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Fonti e contesti dei miracoli eucaristici delle Cantigas de Santa María 128 e 208

Negri, Manuel

Abstract

Le Cantigas de Santa María 104, 128, 147 e 208 presentano dei miracoli eucaristici dove delle ostie subiscono una trasfigurazione. Le loro fonti non sono ancora state ben definite dalla critica. Questo studio vuole offrire delle nuove ipotesi sui precedenti delle Cantigas 128 e 208, incentrate sul motivo dell’adorazione di un’ostia consacrata da parte di alcune api. Se per la Cantiga 128 si evidenzia l’influenza di una versione contenuta in una collezione miracolistica di provenienza catalana, in quanto portatrice di dettagli condivisi in esclusiva col testo galego medievale, per la Cantiga 208 viene ribadita la presenza, alla base, dell’opera del cistercense tedesco Cesario di Heisterbach, con alcune innovazioni da imputare forse alla stessa corte del sovrano per far fronte ad alcune esigenze dottrinali del tempo

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Medievalista Online 30 | 2021 Número30 Fonti e contesti dei miracoli eucaristici delle Cantigas de Santa María 128 e 208 Sources and context of the eucharistic miracles of the Cantigas de Santa María 128 and 208 ManuelNegri Edizionedigitale URL: https://journals.openedition.org/medievalista/4548 ISSN: 1646-740X Editore Instituto de Estudos Medievais - FCSH-UNL Notiziabibliograficadigitale Manuel Negri, «Fonti e contesti dei miracoli eucaristici delle Cantigas de Santa María 128 e 208», Medievalista [Online], 30 | 2021, posto online no dia 01 julho 2021, consultado o 24 julho 2021. URL: http://journals.openedition.org/medievalista/4548 Questo documento è stato generato automaticamente il 24 juillet 2021. Mediavalista está licenciado com uma Licença Creative Commons - Atribuição-NãoComercial 4.0 Internacional. Fonti e contesti dei miracoli eucaristici delle Cantigas de Santa María 128 e 208 Sources and context of the eucharistic miracles of the Cantigas de Santa María 128 and 208 Manuel Negri NOTA DELL'EDITORE Data recepção do artigo / Received for publication: 3 de Julho de 2020 Data aceitação do artigo / Accepted in revised form: 22 de Abril de 2021 1 Le Cantigas de Santa María – canzoni dedicate alla Vergine Maria nella seconda metà del XIII secolo1 – sono il risultato della confluenza alla corte del suo patrocinatore Alfonso X di Castiglia (nonché probabile autore, per alcune di esse), di varie tradizioni miracolistiche, di natura e provenienza diversa. 2 Semplificando, se per alcuni testi – soprattutto quelli che formano la prima parte della collezione mariana – il modello dei miracoli pare derivare dalle grandi e note collezioni di prodigi della Vergine già ampiamente conosciuti in tutto lo spazio europeo, per altri – molto più complessi da analizzare – si ipotizza invece l’apporto di tradizioni più legate alla cultura popolare, locale (miracoli connessi a qualche santuario), o anche provenienti dalle Vitae di altri santi della cultura occidentale, opportunamente riadattate al nuovo contesto mariano2. 3 Quali siano stati comunque i modelli di riferimento per Alfonso X e il suo entourage di collaboratori, essi non si mostrano mai univoci nella formazione di ogni CSM: per questo è sempre preferibile parlare non tanto di una sola fonte, ma di più varianti o tradizioni rispetto ad un medesimo miracolo (o parti di esso) che il laboratorio mariano del Re Sapiente ha saputo rimaneggiare all’insegna di una ricercata originalità. Fonti e contesti dei miracoli eucaristici delle Cantigas de Santa María 128 e... Medievalista, 30 | 2021 1 4 Questo fatto determina dunque la difficoltà nel tentare di rintracciare la fonte (o, più propriamente, le fonti) delle CSM che formano l’intero corpus mariano; e, tra i testi ‘difficili’ da analizzare in questo senso, in virtù delle dinamiche non lineari nel processo di trasmissione di una tradizione, si trovano anche quelli oggetto di questo breve studio. 5 Si tratta di quelle CSM che trasmettono dei miracoli dove i sacri azzimi si trasformano in carne e sangue per ribadire la presenza reale di Cristo in quelle sostanze e, eventualmente, impedire che le ostie vengano utilizzate in rituali profani. In altri prodigi, quest’ultime si trasfigurano in una immagine della Vergine o di Gesù, sempre in risposta ad un atto di profanazione o ad una funzione religiosa celebrata con scetticismo nei confronti del sacramento dell’Eucaristia3. 6 In alcuni casi, questi prodigi possono anche coesistere nello stesso miracolo, ma sempre con le medesime finalità: confermare il dogma della transustanziazione ed impedire un utilizzo di quel sacramento in rituali che si potrebbero definire ‘magici’. In totale, son ben quattro i componimenti che possono essere ricondotti a queste tematiche: CSM 104, 128, 149 e 2084. 7 Come già accennato, l’obiettivo di questo studio è quello di presentare delle nuove ipotesi sui precedenti narrativi di due delle CSM appartenenti a questo gruppo, le CSM 128 e 208. La scelta di restringere il campo obbedisce a due criteri: il primo, ovviamente, è quello dello spazio offerto da questa pubblicazione; il secondo invece ha a che vedere con la natura degli stessi miracoli: si tratta infatti di testi che condividono una situazione apparentemente simile dove un’ostia consacrata, dopo essere stata inserita all’interno di un alveare, inizia ad essere adorata da alcune api, divenendo infine oggetto di una vistosa trasfigurazione5. 8 La CSM 128 9 Nella CSM 128 si racconta la storia di un apicoltore delle Fiandre che, per incrementare la produzione di miele e cera, ha bisogno di più api. Vuole però sforzarsi il minimo possibile. A tal proposito, un’anziana fattucchiera del posto gli consiglia di ricevere l’ostia durante la messa per poi conservarla tra la lingua e il palato e riporla, una volta fatto ritorno a casa, in una delle sue arnie. Arriva il giorno di raccolta del miele, ed ecco che, riaperta l’arnia, si trova davanti ad un fatto straordinario: i sacri azzimi hanno preso le sembianze della Vergine Maria con, in braccio, il piccolo Gesù (vv32-36)6: “E abriu aquela logo, u a osti’ ensserrara, e viu [y] Santa Maria, mui fremosa e mui crara, con seu Fillo Jhesu-Cristo en seus braços, que criara, que tĩia abraçado e el ela abraçada. Tan muit’ é con Jesu-Cristo Santa Maria juntada …”. 10 Turbato da questa rivelazione, il peccatore corre ad informare il prete del luogo. Quest’ultimo non tarda poi molto a recarsi sul posto per comprovare coi propri occhi il miracolo. Ordina allora di riunire i fedeli affinché tutti abbiano la possibilità di contemplare la sacra rappresentazione, in preghiera. Nel frattempo, già all’arrivo dei primi parrocchiani, un profumo dolcissimo – “migliore di quello dei gigli, delle viole o dell’acqua di rose” – inizia a diffondersi tutt’intorno, quasi a voler accompagnare lo straordinario evento (vv52-56): “Logo foron alá todos e viron en com’ estava na colmea a mui santa Virgen e com’ abraçava a seu Fillo Jhesu-Cristo, e mui mellor odor dava Fonti e contesti dei miracoli eucaristici delle Cantigas de Santa María 128 e... Medievalista, 30 | 2021 2 que liros nen violetas non dan, nen agua rosada. Tan muit’ é con Jesu-Cristo Santa Maria juntada …” 11 L’arnia è infine portata in processione per le strade della cittadina fino alla chiesa, tra la gente festosa e piena di devozione. Qui viene adagiata sopra l’altare maggiore per poter essere vegliata fino a tarda notte dai fedeli che erano rimasti a pregare. Ed è proprio durante la veglia che si verifica l’ultimo prodigio: i sacri azzimi ritornano pian piano ad assumere il loro aspetto originario. 12 Motivi e precedenti 13 Alcuni frammenti di questa situazione miracolistica si possono rintracciare sia nel repertorio curato da Stith Thompson che in quello di Frederich Tubach, rispettivamente nei motivi B259.4 (“Bees build church of wax to contain consecrated host”) e 2662 (“Host in bee hive. A woman hides the Host in a hollow tree. She forgets it for a year and then finds bees have built a shrine of honeycombs around it”)7. 14 È da notare però che le situazioni registrate si rifanno solamente a due delle possibili varianti di questa tipologia di miracolo eucaristico: non sempre, infatti, le api si impegnano a costruire una struttura a protezione dell’ostia, limitandosi a volte a mantenere unicamente incorrotta la sacra forma in vista di una sua eventuale trasfigurazione. Quest’ultimo è proprio il caso che offre la CSM 128, la quale – in virtù di questa soluzione narrativa – sembra rifarsi precisamente a tre dei precedenti miracolistici tra quelli censiti in occasione di questo studio. Le versioni interessate vengono evidenziate in grigio nella tabella seguente8: N° Autore Coll./Ms. Carte Capitolo Periodo 1Pietro di Cluny De Miraculis / I, 1 Inizi XII sec. 2Erberto di Chiar. De Miraculis / III, 30 1178 3Giraldo Cambrense Gemma Eccl. / I, 11 1199 4Anon. Rivipullensis 193 44v-45v 15 Fine XII sec. 5Anon. Par. lat. 14958 161rv / XIII sec. 6Cesario di Heisterbach Dial. Miraculorum IX, 8 Inizio XIII sec. 7Jacques de Vitry Serm. Vulgares / 191 Inizio XIII sec. 8Anon. Liber exemplorum / 16 XIII sec. 9Stefano di Borbone Tractatus / 317 XIII sec. 10 Tommaso di Cantimpré Bonum universale / II, 40, 1 1256-1263 11 Anon. Royal 7 D. i. 66v 27 Fine XIII sec. 15 La prima versione che deve essere confrontata col testo della CSM 128 è quella trasmessa dall’opera De Miraculis di Pietro il Venerabile, risalente al termine del sec. XII. In apertura del primo capitolo, Pietro racconta che un rusticus originario dell’Alvernia Fonti e contesti dei miracoli eucaristici delle Cantigas de Santa María 128 e... Medievalista, 30 | 2021 3 possedeva alcuni alveari. Temendo che la produzione delle sue arnie potesse andare incontro a dei problemi, un giorno decise di premunirsi contro tali avversità servendosi della magia. Gli venne consigliato infatti di recarsi in chiesa, prendere la comunione e conservare intatti i sacri azzimi in bocca per poi, una volta ritornato a casa, scegliere una delle sue arnie per soffiarvi all’interno con questi ancora tra la lingua e il palato9: “Erat in Arvernico territorio rusticus quidam habens alvearia, in quibus examina apum melleam favorum dulcedinem conficere solent. Quas jam dictus rusticus aut evolare, aut emori, aut aliquo casu sibi deperire pertimescens usus pravo sortilegorum consilio, qui diabolica operatione, etiam de beneficiis Dei maleficia facere consueverunt, et (quod est dictu intolerabile) ipsis quoque divinis sacramentis per artes magicas abutuntur, accessit ad ecclesiam, et sumpto a sacerdote (ut mos est Christianorum) corpore Dominico, illudque ore retinens, nec glutire volens, ut jam doctus fuerat, ad unum de jam dictis alvearibus, in quo apes continebantur, accessit, atque foramini, quod in eo erat ore adaptato, sufflare coepit”. 16 Questo avrebbe inoltre garantito – come riferito allo stesso rusticus – non solo la protezione ai suoi operosi insetti, ma anche una maggiore produzione di miele e di cera. Mise dunque in atto il rituale soffiando quanto più poteva, ma proprio a causa della forza esercitata nell’atto, oltre all’aria espulse dalla bocca anche la stessa ostia, che cadde così a terra. A quel punto, in sua presenza, accadde un primo fatto straordinario: le api, come esseri dotati improvvisamente di razionalità e di pia devozione, accorsero in soccorso dei sacri azzimi e li trasportarono all’interno dell’alveare: “Nam dictum sibi fuerat quod si corpore Domini ore retento apibus in vase constitutis insufflaret, nulla deinceps moreretur, nulla recederet, nulla deperiret; sed omnibus integre conservatis, de augmento fructus multo amplius quam ante gauderet […] Cumque avidus lucri anhelitum protrahens vehementer sufflaret, ipso linguae et aeris impulsu jactum Dominicum corpus juxta vas illud ad terram corruit. Cum ecce omnis illa apum multitudo de intimis egressa, ad corpus Domini sui reverenter accurrit, atque in morem rationabilium creaturarum de terra sublevatum, habitaculis suis cum multa veneratione, homine illo conspiciente, induxit”. 17 In un primo momento, volendo forse non credere a quello che aveva visto, l’uomo decise di allontanarsi per occuparsi di altre faccende. In seguito, iniziò però a temere di aver fatto male lasciando che l’ostia rimanesse all’interno dell’arnia. Quindi tornò sui propri passi e, pur di recuperare il Corpo di Cristo, si mostrò disposto ad eliminare quelle stesse api che aveva cercato poco prima di proteggere con un incantesimo. E così fece, gettandovi sopra dell’acqua. Una volta morte, le api rivelarono nella parte più recondita dell’alveare l’ostia che era uscita dalla sua bocca, intatta, quasi come l’avessero voluta proteggere; ma, con grande sorpresa, si poté anche constatare come il pane azzimo avesse assunto le sembianze di Gesù bambino – ancora in fasce – circondato dal miele10: “Quibus exstinctis, dum intima favorum, quos sibi recondere et conservare volebat, rimaretur, ecce, (mirabile dictu!) conspicit corpus Dominicum, quod ex ejus ore lapsum fuerat, in formam speciosissimi pueri, veluti cum recens nascitur, immutatum, inter favos et mella jacere”. 18 Questo récit – caratterizzato appunto dal miracolo della trasformazione dell’ostia in una sacra rappresentazione all’interno di un alveare – sembrerebbe poi essere confluito in due collezioni miracolistiche elaborate tra la fine del XII e gli inizi del XIII sec., Fonti e contesti dei miracoli eucaristici delle Cantigas de Santa María 128 e... Medievalista, 30 | 2021 4 suggerendo così una circolazione del prodigio anche in un periodo più prossimo all’attività poetica di Alfonso X. 19 Lo si ritrova infatti dapprima all’interno di una collezione di exempla moralia – che si estende tra i fols. 7v-156v e poi, in modo disordinato, fino al fol. 161rv – trasmessa dal miscellaneo Paris, Bibliothèque Nationale de France, Ms. Par. lat. 14958, proveniente dallo scriptorium di San Vittore11. Il miraculum, rubricato “De rustico qui posuit corpus domini cum apibus ut augmentaretur”, non è altro che un rifacimento del prodigio raccontato da Pietro il Venerabile, dal quale si riprendono anche interi sintagmi opportunamente adattati ad uno stile fortemente ipotattico12: [fol. 161v] “Legitur esse in avernie territorio quemdam rusticum . examen apum habundantem an alveariis . quas ipse pertimens perdere . aut mori . sive alis aliquo casu deperire . usus tamen pravo consilio scilicet sortilegum dyabolica operatione . qui de beneficiis dei maleficia facere consueverunt . qui etiam divinis sacramentis abutuntur . supradictus rusticus ad ecclesiam communicaturus accessit . et sumpto a sacerdote corpore dominico ut christianis mos est . illud in ore suo retinens . glutire noluit . set clauso ore illud ad unum de alveariis suis portavit . atque foramini quod in eo erat ore adaptato . ut edoctus fuerat . sufflare cepit . tamquam illa sufflatione (…)13 deinceps esse moritura . nulla recessura . nulla peritura . nulla steriler futura sed omnis ibi semper remanerent . et fructum habundantissime facerent . Cum igitur flatum ad interiora toto conatu emitteret . avidus enim luc<ri> 14 hanelitu m protrahebat vehementis insufflans . ipso lingue impulsu iactatum meante . corpus dominicum . iuxta illud vas ad terram corruit . et ecce omnes apes ille reverenter accurrunt . et tamquam creature rationales . corpus domini de terra sublevatum habitaculis suis . rustico inspectante introducuunt. quod negligens ac parvipendens . ad sua negotia se convertit . Sed cum iter ag<eret> repentino et intolerabili timore turbatus . se nequiter egisse (…) compunctus retro pedem tulit . atque in vindictam sceleris sui . apes quarum vitam opere nefario conservare voluerat . superiecta multa aque violentia enecavit . quibus extinctis . dum favorum intima rimaretur et . corpus dominicum in forma spetiossissima infantis recenter nati conspicit . sed mortui . inter favos et mella iacere . Hesitans autem quod inde faceret . tandem cogitavit eum in manibus accipere et ad ecclesiam referre . et ibi nemine sciente tamquam infantem mortuum tumulare . Quod dum ita deferret . subito ab indignis manibus ferentibus . invisibiliter elapsus disparuit“. 20 Una seconda attestazione del prodigio, in una veste già ‘marianizzata’ – dove cioè è espressamente la Vergine Maria ad intercedere affinché possa realizzarsi il miracolo della trasfigurazione dell’ostia –15, la si trova all’interno di una collezione anonima di miracula virginis trasmessa ai nostri giorni da due mss., il più antico dei quali è databile tra la fine del XII e gli inizi del XIII sec.16. Si tratta di una raccolta che solamente a partire dalla metà del secolo scorso è stata rimessa sotto i riflettori dalla critica e ricondotta – per alcuni prodigi – anche ad altri récits presenti nella collezione mariana del Re Sapiente. Nel manoscritto più antico che la trasmette (Barcelona, Archivo General de la Corona de Aragón, Ms. Rivipullensis 193, fols. 27v-48r)17, proveniente dal monastero catalano di Ripoll, tra i fols. 44v e 45v si può leggere infatti quanto segue18: “Tempore Karoli magni imperatoris, in partibus Flandrie, terricola quidam, instigante sibi | quedam [fol. 45r] phitonissa, ut apes vicinorum ad suum venirent apiarium, et mellis copiam magis pre ceteris haberet vicinis, eucaristiam paschalem, quod in ecclesia beate Marie virginis a sacerdote acceperat, in quodam vase apium misit19. Cum vero tempus colligendi mel adveniret, et ipse vas disco cooperiret, pro melle factorem mellis invenit. Quid plura? Res mira, ante et post nec audita. Divam Virginem inter ulnas sacras puerum suum pium Ihesum tenentem in vase, ubi eucharistia immiserat, reperit stantem. Quod videns miser ille valde obstupuit. Tunc exivit tanta claritas et bonus odor a vase, quod totus locus ille Fonti e contesti dei miracoli eucaristici delle Cantigas de Santa María 128 e... Medievalista, 30 | 2021 5 mirabiliter refulsit. Idcirco stultus ille amplius ibi stare20 nequivit, sed ecclesie sacerdotem adiit, et rem gestam per ordinem ei narravit. Sacerdos vero21, ut sapiens, rem prius per nuncios probata, pulsatis prolixe tintinabulis, coadunata maxima multitudine parrochianorum suorum, indutus sacerdotalibus vestimentis, cum clericis, et cruce, et turibulis ivit psalmocinando ad locum ubi22 vas erat, rustico duce. Cum autem tanta dei mirabilia intuitus esset, flexis genibus cum magnis singultibus et lacrimis, accepit vas inter brachia sua23, ad ecclesiam tulit. Tunc cecinit diligenter matutinas paschales et horas, primam scilicet et terciam, sicuti egerat die qua tradiderat eucharistiam rustico stulto. Tunc posuit divam Virginem cum puero amicabiliter | super altare, et cecinit cum illa vera hostia sola missam [fol. 45v] paschalem. Cum autem diceret oracionem que est post pacem dominicam, ubi debet hostia frangi, ecce puer oblatus, hostia illa vera, vertitur in hostia panis, illa videlicet hostia, quam rustico dederat die paschali”. 21 Da come si può osservare, il prodigio coincide a grandi linee con quello trasmesso da Pietro il Venerabile, poi confluito nella collezione di San Vittore: la storia riguarda sempre un terricola che, per ottenere una maggiore produzione di miele e di cera, desiderava che le api dei vicini si trasferissero nel suo alveare. 22 Tuttavia, il récit va incontro ad una notevole semplificazione e – fatto rilevante – cambiano anche alcuni dettagli di cornice che lo avvicinano così alla versione alfonsina. Non solo, infatti, stavolta lo svolgimento del miracolo avviene al tempo di Carlomagno (Tempore Karoli magni imperatoris), ma si specifica in apertura – proprio come si può leggere nella CSM 128 – che il tutto sia accaduto nella Gallia Belgica (in partibus Flandrie) e non nella regione dell’Alvernia. Su questo punto – a causa di tali elementi di cornice del tutto condivisi tra la tradizione sopracitata e il testo alfonsino – il sospetto che il laboratoro mariano del sovrano sia venuto a contatto con una tradizione centroeuropea appare più che fondato. 23 La versione del Rivipullense e quella della CSM 128 coincidono anche su alcuni dettagli relativi al miracolo della trasformazione dell’ostia, rispetto alla tradizione delineata in precedenza. In entrambe le versioni, infatti, i sacri azzimi vengono ritrovati trasfigurati in una sacra rappresentazione in cui partecipa, per la prima volta, anche la Vergine Maria. 24 Se la ‘marianizzazione’ appena rilevata avrebbe anche potuto darsi in maniera autonoma nel laboratorio mariano del Re Sapiente a partire da un comune precedente agiografico qualsiasi, quello che segue contribuisce a rafforzare i sospetti sulla conoscenza da parte di Alfonso della ‘tradizione’ rappresentata dalla versione di Ripoll. È da notare infatti come in entrambi i récit si insista su alcuni fenomeni che accompagnano il prodigio, come quello olfattivo, condiviso in esclusiva dal testo alfonsino e da quello di provenienza catalana: un profumo meraviglioso che si diffonde per tutto l’ambiente circostante a partire proprio dall’alveare che contiene la sacra forma mutata d’aspetto24. 25 L’ipotesi che la chiave di volta capace di risolvere l’enigma di una delle fonti principali (non l’unica, ovviamente) consultate da Alfonso X e dal suo entourage per la composizione della CSM 128 possa essere la versione trasmessa dal manoscritto di provenienza catalana25 – e forse comune a quella seguita dai collaboratori del Re Sapiente a partire da un condiviso antecedente di provenienza francese – potrebbe rafforzarsi nel notare come i debiti alfonsini con questa tradizione siano stati già evidenziati in relazione almeno ad altre due CSM che occupano una posizione relativamente prossima a quella oggetto di questo studio. Tale vicinanza suggerirebbe pertanto un rilievo miracolistico effettuato in primis a partire dalla stessa collezione, Fonti e contesti dei miracoli eucaristici delle Cantigas de Santa María 128 e... Medievalista, 30 | 2021 6 disponibile tra le mani dei collaboratori alfonsini in una fase puntuale del lavoro. Si tratta inoltre di miracoli poco o per nulla trasmessi dalla rimanente tradizione miracolistica a noi nota. 26 Il primo caso riguarda la CSM 138, dove si narra un miracoloso intervento di guarigione da parte della Vergine Maria a beneficio del santo patriarca Giovanni Crisostomo il cui miracolo parrebbe costituire l’esito di un processo di ‘marianizzazione’ di una vicenda narrata per la prima volta nel Dialogus de Vita S. Joannis Chrysostomi scritto da Palladius tra il 408 e il 412 ca. Si tratta infatti di un prodigio già legato alla figura mariana proprio nella collezione di Ripoll e di cui non si hanno notizie sulla sua trasmissione al di fuori di quest’ultima (dove occupa la terza posizione). 27 Il secondo caso è quello della CSM 141, la quale mette in scena la ben nota storia del monaco inglese ringiovanito da Maria. Anche per questo prodigio si conosce una diffusione assai limitata nel panorama miracolistico europeo e uno dei precedenti del testo alfonsino si può ritrovare esclusivamente nella collezione tràdita per la prima volta dal ms. di Ripoll (dove occupa la settima posizione)26. 28 La CSM 208 29 La CSM 208 presenta un caso simile a quello precedente, ma con alcune differenze non trascurabili. Il protagonista stavolta è un eretico di Tolosa che continua a partecipare alla messa per dissimulare agli occhi della comunità dei fedeli in Cristo di cui fa parte la propria miscredenza. 30 A Pasqua si reca perciò in chiesa, ma dopo aver preso la comunione – nutrendo i soliti dubbi sui sacri azzimi –, decide di conservarli in bocca fino al termine della messa con già, in mente, un disegno ben preciso27. Una volta tornato a casa, li mette dentro un’arnia forse per vedere se le api inizino a costruirvi (obrar) qualcosa attorno, o anche solo per verificarne il comportamento in presenza dell’ostia (vv30-34)28: “E en hua ssa colmea o deitou e diss’ assi: “Abellas, comed’ aquesto, ca eu o vinno bevi; e se vos obrar sabedes, verei que faredes y”. E des i foi-sse mui ledo o traedor descreudo. Aquele que ena Virgen carne por seer veudo … “. 31 Arrivato il giorno della raccolta del miele e della cera, l’eretico apre l’arnia e vi trova all’interno una piccola cappella munita di altare; e sopra a quest’ultimo, una rappresentazione in miniatura della Vergine Maria che stringe fra le sue braccia il piccolo Gesù. La scoperta di questo fatto prodigioso viene inoltre accompagnata da un profumo magnifico, capace di convertirlo all’istante (vv40-44): “Abriu mui tost’ a colmea e hua capela viu con seu altar estar dentro, e a omagen cousiu da Virgen cono seu Fillo sobr’ ele, e ar sentiu un odor tan saboroso que logo foi convertudo, Aquele que ena Virgen carne por seer veudo…” 32 Dopo questo fatto, l’uomo decide di andare dal vescovo per confessarsi. Come nel miracolo precedente, anche qui il religioso organizza in seguito una grande processione per esaminare di persona i sacri azzimi e per riunire i fedeli in preghiera. 33 Motivi e precedenti 34 Come già anticipato, una delle differenze principali rispetto al récit della CSM 128 consiste nel fatto che, oltre alla trasfigurazione dell’ostia, si assiste qui anche alla costruzione di una struttura votiva a sua protezione. Fonti e contesti dei miracoli eucaristici delle Cantigas de Santa María 128 e... Medievalista, 30 | 2021 7 35 La presenza di questo specifico motivo ‘di peso’ (o variante) porta ora a selezionare altre occorrenze tra quelle già presentate nella tabella precedente da mettere a confronto con la CSM 208 (vengono sempre evidenziate in grigio): N° Autore Coll./Ms. Carte Capitolo Periodo 1Pietro di Cluny De Miraculis / I, 1 Inizi XII sec. 2Erberto di Chiar. De Miraculis / III, 30 1178 3Giraldo Cambrense Gemma Eccl. / I, 11 1199 4Anon. Rivipullensis 193 44v-45v 15 Fine XII sec. 5Anon. Par. lat. 14958 161rv / XIII sec. 6Cesario di Heisterbach Dial. Miraculorum IX, 8 Inizio XIII sec. 7Jacques de Vitry Serm. Vulgares / 191 Inizio XIII sec. 8Anon. Liber exemplorum / 16 XIII sec. 9Stefano di Borbone Tractatus / 317 XIII sec. 10 Tommaso di Cantimpré Bonum universale / II, 40, 1 1256-1263 11 Anon. Royal 7 D. i. 66v 27 Fine XIII sec. 36 Il primo autore noto a dar conto del motivo della costruzione di un santuario di miele e di cera a protezione dell’ostia in circostanze simili a quelle della CSM 208 – in un exemplum pienamente eucaristico – è Giraldo Cambrense nella sua Gemma Ecclesiastica compilata attorno al 1199. 37 Tuttavia, nell’undicesimo capitolo della Distinctio I, l’autore racconta che l’ostia non era stata inserita all’interno di un’arnia, bensì in una cavità nel tronco di un albero da parte di un uomo che nutriva dei dubbi nei confronti della sacra forma e delle sue capacità (altra variante significativa di questa tipologia di exempla)29. Si intende comunque che la motivazione di questo gesto ubbidiva sempre al desiderio – alimentato da certe credenze – di poter avere a disposizione una notevole produzione di miele e di cera senza particolare sforzo, sfruttando proprio il potere che si credeva insito nell’ostia consacrata (fatto, del resto, che accomuna quasi tutti i prodigi censiti fino a questo punto). 38 Un prodigio che, oltre ad imperniarsi su questo stesso motivo, mostra anche più affinità nelle modalità di realizzazione dello stesso, ricompare invece nel corso delle prime due decadi del secolo successivo nel Dialogus Miraculorum di Cesario di Heisterbach. 39 Qui, nell’ottavo miracolo del IX capitolo dell’opera (De apibus quae basilicam corpori Dominico fabricaverunt), si racconta infatti che una donna si era trovata in difficoltà per aver constatato che le sue api non fossero produttive a sufficienza. Temendo per il loro stato di salute e alla ricerca di qualche rimedio, le venne detto – come sempre – di collocare in mezzo a loro un’ostia consacrata. Si recò dunque in chiesa, prese la Fonti e contesti dei miracoli eucaristici delle Cantigas de Santa María 128 e... Medievalista, 30 | 2021 8 TUBACH, Frederich – Index exemplorum: a handbook of medieval religious tales. Helsinki: Academia Scientiarum Fennica, 1981. 8. Per il censimento, si è partiti da: PONCELET, Albert – “Index miraculorum B.V. Mariae quae saec. VI-XV latine conscripta sunt”. Analecta Bollandiana XXI (1902), pp. 249, 253, 272, 317 e 343; HERBERT, John Alexander – Catalogue of Romances in the Department of Manuscripts in the British Museum. London: British Museum, vol. 3, 1910, p. 23; DEXTER, Elise Forsythe – Sources of the Cantigas of Alfonso el Sabio. Wisconsin: Madison, 1926, p. 158. Tesi di Dottorato; KITTREDGE, George Lyman – Witchcraft in Old and New England. Cambridge: Harvard University Press, 1929, a p. 469; BARAUT I OBIOLS, Cebrià – “Un recull de miracles de Santa Maria, procedent de Ripoll, i les Cantigues d’Alfons el Savi”. Scripta e Documenta 6 (1956), p. 127; FERREIRO ALEMPARTE, Jaime – “Fuentes germanicas en las ‘Cantigas de Santa Maria’, de Alfonso X el Sabio”. Grial 31 (1971), pp. 52-53; PARKINSON, Stephen – The Oxford Cantigas de Santa Maria Database [In linea]. Oxford: Centre for the Study of the Cantigas de Santa Maria, actual. 2 luglio 2020. [Consultato il 2 luglio 2020]. Disponibile all’indirizzo http://csm.mml.ox.ac.uk/?p=home. 9. PETRUS VENERABILIS – De Miraculis. in MIGNE, Jean-Paul (ed.) – Petri Venerabilis abbatis cluniacensis noni Opera Omnia. Patrologia Latina 189. Parisiis, 1890, cols. 851-952, alle cols. 851-853. 10. Il miracolo poi prosegue. Dopo aver constatato che la piccola figura non dava segni di vita, l’uomo decise di dargli degna sepoltura, ma dopo averla toccata, svanì misteriosamente nel nulla. Il solo contatto con le sue mani – evidentemente considerate indegne – causò infatti la sparizione dei sacri azzimi. 11. Contiene le seguenti opere, dalla descrizione pubblicata nel sito della Bibliothèque Nationale de France, recuperabile dall’indirizzo https://archivesetmanuscrits.bnf.fr/ark:/12148/cc75683z [ultima consultazione: 26 maggio 2020]: a. Sermones; b. Versi di Thibaud de Marly sulla morte (2r); c. Exempla moralia (7v-156v); d. Sermones (114); e. Vincentii Bellovacensis expositio in orationem dominicam (122), et in Salutationem b. Marie (141v); f. [Dictamen de nomine Jesu] (153); g. Sermo decani Parisiensis factus in capitulo Sancti Victoris (169v); h. Expositio b. Gregori super Cantico (187); i. [Carmina pia] (245); l. Versus de penitentia glosati (288); l. Sermo magistri W. de Monte (289v). 12. Il testo è inedito. Si trascrive dalla riproduzione fotografica del codice recuperabile dal database Gallica, all’indirizzo https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b90666494 [ultima consultazione: 26 maggio 2020]. Tra parentesi quadre si indicano le carte del codice e, con tre punti di sospensione, si segnalano i loci di difficile lettura. Le parentesi uncinate contengono invece eventuali integrazioni in corrispondenza di guasti meccanici o di mutilazioni delle carte. Gli scioglimenti delle abbreviature e dei compendi vengono invece indicati in corsiva. 13. Nell’edizione digitale della carta non sembra esserci un guasto, ma il punto non risulta del tutto leggibile per via della piega assunta dal foglio in corrispondenza della cucitura interna. Purtroppo, alla data attuale, non è stata possibile una consultazione in loco di questa sezione del codice. 14. Si integra tenendo conto di quanto scrive Pietro il Venerabile, in molti punti sovrapponibile a questa versione. Nell’edizione digitale della carta, non sembra esserci un guasto, ma il punto risulta illeggibile sempre per via della piega del codice. 15. BARAUT I OBIOLS, Cebrià – Un recull de miracles …, p. 127. Sul concetto (e sulla pratica) della ‘marianizzazione’: DISALVO, Santiago – “Gualterus de Cluny, las Cantigas y el niño que ofrece pan a Cristo: reconsideración de una antigua colección de milagros marianos”. Hagiographica XX (2013), pp. 123-142. Fonti e contesti dei miracoli eucaristici delle Cantigas de Santa María 128 e... Medievalista, 30 | 2021 15 16. Quanto a datazione e storia, si veda anche NASCIMENTO, Augusto Aires – Milagres medievais numa colectânea mariana alcobacense. Edição crítica, tradução e estudo. Lisboa: Colibri, 2004, pp. 48-56. Il secondo testimone, risalente già al sec. XIV, è proprio quello studiato da Nascimento e la cui esistenza era già stata segnalata in MARTINS, Mario – “O Livro dos Milagres da Bem-aventurada Virgem Maria”. Brotéria 70 (1960), pp. 517-532. 17. La collezione che raccoglie vari miracoli mariani occupa la sesta sezione del codice pergamenaceo (la quarta, se si considera la descrizione dello stesso effettuata da Próspero de Bofarull, poi confluita nella Biblioteca Patrum Latinorum Hispaniensis). Si propone qui la descrizione più recente offerta dal Portal de Archivos Españoles (Pares) all’indirizzo http://pares.mcu.es/ ParesBusquedas20/catalogo/description/2323672: 1. [De laude psalmorum], 1rv; 2. Augustinus De Penitencia Solomonis, 2r-3r; 3. [De Pipino a Felipe II], 3r; 4. [Relación de nombres], 3v; 5. [Advocationes Virginis], 4r-27v; 6. [Miracula beatae virginis Mariae], 27v-48r; 7. Virgo pura stirps regalis, 48r; 8. [Homiliae], 48v-67v; 9. [De Officio Missae], 68r-73v; 10. [De sacramentis], 73v-81v; 11. [Sententiarum Liber I], 81v-87r; 12. [Homiliae], 87r-169v; 13. Hieronimus (…), 170r; 14. De miraculis (…) Montis Serrati, 170v-173v; 15. [Orazioni e consigli morali in latino e catalano], 173v-174v (agg. XV sec.)] (…) poi ripresa nel XIV sec. dal ms. Lisboa, Biblioteca Nacional, Alcobacense 39. 18. BARAUT I OBIOLS, Cebrià – Un recull de miracles …, p. 127. Si riporta il testo basandosi su quello edito dallo studioso catalano. Di seguito si procede ad una trascrizione direttamente dalle carte. In questo caso, la versione trasmessa dal ms. di Ripoll non differisce sostanzialmente da quella tramandata dal già citato codice alcobacense, latore della stessa collezione e compilato, come già precisato, alcuni anni dopo. 19. Il manoscritto presenta la forma misit. Si corregge pertanto l’errore di trascrizione da parte di Baraut. 20. Baraut i Obiols inverte gli elementi del manoscritto. La sequenza che si legge è ibi stare e non stare ibi. 21. L’avverbio viene inserito nell’interlinea superiore in corrispondenza del locum tra Sacerdos e ut e viene giustamente trascritto da Baraut i Obiols a testo. Si tratta di una correzione incipiente dello stesso copista. 22. L’avverbio viene inserito nell’interlinea superiore tra locum e vas e viene giustamente trascritto da Baraut i Obiols a testo. Si tratta di una correzione incipiente dello stesso copista. 23. In questo punto, Baraut i Obiols trascrive un et, ma non sembra esserci nessuna nota tachigrafica corrispondente alla congiunzione. Pertanto, si emenda. 24. Che si dovesse ipotizzare l’esistenza di una fonte non ancora messa in relazione con tale tradizione per spiegare alcune apparenti innovazioni sul tema era già chiaro a Jaime Ferreiro Alemparte, sebbene lo studioso continuasse comunque ad ipotizzare, come base, il récit trasmesso da Cesario di Heisterbach. Le differenze presenti tra i vari récits avrebbero potuto trovare una spiegazione – sempre secondo lo studioso – nell’intrusione di almeno una terza fonte (o variante) nel processo di raccolta e composizione della CSM. FERREIRO ALEMPARTE, Jaime – Fuentes germanicas …, pp. 52-53. 25. La ‘composition’ è la seconda fase del processo di elaborazione delle CSM, e riguarda, nello specifico, ciascun testo che viene elaborato e che poi, nell’ultima fase, la ‘compilation’, passa a formar parte dell’intera collezione mariana. Ovviamente qui si è semplificato, ma non bisogna pensare che tali processi di allestimento delle CSM siano stati così lineari. Per avere una chiara panoramica sul modo di procedere, spesso ricorsivo, dello scrittoio del Re Sapiente: PARKINSON, Stephen; DEIRDRE, Jackson – “Collection, Composition and Compilation in the Cantigas de Santa Maria”. Portuguese Studies 22 (2006), pp. 159-172. 26. Per tutti questi casi, si consiglia la consultazione di NEGRI, Manuel – “Una nuova fonte per Li Miracoli de Senta Maria: il ms. Rivipullensis 193”. Critica del testo XX/1 (2017), pp. 65-103. Fonti e contesti dei miracoli eucaristici delle Cantigas de Santa María 128 e... Medievalista, 30 | 2021 16 27. Per una precedente lettura della CSM, si rimanda a MONTOYA MARTÍNEZ, Jesús – El culto a la Eucaristia …, p. 193. Come viene puntualizzato in FIDALGO FRANCISCO, Elvira – “Los animales de las Cantigas de Santa Maria. Una lectura en clave simbólica”. Revista de Literatura Medieval 29 (2017), pp. 107-127 (e poi nel più recente: FIDALGO FRANCISCO, Elvira – “‘Bestias e animalias de muchas maneras’: animales en las Cantigas de Santa María”. in PÉREZ BARCALA, Gerardo (ed.) – ‘Cui tali cura vel remedio subvenitur’. De animales y enfermedades en la Edad Media europea. Avellino: Edizioni Sinestesie, 2019, pp. 99-119), la scelta di Tolosa – luogo simbolico per il catarismo – non può che suggerire per il protagonista l’appartenenza alla comunità dei miscredenti, anticipando inoltre che quello che viene criticato attraverso questa CSM è proprio la non credenza nel dogma della transustanziazione. 28. MENDES, Augusto de Carvalho – “Os Animais nas Cantigas de Santa Maria (I)”. Eikón Imago 8/2 (2015), p. 138. Per il testo, ALFONSO X, El Sabio – Cantigas de Santa María. Cantigas 101 a 260. II. Ed. Walter Mettmann. Madrid: Castalia, 1988, pp. 257-259. Il verbo obrar (e se vos obrar sabedes, verei que faredes i; v. 25) – parrebbe suggerire che l’eretico fosse a conoscenza del fatto che le api, eventualmente, avrebbero iniziato a comportarsi in un certo modo al cospetto dei sacri azzimi, magari costruendovi qualcosa attorno a sua protezione (si noti l’avverbio i). L’inserimento dell’ostia nell’arnia si configurerebbe pertanto come un voler verificare, seppur in maniera errata, la sacralità del Corpo di Cristo da parte dell’eretico. Questa lettura può trovare una conferma nella dichiarazione fatta dal protagonista quando si appresta a comprovare lo stato dell’arnia una volta arrivato il momento della raccolta del miele: “Verei que obra feit’ han / NA hostia as abellas”; vv. 29-30 (maiuscolo nostro). Sul verbo obrar nel contesto della lirica galegoportoghese, sia riferito ad un ‘realizzare, costruire’ in senso materiale, che ad un ‘operare’ in senso lato (dal lat. ŌPĔRĀRE). LORENZO, Ramón – La traducción gallega de la Crónica General y de la Crónica de Castilla. Orense: Instituto de Estudios Orensanos Padre Feijóo, vol. II (Glosario), 1977, p. 923. 29. GIRALDUS CAMBRENSIS – Gemma Ecclesiastica. in BREWER, John Sherren (ed.) – Giraldi Cambrensi. Opera. London: Longman, Green, Longman, and Roberts, 1862, vol. II, pp. 42-43. 30. Per il testo, CAESARIUS HEISTERBACENSIS – Dialogus Miraculorum. Vol. I. Ed. Joseph Strange. Coloniae: Bonnae et Bruxellis, Sumptibus J. M. Heberle (H. Lempertz & Comp.), 1851, pp. 172-173. 31. Per una breve sinossi della vicenda, FERREIRO ALEMPARTE, Jaime – Fuentes germanicas …, p. 52. 32. A titolo di esempio, si riportano qui solamente i passaggi fondamentali del prodigio così come trasmesso dal Liber exemplorum e facenti capo al momento dell’immissione dell’ostia in un albero, del suo ritrovamento e della constatazione della presenza di una struttura votiva attorno ad essa: “Nostris quoque diebus in Alamannie partibus accidit quendam eukaristiam sibi datam vel fidei defectu vel diffidencia in arbore quadam orti sui concava reposuisse (…) invenit tanquam in medio operis congesti ecclesiam ceream, nulla tamen omnino mellis gutta perfussam, turrem habentem et tintinnabula, altare quoque et calicem desuper, cum corporalibus et patena, tantum quoque thesaurum minus ante discrete reconditum quam pro loci natura honestius poterat, non solum apicularum officio set etiam angelorum ministerio, Deo auctore, in calicem repositum (…)”. Liber exemplorum ad usum praedicantium. Saeculo XIII compositus a quodam fratre minore anglico de provincia Hiberniae. Secundum codicem Dunelmensem editus. Ed. Andrew George Little. Aberdoniae: Typis Academicis, 1908, p. 9. 33. ÉTIENNE DE BOURBON – Tractatus de diversis materiis praedicabilibus. Ed. Albert Lecoy de la Marche. Paris: Librairie Renouard, 1877, pp. 266-267. 34. FERREIRO ALEMPARTE, Jaime – Fuentes germânicas …, pp. 52-53. Fonti e contesti dei miracoli eucaristici delle Cantigas de Santa María 128 e... Medievalista, 30 | 2021 17 35. Come è ovvio, si tratta solamente di una ipotesi suggerita anche da quello che si riporta a continuazione. Nulla vieta comunque di prendere in considerazione l’esistenza di fonti parallele o di ‘cugini narrativi’ che avrebbero potuto favorire questo processo di diversificazione. Le ricerche di questo tipo sulle CSM sono sempre aperte a nuove suggestioni ed ipotesi che vanno aumentando o perfezionandosi anche al crescere del volume di testi e di miracoli mariani (ma non solo) censiti dalla critica. 36. HERBERT, John Alexander – Catalogue of Romances …, p. 648. 37. MENDES, Augusto de Carvalho – “Os Animais nas Cantigas de Santa Maria (I)”…, p. 136. 38. Si rimanda sempre alle tabelle riassuntive presentate nelle pagine anteriori. RIASSUNTI Le Cantigas de Santa María 104, 128, 147 e 208 presentano dei miracoli eucaristici dove delle ostie subiscono una trasfigurazione. Le loro fonti non sono ancora state ben definite dalla critica. Questo studio vuole offrire delle nuove ipotesi sui precedenti delle Cantigas 128 e 208, incentrate sul motivo dell’adorazione di un’ostia consacrata da parte di alcune api. Se per la Cantiga 128 si evidenzia l’influenza di una versione contenuta in una collezione miracolistica di provenienza catalana, in quanto portatrice di dettagli condivisi in esclusiva col testo galego medievale, per la Cantiga 208 viene ribadita la presenza, alla base, dell’opera del cistercense tedesco Cesario di Heisterbach, con alcune innovazioni da imputare forse alla stessa corte del sovrano per far fronte ad alcune esigenze dottrinali del tempo. The Cantigas de Santa María 104, 128, 147, and 208 present Eucharistic miracles where the hosts undergo a transfiguration. Their sources have not yet been well defined by scholars. This study aims to offer new hypotheses on the precedents of Cantigas 128 and 208, centered on the motif of the adoration of a consecrated host by some bees. If for Cantiga 128 the influence of a version contained in a miraculous collection of Catalan origin is highlighted, as it bears details shared exclusively with the medieval Galician text, for Cantiga 208 the presence is reiterated, at the base, of the work of the Cistercian monk Cesario of Heisterbach, with some innovations to be attributed to the same court of the sovereign to perhaps some doctrinal needs of his time. INDICE Keywords : Cantigas de Santa María, Alfonso X, Eucharistic miracles, Dialogus miraculorum, Rivipullensis 193 Temi : Cantigas de Santa María, Alfonso X, Miracoli eucaristici, Dialogus miraculorum, Rivipullensis 193 Fonti e contesti dei miracoli eucaristici delle Cantigas de Santa María 128 e... Medievalista, 30 | 2021 18 AUTORE MANUEL NEGRI Universidade de Santiago de Compostela, Facultade de Filoloxía, Departamento de Filoloxía Galega C.P. 15701, Santiago de Compostela, España. [email protected]. https://orcid.org/ 0000-0003-3532-9810 Fonti e contesti dei miracoli eucaristici delle Cantigas de Santa María 128 e... Medievalista, 30 | 2021 19