Daiva Murmulaitytė. Naujažodžių darybos ir morfemikos tyrimų perspektyvos (Lietuvių kalbos naujažodžių duomenyno atvejis)
Full text
JOLANTA VASKELIENĖ Accademia di Šiauliai dell’Università di Vilnius ORCID id: orcid.org/0000-0002-8516-8608
Ambiti di ricerca: formazione delle parole, morfologia, linguistica testuale, stilistica, variabilità. DOI: doi.org/10.35321/all88-17
Daiva Murmulaitytė
PROSPETTIVE DELLA RICERCA SULLA FORMAZIONE DEI NEOLOGISMI E SULLA MORFEMICA (IL CASO DELLA BANCA DATI DEI NEOLOGISMI DELLA LINGUA LITUANA)
Vilnius: Istituto della lingua lituana, 2021, 184 p. DOI doi.org/10.35321/e-pub.16.naujadaros-tyrimu-perspektyvos ISBN 978-609-411-289-8
La monografia di Daiva Murmulaitytė è il primo libro dedicato alla banca dati dei neologismi della lingua lituana, la cui creazione è iniziata nel 2011 e che viene costantemente aggiornata¹ (di seguito ND o banca dati), nonché alla discussione delle possibilità di ricerca da essa offerte. Attualmente nella ND vi sono più neologismi come lemmi e più esempi illustrativi di quanti ve ne fossero al momento della preparazione della monografia², pertanto alcune osservazioni della monografia possono già oggi essere ulteriormente fondate, integrate (o forse
¹ «In questa banca dati vengono raccolte le parole nuove (prestiti e neologismi) comparse nella lingua lituana dalla fine del XX secolo e tuttora emergenti nell’uso pubblico contemporaneo, le combinazioni di parole e le abbreviazioni, i nuovi significati delle parole, nonché informazioni sull’origine, sull’uso e sulla normazione dei neologismi.» (https://ekalba.lt/naujažodžiai/apie/ND%20%C4%AEvadas [consultato il 25-01-2023]).
² Secondo i creatori della ND, alla fine del 2022 nella banca dati erano descritti 7920 neologismi e oltre 28 000 esempi illustrativi (https://ekalba.lt/naujažodžiai/apie/ND%20Duomenyno%20sandara, consultato il 25-01-2023); nell’Introduzione della monografia («La fonte della ricerca») si legge che nel novembre 2020 nella ND vi erano 6300 neologismi e 23 000 esempi illustrativi.
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e confutate?) sulla base dei risultati dell’analisi dei nuovi dati³. L’autrice della monografia, Daiva Murmulaitytė, ha scelto di studiare i neologismi della lingua lituana (avvalendosi del materiale dell’ND) e di presentare questo database come strumento per gli studi sulla formazione delle parole e sulla morfemica⁴. A tal fine l’autrice della monografia è pienamente preparata e conosce molto approfonditamente l’oggetto d’indagine: questo libro è la continuazione e la sintesi delle varie ricerche sull’ND avviate da Daiva Murmulaitytė nel 2017. È evidente che l’autrice conosce perfettamente anche i lavori di altri studiosi che hanno scelto lo stesso oggetto di ricerca e che ha approfondito non solo gli studi sulla formazione delle parole, sulla neologia, sulla contaminazione e su altri ambiti condotti in Lituania, ma anche quelli svolti nel mondo. Chi desideri sviluppare ulteriormente le conoscenze presentate nel libro in una direzione o nell’altra potrà avvalersi della letteratura pubblicata in varie lingue e indicata nel volume (l’elenco comprende 111 voci).
La struttura della monografia è logica, adeguata e chiara: essa (oltre a una breve sezione di ringraziamenti) comprende un’Introduzione, due parti suddivise in capitoli e sottocapitoli, conclusioni dettagliate coerenti con l’analisi, gli elenchi delle fonti e della bibliografia, nonché un riassunto di 9 pagine in inglese⁵, che consente ai lettori di altre lingue interessati ai neologismi, ai nuovi vocaboli, ai database e ad altri temi analoghi di conoscere i principali risultati e le intuizioni della ricerca. Il contenuto della monografia è dunque molto ponderato e coerente. Nell’Introduzione sono presentati la fonte della ricerca (ND), l’oggetto, l’obiettivo e i compiti necessari al suo conseguimento; è illustrata la metodologia della ricerca, è offerta una rassegna degli studi basati sull’ND ed è presentata la struttura della monografia. La prima parte della monografia («Il database dei neologismi: fonte dei nuovi vocaboli e strumento per il loro studio») tratta l’ND come raccolta di nuovi vocaboli e come strumento per lo studio dei nuovi vocaboli. Questa parte comprende 3 capitoli, nei quali sono presentati i tipi di neologismi inclusi nell’ND, sono discussi i nuovi vocaboli lessicali e semantici⁶ e il lessico rinvigorito, mentre l’attenzione principale è rivolta ai neologismi suscettibili di analisi derivazionale. Qui sono discussi anche i principi di selezione dei dati dell’ND (si parla della regolarità degli astratti verbali, dei derivati riflessivi e della polisemia, e si propone una sintesi). In seguito l’attenzione si concentra su
³ Occorre dire che il materiale empirico dell’ND costituisce la base non solo di questa monografia, ma anche della dissertazione di dottorato di Agnė Aleksaitė (2022), discussa l’anno scorso sotto la guida dell’autrice della monografia. L’autrice della dissertazione si è basata su 3098 derivati, selezionati tra le 5319 unità descritte lessicograficamente nell’ND nel periodo 2017–2019. Entrambe le opere concettuali (la monografia recensita e la dissertazione) costituiscono una buona base e un punto di partenza per lo studio dei neologismi; altri studiosi che si occupano di neologismi (o nuovi vocaboli) possono avvalersi delle intuizioni di entrambe le opere, mettendo a confronto e comparando i risultati ottenuti dall’analisi dei nuovi vocaboli (la recensora se ne è già avvalsa; cfr. Vaskelienė 2022a).
⁴ È dimostrato dal fatto che l’autrice non si limita ai nuovi vocaboli, ma include nel campo di ricerca anche le parole che hanno acquisito nuovi significati e quelle tornate in uso.
⁵ Il riassunto è stato tradotto da Jovita Bagdonavičiūtė.
⁶ Con esempi molto appropriati, l’autrice mostra quali parole presentate nell’ND dovrebbero essere considerate parole di nuova formazione (nuovi vocaboli lessicali) e per quali ragioni, e quali invece potrebbero essere considerate il prodotto di uno sviluppo semantico.
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i dati sulla formazione delle parole e sulla morfemica dell’ND (struttura, grado di studio, risultati della ricerca), nonché la questione dell’adattamento della base dell’ND a un’analisi dettagliata della formazione dei neologismi. La seconda parte della monografia è dedicata alla presentazione degli orientamenti della ricerca sui nuovi vocaboli e degli studi pilota. Questa parte comprende due capitoli, suddivisi tematicamente in sottocapitoli. Il primo capitolo della seconda parte della monografia («Rilevazione e analisi delle tendenze nella formazione di nuove parole lituane») presenta le tendenze nella formazione dei nuovi vocaboli e tratta più dettagliatamente la formazione dei nuovi sostantivi, dedicando particolare attenzione alle regolarità derivazionali, ai tipi derivazionali, alla composizione morfemica dei loro temi di base e ai problemi di classificazione. È significativo che nella monografia siano analizzati non solo i neologismi sorti mediante la formazione morfologica delle parole (cioè i nuovi vocaboli), ma anche i derivati creati per via non morfemica, i contaminanti: viene illustrato il concetto di contaminazione, sono discussi i derivati considerati contaminanti, si trattano i casi problematici e si delineano le future direttrici di ricerca sui contaminanti7. Il secondo capitolo della seconda parte («Studi sui rapporti derivazionali dei neologismi») è dedicato alla discussione e alla presentazione degli studi sui nidi derivazionali, sulle categorie derivazionali, sui tipi derivazionali e sui gruppi lessicali-semantici. È molto utile che i sottocapitoli si concludano con sintesi. In generale, si può affermare che le intuizioni e i risultati della ricerca presentati nella monografia non suscitano, nella maggior parte dei casi, alcun dubbio. Meritano una menzione separata le 18 tabelle e le 12 figure, esemplificative e integrative del testo8. È giustificato osservare che, nel discutere questo o quell’aspetto, l’autrice non elude le questioni controverse, mostra i problemi emergenti e propone possibili soluzioni; pertanto, nella monografia non si limita a passare in rassegna ciò che è stato fatto, ma mostra anche, in modo assai motivato e preciso, le divergenze e gli aspetti, nonché le possibilità, relativi all’ampliamento, al miglioramento e all’adattamento dell’ND a ricerche di varia natura; inoltre, non scrive in modo vago, ma illustra e presenta esempi concreti. Va detto che tanto la monografia nel suo complesso quanto le singole parti possono essere utili per scopi diversi: per esempio, chi desidera conoscere i derivati della formazione morfologica delle parole può scegliere di leggere un capitolo, chi si interessa alla contaminazione può leggerne un altro, chi è interessato alla formazione dei nuovi vocaboli può studiare il capitolo dedicato a tale tema, mentre chi si occupa di singole categorie derivazionali (i nomi degli strumenti, i nomi basati sulla differenza di genere) può scegliere i capitoli dedicati alla loro analisi
⁷ Daiva Murmulaitytė è in generale una delle poche studiose lituane che studiano sistematicamente i derivati da contaminazione.
⁸ Per esempio, i tipi di neologismi presentati nell’ND sono illustrati in modo molto chiaro ed esemplificativo nella Tabella 2; nella Tabella 3 sono presentati in modo informativo i possibili aspetti dello studio dei neologismi e della morfemica, indicando se sia (im)possibile studiarli; per vari scopi si possono inoltre utilizzare i dati della Tabella 9 sui tipi di composti e sui relativi esempi, e così via.
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del capitolo e sim.⁹. La monografia di Daiva Murmulaitytė è scritta in stile scientifico, è ordinata e opportunamente redatta. Questo libro è utile anche sul piano pratico: il materiale, le osservazioni e le proposte qui presentati possono contribuire a migliorare e a completare ulteriormente il ND, la più grande fonte di neologismi della lingua lituana.
Non meno importante è il fatto che la monografia non solo fornisce nuove informazioni, ma induce anche a riflettere, a porre domande e a discutere. Vale dunque la pena menzionare alcuni di questi aspetti.
Nella linguistica lituana, purtroppo, non esiste un’unica prospettiva (identica) su alcuni aspetti della formazione delle parole (ciò attende ancora uno sguardo e una discussione più dettagliati, ma non dovrebbe essere ignorato neppure in una recensione). È positivo che l’autrice della monografia (cfr. pp. 14–15) scriva sulle differenze nelle concezioni dei metodi di formazione delle parole, per esempio sul diverso trattamento dei derivati con be- (begalvis, -ė), e affermi che «[I]n questo studio dei neologismi del Duomenyno si segue anch’esso la concezione tradizionale dei derivati con prefisso [sottolineato nella recensione] [...] in larga misura perché le tendenze della neologia vengono confrontate con le regolarità della formazione tradizionale delle parole, descritte nelle grammatiche della lingua contemporanea». Secondo la concezione tradizionale, il derivato begalvis, -ė sarebbe trattato come un derivato con il prefisso be da un’unica parola-base, galva¹⁰. A p. 68 della monografia si torna sul diverso trattamento dei derivati con be¹¹ e, parlando del derivato bežidinis, -ė, vengono indicate due possibilità: si scrive che potrebbe trattarsi di un derivato a formazione mista, con prefisso e desinenza, da židinys, oppure che qui si potrebbe ravvisare un metodo di formazione con desinenza, mentre la base non sarebbe una parola (židinys), bensì un sintagma (be židinio). Va detto che, di norma, il metodo di formazione misto suffissazione–paradigmazione (prefissale–desinenziale) non viene indicato¹²; un’altra questione è perché, accanto a bežidinis, -ė, non sia più riportata la concezione tradizionale secondo cui si tratta di un derivato con il prefisso be da un’unica parola, židinys? Dunque, alla fine, non è del tutto chiaro,
⁹ Va menzionato separatamente il termine usato dall’autrice, alternatyvių daryba (p. 66): a quanto pare non è usato dagli altri specialisti della formazione delle parole, ma è appropriato; probabilmente corrisponderebbe ai derivati con parole-base parallele di Vincas Urbutis (2009: 109–110) (usato parlando della derivazione del derivato sia da una parola sia dall’altra parola o dalle altre parole).
¹⁰ Cfr. anche p. 11 della monografia, dove betarmis, -ė è considerato un derivato con il prefisso be con un mezzo formativo secondario (la desinenza), cfr. nella monografia di Urbutis (2009: 260) il derivato bedarbis, -ė, illustrato come metodo di formazione prefissale, nel quale il prefisso si accompagna a una modifica della desinenza.
¹¹ Ciò è davvero importante, perché l’una o l’altra posizione determina il metodo di formazione del neologismo.
¹² Cfr. p. 13 della monografia: «[...] nella lingua lituana si riscontra anche la formazione mista, quando vengono applicati contemporaneamente due metodi di formazione delle parole, per esempio prefisso-suffissazione (prefissazione-suffissazione; così sono stati formati i termini già attestati da tempo povestuvinis, -ė, prieškarinis, -ė, pakylėti, paeiliui e altri) oppure composizione-suffissazione (composizione-suffissazione, per esempio: pelėkautai, žmožgėdar e altri) (Urbutis 2009: 340–342; Jakaitienė 2009: 254; Keinys 1999: 82–83, 97, 102).»
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quale posizione venga assunta riguardo ai derivati con be- (quella tradizionale13 oppure quella di Antanas Smetona (2005), Aldona Paulauskienė (1983: 100–103; 1994: 81; 2007: 20–22), seguita in alcuni casi anche nella monografia. Nelle opere sulla formazione delle parole è inteso in modo diverso anche il ruolo della riflessività, il che è legato alla (non) distinzione di un metodo di formazione riflessivo. Di solito vengono indicati due metodi di formazione dei verbi: suffissazione e prefissazione, cioè si parla di derivati con suffisso e con prefisso (cfr. LKE 593; Paulauskienė 1994: 363–279; LKG 1971: 247–298; R užė 2012: 53–62). In DLKG (2005: 385; 406–409), oltre ai due metodi di formazione verbale menzionati, ne viene indicato un altro, il metodo di formazione riflessivo. Questa posizione è adottata anche nella monografia recensita14. Peraltro, in ragione della concezione della riflessività sopra menzionata, in DLKG i verbi a formazione mista sono intesi in senso molto ampio: nella grammatica sono considerati risultato di formazione mista non solo i derivati formati con il metodo prefissale-suffissale, ma anche quelli formati con un suffisso e la riflessività, oppure con un prefisso e la riflessività (DLKG 2005: 409–410). Dunque, nella monografia il metodo riflessivo è considerato un metodo di formazione delle parole autonomo, caratteristico esclusivamente dei verbi15: a p. 12 vengono indicati i derivati con suffissi, prefissi e desinenze e si scrive che «i verbi vengono formati anche con l’affisso riflessivo loro proprio (particella riflessiva). Dunque, i derivati vengono classificati secondo il loro principale mezzo di formazione».16 Non vi sono dubbi sugli esempi di derivati con suffisso, prefisso e desinenza, ma subito dopo vengono riportati come verbi formati (?) con una particella riflessiva: įsikatinti ‘prendere per allevare un gatto abbandonato’ (: įkatinti), užsigr ybauti ‘guadagnare denaro dai funghi venduti’ (: užgrybauti). Il ruolo della riflessività è davvero uguale a quello dei suffissi, dei prefissi e delle desinenze nei derivati? Nelle opere di morfologia viene indicato un numero variabile di significati della riflessività, ma più spesso vengono menzionati quello diretto (prausia – prausiasi), quello indiretto (neša – nešasi, perka – perkasi), la limitazione dell’ambito dell’azione all’esecutore stesso (kelia – keliasi) e altri (LKE 471): proprio tali significati si possono percepire confrontando le forme non riflessiva e riflessiva įkatinti (‘prendere per allevare un gatto abbandonato’) e įsikatinti (‘prendere [cioè prendere per sé / personalmente, n.d.r.] per allevare un gatto abbandonato’), užgrybauti (‘guadagnare denaro dai funghi venduti’) e užsigr ybauti (‘guadagnare [cioè guadagnare per sé, il proprio
¹³ Va detto che la possibilità di formare derivati (cfr. p. 68 sočiapi lvis) con una desinenza a partire dal sintagma sočių pilvu contraddice in generale la concezione tradizionale, secondo la quale derivati e composti (rispettivamente derivazione e composizione) si distinguono proprio in base al numero delle parole-base e secondo la quale i derivati del tipo sočiapi lvis, -ė sono considerati composti (cfr. Keinys 1999: 18; Urbutis 2009, 333; LKE 148, 590 e altri).
¹⁴ La stessa posizione si riscontra anche nel Žodžių darybos vedlys (Murmulaitytė, Aleksaitė 2021), nella dissertazione di A. Aleksaitė (2022: 167–170).
¹⁵ Il fatto che questo metodo di formazione delle parole sia caratteristico esclusivamente di una parte del discorso, e non di tutte (dei derivati appartenenti a ogni parte del discorso), rafforza anch’esso la posizione scelta di non considerare il metodo riflessivo come autonomo.
¹⁶ Alla discussione dei derivati riflessivi è dedicata la sezione 1.5.2. della monografia, cfr. pp. 39–41.
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per le esigenze – rec.] denaro ricavato dalla vendita dei funghi¹). Va richiamata l’attenzione sul fatto che a p. 53 lo stesso verbo užsigrybauti è già spiegato come derivato mediante prefisso e riflessività: «[...] alcuni formati per analogia con altre parole mediante un prefisso e un affisso riflessivo (užsigrybauti “guadagnare denaro dalla vendita dei funghi”, cfr. užsidirbti, atsiseimauti “essere membro del Seimas per un tempo sufficiente, fino a non volerlo più essere”, cfr. atsivalgyti)» (p. 53). Si ritiene che i verbi del tipo užsigrybauti siano derivati prefissali, mentre la riflessività costituisce un ulteriore mezzo derivativo¹⁷, parte di un formante complesso; cfr. i verbi considerati derivati prefissali užsibūti (: būti), atsivalgyti (: valgyti), išsigulėti (: gulėti) (Keinys 1999: 89–90), persivalgyti (: valgyti), užsižiopsoti (: žiopsoti) (Barauskaitė 1985: 30), atsivalgyti (: valgyti), įsiplepėti (: plepėti) (Ružė 2012: 58) e altri. Nella monografia si segue sostanzialmente la posizione di A. Paulauskienė e della DLKG, e questo è diritto e scelta dell’autrice (vale a dire che tale posizione convince la studiosa). Tuttavia, nella monografia sarebbe stato necessario dedicare maggiore attenzione a questo modo derivativo riflessivo, considerato un modo autonomo di formazione di singole parole¹⁸; inoltre, tale modo non dovrebbe essere taciuto nemmeno nella trattazione dei modi di formazione delle parole¹⁹.
La riflessività è in qualche misura collegata a un altro passo della monografia, in cui si parla della scelta della parola base (e della sua forma) – a p. 11 si legge: «Possono essere omessi anche il prefisso o l’affisso riflessivo della parola base, per esempio: džiugena “persona che gioisce” (: džiaugtis), išvarža “enorme eruzione del plasma solare” (: išsiveržti) (per ulteriori informazioni sulle modifiche della base derivativa, cfr.: Urbutis 2009: 231–246; Jakaitienė 2009: 243; Barauskaitė 1985: 21–25; Keinys 1999: 19–20)». Qui vanno osservate due cose: pur concordando pienamente sul fatto che talvolta la riflessività della parola base venga omessa e non passi nel derivato, sarebbe opportuno menzionare anche il punto di vista discusso nella recensione, secondo cui nelle opere di alcuni studiosi la riflessività è talvolta considerata un mezzo derivativo secondario, parte di un formante complesso. Un altro aspetto è che, dopo aver accennato alla possibile omissione del prefisso della parola base, che non passa nel derivato, sarebbe stato necessario fornire almeno un esempio illustrativo di tale affermazione – entrambi i derivati (džiugena, išvarža) illustrano soltanto l’omissione della riflessività della parola base.
¹⁷ Le due possibilità potrebbero essere indicate così: už(si)grybauti “guadagnare denaro dalla vendita dei funghi” (: grybauti).
¹⁸ La monografia è precisamente il genere in cui si possono (e si dovrebbero) discutere questioni controverse e interpretate in modo non uniforme.
¹⁹ In un altro passo della monografia (parlando dei modi di formazione) non viene menzionato il modo derivativo riflessivo – a p. 13 si parla di 4 modi principali e del modo misto: «Accanto ai modi principali di formazione delle parole elencati – derivazione mediante suffissi, o suffissazione, derivazione mediante prefissi, o prefissazione, derivazione mediante desinenze, o paradigmazione, e composizione, o composizione lessicale (Urbutis 2009: 333–340; Keinys 1999: 22–23) – nella lingua lituana si incontra anche la formazione mista [...]» – come si vede, qui ci si basa sulle opere di V. Urbutis e S. Keinys, ma in esse non si parla di un modo derivativo autonomo, quello riflessivo.
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Il principio di presentazione delle parole e delle forme base non è del tutto chiaro, per esempio: agurkžuvė (: agurkas + žuvis), įvairiareligis, –ė (: įvairus, –i + religija), kalbaknisys, –ė (: kalba + knisti), ma klišakalbė (: kliša kalba), kalbokūra (: kalbą kūrė) e altri. Poiché i tipi dei derivati sono indicati con il segno più (+) (cfr. la tabella 9 – sostantivo + sostantivo, aggettivo + sostantivo ecc.), sembrerebbe che tale presentazione sia attesa ovunque²⁰. Quanto alla scelta della forma del verbo base: in alcuni casi viene indicato non solo l’infinito, ma anche la forma verbale su cui il derivato si basa direttamente, mentre in altri viene fornito soltanto l’infinito; cfr., per esempio, a p. 12 pojautis (: pajausti, pajautė) e keitėjimas (: keistėti), a p. 63 vargospūdis (: vargas + spaudė) e skrajutė (: skrieti) – keitėjimas si basa sul tema del passato remoto (keitėjo), skrajutė su skrieja o skriejo, e così via. In ogni caso, il principio di presentazione delle parole e delle forme base avrebbe potuto essere spiegato.
Ancora alcuni dettagli. Sono considerati composti di tipo non chiaro kūnovara e megztipaltis; dagli esempi forniti nell’ND (con spiegazioni) si vede che sono semanticamente collegati a due sostantivi – kūnas, vara e megztinis, paltas (dunque sono probabilmente del tipo sostantivo + sostantivo, ma sarebbe necessario discutere la disintegrazione di megztipaltis); oppure questo derivato potrebbe essere scritto accanto a rašyt namis e altri (cfr. p. 85). Tra i casi incerti potrebbe rientrare anche šokvaikštis, considerato nella tabella 9 (p. 80), con un punto interrogativo, un composto del tipo sostantivo + verbo. Si ritiene che nella tabella 4, indicando il tipo di formanti derivativi²¹, sarebbe stato più preciso scrivere non «Suffissi», bensì «Suffissi (terminazioni)», poiché in più punti si afferma che le parole con le stesse terminazioni possono essere sia derivate sia non derivate (per esempio, a p. 52 si legge giustamente: «Dunque –acija non può essere considerato in tutti i casi un formante derivativo; talvolta i neologismi possiedono semplicemente questi morfemi (il suffisso –acij– e la desinenza –a), perché tale forma è stata presa in prestito, e non formata nella lingua lituana»).
Nel concludere la recensione va detto che le osservazioni (considerazioni) di carattere polemico non sminuiscono in alcun modo il lavoro svolto dall’autrice. Daiva Murmulaitytė è riuscita a preparare una monografia di alto livello per contenuto e forma, a partire dall’oggetto e dall’obiettivo di ricerca scelti fino alla coerente realizzazione dei compiti volti a conseguirlo. Questa monografia va considerata un contributo significativo allo sviluppo degli studi sulla formazione delle parole, sulla neologia (e in parte anche della lessicologia e della lessicografia). E sebbene Daiva
20 Nelle grammatiche e nelle opere sulla formazione delle parole, accanto ai derivati vengono generalmente indicate non locuzioni, bensì due parole base (senza il segno più). La variazione nella presentazione delle parole base nella monografia è probabilmente legata alla scelta dell’autrice riguardo a ciò che viene considerato base derivativa: due parole separate oppure una locuzione.
21 La formulazione «formante derivativo» (cfr. p. 11 della monografia) implica che la parola sia un derivato (cioè una parola formata da una o più parole base), mentre –(i)acija comprende sia elementi che possono essere considerati derivati, sia prestiti (sul trattamento delle parole in –(i)acija e dei loro corrispondenti con la stessa radice in –imas, cfr. Vaskelienė 2022).
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Daiva Murmulaitytė. Naujažodžių darybos ir morfemikos tyrimų perspektyvos (Lietuvių kalbos naujažodžių duomenyno atvejis)
Murmulaitytė ha pubblicato un libro che è particolarmente utile agli studiosi (soprattutto agli specialisti di formazione delle parole, morfologia e lessicologia), ma che (o le cui parti) dovrebbe risultare interessante e utile anche, in generale, ai lettori interessati ai neologismi, alle neoformazioni e ai corpora; la monografia potrebbe essere utilizzata in modo proficuo e creativo da docenti, studenti e insegnanti.
LETTERATURA E FONTI
Aleksaitė Agnė 2022: La formazione dei neologismi della lingua lituana (2011–2019. Sulla base del corpus dei neologismi): tesi di dottorato, Vilnius: Istituto della lingua lituana.
Barauskaitė Dalia 1985: Analisi derivazionale delle parole: sussidio metodologico, Šiauliai: Istituto pedagogico di Šiauliai.
DLKG 2005: Grammatica della lingua lituana contemporanea, 4ª edizione corretta, a cura di V. Ambrazas, Vilnius: Istituto di editoria scientifica ed enciclopedica.
Jakaitienė Evalda 2009: Lessicologia, Vilnius: Casa editrice dell’Università di Vilnius.
Keinys Stasys 1999: Formazione delle parole della lingua lituana standard, Šiauliai: Casa editrice dell’Università di Šiauliai.
LKE – Enciclopedia della lingua lituana, a cura di K. Morkūnas, red. V. Ambrazas, Vilnius: Istituto di editoria scientifica ed enciclopedica, 2008.
LKG 1971: Grammatica della lingua lituana 2, redattore capo K. Ulvydas, Vilnius: Mintis.
Murmulaitytė Daiva, Aleksaitė Agnė 2021: Guida alla formazione delle parole [risorsa elettronica], Vilnius: Istituto della lingua lituana. Disponibile online: https://ekalba.lt/zo-dziu-darybos-vedlys/. DOI: 10.35321/zodziu-darybos-vedlys.
ND – Miliūnaitė Rita, Aleksaitė Agnė. Corpus dei neologismi della lingua lituana [repertorio online continuativo dal 2011], a cura di R. Miliūnaitė, Vilnius: Istituto della lingua lituana. Disponibile online: https://ekalba.lt/nauja zodziai/naujienos [consultato il 25–27 gennaio 2023].
Paulauskienė Aldona 1983: Profilo della morfologia della lingua lituana, Kaunas: Šviesa.
Paulauskienė Aldona 1994: Morfologia della lingua lituana. Lezioni per gli studenti di lituanistica, Vilnius: Casa editrice scientifica ed enciclopedica.
Paulauskienė Aldona 2007: Fondamenti della morfologia della lingua lituana, Kaunas: Technologija.
Ružė Albertas 2012: Morfologia della lingua lituana II, Vilnius: Casa editrice dell’Università di Vilnius.
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Smetona Antanas 2005: Sulla questione della distinzione dei principali metodi di formazione delle parole. – Acta Linguistica Lithuanica 52, 83–89.
Urbutis Vincas 2009: Teoria della formazione delle parole, 2ª edizione, Vilnius: Istituto editoriale di scienza ed enciclopedie.
Vaskelienė Jolanta 2022: Sui sostantivi della lingua lituana con la stessa radice e con i suffissi –(i)acija e –imas. – Respectus Philologicus 41, 94–106. DOI: 10.15388/RESPECTUS.2022.41.46.111.
Vaskelienė Jolanta 2022a: Tipi produttivi di neologismi derivati da sostantivi e aggettivi. – Acta Linguistica Lithuanica 87, 177–199. DOI: 10.35321/all87–09.
Ricevuto il 2 febbraio 2023.
JOLANTA VASKELIENĖ Accademia di Šiauliai dell’Università di Vilnius, Vytauto g. 84, LT-76352 Šiauliai, Lituania [email protected]
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