MEMORIA
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L
ECTIO MAGISTRALIS
“...la ci à non dice il suo passa o, lo con iene...”
Memo ia e senso dei luoghi a ci à, e i o io e paesaggio
Ma ia Alessand a Vi o ini
1
La memo ia e il deside io. Gli occhi e il nome. I mo i e il cielo. I segni e gli scambi. Ques i e
an i al i possono esse e i il i con cui legge e le ci à.
Ci à che possono assume e le o me più di e se: ci à con inue, so ili o nascos e. O, più
semplicemen e, ci à in isibili. Quelle che I alo Cal ino, na a o e acu o e isiona io, ha sapu o
immagina e, a a e sa e e desc i e e in un iaggio unico che è s a o – e con inue à ad esse e-
la me a o a e la p e igu azione di mille e mille al i iaggi che ogni ci à, isibile o solo sogna a,
quo idianamen e ci o e. E così la eal à e a, conc e a, ama a e in igan e ce ca nella
immaginazione la sua dimensione ideale e in isibile. In isibile agli occhi ma icca e piena di
sugges ioni che la anno conc e a e eale. Ne sca u isce un ca alogo di modelli an as ici e
su eali, ma capaci di e oca e le mille e mille si uazioni eali - o solo possibili – di ci à, in cui la
men e può spazia e senza limi i.
Le b e i desc izioni delle ci à immagina e da Cal ino non o ano pos o in nessun a lan e ma
compongono un esocon o di iaggio a a e so luoghi isici e geog a ie dell’anima e della
men e. Un ca alogo che e oca le mu e oli e con addi o ie o me e gli in ini i modi in cui la ci à
iene da semp e cos ui a, abi a a, a a e sa a, issu a, dis u a, icompos a, abbandona a. La
ci à compa a del passa o e la megalopoli con empo anea, che si a es endendo a cop i e il
piane a.
Quello che ne eme ge è o se l’unico iaggio anco a possibile: quello che si s olge all’in e no
del appo o a i luoghi e i lo o abi an i, a il p esen e della lo o o ma a uale e il passa o che le
pe sone si po ano den o. T a i deside i e le angosce che ci accompagnano nel i e e le ci à,
a ne il nos o elemen o, so i le e ama le, anche senza a e le conosciu e.
Le mol e discipline che si occupano della ci à - la s o ia, la geog a ia, l’u banis ica, il p oge o,
la app esen azione e l’immagine, la poli ica, la sociologia, l’economia – possono compo e nel
lo o insieme un quad o a icola o, esaus i o ed esau ien e. Capace di in eg a e desc izione ed
analisi, app esen azione e in e p e azione, conoscenza del passa o e scena i u u i, da i
s a is ici e quan i à me iche. Ma è la sc i u a, con il o midabile s umen o del accon o o della
e ocazione, quella che più di al e iesce a occa e le co de delle sensazioni, dei pensie i
p o ondi indi iduali e colle i i. Dei singoli, delle comuni à, della lo o i a.
E allo a lasciamo che allo sgua do dello s o ico o del geog a o, dell’u banis a o dell’a chi e o,
del o og a o o del pi o e, del sociologo, del poli ico o dell’amminis a o e, si sos i uisca al ol a
anche il accon o spiazzan e del na a o e, la capaci à desc i i a o e oca i a, la isione
inaspe a a e a ol e dis o a di chi sa in en a e, in e p e a e e a igu a e le mille di e se ci à
che a ollano il nos o immagina io. O endoci chia i di le u a inedi e e so p enden i, p eziose
anche pe a ci comp ende e le ci à eali.
1
A chi e o, Do o e di ice ca in Piani icazione e i o iale e u bana, Di igen e p esso il Minis e o pe i beni e le a i i à
cul u ali dal 2012, è Sop in enden e pe i Beni a chi e onici e il paesaggio pe l’Ab uzzo.
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Zai a e le al e: un a lan e immagina io
Nella na azione di Cal ino, nella sua impie osa analisi della i a e degli uomini del suo empo
a io ano la s o ia e le s o ie delle ci à, le o me e i appo i, le i e, le mu azioni e gli spazi, che
si a algono in modo esempla e, sugges i o ed es emo di u i gli s umen i della sc i u a: ed
è così che lo schema igidamen e classi ica o io e compila i o quale è quello cos ui o pe
desc i e e le 55 ci à, i e e si alimen a dei più a di i espedien i le e a i, come l’ipe bole, il
pa adosso, la o za u a, la me a o a. E o a il suo senso globale nel suo esse e a sua ol a
incas ona o all’in e no di un’al a na azione, il esocon o di iaggio di Ma co Polo a icchi o dai
lucidi e in igan i dialoghi con il Kublai Kahn.
Fo se è pe ques o che “Le ci à in isibili” es a uno dei più s imolan i e sugges i i lib i di es o
pe le scuole di a chi e u a e di u banis ica. P op io pe la sua capaci à di o i e chia i di le u a
immagina ie, emo i e e conce uali, u ili a deci a e luoghi e enomeni ca a e izza i in ece da
isici à e conc e ezza.
A ben gua da e nessuna delle pa ole che Cal ino sceglie pe iden i ica e le ipologie
app esen a i e delle sue ci à ha ca a e e di isici à e conc e ezza. Non la memo ia o il
deside io, né gli occhi o il nome. E nemmeno i mo i, il cielo, i segni o gli scambi. E la possibile
appa enenza a una qualche dimensione eale che si coglie nel i e imen o alle ci à so ili o
con inue, scompa e del u o quando si aggiunge l’ul ima ca ego ia, quella delle ci à nascos e.
D’al a pa e anche con il i olo del olume Cal ino a una scel a chia a, collocando u e le sue
ci à nella s e a dell’in isibile e decidendo quindi di accon a e e app esen a e ciò che non si
ede. Non con gli occhi, o se, ma ce amen e con l’immaginazione e la men e, a i ando in
modo magis ale anche i meccanismi più p o ondi della memo ia.
Dunque le 11 ca ego ie e le 55 ci à – u e igo osamen e con nomi di donna – o ono una
a ie à di in e p e azioni che in es ono l’immagine, la app esen azione, la pe cezione isi a, le
emozioni e i sen imen i, il lui e del empo con i ico di e la memo ia, il appo o con gli spazi
isici e le pe sone, le as o mazioni, le elazioni e gli scambi, i deside i, le aspi azioni, i sogni.
Impossibile, dunque, non i o a e in quelle ci à – come in u e le ci à eali - il legame
inscindibile con le pe sone (la gen e) e con il lo o modo di appo a si con il passa o (la
memo ia).
Diomi a, Isido a, Zai a, Zo a e Mau ilia sono le cinque ci à accomuna e dal ema della
memo ia. Memo ia come ico do, come appo o a p esen e e passa o, come empo che
sco e, come app esen azione, come dimensione in cui le cose eali si sma e ializzano.
E se Diomi a app esen a il deja u, la ci à già is a in an e al e ci à, Isido a è il luogo dei
sogni e del empo che passa, in cui i ecchi gua dano passa e la gio en ù e i deside i si anno
ico di. Chi ha is o Zo a una ol a, in ece, non può più dimen ica la: es a imp essa nella
memo ia con u i i suoi de agli pe ché immobile e semp e uguale a sé s essa. E di ques a
immobili à langue e inisce pe mo i e, dimen ica a. Mau ilia, di en a a me opoli, i o a senso
alla sua as o mazione nella con emplazione nos algica delle immagini del passa o, che
di en ano l’unico nesso a le ci à di e se che si succedono nello s esso luogo e con lo s esso
nome, nascono e muoiono senza esse si conosciu e, incomunicabili a lo o. Come i lo o
abi an i.
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Ma è Zai a la ci à che meglio desc i e il appo o che lega il p esen e e il passa o, “ques ’onda
che i luisce dai ico di” di cui “la ci à s’imbe e come una spugna e si dila a”, pe ché non è a a
da ie, scale, a chi, e i, non dai de agli cos u i i e ma e iali, ma delle “ elazioni a le misu e
del suo spazio e gli a enimen i del suo passa o”. Ed è pe ques o che “la ci à non dice il suo
passa o, lo con iene…come le linee di una mano, sc i o negli spigoli delle ie, negli sco imano
delle scale, nelle an enne dei pa a ulmini, nelle as e delle bandie e………”,.
Uno sgua do e ospe i o
La assegna di ci à allego iche e an as iche di Cal ino iene da a alle s ampe nei p imi anni
se an a, in un momen o s o ico in cui la i lessione cul u ale sul ema della ci à - che a
pe dendo la sua scala umana pe a si agglome a o in o me e in i ibile - aggiunge i li elli più
al i di pa ecipazione e diba i o: a gli in elle uali, nella disciplina specialis ica, nel mondo
uni e si a io, nella poli ica e nella sensibili à di usa. In I alia e non solo.
Ed è lo s esso Cal ino a ie oca e, mol i anni dopo in un’in e is a, il senso del suo iaggio, un
pe co so a a e so “la nos a i a” pe chiede ci “cosa è’ s a a la ci à pe gli uomini, come
luogo della memo ia e dei deside i, e di come oggi è semp e più di icile i e e nelle ci à, anche
se non possiamo a ne a meno”. Pe conclude e che “ o se il e o senso del mio lib o po ebbe
esse e ques o: dalle ci à in i ibili alle ci à in isibili”.
Vale la pena allo a di olge e lo sgua do all’indie o, pe i o a e l’o igine del diba i o sulle ci à
e sui cen i s o ici all’indomani dell’e en o più di ompen e che ha segna o la me à del
No ecen o. La ine della seconda gue a mondiale si pone in a i come limi e e spa iacque, un
pun o di s ol a poli ico, economico, sociale pe l’I alia e pe u a l’Eu opa, che segna
inde ogabilmen e un “p ima” e un “dopo”. Cambia il clima in e nazionale, che passa da una
gue a de as an e a una pace solida. Cambia il sis ema poli ico, che passa dal egime ascis a
alla democ azia. Cambiano i p ocessi economici e p odu i i, men e ip endono slancio e uolo
ainan e le p incipali ci à e pa e una icos uzione – che non è solo edilizia – che segne à il
nuo o co so del Paese.
Ed è così che negli anni cinquan a il diba i o sulle ci à di en a un ema cul u ale di ampio
aggio, con pa icola e a enzione al appo o a l’espansione incon olla a, p odo a dai
p ocessi di mig azione in e na e dall’u banizzazione, e i essu i s o ici, all’epoca gene almen e
po e i e deg ada i. Un appo o che ischia di agg a a e i già no e oli danni in e i alle ci à
s o iche i aliane dai pesan i bomba damen i bellici, a iando un ciclo di disin ol e demolizioni e
sos i uzioni edilizie nel nome della mode nizzazione, dell’inno azione, dell’igiene, del
benesse e, dei nuo i linguaggi e dei nuo i modelli abi a i i cui la socie à po e a usci a dalla
gue a gua da con deside io, come mi aggi i aggiungibili.
Un appo o che e oca l’annoso con on o a nuo o e an ico, ma is o o a con un app occio
di e so, che non è solo disciplina e – limi a o agli ambi i dell’a chi e u a e dell’u banis ica o
dell’a cheologia e dell’a e - ma di en a impegno cul u ale e ci ile.
Emblema ica di en a nel 1952 la ques ione dei Sassi di Ma e a, quando si pone all’a enzione
nazionale un esempio di deg ado sociale es emo lega o ad una condizione abi a i a che
appa e al di so o di ogni limi e acce abile di po e à, igiene, digni à umana. Nasce da lì
l’espe ienza dei bo ghi u ali della icos uzione, che edono p o agonis i illus i della cul u a e
dell’u banis ica dell’epoca. E nasce da lì anche la i lessione sul ecupe o di un essu o s o ico
di es ema po e à, della sua es i uzione agli abi an i, della sua i i alizzazione
socioeconomica.
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Dalla ine della gue a il ol o delle ci à i aliane inizia a subi e una as o mazione senza
p eceden i.
L'a i i à edilizia si impenna, sop a u o nelle a ee es e ne, con il eloce p ocede e senza egole
dell'espansione, a o i a da apposi i p o edimen i economici, ponendo in p imo piano la
cos uzione della ci à nuo a, senza alcun in e esse pe la ci à s o ica. In ques o quad o il
mondo cul u ale o na a in e oga si sui appo i a nuo o e ecchio, un ema mol o diba u o
anche in sede in e nazionale, che da un la o a ia un con on o polemico e i acissimo in e no
alla disciplina, dall'al o conduce una ba aglia d'opinione con o il malgo e no e il saccheggio
u banis ico: una ba aglia democ a ica, ci ile, di opposizione ispe o ai blocchi di po e e poli ico
ed economico dominan i.
Il diba i o c esce e ma u a. E quando nel 1960 iene sc i a a app o a a la Ca a di Gubbio -
p omossa a gli al i da Gio anni As engo, che p op io a Gubbio s a spe imen ando uno dei
p imi piani incen a i sul ecupe o del cen o s o ico - la sensibili à è o mai ampia e di usa.
Appa e indispensabile un in e en o no ma i o mi a o ol o alla sal agua dia e al ecupe o, ed è
ques o che la Ca a di Gubbio chiede con o za con i suoi p incipi ondamen ali: l’impo anza
nazionale della u ela e del isanamen o dei cen i s o ici e delle speci iche condizioni locali, la
necessi à di campagne di incoli di sal agua dia con sospensione di ogni in e en o edi ica o io
in a esa dei Piani di isanamen o conse a i o di inizia i a pubblica, il i iu o del ip is ino in
s ile, delle demolizioni e dei di adamen i del essu o s o ico, delle ope azioni di isolamen o dei
monumen i compiu e ino a pochi anni p ima. L’anno dopo nasce l’Associazione I aliana Cen i
S o ico-A is ici, onda a da u banis i, a chi e i e in elle uali, a cui Gio anni As engo,
amminis azioni comunali e en i pubblici.
Il ecupe o dei cen i s o ici di en a così un ema sociale, economico e poli ico. Nulla a che
ede e con quell’app occio s o ico es e izzan e che a e a ca a e izza o il p imo No ecen o e il
ascismo, ol o solo alla sal agua dia o alla alo izzazione di singoli monumen i dell’an ichi à, e
che a e a po a o agli in e en i dissenna i di s en amen o e «di adamen o» dei monumen i
dell’an ichi à classica. Ma, anzi, iconoscimen o della ci à s o ica nel suo insieme, esempio
p ezioso di s a i icazione, di complessi à unzionale e sociale, specchio e immagine s essa
della icchezza delle icende s o iche, umane e a is iche delle ci à e dei e i o i i aliani.
Ques o sgua do è o emen e pe mea o anche da un di uso ed es eso impegno ci ile, esploso
anche come eazione pe alcuni a i salien i della poli ica e della c onaca, che ipo ano
l’a enzione sulla pa ecipazione, sulla solida ie à, sugli scandali del po e e e dell’espansione
dissenna a, sulle eme genze ambien ali.
Nel 1963 la agedia del Vajon appa e immedia amen e come l’impe donabile isul a o di
g a issimi e o i di so o alu azione del disses o id ogeologico indo i dal mi aggio dello s iluppo
lega o alla p oduzione dell’ene gia. Pochi anni dopo, nel luglio 1966, la pe i e ia e pa e del
cen o s o ico di Ag igen o – de as a i da un’espansione senza egole, ben 8.500 ani cos ui i
negli ul imi anni in con as o con u e le no me esis en i - ana ineso abilmen e a alle
causando ol e 5000 senza e o e uno scandalo u banis ico di po a a nazionale. Giacomo
Mancini, Minis o dei la o i pubblici, nomina una commissione d’inchies a. Da lì nasce à poi la
amosa “legge pon e”, la n. 765 del 6 agos o 1967, che modi ica e in eg a la legge u banis ica
del 1942 ce cando di me e e o dine all’a i i à edilizia e u banis ica, incen i ando la o mazione
dei piani egola o i, sanzionando gli abusi edilizi e addebi ando ai p i a i le spese pe le ope e di
u banizzazione p ima ia (s ade, ogna u e, acqua, luce, e de di icina o, ecc.) e pe pa e di
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quella seconda ia (scuole, ambula o i, pa chi, cen i sociali ecc. ), in oducendo i cosidde i
s anda d u banis ici che o e anno a uazione con i dec e i minis e iali del 1968.
Ma il 1966 non è solo l’anno della ana di Ag igen o. Le eccezionali piogge che all’inizio di
no emb e in es ono Toscana, Vene o e T en ino somme gono, a gli al i, i cen i s o ici
simbolo del Paese: Fi enze e Venezia. Sca a una solida ie à ampia e di usa, da u a I alia
pa ono olon a i e s uden i, quelli che sa anno poi ico da i come gli «angeli del ango»,
impegna i nel socco so alle popolazioni ma anche nel ecupe o dei beni cul u ali e delle ope e
d’a e danneggia e.
Il 1968 si ap e con il d amma del e emo o del Belice, e ip opo à nuo amen e il ema della
icos uzione, nel agile sis ema insedia i o dell’en o e a siciliano po e o ed ema gina o: 370
mo i, 1000 e i i e 70.000 senza e o. Qua o paesi cancella i pe semp e. Ma u a anche in
quei luoghi la c escen e sensibili à pe il e i o io, l’ambien e e il pa imonio cul u ale, la
solida ie à, l’impegno ci ile, anche nella isione dei cen i e dei essu i s o ici, in esi come pa e
di un sis ema più as o da u ela e nel suo insieme, ino alla scala del e i o io e del paesaggio.
Non s upisce allo a che il decennio successi o si ap a con nuo i scena i e un passo di e so.
Nel 1971 l’app o azione della legge n. 865 cos i uisce una pa ziale ispos a alle ques ioni pos e
dai mo imen i di lo a pe la casa, sop a u o nelle g andi ci à: di i o alla casa e ai se izi
sociali, iapp op iazione della ci à. L’eme genza abi a i a induce una nuo a le u a del appo o
con le ci à s o iche. Il pa imonio edilizio esis en e, e quindi anche e a maggio agione, quello
s o ico, iene is o come una iso sa p eziosa, il cui ecupe o è do e oso, anche pe limi a e le
nuo e edi icazioni e il consumo di e i o io. Dallo sp eco edilizio degli anni p eceden i si gua da
allo a al ecupe o dell’esis en e.. E uno speci ico allega o dedica o alla u ela dei cen i s o ici
conclude la Ca a i aliana del es au o del 1972, che codi ica de aglia amen e in o ma di
p incipi e me odi u e le linee di ice ca e diba i o degli anni p eceden i.
In an o il ema ha acquisi o una dimensione eu opea: il 1975 iene dichia a o dal Consiglio
d’Eu opa “Anno eu opeo del pa imonio a chi e onico”. Sos enu e dal signi ica i o slogan “Un
a eni e pe il nos o passa o”, le mani es azioni si concludono con l’app o azione della Ca a
eu opea del pa imonio a chi e onico e della Dichia azione di Ams e dam, onda e sul p incipio
i inunciabile della conse azione in eg a a e sull’esigenza di coo dina e u ela, conse azione e
piani icazione. L’anno dopo a Bologna pa ono le p ime inizia i e di ecupe o dei essu i s o ici
con in e en i di edilizia pubblica: p og ammi spe imen ali che hanno a o mol o discu e e, ma
che hanno messo al cen o dell’a enzione degli amminis a o i e dei poli ici il ema della u ela e
del ecupe o nella piani icazione u banis ica.
E allo a occo e indaga e nell’u banis ica, nei piani, negli sc i i, nelle no me, nelle espe ienze
conc e e dei en a anni successi i, pe anda e a ice ca e gli esi i - o i allimen i - di quella
s agione così icca di spun i, di ensioni ideali, di impegno ci ile. Pe ché al di là delle no me,
delle i lessioni, del pu p ezioso diba i o cul u ale, è solo nelle eal à i e delle ci à e delle
comuni à insedia e che si può spe imen a e l’e icacia dei p incipi e delle egole. E e i ica ne
l’ope a i i à.
Memo ia e senso dei luoghi: la s o ia, piani icazione
Il ema u o i aliano della memo ia e del senso dei luoghi, della s a i icazione, delle acce della
s o ia e delle sue pe manenze a allo a in e p e a o e deci a o nella ci à e nei essu i edilizi,
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nei sis emi u bani e e i o iali, nel paesaggio, nelle analisi ema iche, nel piano e nelle sue
egole.
Dunque come Zai a, ci à in isibile che “non dice il suo passa o, lo con iene” ogni ci à consen e
di legge e la sua s o ia nel suo essu o, nelle o me degli edi ici, dei suoi spazi e dei suoi
pe co si.
Sono cen inaia i casi in cui si iconoscono le pe manenze dei accia i u bani (i sis emi ca do-
decumanici nelle ci à di ondazione omana come Fi enze, Bologna o To ino), le acce e iden i
dei monumen i an ichi (piazza Na ona o il Tea o di Pompeo a Roma, il Palazzo di Domiziano a
Spala o) o la pe manenza di segni o i come le an iche mu a u bane, capaci di sop a i e e
anche alla lo o demolizione con una i isi azione dei uo i ( iali di ci con allazione) o un
idisegno u bano (il Ring di Vienna).
Anche alla scala e i o iale non è di icile ilegge e – nelle mappe o nelle o o ae ee – le acce
isiche anco a e iden i di sis emi e accia i s o ici che, anco ché decadu i nelle lo o unzioni,
sono u o a p esen i e capaci di con o ma e, a secoli di dis anza, il sis ema insedia i o e il
paesaggio.
E’ il caso della cen u iazione omana nelle pianu e campane o emiliane o della e e dei pe co si
s o ici della ansumanza che dal XV al XIX secolo ha s u u a o le a ee in e ne di Ab uzzo,
Molise e Puglia. La e e dei a u i a le mon agne ab uzzesi e la pianu a di Foggia o ma una
pode osa e e di pe co si di p op ie à pubblica des ina i ad un uso s a egico pe l’economia
pas o ale dell’epoca, on e p i ilegia a di eddi i e sop a u o di in oi i iscali pe i go e ni . La
sua dimensione e i o iale è condensa a in pochi nume i: ol e 3000 km di accia i p incipali
(L’Aquila – Foggia 244 km; Cen u elle – Mon esecco 220 km; Celano – Foggia 200 km;
Pescasse oli – Candela 211 km; Luce a - Cas el di Sang o 135 km) e seconda i che, con
sezioni a iabili da 110 m a 55 m a 27,5 m , conne ono ci à e piccoli cen i, alicano
mon agne, solcano pianu e, s abiliscono legami s a egici in un mondo geog a icamen e
ma ginale e chiuso.
La p op ie à pubblica, la con inui à d’uso, l’esigenza della disponibili à delle a ee pe il
passaggio delle g eggi, le o me di u ela a i a e nei secoli hanno a o sì che mol i cen i e
sis emi insedia i i di usi si siano s u u a i secondo o me di e amen e iconducibili alle
p eesis enze, oggi anco a pienamen e leggibili nei essu i u bani e e i o iali, nelle col u e, dei
segni di g ande scala: i g andi iali di O sogna e Raiano, gli allineamen i delle case isola e di
Villa eia, il i aio o es ale a Ba isciano, il nucleo indus iale a P a ola Peligna o l’ae opo o del
Fucino, non a ebbe o al a agione ole spiegazione se non quella che si in accia indagando
nel passa o, nelle sue pe manenze, nei suoi segni imma e iali e labili ma non pe ques o meno
du a u i.
Quella della memo ia e del senso dei luoghi es a quindi uno dei pun i cen ali nella
piani icazione della ci à, del e i o io e del paesaggio, alla ice ca di un nuo o appo o a
es o e con es o che le apide as o mazioni degli ul imi decenni ischiano di a spa i e
de ini i amen e. Rime e e la s o ia – e la ice ca s o ica – al cen o dei piani e dei p oge i
u banis ici è allo a l’unico modo pe ilegge e i segni - isici e imma e iali - nel più ampio quad o
di accia i, essu i u bani, pe co si, limi i e con ini che hanno de e mina o l’o igine e la
o mazione della ci à, del e i o io e del paesaggio. E che possono, analogamen e, de a ne i
c i e i e le leggi pe il go e no e l’indi izzo delle lo o as o mazioni u u e.
Il senso del luogo, i segni e le memo ie possono così di en a e ing edien i p ima i della « o ma
del piano».
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E con ibui e ad un ecupe o – che è allo s esso empo cul u ale e ci ile – di quella dimensione
colle i a di appa enenza dei ci adini alla lo o ci à e alla lo o s o ia, che sola può es i ui e
senso all’an ico nesso a u bs e ci i as.
L’Aquila, ci à in isibile?
Le agiche conseguenze del sisma del 6 ap ile 2009, che ha cancella o una ci à capoluogo
dalla s o ia unica e una p eziosa e e di bo ghi e paesi imme si nel paesaggio comp eso a il
G an Sasso e il iume A e no, pongono da allo a – e oggi, a cinque anni di dis anza, più che mai
- in e oga i i lace an i sul appo o a la ci à, la memo ia e la gen e.
Oggi che i suoi abi an i sono dis ibui i in 19 new owns - o emen e olu e pe da e una
ispos a immedia a, ma discu ibile nei suoi e e i, all’eme genza abi a i a all’indomani del sisma
– è il caso di ico da e che L’Aquila è s a a essa s essa una new owns, una ci à di nuo a
ondazione del Medioe o che man iene la sua o ma da quasi o ocen o anni . Fo se la più
impo an e – dal pun o di is a della dimensione e i o iale e dell’impo anza s a egica – delle
ci à di ondazione mai ealizza e in I alia.
Una ci à di ondazione che è oggi una ci à da i onda e. Una ci à che – come Zai a – non dice
il suo passa o ma lo con iene. E che con il suo passa o con iene anche una s ao dina ia
lezione di s o ia - u bana e ci ile - alla quale si sa ebbe oppo unamen e po u o a inge e: pe
comp ende ne le egole e i alo i, pe a ne una lezione pe suo u u o, oggi anco a così ince o
e sospeso.
L’Aquila, in a i - caso unico nella s o ia i aliana – iene onda a alla me à del XIII secolo come
ispos a ad un bisogno di uso p o enien e “dal basso”, dal e i o io, dalle comuni à insedia e
che, consape oli del uolo s a egico delle lo o e e, pos e al limi e a i possedimen i papali e il
dominio s e o, o ano nell’agg egazione uno s umen o di o za e di peso poli ico. E poco
impo a se ale p ocesso sia s a o sos enu o o indi izza o dall’uno o dall’al o sis ema di po e e,
a il papa e l’impe a o e.
Res a il a o che 99 cas elli dis ibui i a la alle ami e nina e la piana o conese, accol i a i
g andi massicci del G an Sasso a no d e del Si en e a sud, condi idono ques o g ande p oge o
e indi iduano nel pun o cen ale e s a egico dei lo o e i o i il si o più idoneo pe la lo o ci à. E’
il pun o di connessione a le due ampie conche, da semp e luogo di passaggio e
comunicazione delle an iche popolazioni sabine e es ine, laddo e il co so del iume A e no si
insinua in uno s e o passaggio a l’es emo me idionale delle p opaggini del G an Sasso e il
colle di Mon eluco di Roio. Il pun o in cui l’abbondanza di acque e so gen i (quelle che
consen i anno, anni dopo, la cos uzione della monumen ale Fon ana delle 99 cannelle) dà
o igine a quel oponimo di Acquili cui de e il suo nome la nuo a ci à.
Ma quello che a dell’Aquila un caso unico è il po en e legame con il suo e i o io che, dalla
ondazione in poi, congiunge indissolubilmen e ogni cas ello con la ci à, ogni qua ie e con il
con ado, ogni comuni à ci adina con la co isponden e comuni à di p o enienza.
All’a o della ondazione, in a i, l’in e o e i o io del con ado – il Comi a us Aquilanus – iene
di iso in qua o quad an i con si in e secano nel pun o esa o in cui so ge à la ci à, che isul a
quindi di isa anch’essa in qua o quad an i più piccoli: i “qua i”, le po zioni di ci à des ina e ad
accoglie e le comuni à p o enien i dal co isponden e quad an e e i o iale, engono a lo o
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ol a suddi isi in “locali”, po zioni di suolo con lo s esso nome dei singoli cas elli onda o i, di
supe icie p opo zionale alla lo o popolazione (misu a a in “ uochi”, cioè amiglie). Tu o ciò non
iene lascia o al caso, pe ché gli S a u i di ondazione de iniscono pe ogni cas ello onda o e
p ecise egole che disciplinano la cos uzione e il successi o insediamen o degli abi an i. La più
s ao dina ia – e pe ques o a ascinan e – egola è quella che consen e ai cas elli onda o i il
as e imen o in ci à solo dopo a e p o edu o alla cos uzione della piazza, della chiesa e
della on ana. In sos anza i luoghi app esen a i i – e simbolici - dell’agg egazione ci ile e del
comme cio (la piazza), dell’agg egazione eligiosa (la chiesa) e delle iso se comuni (la
on ana). Quei luoghi che mol i secoli dopo, nel eddo linguaggio della mode na u banis ica, si
sa ebbe o chiama i “ope e di u banizzazione”.
Il sal o di quali à che ende l’insieme di cas elli una e a ci à è iconoscibile anche in ques e
semplici ma ondamen ali egole: le s esse che pochi decenni dopo accoglie anno l’impegno
comune degli abi an i della nuo a ci à nella ealizzazione delle g andi ope e comuni: la g ande
Piazza (che dal 1303 ospi a il me ca o), la monumen ale Basilica di Collemaggio olu a da
Pie o Celes ino (1288) e la scenog a ica Fon ana delle No an ano e Cannelle (1272). La
piazza di u i, la chiesa di u i, la on ana di u i: luoghi simbolo in cui inalmen e la ci à si
iconosce come un o ganismo unico ed uni a io.
In ogni locale la chiesa man iene la s essa in i olazione della co isponden e chiesa nel cas ello
o igina io, a ol e conse ando anche il nome del cas ello (S. Ma ia Paganica, S. Pie o
Coppi o), men e i qua o cas elli più impo an i dei e i o io man engono ques o uolo anche
nella nuo a ci à, di en ando “capoqua o”.
Le amiglie che si as e iscono in ci à man engono le p op ie à anche nel con ado, con il quale
conse ano o issimi legami nel empo, simboli, alo i, di i i, p i ilegi, nonché connessioni
e i o iali e p odu i e, i e imen i nei oponimi.
Ne de i a un appo o unico e s ao dina io a ogni cas ello onda o e e «il suo doppio» in ci à,
a la ci à nel suo insieme e il suo as o e i o io. Tan o che anco a oggi il Comune dell’Aquila,
uno dei più g andi d’I alia pe es ensione, comp ende nei suoi con ini g an pa e degli an ichi
cas elli onda o i, oggi semplici azioni amminis a i e ma cus odi di una g ande s o ia e di un
p ezioso con es o di s o ia, a chi e u a e paesaggio.
Ques o è il sis ema e i o iale de as a o dal sisma del 2009. Un sisma che e oneamen e è
s a o assimila o alla sola ci à dell’Aquila, ma che in eal à ha p odo o i suoi de as an i danni su
un’a ea mol o più es esa che comp ende la ci à capoluogo - con un cen o s o ico e ci ca 60
azioni, di cui almeno 20-25 con nuclei s o ici – e 56 comuni dis ibui i nelle alli, nelle conche e
sulle pendici mon uose, anch’essi con cen i s o ici e un icco pa imonio cul u ale di uso in un
paesaggio s ao dina io.
Dal 2009 u o ciò si o a in una dimensione “sospesa”, con popolazioni s adica e dai lo o
luoghi e as e i e al o e: in albe ghi sulla cos a, nella di icile ase dell’eme genza; in pe i e ie
in o mi e p o iso ie nei mesi successi i. La icos uzione è pa i a dalle pe i e ie, il p ocesso è
mol o complesso, anche a causa delle di e se io ganizzazioni della go e nance nel passaggio
dalla ges ione commissa iale al i o no all’o dina ie à, e necessi a di inanziamen i cospicui.
Il isul a o è che ino alla ine del 2012 nessuna p ospe i a ce a eni a o e a pe la
icos uzione del cen o s o ico: e la ques ione è di en a a un p oblema pos o all’a enzione del
Paese.
Il cen o s o ico p esidia o dall’ese ci o, le s ade chiuse da g a e e ecinzioni, le case ese
inaccessibili ai lo o s essi abi an i, la “zona ossa” es esa all’in e a ci à s o ica: u o ciò ha eso
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L’Aquila l’esempio conc e o della negazione di ci à, dello s adicamen o dei suoi abi an i, p i a i
non solo delle lo o case ma di ogni possibile luogo colle i o in cui i o a si e i o a e un senso
di comuni à. Tan o più necessa io dopo il auma subi o.
Le ma ce delle ca iole pe imuo e e inalmen e le mace ie abbandona e da anni, le
passeggia e silenziose nelle ie dese e sono s a e le inizia i e simboliche che hanno accol o
l’a enzione dei media sulla ci à “sospesa”. Ma sop a u o quei mazzi di chia i
p o oca o iamen e appesi alle ecinzioni me alliche che ci condano la zona ossa, ico dano
anco a oggi – sono semp e lì - quel senso di p i azione p o onda che gli abi an i del cen o
hanno so e o nel pe de e pe anni ogni legame con i lo o luoghi, con le lo o case, delle quali,
appun o, non es a a lo o nien e più che un mise o, inu ile - e inu ilizzabile - mazzo di chia i.
All’indomani del sisma le new owns hanno po u o o ni e una immedia a ispos a alle pe sone
senza casa, ma hanno p odo o dei non-luoghi dispe si sul e i o io p i i di ogni ca a e e
u bano, in cui i ono la lo o i a pe sone che non hanno più una ci à. Men e nel cen o s o ico
– nei cen i s o ici, quasi un cen inaio – giacciono da anni case abbandona e, piazze uo e,
s ade in e de e. Ci à senza pe sone.
Dal 2012 la icos uzione ha inizia o a in es i e anche il cen o s o ico dell’Aquila, sop a u o nei
monumen i e nel pa imonio cul u ale di uso: il Cas ello, la Fon ana delle 99 Cannelle, la
Basilica di S. Be na dino, il Tea o, le po e e le mu a u biche, di e si palazzi s o ici edono
can ie i a i i; alcuni in e en i conclusi hanno già es i ui o piccoli asselli es au a i ad uno
scena io u bano anco a ben lon ano dal pieno ecupe o della sua immagine an ica, dei suoi
spazi i ali, dei suoi luoghi simbolo.
Un p ocesso che a à bisogno dei suoi empi ma che de e man ene e al cen o l’obie i o di
icos ui e non solo case e ci à, ma anche i appo i a es o e con es o, a u bs e ci i as, a
ci à di pie a, ci à di spazi e ci à di elazioni. E es i ui e inalmen e ai suoi abi an i di oggi
quella ci à che o o secoli a al i abi an i, mossi dallo s esso bisogno di comuni à, unione ci ile
e solida ie à, hanno onda o pe consegna la alla s o ia.
E che pe ques o ci chiama, u i, ad una medesima, comune esponsabili à. Quella di sape
es i ui e ad una ci à la sua gen e e la sua memo ia, es i uendo allo s esso empo alla gen e la
sua memo ia e la sua ci à.
Pe ché “…..d’una ci à non godi le se e o le se an ase e me a iglie ma la ispos a che dà a
una ua domanda. O la domanda che i pone obbligando i a isponde e....” (I. Cal ino, Le ci à
in isibili)