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Vivere e studiare in sicurezza: una ricerca sulla percezione della sicurezza urbana delle studentesse dell'Ateneo di Padova

TADDEO, FLAVIA

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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PADOVA Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata (FISPPA) Corso di Laurea Magistrale in Psicologia Sociale, del Lavoro e della Comunicazione Tesi di Laurea Magistrale Vivere e studiare in sicurezza: una ricerca sulla percezione della sicurezza urbana delle studentesse dell’Ateneo di Padova Living and studying safely: a research on the perception of urban safety of the female students of the University of Padua Relatore: Prof. Adriano Zamperini Correlatrice: Prof.ssa Marialuisa Menegatto Laureanda: Flavia Taddeo Matricola: 2050413 Anno Accademico 2022/2023 A mio nonno Arturo Per la stima e il riconoscimento che sempre mi ha riservato. Questo traguardo va a te Che aspettavi da così tanto tempo Di vedere tutti i tuoi nipoti laureati. Indice Introduzione ……………………………………………………………………………1 Capitolo 1 - CITTÀ PATRIARCALE ………………………………………………...5 1.1 Percezioni di (in)sicurezza urbana…………………………………………………...5 1.2 I dati della violenza sulle donne per strada…………………………………………..8 1.3 Cosa è stato fatto…………………………………………………………………….11 1.4 Linee guida europee per la sicurezza urbana……………………………………….16 1.5 Un approccio di genere in materia di sicurezza urbana…………………………….18 Capitolo 2 - LE REGOLE DELL’INTERAZIONE E LA PERCEZIONE DELLA SICUREZZA…………………………………………………………………………..21 2.1 Interazione non focalizzata: “prima le signore”..…………………………………...22 2.2 Disattenzione civile: cambiare marciapiede……………………………………...…23 2.3 Disattenzione incivile: osservare e non prestare aiuto………………………………25 2.4 Attenzione incivile: il catcalling ……………………………………………………28 2.5 Definizione di sicurezza urbana…………………………………………………….31 2.6 Indicatori di percezione di sicurezza urbana………………………………………..34 Capitolo 3 - UNA RICERCA CON LE STUDENTESSE……………………………39 3.1 Obiettivo della ricerca………………………………………………………………39 3.1.1 Perché il quartiere Arcella …………………………………………………40 3.1.2 Perché le studentesse dell’Università di Padova …………………………..43 3.1.3 Disegno di ricerca ………………………………………………………….44 3.2 Seconda fase: un questionario sugli indicatori di sicurezza…………………………47 3.2.1 Gli indicatori di sicurezza urbana e sociale……………………………….48 3.2.1.1 Macro-tema: Sociale…………………...……………..……………48 3.2.1.2 Macro-tema: Caratteristiche fisiche o strutturali del quartiere…...49 3.2.1.3 Macro-tema: Istituzioni………………….…………………………50 3.2.1.4 Macro-tema: Luoghi e servizi pubblici/privati……….……………51 3.2.2 Risultati - caratteristiche delle partecipanti ………………………………53 3.2.3 Risultati - indicatori di sicurezza urbana e sociale……………..…………59 3.3 Terza fase: i focus group…………………………………………………...………68 3.3.1 Primo focus group: SessFem e Stria ………………………………………70 3.3.2 Risultati - primo focus group………………………………………………72 3.3.3 Secondo focus group: studentesse dell’Arcella…………………………….80 3.3.4 Risultati - secondo focus group…………………………………………….82 3.3.5 Dopo i focus group: una mappa concettuale………………………………89 Capitolo 4 - LINEE DI INTERVENTO VERSO LA PROMOZIONE DELLA SICUREZZA URBANA………………………………………………………………91 4.1 Dopo i focus group: discussione dei risultati…………………………………….…91 4.2 La pubblica amministrazione e le richieste delle studentesse………………………95 4.3 Prevenzione della violenza o promozione della sicurezza? ………………………..98 4.4 Verso una proposta operativa per la promozione della sicurezza…………………103 Conclusioni…………………………………………………………………………...109 Bibliografia …………………………………………………………………………..113 Sitografia ……………………………………………………………………………..117 1 Introduzione Studi di psicologia e geografia urbana 1 mostrano come la città sia ideata “dagli uomini per gli uomini”. L’autrice canadese e docente di geografia urbana Leslie Kern, nel suo libro La città femminista (Kern, 2021), attraverso una brillante e documentata guida, mostra l’importanza del pensiero femminista per concepire gli spazi urbani, indagando i limiti e le possibilità delle città. Le questioni che la Kern pone in esame sono un tentativo di risposta all’interrogativo che muove e dirige il suo pensiero critico e che funge da caposaldo dell’intero suo lavoro, ovvero “che cosa rende un luogo vivibile, accessibile, sicuro e dinamico per tutti?” (Kern, 2021). La domanda di Kern, rivendica in questo modo l’importanza del ruolo e del lavoro delle donne all’interno dei contesti urbani, per superare le disuguaglianze di genere e sociali diffuse nei quartieri e nei centri abitati. Ma che cosa intende la Kern affermando che la città è patriarcale 2 ? La città è patriarcale per il modo in cui risulta accessibile in maniera prioritaria ai cittadini di sesso maschile, a discapito delle cittadine donne. L’autrice, ad esempio, argomenta come il trasporto pubblico nelle città sia adatto a un cittadino (uomo) pendolare, che lavora in orari diurni e che compie spostamenti lineari, diversamente dagli spostamenti delle donne, che sono invece più complessi (lasciare più figli a scuola ad orari diversi, compiere brevi soste per commissioni, fare la spesa, ecc.). Ne consegue che, il modo in cui sono gestiti i mezzi, non sembra rispondere alle esigenze derivanti dall’appartenenza al ruolo del genere “donna” all’interno dei contesti urbani. Dunque, per indagare il senso di sicurezza nelle nostre città, bisogna interrogarsi sul modo in cui le donne percepiscono tale sicurezza, in quanto la richiesta di ordine e di incolumità che viene espressa non è una domanda uguale per i cittadini e per le cittadine. Quanto affermato trova sostegno nelle parole della sociologa Tamar Pitch: “Credo che sia abbastanza plausibile pensare che una città sicura per le donne sia una città sicura per 1 La geografia urbana è una disciplina all’interno della geografia umana dedicata all’analisi approfondita delle città nelle loro diverse configurazioni e espressioni. Questa branca di studio esamina la città in relazione ad altri fenomeni significativi, quali il processo di urbanizzazione, gli aspetti economici, fisici e sociali dello spazio urbano, la percezione delle dimensioni urbane, l’organizzazione della vita cittadina e l’aspetto visuale dell’ambiente urbano (da Bartaletti, F. (2012). La città come spazio geografico. Bozzi). 2 “Patriarcato”, inteso come il permanere di una gerarchia di genere che premia il sesso maschile (da Casalini, B. (2011). Libere di scegliere? Patriarcato, libertà e autonomia in una prospettiva di genere. Etica & Politica, 12, 329-364). 2 tutti: viceversa, non è affatto detto che una città sicura per gli uomini lo sia anche per le donne” (Pitch & Ventimiglia, 2001). Nonostante il tentativo di gestire il problema, la criticità degli interventi che operano attraverso l’uso di strumenti tecnologici per far sentire le donne più sicure nei contesti urbani, è quella di agire unicamente sulle cittadine interessate (che divengono - spesso - vittime) e non sull’interazione tra donne e uomini. Il rischio (come si vedrà) nel proporre interventi la cui azione è rivolta esclusivamente all’evitamento della possibilità di subire molestie o abusi, è quello di non contemplare la dimensione di salute delle donne che vivono i contesti urbani, ponendo in secondo piano la qualità dello stile di vita che tali interventi di prevenzione tendono a perpetrare, in termini di autonomia percepita, libertà d’azione e senso di appartenenza al proprio quartiere. Come si andrà ad approfondire nel corso del presente elaborato, risulta necessario un approccio di genere in materia di sicurezza urbana, che consideri le peculiarità del contesto in esame e proponga strategie di intervento differenziate secondo i sessi, in risposta ai bisogni di tutti. In tal senso, la presente ricerca si propone di indagare la percezione di sicurezza urbana riscontrata dalle studentesse dell’Ateneo di Padova, al fine di poter tracciare delle linee guida verso una proposta operativa orientata alla “promozione della sicurezza” e non (più) alla “prevenzione della violenza” urbana. Entrando nel merito della struttura del presente elaborato, esso sarà sviluppato come segue: • nel Capitolo 1 verrà delineata la premessa a sostegno della ricerca, evidenziando gli elementi storico-culturali a fondamento dell’esigenza, per le donne, di un incremento di sicurezza nei contesti urbani; • nel Capitolo 2 sarà descritta la cornice teorico-metodologica della ricerca, attraverso i contributi del sociologo canadese Erving Goffman. Entro tale lettura, come si vedrà, le molestie per strada cui le cittadine sarebbero soggette, sono da intendere come “infrazioni” al rituale della disattenzione civile, una rottura della sacralità del self che regola le interazioni tra sconosciuti negli spazi pubblici; • il Capitolo 3 riguarderà la descrizione della ricerca, attraverso la delineazione delle fasi che l’hanno caratterizzata. Più precisamente, si entrerà nel merito della seconda fase della ricerca, relativa alla progettazione e diffusione di un questionario sugli 3 indicatori di sicurezza urbana e sociale e della terza fase, riguardante la discussione dei risultati del questionario attraverso il metodo del focus group; • nel Capitolo 4 si entrerà nel merito delle condizioni per una possibile proposta operativa in tema di sicurezza urbana e - in riferimento alla cornice teorico metodologica della ricerca - verranno avanzate due proposte di definizione al fine di porre in luce la distinzione tra interventi orientati alla “prevenzione della violenza urbana” e interventi orientati alla “promozione della sicurezza urbana”. 10 stata costretta a modificare il percorso per ritornare a casa dopo aver subito un’aggressione o per il timore di poterne essere vittima” (Mezzatesta, 2021). Come sostiene Leslie Kern, le città sono espressione di un simbolismo di genere. Come un promemoria, questo ci ricorda da chi – e per chi – le città sono state costruite (Kern, 2021). La città può essere, quindi, intesa come il prodotto di costruzioni sociale etero patriarcali che vengono generate e trovano mantenimento attraverso le dinamiche e le relazioni che in essa hanno luogo (Borghi, 2009). Alla luce di quanto finora delineato, risulta normale o, quantomeno, anticipabile, assistere a comportamenti da parte di uomini per strada che siano manifestazione del dominio maschile sullo spazio pubblico e sui corpi che lo attraversano, come fischiare o suonare il clacson in segno di apprezzamento, fare commenti sessisti o ricercare un contatto fisico con le donne. Tale modello predatorio “non ha nulla a che fare con la natura o con desiderio sessuale maschile”, ma è un prodotto culturale che nasce con l’obiettivo della manifestazione del potere da parte degli uomini, i quali, attraverso l’attuazione delle molestie, rivendicherebbero la loro identità maschile (Quinn, 2002). Così “il contenuto di ogni performance, e ce ne sono molteplici forme, è influenzato da una nozione egemonica di mascolinità” (Ibidem). Dati presenti in letteratura dimostrano che tra i maggiori effetti delle molestie per strade subite dalle donne, la colpevolizzazione e l’autocolpevolizzazione sono tra i primi. Espressioni come “se l’è cercata” contribuiscono a generare e mantenere la narrazione di donna colpevole e poco prudente che si discosta dal normale ruolo socialmente prescritto della donna prudente “che non se la cerca”, esce poco da sola di sera ed evita di mettersi in mostra con abbigliamento o atteggiamenti spontanei (Peroglio, Dughera, & Melis, 2008). Il sentimento di paura che viene inculcato alle vittime e i processi di colpevolizzazione messi in pratica dalla società, contribuiscono a perpetrare e validare l’efficacia delle condotte ipervirilistiche, nel senso che “riescono davvero a sancire la supremazia maschile attraverso la coercizione dei corpi femminili” (Mezzatesta, 2021). Il rischio, nel considerare il catcalling come semplice espressione di apprezzamento maschile, o una “naturale conseguenza dell’essere uomini” (Ibidem), è quello di perpetrare la narrazione del corpo femminile come vulnerabile e, conseguentemente, accessibile a commenti, intrusioni e validazioni maschili, rendendo le molestie per strada un evento prevedibile e delegando la responsabilità dell’insicurezza 11 percepita dalle donne per strada unicamente al genere femminile. La minimizzazione delle molestie per strada da parte degli uomini rientra in quella che viene definita “cultura dello stupro” (Brownmiller, 1976) con cui ci si riferisce all’accettazione dell’eventualità dello stupro e non solo come un fatto possibile, ma anche come un “processo di intimidazione con cui tutti gli uomini mantengono tutte le donne in uno stato di paura” (Priulla, 2019). Tutto ciò costituisce una limitazione importante alla libertà delle donne di vivere il loro spazio urbano, guidandole in processi decisionali finalizzati alla tutela della propria incolumità, rinunciando ad esperienze, incontri e relazioni (Kern, 2021); oltre che ad esporle maggiormente a stati d’ansia, rabbia e paura, insorgenza di depressione e abbassamento dell’autostima (D’Andrea, 2020). Risulta quindi evidente, alla luce dei dati finora riportati, che le donne sono ancora oggi considerate “out of place” (Mezzatesta, 2021) quando si muovono nello spazio pubblico e che la loro libertà di vivere gli ambienti cittadini è ancora molto limitata dalla paura dell’eventualità di subire molestie quotidianamente per strada. È proprio attraverso la pratica dell’osservazione delle dinamiche urbane, più precisamente mediante l’adozione di uno “sguardo femminista” (Andreola & Muzzonigro, 2021) che si può realizzare il fatto che “lo spazio non è neutro: è abitato da corpi sessualizzati che hanno differenti esperienze della città e dei territori, con differenze nei modi di vivere e di muoversi” (Boccia, 2016). 1.3 Cosa è stato fatto Numerosi sono i contributi realizzati finora per la gestione della sicurezza delle donne negli ambienti urbani. A partire dagli anni ’80, gruppi di donne negli Stati Uniti e in Canada si sono riuniti per contribuire alle scelte nella progettazione degli ambienti urbani, dando voce alla richiesta di sicurezza della popolazione femminile. A tal fine sono sorti il Piano delle Donne di Toronto, con il Comitato Città Sicura e il Comitato d’Azione delle Donne per la Sicurezza Urbana di Montreal che hanno posto le basi per una diversa progettazione urbana, attraverso la generazione di linee guida di riferimento per le altre città nella promozione della sicurezza (Peroglio, Dughera, & Melis, 2008). Nel 1988 nasce a Montreal il programma Donne e Città guidato da una quindicina di donne che propongono interventi della città attraverso il coinvolgimento dei cittadini nel miglioramento degli spazi pubblici, portando all’attenzione nazionale il tema della 12 sicurezza urbana per le donne. Nel 2002, con un seminario internazionale tenutosi a Montreal viene stipulata la Dichiarazione di Montreal per la Sicurezza delle Donne con un appello a donne, uomini e istituzioni tutte ad assumere il tema del contrasto alla violenza contro le donne come un impegno prioritario, contribuendo all’informazione, sensibilizzazione ed educazione dei cittadini sulla tematica ed utilizzando un approccio di genere alle politiche locali per la sicurezza e nei programmi nazionali di prevenzione alla criminalità (Peroglio, Dughera, & Melis, 2008). L’approccio di genere viene condiviso e sostenuto anche dall’ONU, con il Programma città più sicure, “fondato su cinque principi di base: (1) situare le azioni delle città nel quadro della promozione dell’uguaglianza di genere; (2) coinvolgere gli uomini nella soluzione dei problemi; (3) fare delle analisi a partire da dati differenziati in base al sesso, e da indagini esplorative per meglio rappresentare il punto di vista delle donne; (4) sviluppare partenariati con gli attori significativi nel campo della violenza, come le Forze dell’ordine, e indirizzarli all’approccio di genere; (5) mettere in comune le pratiche, le esperienze e le valutazioni riconoscendo l’importanza del fenomeno della violenza sulle donne a livello internazionale” (Peroglio, Dughera, & Melis, 2008). In Italia, il contributo più approfondito sul tema della sicurezza delle donne è offerto dalla Regione EmiliaRomagna con Zero Tolerance contro la violenza sulle donne – Bologna sicura; Programma 97/99. “Si tratta di un sistema di azioni che permettono di delineare strategie di sicurezza urbana che integrino la prospettiva di genere, articolate in: 1) Azioni di ricerca e di indagine 2) Azioni di intervento comunitario e di empowerment femminile 3) Azioni di educazione e formazione 4) Azioni di supporto alle vittime e tutela dei diritti 5) Azioni di comunicazione e di informazione 6) Azioni per la sicurezza delle donne nei luoghi pubblici” 14 . Tra le iniziative che si registrano negli ultimi anni per garantire la sicurezza delle donne per strada, emerge come via prioritaria l’uso della tecnologia, attraverso la creazione di numerose App per la sicurezza, “che permettono in modo veloce e intuitivo di segnalare un problema” (Scarcia, 2019). Siamo Sicure è un’App italiana che permette di selezionare tre diversi pulsanti colorati in funzione dell’entità della richiesta d’aiuto: 14 Ufficio progetti e documentazione sui temi della sicurezza - Regione Emilia-Romagna, Differenza di genere e politiche di sicurezza nelle città europee. Quaderno n.° 17 di Città Sicure, maggio-giugno 1999, Progetto Città Sicure. 13 un pulsante rosso fa partire un suono ad alto volume in grado di attirare l’attenzione di chi sta intorno, con (all’occorrenza) l’attivazione di un segnale luminoso; il pulsante azzurro è adibito all’avvio di una chiamata d’emergenza al numero prescelto e il pulsante arancio un sms con richiesta d’aiuto 15 . Similmente, Kitestring, tra le più diffuse App di sicurezza al mondo, permette di impostare l’invio di un messaggio (dopo mezz’ora, un’ora, cinque ore) al quale l’utente deve rispondere con un codice entro un determinato arco di tempo definito e di mettere l’utente in contatto con i numeri preimpostati, nel caso di non avvenuta risposta al codice. O, ancora SecurWoman, che permette un contatto continuo con un centro operativo 24/7 e che, attraverso una chiamata diretta, localizza l’utente e allerta le forze dell’ordine. E, infine, bSafe, un’App per la sicurezza che raccoglie al suo interno numerose funzionalità: permette agli amici di seguire l’utente via GPS per assicurarsi che sia al sicuro, consente di attivare una telefonata finta in caso di necessità, di segnalare la propria posizione o di chiamare le persone selezionate dall’utente in caso di emergenza; e, soprattutto, con un bottone SOS permette automaticamente di avviare una registrazione audio e video di quello che succede intorno all’utente. Un ulteriore esempio sempre più emergente di servizio di sicurezza delle donne per strada, attraverso l’uso della tecnologia è quello dell’associazione Donnexstrada, nato a marzo 2021 da un’idea della psicologa Laura de Dilectis (Randazzo, 2022). Si tratta di un servizio completo nella gestione della sicurezza, attraverso videochiamate di accompagnamento durante il tragitto verso casa e l’opportunità di usufruire di consulenze con psicologi e avvocati a prezzi calmierati. Tale iniziativa permette alle donne che si trovano sole nel percorso di rientro a casa, di richiedere una diretta Instagram, direttamente dalla pagina Viola Wolk Home, indicando l’orario in cui si ha necessità del servizio. A quel punto viene chiesta la città in cui la donna si trova e il percorso che dovrà fare così che, nell’eventualità, possano essere tempestivamente avvisate le forze dell’ordine. Al fine di garantire la prova di effettivo rischio, le videochiamate vengono sempre registrate, perché, salvo presenza di telecamere, le prove di molestie per strada sono spesso assenti, limitando così la possibilità di intervenire concretamente in caso di pericolo. Ancora, a settembre 2017 arriva in Italia (Firenze) il famoso servizio “Taxi 15 Ibidem. 14 Rosa”, che consente alle donne nelle ore notturne di usufruire del mezzo nel minor tempo possibile (Macchiavelli, 2017). Tale servizio nasce come estensione del, già esistente, servizio taxi per persone con disabilità e consente la riduzione dei tempi di attesa senza costi aggiuntivi. Inoltre, per una maggior sicurezza, è richiesto al il tassista che effettua la corsa, l’obbligo di trattenersi finché la donna giunge al portone di casa. Ma quali sono i limiti di tali servizi per le donne? Quanto effettivamente non contribuiscono a perpetrare, nel tentativo di offrire soccorso, la medesima narrazione della donna vulnerabile, fragile, bisognosa? E, quindi, quali le prospettive di miglioramento del problema? È indiscutibile l’efficacia sul piano emergenziale che i servizi di soccorso alle donne per strada offrono al fine di evitare l’attuazione di molestie e abusi da parte di sconosciuti. Ma sorge spontaneo porsi un quesito. Su cosa lavorano tali App e servizi? Sull’origine del problema o sulla sua manifestazione? Sul piano della causa o sul piano dell’effetto? Volendo avanzare un’analisi critica e complessa che vada oltre l’immediato supporto e apprezzamento verso tali proposte operative per le donne in pericolo… essere monitorate, consentire la registrazione audio e video del proprio percorso in strada, usufruire di un servizio taxi che rientra nella categoria di “servizi alle persone protette” come dovrebbe far sentire l’utente? Cosa dice sul ruolo di donna nella società? Quale prospettiva di miglioramento può offrire al fenomeno delle molestie per strada? Per garantire la gestione del problema a partire dalle sue origini, bisogna domandarsi “chi” sono gli attori sociali da coinvolgere negli interventi operativi di scurezza per le donne. Come abbiamo visto, la tecnologia utilizzata sottoforma di App prevede il coinvolgimento di un solo ruolo sociale, quello della donna utente del servizio; ma finché la violenza pubblica e la paura del crimine vengono considerati “problemi delle donne”, questo determina un forte limite di intervento in quanto prevede che la gestione dell’insicurezza sia ancora una volta tutta sulle loro spalle e che le strategie quotidiane per evitare o prevenire il sentimento di insicurezza siano tanto utilizzate dalle donne, quanto ignorate dal resto della collettività 16 . 16 Ufficio progetti e documentazione sui temi della sicurezza - Regione Emilia-Romagna, Differenza di genere e politiche di sicurezza nelle città europee. Quaderno n.° 17 di Città Sicure, maggio-giugno 1999, Progetto Città Sicure. 15 Diversamente, per agire a partire dall’origine del problema, “le politiche che vanno promosse devono piuttosto partire dalla promozione della libertà delle donne, di rafforzamento della loro autonomia, in una parola di empowerment” 17 . Ad esempio, il programma Zero Tolerance contro la violenza sulle donne ha avuto notevoli implicazioni sulla concettualizzazione del bene “sicurezza” portando le donne a rivestire un ruolo attivo del processo di mobilitazione sociale e decisione politica. Gruppi di donne, attraverso la partecipazione a dibattiti sulla prevenzione alla criminalità, hanno reso la città, i politici e gli esperti più informati sulla loro paura, troppo spesso considerata “irragionevole” e soprattutto, sull’impatto che ha la violenza sulle donne nella città. Lo stesso programma prevede diverse aree di intervento e di azione, attraverso la promozione della ricerca e delle indagini finalizzata non solo alla conoscenza del fenomeno “sommerso” della violenza in tutti i suoi aspetti sociali, giuridici e psicologici, ma anche e soprattutto il suo impatto sociale e la correlazione con la paura e la preoccupazione crescente delle donne e delle ragazze nella città. Il progetto promuove una serie di interventi di comunità e di empowerment femminile, con l’obiettivo di innescare nelle donne competenze in termini di sicurezza urbana, in quanto esse stesse “esperte” del settore. L’influenza nelle politiche dei trasporti e della pianificazione urbana dovrebbe essere focalizzata sul potenziamento dell’agio delle donne e sulla loro facilitazione di accesso ai luoghi pubblici e alle risorse della città e non tendere sottilmente al mantenimento del loro sentimento di paura e all’idea che vivere gli spazi pubblici per una donna oggi sia ancora una sfida che richiede coraggio. A tal proposito, il progetto Criteri per una città accogliente, promosso dalla commissione pari opportunità di Bolzano, nasce come proposta di riqualificazione di un quartiere della città. Attraverso una sperimentazione di tipo architettonico ed urbanistico che abbraccia l’approccio di genere sugli spazi pubblici e privati, pone il focus sui problemi di sicurezza e di vivibilità nell’ideazione e progettazione delle case, delle strade e dell’intero quartiere, consentendo l’attuazione di azioni preventive al degrado urbano e alle percezioni di insicurezza 18 . Duque, cosa fare? Davanti alla complessità del fenomeno della sicurezza urbana, come avanza giustamente Leslie Kern, nel suo libro La città femminista: che cosa deve 17 Ibidem. 18 Ibidem. 16 fare un criminologo o un urbanista? “Allora, quali sono le risposte?” (Kern, 2021). La stessa autrice conclude “Non esistono soluzioni immediate” (Ibidem), ma certo è che qualunque tentativo efficace di migliorare la sicurezza urbana debba prendere in considerazione elementi sociali, culturali ed economici, nonché la forma dell’ambiente costruito, attraverso un approccio intersezionale, che parta dai bisogni e dalle prospettive dei più vulnerabili e che promuova libertà di movimento e autonomia. 1.4 Linee guida europee per la sicurezza urbana 19 Nel 2001, l’Unione Europea raccomanda la predisposizione di strategie comuni per garantire la sicurezza nelle città e stabilisce i criteri di “prevenzione della criminalità attraverso la pianificazione urbana e la progettazione degli edifici”. Vengono, così, emanate, le linee guida e le norme sulla progettazione delle città per la sicurezza attraverso un manuale del 2007 (il Technical Report TC) che, attraverso l’analisi delle aree esistenti e delle nuove, sintetizza i criteri di sicurezza urbana in una “carta dei principi fondamentali”. Il lavoro distingue “contenuti” e “processi”, dove i primi si rifanno alle strategie vere e proprie per la riduzione e la prevenzione dei problemi di criminalità in un dato ambiente e i secondi costituiscono i procedimenti attraverso cui scegliere e applicare le strategie. Sono stati considerati diverse aree urbane e sub-urbane, come quartieri residenziali, zone commerciali e industriali, scuole, parchi, giardini pubblici, stazioni, fermate dell’autobus, ecc. al fine di avanzare diverse proposte strategiche e identificati gli interlocutori indispensabili, come amministratori, progettisti, pianificatori, forze dell’ordine, operatori sociali, commerciali e dell’istruzione e la popolazione di abitanti. Infine, sono state identificate tre domande guida del metodo (dove: l’area; cosa: il problema di criminalità; chi: gli interessati). Tra le buone pratiche individuate per il rafforzamento della sensazione di sicurezza e la diminuzione del rischio, vi sono: 19 I riferimenti presenti in questo paragrafo sono stati estrapolati dal Progetto di Peroglio, M., Dughera, L., & Melis, G. (2008). La città SiCura - L’approccio di genere alla sicurezza urbana: manuale di interventi sulla città per la sicurezza delle donne e delle persone più vulnerabili. Progetto realizzato nell’ambito di Melting Lab Assessorato alle Pari Opportunità – Regione Piemonte. 17 • senso di appartenenza e identificazione con il quartiere (e percezione di collaborazione all’interno della rete sociale); • locali pubblici e di ritrovo: funzione rassicurante rispetto alla paura del crimine; presenza di attività e di persone porta a maggiore senso di sicurezza; • mescolanza di gruppi socioeconomici: crea conoscenze, condivisione e maggiore senso di fiducia, diversamente dalle ampie aree destinate a fasce di popolazione a basso reddito che aumenta il rischio di crimine e la paura dell’eventualità di episodi di crimine; • limitare il numero di aree abbandonate o barriere strutturali induce un senso di vicinanza e riduce il rischio di violenza per strada; • buona visibilità sugli spazi pubblici e corretta illuminazione riducono la paura del crimine. Inoltre, i percorsi per i pedoni e le auto dovrebbero preferibilmente essere affiancati, così come gli ingressi agli edifici essere più collegati ai percorsi pedonali; • rete di sentieri e piste ciclabili ben individuate e illuminate per evitare l’isolamento; • edifici costruiti su scala umana contribuiscono ad incrementare il senso di proprietà dei residenti negli spazi pubblici e di identificazione con il quartiere; • buona progettazione degli edifici, del paesaggio e dell’arredo urbano aumenta il senso di proprietà e di appartenenza e riduce il rischio di vandalismo; • buona manutenzione, pulizia regolare, rimozione immediata dei rifiuti garantiscono il senso di appartenenza e coinvolgono i residenti nella cura del quartiere; • presenza delle forze dell’ordine, specie del vigile del quartiere, aumenta il senso di sicurezza dei residenti; • presenza di luoghi d’incontro per i giovani, comunità riabilitative per tossicodipendenti e strutture per i senza fissa dimora, riducono la presenza incontrollata di gruppi che possono essere causa di paura negli spazi pubblici; • una cartellonistica accurata con planimetria del quartiere e una buona segnaletica stradale aumentano il senso di appartenenza e controllo e permettono di individuare facilmente percorsi da seguire in caso di fuga; • la sorveglianza da parte di portinai o custodi riduce il rischio di violenza, insieme alla presenza di telecamere per monitorare gli ingressi negli edifici pubblici. 18 1.5 Un approccio di genere in materia di sicurezza urbana Nel corso del presente capitolo è stato più volte anticipato il riferimento all’approccio di genere nella progettazione degli interventi per la sicurezza delle donne nei contesti urbani. Nelle pagine che seguono si cercherà di definire più precisamente che cosa si intende e cosa implica l’approccio di genere, con l’obiettivo di iniziare a porre le basi alla cornice metodologica della ricerca che segue. “L’approccio di genere, raccomandato dall’ONU è tutt’oggi molto praticato nei programmi di prevenzione del crimine e per la sicurezza urbana” (Peroglio, Dughera, & Melis, 2008). Ma cosa significa applicare un’ottica di genere all’ambiente urbano? Principalmente si tratta di domandarsi chi sono i cittadini di riferimento nella progettazione delle città (e il loro utilizzo), dunque chiedersi se le città sono progettate per donne e uomini di ogni età, reddito e razza o se, invece, rispondono ai bisogni di pochi (Ibidem). Nella maggior parte dei casi emerge che le città non sono neutrali ma (come sostenuto da Leslie Kern) “ideate dagli uomini, per gli uomini” (Kern, 2021); specificatamente, a uomini “mediamente giovani, sani, benestanti, lavoratori e con poche responsabilità familiari” (Peroglio, Dughera, & Melis, 2008). Ciò di cui non si tiene conto è proprio la diversificazione dei cittadini che abitano la città e che sono guidati da bisogni, stili di vita e attività quotidiane differenti. Ad esempio, le donne (soprattutto a basso reddito) risultano essere le principali fruitrici dei trasporti pubblici, dato (quest’ultimo) che non può essere ignorato nella progettazione dei trasporti e del traffico e che rivela la richiesta di un’importante mancanza di neutralità nelle politiche in materia di sicurezza urbana. Infatti, dati presenti in letteratura dimostrano che alla paura di essere vittime di reati che coinvolge la maggior parte dei cittadini, si associa la paura specifica e legata al genere delle cittadine donne, di subire violenze sessuali e molestie durante le loro interazioni per strada. È stato già ampiamente discusso, nel corso del presente capitolo, quanto la percezione dell’eventualità di essere vittime di molestie abbia un effetto diretto sul sentimento di insicurezza esperito dalle donne per strada, la quale andrebbe ad agire sulla riduzione della mobilità delle cittadine e sulla possibilità di esercitare pienamente la loro cittadinanza negli spazi che abitano. Numerosi sono i progetti, partendo dall’esperienza di Montreal, che hanno adottato l’approccio di genere nella gestione del problema della sicurezza urbana, approccio che implica porre le donne al centro dell’azione entro una progettazione partecipata che richiede il coinvolgimento delle cittadine “nelle diverse 19 analisi del contesto, della programmazione e della realizzazione delle misure, per evitare che gli interventi per la sicurezza nelle città diventino un altro strumento di esclusione della popolazione femminile” (Peroglio, Dughera, & Melis, 2008). In tal modo, attraverso la partecipazione attiva delle donne nei progetti di sicurezza urbana, si andrà ad evitare la perpetrazione di una concezione paternalistica del problema, che giustifica ed avvalora l’auto limitazione della mobilità della donna, il ricorso alla protezione degli uomini o l’uso acritico di sistemi di protezione personale (tra cui, App e servizi tecnologici precedentemente citati). L’approccio di genere, diversamente, ha come obiettivo la modifica e il superamento di quei meccanismi di controllo della vittima che è “causa del suo male” se frequenta zone pericolose, cammina da sola di notte e veste troppo scollata, a sostegno di un approccio autonomista, “che riconosce il diritto delle donne alla libertà di scelta rispetto al loro stile di vita e all’assunzione di decisioni appropriate in funzione della loro esperienza” (Ibidem). Elemento chiave a sostegno del valore dell’approccio di genere è una ri-collocazione della responsabilità sociale in termini di sicurezza urbana che passa dalla collettività tutta e restituisce alla città il ruolo di farsi carico “delle misure necessarie per offrire alla popolazione femminile condizioni di sicurezza che tengano conto delle diseguaglianze di genere” (Ibidem). Processo, quest’ultimo che consente di anticipare gli esiti positivi in termini di crescita di consapevolezza delle donne, sviluppo della loro autostima, ampliamento della loro mobilità e autonomia e che permetta di considerare centrale la percezione soggettiva di insicurezza come parametro cardine oggettivo per la misurazione dell’efficacia degli interventi in materia di sicurezza urbana. Alla luce di quanto finora argomentato, l’approccio di genere verrà adottato nella ricerca che segue nel rispetto di alcuni principi fondamentali, primo fra tutti porre le donne e i loro problemi al centro dell’azione e, congiuntamente, ricercare il coinvolgimento dei cittadini uomini e della collettività tutta nell’elaborazione di un intervento operativo. D’altronde, come affermato da Tamar Pitch in un intervento al Comitato scientifico di “Città sicure” rispetto al valore culturale del genere nella nostra società: “il genere è uno dei criteri ordinatori delle nostre società e culture, esso va assunto a sfondo della 26 descritto come la disattenzione tra sconosciuti possa assumere forme diverse in base ai contesti di riferimento. Una chiara eccezione è quella che si registra nei contesti di emergenza urbana, “ben testimoniata dalla ricerca psicosociale sull’effetto spettatore” (Zamperini, 2019). Con “effetto spettatore” 24 si fa riferimento a “uno dei più importanti e più replicati effetti della psicologia sociale” (Dowd, 1984) descritto per la prima volta da John Darley e Bibb Latané nel 1968 a seguito dell’interesse dimostrato rispetto all’omicidio di Kitty Genovese del 1964 (Darley & Latané, 1968). Il fenomeno andrebbe ad offrire una spiegazione su quei casi in cui gli individui non presterebbero aiuto a persone in difficoltà, in una situazione d’emergenza ed in presenza anche di altre persone; più precisamente le persone sarebbero tanto meno propense a intervenire per aiutare un soggetto in difficoltà quanto maggiore è il numero degli individui presenti (Levine & Crowther, 2008). L’episodio alla base del fenomeno è quello che ha visto come vittima Catherine Susan Genovese (detta Kitty), la quale venne accoltellata a morte e stuprata nel distretto del Queens, a New York, alle 3 del mattino del 13 marzo 1964 ad opera di un ventinovenne incensurato di Manhattan che, confessando l’omicidio di altre due vittime, avrebbe dichiarato di preferire aggredire donne perché “più facile”. Secondo quanto riportato dai giornali, l’attacco si protrasse per almeno mezz’ora, durante la quale la giovane urlò e chiese aiuto. L’evento avvenne in due fasi distinte: inizialmente, l’assassino avrebbe aggredito la ragazza, pugnalandola, per poi fuggire dalla scena dopo aver attirato l’attenzione di un vicino. L’omicidio vero e proprio fu perpetrato dieci minuti più tardi, quando l’assassino tornò indietro per compiere l’aggressione finale. Secondo le notizie riportate dai giornali dopo la morte di Genovese, 38 testimoni avrebbero assistito alle pugnalate senza intervenire o addirittura senza contattare la polizia (Manning, Levine & Collins, 2007). L’episodio aprì le porte a vari contributi interpretativi in ambito di psicologia sociale, primo fra tutti quelli di Stanley Milgram, il quale sviluppò – sulla scia di Simmel (Simmel, 1995) - il concetto di overload “per indicare il sovraccarico di stimoli che investe il cittadino di una città” (Milgram, 1992) facendo riferimento all’“incapacità del sistema cognitivo individuale di elaborare gli innumerevoli input provenienti dall’ambiente urbano” (Zamperini, 2019). 24 Definito anche apatia dello spettatore o effetto testimone (in inglese bystander effect). 27 Secondo Milgram, gli effetti rischiosi del sovraccarico di informazioni potevano essere legati a fenomeni di frammentazione comunitaria (ad esempio, i conflitti interpersonali). Dunque, per fronteggiare tale moltitudine di stimoli, “il cittadino farebbe ricorso a tre modalità comportamentali: fissa ciò che ritiene prioritario; alza barriere psicologiche protettive; crea regole e istituzioni” (Ibidem). Nel primo caso l’individuo organizza gli input in base alla loro importanza e rilevanza (Patil, 2016) in quanto ciò che colpisce l’attenzione del cittadino richiede investimento di tempo e risorse psicologiche 25 . Nel secondo caso, “non potendo più di tanto sottrarsi agli stimoli urbani, il cittadino adotta una serie di espedienti per ridurre la loro intensità, escogita depuratori per filtrare il ‘rumore’ del mondo” (Zamperini, 2019). In tal senso lo sviluppo tecnologico diventa un alleato efficace, permettendo di utilizzare gli smartphone per ascoltare la musica con gli auricolari e consentendo l’isolamento dal frastuono tipico dei luoghi pubblici (Ibidem). Infine, nel terzo caso, la tutela dalle sollecitazioni ambientali è possibile grazie alle “regole distanzianti” di una “cultura del sospetto” e alla presenza di istituzioni sociali. Ad esempio, la mera presenza di figure quali forze dell’ordine, sanitari, “alleggerisce il coinvolgimento del cittadino, perché egli si aspetta che, in caso di necessità, altri, e non lui, siano chiamati a entrare in scena” (Ibidem). Alla luce delle questioni finora evidenziate, sorge spontanea la riflessione secondo cui il concetto di privacy che (come nella dimensione privata) crediamo di dover rispettare nello spazio pubblico, porta con sé una dimensione di ambiguità di interpretazione delle vicende urbane che rendono molto difficile la comprensione dell’“adeguato” modo di agire in risposta ad un fenomeno critico. Si pensi, ad esempio, di assistere ad una scena in cui una ragazza, sotto effetto di alcolici durante una serata in un qualche quartiere di vita notturna di una grande città, venga avvicinata da un coetaneo, il quale le si rivolga con battute “spinte” e a sfondo sessuale. Di fronte a una situazione di questo tipo, “a che punto e sin dove uno spettatore è legittimato a intervenire?” (Zamperini, 2019). Non è 25 A tal proposito si rimanda allo studio sul campo di Darley e Batson che ha visto il coinvolgimento di giovani seminaristi cui era stato chiesto di tenere, presso una radio locale, un discorso sulla parabola del buon samaritano. Lo studio prevedeva due gruppi sperimentali: al primo gruppo di seminaristi era comunicato di essere in ritardo per la registrazione e sollecitato di affrettarsi, al secondo fu detto di dover attendere ancora un po’ per l’inizio della registrazione e invitati comunque ad andare verso la struttura. Tutti i seminaristi, lungo il tragitto si imbatterono in un uomo accasciato a terra sofferente e implorante assistenza. L’esperimento dimostrò che il gruppo dei seminaristi ritardatari tirava dritto per la propria strada, ignorando le richieste d’aiuto; mentre chi era in anticipo si dimostrava altruista, soccorrendo la persona (Darley & Batson, 1973). 28 raro che, “l’inerzia esibita” dai passanti sia legata all’imbarazzo nella possibilità di aver letto male la situazione: magari non si tratta di un caso di molestia, solo di un tipo di approccio particolare, che alla ragazza può essere gradito; magari i due si conoscono e sono soliti conversare in tal modo… In conclusione, i vari contributi presenti in letteratura sull’effetto spettatore dimostrano come il comportamento di risposta a situazioni d’emergenza sia il prodotto di cinque distinte fasi: “accorgersi che sta accadendo qualcosa; considerare la circostanza alla stregua di un’emergenza; decidere quali responsabilità assumersi per intervenire; scegliere il tipo di intervento; e infine stabilire di attuarlo” (Latanè & Nida, 1981). 2.4 Attenzione incivile: il catcalling Una volta approfonditi i concetti di disattenzione civile e disattenzione incivile, non rimane che soffermarsi su quella viene definita da Goffman “attenzione incivile". Come abbiamo visto, se la prima può essere considerata come una forma di cortesia tra estranei e la seconda come un’indifferenza respingente, nel caso dell’attenzione incivile “si fa riferimento alle rotture rituali dell’ordine dell’interazione” (Zamperini, 2019). “Se la disattenzione civile è guidata dalla sacralità dell’individuo, allora infrangere il rituale è una sorta di profanazione”, una violazione che si avvicina alla nozione contemporanea di violenza (Zamperini, 2014). In tal senso, la disattenzione civile orienterebbe il comportamento degli individui conformemente alle norme e ai valori socialmente condivisi; a differenza del caso dell’attenzione incivile, la quale rappresenterebbe una rottura dalle regole del vivere comune, tale da suggerire un mutamento nel modo in cui gli eventi vengono interpretati. Tornando al focus della ricerca, si osserva come le molestie di strada “trasgrediscono le convenzionali ‘regole di base’ dell’ordine di interazione di Goffman” (Bailey, 2016). Infatti, l’attore sociale “uomo” che si trova ad essere artefice di tali molestie, sfrutterebbe la sua posizione di potere per mettere in scena fantasie sessuali attraverso saluti, termini intimi, richiami e fischi per richiamare l’attenzione di una donna di passaggio ed ottenere un momento di interazione impegnata e mirata (Ibidem). Per poter comprendere appieno quanto finora argomentato, risulta necessario definire la posizione della donna nella società all’interno della categoria di persone aperte, ovvero persone che possono essere facilmente avvicinate a piacimento da sconosciuti (Bailey, 2017). 29 Come sostenuto da Goffman, nella nostra società ci sarebbero status molto ampi (come anche i vecchi o i giovani), che sembrano essere considerati tanto privi di valore da far pensare che non si abbia niente da perdere in un impegno diretto con loro, tanto da poterli avvicinare quando lo si desidera (Goffman, 2019). Tali persone, a differenza dei preti e dei poliziotti - “esposti” in quanto accessibili a causa della loro professione – sono soggette ad un trattamento particolare a causa del loro status sociale (ibidem). Così, il saluto rivolto alle donne “non solo viola la norma di disattenzione civile, ma mette in atto un differenziale di status, costituendo l’osservatore come status superiore ed il bersaglio del commento come persona aperta di status inferiore” (Bailey, 2017). A tal proposito, Goffman inquadra le molestie per strada come “infrazioni” alle regole di comunicazione, ovvero “stratagemmi” - cui le persone ricorrono – “per evadere le regole e ottenere con sicurezza alcuni fini proibiti” (Goffman, 2019). “Sia che l’atto proibito consista in parole pronunciate, gesti o atti compiuti, la struttura della comunicazione dell’avvenimento consiste spesso nel fatto che un individuo inizi un impegno con uno sconosciuto del sesso opposto, per mezzo di messaggi che risulterebbero corretti soltanto se le persone coinvolte si conoscessero bene e intimamente” (Goffman, 2019). Nel suo libro Il comportamento in pubblico, Goffman descrive il caso del catcalling come la pratica esistente in qualche comunità occidentale, per cui un uomo comunicherebbe il suo apprezzamento nei confronti di una donna che passa e che non conosce, fischiandole alle spalle o salutandola con qualche segno espressivo (Ibidem). Tale pratica comporterebbe, anche solo per un momento, un impegno diretto ufficiale della donna coinvolta, nella misura in cui questi possa scegliere come agire a seguito del coinvolgimento (“ciò che ne segue dipende da lei”). Ad esempio, può scegliere di agire come se non avesse ricevuto alcuna comunicazione rilevante, proseguendo per la propria strada, oppure di “voltarsi e rispondere al commento con un commento amichevole o ostile”. Ancora, può “sorridere visibilmente”, così da mostrare apprezzamento verso il messaggio ricevuto. La differenza di comportamento agito dalla donna risulterebbe, in tal senso, fondamentale nella costruzione della percezione di molestia. Basti pensare all’America degli anni ’60 in cui ricevere un fischio era considerata un’azione ben accetta 30 dalle donne, a suggerire l’idea di un “complimento” e di un “apprezzamento” meritato dal fatto di essersi vestite in modo piacente agli occhi dell’uomo (Larsen, 1961) 26 . Chiaramente, proprio come qualunque questione sociale, anche il problema della percezione di violenza urbana è da considerare un prodotto socioculturale dei nostri tempi, che ben si lega a fenomeni di stampo economico e politico, come la globalizzazione, l’espansione della ideologia neoliberale, la diminuzione delle politiche di intervento sociale, la deindustrializzazione […] (Hagedorn, 2007). Ad oggi è diffusa e condivisa a livello sociale l’idea per cui, ricevere commenti non richiesti da parte di sconosciuti nei contesti urbani, sia generalmente identificabile come molestia, nella misura in cui i commenti per strada negherebbero alle donne la sacralità della faccia, alla luce della loro posizione sociale di apertura (Bailey, 2017). A sostegno di ciò, la risposta di silenzio esibita dalle donne suggerirebbe la manifestazione di una forma di potere sociale esercitato dagli uomini, nel produrre gli effetti desiderati ed influenzare il comportamento della vittima (Del Greco, Ebesu Hubbard, & Denes, 2021). A conferma di quanto sostenuto da Goffman, uno studio condotto da Bailey nel 2016, ha mostrato che il motivo per cui le donne rifiuterebbero le osservazioni di strada, ignorandole, non dipenderebbe dal contenuto letterale delle parole – che possono essere anche a contenuto elogiativo - né da atti superficiali come il saluto. Si tratterebbe, piuttosto, della “violazione dell’ordine di interazione, le regole di base dell’interazione faccia a faccia che moderano il rischio sociale e personale” (Bailey, 2016). Più precisamente, sarebbe la violazione delle “regole implicite di civiltà”, prima fra tutte “non rivolgersi agli sconosciuti come se fossero amici”, che porterebbe gli uomini a ed essere etichettati come degli interlocutori “inaffidabili” dalle donne (Ibidem). In conclusione, commenti come “ciao bella” o “buona serata”, sebbene possano sembrare modalità innocue di salutare, rivelano una “trasgressione dell’ordine dell’interazione, che costringe le donne a sequenze di conversazione che impongono 26 D. Larsen, Do You Like to Be Whistled at? nell’articolo The Question Man, in “San Francisco Chronicle”, 3 luglio 1961, offre un resoconto tratto dai modelli della House of Charm (San Francisco), sostenendo che un fischio è ben accetto. Un’informatrice riporta: “Ogni donna che si veste bene gradisce apprezzamenti in cambio della pena che si è data. […] Uno sconosciuto non può avvicinarsi a una bella ragazza, così usa il fischio all’americana». Un’altra dice: «È bello sapere di essere fischiabili. Se mi pare di meritarmelo ogni tanto mi volto e dico grazie. Un fischio è un complimento. Specialmente se si sa che l’uomo sta solo commentando la vostra bellezza e non sta cercando di mettervi in imbarazzo. Se lo fa, metto la faccia di pietra e tiro avanti”. 31 un’intimità inappropriata”, con il rischio di “contribuire indirettamente a perpetuare il dominio maschile sulle donne negli spazi pubblici” (Ibidem). 2.5 Definizione di sicurezza urbana Come già ampiamente discusso nel corso del primo capitolo, la sicurezza urbana apre le porte ad una dimensione teorica complessa della topica sulla sicurezza cittadina, da cui è possibile osservare il carattere ambiguo insito nelle attuali politiche di governo alla sicurezza 27 . La questione della sicurezza urbana affonda le sue radici a partire dal problema della microcriminalità nelle città, con il contributo dei sociologi Durkheim e Simmel, della Scuola di Chicago, i quali hanno posto al centro delle loro analisi temi come ordine sociale, solidarietà, fiducia, socievolezza, organizzazione e disorganizzazione sociale 28 . Ma, la città descritta dai sociologi come “insieme luogo di opportunità e ricchezza culturale e di pericolo […] e minacce per il senso di identità personale” 29 non tiene conto delle differenti opportunità e pericoli delle cittadine donne e dei cittadini uomini. Come si è visto, l’insicurezza urbana odierna, non solo è denunciata più dalle donne che dagli uomini, ma è manifestazione di una “violenza simbolica” (Bourdieu, 2009) che impedirebbe una visione consapevole dei rapporti sociali di dominio tra i due generi. Come evidenziato dalla sociologa Tamar Pitch, il termine “sicurezza cittadina” (community safety, nel contesto anglosassone) ha assunto prevalenza nei discorsi pubblici solamente a partire dagli anni ’70, in sostituzione al termine “ordine pubblico”, dove quest’ultimo “rimanda ad un comando centrale e sovraordinato” (Pitch, 2022) in opposizione alle misure decentrate, locali, orizzontali, che caratterizzerebbero effettivamente la sicurezza cittadina. La questione centrale, nella differenza tra i due termini, si gioca sui ruoli cui viene relegata la responsabilità dell’ottenimento (rispettivamente) dell’“ordine” e della “sicurezza” (Ibidem). Se da un lato, l’ordine pubblico “si ottiene mediante la fedeltà dei cittadini alle istituzioni centrali, tenendo a 27 Ufficio progetti e documentazione sui temi della sicurezza - Regione Emilia-Romagna, Sicurezza e differenza di genere: Bologna Piacenza e Ravenna a confronto, Quaderno n.° 19 di Città Sicure, gennaiofebbraio 2000, Progetto Città Sicure. 28 Ibidem. 29 Ibidem 32 bada ed emarginando la possibile dissidenza e turbolenza dei cittadini stessi” 30 , dunque erogata da un’autorità più alta che si rivolge ai cittadini, la sicurezza cittadina agirebbe su un piano più “democratico”, in cui lo Stato persegue l’obiettivo di garantire al cittadino qualcosa che è in suo diritto, tutelando ciascun cittadino rispetto ad ogni altro. A questo primo passaggio nell’evoluzione di definizione di sicurezza urbana, ne segue un secondo, in risposta alla questione per cui “non basta predicare la sicurezza come diritto dei cittadini: bisogna perlomeno chiarire di quali cittadini si tratta” (Pitch & Ventimiglia, 2001). Quando parliamo di sicurezza, a chi ci stiamo rivolgendo? A tutte e tutti? Cioè, stiamo includendo anche le persone senza fissa dimora, gli immigrati e le immigrate, le persone con disabilità e le persone anziane? (Ibidem). Tali sono le questioni che hanno portato ad una nuova definizione di sicurezza come “bene pubblico” (Pavarini, 2000), ossia di risorsa al servizio di tutti e tutte i cittadini e le cittadine nel rifiuto di un’ottica privatistica ed in favore di una pubblica, che si costruisce nelle relazioni. Il termine sicurezza, entro tale cornice, si lega al concetto di inclusione sociale, come prodotto di diversità che si incontrano, in opposizione al concetto di omogeneità culturale e sociale 31 . Sulla scia di quanto sopra, il decreto-legge n.14 del 2017 (convertito in Legge 48/2017), punta a realizzare un decisivo passo in avanti nella costruzione della “sicurezza urbana”, abbrancando aspetti di inclusione sociale e di riqualificazione socioculturale. Entro tale logica, l’art. 4 del decreto-legge definisce la “sicurezza urbana” quale: “Bene pubblico afferente alla vivibilità e la decoro delle città, da realizzarsi attraverso interventi di riqualificazione delle aree e dei siti degradati, di eliminazione dei fattori di marginalità e di esclusione sociale, di prevenzione della criminalità, in particolare di quella predatoria, di promozione della cultura del rispetto della legalità, nonché di affermazione di più elevati livelli di coesione sociale e civile” 32 . 30 Ufficio progetti e documentazione sui temi della sicurezza - Regione Emilia-Romagna, Sicurezza e differenza di genere: Bologna Piacenza e Ravenna a confronto, Quaderno n.° 19 di Città Sicure, gennaiofebbraio 2000, Progetto Città Sicure. 31 Ibidem. 32 Linee guida per l’attuazione della sicurezza urbana. Conferenza Stato-città ed autonomie locali, 20 febbraio 2017. 33 La definizione pone in risalto la “sicurezza urbana” in quanto “bene”, la cui realizzazione richiede il coinvolgimento dei cittadini, i quali giocherebbero un ruolo chiave nel mettere “a disposizione della comunità tempo e capacità per contribuire alla cura dello spazio urbano” 33 ; tale “bene” – sottolinea il decreto – è autonomo e distinto da quello che riguarda il mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica, di competenza delle forze dell’ordine (pur senza escludere che tra i due possano esserci dei punti di incontro). Altro aspetto innovativo che il decreto pone in luce riguarda gli obiettivi da perseguire attraverso gli interventi di sicurezza urbana, i quali devono essere di duplice natura: sulla “prevenzione” dei fenomeni della criminalità diffusa e predatoria e sulla “promozione” dell’inclusione, protezione e solidarietà sociale. Per rispondere all’assolvimento del primo obiettivo, il decreto-legge “prevede la possibilità di coinvolgimento delle reti territoriali di volontari per la tutela e la salvaguardia dell’arredo urbano, delle aree verdi e dei parchi cittadini” 34 per l’avvio di progetti rivolti principalmente al miglioramento delle zone urbane più interessate ai fenomeni di degrado; per quanto riguarda il secondo (uno degli aspetti più innovativi del decreto-legge) è prevista la predisposizione di misure urbanistiche “dirette a valorizzare l’uso sociale del territorio favorendo l’animazione di spazi pubblici quali strumenti di mediazione e vettori efficaci di vita sociale destinati a facilitare il vivere collettivo” 35 . In ultima analisi, il decreto-legge 14/2017 si pone a sostegno della tesi che inquadra il ruolo della comunità come criterio fondamentale nella gestione della sicurezza urbana, sottolineando l’importanza di un lavoro integrato in materia di sicurezza, che includa azioni non solo di controllo ma anche di tipo sociale e preventivo, attraverso l’azione congiunta delle forze dell’ordine radicate nel territorio e la promozione di interventi di riqualificazione urbana dei quartieri difficili, al fine della prevenzione del disagio e della criminalità. 33 Ibidem. 34 Ibidem. 35 Ibidem. 34 2.6 Indicatori di percezione di sicurezza urbana Se è chiaro quanto finora esposto sulla multidimensionalità del fenomeno della sicurezza urbana, non resta, adesso, che porre in esame in che modo il contesto urbano possa contribuire al fine dell’incremento della percezione di sicurezza delle cittadine. La progettazione urbana per la sicurezza delle città ha inizio, a partire dagli anni ’60 dallo studio dell’antropologa americana Jane Jacobs, autrice della teoria della “community policing” (Jacobs, 2009). Attraverso tale teoria l’autrice sosteneva che l’aumento del senso di appartenenza alla comunità e di identificazione sociale con il proprio quartiere permetterebbero alla comunità stessa di svolgere un controllo informale sul territorio, diffondendone il valore di cura e rispetto tra tutti i cittadini che lo abitano (Peroglio, Dughera, & Melis, 2008). Lo studio della Jacobs venne poi ripreso dal progettista Oscar Newman 36 , il quale diede avvio al programma di Prevenzione del Crimine Attraverso il Design Urbano (CPTED – Crime Prevention Through Environmental Design) 37 con cui proponeva il valore determinante della progettazione e della gestione degli spazi urbani nell’influenzare i tassi di criminalità, contribuendo al decremento dei crimini e del senso di paura (Braccili, 2022). Il rapporto tra degrado urbano e criminalità fu ulteriormente approfondito dalla “Broken Windows Theory” (Wilson & Kelling, 1982) secondo la quale elementi di disordine e degrado darebbero avvio a una serie di problematiche sempre più gravi, proprio come una finestra rotta di un edificio che, se non riparata, produrrà altre finestre rotte, rendendo l’intero edificio soggetto a crimine e disordine. La Broken Windows Theory fu alla base della “Zero Tolerance Policy”, “un modello di controllo del territorio applicato a New York dal sindaco Rudolph Giuliani nel 1993” (Braccili, 2022) che consisteva nella militarizzazione dei quartieri in modo massiccio. Ben presto fu, però, evidente che tale modello teorico “tendeva […] a semplificare il problema, identificando 36 Creatore del concetto di “spazio difendibile”, utilizzato in una ricerca empirica approfondita sul problema della criminalità in alcuni quartieri della periferia di New York. Lo “spazio difendibile” di Newman può essere spiegato attraverso due elementi: a) visibilità : lo spazio per essere “difendibile” deve permettere alle persone di vedere ed essere viste facilmente, ciò diminuirebbe il senso di paura dei residenti in quanto un potenziale malintenzionato sarebbe facilmente identificato; b) disponibilità e proattività degli abitanti: è fondamentale che gli abitanti del quartiere (specialmente il vicinato) siano disponibili a intervenire e a partecipare attivamente a questa funzione di controllo. Ciò permette di innescare un meccanismo per cui più il cittadino sperimenta la sensazione di vivere in un luogo “sicuro” più sarà disposto a rendersi partecipe nel mantenerlo come tale (Braccili, 2022). 37 Programma nato e ampiamente diffuso negli Stati Uniti, il quale è stato adottato per la realizzazione di svariati progetti internazionali in tema di sicurezza urbana (Peroglio, Dughera, & Melis, 2008). 35 il senso di sicurezza delle persone con l’ordine pubblico e trascurando tutte le altre componenti - sociali, economiche, culturali - della sicurezza” (Peroglio, Dughera, & Melis, 2008). La teoria fu, quindi, ripresa dal sociologo Philip Zimbardo, con il suo L’effetto Lucifero – Cattivi si diventa? (Zimbardo, 2008) nel quale riportava uno studio condotto nel 1968 sulla tendenza al vandalismo in due diversi contesti urbani 38 , dimostrando che la teoria (secondo cui il disordine pubblico stimolerebbe il reato) avrebbe valore solamente in città metropolitane come New York, dove i cittadini vivrebbero “avvolti nell’anonimato”, componente – quest’ultima – che andrebbe a ripercuotersi sul senso di responsabilità personale e civica delle proprie azioni. Diversamente, in realtà più contenute, come quella della città di Palo Alto, dove il senso di appartenenza è più forte rispetto al senso di anonimato, vigerebbe uno spirito di maggior comunità, rispetto ed altruismo reciproco tra gli abitanti (Peroglio, Dughera, & Melis, 2008). Alla luce di quanto fin qui argomentato rispetto agli studi sul tema del rapporto tra città e sicurezza urbana, risulta chiaro che i programmi volti all’incremento della percezione di sicurezza nelle cittadine debbano agire prioritariamente su due piani distinti ma contingenti, quello inerente all’urbanistica 39 e quello inerente alla psicologia sociale 40 . A tal proposito risulta esemplare il contributo del Progetto La città SiCura - L’approccio di genere alla sicurezza urbana: manuale di interventi sulla città per la sicurezza delle donne e delle persone più vulnerabili, realizzato nel 2008 ad opera della Regione Piemonte nel quale vengono proposti - come risultato di una progettazione partecipata con le donne - degli indicatori (o marcatori) predittivi dell’incremento di sicurezza urbana 38 L’esperimento condotto da Zimbardo consisteva nel parcheggiare un’automobile senza targa in due quartieri molto diversi tra loro, sia per estrazione sociale che per caratteristiche ambientali. “La prima automobile, parcheggiata in una via del Bronx, era stata presa d’assalto nell’arco di 10 minuti e dopo 24 ore ne rimaneva solo lo scheletro. La seconda automobile, parcheggiata in una via di Palo Alto, California, non fu toccata per più di una settimana. Infine, dopo essere stata ‘vandalizzata’ dallo stesso Zimbardo, venne anch’essa presa di mira dagli abitanti della zona e dopo 24 ore era stata completamente distrutta” (Braccili, 2022). 39 “L’urbanistica è la scienza che studia i fenomeni urbani in tutti i loro aspetti avendo come proprio fine la pianificazione del loro sviluppo storico, sia attraverso l'interpretazione, il riordinamento, il risanamento, l'adattamento di aggregati urbani già esistenti e la disciplina della loro crescita, sia attraverso l'eventuale progettazione di nuovi aggregati, sia infine attraverso la riforma e l'organizzazione ex novo dei sistemi di raccordo degli aggregati con l’ambiente naturale” (Astengo, 1966). 40 “Disciplina che studia le interazioni umane e le relazioni interpersonali a livello di individui, gruppi, istituzioni, nonché le varie tematiche evidenziate dalle situazioni sociali come l’influenza sociale, l’attrazione sociale, la comunicazione, la coesione, il cambiamento che sono alla base delle dinamiche che regolano la vita dei gruppi, delle organizzazioni e delle istituzioni sociali” (Galimberti, 2018). 42 microcriminalità e spaccio di droga 45 , “con la consapevolezza che, per raggiungere una nuova identità, serva costruire luoghi dignitosi e accoglienti per l’incontro di queste energie” 46 .Tra le iniziative più note va nominato il Progetto Hub Arcella 2030, proposta del Comune di Padova per il bando “Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare” 47 il quale prevede la rigenerazione di spazi pubblici già esistenti, così da consolidare la centralità di spazi e cluster di servizi che abbiano la funzione di “generatori” della sicurezza urbana. Tra le varie proposte operative previste dal progetto vi è la riqualificazione del piazzale Azzurri d’Italia e di piazza San Carlo Borromeo, con l’obiettivo di limitarne la mobilità di autoveicoli, riducendone i limiti di transito. Ancora, la riqualificazione urbana di via Tiziano Aspetti – via più frequentata, centrale nel quartiere e luogo di acquisti – con l’obiettivo di depavimentare il più possibile gli spazi asfaltati e convertirli in aree verdi 48 . Altra proposta operativa è quella riguardante la rigenerazione a base culturale dell’edificio ex-Coni, da sostituire con una nuova biblioteca per il quartiere Arcella e nuovi spazi commerciali e sociali per favorire l’incontro intergenerazionale e multietnico tra i cittadini e, ancora, il progetto di prosecuzione del percorso ciclabile da San Bellino a Parco Morandi “per consentire una fruizione più sicura spostando il traffico ciclabile su strade più interne e con un limite di velocità per le auto già disposto da parte del Comune” 49 . Di particolare spicco sono state, inoltre, le iniziative realizzate all’interno del Progetto G124, creato dal Senatore Renzo Piano che ha operato, nel 2019, un primo intervento di micro-cantiere nella parrocchia di San Carlo 50 favorendo l’accoglienza e l’incontro dei giovani attraverso la costruzione di due aule studio, una zona bar e la modernizzazione del cortile interno e dell’ingresso della parrocchia. Il risultato è stato creare un senso di accoglienza, donare dignità ad ambienti 45 G124. (2020, May 26). Arcella - Padova – G124. https://renzopianog124.com/progetti/arcella-padova/ 46 Ibidem. 47 Comune di Padova. (2021, March 22). Progetto hub Arcella 2030. Consultabile al sito: https://www.padovanet.it/notizia/20230427/progetto-hub-arcella-2030. 48 Ibidem. 49 Ibidem. 50 Il progetto è stato realizzato da Alberto Michielotto, Francesca Memo e Marco Lumini con il tutor Edoardo Narne dell’Università degli Studi di Padova e la collaborazione degli studenti volontari del gruppo IEA MADE del corso di Ingegneria Edile-Architettura. La scheda del progetto è consultabile al sito: https://renzopianog124.com/progetti/arcella-padova/ 43 fino ad allora poco sfruttati e rafforzare in tal modo il senso di identità ravvivato dall’arrivo dei giovani. 3.1.2 Perché le studentesse dell’Università di Padova La scelta di coinvolgere le studentesse dell’Università di Padova si lega alla volontà di offrire una proposta operativa che poggi le sue fondamenta su riflessioni e argomentazioni che derivino direttamente dalle cittadine di genere femminile. Come già ampiamente argomentato nel corso del primo capitolo, l’approccio di genere che si intende adottare alla base della presente ricerca, risponde alla necessità di porre le donne al centro dell’azione entro una progettazione partecipata che richiede il loro coinvolgimento “nelle diverse analisi del contesto, della programmazione e della realizzazione delle misure, per evitare che gli interventi per la sicurezza nelle città diventino un altro strumento di esclusione della popolazione femminile” (Peroglio, Dughera, & Melis, 2008). Sulla scia di altri progetti di comunità che hanno adottato l’approccio di genere, primo fra tutti La Città SiCura - L’approccio di genere alla sicurezza urbana: manuale di interventi sulla città per la sicurezza delle donne e delle persone più vulnerabili, Progetto realizzato nel 2008 ad opera della Regione Piemonte, la seguente ricerca si propone di “creare condizioni anche fisiche (tipo di marciapiedi, di illuminazione, di segnaletica, di accessibilità, ecc.) che possano indurre sensazioni di maggiore benessere e confidenza con il proprio quartiere e la propria città” (Ibidem). In ultima analisi, adottare un approccio di genere significa porre le donne al centro dell’attenzione per ciò che concerne la sicurezza nelle città e “sviluppare strategie coerenti per la loro sicurezza nell’ambiente urbano”, aumentando (anche) “la possibilità di tutti di vivere meglio” (Ibidem). A tal fine, risulta coerente che la scelta metodologica ricada su partecipanti di genere femminile, sia nella fase di rilevazione dei problemi e dei bisogni, “attraverso un’indagine a tutto campo sulla sicurezza che coinvolga le donne” 51 sia nella fase di 51 Si veda la seconda fase della ricerca: la progettazione di un questionario rivolto alle studentesse dell’Ateneo di Padova per operare una prima fase di “filtraggio” degli indicatori di sicurezza. 44 “individuazione di soluzioni”, con la “progettazione partecipata” 52 (Peroglio, Dughera, & Melis, 2008). Oltre a quanto finora espresso, un altro criterio fondamentale nella scelta della popolazione delle studentesse come partecipanti alla ricerca è legato al cospicuo numero di studentesse e studenti iscritti annualmente all’Università di Padova, i quali (ad oggi) raggiungono e superano la cifra di 70.000 53 , su un totale di 206.562 54 residenti (registrati nel 2023). Tra le studentesse, sono – inoltre - varie le adesioni a collettivi femministi che hanno a cuore le questioni di genere, come “Non Una di Meno”, movimento per l’emancipazione femminile nato a Roma con l’obiettivo di “discutere di indipendenza economica e promuovere la cittadinanza delle ambizioni di tutte, lottando per l’autodeterminazione, la salute, la libertà di scelta, il lavoro, il welfare, l’educazione, le vere pari opportunità” (Degl’Innocenti, 2017), Sessfem, il “Laboratorio sulla Sessualità Femminile” e, ancora, il centro sociale e culturale in Piazzetta Gasparotto, Spazio Stria 55 . 3.1.3 Disegno di ricerca Di seguito verrà descritto il disegno della presente ricerca, attraverso l’esplicitazione delle fasi che la compongono e che ne hanno guidato la scelta degli strumenti. A tal fine, la ricerca è stata strutturata seguendo tre fasi distinte: 1) Ricerca bibliografica e sitografica di contributi presenti in letteratura in ambito di psicologia urbana, geografia urbana e psicologia sociale, orientati all’individuazione di indicatori urbani e sociali (marcatori di sicurezza) 56 . Tale fase di “esigenza” è stata perseguita nel corso del Capitolo 1 (in cui è stata presentata la premessa alla base della ricerca) e del Capitolo 2 (in cui è stata delineata la cornice teorico-metodologica di riferimento). 52 Si veda la terza fase della ricerca: utilizzo del focus group per esplorare il tema della sicurezza urbana attraverso le argomentazioni riportate dalle studentesse. 53 Università degli studi di Padova. Profilo dell’Ateneo. https://www.unipd.it/profilo-ateneo. 54 ISTAT. Bilancio demografico mensile anno 2023 (dati provvisori), su www.istat.it. 55 Di questi ultimi si entrerà maggiormente nel merito nel corso del paragrafo 3.3.1. 56 A tal proposito, è stata utilizzata come riferimento la definizione presente nell’art. 4 del decreto-legge 14/2017 (convertito in Legge 48/2017) che definisce la sicurezza urbana quale “Bene pubblico afferente alla vivibilità e la decoro delle città, da realizzarsi attraverso interventi di riqualificazione delle aree e dei siti degradati, di eliminazione dei fattori di marginalità e di esclusione sociale, di prevenzione della criminalità, in particolare di quella predatoria, di promozione della cultura del rispetto della legalità, nonché di affermazione di più elevati livelli di coesione sociale e civile” (Linee guida per l’attuazione della sicurezza urbana. Conferenza Stato-città ed autonomie locali, 20 febbraio 2017). 45 2) Progettazione e diffusione di un questionario sugli indicatori di sicurezza urbana al fine di operare una fase di “filtraggio” dei 16 indicatori, distinguendo i “più importanti” e i “meno importanti” per la sicurezza urbana. La seconda fase della ricerca verrà mostrata nel corso del presente capitolo, attraverso la descrizione dei risultati del questionario 57 . 3) Discussione dei risultati del questionario mediante focus group con l’obiettivo di esplorare il tema della sicurezza urbana e indagare le argomentazioni a supporto della classifica degli indicatori di sicurezza. La terza fase della ricerca verrà mostrata nel corso del presente capitolo, attraverso la descrizione dei risultati dei focus group 58 . Il focus group (letteralmente “gruppo di focalizzazione”) è una tecnica di analisi qualitativa, caratterizzata per il suo largo impiego tra le scienze sociali, accanto al sondaggio e all’analisi testuale (Corrao, 2005). In linea generale si tratta di un gruppo di discussione formato da partecipanti selezionati dai ricercatori per discutere e commentare, a partire dalla propria personale esperienza, l’argomento oggetto di studio della ricerca. In quanto tecnica di ricerca, il focus group utilizza la discussione guidata come mezzo da cui trarre ricchi dettagli di esperienze complesse vissute personalmente dai partecipanti. Tendenzialmente, il metodo del focus group è utilizzato quando 59 : • la conoscenza su un dato argomento è inadeguata; dunque, si valuta utile raccogliere opinioni sul tema per poter elaborare un questionario pertinente e valido; • l’argomento in esame è complesso e comprende un certo numero di variabili; in tal caso un focus group consente al ricercatore di concentrare tempo e risorse sulle variabili più rilevanti per lo studio; • i risultati di un’indagine quantitativa sono ambigui o fuorvianti e le valutazioni statistiche richiedono chiarimenti, elaborazioni ed argomentazioni aggiuntive. A questo proposito, un focus group può essere impiegato prima, in concomitanza o dopo uno studio quantitativo, oppure separatamente per esplorare fenomeni complessi per cui la sola ricerca quantitativa risulta limitante. 57 Si veda paragrafo 3.2. 58 Si veda paragrafo 3.3. 59 Powell, R. A., & Single, H. M. (1996). Focus groups. International Journal for Quality in Health Care, 8(5), 499-504. 46 Per quanto riguarda la scelta dei partecipanti, è necessario che gli individui abbiano caratteristiche comuni e pertinenti rispetto all’oggetto di studio. Nella forma “tradizionale” di focus group, il numero di partecipanti coinvolti varia da 6 a 12, preferibilmente estranei tra di loro, poiché “l’anonimato incoraggia la libera espressione di quelle che potrebbero essere opinioni personali critiche ed esperienze negative” 60 . La sessione ha una durata compresa generalmente tra i 90 e i 120 minuti, guidata da un moderatore/moderatrice che “incoraggia il libero flusso delle idee” entro una discussione non-strutturata (o strutturata in modo lieve) (Acocella, 2008). Diverse sono le varianti di focus group che si possono condurre, tra queste: • mini: con 4 o 5 persone; • a due vie: un focus group osserva un altro focus group e discute sulle interazioni e sulle conclusioni osservate; • a distanza o online: funziona come un focus group tradizionale ma si svolge a distanza utilizzando piattaforme di videoconferenza, quindi pc e internet. In questo caso la partecipazione è limitata di solito a 6-8 persone che condividono risposte sui loro monitor o le espongono a voce guidate dal moderatore; • con un moderatore partecipante: uno o più partecipanti fanno temporaneamente le veci del moderatore; • con moderatori duellanti: due moderatori assumono posizioni opposte sullo stesso argomento; • in teleconferenza: vengono utilizzati dispositivi di teleconferenza. Tra le tipologie di focus group, vanno distinti i “focus group a scopo confermativo”, dai “focus group a scopo esplorativo”. Il primo, come sostenuto da Cardano, è caratterizzato da “un’alta direttività nella conduzione e da un’alta strutturazione della traccia” (Cardano, 2003); quest’ultimo viene condotto solitamente quando si vogliono controllare alcune ipotesi di ricerca o l’appropriatezza degli asserti descrittivi prodotti dal ricercatore. Segue che la traccia sia redatta accuratamente e in modo dettagliato e la conduzione finalizzata ad affrontare questioni prestabilite. Diversamente, i “focus group a scopo esplorativo” sono caratterizzati da una bassa 60 Ibidem. 47 direttività nella conduzione e da una bassa strutturazione della traccia e condotti nel caso di ricerche esplorative, per acquisire informazioni su fenomeni poco noti. In questo caso la discussione del gruppo avrà una forma auto-gestita e l’intervento del moderatore limitato. Nel corso del paragrafo 3.3 si entrerà maggiormente nel merito della scelta della variante “mini” di focus group per la presente ricerca, nonché dell’adozione della tipologia “a scopo confermativo”. 3.2 Seconda fase: un questionario sugli indicatori di sicurezza La seconda fase della ricerca nasce con l’obiettivo di progettare e diffondere un questionario sugli indicatori di sicurezza, al fine di operare una fase di “filtraggio” dei 16 indicatori, distinguendo i “più importanti” e i “meno importanti” per la sicurezza urbana. Il questionario era diviso in due sezioni: una sezione relativa alle caratteristiche sociodemografiche delle partecipanti e una sezione relativa agli indicatori di sicurezza urbana e sociale, precedute dalla sezione relativa all’informativa al trattamento dei dati personali ai fini della ricerca. Il tempo di compilazione previsto è stato mediamente di 515 minuti. La compilazione è stata rivolta esclusivamente a partecipanti di genere femminile, studentesse presso l’Università degli Studi di Padova. Per la costruzione del questionario si è scelto l’utilizzo della piattaforma Qualtrics - software per sondaggi online - e la diffusione è avvenuta tramite l’utilizzo di social (Facebook e Instagram), applicazioni di messaggistica (WhatsApp e Telegram) e passaparola. Inoltre, è stato valutato utile la stampa e la diffusione dei QR code relativi al questionario, introdotti strategicamente dal testo “Quanto ti senti sicurA per strada?” i quali sono stati diffusi nei maggiori luoghi di frequentazione delle studentesse (aule studio, biblioteche, bar e negozi). Il questionario è stato divulgato nel mese di luglio 2023 e aperto per un totale di 15 giorni (dal 17 al 31 luglio) ottenendo un totale di 80 rispondenti. La sezione relativa alle caratteristiche sociodemografiche prevedeva le seguenti domande, pertinenti con l’obiettivo della ricerca: età; corso di studi frequentato; numero di abitanti del proprio comune di domicilio; quartiere di domicilio a Padova; durata della permanenza nella città di Padova; percezione di conoscenza della città; percezione di poter fare affidamento su conoscenze nella città; luoghi maggiormente frequentati. 48 3.2.1 Gli indicatori di sicurezza urbana e sociale In riferimento agli indicatori di sicurezza urbana e sociale presentati nel corso del paragrafo 2.3, sono stati selezionati 16 indicatori considerati predittivi della sicurezza urbana e raggruppati in 4 distinti macro - temi. Per ciascuno di essi è stata elaborata una definizione con l’obiettivo di favorirne la comprensione e consentirne la distinzione. 3.2.1.1 Macro-tema: Sociale “Tutti quegli indicatori che implicano il coinvolgimento di attori sociali, impegnati in interazioni più o meno focalizzate, le quali concorrono a generare un’aspettativa rispetto a possibili ricadute critiche della propria e dell’altrui condotta in pubblico”. Tra questi sono da intendere indicatori come la compagnia di persone conosciute (amici; amiche; partner; familiari); la presenza di persone sconosciute nel quartiere (vicini che portano a spasso il cane; madri con passeggini; adolescenti in gruppo); la conoscenza dei commercianti e dei vicini di casa (conoscenza degli orari di apertura e chiusura dei locali; conoscenza delle abitudini dei vicini). In tal senso, anche l’uso dei dispositivi elettronici rientrerebbe in tale categoria, in quanto utilizzare lo smartphone per effettuare chiamate a persone conosciute o utilizzarlo per ascoltare la musica con le cuffiette suggerisce, rispettivamente, un significato di “connessione” e di “isolamento” dalle interazioni sociali. SOCIALE 1. COMPAGNIA DI PERSONE CONOSCIUTE: a) amici; b) amiche; c) partner; d) familiari. 2. RAPPORTI DI VICINATO/QUARTIERE: a) conoscenza dei commercianti; b) frequentazione dei locali del quartiere; c) conoscenza delle abitudini/orari dei vicini di casa; d) conoscenza degli orari di apertura e chiusura dei locali. 49 3. CARATTERISTICHE DELLA POPOLAZIONE DEL QUARTIERE: a) anziani che chiacchierano al bar o seduti su panchine; b) vicini che portano a spasso il cane; c) madri con passeggini; d) adolescenti in gruppo; e) bambini che giocano nei parchi. 4. DISPOSITIVI ELETTRONICI: a) auricolari/cuffie per ascoltare musica; b) smartphone per avviare una chiamata/videochiamata ad amici/familiari. Figura 1 – Macro-tema “Sociale” 3.2.1.2 Macro-tema: Caratteristiche fisiche o strutturali del quartiere “Tutti quegli indicatori strutturali del quartiere che concorrono a dare forma e limite allo spazio pubblico, contribuendo ad aumentare la percezione di sicurezza urbana, agevolando la fruibilità, la conoscenza e l’utilizzo dello stesso”. Tra questi sono da intendere ad esempio l’illuminazione pubblica, al quale contribuirebbe ad aumentare la percezione di controllo del territorio e la conoscenza dello stesso; tutti quegli elementi di arredo urbano, come la presenza di panchine, contenitori per rifiuti, aiuole, parchi pubblici e strade alberate; la segnaletica stradale (semafori, segnali turistici); la planimetria del quartiere (presenza di marciapiedi piuttosto che di rotonde o incroci) e le zone di sosta e di scorrimento dei mezzi pubblici (es: fermata del tram/autobus) che permetterebbero di agevolare la fruibilità del territorio. CARATTERISTICHE FISICHE O STRUTTURALI DEL QUARTIERE 5. ILLUMINAZIONE PUBBLICA: a) lampioni; b) lampade; c) torri faro; d) fari. 50 6. ARREDO URBANO, ARCHITETTURA DEL PAESAGGIO, MANUTENZIONE DELLE STRADE: a) panchine; b) dissuasori di velocità; c) rastrelliere per bici; d) contenitori per rifiuti; e) fioriere; f) strade alberate; g) aiuole; h) parchi pubblici 7. SEGNALETICA STRADALE E PLANIMETRIA DEL QUARTIERE: a) segnali stradali; b) segnali turistici; c) mappa del quartiere; d) marciapiedi; e) attraversamenti pedonali; f) rotonde; g) incroci; h) semafori. 8. ZONE DI SOSTA E DI SCORRIMENTO DEI MEZZI PUBBLICI: a) fermate dell’autobus; b) fermate del tram. Figura 2 – Macro-tema “Caratteristiche fisiche o strutturali del quartiere” 3.2.1.3 Macro-tema: Istituzioni “Tutti quegli indicatori che fanno riferimento a norme codificate nella regolazione del comportamento in pubblico e nel mantenimento del patto sociale, attraverso l’esplicitazione di diritti e doveri la cui violazione determina il rischio di un ammonimento o una sanzione”. Tra questi rientrerebbero le “figure” istituzionali come gli agenti di polizia, i carabinieri, i vigili urbani, ma anche i custodi dei condomini e gli agenti della vigilanza non armata, che permetterebbero un occhio esterno di controllo del territorio. Inoltre, con il termine “istituzioni” sono da intendere anche i “dispositivi” istituzionali come le videocamere di sorveglianza poste agli ingressi degli edifici pubblici e delle attività commerciali e i “luoghi” istituzionali che richiamerebbero al rispetto di regole condivise, 51 incorrendo nel rischio di sanzioni, come le scuole/biblioteche università; ospedali; chiese/oratori. ISTITUZIONI 9. FORZE DELL’ORDINE: a) caserma dei carabinieri; b) volante della polizia; c) vigili urbani; d) agenti della polizia locale in servizio; e) custodi nei condomini; f) vigilanza non armata. 10. SISTEMI DI SORVEGLIANZA: a) presenza di videocamere agli ingressi degli edifici pubblici. 11. LUOGHI DI CULTO, DI INTRATTENIMENTO E DI ISTRUZIONE: a) chiese/oratori; b) biblioteche/scuole/università c) ospedali; d) centri benessere/estetici; e) palestre; f) musei/cinema/teatri. Figura 3 – Macro-tema “Istituzioni” 3.2.1.4 Macro-tema: Luoghi e servizi pubblici/privati “Tutti quegli indicatori che si riferiscono a strutture pubbliche e private presenti nel quartiere, che implicano la possibilità di intrattenere scambi relazionali regolati dalla funzione sociale e dalla gestione organizzativa della struttura stessa”. In questa categoria sono da intendere, ad esempio, la presenza di attività commerciali (negozi di abbigliamento; bar/ristoranti; centri commerciali) che consentirebbero una maggiore percezione di sicurezza legata alla funzione sociale delle strutture; così come la presenza di abitazioni private, che suggerirebbero un ambiente residenziale controllato dagli abitanti degli edifici. Ancora, la presenza dei servizi igienici pubblici nella città - specialmente se pensati per le donne, per le mamme e per persone con ridotta mobilità - andrebbero a suggerire l’inclusione delle cittadine nella presa in carico di alcune loro esigenze. Infine, i mezzi di trasporto (sia pubblici che privati) 58 studentesse percepiscono di poter fare affidamento su conoscenti o amici più di quanto sentano di conoscere la città universitaria. Figura 13 – Conoscenze o amicizie nella città 6. Luoghi maggiormente frequentati Alla domanda a risposta multipla “Indichi, tra le seguenti opzioni, quali sono i luoghi che frequenta maggiormente” - dove era possibile indicare più di una risposta - i risultati mostrano una maggioranza del 42.17% di “aule studio, biblioteche, musei e università”, seguito dal 31.33% di “pub, locali di vita notturna”. Figura 14 - Luoghi maggiormente frequentati Di seguito si riporta la tabella riassuntiva relativa alle caratteristiche delle partecipanti al questionario. 59 Figura 15 – Tabella riassuntiva caratteristiche delle partecipanti al questionario 3.2.3 Risultati - indicatori di sicurezza urbana e sociale Nel presente paragrafo verranno descritti i risultati della seconda sezione del questionario, quella relativa agli indicatori di sicurezza urbana e sociale. • Domanda 1: indicatori più importanti nel favorire la sicurezza urbana La prima domanda del questionario chiedeva di stimare una classifica dei primi tre indicatori di sicurezza urbana e sociale considerati dalle rispondenti come “più importanti”. Nello specifico era richiesto di indicare con il numero 1 l’indicatore al primo posto in ordine di importanza, con il numero 2 l’indicatore al secondo posto e con il numero 3, quello al terzo. Per ognuno dei tre indicatori classificati era, inoltre, richiesto di specificare l’elemento preferito, indicando la lettera relativa all’elemento CORSO DI LAUREA Percentuale Tipo di corso TRIENNALE 30% (24/80) • Scienze psicologiche (23%) • Ingegneria (23%) MAGISTRALE 60% (48/80) Psicologia sociale, del lavoro e della comunicazione (39%) CICLO UNICO 10% (8/80) Giurisprudenza (50%) ABITANTI A PADOVA Percentuale Quartiere di vita a Padova Da quanto tempo 87,50% (70/80) • Arcella (13) • Centro (11) Tra 1 e 5 anni (52/70) Minimo Massimo Media Dev. Std Varianza Conteggio CONOSCENZA DELLA CITTÀ 1.00 10.00 6.66 1.52 2.32 80 AMICIZIE NELLA CITTÀ 1.00 10.00 7.65 1.55 2.41 79 LUOGHI MAGGIORMENTE FREQUENTATI Percentuale Tipo di luogo 42,17% Aule studio, biblioteche, musei e università 31,33% Pub, locali di vita notturna 60 corrispondente. Ad esempio, per l’indicatore “FORZE DELL’ORDINE” era possibile scegliere tra a) caserma dei carabinieri; b) volante della polizia; c) vigili urbani; d) agenti della polizia locale in servizio; e) custodi nei condomini; f) vigilanza non armata oppure “altro”, specificando l’elemento considerato. Di seguito, in Figura 16, è riportata la tabella riassuntiva comprendente gli indicatori selezionati - dalle rispondenti - come più importanti nel favorire la sicurezza urbana. CLASSIFICA INDICATORE ELEMENTO FREQUENZA PARZIALE TOTALE 1° (primo) COMPAGNIA DI PERSONE CONOSCIUTE a) amici 35 35 2° (secondo) ILLUMINAZIONE PUBBLICA a) lampioni 16 44 CARATTERISTICHE DELLA POPOLAZIONE DEL QUARTIERE b) vicini che portano a spasso il cane c) madri con passeggini 15 DISPOSITIVI ELETTRONICI b) smartphone per avviare una chiamata/videochiamat a ad amici/familiari 13 3° (terzo) ILLUMINAZIONE PUBBLICA a) lampioni 15 15 Figura 16 – Indicatori più importanti Come è possibile osservare dalla tabella, l’indicatore nettamente favorito (dunque scelto come più importante) è “COMPAGNIA DI PERSONE CONOSCIUTE”, con 35 voti. Più nello specifico, la Figura 17 mostra che l’elemento scelto con maggior frequenza (16 risposte) è a) amici di genere maschile; in confronto alle alternative b) amiche (8 risposte), c) partner (6 risposte) e d) familiari (5 risposte). 61 Figura 17 – Elementi “Compagnia di persone conosciute” Al secondo posto in ordine di importanza, emerge l’indicatore “ILLUMINAZIONE PUBBLICA” con un totale di 16 voti, dove 15 studentesse hanno espresso la loro preferenza sul tipo di elemento che è risultato essere a) lampioni (15/15 risposte). È, altresì, da segnalare - con un totale di 15 voti - l’indicatore “CARATTERISTICHE DELLA POPOLAZIONE DEL QUARTIERE” di cui 13 studentesse su 15 hanno espresso la preferenza rispetto all’elemento. I risultati (Figura 18) mostrano che gli elementi più votati sono stati a parimerito b) vicini che portano a spasso il cane (4 risposte) e c) madri con passeggini (4 risposte). Figura 18 – Elementi “Caratteristiche della popolazione del quartiere” Altro indicatore di sicurezza più votato al secondo posto in ordine di importanza è “DISPOSITIVI ELETTRONICI”, con un totale di 13 voti. Come si evince dalla Figura 0 2 4 6 8 10 12 14 16 18 A (AMICI) B (AMICHE) C (PARTNER) D (FAMILIARI) Figura 18 – Elementi “Caratteristiche della popolazione del quartiere” 62 19, delle 10 rispondenti che hanno espresso la loro preferenza sull’elemento, 9 hanno indicato l’alternativa b) smartphone per avviare una chiamata/videochiamata ad amici/familiari, rispetto ad una sola rispondente per l’alternativa a) auricolari/cuffie per ascoltare la musica. Per quanto riguarda gli indicatori maggiormente votati in terza posizione, emerge nuovamente l’indicatore “ILLUMINAZIONE PUBBLICA” con un totale di 15 risposte. Ancora una volta l’elemento favorito dalle 13 studentesse che hanno espresso la loro preferenza, è a) lampioni (13/13 risposte). • Domanda 2: Indicatori meno importanti nel favorire la sicurezza urbana La seconda domanda del questionario chiedeva di stimare una classifica dei primi tre indicatori di sicurezza urbana e sociale considerati dalle rispondenti come “meno importanti”. Nello specifico era richiesto di indicare con il numero 3 l’indicatore al terzultimo posto in ordine di importanza, con il numero 2 l’indicatore al penultimo posto e con il numero 1 l’indicatore all’ultimo posto. Per ognuno dei tre indicatori classificati era, inoltre, richiesto di specificare l’elemento (considerato meno importante), indicando la lettera relativa all’elemento corrispondente. Ad esempio, per l’indicatore “FORZE DELL’ORDINE” era possibile scegliere tra a) caserma dei carabinieri; b) volante della polizia; c) vigili urbani; d) agenti della polizia locale in servizio; e) custodi nei condomini; f) vigilanza non armata oppure “altro”, specificando l’elemento considerato. 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 A (auricolari/cuffie per ascoltare musica) B (smartphone per avviare una chiamata/videochiamata ad amici/familiari) Figura 19 – Elementi “Dispositivi elettronici” 63 Di seguito, in Figura 20, è riportata la tabella riassuntiva comprendente gli indicatori selezionati - dalle rispondenti - come “meno importanti” nel favorire la sicurezza urbana. CLASSIFICA INDICATORE ELEMENTO FREQUENZA PARZIALE TOTALE 3° (terzultimo) SISTEMI DI SORVEGLIANZA a) videocamere agli ingressi degli edifici pubblici 11 11 2° (penultimo) ARREDO URBANO, ARCHITETTURA DEL PAESAGGIO, MANUTENZIONE DELLE STRADE b) dissuasori di velocità a) panchine h) parchi pubblici 15 25 SEGNALETICA STRADALE E PLANIMETRIA DEL QUARTIERE b) segnali turistici 10 1° (ultimo) ARREDO URBANO, ARCHITETTURA DEL PAESAGGIO, MANUTENZIONE DELLE STRADE e) fioriere g) aiuole 13 31 SEGNALETICA STRADALE E PLANIMETRIA DEL QUARTIERE f) rotonde 9 ABITAZIONI PRIVATE a) villette a schiera con giardini 9 Figura 20 – Indicatori meno importanti Come è possibile osservare dalla tabella, l’indicatore maggiormente votato in terzultima posizione è stato “SISTEMI DI SORVEGLIANZA”, con un totale di 11 risposte. Nello specifico, l’elemento corrispondete, ritenuto meno importante è stato a) videocamere agli ingressi degli edifici pubblici (11/11 risposte). In penultima posizione in ordine di importanza emerge l’indicatore “ARREDO URBANO, ARCHITETTURA DEL PAESAGGIO, MANUTENZIONE DELLE STRADE” con un totale di 15 voti. Come si evince dalla Figura 21, l’elemento 64 maggiormente selezionato (come meno importante per la sicurezza urbana) è stato b) dissuasori di velocità (4 risposte), seguito da a) panchine (3 risposte) e h) parchi pubblici (3 risposte). Considerando le frequenze registrate per ciascun elemento si osserva, in generale, una omogeneità nella scelta degli otto elementi, da parte delle rispondenti. Ciò suggerisce una difficoltà nel distinguere un elemento effettivamente predominante rispetto agli altri, tale da poterli considerare tutti e otto come “trascurabili” ai fini della sicurezza urbana. Figura 21 – Elementi “Arredo urbano, architettura del paesaggio, manutenzione delle strade” Altro indicatore da segnalare in penultima posizione è “SEGNALETICA STRADALE E PLANIMETRIA DEL QUARTIERE” con un totale di 10 voti, dove l’elemento maggiormente selezionato (come meno importante) è stato b) segnali turistici. Infine, tra gli indicatori scelti più frequentemente in ultima posizione in ordine di importanza emerge nuovamente - con 13 voti - l’indicatore “ARREDO URBANO, ARCHITETTURA DEL PAESAGGIO, MANUTENZIONE DELLE STRADE” dove gli elementi selezionati come “meno importanti” sono e) fioriere e g) aiuole, entrambe con 3 voti 63 . A conferma di quanto espresso precedentemente, anche qui gli elementi 63 Il totale di voti per l’indicatore “ARREDO URBANO, ARCHITETTURA DEL PAESAGGIO, MANUTENZIONE DELLE STRADE” è stato di 13. Invece, le studentesse che hanno espresso la loro preferenza rispetto all’elemento sono state 11. 0 0,5 1 1,5 2 2,5 3 3,5 4 4,5 65 dell’indicatore “ARREDO URBANO, ARCHITETTURA DEL PAESAGGIO, MANUTENZIONE DELLE STRADE” sono stati scelti in modo per lo più omogeneo (si veda Figura 22). Ciò suggerisce nuovamente una difficoltà nell’individuare un elemento effettivamente predominante rispetto agli altri, tale da poterli considerare tutti e otto come “trascurabili” ai fini della sicurezza urbana. Figura 22 – Elementi “Arredo urbano, architettura del paesaggio, manutenzione delle strade” Ancora, tra gli indicatori che emergono in ultima posizione, sono nuovamente da segnalare “SEGNALETICA STRADALE E PLANIMETRIA DEL QUARTIERE”, con l’elemento f) rotonde (2 voti) 64 e “ABITAZIONI PRIVATE” con l’elemento a) villette a schiera con giardini (4 voti) 65 . Anche in questi due casi la scelta delle rispondenti è ricaduta su quasi tutti gli elementi associati ai due indicatori, tale da rendere difficile una distinzione specifica degli elementi considerati dalle rispondenti come “meno importanti” per la sicurezza urbana. 64 Il totale di voti per l’indicatore “SEGNALETICA STRADALE E PLANIMETRIA DEL QUARTIERE” è stato di 9, di cui solamente 2/3 delle studentesse (6) hanno espresso la loro preferenza rispetto all’elemento. 65 Il totale di voti per l’indicatore “ABITAZIONI PRIVATE” è stato di 9, di cui 8 studentesse hanno espresso la loro preferenza rispetto all’elemento. 0 0,5 1 1,5 2 2,5 3 3,5 66 • Domanda 3: accordo/disaccordo sugli indicatori di sicurezza urbana e sociale La terza e ultima domanda del questionario prevedeva una scala Likert a 5 punti di tipo accordo/disaccordo su quanto ciascuno dei 16 indicatori contribuisse ad aumentare la percezione di sicurezza urbana, secondo le rispondenti. Nello specifico, era possibile scegliere tra le cinque alternative: (1) Per niente d’accordo; (2) Non d’accordo; (3) Neutrale; (4) D’accordo; (5) Pienamente d’accordo. Nella tabella che segue sono riportati, per ciascun grado di accordo/disaccordo, gli indicatori che sono stati scelti con maggior frequenza. GRADO DI ACCORDO/DISACCORDO INDICATORI FREQUENZA PARZIALE TOTALE PIENAMENTE D’ACCORDO COMPAGNIA DI PERSONE CONOSCIUTE 59 102 ILLUMINAZIONE PUBBLICA 43 D’ACCORDO CARATTERISTICHE DELLA POPOLAZIONE DEL QUARTIERE 48 93 RAPPORTI DI VICINATO/QUARTIERE 45 NEUTRALE ABITAZIONI PRIVATE 36 101 ZONE DI SOSTA E DI SCORRIMENTO DEI MEZZI PUBBLICI 34 ARREDO URBANO, ARCHITETTURA DEL APESAGGIO, MANUTENZIONE DELLE STRADE 31 NON D’ACCORDO SERVIZI IGIENICI PUBBLICI 19 52 ABITAZIONI PRIVATE 17 ZONE DI SOSTA E DI SCORRIMENTO DEI MEZZI PUBBLICI 16 PER NIENTE D’ACCORDO SISTEMI DI SORVEGLIANZA 6 6 Figura 23 – Accordo/disaccordo sugli indicatori di sicurezza 67 Per quanto riguarda il polo “Pienamente d’accordo”, i risultati che emergono sono coerenti con quelli descritti per la Domanda 1 (indicatori più importanti). Infatti - come è possibile osservare dalla Figura 23 - gli indicatori considerati come migliori predittori della sicurezza urbana sono “COMPAGNIA DI PERSONE CONOSCIUTE” 66 (59 voti) e “ILLUMINAZIONE PUBBLICA” 67 (43 voti). Anche per quanto concerne il punto “D’accordo” i risultati trovano conferma nei risultati della Domanda 1 - mostrando come indicatore più votato “CARATTERISTICHE DELLE POPOLAZIONE DEL QUARTIERE” 68 (48 voti), seguito dall’indicatore della stessa macro-categoria “sociale” “RAPPORTI DI VICINATO/QUARTIERE” (45 voti). Similmente con quanto sopra, i risultati per il punto della scala “Neutrale” risultano per lo più coerenti con i risultati della Domanda 2 (indicatori meno importanti). Infatti, come è possibile osservare dalla Figura 23, gli indicatori con frequenza più alta sono “ABITAZIONI PRIVATE” 69 (36 voti), “ARREDO URBANO, ARCHITETTURA DEL PAESAGGIO, MANUTENZIONE DELLE STRADE” 70 (31 voti) e “ZONE DI SOSTA E DI SCORRIMENTO DEI MEZZI PUBBLICI” (34 voti). Ciò rifletterebbe la tendenza - delle rispondenti – a valutare neutrali tali indicatori di sicurezza, nel significato in cui questi né contribuirebbero ad aumentare la sicurezza urbana, né contribuirebbero a diminuirla. Ancora, i risultati relativi al punto “Non d’accordo” trovano parziale conferma con i risultati della Domanda 2 mostrando - tra gli indicatori più votati - “ABITAZIONI PRIVATE” 71 (17 voti), insieme a “SERVIZI IGIENICI PUBBLICI” (19 voti) e “ZONE DI SOSTA E DI SCORRIMENTO DEI MEZZI PUBBLICI” (16 voti). In generale, dato il gran numero di punteggi tra loro simili, si osserva una tendenza a considerare anche altri indicatori come “deboli predittori” della sicurezza urbana (che non contribuirebbero ad aumentare la sicurezza); tra questi: “FORZE DELL’ORDINE (14 voti)”, “SISTEMI DI SORVEGLIANZA (14 voti)”, “SEGNALETICA STRADALE E PLANIMETRIA DEL QUARTIERE (13 voti)” e “MEZZI DI TRASPORTO PUBBLICI” (13 voti). 66 Indicatore in prima posizione in ordine di importanza. 67 Indicatore in seconda posizione e in terza posizione in ordine di importanza. 68 Indicatore in seconda posizione in ordine di importanza. 69 Indicatore all’ultimo posto in ordine di importanza. 70 Indicatore al penultimo e ultimo posto in ordine di importanza. 71 Indicatore all’ultimo posto in ordine di importanza. 74 come un ulteriore indicatore predittivo della sicurezza urbana (dopo la compagnia di persone conosciute) in quanto contribuirebbe alla percezione di poter evadere rapidamente dalle situazioni valutate come pericolose. L’indicatore in seconda posizione “DISPOSITIVI ELETTRONICI” ha sollevato significati differenti: • Uso dello smartphone per ascoltare la musica • Senso di controllo A tal proposito, S. propone una corretta distinzione sulle due funzioni principali legate all’uso del cellulare, distinguendo la funzione di “isolamento”, durante l’ascolto di musica con le cuffiette, dalla funzione di “connessione”, durante le chiamate con amici e familiari. Tra le partecipanti, emerge un’idea condivisa per cui ascoltare la musica con le cuffiette non costituirebbe un indicatore di sicurezza efficace, in quanto tenderebbe ad isolare la persona dal mondo esterno. Come sostiene G. “la musica di sera non la metterei mai” in quanto, continua M. “noto che mi distrae”, tornando all’idea di senso di controllo percepito, che verrebbe meno isolandosi dai rumori presenti per strada. • Uso dello smartphone per effettuare chiamate o simularle Anche F., sebbene d’accordo con le altre, aggiunge un terzo utilizzo del cellulare, quello di “fingere una chiamata” in situazioni di possibile pericolo, ad esempio tornando da sole a casa nelle ore notturne, in presenza di un estraneo. In ultima analisi, tutte e cinque le partecipanti hanno messo in luce il valore dell’essere in possesso del cellulare durante le uscite da sole per strada, considerandolo uno strumento fondamentale per poter chiedere aiuto in situazioni d’emergenza, confermando la tendenza emersa dal questionario, dell’uso del cellullare per effettuare chiamate ad amici e familiari o, in alternativa, simularle. Ancora, tra gli indicatori al secondo posto in ordine di importanza, “CARATTERISTICHE DELLA POPOLAZIONE DEL QUARTIERE” solleva argomentazioni tra loro coerenti. Tra i significati più salienti si riportano: • Caratteristiche della persona: uomo 75 Alla domanda della moderatrice, che entra nel merito di quali caratteristiche debbano avere gli abitanti del quartiere secondo le partecipanti e perché secondo loro, “vicini che portano a spasso il cane” e “madri con passeggini” siano stati tra gli elementi più votati. R. risponde che “l’importante è che ci siano delle persone in giro” ma “meno uomini ci sono e meglio è”, seguita dal consenso della maggioranza nell’idea - che emerge in maniera preponderante - per cui i gruppi di uomini per strada farebbero sentire insicure, soprattutto di notte. A differenza del caso della compagnia di persone conosciute, in cui la caratteristica più richiesta era la presenza di un uomo-accompagnatore, per quanto riguarda le persone sconosciute che si possono incontrare per strada, le partecipanti esprimono la loro preferenza nell’assenza di uomini. • Caratteristiche delle persone: prevedibilità In linea generale, in tema di sicurezza urbana, le partecipanti riportano un maggiore disagio vissuto durante le ore notturne, affermando che “di giorno non cambia chi sta intorno, di notte sì” e la preferenza ricade sempre sull’assenza di uomini. A tale proposito, S. aggiunge un criterio in più, riflettendo sul fatto che, in generale, le persone che le trasmetterebbero maggiore sicurezza in giro per strada nelle ore notturne sono quelle che compiono “azioni prevedibili”, ovvero azioni che richiamano a una quotidianità, come “portare a spasso il cane”, “portare fuori la spazzatura”, “gente che passeggia in pigiama”, “madri con passeggini”; tutte azioni, queste, accomunate da un margine di prevedibilità che contribuirebbe a trasmettere maggior senso di controllo percepito alle studentesse che camminano di notte per strada. Ciò si rifletterebbe direttamente sulle aspettative verso gli sconosciuti incontrati, i cui comportamenti rientrerebbero in uno schema predefinito e (già) conosciuto. Il terzo indicatore in ordine di importanza, “ILLUMINAZIONE PUBBLICA”, apre le porte ad opinioni contrastanti. • Senso di controllo • Neutrale G. esordisce argomentando che la presenza di illuminazione nelle strade non contribuirebbe né ad aumentare né a diminuire la percezione di sicurezza (“non importante”). mentre S. e R. sarebbero d’accordo col dire che “fa sentire più sicura” e 76 che “si può vedere quello che succede intorno, anche in posti che non si conoscono bene”, legando l’indicatore ad un maggior senso di controllo percepito. Domanda 2 - indicatori meno importanti. I risultati del gruppo hanno mostrato una certa coerenza con i risultati del questionario. “SISTEMI DI SORVEGLIANZA”: • Agiscono solo “a posteriori” l’aggressione A tal proposito, le studentesse concordano con l’affermare che le videocamere di sorveglianza “registrano solamente quello che accade”, non agendo in anticipo rispetto alla possibilità del rischio e non risultando, agli occhi di un eventuale molestatore, un elemento di minaccia. “ARREDO URBANO, ARCHITETTURA DEL PAESAGGIO, MANUTENZIONE DELLE STRADE” è stato considerato, unanimemente dal gruppo: • Neutrale A tal proposito le partecipanti affermano che “aumentare il senso di cura di un quartiere, abbellire una zona, non rende quest’ultima più sicura”. Più in generale, sembra esserci un’adesione comune nel considerare tale indicatore come “neutrale” piuttosto che classificabile tra i meno importanti, coerentemente con i risultati emersi dalla Domanda 3 79 . “SEGNALETICA STRADALE E PLANIMETRIA DEL QUARTIERE”, ha fatto emergere il seguente significato condiviso: • Non poter scappare dalle situazioni rischiose A tal proposito, secondo R. “uno stop è pericoloso perché mi obbliga a fermarmi e mi sento a disagio” e, ancora, G. riporta un episodio vissuto personalmente in cui, trovandosi in bici davanti a un passaggio a livello con le sbarre abbassate in una zona periferica di notte, si è sentita in pericolo nella possibilità di fare incontri spiacevoli e nel non poter scappare in fretta. In generale, tutte le partecipanti concordano sul fatto che la segnaletica 79 Si rimanda al sottoparagrafo 3.2.3. 77 stradale, comprendente semafori, segnali di stop, passaggi a livello ecc., obbligando i passanti a fermarsi, impedirebbe di poter fuggire facilmente in situazioni di difficoltà. “ABITAZIONI PRIVATE” è stato ritenuto unanimemente dal gruppo: • Neutrale A tal proposito G. sostiene che “in una zona residenziale, se suoni il campanello ti aiutano”, seguita da R. che aggiunge “dipende dall’orario” e dalla precisazione di S. “dipende dal tipo di abitazione: in una zona residenziale in cui le case sono distanti e delimitate da cancelli, ci si sente più distanti, rispetto a un quartiere non residenziale, con case intervallate da negozi ecc..”. In generale, il gruppo si trova d’accordo nel sostenere che quest’ultimo indicatore non dovrebbe essere considerato l’ultimo in ordine di importanza, ma “dovrebbe stare nel mezzo”, perché in base alle circostanze (ore diurne; case più accessibili alla strada…) le persone potrebbe accorrere a prestare aiuto. In tal senso, l’indicatore non contribuirebbe in maniera significativa né ad aumentare né a diminuire la percezione di sicurezza urbana. Per quanto concerne la terza fase del focus group, quella riguardante la proposta operativa per l’Arcella orientata alla percezione di sicurezza urbana, è emersa una consistente difficoltà (da parte delle partecipanti) ad avanzare delle possibili proposte, emergendo con affermazioni come “neanche individuare degli indicatori di sicurezza, purtroppo, servirà a combattere il patriarcato”. A seguito di alcune sollecitazioni da parte della moderatrice, il cavalcavia Borgomagno è stato comunemente individuato come “zona più critica” dell’Arcella, sulla quale poter avanzare delle proposte di intervento. M. sostiene che “fa paura il cavalcavia”, argomentando che sarebbe utile se, sul posto, fosse presente un dispositivo elettronico - come un pulsante d’emergenza - per poter chiamare tempestivamente le forze dell’ordine, il cui centro operativo si trova proprio in una delle strade adiacenti. Ma, di fronte a tale proposta, i pareri sono contrastanti: G. si trova d’accordo nel considerare la zona del cavalcavia come “più critica, forse perché isolata”, ma aggiunge che “anche se ci sono i carabinieri, non servono”, coerentemente con i risultati del questionario, dove l’indicatore “FORZE DELL’ORDINE” raggiunge risultati mediocri, non spiccando né 78 tra i più importanti, né tra i meno importanti. A sostegno di ciò, F. sostiene che “la polizia è meglio di no, perché a volte si riceve catcalling anche da loro!”. In accordo con l’indicatore “CARATTERISTICHE DELLA POPOLAZIONE DEL QUARTIERE”, considerato dal gruppo come più importante, una proposta avanzata da R. è stata quella dello sviluppo di un App che consenta, alle ragazze che camminano da sole la sera, di incontrarsi per condividere lo stesso tratto di strada, andando ad istituire una sorta di “autobus umano”. Attraverso l’App, si andrebbe a condividere la propria posizione GPS e a segnalare il tratto di strada che si intende percorrere, così da poter individuare il numero di persone che cercano compagnia per attraversarlo. Il limite individuato dal gruppo rispetto alla presente proposta, si concretizza nella possibilità di doversi affidare a persone sconosciute che potrebbero dichiarare il falso, approfittandosi della posizione cui le utenti si espongono, con il rischio di andare incontro a situazioni ancor più critiche. Ancora, altre riflessioni sono state fatte rispetto al tipo di persone che frequenta il quartiere Arcella, sostenendo che la maggior parte della popolazione è costituita da residenti, i quali sarebbero spesso in conflitto con la consistente popolazione di stranieri che abita per lo più la zona del Borgomagno. A ciò si aggiunge il fatto che “gli stranieri e gli spacciatori che sostano sul cavalcavia non sembra abbiano un comportamento prevedibile”, a differenza dei commercianti sul cavalcavia che, investiti dal ruolo sociale che li porta a “rischiare meno”, assumono un comportamento più “prevedibile” e che infonde maggiore sicurezza nelle passanti. In ultima analisi, come sostiene S., sembra che ciò che manca al Borgomagno sia la presenza di “più locali aperti fino a tardi”. Ancora, proposte a scopo educativo sono state quella di R. di “ricoprire la città con frasi femministe o murales ad orientamento femminista” e diffondere volantini e manifesti contenenti “consigli per gli uomini” rispetto ai comportamenti più adeguati da assumere quando si trovano di fianco a una sconosciuta per strada: cambiare marciapiede per evitare di spaventarla; camminare dalla parte del muro per non farla sentire “in trappola”; evitare di fissarla a lungo ecc. con l’obiettivo di agire sul piano della causa del problema della percezione di insicurezza per strada, promuovendo un’educazione rivolta al genere maschile. Sempre sulla stessa scia, un’idea è stata quella di organizzare delle riunioni di quartiere in cui dare voce alle ragazze che percepiscono di subire delle molestie per strada, coinvolgendo il vicinato, i commercianti e le forze dell’ordine. Anche 79 per questa tipologia di proposte, i limiti individuati dal gruppo vertevano soprattutto sulla valutazione dell’efficacia dell’intervento, legata al tipo di persone che sarebbero disposte ad ascoltare le richieste delle cittadine, nonché al tempo utile per poter vedere dei cambiamenti concreti nel quartiere. Infine, sul piano dell’effetto del problema, sono state avanzate proposte già note come l’uso dello spray al peperoncino; corsi di autodifesa rivolti alle donne, ecc. anche queste poco condivise dalla totalità del gruppo, in quanto considerate iniziative ancora una volta ad opera delle donne, che non consentirebbero di coinvolgere altri attori sociali nella gestione del problema. Di seguito, nella Figura 25, è rappresentata una mappa concettuale dei temi e dei sottotemi emersi dal primo gruppo di discussione. Gli indicatori di sicurezza sono i temi principali della discussione; essi sono raffigurati all’interno di forme ovali. Ad essi sono collegati i significati salienti (o sottotemi) emersi, raffigurati all’interno di riquadri. Più precisamente, ciascun tema è collegato ai rispettivi sottotemi attraverso frecce di colore rosso (ad indicare un collegamento valutato “negativo” dalle partecipanti) o verde (ad indicare un collegamento valutato “positivo” dalle partecipanti). COMPAGNIA DI PERSONE CONOSCIUTE MEZZI DI TRASPORTO PRIVATI: BICICLETTA CARATTERISTICHE DELLA POPOLAZIONE DEL QUARTIERE SEGNALETICA STRADALE E PLANIMETRIA DEL QUARTIERE Poter scappare dalle situazioni rischiose Caratteristiche delle persone: prevedibilità Minore probabilità di catcalling Caratteristiche della persona: uomo Senso di indipendenza Vicini che portano a spasso il cane; persone che portano fuori la spazzatura; madri con passeggini 80 Figura 25 – Mappa concettuale del primo focus group 3.3.3 Secondo focus group: studentesse dell’Arcella Il secondo focus group ha visto il coinvolgimento di cinque studentesse dell’Ateneo di Padova abitanti del quartiere Arcella. Coerentemente con quanto anticipato rispetto al metodo del focus group 80 , tale tecnica prevede che la scelta dei partecipanti sia in linea con l’argomento di discussione, con l’obiettivo di creare un gruppo di “esperti” rispetto al tema. Alla luce di tale premessa, se il criterio con cui sono state scelte le partecipanti del primo gruppo è quello di aderire ad un collettivo femminista incentrato sul tema del genere, il criterio guida per la scelta delle partecipanti del secondo focus group è quello di conoscere il quartiere Arcella nella sua complessità, così da poter offrire argomentazioni e riflessioni il più possibile analitiche rispetto al problema della sicurezza delle donne per strada relativamente a questa precisa area della città. Il focus group è stato svolto attraverso la piattaforma Zoom il 3 agosto 2023, dalle ore 11:30 alle ore 13:30. Di seguito, per garantirne l’anonimato, le studentesse verranno 80 Si rimanda al sottoparagrafo 3.1.3. DISPOSITIVI ELETTRONICI ILLUMINAZIONE PUBBLICA SISTEMI DI SORVEGLIANZA ARREDO URBANO, ARCHITETTURA DEL PAESAGGIO, MANUTENZIONE DELLE STRADE Effettuare o simulare chiamate/videochiamate Ascoltare la musica con le cuffiette Senso di controllo Agiscono solo “a posteriori” l’aggressione ABITAZIONI PRIVATE Neutrale 81 indicate con le seguenti sigle: Na; Ni; M.; S. e G. L’età media delle partecipanti era di 23,6 anni. I corsi di laurea frequentati (sia triennali che magistrali) erano i seguenti: Filosofia; Bioingegneria delle neuroscienze; Psicologia clinico-dinamica; Ingegneria chimica e dei materiali; Scienze psicologiche dello sviluppo, della personalità e delle relazioni interpersonali. Tutte e cinque le studentesse erano domiciliate nel quartiere Nord di Padova, nelle zone: Buonarroti, SS. Trinità, Sant’Antonino, Borgomagno e San Carlo. La maggior parte delle rispondenti (3/5) abita a Padova in un periodo tra 1 e 5 anni. In media, il livello di conoscenza percepito della città era di 7.4; mentre il livello di amicalità percepito 81 di 8. Di seguito si riporta la tabella riassuntiva relativa alle caratteristiche socio-demografiche delle partecipanti al secondo focus group. CORSO DI LAUREA Percentuale Tipo di corso TRIENNALE 60% (3/5) • Filosofia (20%) • Ingegneria chimica e dei materiali (20%) • Scienze psicologiche dello sviluppo, della personalità e delle relazioni interpersonali (20%) MAGISTRALE 40% (2/5) • Bioingegneria delle neuroscienze (20%) • Psicologia clinico-dinamica (20%) ABITANTI IN ARCELLA Percentuale Zona Da quanto tempo 100% (5/5) • Buonarroti (20%) • SS. Trinità (20%) • Sant’Antonino (20%) • Borgomagno (20%) • San Carlo (20%) • Tra 1 e 5 anni (60%) • Più di 5 anni (20%) • Meno di 1 anno (20%) Minimo Massimo Media Dev. std Varianza Conteggio CONOSCENZA DELLA CITTÀ 1.00 10.00 7.40 .89 .80 5 AMICIZIE NELLA CITTÀ 1.00 10.00 8.00 1.58 2.50 5 Figura 26 – Tabella riassuntiva caratteristiche delle partecipanti al secondo focus group 81 Livello di amicalità percepito sta ad indicare quanto le partecipanti percepiscono di poter fare affidamento su conoscenze o amicizie nella città di Padova. 82 3.3.4 Risultati – secondo focus group Per quanto concerne il secondo focus group, a seguito di un primo momento di presentazione dell’incontro e del ruolo della moderatrice, sono state mostrate le slide illustrative dei risultati del questionario ed è stato chiesto alle partecipanti di commentarli e argomentarli secondo le loro opinioni. Domanda 1 – indicatori più importanti L’indicatore “COMPAGNIA DI PERSONE CONOSCIUTE” è stato spunto di opinioni coerenti con quelle emerse nel primo gruppo di discussione. Tra i significati più salienti si sono riscontrati: • Caratteristiche della persona: uomo Come argomentato da S., la presenza di un amico maschio “fa sentire al sicuro” affermando che la figura maschile trasmetterebbe un senso di protezione (“si potrebbe dire che un uomo mi protegge”), soprattutto “la notte”, quando “sarebbe meglio camminare con un ragazzo che con una ragazza”. • Gruppo di persone (non importa il genere) Ad S. fa seguito Na., che evidenzia, invece, l’“essere in compagnia in generale, un gruppo di persone in generale” - indistintamente dal genere - come indicatore predittivo per “evitare un qualunque attacco”. • Minore probabilità di catcalling Tendenzialmente, il gruppo mostra di convergere in accordo col risultato del questionario. Ni., ad esempio, introduce l’argomento del catcalling affermando che, se si trova da sola o con un’amica nei pressi della stazione di Padova, è facile che riceva delle molestie verbali ad opera di sconosciuti, “con un amico, nessuna molestia”, poiché “è più facile che uno non ti approcci”. A ciò si aggiunge il commento di M., la quale si sentirebbe più vulnerabile nell’uscire esclusivamente con ragazze e “non con i ragazzi”, sottolineando che “influisce il genere!”. • Donne considerate incapaci di difendersi da sole A questo proposito S. commenta che il motivo per cui (secondo lei) le donne cercherebbero la compagnia di uomini-accompagnatori rifletterebbe un’idea comune presente nei discorsi che circolano all’interno della società, secondo cui (inteso “le donne”) “non siamo in grado di difenderci da sole”. A ciò fa seguito il commento di M., 83 secondo cui “la società ci narra in questo modo e noi ci sentiamo vulnerabili”, aggiungendo che vorrebbe che questa cosa cambiasse. Na., considerando la compagnia di amici maschi per strada come un indicatore che agisce a livello di prevenzione della violenza, argomenta che il motivo per cui uno sconosciuto si sentirebbe libero di esercitare violenza verbale nei confronti di una donna per strada - piuttosto che nei confronti di un uomo - potrebbe legarsi alla netta differenza fisica che intercorre tra uomo e donna. Infatti, “fisicamente una donna può correre meno di un uomo” e, quindi, “di primo impatto le donne sono viste come più deboli”. Secondo Ni., invece, si tratterebbe di una “questione di rispetto” tra uomini, per cui le caratteristiche fisiche non costituirebbero un elemento fondamentale, concludendo che “qualunque ragazzo” trasmetterebbe una maggiore sicurezza. Alla domanda avanzata dalla moderatrice sulla possibilità di considerare anche altri indicatori (non emersi dai risultati del questionario) come prioritari per la sicurezza urbana, torna - similmente come con il primo gruppo - una rivalutazione dell’indicatore “MEZZI DI TRASPORTO PRIVATI: BICICLETTA” 82 • Poter scappare facilmente dalle situazioni di rischio • Senso di indipendenza A tal proposito prende la parola Na., sostenendo di sentirsi tranquilla in bicicletta, perché “va più veloce”, sostenuta dalla precisazione di Ni. secondo cui, mentre il tram è limitante per via degli orari, la bici la rende “autonoma”. Diversamente, solo G. aggiunge di preferire i mezzi di trasporto pubblici 83 rispetto ai privati, argomentando che, essendo questi “al coperto”, le trasmetterebbero maggiore sicurezza anche grazie alla presenza di “più persone che possono aiutare in caso di difficoltà”. Rispetto a ciò, S. prende le distanze - ottenendo il consenso del gruppo - sostenendo che le fermate dell’autobus sarebbero zone ad alto rischio, così come i mezzi di trasporto pubblici, in quanto - afferma - “sono sempre persone che non conosco; potrebbero esserci dei malintenzionati. È comunque un rischio”. Inoltre, aggiunge M., “è facile ricevere sguardi invadenti o addirittura palpeggiamenti, soprattutto se l’autobus è pieno e il molestatore non si 82 Indicatore caratterizzato da bassi punteggi registrati nella classifica degli indicatori più importanti. 83 Idem. 90 Figura 28 – Mappa concettuale riassuntiva dei focus group DISPOSITIVI ELETTRONICI ILLUMINAZIONE PUBBLICA SISTEMI DI SORVEGLIANZA ARREDO URBANO, ARCHITETTURA DEL PAESAGGIO, MANUTENZIONE DELLE STRADE Effettuare o simulare chiamate/videochiamate Ascoltare la musica con le cuffiette Senso di controllo Sicurezza nelle ore notturne Agiscono solo “a posteriori” l’aggressione ABITAZIONI PRIVATE Neutrale 91 Capitolo 4 LINEE DI INTERVENTO VERSO LA PROMOZIONE DELLA SICUREZZA URBANA Nel corso del presente capitolo si entrerà nel merito della discussione dei risultati emersi dalla ricerca. Più precisamente, si porrà in luce come i due gruppi di discussione abbiano consentito di esplorare il valore degli indicatori ritenuti più importanti, dalle studentesse, per la sicurezza urbana. Successivamente, verrà fatto un affondo rispetto agli attuali investimenti, della pubblica amministrazione, in ambito di sicurezza urbana e contrasto alla violenza e argomentato se, tali investimenti, trovano o meno coerenza con le richieste avanzate dalle studentesse. Quanto riportato costituirà l’esigenza per delineare le linee guida che consentano di definire la distinzione tra interventi volti alla “prevenzione della violenza urbana” e interventi volti alla “promozione della sicurezza urbana”, ponendo in luce la differenza sul piano “processuale” delle due definizioni, anche in riferimento alla cornice teorico-metodologica adottata nel corso della ricerca. Sulla scia di quanto argomentato, verrà - infine - discussa la possibilità di avanzare delle proposte operative che siano orientate alla promozione della sicurezza urbana, a partire da quanto emerso negli incontri di focus group. 4.1 Dopo i focus group: discussione dei risultati Come si è visto attraverso la descrizione dei due focus group, entrambi i gruppi di discussione hanno offerto un valore aggiunto nella comprensione dell’importanza degli indicatori di sicurezza emersi dal questionario. Più nello specifico, si osserva come si sia potuto entrare maggiormente nel merito delle argomentazioni che sottendono la scelta della popolazione delle studentesse di valutare alcuni indicatori come “più importanti” rispetto ad altri. È stato, inoltre, messo in luce come la maggior parte delle argomentazioni avanzate dalle partecipanti abbiano trovato una forte coerenza con i dati presenti in letteratura e con la cornice teorico-metodologica a supporto della ricerca. Ad esempio, l’indicatore “COMPAGNIA DI PERSONE CONOSCIUTE”, valutato dalla netta 92 maggioranza di studentesse come indicatore più importante 86 , è stato nuovamente confermato da entrambi i gruppi di discussione e supportato da varie argomentazioni, caratterizzate da una forte coerenza narrativa. In entrambi i gruppi di discussione è emerso l’elemento “amici” (di genere maschile) come “favorito” dalle studentesse. Tale scelta è stata chiarita dall’argomentazione per cui le ragazze, per strada, avrebbero paura di incorrere nel rischio di subire molestie ad opera di sconosciuti e la presenza di un uomoaccompagnatore permetterebbe loro di ridurre la percezione di tale rischio, aumentando il senso di sicurezza percepita. Ciò, in quanto il ruolo di uomo, a prescindere dalle caratteristiche fisiche di quest’ultimo, rifletterebbe un’idea socialmente condivisa di “forza” e “rispetto”, configurandosi come “inattaccabile” dagli stessi uomini. Le donne, diversamente, richiamerebbero ad un ruolo maggiormente vulnerabile che necessita di maggiore protezione, configurandosi come “incapaci di difendersi da sole”. Entro tale visione, alle donne non sarebbe riservato un trattamento “alla pari” con il genere maschile, anche alla luce di un’apparente differenza estetica che rimanderebbe ad una disparità in termini di forza fisica. In ultima analisi, la donna si configura a livello sociale in qualità di (utilizzando Goffman) persona aperta per il fatto di essere facilmente soggetta a possibili intrusioni da parte di estranei e, conseguentemente, richiamare protezione da parte di “uomini” conosciuti. Così, il saluto e gli apprezzamenti che vengono rivolti alle donne per strada - a conferma di quanto supportato da Goffman - non solo violerebbero la norma di disattenzione civile, ma metterebbero in atto un differenziale di status, conferendo all’attore sociale “uomo” lo status superiore e identificando l’attrice “donna” (bersaglio del commento) come persona aperta di status inferiore. Un indicatore che ha subito un’interessante rivalutazione rispetto ai risultati del questionario è stato “MEZZI DI TRASPORTO PRIVATI”, con l’elemento “biciletta”. Entrambi i gruppi di discussione, infatti, hanno posto in luce il senso di autonomia percepita nell’uso di tale mezzo, legato alla possibilità di riuscire a “scappare” rapidamente dalle situazioni difficoltà. Inoltre, rispetto ai mezzi di trasporto pubblici, la bicicletta permetterebbe una maggiore indipendenza dai limiti di orari e dal rischio di 86 Si ricorda che l’indicatore “COMPAGNIA DI PERSONE CONOSCIUTE” ha raggiunto, nella Domanda 1, il più alto numero di frequenze registrate (35 studentesse su 80 lo hanno considerato al primo posto in ordine di importanza). 93 subire molestie o sguardi invasivi ad opera degli sconosciuti che condividono lo stesso mezzo 87 . Sempre a sostegno dei risultati del questionario, anche l’indicatore “ILLUMINAZIONE PUBBLICA” è stato valutato dai gruppi di discussione come “importante” per la sicurezza urbana. Ciò, perché permetterebbe di vedere meglio quel che accade nell’ambiente circostante (specialmente nelle ore notturne) contribuendo, così, ad aumentare il senso di controllo percepito rispetto alla situazione. Infatti, come sostenuto dal progetto La città SiCura, un adeguato livello di illuminazione pubblica è fondamentale in quanto permette sia di vedere, sia di essere visti, offrendo - in tal modo - la possibilità di valutare le persone che si incontrano, di averne chiari gli spostamenti ed eventualmente di rendere subito riconoscibile ad altri passanti una situazione in cui sia richiesto un intervento (Peroglio, Dughera, & Melis, 2008). Ancora, i “DISPOSITIVI ELETRONICI” emergono come importanti, specialmente se utilizzati nella funzione di “connessione” con gli altri piuttosto che di “isolamento”. Duque, le studentesse che si trovano a camminare da sole per strada, preferirebbero utilizzare lo smartphone per avviare una chiamata o videochiamata ad amici o familiari (così da poter chiedere repentinamente aiuto in caso di difficoltà) piuttosto che per ascoltare la musica con le cuffiette. Ciò, in quanto la scelta di “isolarsi” dall’ambiente esterno, per quanto consentirebbe di non sentire eventuali molestie verbali, al contempo esporrebbe maggiormente al rischio di non percepire i pericoli per strada (clacson delle auto, sirene di ambulanze ecc.), limitando così il senso di controllo percepito, soprattutto nelle ore notturne. A partire dai focus group è stata sollevata, inoltre, una funzione alternativa nell’uso dello smartphone, la quale consisterebbe nel simulare una chiamata quando si cammina da sole per strada, così da “mostrarsi impegnate” e demotivare l’eventuale sconosciuto nell’intenzione di invadere il proprio spazio. Entrambi i gruppi di discussione, inoltre, hanno espresso argomentazioni di accordo rispetto all’importanza dell’indicatore “CARATTERISTICHE DELLA 87 A tal proposito si ricorda la ricerca Istat del 2018 condotta in Italia, che ha mostrato come le molestie con contatto fisico (in cui le vittime sono state avvicinate contro la loro volontà) sono state subite nel corso della loro vita dalle donne per il 15,9%, rispetto a una minima percentuale (3,6%) dagli uomini. La ricerca ha, inoltre, registrato che i luoghi in cui le molestie da parte di estranei trovano maggiore frequenza sono i mezzi di trasporto pubblici (nel 27,9% dei casi) (D’Andrea, 2020). 94 POPOLAZIONE DEL QUARTIERE”. Più precisamente, è emerso che la caratteristica più ricercata - dalle persone sconosciute che si possono incontrare nel quartiere – consisterebbe nel “compiere azioni prevedibili”, legate alla vita quotidiana. In tal senso, la preferenza andrebbe rivolta - ad esempio - a vicini che portano a spasso il cane, madri con passeggini, bambini che giocano nei parchi, persone che portano fuori la spazzatura, in quanto tali azioni richiamerebbero la costruzione di aspettative chiare e prevedibili, consentendo di aumentare il senso di controllo percepito nelle studentesse che abitano il quartiere. Alla luce di ciò, meno graditi risulterebbero i gruppi formati unicamente da uomini, specialmente se adolescenti o anziani, per il rischio di trovarsi coinvolte in un impegno diretto e subire azioni “imprevedibili”, di violazione delle “regole implicite di civiltà” (Bailey, 2016) come essere salutale, fischiate o essere oggetto di apprezzamenti non richiesti. Anche per quanto riguarda gli indicatori meno importanti per la sicurezza urbana sono state avanzate argomentazioni tra loro coerenti, che portano ancora una volta a confermare quanto offerto dalla letteratura. Ad esempio, l’indicatore “SISTEMI DI SORVEGLIANZA”, più precisamente le videocamere poste agli ingressi degli edifici pubblici, sono considerate (unanimemente dai due gruppi di discussione) “trascurabili” in termini di sicurezza urbana. Tale risultato trova una forte coerenza con i risultati della Domanda 3 del questionario, dove tale indicatore spicca come il meno prioritario rispetto a tutti gli altri. In linea generale, le studentesse riportano come la presenza di videocamere non impedirebbe in alcun modo l’eventualità di subire delle molestie, agendo solamente a posteriori, nella possibilità di rintracciare l’eventuale aggressore. A ciò, si aggiunge una sfiducia generale sull’effettivo funzionamento dei dispositivi. Ancora, l’indicatore “SEGNALETICA STRADALE E PLANIMETRIA DEL QUARTIERE” è stato considerato da entrambi i gruppi come “poco importante” per la sicurezza urbana. A tal proposito, le argomentazioni riportate erano per lo più incentrate sugli elementi quali semaforo, segnali di stop e passaggi a livello, più in generale tutti quei segnali stradali che obbligano a fermarsi per strada, in quanto esporrebbero maggiormente al rischio di subire catcalling, non permettendo di fuggire facilmente in caso di pericolo. In tal senso, il risultato si discosta dalle anticipazioni suggerite dagli studi in letteratura, in cui la segnaletica stradale sarebbe considerata in qualità di “facilitatore” per fuggire rapidamente da situazioni potenzialmente pericolose. In tal caso, 95 però, si fa riferimento a quegli elementi di segnaletica stradale come “segnali turistici” e “planimetria del quartiere” piuttosto che della presenza di segnali stradali quali semafori, attraversamenti pedonali o passaggi a livello. Infine, gli indicatori “ABITAZIONI PRIVATE” e “ARREDO URBANO, ARCHITETTURA DEL PAESAGGIO E MANUTENZIONE DELLE STRADE” hanno sollevato argomentazioni più deboli rispetto a quelle riservate agli altri indicatori “meno importanti”. In linea generale, da parte di entrambi i gruppi emerge l’idea per cui le abitazioni private non contribuirebbero né ad aumentare né a diminuire la percezione di sicurezza urbana in quanto, la probabilità di ricevere aiuto dalle persone nelle abitazioni sarebbe legato alle circostanze (ore diurne; case più accessibili alla strada; presenza di cancelli che permettono di vedere all’interno) concludendo che tale indicatore dovrebbe assumere un valore neutrale, coerentemente come suggerito dai risultati emersi nella Domanda 3. Similmente, anche aumentare il senso di cura di un quartiere, aggiungendo panchine, fioriere o rastrelliere per le bici richiamerebbe sì ad una maggiore cura del territorio, ma la quale non rimanderebbe necessariamente ad una maggiore percezione di sicurezza, sostenendo - anche in questo caso - che tale indicatore debba assumere un valore neutrale piuttosto che essere classificato tra i “meno importanti” per sicurezza urbana, coerentemente con i risultati emersi dalla Domanda 3. Quest’ultimo risultato si discosta dalle anticipazioni degli studi in letteratura, nei quali la manutenzione e riqualificazione urbana rappresenterebbero un indicatore fondamentale per contrastare la formazione di situazioni di degrado sociale e abbandono urbano, consentendo di aumentare il senso di appartenenza alla comunità e di identificazione sociale con il proprio quartiere (Jacobs, 2009). 4.2 La pubblica amministrazione e le richieste delle studentesse Quanto fin qui argomentato, rispetto agli indicatori considerati più e meno impattanti nell’aumentare la percezione di sicurezza urbana, apre le porte ad un ulteriore discussione rispetto alle scelte della pubblica amministrazione in ambito sicurezza urbana e contrasto alla violenza. Come si è potuto osservare dai due gruppi di discussione, sembra che le richieste delle studentesse non trovino completo riscontro nelle attuali scelte delle amministrazioni locali, le quali continuerebbero ad agire ed investire economicamente su indicatori di 96 sicurezza considerati (dalle studentesse della presente ricerca) “superflui” e “non importanti” per la prevenzione e il contrasto alla violenza. Alla luce dei risultati emersi dai gruppi di discussione è chiaro che l’indicatore considerato “più importante” dalle studentesse che vivono i contesti urbani, sia l’indicatore “sociale” COMPAGNIA DI PERSONE CONOSCIUTE” e che la percezione di sicurezza aumenterebbe nel caso in cui la persona-accompagnatrice sia di genere maschile. Ciò rappresenta un dato significativo, se si pensa che le direttive tracciate dalla pubblica amministrazione si concentrano principalmente sull’implementazione di indicatori appartenenti al macrotema “istituzioni”, come la militarizzazione nelle città e l’installazione di telecamere di sorveglianza. In tal modo, la sicurezza urbana andrebbe erroneamente ricercata attraverso la codifica di norme che regolano il comportamento in pubblico, la cui violazione determinerebbe il rischio di ammonimento o sanzione 88 . I sistemi di videosorveglianza, ad esempio, sono considerati utili strumenti per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di criminalità diffusa e predatoria, al punto da essere stati introdotti nel corpus normativo del decreto-legge 14/2017 (convertito in Legge 48/2017) nel quale è previsto lo stanziamento di speciali fondi da destinare ai Comuni al fine di implementare l’installazione delle telecamere agli ingressi degli enti pubblici 89 . A sostegno di ciò, nel 2022 “il Ministero dell’Interno ha messo a disposizione ulteriori risorse per il finanziamento di progetti di realizzazione di impianti di videosorveglianza integrata” 90 da destinare alle amministrazioni locali delle regioni del Sud Italia. Tali risorse - reperite nell’ambito del Programma Operativo Complementare “Legalità” 2014-2020 - ammontavano alla cifra di 30 milioni di euro 91 . Un esempio applicativo è dato dal Comune di Pescara, che, seguendo le direttive del decreto-legge 14/2017, a novembre 2021 avrebbe inaugurato un nuovo sistema di sicurezza urbana, composto da 332 telecamere “posizionate in punti nevralgici della città” (Longo, 2022). Tale sistema prevedeva la realizzazione di una nuova control room all’avanguardia presso 88 Si riporta la definizione avanzata per gli indicatori appartenenti al macro-tema “istituzioni”: “Tutti quegli indicatori che fanno riferimento a norme codificate nella regolazione del comportamento in pubblico e nel mantenimento del patto sociale, attraverso l’esplicitazione di diritti e doveri la cui violazione determina il rischio di un ammonimento o una sanzione.” 89 Linee guida per l’attuazione della sicurezza urbana. Conferenza Stato-città ed autonomie locali, 20 febbraio 2017. 90 Ministero dell’Interno (2022, July 28). 30 milioni di euro ai comuni per la videosorveglianza. 91 Ibidem. 97 la Polizia municipale, comprendente ben quattro postazioni di controllo e un videowall composto da dieci schermi, per permettere la centralizzazione della gestione di tutte le attività di controllo, in contrasto ad attività illecite ed episodi di microcriminalità 92 . Se è chiaro quanto finora descritto, tali investimenti non trovano alcun supporto nelle argomentazioni avanzate dalle studentesse, le quali relegano i “SISTEMI DI SORVEGLIANZA” tra gli indicatori meno importanti nel contribuire all’aumento della sicurezza urbana. Ciò, in quanto l’azione di questi ultimi non sarebbe rivolta “a priori”, in prevenzione alla manifestazione della violenza, ma solamente “a posteriori” l’avvenimento della molestia, potendo identificare l’eventuale aggressore nei giorni successivi. Diversamente, un investimento dell’amministrazione pubblica che rivela la sua efficienza in termini di sicurezza urbana è quello riguardante l’aumento dell’“ILLUMINAZIONE PUBBLICA” nelle città. In questo caso, tenendo conto della definizione offerta per il macro-tema “caratteristiche fisiche o strutturali del quartiere” 93 , la presenza di lampioni contribuirebbe ad aumentare la percezione di sicurezza urbana attraverso la promozione della conoscenza del quartiere e dell’uso agevole dello spazio pubblico. Un esempio pertinente è quello riguardante la proposta operativa del Comune di Roma, in contrasto al cospicuo aumento delle violenze sessuali sulle cittadine, in alcune zone periferiche della città. Con la lettera d’intenti firmata in data 25 novembre 2022, i Municipi coinvolti e il Comune di Roma si sono posti l’obiettivo di promuovere azioni concrete indirizzate all’aumento di sicurezza del territorio, individuando, come primo fattore di sicurezza, l’illuminazione pubblica. Più precisamente, spiega Lorenza Bonaccorsi, presidentessa del I Municipio di Roma: “Un adeguato livello di illuminazione si garantisce con la tempestiva sostituzione delle lampade non funzionanti, con la verifica dei livelli di illuminamento e con l’eventuale aumento di potenza dei corpi illuminanti. È un’azione concreta che riteniamo molto importante e siamo contente che un’iniziativa partita dal nostro territorio abbia coinvolto 92 Ibidem. 93 “Tutti quegli indicatori strutturali del quartiere che concorrono a dare forma e limite allo spazio pubblico, contribuendo ad aumentare la percezione di sicurezza urbana, agevolando la fruibilità, la conoscenza e l’utilizzo dello stesso.” 98 altri Municipi e abbia trovato l’importante collaborazione dell’assessora capitolina ai Lavori Pubblici, Ornella Segnalini.” 94 Per quanto riguarda gli investimenti che l’amministrazione pubblica riserva all’arredo urbano e alla manutenzione delle strade nelle città, si mette in luce come le partecipanti alla ricerca abbiano espresso una valutazione “neutrale” rispetto all’efficacia di tale indicatore, nella misura in cui ad una maggior cura dell’arredo urbano non seguirebbe conseguentemente una maggior percezione di sicurezza urbana, contrastando la retorica del “più bello = più sicuro”. Alla luce di ciò, le proposte avanzate dal Ministero dell’Interno riguardanti l’investimento, in termini economici, finalizzato alla manutenzione delle strade comunali, dei marciapiedi e dell’arredo urbano 95 , se filtrate attraverso un’ottica di approccio di genere, non contribuirebbero a fronteggiare in maniera significativa il problema della percezione di insicurezza delle cittadine per strada, la cui (eventuale) soluzione andrebbe ricercata – come visto dalle argomentazioni delle studentesse – a partire dagli indicatori di tipo “sociale”: la compagnia di persone conosciute (con preferenza di genere maschile) e la presenza di persone sconosciute abitanti del quartiere (con preferenza per chiunque compia azioni “prevedibili”). 4.3 Prevenzione della violenza o promozione della sicurezza? Se è chiaro quanto fin qui descritto rispetto alla necessità che gli interventi della pubblica amministrazione - in contrasto alla violenza urbana - trovino coerenza con le valutazioni riportate dalle cittadine stesse, non resta che tracciare delle linee guida che permettano di distinguere processualmente i vari interventi in ambito di sicurezza urbana per le donne. Le discussioni avanzate dalle studentesse coinvolte nella ricerca hanno consentito di entrare nel merito di una riflessione già accennata nel corso del primo capitolo, quella inerente ai programmi di intervento attualmente adottati per favorire la sicurezza urbana. Come si è potuto osservare nel corso delle discussioni, sono stati vari i commenti e le argomentazioni a conferma dell’effettivo rischio - percepito dalle studentesse - di essere 94 Roma Capitale (2022, November 25). Aumento illuminazione notturna per la sicurezza delle donne, firmata lettera d’intenti. 95 Ministero dell’Interno (2022, January 18). Finanza locale, 300 milioni ai comuni per la manutenzione straordinaria di strade, marciapiedi e arredo urbano. 99 soggette a molestie ed intrusioni nel proprio spazio urbano, ad opera di sconosciuti di genere maschile. Allo stesso modo, sono state varie le critiche e le considerazioni avanzate rispetto all’utilità degli indicatori di sicurezza urbana e sociale, oggetti di discussione della presente ricerca. Ma si è visto come, in merito alla terza fase della discussione - quella inerente alle proposte operative per il quartiere Arcella - le studentesse abbiano riscontrato un’effettiva difficoltà nell’ideazione di interventi che possano agire sul piano della causa del problema dell’insicurezza per strada e non sul piano dell’effetto (a violenza avvenuta). In linea generale, sono state avanzate delle proposte che suggeriscono diversi aspetti critici nella loro attualizzazione e che si collegano ai programmi di intervento ad oggi più usati 96 . Ad esempio, è stata suggerita la proposta di un’App che consenta - alle ragazze che camminano da sole la sera - di incontrarsi per condividere lo stesso tratto di strada, andando ad istituire una sorta di “autobus umano”, con il forte limite operativo per le studentesse che risiederebbe nell’affidarsi a persone sconosciute, esponendosi (potenzialmente) a situazioni ancor più critiche. Ancora, l’idea di installare un dispositivo elettronico - come un pulsante d’emergenza - per poter chiamare tempestivamente le forze dell’ordine, il cui centro operativo si trova proprio in una delle strade adiacenti al cavalcavia Borgomagno; anche questa rivalutata dal gruppo, alla luce della critica rivolta alle forze dell’ordine, la cui presenza non sarebbe efficace in termini di aumento di sicurezza percepita. Sempre in linea con le proposte attualmente introdotte, sono stati nominati dei possibili corsi di autodifesa rivolti alle cittadine, per aumentare il senso di autonomia percepito e non dover far affidamento sulla “rete” sociale di conoscenze, con il rischio associato di deresponsabilizzare la comunità dal problema, relegandolo solamente sulle spalle delle sole donne. Infine, tra le proposte più propriamente di tipo “educativo” si è fatto riferimento alla possibilità di ricoprire la città con frasi di orientamento femminista (che elogino principi inerenti alla parità di genere) e di diffondere volantini e manifesti contenenti “consigli per gli uomini” su come comportatasi in presenza di una donna per strada (cambiare marciapiede per evitare di spaventarla; camminare dalla parte del muro per non farla sentire “in trappola”; evitare di fissarla a lungo). Sulla stessa scia del 96 Si veda il paragrafo 1.3. 106 con il rischio di creare disturbo visto l’ora tarda? E, più precisamente, come reagirebbe nel caso in cui nessuno sia disponibile a rispondere a quella precisa ora? In ciò risiede il valore d’uso di prevenzione (e non di promozione) dell’indicatore, che si concretizza nel ridurre il ventaglio di possibilità d’azione nelle cittadine, alimentando un uso in termini di necessità dello strumento e non di scelta ragionata. Diversamente, un intervento di promozione della sicurezza attraverso l’uso di smartphone potrebbe consistere nell’effettuare chiamate/videochiamate perseguendo l’obiettivo principale di vivere liberamente lo spazio urbano, nella promozione di autonomia e senso di appartenenza con il quartiere e implicando – ma, questa volta, come valore “aggiuntivo” – la protezione da possibili intrusioni esterne da parte di sconosciuti. Quanto finora argomentato trova conferma anche per quanto riguarda un intervento che faccia uso dell’indicatore “caratteristiche della popolazione del quartiere”. Quest’ultimo, se collegato all’espressione di preferenza delle studentesse di condividere lo spazio urbano con persone che compiono azioni prevedibili, consentirebbe di evitare il rischio di trovarsi coinvolte in un impegno diretto e subire l’attenzione incivile attraverso il catcalling. Anche in questo caso, la differenza nel passaggio tra un tipo di intervento a scopo preventivo della violenza e uno a scopo di promozione della sicurezza, risiede nell’uso dell’indicatore, nella misura in cui questo venga utilizzato unicamente con lo scopo di evitare manifestazioni di violenza o, in alternativa, allo scopo di favorire la salute delle cittadine all’interno dello spazio urbano. Diversamente, l’utilizzo dell’indicatore “illuminazione pubblica” (alla luce del valore riportato dalle studentesse) rientrerebbe in una tipologia di interventi orientati alla promozione della sicurezza urbana. Ciò, in quanto l’indicatore sarebbe utilizzato allo scopo di vedere meglio quel che accade nell’ambiente circostante (specialmente nelle ore notturne) contribuendo, così, ad aumentare il senso di controllo percepito rispetto alla situazione. In tali termini, l’utilità della presenza di lampioni per illuminare le strade non sarebbe finalizzata all’unico scopo di poter individuare agevolmente possibili aggressori, ma implicherebbe un valore di “sicurezza stradale” più ampio, nella possibilità (ad esempio) di poter individuare meglio anche la presenza di autoveicoli o pedoni, cartelli stradali, edifici e attività commerciali nelle vicinanze. A questo punto, grazie a quanto finora delineato, dovrebbe risultare condivisibile come l’ideazione di una proposta operativa per il quartiere Arcella che sia orientata alla 107 promozione della sicurezza urbana, sia un obiettivo complesso da raggiungere. Ciò in riferimento al fatto che gli indicatori individuati dalle studentesse come più importanti, appartenendo alla macro-categoria “sociale” siano particolarmente specifici della situazione e non consentirebbero degli interventi generalizzabili per tutte le cittadine. Si pensi, ad esempio, alla compagnia di uomini-accompagnatori come indicatore maggiormente votato dalle studentesse. Quale potrebbe essere una proposta operativa da avanzare all’amministrazione comunale di Padova in riferimento a quest’ultimo? Di certo la soluzione non risiederebbe nel proporre alle studentesse di procurarsi un amico disponibile ad accompagnarle in ogni loro singolo spostamento nel quartiere, in quanto - come già ampiamente discusso - tale intervento agirebbe esclusivamente a scopo di prevenzione della violenza urbana, ma non promuoverebbe alcun valore condiviso nella comunità rispetto al problema dell’insicurezza delle donne per strada. Similmente, anche l’implementazione dell’uso degli smartphone per rimanere “connessi” alla propria rete sociale di conoscenze risulterebbe un intervento estremamente specifico nella sua attualizzazione, oltre che rispondere - come si è visto - alla prevenzione della violenza urbana. Di contro, un intervento che tenga conto dell’aumento dell’illuminazione pubblica, risulterebbe più efficace in termini di promozione della sicurezza. Ciò, alla luce del carattere aspecifico degli indicatori della macro-categoria “caratteristiche strutturali del territorio”, i quali risponderebbe in modo più condivisibile alle esigenze delle cittadine. In tal senso, si rivela efficace la scelta dell’amministrazione pubblica di investire sull’implementazione dell’illuminazione nelle città 104 in quanto indicatore fondamentale nel favorire il senso di controllo nel quartiere e la promozione del senso di appartenenza con lo stesso. 104 Si veda paragrafo 4.2. 108 109 Conclusioni Arrivati a questo punto dell’elaborato, sono stati offerti gli strumenti per favorire la comprensione di un’idea della sicurezza urbana più complessa e strutturata. Nel corso della ricerca è stato possibile osservare l’individuazione di temi e significati salienti comuni ai due gruppi di discussione. Come si è visto, le dieci partecipanti hanno espresso unanime accordo nell’individuare la compagnia di persone conosciute quale indicatore maggiormente predittivo della sicurezza urbana, suggerendo la preferenza per un uomoaccompagnatore. È stato, altresì, argomentato come il valore di tale indicatore “sociale” risiederebbe nella possibilità di impedire il verificarsi del fenomeno del catcalling, non favorendo, di contro - per le donne che vivono i contesti urbani - la percezione di indipendenza negli spostamenti. Ancora, come si è visto, entrambi i gruppi di discussione hanno sostenuto, in maniera condivisa, come per il tema “caratteristiche della popolazione del quartiere”, la presenza di gruppi di uomini per strada richiamerebbe un valore di “imprevedibilità” negli atteggiamenti attesi, esponendo le studentesse ad un maggior rischio di ricevere molestie verbali. Quel che serve evidenziare - alla luce dei risultati della ricerca - è proprio il valore comune che è emerso dai temi proposti (indicatori di sicurezza). Come si è potuto osservare nel corso del quarto capitolo, le modalità con cui le studentesse farebbero uso degli indicatori, richiamano ad una tendenza a dipingere l’eventualità delle molestie per strada come un evento certo, al punto da ricorrere a strategie guidate da un carattere di “urgenza”. In tal senso, la presenza di un uomoaccompagnatore assumerebbe un significato di mero contrasto alla violenza e, in alcun modo, di promotore della sicurezza percepita. Come già argomentato, il limite degli interventi di prevenzione alla violenza - cui figurerebbero come principali la compagnia di persone conosciute e l’uso dello smartphone per effettuare chiamate o videochiamate - propongono un’idea di sicurezza che risponde esclusivamente all’obiettivo di difesa da un possibile attacco esterno, tralasciando la dimensione (ben più importante) di autonomia percepita e libertà d’azione nel contesto urbano. Similmente, i programmi di intervento a scopo “educativo” rivolti ai cittadini uomini, se strutturati con l’intento di trasmettere il carattere di urgenza del fenomeno dell’insicurezza delle donne per strada (individuando queste ultime come uniche esperte del problema) compiono l’errore di 110 rimarcare una verità già assodata (tra le donne) per cui “la colpa è del patriarcato”, “gli uomini non possono capire”, agendo in linea esclusiva verso la giustificazione e la deresponsabilizzazione nei confronti del fenomeno, piuttosto che nell’interesse di un effettivo cambiamento. In tal senso, il rischio sarebbe quello di ricadere nell’estremo narrativo di un intervento proposto “dalle donne, per le donne” che esclude il contributo della controparte. Alla luce di quanto detto, per poter operare verso un intervento che risponda alla promozione della sicurezza, risulta necessario agire a partire dall’interazione tra gli attori sociali “uomo” e “donna”, al fine di genare un valore condiviso dell’esigenza di sicurezza urbana e non come mero movente di frammentazione sociale. Entro tale cornice, la violenza urbana non è da concepire come un “nemico da combattere”, un elemento “tossico” da dover sradicare dalla società. Vedere la violenza come qualcosa che abbia un’origine propria e conoscibile, esporrebbe al rischio di focalizzarsi sulla ricerca della causa a discapito della gestione del problema, mantenendo un’immagine ferma della violenza come qualcosa che “c’è” (sicuramente) e non può essere evitata. Diversamente, nel corso della presente ricerca, si è voluta proporre un’idea della violenza urbana quale prodotto dell’interazione sociale, anticipabile in riferimento alla posizione aperta cui le cittadine rientrerebbero in quanto soggette – più degli uomini – all’attenzione incivile. In tale senso, una proposta operativa consisterebbe nel passaggio dalle attuali politiche di “prevenzione alla violenza” a nuove politiche di “promozione della sicurezza” urbana. Entro tale cornice teorica, gli indicatori di sicurezza non rientrerebbero nelle agende politico-amministrative in qualità di meri strumenti di tamponamento alla violenza - intesa come un fatto certo e come inevitabile epilogo delle possibili interazioni tra cittadini - ma in quanto facilitatori di più alti livelli di salute tra i cittadini e le cittadine. Gli investimenti pubblici, in questo senso, sarebbero ragionati alla luce del valore d’uso conferito ai diversi indicatori di sicurezza. Per quanto riguarda, ad esempio, la scelta di investire sull’illuminazione pubblica piuttosto che sui sistemi di videosorveglianza, tali interventi verrebbero elargiti a fronte di un dialogo aperto con tutti i cittadini e le cittadine, così che - una volta implementati - questi “strumenti della salute” possano riguardare un’area maggiore di bisogni ed esigenze sociali, tra le quali figurerebbe - non più come moto esclusivo - la protezione individuale. 111 Tramite lo svolgimento dei focus group, il contributo della presente ricerca si è mosso in questo senso, aprendo una finestra di dialogo direttamente con quelle che sono le esigenze e i bisogni delle giovani studentesse dell’Università di Padova. In questo modo, è stata resa possibile la delineazione di linee guida che possano orientare l’amministrazione nella scelta degli interventi in termini di sicurezza urbana, ponendo particolare importanza alla “domanda” che genera e guida tali interventi. In tal senso, l’uso degli indicatori nei due distinti casi di prevenzione e di promozione suggerisce che la soluzione al problema della violenza e della sicurezza non risiede nella domanda “cosa fare?” ma “come fare?”, “quali ruoli sociali coinvolgere?”, “seguendo quale obiettivo si è pensato di intervenire in tal modo?”, “quanto è condivisa, a livello sociale, una simile esigenza di intervento?”. 112 113 Bibliografia Acocella, I. (2008). Il focus group. Teoria e pratica. FrancoAngeli. Andreola, F., & Muzzonigro, A. (2021). Sex & the City. Fra autodeterminazione di genere e governo della città. Tracce Urbane. Rivista Italiana Transdisciplinare Di Studi Urbani, 5(9). https://doi.org/10.13133/2532-6562/17369. Associazione Amapola (a cura di), L’Insicurezza a Mosaico. Rapporto di Ricerca sull’In/sicurezza nella Provincia di Torino nel 2002. Torino, 2003. Bailey, B. (2016). Street remarks to women in five countries and four languages: impositions of engagement and intimacy. 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