scieee AI-readable full text Open interactive document viewer

Ramaškonių šnektos priebalsinio kamieno daiktavardžių kaityba

Nijolė Tuomienė

Full text

ACTA LINGUISTICA LITHUANICA XLVII (2002), 89–102 La flessione dei sostantivi a tema consonantico del dialetto di Ramaškonys Nijolė Tuomienė Istituto della lingua lituana, Vilnius L’articolo esamina i principali fattori che contribuiscono al processo di cambiamento e declino del dialetto lituano periferico di Ramašk onys (distretto di Voronovo, Bielorussia). Si tratta di un dialetto della Lituania meridionale, fortemente influenzato dalle lingue slave confinanti. La lingua socialmente predominante è oggi un dialetto bielorusso sviluppatosi su un substrato lituano. Le caratteristiche fonetiche, morfologiche e lessicali fondamentali del dialetto lituano sono rimaste inalterate nel parlato delle generazioni più anziane, mentre quello delle generazioni più giovani mostra un considerevole grado di instabilità. L’articolo presenta lo sviluppo dei temi consonantici come esempio dei processi in corso. Vengono confrontati i paradigmi flessivi di due generazioni. Gli spostamenti della base articolatoria e le tendenze alla semplificazione sono tra i fattori che contribuiscono al cambiamento. Sono numerose le forme varianti e alcune forme dei casi sono state sostituite da locuzioni preposizionali. L’influenza della lingua standard è evidente nel parlato delle generazioni più anziane. 1. UNO SGUARDO ALLA SITUAZIONE SOCIOLINGUISTICA DEL TERRITORIO I lavori linguistici contemporanei mostrano un vivo interesse per i dialetti lituani periferici. Attirano l’attenzione i complessi processi di reciproca interazione tra dialetti che vi si svolgono costantemente, così come i risultati dei contatti tra dialetti e lingue. Si cercano metodi per illustrare le peculiarità del cambiamento dei dialetti, le sue cause, le oscillazioni di vario tipo, le sfumature della pronuncia e il meccanismo del mutamento graduale. Tuttavia, la situazione attuale dei dialetti isolati, separati dalla principale area linguistica lituana e situati nel territorio della Bielorussia, le fasi del loro cambiamento e declino, l’influenza dei fattori esterni e gli aspetti legati al ritiro di una delle lingue non sono stati studiati e descritti in modo approfondito. Le condizioni per la ricerca sui problemi dei rapporti linguistici tra baltico e slavo diventano quasi ogni anno più difficili: gli ostacoli dovuti ai confini di Stato, i metodi specifici di lavoro con gli informatori, nonché della loro ricerca e selezione. Gli ultimi e migliori rappresentanti viventi del dialetto lituano hanno più di 60 anni. Le possibilità di documentare fatti preziosi per la storia della lingua diminuiscono ogni anno. L’attuale situazione linguistica al confine tra lituano e bielorusso è cambiata fino a diventare irriconoscibile. Si dice che mezzo secolo fa, tra il promontorio di Dieveniškės1, proprio nei pressi del confine lituano, situato 1Nei dintorni di Dieveniškės la lingua lituana sta riconquistando il proprio prestigio: i suoi ambiti d’uso si stanno ampliando piuttosto rapidamente, a differenza di quanto avviene oltre il confine di Stato, dove restano alcuni focolai isolati e trascurati che a stento sopravvivono, sebbene 60 anni fa la situazione linguistica in quei territori fosse stata molto simile. 90 | NIJOLĖ TUOMIENĖ Gli studi di celebri linguisti, folkloristi e storici lituani e stranieri mostrano ai ricercatori della generazione attuale che nei dintorni di Benekainiai e Varanavas (regione di Gardinas, distretto di Varanavas), e di Geranainys2 (distretto di Vijõs), un tempo esistevano vivaci isole linguistiche lituane. Attualmente, per trovare tracce dell’esistenza delle parlate lituane di alcune parrocchie di Armoniškės, Varanavas e Ródūnia, bisogna ormai cercarle nelle lingue slave locali: le parlate bielorusse abbondano di parole di origine lituana (cfr. Grinaveckienė, Mackevič 1988: 123–131; Grinaveckienė, Mackevič 1990: 165–173; 1993: 113–133; 1997: 185–195 ecc.); si è conservato un uso dei casi e dei generi dei nomi non slavo (cfr. Sudnik 1972: 19–22; Jonaitytė, Sudnik 1973: 75–77 ecc.). Gran parte dei villaggi della regione studiata, dopo aver perso completamente nel dopoguerra i legami vivi con le altre parlate lituane e con la vita culturale della Lituania, si è assimilata piuttosto rapidamente. La lingua lituana e l’identità lituana persero il proprio valore. La generazione più anziana della popolazione subì anche il doloroso processo di russificazione forzata. L’istinto di autoconservazione spinse fortemente le persone di nazionalità polacca3 ad adottare consapevolmente le lingue slave (inoltre, le persone di nazionalità polacca godevano di alcuni privilegi: non dovevano prestare servizio militare e potevano trasferirsi in Polonia, cioè fuggire dal terrore staliniano e dai kolchoz). La generazione più giovane, affievolitosi il senso di autocoscienza nazionale e indebolitosi o addirittura scomparso del tutto il controllo sociale (l’opinione dei vicini ecc.; per un approfondimento cfr. Gaučas 1993: 42–101), si assimilò gradualmente e spontaneamente: dapprima passò al bilinguismo lituano-slavo, poi all’uso esclusivo delle lingue slave. Oggi, per la generazione più giovane degli abitanti della parte orientale del distretto di Varanavas, l’identità lituana e la necessità della lingua lituana sono del tutto scomparse. Va rilevato che la lingua lituana stessa, benché i lituani si siano rapidamente assimilati (il processo incessante di assimilazione si completa nell’arco di tre o quattro generazioni), è cambiata relativamente lentamente, 2 Nell’opera «Lietuviški tradiciniai vietovardžiai» (Vilnius: Mokslo ir enciklopedijų leidybos institutas, 2002), il nome di questa cittadina storica è accentato con accento acuto sulla prima sillaba; tuttavia, nei racconti dei lituani locali dei dintorni di Rȧmaškonys, il toponimo è stato registrato anche con accento circonflesso: Geranainys. 3 Occorre qui spiegare un po’ più diffusamente il rapporto degli abitanti del luogo con la variante letteraria della lingua bielorussa, nonché alcuni aspetti relativi alla nazionalità. Secondo A. Vidugiris, poiché la coscienza nazionale bielorussa è maturata tardivamente, gli abitanti del luogo non associavano e non associano tuttora la lingua bielorussa alla lingua dei bielorussi in quanto nazionalità distinta. La chiamano ancora in modo neutro – lingua semplice, locale (con questo termine viene indicata anche la parlata bielorussa dei distretti di Vilnius, Šalčininkai ed Eišiškės, che, rispetto alla regione studiata, assomiglia maggiormente alla parlata polacca locale). Questa parlata bielorussa è tuttora usata soprattutto dagli abitanti dei villaggi. Durante il periodo di polonizzazione e russificazione della popolazione svolse un ruolo di intermediazione: la variante letteraria della lingua bielorussa, che le persone della generazione più anziana non conoscono, non è molto apprezzata nei villaggi neppure oggi. Le lingue russa e polacca sono considerate più prestigiose. Oggi la stragrande maggioranza degli abitanti del luogo si considera polacca per nazionalità. Dalla metà del XIX secolo, il compito della Chiesa, amministrata dai polacchi, era diffondere non tanto la fede quanto l’identità polacca. In contrapposizione all’ortodossia slava orientale, la fede cattolica cominciò a essere chiamata fede polacca («polska wiara») e i cattolici a essere considerati polacchi (per un approfondimento cfr. Vidugiris 1988: 21–36) (fino ai nostri giorni, i lituani autoctoni rimasti nei villaggi, uno o due per villaggio, non osano riappropriarsi della propria nazionalità d’origine). Tuttavia, anche oggi la lingua polacca non si è affermata saldamente nelle terre etniche lituane (sebbene sia promossa e sostenuta con particolare forza attraverso la Chiesa). Gli abitanti del luogo distinguono quindi consapevolmente le denominazioni ufficiali bielorusso, lingua bielorussa da quelle non ufficiali gudas, lingua gud. Secondo loro, lingua bielorussa dovrebbe designare la lingua bielorussa standard, più ufficiale, che non è tipica della zona (ed è parlata dall’amministrazione locale con numerosi influssi della lingua russa). Quando dicono bielorusso, spesso intendono una persona di un’altra fede (ortodossa), non originaria del luogo. Pertanto, la denominazione lituana più antica è gudas – «abitante del luogo, cattolico»; lingua gud – «parlata bielorussa locale». Qui si usa la denominazione ufficiale, tradizionalmente accolta nella linguistica lituana, della lingua: bielorussa. Come etnonimo si usa la denominazione antica conservata dagli abitanti del luogo, gudas, gudai. RAMAŠKONIŲ ŠNEKTOS DAIKTAVARDŽIŲ KAIT YBA | 91 in modo coerente. Nel territorio di Balatnós4 le condizioni difficili e sfavorevoli alla lingua lituana si sono protratte per diversi secoli. In questa piccola area si incontrano, per così dire, stadi diversamente evoluti di una situazione linguistica un tempo unitaria: dall’estinzione completa della lingua, quando si ricordano in lituano soltanto alcuni nomi di oggetti domestici, fino al bilinguismo, conservato soltanto dagli abitanti più anziani. Nonostante ciò, nei villaggi della parte orientale del distretto di Varanavas vivono lituani5 che parlano ancora molto bene la loro parlata dzūkiana nativa (per un approfondimento sugli abitanti lituani del luogo cfr. Vaišnytė 2002: 545–556). Quasi tutti sono i più anziani abitanti autoctoni, che, oltre al lituano, conoscono bene e usano liberamente e attivamente le altre lingue caratteristiche della regione: la parlata bielorussa locale (da loro chiamata gūdų kalba, da chi viene da fuori prósty jazýk, prósta móva), il polacco e, in misura minore, il russo. Va rilevato che nel 1953 i dintorni del distretto furono studiati da linguisti bielorussi che raccoglievano materiali per l’Atlante dialettologico bielorusso (DABM 59–147). Allora non ci si accorse che nella regione vi erano persone che parlavano molto bene anche il lituano. Ciò dimostra che gli abitanti del luogo conoscono e usano simultaneamente queste due lingue da tempi molto antichi (per un approfondimento sul funzionamento delle lingue nell’area studiata cfr. Čekmonas 1988: 37–54). Oggi, in molti villaggi di questa isola linguistica abitata da lituani — Biliuose, Biliūnuose, Stanišiuose, Tūsamonysė, Dainavoje, Ramaškonyse, Navaseiduose, Daržininkuose, Armoniškėse, Pārubiškėse — sono rimaste una o due persone che conoscono il lituano e lo usano sempre più raramente nella conversazione. La tradizione della parlata lituana è attualmente più vitale a Ramaškonysė; perciò è stato raccolto soprattutto dagli abitanti lituani di questo villaggio il materiale linguistico: sono state registrate decine di ore di testi continui nella parlata e, mediante interviste apposite, sono stati6 predisposti paradigmi di declinazione dei nomi e paradigmi accentuali. Come già menzionato, gli abitanti locali dei dintorni di Varanavas parlano da sempre diverse lingue (spesso anche all’interno dello stesso racconto o discorso7), poiché in questo territorio la popolazione lituana e slava vive mescolata all’incirca dal IX secolo (cfr. Zinkevičius 1989: 4–11; Garšva 1989: 28–32). Si sono quindi create piuttosto presto le condizioni per la formazione di nuovi fenomeni linguistici, che continuano ad aumentare. Già più di 80 anni fa la lingua lituana aveva perso nel territorio di Balatna il proprio prestigio e la posizione di mezzo di comunicazione paritario. In questa piccola area, dal bilinguismo oscillante (e, in alcune zone, dal multilinguismo) si è passati gradualmente al monolinguismo (per un approfondimento cfr. Grumadienė 1994: 84): in quasi tutti gli ambiti della vita della regione si comunica soprattutto nella parlata bielorussa locale (cfr. nota 2), mentre gli ambiti d’uso del polacco e del russo sono relativamente più ristretti. L’evoluzione graduale delle parlate lituane isolate ha prodotto cambiamenti non solo quantitativi, ma anche qualitativi, distribuiti in modo disomogeneo nei diversi livelli della lingua— 4 Al posto del nome più recente del capoluogo del distretto, Varanavas, gli abitanti del luogo usano quello antico, Balatną. 5 Nei passaporti quasi tutti risultano registrati come polacchi; la nazionalità dei loro genitori e nonni non è riportata nei documenti: al suo posto si trova di solito un trattino, benché la generazione più anziana si consideri lituana. 6 L’indagine è stata condotta sulla base del questionario di morfologia del «Programma di studio dei dialetti lituani e della loro interazione» (a cura di D. Mikulėnienė, K. Morkūnas). 7 I linguisti chiamano commutazione di codice il passaggio da una lingua all’altra in un contesto bilingue o multilingue; spesso si parla della commutazione di codice non soltanto tra lingue diverse, ma anche tra varietà della stessa lingua. Nel 1996 l’autrice presentò una relazione su questo tema alla conferenza scientifica dell’Istituto di lingua lituana «Lingua lituana: ricercatori e ricerche» (per un approfondimento sulla commutazione di codice cfr. Grumadienė 1996, Urnėžiūtė 1998). 92 Nijolė Tuomienė nei. Probabilmente l’influenza più ampia e facilmente osservabile si manifesta nei campi della fonetica e del lessico. Si rilevano cambiamenti anche nella morfologia del dialetto, più resistente. Così, il dialetto periferico di Ramaškonys, appartenente agli altųški meridionali e ritiratosi dalla vita pubblica, non è più riuscito a sottrarsi alla forte influenza della lingua dominante. Attualmente, venuta meno la funzione della lingua come espressione dell’autostima, resta un solo stile d’uso: quello familiare. Una tradizione più salda persiste ancora nell’ambiente familiare, tra persone vicine. Il dialetto lituano della microarea di Ramaškonys è stato spinto a cambiare in vari modi dai contatti tra lingue e culture e dall’interazione multiforme che inevitabilmente ne deriva (Grumadienė 2001: 41). A causa della posizione geografica, delle condizioni storiche sfavorevoli ai lituani e dell’istinto di autoconservazione, una parte considerevole degli abitanti dei villaggi della regione di Varanavo ha cominciato a parlare in famiglia, tra loro e con i figli, la lingua comune, cioè il bielorusso. Tuttavia, il lituano è sopravvissuto a lungo ed è tuttora usato in alcuni luoghi dai vicini e dai parenti. La coscienza nazionale, soprattutto oggi, tra gli abitanti degli stessi villaggi che sanno parlare sia lituano sia bielorusso, è relativa e non ha grande importanza. La comunità, tuttavia, è cambiata e ha portato mutamenti, maggiori o minori, in tutte le lingue usate nella regione. 2. SITUAZIONE ATTUALE DEL DIALETTO. CARATTERISTICHE DELLA RICERCA Questo dialetto, parlato da una comunità fortemente ridotta, può interessare i linguisti per diverse ragioni: a) per il suo carattere arcaico e la sua unicità: è un dialetto periferico (si veda più ampiamente Morkūnas 1993: 4–7); b) per il peculiare meccanismo del suo mutamento, la natura della sua variazione e l’interazione con altre lingue; c) può costituire un ulteriore esempio di scomparsa, degenerazione e morte di un dialetto (come è avvenuto con i dialetti delle isole lituane di Lazūnai e Zietela, si veda Vidugiris 1959: 195–213; 1985; 1998). Negli ultimi anni l’interesse per il dialetto di queste 9 piccole isole abitate da lituani è diminuito per varie ragioni. Finora ho letto studi sulle parlate periferiche che constatano variazione e disomogeneità linguistiche, ma manca un’analisi più dettagliata dei motivi interni: che cosa cambia per prima e perché. Di solito si scarta ciò che è asistematico e non è più riconducibile al sistema della lingua lituana; le forme non più attestate nei dialetti vengono spesso ricostruite e ripristinate sulla base dei tratti caratteristici della parlata. Tuttavia, gli studi sul materiale dialettale registrato negli ultimi anni hanno dimostrato che, se alcune caratteristiche non sono più attestate nella lingua viva, nella maggior parte dei casi non sono più nemmeno usate. D’altra parte, esse variano o sono mutate: per esempio, i sostantivi appartenenti allo stesso tipo di declinazione possono essere declinati o accentati in modo diverso. 8 Šį terminą pirmasis pavartojo V. Čekmonas (1988: 37–54). Beje, jo straipsnyje aprašytasis Ramaškonių arealas yra daug platesnis. Šnektos duomenys rinkti 1983–1986 metais kompleksinės ekspedicijos metu. Buvo detaliai ištirti Pereigonių (br. Пераганцы), Benekainių (br. Бенякони) bei Varanavo (br. Воранава) apylinkių kaimai. Šiame darbe panaudota medžiaga rinkta praėjus beveik dešimčiai metų – 1991–1999 metais. Per tą laikotarpį žmonių, kalbančių lietuviškai, kaimuose sumažėjo dvigubai, tad ir aprašomasis arealas smarkiai susiaurėjo. 9 È stato dimostrato che tra gli abitanti locali delle aree studiate sono pochissimi quelli di origine non lituana. RAMAŠKONIŲ ŠNEKTOS DAIKTAVARDŽIŲ KAITYBA | 93 Pertanto, nella raccolta dei materiali e nello studio dei dialetti periferici, l’attenzione non deve essere rivolta soltanto ai modelli astratti di mutamento del sistema linguistico, ma anche ai parlanti stessi e ai rapporti tra la lingua e il suo ambiente socioculturale. Nel caso qui descritto, il mutamento linguistico è anche un indicatore dello stile di vita e del comportamento degli abitanti delle terre etniche della Lituania, poiché la parlata dei rappresentanti dello stesso dialetto può variare tra villaggi vicini. Si può dire che la condizione stessa del dialetto di Ramaškonys è multiforme e stratificata, e dipende direttamente dalla memoria dei suoi parlanti e dalla loro necessità di comunicare in esso. Qui si usa soltanto la lingua parlata, cioè una lingua ricca di parole ed espressioni, nonché di intonazioni, proprie dello stile quotidiano e familiare. Essa presenta molte forme non standard e, inoltre, fenomeni individuali che, a prima vista, si verificano sporadicamente e in modo caotico. La prima descrizione più completa del dialetto di Ramaškonys fu pubblicata nel 1960 da J. Šukys. Nel suo articolo, illustrando le caratteristiche principali del dialetto, l’autore menziona anche che già allora esistevano differenze linguistiche tra le generazioni più anziane e quelle più giovani. A quanto pare, le differenze linguistiche erano minime e perciò non vengono approfondite nel lavoro. Si può supporre che, quasi cinque decenni fa, nelle aree intorno al villaggio di Ramaškonys oggetto della ricerca si applicasse il principio di selezione dei migliori informatori, usato nello studio dei grandi e solidi dialetti. Oggi non è possibile applicarlo: vengono intervistati tutti gli informatori che si riesce a trovare e a coinvolgere nella conversazione. Le generazioni più anziane (oltre gli 80 anni) e quelle più giovani (circa 60 anni) hanno esigenze diverse quanto all’uso della lingua lituana; di conseguenza, i diversi livelli linguistici sono mutati in misura diversa. Il confronto tra due generazioni di parlanti mostra i cambiamenti concreti e permette di stabilire quanto e in quale direzione sia evoluta la condizione del dialetto. La parlata degli informatori più anziani è naturale, abbastanza stabile e viva, perché i membri di questa generazione, quando parlano lituano, cercano anche di pensare nella stessa lingua. Inoltre, per adattarsi all’interlocutore, spesso ricorrono anche alle forme lessicali e all’accentazione del lituano standard. Se alla conversazione partecipa una persona che parla un’altra lingua, passano facilmente dal lituano al bielorusso. Tuttavia, le frasi in bielorusso sono spesso costruite secondo schemi lituani e alcune parole presentano forme non slave, e così via. La generazione più giovane dei parlanti si comporta quasi esattamente al contrario: pur parlando abbastanza bene il lituano, pensa in bielorusso e, quando parla, spesso traduce letteralmente i propri pensieri in lituano. Per le persone di questa generazione, la prima lingua è ormai il bielorusso. Per adattarsi all’interlocutore, usano parole dimenticate e le relative forme per analogia con parole lituane o bielorusse più frequenti. Per i giovani e i bambini della regione di Varanavo, che, come già detto, frequentano le scuole locali bielorusso-russe, il lituano è ormai privo di valore. 3. PARADIGMA DEI SOSTANTIVI A TEMA CONSONANTICO DELLA PARLATA ALLA FINE DEL XX SECOLO I cambiamenti linguistici si notano generalmente prima e più facilmente nei settori della fonetica e del lessico. Se però vengono rilevati nei settori della morfologia e della sintassi, ciò indica una condizione instabile della lingua nel suo complesso. In questo lavoro si esaminano alcune caratteristiche morfologiche di una parlata in via di estinzione, in particolare il tipo di declinazione consonantica dei sostantivi. Si confrontano le paradigmi stratificate di questo tema, poco numeroso e profondamente mutato, ricavate dalle registrazioni linguistiche di due generazioni di informatori: quella anziana (di età superiore agli 80 anni) 94 Nijolė Tuomienė e quella più giovane (di circa 60 anni)10. Per mostrare con la massima precisione possibile gli effetti dell’interazione linguistica e documentare la situazione attuale, si è cercato un metodo adeguato. Poiché qui vengono presentate forme lessicali, pur non sistematiche, ma autentiche e in uso vivo, il metodo storico-comparativo e ricostruttivo non era adatto a questo caso. Le leggi della variazione e del cambiamento linguistico formulate da W. Labov consentono di valutare il risultato dei cambiamenti linguistici avvenuti nell’arco di un periodo più lungo, di individuarne le cause e, nel nostro caso, di prevedere il possibile impatto di tali cambiamenti sul sistema di declinazione del dialetto. La lingua è studiata, secondo W. Labov, nel tempo reale, ossia nel presente, sulla base del lituano parlato da persone bilingui appartenenti a diverse generazioni e residenti nei dintorni di Varanavo. I temi nominali ereditati dall’antichità hanno subito mutamenti molto precoci, sia nei dialetti lituani sia nella lingua lituana standard, per diverse ragioni fonetiche e morfologiche. La maggiore interazione reciproca si osserva tra temi contigui o vicini nel sistema linguistico (Girdenis, Rosinas 2000: 51; Rinkauskienė 1997: 71). La resistenza del paradigma dipende dal numero di sostantivi appartenenti ai singoli temi dialettali e dalla frequenza con cui vengono usati. Il tema consonantico ha cominciato a disgregarsi ancora prima nelle diverse lingue indoeuropee (Kazlauskas 2000: 242), perciò sono rimasti pochi sostantivi che abbiano conservato il proprio paradigma di declinazione consonantica. Nella parlata di Ramaškonys, come del resto nei dialetti della maggior parte dell’area linguistica lituana, questo tipo di declinazione è molto poco rappresentato e si è notevolmente logorato: ha perso molte delle sue forme autentiche, sostituite da forme di temi produttivi. Nella parlata se ne trovano ormai soltanto dei resti. Le cause non sono esclusivamente interne, poiché i vocaboli di un tema già poco numeroso sono ulteriormente sostituiti, nella parlata di Ramaškonys, da prestiti bielorussi. Parole appartenenti al tipo di declinazione esaminato e non particolarmente rare in base alla frequenza d’uso, ad esempio juosmuo, liemuo, raumuo, rėmuo, stomuo, non si sentono più nel lituano vivo di Ramaškonys: sono state sostituite da altre parole, spesso slave. Ogni sostantivo di questo tipo di declinazione, tanto di genere maschile quanto femminile, ha ormai nella parlata un proprio percorso evolutivo, che finora non è stato esaminato nel dettaglio. Si presenta il paradigma disgregato del tema consonantico, composto da forme maschili e femminili usate da entrambe le generazioni di informatori: akmuo, piemuo, šuo, sesuo (le forme varianti che ricorrono sono discusse più ampiamente nei commenti): 10 Si tratta di una suddivisione convenzionale, adottata per contrapporla alla generazione più anziana degli informatori. Nei dintorni di Ramaškonys non vi sono più persone di età inferiore ai 60 anni che parlino il dialetto dzukiano. RAMAŠKONIŲ ŠNEKTOS DAIKTAVARDŽIŲ KAITYBA | 95 TABELLA 1. PARADIGMA DEL SINGOLARE DEI SOSTANTIVI CON TEMA CONSONANTICO generazione più anziana | generazione più giovane; N. akmũ., pi.mũ., šuvė, sesuvė | ãkmenis, pi.menis, šuvė, sesuvė. / sesærьs¹²; G. ã:kmeńo, pi.meńo, šù:n'o, sæsærės | ã:kmeńo, pi.meńo, šù:n'o, sæsærė.s / sė:seras; D. ã:kmeńų, pi.meńų, šun'ų, sæ:serai | dėl_pi.meńo, dėl_šu.n'o, dėl_sæsærė.s; A. ã:kmeni, pi.meni, šù.ni, sæ:serьˑ | ã:kmeni, pi.meni, šù.ni, sæ:serьˑ; Str. ã:kmeń'u, pi.meń'u, šun'ù, sæ:sera | ã:kmeń'u, pi.meń'u, šun'ù, sæ:sera; Loc. akmenì(i), van'denì(i) / van'deni:jė | akmenì(i), van'denì(i); Ill. van'denìñ., mė:nasin | van'denìñ. / in_vá.n'deni, mė:nasin / in_mė:nasi; Voc. pi.mũ., šuvė, sesuvė | pi.menis, šuvė, sesuvė. / sesærь.s TABELLA 2. PARADIGMA DEL PLURALE DEI SOSTANTIVI CON TEMA CONSONANTICO generazione più anziana | generazione più giovane; N. akmenãi, pi.menãi, šù.nes, sæ:seru.s / sæ:seras | akmenãi, pi.menãi, šù.nes, sæ:seras; G. akmenũ, pi.menũ, šunũ, sæserũ | akmenũ, pi.menũ, šunũ, sæserũ; D. akmená.m, pi.mená.m, šunim, sæserèm | dėl_pi.menũ, dėl_šunũ; A. ã:k menis, pi.menis, šunis / šùnes, sæ:serus / sæ:seras | ã:k menis, pi.menis, šunis / šùnes, sæ:serus / sæ:seras; Str. akmenãi.s, pi.menãi.s, šunimũ, sæsermũ | akmenãi.s, pi.menãi.s, šunimũ, sæsermũ 11Come sappiamo, nei dialetti dell’alta Lituania meridionale la desinenza del nominativo singolare dei vocaboli con tema in n è -uo; all’estremità meridionale dell’area dialettale questa desinenza si pronuncia con una j iniziale. La parlata di Ramaškonys è caratterizzata dalla monottongazione molto frequente dei dittonghi uo, ie (in quasi tutte le posizioni), per esempio: in posizione accentata, di solito -ie > ʼi, ʼi, ʼi: uo > ū, ù, ù, ù.; ie atono > i, uo > u. Nella parlata non si registrano più casi con j non sillabica. In tutta l’area del dialetto dell’alta Lituania meridionale si registrano soltanto casi isolati e non sistematici di monottongazione di ie, uo. 12La prima forma è più frequente nel parlato dei più giovani. 96 | NIJOLĖ TUOMIENĖ generazione più anziana generazione più giovane Loc. akmenì:sà / akmenì:sa, van'denì:sà / van'denì:sa pietra:sa, acqua:sa II. pietra:sna, acqua:sna pietra:sna, acqua:sna Voc. pi.menai., šūnes, sē-seras / sē-serəs pi.menai., šūnes, sē-seras / sē-serəs 4. PARTICOLARITÀ DELLE DESINENZE DEI CASI 4.1. Numerosi studi linguistici sono dedicati anche all’esame delle cause della precoce sostituzione con altri temi e della scomparsa dei sostantivi a tema consonantico nei dialetti periferici. Sono stati descritti i resti arcaici del tema nelle lingue indoeuropee e nei dialetti lituani (Senkus 1959: 167–175; Kardelytė 1959: 175–176; Grinaveckienė 1960: 173–175; Vidugiris 1969: 178–182; Zinkevičius 1966: 256–267; Morkūnas 1969: 114–115, 1989: 96–97; Girdenis, Rosinas 2000: 50–62; Kazlauskas 2000: 242–286 e altri). Nelle lingue baltiche, come in quelle slave, le forme dell’accusativo singolare e plurale dei temi consonantici e dei temi in i non differivano da tempo, per esempio nel nostro caso: accusativo singolare ā·ki, pi.meni-, accusativo plurale akìs, pi.menis e nel dialetto bielorusso: accusativo singolare z'vér, kámen', accusativo plurale z'verá, kámen'a. Poiché i sostantivi a tema consonantico erano assai meno numerosi di quelli a tema in i, per analogia essi cominciarono a passare al tipo flessivo in i in tutti i dialetti lituani (cfr. Zinkevičius 1980: 224, 244; Kazlauskas 2000: 245, 246). Con il deterioramento del paradigma stesso del tema in i, le forme del tema consonantico furono sostituite, a seconda del genere del sostantivo, dalle forme dei temi produttivi (i)ō, (i)ā, ē (Zinkevičius 1966: 260–267). Dalla paradigma del tema consonantico, in via di estinzione e considerevolmente deteriorato, del dialetto presentato13 si evince che le forme del nominativo singolare dei sostantivi sia maschili sia femminili (nel parlato vivo, nei testi trascritti dall’autrice) variano: 1) nella parlata dei rappresentanti della generazione più anziana si registrano molte forme del tema consonantico: akmū., pi.mū., vandū., taešmū.; 2) i più giovani sono passati quasi completamente alle desinenze del tema (i)ō: ā-kmenis / akmenì-s, vá.n'denis, mē.nasis, r̄ū.denis, pi.menis / pi.meni-s, tē-šmenis. Il primo caso con -ū. (-uō) è una caratteristica comune dell’area sud-austavaita (diffusa nella parte centrale del territorio lituano), conservata nel dialetto di Ramaškoniai dai rappresentanti più anziani. Anche la lingua lituana standard potrebbe aver influito. L’ipotesi è confermata dagli esempi raccolti dalla loro lingua 13 Il paradigma cerca di mostrare quali forme siano usate più frequentemente nella parlata dell’una e dell’altra generazione. Negli esempi forniti nei testi dialettali le forme si alternano: soprattutto nei racconti della generazione più giovane si trovano varianti concorrenti della stessa parola. RAMAŠKONIŲ ŠNEKTOS DAIKTAVARDŽIŲ KAITYBA | 97 della parlata, con la desinenza finale accentata -uo, pronunciata molto distintamente: akmuõ, ruduõ, piemuõ, sesuõ, tašmuõ, vanduõ14. Le altre desinenze del tema in io, -is, -ys, attestate anche in singole località dell’area sud-austavaita (LKA 1991: 34), nel vicino dialetto di Dieveniškės (Lipskienė, Vidugiris 1967: 195; Mikulėnienė, Morkūnas 1997: 18) e nei dialetti austavaiti occidentali (Senkus 1959: 169; Zinkevičius 1966: 260–262; LKA 1991: 34–36), sono usate con notevole coerenza dalla generazione più giovane di Ramaškoniai, quasi senza altre forme concorrenti. Nel dialetto si tende a generalizzare le desinenze dei sostantivi maschili (di tutti i tipi flessivi): -(i)as, -is, -ys, più raramente -(i)us15. Inoltre, la lingua bielorussa non presenta forme analoghe alle desinenze lituane del tema consonantico. Pertanto, anche nel dialetto lituano si sceglie la forma produttiva e più facile da pronunciare, più simile, sotto questo aspetto, al bielorusso parlato quotidiano, nel quale le forme variano poco con la flessione (o variano come in bielorusso, poiché nella coscienza del parlante l’analogia morfologica mette in relazione le desinenze di determinati casi delle lingue lituana e bielorussa); cfr.: biel. kámen' ~ lit. ãkmenis, biel. mėsęc ~ lit. mė̃nesis, biel. vadá ~ lit. vá.ndenis. A quanto pare, opera anche una tendenza alla semplificazione linguistica. Come variante concorrente, nella parlata dei più anziani si incontra la desinenza del tipo flessivo consonantico, modificata foneticamente -uvà. Attualmente è usata con due sostantivi: šuvė / šuvà, sesuvė / sesuvà. I più giovani dicono più spesso la forma del tema in i: seserìs / seserìs. La forma bisillabica šuvà ‘cane’ è molto diffusa soprattutto nei dialetti austavaiti e samogiti (Zinkevičius 1966: 256–257; Morkūnas 1969: 114; 1989: 96; LKA 1991: 34–35, carta 27, 28, 30, 31; Grumadienė 1994: 101 e altri), per la tendenza a evitare la forma monosillabica del nominativo singolare (Kazlauskas 2000: 270). Nel dialetto sud-austavaita le forme vanduvà, akmuvà, registrate dai linguisti (cfr. Markevičienė 1999: 32), non sono più usate nel microareale dialettale di Ramaškoniai16. La parola mėnuo ha nel dialetto due significati: un intervallo di tempo e un corpo celeste. Nel primo significato, i parlanti del dialetto esaminato la declinano come i sostantivi del tema in io: mė̃nasis, mė̃nas'ɔ, mė̃nas'u(i), mė̃nasi, mė̃nas'u, mė̃nasi·i, mė̃nasin, mė̃nasis. Per il secondo significato, i parlanti più anziani usano la forma del nominativo singolare mė̃nas — un residuo del tema -s-, usato nei dialetti sud-austavaiti e attestato a Zietela (cfr. Kazlauskas 2000: 284–286). Solo due parole hanno conservato le antiche forme del nominativo plurale con la vocale e prima di -s: šùnes, sẽ:seras. Gli altri sostantivi nel dialetto in via di estinzione sono ormai usati soltanto con desinenze a tema vocalico: pi.menãi, tēšmenãi, van'denãi. 4.2. GENITIVO SINGOLARE dei sostantivi femminili duktė, sesuo Nel dialetto esaminato ha conservato le antiche desinenze del tema consonantico – dùkteras, sẽ:seras / seserìs, mentre variano soltanto la pronuncia e l’accentazione. Sebbene nei dialetti confinanti e maschili- 14 Nei testi del dialetto si trova appena qualche esempio di tale pronuncia. Con ogni probabilità, i parlanti cercavano di «parlare correttamente». Sebbene la pronuncia dei dittonghi ie, uo nel dialetto sia ancora facoltativa e dipenda dall’età dei parlanti (per esempio, nei vicini dialetti di Rūdūnia e Pelesõs sono per lo più pronunciati in modo più integro), nell’area di Ramaškoniai si manifesta tuttavia una tendenza alla monottongazione. Già nel 1960 J. Šukys aveva notato e descritto questo fenomeno. Una delle cause del fenomeno è l’assenza di equivalenti di ie, uo nel dialetto bielorusso. 15 Dėl u, ių kamienų daiktavardžių linksniavimo žr. Tuomienė (2001: 156–170). 16 Gli abitanti più anziani ricordano che nei dintorni (si vedano i nomi dei villaggi a p. 89) si usavano queste forme. 98 | N I J O L Ė T U O M I E N Ė I sostantivi di questo genere hanno conservato le desinenze del tema consonantico akmenės, piemenės, šunės (si vedano Senkus 1959: 169; Zinkevičius 1966: 258 e altri); nel dialetto di Ramaškoniai è stato registrato un solo esempio: šūnes. La generazione più giovane è passata qui del tutto alle forme del tema in ǫ, più forte, per esempio: ká.r'ves vá.ikšč'au̯na ‘cammina, pascola’ a_pi.me-n'o neragė·c ‘non si vede’; negė.rk vá.n'den'o bǫ_ō:žu pavi'si. Si può supporre che alla diffusione delle desinenze dei temi vocalici abbia contribuito anche il dialetto bielorusso locale (pronuncia simile); si confrontino: biel. kámenia ~ lit. á.kmen'o, biel. óšeni ~ lit. ruden'o. La forma abbreviata del tema consonantico, priva della e finale, è più viva nel parlato degli anziani: akmen.s, pi.men.s, ruden.s, van'den.s (ciò può essere dovuto anche all’influsso della lingua letteraria). Il GENITIVO PLURALE nel dialetto descritto, come in tutta l’area degli alto-lituani meridionali, ha conservato la forma del tema consonantico: dukterų, seserų, šunų, teš'menų, van'denų. 4.3. IL DATIVO SINGOLARE e PLURALE è il caso che ha subito i maggiori cambiamenti nel dialetto di Ramaškoniai (in tutti i tipi di flessione nominale). Le forme analitiche, cioè quelle preposizionali, mostrano che questo caso è stato influenzato soprattutto da fattori esterni: una costruzione analoga esiste anche nel dialetto bielorusso, per esempio: lit. pasak'au. dęl_pi.men'o / dęl_pi.menų, biel. skazála d'l'a_pastuchá / d'l'a_pastuchóu; lit. at'nešę dęl_šun'o, biel. prineslá d'l'a_sabáki. Per frequenza, le costruzioni preposizionali prevalgono su tutte le altre forme del dativo. Nel parlato di entrambe le generazioni si registrano sempre più raramente altre desinenze, per esempio quelle del tema in i (cfr. Senkus 1959: 173; Zinkevičius 1966: 258), DATIVO SINGOLARE MASCHILE: á.kmeni, rù.deni, pi.meni, vá.n'deni; FEMMINILE: dùkteri, sæ·seri. Gli esempi sono stati raccolti per lo più nei testi degli anziani del luogo. In rare occasioni i più giovani usano ancora pi.men'u, šun'ù. Nel DATIVO PLURALE, i parlanti di entrambe le generazioni usano, accanto ad altre forme, la desinenza accentata del duale del tema in ǫ, nota anche in altri dialetti lituani, -am (senza -s): akmená.m, pi.mená.m, teš'mená.m. Nel dialetto è molto rara l’antica desinenza del tema in i -im: akmenìm, pi.menìm, šunìm. Nel parlato della generazione più anziana è viva la desinenza -mu: akmenimù, šunimù, seserimù, dukterimù. I sostantivi femminili sono usati da entrambe le generazioni con la desinenza del tema in i: dukterėm, sæserėm / seserìm. 4.4. L’ACCUSATIVO SINGOLARE non differisce dalla lingua letteraria: si è formato per la coincidenza fonetica delle desinenze dell’accusativo dei temi in i e consonantico. Nel dialetto non sono stati registrati cambiamenti. L’ACCUSATIVO PLURALE è usato allo stesso modo da entrambe le generazioni: á.kmenis, pi.menis, šunis, tæ·š'menis (come nella lingua letteraria). Una sola parola maschile, šūnes, ha conservato l’antica desinenza del tema consonantico; al femminile si ha sæ·seras. 4.5. La desinenza dello STRUMENTALE SINGOLARE e PLURALE nel dialetto di Ramaškoniai è per lo più quella del tema in ǫ. Maschile: á.kmen'u, akmená.i.s; pi.men'u, pi.mená.i.s; šun'ù; vá.n'den'u, van'dená.i.s. Femminile: con la desinenza del tema in (i)ā: dùkteræ, sæ·sera. Le desinenze menzionate sono attualmente usate anche nella lingua lituana standard. Solo gli anziani, accanto alle forme più recenti dello STRUMENTALE PLURALE akmená.i.s, teš'mená.i.s, van'dená.i.s, usano la desinenza -im, abbreviata per ragioni sistemiche, che si ritiene derivi dal tema in i (LKA 1991: 47, carta n. 43): akmenìm., pi.menìm., šunìm., van'denìm., seserìm. Si distingue dal DATIVO PLURALE soltanto per l’accento. Alcuni sostantivi hanno conservato nel dialetto l’antica desinenza accentata -imu (come nel dativo plurale): pi.menimù, šunimù, duk'teræmù. Questa desinenza è rara e si incontra nel parlato degli anz- Ramaškonių šnektos daiktavardžių kaityba | 99 nel linguaggio delle persone della generazione più anziana. Nella parlata è ancora più rara la desinenza -i del tema in e: dūkterì, sȧ·serì. 4.6. INESSIVO SINGOLARE. Dagli informatori di entrambe le generazioni sono stati registrati soltanto alcuni sostantivi maschili con la desinenza -y(i), ormai affermatasi diffusamente nei dialetti, identica a quella del tema in i: van'denì, mé·nasì. La pronuncia è per lo più senza j, che tende a scomparire (cfr. Zinkevičius 1966: 185–186, 231, 259; LKA 1991: 51; Kazlauskas 2000: 246). Inoltre, la stessa desinenza caratterizza anche il locativo singolare dei sostantivi del tema in (i)ió: glė·bi ‘nel grembo’, gro·vi ‘nel fossato’, mė·ži·(i) ‘nell’albero’. La desinenza dell’INESSIVO PLURALE è -i·sa: akmeni·sà, van'deni·sà, teš'meni·sà, caratteristica anche dell’inessivo plurale dei sostantivi di altri temi. Nella parlata qui descritta il nesso se normalmente non si palatalizza. Le forme locative con a si trovano già negli scritti antichi. La loro comparsa, secondo Z. Zinkevičius (1966: 239), va messa in relazione con l’influsso dell’illativo. Per effetto dell’interazione tra i due casi, il riflesso della postposizione *-en è stato sostituito dalla vocale a della desinenza illativa. Dall’illativo potrebbe aver ricevuto anche l’accento. Nella parlata di Ramaškonys si riscontrano forme concorrenti: akmeni·sà, van'deni·sà, registrate più spesso nel linguaggio degli informatori più giovani. 4.7. ILLATIVO SINGOLARE (locativo direzionale interno): akmeniñ., van'deniñ., formato dall’accusativo, presenta la postposizione -n abbreviata. Gli ossitoni mantengono l’accento sulla desinenza, i baritoni sulla radice, ad es. mé·nasin. L’ILLATIVO PLURALE nella parlata è usato con la postposizione -na, la più diffusa nei dialetti (cfr. LKA 1991: 76), presente anche nei sostantivi di altri temi, ad es.: van'deni·sną, akmeni·sną, cfr. il tema in o làukù·sną, mė·ž'u·sną ‘nei boschi’ e il tema in ã pí·vosną ‘nei prati’, il tema in ė vùpesną ‘nei fiumi’ ecc. Gli informatori della generazione più giovane usano in generale molto raramente le forme dell’ILLATIVO PLURALE. Lo sostituiscono con la costruzione preposizionale in (i) e l’ACCUSATIVO PLURALE, ad es.: in_vá·n'denis, in_ā·kmenis. L’uso preposizionale dell’illativo è attestato più chiaramente dai temi nominali più numerosi e produttivi. 4.8. IL VOCATIVO SINGOLARE e PLURALE è espresso molto raramente con la desinenza del tema in ió: pi.meni·. Nella lingua parlata si usano più spesso le stesse forme del nominativo: pi.mù., šùvč, sæsuvė – la generazione più anziana; pi.menis – la generazione più giovane. 5. CONCLUSIONI 5.1. La parlata del microareale di Ramaškonys, appartenente agli altoaitzini meridionali, attraversa una fase di uso sempre più passivo ed è costantemente sopraffatta dalle lingue slave. I dati disponibili confermano tuttavia la base substratica lituana delle attuali parlate lituane dei territori descritti, la cui sopravvivenza è stata determinata dalle caratteristiche interne della lingua lituana. La parlata di Ramaškonys conserva ancora i tratti fondamentali della fonetica, della morfologia, del lessico e di altri ambiti. La base ancora viva è testimoniata dalle registrazioni della lingua lituana della generazione più anziana. Nel linguaggio della generazione relativamente più giovane si riscontrano sempre più innovazioni. Si avverte una continua oscillazione sulla forma da scegliere. 5.2. Si influenzano reciprocamente soltanto le parole appartenenti a determinati temi, che nel sistema linguistico sono contigue o quantomeno vicine tra loro. Il criterio più affidabile per stabilire la gerarchia reciproca dei temi, dimostrato dai linguisti, è la frequenza delle desinenze coincidenti (cfr. Girdenis, Rosinas 2000: 51). Dopo la convergenza fonetica di i e consonan- 100 | NIJOLĖ TUOMIENĖ Per le desinenze dell’accusativo plurale dei temi in -n, il meno numeroso tema consonantico cominciò a scomparire. La rassegna del tema consonantico della parlata periferica di Ramaškonys (sia femminile sia maschile) mostra chiaramente il graduale passaggio del tema consonantico, in quanto improduttivo, ai temi produttivi, per lo più attraverso il tema in -į, per esempio: tema consonantico → tema in -į → tema in -iō. Come i dialetti limitrofi più conservativi (gli alto-lituani meridionali, gli alto-lituani occidentali di Kaunas, gli alto-lituani orientali di Vilnius), la parlata di Ramaškonys ha conservato le desinenze del tema consonantico solo in alcuni casi, per esempio: VIENASKAITOS VARDININKAS: akmū., pi.mū.; duktė, sesuo / sesuva; VIENASKAITOS ir DAUGISKAITOS KILMININKAS: akmen.s, pi.men.s; dūkteras, sē·sēras ir akmenū, pi.menū, van'denū; duktēru, seserū. Queste forme sono usate più spesso dalla generazione più anziana dei parlanti. Il bilinguismo attivo della regione ha avvicinato la base articolatoria delle due principali lingue in uso (ie, uo monottongazione: akmū., pi.mū, vandū.). Qui si osservano tendenze alla semplificazione linguistica (che non trovano riscontro nel bielorusso, lingua usata attivamente nella regione di Varanavo oggetto dello studio). 5.3. Sulla base del paradigma flessivo del tema consonantico della parlata attuale di Ramaškonys, elaborato e analizzato, si possono individuare i seguenti aspetti principali: a) l’antico tipo di flessione del tema consonantico è mutato e si è eroso, come in tutti i dialetti lituani: i pochi sostantivi di questo tipo flessivo usati nella parlata presentano una notevole variabilità e si riscontrano numerose forme concorrenti; b) con la desinenza del tema consonantico si usa regolarmente soltanto il DAUGISKAITOS KILMININKAS: akmenū, pi.menū, van'denū. Gli altri casi sono influenzati in misura maggiore o minore dai temi vocalici forti: i, (i)iō; c) l’influenza della lingua standard si osserva nel linguaggio dei più anziani abitanti della regione, rappresentanti del dialetto tradizionale dzūko; d) il mutamento e la scomparsa della parlata sono evidenziati anche dal ricorso sempre più frequente a forme con preposizione (non solo con i sostantivi del tema esaminato), soprattutto nel linguaggio dei parlanti della generazione più giovane: VIENASKAITOS ir DAUGISKAITOS NAUDININKAS è espresso con una preposizione: dav'au. dėl' pi.men'o; pasak'k. dėl' pi.menū; DAUGISKAITOS ILIATYVAS viene sempre più spesso usato con la preposizione in + accusativo del sostantivo. ABBREVIAZIONI bk – lingua standard br. – bielorusso DABM – Дыялекталагічны атлас беларускай мовы. Мінск: Выдавецтва акадэміі навук БССР, 1963. G. – accusativo Il. – illativo In. – inessivo Įn. – strumentale K. – genitivo lie. – lituano LKA 1991 – Atlante della lingua lituana. Morfologia. A cura di K. Morkūnas, Vilnius: Mokslas. mot. g. – genere femminile N. – dativo RAMAŠKONIŲ ŠNEKTOS DAIKTAVARDŽIŲ KAIT YBA | 101 Voc. – vocativo Nom. – nominativo gen. m. – genere maschile sing., pl. – singolare (-i), plurale (-i) LITERATŪRA ČEKMONAS, V. 1988: Функционирование языков и билингвизм (на материале рамашканских говоров). Lietuvių kalbotyros klausimai 27, 37–54. GARŠVA, K. 1989: Kalbinės situacijos raida pakraščių šnektose. Lietuvių kalbotyros klausimai 28, 12–39. GAUČAS, P. 1993: Lietuvių–gudų kalbų paribio etnolingvistinė situacija 1795–1914 m. Lietuvos Rytai, Vilnius: Valstybinis leidybos centras, 42–101. GIRDENIS, A., ROSINAS, A. 2000: Lietuvių kalbos daiktavardžio linksniavimo tipų hierarchija ir pagrindinės jos kitimo tendencijos (bendrinės kalbos ir žemaičių tarmės duomenimis). Girdenis, A., Kalbotyros darbai 2, Vilnius: Mokslo ir enciklopedijų leidybos institutas, 50–62. GRINAVECKIENĖ, E. 1960: Kai kurios Apso tarmės būdingesnės ypatybės. Lietuvos TSR MA darbai. A serija 2 (9), 173–191. GRINAVECKIENĖ, E., MACKEVIČ, J. 1988: Kai kurios baltarusių lituanizmų fonetikos ypatybės. Lietuvių kalbotyros klausimai 27, 123–131. GRINAVECKIENĖ, E., MACKEVIČ, J. 1990: Lietuviškos kilmės leksiniai vertiniai baltarusių paribio šnekto­se. Baltistica 26 (2), 165–173. GRINAVECKIENĖ, E. 1993: Kamuojų apylinkių (Baltarusijos Pastovių raj.) baltarusių šnektos lituanizmai. Lietuvių kalbotyros klausimai 30, 113–133. GRINAVECKIENĖ, E. 1997: Izoliuotų lietuvių šnektų vertiniai etninėse Lietuvos žemėse Baltarusijoje. Lietuvių kalbotyros klausimai 37, 185–195. GRUMADIENĖ, L. 1994: Keletas naujesnių Punsko šnektos linksniavimo ir kirčiavimo ypatybių. Lietuvių kalbotyros klausimai 34, 97–105. GRUMADIENĖ, L. 1996: Sociolingvistinės dabartinės šnekamosios lietuvių kalbos tyrimo aspektas. Lietuvių kalbotyros klausimai 36, 190–198. GRUMADIENĖ, L. 2001: Ar kalbos likimą lemia kalbų sąveika. Paribio tarmių ir kalbų problemos (tarptautinės konferencijos, skirtos Europos kalbų metams, pranešimai), Šiauliai: J. Vasiliausko įmonė, 38–44. JONAITYTĖ, A., SUDNIK, T. 1973: Apie vieną lietuvių lenkų kalbų interferencijos atvejį. Baltistica 9 (1), 75–77. KARDELYTĖ, J. 1959: Daiktavardžių kaitymas Linkmenų tarmėje. Lietuvių kalbotyros klausimai 2, 165–176. KAZLAUSKAS, J. 2000: Rinktiniai raštai 1, Vilnius: Mokslo ir enciklopedijų leidybos institutas. LABOV, W. [ЛАБОВ, У.] 1975: О механизме языковых изменений (перевод Е. В. Ладучевой). Новое в лингвистике 7. Социолингвистика, Москва: Прогресс, 199–228. LIPSKIENĖ, J., VIDUGIRIS, A. 1967: Dieveniškių tarmė. Lietuvių kalbotyros klausimai 9, 182–222. MARKEVIČIENĖ, Ž. 1999: Aukštaičių tarmių tekstai 1, Vilnius: Vilniaus universiteto leidykla. MIKULĖNIENĖ, D., MORKŪNAS, K. 1995: Lietuvių kalbos tarmių ir jų sąveikos tyrimo programa. Morfologija, Vilnius: Lietuvių kalbos institutas. MIKULĖNIENĖ, D., MORKŪNAS, K. 1997: Dieveniškių šnektos tekstai, Vilnius: Mokslo ir enciklopedijų leidybos institutas. MORKŪNAS, K. 1969: Rytų aukštaičių pietinės tarmės morfologija. Lietuvių kalbotyros klausimai 11, 107–146. MORKŪNAS, K. 1989: Apso lietuvių šnektos daiktavardžių kaityba. Lietuvių kalbotyros klausimai 28, 91–98. MORKŪNAS, K. 1993: Dėl sąvokos periferinės tarmės. Lietuvių kalbotyros klausimai 30, 4–7. RINKAUSKIENĖ, R. 1997: Rytų aukštaičių uteniškių į kamieno daiktavardžiai. Kalbotyra 46 (1), 71–79. SENKUS, J. 1959: Daiktavardžių priebalsinio kamieno linksniavimas kapsų ir zanavykų tarmėse. Lietuvių kalbotyros klausimai 2, 215–230. 102 | NIJOLĖ TUOMIENĖ SUDNIK, T. 1972: Из морфологических наблюдений над говорами литовско-славянского пограничья. Baltistica 8 (1), 19–22. ŠUKYS, J. 1960: Būdingesnės Ramaškonių šnektos ypatybės. Lietuvių kalbotyros klausimai 3, 177–187. TUOMIENĖ, N. 2001: Ramaškonių šnektos u, iu kamienų daiktavardžių linksniavimas. Paribio tarmių ir kalbų problemos (tarptautinės konferencijos, skirtos Europos kalbų metams, pranešimai), Šiauliai: J. Vasiliausko įmonė, 156–169. TUOMIENĖ, N. 2001: Ramaškonių šnektos ō ir (i)ō kamienų kirčiavimo ypatybės. Baltistica 36 (1), 103–114. URNĖŽIŪTĖ, R. 1998: Kodų kaita joniškiečių šnekamojoje kalboje. Kalbotyra 47 (1), 131–140. VAIŠNYTĖ, N. 2002: Balatnos (Varanavo) apylinkės: istorija, kultūra ir kalba iš Ramaškonių gyventojų lūpų. Lydos krašto lietuviai 2, Kaunas: Poligrafija ir informatika, 545–556. VIDUGIRIS, A. 1959: Kai kurios Zietelos tarmės ypatybės. Lietuvių kalbotyros klausimai 2, 195–209. VIDUGIRIS, A. 1969: Zietelos tarmės daiktavardis. Lietuvių kalbotyros klausimai 11, 147–182. VIDUGIRIS, A. 1985: Lazūnų tarmės žodynas, Vilnius: Mokslas. VIDUGIRIS, A. 1988: Iš etnolingvistinių santykių raidos Pelesos ir gretimose apylinkėse. Lietuvių kalbotyros klausimai 27, 21–36. VIDUGIRIS, A. 1998: Zietelos šnektos žodynas, Vilnius: Mokslo ir enciklopedijų leidybos institutas. ZINKEVIČIUS, Z. 1966: Lietuvių dialektologija, Vilnius: Mintis. ZINKEVIČIUS, Z. 1980: Lietuvių kalbos istorinė gramatika 1, Vilnius: Mokslas. ZINKEVIČIUS, Z. 1989: Seniausi lietuvių kalbiniai kontaktai su slavais. Lietuvių kalbotyros klausimai 28, 4–11. Nijolė Tuomienė Lietuvių kalbos institutas P. Vileišio g. 5, 2055 Vilnius, Lietuva [email protected] Gauta 2002 07 29