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Presentazione

Guaragnella, Pasquale

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! ! ! Rivista semestrale online / Biannual online journal ! http://www.parolerubate.unipr.it ! ! ! ! Fascicolo n. 28 / Issue no. 28 ! Dicembre 2023 / December 2023 Rivista fondata da / Journal founded by Rinaldo Rinaldi (Università di Parma) ! Direttori / Editors Nicola Catelli (Università di Parma) Corrado Confalonieri (Università di Parma) ! Comitato scientifico / Research Committee Mariolina Bongiovanni Bertini (Università di Parma) Francesca Borgo (University of St Andrews / Bibliotheca Hertziana) Gabriele Bucchi (Universität Basel) Dominique Budor (Université Sorbonne Nouvelle – Paris 3) Loredana Chines (Alma Mater Studiorum Università di Bologna) Elena Fratto (Princeton University) Luis Manuel Girón-Negrón (Harvard University) Luca Graverini (Università di Siena) Roberto Greci (Università di Parma) Michele Guerra (Università di Parma) Heinz Hofmann (Universität Tübingen) Bert W. Meijer (Nederlands Kunsthistorisch Instituut Firenze / Rijksuniversiteit Utrecht) Elisabetta Menetti (Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia) María de las Nieves Muñiz Muñiz (Universitat de Barcelona) Katharina Natalia Piechocki (The University of British Columbia) Eugenio Refini (New York University) Matteo Residori (Université Sorbonne Nouvelle – Paris 3) Marco Rispoli (Università degli Studi di Padova) Christian Rivoletti (Friedrich-Alexander-Universität Erlangen-Nürnberg) Irene Romera Pintor (Universitat de València) Emilio Russo (Sapienza Università di Roma) Diego Saglia (Università di Parma) Francesco Spera (Università degli Studi di Milano) Carlo Varotti (Università di Parma) Enrica Zanin (Université de Strasbourg) ! Segreteria di redazione / Editorial Staff Giandamiano Bovi Maria Elena Capitani Simone Forlesi Francesco Gallina Arianna Giardini Arianna Redaelli Chiara Rolli Esperti esterni (fascicolo n. 28) / External referees (issue no. 28) Daria Biagi (Sapienza Università di Roma) Sandra Carapezza (Università degli Studi di Milano) Davide Dalmas (Università di Torino) Matilde Manara (Université de Strasbourg) Rosanna Morace (Università degli Studi di Sassari) Annalisa Perrotta (Sapienza Università di Roma) Silvano Petrosino (Università Cattolica del Sacro Cuore) Isotta Piazza (Università di Parma) Fabio Pierangeli (Università degli Studi di Roma Tor Vergata) Selene Vatteroni (Scuola Superiore Meridionale) Michela Venditti (Università di Napoli L’Orientale) ! Progetto grafico / Graphic design Jelena Radojev (Università di Parma) † Direttore responsabile: Nicola Catelli Autorizzazione Tribunale di Parma n. 14 del 27 maggio 2010 © Copyright 2023 – ISSN: 2039-0114 INDEX / CONTENTS ! ! ! Speciale Fenoglio CITAZIONE E AUTOCITAZIONE IN BEPPE FENOGLIO ! ! a cura di Pasquale Guaragnella ! ! ! ! Presentazione 3-8 ! “Il più grande dopo Shakespeare”: Fenoglio e Lawrence d’Arabia VALTER BOGGIONE (Università di Torino) 9-49 ! Autocitazione e intertestualità interna in Beppe Fenoglio VERONICA PESCE (Università di Genova) 51-71 ! Condannati al paradiso terrestre. Beppe Fenoglio tra Hopkins e Marziale GIANCARLO ALFANO (Università degli Studi di Napoli Federico II) 73-93 ! Imboscate GINO RUOZZI (Alma Mater Studiorum Università di Bologna) 95-102 ! Partigiani e antiretorica (Fenoglio-Calvino). Omaggio segreto o citazione implicita? ELVIO GUAGNINI (Università degli Studi di Trieste) 103-109 ! MATERIALI / M ATERIALS ! ! ! Migrazioni fiabesche: dal “Mambriano” a Basile ANNA CAROCCI (Università degli Studi Roma Tre) 113-156 ! Le citazioni di Dostoevskij negli studi danteschi del simbolismo russo: il caso di Dmitrij Merežkovskij KRISTINA LANDA (Alma Mater Studiorum Università di Bologna) 157-179 ! Forme dell’intertesto poetico in “Glas” GIORGIA TESTA (Università degli Studi di Milano – Sorbonne Université) 181-203 Parole Rubate / Purloined Letters http://www.parolerubate.unipr.it Fascicolo n. 28 / Issue no. 28 – Dicembre 2023 / December 2023 PASQUALE GUARAGNELLA PRESENTAZIONE Corre nel 2023 l’anniversario della morte di Beppe Fenoglio (1963). Nel tentare un bilancio del ritorno allo scrittore albese, non solo da parte del mondo della critica, ma altresì da parte dell’universo variegato dei lettori di oggi, si dovrebbe riconoscere che – al di là di pur importanti convegni dedicatigli e di riproposte di suoi importanti testi ad opera della casa editrice Einaudi – questo anniversario è stato probabilmente oscurato, a livello mediatico, da quello che ha interessato Italo Calvino, nato, come è ben noto, a Santiago del Cile nel 1923. A ben considerare, è singolare quanto è accaduto pure lo scorso anno, con il cadere di un altro anniversario fenogliano, quello della nascita (1922). Vi è stata infatti la coincidenza con l’anniversario della nascita di Pier Paolo Pasolini: nelle librerie, così come nelle scuole e nelle università, è stato un succedersi intenso di iniziative dedicate all’autore di Ragazzi di vita, ovvero un pullulare di incontri del tutto a sfavore – si potrebbe qui aggiungere – del nostro amato Fenoglio. Verrebbe fatto di pensare, quasi incidentalmente, alle biografie dei tre autori appena ora menzionati: biografie di successo e di riconoscimenti per Calvino e per lo stesso Pasolini, pur se quest’ultimo Parole Rubate / Purloined Letters 4 visse tra ostilità e contraddizioni; vita nell’‘ombra’ quella dello scrittore albese, sebbene Fenoglio, nelle vesti di narratore, di certo non sia stato inferiore agli altri due per impegno e soprattutto per risultati. Peraltro, ove ci si volesse riferire all’impegno di Fenoglio – si vuol dire del suo impegno di scrittore, non di un impegno ideologico che è rimasto in gran parte ‘segreto’ – non si potrebbero che sottolineare le doti di una strenua costanza nonché, giusta le sue stesse confessioni, il destino di una pratica scrittoria all’insegna di un vero e proprio ‘tormento’: senza dire che si dovrebbe soprattutto rilevare il respiro epico del narratore, insieme con una originale apertura alle letterature inglese e americana e anche a grandi classici della letteratura latina come l’Eneide – per stare soltanto alla superficie di alcuni prestiti letterari e all’arte delle citazioni. Ma si vorrebbe proseguire con le osservazioni con cui si son qui prese le mosse, avanzandone alcune altre relative alla difficultas di far passare definitivamente l’opera di Fenoglio – al di là del mondo della critica e degli studiosi di storia della letteratura – nell’ambito di una ricezione decisamente più ampia, non solo nelle scuole e nelle università, ma altresì tra un pubblico vario di lettori. Resta, questo, un compito difficile, così come resta difficile far conoscere in maniera diffusa l’opera di un altro scrittore ‘grande e infelice’, accostabile a Fenoglio per alcuni aspetti. Si tratta di Federico De Roberto. L’esperienza di Fenoglio – difficile indicare le ragioni, a tal proposito – farebbe pensare, in qualche modo, a Federico De Roberto, in quanto pure lo scrittore siciliano era animato da un impegno professionale strenuo né mai fu lambito in vita da un vero e indubitabile successo di pubblico. Senza dire che pure De Roberto, nella sua formazione di scrittore, perseguì vie originali, guardando non solo alla grande letteratura francese dell’Ottocento, ma altresì a un autore ‘bizzarro’ come Edgar Allan Pasquale Guaragnella, Premessa 5 Poe, il quale fornì non pochi spunti alla sua narrativa, nel segno del grottesco. Vi è poi una carsica affinità tra l’ultimo De Roberto e Fenoglio. Tale affinità è rappresentata dal tema della guerra e da una rappresentazione non solo nel segno del grottesco ma altresì, almeno in profondità, anti-eroica: per De Roberto si trattò della Grande Guerra; per Fenoglio si trattava della guerra partigiana e, in subordine, pure della Grande Guerra. In entrambi gli autori sarebbe riconoscibile, nella narrazione delle vicende belliche, una visione – ma sempre in profondità –all’insegna della ‘prosa del mondo’, e tale visione doveva indurre molte riserve da parte di una critica che non riusciva a dismettere il suo conformismo: erano riserve che dovevano risultare segretamente dolorose nella mente dei due autori. Sarebbe pure da segnalare una curiosità a proposito di De Roberto: il giorno della sua morte, nel luglio del 1927, seguiva di poco quello della morte di Matilde Serao; e riviste e quotidiani dedicarono ogni attenzione alla scrittrice lasciando quasi sotto silenzio la dipartita dell’autore de I Vicerè. Verrebbe fatto di avanzare una considerazione un po’ curiosa: non sarà avvenuto che i due autori, De Roberto e Fenoglio, così lontani tra loro nel tempo e nello spazio, abbiano sofferto di quella condizione umana che, come nessuno, avevano saputo rappresentare in tanti loro personaggi? ovvero la ‘disdetta’ per De Roberto e la ‘malora’ per Fenoglio? Resterebbe appena una consolazione: è quella della fama postuma di cui scriveva Hanna Arendt a proposito dell’amico Walter Benjamin. La fama che i due autori hanno finalmente acquisito post mortem bisognerebbe coltivarla dignitosamente da parte dei cultori di Fenoglio come di De Roberto, facendo conoscere la loro opera nel valore e nei segreti di scrittura. Questo fascicolo speciale di “Parole rubate” vorrebbe costituire un doveroso omaggio allo scrittore albese, così sfortunato in vita e talvolta pure post mortem. Tra i segreti di Fenoglio era pure una strenua arte della Parole Rubate / Purloined Letters 6 citazione, un crogiuolo di scritture composto di prestiti come di riprese attuate in un confronto serrato con altri autori. Esemplarmente, nel suo saggio, Valter Boggione ha classificato le citazioni dirette tratte dall’opera di Thomas Edward Lawrence – quello ‘vero’, diceva Fenoglio – grande scrittore di guerra nonché le rielaborazioni attuate dallo scrittore albese. Le osservazioni di Boggione a margine de L’imboscata o di un racconto come Old lion risultano di grande suggestione, con riferimenti a Lawrence, il quale si pone di volta in volta come modello e anti-modello. Nick, l’uomo della resistenza che vive ormai deluso e disincantato nell’Italia del boom economico, corrisponde in maniera significativa a un personaggio, Abu Tay, di Seven Pillars di Lawrence. Inoltre Boggione segnala la presenza di molti lemmi dello scrittore inglese, ma rileva sapientemente che tali riprese devono essere ricondotte a una più ampia riflessione concettuale dello scrittore albese: riflessioni sulla tecnica letteraria, sulle modalità di guerra, sul significato dell’eroismo, sul valore della libertà. Peraltro Boggione, con la securitas dello studioso particolarmente esperto di Fenoglio, rileva che Lawrence registra una presenza nell’opera dello scrittore albese di gran lunga superiore a qualsiasi presenza di altro scrittore. A sua volta, nell’ambito di una dialettica tra libertà e necessità, Gino Ruozzi si sofferma analiticamente sul tema della imboscata nel corso della guerra partigiana: tema, questo, particolarmente ricorrente nella letteratura della Resistenza – Ruozzi ricorda significativamente il Sentiero dei nidi di ragno di Calvino e la Casa in collina di Pavese – e che in Una questione privata, declinato nei termini della dimensione collettiva (capitolo VIII) e della dimensione personale (capitolo X), sembra rinviare – come ha osservato per primo Calvino – agli inseguimenti e alle attese dell’Orlando furioso. Nel segno del Canto IX del poema ariostesco, in cui Orlando abbandona la ‘grande storia’, quella di Carlo Magno, per perseguire la sua vana e amorosa inchiesta, Fenoglio sottolinea l’urgenza, nel vivo della Pasquale Guaragnella, Premessa 7 storia della Resistenza italiana, della ‘questione privata’ nonché l’incurabile debolezza dell’essere umano. Intanto, Veronica Pesce si sofferma su alcune intratestualità dentro l’opera di Fenoglio e sulle occorrenze delle immagini del fiume: per esempio, sull’accrescimento delle acque del Tanaro, che sembra personificarsi al pari dello Scamandro iliadico. Acute risultano poi le osservazioni sulle immagini della casa isolata e malconcia, fino all’immagine della casa ‘megera’. Inoltre sull’alternativa costituita dal bivio, di forte implicazione politica, Veronica Pesce indugia per mostrarne il valore metaforico: la drammatica scelta se darsi all’inseguimento di un partigiano comunista disertore o invece di un fascista, scelta che assume più ampiamente un carattere etico ed esistenziale. Sono, queste, esemplificazioni importanti sul piano ideologico, poiché nell’allusione esplicita insita nella ripetizione intratestuale acquisiscono ulteriore forza e costituiscono precisi punti fermi. Nella fitta trama di echi e rinvii all’interno della scrittura fenogliana, Giancarlo Alfano acutamente coglie due modelli formali antitetici e al contempo complementari: Gerard Manley Hopkins e Marziale. È nella ricca presenza del paesaggio e della natura quale dimensione del partigiano fenogliano che è possibile rintracciare i toni lirici di Hopkins: si pensi, ad esempio, all’erba, che assumendo nel Partigiano Johnny un valore sepolcrale in cui poter trovare riposo sembra voler ricalcare il componimento Pied Beauty. Giancarlo Alfano rileva inoltre l’uso nella scrittura del Fenoglio dell’aggettivo ‘arcangelico’ per connotare i luoghi delle Langhe, il mondo della Resistenza: un termine emblematicamente impiegato dallo stesso autore albese per definire la sublime, somma poesia di Hopkins. Se dunque l’esperienza del partigiano non può che essere rappresentata entro una dimensione e uno stile sublime, tragico, in cui Hopkins si pone come modello esemplare, la vita al di fuori della guerra è Parole Rubate / Purloined Letters 8 restituita nella sua essenza ordinaria, comica, opaca, in cui Marziale diviene il punto di riferimento. È il caso degli Epigrammi fenogliani, in cui la vita mondana – animata da personaggi ‘travestiti’ nei panni latini – rivela, al pari della Roma imperiale, la sua inautenticità. Muovendo da una prospettiva antiretorica del mondo resistenziale, Fenoglio rappresenta con ironia e disincanto anche quei partigiani i quali, non catturati e dunque non destinati alla morte, ebbero modo di governare la città di Alba per ventitré giorni: è il caso di pensare al racconto del 1952, I ventitre giorni della città di Alba, in cui il noto incipit è finemente preso in esame da Elvio Guagnini. La sfilata ‘carnevalesca’ dei partigiani, descritta con ironia e distanza critica, può essere affiancata alla varietà pittoresca della parata dei partigiani osservata ‘a bocca aperta’ da Pin, il protagonista del Sentiero dei nidi di ragno: l’incipit del racconto fenogliano è dunque forse un omaggio – ha acutamente mostrato Guagnini – a Calvino, a colui che aveva seguito da vicino i passi redazionali del racconto. Del resto, lo stesso Calvino avrebbe seguito con interesse l’itinerario di Fenoglio scrittore e – nella nuova edizione del Sentiero, del 1964 – avrebbe stabilito, nella nota Prefazione, una specie di collegamento ideale tra il Sentiero e Una questione privata: in un percorso verso un libro sulla Resistenza che la rappresentasse veramente “proprio così com’era, di dentro e di fuori”.