scieee Science in your language
[it] (orig)

Autobiografia, poetica e creazione in Ernesto di Umberto Saba

Abstract

Umberto Saba (1883-1957), uno del più grandi poeti del Novecento italiano, ci ha lasciato un’opera lirica di incalcolabile valore nel suo Canzioniere (1900-1954), ma oltre alla poesia, l’autore coltivó la prosa, della quale l’esempio più significativo è, senza dubbio, Ernesto. Redatto nel 1953 e uscito postumo nel 1975, l’opera è il prodotto di una riflessione su tutta l’esperienza vitale e letteraria di un uomo. In lui troviamo un Saba prosatore spesso dimenticato dalle storie della letteratura che ci offre un’opera senza precedenti nella tradizione narrativa italiana, la quale ancora oggi lotta per farsi spazio nel canone. In questo romanzo incompluto, il personaggio Ernesto assume un’entità e una vita che si svolge parallelamente a quella del poeta, arrivando persino ad assumere in testi paratestuali una voce dove autore e personaggio si confondono. Questo carattere autobiografico, presente anche nel Canzionere, prende forma attraverso il protagonista e altri personaggi della finzione, le cui condizioni ed esperienze si legano alla vita di Umberto Saba nella Trieste di fine Ottocento. Infatti, Ernesto cammina nella linea di un bildungsroman di base autobiografica che inizia con la scoperta della sessualità per finire tramite la visione dell’arte in un ragazzo, Ilio, simbolo di una futura vocazione poetica unita alla linea vitale dell’autore. In questo lavoro di fine laurea ci avvicineremo alla costruzione di Ernesto, non solo nella sua strutura narrativa e scelta linguistica, ma anche nel suo tessuto psicologico e simbolico che unisce personaggio e autore, arte e vita. Per questo scopo uno strumento fondamentale sarà non solo il carteggio tra l’autore e diversi familiare e intellettuali (la moglie Lina, la figlia Linuccia, Carlo Levi ecc.) ma anche i testi paratestuali che estendono la voce di Ernesto oltre i fatti narrati nell’opera. Inoltre, essendo consapevoli della difficoltà della traduzione del libro, si offrirà in appendice una proposta di traduzione in galiziano, proponendo una struttura linguistica che possa sostituire il rapporto di prestigio e oralità che l’italiano e il dialetto triestino assumono.

Read accessible full text

Autobiografia, poetica e creazione in Ernesto di Umberto Saba

Author: Rivas Gómez, Abel
Year: 2022
Source: https://minerva.usc.es/bitstreams/1956aa20-2875-4f6b-a496-733a9ec1c1f2/download
Au obiog a ia, poe ica e c eazione in
E nes o di Umbe o Saba
G ao en Linguas e Li e a u as Mode nas
Mención en Lingua e Li e a u a I alianas
T aballo de Fin de G ao
Au o : Abel Ri as Gómez
Ti o a: C is ina Ma chisio
Ano académico: 2021/2022
1
2
3
4
INDICE
1. Riassun o 6
2. In oduzione 8
3. Umbe o Saba: i a e ope e 10
4. Il omanzo E nes o 13
4.1. Un omanzo incompiu o e impubblicabile 13
4.2. Un omanzo bilingue e li ico 17
5. Analisi 22
5.1. Episodio I: L’iniziazione come e omenos 22
5.2. Episodio II: Il con on o sadomasochis ico 27
5.3. Episodio III: La p ima asa u a e il i o no al en e 34
5.4. Episodio IV: Il con on o a me a iglia e eal à 39
5.5. Episodio V: Il anciullo dio 45
6. Conclusioni 51
7. Bibliog a ia 53
8. Appendice 56
8.1. Au obiog a ia di Umbe o Saba 56
8.2. Ma e iali pa a es uali 64
8.3. Tes i in appo o in e es uale con E nes o 69
8.4. P opos a di aduzione di E nes o in galiziano 71

5
6
1. Riassun o
7
8
2. In oduzione
La p esen e esi di ine lau ea si p esen a come un’analisi inno a i a del omanzo
E nes o, un’ope a au obiog a ica incompiu a sc i a da Umbe o Saba (1883 - 1957) negli
ul imi anni della sua i a. Ques o omanzo b e e appa e nella s o ia della le e a u a
i aliana come un esempio unico poiché, ol e a u ilizza e un’in e essan e al e nanza
linguis ica bilingue, me e in azione pe sonaggi che i ono espe ienze sessuali uo i dalla
no ma del lo o empo. La sua ischiosa doppia scel a p o ocò p obabilmen e la sua a da
pubblicazione, il che, insieme a una p ima edizione poco co e a, non ha pe messo a
E nes o di en a e nell’immagina io colle i o i aliano o assume e un luogo ile an e nel
canone. Tu a ia, ques a ope a è, a nos o a iso, uno dei omanzi più a ascinan i del
No ecen o i aliano, che ci mos a non solo la complessa in e io i à del g ande Saba, ma
anche l’assimilazione dell’appassionan e lezione della psicoanalisi, en a a nel mondo
cul u ale i aliano a a e so T ies e.
Il nos o obie i o p incipale sa à p opo e un’analisi c i ica della cos uzione
psicologica e simbolica del omanzo. A ale scopo, do emo applica e, in p ima is anza,
la eo ia eudiana alla icenda del p o agonis a, il che ci pe me e à di dimos a e come
essa sia una base ca dine pe la c eazione dell’al e ego sabiano. Inol e, pe me e e in
luce i di e si simboli p esen i nella icenda di E nes o, u ilizze emmo di e si es i di Saba
che ci pe me e anno di s abili e nessi a le ensioni dell’au o e con quelle del suo
pe sonaggio. Pe an o, il nos o me odo di analisi combine à c i ica psicoanali ica con
c i ica simbolico- ema ica e ice ca in e es uale, me endo a uoco gli elemen i che
deno ano le ensioni e ico enze nell’insieme della p oduzione sabiana.
La bibliog a ia essenziale del nos o la o o sa à, in p imo luogo, l’edizione più
ecen e di E nes o, la quale, g azie al g ande la o o ilologico di Ma ia An onie a
G ignani appa e come l’edizione di i e imen o dell’ope a. Inol e, sa anno essenziali le
edizioni “Me idiani” Mondado i di Tu e le p ose e Tu e le poesie. Pe quan o igua da
la c i ica, gli s udi ondamen ali pe la nos a analisi sono Saba di S e ano Ca ai e
Soli udine di Umbe o Saba di Alessand o Cinqueg ani. In ul imo, dobbiamo e idenzia e
che la nos a on e di accesso alla eo ia eudiana sa à l’ope a Tex os undamen ales del
15
il iolino, il anciullo, la balia, il pad e ecc.) ca a e is ici del Canzonie e. Pe ciò, non è
azza da o de ini e E nes o come un omanzo di o mazione au obiog a ico, simbolico e
psicologico di e o ad a e e implicazioni me apoe iche sull’in e o la o o sabiano. Ques o
appo o con la g ande accol a poe ica di Saba gene e à delle ensioni che spieghe anno
sia l’impossibili à pe l’au o e di da e una conclusione al omanzo sia la u u a cadu a in
disg azia dell’ope a. In a i, Umbe o Saba ci pa la spesso dell’impossibili à isica e
in elle uale di ini e il omanzo nel suo ca eggio. P obabilmen e l’esempio più
a ascinan e è la le e a del 12 agos o 1953 alla iglia Linuccia
18
, nella quale si può legge e
la celeb e ase «E nes o de e es a e un lib e o, se no quel mascalzone mi ammazza il
Canzonie e». In essa, l’indissolubili à a E nes o e il Canzonie e iene sigilla a
esplici amen e, poiché comp endiamo che il omanzo de e esse e le o come un e o
es amen o i ale e poe ico in cui si app esen a la o mazione dell’io poe ico sabiano,
semp e in e iden e connessione con la i a dell’au o e. In ques o modo, la possibili à della
mo e della accol a li ica si ma e ializze ebbe nel pe icolo di a conosce e l’o igine di
ale oce li ica, il che a ebbe co o o la le u a di ciascuna delle sue poesie
19
. Se
seguiamo ques a linea di in e p e azione E nes o e Canzonie e si li ellano pe uni si in
un’ope a o ale sull’in e a i a dell’au o e, la quale sa ebbe di isa dal momen o cen ale
dello «scoppio» della dedicazione, o e o dell’inizio della ocazione poe ica. Fo se, il
con li o più g ande so e o da Saba nei con on i della edazione di E nes o e che impedì
la chiusu a dell’ope a u il do e p eannuncia e e s abili e ques o «sal o» da E nes o-
pe sonaggio all’io del Canzonie e.
Pe quan o igua da il ca a e e impubblicabile del omanzo, Saba a e ma che la
agione u linguis ica, ossia pu amen e di s ile
20
. Comunque, la p esenza nell’ope a di
espe ienze sessuali omosessuali semb a a e a u o un g ande peso nella decisione di non
pubblica lo e ole pe sino dis ugge lo. Como ed emo, in E nes o il pe sonaggio
p incipale inizia il suo pe co so i ale con un a o sessuale omosessuale p esen a o in un
18
Pa zialmen e ip odo a in MARIA ANTONIETTA GRIGNANI, S o ia di E nes o, ci ., pp. 133-134.
19
«Il p oblema mo ale dell’impubblicabili à di E nes o, poi, non è la celeb e ase omosessuale: è Ilio. [...]
Pe ques o, Saba in e ompe il omanzo quando appa e Ilio, al imen i esso «ammazza il Canzonie e».
E nes o può s ela e oppo, appun o l’ogge o splendido e imp essionan e delle p op ie ughe e inco se: e
ques o dannegge ebbe il comp omesso a chi e a o dall’ope a poe ica» (PAOLO FEBBRARO, La e za
dimensione. Saba in p osa in «Ri is a di le e a u a i aliana», ol. 26, n. 1, 2008, pp. 91-96).
20
«il omanzo non po à mai, anche ammesso che lo inisca, esse e pubblica o, pe una agione, non di a i
– u o o mai si è de o – ma di linguaggio» (Le e a di Umbe o Saba a Pie an onio Qua an o i Gambini,
T ies e, 20 agos o 1953, pa zialmen e ci a a in MARIA ANTONIETTA GRIGNANI, In oduzione, in E nes o, p.
VI).

16
diale o eso quasi poe ico. L’iniziazione del p o agonis a non iene a a o mos a a
come dep a a a o indecen e, ma addi a a come un a o di pu ezza e ingenui à in an ile
e so la scope a dei sensi e del deside io. Così, essendo E nes o un’ope a au obiog a ica,
le espe ienze na a e nel omanzo a ebbe o po u o me e e in discussione la sessuali à
dell’au o e, il che a ebbe po u o a e e o i conseguenze nell’opinione pubblica del
momen o
21
. Comunque osse, il deside io omosessuale p esen e in Saba u semp e
nascos o all’opinione pubblica
22
e sol an o in E nes o si pe cepisce in modo chia o ed
esplici o, sebbene nel Canzonie e siano equen i igu e sublima e di ca a e e
omoe o ico. Fo se ques a na u a esplici a u la causa dell’in enzione inale dell’au o e di
a dis ugge e il omanzo a a e so i suoi ca i. Tu a ia, essa non a enne, giacché
Umbe o Saba e a consape ole che dopo la sua mo e, qualsiasi di i o su quello che a e a
sc i o non sa ebbe appa enu o più a lui ma all’in e a umani à
23
.
21
Sul con li o in e io e degli sc i o i nel pubblica e ope e con pe sonaggi con sessuali à ol e la no ma
F anceso Gne e, au o e di una inno a i a s o ia dell’omosessuali à nella le e a u a i aliana, a e ma:
«anche la le e a u a che pu e si ca a e izza come e e sione di linguaggi e di alo i codi ica i, come
spe imen azione di si uazioni e di appo i in e pe sonali che anno ol e la No ma, che spe imen a l’u opia
del possibile, almeno ino agli anni Sessan a a amen e ha osa o app esen a e amo i omosessuali, e quando
qualche sc i o e lo ha a o ha do u o a e i con i con eno mi e spesso inso mon abili p oblemi di censu a
e au ocensu a o con un indi e en e silenzio, spesso più ol aggioso della s essa condanna» (FRANCESCO
GNERRE, L’e oe nega o. Omosessuali à e le e a u a nel No ecen o i aliano, Roma, Rogas Edizioni, 2018,
p. 20).
22
«Quan o all’omosessuali à, Umbe o decise di nasconde la al mondo senza (e ques o con a, eccome!)
nasconde la a se s esso. In caso con a io, non si sa ebbe misu a o con un aspe o così quali ican e del suo
esse ci, sc i endo con incan e ole innocenza e since i à E nes o» (ANTONIO DEBENEDETTI, Lo scandalo di
esse e Umbe o Saba in UMBERTO SABA, Quan e ose a nasconde e un abisso. Ca eggio con la moglie
(1905-1956), a cu a di Ra aella Ace oso, Lecce, Manni. p. 8).
23
«Saba sape a che l’ope a appa iene al suo au o e solo in quando non è esp essa. Dopo di en a
pa imonio della ibù, cioè dell’umani à e su un ale pa imonio nessuno può accampa e di i i» (I i, p. 9).
17
4.2. Un omanzo bilingue e li ico
Una delle ca a e is iche di E nes o che anno del omanzo un es o pa icola e
nella s o ia della le e a u a i aliana è la sua inno a i a componen e linguis ica, poiché
essa, nella sua scel a bilingue i aliano- ies ino, a ol e un’in enzionali à ealis ica pe
assume e, con g ande no i à, una unzione simbolica nella cos uzione del pe sonaggio
E nes o. La scel a del e nacolo nelle in e azioni del p o agonis a iene subi o indica a da
un commen o dell'au o e nelle p ime ighe del omanzo, nel quale si spiega che il diale o
iene allegge i o e sempli ica o pe ende e possibile la comp ensione anche pe il le o e
lon ano dalla eal à ies ina.
Ques o dialogo (che ipo o, come i seguen i, in diale o; un diale o un pò ammo bidi o e
con l’o og a ia il piú possibile i alianizza a, nella spe anza che il le o e – se ques o accon o
a à mai un le o e – possa adu lo da sé) si s olge a a T ies e, negli ul imissimi anni
dell’O ocen o (E nes o, p. 3).
La si uazione linguis ica della T ies e di ine O ocen o è pa icola men e
complessa, poiché è onda a su un con li o diglossico a ben qua o lingue. La ci à, di
diale o ene o, si o a so o il po e e edesco, ci conda a dalla p esenza slo ena e
in luenza a dal mondo i aliano. Il diale o ies ino, maggio i a io a le classi basse,
imane so o il p es igio cul u ale e nazionale i aliano, il quale è so opos o a sua ol a al
edesco, lingua che si man iene come sinonimo di po e e e mezzo necessa io pe il
comme cio. Pe quan o igua da lo slo eno, la sua p esenza è innegabile nella ci à, e come
ed emo, la p os i u a con cui E nes o a à il suo p imo appo o e e osessuale ne sa à una
p o a. Comunque, non è scopo di Saba mos a ci con ealismo la si uazione linguis ica
del momen o na a o, ma a icina ci al appo o di E nes o con i pe sonaggi che lo
ci condano. In a i, l’au o e adope e à il ies ino, lingua p esen e nella sua in anzia,
seguendo una s u u a d’uso ge a chizza a, secondo la quale il diale o può sol an o
o a e spazio nei dialoghi che E nes o s olge con un nume o limi a o di pe sonaggi di
o igine bassa (come ad esempio il acchino, la p os i u a e il ba bie e) in momen i di
in imi à e con idenza. Dall’al a pa e, la lingua i aliana domina senza eccezioni la
na azione e i appo i del p o agonis a con la amiglia e la me a igliosa igu a inale di
Ilio.
La scel a delle igu e con cui E nes o usa il e nacolo non è casuale ed acce a
un’in e p e azione simbolica di e a a a o za e la p ospe i a eudiana che iempie
l’ope a. Come ed emo più a an i nello s olgimen o della esi, la unzione del acchino e
18
la p os i u a non sa à sol an o quella di esse e i p imi compagni sessuali di E nes o ma
anche quella di mani es a e le ca enze in an ili dell’adolescen e (la mancanza di pad e e
di amo e ma e no). Pe ciò, il a o di concen a e il diale o nelle lo o igu e semb a a e e,
in p imo luogo, una mo i azione di ealismo non sociale ma pe sonale
24
, che si es ende,
in secondo luogo, in un deside io di con appo e il mondo in an ile al mondo adul o.
Inol e, al bilinguismo sociale si aggiunge una dimensione li ica che o e una cos uzione
musicale di g ande bellezza nei dialoghi adolescenziali di E nes o a a e so la p esenza
isola a di e si. Pe an o, è sco e o de ini e Saba come un neo ealis a, poiché egli non
deside a ip odu e con edel à linguis ica il linguaggio delle popolazioni di T ies e, ma
usa e quella lingua ma e na e in an ile piena di na u alezza
25
pe p esen a e la icenda
esis enziale, o ma i a e psicologica del suo al e ego e so la scope a della poesia.
Come ed emo, il pe co so del bildungs oman di E nes o a anze à e so
l’incon o con il u u o amico Ilio, simbolo di una p ossima scope a di sé come poe a.
Essa a e à in i aliano, lasciando indie o la lingua dell’in anzia. Dobbiamo e idenzia e
che ques o passaggio non è un’e oluzione linguis ica p esen a a come posi i a (pe an o
c i ica con il diale o), ma simbolo di quella me amo osi e so la igu a di poe a nazionale
che E nes o (o Saba adolescen e) de e po a e a e mine. Comunque sia, la e i à è che
E nes o inizia lo spe imen alismo linguis ico che con inue à negli anni Cinquan a con
ope e come Ragazzi di i a di Pie Paolo Pasolini o Que pas icciaccio b u o di Via
Me ulana di Ca lo Emilio Gadda.
«Nol se ico da piú de quel che ga emo pa là ie i? Che el me gà quasi p omesso?
Nol sa quel che me piase ia an o a ghe?»
«Me e melo in culo» disse, con anquilla innocenza, E nes o.
L’uomo imase un pò u a o dalla c udezza dell’esp essione che, ol e a u o, lo
so p ese in bocca di un agazzo come E nes o. U a o, ed anche impau i o. Pensò che il
«mulo» (monello), già pen i o della sua mezza accondiscendenza, lo p endesse o a in gi o.
Peggio anco a: che ne a esse già pa la o a e zi o – e en uali à emibile su u e – si osse
24
«È isapu o che Saba, a di e enza dei suoi conci adini, usa a os en a amen e l’i aliano nella
con e sazione, e al diale o si ada a a sol an o nei appo i con pe sone del basso popolo. Il diale o non
enne mai a inc ina e la compagine delle sue poesie e delle sue p ose, se si ecce uano minimi inse i nelle
no elle gio anili. La opzione pe il e nacolo, nei p oposi i di Saba, do e e a e e il p imo mo en e del
deside io di se ba e il massimo di edel à ai dialoghi in eccia i dal p o agonis a adolescen e con gli al i
pe sonaggi» (ELVIRA FAVRETTI, Lingua, diale o e al o nell’E nes o in La p osa di Umbe o Saba: dai
accon i gio anili a “E nes o”, Roma, Bonacci Edi o e, 1984, p. 95).
25
«L’ammo bidimen o e l’i alianizzazione del diale o, come ico da Saba s esso, e ano non solo e e o
della olon à di o i e al le o e un es o acilmen e aducibile dallo s esso ma anche di una poe ica che
segue il p incipio enuncia o della na u ali à (che non è il na u alismo), uol mos a e – appun o – la
na u alezza degli e en i e dei lo o p incipi, dei appo i umani, dei compo amen i, più che so olinea e
mo alis icamen e di e si à o ma ca e di e enze che sono già implici e» (ELVIO GUAGNINI, Il «cuo e delle
cose». Linee della p osa di Saba in IDEM (a cu a di), Il pun o su Saba, Ba i, La e za, 1987, p. 96).
19
con ida o a sua mad e. Si a a a in ece d’al o. Con quella ase ne a e p ecisa, il agazzo
i ela a, senza sape lo, quello che, mol i anni piú a di, dopo mol e espe ienze e mol o dolo e,
sa ebbe s a o il suo «s ile»: quel giunge e al cuo e delle cose, al cen o a o en a o della i a,
supe ando esis enze ed inibizioni, senza pe i asi e gi i inu ili di pa ole; si a asse di cose
conside a e basse e olga i (maga i p oibi e) o di al e conside a e «sublimi», e si uandole
u e – come a la Na u a – sullo s esso piano. Ma allo a non ci pensa a ce o. La ase (che
ece quasi a ossi e un b accian e a en izio) gli uscí di bocca pe ché la si uazione la
compo a a. Vole a a con en o, da piace e al suo amico, e p o a e egli s esso una
sensazione nuo a, deside a a appun o pe la sua no i à e s anezza (E nes o, pp. 12-13).
Un esempio pe e o pe dimos a e la na u a del linguaggio diale ale di E nes o
è la o e dichia azione con cui il p o agonis a isponde ai deside i del suo p imo aman e.
Ques a ase, «Me e melo in culo», p o iene dalla p o ondi à dell’anima di E nes o e non
mani es a sol an o il ca a e e innocen e e ingenuo del agazzo nei con on i della
sessuali à, ma mos a anche il suo modo di concepi e e ede e il mondo. Ques o p i ilegio
isiona io, secondo il na a o e, sa à ca dine nel u u o di E nes o (il quale non e à
accon a o nel omanzo), poiché gli pe me e à di a e e uno s ile che giunga «al cuo e
delle cose». Le asi aglien i di ques o ipo p o e ebbe o allo a da una mancanza di
modelli sociali e cul u ali p es abili i
26
che do à esse e all’o igine della sua u u a isione
poe ica. Così, g azie alla ge a chia linguis ica e a un linguaggio innocen e e c udo allo
s esso empo, Saba a i e imen o, a a e so E nes o, alla sua icenda pe sonale e alla sua
p i a a concezione della poesia, semp e lega a all'espe ienza au obiog a ica e al con on o
dell’io con la eal à. Inol e, pe a o za e ques a in e p e azione sul alen o poe ico inna o
o p imi i o
27
di E nes o dobbiamo ico da e che, insieme al linguaggio aglien e, la poesia
è già p esen e nelle ba u e del p o agonis a.
Compiendo col diale o di E nes o una so a di i o no alle o igini, egli ece di quel diale o
una lingua poe ica in o za sop a u o del i mo, e i e si che i si incon ano equen i - e
ques o più con a - semp e ne amen e isola i, sono la spia più scope a del i mo col quale lo
sc i o e allegge isce e ende i i i dialoghi a E nes o e i suoi in e locu o i, senza abusa e
della o a a e non cambiando una necessi à esp essi a in un espedien e meccanico
28
26
«La gen e, B uno mio, ha un bisogno, un bisogno u gen e di “me e si in libe à”, di esse e insomma
libe a a dalle sue inibizioni. Ques o sa ebbe il mes ie e della mia ecchiaia: disg azia amen e, se lo
ese ci assi, la Cele e sa ebbe con o di me e non con o il pubblico… Ed E nes o non a e a inibizioni, o
poche poche, e in o ma piú g aziosa che angosciosa. (Non e a un decaden e, e a un p imi i o)» (Le e a di
Umbe o Saba all’amico B uno Pinche le, Roma, 30 giugno 1953, ip odo a in UMBERTO SABA, E nes o,
To ino, Einaudi, 1975, p. 145).
27
«E nes o, o e o l’adolescen e Saba, e a un p imi i o, nel senso che non e a anco a condiziona o dal
cumulo di inibizioni che si s a i icano nell’animo col passa e del empo. Pe ciò la sua cu iosi à pe la
sessuali à di ogni ipo ien a a pieno i olo nella sua nai e é, il quell’innocenza impuden e e anciullesca
che pa allelamen e lo induce a a e di nascos o una se ie in e minabile di monelle ie i ol e con o il suo
p incipale» (STEFANO CARRAI, Saba, ci ., p. 261).
28
ELVIRA FAVRETTI, Lingua, diale o e al o nell’E nes o in La p osa di Umbe o Saba: dai accon i
gio anili a “E nes o”, ci ., pp. 98-99.
20
Essa p ende o ma a a e so dei e sicoli isola i p onuncia i da E nes o in
momen i di insicu ezza, il che ci pe me e di de ini li come p odo i dell'o ali à p imi i a,
in e e na connessione con la dimensione musicale i a a li ello inconscio. Ci ando un
esempio p opos o da El i a Fa e i
29
, p endiamo un o ona io p onuncia o dal
p o agonis a in un momen o di inc eduli à du an e il suo p imo appo o sessuale (E nes o,
p. 14):
«Nol lo me i miga u o» – Nol/lo/me/ i/mi/ga/ u/ o
Il e sicolo, in connessione alla b u ali à p opos a in «Me e melo in culo», è senza
dubbio esp essione del ca a e e inespe o e ingenuo del p o agonis a, il quale, a a e so
un po e e is in i o, a ia una piccola c eazione poe ica inconscia. L’au o e p esen a così
la poesia come un po e e o igina io che so ge p ima anco a di qualsiasi consape olezza
sul p op io alen o. La poesia inna a di E nes o p eannuncia allo a la sua ocazione poe ica
e spiega le o igini del linguaggio del Canzonie e
30
.
Pe conclude e, dobbiamo e idenzia e anche che il con li o a lingua e diale o
appa e come un eicolo pe esp ime e la ge a chia amilia e e a e i a dell’in anzia di
E nes o, so o la quale si nascondono le ensioni esis enziali del poe a. L’adolescen e,
essendo educa o in i aliano, si i olge alla mad e poche ol e in diale o. Tu a ia, nel
ammen o mos a o a con inuazione, appa enen e alla con essione di E nes o a causa del
suo appo o con il acchino (Episodio IV), la mad e use à il diale o inconsciamen e, dopo
a e da o un bacio al iglio.
Dopo il bacio della mad e, e sen endo a icina si il pe dono, E nes o si sen i a inasce e.
E a uno dei pochi baci che a esse ice u i da lei. La po e a donna ci ene a mol o ad esse e
– e piú ad appa i e – una «mad e spa ana».
«No pensa ghe piú, io mio – disse, passando all’imp o iso, e senza acco ge sene, al
diale o: cosa anche ques a che le accade a di a o – quel che e sè na o sè assai b u o, ma no
gà, se nissun ien a sa e lo, an a impo anza. No i sè, g azie a Dio, una pu ela».
«No son una pu ela – p o es ò E nes o – son anche s a una ol a de una dona».
(E nes o, p. 95).
Lei, de ini a come una «mad e spa ana», è sol an o capace di i olge e pa ole di
a e o in diale o. Pe ò, subi o dopo la p ima dimos azione di amo e, la mad e i o na
all’i aliano e nega ul e io i dimos azioni di amo e al iglio. Senza dubbio Saba ip ende,
29
I i, p. 99.
30
«L’allusione allo s ile essenziale e di e o della poesia del Canzonie e è e iden e. Saba in ende a pa la e
della scope a dell’e os du an e l’adolescenza an o impudicamen e quan o candidamen e, in o empe anza
ai p incipi di poe ica cui si e a a enu o pe u a la i a» (STEFANO CARRAI, Saba, ci ., p. 260).

21
a a e so la lingua, una delle e e ne ensioni che diede o o ma alla sua ne osi, o e o
la mancanza di amo e ma e no. La lingua ies ina sa ebbe allo a il mezzo unico a a e so
il quale i appo i amilia i e in an ili possono a e e luogo e di en a simbolo dell’in anzia
pe sa e dell’amo e nega o. Secondo le pa ole di Da io P ola, l’i aliano, in ece, di en a
una lingua senza possibili à di esp ime e amo e, poiché ha il uolo di lingua del la o o e
della socie à, pe an o del mondo adul o
31
.
31
«Laddo e l’i aliano è oppo “pesan e”, oppo le e a io pe es i ui e la sua le i à di anciullo
me a iglioso, Saba non esi a – nelle pa i dialoga e – a ico e e al diale o, l’idioma dell’in imi à, dei
appo i amilia i, del mondo p imi i o […] Anche la mad e, donna che disp ezza il diale o (“appannaggio
esclusi o degli in imi s a i della popolazione”) e che con olla ol emodo le sue emozioni lesinando ca ezza
al iglio, o a solo nella pa la a ies ina le pa ole pe es e na e la sua dolcezza e consola e il iglio. Quelle
pa ole che le sa ebbe s a o impossibile p onuncia e in i aliano, la lingua dell’o dine cos i ui o, della socie à,
e del la o o» (DARIO PROLA, L’E nes o, o e o il p igione di Umbe o Saba, in «Ac a Neophilologica»,
ol. 48, 2015, pp. 140-141).
22
5. Analisi
5.1. Episodio I: L’iniziazione come e omenos
Il p imo episodio del omanzo si ap e con un dialogo in diale o a il p o agonis a,
E nes o, e un acchino en o enne della di a in cui il gio ane la o a. All’in e no di
ques o dialogo i commen i del na a o e-au o e ci p esen ano il agazzo come un
sedicenne di g ande bellezza
32
e na u a anco a in an ile, esp essa nell’incapaci à di
odia e
33
. Ques a p ima pa e del omanzo a à come culmine il p ocesso di seduzione che
po e à il p o agonis a a consuma e il suo p imo appo o sessuale. So o ale elazione di
na u a omosessuale maschile po emo in a ede e ensioni psicologiche di indiscu ibile
o igine eudiana, le quali c eano un pon e a la i a di Umbe o Saba e quella del suo
pe sonaggio. Come ed emo nell’analisi di u i gli episodi dell’ope a, la psicoanalisi sa à
necessa ia pe comp ende e le decisioni ed espe ienze di E nes o, poiché, anche se nel
omanzo non c’è alcun i e imen o di e o all’ope a dello psichia a aus iaco, essa iene
usa a da Saba «come ma e iale di cos uzione»
34
.
Du an e la con e sazione s ol a nel magazzino il acchino, un uomo ma u o, è
capace di analizza e psicologicamen e E nes o e o a e in lui i suoi due g andi aumi
i ali. Comunque, ques a capaci à dedu i a non nasce dall’in elligenza o abili à
dell’uomo, ma dall’e iden e debolezza psicologica che mani es a il agazzo. Il p imo di
ques i aumi mos a ici sa à il du o appo o di E nes o con la mad e, il quale ha eso il
p o agonis a incapace di ice e e e p ocessa e una pa ola di amo e o a e o.
«La sè un bon agazo – ipe é l’uomo – e anca – aggiunse – bel. Cussí bel che sè un piaze
gua da la».
«Mi bel?» ise E nes o. «Nissun me lo gà mai di o».
«Gnanca sua mama?»
«Ela meno de u i. No me ico do che la me gabi mai dado un baso, né a a una ca eza. La
dise a semp e, e la disi anco a, che i ioi no bisogna izia li».
«E a lei ghe ga essi piasso che sua mama la basi?»
«Sí, quando che ie o pu el. Adeso no me impo a piú. Ma o io almeno che la me disessi
qualche ol a una bona pa ola».
«E no la ghe la disi mai?»
32
«E nes o e a un agazzo di sedici anni, p a ican e di comme cio in una di a che compe a a a ina dai
g andi mulini dell’Unghe ia, e la i ende a ai o nai della ci à. A e a i capelli cas ani, icciolu i e legge i,
gli occhi colo nocciola (come quelli di ce i cani ba boni); cammina a alquan o dinoccola o, con la g azia
dell’adolescenza, che si c ede sg azia a, e si eme idicola» (E nes o, p. 3).
33
«El gà agion lei – ipe è E nes o – el pa on sè p op io un s ozin; anca mi lo odio (ma, a gua da bene il
agazzo, pa e a imp obabile che egli po esse da e o odia e qualcuno)» (E nes o, p. 4).
34
MARIO LAVAGETTO, Con e me da E nes o, in La gallina di Saba, 1989, To ino, Einaudi, p. 209.
23
«No, mai – ispose E nes o; – o assai de a o» (E nes o, p. 5).
La e i à è che la capaci à dell’uomo di comp ende e subi o i dolo i di E nes o ci
pa la della necessa ia imma u i à psicologica del p o agonis a, senza dubbio imas a in
uno s adio in an ile. La sua debolezza, come quella di Saba, p o iene da un’in anzia
auma ica, cos i ui a dalla mancanza del pad e, dall’impossibili à di ama e la mad e e dal
dolo e pe la pe di a della balia. Tu e ques e espe ienze, come o mai sappiamo,
causa ono nella i a dell’au o e una o e ne osi che iempie u a la sua ope a. Il nos o
pe sonaggio ne sa à la igu a più app esen a i a, poiché la sua iden i à e sessuali à
a e a a sa à una asposizione dei dolo i adolescenziali e adul i del poe a ies ino.
In a i, secondo la eo ia eudiana, Saba a ebbe a u o, a causa della sua na u a di
ne o ico, una sessuali à in an ile
35
, p odo a sia da uno s agnamen o nello s a o sessuale
p eadul o sia da un cos an e deside io di i o no all’o igine dell’io nei p imi appo i col
sesso.
Inol e, la psicologia ape a del p o agonis a pe me e à all’uomo di iconosce i
una seconda mancanza, ques a ol a pa e na. Essa, in o issimo appo o con la p ima,
sa à all’o igine dell’a o sessuale che s a pe accade e.
«E nol gà papà?» chiese l’uomo.
«Come el a a sa e lo?»
«El pa la semp e solo de sua mama» ispose, quasi scusandosi, l’uomo.
«Mio papà no lo gò mai conosudo» disse E nes o.
«El sè mo o?» chiese, so o oce, l’uomo.
«No. El sè di iso legalmen e de mia mama; i se gà di iso sei mesi p ima
anco a che mi nasessi».
«Pe ché?»
«No so. No i anda a d’aco do. Cussí mio papà no lo gò mai is o. El i i in
un’al a ci à; c edo che nol possi gnanca o na a T ies e. E gnanca me
impo a de éde lo. Pe mi, che el s aghi pu lon an» (E nes o, pp. 6-7).
La pa e ni à nega a pe Saba assume qua un uolo chia e come una ensione
o emen e con addi o ia, poiché il le o e po à in a ede e un o e con on o a la
ice ca inconscia dell’amo e nega o (a a e so il deside io di so ome e si alla
dominazione sessuale dell’uomo) e l’odio a i o dichia a o da E nes o («E gnanca me
impo a de éde lo. Pe mi, che el s aghi pu lon an»). Ques a duali à che si mani es a in
35
«Di emos, además, que la cons i ución supues a que mues a las semillas de odas las pe e siones no
puede se e elada más que en los niños, aunque en ellos no apa ezcan odas es as pulsiones más que en
una mode na in ensidad. De es a mane a llegamos a la ó mula de que los neu ó icos conse an su
sexualidad en es ado in an il o han e ocedido has a él» (SIGMUND FREUD, Los ex os undamen ales del
psicoanálisis, a cu a di Anna F eud, Ba celona, Al aya, 1993, p. 389).
24
un binomio a amo e e odio è ipica della psicologia in an ile e deno a l’impossibili à di
E nes o-Saba di iconcilia si con il passa o e le sue mancanze. Se gua diamo l’ope a
poe ica sabiana, ques o scon o di deside i è la en e a il sone o secondo e e zo della
accol a Au obiog a ia
36
.
Nel p imo di essi, gli ul imi due e si sugge iscono che l’o igine del dolo e
dell’in anzia sabiana p o iene dal auma dell’i epa abile ca enza pa e na.
Ciononos an e, nel co po del sone o successi o, esis e un’iden i icazione del pad e
conosciu o da adul o con i doni p op i di Saba, il che a i a a s abili e un nesso di
iconoscimen o a il pad e e il iglio o mai uomo, me endo in e idenza l’indissolubile
deside io di connessione con il p ogeni o e. La e i à è che isul a innegabile pe u i i
c i ici che la olon à decisa di E nes o di da si al acchino con e ma una mani es azione
psicopa ologica della mancanza di pad e
37
, poiché il a o di da e piace e si aduce a
li ello ne o ico in un’i e enabile olon à di esse e ama o.
Le scel e di E nes o si inco niciano così nel deside io di ealizza e due o i ensioni
psicologiche, da una pa e a i a e a ecupe a e la igu a assen e del pad e e dall’al a
po e impo e una punizione alla mad e, la quale è colpe ole dell’imma u i à
dell’adolescen e
38
. Comunque sia, l’uomo appa e come una igu a ambi alen e che
con iene a i sia della s e a ma e na sia di quella pa e na
39
. Semb a pe sino che l’au o e
abbia olu o così simboleggia e, a a e so l’incon o sessuale con la sudde a igu a
doppia, non solo un con on o con le dimensioni ma e na e pa e na (en ambe di e i e)
ma anche e idenzia e un p ocesso di eg essione e so uno s a o in an ile del
pe sonaggio. Ques a ansizione iene a o za a dall’immagine inale del appo o
sessuale a adolescen e e adul o, in cui l’uomo puli à E nes o men e egli ima à e mo
36
C . Appendice, 8.1.
37
Si eda: «Il mo i o dell’assenza del pad e di a i è ondamen ale nel omanzo e iene ima ca o non solo
dal a o che a ie igu e emminili agiscono in o no al p o agonis a di con o alla e anescen e igu a dello
zio u o e, ma anche nel accon o s esso dell’a en u a omosessuale. Il da si al acchino da pa e di E nes o
iene le o (all’inizio del secondo episodio) appun o quale ice ca di una igu a pa e na» (STEFANO CARRAI,
E nes o o il i o no del imosso in L'ul imo Umbe o Saba: poesie e p ose, a cu a di Jacopo Gala o i,
An onio Gi a di e A naldo Soldani, Fi enze, Socie à Edi ice Fio en ina, 2019, p. 139).
38
Ma ina Paino de inisce ques o p imo appo o sessuale come «una mani es azione di una olon à di
ecupe o della igu a pa e na nell’ambi o di un palese en a i o di ibellione al cos i i o o dine ma e no»
(MARINA PAINO, La en azione della legge ezza. S udio su Umbe o Saba, Fi enze, Leo S. Olschki Edi o e,
2009, p. 288).
39
«Sin dall’inizio l’uomo iene signi ica i amen e p esen a o con a i che lo sospendono a l’uni e so
pa e no e quello ma e no (“il suo aspe o a e a qualcosa di lon anamen e zinga esco; ma di uno zinga esco
mol o a enua o, mol o addomes ica o”)» (I i, p. 287).
31
nell’ope a poe ica di Umbe o Saba come un simbolo della ep essione in an ile uni a
indissolubilmen e a una s e a di dolo e. A modo di esempio, mos iamo a con inuazione
i p imi undici e si del lungo componimen o L’uomo (1928).
Te o i s’a olla ano d’in o no
al suo le o nel buio delle no i,
ed al o il suo pa i e e a alla luce
del gio no.
T a il pad e con o a lui di e ga a ma o,
e la mad e che il ol o di cela o
gli bacia a, nascos o egli in un can o,
p eme a in cuo e l’in an ile odio
e oce,
che i o a a al ol a nel pian o
con o o e oce.
54
In essi l’ogge o di en a un’es ensione isica della igu a iolen a di un pad e, la
quale p o oca «l’in an ile odio e oce». Inol e l’elemen o associa o alla dimensione
pa e na assume anche un alo e simbolico sulla c esci a dell’io nel momen o in cui esso
iene dis u o, il che è da ede e nell’ul ima sezione della poesia T e apologhi, chiama a
Il anciullo e la e ga
55
(Cuo mo i u o, 1925-1930).
In con apposizione alle dimensioni nega i e appena p opos e so ge à,
all’imp o iso, l’immagine della balia, la quale p ende un pos o nel ico do del agazzo
come una igu a ma e na posi i a a cui do e e ispe o e amo e.
«Anche una baia el gà?» chiese l’uomo.
«Ce o che la gò; e ghe oio anche ben. No son miga el solo a ole ghe ben alla sua baia.
Ghe sè un g ande poe a (el se ciama d’Annunzio) che i i anco a e che ga e a anche lui una
baia. Adesso el de i esse ecio; ma el ghe gà sc i o lo s esso una poesia. El la gà in i olada
Alla mia nu ice. Un mio cugin me gà p es à el lib o do e che la sè s ampada. La sè assai
bela; o almeno a mi la me gà piasso assai, la gò quasi impa ada a memo ia»
(E nes o, pp. 36-37)
Ques a p esenza del passa o, p esen a a in un modo epi anico a a e so la poesia
Alla nu ice
56
di d’Annunzio, ha la ca ica di e idenzia e la unzione posi i a della balia
nel p esen e e di annuncia e l’ine i abile u u a ocazione poe ica sabiana. La sua
54
UMBERTO SABA, Il canzonie e, To ino, Einaudi, 2014, p. 333.
55
Si eda: – «Dici bene, / odia a e ga; e meglio io o: i spezzo». – / «Anco non l’osi, anco non sei che
a mezzo / un uomo. E se mi spezzi, è p o a ques a / che anco mi emi». – «Oh, a me non sei moles a / da
g an empo!» – «Da un anno. Ma u m’hai, / senza occa mi, spezza a, se sai / già ide e di me, delle mie
pene» (I i, p. 323).
56
Con enu a nella accol a poe ica Poema pa adisiaco (1893). La sua p esenza man iene la coe enza della
cos uzione na a i a poiché la icenda di E nes o si s olge, come già is o, «negli ul imissimi anni
dell’O ocen o». (P esen e in Appendice, 8.3.).

32
dolcezza ico da a a a e so la elici à dei p imi anni di i a p eannuncia inol e la igu a
della p os i u a del e zo episodio
57
e l’a o sessuale ealizza o con lei, il quale
analizze emo più a an i come un e o i o no, a li ello co po ale, e so l’in anzia. Non
ci de e so p ende e che il poe a a e appaia qua chiama o a p esen a e lo s iluppo di
E nes o, poiché è ben no o il suo in lusso nell’iniziazione poe ica di Saba
58
.
Dopo l’acce azione del alo e della balia e della sua condizione come donna
po e a, E nes o, a endo nel pensie o l’amo e ma e no issu o con lei, acce a che ella
sol an o ha l’au o i à di puni lo. Quell’amo e e o, con appos o adesso alla dimensione
g o esca dell’adul o, me e à ine al appo o sadico e dipenden e a uomo e agazzo.
«La baia me sè enuda in men e p ima – con inuò E nes o, – quando che lei la me dise a che,
pe el zigo e pe i dispe i che me piasi a , me me i e io le sculaciade, e mi ghe gò ispos o
che quele se ghe le dà solo ai pici pu ei».
«La sua baia ghe le da a?»
«Mi ce o no me ico do; o solo come un’omb a. Ma ela me con a che qualche ol a, la me
le da a, e bone. La me con a anche che, apena pianze o, la mola a subi o. De la mia baia,
o si, le me i a o; ma no ce o de lei». E gua dò se e amen e l’uomo (E nes o, p. 37).
Di a i, alla ine dell’episodio sa à E nes o a colpi e il acchino con la sudde a
e ga, pe dopo dis ugge la, assumendo egli il uolo di pad e e cancellando le p e ese del
b accian e. In e mini psicoanali ici, il nos o p o agonis a po a a e mine un passaggio
dalla s e a masochis a, a a e so quella sadica, che de e ini e con la dis uzione di
qualsiasi ipo di so omissione pa e na. Seguendo la lezione di Cinqueg ani, l’episodio
semb a chiude si con la issazione sessuale di E nes o, che sceglie di spos a si da una
dimensione emminile a una maschile.
Non più E nes o i iu a sol an o la sua sessuali à passi a come a eni a p ima, ma la
as o ma da passi a ad a i a p op io nel momen o in cui aglia i appo i con l'uomo. Se
p ima e a il b accian e ad a e e una «pun a di sadismo», adesso è il agazzo, è così che, col
consenso di F eud, egli speci ica la scel a del suo sesso: da emminile a maschile, sì, semb a
a e i e Saba, ma nel senso au o izza o dalla psicanalisi, di passi o e a i o
59
57
«Il e zo episodio, impe nia o sull’amo e e e osessuale a il pu eo e la p os i u a, è p ecedu o (alla ine
del secondo capi olo) da una b e e dig essione che ha pe a gomen o la Balia. Viene scomoda o
d’Annunzio, au o e di una poesia in i ola a Alla mia nu ice che E nes o impa a quasi a memo ia»
(CLAUDIO GARGANO, E nes o e gli al i. L’omosessuali à nella na a i a i aliana del No ecen o, Roma,
Edi o i Riuni i, 2002, p. 35).
58
«Leopa di e d’Annunzio sono, a nos o a iso, due igu e chia e nella o mazione poe ica del gio ane
Saba; con le quali il poe a ies ino si me e alla ice ca del p op io nucleo esp essi o» (ŽELJKO DJURIĆ,
Umbe o Saba e Gab iele d’Annunzio (alcuni aspe i c i ici e es uali), in «Ri is a di le e a u a i aliana»,
ol. 26, n. 1, 2008, p. 47).
59
ALESSANDRO CINQUEGRANI, Soli udine di Umbe o Saba, ci ., pp. 80-81.
33
Pe conclude e, è ca dine e idenzia e che, secondo F eud, può da si nell’indi iduo
la coesis enza di un deside io sadico e uno masochis ico
60
. Ques o a o, che si onda sui
p incipi di a i i à e passi i à, associa il uolo sessuale a un uolo men ale di domina o e
dominan e. E nes o, nella sua p esa di consape olezza, dis ugge il simbolo della sua
so omissione, ma a endolo usa o anche lui con o l’uomo. Così il nos o pe sonaggio
semb a di ige si e so una nuo a sessuali à che scon igge la alenza pa e na a u a
dall’adul o du an e gli incon i p eceden i
61
. Ques a dis uzione del appo o di in e io i à
a sì che i alo i sociali o nino alla lo o posizione, causando in E nes o un e iden e senso
di supe io i à
62
nei con on i del suo aman e.
60
SIGMUND FREUD, Los ex os undamen ales del psicoanálisis, ci ., p. 375.
61
Si eda MARINA PAINO, La en azione della legge ezza, ci ., p. 295.
62
«Il acchino en a incau amen e di acquisi e un dominio assolu o, come so olinea l'ina eso e incong uo
passaggio dal lei al u, e allo a E nes o si a ale di u o il suo po e e, de e mina o dall'a azione sessuale,
pe spodes a lo acendosi consegna e lo s umen o di sop a azione, ese ci ando egli s esso la supe io i à
sanci a dalla punizione del colpo di e ga e mani es a a anco a nel p osieguo con l'immedia o, pe en o io
o dine i ol o all'uomo: «"E adesso la o emo" disse con a ia g a e, da supe io e a in e io e» (STEFANO
CARRAI, Saba, ci ., p. 266).
34
5.3. Episodio III: La p ima asa u a e il i o no al en e
Il pe co so del bildungs oman di E nes o con inue à nel e zo episodio a a e so
due espe ienze con un p o ondo signi ica o simbolico, le quali, benché la p ima p oduca
la seconda, si o ano in due es emi della psicologia e dell’a en u a i ale del
p o agonis a. L’al e ego dell’au o e do à inizia e ques a nuo a icenda con la sua p ima
asa u a, la quale a à un o e ca a e e auma ico, poiché segne à, a li ello sociale e
men ale, la ine della sua in anzia. Ques a dis uzione del mondo anciullesco e à
po a a a e mine (inconsciamen e) dal ba bie e Be na do, che, pu essendo un
pe sonaggio seconda io, assume o i alenze pa e ne. Ciò si gius i ica g azie al a o che
a T ies e co e ano oci che il ba bie e osse il pad e na u ale di E nes o. Ques o
e oscena – in onda o – e a s a o accon a o al p o agonis a dal cugino co u o e
63
.
Be na do semb a p esen a si così pa allelamen e alla balia, nel suo caso come l’unica
en i à pa e na posi i a a u a da E nes o du an e l’in anzia
64
.
La isi a dal suppos o pad e, p ima di a i a e al climax della asa u a, ci mos e à
due aumi p o ondi del agazzo: la poesia e la musica. In a i, E nes o, che già legge
«qualche lib o sc i o in e si» iene chiama o dal ba bie e, in modo i onico, «poe a».
Pe ò, ques a p ima e i a (in esa come il deside io di esse e quello che non si può) sa à
supe a a dal auma dell’incapaci à di suona e con i uosismo il iolino.
El me gà di o anca che i sè poe a. Sè e o?»
Il agazzo a ossí. «Mio zio – ispose – el sè ma o. El me ga e à is o lege qualche lib o
sc i o in e si; e alo a el con a in gi o che son poe a».
«El iolin pe ò i lo soni semp e» disse Be na do, occando un’al a piaga di E nes o. «Mi e
sen o de qua. E alo a ghe digo subi o a Giacomin (il la o an e): Ecco el nos o E nes o che
s udia el iolin (E nes o, p. 44).
Il na a o e s olge à successi amen e una lunga dig essione sulla dolo osa passione
del agazzo pe il suo s umen o, la quale e a inizia a pe a i o deside io di E nes o di
di en a e simile ai g andi conce is i del momen o. Pe ò, il suo a do inizio a e a eso
di icile acquisi e i uosismo, causando indi e enza da pa e della mad e e be e c udeli
da pa e dello zio. In ques o modo, il iolino appa e come una e i a la en e dell’in anzia
63
La igu a anonima del cugino è esponsabile di inizia e E nes o nella conoscenza del mondo del sesso.
Essa semb a a e e un alo e simbolico, poiché i suoi insegnamen i, anche se ine i abili nella i a
dell’adolescen e, come il sape e «come si anno e come nascono i bambini» (E nes o, p. 42) o la ecnica
della mas u bazione (E nes o, p. 70), engono de ini i come c imini. Saba semb a p esen a e così la c esci a
e l’abbandono del mondo in an ile come una co uzione impos a dagli al i.
64
Si eda: «Be na do […] lo conosce a e se i a in da piccolo; e a s a o il p imo, dopo la sua balia, a
aglia gli i capelli, e spe a a di esse e lui a a gli la p ima ba ba» (E nes o, p. 43).
35
che p o oca una so e enza «piú pungen e di uno schia o
65
». La cen ali à della
dimensione musicale in Saba-E nes o può esse e dimos a a a a e so la poesia Violino
(Ul ime cose, 1935-1943), poiché essa, messa a con on o con la icenda dell’adolescen e,
segna alla pe ezione l’indissolubili à a le ensioni di E nes o e quelle di Saba. In a i, il
ema del iolino ima à nell’immagina io dell’au o e come la agica dimos azione
dell’impossibili à di aggiunge e quella soddis azione na cisis ica o e a
dall’ammi azione al ui del p op io alen o.
A u o
di a iopin i ancobolli in cambio
e mu o
da an o, cosí dolci a gen ei suoni
dal uo legno ca a o io ques a no e,
mio iolino, sos egno
della di icile e à, di lei na o
mi aggio, a oscu e inquie udini po o,
che il mio dono non e i.
A e nei sogni
i i o, a quando a quando, di una no e.
66
La p esen azione di ques o dolo e anciullesco unzione à come an eceden e a un
nuo o auma, ques a ol a non dell’in anzia, ma sanziona o e della sua ine. Dopo il
aglio egola e di capelli, il ba bie e o a sulle guance di E nes o una pelu ia che ase à
elocemen e.
«El spe i un momen o – gli disse; – sen o qua un poco de ba ba. Se el gà un ià de pazienza,
ghe la ca o in un momen o».
A E nes o mancò il co aggio di ibella si. In eal à, non si a a a anco a di una e a e p op ia
ba ba, ma solo di una lie e pelu ia, quale a ebbe po u o benissimo imane e sulle guancie,
ino a quel momen o in onse, del agazzo. Il suo mo imen o is in i o sa ebbe s a o di alza si
e scappa e; ma, imidezza a pa e, a ebbe do u o da e delle spiegazioni; e, o non le o a a,
o non po e a esibi le. Gli passò pe la men e – un a imo – l’uomo; lo ide, lon ano, come se
piangesse. In an o Be na do, che igno a a i con li i del suo pazien e, gli a e a già insapona e
le guancie e passa o sop a, appena appena, il e o. E a, ol e a u o, il suo mes ie e: se non
ci osse o s a e ba be, Be na do le a ebbe in en a e.
E nes o inalmen e u lascia o libe o, e si alzò. Nessuno si acco se che a e a le
lac ime agli occhi (E nes o, pp. 46-47).
Il opos del aglio di capelli e della p ima asa u a assume una unzione chia e nella
s u u a simbolica del omanzo come sigillo dell’inizio di una i a adul a che e à
o emen e i iu a a. A li ello eudiano l’a o della asa u a ha la s essa unzione della
65
Si eda E nes o, pp. 44-45.
66
UMBERTO SABA, Il canzonie e, ci ., p. 446.
36
ci concisione
67
, ossia un alo e pe o ma i o di iden i icazione dell’indi iduo con un
nuo o s a o i ale. Pe ciò, E nes o, essendo consape ole adesso della ine della sua
in anzia, piange à come un bambino e si lamen e à del ba bie e da an i a sua mad e.
Inol e, la a idica isi a segne à anche la ine della sessuali à inizia ica del agazzo,
ico da a dall’immagine men ale del acchino che «Gli passò pe la men e […] lon ano,
come se piangesse» (E nes o, p. 46).
Dopo ques a ansizione imp e is a e so il mondo adul o e la ma u i à, il nos o
pe sonaggio en e à di compie e il seguen e passo e so la sessuali à s abili a come
unzionale, o e o la do e osa espe ienza di equen a e le p os i u e. Il successi o
e en o dell’incon o e e osessuale di en e à così un p odo o logico del i uale della
asa u a-ci concisione, assumendo che ale ce imonia abbia e idenzia o il ca a e e adul o
di E nes o. Nien e di più lon ano, come ed emo, poiché la sessuali à del p o agonis a
non sa à anco a né unzionale né psicologicamen e sana, bensì mi e à a po a e a e mine
un dispe a o iaggio isico eg essi o e so lo s a o p ena ale. La icenda del ba bie e
appa i à così come l’inizio di un g ande i iu o di c esce e e di amme e e la ine della
i a in an ile.
La nuo a iniziazione di E nes o a e à con Tanda, un’umile p os i u a di o igine
slo ena che, a a e so una p og essi a assimilazione della sua igu a con quella della
balia, di en e à una seconda mad e unzionale pe E nes o. Il lo o appo o culmine à in
una usione co po ale che po e à il p o agonis a al pun o di massima connessione con la
manca a dimensione ma e na.
En ò in una s anze a, di cui lo colpí l’odo e. E a un odo e di bianche ia nuo a,
appena aglia a; lo s esso che gli piace a an o nella casa della sua balia. Ques a, che a e a
il ma i o ammala o, e do e a guadagna e la i a pe lui e pe lei, cuci a a macchina u i i
pome iggi capi di bianche ia di e si, che la ma ina ende a, o ce ca a di ende e, in Piazza
del Pon e osso […] Anche la donna di E nes o cuci a della bianche ia; ma lo ace a pe sé e
pe i suoi clien i: ci ene a mol o alla pulizia. Fo se e a anche una buona donna, con ep essi
is in i ma e ni. Quello s ano clien e, che gli e a capi a o in pieno gio no, e mos a a anco a
piú gio ane della sua e à, pa e a a o appos a pe i a gli uo i, nel caso li a esse a u i.
Un’al a cosa che colpí E nes o, e gli ico dò di nuo o la casa della balia, u un lumino che
a de a so o un’immagine della Madonna, poco lon ano dal le o g ande (ma imoniale) con
le lenzuola esche di buca o (E nes o, pp. 51-52).
Risul a essenziale pe ques a a gomen azione a e ma e che la simili udine s abili a
a Tanda e la balia non si o a in modo dominan e nel lo o isico od o igine, ma
67
Si eda MARIO LAVAGETTO, Con e me da E nes o, in La gallina di Saba, ci ., p. 209.

37
sop a u o nell’ambien e delle lo o case e nell’umil à del lo o modo di i e e. Ques o
p ocesso di unione delle due igu e emminili p ende a io unicamen e dagli s imoli
senso iali o e i dall’abi azione di Tanda, simili a quelli della casa della balia del
bambino E nes o-Saba
68
. La igu a della p os i u a di en a allo a un mezzo a a e so il
quale la balia acquis a uno spazio isico nella s o ia di ma u azione del nos o
p o agonis a.
Il iaggio senso iale di E nes o e so l’o igine della elici à in an ile si ed à
accompagna o dall’a eggiamen o di Tanda, il quale e oche à nel le o e una o e
dolcezza ma e na, mani es a a nella soa i à del suo linguaggio e nel deside io di
accompagna e il agazzo nella sua inespe ienza. Il culmine delle cu e della p os i u a
a i e à nel climax sessuale e nella ce imonia di pulizia che lo segue. Nel b ano
successi o ediamo che il appo o sessuale non iene desc i o isicamen e, ma
accenna o sol an o a a e so il piace e p o a o da E nes o.
E nes o p o ò un g ande piace e, ma che non gli iuscí nuo o. Gli pa e di a e lo
p o a o già al e ol e, di sape lo da semp e, da p ima anco a della sua nasci a. Si sen i a
come un uomo che, dopo un iaggio a en u oso, i o na nella sua casa, di cui conosce e
i o a u o: la collocazione dei mobili, i ipos igli; ogni cosa insomma. Quando si alzò,
in anca o, la donna p ese un ca ino, i e sò den o p ima dell’acqua, poi un liquido che la
colo ò legge men e di osa, e la ò la i ili à mo i ica a di E nes o. E a un i o, ed anche una
p ecauzione «pos ac um» con o le mala ie, che i clien i agg adi ano ed esige ano. E nes o
che, o a, non eme a piú di sé s esso, chiese in o mazioni.
«Sè pe la pulizia» gli ispose la donna. «Mi no gò ce e mala ie; se no, e lo ga essi
di o. O, almeno, e ga essi egalà un goldon (p ese a i o). Ma i omini ol cussí e mi, se oio
i e , de o con en a u i. Ma de da e una mala ia a i me sen i io un’assasina»
(E nes o, p. 54).
Tale sensazione di i o no all’o igine iene p odo a dalla usione co po ale della
p os i u a-balia con l’adolescen e e ma ca il cen o simbolico dell’episodio. Essa po ebbe
esse e de ini a come un “piace e ombelicale”, il quale non p o iene a a o da una on e
sessuale, bensì dalla soddis azione di una ensione psicologica di e iden e na u a
eudiana. Senza dubbio, non o iamo nell’incon o con Tanda alcun i e imen o che ci
accia pensa e a un’e oluzione sessuale posi i a, ma al con a io, a un i o no assolu o
alla na u a in an ile
69
che si p oduce a a e so la dissoluzione dell’indi iduali à di
68
STEFANO CARRAI, E nes o o il i o no del imosso, ci ., p. 141.
69
«Si può di e che, pe E nes o, il suo p imo appo o con una donna, più che un “ing esso nella i a adul a”,
sia un i o no al passa o, alle dolcezze dell’in anzia […] La conclusione dell’episodio – con la donna che,
pe mo i i igienici, la a E nes o con acqua legge men e colo a a dal osa di un disin e an e – semb a
a o za e ques a immagine di i o no alle cu e e alle p emu e della balia. E nes o con uso, imba azza o,
s o di o, le da à u i i soldi che ha in asca nel go o en a i o di paga e qualcosa che non ha p ezzo»
38
E nes o nel co po della donna. Siamo da an i in a i a un deside a o i o no al en e che
ichiama, a a e so la pene azione, il piace e o igina io dell’unione ombelicale con la
mad e.
Pe conclude e, l’assimilazione di Tanda come la “nu ice-seconda mad e” e
l’espe ienza del g ande piace e si p esen ano come un o esciamen o del i uale di
ma u azione che a e a a u o luogo ami e la asa u a e come un con on o di e o con la
mad e biologica. Così, le mancanze ma e ne di E nes o non engono co e e da un
deside io inces uoso, ma egli o a l’amo e necessa io di una igu a ma e na senza passa e
a a e so una iuni icazione con sua mad e, la quale, nel suo ca a e e de e i o non po à
mai né ama e né esse e ama a da suo iglio
70
. Il nos o pe sonaggio, schie a osi con o
l’obbliga o passaggio e so il mondo adul o, non di en e à uomo dopo la p ima asa u a,
ma si i uge à dal p esen e a a e so un i o no a uno s a o più che in an ile, decisamen e
e ale.
(FRANCESCO M. CATALUCCIO, L'e e no i o no all'in anzia: E nes o, in ARNALDO COLASANTI (a cu a di),
Nuo a c i ica le e a ia nell'I alia con empo anea, Rimini, Gua aldi, 1996, p. 172).
70
CLAUDIO GARGANO, E nes o e gli al i, ci ., p. 36.
39
5.4. Episodio IV: Il con on o a me a iglia e eal à
Nell’episodio più lungo dell’ope a l’azione gi a in o no all’au olicenziamen o di
E nes o e alla sua pos e io e con essione alla mad e della icenda sessuale con l’uomo,
mo i o ul imo dell’abbandono del pos o di la o o. Tale con essione di en e à un pun o
cen ale della i lessione psicologica e simbolica del omanzo, poiché, ol e a con inua e
le alenze eg essi e is e negli episodi p eceden i, sa à uni a alla lezione me a igliosa
app esa da E nes o g azie alla le u a de Le mille e una no e. Inol e, du an e l’episodio
appaiano chiama i in causa al i es i le e a i che a o zano la comp ensione dei
sen imen i p o a i dal p o agonis a, a i quali s e ano il Me is o ele di A igo Boi o e
Cuo e di Edmondo de Amicis
71
.
I mo i i che po e anno a E nes o ad abbandona e il pos o nel magazzino sa anno
due. Da una pa e l’impossibili à di con inua e il appo o con il b accian e e dall’al a il
con on o con il conco en e
72
, o e o un agazzo ecen emen e assun o nella di a.
L’odio e so ques o agazzo sla o, di nome S e ano, non p o e à da odi azziali (come
il na a o e o emen e e idenzia
73
) ma semb a in ece p o eni e da una gelosia in an ile,
simile a quella p o a a dai p imogeni i dopo la nasci a di un nuo o bambino. Senza
dubbio l’a i o di ques o agazzo mino e segna la o mai ine i abile c esci a di E nes o, il
cui pos o nel magazzino do à adesso esse e condi iso con un al o app endis a.
Il nos o pe sonaggio, dopo il con on o con il nuo o assun o e la decisione inale
di libe a si dell’uomo
74
, sc i e à una le e a o ensi a al signo Wilde , il quale, pieno di
u ia, lo licenzie à imp o e andolo ac emen e. Nell’appa izione inale di ques a igu a
o iamo un en a i o del na a o e-au o e di aggiunge e le igu e pe se del suo passa o
71
Umbe o Saba usa in E nes o di e si es i le e a i e s o ici pe cos ui e la icenda emozionale e
psicologica del suo pe sonaggio. Ol e a quelli p esen i in ques o episodio dobbiamo accenna e all’Iliade
di Vincenzo Mon i, alla già menziona a Alla nu ice di D’Annunzio o al gio nale ies ino «Il La o a o e».
72
E nes o, p. 59.
73
Si eda: «Che agazzo!» pensò, e non pe quell’o igine, E nes o; che e a un buon i aliano, ma non ol e:
e a – come si di ebbe oggi – un pa io a e non un nazionalis a. Pe di piú e a anche socialis a; e, o se pe
l’in luenza della sua «seconda mad e», non nu i a, come i conci adini del suo ce o (suo cugino pe
esempio) odio alcuno con o gli sla i. Il agazzo gli e a an ipa ico pe al e agioni» (E nes o, p. 61). L’odio
azzis a del cugino co u o e appa e come il p imo insegnamen o che E nes o i iu a della sua igu a di
maes o. Umbe o Saba de inisce così la sua p ospe i a i ale della concezione nazionale i aliana, lon ana
dall’ideale azziale s abili osi nei p imi decenni del No ecen o.
74
«E nes o man enne, come usa a, la p omessa; e l’uomo che s’e a, pe l’occasione, ol o il azzole o,
scop endo la capiglia u a ne a da zinga o, iuscí pe ino a s io a gli una guancia con un bacio. Ma il agazzo
capí che, pe libe a si di lui, gli imane a una sola ia ape a: licenzia si o, meglio anco a, a si licenzia e
dal signo Wilde » (E nes o, p. 70).
40
a a e so una iconciliazione con la lo o i a. Nel suo caso, il u u o agico del pa on, il
quale do à mo i e nei campi di concen amen o c ea i dalla « an o ama a Ce mania»
75
,
appa e come una dolo osa immagine capace di isigni ica e il alo e del passa o. Il i o no
all’in anzia me a igliosa di Saba lascia così spazio al dolo e del p esen e, il quale è in
g ado di ende e i ico di in an ili auma ici, poiché con amina i dalla conoscenza di u a
l’esis enza dei lo o p o agonis i. Ques a necessa ia unione con le igu e del passa o si
ipe e con S e ano, che, a a o da E nes o come nemico, do à in u u o i e e la
ca as o e della p ima gue a mondiale
76
, p op io come Saba.
Dopo la decisione libe a o ia, E nes o do à a on a e la mad e, che a à di u o
pe a lo iassume e dal signo Wilde . Il agazzo do à allo a con essa le la e a agione
della sua scel a, o e o me e ine al appo o con il acchino. Così si a i e à al pun o
di massima ensione dell’ope a, il quale si di ide in due con essioni, una sul appo o
omosessuale e un’al a sulla equen azione delle p os i u e. Ques a g ande ensione
comincia con la con essione del appo o omosessuale, dalla quale la mad e Celes ina può
sol an o es a e il la o ma e iale
77
, senza pe cepi e i suoi alo i psicologici. Esso e à
de ini o da E nes o come un a o deside a o, il che po a il p o agonis a ad a e ma e pe
la p ima ol a, che, almeno a li ello sociale, non è più un agazzo
78
. In ques o modo, egli
p esen a decisamen e la sua a i a olon à in en ambe le espe ienze sessuali e segna una
p ima acce azione di una dolo osa ine dell’in anzia che si mani es a con o la ceci à
della p ogeni ice.
Comunque, p ima di a i a e al momen o epi anico del pe dono, la icenda di
E nes o con sua mad e si s olge in un p ocesso di a icinamen o ma e no- iliale che
do à ini e in un’al a eg essione in an ile del p o agonis a. Ques a eg essione, anche
se semb a esse e nega a dalla dichia azione appena is a, aggiunge à il suo pun o
massimo nella con e sazione inale a i pe sonaggi, nella quale so ge à la mancanza
75
Si eda E nes o, p. 64.
76
«[S e ano] pensò, pe un momen o, di co e gli die o e di s inge gli, pe comunanza d’e à, la mano. Ma
poi pensò in ece al signo Wilde – an o piú po en e del po e o agazzo scaccia o –; pensò all’imp essione
che il suo ges o a ebbe po u o a e, se sco o, al p incipale; e, mancandogli il co aggio di compie e quella
buona azione, i inunciò, e imase, ino a quel a ale agos o del 1914, e mo a quel pos o» (E nes o, pp.
76-77).
77
«La signo a Celes ina non ede a che il la o ma e iale del a o, che gli semb a a, piú che al o,
incomp ensibile. Le s uggi a del u o il suo signi ica o – la sua de e minan e – psicologica» (E nes o, p.
93).
78
«Non sono piú pe bene, e non sono piú un agazzo – disse, suo malg ado, E nes o – o almeno non lo
sono piú pe la Legge. E, se io non a essi olu o...» (Ibidem).
47
assimilando la lezione nie zschiana, Saba c ea una igu a che, pu essendo con enu a in
una o ma apollinea (allo s ile della bellezza o ale del Tadzio di Thomas Mann),
mani es a una pulsione p imi i a musico-sessuale che esplode in una dimensione che
de e ine i abilmen e con amina e E nes o e po a lo, con il consenso di E os, alla u u a
scope a della poesia.
Pe gius i ica e la na u a di p oiezione na cisis ica del « anciullo dio» dobbiamo
anco a una ol a consul a e Il canzonie e. A ale scopo sa à di g ande u ili à me e e a
con on o le poesie In anzia (Il piccolo Be o, 1929-1931) e il sone o ses o di
Au obiog a ia (1924).
INFANZIA
Emilio ha ice u o da sua mad e
un ca o dono.
Ed io, pe un ico do, gli pe dono
la sua elici à.
La gabbia è appesa al mu o; en o le s a
il ca o dono. Egli ha un amico adesso
che assai gli piace. E quando anch’io pe gli anni
e o un anciullo, e ne a e o. Sop a
di lo o, come mad e in lie i a anni,
con il piú ene o a e o impe a o.
Al me lo aus e o m’iden i ica o;
uno s o nello e a il anciul i ace,
che non e o, che a ei olu o
esse e. In pace
pa la o, e a lungo, a una gallina.
A lungo
cosí oggi pa lo alla donna che iene
del illagge o ca sico na io,
a lei che il seno mi po se.
E o a addio,
ma non pe semp e, ama a in anzia. Il io e
della mia i a a e lo de o; ad esse e
io imas o un anciullo, uno che egge e
ben sa gli umani pesi, e ha, in piú, il dolo e
che di a i g a i e e i uomini appena
può a la cosa che non a gli è pena
g ande: gioca e.
91
91
UMBERTO SABA, Il canzonie e, ci ., p. 392.

48
In In anzia appa e la o e dico omia p op ia all’io scisso a quello si è e quello che
si deside a esse e. Il me lo e la gallina, simboli pa adigma ici della p oiezione na cisis ica
che causa l’amo e secondo Saba, assumono il uolo di un secondo io nei con on i del
poe a, poiché o ono una condizione e una eal à al e na i e allo s a o i ale dell’io.
Senza dubbio, en ambi gli elemen i, che appa engono al mondo dell’in anzia, nascono
dall’e e na ensione di Saba, ossia il i o no impossibile alla anciullezza. Nel caso di
E nes o nell’episodio a uale, i o em animali e le e a i (il anciullo o ien ale) anno luogo
a Ilio, il che p o oche à un deside io i e enabile di aggiunge e uno s a o supe io e
a a e so l’amo e con la igu a idealizza a. In al e pa ole, se E nes o a e a is o nel suo
me lo e nella sua gallina due simboli della libe à deside a a e se nel anciullo o ien ale
a e a p oie a o i suoi deside i di amo e e bellezza, in Ilio la scissione dell’io si
ma e ializze à
92
. Inol e il anciullo do à occupa e il pos o dei appo i sessuali
p eceden i, se ogliamo, pe ché a e ma una pulsione es e ica a i a nel momen o in cui
il p o agonis a, non po endo esse e Ilio, si accon en e ebbe di a e lo
93
.
D’al a pa e, nel componimen o ses o di Au obiog a ia
94
appa e la igu a di un
amico che semb a o a si in s e o appo o con la igu a di Ilio. Ques o amico
dell’in anzia, sublima o dall’io li ico a a e so il deside io di con e i gli «l’allo o di
glo ia», semb a esse e un p eceden e della igu a di s ao dina ia bellezza e impo anza
i ale incon a a da E nes o al conce o. Possiamo a e ma e dunque che l’amico alluso
nel componimen o ichiama la igu a di Ilio, sia nella sua bellezza apollinea sia nella sua
na u a di idealizzazione na cisis ica. Po emmo pe ino sos ene e che Saba deside a che
il anciullo sia co ona o d’allo o così come egli s esso deside a aggiunge e lo s a o di
poe a celeb e
95
, pa allelamen e al deside io di E nes o di ede e il ion o del nuo o amico
92
«Ilio […] non è un anciullo qualsiasi, ma è quello dei sogni di E nes o, è esplici amen e e non più
seg e amen e, un luogo, uno s e eo ipo del p op io immagina io […] A pa i e da ques a semplice
conside azione, il omanzo palese à in manie a oppo e iden e la sua na u a simbolica, la sua elazione
di icile e non più isol a a in enzione e eal à» (ALESSANDRO CINQUEGRANI, Soli udine di Umbe o Saba,
ci ., p. 125).
93
Si eda: «Si alzò p ima della ine; ole a esse e ce o di ede e anco a una ol a, all’usci a, il
me a iglioso anciullo, che, non po endo esse e, si sa ebbe accon en a o di a e e» (E nes o, p. 106).
94
P esen e in Appendice, 8.1.
95
«Non si può in a i dubi a e che i p imi e si del componimen o […] alludano a una elazione di ipo
omosessuale: pe inciso, è sin oma ico che la quali à di ale elazione si i eli a Saba nella – e pe la –
sc i u a, assun a anco a una ol a a me a o a, a luogo p i ilegia o della conoscenza di sé, dell’esplo azione
dell’inconscio. Ma al e an o indubbio è che l’amico «bello e lie o come un dio» app esen i una scel a
ogge uale di ipo na cisis ico […] ed è in oppo e iden e che la igu a dell’amico è il isul a o di un
p ocesso di idealizzazione, la p oiezione di ciò che Saba è s a o (il anciullo ‘bea o’) e, insieme, di ciò che
o ebbe esse e (il poe a celeb e e ama o)» (FERDINANDO PAPPALARDO, “Come si di en a ciò che si è”.
49
nella musica. Vediamo allo a che la cos uzione di un secondo io idealizza o nella igu a
di un o em- e iccio è una cos an e della app esen azione dell’in anzia del poe a.
En ambe le poesie sono un esempio pe e o della c isi le e a ia so e a da Saba
nel momen o in cui si a icina alla ine della s esu a di E nes o. A a e so la lo o le u a,
dopo a e conosciu o la icenda del nos o p o agonis a, capiamo subi o l’eco di quelle
pa ole di Saba che alle a ano della mo e de Il canzonie e. In a i, le ensioni dell’io
li ico in en ambi i componimen i semb ano, dopo una le u a c i ica assieme al omanzo,
assolu amen e pa allele e in e connesse alla cos uzione del pe sonaggio E nes o. Pe ciò,
all’in e no dell’uni e so poe ico-simbolico di Saba e il suo pe sonaggio, non è sbaglia o
a e ma e che se il omanzo osse s a o con inua o ino a desc i e e lo «scoppio della
ocazione», il le o e a ebbe po u o iconosce e nell’io della accol a un E nes o che
e e le sue necessi à na cisis iche sul ico do me a iglioso degli a enimen i
dell’in anzia. Una con usione ale ende ebbe insepa abile au o e e pe sonaggio, il che
des abilizze ebbe il pa o le e a io che sos iene una accol a come Il canzonie e,
indubbiamen e concepi a come un pe co so au obiog a ico. In ques o modo, è e iden e
che le agioni che po a ono il poe a a in e ompe e la edazione del omanzo non u ono
sol an o di na u a isica e psicologica, ma anche lega e al appo o con li uale, a li ello
le e a io, a i di e si mondi delle sue c eazioni.
L’episodio quin o del omanzo si in e ompe con l’incon o di Ilio ed E nes o sulle
scale di casa del lo o maes o di iolino, du an e il quale il p o agonis a mani es e à o mai
una o ale so omissione al agazzo, na a da una o e ammi azione. L’esempio pe e o
di ques a nuo a dipendenza di on e a E os ( o se specula e a quella issu a dal acchino)
è il a o che E nes o o za la con e sazione pe o ene e la possibili à di usci e con il suo
nuo o aman e, il che gli dà un piace e celes iale. A ale scopo p onuncia la sua «domanda
a ale», la quale sa à capace di de ini e la na u a del suo in e locu o e. Così, Ilio appa i à,
ami e la sua ispos a, come simile a E nes o, poiché deside a soli udine nelle sue
passeggia e, abi udine indispensabile pe la c eazione secondo Saba e pe an o la en e in
E nes o.
«Allo a issiamo pe domenica» disse in e a, come pe pau a che l’al o cambiasse idea,
E nes o. «Ti piace piú Ba cola o San ’And ea?»
L’Au obiog a ia di Saba in Lo “spe o ideale”: saggi su Gozzano, Saba, Mon ale, Ba i, Paloma , 2006,
pp. 156-157).
50
E a la sua domanda a ale. San Bo olo, da quando cambiò nome e di en ò Ba cola, e a la
pa e «mondana» della Ri ie a; San ’And ea in ece e a un passeggio soli a io, do e non ci
anda a quasi nessuno. Quando E nes o ole a a si un’idea di una pe sona, sape e se e a, o
no, ada a a con e sa e con lui, le ace a ine i abilmen e ques a domanda. (Non l’a e a a a
all’uomo, pe ché con lui non ole a usci e a spasso). Se l’in e oga o p e e i a Ba cola, e a
ini o, e ini o pe semp e; al imen i po e a, o se, anda e. Il p a ican e dal iso iangola e
a ebbe p e e i o, a da sé, Ba cola. A ese con ansia la ispos a.
«A me piace di piú San ’And ea» disse, candidamen e, Ilio; che non po e a suppo e
nell’al o an o in e esse alla sua scel a. «Ba cola – aggiunse – non mi piace a a o. La
domenica poi c’è oppa gen e» (E nes o, p. 111).
G azie alle in o mazioni che ci o e il ca eggio di Saba possiamo a e ma e con
sicu ezza che il pe sonaggio di Ilio sia ispi a o sop a u o alla igu a dell’amico Ugo
Chiesa, anche se non possiamo esclude e una so apposizione di al e igu e eali
96
. Il
documen o più impo an e che ci pe me e di o ene e da i su ale igu a e sulle possibili à
di s olgimen o del omanzo incompiu o è una le e a di Saba all’amica No a Baldi del 24
agos o 1953
97
. In essa si speci ica che la « ocazione» di E nes o do ebbe nasce e dopo
la mo e di Ilio, la cui spa izione do ebbe mos a gli il dolo e di i e e e a nasce e
allo a un’a i i à poe ica di e a a unziona e come mezzo di ipa azione e i o no all’e à
lie a pe du a
98
. Il pe sonaggio a cui Saba de e un monumen o
99
, de e appa i e agli occhi
di E nes o come un p odigio, un en e supe io e che ol e a susci a e una nuo a pulsione
sessuale, do à p o oca e il p imo deside io es e ico del p o agonis a. L’au obiog a ismo,
anche se depu a o in una igu a omoe o ica sublima a, è così innegabile nella cos uzione
della igu a del anciullo
100
.
96
ALESSANDRO CINQUEGRANI, Soli udine di Umbe o Saba, ci ., p. 127.
97
Rip odo a pa zialmen e in UMBERTO SABA, E nes o, To ino, Einaudi, 1975, pp. 153-154.
98
«La mo e di Ilio iene messa in elazione con il so ge e della ocazione di E nes o. Ques a “ ocazione”
pa e p op io esse e la poesia: ispos a alle angosce della i a. La igu a di Ilio è lega a al en a i o di ic ea e
le gioie, i momen i se eni dell’in anzia […] L’ul imo capi ole o incompiu o con iene, quindi, la
con essione della scope a di E nes o/Saba della poesia come en a i o di i o no all’in anzia» (FRANCESCO
M. CATALUCCIO, L'e e no i o no all'in anzia, ci ., p. 177).
99
«Non edo l’o a di a i a e a pa la e della sua mo e (cosa che, essendo uo i del omanzo, a ò di sco cio:
come, – ci ca – pe il signo Wilde . Voglio a gli – come si me i a – un monumen o» (Le e a di Umbe o
Saba a No a Baldi del 24 agos o 1953 in UMBERTO SABA, E nes o, 1975, p. 153).
100
«La disposizione di E nes o nei con on i di Ilio è pe e amen e coe en e con quella di Saba nei con on i
di Ugo Chiesa, al quale il pe sonaggio è ispi a o […] La s o ia dell’au o e, del suo appo o con l’amico
mo o gio anissimo, gli impedisce una isione limpida, una dis anza su icien e, nonos an e gli anni passa i,
pe accon a e ques e icende. Così, come il poe a si impone di ede lo come un monumen o, E nes o lo
desc i e come un p odigo» (ALESSANDRO CINQUEGRANI, Soli udine di Umbe o Saba, ci ., p. 127).
51
6. Conclusioni
L’analisi che abbiamo p esen a o del omanzo E nes o ha a u o come pun o
cen ale il en a i o di a luce a chi deside a assimila e con igo e l’in ica a s u u a
simbolica e psicologica del omanzo. A ale scopo, a a e so la spiegazione delle alenze
iden i ica e pe i di e si pe sonaggi incon a i da E nes o e l’app o ondimen o dei con li i
in e ni del p o agonis a, siamo s a i in g ado di e idenzia e la g ande complessi à
dell’ope a e la sua innegabile indissolubili à con la i a dell’au o e. In ques o senso,
l’applicazione della eo ia eudiana a E nes o è isul a a essenziale poiché, ol e a esse e
ca dine nella o mazione di Saba, appa e nell’ope a, ip endendo le pa ole di Ma io
La age o, come un ma e iale di cos uzione pe la icenda del suo pe sonaggio e pe la
sua in e a e oluzione psicologica e sessuale.
All’in e no di ques o complesso insieme di alo i psicologici, la pa e più
inno a i a del nos o la o o è s a a l’applicazione del conce o o em- e iccio alle
sublimazioni na cisis iche di E nes o (il me lo, la gallina, il anciullo o ien ale ed in ine
Ilio), le quali mos ano una p oiezione dei p op i deside i che si o a, secondo Saba, in
s e o appo o con la na u a dell’uomo poe a. Inol e, abbiamo conside a o in e essan e
sugge i e che la s essa c eazione di E nes o può esse e concepi a come il i o amen o di
Saba di un ul imo o em- e iccio (un’ul ima «gallina» se ogliamo) che gli pe me e un
a icinamen o al mondo me a iglioso dell’in anzia pe du a. Tale a e mazione non è
azza da a se ico diamo le ensioni sabiane che si o ano all’o igine della sc i u a del
omanzo, o e o la necessi à psicopa ologica di consolazione e uga dal p esen e, ol e al
deside io na cisis ico di con e mazione del p op io alen o c ea i o.
D’al a pa e, ci è semb a o di g ande impo anza s abili e uno schema chia o del
appo o di con inui à simbolica che esis e a le di e se igu e del omanzo, di ise in una
dimensione pa e na e un’al a ma e na. Di a i, la s u u a dei pe sonaggi semb a a e e
una pe e a s u u a di alenze che si con appongono, poiché p esen a e in due e iden i
assi pa alleli, uno come es ensione della mad e (Mad e-Balia-Tanda) e un al o come
es ensione del pad e (Pad e-Facchino-Be na do). Alla ine del omanzo, la igu a
sublima a di Ilio chiude ebbe ques e alenze pola izza e a a e so una compensazione di
u e le mancanze psicologiche del p o agonis a. La mo e poi di ques o pe sonaggio
52
« a ale» a ebbe po a o a E nes o alla necessi à di sc i e e poesie pe calma e «il dolo e
del mondo».
Comunque sia, es a anco a spazio pe u u i la o i e indagini che possano
esplo a e i manosc i i o iginali, dipana e il ilo dei mol eplici i e imen i in e es uali e
ap i si all’imp escindibile ca eggio di Umbe o Saba. Ques ’ul imo isul a a ualmen e
di di icile accesso, poiché manca anco a un’edizione o ale delle le e e dell’au o e. Essa
è al momen o in co so e do ebbe conclude si nel 2024 con una monumen ale edizione
nei "Me idiani" Mondado i. Pe ques a esi, in a i, è s a o essenziale accede e a di e si
ca eggi e ma e iali epis ola i dispe si pe analizza li. Senza di essi, sa ebbe s a o
impossibile indi idua e la s o ia della c eazione del omanzo o de ini e la pe sonali à del
pe sonaggio E nes o come mani es azione, secondo la concezione sabiana, di una u u a
dedicazione poe ica.
In ul imo, dobbiamo so olinea e che nel co so dell’elabo azione della esi,
abbiamo messo a u o lo s udio di una cospicua bibliog a ia c i ica che abbiamo ce ca o
di aggio na e a i ando a p esen a e isul a i in pa e inedi i. Pe an o, al ca a e e
pu amen e compila i o p e is o pe un la o o di ine lau ea come il p esen e, abbiamo
aggiun o un appo o pe sonale e una inno a i a p ospe i a c i ica che in u u o si po à
es ende e a u u e ice che.

53
7. Bibliog a ia
BARONI, GIORGIO, Umbe o Saba e din o ni. Appun i pe una s o ia della le e a u a
giuliana, Milano, Is i u o p opaganda lib a ia, 1984.
BECCARIA, GIAN LUIGI (a cu a di), Le e a u a e diale o, Bologna, Zanichelli, 1977.
CALDERONE, BARTOLO, Della isione e dell’enigma. Umbe o Saba da Pe a ca
all'Eu opa, Roma, Bonanno, 2011.
CAMPS, ASSUMPTA, Pe uno s udio della icezione di Umbe o Saba in Spagna: l’E nes o
nella sua p ima aduzione spagnola in «Ri is a di le e a u a i aliana», ol. 26, n.
2-3, 2008, pp. 109-113.
CANTARELLA, EVA, Secondo na u a. La bisessuali à nel mondo an ico, Milano,
Fel inelli, 2016.
CARRAI, STEFANO, Saba, Roma, Sale no Edi ice, 2017.
______ E nes o o il i o no del imosso, in L'ul imo Umbe o Saba: poesie e p ose, a cu a
di Jacopo Gala o i, An onio Gi a di e A naldo Soldani, Fi enze, Socie à edi ice
io en ina, 2019, pp. 139-146.
CATALUCCIO, FRANCESCO M., L'e e no i o no all'in anzia: E nes o, in ARNALDO
COLASANTI (a cu a di), Nuo a c i ica le e a ia nell'I alia con empo anea, Rimini,
Gua aldi, 1996, pp. 162-181.
CINQUEGRANI, ALESSANDRO, Soli udine di Umbe o Saba, da «E nes o» al «Canzonie e»,
Venezia, Ma silio, 2007.
D’ANNUNZIO, GABRIELE, Ve si d’amo e e di glo ia, ol. 1, Milano, Mondado i, 1993.
DEBENEDETTI, ANTONIO, Lo scandalo di esse e Umbe o Saba in UMBERTO SABA, Quan e
ose a nasconde e un abisso: ca eggio con la moglie, 1905-1956: album
o og a ico, a cu a di Ra aella Ace oso, Lecce, Manni, 2004, pp. 5-18.
DJURIĆ, ŽELJKO, Umbe o Saba e Gab iele d’Annunzio (alcuni aspe i c i ici e es uali),
in «Ri is a di le e a u a i aliana», ol. 26, n. 1, 2008, pp. 45-53.
FAVRETTI, ELVIRA, Lingua, diale o e al o nell’“E nes o” in La p osa di Umbe o Saba:
dai accon i gio anili a “E nes o”, Roma, Bonacci Edi o e, 1984, pp. 79-104.
FEBBRARO, PAOLO, La e za dimensione. Saba in p osa in «Ri is a di le e a u a i aliana»,
ol. 26, n. 1, 2008, pp. 91-96.
FERRARI, STEFANO, Sc i u a come ipa azione: saggio su le e a u a e psicoanalisi.
Roma, La e za, 1994.
54
FRASSICA, PIETRO, Gli “allea i” di Saba in «Ri is a di le e a u a i aliana», ol. 26, n. 1,
2008, pp. 55-63.
FREUD, SIGMUND, Il poe a e la an asia in BODEI, REMO (a cu a di), Le e a u a e
psicoanalisi, Bologna, Zanichelli, 1979, pp. 18-26.
______ Los ex os undamen ales del psicoanálisis, a cu a di Anna F eud (Ve sione
ado a in spagnolo da Luis López Balles e os, Ramón Rey e Gus a o Dessal),
Ba celona, Al aya, 1993.
______ El chis e y su elación con lo inconscien e in Ob as comple as, ol. VIII, Buenos
Ai es, Amo o u Edi o es, 2001.
GARGANO, CLAUDIO, E nes o e gli al i. L’omosessuali à nella na a i a i aliana del
No ecen o, Roma, Edi o i Riuni i, 2002.
GNERRE, FRANCESCO, L’e oe nega o. Omosessuali à e le e a u a nel No ecen o i aliano,
Roma, Rogas Edizioni, 2018.
GUAGNINI, ELVIO, Il «cuo e delle cose». Linee della p osa di Saba in IDEM (a cu a di), Il
pun o su Saba, Ba i, La e za, 1987, pp. 84-99.
GUARNERI, SANDRO, Umbe o Saba e la c i ica, Pasian di P a o, Campano o, 1998.
LA ROSSA, MAURIZIO E., E nes o e gli animali. No e sul omanzo di Umbe o Saba in
«Ticon e. Teo ia es o aduzione», n. 6, 2016, pp. 337-345.
LAVAGETTO, MARIO, Le «con essioni» dell’ul imo Saba in GUAGNINI, ELVIO (a cu a di),
Il pun o su Saba, Ba i, La e za, 1987, pp. 210-215.
_____ La gallina di Saba, To ino, Einaudi, 1989.
LUPERINI, ROMANO, Le ose e l’abisso. Saba e la cul u a le e a ia del No ecen o i aliano
in GUAGNINI, ELVIO, Il pun o su Saba, Ba i, La e za, 1987, pp. 223-228.
PAINO, MARINA, La en azione della legge ezza. S udio su Umbe o Saba, Fi enze, Leo
S. Olschki Edi o e, 2009.
PAPPALARDO, FERDINANDO, “Come si di en a ciò che si è”. L’Au obiog a ia di Saba in
Lo “spe o ideale”: saggi su Gozzano, Saba, Mon ale, Ba i, Paloma , 2006, pp.
101-174.
POLATO, LORENZO, L’au eo anello: saggi sull’ope a poe ica di Umbe o di Saba, Milano,
F anco Angeli, 1994.
PRIORI, ALDO, Umbe o Saba. Il poe a anciullo, T ies e, Luglio Edi o e, 2012.
PROLA DARIO, L’E nes o, o e o il p igione di Umbe o Saba, in «Ac a Neophilologica»,
ol. 48, 2015, pp. 131-142.
SABA, UMBERTO, E nes o, To ino, Einaudi, 1975.
55
______ Tu e le p ose, a cu a di A igo S a a, Milano, Mondado i, 2001.
______ Tu e le poesie, a cu a di A igo S a a, Milano, Mondado i, 2004.
______ Le e e sulla psicoanalisi, a cu a di A igo S a a, Milano, SE, 2013.
______ Il canzonie e, To ino, Einaudi, 2014.
______ E nes o, a cu a di Ma ia An onie a G ignani, To ino, Einaudi, 2015.
SABA, UMBERTO, FERRERO, SERGIO, Gli angeli di Coc eau. Le e e 1946-1954, a cu a di
Basilio Luoni e And ea Rosse i, Milano, A chin o, 2013.
SABA, UMBERTO, PINCHERLE, BRUNO, 3 linee. F ammen i d’a e a Umbe o Saba e
B uno Pinche le. Con ope e di Lau a Modolo, Manuela Sedmach e Ba ba a
S e ani, T ies e, Comunica e, 2008.
TUSCANO, PASQUALE, S o ia di un’amicizia: Le le e e di Umbe o Saba a Sand o Penna
in «Ri is a di le e a u a i aliana» ol. 26, n. 1, 2008, pp. 148-153.
56
8. Appendice
8.1. Au obiog a ia
101
di Umbe o Saba
1
Pe immagini is i e dolo ose
passò la gio anezza mia in elice,
che l’a e ad al i ha a e dile ose,
come una e de anquilla pendice.
Tu o il dolo che ho soffe o non lice
di lo, né oglion mie ime es ose.
Amano esse chi in suo cuo e dice:
Pe inasce o ei le s esse cose.
A i e senza il mol o ambi o allo o
ui o se il solo poe a i aliano;
né ques o anco mi a un’anima ama a.
Quando un debole sono non m’acco o.
L’o goglio è il mio piú buon pecca o umano.
La mia gio na a a se a si ischia a.
2
Quando nacqui mia mad e ne piange a,
sola, la no e, nel dese o le o.
Pe me, pe lei che il dolo e s ugge a,
affica ano i suoi ca i nel ghe o.
Da sé il piú ecchio le spese ace a,
pe ispa mio, e piú o se pe dile o.
Con due o ini un cappone me e a
nel suo g ande u chino azzole o.
Come bella do e a esse e allo a
la mia ci à: u a un me ca o ape o!
Di mol o e de, uscendo con mia mad e,
io, come in sogno, mi ico do anco a.
Ma di malinconia ui os o espe o;
unico iglio che ha lon ano il pad e.
101
Ques a sezione de Il canzonie e è concepi a come un pe co so i ale del poe a a a e so 15 sone i. La
lo o le u a pe me e ede e l’innegabile connessione delle ensioni i ali dell’io li ico sabiano con quelle
dell’adolescen e E nes o. Pe ques o mo i o, di e si sone i della accol a sono s a i chiama i in causa
du an e lo s olgimen o della esi non solo pe a icina ci alle ensioni in e ne del pe sonaggio E nes o, ma
anche pe po e uni e senza sbaglio l’au o e con il suo al e ego. Rip odo a in UMBERTO SABA, Il
canzonie e, To ino, Einaudi, 2014, pp. 239-255.
63
15
Una s ana bo ega d’an iqua io
s’ap e, a T ies e, in una ia sec e a.
D’an iche lega u e un o o a io
l’occhio pe gli scaffali e an e allie a.
Vi e in quell’a ia anquillo un poe a.
Dei mo i in quel i en e lapida io
la sua ope a compie, ones a e lie a,
d’Amo pensoso, igno o e soli a io.
Mo i spezza o dal chiuso e o e
o ebbe un gio no; sulle ama e ca e
chiude e gli occhi che han edu o an o.
E quel che del suo empo es ò uo e
e del suo spazio, anco piú bello l’a e
gli pinse, anco piú dolce gli e’ il can o.

64
8.2. Ma e iali pa a es uali
1. Le e a di E nes o a Tullio Mogno
102
.
T ies e, 22 se emb e 1899
Eg egio Signo P o esso e! Mi pe doni se mi p endo la libe à di sc i e Le senza
a e e l’ono e di conosce La. Ma il signo Saba mi ha le o il Suo bellissimo sc i o sulle
poesie che, a quan o Lei dice, sc i e ò quando sa ò piú g ande. Ce o sono imas o
me a iglia o e con en o di sape e che a ò cosí belle cose, e o e ò an e ime, che oggi
mi semb a addi i u a impossibile. Ma, d’al a pa e, il Suo sc i o mi ha p o ondamen e
a is a o, cosí che mi sono messo a piange e, come se, in ece di sedici, p es o diciase e,
a essi anco a dieci anni.
Se uol sape e pe ché ho pian o, Le di ò che ho capi o dal Suo sc i o che non
di en e ò mai né capu icio in una g ande di a in Coloniali, né conce is a di iolino; che
il mio des ino è in ece quello di di en a e poe a. Non può a e e un’idea di quan o la
cosa mi sia dispiaciu a, specialmen e pe il iolino che oggi, dopo che il signo Saba mi
ha le o quel Suo sc i o, ho deciso di lascia e pe semp e. Ma p ima l’ho bacia o. Mi
sen i o assai assai is e, e mi pa agona o a Faus mo en e. Addio miei bei sogni di glo ia!
Pe ché, se un poe a può aggiunge e la glo ia, non ne occa di pe sona gli e e i,
come accade in ece ai g andi conce is i di iolino (a Kubelik, pe esempio) che, quando
suonano in pubblico, iscuo ono an i applausi che de ono p esen a si a ing azia e
un’in ini à di ol e. Inol e ho app eso, semp e dal Suo sc i o, che le mie poesie
piace anno solo a poche pe sone, ed anche ques o sul a di, quando a ò l’e à che ha oggi
lo zio Gio anni, che è anche il mio u o e.
Pu oppo, malg ado le spiegazioni che mi da a il signo Saba, non ho capi o u o
quello che Lei dice di me e delle poesie che sc i e ò un gio no. Dei poe i che sa anno,
se ho ben capi o il Suo pensie o, i miei maes i, ho le o ino ad oggi solo il Leopa di;
anzi – se de o di Le la e i à – una sola poesia di lui, che c’e a nel lib o d’i aliano, quando
anda o al Ginnasio (adesso sono – o meglio e o – p a ican e in una di a, e nemmeno in
gene i coloniali), che s’in i ola a Il Saba o del Villaggio. Ho do u o impa a la a memo ia;
e poi, in classe, l’ho eci a a, in oppandomi solo due ol e, e c edo mol o bene. Ma
u i gli al i agazzi ide ano di me e della mia manie a di di e i e si. Il p o esso e in ece
– sebbene non a esse simpa ia pe me – mi ha non solo app o a o, ma ha anche puni o
un agazzo che ide a in manie a oppo sguaia a e che, pe endica si, mi ha minaccia o,
quello s upido, di aspe a mi uo i. Nello s esso lib o di scuola c’e ano l’A is odemo
di Vincenzo Mon i e l’Adelchi di Alessand o Manzoni. Ho le o anche quelle due
agedie; un poco pe obbligo, un poco pe mio di e imen o. Dell’Al ie i non conosco
102
Ques a le e a i izia indi izza a a Tullio Mogno (p o esso e di iloso ia amico di Umbe o Saba) a
pa la e E nes o in p ima pe sona di u e le ensioni che abbiamo analizza o nella nos a esi. Si no i la
ques ione delle p ime poesie, l’abbandono del iolino, l’amicizia con Ilio e il sogno di un olo nella s anza
di E nes o (in e iden e connessione con la igu a del o em-me lo). La sua le u a, ol e a o i e una
me a igliosa con inuazione della coscienza del pe sonaggio, sigilla, o mai senza dubbi, l’indissolubili à a
au o e-adul o e pe sonaggio-adolescen e. Rip odo a in UMBERTO SABA, E nes o, ci ., pp. 115-121.
65
anco a nulla; o solo pochi e si, che eci a, dopo mangia o, lo zio Gio anni. Sapesse che
ipo è lo zio Gio anni! Non è p op io ca i o (mi egala un io ino ogni se imana),
ma ma o, ma o da lega e! Pe ché de o di Le, eg egio signo P o esso e, che io sono
socialis a, e che lo zio Gio anni in ece non può so i e i socialis i. Pe o una, è sposa o,
e iene a p anzo da noi solo la domenica. È semp e dopo il p anzo che so gono le
discussioni, e che lo zio minaccia pe ino di i a mi sbe le. (Una sola ol a ha osa o di
i a mene una, semp e in appo o al socialismo; ma mia mad e è s enu a pe il dispiace e,
e cosí lo zio Gio anni non ha piú... en a o il bis). Egli mi accusa di esse e un senza pa ia;
cosa ques a non e a, pe ché amo mol o l’I alia, e uno dei piú g andi sogni della mia i a
è quello di mo i e in gue a con o l’Aus ia, solo pe ché T ies e di en i una ci à i aliana.
Ma mio zio, che è s a o da gio ane con Ga ibaldi, non può sen i pa la e di socialismo.
Lei, signo P o esso e, cosa pensa del socialismo? G adi ei mol o a e e il Suo pa e e a
ques o p oposi o. Le con esse ò che, alcuni mesi o sono, ho ce ca o di legge e Il Capi ale
di Ca lo Ma x, ma mi sono mol o annoia o; p obabilmen e sono anco a oppo gio ane
pe capi e un’ope a cosí p o onda. Leggo in ece ogni gio no un gio nale socialis a, che
si chiama Il La o a o e, e che mi piace assai. Quel gio nale sos iene che, se Ga ibaldi
osse anco a i o, sa ebbe socialis a. Io, Le ipe o, non so bene cosa pensa e, e non
ho nessuno pe guida mi. Ho solo il signo Saba; ma è mol o ecchio e, almeno
con me, non pa la olen ie i di poli ica.
Ma, pe i o na e alla poesia, Le con esse ò che, pu non pensando mai che sa ei
di en a o poe a, ho già sc i o qualche poesia. L’ul ima che ho a a, è s a o un anno a; e,
sebbene la ico di u a (e a mol o lunga: piú di due pagine) a ei pau a di annoia La.
Incomincia cosí:
Oh came e a, came e a mia,
che mi os i compagna nel dolo ,
e ini a con ques e due s o e:
Ma icompa e il amon a o sol,
e inno ò le cose con l’amo e.
La a alle a ha dispiega o il ol,
con inspe a o, ma po en e a do e.
Ed a me pa e i o na anciullo,
quando sche za o a l’e be a e i io ,
e d’ogni cosa mi acea un as ullo,
nell’Ap il della i a u o d’o .
Ques a poesia non l’ho le a a nessuno, anne ad un mio cugino, che mia mad e non
può soppo a e. P ima dice a che non po e a esse e mia; poi ammise che, o se, e a mia
(ho do u o giu a gli pe ché mi c edesse), ma che sa ebbe s a a bella solo se a esse
a u o le ime di icili. Egli dice che una poesia è an o piú bella quan o piú di icili sono
le ime. Non so se anche Lei è del suo pa e e. Anche su ques o pun o g adi ei conosce e
la Sua opinione, che è ce o piú au o e ole di quella... di mio cugino, che a
anco a a scuola ed ha solo e mesi piú di me.
Le ho accon a o piú sop a che sono, o meglio e o, impiega o (p a ican e con paga) in
una di a ies ina. Ma da due gio ni non lo sono piú. Non anda o mol o d’acco do col
66
mio p incipale, e poi ques i, senza che ce ne osse bisogno, a e a assun o, a mia insapu a,
un al o p a ican e, e, pe di piú, lo a e a a o sede e alla mia s essa sc i ania. Lei
non può a e e un’idea che agazzo an ipa ico e a quello! Cosí ho col o il p e es o che il
p incipale mi lesina a le spese pe il am, quando anda o e o na o piú ol e al gio no
dal Po o anco; e gli ho sc i a e depos a sul suo a olo una le e a piena di o ese, dopo
la quale non gli imane a che licenzia mi (e a quello che ole o). Ma ho capi o che quasi
gli dispiace a di manda mi ia: mi ha a o una scena a, agi andomi so o il naso la le e a,
chiamandomi agazzo s ambo e maleduca o, e, al empo s esso, quasi piange a. Fo se si
aspe a a che io gli domandassi scusa. Il signo Saba, che s a sc i endo un lib o su di me,
ed al quale ho accon a o u a la s o ia, si è di e i o un mondo, e l’ha subi o messa nel
lib o. In quel lib o egli accon a u o di me, anche le cose che non si de ono di e; ma mi
ha giu a o che non lo pubbliche à mai, e che, quando sa à ini o, lo legge à solo a due o
e amici ida i. Spe iamo 1) che non ini à mai il lib o; 2) che, se lo ini à, man e à la
p omessa.
Adesso sono libe a o dalla noia di anda e ogni gio no in u icio. Pe colmo di o una
ho o a o (almeno lo spe o) un amico. È un agazzo piú gio ane di me (ha quindici anni
e mezzo) e po a anco a i capelli lunghi e i calzoni co i. L’ho edu o poche se e a ad un
conce o del iolinis a Ond iček, ed ho subi o capi o che e a anche lui uno s uden e di
iolino; ma assai piú b a o di me, e des ina o a di en a e pe da e o un g ande
conce is a. A ei olu o e ma lo la se a s essa, alla Fila monica; ma all’usci a non mi è
piú iusci o di o a lo. In ece – gua di un pò se non esis e un des ino – l’ho i edu o la
ma ina dopo sulle scale del maes o di iolino, che non sape amo p ima che osse lo
s esso pe lui e pe me. Ci siamo subi o pa la o; e ques a domenica usci emo insieme. Si
igu i, signo P o esso e, che anche lui, come me, p e e isce il passeggio di San ’And ea,
do e non ci a mai nessuno, a quello di Ba cola, che in ece è a olla issimo. Io
sen o di ole gli già mol o bene; e spe o che anche lui me ne o à. In an o ques a ma ina,
appena s eglia o, ho accon a o a mia mad e (che da quando sono s a o ammala o di o i
dis u bi in es inali, mi po a il ca è a le o) che ho o a o un amico. Mia mad e mi ispose
che a ei a o meglio a o a e un impiego; io, come ben può pensa e, sono imas o mol o
male.
Mia mad e mi uol bene, ma non mi capisce; anche pe ques o mi è mol o piaciu o
quel b ano del Suo sc i o do e pa la dell’adolescen e che nessuno cu a e si i ugia nel
mondo seg e o dei sogni. Pa e a p op io il mio i a o. E mi e o s eglia o cosí bene,
elice addi i u a! La no e, e so l’alba, a e o sogna o di ola e: ola o pe la mia
s anze a (quella della poesia) ino quasi a occa e il so i o; e o a o la cosa cosí
me a igliosamen e acile, che non capi o pe ché u i gli uomini non olasse o; e dice o
ad Ilio (è il nome del mio amico) che si p o asse anche lui a ola e. In a i, poco dopo,
egli si solle a a dal suo le o, che si o a a, nel sogno, nella mia s essa s anza; e subi o
ola amo u i e due, uno icino all’al o. Ho accon a o il sogno a mia mad e che, pe
u a ispos a, ha alza o le spalle. Ma io e o elice lo s esso; an o elice che sono usci o
come mi o a o, cioè in camicia, dal le o; ed ho a o su quello e cap iole di gioia. Mia
mad e e a indigna a; dice a che da o uno spe acolo, pe la mia e à, indecen e; e mi
minacciò, se non i o na o subi o so o le cope e, di anda e a p ende e... il ba ipanni. Oh
mamma – io le ho de o – non mi hai occa o nemmeno quando e o piccolo, e minacci di
67
a lo adesso, che ho p es o diciase e anni. Piú a di è enu o a o a mi il signo Saba; ed
ho accon a o anche a lui il mio bel sogno, di cui si è a e a o a p ende no a pe me e lo
poi in quel suo lib o. Mi ha de o anche che ola e in sogno ha un signi ica o p eciso (non
olle pe ò di mi quale); e poi io non c edo che i sogni ogliano di e qualcosa. E lei, signo
P o esso e, ci c ede ai sogni?
Mi scusi, La p ego, u e ques e chiacchie e, che p obabilmen e non a anno se i o
ad al o che a uba le un empo p ezioso. (Anche mia mad e dice che chiacchie o semp e
oppo). Non c’è che il signo Saba a di mi che, quando pa lo con lui, non pa lo mai
abbas anza. Ma non so se lo dice sul se io, o pe p ende mi in gi o.
Di nuo o La ing azio pe il Suo sc i o; lo p endo come un augu io, e Le pe dono
di a e mi ol o, con esso, l’illusione di di en a e un g ande iolinis a. (Del es o, lo a e o
già capi o da solo). Spe o che lo di enga in ece Ilio, il mio nuo o amico, col quale, se
non manche à all’appun amen o, and ò a spasso già dopodomani (in an o con o le o e). I
suoi successi mi console anno del mio « iasco».
Coi piú dis in i salu i mi dico il Suo de .mo
E nes o
PS. Non mi piace né di bugie, né nasconde e qualcosa al signo Saba; ma o se sa à
meglio che non gli dica, almeno pe o a, che Le ho sc i o. Ma, se glielo dice, me lo
accia sape e. Mi piace ebbe an o ice e e, in ques ’occasione, una sua le e a.
Secondo PS. – Il e o nome del mio amico è Emilio; ma u i a casa sua lo chiamano
Ilio, e siamo imas i d’acco do che anch’io lo chiame ò cosí.
Le ho de o che s o un pò in pensie o che manchi all’appun amen o; pe ché, sebbene
sia cosí gio ane e po i anco a i calzoni co i (il signo Saba dice che i suoi geni o i
glieli anno indossa e co i pe economia di s o a) ha già una agazza solo pe lui, con la
quale esce di nascos o. Me ne ha mos a a, in seg e o, la o og a ia, e mi ha p omesso che
me la a à conosce e. Mi ha p omesso anche che, appena l’a à impa a o a memo ia,
m’in i e à a casa sua, pe a mi sen i e un No u no di Chopin, ido o pe iolino, che s a
s udiando da solo (senza che il maes o lo sappia). De ’esse e mol o b a o; pensi che,
sebbene abbia comincia o anche lui a s udia e un pò a di (a edici anni), è già a i a o
alla se ima posizione. Al o che me! Il signo Saba pe ò mi dice che Ilio non è come io
lo edo (sospe a che sia un poco mascalzoncello); ma non mi p oibisce di ede lo, pe ché
sa che sa ebbe inu ile, e poi pe ché pensa che i gio ani de ono a e a lo o spese
l’espe ienza della i a. Di nuo o mi scusi.
Anche i e si che, secondo Lei, sc i e ò un gio no, do ò sc i e li io, e non Lei, signo
Mogno.
68
2. La i lessione sull’a e di E nes o
103
.
103
Ques o documen o indi izza o all’amico B uno Pinche le con iene una i lessione sul conce o di a e
i ma a in enzionalmen e da Umbe o Saba a a e so il nome di E nes o. Le e linee p esen a e
app esen ano appun o e li elli nel p ocesso di c eazione e nella de inizione dell’a e poe ica. Dopo la
le u a del omanzo, il es o so ge come un’al a dimos azione dell’indissolubili à a au o e e pe sonaggio
poiché, dopo lo «scoppio della ocazione», E nes o aggiunge la concezione sabiana della poesia.
Rip odo o in UMBERTO SABA, BRUNO PINCHERLE, 3 linee. F ammen i d’a e a Umbe o Saba e B uno
Pinche le. Con ope e di Lau a Modolo, Manuela Sedmach e Ba ba a S e ani, T ies e, Comunica e, 2008,
p. 6.

69
8.3. Tes i in appo o in e es uale con E nes o
Gab iele d’Annunzio - Alla nu ice
104
in «Poema pa adisiaco» (1892).
Gelida s a la no e c is iana
su le case degli uomini, ma pu a.
- O u che ne la casa ua lon ana
ili con di a p o ide la lana
de la ua g eggia, sin che l’olio du a
ne la luce na, e il ceppo a a i splende,
Nu ice, da cui be i la mia i a
p ima, ne le cui b accia ebbi il sopo e
p imo!, se da la ua bocca appassi a
iudissi io quel can o e le ue di a
edessi, o e s’a enua il bianco io e
dei elli, e il uso pendulo che scende,
e la on e ugosa che s’inchina
inco ona a di capelli bianchi,
o e la semplice anima indo ina
si i ela alo quasi di ina-
men e in un aggio, e i uoi ca i occhi s anchi
o e qualche a illa pu s’accende,
io o se piange ei anco a un pian o
salùb e e o se anco a dal p o ondo
mi so ge ebbe qualche an ico e san o
a e o, e mi pa ebbe nel uo can o
i o a l’innocenza di quel biondo
pa golo; - e lungi ques e cose o ende!
E u a la eschezza del uo la e
ne le mie ene! - Una na i i à
no ella, in un cando di ne i in a e. -
E u a la eschezza del uo la e
ne le mie ene, e u a la bon à
dei cieli; - e lungi ques e cose o ende,
lungi semp e da l’anima ina a
e del cando na ale ci con usa!
Una immensa bianchezza immacola a,
una o ma d’amo e angelica a,
e pe u o l’imagine di usa
d’un Bene Sommo che qui i s’a ende! –
104
Ci a o da E nes o nel secondo episodio, ques o componimen o dannunziano ha una unzione ca dine
nella s u u a del omanzo, poiché assume una alenza epi anica pe il p o agonis a nel momen o in cui
essa p o oca il ico do dell’ama a balia e il pos e io e con on o con l’uomo. Rip odo o in GABRIELE
D’ANNUNZIO, Ve si d’amo e e di glo ia, ol. 1, Milano, Mondado i, 1993, p. 599.
70
Ma u, che ne la casa ua lon ana
o ci il uso, non sai la mia en u a.
Fili con di a p o ide la lana
de la ua g eggia; ne sai la mia ana
is ezza, in ques ’azzu a no e pu a.
Tu o ci il uso, e il ceppo a a i splende.
E ili, e ili sin che l’olio du a,
Nu ice; e mo a la mammella pende.
Na ale del 1892.
71
8.4. P opos a di aduzione di E nes o in galiziano
A con inuación p esen amos o inicio da no ela E nes o de Umbe o Saba aducido
ó galego o ecendo unha es u u a lingüís ica que pode ía subs i uí pa cialmen e a
cons ución bilingüe c eada polo au o . Segundo o noso pa ece , debe se esencial pa a
unha posible edición en galego que se asegu e a di e enciación das pa es o ixinalmen e
esc i as en dialec o ies ino daquelas esc i as en i aliano, xa que o e náculo asume na
ob a unha unción psicolóxica e simbólica cha e. Polo an o, pa a c ea unha lec u a
conscien e des a ma cada di e enza lingüís ica en e o alidade e lingua esc i a,
p opoñemos aplica pa a os diálogos dialec ais a no ma i a in e nacional da lingua
galega
105
men es que, polo que espec a á pa e da na ación, usa emos a no ma i a
o icial, dominada pola maio pa e da poboación e cul u almen e asimilada como lingua
li e a ia en Galicia. Ademais, pa a asegu a a di e enciación, aplica emos amén o uso do
cu si o ás pa es o ixinalmen e en ies ino. Des a manei a o lec o es a ía na si uación de
asimila , den o do seu ámbi o lingüís ico e axudado po unha ba ei a isual, a dis ancia
que a as a as dúas ipoloxías o ixinais.
ERNESTO
Episodio I
-Que lhe passa? Es á canso?
-Nom. Es ou en adado.
-Com quem?
-Com o che e. Com esse pailám. Um lo im e medio po ca ga e desca ga dous
ca os.
-Tem azom os ede.
Es e diálogo (que p esen o, coma os seguin es, en dialec o; un dialec o un
pouco sua izado e ca o og a ía o más i alianizada posible, na espe anza de que o
lec o – se algún día es a his o ia e á un lec o – poida aducilo po si mesmo)
desen ol íase en T ies e, nos úl imos anos do século XIX. Os in e locu o es e an un
home – un xo nalei o e en ual – e un apaz. O home es aba sen ado sob e unha mo ea
de sacos de a iña, nun almacén da Rúa...... Le aba na cabeza un pano e mello que
lle chegaba máis abaixo dos omb os (pa a p o exe o pescozo das ozadu as cos
sacos). E a un home no o, aínda que pa ecía – segundo E nes o – un pouco canso; e
o seu aspec o iña algo emo amen e xi ano, pe o dun xi ano moi a enuado, moi
amansado. E nes o e a un apaz de dezase e anos, p ac ican e de come cio nunha
105
Seguindo a no ma es ablecida pola Associaçom galega da Língua.
72
emp esa que comp aba a iña dos g andes muíños de Hung ía e que a e endía aos
o nei os da cidade. Tiña o cabelo cas año, izo e sua e, os ollos de co abelá (coma
o dalgúns cans de g ande pelaxe); camiñaba con ce a sol u a, ca g aza da
adolescencia que se conside a p i ada dela e se eme idícula. Naquel momen o
es aba de pé, apoiado na po a abe a do almacén, espe ando a ol a do ca o que
es aba a pun o de chega ca de adei a ca ga do día e mi aba ó home como se o i a
po p imei a ez, aínda que, po esixencias do aballo e un pouco amén po
simpa ía, o coñecese e lle ala a dende meses a ás. O home sos iña a cabeza en e
as mans; nunha apa encia – como c ía E nes o – a igada, ou – como dicía el –
en adada.
-Tem os ede azom - epe iu E nes o-, o amo é um a a o; eu amém o odio
– Aínda que mi ando de idamen e o apaz, pa ecía imp obable que puidese de
e dade odia a ninguén –. Cando me manda à p aça a busca um home e ele me
pe gun a can o que e gas a o amo, já me ponho mal. Semp e o chamo a os ede;
pe o dá-me e gonça o ece -lhe am pouco. De odos, é o abalho que menos me
gus a aze .
O home abandonou a súa ac i ude concen ada e mi ou con en u a a E nes o.
-Já sei -dixo- que os ede é bom. Se um dia chega a se pa om, como eu espe o,
segu o que nom a a aos seus abalhado es como o amo me a a. Flo im e medio
po ês ca os - epe iu- e só dous homes. A anja-se com bem pouco o moi lad om:
nom sabe o que é ende o lombo, sob e odo ago a que começa a calo . Dous lo ins
pa a cada um se iam ainda pouco. Se nom es i e a com os ede aqui, assim alando
am a gus o, nom e ia a ho a que chega a o ca o pa a acaba a jo nada e dei a -
me numa cama.
E a un día de p ima e a a anzada, e a úa es aba inundada de sol. Mais no
in e io do almacén ía esco, un esco húmido que chei aba a a iña.