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I dilemmi morali nei disturbi psichiatrici maggiori. Il ruolo delle scelte utilitaristiche ed etiche, della teoria della mente e del funzionamento cognitivo. Uno studio controllato

BALIVIERA, ELEONORA

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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PADOVA Dipartimento di Psicologia Generale, DPG Corso di Laurea Magistrale in Neuroscienze e Riabilitazione Neuropsicologica Tesi di Laurea I DILEMMI MORALI NEI DISTURBI PSICHIATRICI MAGGIORI. IL RUOLO DELLE SCELTE UTILITARISTICHE ED ETICHE, DELLA TEORIA DELLA MENTE E DEL FUNZIONAMENTO COGNITIVO. UNO STUDIO CONTROLLATO MORAL DILEMMAS IN PSYCHIATRIC DISORDERS. THE ROLE OF UTILITARIAN AND ETHICAL’ CHOICES, THEORY OF MIND AND COGNITIVE FUNCTIONING. A CONTROLLED STUDY. Relatrice: Prof.ssa Elena Tenconi Dott.ssa Valentina Meregalli Laureanda: Eleonora Baliviera Matricola n°: 2048557 Anno Accademico 2022/2023 INDICE CAPITOLO 1: DILEMMI MORALI .................................................................. 1 1.1 Definizione e Storia dei Dilemmi Morali ...................................................... 1 1.2 Il Modello del Doppio Processo ..................................................................... 3 1.3 Substrati Neurali sottostanti le Scelte Morali ............................................... 7 1.4 Dilemmi morali in individui sani ................................................................. 16 1.5 Dilemmi morali in individui affetti da patologie psichiatriche .................. 22 CAPITOLO 2: FUNZIONI COGNITIVE “HOT” AND “COLD” ................ 34 2.1 Funzionamento cognitivo (Funzioni esecutive, Memoria di Lavoro, Attenzione) 34 2.2 Funzioni Esecutive, Memoria di Lavoro, Attenzione in soggetti sani ....... 38 2.3 Le funzioni cognitive “Cold” in individui affetti da patologie psichiatriche42 2.4 Stili di pensiero e Ragionamento (analitico vs. intuitivo) ........................... 45 2.5 Teoria della Mente: una definizione teorica ............................................. 46 2.6 Implicazioni delle funzioni cognitive calde e fredde per la soluzione dei dilemmi morali 47 2.7 Ruolo della Fede, dell’Empatia e dei livelli di Ansia .................................. 49 2.8 Funzioni cognitive “Hot” in individui sani ed affetti da patologie psichiatriche 51 CAPITOLO 3: LA RICERCA ............................................................................ 57 3.1 Scopo Dello Studio ....................................................................................... 57 3.1.1 Analisi entro-i-soggetti (within-subjects) ......................................................... 57 3.1.2 Analisi tra-soggetti (between-subjects) ............................................................ 58 3.2 Procedura e Partecipanti ............................................................................. 58 3.3 Materiali e Metodi ........................................................................................ 60 3.3.1 Questionari ....................................................................................................... 60 3.3.2 Test .................................................................................................................... 65 3.3.3 Protocollo Dilemmi ........................................................................................... 69 3.3.3.1 Analisi di process-dissociation entro-i-soggetti ................................................. 71 3.3.4 Protocollo ToM ................................................................................................. 73 3.4 Risultati ......................................................................................................... 74 3.4.1 Analisi Statistiche ............................................................................................. 74 3.4.2 Risultati Protocollo dilemmi morali ................................................................. 76 3.4.2.1 Analisi tra i soggetti ............................................................................................ 76 3.4.4.2 Analisi entro i soggetti ........................................................................................ 78 3.5 Discussione ................................................................................................... 86 3.6 Limiti e Prospettive future............................................................................ 90 3.7 Conclusione .................................................................................................. 91 BIBLIOGRAFIA .................................................................................................. 92 1 CAPITOLO 1: DILEMMI MORALI 1.1 Definizione e Storia dei Dilemmi Morali “As soon as men decide that all means are permitted to fight an evil, then their good becomes indistinguishable from the evil that they set out to destroy.” Christopher Dawson, Writer (1889 –1970) I dilemmi morali sono delle situazioni create ad-hoc che richiedono una scelta sulla base dei propri principi morali, per cui “il soggetto moralmente dovrebbe fare A e moralmente dovrebbe fare B, ma non può fare A così come fare B” (De Hann J., 2001). Secondo De Hann, la definizione di dilemma morale si fonda su due concetti: basandosi su una scelta condizionale (“dovrebbe”), non può generare contraddizioni logiche; inoltre, creando una situazione dilemmatica, il soggetto non può evitare di agire compiendo comunque un torto, indipendentemente dalla scelta. Questo secondo aspetto è spiegato dalla struttura stessa del dilemma, per cui ci sono valide ragioni sia per compiere A sia per compiere B, ma non si possono compiere entrambe contemporaneamente (De Hann J., 2001). De Hann classifica i dilemmi secondo 3 categorie: i dilemmi classici, ad esempio ambientati durante la Seconda Guerra Mondiale (La scelta di Sophie; Il caso di Sartre) oppure derivanti dalla tragedia Greca (Il caso di Agamennone); i dilemmi riguardanti l’etica medica o altre aree di etica applicata; infine, i dilemmi “ordinari”, caratterizzati da promesse contradditorie (promettere ad una persona di fare A e contemporaneamente ad un’altra persona di fare B, non potendo però compiere sia A sia B) (De Hann J., 2001). Il dilemma di Sartre (Sartre’s Case, Sartre, 1959), ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, riguarda la storia di un ragazzo, uno studente di filosofia francese, che deve decidere se prendersi cura della madre oppure difendere il proprio Paese dall’invasione nazista (De Hann J., 2001). Questo ragazzo aveva perso il fratello, ucciso da un attacco tedesco, ed era teso tra due forti spinte contrapposte: rimanere accanto alla madre che soffriva molto per la perdita del figlio oppure difendere il proprio Paese e vendicare la morte del fratello, arruolandosi volontariamente. La scelta implicava l’amore familiare da un lato, e il patriottismo dall’altro; pertanto, secondo il modello teorico di De Hann prima descritto, entrambe le azioni potrebbero essere compiute, ma non essendo ciò possibile, è necessario compiere una scelta (De Hann J., 2001). La scelta di Sophie è un dilemma morale tratto dall’omonimo romanzo di William Styron pubblicato nel 1976 che racconta la storia di Sophie, una giovane ragazza polacca sopravvissuta al 2 campo di concentramento di Auschwitz (Styron, 1992). In quel luogo ha dovuto compiere la dolorosa scelta: decidere se condannare alla morte nelle camere gas suo figlio maggiore oppure sua figlia minore, sapendo che se avesse sbagliato scelta sarebbero morti entrambi. Lei scelse di condannare a morte sua figlia, e questo le permise di salvare suo figlio. Anche questa situazione, come la precedente, rispettava i due principi del dilemma morale teorizzati da De Hann, per cui entrambe le azioni sono desiderabili ma non si possono attuare contemporaneamente (De Hann, 2001). Un’altra definizione di dilemma morale, proposta da Vallentyne (1989), lo descrive come la situazione in cui un soggetto deve scegliere qualcosa che non soddisfa i suoi principi morali. Egli riporta a supporto di questa definizione un esempio che ben si inserisce nella terza categoria dei dilemmi morali individuata da De Hann, i cosiddetti dilemmi “ordinari” caratterizzati da promesse contraddittorie (De Hann, 2001): l’autore infatti, suppone di aver promesso alla moglie che l’avrebbe chiamata alle 17:00 in punto, ma, a causa di una lacuna mnestica, di aver fatto la stessa promessa ad un amico; pertanto, alle 17:00 in punto, egli si troverà di fronte al seguente dilemma: chiamare la moglie o chiamare l’amico? Non può compiere le due azioni contemporaneamente, e la scelta compiuta non soddisferà i principi morali infrangendo una delle due promesse precedenti (Vallentyne, 1989). Vallentyne distingue poi i dilemmi morali in due categorie: d’obbligo e di proibizione; con dilemmi d’obbligo si intendono quelle situazioni in cui sarebbe necessario compiere più di un’azione; i dilemmi di proibizione invece si riferiscono a situazioni in cui nessuna azione possibile è moralmente permessa (Vallentyne, 1989). A loro volta i dilemmi d’obbligo comprendono al loro l’interno un’altra tipologia di dilemmi, i dilemmi quasi d’obbligo; questi ultimi hanno la peculiarità di implicare il rispetto contemporaneo dell’obbligatorietà e della tollerabilità; pertanto, un’azione quasi d’obbligo diventa obbligatoria solo se le altre azioni non sono permissibili (in questo caso l’omissione dell’azione quasi obbligatoria risulta moralmente sbagliata) (Vallentyne, 1989). La teorizzazione dei dilemmi quasi d’obbligo consente di superare l’impossibilità concettuale (di natura logico-filosofica) insita nella definizione stessa di dilemmi d’obbligo (Vallentyne, 1989). Un esempio che chiarifica quest’ultima distinzione prevede lo scenario seguente: considerando che per i dilemmi d’obbligo è necessario compiere una data azione, qualora facessi una promessa e non la mantenessi, avrei violato l’ingiunzione “le promesse vanno sempre mantenute”; ma l’ingiunzione non prevede l’obbligo di compiere tutte le azioni promesse, bensì vieta di compiere azioni che violano una promessa fatta. Pertanto, considerando logicamente impossibile che tutte le promesse vengano sempre mantenute (dilemma d’obbligo), risulta logicamente possibile che non vengano 3 compiute azioni che violino una promessa fatta (dilemma quasi d’obbligo); per questo, i dilemmi quasi d’obbligo, a differenza di quelli d’obbligo, superano l’impossibilità concettuale (Vallentyne, 1989). L’interesse di natura filosofica per questo ambito è antichissimo, ma solo nel recente passato si è spostata l’attenzione dal rispetto delle norme logiche fondanti, al conflitto nella coscienza morale dei singoli generato dai dilemmi stessi (Mason, 1996). I dilemmi morali, per come sono stati costruiti, richiedono necessariamente al soggetto di fornire una soluzione pratica al problema presentato: egli, infatti, ha il compito di giudicare la moralità di un’azione sulla base dei propri principi morali, e questo giudizio determinerà il suo agito (Mason, 1996). Nella quotidianità, ciascuno di noi sperimenta delle situazioni simili ai dilemmi morali, che ci impongono una scelta, con successive ripercussioni sulle interazioni sociali (Koelkebeck et al., 2018) (l’esempio di Vallentyne della promessa infranta ne è una prova). Per l’autore Adolphs (2003), la cognizione morale è uno dei maggiori domini di funzionamento sociale e cognitivo (Adolphs, 2003); questa ipotesi è a sua volta supportata da Wellman (2008), il quale sottolinea l’importanza della teoria della mente (ToM), centrale per la cognizione sociale, nelle abilità morali; infatti, non può esservi comprensione delle intenzioni e degli stati mentali altrui (cioè ToM), senza il rispetto di regole ed obblighi morali (Wellman, 2008). Vista la rilevanza della questione morale per le sue ripercussioni nell’ambito sociale, le domande che molti autori si sono posti sono: “quali sono i processi sottostanti i giudizi morali?”; “Vi sono delle tendenze nelle persone nel giudicare la moralità di un’azione e in caso affermativo, quali sono?”; “Ci sono alcune variabili influenti che potrebbero concorrere nella scelta?”; “Quali sono i substrati neurali sottostanti le scelte morali?” (Conway et al., 2013, Koelkebeck et al., 2018). 1.2 Il Modello del Doppio Processo Per rispondere alla domanda su quali siano i processi sottostanti alle decisioni morali, Conway e Gawronski (2013) hanno ripreso un modello dominante in quel periodo. Il loro lavoro si è concentrato sul tentativo di dimostrare che i due processi implicati nelle scelte morali, cioè l’utilitarismo e la deontologia, non fossero in contrasto tra loro, ma attivi simultaneamente (Conway & Gawronski, 2013). Nel definire nel dettaglio i due processi coinvolti, Conway e Gawronski (2013) riprendono il modello di Greene (Greene, 2007; Greene et al., 2001, 2004, 2008, 2009), che teorizzava come l’inclinazione deontologica fosse guidata da processi emotivi, mentre l’inclinazione utilitaristica da processi cognitivi. Con deontologia, gli autori si riferiscono al principio per cui non è moralmente 4 accettabile provocare un danno al singolo, anche se questo condurrebbe ad un beneficio per la collettività; al contrario, l’utilitarismo considera la salvaguardia del bene comune come valore morale, anche a costo di sacrificare (in senso più o meno figurato) un singolo (Greene, 2007; Greene et al., 2001, 2004, 2008, 2009). Secondo questo modello, di fronte ad una situazione morale che prospetta di arrecare un danno a qualcuno, i soggetti esperiscono un’iniziale reazione emotiva negativa, che è involontaria; la scelta (fare del male effettivamente a qualcuno oppure no) dipende sia dalla forza di questa reazione emotiva automatica, sia da altri aspetti più “cognitivi”, quali la disponibilità di tempo (per riflettere sulla scelta da compiere), risorse cognitive (per ragionare sulla situazione, dunque in assenza di compiti cognitivi concorrenti) e motivazione (a svolgere il compito); infatti, tanto più è forte la reazione emotiva e tanto meno sono a disposizione tempo, risorse e motivazione, tanto maggiore sarà la probabilità fornire una risposta deontologica (Greene, 2007; Greene et al., 2001, 2004, 2008, 2009). Al contrario, avendo tempo, risorse e motivazione sufficienti, il ragionamento utilitaristico prevale nel processo decisionale, per cui viene valutato come accettabile (a livello morale) compiere un’azione dannosa che però ha come esito un miglioramento del benessere della società (Greene, 2007; Greene et al., 2001, 2004, 2008, 2009). Pertanto, i processi psicologici sottostanti queste due inclinazioni sono distinti ed indipendenti (Greene, 2007; Greene et al., 2001, 2004, 2008, 2009). L’inclinazione deontologica appare guidata prevalentemente da processi emotivi, e questo è supportato da evidenze nell’attivazione cerebrale dei circuiti emotivi durante la presentazione di dilemmi morali in cui è elevato il contatto diretto con la vittima (Greene et al., 2001).; al contrario, le risposte deontologiche si riducono quando è incrementata la distanza emotiva con la vittima (Greene et al., 2004). Inoltre, secondo l’inclinazione deontologica, la moralità di un’azione dipende dalla natura intrinseca dell’azione stessa (indipendentemente dalle conseguenze) (Conway e Gawronski, 2013). Le inclinazioni utilitaristiche invece, risultano modulate da alcune variabili esterne (ad esempio stress ambientali) o interne al soggetto (evidenze emerse in pazienti a seguito di lesioni cerebrali acquisite in regioni del cervello implicate nel processamento delle emozioni) (Conway e Gawronski, 2013); inoltre, secondo l’inclinazione utilitaristica, la moralità di un’azione è determinata dalle sue conseguenze (Conway e Gawronski, 2013). In relazione all’attivazione cerebrale, l’utilitarismo sembra associato a regioni per il processamento cognitivo, la cui attivazione aumenta all’aumentare della difficoltà del dilemma, in particolare quando il dilemma è impersonale, per cui non è percepita vicinanza emotiva con la vittima. La distinzione lungo la dimensione personale-impersonale è stata proposta da Greene e collaboratori (Greene et al., 2001), secondo la quale un dilemma morale-personale prevede vicinanza con la vittima e suscita emotività, mentre un dilemma morale-impersonale implica una ridotta emotività (Greene et al., 2001)). 11 cognizione sociale, tra cui la comprensione delle espressioni facciali altrui e le abilità di ToM (Hiser & Koenigs, 2018). Le evidenze a sostegno della prima ipotesi sono molteplici e hanno riguardato prevalentemente pazienti con danni cerebrali acquisiti alla vmPFC i quali, testati con un compito di decision-making legato al gioco d’azzardo, mostrano deficit di apprendimento di rinforzi e punizioni in condizioni a rischio oppure ambigue (Hiser & Koenigs, 2018); questa compromissione può essere spiegata alla luce dell’interazione tra la vmPFC e lo striato ventrale e l’amigdala, considerate centrali nel sistema della ricompensa e del decision-making (Hiser & Koenigs, 2018). A supporto della seconda ipotesi sono riportati studi condotti su modelli animali e su umani, focalizzati principalmente sul ruolo della connessione tra vmPFC e amigdala nel condizionamento alla paura e nell’estinzione della risposta condizionata di paura (Hiser & Koenigs, 2018). Inoltre, è emerso che il network comprendente la vmPFC e l’amigdala è relato alla generalizzazione della risposta condizionata di paura, in relazione alla connessione con un’altra struttura, l’ippocampo, che insieme alla vmPFC mostra una maggiore attivazione quando gli stimoli diventano meno familiari rispetto allo stimolo condizionato (Hiser & Koenigs, 2018). All’interno della seconda ipotesi, è stato proposto il ruolo della vmPFC nella regolazione delle emozioni negative per la riduzione del dolore tramite placebo o manipolazione delle aspettative (Hiser & Koenigs, 2018); infatti, si è osservato che l’effetto del placebo e le aspettative di riduzione del dolore, incrementano l’attività della vmPFC e riducono l’attività in regioni responsabili dell’elaborazione di stimoli avversivi o nocivi (ad esempio l’amigdala, l’insula e la corteccia cingolata anteriore dorsale) (Hiser & Koenigs, 2018). Infine, sono presenti evidenze per cui la vmPFC sia coinvolta nella generazione delle emozioni negative (Hiser & Koenigs, 2018): analizzando i pazienti con lesioni alla vmPFC, è emerso che essi non mostrano un incremento di affettività negativa a seguito della lesione acquisita ma, al contrario, si osserva una riduzione nella reattività fisiologica a stimoli avversivi ed una ridotta suscettibilità a depressione o disturbo post-traumatico da stress (Hiser & Koenigs, 2018). Questo ruolo nella generazione delle emozioni negative può essere spiegato secondo tre prospettive: la prima, per cui una lesione che coinvolge anche la materia bianca della vmPFC possa causare una riduzione della risposta di paura (cosa che non accade se la materia bianca è preservata) (Hiser & Koenigs, 2018); la seconda, per cui vi sono fitte proiezioni dalla vmPFC a diverse aree cerebrali quali i nuclei basolaterali e centrali dell’amigdala, e a diverse strutture viscero-motorie, quali l’ipotalamo e il grigio periacqueduttale (Hiser & Koenigs, 2018); la terza, per cui una lesione nella vmPFC riduca l’attività del nucleo talamico della Stria Terminale (o bed nucleus of stria terminalis - BNST), una struttura coinvolta nello stato di allerta suscitato da un pericolo imminente (Hiser & Koenigs, 2018). Infine, riguardo la terza ipotesi, la vmPFC appare implicata in diversi aspetti di cognizione sociale rilevanti in molti 12 disturbi mentali (Hiser & Koenigs, 2018); infatti, pazienti con lesioni ivi localizzate presentano deficit di empatia e riconoscimento delle emozioni espresse dal volto altrui, ma anche compromissioni nella ToM e nei giudizi morali (in soggetti sani, la vmPFC mostra una consistente attivazione durante un compito morale) (Hiser & Koenigs, 2018). Nonostante le molteplici funzioni psicologiche che sembrano sottese dalla vmPFC e le sue numerose interazioni con altre regioni cerebrali, è indiscusso il suo ruolo nell’ambito della cognizione morale. Infatti, Young e Koenigs (2007) in una review condotta sul coinvolgimento della vmPFC in paradigmi di dilemmi morali, espongono i principali risultati distinti tra studi che hanno previsto l’uso della fMRI e studi neuropsicologici che hanno coinvolto pazienti con selettive disfunzioni nel processamento emotivo. Dal primo ambito di studi emerge una consistente associazione tra aree cerebrali relate a processi emotivi e aspetti di cognizione morale; in particolare, differenti porzioni della vmPFC risultano maggiormente attive sia quando il partecipante osserva passivamente delle immagini a contenuto morale (rispetto ad immagini nonmorali), sia quando osserva frasi emotivamente salienti dal contenuto morale (rispetto a frasi nonmorali) (Young & Koenigs, 2007). Per il secondo ambito di studi, l’obiettivo era comprendere in che misura una compromissione in diversi aspetti dei processi emotivi potesse condurre ad una compromissione dei giudizi morali, evidenziando quindi il legame sottostante a questi due costrutti (Young & Koenigs, 2007). Gli studi che hanno coinvolto adulti con danni acquisiti alla vmPFC riguardano da un lato pazienti affetti da demenza fronto-temporale (FTD), dall’altro pazienti con lesioni focali alla vmPFC (Young & Koenigs, 2007). Gli autori riportano lo studio di Mendez e colleghi (Mendez et al., 2005) in cui pazienti colpiti da FTD, malattia neurodegenerativa in cui si osserva un deterioramento delle regioni prefrontali e temporali anteriori, con conseguenti insensibilità emotiva e riduzione di considerazione degli altri, venivano sottoposti a due dilemmi morali, il dilemma della passerella (per il gruppo morale-personale, Jarvis Thomson, 1985) ed il dilemma del trolley (per il gruppo morale-impersonale, Foot, 1967). Nonostante nella popolazione generale sana la tendenza sia di tirare la leva dello scambio nel dilemma del trolley (Foot, 1967) ma non di spingere giù dal ponte lo sconosciuto nel dilemma della passerella (Jarvis Thomson, 1985), i pazienti affetti da FTD sono propensi a rispondere affermativamente in entrambe le situazioni morali (Mendez et al., 2005). Una spiegazione a questo potrebbe risiedere nel mancato impatto della salienza emotiva generata dal pensiero di far del male a qualcuno sul giudizio morale (Mendez et al., 2005). Questa alterazione appare causata dal deterioramento cerebrale della vmPFC che sottende processi di regolazione emotiva (Mendez et al., 2005). Analizzando i pazienti colpiti da lesioni focali alla vmPFC, essi mostrano insensibilità affettiva e diminuzione di empatia, con però capacità intellettive intatte (Young & Koenigs, 2007). Quando venivano presentati loro i dilemmi 13 morali con la suddivisione in personali ed impersonali i pazienti, a differenza dei controlli sani, erano più propensi a commettere un’azione lesiva nei confronti di un singolo in nome del bene comune (fornivano quindi un maggior numero di risposte utilitaristiche) (Koenigs et al., 2007; Ciaramelli et al., 2007). Questo può dipendere dall’impossibilità, legata al danno alla vmPFC, di integrare i diversi aspetti emotivi che consentono un normale giudizio morale; pertanto, una compromissione del processamento emotivo, esita in una compromissione della cognizione morale (Fig.1.2) (Koenigs et al., 2007; Ciaramelli et al., 2007). Figura 1.2 Sovrapposizione delle lesioni cerebrali negli studi con giudizi morali. Due studi con pazienti con lesioni focali alla vmPFC dimostrano una compromissione del giudizio morale per i dilemmi morali emozionali. A) Sovrapposizione delle lesioni alla vmPFC nello studio di Koenigs e colleghi (2007). B) Sovrapposizione delle lesioni alla vmPFC nello studio di Ciaramelli e colleghi (2007) (Young & Koenigs, 2007). Un aspetto interessante analizzato da Sharvit e colleghi (2020) nel loro lavoro di ricerca comprende la relazione tra le risposte fornite ai dilemmi morali e due costrutti: il disgusto ed il dolore. Entrambi hanno connotazione negativa e sono legati ad esperienze soggettive spiacevoli (Sharvit et al., 2020). Questi due costrutti, in ricerche precedenti, sono apparsi legati alle decisioni morali: in particolare, il giudizio di accettabilità morale di una situazione si riduce quando i soggetti che forniscono la risposta sono seduti su una scrivania sporca (Schnall et al., 2008), stanno annusando odori sgradevoli (Schnall et al., 2008) o assaggiando una bevanda amara (Eskine et al., 2011). Inoltre, altri studi dello stesso ambito hanno riportato una condivisione di espressioni facciali tra cognizione morale e disgusto (Chapman et al. 2009), ed osservato un’attivazione neurale nelle 14 strutture associate all’affettività negativa, come l’insula anteriore e l’amigdala, durante un compito a contenuto morale (Moll et al., 2005; Schaich Borg et al., 2008). Nel loro studio, Sharvit e colleghi hanno indotto il disgusto con stimoli olfattivi, mentre il dolore con stimoli termici (2020). Gli stimoli potevano essere ad alto o basso grado di disgusto o dolore, e ne veniva valutata la spiacevolezza; questi stimoli erano preceduti in metà dei trial da un cue (trial di riferimento), mentre nell’altra metà dei trial tra il cue e lo stimolo disgustoso o doloroso erano presentate delle situazioni morali, suddivise a loro volta in trial morali (che inducevano un conflitto morale) e trial non morali (situazioni di controllo senza conflitto morale) (Sharvit et al., 2020). In questo studio gli autori hanno esaminato la relazione tra disgusto e dolore e le tre condizioni sperimentali (riferimento, morali e di controllo) analizzando la risposta galvanica della pelle (GSR) (Sharvit et al., 2020). Inoltre, hanno esaminato la stessa relazione in funzione dell’attivazione cerebrale misurata con risonanza magnetica funzionale (fMRI) (Sharvit et al., 2020). I risultati osservati riportano come la risposta galvanica della pelle sia incrementata a seguito degli stimoli disgustosi e dolorosi nella condizione di riferimento; in merito all’influenza delle situazioni morali sulla risposta galvanica della pelle, i ricercatori hanno evidenziato come la risposta galvanica della pelle a seguito di stimoli disgustosi, ma non dolorosi, sia modulata dalle situazioni morali precedentemente mostrate nelle condizioni morali. Inoltre, la valutazione soggettiva di spiacevolezza degli stimoli disgustosi risulta incrementata unicamente nei trial morali (Sharvit et al., 2020). Analizzando invece la relazione tra disgusto e dolore e le tre condizioni sperimentali in funzione dell’attivazione cerebrale, Sharvit e colleghi rilevano come gli stimoli dolorosi siano associati ad un’aumentata attivazione di un network comprendente l’insula anteriore destra e la corteccia cingolata mediale (MCC); al contrario, gli stimoli disgustosi sono associati ad un aumento di attivazione nella porzione ventrale dell’insula anteriore (vAI) sinistra. Per esaminare approfonditamente la modulazione della moralità sulle attivazioni cerebrali conseguenti a stimoli disgustosi o dolorosi, i ricercatori si sono focalizzati su due aree note per essere sensibili al disgusto e al dolore, rispettivamente la parte ventrale dell’insula anteriore (vAI) sinistra e la corteccia cingolata mediale (MCC) (Fig. 1.2). In particolare, si è osservata un’attivazione neurale della vAI sinistra a seguito di stimoli disgustosi nei trial morali e non nei trial non morali; inoltre, la valutazione soggettiva di spiacevolezza degli stimoli disgustosi risulta incrementata unicamente nei trial morali (come osservato anche per la risposta galvanica della pelle). Invece, a seguito di stimoli dolorosi, l’attivazione della MCC non varia nei trial morali e nei trial non morali, come non si 15 osserva una variazione nella valutazione soggettiva della spiacevolezza degli stimoli dolorosi tra trial morali e trial non morali (Fig. 1.3). Sulla base di questi risultati, gli autori ritengono che solo gli stimoli disgustosi abbiano un effetto modulatore sulla moralità indotta nei trial morali, mentre non vi sarebbe alcun effetto moderatore dello stimolo doloroso (Sharvit et al., 2020). Figura 1.3 A) Aree del cervello che si attivano in risposta a stimoli dolorosi (a sinistra) e a stimoli disgustosi (a destra) nei trial di riferimento. B) Segnale associato a stimoli dolorosi (a sinistra) e disgustosi (a destra) nei trial di riferimento, morali e non morali (tratto da Sharvit et al., 2020). Gli autori hanno poi approfondito lo studio delle basi neurologiche delle scelte morali, indipendentemente dall’interazione con gli stimoli disgustosi o dolorosi. Analizzando con fMRI l’attività cerebrale durante il processamento del dilemma, i ricercatori hanno osservato che la lettura del dilemma recluta un network coinvolgente la mPFC, la TPJ, un’area estesa dal precuneo (PC) alla corteccia cingolata posteriore (PCC) e il solco temporale superiore, compreso tra i due precedenti. In particolare, la corteccia cingolata posteriore (PCC) assume un ruolo chiave in quanto risulta modulata dal contenuto morale della situazione presentata (trial morali) ma anche positivamente relata alla successiva attività cerebrale nella vAI sinistra, area legata al disgusto (Sharvit et al., 2020) (Fig. 1.4). 16 Figura 1.4 Mappe del cervello intero che mostrano una risposta diversa ai dilemmi morali e non morali sia in fase di lettura (macchie marroni) sia in fase di valutazione (macchie verdi) (Sharvit et al., 2020). Il lavoro di ricerca di Sharvit e colleghi (2020) ha confermato il ruolo cruciale di alcune regioni cerebrali, già identificate come coinvolte nella cognizione morale e nelle abilità di mentalizzazione (quali la mPFC e la TPJ) (Sharvit et al., 2020), di altre aree coinvolte nella trasgressione di principi etici (quali l’amigdala, la corteccia orbitofrontale (OFC) e l’insula, la cui attivazione è osservata anche in relazione al disgusto (Sharvit et al., 2020)), ma riporta una novità rispetto alla letteratura precedente: l’attivazione della corteccia cingolata posteriore (PCC), come area che connette la rappresentazione della condotta da valutare (nei trial morali) e il disgusto soggettivamente percepito (Sharvit et al., 2020); in questo senso, la PCC sottolinea la presenza di un percorso che conduce alle decisioni morali fondato sulla valutazione soggettiva dell’esperienza somatica, piuttosto che sulla valutazione di altre caratteristiche contestuali (Sharvit et al., 2020). 1.4 Dilemmi morali in individui sani Dopo aver analizzato alcuni attributi comuni dei dilemmi morali, focalizziamo ora l’attenzione su come le persone rispondono di fronte ai quesiti morali e quali siano le variabili influenti nella decisione. Per rispondere a questo, Greene e colleghi nel 2001 hanno pubblicato un lavoro di ricerca che indagava le differenze nelle risposte a due specifici dilemmi: il Footbridge dilemma ed il Trolley dilemma (Greene et al., 2001). In entrambi questi dilemmi, infatti, nonostante le situazioni siano distinte, viene sottoposto il medesimo quesito: è opportuno uccidere una persona per salvarne cinque? Dunque, Greene e colleghi si sono chiesti quale fosse la caratteristica discriminante in questi due dilemmi e che portava a risposte diverse, e si sono concentrati sulle emozioni; infatti, nel Footbridge dilemma (Jarvis Thomson, 1985), in cui si prospetta di spingere un uomo grosso giù da un ponte, sui binari sottostanti, per fermare la corsa di un carrello che altrimenti ucciderebbe cinque uomini, l’idea di spingerlo giù risulta più emotivamente saliente (nonostante le conseguenze siano 17 simili), rispetto alla corrispondente idea, nel Trolley dilemma (Foot, 1967) di tirare una leva in modo da far deviare un tram in corsa sui binari, determinando la morte di una persona piuttosto che di cinque persone. Questa considerazione sostiene l’ipotesi proposta da Greene e colleghi (Greene et al., 2001) per cui alcune tipologie di dilemmi (come, ad esempio, il Footbridge dilemma), coinvolgano processi emozionali più estesi rispetto ad altre tipologie di dilemmi (come, ad esempio, il Trolley dilemma). Per testare questa ipotesi, i ricercatori hanno osservato tramite fMRI l’attività cerebrale dei soggetti durante la presentazione di 60 dilemmi, suddivisi in morali e non morali; un’ulteriore distinzione considerata per i dilemmi morali ha riguardato la dimensione personale, con dilemmi simili al Footbridge dilemma contrapposta alla dimensione impersonale, con dilemmi simili al Trolley dilemma (Greene et al., 2001). L’aspettativa dei ricercatori era di osservare una maggiore attività nelle aree del cervello deputate al processamento emotivo durante la presentazione di dilemmi personali, mentre di osservare una minore attività in quelle stesse regioni durante la presentazione di dilemmi impersonali (Greene et al., 2001). Inoltre, gli autori hanno ipotizzato un’interferenza sull’elaborazione e sulla risposta ai dilemmi da parte dei processi emotivi automatici, in modo simile allo Stroop Task (Stroop, 1935), dove la lettura della parola indicante un colore è automatica rispetto alla denominazione del colore con cui è scritta la parola stessa. In linea a questa ipotesi, gli autori si aspettavano di osservare nei dilemmi personali tempi di risposta maggiori nel caso della scelta utilitaristica (sacrificare una vita per salvarne cinque), essendo tale scelta emotivamente incongruente con la reazione emotiva automatica suscitata; al contrario si aspettavano tempi di risposta minori nel caso della scelta deontologica, essendo la conseguenza dell’automatica reazione emotiva. Invece, nei dilemmi impersonali, gli autori non si aspettavano di osservare differenze significative nei tempi di risposta per i due tipi di scelte. In linea a queste ipotesi, Greene e collaboratori hanno mostrato che le tre condizioni (moralepersonale, morale-impersonale e non morale) erano associate a pattern di attivazione cerebrale diversi: in particolare, i dilemmi morali-personali erano correlati ad una maggiore attivazione delle aree di Broadman (BA) 9 e 10 (giro frontale mediale), 31 (giro cingolato posteriore) e 39 (giro angolare, bilateralmente) rispetto ai dilemmi morali-impersonali; queste aree si ritiene siano correlate al processamento emotivo (Greene et al., 2001). Altre aree più strettamente connesse al processamento cognitivo, come ad esempio la memoria di lavoro, risultano meno attive durante la presentazione dei dilemmi morali-personali rispetto alle altre due condizioni (tra queste aree si sottolineano la BA 46 (giro frontale mediale, parte destra) e la BA 7/40 (lobo parietale, bilateralmente) (Greene et al., 2001)). 18 Figura 1.5 Aree cerebrali indicanti differenze di attivazione tra le condizioni, mostrate in tre sezioni assiali di un cervello standard. La posizione della sezione è indicata dal sistema Talairach z coordinate. Le aree colorate riflettono la soglia dei punteggi F calcolati con ANOVA (Greene et al., 2001). In generale, Greene e collaboratori (2001) hanno osservato che la condizione morale-personale determina attivazioni cerebrali diverse rispetto alle altre due condizioni, in regioni deputate all’elaborazione emotiva; oltre a questo, a livello comportamentale gli autori hanno confermato l’ipotesi di interferenza emotiva nella condizione morale-personale, inferita dai maggiori tempi di risposta forniti a questi dilemmi. In conclusione, Greene e collaboratori supportano l’idea che il coinvolgimento della componente emotiva sia un fattore in grado di giustificare perché le persone giudichino moralmente accettabile tirare la leva dello scambio sapendo che verrà uccisa una persona ma in cinque si salveranno, nel Trolley dilemma (dilemma impersonale) ma giudichino moralmente inaccettabile gettare giù dal ponte un uomo per salvarne cinque nel Footbridge dilemma (dilemma personale). Come sottolineato dagli autori stessi però, questo fattore è solo uno dei molteplici coinvolti nei giudizi morali, per cui è necessario un ulteriore approfondimento per una più completa comprensione del fenomeno. Pochi anni più tardi, Greene e collaboratori (2004), si sono focalizzati sull’attivazione cerebrale (misurata tramite fMRI) sottostante i giudizi utilitaristici. In questo studio i partecipanti giudicavano l’appropriatezza di una scelta morale attraverso la presentazione di dilemmi personali o impersonali, in cui era manipolata anche la difficoltà della situazione: facile versus difficile (un esempio di dilemma personale difficile è il dilemma del bambino che piange 3 , ambientato in periodo di guerra, in cui si deve decidere se fosse moralmente appropriato soffocare il bambino che sta piangendo mettendo tutti a rischio di essere scoperti dai nemici e determinando quindi la morte sua e di tutti gli altri. Le ipotesi di questo studio erano due: secondo gli autori, un aumento nei tempi di risposta per i dilemmi morali personali era associato ad una competizione tra una forte e 3 Crying Baby dilemma (Greene et al., 2004) 19 prepotente risposta emotiva ed una risposta invece sottesa dal ragionamento astratto e dal controllo cognitivo (risposta utilitaristica) (Greene et al., 2004). Nel caso di un aumento dei tempi di reazione, si può supporre che dipenda dall’aumento di attivazione della corteccia cingolata anteriore (ACC), area coinvolta nel conflitto cognitivo durante l’esecuzione dello Stroop Task (Botvinick et al., 2001); inoltre, gli autori si aspettano di osservare un aumento di attivazione della dlPFC, area coinvolta nel ragionamento astratto e in processi cognitivi controllati (Miller & Cohen, 2001). La seconda ipotesi degli autori presupponeva che i processi cognitivi di controllo agissero in contrapposizione ai processi emotivi automatici, e che sottendessero i giudizi utilitaristici nei dilemmi morali personali; ci si attende quindi una maggior attivazione delle regioni della dlPFC a seguito di giudizi utilitaristici rispetto ai giudizi deontologici e dunque che il livello di attivazione delle regioni della dlPFC fosse positivamente correlato ai giudizi morali utilitaristici (Greene et al., 2004). I risultati a cui sono giunti gli autori sembrano in linea con entrambe le ipotesi: in primis, i dilemmi morali personali difficili richiedono tempi di risposta superiori, e questo dipende non dal fatto che vengano reclutate più risorse cognitive ma dalla competizione, ipotizzata dagli autori, tra una risposta socio-emotiva (deontologica) che porterebbe alla disapprovazione dell’azione suggerita ed una risposta più cognitivamente controllata che condurrebbe all’approvazione dell’azione suggerita (utilitaristica). Inoltre, è emerso un incremento di attivazione di aree associate con il ragionamento astratto, con il conflitto cognitivo e con il controllo cognitivo nella condizione di dilemmi morali personali difficili, localizzato nella dlPFC anteriore (BA 10/46) e nei lobi parietali inferiori (BA 40/39), entrambi bilateralmente, nella corteccia cingolata anteriore (ACC) ed infine nella corteccia cingolata posteriore (PCC, BA 23/31) (Fig. 1.6) (Greene et al., 2004). Figura 1.6 Alcune regioni cerebrali che mostrano un’attività significativamente incrementata per i dilemmi morali personali difficili (con maggiori tempi di risposta) rispetto a quelli semplici: corteccia cingolata anteriore (BA 32), corteccia cingolata posteriore (BA 23/31), precuneo (BA7), giro frontale mediale destro e sinistro (BA 10/46). A) vista del piano sagittale con X=0; B) vista del piano assiale con Z= 20 +9 (Talairach & Tournoux, 1988). Le immagini sono invertite da destra a sinistra in linea con la convenzione radiologica (Greene et al., 2004). Secondariamente, per testare l’ipotesi per cui i giudizi utilitaristici (ma non i giudizi non utilitaristici) coinvolgessero l’attivazione di aree cerebrali legate ai processi cognitivi, gli autori hanno confrontato i dati fMRI in relazione ai giudizi forniti dai partecipanti, evidenziando come l’utilitarismo fosse associato ad un aumento di attivazione nella parte anteriore della dlPFC bilaterale (BA10), nel lobo parietale inferiore destro (BA 40) e nella parte anteriore del cingolato posteriore (BA 23/31) (Fig. 1.7) (Greene et al., 2004). Figura 1.7 Regioni cerebrali che mostrano un’attività significativamente incrementata per i giudizi utilitaristici, rispetto ai non utilitaristici, nei dilemmi morali personali difficili. Le immagini sono invertite da destra a sinistra in linea con la convenzione radiologica. A) Analisi spaziale ristretta dell’attività della dlPFC anteriore (BA 10/46) che rivela cluster bilaterale di voxel indicanti un’aumentata attività nei trial in cui i soggetti forniscono giudizi utilitaristici. Vista del piano assiale con Z= +8 (Talairach & Tournoux, 1988). B) Analisi dell’intero cervello che rileva una contigua e leggermente anteriore regione nel lato destro indicante il medesimo effetto (Z= +13) (Greene et al., 2004). Le evidenze supportano l’idea che vi sia una regione cerebrale che sottenda processi cognitivi controllati associati ai giudizi utilitaristici (Greene et al., 2004); infatti, Greene e colleghi hanno evidenziato che la parte anteriore della dlPFC bilateralmente si attiva maggiormente per i giudizi utilitaristici rispetto ai non utilitaristici in dilemmi morali personali (Greene et al., 2004). Inoltre, anche la porzione destra del lobo parietale inferiore (BA40) e la parte più anteriore del cingolato posteriore (BA 23/31) mostrano un incremento di attivazione per la medesima condizione (Greene et al., 2004). Infine, lo stesso effetto di incremento di attivazione per giudizi utilitaristici, rispetto ai 27 La procedura utilizzata prevedeva la presentazione, nella settimana precedente l’acquisizione delle immagini con fMRI, di 24 dilemmi morali e 24 vignette di controllo che verranno utilizzati durante la fase sperimentale, affinché i partecipanti acquisissero familiarità con il protocollo; in questa fase di allenamento, ai partecipanti venivano descritti i dilemmi morali in terza persona, in modo da favorire il ricordo episodico della situazione morale senza il coinvolgimento del giudizio soggettivo; il giorno del test, prima della registrazione dell’attività cerebrale con fMRI, veniva testato il ricordo di tutte le vignette e di tutti i dilemmi. Successivamente, all’interno dello scanner fMRI, durante la vera e propria fase sperimentale, venivano ripresentate le vignette di controllo e i dilemmi morali, con l’istruzione di rievocare la risposta corretta per le vignette e di rispondere ai dilemmi seguendo il proprio soggettivo giudizio morale (Verdejo-Garcia et al., 2012). Inoltre, per testare l’ipotesi per cui nei pazienti con abuso di cocaina sia presente un’alterazione nel sistema fronto-limbico anche in assenza di situazioni richiedenti il suo reclutamento (quali i dilemmi morali), è stata registrata l’attività cerebrale a riposo (condizione di resting-state) (Verdejo-Garcia et al., 2012). Dai risultati si evince che a livello comportamentale i due gruppi (pazienti con abuso di cocaina e controlli sani) non differiscono significativamente nella percentuale di risposte fornite (VerdejoGarcia et al., 2012); i pazienti con abuso di cocaina però commettono un maggior numero di errori nella rievocazione delle risposte alle vignette di controllo rispetto all’altro gruppo. Analizzando i dati ottenuti con fMRI, emergono alcune differenze tra i due gruppi nell’attivazione cerebrale durante la presentazione dei dilemmi morali; nel dettaglio, per i soggetti di controllo si osserva una robusta attivazione della ACC, della PCC, del giro angolare bilateralmente e di aree temporali e visive. Invece, i pazienti affetti da disturbo da abuso di cocaina, mostrano un’attivazione più debole nelle aree anteriori e mediane del cervello, in particolare nelle strutture limbiche e paralimbiche (come ad esempio la ACC, l’area superiore e dorsale del tronco encefalico, la corteccia paraippocampale bilateralmente e l’insula sinistra) (Verdejo-Garcia et al., 2012) (Figura 1.9). In conclusione, i pazienti affetti da disturbo da abuso di cocaina, mostrano una ridotta attivazione di alcune aree coinvolte nel circuito fronto-limbico, quali la ACC, una regione del tronco encefalico comprendente la sostanza grigia periacqueduttale (PAG) e l’insula, determinando una compromissione del circuito che sottende i giudizi morali (Verdejo-Garcia et al., 2012). Inoltre, questo deficit di attivazione appare legato alla difficoltà, già emersa nel caso di pazienti con dipendenza da sostanze, di integrare i segnali emotivi che guidano le decisioni complesse (VerdejoGarcia et al., 2012). 28 Figura 1.9 Regioni cerebrali attivate durante il compito morale nei soggetti di controllo (a) e nei pazienti affetti da disturbo da abuso di cocaina (b) e nel confronto between-group (c), che superano le soglie considerate nello studio (l’attivazione dei soggetti di controllo supera la soglia p 0.05 FDR corretto). L’immagine è mostrata secondo la convenzione neurologica (Verdejo-Garcia et al., 2012). Lo studio di Khemiri e colleghi (2012) si è focalizzato sull’analisi della percentuale di risposte utilitaristiche fornite ai dilemmi morali dai pazienti con disturbo da uso di alcol partendo dal presupposto secondo il quale una disfunzione nella corteccia prefrontale (PFC), in particolare nella porzione ventro-mediale (vmPFC), sembra associata ad un incremento nei giudizi utilitaristici di fronte ai dilemmi morali; pertanto, essendo noto che i pazienti con disturbo da uso di alcol manifestino compromissioni nelle funzioni sottese dalla PFC, gli autori si sono proposti di indagare se queste avessero un impatto sulle decisioni morali (Khemiri et al., 2012). Il disturbo da uso di alcol è caratterizzato, in aggiunta ai sintomi caratterizzanti il cluster di disturbi da addiction, da una diffusa compromissione del funzionamento della corteccia prefrontale, sede del controllo del comportamento e delle funzioni esecutive (Khemiri et al., 2012). Questa compromissione è teorizzata nell’ipotesi Frontal Lobe Hypothesis (Moselhy et al., 2001), secondo cui la PFC risulta estremamente vulnerabile agli effetti neurotossici dell’alcol (Moselhy et al., 2001). Questa ipotesi è supportata da evidenze cliniche e neuroanatomiche, in quanto i pazienti con disturbo da uso di alcol performano similmente a pazienti con lesioni cerebrali alla vmPFC in compiti quali l’Iowa Gambling Task (scegliendo più frequentemente i mazzi svantaggiosi in quanto il guadagno era maggiore, anche se accompagnato da una perdita maggiore - Bechara et al., 2001)). Alla luce di queste considerazioni, gli autori di questo studio hanno ipotizzato che i pazienti con disturbo da uso di alcol fornissero un maggior numero di risposte utilitaristiche ai dilemmi morali 29 personali, soprattutto in quelli ad alto conflitto; non emergerebbero differenze invece nei dilemmi morali impersonali e nei dilemmi non morali (Khemiri et al., 2012). Nel loro lavoro Khemiri e colleghi (2012) hanno presentato ai partecipanti 50 scenari ipotetici, suddivisi in dilemmi non morali, morali impersonali e morali personali (a loro volta distinti in alto conflitto e basso conflitto). I risultati mostrano una differenza significativa nel numero di risposte affermative (cioè utilitaristiche) fornite ai dilemmi morali personali, che sono maggiori nel gruppo di pazienti con disturbo da uso di alcol. Inoltre, distinguendo i dilemmi morali personali in alto conflitto e basso conflitto, il numero di risposte affermative alla prima categoria è statisticamente maggiore rispetto alla seconda categoria per il gruppo di pazienti con disturbo da uso di alcol rispetto ai controlli sani (Khemiri et al., 2012). Pertanto, nonostante un intatto sistema di norme morali, i pazienti con disturbo da uso di alcol forniscono un maggior numero di giudizi utilitaristici ai dilemmi morali personali ad alto conflitto, supportando l’ipotesi per cui l’alcol abbia un effetto neurotossico sulla vmPFC e questo a cascata determini una disfunzione nel processamento emotivo, a causa della quale la risposta guidata dalla cognizione (utilitaristica) predomina sulla risposta guidata dall’emozione (deontologica) nella scelta (questa considerazione è basata sul modello del Doppio Processo (Greene, 2007; Greene et al., 2001, 2004, 2008, 2009) (Khemiri et al., 2012). L’ultima macrocategoria di pazienti considerata comprende gli individui affetti da disturbo bipolare e correlati e da disturbo depressivo. Il disturbo bipolare è un disturbo psichiatrico maggiore caratterizzato dall’alternanza di episodi dell’umore depressivi e maniacali accompagnati da cambiamenti cognitivi, percettivi e comportamentali (American Psychiatric Association, 2013). Durante gli episodi maniacali, i pazienti manifestano disregolazioni affettive e perdita del controllo del comportamento, con l’aumento del comportamento finalizzato ad uno scopo; inoltre, si osservano difficoltà nella cognizione sociale, tra cui il riconoscimento delle espressioni facciali, abilità empatiche e di teoria della mente (Kim et al., 2015). Durante un episodio maniacale, i pazienti affetti da disturbo bipolare, se paragonati ad altri pazienti con il medesimo disturbo, ma in fase eutimica, mostrano una significativa riduzione dell’attivazione nella vmPFC, regione cerebrale cruciale per la cognizione morale (Blumberg et al. 2003). Nello studio considerato, Kim e collaboratori (2015) hanno sottoposto ad un protocollo con dilemmi morali pazienti in fase maniacale ed eutimica del disturbo bipolare e controlli sani; il protocollo consisteva in 50 dilemmi distinti in non morali, morali-personali e morali-impersonali (Kim et al., 2015). I dilemmi morali personali erano a loro volta categorizzati in alto conflitto e basso conflitto; ai partecipanti veniva chiesto di valutare l’accettabilità dell’azione descritta fornendo una risposta Sì/No. Dai risultati emerge una maggior tendenza dei pazienti in fase maniacale del disturbo bipolare (rispetto ai 30 pazienti in fase eutimica e ai controlli sani) a rispondere affermativamente di fronte ai dilemmi morali-personali, fornendo quindi un maggior numero di risposte utilitaristiche; questa tendenza non è osservata per i dilemmi morali impersonali e per i dilemmi non-morali (Kim et al., 2015) (Figura 1.10). Figura 1.10 Giudizi morali per ciascuna categoria di dilemmi (non-morali, impersonali e personali). Nei dilemmi morali-personali, i pazienti in fase maniacale del disturbo bipolare (n=27) sono più propensi al giudizio utilitaristico (risposta Sì) rispetto ai controlli sani (n=42) e ai pazienti in fase eutimica (n=26). Ma non si osservano differenze significative per i dilemmi non morali e morali-impersonali. Le barre di errore indicano l’intervallo di confidenza di 95% (Kim et al., 2015). La maggior propensione dei pazienti in fase maniacale del disturbo bipolare a fornire giudizi utilitaristici può essere spiegata dall’alterazione del processamento delle emozioni negative, evidenziato da studi precedenti (Kim et al., 2015). Infatti, è stato riportato che i pazienti in fase maniacale mostrino una compromissione nel riconoscimento di paura e disgusto (Lembke & Kettel, 2002; Lennox et al., 2004) ed inoltre mostrino un’alterazione nell’onda ERP P300 elicitata da espressioni facciali negative, che appare ridotta in ampiezza (Ryu et al., 2010). In aggiunta all’alterazione del processamento emotivo, i pazienti in fase maniacale mostrano una compromissione a livello di funzioni cognitive, e questo impatta sul funzionamento, ad esempio, della teoria della mente e dell’attenzione sostenuta, con ripercussioni sui giudizi morali (Kim et al., 2015). Infine, considerando le evidenze nell’attivazione cerebrale durante lo svolgimento di un compito morale, emerge il ruolo chiave della vmPFC, in particolare per l’integrazione di processi emotivi e cognitivi che guidano il giudizio morale (Young & Koenigs, 2007) e pertanto, sapendo che questa regione è alterata nella fase maniacale del disturbo bipolare, ci si può attendere un’alterazione nei giudizi morali forniti da questa categoria di pazienti (Kim et al., 2015). Un’altra struttura cerebrale che presenta un’alterazione nei pazienti in fase maniacale è l’amigdala, e questa si manifesta con un incremento nell’attività (Kim et al., 2015); quindi, l’anormale funzionamento di 31 queste due regioni associato ad un’alterazione nella connettività tra esse, può spiegare la maggior propensione di questi pazienti a fornire giudizi utilitaristici (rispetto ai controlli sani o ai pazienti in fase eutimica) (Kim et al., 2015). In particolare, l’aumento dei giudizi utilitaristici potrebbe riflettere la mancata sincronizzazione tra le regioni prefrontali e le strutture sottocorticali, comprendenti l’amigdala; infatti, nonostante vi sia una risposta emotiva negativa (sottesa dall’amigdala) a seguito della violazione dei principi morali, non avviene l’integrazione dei molteplici processi coinvolti a livello della vmPFC, e questo esita in un’alterazione dei giudizi morali (Kim et al., 2015). L’ultima considerazione sulla base dei risultati ottenuti da Kim e collaboratori, riguarda le risposte ai dilemmi morali-personali a basso conflitto: difatti, i pazienti in fase maniacale forniscono un maggior numero di giudizi affermativi anche per questa categoria di dilemmi, e sono state proposte due spiegazioni: la prima, per cui alterazioni nella funzionalità della vmPFC e dell’amigdala conducano in generale a maggiori giudizi utilitaristici (come esposto sopra) (Kim et al., 2015); la seconda, alla luce delle osservazioni per cui la fase maniacale del disturbo bipolare sia associata ad una maggiore impulsività, a compromissioni attentive e dell’inibizione comportamentale e alla difficoltà nell’aspettare la gratificazione di una ricompensa ritardata, postula che questi fattori potrebbero sottendere una maggior tendenza all’utilitarismo in relazione ad una maggior focalizzazione di questi pazienti sul sé (Kim et al., 2015). Infine, sono stati considerati i pazienti affetti da disturbi depressivi e correlati, caratterizzati dalla presenza di umore depresso, anedonia (cioè la perdita di piacere nelle molteplici attività quotidiane), e di una costellazione di segni e sintomi, tra cui insonnia o ipersonnia, perdita di appetito o iperfagia, idee di morte e pensieri suicidari (American Psychiatric Association, 2013). Oltre a questi elencati, i pazienti con disturbo depressivo mostrano un ritiro comportamentale e sociale, che interferisce con un buon funzionamento; inoltre, sono presenti sintomi cognitivi quali alterazioni della memoria, con un bias per il recupero di informazioni biografiche negative, deficit attentivi e alterazioni del pensiero quali la ruminazione, per cui si avvia un circolo vizioso di pensieri relati all’umore depresso che si esacerbano (Elliott et al., 2002). Si osservano anche alterazioni nella sfera affettiva, con una facilitazione nell’elaborazione di stimoli a contenuto affettivo negativo (Elliott et al., 2002). Questa maggior sensibilità per gli stimoli negativi e la facilitazione con cui questi vengono processati in pazienti con disturbo depressivo, rinforza l’umore depresso e favorisce il mantenimento del disturbo (Elliott et al., 2002). Pertanto, si può sostenere che vi sia un bias nei pazienti affetti da disturbo depressivo, che consente una migliore elaborazione di stimoli congruenti all’umore depresso (Radaelli et al., 2013). Infatti, se somministrato loro un task go/no-go con parole a valenza emotiva, emerge una facilitazione per le parole a contenuto emotivo negativo, congruenti con l’umore; inoltre, durante lo svolgimento di questo compito, si 32 osservano alterazioni nel funzionamento cerebrale a livello della corteccia prefrontale mediale (mPFC) e del cingolato anteriore (Radaelli et al., 2013). Analizzando invece l’attività cerebrale tramite potenziali evento-relati in pazienti con disturbo bipolare in fase depressiva durante la somministrazione di un task go/no-go a contenuto morale, Radaelli e colleghi riportano una correlazione tra la risposta neurale evento-relata nella dlPFC, nell’ACC, nell’insula e nella corteccia parietale e la sintomatologia depressiva (Radaelli et al., 2013). Nel loro studio, Radaelli e colleghi si sono proposti di indagare la relazione tra un compito go/no-go a contenuto morale e la risposta neurale evento-relata in pazienti affetti da disturbo depressivo o disturbo bipolare, paragonati ai controlli sani (Radaelli et al., 2013). Ai partecipanti venivano presentate parole a contenuto morale, di cui metà positive e metà negative, ed il loro compito era di premere un pulsante per una sola categoria di parole, e di ignorare le altre; contemporaneamente, venivano acquisiti dati sull’attività cerebrale tramite fMRI (Radaelli et al., 2013). I risultati cui giungono gli autori mostrano differenze significative nell’attivazione della corteccia prefrontale ventro-laterale (vlPFC) sinistra e nelle cortecce temporale e parietale destre per i pazienti con disturbo depressivo rispetto ai controlli sani, in relazione alla valenza morale (Radaelli et al., 2013). Inoltre, per i pazienti con disturbo depressivo l’attivazione della vlPFC è maggiore per gli stimoli morali negativi, mentre la stessa area è più attiva per stimoli morali positivi per i pazienti con disturbo bipolare. Da questo lavoro, emerge il ruolo della vlPFC come struttura con alterazioni funzionali nei disturbi depressivo e bipolare, coinvolta in un compito di decisione morale (Radaelli et al., 2013). Analizzando invece le propensioni a fornire giudizi utilitaristici o deontologici, Yin e colleghi hanno indagato le due tendenze all’interno della popolazione generale con elevati livelli di sintomi depressivi subclinici (che non rispettano i criteri per la diagnosi di disturbo depressivo), sfruttando il metodo della process-dissociation (Conway & Gawronski, 2013) precedentemente descritto (Yin et al., 2022). Venivano presentati ai partecipanti dilemmi morali suddivisi in congruenti ed incongruenti, per i quali veniva chiesto un giudizio di accettabilità; le tendenze utilitaristica versus deontologica sono state correlate al livello di sintomi depressivi subclinici (sono stati individuati due gruppi, alta versus bassa sintomatologia depressiva) (Yin et al., 2022). I risultati riportano un’interazione significativa tra deontologia e gruppo di appartenenza, con una maggior propensione deontologica per il gruppo a bassa sintomatologia depressiva; non emergono interazioni tra utilitarismo e gruppo di appartenenza (Yin et al., 2022). Pertanto, i soggetti con elevati livelli di sintomatologia depressiva forniscono un minor numero di giudizi deontologici, mostrando una tendenza a giudicare come moralmente accettabili più situazioni dilemmatiche (Yin et al., 2022). 33 Inoltre, questo risultato sostiene l’ipotesi per cui i deficit nel processamento emotivo presenti in coloro che manifestano maggiori sintomi depressivi, sia associato a minori reazioni emotive conseguenti al pensiero di fare del male a qualcuno (Yin et al., 2022). Quindi, per questi soggetti, i deficit emotivi potrebbero ripercuotersi sulla difficoltà ad integrare il processamento emotivo che guida le decisioni morali (Yin et al., 2022). Gli autori concludono sottolineando che nel gruppo con alti livelli di depressione, il minor numero di giudizi deontologici forniti possa non dipendere dalla volontà di incrementare il benessere collettivo (ragionamento utilitaristico), bensì possa essere conseguenza della ridotta propensione alla deontologia essendo essa sottesa prevalentemente da processi emotivi; questa alterazione nei giudizi deontologici sembra essere legata ad un’alterazione della funzionalità dell’amigdala in risposta a segnali emotivi, accompagnata da un’alterazione a livello della vmPFC che sottende il decision-making (Yin et al., 2022). 34 CAPITOLO 2: FUNZIONI COGNITIVE “HOT” AND “COLD” 2.1 Funzionamento cognitivo (Funzioni esecutive, Memoria di Lavoro, Attenzione) La domanda “che cos’è la cognizione?” è centrale per la ricerca nell’ambito psicologico, e le risposte proposte dagli studiosi sono molteplici e variegate. Secondo Bayne e colleghi (2019) la definizione di cognizione deve comprendere al suo interno diversi concetti, tra cui il pensiero, il ragionamento, la percezione, l’immaginazione, la memoria. Il riferimento ai concetti è cruciale per la definizione di cognizione, in quanto essa presuppone che un processo sia definibile come cognitivo se e solo se coinvolge i concetti, cioè rappresentazioni manipolabili ed indipendenti dagli stimoli esterni (Bayne et al., 2019). La cognizione, infatti, ci consente di pensare ad un oggetto anche in assenza del suo percetto visivo e di manipolarlo mentalmente. I medesimi autori definiscono la cognizione come l’insieme di processi ed attività riguardanti l’acquisizione, l’immagazzinamento, il recupero ed il processamento delle informazioni indipendentemente dal loro livello di consapevolezza. Considerando invece la prospettiva delle neuroscienze, la cognizione è considerata alla luce delle sue caratteristiche fondamentali: “flessibilità, contingenza e libertà dall’immediatezza” (Bayne et al., 2019). Il comportamento guidato dalla cognizione si contraddistingue infatti per la pianificazione e l’adozione di strutturati piani d’azione, frutto della riflessione e non dell’impulsività. Le neuroscienze si propongono di indagare i substrati neurali sottostanti la cognizione, e per fare questo occorre osservare l’attività cerebrale durante l’esecuzione di compiti complessi quali il problem-solving, la pianificazione, il controllo esecutivo del comportamento. Si tratta di processi il cui substrato anatomico è rappresentato dallo sviluppo ontogenetico e filogenetico della neocorteccia, regione cerebrale comprendente la corteccia frontale e prefrontale, che raggiunge piena maturazione nella tarda adolescenza o prima età adulta (Bayne et al., 2019). All’interno del concetto di cognizione è possibile identificare diversi domini riguardanti le funzioni cognitive: l’attenzione, la percezione, la memoria, il linguaggio, le funzioni esecutive. Tra questi, ai fini della nostra ricerca, verranno approfonditi l’attenzione, la memoria di lavoro (un insieme di sottosistemi comprendenti funzioni cognitive ascrivibili alla funzione mnestica, al linguaggio, ma anche a meccanismi di monitoraggio e controllo attentivo di ordine superiore) e le funzioni esecutive. Lezak (1995) definisce le funzioni esecutive come “quelle capacità che consentono alle persone di impegnarsi con successo in comportamenti indipendenti, diretti ad uno scopo e personali”. Esse infatti comprendono una serie di processi mentali che permettono la formulazione di obiettivi, la pianificazione del comportamento ed il raggiungimento effettivo degli 35 scopi (Lezak, 1995). Una definizione successiva descrive le funzioni esecutive come processi cognitivi top-down, cioè processi di alto livello che garantiscono la regolazione del comportamento e lo sviluppo psicologico e sociale; inoltre, il sistema esecutivo attua la supervisione ed il controllo di processi cognitivi inferiori (Salehinejad et al., 2021). Un modello diffuso e largamente sostenuto è quello di Miyake e collaboratori, che distingue le funzioni esecutive in tre componenti di base: il controllo inibitorio, l’aggiornamento delle rappresentazioni in memoria di lavoro e la flessibilità (Miyake et al., 2000). Il controllo inibitorio è quella capacità esecutiva, di monitoraggio e controllo cognitivi, che consente di bloccare un’azione automatica (iperappresa) non più funzionale date le richieste ambientali, in virtù di un output comportamentale più adeguato. Gli autori hanno studiato questa componente con il paradigma Stroop Task (Stroop, 1935). L’aggiornamento e il monitoraggio delle rappresentazioni nella memoria di lavoro invece sono operazioni che richiedono il continuo aggiornamento delle informazioni in ingresso per consentire lo svolgimento di un compito; un esempio di test che coinvolge questa componente è il Letter Memory Task (Morris & Jones, 1990), in cui sono presentate delle liste di lettere e il compito richiede di ricordare le ultime quattro, e per assicurarsi che vi sia un updating continuo il partecipante deve ripetere ogni lettera raggruppandola alle altre precedentemente presentate, fino alla quarta (Miyake et al., 2000). Infine, la terza componente delle funzioni esecutive è la flessibilità, cioè la capacità di spostare l’attenzione tra diversi compiti o stati mentali, assimilabile al concetto di attenzione alternata. Essa richiede infatti il disancoraggio da un compito (o stato mentale) non più rilevante, lo spostamento attentivo e l’ancoraggio su un nuovo compito (o stato mentale) rilevante (Miyake et al., 2000). Un esempio di compito che hanno proposto Miyake e collaboratori (2000) per questa componente è il Number-letter Task (Rogers & Monsell, (1995)), che prevede un compito di categorizzazione di numeri e lettere da svolgere in maniera alternata sulla base della posizione dello schermo in cui compaiono le coppie numerolettera; veniva così calcolato il costo in termini di tempi di risposta dovuto allo shift attentivo. Nel loro studio Miyake e colleghi (2000) hanno dimostrato la validità della distinzione delle funzioni esecutive in queste tre componenti tra loro indipendenti ma moderatamente correlate, indicando contemporaneamente l’unità e la dissociabilità delle funzioni esecutive. Le funzioni esecutive sono sottese dall’attività del lobo frontale, come dimostrato da studi con pazienti affetti da lesioni ivi localizzate che riportano pattern di compromissione di diversi aspetti delle funzioni esecutive (queste manifestazioni cliniche sono raccolte nella categoria delle sindromi disesecutive), con gravi ripercussioni comportamentali (Stuss, 2011). Il lobo frontale è una regione cerebrale estesa e funzionalmente connessa con molte altre aree cerebrali, sia corticali sia 36 sottocorticali; questa regione sembra attivata durante lo svolgimento di compiti complessi, nuovi e richiedenti diversi processi cognitivi; per questo, il lobo frontale potrebbe avere la funzione di controllo dell’esecuzione di altri processi o funzioni cognitive (Stuss, 2011). La memoria di lavoro è un sottosistema di memoria, che consente la ritenzione e manipolazione di informazioni utili per lo svolgimento di un compito; essa non è costituita da un’unica unità, bensì è scomponibile in sottosistemi, in relazione ad altri sistemi di memoria e di controllo esecutivo (Baddeley, 2000). Il modello del 2000 è una rielaborazione del modello precedente proposto da Baddeley e Hitch nel 1974, che prevedeva come la memoria di lavoro si articolasse in due magazzini distinti, uno per la manipolazione delle informazioni verbali (il Loop Fonologico) ed uno per la manipolazione delle informazioni visuo-spaziali (il Taccuino Visuo-spaziale), entrambi legati ad un sistema attentivo, l’Esecutivo Centrale, che attua il controllo e la supervisione dei contenuti dei due magazzini (Baddeley & Hitch, 1974). Nella teorizzazione successiva, Baddeley (2000) aggiunge un altro sistema, responsabile dell’immagazzinamento di informazioni multidimensionali, che collega direttamente i magazzini di memoria di lavoro alla memoria a lungo termine: questo sistema prende il nome di Buffer Episodico. Alcuni compiti tipici utilizzati per testare la memoria di lavoro con materiale verbale sono il compito di n-back (Kirchner, 1958) o il Reading Span Test (Daneman & Carpenter, 1980), mentre per il materiale visuo-spaziale si utilizzano compiti di span complessi quali il Symmetry Span task (Kane et al., 2004). I substrati neurali che sostengono il funzionamento della memoria di lavoro comprendono principalmente un network fronto-parietale di entrambi gli emisferi, con differenze legate alla categoria di materiale da ritenere (ad esempio, il materiale verbale è legato all’attivazione dell’area di Broca (BA43), mentre per materiale visuospaziale si osserva una correlazione con la corteccia premotoria) e un maggior coinvolgimento delle regioni frontali in relazione all’attività dell’Esecutivo Centrale (Rottschy et al., 2012). L’attenzione è una funzione cognitiva che regola l’attività dei processi mentali, consentendo l’elaborazione e l’organizzazione di alcune informazioni ambientali a discapito di altre; questa selezione risulta necessaria in quanto l’attenzione è un meccanismo a capacità limitata, e non potrebbe quindi elaborare adeguatamente tutte le informazioni in contemporanea. Le abilità attentive implicano tre processi funzionalmente ed anatomicamente distinti: l’allerta, l’orientamento e il controllo esecutivo (Fan et al., 2002). Con allerta si intende il mantenimento di uno stato di veglia attiva che consente l’elaborazione degli stimoli ambientali; l’orientamento si riferisce alla capacità di direzionare le risorse attentive e di selezione gli stimoli rilevanti; infine, con controllo esecutivo si intende la risoluzione di un conflitto quando vi sono alternative in competizione (ne è un esempio lo svolgimento dello Stroop Task (Stroop, 1935)). I substrati neurali di queste tre 43 Pertanto, nonostante le evidenze di una compromissione a livello di funzioni esecutive e memoria di lavoro a carico della dlPFC, ma anche della componente di controllo attentivo a carico della ACC, è opportuno sottolineare che i deficit nelle funzioni esecutive riscontrati nei pazienti sono eterogenei e possono colpire selettivamente un dominio specifico (Orellana & Slachevsky, 2013). Analizzando i pazienti con disturbo da uso di sostanze, vista la molteplicità di sostanze di abuso e i diversi impatti sul cervello e sul funzionamento cognitivo, saranno distinti i pazienti con dipendenza da alcol e i pazienti con dipendenza da oppiacei e descritti nel dettaglio gli effetti dell’uso di queste sostanze sulla cognizione. In generale però è utile per avere un quadro della situazione, elencare le principali evidenze presenti in letteratura dell’impatto sul funzionamento cognitivo di alcune categorie di sostanze da abuso: l’assunzione di cocaina è associata a deficit nella flessibilità cognitiva; l’amfetamina è associata a deficit attentivi e di controllo degli impulsi; gli oppioidi sono associati a deficit nella flessibilità cognitiva; l’alcol è associato a deficit nella memoria di lavoro e nell’attenzione; infine, l’uso di cannabis è associato a deficit nella flessibilità cognitiva e nell’attenzione (Gould, 2010). Nel loro studio focalizzato sull’influenza della familiarità positiva per alcolismo sul funzionamento cognitivo di pazienti con abuso di alcol, Moriyama e colleghi (2006), hanno valutato diverse abilità cognitive in due periodi di tempo: astinenza dall’uso di alcol da 2 o da 7 settimane. Infatti, diverse evidenze in letteratura supportano l’idea che l’astinenza dall’alcol migliori la compromissione cognitiva che si osserva soprattutto nella abilità di problem-solving, nelle abilità visuo-spaziali e visuo-motorie e nella memoria di lavoro. I test somministrati coprono diversi domini cognitivi, ad esempio l’attenzione divisa e alternata e la velocità psicomotoria con il test TMT-A/B, il processamento visuo-motorio e l’attenzione divisa con il test Symbol Digit Modalities Test (tratto dalla scala WAIS-R, Wechsler, 1981) e altri. I risultati cui giungono gli autori, mostrano che dopo 2 settimane di astinenza la performance cognitiva è peggiore rispetto ai controlli sani; invece, a seguito di 7 settimane di astinenza, si osserva un miglioramento nella performance cognitiva nei pazienti, anche se per alcuni test rimane inferiore rispetto ai controlli sani; infine, solo dopo 7 settimane si osserva un’interazione tra familiarità positiva per l’alcolismo e performance cognitiva, in quanto, ad esempio nel TMT-A, la familiarità positiva per l’alcolismo è associata ad una peggiore performance al test, rispetto alla performance dei soggetti con familiarità negativa. Pertanto, gli autori concludono sostenendo che il recupero cognitivo (nel dominio delle funzioni esecutive) nei pazienti con abuso di alcol è peggiore qualora presentino familiarità positiva per l’alcolismo, rispetto al recupero cognitivo dei pazienti con familiarità negativa (Moriyama, 2006). 44 Nell’analisi del funzionamento cognitivo dei pazienti con disturbo da abuso di oppiacei, i dati riportati in letteratura descrivono una compromissione cognitiva generalizzata, che inficia in particolare il dominio delle funzioni esecutive (con deficit di pianificazione, controllo degli impulsi e decision-making) ed il dominio della memoria (con deficit di memoria di lavoro) (Loeber et al., 2012). Nel loro studio, Loeber e colleghi (2012) hanno indagato il funzionamento cognitivo di pazienti affetti da abuso di oppiacei in diversi domini (attenzione, funzioni esecutive, memoria di lavoro) e con diversi test (tra cui ad esempio il TMT-A/B), cercando di chiarire quali fossero le variabili maggiormente impattanti sul funzionamento cognitivo (dagli studi precedenti emergono come cruciali: il genere, il livello di scolarità ma anche il concomitante uso di alcol quali maggiori predittori di una scarsa performance cognitiva). I risultati cui giungono gli autori supportano le evidenze precedenti per cui l’assunzione di alcol, ma anche di altre sostanze di abuso, sia un predittore significativo del funzionamento cognitivo, come anche la durata della dipendenza da oppiacei. In particolare, quest’ultima variabile sembra predire una maggiore compromissione delle componenti delle funzioni esecutive valutate mediante TMT-A/B. Inoltre, gli autori sostengono che la compromissione riscontrata in particolare nelle funzioni esecutive e nell’attenzione, possa dipendere dai danni che la sostanza causa sulle strutture cerebrali, con riduzione del volume corticale e riduzione della densità dei recettori noradrenergici e dopaminergici (Loeber et al., 2012). Il funzionamento cognitivo cold in pazienti con disturbo depressivo maggiore è stato poco studiato, vista la particolare rilevanza assegnata agli aspetti emotivi piuttosto che cognitivi nell’eziopatogenesi e nella manifestazione clinica del disturbo. Infatti, le compromissioni maggiori sono state riportate per le funzioni hot piuttosto che per le funzioni cold, nonostante vi siano delle alterazioni anche in queste ultime. In un recente studio con fMRI condotto da Nord e colleghi (2020), l’attenzione è posta contemporaneamente al funzionamento hot e cold in individui affetti da disturbo depressivo maggiore, ma anche in familiari ad alto rischio di depressione (Nord et al., 2020). La stretta interconnessione tra aspetti cognitivi ed affettivi emerge anche da studi precedenti, come riportato da Nord e colleghi (2020), con evidenze di un’iperattivazione dell’amigdala durante lo svolgimento di un compito a contenuto emotivo (compito di riconoscimento di parole neutre o negative) e un’ipoattivazione della dlPFC durante lo svolgimento del medesimo compito ma con stimoli non emotivi (numeri). Questa combinazione di risultati sull’attivazione cerebrale ha fatto supporre agli autori che una riduzione dell’attività della dlPFC possa essere coinvolta nella disregolazione dell’amigdala, che risulta iperattivata dagli stimoli a contenuto affettivo negativo. Questa relazione potrebbe essere alla base delle ruminazioni e del bias di negatività per cui i contenuti negativi vengono elaborati in maniera “privilegiata” e ricordati meglio dai pazienti con disturbo depressivo maggiore (Siegle et al., 2007). Tuttavia, questa ipoattivazione della dlPFC 45 potrebbe essere responsabile di un peggioramento della performance in test di memoria di lavoro osservata nei pazienti e nei familiari ad alto rischio (Nord et al., 2020). Infatti, Nord e colleghi (2020) hanno riscontrato nei pazienti un’ipoattivazione della dlPFC durante lo svolgimento di un compito di memoria di lavoro verbale (un n-back task), che però non risulta relata ad indici comportamentali di performance (anche nel gruppo di controllo o nei familiari a basso rischio, l’attivazione della dlPFC non risulta significativamente relata alla performance con un n-back task). Questo risultato può dipendere dalla presenza di molte altre variabili che concorrono nella prestazione di memoria degli individui (nei pazienti, ad esempio, la terapia farmacologica in atto potrebbe influire sulla prestazione). Infine, l’ultima categoria di disturbi presi in considerazione comprende il disturbo bipolare, e anche in questo caso, vista la rilevanza della componente affettiva, gli studi presenti in letteratura si focalizzano principalmente su aspetti di funzionamento hot, rispetto al funzionamento cold. È importante sottolineare, per questa categoria di disturbi, che vi è un’influenza significativa del trattamento farmacologico in atto sul funzionamento cognitivo; in particolare, il litio sembra avere un effetto negativo sulla velocità psicomotoria e sulla memoria verbale (Roiser et al., 2009). In generale, i domini cognitivi compromessi nel disturbo bipolare comprendono l’attenzione sostenuta, le funzioni esecutive e la memoria. Nello studio di Roiser e colleghi (2009) sono stati reclutati individui affetti da disturbo bipolare di I e II tipo, i quali hanno svolto una batteria di test neuropsicologici per indagare le funzioni esecutive, la memoria di lavoro (verbale e visuo-spaziale), la memoria episodica, l’attenzione sostenuta, il decision-making e altri. I risultati cui giungono gli autori mostrano differenze significative tra i pazienti con disturbo bipolare e i controlli sani solo nel test di decision-making e nel test di span di memoria spaziale (nel test di memoria di lavoro spaziale i pazienti commettono più errori nei livelli più difficili del compito, tuttavia la differenza con gli individui sani non risulta significativa) (Roiser et al., 2009). 2.4 Stili di pensiero e Ragionamento (analitico vs. intuitivo) Gli psicologi, nell’ambito della ricerca sulle modalità di processamento delle informazioni, hanno individuato due principali categorie di processi: quelli afferenti alla modalità intuitiva, automatica, implicita ed euristica e quelli afferenti alla modalità logico-concettuale, analitica, razionale ed esplicita (Epstein et al., 1996). La modalità di processamento delle informazioni influenza a cascata tutte le esperienze individuali a livello emotivo, comportamentale, sociale, e per questo risulta rilevante poter valutare la forza di queste due macrocategorie di analisi della realtà. Pertanto, è stato proposto un modello teorico, la cognitive-experiental self-theory (CEST), che prevede, per l’elaborazione delle informazioni, l’attivazione in parallelo di due meccanismi in 46 interazione: un sistema razionale da un lato (che sottende il ragionamento razionale) ed un sistema esperienziale dall’altro (che sottende l’apprendimento implicito) (Epstein et al., 1996). Il sistema razionale è caratterizzato dall’essere analitico, razionale e libero dall’influenza dell’affettività ed è attivo ad un livello di consapevolezza conscia; al contrario, il sistema esperienziale è automatico, agisce a livello pre-conscio, tramite meccanismi associativi tra i diversi elementi dell’informazione ed è influenzato dai contenuti affettivi. La prevalenza di uno dei due sistemi e la scelta di privilegiare “la testa o il cuore” dipende da diversi fattori individuali e contestuali, ad esempio il coinvolgimento emotivo e l’esperienza con quella specifica situazione, la quale favorisce un’analisi procedurale dell’informazione (privilegiando il sistema esperienziale), ma anche la tipologia di richiesta, che può determinare la prevalenza di uno fra i due sistemi (ad esempio, la risoluzione di un compito di matematica coinvolgerà il sistema razionale) (Epstein et al., 1996). Per misurare la preferenza individuale nel reclutamento di uno dei due sistemi, l’autore ha sviluppato il questionario self-report REI, che si articola lungo le due dimensioni, razionale ed esperienziale; la dimensione razionale è indagata mediante la scala Need for Cognition (NFC), mentre la dimensione esperienziale mediante la scala Faith in Intuition (FI), che analizza anche la fiducia nelle proprie abilità intuitive (Epstein et al., 1996). Questo strumento ha consentito di supportare il modello teorico della CEST, mostrando come un indice unipolare a due dimensioni poste lungo un continuum (razionale vs. esperienziale), possa spiegare le modalità di processamento delle informazioni e le preferenze soggettive per una delle due modalità; infatti, l’indice unipolare bidimensionale permette di concepire il comportamento individuale come frutto di entrambe le modalità di elaborazione, che non sono in opposizione bensì in interazione. Successivamente, altri autori si proposero di migliorare la validità di costrutto del questionario REI, ideando il questionario Rational and Experiential Multimodal Inventory (REIm), costituito da 42 item così suddivisi: 30 item facenti parte della scala esperienziale, distinti egualmente in 3 sotto-scale (immaginazione, intuizione ed emozionalità) e 12 item costituenti la scala razionale (Norris & Epstein, 2011). 2.5 Teoria della Mente: una definizione teorica La teoria della mente (ToM) è un’abilità socio-cognitiva di alto livello che consente di comprendere gli stati mentali, i pensieri e i sentimenti altrui, e grazie alla quale guidiamo i nostri comportamenti ed interazioni sociali. La ToM è un’abilità che si sviluppa durante l’infanzia, ed è stata a lungo studiata dagli psicologici dello sviluppo, per stabilire a quale età il bambino sia in grado di comprendere i pensieri degli altri. In particolare, i bambini vengono testati con un compito di falsa-credenza, denominato Sally-Anne test (Wimmer & Perner, 1983), in cui una bambina di nome Sally nasconde la sua bambola in una culla, poi un’altra bambina, Anne, mentre Sally non è 47 presente nella stanza sposta la bambola e la nasconde in una scatola; ai bambini viene chiesto dove Sally cercherà la sua bambola quando tornerà e tipicamente, intorno ai 4 anni, i bambini superano questo test fornendo la risposta corretta, in quanto sono in grado di predire il comportamento di Sally, sulla base di ciò di cui lei è a conoscenza (Leslie et al., 2004). In alcuni casi però, come ad esempio nei bambini affetti da disturbo dello spettro dell’autismo che presentano una compromissione diffusa della ToM, il compito di falsa credenza non viene superato all’età di 4 anni (Leslie et al., 2004). L’abilità di acquisire conoscenze in merito alle credenze e ai desideri degli altri è definita come Mentalizing o Lettura della Mente, e ci consente di spiegare i comportamenti altrui in termini di desideri e volontà (Frith & Frith, 2005). Questa abilità potrebbe dipendere sia dalla capacità del cervello di formarsi delle rappresentazioni sulle teorie che guidano il comportamento, sia dalla capacità di entrare in empatia con gli altri, in particolare assumendo la loro prospettiva. Un’altra variabile importante che supporta il Mentalizing è la capacità di formarsi meta-rappresentazioni, cioè rappresentazioni consapevoli del modo in cui il nostro sistema cognitivo funziona; per creare queste rappresentazioni è necessario fondarsi sulle evidenze presenti nella realtà, che implicano anche la considerazione di come funzionano gli altri, e pertanto richiede l’assunzione della loro prospettiva; solo in questo modo si potrà ottenere una rappresentazione completa e globale del funzionamento del sistema cognitivo (Frith & Frith, 2005). Analizzando i substrati neurali della ToM tramite l’analisi dell’attivazione cerebrale durante l’esecuzione di compiti che la implicano, si osserva il coinvolgimento di due principali aree: la mPFC (in particolare la corteccia paracingolata) e la TPJ. La regione frontale mediale risulta attiva anche durante compiti che richiedono al soggetto di pensare ai propri stati mentali, mentre la regione orbitale inferiore è coinvolta quando è presente una componente emozionale negli stati mentali. Infine, la TPJ appare particolarmente sensibile ad elaborare indizi percettivi che anticipano le intenzioni e le azioni degli altri (Frith & Frith, 2005). 2.6 Implicazioni delle funzioni cognitive calde e fredde per la soluzione dei dilemmi morali Le variabili individuali che abbiamo analizzato nella nostra ricerca si suppone abbiano un ruolo specifico nella modulazione dei giudizi morali. In particolare, l’analisi del funzionamento esecutivo risulta cruciale, in quanto essendo la cognizione morale un’abilità complessa ed articolata, appare influenzata dalla funzionalità esecutiva, in particolare nella performance degli individui affetti da un disturbo psichiatrico in cui l’alterazione di questo dominio potrebbe compromettere la loro capacità di giudizio morale; pertanto, valutare la performance con test richiedenti le funzioni esecutive e 48 stimarne quindi l’integrità, consente di disambiguare ad esempio tra un giudizio morale atipico (non legato alle funzioni esecutive ma ad altre condizioni, ad esempio al disturbo psichiatrico) e una compromissione esecutiva con conseguente alterazione nei giudizi morali. È risaputo che le funzioni esecutive superiori supportano lo svolgimento di compiti complessi e la cognizione morale richiede ragionamenti complessi, in particolare il giudizio utilitaristico. Dalla definizione stessa di Greene infatti, emerge come l’utilitarismo sia legato al sistema cognitivo, in particolare alla motivazione del soggetto ad eseguire il compito e alle risorse cognitive che ha a disposizione; questi, insieme ad aspetti di pianificazione e controllo del pensiero, sono possibili solo grazie all’integrità delle funzioni esecutive (Greene, 2007; Greene et al., 2001, 2004, 2008, 2009). Anche analizzare la funzionalità della memoria di lavoro è rilevante ai fini del nostro studio, poiché il protocollo di dilemmi morali somministrato ai partecipanti richiede un buon funzionamento della memoria di lavoro, in particolare nella condizione in cui è previsto lo svolgimento di un compito mnestico (il ricordo di 3 lettere) durante la lettura delle situazioni moralmente dilemmatiche. Infatti, se si riscontrasse tramite il test Memoria con interferenza (somministrato per la valutazione della funzionalità della memoria di lavoro) una compromissione di questo sistema, non si potrebbero trarre conclusioni certe sulle risoluzioni ai dilemmi morali in quanto esse potrebbero dipendere da variabili confondenti (ad esempio aver dimenticato la consegna o non aver compreso il testo che si stava leggendo). La funzionalità dell’attenzione, essendo il sistema cognitivo che consente di elaborare gli stimoli presenti nell’ambiente, è stata indagata nella nostra ricerca poiché alla base della comprensione dei giudizi morali. Infatti, qualora il partecipante non riuscisse a prestare attenzione per tutta la durata del compito, non si potrebbero trarre conclusioni appropriate sui giudizi morali forniti, in quanto essi potrebbero dipendere non tanto da un’alterazione del sistema morale, quanto piuttosto dalla difficoltà nel prestare attenzione in maniera prolungata; questo a sua volta comprometterebbe la comprensione della consegna, del testo dei dilemmi e di fatto compromettendo il ragionamento morale stesso. L’analisi dello stile di pensiero e ragionamento risulta interessante in relazione alla moralità e all’elaborazione delle situazioni morali, in quanto appare una variabile in grado di moderare le inclinazioni morali; infatti, come riportato dagli autori Conway e Gawronski (2013), lo stile di pensiero analitico appare associato all’inclinazione utilitaristica, e questo può essere spiegato alla luce dello stile analitico stesso, il quale è razionale e libero dall’affettività, e questo consente di esprimere giudizi di utilità collettiva tralasciando la componente affettiva automatica che, al contrario, tenderebbe alla deontologia (Conway e Gawronski, 2013). 49 Infine, è parso opportuno indagare le abilità di ToM nei partecipanti alla nostra ricerca, vista la loro rilevanza all’interno della cognizione morale, come esposto dagli autori Wellman e Miller (2008) nel loro studio focalizzato a supportare le ipotesi per cui il ragionamento deontologico sia una componente fondante della ToM, ma anche che, al contrario, la comprensione delle intenzioni altrui (cioè la ToM) sia alla base del ragionamento deontologico. Per raggiungere questo obiettivo, gli autori partono da due considerazioni: sia il ragionamento deontologico sia la ToM sono presenti fin dalle prime fasi dello sviluppo del bambino e sono universali, cioè si possono rilevare indipendentemente dalla cultura di appartenenza. Sulla base di queste considerazioni, gli autori sostengono che quando, a 4 anni, i bambini mostrano di possedere l’abilità di riflettere sulle credenze e gli stati mentali altrui (cioè dimostrano di avere ToM), allora potranno ragionare sulle loro azioni in termini di rispetto delle regole e degli obblighi morali. Questo supporta l’ipotesi per cui le abilità di ToM siano alla base del ragionamento deontologico. Considerando i ragionamenti compiuti dagli adulti, la scelta morale non dipende esclusivamente dagli obblighi e dalle proibizioni, bensì richiede l’analisi di quelli che sono definiti “effetti collaterali”, cioè quelle conseguenze inevitabili del compiere un’azione. Pertanto, valutare le proprie azioni sulla base della loro accettabilità morale consentirà di predire adeguatamente le ripercussioni o gli “effetti collaterali” del proprio comportamento sugli altri, cioè di avere ToM (Wellman & Miller, 2008). Infine, essendo le abilità di ToM compromesse in diversi disturbi psichiatrici maggiori, è importante ai fini della nostra ricerca indagarle in quanto potrebbero spiegare eventuali compromissioni riscontrate nei giudizi morali. In particolare, la compromissione delle abilità di ToM è una dimensione caratterizzante la schizofrenia; in un compito denominato Comic Strip Task (Sarfati et al., 2003) che richiede di completare una storia presentata tramite immagini con l’alternativa più logica tra quelle proposte, i soggetti con schizofrenia hanno una performance peggiore e ottengono un punteggio più basso (cioè rispondono correttamente ad un numero minore di storie) dei controlli sani. Infatti, i pazienti faticano a svolgere questo test poiché richiede loro di compiere delle inferenze sui desideri e sulle intenzioni dei personaggi, basate sulle informazioni contestuali (Koelkebeck et al., 2018). 2.7 Ruolo della Fede, dell’Empatia e dei livelli di Ansia La religiosità, l’empatia e i livelli di ansia sono variabili moderatrici sui giudizi che vengono forniti a compiti di natura morale, e risultano correlate in diverse direzioni alle tendenze utilitaristiche e deontologiche. In particolare, nel lavoro di Conway e Gawronski (2013), per la prima volta la variabile religiosità assume un ruolo rilevante nel modulare i giudizi morali; infatti, gli autori hanno riportato una correlazione positiva tra punteggi di religiosità (ottenuti con un 50 questionario a dieci dichiarazioni per cui si indicava il grado di accordo; Koenig et al., 2005) e percentuale di risposte deontologiche (Conway & Gawronski, 2013). Questa correlazione può essere spiegata alla luce di due considerazioni: la prima, per cui secondo la maggior parte delle religioni fare del male a qualcuno è inaccettabile e viola i principi religiosi stessi; la seconda, per cui coloro che hanno una fede più forte, possano essere caratterizzati anche da livelli più elevati di empatia, in particolare per la sofferenza altrui (Conway & Gawronski, 2013). Considerando invece la relazione tra empatia e giudizi morali, nello stesso studio Conway e Gawronsky (2013) riportano una correlazione significativa tra 2 scale del questionario Interpersonal Reactivity Index (IRI; Davis, 1983) somministrato per la valutazione dell’empatia e la tendenza deontologica emersa dai giudizi morali. In particolare, le sottoscale Empathic Concern (relativa al coinvolgimento empatico con i sentimenti di un’altra persona) e Perspective Taking (relativa alla capacità di immedesimazione nella prospettiva altrui) risultano correlate positivamente alla percentuale di giudizi deontologici forniti ai dilemmi Incongruenti, cioè quei dilemmi in cui le inclinazioni deontologica ed utilitaristica divergono e quindi compiere un’azione risulta accettabile da un lato ma inaccettabile dall’altro (Conway & Gawronski, 2013). All’aumentare quindi delle abilità di empatia, aumentano i giudizi deontologici per cui arrecare un danno a qualcuno risulta inaccettabile nonostante questo condurrebbe ad un beneficio per la collettività. Probabilmente, elevati livelli di compassione e l’immedesimazione in colui che subirebbe il danno sono aspetti cruciali che fanno propendere i soggetti con elevati livelli di questi attribuiti a rifiutare l’idea di provocare la sofferenza di qualcuno, nonostante questo risparmierebbe un maggior danno per la collettività. Il ragionamento compiuto seconda questa tendenza potrebbe considerare solo il punto di vista del singolo che subirebbe il torto, tralasciando invece le conseguenze che l’omissione dell’azione dannosa verso il singolo avrà inevitabilmente sulla società. Infine, l’ultima variabile rilevante come moderatrice dei giudizi morali considerata è il livello di ansia, sia di stato sia di tratto. In generale, l’umore sembra modulare le risposte fornite ai dilemmi morali, in particolare l’umore positivo (indotto da un compito non rilevante a livello morale come, ad esempio, la visione di una commedia) è associato ad un aumento dei giudizi utilitaristici al dilemma della passerella (Jarvis Thomson, 1985) (Zhao et al., 2016). Nel loro studio, Zhao e colleghi (2016) hanno valutato le tendenze utilitaristiche e deontologiche in risposta al dilemma della passerella (Jarvis Thomson, 1985) e al dilemma del trolley (Foot, 1967), considerando i livelli di ansia di stato e di tratto (misurati con lo STAI-Y) ma anche l’influenza dell’ansia incidentale indotta nei partecipanti da una condizione sperimentale. I risultati mostrano che l’ansia di tratto è positivamente correlata con un giudizio di accettabilità morale per la risposta utilitaristica al 51 dilemma della passerella (che presuppone l’accettabilità morale di spingere un uomo giù da un ponte per salvarne 5) nella condizione in cui è indotta sperimentalmente l’ansia (Zhao et al., 2016). 2.8 Funzioni cognitive “Hot” in individui sani ed affetti da patologie psichiatriche Le funzioni cognitive hot comprendono le abilità afferenti al dominio delle emozioni, della motivazione e della ricompensa (MacKenzie et al., 2017); l’emozione è un pattern di risposte a livello psicologico, fisiologico e comportamentale che si scatena in reazione ad un evento esterno o ad uno stato interno. Le emozioni sono parti integranti del funzionamento sociale e relazionale dell’individuo, ma rivestono un ruolo chiave anche nella cognizione: infatti, considerando ad esempio il dominio mnestico, è emerso come le memorie caratterizzate da un contenuto emotivo definito lungo le dimensioni di valenza (intesa come il grado di piacevolezza dello stimolo) ed arousal (inteso come il grado di attivazione fisiologica generata dallo stimolo), siano codificate più profondamente e persistano più a lungo rispetto alle memorie neutre (Kensinger, 2004). La motivazione è la spinta (interna o esterna) che determina l’inizio, la persistenza e la direzione del comportamento. Infine, la ricompensa è la gratificazione ottenuta da uno stimolo positivo nell’ambiente, che genera piacere e soddisfazione. Il circuito della ricompensa è particolarmente rilevante nell’eziopatogenesi di alcuni disturbi psichiatrici, in particolare i disturbi da uso di sostanze. In generale, il funzionamento hot assume un ruolo cruciale nella nostra ricerca, per il coinvolgimento di aspetti emotivi e motivazionali nella soluzione dei dilemmi morali, e per le evidenze di alterazione nei tre domini sopracitati riscontrabili negli individui affetti dai disturbi psichiatrici maggiori. Un aspetto interessante per analizzare l’impatto del funzionamento hot sulla cognizione è il ricorso a test di decision-making (ad esempio l’Iowa Gambling Task, IGT), in cui di fronte ad una situazione incerta, il sistema emotivo supporta il sistema cognitivo e razionale per compiere la scelta migliore (Gutiérrez et al, 2016). Questa evidenza emerge dagli studi di Bechara e Damasio sui marcatori somatici (somatic markers, SM), cioè quella risposta somatica inconsapevole che precede una scelta svantaggiosa in una situazione incerta (misurata ad esempio dall’IGT) (Bechara et al., 2005). In questo compito il partecipante deve scegliere tra diversi mazzi di carte in modo da massimizzare i guadagni e minimizzare le perdite; i mazzi infatti sono costruiti ad-hoc per condurre ad elevati guadagni ma più elevate perdite (mazzi svantaggiosi, in cui le perdite superano i guadagni) oppure a ridotti guadagni ma più ridotte perdite (mazzi vantaggiosi, in cui i guadagni superano le perdite). Generalmente nella popolazione sana, man mano che si prende familiarità con il compito, si rileva l’attivazione del sistema fisiologico che conduce ad una risposta di conduttanza 52 cutanea nell’anticipazione della scelta di mazzi sfavorevoli (ma non di mazzi favorevoli), e questa si ipotizza guidi in maniera inconsapevole le scelte verso quelle più vantaggiose (Bechara et al., 2005). Questa risposta implicita di SM, non si osserva però in alcune categorie di pazienti, sia a seguito di lesioni cerebrali acquisite ma anche in relazione ad alcuni disturbi psichiatrici maggiori: ad esempio, coloro che hanno subito lesioni cerebrali alla vmPFC non presentano la risposta anticipatoria prima dei mazzi sfavorevoli, e questo conduce ad un’alterata performance al test, con un maggior numero di mazzi sfavorevoli scelti, rispetto ai mazzi favorevoli (Gutiérrez et al, 2016). Questo risultato può essere spiegato alla luce delle evidenze per cui questi pazienti non considerano le conseguenze delle loro azioni e sono talmente attratti dalla ricompensa immediata da non contemplare le perdite. Inoltre, le basi neurali del sistema dei SM sono la vmPFC e nella OFC, e quindi una lesione ivi localizzata compromette il supporto alla scelta vantaggiosa da parte dei SM (Gutiérrez et al, 2016). Oltre alla stretta relazione tra funzionamento affettivo e cognitivo sul decision-making, questa tipologia di test consente anche di indagare l’impatto delle diverse modalità di stile di pensiero (esposte precedentemente) sulla presa di decisioni complesse; infatti, mentre lo stile intuitivo è molto relato alle emozioni in particolare alle sensazioni viscerali, lo stile analitico appare razionale, sistematico e libero dall’affettività (Thagard, 2008). Pertanto, compiere una decisione basandosi esclusivamente sull’intuizione, condurrebbe a quella scelta che è supportata da una reazione emotiva positiva, di interesse ed entusiasmo. Un vantaggio del compiere una decisione solo su base emotiva è senza dubbio la velocità: infatti, le reazioni emotive sono immediate e quindi la decisione può essere presa subito; un altro vantaggio riguarda la rapida trasformazione dell’intenzione in azione, in quanto la decisione presa, associata ad emozioni positive, è accompagnata da un elevato livello di motivazione e quindi si tradurrà facilmente in comportamento. Tra gli svantaggi delle scelte intuitive su base emotiva, vi è la “cecità” per le alternative: infatti, le alternative non vengono prese in considerazione; inoltre, la scelta compiuta non viene valutata a fondo ma può basarsi su informazioni scorrette o incomplete. Questo risulta particolarmente svantaggioso nel caso di pazienti con disturbo da uso di sostanze, in cui il desiderio della sostanza viene accontentato e placato con il ricorso alla sostanza stessa (Thagard, 2008). Analizzando il funzionamento hot nei disturbi psichiatrici maggiori, vi sono molteplici evidenze di alterazione del funzionamento in particolare nei pazienti con disturbi dell’umore. Infatti, è noto che gli individui affetti da disturbo depressivo presentino una compromissione dell’elaborazione degli stimoli a contenuto affettivo negativo (ad esempio di volti con espressioni facciali negative), con ripercussioni poi in altri ambiti (ad esempio comportamentale e sociale). Questa alterazione per 59 memoria e le funzioni esecutive; la compilazione è avvenuta tramite modalità carta e matita. Nella seconda fase invece, ai partecipanti sono stati proposti i dilemmi morali, presentati al computer in forma scritta in tre blocchi distinti. I primi due blocchi contenevano un totale di 17 dilemmi ciascuno (14 dilemmi veri e propri + 3 filler), e l’ordine di presentazione dei due blocchi era randomizzato. I dilemmi filler, o dilemmi di controllo, non prevedono il coinvolgimento del sistema morale, bensì richiedono una risposta logica sulla base della descrizione della situazione. I due blocchi differivano per le istruzioni iniziali: ignorare (Blocco base) o ricordare (Blocco con carico cognitivo) tre lettere che apparivano al centro dello schermo prima della comparsa di ogni dilemma. Solo nella condizione con carico cognitivo, al partecipante era richiesto di trascrivere, al termine della soluzione del dilemma, le tre lettere precedentemente presentate. Il terzo blocco di dilemmi (Blocco persona), invece, si distingueva dai precedenti in quanto veniva fornita una doppia consegna, la prima, come per i blocchi precedenti, riguardava l’accettabilità impersonale di una certa azione, la seconda richiedeva di rispondere immedesimandosi in prima persona e non in modo impersonale. Quest’ultimo blocco conteneva 7 dilemmi morali e non prevedeva la comparsa di lettere da ignorare o ricordare. I partecipanti cui era assegnato un valore numerico dispari iniziavano il protocollo con il blocco 1, mentre i partecipanti cui era assegnato un valore numerico pari iniziavano il protocollo con il blocco 2; questo ha permesso di testare metà del campione somministrando prima il blocco 1 e secondariamente il blocco 2, mentre l’altra metà del campione eseguiva il protocollo con l’ordine di questi due blocchi invertito. All’interno di ciascun blocco, l’ordine di presentazione era randomizzato. I dilemmi sono tratti dai lavori di Greene e collaboratori (Greene, 2007; Greene et al., 2001, 2004, 2008, 2009) e di Conway e Gawronski (2013) e sono stati tradotti in italiano dai ricercatori coinvolti in questo lavoro; per i dilemmi ad alto conflitto di cui non esisteva il corrispettivo a basso conflitto, esso è stato creato dai ricercatori coinvolti in questo lavoro. La lista completa dei dilemmi utilizzati è consultabile in Appendice. Ciascuna situazione dilemmatica era seguita da una domanda in cui veniva richiesto se fosse moralmente accettabile compiere l’azione descritta, a cui i partecipanti rispondevano premendo due tasti distinti: “L” per indicare che l’azione non era moralmente accettabile; “A” per indicare che l’azione era moralmente accettabile; successivamente, nei Blocchi 1 e 2, venivano valutate la difficoltà provata nel prendere la decisione, su una scala da 1 (facile) a 5 (difficile) e l’emozione suscitata dalla scelta, su una scala da 1 (emozione suscitata estremamente negativa) a 7 (emozione suscitata estremamente positiva). Il Blocco 3 differiva dai due precedenti in quanto era aggiunta una domanda: infatti, oltre al giudizio di accettabilità morale, si chiedeva al partecipante se, 60 immedesimandosi nella situazione, avrebbe compiuto in prima persona l’azione descritta. Nelle valutazioni di difficoltà ed emozione suscitate (con le medesime scale descritte prima), si chiedeva al partecipante di riferirsi alla condizione di immedesimazione in prima persona. Infine, venivano presentati al computer 12 brevi video in inglese ma sottotitolati in italiano, in cui si osservavano delle scenette tra diversi personaggi ed era richiesto di rispondere oralmente ad una domanda scritta che compariva al termine di ogni filmato; la prova di ogni partecipante è stata pertanto audio-registrata e poi trascritta per lo scoring. I video erano suddivisi in due categorie, social e physical: i video social implicavano la comprensione, da parte dell’osservatore, dello stato mentale dei personaggi coinvolti nella scena, con l’attribuzione di pensieri ed intenzioni; i video physical invece, richiedevano la comprensione di quanto accadeva tra i personaggi senza dover compiere inferenze di tipo emozionale o di teoria della mente. I video di ToM sono stati tratti dal lavoro di Brewer e colleghi (2017) e i sottotitoli italiani sono stati aggiunti dai ricercatori coinvolti in questo studio. I dilemmi morali e i video di ToM sono stati presentati mediante il software Opensesame. Alla ricerca hanno preso parte in totale 30 partecipanti, di cui 15 affetti da patologie psichiatriche (7 uomini, 8 donne) e 15 controlli sani (7 uomini, 8 donne), appaiati per genere, età e scolarità. La ricerca è stata approvata dal comitato etico dell’Università degli studi di Padova (numero identificativo dell’approvazione: 97C29ACCD02E076737E472911F5CD855) e tutti i partecipanti hanno letto e firmato il modulo del consenso informato. I pazienti sono stati testati presso la casa di cura Park Villa Napoleon (Preganziol, (TV)), ed hanno compilato e firmato i moduli di consenso della casa di cura. 3.3 Materiali e Metodi 3.3.1 Questionari I partecipanti hanno compilato autonomamente una serie di questionari volti ad indagare alcuni aspetti che in ricerche precedenti sono apparsi relati alle tendenze morali utilitaristica o deontologica. In particolare, sono stati somministrati i seguenti questionari: - State and Trait Anxiety Inventory (STAI), nella versione Y1 per l’ansia di stato e Y2 per l’ansia di tratto (Spielberg et al., 1970; versione italiana validata da Pedrabissi & Santinello, 1989); questo questionario comprende 20 domande per ciascuna dimensione, a cui rispondere su scala Likert a 4 punti, indicando la frequenza con cui si esperiscono sintomi o pensieri relati all’ansia (esempi di item: “mi sento calmo”, “mi sento indeciso”, “mi sento turbato” per l’ansia di stato; “mi sento inadeguato”, “io sono calmo, tranquillo e padrone di me”, “vorrei poter essere felice come 61 sembrano essere gli altri” per l’ansia di tratto); il punteggio finale è calcolato per le due dimensioni stato-tratto e tanto più è elevato, tanto maggiori sono i sintomi ansiosi. I valori di riferimento adottati nella nostra ricerca sono ricavati da uno studio recente condotto su un campione italiano (Forte et al., 2020) e si suddividono per genere di appartenenza in: media= 39,03 (DS= 10,00) nei maschi e media= 44,32 (DS= 12,75) nelle femmine per l’ansia di Stato (Y1); media= 39,82 (DS= 7,62) nei maschi e media= 45,30 (DS=9,42) nelle femmine per l’ansia di Tratto (Y2). - Interpersonal Reactivity Index (IRI), per la valutazione dell’empatia attraverso quattro dimensioni: Empathic Concern (EC), Perspective Taking (PT), Personal distress (PD) e Fantasy (FS) (Davis, 1983). La scala EC analizza il sentimento di compassione e coinvolgimento emotivo per un altro individuo (esempio item: “io spesso provo tenerezza e sentimenti di preoccupazione per le persone meno fortunate di me”); la scala PT analizza la capacità di assumere la prospettiva dell’altro, di guardare il mondo con gli occhi dell’altro (esempio di item: “a volte cerco di comprendere meglio i miei amici immaginando come le cose appaiano dalla loro prospettiva”); la scala PD invece si focalizza sulle sensazioni di paura o disagio provate quando esposti ad esperienze negative vissute da altri individui (esempio di item: “quando vedo qualcuno che necessita fortemente di aiuto in una situazione di emergenza, io vado in pezzi”); infine, la scala FS riguarda la somiglianza percepita e l’immedesimazione con personaggi di storie di fantasia, osservati nei film o negli spettacoli oppure descritti nei libri (esempio di item: “dopo aver visto un film o uno spettacolo, mi sento come fossi stato uno dei personaggi”). Il questionario si compone di 28 item in totale, a cui assegnare una risposta su scala Likert a 5 punti ed il punteggio ottenuto si suddivide nelle quattro scale sopra descritte e in un punteggio totale dato dalla somma dei punteggi delle scale. I valori normativi di riferimento sono estratti da uno studio su un campione di soggetti italiani in età adolescenziale (Figura 3.1) (Albiero et al., 2006). 62 Figura 3.1 Statistiche descrittive (media e DS) riportare per le 4 scale dell’IRI, suddivise per fasce d’età e genere (Albiero et al., 2006). - DUKE University Religion Index (DUREL), questionario composto da 5 item per la valutazione della religiosità (Koenig et al., 2005); per ciascuna frase, veniva richiesto un giudizio di frequenza delle abitudini religiose o un giudizio di accordo/disaccordo per dimensioni relate alla fede personale e all’esperienza religiosa interiore. Per ogni item, la risposta fornita era su scala Likert a 6 o 5 punti. Il calcolo del punteggio prevede la distinzione in tre indicatori: DUKE ORA (Organizational Religious Activity), che si riferisce alle attività religiose comunitarie e pubbliche, (esempio di item: “quanto spesso frequenta la chiesa o altri incontri religiosi?”); DUKE NORA (Non-Organizational Religious Activity), che comprende l’attività religiosa svolta in privato, ad esempio la preghiera o la lettura dei libri sacri (esempio di item: “con quale frequenza le capita di svolgere attività religiose in privato, come la preghiera, la meditazione o lo studio della Bibbia?”); infine, DUKE I.R. (Intrinsec Religiosity), riguardante l’esperienza religiosa interiore, il coinvolgimento religioso e la fede (esempio di item: “nella vita sperimento la presenza divina (di Dio)”) (Koenig et al., 2005). I dati normativi sono stati raccolti in un campione di 7000 adulti con età tra i 18 e i 90 anni, che hanno preso parte a due programmi distinti: il programma Epidemiologic Catchment Area Duke University 5 , che ha previsto la somministrazione solamente degli item per il DUKE ORA e NORA; il programma National Institute of Mental Health-supported Duke Hospital Study, che ha previsto la somministrazione degli item relativi al DUKE IR (Koenig & Büssing, 2010). I valori ottenuti in questo studio, sono stati riportati successivamente da altri ricercatori, suddivisi per genere (vedi figura 3.2) (Lace & Handal, 2018). 5 Programma per la raccolta di dati epidemiologici a partire dagli anni Ottanta negli Stati Uniti 63 Figura 3.2 Media e deviazione standard dei punteggi ottenuti da Koenigs e Büssing (2010) al questionario DUREL per ciascuno dei 5 item, suddivisi per genere di appartenenza (tratto da Lace & Handal, 2018). - Rational-Experiential Inventory (REI) (Epstein et al., 1996) nella sua versione breve a 10 item, volto ad indagare lo stile di pensiero e ragionamento tramite due sotto-scale: Need for cognition (NFC), inteso come ragionamento analitico, e Faith in intuition (FI), inteso come ragionamento intuitivo. Ogni scala è composta da 5 item, a cui rispondere su scala Likert a 5 punti. Un esempio di item per la scala NFC è: “cerco di evitare le situazioni che richiedono una riflessione approfondita su qualcosa”, mentre un esempio di item per la scala FI è: “Quando si tratta di fidarsi delle persone, di solito posso fare affidamento sulle mie "sensazioni viscerali””. Il punteggio viene calcolato sommando i punteggi degli item per ciascuna sottoscala. Non avendo recuperato dalla letteratura una validazione della versione breve del questionario REI in un campione italiano, è stata calcolata la proporzione tra i valori medi riportati dall’autore Epstein (1996) e il punteggio massimo ottenibile con la versione estesa a 31 item valutati su scala Likert a 5 punti (19 item per la scala NFC e 12 item per la scala FI), e da lì si è ricavato il valore medio di riferimento per le scale NFC e FI. Di seguito i calcoli che sono stati svolti per ricavare i valori medi (Vedi tabella 3.1). Tabella 3.1: Calcolo di proporzione del punteggio al REI-versione breve REI 31 item* REI 10 item REI-NCF media (ds) REI-FI media (ds) REI-NCF media REI-FI media 64,29 (10,54) 41,13 (6,08) 16,92 17,15 64 19 item (Likert a 5 punti) 12 item (Likert a 5 punti) 5 item (Likert a 5 punti) 5 item (Likert a 5 punti) * Epstein, 1996 REI: Rational-Experiential Inventory, NCF: need for cognition; FI: faith in intuition. In particolare, il campione totale nell’articolo di Epstein (1996) relativo al REI a 31 item, riporta per la sottoscala NFC media 64,29 (DS= 10,54) e per la sottoscala FI media 41,13 (DS= 6,08). Calcolo della proporzione: - Sottoscala NFC: media NFC (REI-31): max punteggio NFC (REI-31) = media NFC (REI-10): max punteggio NFC (REI-10) 64,29 : (19 x 5) = X : (5 x 5) 64,29 : 95 = X : 25 (64,29 x 25) : 95 = 16,92 - Sottoscala FI: media FI (REI-31): max punteggio FI (REI-31) = media FI (REI-10): max punteggio (REI10) 41,13 : (12 x 5) = X : (5 x 5) 41,13 : 60 = X : 25 (41,13 x 25) : 60 = 17,15 Considerando l’articolo di validazione italiana pubblicato da Monacis e colleghi (2016), la versione del REI somministrata prevedeva la suddivisione in 4 sottoscale: una sottoscala per il pensiero Razionale (REI r), equiparabile alla scala NFC utilizzata da Epstein (1996) e 3 sottoscale per il pensiero Intuitivo (Immaginazione (Im), Emozionalità (Em) ed Intuizione (Int), quest’ultima equiparabile alla scala FI utilizzata da Epstein (1996)). Per ottenere i valori di riferimento validi per il nostro campione, è stata calcolata la proporzione come sopra. I valori medi e di DS riportati dagli autori sono i seguenti: REI r: M=40,37, DS=6,9; REI Int: M=33,81, DS= 4,9. Calcolo della proporzione: - Sottoscala NFC: media REI r : max punteggio REI r = media NFC (REI-10): max punteggio NFC (REI-10) 40,37: (12 x 5) = X: 25 65 40,37: 60 = X: 25 (40,37 x 25) : 60= 16,82 - Sottoscala FI media REI Int : max punteggio REI Int = media FI (REI-10): max punteggio FI (REI-10) 33,81: (10 x 5) = X: 25 33,81: 50 = X: 25 (33,81 x 25) : 50= 16,91 3.3.2 Test I test neuropsicologici somministrati ai partecipanti sono tre ed hanno riguardato i seguenti domini: attenzione, funzioni esecutive e memoria di lavoro. Il primo test è stato il test Test di intelligenza breve (TIB) (Colombo et al., 2002), utilizzato per stimare nella popolazione clinica il quoziente intellettivo verbale pre-morboso. Questo test si compone di 54 parole, presentate visivamente, ed il compito del partecipante consiste nel leggerle ad alta voce; le parole sono state inserite in base alla frequenza d’uso, all’alto o basso valore sdrucciolo e all’accentazione; in particolare, 34 parole sono considerate stimoli TIB, poiché sono parole infrequenti e con accento irregolare, mentre le altre 20 parole sono stimoli di controllo (filler), e ci si attende che i partecipanti le leggano senza compiere errori (esempi di stimoli TIB: “Misogino”, “Scipito”, “Ermafrodito”; esempi di stimoli di controllo: “Mattina”, “Problema”, “Politico”). Il calcolo dei punteggi viene condotto riportando il numero di errori di lettura, suddivisi in errori di accentazione (errori nel posizionamento dell’accento) e di pronuncia (lettura di una parola diversa da quella scritta, alterandone ad esempio una sillaba o una lettera). Gli errori di pronuncia potrebbero essere riconducibili a difficoltà visive o a disturbi attentivi o del linguaggio e pertanto, se fossero compiuti in numero consistente, la prova risulterebbe invalida (Colombo et al., 2002). Qualora il partecipante compiesse entrambe le tipologie di errori, si considera un unico punto a livello quantitativo, ma si segnalano entrambi per un’analisi qualitativa. Dopo aver ricavato il numero totale di errori, sommando le due categorie, si svolge il calcolo delle stime dei quozienti intellettivi verbale (QIV), di performance (QIP) e totale (QIT), tramite le equazioni di regressione seguenti: Stima QIV = 93,551+(0,133xEtà)+(3,3825xSex)+(0,772xScolarità)-(0,943xTIB) Stima QIP = 102,938+(0,198xEtà)+(3,316xSex)-(1,319xTIB) Stima QIT = 98,471+(0,168xEtà)+(3,605xSex)+(0,388xScolarità)-(1,196xTIB) 66 Con sex=1 per i maschi, sex=0 per le femmine (Colombo et al., 2002). In uno studio di Stratta e colleghi (2008) sono stati testati tramite il TIB pazienti italiani affetti da diversi disturbi psichiatrici, al fine di stimare il loro quoziente intellettivo pre-morboso. Questo studio ha coinvolto 273 pazienti, di cui 56 affetti da disturbi di personalità, 51 da disturbo depressivo, 64 da disturbo bipolare, 102 da schizofrenia e 81 individui sani di controllo. I risultati ottenuti sono presentati nella figura 3.3 (Stratta et al., 2008). Trattandosi di punteggi di QI, si considerano come valori medi di riferimento M=100 e DS=15. Figura 3.3 Statistiche descrittive delle variabili demografiche del campione coinvolto e dei punteggi di quoziente intellettivo totale, verbale e di performance suddiviso in base al gruppo di appartenenza (nell’ordine: pazienti affetti da disturbi di personalità, da disturbo depressivo, da disturbo bipolare, da schizofrenia ed infine controlli sani) (tratto da Stratta et al., 2008). Il test somministrato successivamente è il Trail Making Test (TMT), nelle parti A e B (Reitan, 1958); la parte A è utilizzata per valutare la capacità di ricerca visuo-spaziale, di attenzione selettiva e di velocità psicomotoria del soggetto, mentre la parte B per valutare, oltre ai domini appena elencati, la memoria di lavoro, l’attenzione divisa ed alternata (Mondini et al., 2011). La parte A del test prevede la presentazione di un foglio in cui sono collocati in ordine sparso i numeri da 1 a 25; il compito del soggetto è congiungerli in ordine crescente il più velocemente possibile, cercando di non staccare la matita dal foglio; le due variabili considerate nella prova sono il tempo impiegato a congiungere tutti i numeri e il numero di errori compiuti (quest’ultimo per un’analisi qualitativa). La parte B, somministrata solo nel caso in cui il partecipante sia riuscito a completare la parte A, richiede di congiungere numeri e lettere in ordine crescente ed in maniera alternata, partendo dal numero 1 e arrivando fino al numero 13. Anche per la parte B, le variabili considerate sono il tempo impiegato a completare la prova ed il numero di errori. Un’altra variabile che combina i punteggi delle due prove e dà una stima del “costo” dello shift-attentivo, è data dalla differenza tra il tempo impiegato nella parte B ed il tempo impiegato nella parte A (punteggio Delta Trail). I valori normativi di riferimento sono stati raccolti tramite la somministrazione della batteria ENB-2 67 (Mondini et al., 2011) che ha coinvolto un totale di 702 partecipanti suddivisi in 8 fasce d’età e secondo due livelli di scolarità: bassa scolarità (≤ 8 anni di istruzione, Tabella 3.2) e alta scolarità (>8 anni di istruzione, Tabella 3.3). Tabella 3.2: Media e DS del tempo (in secondi) per svolgere il TMT-A/B (scolarità ≤ 8; tratto da Mondini et al., 2011) Età 15-20 21-30 31-40 41-50 51-60 61-70 71-80 >80 TMT-A M DS 27,47 5,65 30,96 10,58 42,54 26,42 49,33 18,16 51,41 21,61 73,19 31,85 110,25 66,84 124,61 59,61 TMT-B M DS 84,05 22,45 88,96 29,11 95,64 36,34 128,83 47,86 144,84 79,87 189,5 89,06 / / Cut-off TMT-A 45 46 86 86 96 137 185 202 Cut-off TMT-B 122 149 152 213 214 236 / / Note: M= media; DS= deviazione standard. Tabella 3.3: Media e DS del tempo (in secondi) per svolgere il TMT-A/B (scolarità > 8; tratto da Mondini et al., 2011) Età 15-20 21-30 31-40 41-50 51-60 61-70 71-80 >80 TMT-A M DS 29,25 14,29 33,13 14,45 29,98 12,61 36,62 17,36 43,37 14,94 43,91 22,25 48,67 20,8 69,04 35,35 TMT-B M DS 68,22 21,4 73,59 24,12 82,44 31,77 90,46 27,8 104,22 27,89 110,94 46,93 130,33 46,32 / Cut-off TMT-A 45 45 45 55 66 68 85 124 Cut-off TMT-B 100 120 140 142 149 200 220 / Note: M= media; DS= deviazione standard. Infine, l’ultimo test neuropsicologico somministrato ai partecipanti è il test Memoria con Interferenza (ENB-2, Mondini et al., 2011), finalizzato alla valutazione della capacità di memoria di lavoro verbale durante l’esecuzione di un compito interferente. Il compito di memoria richiede il ricordo di una tripletta di lettere costituita da tre consonanti e durante la fase di ritenzione, il partecipante è istruito a contare di due numeri in due numeri a partire da un valore sempre diverso 68 (compito interferente che blocca la reiterazione subvocalica). Questo test prevede nella prima fase il ricordo di tre triplette per un tempo di ritenzione di 10 secondi; se il partecipante non ottiene una prova nulla per i tre item a 10 secondi, si passa alla fase successiva, con la somministrazione di altre tre triplette, da memorizzare per un intervallo di tempo maggiore, cioè di 30 secondi (Mondini et al., 2011). Il punteggio viene assegnato per ogni lettera corretta riportata nella posizione corretta; pertanto, per entrambe le parti il partecipante può ottenere un massimo di 9 punti. A livello qualitativo, si possono riportare le lettere correttamente ricordate anche se in posizione errata. I valori normativi di riferimento sono stati raccolti tramite la somministrazione della batteria ENB-2 (Mondini et al., 2011), che ha coinvolto un totale di 702 partecipanti suddivisi in 8 fasce d’età e secondo due livelli di scolarità: bassa scolarità (≤ 8 anni di istruzione, Tabella 3.4) e alta scolarità (>8 anni di istruzione, Tabella 3.5). Tabella 3.4: Media e DS dei punteggi ottenuti al test di Memoria con Interferenza a 10 e 30 secondi (scolarità ≤ 8; tratto da Mondini et al., 2011). Età 15-20 21-30 31-40 41-50 51-60 61-70 71-80 >80 MEM. Interferenza (10 sec) M DS 7,53 1,5 7,43 1,85 7,85 1,83 6,6 2,08 7,09 1,84 6,25 2,47 4,95 2,27 3,8 2,45 MEM. Interferenza (30 sec) M DS 7 1,33 7,39 1,47 6,96 2,39 6,53 2 6,73 2,07 5,64 2,19 4,2 2,18 3,49 2,17 Cut-off Prova a 10 sec 5 5 5 4 4 3 2 1 Cut-off Prova a 30 sec 5 5 3 3 3 3 2 1 Note: M= media; DS= deviazione standard. Tabella 3.5: Media e DS dei punteggi ottenuti al test di Memoria con Interferenza a 10 e 30 secondi (scolarità > 8; tratto da Mondini et al., 2011). Età 15-20 21-30 31-40 41-50 51-60 61-70 71-80 >80 MEM. Interferenza (10 sec) M DS 8,04 1,48 8,51 0,94 8,05 1,45 8,19 1,2 7,39 2,13 7,19 2,09 7,2 1,97 5,5 2,66 75 Prendendo in considerazione i questionari autosomministrati, emergono alcune differenze significative, in particolare i pazienti presentano livelli significativamente maggiori di ansia (sia di stato e di tratto) e maggiore religiosità “non-organizational” (tendenza per DUKE NORA) (vedi Tabella 3.7) Tabella 3.7: Statistiche descrittive (media e DS) dei dati anagrafici e dei punteggi ai questionari somministrati al gruppo di pazienti e al gruppo di controllo; nella colonna di destra, test t di Student per campioni indipendenti con indicazione del p-value bilaterale come valore di significatività. Pazienti N 15 Controlli N 15 t (p) Età 46,00±11,9 45,7±12,1 ns Scolarità 11,9±4,2 12,3±3,5 ns STAI stato 41,9±13,1 32,5±7,5 -2,40 (0,02)* STAI tratto 51,7±17,1 39,2±7,8 -2,57 (0,02)* IRI TOT 60,5±10,9 56,1±12,0 Ns IRIPT 15,6±3,8 16,6±4,3 Ns IRIFantasy 14,1±4,5 13,1±5,5 Ns IRIEC 19,1±3,7 16,5±4,6 Ns IRIPD 11,8±5,7 9,9±5,7 Ns DUKE ORA 2,33±1,6 2,33±1,4 Ns DUKE NORA 3,13±2,0 1,87±1,5 -1,96 (0,06)* DUKE I.R. 9,3±4,1 7,6±4,3 Ns REI NFC 15,9±3,6 15,5±2,5 Ns REI FI 18,9±5,0 19,0±3,5 Ns * indicazione valori statisticamente significativi. Per quanto riguarda la valutazione cognitiva ed emotiva si osservano delle differenze significative. In particolare, i pazienti, rispetto ai controlli, presentano una maggiore rigidità cognitiva (punteggio Delta trail), sono più facilmente distraibili (Memoria con Interferenza a 10”) e appaiono meno abili nel comprendere i video, sia ToM sia “physical” (vedere Tabella 3.8) I punteggi agli altri test cognitivi non differiscono significativamente tra i gruppi; inoltre, considerando la stima del QI verbale (QIV) condotta mediante il test TIB, si osserva che questa è sovrapponibile tra pazienti e controlli. Tabella 3.8: Statistiche descrittive (media e DS) dei punteggi ai test cognitivi somministrati al gruppo di pazienti e al gruppo di controllo; nella colonna di destra, test t di Student per campioni indipendenti con indicazione del p-value bilaterale come valore di significatività. Pazienti N 15 Controlli N 15 t (p) ERRORI TIB 8,0±6,4 5,53±6,3 ns 76 QIV 102,9±9,3 105,4±8,9 ns DELTA TMT 82,5±40,8 44,2±37,6 -2,68 (0,01)* MEMORIA 10 sec 6,7±2,0 7,9±1,7 1,75 (0,09)* MEMORIA 30 sec 6,1±2,3 7,3±2,1 ns TOM SOCIAL 6,5±1,7 8,9±1,2 4,13 (<0,001)* TOM PHYSICAL 6,7±1,4 8,5±1,9 2,98 (0,006)* * indicazione valori statisticamente significativi. 3.4.2 Risultati Protocollo dilemmi morali 3.4.2.1 Analisi tra i soggetti - Dilemmi ad alto (incongruenti) e basso (congruenti) conflitto Analizzando i risultati ottenuti dai due gruppi al protocollo dei dilemmi morali, abbiamo riscontrato alcune differenze significative nell’analisi tra i soggetti, emerse dal confronto delle frequenze delle risposte (utilitaristiche vs. deontologiche) condotto con il test del chi quadrato “χ²”, differenze poi confermate dal test di significatività di Fisher. Nel dettaglio, nel Blocco base, nel dilemma Macchina del Tempo (vedere in Appendice) nella versione a basso conflitto, 8 pazienti vs un solo controllo, forniscono una risposta utilitaristica (χ² 5,40; p= 0,02), ed inoltre, nel medesimo blocco, al dilemma denominato Test del Vaccino nella versione ad alto conflitto, 13 pazienti vs 4 soggetti di controllo forniscono una risposta utilitaristica (che è quella corretta) (χ² 10,99; p < 0,001). Nel Blocco con carico cognitivo invece, non emergono differenze nelle frequenze delle risposte utilitaristiche vs. deontologiche tra i due gruppi. Al contrario, nel Blocco personale, si osserva: una generale tendenza dei pazienti a rispondere maggiormente secondo l’utilitarismo e differenze sostanziali emergono per la condizione di giudizio in I persona: infatti, i pazienti giudicano più frequentemente come moralmente accettabile compiere in prima persona un’azione dannosa verso un singolo ma con benefici collettivi, dunque la scelta utilitaristica. Le differenze significative tra i due gruppi si riscontrano per i seguenti dilemmi: Salvataggio, in cui 11 pazienti hanno fornito una risposta utilitaristica rispetto 4 soggetti di controllo (χ² 6,53; p = 0,011); Blocco di cemento, al quale 11 pazienti rispetto a 5 soggetti di controllo hanno risposto seguendo l’inclinazione utilitaristica (χ² 4,82; p = 0,03); Reattore Nucleare, con 14 pazienti rispetto a 5 soggetti di controllo che hanno giudicato l’azione utilitaristica come moralmente accettabile (χ² 11,63; p <0,001); Lawrence d’Arabia, al quale 13 pazienti hanno fornito una risposta utilitaristica rispetto a 7 soggetti di controllo (χ² 5,4; p = 0,02); infine, al dilemma Safari, 13 rispetto a 5 soggetti di controllo hanno giudicato l’azione utilitaristica come moralmente accettabile (χ² 8,89; p = 0,003). Tra i due gruppi, emerge una maggiore tendenza all’utilitarismo nei pazienti anche per la risposta in terza persona fornita al dilemma Safari (χ² 5,00; p = 0,025). Il quadro globale, dunque, restituisce 77 l’immagine di un più alto livello di utilitarismo nei pazienti rispetto ai soggetti di controllo (Grafico 3.1). Grafico 3.1 Frequenze utilitarismo divise nei due gruppi (riportate solo le differenze significative) Legenda: HC indica i controlli, PZ indica i pazienti; blocco A = blocco base; blocco C= blocco persona. - Analisi dei tempi di risposta Dal confronto dei tempi di risposta nei tre blocchi sperimentali per i due gruppi di partecipanti emergono differenze significative nel Blocco base ad uno dei dilemmi filler (Patate, t= -2,23 p= 0,038) e ad un dilemma a basso conflitto (Vaccino, t= -2,07 p= 0,05), con tempi di risposta maggiori nel gruppo dei pazienti, rispetto al gruppo di controllo. Anche nel Blocco con carico cognitivo si osservano tempi di risposta significativamente maggiori nel gruppo dei pazienti rispetto al gruppo di controllo, in due dilemmi filler su tre (Treno, t= -2,07 p= 0,05 e Doccia, t= -2,86 p= 0,012) e in altri tre dilemmi (due ad alto conflitto ed uno a basso conflitto, rispettivamente Frontiera, t= -2,32 p= 0,033, Animali, t= -2,27 p= 0,038 e Bambino che piange, t= -2,17 p= 0,047); infine, nel Blocco personale non emergono differenze significative nei tempi di risposta tra i due gruppi, eccetto al dilemma Cliffanger in terza persona (t= -2,02 p= 0,05), a cui i pazienti risultano più lenti a rispondere (Grafico 3.2). Grafico 3.2 Tempi di risposta suddivisi nei due gruppi (riportate solo le differenze significative) 0,0 2,0 4,0 6,0 8,0 10,0 12,0 14,0 16,0 Frequenze Dilemmi Frequenze Utilitarismo U HC U PZ 78 Legenda: HC indica i controlli, PZ indica i pazienti; blocco A = blocco base; blocco B= con carico cognitivo; blocco C= blocco persona. 3.4.4.2 Analisi entro i soggetti - Analisi dei tempi di risposta, percezione di difficoltà e valenza emozionale Abbiamo condotto un’analisi di confronto dell’influenza del carico cognitivo sui giudizi dei partecipanti in termini di tempi di risposta, difficoltà ed emozione valutati soggettivamente. Si sono confrontate le risposte medie ai dilemmi ad alto conflitto dei due Blocchi base e con carico cognitivo, suddividendo i risultati per i due gruppi (pazienti e controlli). Considerando i risultati ottenuti per il gruppo di controllo, nei tempi di risposta non sono emerse differenze significative, eccetto un maggiore TR al dilemma Vaccino del blocco base rispetto al dilemma Eutanasia con carico cognitivo (t= 2,63 p = 0,002). In particolare, si osserva come il dilemma Vaccino del Blocco base viene giudicato significativamente più difficile rispetto al dilemma Eutanasia del Blocco con carico cognitivo (t= 3,31 p =0,005). Non si sono invece riscontrate differenze in relazione alla valenza emozionale. Per quanto riguarda i pazienti, non si osservano differenze significative nei TR tra Blocco base e con carico cognitivo. Si osservano invece differenze significative per la valenza emozionale esperita nella scelta dell’azione (deontologica vs utilitaristica) ai dilemmi. In particolare, il dilemma Sacrificio del Blocco base viene giudicato a valenza emozionale più negativa rispetto al dilemma Animali del Blocco con carico cognitivo (t= -2,36 p = 0,033). 0 5000 10000 15000 20000 25000 30000 TR Dilemmi TR tra i soggetti TR HC TR PZ 79 - Analisi dei dilemmi ad alto e basso conflitto Si è indagata la presenza di differenze nei tempi di risposta, nella difficoltà e nell’emozione nelle coppie di dilemmi speculari, cioè le versioni corrispondenti dei dilemmi ad alto conflitto e a basso conflitto all’interno dello stesso Blocco. Questa analisi consente quindi di valutare se e come le modalità di giudizio di ciascun individuo cambino sulla base dell’alto o basso conflitto morale creato dalle due speculari versioni dilemmatiche. Nella tabella 3.9a sono presentati i risultati significativi ottenuti dal gruppo di controllo per entrambi i Blocchi. Nella tabella 3.9b sono presentati i risultati significativi ottenuti dai pazienti per entrambi i Blocchi. Tabella 3.9a Dilemmi ad alto e basso conflitto a confronto: Controlli Dilemma 5. Tempo t (p) Alto conflitto Basso conflitto TR 12426,16887,4 12896,218567,1 ns Difficoltà 3,071,7 2,27 1,5 2,13 (0,05) Emozione 2,931,5 4,132,0 -2,32 (0,04) Dilemma 9. Sacrificio TR 11031,58923,7 12016,012067,7 ns Difficoltà 3,601,84 2,071,62 ns Emozione 2,672,32 4,272,49 -2,09 (0,06) Dilemma 11. Vaccino TR 23315,4016604,7 24491,2019869,9 ns Difficoltà 3,331,6 3,071,8 3,53 (0,003) Emozione 3,071,9 2,801,5 ns Dilemma 2. Bambino TR 14937,2712205,5 6622,734393,2 2,56 (0,02) Difficoltà 3,131,6 2,871,9 ns Emozione 2,41,8 3,001,9 ns Dilemma 8. Frontiera TR 7649,44082,5 13088,313614,9 ns Difficoltà 2,731,6 2,071,4 ns Emozione 3,401,7 4,131,7 -2,13 (0,05) Dilemma 10. Animali TR 9222,25297,6 8208,97758,6 ns Difficoltà 3,001,5 1,931,4 3,10 (0,008) Emozione 3,671,8 4,202,0 ns Dilemma 12. Eutanasia TR 12814,79691,3 9125,47408,5 ns Difficoltà 3,01,8 2,931,8 ns Emozione 2,471,9 3,532,1 -2,31 (0,04) Dilemma 14. Relazione TR 12876,18040,8 21615,119608,9 ns Difficoltà 2,531,6 1,801,4 2,96 (0,01) Emozione 3,801,5 5,01,6 -2,61 (0,02) Tabella 3.9b Dilemmi ad alto e basso conflitto a confronto: Pazienti 80 Dilemma 13. Incidente t (p) Alto conflitto Basso conflitto TR 14648,511770,5 32558,522678,9 -2,54 (0,02) Difficoltà 2,871,8 3,331,8 ns Emozione 2,931,9 2,472,0 ns Dilemma 4. Contagio TR 14183,515357,1 16868,914319,7 ns Difficoltà 3,01,6 2,071,3 3,11 (0,01) Emozione 3,072,2 3,671,6 ns Dilemma 6. Sottomarino TR 12442,210878,7 19076,414038,5 -2,10 (0,05) Difficoltà 3,471,8 3,531,8 ns Emozione 2,401,2 2,331,6 ns Dilemma 8. Frontiera TR 16668,514449,5 14862,313131,9 ns Difficoltà 2,671,6 2,471,2 ns Emozione 2,801,6 3,931,5 -3,70 Dilemma 10. Animali TR 21536,520337,8 11498,312296,3 ns Difficoltà 3,201,5 2,131,3 2,01 (0,06) Emozione 2,801,6 3,671,4 ns L’analisi delle differenze entro i soggetti per le risposte ai dilemmi del terzo Blocco (personale), non sono state condotte confrontando le risposte alle versioni speculari dei dilemmi poiché sono stati presentati solo dilemmi ad alto conflitto, ma si sono confrontati i tempi di risposta per le condizioni I e III persona, ed i risultati mostrano che per i soggetti di controllo c’è una differenza significativa in un dilemma, con tempi maggiori in III persona rispetto alla I persona, mentre nei pazienti la tendenza è più consistente, con tempi maggiori in III persona rispetto alla I persona in 4 dilemmi su 7. - Analisi delle tendenze utilitaristiche vs deontologiche Seguendo quanto proposto da Conway e Gawronski (2013) riguardo la stima delle tendenze utilitaristica e deontologica di ciascun soggetto tramite il calcolo delle risposte fornite alle versioni speculari dei dilemmi ad alto e basso conflitto, abbiamo svolto questi calcoli suddividendo i soggetti per il gruppo di appartenenza e ricavando per ciascuno due misure di utilitarismo e due di deontologia (una per il Blocco base e una per il Blocco con carico cognitivo). Nel grafico 3.3 sono mostrati i risultati a seguito dell’applicazione delle equazioni proposte da Conway e Gawronski (2013) 7 per le risposte del Blocco base (A) e al Blocco con carico cognitivo (B) (Tabella con i 7 Equazioni: U= p (inaccettabile|congruente) – p (inaccettabile|incongruente) D= p (inaccettabile|incongruente)/ (1-U) 81 risultati consultabile in Appendice). Nei grafici 3.4 e 3.5 i parametri Utilitarismo e Deontologia sono presentati suddivisi per i due gruppi. In particolare, qualora il soggetto avesse fornito una risposta deontologica (di inaccettabilità morale) a tutti i dilemmi a basso conflitto (o congruenti, per i quali è corretto rispondere secondo deontologia) il punteggio del suo parametro Deontologia risulterebbe pari a 1; qualora invece un soggetto rispondesse secondo deontologia (o inaccettabilità morale) ad un numero maggiore di dilemmi ad alto conflitto (o incongruenti, per i quali la risposta corretta è quella utilitaristica) rispetto ai dilemmi a basso conflitto, allora il punteggio del suo parametro Utilitarismo risulterebbe con segno negativo (inferiore a 0). Grafico 3.3 Parametri Utilitarismo e Deontologia, suddivisi per i due gruppi e i due blocchi. Legenda: HC indica i controlli, Pz indica i pazienti; blocco A= base, blocco B= con carico cognitivo. Grafico 3.4 Parametro Utilitarismo distinto per i due gruppi 82 Legenda: HC indica i controlli, Pz indica i pazienti; blocco A= base, blocco B= con carico cognitivo. Grafico 3.5 Parametro Deontologia distinto per i due gruppi Legenda: HC indica i controlli, Pz indica i pazienti; blocco A= base, blocco B= con carico cognitivo. - Analisi di correlazione Grazie ai parametri calcolati mediante process-dissociation (Conway e Gawronski, 2013) abbiamo condotto delle analisi statistiche entro i soggetti per osservare eventuali correlazioni tra i parametri Utilitarismo e Deontologia e le variabili individuali misurate mediante i questionari 83 autosomministrati e i test cognitivi. Queste correlazioni sono suddivise per gruppo di appartenenza e per i due Blocchi base e con carico cognitivo (Tabella Correlazioni 3.1 e 3.2). Tabella Correlazioni 3.1 Correlazioni tra tendenze utilitaristiche e deontologiche e variabili personologiche e cognitive nel gruppo di controllo. Fattori 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 1. Utilitarismo Blocco A 0 2. Deontologia Blocco A 0 3. Utilitarismo Blocco B 0 4. Deontologia Blocco B 0 5. DUKE ORA8 0,6 0,6 0 6. DUKE NORA9 0,5 0 7. DUKE RI10 -0,6* 0,8** 0 8. REI NFC11 0,6 0 9. Memo Int 30”12 0,5 0 10. Video PHYSICAL13 0,5 0 Correlazione di Spearman (Rho); Legenda: * p <0,05; p < 0,01** Tabella Correlazioni 3.2 Correlazioni tra tendenze utilitaristiche e deontologiche e variabili personologiche e cognitive nel gruppo di pazienti Fattori 1 2 3 4 5 6 7 8 9 1. Utilitarismo Blocco A 0 2. Deontologia Blocco A 0 3. Utilitarismo Blocco B 0 4. Deontologia Blocco B 0 5. STAI di tratto14 0,5 0 6. DUKE NORA -0,6* 0 7. DUKE RI -0,6* 0 8. REI NFC -0,7* 0 9. IRI EC15 0,5* 0 Correlazione di Spearman (Rho); Legenda: * p <0,05; p < 0,01** 8 Questionario DUREL, sottoscala “Organizational Religious Activity” 9 Questionario DUREL, sottoscala “Non-Organizational Religious Activity” 10 Questionario DUREL, sottoscala Intrinsec Religiosity 11 Questionario Rational-Experiential Inventory (REI), sottoscala Need for Cognition 12 Memoria con interferenza a 30 secondi 13 Test A-ToM, video physical 14 Questionario STAI ansia di tratto 15 Interpersonal Reactivity index (IRI), sottoscala Empatic concern 84 È possibile osservare nelle Tabelle Correlazioni 3.1 e 3.2, le correlazioni significative tra i parametri Utilitarismo e Deontologia stimati mediante process-dissociation suddivise tra pazienti e controlli. I risultati più significativi emergono per il Blocco base e nei due gruppi, e riguardano principalmente le correlazioni positive tra il parametro Deontologia e la religiosità e quelle negative tra il parametro Utilitarismo e la religiosità, che dunque risultano in accordo tra loro. Una correlazione interessante, che abbiamo riportato per il gruppo di controllo, lega positivamente il parametro Deontologia (stimato per il Blocco base) con il punteggio di pensiero analitico e razionale ottenuto al questionario REI nella sottoscala NFC (Need for Cognition), e questo risultato è in accordo con la correlazione negativa riscontrata per i pazienti tra parametro Utilitarismo (stimato per il Blocco base) ed il punteggio di pensiero analitico e razionale (misurato con REI NFC). Infine, per quanto riguarda le correlazioni tra i parametri Utilitarismo e Deontologia stimati nel Blocco con carico cognitivo e le variabili individuali, ancora una volta, per il gruppo di controllo, la Deontologia risulta positivamente relata alla religiosità, con punteggi significativi per tutte e tre le sottoscale del questionario. Considerando le correlazioni per il gruppo di pazienti, emerge una tendenza positiva tra Deontologia e ansia di tratto (misurata con il questionario STAI Y2) e una significatività tra Deontologia e coinvolgimento o preoccupazione empatica (misurata tramite la sottoscala Empatic concern dell’IRI). In conclusione, analizzando le correlazioni tra i parametri Utilitarismo e Deontologia stimati nei Blocchi base e con carico cognitivo e le variabili individuali di funzionamento cognitivo, solo per il gruppo di controllo si osservano due correlazioni significative tra Utilitarismo e rispettivamente memoria di lavoro misurata mediante il test di Memoria con Interferenza a 30 secondi e punteggio al test di A-ToM per i video physical (meccanicistici, che riguardano situazioni a cui attribuire un significato o una spiegazione sulla base della logica). In linea con quanto riportato da Greene e colleghi (2008) abbiamo analizzato se vi fossero differenze nelle variabili individuali per i due gruppi sulla base della suddivisione dei soggetti in alto e basso utilitarismo. Per suddividere i soggetti nei gruppi alto e basso utilitarismo abbiamo calcolato, a differenza di Greene (2008), i valori medi e di DS del parametro “U” per entrambi i gruppi (risultati consultabili in Appendice). pertanto, coloro che ottenevano un punteggio di U≥ 0,31 (controlli) sono stati assegnati al gruppo ad alto utilitarismo, mentre per il gruppo di pazienti, coloro che hanno ottenuto un punteggio di U≥ 0,43 sono stati assegnati al gruppo ad alto utilitarismo. Con questa ulteriore variabile, il gruppo di controllo si suddivide in 8 soggetti a basso 91 sulla base della diagnosi ricevuta, ma considerando il gruppo di pazienti con disturbo psichiatrico maggiore a livello globale. Un disegno sperimentale futuro che implementi e migliori quello ideato da noi, dovrebbe indagare più nel dettaglio l’influenza di alcune variabili individuali: ad esempio, sarebbe interessante controllare l’influenza della religiosità sui giudizi morali in base al credo religioso, distinguendo quindi il campione sulla base della fede religiosa (considerando ad esempio le tre religioni monoteiste); inoltre, si potrebbe inserire, come ulteriore variabile implicata nei giudizi morali, il livello di identificazione ingroup vs. outgroup dei partecipanti: sapendo ad esempio che l’empatia al dolore è modulata dalla diversità percepita nell’altro (in termini di appartenenza ad un gruppo etnico diverso dal proprio, Xu et al., 2009), è possibile supporre che, in coloro che si identificano molto nel proprio ingruop, la percezione di diversità dell’altro (ad esempio appartenente ad un gruppo etnico diverso dal proprio o ad una religione diversa), agisca come modulatore dei giudizi morali. 3.7 Conclusione In conclusione, la nostra ricerca è un primo tassello del complesso puzzle dei giudizi morali compiuti da individui affetti da un disturbo psichiatrico maggiore, con l’obiettivo di definire meglio le variabili individuali che modulano le scelte morali e l’impatto che le caratteristiche psicopatologiche dei disturbi qui considerati hanno sulla cognizione morale. Infatti, per definizione, la cognizione morale è un dominio complesso e articolato che richiede abilità cognitive superiori (ad esempio di funzioni esecutive), emotive, sociali e di ToM, e pertanto appare significativo, per le sue ripercussioni in altri domini del funzionamento individuale, ad esempio quello sociale e relazionale, indagare in che misura la cognizione morale sia modulata dalla sintomatologia, e anche dalle alterazioni cognitive e cerebrali conseguenti uno specifico disturbo psichiatrico. Inquadrando meglio le variabili in gioco, il loro ruolo e le potenzialità di miglioramento, risulterebbe possibile intervenire su questi aspetti a fini riabilitativi, per garantire un maggior benessere ed un miglior funzionamento sociale e relazionale dei pazienti affetti da un disturbo psichiatrico maggiore. 92 BIBLIOGRAFIA ▪ Abell, F., Happé, F.G., Frith, U. (2000) Do triangles play tricks? Attribution of mental states to animated shapes in normal and abnormal development. 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FRONTIERA Conway & Gawronski 2013 Conway & Gawronski 2013 Siete un soldato che sorveglia un posto di blocco al confine tra la vostra nazione e lo Stato limitrofo (vicino) dilaniato dalla guerra civile. Notate un giovane a bordo di un'utilitaria che si avvicina al posto di blocco con uno sguardo determinato senza accennare a fermarsi. Sospettate che abbia intenzione di far saltare il posto di blocco, uccidendo tutti i soldati al suo interno. Si sta rapidamente avvicinando alla vostra postazione. È opportuno che spariate e uccidiate l'uomo che si sta avvicinando? Siete un soldato che sorveglia un posto di blocco al confine tra la vostra nazione e lo Stato limitrofo (vicino) dilaniato dalla guerra civile. Notate un giovane a bordo di un'utilitaria che si avvicina al posto di blocco con uno sguardo determinato senza accennare a fermarsi. Sospettate che voglia attraversare il confine per lavorare illegalmente nel vostro Paese. Si sta avvicinando rapidamente alla vostra postazione. È opportuno che spariate e uccidiate l'uomo che si sta avvicinando? QUANTO TI E’ STATO DIFFICILE PRENDERE LA DECISIONE CHE HAI ESPRESSO? 1 2 3 4 5 facile molto difficile INDICA L’EMOZIONE SUSCITATA DALLA SCELTA 1 2 3 4 5 6 7 ESTREMEMENTE NEGATIVA NEUTRA MOLTO POSITIVA 9. SACRIFICIO Greene et al Science 2001 Tenconi Voi, vostro marito/moglie e i vostri quattro figli state attraversando una catena montuosa durante il viaggio di ritorno verso il vostro Paese. Vi siete inavvertitamente accampati sul terreno sacro di un clan locale. Il capo del clan sostiene che, secondo le leggi locali, voi e la vostra famiglia dovete essere condannati a morte. Tuttavia, lascerà vivere voi, vostro marito/moglie e gli altri tre figli se sarete voi stesso ad uccidere il vostro figlio maggiore. È giusto per lei uccidere il suo figlio maggiore per salvare suo marito/moglie e gli altri tre figli? Voi, vostro marito/moglie e i vostri quattro figli state attraversando una catena montuosa durante il viaggio di ritorno verso il vostro Paese. Vi siete inavvertitamente accampati sul terreno sacro di un clan locale. Il capo del clan sostiene che, secondo le leggi locali, voi e la vostra famiglia dovrete restare nel villaggio a lavorare per riscattare la vostra libertà. Tuttavia, consentirà a voi, vostro marito/moglie e gli altri tre figli di andarvene subito se sarete voi stesso ad uccidere il vostro figlio maggiore. È giusto per lei uccidere il suo figlio maggiore così che voi, suo marito/moglie e gli altri tre figli possiate tornare a casa? QUANTO TI E’ STATO DIFFICILE PRENDERE LA DECISIONE CHE HAI ESPRESSO? 1 2 3 4 5 facile molto difficile INDICA L’EMOZIONE SUSCITATA DALLA SCELTA 1 2 3 4 5 6 7 ESTREMEMENTE NEGATIVA NEUTRA MOLTO POSITIVA 10. RICERCA sugli ANIMALI Conway & Gawronski 2013 Conway & Gawronski 2013 Siete stati assunti da un'azienda farmaceutica per condurre ricerche sui loro farmaci. Poiché i farmaci devono essere adatti all'uso sugli umani, vengono prima sperimentati sugli animali. Il vostro compito è quello di scoprire gli effetti di varie sostanze chimiche su ratti, piccioni, conigli e scimmie. La maggior parte delle sostanze chimiche ha solo marginali effetti collaterali sugli animali; tuttavia alcune causano loro sofferenza o addirittura danni permanenti. Le sostanze chimiche oggetto della vostra ricerca sono un nuovo cocktail di farmaci contro l'AIDS, che darà nuove speranze a milioni di malati in tutto il mondo. Prevedete di salvare molte vite con questo nuovo farmaco. È appropriato testare queste sostanze chimiche sugli animali? Siete stati assunti da un'azienda farmaceutica per condurre ricerche sui loro farmaci. Poiché i farmaci devono essere adatti all'uso sugli umani, vengono prima sperimentati sugli animali. Il vostro compito è quello di scoprire gli effetti di varie sostanze chimiche su ratti, piccioni, conigli e scimmie. La maggior parte delle sostanze chimiche ha solo marginali effetti collaterali sugli animali; tuttavia alcune causano loro sofferenza o addirittura danni permanenti. Le sostanze chimiche che state studiando sono destinate a far parte di una nuova crema anticellulite che darà nuove speranze alle persone che soffrono di questa malattia che causa importanti inestetismi alle gambe. Prevedete che con questo nuovo farmaco molte persone potranno finalmente apprezzare di più il loro aspetto. È opportuno testare queste sostanze chimiche sugli animali? QUANTO TI E’ STATO DIFFICILE PRENDERE LA DECISIONE CHE HAI ESPRESSO? 1 2 3 4 5 facile molto difficile INDICA L’EMOZIONE SUSCITATA DALLA SCELTA 1 2 3 4 5 6 7 ESTREMEMENTE NEGATIVA NEUTRA MOLTO POSITIVA 11. TEST del VACCINO Greene et al Science 2001 Conway & Gawronski 2013 Un'epidemia virale si è diffusa in tutto il mondo uccidendo milioni di persone. Nel vostro laboratorio avete sviluppato due sostanze. Voi sapete che una di esse è un vaccino, ma non sapete quale. Sapete anche che l'altra sostanza è invece letale. Una volta scoperto quale sostanza è il vaccino, potrete usarla per salvare milioni di vite. Avete con voi due persone che sono sotto la vostra tutela e l'unico modo per identificare il vaccino è iniettare a ciascuna di esse una delle due sostanze. Siete un medico in una clinica invasa da pazienti affetti dall'ultimo virus influenzale. Avete appena ricevuto un carico di farmaci in grado di curare l'influenza, ma i farmaci hanno effetti collaterali gravi. Se somministrate i farmaci ai pazienti un piccolo numero morirà a causa degli effetti collaterali, ma la maggior parte di essi sopravviverà. Se non lo fate, la maggior parte continuerà a soffrire per gli effetti del virus dell'influenza per un po' di tempo. È opportuno somministrare il farmaco ai pazienti? Una persona vivrà, l'altra morirà e voi potrete iniziare a salvare vite con il vostro vaccino. È giusto che lei uccida una di queste persone con un'iniezione mortale per identificare un vaccino che salverà milioni di vite? QUANTO TI E’ STATO DIFFICILE PRENDERE LA DECISIONE CHE HAI ESPRESSO? 1 2 3 4 5 facile molto difficile INDICA L’EMOZIONE SUSCITATA DALLA SCELTA 1 2 3 4 5 6 7 ESTREMEMENTE NEGATIVA NEUTRA MOLTO POSITIVA 12. EUTANASIA Greene et al Science 2001 Tenconi Siete a capo di un piccolo gruppo di soldati. State tornando da una missione conclusa in territorio nemico quando uno dei vostri uomini è caduto in una trappola tesa dal nemico ed è rimasto gravemente ferito. La trappola è collegata a un dispositivo radio che ha già avvisato il nemico della vostra presenza. Presto i soldati nemici si metteranno in marcia. Se il nemico trova il vostro uomo ferito, lo torturerà e ucciderà. Egli vi prega di non lasciarlo indietro, ma se cercate di portarlo con voi tutto il gruppo verrà catturato. L'unico modo per evitare che il soldato ferito venga torturato è sparargli. È giusto che lei spari al soldato per evitare che venga torturato dal nemico? Siete a capo di un piccolo gruppo di soldati. State tornando da una missione conclusa in territorio nemico quando uno dei vostri uomini è caduto in una trappola tesa dal nemico ed è rimasto gravemente ferito. La trappola è collegata ad un dispositivo radio che ha già avvisato il nemico della vostra presenza. Presto i soldati nemici si metteranno in marcia. Se il nemico trova il vostro uomo ferito, lo catturerà e lo potrete liberare solo con un grosso riscatto. Egli vi prega di non lasciarlo indietro, ma se cercate di portarlo con voi tutto il gruppo verrà catturato. L'unico modo per evitare che il soldato ferito venga catturato è sparargli. È giusto che lei spari al soldato per evitare che il soldato ferito venga catturato? QUANTO TI E’ STATO DIFFICILE PRENDERE LA DECISIONE CHE HAI ESPRESSO? 1 2 3 4 5 facile molto difficile INDICA L’EMOZIONE SUSCITATA DALLA SCELTA 1 2 3 4 5 6 7 ESTREMEMENTE NEGATIVA NEUTRA MOLTO POSITIVA 13. INCIDENTE di MACCHINA Conway & Gawronski, 2013 Conway & Gawronski, 2013 State guidando in una strada trafficata della città quando, all'improvviso, una giovane madre con un bambino in braccio inciampa e cade nella traiettoria della vostra auto. Andate troppo veloci per fermarvi in tempo; la vostra unica speranza è quella di sterzare. State guidando in una strada trafficata della città quando, all'improvviso, una giovane madre con un bambino in braccio inciampa e cade nella traiettoria della vostra auto. Sfortunatamente, l'unico posto in cui si può sterzare è occupato da una vecchietta. Se si sterza per evitare la giovane madre e il bambino, si ferisce gravemente o si uccide l'anziana signora. È opportuno sterzare e investire l'anziana signora per evitare la giovane madre e il bambino? State andando troppo veloci per fermarvi in tempo; l'unica speranza è quella di sterzare per evitare la traiettoria. Sfortunatamente, l'unico posto in cui si può sterzare è occupato da un gruppo di bambini che sta andando a scuola. Se si sterza per evitare la giovane madre e il bambino, si ferisce gravemente o uccide molti di loro. È opportuno sterzare e investire gli scolari per evitare la giovane madre e il bambino? QUANTO TI E’ STATO DIFFICILE PRENDERE LA DECISIONE CHE HAI ESPRESSO? 1 2 3 4 5 facile molto difficile INDICA L’EMOZIONE SUSCITATA DALLA SCELTA 1 2 3 4 5 6 7 ESTREMEMENTE NEGATIVA NEUTRA MOLTO POSITIVA 14. RELAZIONE Conway & Gawronski, 2013 Conway & Gawronski, 2013 Siete divorziati e il vostro ex marito/moglie vive lontano e non vi aspettate di poterlo incontrare a breve. Di recente avete iniziato a frequentare una nuova persona che vi piace molto. Il vostro nuovo partner è innamorato/a di voi e dice che è la sua prima volta e anche voi provate un sentimento forte nei suoi confronti. Volete fare tutto ciò che è in vostro potere per far sì che la relazione proceda senza intoppi verso quello che credete che sarà un secondo matrimonio. Purtroppo, il vostro nuovo compagno/a vi ha detto più volte che frequentare qualcuno che è divorziato per lui/lei sarebbe assolutamente inaccettabile. La sua religione lo vieta espressamente e non sa che voi siete già stati sposati. State pensando di fingere di non aver mai divorziato, in modo da poter continuare la vostra attuale relazione. È opportuno che lasciate il vostro nuovo partner all'oscuro della vostra precedente relazione per continuare a renderlo/a felice e mantenere viva la vostra nuova relazione? Siete divorziati e il vostro ex marito/moglie vive lontano e non vi aspettata di poterlo incontrare a breve. Di recente avete iniziato a frequentare una nuova persona che vi piace molto. Il vostro nuovo partner è innamorato/a di voi e dice che è la sua prima volta e anche voi provate un sentimento forte nei suoi confronti. Volete fare tutto ciò che è in vostro potere per far sì che la relazione proceda senza intoppi fino a quello che credete che sarà un secondo matrimonio. Purtroppo, il vostro ex coniuge vi ha trasmesso una malattia sessualmente trasmissibile molto grave e incurabile. Il vostro attuale partner non lo sa. State pensando di far finta di non sapere nulla della malattia sessualmente trasmissibile in modo che la vostra attuale relazione possa continuare. È appropriato per voi lasciare il vostro nuovo partner all'oscuro della vostra malattia sessualmente trasmissibile per continuare a renderlo/a felice e mantenere viva la vostra nuova relazione? QUANTO TI E’ STATO DIFFICILE PRENDERE LA DECISIONE CHE HAI ESPRESSO? 1 2 3 4 5 facile molto difficile INDICA L’EMOZIONE SUSCITATA DALLA SCELTA 1 2 3 4 5 6 7 ESTREMEMENTE NEGATIVA NEUTRA MOLTO POSITIVA 1. FILLER PATATE STANDARD MOD (ex rape) Siete un lavoratore agricolo alla guida di una macchina per la raccolta delle patate. Vi state avvicinando a due strade che divergono. Scegliendo il percorso a sinistra raccoglierete dieci kg di patate. Scegliendo il percorso a destra, raccoglierete venti kg di patate. Se non fate nulla, la vostra macchina per la raccolta delle patate girerà a sinistra. È opportuno che la macchina per la raccolta delle patate giri a destra per raccogliere venti kg di patate invece di dieci? QUANTO TI E’ STATO DIFFICILE PRENDERE LA DECISIONE CHE HAI ESPRESSO? 1 2 3 4 5 facile molto difficile INDICA L’EMOZIONE SUSCITATA DALLA SCELTA 1 2 3 4 5 6 7 ESTREMEMENTE NEGATIVA NEUTRA MOLTO POSITIVA 2. FILLER TRENO o AUTOBUS Dovete recarvi da Treviso a Vicenza per partecipare a una riunione che inizia alle 14:00. Potete prendere il treno o l'autobus. Il treno vi porterà a destinazione in tempo per la riunione. L'autobus dovrebbe arrivare un'ora prima della riunione, ma a volte è in ritardo di diverse ore a causa del traffico. Sarebbe bello avere un'ora in più prima della riunione, ma non potete permettervi di arrivare in ritardo. È opportuno prendere il treno invece dell'autobus per non arrivare in ritardo alla riunione? QUANTO TI E’ STATO DIFFICILE PRENDERE LA DECISIONE CHE HAI ESPRESSO? 1 2 3 4 5 facile molto difficile INDICA L’EMOZIONE SUSCITATA DALLA SCELTA 1 2 3 4 5 6 7 ESTREMEMENTE NEGATIVA NEUTRA MOLTO POSITIVA 3. FILLER PERCORSO PANORAMICO Un vecchio amico vi ha invitato a trascorrere il fine settimana con lui nella sua casa estiva a una certa distanza dalla costa. Avete intenzione di andarci in auto e ci sono due strade che potete prendere: l'autostrada e la strada costiera. L'autostrada vi porterà a casa del vostro amico in circa tre ore, ma il paesaggio lungo l'autostrada è molto noioso. La strada costiera vi porterà a casa del vostro amico in circa tre ore e quindici minuti, e il paesaggio lungo la strada costiera è di una bellezza mozzafiato. È opportuno prendere la strada costiera per osservare il bellissimo paesaggio mentre si guida? QUANTO TI E’ STATO DIFFICILE PRENDERE LA DECISIONE CHE HAI ESPRESSO? 1 2 3 4 5 facile molto difficile INDICA L’EMOZIONE SUSCITATA DALLA SCELTA 1 2 3 4 5 6 7 ESTREMEMENTE NEGATIVA NEUTRA MOLTO POSITIVA 4. FILLER FARE JOGGING Oggi pomeriggio avete intenzione di fare due cose: andare a correre e sbrigare alcune pratiche. In generale, preferite svolgere il vostro lavoro prima di fare esercizio fisico. Il tempo è bello al momento, ma le previsioni del tempo dicono che tra un paio d'ore inizierà a piovere. Non vi piace fare jogging sotto la pioggia, ma non vi importa che tempo faccia mentre lavorate. È opportuno che svolgiate le vostre pratiche ora con l'intenzione di fare jogging tra un paio d'ore, in modo da completare il vostro lavoro prima di fare esercizio? QUANTO TI E’ STATO DIFFICILE PRENDERE LA DECISIONE CHE HAI ESPRESSO? 1 2 3 4 5 facile molto difficile INDICA L’EMOZIONE SUSCITATA DALLA SCELTA 1 2 3 4 5 6 7 ESTREMEMENTE NEGATIVA NEUTRA MOLTO POSITIVA 5. FILLER BUONI SCONTO Siete andati in una libreria per acquistare libri per un valore di 50 euro. Avete con voi due coupon. Uno di questi coupon vi offre uno sconto del 30% sul prezzo di acquisto. Questo coupon scade domani. L'altro coupon dà diritto a uno sconto del 25% sul prezzo di acquisto e non scade prima di un anno. È opportuno utilizzare il buono sconto del 30% per l'acquisto attuale, in modo da avere un altro buono da utilizzare l'anno prossimo? QUANTO TI E’ STATO DIFFICILE PRENDERE LA DECISIONE CHE HAI ESPRESSO? 1 2 3 4 5 facile molto difficile INDICA L’EMOZIONE SUSCITATA DALLA SCELTA 1 2 3 4 5 6 7 ESTREMEMENTE NEGATIVA NEUTRA MOLTO POSITIVA 6. FILLER DOCCIA Avete in programma di partecipare a un pranzo questo pomeriggio e prima di andarci dovrete fare una doccia. Avete dei lavori in giardino che vorreste fare prima di allora e il lavoro in giardino vi farà sudare parecchio. Se fate la doccia prima di fare i lavori in giardino, dovrete farne un'altra prima del pranzo. In questo momento potreste godervi una doccia. Allo stesso tempo, vi siete impegnati a ridurre la bolletta dell'acqua e a fare la doccia non più di una volta al giorno. È opportuno che facciate la doccia prima di fare i lavori in giardino così da soddisfare la vostra voglia di fare la doccia? QUANTO TI E’ STATO DIFFICILE PRENDERE LA DECISIONE CHE HAI ESPRESSO? 1 2 3 4 5 facile molto difficile INDICA L’EMOZIONE SUSCITATA DALLA SCELTA 1 2 3 4 5 6 7 ESTREMEMENTE NEGATIVA NEUTRA MOLTO POSITIVA Blocco 3 (personale): Terza persona (III): E’ moralmente opportuno compiere il comportamento suggerito? Prima persona (I): compieresti tu in prima persona il comportamento suggerito? Dopo ogni dilemma, alla fine delle due risposte, considerando l’immedesimazione solo èer la condizione in prima persona: QUANTO TI E’ STATO DIFFICILE PRENDERE LA DECISIONE CHE HAI ESPRESSO? 1 2 3 4 5 facile molto difficile Quale domanda ti ha messo più in difficoltà? 1 2 INDICA L’EMOZIONE SUSCITATA DALLA SCELTA 1 2 3 4 5 6 7 ESTREMEMENTE NEGATIVA NEUTRA MOLTO POSITIVA Nel Blocco persona sono stati presentati solo dilemmi morali personali ad alto conflitto: 1) SALVATAGGIO 911 (Moore, Clark & Kane, 2008) Siete l'unico paramedico a bordo di un elicottero di soccorso. C’è stata un’alluvione devastante e voi avete salvato e curato diverse persone gravemente ferite. Improvvisamente, il pilota vi comunica che c'è stato un malfunzionamento del motore e che l'elicottero non è più in grado di sostenere il peso vostro, del pilota e di tutti i feriti a bordo in quel momento. Se l'elicottero dovesse precipitare, moriranno tutte le persone a bordo, compresi voi, il pilota e i feriti che avete soccorso. Per evitare un incidente che ucciderebbe tutti i passeggeri dell'elicottero, vi rendete conto che dovete alleggerire il carico quel tanto che consenta all’elicottero di rimanere in volo. Dato che tutte le attrezzature sono imbullonate e che i feriti hanno bisogno di voi, l'unico modo per ridurre il carico è gettare uno dei feriti dall'elicottero. Questo alleggerirà il carico in modo da evitare che l’elicottero precipiti con tutti voi, ma causerà la morte della persona gettata. 1) È moralmente opportuno gettare dall’elicottero questa persona ferita per salvare voi stessi e tutti gli altri a bordo? 2) Tu getteresti questa persona ferita dall’elicottero per salvare voi stessi e tutti gli altri a passeggeri a bordo? 2) BLOCCO DI CEMENTO (Moore, Clark & Kane, 2008) Siete l'esperto di esplosivi di una società che è stata ingaggiata per demolire un grattacielo già a rischio di crollo. State esaminando le ultime cariche di esplosivo quando notate un ragazzo adolescente che sta per far esplodere accidentalmente una delle cariche fuori sequenza. L'esplosione provocherà il crollo incontrollato dell'edificio su di voi, su di lui e sulla folla di spettatori. L'adolescente si trova diversi piani sotto di voi e non può sentirvi a causa del forte rumore della demolizione. Vi rendete conto che l'unico modo per impedire all'adolescente di far esplodere la carica è fare cadere un pesante blocco di cemento sulla sua testa. Questo lo schiaccerà uccidendolo quasi all'istante, ma impedirà l'esplosione fuori sequenza. 1) È moralmente opportuno uccidere il ragazzo adolescente per salvare voi stessi e la folla di spettatori? 2) Tu uccideresti il ragazzo per salvare voi stessi e tutti gli altri a bordo? 3) CLIFFHANGER (Moore, Clark & Kane, 2008) Siete un operaio edile. Voi e la vostra squadra siete in alto su un'impalcatura e state lavorando alla costruzione di un palazzo. All'improvviso, una parte dell’impalcatura si stacca dai ganci di sicurezza e voi e gli altri operai vi aggrappate a una traversa penzolante, che tuttavia non potrà reggere il peso di tutti voi. Uno degli operai accanto a voi però scivola dalla traversa e si aggrappa in extremis al vostro unico braccio libero. Vi rendete conto che l'intera struttura presto cederà. L'unico modo per evitare che voi e tutti gli altri precipitiate è quello di far sì che il collega in bilico lasci la vostra mano e cada così da eliminare un po' di peso e far sì che l’impalcatura non crolli. Perché il collega lasci la vostra mano però è necessario che gli diate dei calci allo stomaco e al petto. La caduta dell’operaio implicherà inevitabilmente la sua morte. 1È moralmente giusto uccidere il vostro collega per salvare voi stessi e il resto dell'equipaggio? 2Tu uccideresti il vostro collega per salvare voi stessi e il resto dell'equipaggio? 4) TUFFO IN AUTOBUS Siete l'autista dell'autobus che sta accompagnando una classe elementare ad una gita d'istruzione allo zoo. Durante il tragitto un guasto alle gomme fa sì che l'autobus si ribalti e precipiti da un ponte in un fiume agitato. Voi e tre dei bambini siete ancora sull'autobus che sta affondando, ma gli altri passeggeri sono stati travolti dal fiume e sono annegati o dispersi. Afferrate i due bambini più vicini a voi e iniziate a nuotare verso la porta di uscita. Il terzo bambino rimasto si aggrappa alla vostra gamba. Vi rendete conto di non essere abbastanza forte per contrastare la corrente e nuotare con tutti e tre i bambini aggrappati a voi. L'unico modo per raggiungere la superficie prima che voi e i bambini anneghiate è scrollarvi di dosso il terzo bambino. Questo vi permetterà di portare in superficie i due bambini con voi, ma il terzo annegherà. 1È moralmente opportuno scrollarsi di dosso il bambino attaccato alla vostra gamba per salvare voi stessi e gli altri due bambini? 2Tu scrolleresti via il bambino attaccato alla vostra gamba per salvare voi stessi e gli altri due bambini? 5) REATTORE NUCLEARE (Moore, Clark & Kane, 2008) Siete l'ispettore di una centrale nucleare che sospettate non abbia rispettato i requisiti di sicurezza. Il capocantiere e voi state visitando l'impianto quando una delle barre di combustibile nucleare si surriscalda. Il sistema di raffreddamento di emergenza non si attiva e sta per iniziare una reazione a catena che porterà a una fusione nucleare che rilascerà radiazioni letali uccidendo migliaia di persone. Vi rendete conto che l'unico modo per fermare la fusione è spingere il caposquadra nel gruppo delle barre di combustibile. Questo rimuoverà l'energia termica sufficiente dal gruppo di barre per impedire la reazione nucleare a catena. Tuttavia, il caposquadra morirà all'istante. 1È moralmente opportuno spingere e dunque uccidere il caposquadra per salvare voi stessi e la città vicina? 2Tu spingeresti e dunque uccideresti il caposquadra per salvare voi stessi e la città vicina? 6) LAWRENCE D'ARABIA (Greene et al, 2001) Siete a capo di un piccolo esercito composto dai guerrieri di due tribù, la tribù delle colline e la tribù del fiume. Voi non appartenete a nessuna delle due tribù. Durante la notte un uomo della tribù della collina ha litigato con un uomo della tribù del fiume e lo ha ucciso. La tribù del fiume attaccherà la tribù della collina se l'assassino non verrà messo a morte, ma la tribù della collina si rifiuta di uccidere uno dei suoi guerrieri. L'unico modo per evitare una guerra tra le due tribù che costerà centinaia di vite è quello di giustiziare pubblicamente l'assassino tagliandogli la testa con la spada. 1È moralmente opportuno tagliare la testa a quest'uomo per evitare che le due tribù combattano una guerra che costerà centinaia di vite? 2Tu taglieresti la testa a quest'uomo per evitare che le due tribù combattano una guerra che costerà centinaia di vite? 7) SAFARI MODIFICATO (Greene et al, 2001) Fate parte di un gruppo di famiglie di ecologisti che vive in una zona remota della giungla. L'intero gruppo, che comprende anche otto bambini, è stato preso in ostaggio da un gruppo di terroristi paramilitari. Uno dei terroristi vi prende in simpatia. Vi informa che il suo capo intende uccidere voi e gli altri ostaggi il mattino seguente. È disposto ad aiutare voi e i bambini a fuggire, ma come atto di buona fede vuole che uccidiate uno degli ostaggi. Se rifiutate la sua offerta, tutti gli ostaggi, compresi i bambini e voi stessi, morirete. Se accettate la sua offerta, uno morirà, ma voi e gli otto bambini riuscirete a fuggire. 1È moralmente giusto uccidere l’ostaggio per sfuggire ai terroristi e salvare la vita vostra e degli otto bambini? 2Tu uccideresti l’ostaggio per sfuggire ai terroristi e salvare la vita vostra e degli otto bambini?