en e alle occe.
Pa lando di Cice one possiamo a e ma e che nel a a o l’Au o e o nisce impo an i
in o mazioni ci ca le modali à con le quali a eni ano i aspo i dei ma e iali. Alcune
no izie di ques o gene e, le o nisce lui in p ima pe sona; quando in ece si i olge al
passa o, a i e imen o alle on i an iche, in ques o caso a Cice one. L’appo o o ni o da
Cice one pone l’accen o su un p oblema ca o all’au o e, che pone anche dei is ol i
economici impo an i, ossia e idenzia la di icol à che nasce dall’u ilizzo di una pie a non
au oc ona, che de e esse e condo a da lon ano.
Pa liamo di di icol à di o dine ecnico ma pa liamo anche, quasi sicu amen e, di p oblemi
di na u a economica. Il a o e “ aspo i” si mos a quindi s e amen e connesso
all’economia e ai p oblemi di na u a economica lega i a ques o.
Nel caso di Galeno, possiamo di e che l’Au o e si i olge a lui pe a a e di e en i
ema iche; come quella dell’o igine geog a ica dei ma e iali. Ci a il suo nome quando ci
pa la della bene olenza o meno della na u a nel concede e all’uomo le ma e ie e a ciò che
l’a chi e o de e sape e su di esse. Quando so olinea il a o che pe edi ica e sia
necessa io u ilizza e le ma e ie miglio i che paesi concedono, le quali de ono esse e scel e
e p epa a e in manie a oppo una. Egli come già più ol e a e ma o , si i olge alle on i
quando ci pa la dei “ma e iali” an ichi; pe la a azione dei quali ha bisogno di un
suppo o. In ques o angen e chiama in causa Galeno che o nisce, delle no izie ci ca
l’o igine geog a ica di alcuni ma e iali; anche se il suo in e en o, in ques o angen e
isul a ma ginale ispe o a quello di al i au o i.
Galeno , iene ci a o anche nel caso della ecnica, ma anche qui la sua p esenza icop e un
uolo assai ma ginale.
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6. CONSIDERAZIONI FINALI E LINEE GUIDA DÌ SVILUPPO
In base a u o ciò che è s a o de o nelle pagine p eceden i, nei capi oli qua o e quin o;
possiamo o mula e a ques o p oposi o alcune ipo esi in e essan i che po ebbe o s ocia e
in linee guida di s iluppo pe un a e en uale esi do o ale .
Una di ques e po ebbe esse e senza dubbio uno s udio di e o delle on i.
Po emo s udia e a ondo, come è s a o già a o in manie a p elimina e ciò che appo ano
le on i al T a a o. Sceglie e una di ques e on i; un nome in e essan e po ebbe esse e
quello di Plinio, ci a o in manie a copiosa in i e imen o a an e p oblema iche.
Fa o ques o, s udiando Plinio e i suoi sc i i, ede e in che manie a ealmen e lo Scamozzi
ha a in o dalle sue pagine e ha a o sue quelle conoscenze. Una ol a a o ques o sa à
possibile s abili e qual è il bagaglio p op io dell’au o e.
Un'al a ipo esi po ebbe esse e quella di ealizza e un analisi della conoscenza p op ia
dell’Au o e; una ol a es apola a ques a conoscenza, a e una classi icazione delle sue
eali conoscenze.
Indica le in manie a de aglia e, s udia e i i e imen o e u o ciò che egli dice.
La classi icazione po ebbe esse e simile a quella già a a nel capi olo dedica o alle on i
an iche; ma po ebbe esse e anche di e en e e nasce e da un analisi accu a a del es o
sc i o, come d’al onde è accadu o nel p esen e la o o.
In manie a ul e io e po ebbe esse e in e essan e compa a e ques a classi icazione
o enu a con una classi icazione a uale delle medesime pie e; una io dinazione della
s essa classi icazione alla luce dell’a uali à.
In ine ma non pe ques o meno in e essan e po ebbe esse e la s esu a di un manuale di
le u a o meglio che un manuale che mi dia le di e i e pe po e accede e al sape e
asmesso dallo Scamozzi ma che abbia una chia e di le u a a uale e acilmen e uibile
dagli u en i.