Janio Endzelyno terminologinės įžvalgos
Full text
Le intuizioni terminologiche di Janis Endzelīns
SOLVITA LABANAUSKIENĖ
Istituto di lingua lituana
PAROLE CHIAVE: lingue baltiche, terminologia lettone, lingua lituana, principi terminologici
In occasione del 140º anniversario della nascita di Janis Endzelīns
<...> Come un’ape succhiavo il miele, così io succhiavo il linguaggio della gente. Ho raccolto fiori di parole, come fiorellini in una ghirlanda <...> (da un canto popolare lettone)1
Indoeuropeista, il più celebre studioso di lettone del XX secolo, Janis Endzelīns (Jānis Endzelīns) nacque il 22 febbraio 1873 (secondo il vecchio calendario, il 10) nella Lettonia settentrionale, vicino alla città di Valmiera. Morì il 1º luglio 1961 a Koknese, e fu sepolto a Riga, nel cimitero di Rainis. Più di mezzo secolo fa, gli era destinato diventare uno dei più grandi linguisti lettoni.
Questo articolo presenta brevemente l’attività scientifica e le posizioni linguistiche di J. Endzelīns, dedicando particolare attenzione alle sue concezioni terminologiche.
Il gigante lettone2, come lo definisce la maggior parte degli studiosi, J. Endzelīns studiò linguistica in Estonia (allora presso l’Università di Dorpat, oggi Tartu) e in Ucraina (presso l’Università di Charkiv, allora nell’Impero russo). Le sue prime pubblicazioni scientifiche apparvero durante gli anni da studente, con lo pseudonimo Kaugurietis (dal luogo di nascita, nel comune di Kauguri) (Zīriņa 2012). Dal 1920 si trasferì da Charkiv a Riga e iniziò a lavorare all’Università Statale della Lettonia. Nel 1920, su sua iniziativa, vi fu istituita una sezione di filologia baltica, che egli stesso diresse per tutto il tempo. J. Endzelīns teneva un corso di lingua lettone e insegnava il lituano e il prus
1Le parole sulla lingua sono tratte da uno dei canti preferiti di J. Endzelīns.
2K. Būga fu il primo a chiamare così J. Endzelīns.
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… le lingue germaniche antiche, il sanscrito e altri ambiti della linguistica comparata. Le sue lezioni si distinguevano per l’eccezionale sistematicità, l’abbondanza di fatti e la precisione (Sabaliauskas 1962: 305). J. Endzelīns utilizzava con disinvoltura i dati di lingue diverse, collegandoli in un sistema logicamente chiaro e preciso.
Nessuno studioso lettone fu eletto membro di un numero così elevato di istituzioni e organizzazioni come J. Endzelīns: fu membro onorario non solo di società linguistiche europee (ceca, estone, olandese, finlandese, svedese, tedesca e di altre), ma anche della società linguistica americana (EL 1972: 155). Nel corso di oltre sessant’anni di intensa attività scientifica, il linguista pubblicò più di 300 lavori in lettone, russo, tedesco, lituano, italiano, francese e polacco. Tra le opere fondamentali di J. Endzelīns sulla baltistica si ricordano: Славяно-балтийские этюды (Studi slavo-baltici), 1911; Senprūšu valoda (La lingua prussiana antica), 1943; Baltu valodu skaņas un formas (Suoni e forme delle lingue baltiche – pubblicato in lituano nel 1957), 1948; Ievads baltu filoloģijā (Introduzione alla filologia baltica), 1945. È importante ricordare la seconda edizione, pubblicata a Riga nel 1951, di Latviešu valodas gramatika (Grammatica della lingua lettone)3, nella quale J. Endzelīns, illustrando la storia dei fatti linguistici lettoni, si basò spesso anche sulla lingua lituana. «In un certo senso, quest’opera può essere considerata la prima grammatica delle lingue baltiche in cui i dati della lingua lettone sono presentati per primi» (Sabaliauskas 1982: 109).
Dal 1921 al 1940 J. Endzelīns curò la rivista Filologu biedrības raksti (Atti della Società filologica; ne furono pubblicati 20 numeri). La maggior parte dei lavori del linguista è raccolta nell’edizione in quattro volumi Darbu izlase, dedicata alla baltistica, alla linguistica storico-comparativa, all’etnogenesi lettone, alla dialettologia, alla toponomastica, ai contatti linguistici e a questioni attuali della cultura linguistica lettone, della lessicografia e di altri ambiti.
ORIENTAMENTI PER LA STANDARDIZZAZIONE DELLA LINGUA COMUNE
Come afferma Daina Nītiņa, gli orientamenti teorici di J. Endzelīns possono essere sistematizzati sulla base di ricerche che esaminano la sua eredità scientifica da molteplici prospettive (Nītiņa 1972: 12).
J. Endzelīns, insieme all’altro celebre linguista lettone Kārlis Mīlenbahs, elaborò e consolidò i principi fondamentali della standardizzazione della lingua lettone. Seguendo i linguisti della scuola di Lipsia, lo studioso esaminava scrupolosamente ogni dettaglio della lingua nelle diverse fasi della sua evoluzione—
3 Nel 1958, per quest’opera, a J. Endzelīns — primo studioso in Lettonia — fu conferito il Premio Lenin.
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…zione. Per lui erano importanti non soltanto i dati storici della lingua lettone: per giungere a una valutazione obiettiva, proponeva di procedere al confronto, ossia di comparare i fenomeni della propria lingua con quelli delle lingue affini (Porīte 1973: 70).
«Tra i principi più importanti della standardizzazione linguistica, J. Endzelīns menziona la selezione. Un simile principio comporta già di per sé alcune rinunce: quando scegliamo fra più possibilità, dobbiamo abbandonarne qualcuna. Anche una semplice selezione è dunque un compito impegnativo: è importante scegliere ciò che è più adatto e prezioso e scartare le varianti inferiori e superflue. Il lavoro di standardizzazione non si limita alla selezione: occorre anche creare fenomeni del tutto nuovi, assenti dalla lingua o non ricavati direttamente da essa» (Knıūkšta 2001: 142).
Come Jonas Jablonskis, J. Endzelīns si preoccupava della purezza della lingua madre. Denunciava apertamente e con fermezza, in modo critico, gli errori e le scorrettezze linguistiche. Il professore era caratterizzato da precisione formale (Ādamsons 1999: 5) e correttezza linguistica: rispetto del significato delle parole, correttezza grammaticale e piacevolezza del suono (Celmiņa 1999: 36). Esigeva tutto ciò da chiunque parlasse o scrivesse.
La linguista lettone Tamāra Porīte elenca i seguenti criteri di J. Endzelīns per la standardizzazione linguistica: 1) antichità delle forme o delle costruzioni delle parole; 2) tradizione d’uso e diffusione delle forme o delle costruzioni delle parole; 3) analogia; 4) ruolo semantico delle parti della parola; 5) economia linguistica; 6) chiarezza; 7) correttezza (Porīte 1973: 71–74).
Nel definire le norme della lingua comune, J. Endzelīns attribuiva grande importanza ai canti popolari lettoni (Endzelīns I: 31). A suo parere, gli antichi canti popolari erano l’unica fonte pura della lingua lettone: quella lingua parlata in passato dai lettoni, che non conoscevano lingue straniere né comunicavano in una lingua contenente germanismi e slavismi (Endzelīns III₂: 236–237).
Lo studioso sottolineava l’importanza delle lingue vicine. Come modello per la lingua lettone, J. Endzelīns indicava il lituano e spesso ricorreva ai dati della lingua lituana nelle sue ricerche (Nītina 1972: 11). Ciò è evidente anche nel libro pubblicato negli Stati Uniti Profesora J. Endzelīna atbildes. Rīgas latviešu biedrības valodniecības nodaļas sēžu protokoli 1933–1942 (Le risposte del professor J. Endzelīns. Verbali delle sedute della sezione linguistica della Società lettone di Riga, 1933–1942), per esempio:
Come si dovrebbe chiamare correttamente la «calvizie» (Die Glatze, плешь)? Risposta: Nel testo di Glika si trova la parola «pleķis», ma con il suo suono ķ non è lettone. Sarebbe opportuno introdurre una nuova parola, «pleice», che corrisponderebbe al lituano «pleikē» (Endzelīns 2001: 23).
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È corretto «esamība» (das Sein)? Ris.: in questo significato è meglio dire «esme» (come il lituano esmė) e «ira». Si potrebbero distinguere i significati di queste due parole (Endzelīns 2001: 24).
Al posto della parola «atelję», priva di una desinenza lettone, si potrebbe usare «dirbīkla» (cfr. il lituano dirbyklà) e il verbo noto a Priekulė «piedirbt» =(aggiustare) (Endzelīns 2001: 32)4.
Nelle sedute della Società lettone di Riga menzionata si discutevano questioni di sintassi, stilistica, ortografia, terminologia e altri ambiti. Vi parteciparono anche i rappresentanti della Lituania, Petras Jonikas e Jonas Kabelka.
J. Endzelynas imparò il lituano da autodidatta, e questa lingua divenne per lui non solo uno strumento ausiliario per studiare altre lingue, ma anche un oggetto diretto di ricerca (Sabalauskas 1959: 23). Scrisse articoli su riviste lituane (Lietuvių tauta, Archivum Philologicum) e si interessò alla vita culturale della Lituania. J. Endzelynas ricordava sempre con grande affetto i linguisti, il lituano Kazimieras Būga e l’estone Paul Ariste (Paul Ariste) (Bitītė-Murele 1999: 25). Lo studioso lettone incoraggiò K. Būga a intraprendere la strada della lessicografia (Vosylýtė 1956: 88). Non dimenticò neppure J. Jablonskis, che J. Endzelynas ricordava come un maestro che gli aveva insegnato le materie teoriche e lo aveva aiutato a sistemare la terminologia.
Nelle recensioni di J. Endzelynas, scritte sia prima della Seconda guerra mondiale sia negli anni del dopoguerra, emergono in modo particolare i suoi orientamenti linguistici. Scrivendo delle traduzioni di testi, suggeriva di attenersi il più possibile all’originale, senza però penalizzare la propria lingua (Endzelīns I: 656). Secondo lui, occorreva immedesimarsi nello spirito e nella vitalità della lingua. Per trovare ispirazione nella formazione di nuove forme delle parole, J. Endzelynas si rivolgeva agli scrittori.
Valentina Skujinia (Valentīna Skujiņa) sottolineò che J. Endzelynas riteneva che la lingua fosse un organismo vivente, che cambia e si perfeziona insieme alla società. Perciò spesso ciò che è considerato corretto in un determinato periodo, dopo qualche tempo può rivelarsi inadatto (Skujiņa 1972: 27–28).
4 Traduzione: Qual è il modo corretto per denominare «una zona calva della testa» (Die Glatze, плешь)? Ris.: nel testo di Glik troviamo la parola «pleikīs», ma, contenendo il suono ķ, non è lettone. Si dovrebbe introdurre una nuova parola, «pleicē», corrispondente al lituano «pleikė» (Dal verbale della seduta della Sezione di linguistica del 7 dicembre 1933, presieduta da J. Endzelynas). È corretta la parola «esamība» (das Sein)? Ris.: per questo significato è meglio usare «esme» (come il lituano esmė) e «ira». Si dovrebbero distinguere i significati delle due parole (Dal verbale della seduta della Sezione di linguistica del 21 dicembre 1933, presieduta da J. Endzelynas). Al posto della parola «atelje», priva di una desinenza caratteristica della lingua lettone, sarebbe meglio usare «dirbikla» (cfr. il lituano dirbyklà) e il verbo noto a Priekulė «piedirbt» =(aggiustare) (Dal verbale della seduta della Sezione di linguistica del 27 settembre 1934, presieduta da J. Endzelynas).
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PRINCIPI DEL LAVORO TERMINOLOGICO
J. Endzelynas iniziò la sua attività linguistica pratica a cavallo tra il XIX e il XX secolo, quando prevalevano parole non standardizzate, create individualmente da autori lettoni. In quel periodo, come afferma la terminologa lettone V. Skujinia, in Lettonia non erano ancora stati elaborati principi per la creazione dei termini (Skujiņa 1972: 17).
V. Skujinia ha scritto sui meriti del celebre linguista lettone nel campo della terminologia. Secondo lei, J. Endzelynas non pubblicò uno studio specificamente dedicato ai problemi terminologici, ma è possibile ricostruire la sua opinione su questa disciplina leggendo il libro Dažādas valodas kļūdas (Errori linguistici di vario genere) (1ª ed. 1928, 4ª ed. 1932), nonché alcuni articoli tratti dai libri da lui curati (P. Ozoliņa Valodas prakses jautājumi (Questioni di pratica linguistica) (1935) e V. Rūķe Valodas un rakstības jautājumi (Questioni di lingua e ortografia) (1940)) (Skujiņa 1972: 23).
J. Endzelynas scrisse brevi articoli su questioni terminologiche, pubblicati in periodici quali Dzīntenes Vēstnesis (Notizie della Patria), Latvijas Sargs (Il guardiano della Lettonia), Latvijas, Latviju Mēnešraksts (Rivista mensile lettone), Skolotāju Avīze (Giornale degli insegnanti) e altri. Con il suo lavoro terminologico contribuì alla sistematizzazione della terminologia lettone.
All’inizio del 1919 a Pietrogrado fu istituita la prima commissione di terminologia della lingua lettone, Latviju terminu komisija (Commissione lettone dei termini). Nell’estate dello stesso anno, su proposta del Ministero dell’Istruzione, fu istituita una commissione terminologica anche a Riga, suddivisa in sezioni incaricate di sistemare la terminologia dei vari ambiti. Rimase attiva fino alla Seconda guerra mondiale. Alla commissione terminologica faceva capo una commissione speciale di linguistica, composta da sette membri: J. Endzelynas (che vi entrò nel 1920), Ernests Blese (Ernests Blese), Pauls Dāle (Pauls Dāle), Vilis Plūd(u)onis (Vilis Plūd(o)nis), Linards Laicens (Linards Laicens) e altri. Il compito di questa commissione era verificare gli aspetti linguistici del lavoro svolto dalle sezioni (Skujiņa 2002: 16). J. Endzelynas fu nominato consulente. Nel 1922 la commissione pubblicò Zinātniskās terminoloģijas vārdnīca (Dizionario di terminologia scientifica), nel quale i termini erano presentati in russo, tedesco e lettone. Vi erano pubblicati termini di oltre dieci settori: linguistica, filosofia, diritto, finanza, arte, chimica, matematica e altri. Nel Dizionario di terminologia sono riportati termini di origine lettone (termini popolari e neologismi) e forestierismi. Nel dizionario, tuttavia, non manca il purismo: accanto ai termini internazionali, nel dizionario del 1922 furono proposti termini artificiosi e incomprensibili (Grabis 2006: 224), per esempio: inerce – kutrība, klients –
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pienāksnieks, koeficients – reizulis, koridors – starpeja, signalizācija – ziņdošana, temperatūra – siļtķāpe, tēze – dēts ecc. Come si vede, la Commissione terminologica lettone cercò di eliminare la maggior parte delle parole internazionali (che J. Endzelynas chiamava anche forestierismi moderni), sostituendole con neologismi. Sulla stampa venivano pubblicati sondaggi: in questo modo anche il pubblico fu coinvolto nella creazione della terminologia.
Dopo la pubblicazione del Dizionario terminologico, i media iniziarono a criticarlo aspramente. J. Endzelynas rese pubbliche tre lettere indirizzate a uno dei critici, il dottore in scienze mediche Hermanas Budulis, che aveva definito il dizionario «fortemente superficiale» in materia di terminologia (per maggiori dettagli, cfr. Endzelīns III₂: 127–133). Il linguista lettone scrisse una dura replica, contestando le critiche infondate e assurde. Nelle lettere in forma di risposta indicò non soltanto le ragioni alla base della scelta dei termini criticati da H. Budulis, ma definì anche i principi della creazione terminologica. Secondo J. Endzelynas, le espressioni di tre parole non sono più termini, bensì definizioni, per esempio elpas rīkles vāks (epiglottide). A suo avviso, è importante innanzitutto raccogliere tutte le parole usate dal popolo; soltanto in seguito si può ricorrere alla formazione delle parole (Skujiņa 1972: 22). A giudizio dello studioso, è di fondamentale importanza la collaborazione tra specialisti e linguisti.
Nel terzo e quarto decennio del XX secolo in Lettonia si svolse un’attività di creazione terminologica piuttosto intensa, ma in modo non sistematico, senza armonizzare né coordinare la terminologia dei diversi settori (Skujiņa 2002: 18). J. Endzelynas si rammaricava che, nella creazione dei termini, lituani e lettoni non si fossero coordinati: così si sarebbero potuti formare numerosi termini comuni a entrambi i popoli (Endzelīns III₂: 373). A suo parere, col passare del tempo la terminologia deve essere continuamente corretta, aggiornata e integrata.
Il linguista lettone ha curato diversi dizionari, tra cui alcuni dizionari terminologici. Nel 1939 fu pubblicato il dizionario terminologico bilingue Vāciski-latviska elektrotechniska vārdnīca5 (Latvijas Elektrotechniskās biedrības terminoloģijas komisijas sakopojums. [Red. J. Endzelīns]. Rīgā, 1939) (Dizionario elettrotecnico tedesco-lettone), i cui termini furono rivisti da J. Endzelynas. Fu il primo dizionario dedicato all’elettrotecnica, nel quale, accanto ai termini tedeschi, erano riportati anche quelli lettoni (circa 5000 termini). Secondo
5 «dizionario elettrotecnico» lettone. Secondo J. Endzelynas, in base alle tradizioni della lingua lettone la denominazione corretta sarebbe elektrotehnika vārdnīca (dizionario di elettrotecnica), perché la forma genitiva indica appartenenza, mentre i derivati con il suffisso –inis esprimono rapporti di tipo e caratteristiche. Proprio in questi casi il russo e il tedesco usano un aggettivo (Skujiņa 1999: 104–105).
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Secondo V. Skujiņa, il dizionario del 1939 confermò che l’attività degli intellettuali lettoni dell’epoca aveva dato buoni risultati: la maggior parte dei termini è ancora in uso nella lingua attuale. Si tratta anzitutto di termini brevi e pratici, derivati con la desinenza –e, e, in secondo luogo, di termini composti. Va rilevato che alcuni termini lettoni furono formati sul modello della lingua tedesca (Skujiņa 1999: 101).
Si possono menzionare alcuni dizionari curati da J. Endzelynas, nei quali egli controllò non soltanto le bozze, ma corresse anche i termini, le denominazioni nomenclaturali e le definizioni (Bibliografija 1958: 11):
Latviešu pareizrakstības vārdnīca (Dizionario ortografico lettone). A cura di Ed. Ozoliņš. Red. J. Endzelīns, Rīga, 1924.
Svešvārdu vārdnīca (Dizionario dei forestierismi). A cura di Ed. Ozoliņš. Red. J. Endzelīns, Rīga, 1926.
Tautsaimniecības vārdnīca (Dizionario di economia nazionale). Vol. 1–4 [incompleto]. Direttore: E. Dunsdorfs. Redattori: A. Aizsilnieks, K. Bērziņš, L. Šulcs. Redattori linguistici: J. Endzelīns, E. Hauzenberga-Šturma. Redattore della lingua russa: N. Sinais ka-Lapa. Rīga, 1943–1944.
Auziņš A., Kleinbergs F. e Plostnieks F. Vāciski-latviski grāmatrūpniecības termini (Termini dell’industria libraria tedesco-lettoni). Red. A. Augstkalns. [Durante la correzione delle bozze, il prof. J. Endzelīns esaminò il libro e formulò alcune proposte e osservazioni]. Rīga, 1940.
Latviešu, vācu un krievu grāmatrūpniecības vārdnīca (Dizionario dell’industria libraria lettone, tedesca e russa). A cura di A. Auziņš (la nomenclatura del dizionario è stata curata dal prof. J. Endzelīns), Rīga, 1942.
Questi dizionari permettono di farsi un’idea delle concezioni linguistiche dello studioso lettone e dei criteri di formazione dei termini. La maggior parte dei modelli terminologici che vi sono proposti è ancora produttiva.
J. Endzelynas svolse un lavoro immenso insieme a K. Mīlenbachs nella compilazione di uno dei maggiori dizionari lettoni, Latviešu valodas vārdnīca (1923–1932) (Dizionario della lingua lettone). Il dizionario contiene numerosi vocaboli dialettali, che offrono la possibilità di utilizzare e ampliare la terminologia attuale (cfr. Skujiņa 1972: 30). È importante anche perché vi si trova molto materiale etimologico utile alla lingua lituana.
Nel suo lavoro pratico di terminologia, J. Endzelynas prestò attenzione alla formazione delle parole. Sottolineò l’univocità dei mezzi di formazione delle parole (Skujiņa 1972: 24), ossia la necessità di considerare il ruolo semantico (la funzione) di ciascuna parte della parola. Nella formazione di derivati dal significato astratto, J. Endzelynas considerava –ība il suffisso più produttivo (per indicare qualità più intense o durature), per esempio: agrīnība «precocità», didžība «acutezza», nodarbinātība «impiego; occupazione», notu-
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limite «stabilità» ecc. Per denominare una caratteristica o uno stato usava derivati con il suffisso –ums. I derivati di questo tipo hanno un significato più specifico e si usano per indicare un caso particolare o uno stato temporaneo, per esempio: nopietnums «serietà», patiesums «correttezza» ecc.
J. Endzelynas proponeva di formare nuovi termini con la desinenza –e: tali derivati hanno una forma più breve e un significato più generale, cioè possono denominare sia il processo di un’attività sia il suo risultato (Saule-Sleine 1972: 11), per esempio: aizdedze «accensione», bīde «scorrimento», slīde «scivolamento» ecc.
Il linguista lettone invitava a non trascurare neppure i composti, pratici da usare perché consentono di esprimere concetti complessi con una sola parola (rispondendo così al requisito della brevità dei termini) (Skujiņa 1972: 11), per esempio: darbietilpība «fabbisogno di lavoro», sausumizturība «resistenza alla siccità», ziemcietība «resistenza invernale» ecc.
J. Endzelynas introdusse nella terminologia lettone molte parole nuove, indispensabili anche nella terminologia attuale. Numerosi termini da lui proposti, soprattutto quelli formati con suffissi e desinenze e i composti, si sono affermati nel lettone contemporaneo, per esempio: aptumsums «eclissi», attieksme «rapporto», dārzeņi «verdure», dotumi «dati», dzinējrats «volano», izvirdums «eruzione; eruttamento», laimests «vittoria», prievārds «preposizione», pārstāvis «rappresentante», vide «ambiente», ziede «unguento» ecc.
J. Endzelynas attribuiva particolare importanza all’analogia. Nel creare nuove parole, applicava i modelli di parole simili già presenti nella lingua lettone (Porīte 1973: 71–72). Il linguista lettone non escludeva la formazione delle parole sul modello di altre lingue.
Secondo J. Endzelynas, i mezzi per arricchire la lingua consistono nel prendere in prestito parole dai dialetti e anche dal lituano o dal prussiano, oppure nel coniarne di proprie. Anche Stasys Šalkauskis, fondatore della teoria della terminologia lituana, sottolineò che il lessico della propria lingua è la fonte terminologica più importante (per maggiori dettagli, cfr. Šalkauskis 1991: 24–60).
Dopo la Seconda guerra mondiale, nel 1946 fu istituita una Commissione terminologica subordinata all’Accademia delle scienze della Lettonia (allora ancora RSS), inizialmente denominata Latviešu valodas terminoloģijas un pareizrakstības komisija (Latvju kalbos terminologijos ir rašybos komisija), in seguito il nome fu abbreviato e la commissione ribattezzata Latviešu valodas terminoloģijas komisija (Latvju kalbos terminologijos komisija) (Skujiņa 2007: 5). J. Endzelynas divenne responsabile scientifico della sezione di lingua dell’Istituto di lingua e letteratura. Accanto ai suoi fondamentali studi sulla lingua lettone, J. Endzelynas trovò il tempo di occuparsi anche delle questioni attuali di pratica linguistica e di terminologia. A quel tempo, l’Accademia delle scienze della RSS Lettone
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iniziò a pubblicare il periodico Zinātņu akadēmijas vēstis (Mokslų akademijos žinios) e, come supplemento separato, i bollettini della Commissione terminologica (in 30 anni ne furono pubblicati 42). Vi si pubblicavano i termini lettoni dei vari settori esaminati e approvati dalla commissione, insieme ai corrispondenti russi. Dal 1946 al 1955, dunque, J. Endzelynas lavorò nella Commissione terminologica della lingua lettone dell’Accademia delle scienze, redigendo pareri sui termini delle scienze, delle arti e della tecnica, precisandoli e coniando nuove parole. Fornì preziose consulenze sulla formazione dei termini a numerosi specialisti (Skujiņa 1972: 30).
Dal 1946, anno in cui fu fondato l’Istituto di lingua e letteratura dell’Accademia delle scienze della Lettonia, J. Endzelynas diresse la sezione di lingua e, successivamente, fino alla morte, il settore dei dizionari.
CONCLUSIONI
J. Endzelīns non è soltanto uno dei più illustri studiosi del lettone, ma anche uno dei più illustri baltisti. È uno dei principali artefici dei principi di normazione della lingua lettone. L’essenza dei principi di J. Endzelīns consiste nel rispettare rigorosamente i fatti della storia della lingua, confrontarla con le lingue affini, selezionare ciò che è più adatto e prezioso, attenersi alla purezza linguistica e alla correttezza grammaticale, curare l’eufonia e tenere conto del significato delle parole.
Con le sue opere teoriche e pratiche, lo studioso contribuì alla creazione della terminologia lettone. Le sue concezioni teoriche, volte a risolvere i problemi della terminologia, emergono dal libro dedicato alle esigenze dell’uso pratico della lingua Įvairios kalbos klaidos, dagli articoli pubblicati su vari giornali e riviste lettoni, dai termini da lui redatti, dai dizionari dei forestierismi e di ortografia e dai libri. Materiale prezioso per la terminologia lituana si trova nel Latvių kalbos žodyne compilato da J. Endzelīns e K. Mīulenbachs.
Lo studioso attribuiva grande importanza alla lingua popolare, considerandola una delle principali fonti della terminologia. Proponeva di creare neologismi solo quando non si trovava una parola usata dal popolo. In lettone riteneva che i suffissi più produttivi fossero -ība e -ums; proponeva di formare nuovi termini con la desinenza –e e di non evitare i composti (criterio della brevità).
Il linguista lettone non approvava i termini lunghi e descrittivi: a suo giudizio, i termini di tre parole erano definizioni. Sottolineava in particolare la collaborazione tra linguisti e specialisti di vari settori.
Grazie a J. Endzelīns, la terminologia lettone fu sviluppata, ampliata e sistematizzata; molti dei termini da lui creati sono tuttora in uso.
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CONSIDERAZIONI TERMINOLOGICHE DI JĀNIS ENDZELĪNS
Questo articolo presenta brevemente l’attività di ricerca e le concezioni linguistiche di Jānis Endzelīns, specialista delle lingue indoeuropee e più famoso linguista lettone del XXth secolo. Particolare attenzione è dedicata alle sue concezioni terminologiche.
Nel corso di sessant’anni di intensa attività di ricerca, pubblicò oltre 300 opere in lettone, russo, tedesco, lituano, italiano, francese e polacco. Endzelīns, insieme a un altro celebre linguista lettone, Kārlis Mīlenbahs, elaborò e stabilì i principi fondamentali della normalizzazione della lingua lettone. Questi principi si basano
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Solvita Labanauskienė | Jāņa Endzelīno terminologinės įžvalgos
sull’aderenza ai fatti storici della lingua, sul confronto con lingue strettamente imparentate, sulla selezione degli elementi più pertinenti e preziosi, sulla preservazione della purezza, della correttezza grammaticale e della sonorità della lingua, nonché sul rispetto dei significati delle parole.
Le opere teoriche e pratiche di Endzelīns contribuirono allo sviluppo della terminologia lettone. Le sue concezioni teoriche sui problemi terminologici si ritrovano nei suoi articoli, nonché nei dizionari terminologici e nei libri da lui curati. Dopo l’istituzione del Comitato di terminologia a Riga nel 1919, Endzelīns si dedicò alla gestione terminologica. Per molti anni partecipò a riunioni in cui si discutevano questioni di formazione e uso dei termini in vari ambiti, e fornì inoltre consulenze a specialisti di diversi settori. Endzelīns curò anche dizionari terminologici, dizionari di parole straniere e dizionari ortografici.
Endzelīns considerava le risorse proprie della lingua il fondamento dello sviluppo terminologico. Prestava grande attenzione alla formazione delle parole e, in particolare, al ruolo semantico delle loro componenti. Considerava i suffissi –ība e –ums della lingua lettone i più produttivi. Endzelīns incoraggiava la creazione di nuovi termini con la desinenza –e e suggeriva di non evitare la composizione.
Grazie a Endzelīns, la terminologia lettone fu sviluppata, ampliata e gestita, e molti dei termini da lui creati sono ancora oggi in uso.
Ricevuto il 2012-11-09
Solvita Labanauskiene
Istituto di lingua lituana
P. Vileišio g. 5, LT-10308 Vilnius
E-mail [email protected]
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