Il Tempio. La nascita dell’Eidos di Vincenzo Agnetti e Paolo Scheggi e altri progetti non realizzati e ritrovati di Paolo Scheggi. Ricerca e attività dell’Associazione Paolo Scheggi, 2013-2021
Abstract
La prematura scomparsa di Paolo Scheggi (Settignano, Firenze 1940-Roma, 1971) e la sua ricerca interdisciplinare hanno prodotto numerosi progetti rimasti sulla carta, interrotti o completamente non realizzati, che sono oggetto di continue indagini da parte dell'archivio dell'artista, volte ad archiviarli e a contestualizzarli nel percorso svolto in vita, ma anche a proporli e restituirli con la collaborazione di professionisti e studiosi. Tra i casi recenti di questa attività, è il progetto ritrovato de Il Tempio. La nascita dell'Eidos, di Vincenzo Agnetti e Paolo Scheggi.
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Ricerche di S/Confine, Dossier 7 (2022) - www.ricerchedisconfine.info - ISSN: 2038-8411 - CC BY-NC-ND 4.0 69 Ilaria Bignotti Il Tempio. La nascita dell’Eidos di Vincenzo Agnetti e Paolo Scheggi e altri progetti non realizzati e ritrovati di Paolo Scheggi. Ricerca e attività dell’Associazione Paolo Scheggi, 20132021 Abstract La prematura scomparsa di Paolo Scheggi (Settignano, Firenze 1940-Roma, 1971) e la sua ricerca interdisciplinare hanno prodotto numerosi progetti rimasti sulla carta, interrotti o completamente non realizzati, che sono oggetto di continue indagini da parte dell'archivio dell'artista, volte ad archiviarli e a contestualizzarli nel percorso svolto dall'artista in vita, ma anche a proporli e restituirli con la collaborazione di professionisti e studiosi. Tra i casi recenti di questa attività, è il progetto ritrovato de Il Tempio. La nascita dell'Eidos, di Vincenzo Agnetti e Paolo Scheggi. The premature death of Paolo Scheggi (Settignano, Florence 1940-Rome, 1971) and his interdisciplinary research produced numerous projects that remained on paper, interrupted or completely unrealized. These projects are the subject of continuous investigations by the artist's archive, aimed at archiving them and contextualising them in the artist's lifetime, but also at proposing and returning them with the collaboration of professionals and scholars. One of the recent cases of this activity is the rediscovered project of Il Tempio. La nascita dell'Eidos (The Temple. The Birth of Eidos), by Vincenzo Agnetti and Paolo Scheggi. Il presente contributo intende presentare le direzioni, gli interrogativi e le problematiche sorti in merito al tracciamento e al ritrovamento, alla restituzione, ricostruzione, restauro e re-enactement di progetti non realizzati, rimasti sulla carta, parzialmente realizzati oppure interrotti, o realizzati e successivamente dispersi o smembrati dell’artista Paolo Scheggi (Settignano, Firenze 1940 - Roma, 1971) che l’Associazione Paolo Scheggi, costituitasi nel gennaio del 2013 per volontà delle Eredi dell’artista Franca Scheggi Dall’Acqua (Milano, 1941 - 2020) e Cosima Scheggi Merlini
Ricerche di S/Confine, Dossier 7 (2022) - www.ricerchedisconfine.info - ISSN: 2038-8411 - CC BY-NC-ND 4.0 70 (Milano, 1970) ha condotto nell’arco di otto anni, con il coordinamento curatoriale di chi scrive e avvalendosi della consulenza di altri ricercatori, studiosi e curatori. Questa direzione di attività è infatti particolarmente importante e continuativa per la nostra Associazione, e la motivazione è da ricercarsi in due principali fattori: da un lato, inevitabilmente, la mancata realizzazione di molti progetti dell’artista è stata dettata dalla sua prematura scomparsa a soli trent’anni; d’altra parte, proprio la mancanza dell’artista stesso ha determinato, per diverse opere storicamente esposte in mostre, collezioni, istituzioni, la loro dispersione totale o parziale. Encomiabile e continuativo è stato il lavoro di ricerca e raccolta di opere e documenti compiuto da Franca Scheggi Dall’Acqua, che avendo sposato l’artista nell’ottobre 1964, ha non solo gettato le basi della modalità di raccolta e di catalogazione della sua opera, che informa e costituisce il modello al quale si riferisce anche l’attività dell’Associazione, ma ha cercato, all’indomani della scomparsa del marito, di individuare le sedi e i proprietari di opere delle quali era stata perduta la traccia, portando alla luce straordinari ritrovamenti.
Ricerche di S/Confine, Dossier 7 (2022) - www.ricerchedisconfine.info - ISSN: 2038-8411 - CC BY-NC-ND 4.0 71 È questa anche una delle più rilevanti attività dell’Associazione, che ha condotto per esempio all’identificazione dell’opera Intersuperficie curva dal giallo del 1966, una delle quattro Intersuperfici di Scheggi esposte alla XXXIII Biennale internazionale d’arte di Venezia del 1966, nella mostra Gruppi di opere: pitture, sculture e grafiche, nella sala n. LVIII dove Scheggi stesso era in dialogo con Agostino Bonalumi e Riccardo Guarneri (Apollonio 1966). Entrata nelle collezioni del Museum für Konkrete Kunst di Ingolstadt, questa Intersuperficie gialla non era mai stata esposta e quindi tantomeno ricondotta a quella importante Biennale veneziana che vide Scheggi quale il più giovane artista italiano invitato e che fu, anche, la prima e unica Biennale cui l’artista stesso poté partecipare in vita – le altre datano al 1972, 1976, 1986 (Biennale di Venezia 1972; Celant 1977; Calvesi 1986). Questo ritrovamento è stato celebrato nel giugno 2015 con la ricostruzione dell’originaria sequenza delle quattro Intersuperfici della Biennale del 1966 – bianca, Fig. 1, 2: Paolo Scheggi, Intersuperfici curve dal bianco, dal blu, dal giallo e dal rosso, 1966, presentate alla XXXIII Biennale di Venezia nel 1966 e riproposte ad Art Basel 2015, stand Tornabuoni Art, in collaborazione con Associazione Paolo Scheggi. Courtesy Associazione Paolo Scheggi, Milano.
Ricerche di S/Confine, Dossier 7 (2022) - www.ricerchedisconfine.info - ISSN: 2038-8411 - CC BY-NC-ND 4.0 72 blu, gialla e rossa – nel contesto di Art Basel, nello stand di Tornabuoni Art, Galleria che rappresenta ad oggi l’opera di Scheggi a livello internazionale; contestualmente, l’Associazione pubblicò un volume che ricostruì le vicende e le relazioni di Paolo Scheggi con gli artisti e i movimenti circoscritti alla Biennale del 1966, completo di apparati fotografici e documentari opportunamente ordinati e provenienti sia dai Fondi delle Lettere e dei Carteggi e dei Materiali a Stampa dell’Associazione, sia dalla Biblioteca e dall’Archivio Storico delle Arti Contemporanee - Asac di Venezia (Barbero 2015). Parallelamente a tali ritrovamenti di opere esistenti e dimenticate in depositi pubblici o collezioni private – celebre anche il recupero dell’Intersuperficie curva bianca del 1967, storicamente esposta alla 5. Biennale de Paris. Manifestation biennale et internationale des jeunes artistes, tenutasi al Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris, 29 settembre - 5 novembre 1967, avvenuto esattamente cinquant’anni dopo in una collezione privata svizzera – un’altra delle direzioni di ricerca e attività dell’Associazione, fortemente volute da Franca Scheggi Dall’Acqua e oggi dirette dalla figlia Cosima Scheggi Merlini e coordinate da chi scrive, consiste nella ricostruzione e restituzione al pubblico di opere che l’artista avrebbe voluto realizzare, ma che non poté portare a termine sia a causa della sua scomparsa, sia di problemi, limitazioni e interruzioni di natura prevalentemente finanziaria e tecnica. Quest’attività comprende, anche, gli studi e la produzione di re-enactement di performance e azioni condotte dall’artista, soprattutto a partire dal 1968, con la relativa realizzazione di exhibition copies di materiali e scenografie che necessariamente devono essere fedelissimi agli originali e garantire così la preservazione, appunto, dei materiali e delle scenografie dell’epoca, in vista della loro musealizzazione e disponibilità per motivi di ricerca e di studio.
Ricerche di S/Confine, Dossier 7 (2022) - www.ricerchedisconfine.info - ISSN: 2038-8411 - CC BY-NC-ND 4.0 73 Fig. 3: Paolo Scheggi, Oplàstick, passione secondo Paolo Scheggi , 1969, alfabeto in metallo smaltato bianco su pannello in legno nero, 200 x 200 cm ca. Collezione privata. Veduta dell’azione avvenuta il 6 maggio 1969 alla Galleria del Centro studentesco di Zagabria. Fig. 4: BADco., re-enactement di Oplà-stick, passione secondo Paolo Scheggi, 5 settembre 2019, NO Galerija, Museum of Contemporary Art, Zagreb. Courtesy Muzej Suvremene Umjetnosti, Zagreb e Associazione Paolo Scheggi, Milano
Ricerche di S/Confine, Dossier 7 (2022) - www.ricerchedisconfine.info - ISSN: 2038-8411 - CC BY-NC-ND 4.0 74 In tale direzione si ricordi innanzitutto il re-enactement della performance Oplà-stick, passione secondo Paolo Scheggi, avvenuto al Museum of Contemporary Art di Zagabria e ad opera del collettivo di performance collaborative BADco. di Zagabria nella serata del 5 settembre 2019. Il re-enactement aprì la mostra monografica che il Museo dedicò alla ricerca di Scheggi sul teatro e sulla poesia visuale e tipografica, in collaborazione con l’Associazione Paolo Scheggi e con il supporto di Tornabuoni Art e del Ministero della Cultura della Repubblica della Croazia. La mostra ripropose così la scenografia della citata performance che ebbe luogo a Zagabria esattamente cinquant’anni prima, ad apertura, il 6 maggio 1969, della mostra Typoetry (Poesia tipografica) tenutasi alla Galleria dello Student Center a Zagabria, nel contesto della quarta manifestazione internazionale del movimento di Nuove tendenze (Bek et al. 1969). Ideata e scritta da Scheggi nella primavera del 1969, Oplà-stick, passione secondo Paolo Scheggi venne da lui diretta e messa in scena in due sedi: a Milano, presso la Galleria del Naviglio, il 15 aprile; a Zagabria, appunto, alla Galleria dello Student Center, il 6 maggio. A partire dal 2017, partendo dal testo registico conservato nel nostro Archivio, attraverso un lento lavoro di ricerca e ricostruzione dell’azione e di comparazione e raccolta dei materiali fotografici disponibili nell’Archivio di Nuove tendenze in Museo, abbiamo condotto un serrato scambio di informazioni con BAD.co, affidando loro la messa in scena della storica azione, così descritta da Scheggi stesso: L’azione in 19 movimenti si svolge all’interno di un contenitore bianco. Una parete è trasparente e permette al pubblico la visibilità. Su una parete è appeso uno schermo nero con le lettere dell’alfabeto. Fuori del contenitore la voce che, attraverso un microfono collegato a due amplificatori, uno interno e uno esterno, comunica ai quattro personaggi e al pubblico movimenti e frasi. (Scheggi 1969, non paginato) Il testo registico è infatti formato da una selezione di parole lette da una voce fuori campo e interpretate, con 19 movimenti elementari, anch’essi suggeriti dalla voce fuori campo, da quattro attori sulla scena, chiamati A, B, C, D (i performers a Zagabria erano Getulio Alviani, Franca Scheggi, Bruno Gambone e Martha Žimbrek; Paolo Scheggi era la voce recitante). Alle loro spalle, a fare da scenografia, è un grande tabellone nero, una specie di lavagna sulla quale sono disposte le 26 lettere dell’alfabeto, bianche. Gli attori le prendono e le portano in scena, seguendo le indicazioni della voce recitante: cercano di comporre delle parole, provano a interpretare quanto viene loro ordinato, tra libertà e costrizione.
Ricerche di S/Confine, Dossier 7 (2022) - www.ricerchedisconfine.info - ISSN: 2038-8411 - CC BY-NC-ND 4.0 75 Alla fine dell’azione, a Zagabria il pubblico venne coinvolto in una danza sfrenata, ballando con in mano le bianche lettere, come dimostrano le fotografie della serata, scattate da Ada Ardessi e da Vladimir Jakolic e conservate al Museo croato. Il re-enactement ha visto utilizzare, a Zagabria, le lettere originali della performance, in metallo smaltato bianco; mentre nella successiva messa in scena, avvenuta a Rijeka (Fiume), al Teatro Nazionale Croato Ivan pl. Zajc nell’ambito del progetto performativo in tre tempi dal titolo rePUBLIC IN THE ORCHESTRA PIT, ancora ad opera del collettivo teatrale BADco. tenutosi il 20, 28 e 30 ottobre 2019, la nostra Associazione ha seguito la realizzazione di una versione autorizzata delle 26 lettere, per evitare il danneggiamento di quelle originali durante i viaggi e le azioni in scena. Diverse furono allora le domande e le questioni sorte sul re-enactement: se non è questa la sede per ripercorrerle, sintetizzando possono essere riassunte nella dicotomia tra fedeltà al testo registico e spazi interpretativi nella gestualità dell’azione, e nello scarto esistente (tra limiti e possibilità interpretative e necessità sceniche) tra lingua originale e versione in croato – i documenti d’archivio infatti hanno dimostrato che anche a Zagabria nel 1969 l’azione fu recitata in italiano, mentre BAD.co nel 2019 la mise in scena in lingua croata (Bignotti e Jaksic 2019).
Ricerche di S/Confine, Dossier 7 (2022) - www.ricerchedisconfine.info - ISSN: 2038-8411 - CC BY-NC-ND 4.0 76 Quattro anni prima, nella città di Firenze, durante la Biennale di Architettura del 2015, poi nel 2017 a Prato, al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, l’Associazione ha realizzato una operazione analoga di restituzione e re-enactement di un’altra storica azione di Paolo Scheggi, dal titolo OPLÀ-azione-lettura-teatro. Si trattava di una performance urbana ideata e realizzata da Paolo Scheggi e svoltasi nel centro storico di Firenze il 3 novembre 1969: dalla Galleria Flori quattro grandi lettere bianche, alte circa due metri ciascuna, portate da attori con il coinvolgimento del pubblico cittadino, escono dagli spazi della galleria, invadendo le strade urbane sino a bloccarne il traffico, in una passeggiata di arte e vita destinata a costituire un momento fondamentale di ripensamento del ruolo dell’opera, da oggetto finito a momento effimero, energico, in movimento. L’azione avvenne in concomitanza con la mostra personale di Paolo Scheggi tenutasi alla Galleria Flori, dal titolo OPLÀ, azione-letturateatro + Moduli Intersuperfici modulari, dal primo al 20 novembre 1969. Svoltasi probabilmente nella primavera dello stesso anno in via Manzoni a Milano, ma non documentata, l’azione avrebbe dovuto tenersi nel corso del medesimo Fig. 5, 6: Paolo Scheggi, OPLÀ-azione-lettura-teatro, 1969, polistirene espanso rivestito di forex bianco, 200 x 100 x 30 cm circa ciascuna lettera. Veduta dell’azione a Firenze, 3 novembre 1969 e veduta del re-enactement a Firenze, Piazza Santa Maria Novella, 26 settembre 2015. Courtesy Associazione Paolo Scheggi.
Ricerche di S/Confine, Dossier 7 (2022) - www.ricerchedisconfine.info - ISSN: 2038-8411 - CC BY-NC-ND 4.0 77 1969 anche a Roma e Torino, ma allo stato attuale delle ricerche non è possibile confermare che tali azioni siano state effettivamente realizzate. Per riproporre al pubblico la performance a Firenze, nel 2015, l’Associazione ha realizzato una exhibition copy delle lettere, delle misure di 200 x 100 x 30 cm circa ciascuna. A Firenze, la ricostruzione del percorso delle lettere, la cui messa in azione ha visto il coinvolgimento degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Firenze quali giovani performers, ha dovuto escludere lo spazio della Galleria Flori, ed è partita dalla piazza adiacente alla Chiesa di Santa Maria Novella, di fronte al Museo Novecento, per proseguire lungo via della Spada, piazza Repubblica, Palazzo Strozzi, Loggia del Porcellino e Lungarni, per terminare davanti a Palazzo Corsini, sede della Biennale Internazionale dell’Antiquariato 2015. Anche in questo caso, fondamentale è stata da un lato la ricerca d’archivio, il confronto comparativo con le fotografie dell’epoca e con i testi critici storicizzati, ma anche le memorie di chi era allora presente, in prima istanza di Alessandro Gori, amico intimo dell’artista che ci ha aiutati a ricostruire, non solo narrativamente ma anche emozionalmente il senso di quella performance. Il progetto di re-enactement è stato completato dalla edizione di un video d’arte che ha raccontato lo sviluppo dell’azione attraverso un gioco di mise en abime del dialogo con quella storicamente avvenuta nel 1969. OPLÀ-azione-lettura-teatro è stata poi riproposta due anni dopo, il 7 aprile 2017, in occasione della mostra Dalla caverna alla luna a cura di Stefano Pezzato al Centro Pecci di Prato, dove è stata anche riallestita l’Intercamera plastica di Paolo Scheggi, donata al museo da Franca Scheggi Dall’Acqua nel 2013 e già presentata in una mostra personale allo stesso museo, dal titolo Paolo Scheggi. Intercamera plastica e altre storie, a cura di Stefano Pezzato: in quella occasione, le lettere O, P, L, A sono state portate dall’interno del museo all’esterno, nel piazzale adiacente e poi in strada (Pezzato 2017). Queste tre direzioni di ricerca – ritrovamento, produzione, restituzione con reenactement in caso di azioni e performance – si accompagnano e dialogano con una quarta direzione di attività dell’Associazione che consiste nel monitoraggio e nell’accompagnamento degli interventi di restauro di opere e installazioni dell’artista, danneggiati dal tempo e dall’incuria, come nel caso dell’attuale operazione di pulitura e ripristino di alcune parti della Integrazione plastica che Scheggi aveva realizzato per l’area degli elevatori e per altri ambienti di passaggio e di sosta dell’Hotel Michelangelo di Milano nel 1970-1971: quanto oggi è rimasto conservato, ovvero l’intervento plastico-architettonico per l’area degli elevatori, mostra elementi spuri e superfetazioni di periodi successivi al 1971, come l’Associazione sta pazientemente ricostruendo
Ricerche di S/Confine, Dossier 7 (2022) - www.ricerchedisconfine.info - ISSN: 2038-8411 - CC BY-NC-ND 4.0 84 Agnetti, G, Bignotti, I, Corà, B & Scheggi, C (eds) 2021, Vincenzo Agnetti e Paolo Scheggi. Il Tempio. La nascita dell’Eidos, Forma Edizioni, Firenze. Apollonio, U 1966, XXXIII Biennale internazionale d’arte di Venezia, Stamperia di Venezia, Venezia. Barbero, L. M. 2015, Scheggi. 1966 La Biennale di Venezia / Art Basel 2015, Forma Edizioni, Firenze. Bek, B et al. 1969, Tendencije 4-Tendencies 4, Grafički Zavod Hrvatske, Zagreb. Bignotti, I e Jaksic, J 2019, PAOLO SCHEGGI. OPLÀ-STICK 1969-2019, MSU Editions, Zagreb. Bignotti, I e Patti, F 2018, IN BETWEEN. Dialoghi di luce. Paolo Scheggi, Joanie Lemercier, fuse*, CUBO Edizioni, Bologna. Calvesi, M 1986, XLII Biennale di Venezia, Arte e Alchimia, Edizioni La Biennale di Venezia, Venezia. Celant, G 1977, Ambiente/Arte 1915-1976. Dal futurismo alla body art, La Biennale di Venezia, Venezia. Pezzato, S 2013, Paolo Scheggi. Intercamera plastica e altre storie, Edizioni Centro Pecci, Prato. Pezzato, S 2017, Dalla Caverna alla Luna. Viaggio dentro la Collezione del Centro Pecci, Edizioni Centro Pecci, Prato. Scheggi, P 1969, Oplà-stick, passione secondo Paolo Scheggi. Naviglioincontro 7, Edizioni del Naviglio, Milano. Teatro delle mostre 1968, Lerici Editore, Roma. XXXVI Biennale di Venezia 1972, Stamperia di Venezia, Venezia.