scieee AI-readable full text Open interactive document viewer

L'esperienza di co-creation ed engagement di VARCITIES a Castelfranco Veneto (TV)

BISELLO, ADRIANO; Vasiliu, Elisa-Elena; D'Alonzo, Valentina

Abstract

This book marks the first release in the series FOLIA – Pages of Urban Biodiversity, promoted by the National Biodiversity Future Center and the Department of Architecture and Urban Studies at Politecnico di Milano. The series publishes research, projects, and critical essays dedicated to urban biodiversity, gathering contributions that investigate architecture, public space, interior design, territorial and landscape planning for the conservation, restoration, monitoring, and enhancement of biodiversity in urban contexts.

Full text

n. 1 Questa pubblicazione è stata realizzata con il finanziamento dell’Unione Europea – Next Generation EU. Mimesis Edizioni mimesisedizioni.it ISBN 9791222316314 La Strategia Europea e la Strategia Nazionale per la Biodiversità al 2030 mettono al centro delle agende urbane la diversità biologica come ambito d’azione prioritario per rispondere in maniera integrata alle sfide ambientali, economiche e sociali della città contemporanea. In questo quadro, Città biodiverse indaga quale sia il ruolo delle discipline coinvolte nella trasformazione dell’ambiente e del territorio, e come politiche, piani, progetti e processi di co-creazione possano contribuire alla conservazione, al ripristino e alla valorizzazione della biodiversità nelle città. A cura di MARIA CHIARA PASTORE ANNARITA LAPENNA LUCA LAZZARINI ISRAA MAHMOUD FRANCESCA ZANOTTO F O L I A Pagine di biodiversità urbana PASTORE LAPENNA LAZZARINI MAHMOUD ZANOTTO Città biodiverse Città biodiverse Politiche, piani, progetti e processi di co-creazione MIMESIS EDIZIONI FOLIA pubblica ricerche, progetti e saggi critici dedicati alla biodiversità urbana, adottando la prospettiva delle discipline coinvolte nella trasformazione dello spazio e dell’ambiente. Facendo proprio l’approccio integrato sollecitato dalla Strategia Europea – EU Biodiversity Strategy for 2030 – e dalla Strategia Nazionale per la Biodiversità al 2030, FOLIA raccoglie contributi che indagano il progetto d’architettura, dello spazio pubblico, degli interni, del territorio e del paesaggio per la conservazione, il ripristino, il monitoraggio e la valorizzazione della biodiversità in città. Integrando aspetti scientifici, tecnici, sociali e culturali, la collana favorisce il dialogo multidisciplinare; si rivolge a ricercatori, progettisti, amministratori pubblici e società civile, affrontando benefici, barriere, norme e buone pratiche del progetto per la biodiversità urbana. Utilizzando un linguaggio accessibile e trasversale, FOLIA promuove una cultura della biodiversità e propone aperture di campo verso l’inclusione del non-umano come fattore fondamentale della trasformazione della città. F O L I A Pagine di biodiversità urbana Città biodiverse. Politiche, piani, progetti e processi di co-creazione Introduzione 1 Un quadro della ricerca Biodiversità urbana: alcune riflessioni sul contesto di lavoro e di ricerca MARIA CHIARA PASTORE 2 Politiche per la biodiversità urbana Politiche pubbliche e biodiversità urbana: una storia recente ANNARITA LAPENNA Più natura in città per il benessere dei cittadini e la tutela della biodiversità CARLO BLASI Strategie del verde urbano e periurbano nel territorio bolognese ROBERTO DIOLAITI Città biodiverse: la prospettiva delle politiche urbane GABRIELE PASQUI 3 Piani per la biodiversità urbana Una lettura dei Piani del verde in Italia: alla ricerca di visioni motivanti, tra biodiversità e transizione climatica LUCA LAZZARINI Torino alla svolta del Green New Deal. Piani, progetti, politiche CAROLINA GIAIMO, VALERIA VITULANO Il Piano del Verde di Avellino, città dei parchi tra i fiumi. “Nodo urbano” della rete ecologica campana LUCA BATTISTA 8 14 28 40 48 58 66 78 90 102 114 126 146 160 178 194 206 218 Il Piano del Verde di Padova e la biodiversità. La pianificazione del verde come strumento per incrementare la biodiversità della città ANNA COSTA, CIRO DEGL’INNOCENTI Osservando le pratiche: innovazioni, questioni aperte, esiti LAURA POGLIANI 4 Progetti per la biodiversità urbana Il progetto per la biodiversità urbana in Italia: un potenziale inespresso tra spazio, tempo e valori condivisi FRANCESCA ZANOTTO Il Parco Parri di Cuneo: un’ecologia multifunzionale tra il Gesso e lo Stura ANTONELLO PICCIRILLO Ridisegno degli spazi aperti del Santa Chiara Open Lab di Trento: verso la rigenerazione di un bene comune GIOIA D’ARGENIO, ILARIA GRANELLO Le azioni per la biodiversità urbana nella Strategia di Transizione Climatica di Brescia. La riqualificazione ambientale di via Metastasio, per una cultura dell’adattamento MARCELLO MAGONI Biodiversità: una lettura critica di tre progetti CHIARA GEROLDI, JACOPO LEVERATTO 5 Co-creazione per la biodiversità urbana La biodiversità urbana tra partecipazione pubblica e governance condivisa: il caso italiano ISRAA MAHMOUD L’esperienza di co-creation ed engagement di VARCITIES a Castelfranco Veneto (TV) ADRIANO BISELLO, ELISA-ELENA VASILIU, VALENTINA D’ALONZO Spazi di dialogo e di politica. Il progetto BiodiverCities ANNA PAOLA QUAGLIA, ÂNGELA GUIMARÃES PEREIRA Co-creare soluzioni per la biodiversità urbana: il caso del parco di Giambellino 129, CLEVER Cities Milano CHIARA VONA, EMILIA BARONE I punti “critici”, le questioni aperte e le sfide della governance per la biodiversità: tre esperienze a confronto FRANCESCO VERGANI, EMMA PUERARI, EUGENIO MORELLO 6 Dibattito pubblico Mappare il dibattito attorno alla biodiversità urbana con il web GABRIELE COLOMBO, ALESSANDRA FACCHIN, MICHELE MAURI Postfazione EUGENIO MORELLO Bibliografia 230 242 252 266 282 287 8 9CITTÀ BIODIVERSE INTRODUZIONE Il progetto di questo volume nasce in seno all’attività di ricerca scientifica condotta all’interno del National Biodiversity Future Center (NBFC), uno dei cinque centri di ricerca nazionali finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), coordinato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Il NBFC è concepito con la finalità di aggregare la ricerca scientifica nazionale di eccellenza per conoscere, monitorare, preservare e ripristinare la biodiversità negli ecosistemi marini, terrestri e urbani della penisola, e renderla un elemento centrale su cui fondare lo sviluppo sostenibile del Paese. All’interno delle linee di ricerca illustrate, lo Spoke 5 si focalizza sulla produzione di conoscenza in riferimento alla biodiversità nei contesti urbani, finalizzando la ricerca alla comprensione degli ostacoli principali al suo sviluppo e all’elaborazione di strategie, linee guida e azioni in grado di affrontare la strutturale scarsità di reti naturali e l’elevata frammentazione e vulnerabilità delle aree verdi nelle città italiane, ripristinando e migliorando la biodiversità funzionale e promuovendo la fornitura di servizi ecosistemici. Città biodiverse. Politiche, piani, progetti e processi di co-creazione raccoglie alcuni risultati del primo anno di attività dell’unità di ricerca del Dipartimento di Architettura e Studi MARIA CHIARA PASTORE * ANNARITA LAPENNA LUCA LAZZARINI * ISRAA MAHMOUD * FRANCESCA ZANOTTO Introduzione Urbani del Politecnico di Milano (con un contributo a cura del Dipartimento di Design) all’interno dello Spoke 5, in riferimento all’Activity 3.1, orientata alla costruzione di una fotografia dello stato dell’arte rispetto a politiche, piani e progetti per la biodiversità urbana in Italia e alla sperimentazione di processi di co-creazione e governance condivisa (condotta in particolare nell’ambito dell’Activity 7.3) a supporto della sua conservazione, ripristino e valorizzazione. Il volume presenta riflessioni, nodi critici, casi studio e buone pratiche in riferimento a scale d’intervento e ambiti disciplinari diversi, con l’obiettivo di rispondere alle seguenti domande di ricerca: → Quali strategie, strumenti e forme adotta il progetto urbanistico e di architettura contemporaneo in Italia per conservare e incentivare la biodiversità urbana? Quali barriere, sfide e ambiti di miglioramento emergono dalla ricognizione di politiche, piani e progetti per accogliere la biodiversità nelle città?  → Quali possibili strumenti di policy e progetto sono presenti nel territorio nazionale per riequilibrare il rapporto uomo-natura nelle forme di produzione del territorio contemporaneo? → Come attivare e sostenere processi di co-creazione volti alla conservazione, al ripristino e all’incremento della biodiversità nei contesti urbani? Come e perché considerare la natura uno stakeholder nei processi di co-creazione e attivazione di Urban Living Lab? Il volume – strutturato a partire dalle premesse e dagli esiti del ciclo di seminari “BiodiversiTalks”, organizzato dai curatori presso il Politecnico di Milano tra ottobre 2023 e febbraio 2024 – è articolato in sei parti. La prima, curata da Maria Chiara Pastore, contestualizza la ricerca in corso all’interno dello Spoke 5 del NBFC nel quadro degli sforzi globali per conservare e ripristinare la biodiversità in ambito urbano, richiamando le sfide principali, le barriere culturali e le criticità operative, riportando le prospettive e gli obiettivi della ricerca. La seconda parte, coordinata da Annarita Lapenna, restituisce gli esiti del lavoro di mappatura e indagine delle politiche pubbliche di livello europeo, nazionale, regionale e locale con obiettivi legati direttamente o indirettamente alla tutela e al miglioramento della biodiversità urbana. La sezione ospita tre contributi: i primi due illustrano come queste politiche agiscono a scale diverse del territorio e, il terzo è un commento critico che mette in luce non solo il tema del disegno delle politiche, ma anche la loro attuazione. Carlo Blasi 10 11CITTÀ BIODIVERSE INTRODUZIONE commenta le politiche nazionali per la biodiversità urbana facendo riferimento in maniera particolare al processo di transizione ecologica innescato dal Piano di Ripresa e Resilienza (PNRR). Roberto Diolaiti illustra, alla scala regionale e locale, le strategie per il verde urbano e periurbano del territorio di Bologna, nominata dalla Commissione Europea tra le 100 città carbon neutral, che lavoreranno per raggiungere la neutralità climatica entro il 2030. Gabriele Pasqui raccoglie gli aspetti principali che intrecciano la prospettiva delle politiche urbane con il tema della biodiversità in città, mettendo in evidenza complessità e potenzialità. La terza parte, coordinata da Luca Lazzarini, è dedicata alla restituzione dell’attività di mappatura e indagine dei piani per la biodiversità urbana, con un focus particolare sui Piani del Verde. Questa parte inquadra lo stato dell’arte della pianificazione per la biodiversità urbana in Italia proponendo tre contributi che trattano la questione sotto diversi profili (strategico, strutturale e operativo). Carolina Giaimo e Valeria Vitulano presentano il caso di Torino, la vision, le priorità e le sfide sottese agli strumenti di pianificazione del verde vigenti. Luca Battista illustra il processo di costruzione e le principali strategie del Piano del Verde di Avellino, soffermandosi sulla rilevanza che gli obiettivi legati alla tutela e incremento della biodiversità assumono nello strumento urbanistico. Anna Costa e Ciro Degl’Innocenti raccontano il ruolo centrale della biodiversità urbana nel Piano del Verde di Padova, ponendo l’accento sulla necessità di una pianificazione integrata che combini conoscenza, progettazione, gestione e monitoraggio. Infine, Laura Pogliani nel suo commento critico finale mette a fuoco alcune innovazioni, nodi, questioni aperte ed esiti connessi alla pianificazione per l’infrastruttura verde. La quarta parte è coordinata da Francesca Zanotto e affronta l’ambito della progettazione architettonica e urbana per la biodiversità in città, presentando alcuni punti critici che emergono dal lavoro di mappatura condotto. La sezione presenta tre casi studio, tre progettualità significative, a scale diverse, dove gli obiettivi di conservazione e ripristino della biodiversità assumono un ruolo centrale nell’articolazione dello spazio. Antonello Piccirillo illustra il progetto per il Parco Parri di Cuneo, sottolineando l’intreccio tra questioni ecologiche e culturali; Gioia d’Argenio e Ilaria Granello raccontano il ridisegno degli spazi aperti del Santa Chiara Open Lab di Trento, presentando una modalità d’intervento per rapportarsi con il patrimonio naturale e progettuale esistente affrontando sfide “nuove”, come la fitodepurazione dell’acqua; Marcello Magoni tratta la complessità operativa di alcune pratiche che “fanno spazio” alla natura in città, come il depaving, illustrando il caso di via Metastasio a Brescia, nel quadro delle azioni per la biodiversità urbana nella Strategia di Transizione Climatica di Brescia. Chiara Geroldi e Jacopo Leveratto analizzano i progetti illustrati sulla base degli strumenti disciplinari dell’architettura del paesaggio e del disegno dello spazio pubblico, mettendo in relazione gli obiettivi legati alla biodiversità urbana con le loro ricadute formali e spaziali. La quinta parte, coordinata da Israa Mahmoud, si concentra sulle questioni legate alla co-creazione per la biodiversità urbana, analizzando i percorsi di partecipazione pubblica e processi di governance condivisa connessi alla realizzazione di interventi di inverdimento urbano a supporto della biodiversità nelle città. Tre casi studio, presentati da Adriano Bisello, Elisa-Elena Vasiliu e Valentina D’Alonzo (l’esperienza condotta nell’ambito del processo VARCITIES a Castelfranco Veneto); Anna Paola Quaglia e Ângela Guimarães Pereira (il progetto BiodiverCities a Palermo e Regalbuto); Chiara Vona ed Emilia Barone (il caso del parco di Giambellino 129, nell’ambito del progetto CLEVER Cities a Milano) indagano diverse possibilità di approccio e svolgimento di tali processi. I tre casi studio sono commentati da Francesco Vergani, Emma Puerari e Eugenio Morello, che riassumono i punti “critici”, le questioni aperte e le sfide della governance per la biodiversità. La sesta e ultima parte presenta un contributo a cura di Gabriele Colombo, Alessandra Facchin e Michele Mauri, ricercatori presso il Dipartimento di Design del Politenico di Milano, che restituiscono un campo fondamentale del dibattito pubblico intorno alla biodiversità urbana: le discussioni condotte sui social network, mappate insieme agli studenti del Corso di Laurea magistrale in Design della Comunicazione. La postfazione di Eugenio Morello discute le sfaccettature, le ambiguità e i nodi critici che caratterizzano quanto emerge dal volume rispetto all’azione delle discipline coinvolte nella trasformazione dell’ambiente e del territorio per la conservazione, il ripristino e la valorizzazione della biodiversità urbana, riflettendo, in particolare, su quale sia il loro posto all’interno della “nostra” scala di valori. Città biodiverse ha l’obiettivo di fornire spunti di riflessione per affrontare criticamente questo interrogativo. A cura di ISRAA MAHMOUD Co-creazione per la biodiversità urbana 206CITTÀ BIODIVERSE 207 ISRAA MAHMOUD Negli ultimi dieci anni si è assistito a una accesa discussione sul ruolo della biodiversità nella pianificazione urbana, soprattutto, in relazione a come la biodiversità urbana si interseca con la partecipazione pubblica e il coinvolgimento dei cittadini attraverso processi di co-creazione. Questo capitolo propone una literature review sulla biodiversità urbana come possibilità di innovazione nell’attivazione di modelli di governance condivisa sul territorio italiano. Attraverso la lettura bibliografica, l’analisi mira ad approfondire le implicazioni che la biodiversità urbana può avere nei processi di co-creazione nel contesto italiano. Nello specifico, vengono portati tre esempi di progetti europei come casi studio che hanno condotto questo tipo di attività con i cittadini. I risultati provengono dall’analisi sistematica della letteratura inerente alla pianificazione del verde urbano e alla co-creazione supportata da interviste di approfondimento svolte durante l’evento “BiodiversiTalk#3” [1] del 12 dicembre 2023 presso il Politecnico di Milano. ISRAA MAHMOUD Dipartimento di Architettura e Studi Urbani Politecnico di Milano La biodiversità urbana tra partecipazione pubblica e governance condivisa: il caso italiano [1] https://www.dastu.polimi.it/biodiversitalks3/. COSA EMERGE SULLA GOVERNANCE CONDIVISA DELLA BIODIVERSITÀ URBANA? In letteratura, diversi studi mettono in luce il ruolo della biodiversità urbana nel miglioramento della nostra salute e del benessere nelle città e nelle aree urbane [2] . Questo ruolo centrale dato alla biodiversità urbana nasce dall’esigenza di allinearsi ad una serie di regolamenti e politiche europei che spingono le regioni italiane (e non solo) ad incrementare e supportare maggiormente azioni mirate a combattere il cambiamento climatico [3]. In questo capitolo, si presenta un approfondimento sullo stato dell’arte della ricerca legata alla governance condivisa e alla partecipazione pubblica in relazione ai temi della biodiversità urbana e al ruolo che acquisisce nella pianificazione territoriale in Italia. Questo contributo mette in correlazione due aspetti: 1) la governance condivisa, intesa come insieme dei processi di partecipazione pubblica nei processi di rigenerazione urbana, e 2) le azioni e le raccomandazioni mirate al supporto e al ripristino della biodiversità urbana specificamente intesa nella pianificazione del verde urbano. Infatti, l’attuale dibattito scientifico sottolinea l’importanza del ruolo della partecipazione della cittadinanza e della governance condivisa nel sostenere l’aumento e il ripristino della biodiversità urbana al fine di proporre una risposta efficace alla crisi climatica attuale. In Italia, la ricerca su questi temi si focalizza sul dimostrare un’intrinseca complessità delle politiche pubbliche e, allo stesso tempo, mette in luce l’inadeguatezza di una pianificazione urbana troppo [2] Cfr. S. Connop, P. Vandergert, B. Eisenberg, M.J. Collier, C. Nash, J. Clough, D. Newport, Renaturing cities using a regionally-focused biodiversity-led multifunctional benefits approach to urban green infrastructure , in “Environmental Science & Policy”, 62, 2015, pp. 99–111. https://doi. org/10.1016/j.envsci.2016.01.013; C.H. Nilon, M.F.J. Aronson, S.S. Cilliers, C. Dobbs, L.J. Frazee, M.A. Goddard, K.M. O’Neill, D. Roberts, E.K. Stander, P. Werner, M. Winter, K.P. Yocom, Planning for the future of urban biodiversity: A global review of city-scale initiatives , in “Bioscience”, 67, 2017, pp. 332–342. https://doi.org/10.1093/biosci/bix012; S. Mohr-Stockinger, S.J. Sanft, F. Büttner, S. Butenschön, R. Rennert, I. Säumel, Awakening the sleeping giant of urban green in times of crisis—coverage, co-creation and practical guidelines for optimizing biodiversity-friendly and health-promoting residential greenery , in “Frontiers in Public Health”, 11, 2023. https://doi.org/10.3389/fpubh.2023.1175605. [3] Cfr. S. Naumann, M. Davis, Biodiversity and Nature-based Solutions: Analysis of EU-funded projects , European Commission, Brussels 2020. https://doi. org/10.2777/183298. 220CITTÀ BIODIVERSE 221 BISELLO * VASILIU * D’ALONZO La funzione protagonista che gli abitanti hanno nella fruizione degli spazi pubblici ha spinto ad includere all’interno del processo di pianificazione delle VSs attività di co-creazione, riconoscendo alle comunità locali un ruolo cardine anche nella presa delle decisioni [3]. VARCITIES aspira all’inclusione diretta degli stakeholder nel processo di co-progettazione, per responsabilizzare le comunità e ispirare azioni simili in altri contesti urbani [4]. IL CASO STUDIO ITALIANO: IL GIARDINO STORICO DI VILLA REVEDIN-BOLASCO Il giardino romantico di Villa Bolasco, nel comune di Castelfranco Veneto (TV) rappresenta il caso studio italiano. La conformazione attuale del giardino è frutto di un rimaneggiamento ottocentesco. Attualmente è popolato da più di mille alberi e da una ricca fauna, ospita al suo interno un lago, alimentato dalle acque del torrente Avenale, e due piccole isole, per un totale di otto ettari di superficie, in cui si trovano anche la Cavallerizza, una cavana, una torre colombara e la serra ispano-moresca [5]. Il giardino è stato riaperto al pubblico nel 2018 (lo stesso anno si è aggiudicato il premio “Parco più bello d’Italia”) ed è inoltre, adiacente alle principali strutture sanitarie del territorio comunale. La presenza di queste funzioni ha conferito al giardino storico una connotazione di area vocata non solo alla biodiversità (è infatti considerato elemento chiave della rete ecologica locali dal piano urbanistico strutturale), ma anche al benessere poiché è disponibile per i pazienti ospedalieri e altre categorie fragili. Sebbene questo luogo sia considerato un “gioiello” nel centro della città, vi sono barriere architettoniche che lo rendono inaccessibile: un alto muro perimetrale lo separa dal [3] V. D’Alonzo, A. Borsari, A. Segata, A. Bisello, S. Zilio, S. Croce, Report on Local Barriers and Drivers to the Implementation of Visionary Solutions in Pilots , VARCities, 2022, disponible al link: https://varcities.eu/ resources-2/d3-3-report-on-local-barriers-and-drivers-to-the-implementationof-visionary-solutions-in-pilots (ultimo accesso: 12 maggio 2024). [4] A. Bisello, V. D’Alonzo, A. Segata, S. Van Rompaey, E. Goni, D. Micallef, K. Calleja, et al., Guidelines for Sketching of Solutions , VARCities, 2022, disponible al link: https://varcities.eu/resources/deliverables/d3-5-guidelines-for-sketching-of-solutions/ (ultimo accesso: 12 maggio 2024). [5] https://www.villaparcobolasco.it/il-parco/. contesto urbano, un ingresso non intuitivo lo rende difficile da raggiungere per turisti e cittadini meno esperti. Oltre agli elementi fisici, vi sono anche fattori gestionali: il compendio è sede dell’Università di Padova, ed il giardino è aperto al pubblico solo durante il fine settimana e nei giorni festivi (solo visite guidate il venerdì, su prenotazione), nella stagione primaverile ed estiva. Questo assetto è considerato dai residenti un importante limite alla fruizione, avendo i più anziani memoria di quando l’accesso era libero (più o meno in forma codificata) e altre iniziative di interesse locale si svolgevano nei cortili della villa. SEI VISIONARY NATURE-BASED SOLUTION PER CASTELFRANCO VENETO Il caso studio di Castelfranco Veneto prevede l’implementazione di sei VSs che contribuiscono a riconnettere la cittadinanza al Giardino di Villa Bolasco e alla sua valenza naturalistica e di biodiversità, da un lato, aumentando l’accessibilità fisica e la fruizione digitale, dall’altro, accrescendo la consapevolezza dei cittadini sui benefici delle aree verdi e blu urbane. Infine, il progetto prevede di rafforzare il ruolo del parco quale hub per la ricerca e lo scambio di buone pratiche in termini di pianificazione delle aree verdi, con l’intento di rafforzare la partecipazione attiva dei cittadini alla pianificazione e salvaguardia del paesaggio e biodiversità locale. Le azioni sono state classificate in tre cluster. → Cluster 1: azioni di base Queste azioni sono necessarie per l’implementazione di tutte le altre VSs. Consistono in attività di ricerca scientifica e sperimentale per il monitoraggio del benessere psicologico e fisiologico delle persone che visitano il Parco in relazione alle sue condizioni microclimatiche, in modo da supportare l’evidenza degli effetti positivi delle aree verdi e blu urbane [6]. [6] Cfr. F. Pirotti, M. Piragnolo, R. Cavalli, Simulating Solar Radiation Under Canopy Using Point Clouds and an Hemispherical Photography Simulator , Conference GIS Ostrava 2022 Earth Observation for Smart City and Smart Region, 2022. https://doi.org/10.31490/9788024846026-5; F. Pirotti, M. Piragnolo, M. D’Agostini, R. Cavalli, Information Technologies for Real-Time Mapping of Human Well-Being Indicators in an Urban Historical Garden , in “Future Internet”, 14, 10, 2022, 280. https://doi.org/10.3390/fi14100280; F. Pirotti, M. Piragnolo, A. Guarnieri, M. Boscaro, R. Cavalli, Analysis 222CITTÀ BIODIVERSE 223 BISELLO * VASILIU * D’ALONZO → Cluster 2: azioni complementari Le soluzioni comprendono strumenti per facilitare e rendere più gradevole la visita del giardino storico. È previsto un cambiamento ambientale fisico e l’implementazione di dispositivi digitali. → Cluster 3: azioni di trasferimento Le azioni del cluster 3 sono focalizzate sulla divulgazione dei risultati e le conoscenze prodotte nell’ambito del progetto VARCITIES, in primo luogo ai cittadini, quindi a livello territoriale tra amministrazioni e professionisti. LA HEALTH & WELLBEING PLATFORM VARCITIES convoglia inoltre la conoscenza prodotta dal progetto e i dati acquisti nei diversi casi studio verso una piattaforma online, chiamata “Health & Wellbeing Platform”. Informazioni in tempo reale sui livelli di inquinamento dell’aria e sonoro, numero di persone presenti nell’area, dati sulla biodiversità, parametri meteo-climatici e di inquadramento generale delle VSs sono fruibili dai visitatori della dashboard. La disseminazione sfrutta la componente digitale del progetto, permettendo di arrivare ad un maggior numero di persone e di pubblico. Lo scopo della piattaforma è duplice. Il primo è l’intento di accrescere la consapevolezza dei cittadini sulle condizioni ambientali per promuovere comportamenti più sostenibili, grazie alla comparazione fra dati raccolti in aree verdi e altre aree urbane edificate e/o trafficate. Il secondo obiettivo è comunicare le attività di progetto in modo semplice e chiaro ai cittadini e contemporaneamente ispirare altre municipalità, policy makers e gruppi informali o associazioni. of Geospatial Behaviour of Visitors of Urban Gardens: Is Positioning via Smartphones a Valid Solution? , in E. Borgogno-Mondino, P. Zamperlin (a cura di), Geomatics and Geospatial Technologies. ASITA 2021 . Communications in Computer and Information Science, vol 1507. Cham: Springer International Publishing, 2022. https://doi.org/10.1007/978-3-030-94426-1_26; E. Sella, C. Meneghetti, V. Muffato, E. Borella, E. Carbone, R. Cavalli, F. Pazzaglia, The Influence of Individual Characteristics on Perceived Restorativeness and Benefits Associated with Exposure to Nature in a Garden , in “Frontiers in Psychology”, 14, 2023, 1130915. https://doi.org/10.3389/fpsyg.2023.1130915. LE ATTIVITÀ DI CO-CREAZIONE E CO-VALUTAZIONE NEL CASO STUDIO DI CASTELFRANCO VENETO Nel sito pilota sono state organizzate cinque attività di coinvolgimento, i cui temi principali sono stati la co-progettazione, svoltasi in due workshop e un focus group con gli stakeholder locali, la co-valutazione dell’impatto sociale con l’approccio del Ritorno Sociale sull’Investimento (SROI), grazie ad una serie di sei workshop, infine, la disseminazione interattiva del progetto tramite un festival. WORKSHOP DI CO-CREAZIONE E CO-PROGETTAZIONE I due co-creation workshop di co-progettazione sono stati l’occasione per presentare e co-progettare le VSs con gli stakeholder locali e hanno dimostrato come la co-creazione rappresenti una componente fondamentale del progetto VARCITIES. I workshop sono stati progettati e coordinati dal partner di progetto responsabile delle attività di coinvolgimento degli stakeholder e di co-creazione ed organizzati dagli esperti dell’area pilota. L’obiettivo principale del primo ciclo di workshop è stato quello di presentare le VSs agli stakeholder locali per validarle o modificarle collettivamente, prima di avviare i processi di co-progettazione. Uno dei punti principali della discussione è stato la raccolta di input sui fattori esterni che potessero influenzare l’implementazione delle VSs. All’interno del programma dei workshop, sono state istituite sezioni di discussione specifiche su ciò che potesse promuovere od ostacolare l’implementazione delle VSs, con lo scopo specifico di raccogliere informazioni utili per la realizzazione dell’analisi combinata utilizzando i metodi di valutazione strategica PESTLE e SWOT [7]. Il secondo ciclo di workshop ha avuto come obiettivo principale quello di finalizzare i processi di co-progettazione delle VSs. I risultati dell’analisi del contesto emersi dal primo workshop sono stati presentati e utilizzati per verificare le versioni aggiornate delle VSs. [7] PESTLE è acronimo di sei fattori essenziali considerati: «Political», «Economical», «Social», «Technological», «Legal» e «Environmental». SWOT racchiude invece gli elementi di Strengths (punti di forza), Weaknesses (punti di debolezza), Opportunities (opportunità) e Threats (minacce). 224CITTÀ BIODIVERSE 225 BISELLO * VASILIU * D’ALONZO Le attività di coinvolgimento hanno messo in luce l’elevato livello di interesse dei residenti verso il tema ambientale e della biodiversità. Il focus group fra esperti VARCITIES e rappresentanti della municipalità ha consentito di sintetizzare il processo di co-creation, riportandolo alla attenzione dei decisori locali e consentendo di introdurre misure correttive e modifiche rispetto alle VSs originariamente definite. Se sono scaturite sia modifiche tecnologiche che di distribuzione di budget e quindi di ownership e governance, portando ad un ruolo più centrale da parte del Comune di Castelfranco e una migliore integrazione della VS6 con progetti in corso sia riferiti ad azioni della VS1 che a finanziamenti PNRR [8]. WORKSHOP DI CO-VALUTAZIONE: L’A NALISI SROI I cittadini di Castelfranco Veneto sono stati quindi chiamati a valutare direttamente l’implementazione delle VSs nel Parco di Villa Bolasco relative alla migliorata fruizione del parco e di tutte le azioni per aumentare conoscenza e consapevolezza relativa al valore naturalistico e di biodiversità dello stesso. Il metodo impiegato è la misurazione monetaria dell’impatto sociale SROI [9]. Il risultato ottenuto è stato particolarmente interessante ed incoraggiante: per gli stakeholder di Castelfranco Veneto ogni euro investito in VSs corrisponderebbe a due euro di valore sociale generato. Alla discussione hanno preso parte tre categorie di stakeholder, in quanto ritenute affette da un cambiamento rilevante come conseguenza dell’implementazione delle VSs. I tre gruppi sono: i visitatori del Parco non fragili, i visitatori fragili [10] e i loro caregiver. Il processo SROI si è svolto seguendo tre macro-fasi a cui sono corrisposte sei workshop e la redazione di un report, con presentazione pubblica dei risultati. La prima fase ha [8] Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza [9] Cfr. J. Nicholls, A guide to Social Return on Investment , The SROI network, 2012. www.socialvaluelab.org.uk; E.-E.Vasiliu, S. Torabi Moghadam, A. Bisello, P. Lombardi, Visionary Nature-Based Solutions Evaluated through Social Return on Investment: The Case Study of an Italian Urban Green Space , in “Smart Cities”, 7, 2, 2024, pp. 946–972. https://doi.org/10.3390/ smartcities7020040. [10] Si intendono in questa categoria visitatori affetti da difficoltà motorie o deficit cognitivo, fino ad arrivare a soggetti affetti da Alzheimer. riguardato la delineazione di una “Teoria del Cambiamento”, in cui sono stati delineati i principali cambiamenti attesi. La seconda fase ha riguardato la quantificazione in termini monetari dei cambiamenti individuati nella prima serie di incontri. VARCITIES FESTIVAL A maggio 2023 i partner locali del progetto VARCITIES (Comune di Castelfranco Veneto, Università di Padova, Eurac Research e Fondazione UNismart) hanno organizzato un evento sociale aperto a tutti i cittadini per disseminare il progetto, a cui hanno preso parte circa 180 persone. Gli spazi del Giardino e della Villa Bolasco sono stati adibiti a stand in cui le attività di ricerca, sociali, ambientali, di benessere e di rigenerazione urbana condotte dal progetto sono state messe a disposizione tramite installazioni per l’esplorazione diretta dei cittadini [11]. I partecipanti hanno avuto la possibilità di osservare e partecipare attivamente alle dimostrazioni in nove diversi stand interattivi animati dai partner locali. In particolare, i cittadini sono stati invitati a dare feedback su alcune soluzioni digitali. Innanzitutto, sulla VS6, ossia il totem interattivo sui cui possibili contenuti e layout i visitatori hanno espresso la loro opinione. Sono state inoltre mostrate e discusse attività future, come il gioco GoNature e la piattaforma “Health & Wellbeing”, presentati attraverso video dedicati. L’esperienza di co-design e co-valutazione svolta all’interno del percorso di stakeholder engagement del progetto VARCITIES ha costituto un importante elemento di novità nella realtà locale di Castelfranco Veneto, che si è trovata a confrontarsi per la prima volta con la complessità e l’innovazione di un progetto Europeo internazionale, ma anche con l’opportunità di entrare in più stretto contatto con il mondo della ricerca, ed avere la possibilità di “toccare con mano” e dare voce alle proprie opinioni, desideri e valori rispetto alle soluzioni proposte. Dalla partecipazione degli stakeholder è emerso in modo significativo come il tema ambientale sia rilevante per la maggior parte di loro, percependo [11] Ampio riscontro all’evento è stato dato dai media locali (https://www.youtube.com/watch?v=qa7sTapTArM; https://www.youtube.com/watch?v=XR18xoxjXQ0) e attraverso materiali video promozionali del progetto (https://youtu.be/ Z8nNXhOu5r0). 226CITTÀ BIODIVERSE 227 BISELLO * VASILIU * D’ALONZO la ricchezza culturale e di memoria collettiva del Parco come beni da proteggere e rendere fruibili alle generazioni future. In particolare, dai momenti di coinvolgimento avuti durante i workshop SROI è risultata una conoscenza e un interesse vivo verso la biodiversità locale, soprattutto da parte dei soggetti più anziani. Questi ultimi hanno evidenziato il valore della conoscenza per avanzare azioni di tutela e, inoltre, hanno consigliato l’organizzazione di eventi più ricorrenti nel Giardino storico e di visite guidate che coinvolgano visitatori di tutte le età. La sfida futura per la prosecuzione del progetto non è solo nella completa realizzazione nei tempi e modi previsti delle Visionary Solution, ma anche la creazione di un senso di appartenenza e di interesse da parte della comunità locale. Solo in questo modo la tutela la conoscenza creata durante il progetto potrà continuare a restare accessibile ed essere ulteriormente valorizzata, contribuendo alla tutela della biodiversità e alla promozione della salute e del benessere della comunità. VS Descrizione Cluster VS1 Creazione di percorsi accessibili per facilitare l’accesso al parco e la fruizione dei percorsi interni. 2 VS2 Monitoraggio del benessere psicologico e fisiologico degli anziani e dei pazienti con Alzheimer attraverso il tracciamento delle onde cerebrali e del movimento degli occhi, da comparare con le condizioni ambientali in cui il visitatore si trova. 1 VS3 Monitoraggio delle condizioni microclimatiche e ambientali del giardino. I dati andranno ad alimentare il database del progetto, ossia la piattaforma digitale «Health & Wellbeing». 1 VS4 Sviluppo di linee guida per la riprogettazione degli spazi verdi pubblici per guidare la progettazione futura. Istituzione dell’Osservatorio Territoriale del Paesaggio all’ingresso del parco, che diventerà un hub di dialogo sulla protezione e pianificazione del paesaggio. 3 VS5 Smartphone con tracciamento dei movimenti per l’assistenza dei visitatori con disabilità e panchine dotate di sensori. 2 VS6 Un totem multimediale che funga da “finestra virtuale” connettendo l’interno del Parco con il tessuto urbano esterno 3 [Tab. 1] VSs implementate in Castelfranco Veneto. Fonte: autori, 2024. [Fig. 1] Rappresentazione spaziale delle VSs (cluster 2 e 3) e feedback ricevuto dai cittadini. Fonte: autori, maggio 2022. 228CITTÀ BIODIVERSE [Fig. 2] La Piattaforma “Health & Wellbeing”: vista del sito pilota di Castelfranco Veneto e della VS6 “Finestra virtuale”. Fonte: https://dashboards.iesve.com/dashboard/1447/Castelfranco%20Overview/Varcities, dicembre 2023. 230CITTÀ BIODIVERSE 231 QUAGLIA * GUIMARÃES PEREIRA Il presente contributo offre un’analisi critica di due processi di co-creazione a supporto della biodiversità urbana, realizzatisi nelle città di Palermo e nella cittadina di Regalbuto, nell’ambito del progetto europeo BiodiverCities. Si vuole offrire una riflessione su alcune delle condizioni che permettono ai processi partecipativi di matrice istituzionale di porsi quali processi politicamente significativi, tanto per l’istituzione pubblica quanto per la cittadinanza e il contesto territoriale di cui sono parte. Per farlo, ci serviremo della lente analitica di embeddedness, termine che indica il radicamento della partecipazione pubblica nel contesto sia istituzionale sia socio-politico di riferimento. Come scrive Tennås Holmen [1], nonostante le istituzioni pubbliche siano sempre più chiamate a innovarsi, coinvolgendo ANNA PAOLA QUAGLIA * ÂNGELA GUIMARÃES PEREIRA Commissione Europea Spazi di dialogo e di politica. Il progetto BiodiverCities [1] Cfr. A.-K. Tennås Holmen, Co-creation with citizens: lessons learnt from the Biodivercities project , in A. Quaglia, Â. Guimaraes Pereira, J. De Schiffart, J.M. Ferreira, M. Ferrigno, G. Godienė, M. Gómez Llabrés, C. Isidoro, H. Junyer Puig, S. Klumpers, D. Lacarac, M. Manica, F. Marando, F. Marsh, R. Mendes, I. Misiune, J.C. Mota, M. Noguera Ferrando, P. Pinho, K. Princé, K.R. Bizjak, T. Simonič Korošak, A. Tennås Holmen, G. Zulian, A. Gueorguieva, BiodiverCities Atlas: A participatory guide to building urban biodiverse futures , Publications Office of the European Union, Luxembourg 2023, pp. 89–91, doi: 10.2760/547958. attivamente i cittadini nelle politiche, «[…] è spesso il caso che le municipalità non sappiano come co-produrre una politica, organizzare un adeguato supporto amministrativo e facilitare processi di co-creazione con i cittadini». Uno dei dilemmi che hanno accompagnato il progetto è stato quello di individuare gli ostacoli e le problematiche relativi all’«ancoraggio» dei processi nel contesto istituzionale e politico di riferimento [2]. Pur muovendo da questi contributi, la questione del significato della partecipazione impone di guardare oltre all’istituzione: si tratta, infatti, di guardare al contesto e alle dinamiche – incluse storiche – tra la stessa e tutto ciò che è fuori. Presenteremo qui una riflessione che metta all’opera il quadro analitico sviluppato da Bussu, Bua Dean e Smith [3] per dar conto del radicamento e integrazione della partecipazione pubblica di matrice istituzionale al di là del contesto istituzionale in senso stretto. Questo a partire dall’analisi di documenti di progetto e dal coinvolgimento attivo e riflessivo di chi scrive, in qualità di analista [4], in tutte le fasi di BiodiverCities. IL CONTESTO DI PROGETTO Se l’oggetto della partecipazione può variare, si può affermare che i processi di questo tipo ambiscano a generare dei cambiamenti in una direzione desiderata, una problematica che interessa una sfera ampia di soggetti [5] . La problematica, insieme al pubblico che partecipa, sono sì emergenti – nel senso che si definiscono attraverso il processo stesso, ma sono elementi imprescindibili della partecipazione. Non si dà partecipazione senza problematica e senza pubblico. Tali processi non muovono solo da un desiderio di animazione sociale, ma si articolano a partire da un bisogno di conoscenza, di direzione politica o dall’esistenza di una controversia. [2] Cfr. ibidem e H. Puig Junyer, Institutional challenges to co-creation: a non-governmental perspective , in A. Quaglia, et. al., op. cit. , pp. 92–95. [3] S. Bussu, A. Bua, R. Dean, G. Smith, Introduction: Embedding participatory governance, in “Critical Policy Studies”, 16, 2, 2022, pp. 133–145. doi: 10.1080/19460171.2022.2053179. [4] Si ringraziano Medea Ferrigno e Franca Marsh, rispettivamente esperte locali per Regalbuto e Palermo, per commenti e riflessioni critiche sul testo. Grazie anche a Sonia Bussu per i preziosi commenti sulla prima bozza. [5] L. Pellizzoni, Cosa significa partecipare , in “Rassegna Italiana di Sociologia, Rivista trimestrale fondata da Camillo Pellizzi”, 3, 2005, pp. 479–514. doi: 10.1423/20432. 232CITTÀ BIODIVERSE 233 QUAGLIA * GUIMARÃES PEREIRA Nell’ambito di BiodiverCities [6] , dieci città – Palermo, Regalbuto, Varese, Lisbona e Valongo, Maribor, Leiden, Vilnius, Novi Sad e Palma, hanno impostato un lavoro sul tema della biodiversità urbana con i cittadini del luogo. Il supporto da parte del Centro comune di ricerca è consistito in: formazione di gruppo [7] , percorso di accompagnamento per ciascuna città, individualmente, durante la fase di progettazione del percorso [8] , contratto a una figura esperta di partecipazione cittadina, scelta localmente dall’organizzazione selezionata. BiodiverCities ha richiesto che gli esperti e gli attori locali coinvolti, da una parte, progettassero un processo di co-creazione a supporto della biodiversità urbana invitando gli abitanti a partecipare, e dall’altra, ancorassero il progetto e i suoi risultati nel contesto politico e istituzionale locale [9]. Tale ancoraggio, sia che assumesse forme incrementali (più di frequente) oppure radicali (più di rado), doveva idealmente permettere di “portare dentro” alle politiche e alle istituzioni, istanze, bisogni, conoscenze ed esperienze dei cittadini utili a migliorare una politica, uno spazio urbano o la governance locale, incrementando così sensibilità e tutele rispetto alla biodiversità. Consapevoli delle possibili resistenze all’introduzione di modi relativamente nuovi di pianificare e governare nell’ambito di istituzioni pubbliche con i cittadini, abbiamo chiesto ai partner locali di prender nota delle difficoltà e riflettere sul processo. Cosa ha funzionato e cosa no? Quali le prospettive future a termine del progetto? Quali risultati si sono raggiunti in termini di tutela della biodiversità? Come anticipato, il presente contributo si focalizzerà sui casi studio di Palermo e Regalbuto [10]. [6] BiodiverCities è stato un progetto pilota finanziato dal Parlamento europeo, progettato e implementato dalla Direzione generale dell’ambiente e Centro comune di ricerca della Commissione europea, avviatosi nel gennaio 2020 e terminato nell’aprile 2023. [7] Capacity building su tematiche differenti e.g., metodi di coinvolgimento pubblico e costruzione di un percorso partecipativo, etica della partecipazione, strumenti digitali. [8] I coaching corners si sono svolti con cadenza (bi)mensile per tutta la fase di progettazione del percorso partecipativo, e sono proseguiti al bisogno, durante la fase di implementazione. A questi incontri, oltre all’esperto locale, partecipavano altre figure coinvolte nel progetto e.g., i tecnici del comune o ricercatori. [9] Durante il progetto, si è enfatizzata l’importanza del contesto e la necessità di legarsi a realtà e istanze locali già presenti. Questo per contrastare il rischio di sostituzione o oscuramento di forme partecipative dal basso da parte di processi istituzionali. [10] Si veda il già citato BiodiverCities Atas. A participatory guide for urban biodiverse future per approfondire i processi avvenuti nelle altre otto città. INNOVAZIONI DEMOCRATICHE TRA ISTITUZIONE E CONTESTO Bussu, Bua, Dean e Smith [11] invitano a osservare il radicamento (in inglese, embeddedness) delle innovazioni democratiche non già e solo nell’istituzione, ma nel contesto, denunciando un’attenzione eccessiva rispetto a ciò che avviene “dentro”. Gli autori argomentano come i processi partecipativi siano radicati quando si pongono in un’interazione produttiva rispetto alle altre istituzioni del sistema democratico, agli altri attori, all’ecosistema politico e della partecipazione nel suo complesso. Gli studiosi propongono uno schema analitico che permetta di interpretare il grado di radicamento del processo, qualificandolo con tre dimensioni: temporale, spaziale e delle pratiche. La dimensione temporale è da intendersi in senso duplice: i processi partecipativi hanno un carattere iterativo (cioè si ripetono nel tempo, istituzionalizzandosi), e si trasformano in pratica culturale da parte dell’amministrazione, sia nella gestione della cosa pubblica sia nell’interazione con istanze civiche e priorità del territorio. La dimensione spaziale corrisponde alla capacità di influenza dei processi partecipativi sull’operato dei luoghi di potere istituzionale «classici» quali parlamento o amministrazioni locali, e sullo spazio di policy, ovvero sulla natura e sostanza delle decisioni prese. Allo stesso modo, essa si riflette anche per la capacità di queste istanze partecipative di legarsi e relazionarsi alla sfera pubblica, cercando di collocarsi in un certo contesto sociale e civico, caratterizzato da attori e pratiche preesistenti. Pur riconoscendo l’importanza di un certo grado di formalizzazione dei meccanismi partecipativi, la dimensione delle pratiche pone, tuttavia, l’accento sul lavoro, spesso informale, che porta alla legittimazione del discorso della partecipazione in un contesto istituzionale, da parte, ad esempio, collaboratori dell’istituzione, attori esterni, dipendenti pubblici. Bussu, Bua, Dean e Smith. sottolineano come queste tre dimensioni siano da valutarsi in senso normativo: ad esempio, l’iterazione in sé non è garanzia di radicamento. Non lo sono neppure la possibilità di influenzare spazi di potere o la presenza di funzionari pubblici convinti dei benefici dell’approccio partecipativo. Questi sono piuttosto segnali da interpretare e valutare in controluce, ovvero in relazione al modo in cui la [11] S. Bussu, A. Bua, R. Dean, G. Smith, op. cit . 234CITTÀ BIODIVERSE 235 QUAGLIA * GUIMARÃES PEREIRA partecipazione si rapporta al processo decisionale e al sistema politico-istituzionale, nel suo insieme, nonché rispetto alla sfera pubblica e civica di un certo contesto. “RIPRENDERSI IL FUTURO” A REGALBUTO Regalbuto è una cittadina della provincia di Enna, con circa 6700 abitanti, che si trova ad affrontare diverse problematiche sociodemografiche e ambientali, caratteristiche delle aree interne. Nell’ambito del progetto, il Comune, con il supporto politico del sindaco e dell’assessore all’urbanistica e pianificazione territoriale (già esperta locale per BiodiverCities) ha progettato con circa quattrocento dei suoi abitanti un nuovo piano strategico di sviluppo locale “Regalbuto 2032. Un piano strategico per cambiare passo e riprendersi il futuro” [12]. Quest’ultimo, risultato di un anno e mezzo di attività (si veda la tabella 1 a p. 238), ha affrontato il tema di sviluppo locale in modo integrato, e in linea con le priorità del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). “Co-creare biodiversità”, nel caso di Regalbuto, ha significato articolare un progetto politico e sociale di più ampio respiro, che includesse, tra le altre cose, i temi dell’agricoltura sostenibile, della cultura e dell’educazione. Supportati dal Presidio Partecipativo del Patto del fiume Simeto [13] e dall’Università di Catania, l’esperta locale prima e l’amministrazione poi, hanno impostato la questione del rinnovamento di Regalbuto nei termini di una opportunità e una necessità di ripensare la relazione tra esseri umani e natura in un senso non utilitaristico. Quindi, il significato del processo di co-creazione va valutato in relazione alla sua rilevanza rispetto alle problematiche del territorio, agli attori già presenti e attivi nel contesto. Il Comune ha proposto ai propri cittadini e al tessuto sociale in senso ampio (includendo parrocchia, associazioni locali e scuole), un percorso a tre tappe di co-analisi, di co-progettazione e di co-produzione, che permettesse, in primis, di produrre un racconto collettivo del luogo per immaginare un cambiamento. Si evidenzia come [12] Si veda Delibera di giunta comunale n. 105 del 07.06.2022, https://www. comune.regalbuto.en.it/index.php?action=amm&table=dd&details=18301. [13] Una rete che unisce associazioni (di varia natura), l’Università di Catania, cittadini, autorità locali di oltre dieci comuni del territorio e li impegna in dialogo e in un percorso di attuazione di un piano di sviluppo sostenibile e partecipato nella valle del Simeto (https://www. presidiosimeto.it/). nel caso di Regalbuto, il radicamento del processo si sia realizzato per tutte e tre le condizioni proposte. Durante questo processo di pianificazione strategica collaborativa, i cittadini sono stati invitati a prendere parte, su invito del Comune e con il coinvolgimento attivo della società civile locale, a diversi momenti di scambio, incontro e deliberazione nell’arco di due anni (2020–2022). La scala locale e la conseguente prossimità tra decisori, tecnici e cittadini, ha favorito l’accesso agli spazi decisionali da parte della cittadinanza e la possibilità di agire su più questioni politiche: al netto della responsabilità politica a capo degli amministratori, questi ultimi hanno sottoposto ai cittadini la discussione di una prima bozza di piano strategico e l’identificazione di area prioritarie di azione pubblica nell’ambito di incontri nella primavera 2022. La buona riuscita del percorso non è stata, tuttavia, senza difficoltà e la dimensione delle pratiche è stata rivelatrice in questo senso. Escobar scrive che la partecipazione di matrice istituzionale richiede un lavoro politico costante [14]. Questo comporta che i dipendenti pubblici si facciano non solo promotori di un’idea, ma creino le condizioni di incontro tra l’idea e l’istituzione, quest’ultime ancora poco esplorate nella letteratura che si occupa di innovazioni democratiche [15], ma, tuttavia, centrale se si vogliono stabilire delle aspettative credibili rispetto al cambiamento, nonché comprendere come esso avvenga. Nel caso di Regalbuto, il forte supporto politico da parte dell’allora Sindaco e la presenza di un’esperta, poi divenuta Assessore, ha dato legittimità al processo. Tuttavia, la struttura amministrativa di un piccolo comune, l’assenza di competenze specifiche e la scarsità di personale tecnico, di fatto, hanno ostacolato l’istituzionalizzazione della partecipazione quale strumento di governance. Non solo: al fine di raggiungere una sostenibilità finanziaria, la realizzazione del processo partecipativo ha richiesto la sinergia tra BiodiverCities e altri progetti. Nonostante l’attuazione del piano dipenda, in ultima istanza, dalla volontà dell’Amministrazione comunale, soggetta a cicli politici che cambiano [16], l’architettura multi-attoriale [14] O. Escobar, Between radical aspirations and pragmatic challenges: Institutionalizing participatory governance in Scotland , in “Critical Policy Studies”, 16, 2, 2022, p. 157. doi: 10.1080/19460171.2021.1993290. [15] Cfr. A.-K. Tennås Holmen, T. Ringholm, When Innovative Ideas Encounter Institutions: An Analytical Model , in “Public Performance & Management Review”, 46, 5, 2023, pp. 1027–1046. doi: 10.1080/15309576.2023.2224305. [16] Nel giugno 2022, a seguito di nuove elezioni, si è insediato un nuovo Sindaco. 236CITTÀ BIODIVERSE 237 QUAGLIA * GUIMARÃES PEREIRA del progetto ha riflesso la presenza di un’infrastruttura partecipativa già esistente, dando un respiro e un orizzonte politico al processo. IL CASO DI PALERMO, TRA EDUCAZIONE AMBIENTALE E IL DIRITTO ALLA CITTÀ Pallet e Chilvers argomentano come l’apprendimento organizzativo e istituzionale nell’ambito di processi partecipativi (e non solo) sia spesso di tipo strumentale – cioè rivolto al raggiungimento di un obiettivo proprio all’istituzione, non già riflessivo e critico, anche aperto a dar conto di ciò che «non va» oppure «non va secondo i piani» [17]. Il caso di Palermo è un’eccezione e permette di riflettere su alcuni aspetti importanti. A Palermo, la collaborazione si è avviata con una storica cooperativa sociale [18] , Palma Nana, specializzata in educazione ambientale. Il progetto, che nelle parole degli organizzatori «non è andato secondo i piani», prevedeva un percorso a tre tappe con la comunità scolastica e educante del quartiere che si sviluppa intorno a via Don Orione (si veda la tabella 2 a p. 239). In piena pandemia, la proposta di lavoro collettivo voleva esplorare il contributo e ruolo degli spazi verdi urbani e pubblici, nei processi educativi, in un’ottica ambientale e civica. La biodiversità, come a Regalbuto, è stata declinata in termini locali: in un contesto dove il 47,3% della popolazione tra i 15 e i 64 anni non è occupata, marcato da profonde disuguaglianze socio-spaziali e limitata presenza di spazi pubblici verdi fruibili, soprattutto in alcune aree [19] , la cooperativa ha proposto di lavorare sul diritto all’educazione dei bambini, attraverso l’avvio di un dialogo tra la realtà scolastica, il Comune e le famiglie (inclusi i bambini) e di una sperimentazione in un asilo nido del quartiere. Quest’ultimo, nella proposta originale, avrebbe dovuto ospitare uno spazio verde, utilizzabile sia per lo svolgimento di attività educative, sia aperto alla fruizione e accesso da parte di tutto il quartiere. Analizzando il caso di Palermo attraverso il “radicamento”, la limitata riuscita del progetto emerge in modo chiaro. [17] H. Pallett, J. Chilvers, A Decade of Learning about Publics, Participation, and Climate Change: Institutionalising Reflexivity? , in “Environment and Planning A: Economy and Space”, 45, 5, 2013, pp. 1162–1183. https://doi. org/10.1068/a45252. [18] La cooperativa sociale non è un’istituzione pubblica, ma è un’organizzazione che ha invitato i cittadini partecipare. [19] Save the Children Italia, Fare spazio alla crescita , Save the Children, 2023, p. 42, disponibile al link: https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/ pubblicazioni/fare-spazio-alla-crescita. Si tratta di un percorso che, pur avendo previsto diversi momenti di incontro, progressivamente aperti a più partecipanti, è stato, da una parte compromesso nelle sue intenzioni dalle rigide restrizioni governative per la gestione della pandemia da Covid-19 e dall’altra, ha visto il Comune, per ragioni diverse, defilarsi e non supportare la sperimentazione presso l’asilo nido [20]. Uno dei punti di frizione ha riguardato il controllo dello spazio e la responsabilità dei diversi attori circa la sua gestione: chi avrebbe aperto e chiuso il cancello, oltre l’orario scolastico? Chi si sarebbe occupato del mantenimento dell’area verde? Secondo la cooperativa, non dovevano essere i cittadini, il personale scolastico né la cooperativa stessa, «poiché è una richiesta che si colloca al di là delle possibilità di queste persone e dei ruoli per cui sono pagate» [21]. Guardando alla dimensione spaziale, da una parte, l’accesso agli spazi decisionali è stato molto limitato, se non del tutto assente per i cittadini. Dall’altra, la cooperativa sociale è parte attiva della società civile e uno tra i soggetti della sfera pubblica locale: questo dato dà un ancoraggio, se non nei risultati (non raggiunti), nell’apprendimento che ha generato (che non si perde, ma si elabora) e nella proposta di cui è portatrice, che potrebbe, un giorno, riproporsi in altra forma. RIFLESSIONI FINALI È importante sottolineare come la partecipazione pubblica di matrice istituzionale non possa rispondere solo a un’esigenza di chi commissiona il processo o chi lo progetta: per essere rilevante, deve rispondere a una questione che “fa problema” al luogo e ai cittadini che lo abitano. Questo aspetto di creazione di senso, che è emerso con forza sia a Regalbuto sia a Palermo, è fondamentale: un problema – la perdita di biodiversità o il cambiamento climatico, non si dà in astratto e ha una dimensione conflittuale. Questo è il tratto politico che la partecipazione non può banalizzare e che il quadro analitico del radicamento permette di mettere a fuoco. In secondo luogo, sia Regalbuto sia Palermo riportano l’attenzione sulla necessità di “preparare il terreno” della partecipazione, soprattutto in contesti caratterizzati da violenza [20] Nell’ambito della già citata analisi di Puig Junyer, un funzionario del Comune è stato intervistato, e ha precisato come il contesto pandemico avesse costretto il Settore educazione, istruzione e formazione a rivedere il coinvolgimento nel progetto, dando priorità ad altro. [21] BiodiverCities, Relazione finale, Palermo 2022. 238CITTÀ BIODIVERSE 239 QUAGLIA * GUIMARÃES PEREIRA REGALBUTO TABELLA 1 Qual è stato l’oggetto di co-creazione? Piano strategico di sviluppo locale, co-prodotto con i cittadini in tre fasi: 1. Co-analisi: dove siamo? interviste ad attori locali (parrocchia, associazioni di varia natura, scuole), interviste porta a porta agli abitanti e focus group 2. Co-progettazione: dove vorremmo andare? Attività di mappatura di comunità 3. Co-produzione: come ci andiamo? Workshop collaborativi di discussione/approvazione della prima stesura del piano e definizione delle priorità di azione Quanti cittadini sono stati coinvolti? Circa 400 cittadini coinvolti nelle diverse fasi. BIODIVERSITÀ URBANA Su quale aspetto si è lavorato? La tutela e valorizzazione della biodiversità sono state affrontate in un’ottica territoriale e sociale più ampia, come parte di un nexus dove la biodiversità si presenta inevitabilmente interconnessa ad altri sistemi, tanto ecologici quanto sociali (produzione agricola e morfologia del territorio), problematiche locali (disoccupazione giovanile) e globali (cambiamento climatico e globalizzazione). Alcune tra le misure proposte: la trasformazione del Lago Pozzillo in un’area verde accessibile e l’implementazione di un sistema di monitoraggio della qualità dell’acqua; la creazione di una rete di tipo cooperativo tra agricoltori locali, anche a sostegno della transizione verso l’agricoltura biologica o agro-ecologia; supporto a attività di giovani artigiani (e.g., produzione di ceramica) al fine di rivitalizzare il centro storico; istituzione di un «Officina del riuso», per riciclo e scambio di apparecchi e elettrodomestici, così da ridurre i rifiuti. TEMPORALITÀ Il percorso partecipativo ha un carattere iterativo? L’approccio partecipativo è parte di un habitus culturale, anche se informale? Percorso esteso nel tempo, con una fase di mappatura di comunità durata oltre sei mesi. Tuttavia, è limitato dalla durata del progetto BiodiverCities. L’esperimento di co-creazione a Regalbuto è parte di una progettazione territoriale più ampia, nell’ambito del Presidio Partecipativo del Patto del fiume Simeto. SPAZIALITÀ I cittadini o le comunità locali hanno accesso agli spazi decisionali, sia di governo sia di policy? Trattandosi di una piccola cittadina, i cittadini hanno avuto accesso a spazi decisionali (e.g., attraverso i workshop collaborativi). Lo spazio di policy è stato esteso a diverse aree politiche, dalla biodiversità alla cultura. L’idea di partecipare a BiodiverCities è nata dalla volontà di una rete partecipativa già esistente e attiva, di avviare una sperimentazione su scala comunale. PRATICHE Esistono pratiche formali o informali che permettono di ancorare il processo partecipativo, tanto nell’istituzione quanto nel contesto? Il piano strategico è stato approvato dalla Giunta comunale in data 12 giugno 2022. Criticità: 1. Il ciclo politico, nuovo Sindaco e incertezza sull’attuazione del piano. 2. A causa dell’assenza di competenze specifiche e carenza di personale tecnico, non c’è stata istituzionalizzazione della partecipazione quale strumento e modalità ordinari di lavoro dell’amministrazione comunale. PALERMO TABELLA 2 Qual è stato l’oggetto di co-creazione? Quali erano gli obiettivi del progetto? 1. Co-produrre raccomandazioni indirizzate al Comune di Palermo e alla comunità scolastica della città, e linee guida per presidi e insegnanti, volte a valorizzare il ruolo delle aree verdi urbane nei percorsi educativi, rendendole spazi di apprendimento, e trasformando gli spazi verdi scolastici in spazi di quartiere. 2. Sperimentare, avviando un progetto pilota in una scuola materna comunale, con creazione di area verde fruibile. Come? 1. Prima fase (online): lavoro con un gruppo motivato di insegnanti e alcuni funzionari comunali del Settore educazione, istruzione e formazione del comune; 2. Seconda fase (ibrida): un questionario co-creato dal gruppo di cui sopra, sottoposto a famiglie, bambini, insegnanti; 3. Terza fase: sperimentazione in collaborazione con l’amministrazione comunale BIODIVERSITÀ URBANA Su quale aspetto si è lavorato? Diritto all’educazione, soprattutto nel contesto della pandemia da Covid-19 e attività di educazione ambientale in contesto urbano. Spazi verdi urbani poco utilizzati; cura e utilizzo degli stessi in percorsi educativi e accessibili da parte di tutto il quartiere. Non essendo mai arrivati a una fase di sperimentazione, lo spazio verde è rimasto poco qualificato da un punto di vista ecologico. TEMPORALITÀ Il percorso partecipativo ha un carattere iterativo? L’approccio partecipativo è parte di un habitus culturale, anche se informale? Percorso che ha previsto più momenti di incontro, ma a partecipazione limitata by design e rivolta a un gruppo, almeno nella prima fase, ristretto di insegnanti e funzionari comunali. Il questionario di comunità ideato, in diversi formati, così da includere soggetti diversi, ha poi raggiunto un bacino di cittadini più ampio (oltre 600, inclusi i bambini). Il lavoro, inizialmente, proposto non è continuato, e una terza attività di mappatura, con genitori e bambini, è stata organizzata nell’ambito di una collaborazione con l’Osservatorio sull’abbandono scolastico precoce, per portare a termine il progetto. Trattandosi di una ONG con un focus sull’educazione ambientale, che ha ideato e fa uso di una propria metodologia partecipativa e pedagogica, l’habitus culturale era già ricco. Tuttavia, attraverso il progetto, non c’è stata una collaborazione significativa e proficua tra gli attori.non c’è stata una collaborazione significativa e proficua tra gli attori. SPAZIALITÀ I cittadini o le comunità locali hanno accesso agli spazi decisionali, sia di governo sia di policy? Assente: un gruppo ristretto di cittadini ha avuto modo di interfacciarsi direttamente con alcuni rappresentanti comunali, online. Il partner locale è una cooperativa storica di Palermo, Palma Nana, dunque, espressione e parte attiva della società civile palermitana. PRATICHE Esistono pratiche formali o informali che permettono di ancorare il processo partecipativo, tanto nell’istituzione quanto nel contesto? Il processo non ha generato alcun output di policy, indirizzato all’amministrazione comunale. Criticità: 1. E poi? Alla fine della prima attività, il Comune di Palermo si è defilato e, trattandosi di una scuola materna comunale, la possibilità di un progetto pilota non si è mai realizzata. 2. Difficoltà di collaborazione con il Comune; impossibilità di andare oltre i ruoli tradizionali. 252CITTÀ BIODIVERSE 253 VERGANI * PUERARI * MORELLO VERSO NUOVI PARADIGMI PROGETTUALI Le tre esperienze di progetto VARCITIES, CLEVER Cities e BiodiverCities mostrano relazioni con la natura molto diverse tra loro. Tutti e tre operano nel campo del rinverdimento urbano, ponendo particolare attenzione ai processi di governance condivisa e all’innovazione. Esperienze di questo tipo si inseriscono in un ambito scientifico in costante trasformazione, caratterizzato da dati emergenti provenienti da ricerche non solo nelle scienze naturali ma anche nelle discipline umanistiche. Questo contesto multidisciplinare è alimentato da contributi che spaziano dalla biologia e dall’ecologia, che studiano le interazioni complesse tra gli organismi e il loro ambiente, fino alla filosofia e alla sociologia, che esplorano le implicazioni etiche e sociali delle relazioni tra umani e non-umani. Le scienze naturali offrono una comprensione dettagliata dei processi biologici e degli ecosistemi, fornendo dati empirici che evidenziano l’importanza della biodiversità e delle interazioni ecologiche. D’altro canto, le discipline umanistiche contribuiscono con analisi critiche e interpretative, interrogandosi sul significato culturale e simbolico delle specie non-umane e sulla necessità di ridefinire un rapporto, quello tra “uomo” e “natura”, ormai datato e ampiamente superabile. FRANCESCO VERGANI * EMMA PUERARI Dipartimento di Design Politecnico di Milano EUGENIO MORELLO Dipartimento di Architettura e Studi Urbani Politecnico di Milano I punti “critici”, le questioni aperte e le sfide della governance per la biodiversità: tre esperienze a confronto Le ricerche emergenti sottolineano l’urgenza di sviluppare nuovi paradigmi di progettazione urbana che riconoscano e valorizzino la coesistenza multispecie, mettendo in discussione le tradizionali visioni antropocentriche e proponendo soluzioni più inclusive e sostenibili. Questo cambiamento richiede un riconoscimento attivo delle piante e degli organismi, non più visti come semplici risorse passive per il benessere umano, ma come agenti che influenzano e modellano l’ambiente urbano. L’abbandono della dicotomia uomo-natura è fondamentale per promuovere una coesistenza equilibrata e sostenibile attraverso approcci ecosistemici inclusivi. Con il passaggio dai progetti di rinverdimento urbano a quelli di biodiversità urbana, non solo cambiano i soggetti e i temi, ma anche gli approcci e le prospettive, segnando un cambiamento di paradigma dall’antropocentrismo al biocentrismo. In questo contributo, discutiamo alcune questioni aperte e sfide che la biodiversità urbana presenta alla governance collaborativa, ponendo l’attenzione su tematiche quali la necessità del superare una visione antropocentrica, l’esigenza di riflettere sul tema della partecipazione, e l’urgenza di riconsiderare i fattori di tempo, bellezza ed estetica. L’ESPERIENZA DI CO-CREAZIONE E INGAGGIO DI VARCITIES A CASTELFRANCO VENETO (TV) Il caso studio italiano del progetto VARCITIES si concentra sull’area di Castelfranco Veneto, cittadina nel nord Italia con una popolazione di oltre 33.000 abitanti. Al centro del progetto si trova il giardino storico di Villa Revedin Bolasco, un’area ricca di storia che comprende un lago alimentato dal torrente Avenale, due isole, edifici storici come la Cavallerizza e una torre colombara, oltre a una varietà di flora e fauna. Il progetto, parte del programma Horizon 2020, mira a rispondere alle sfide urbane contemporanee, come il cambiamento climatico e la necessità di aumentare la resilienza delle aree urbane. Per affrontare tali sfide, VARCITIES propone soluzioni innovative per gli spazi pubblici, con particolare attenzione alla promozione della salute e del benessere dei cittadini che quotidianamente animano il luogo. Il progetto si basa sul “Visionary Nature-based Solution (VSs)”, approccio che integra tre tipologie di interventi sinergici: Nature-based Solution (NBS), Digital Solution e SocioCultural Solution. Questo approccio permette di unire due 254CITTÀ BIODIVERSE 255 VERGANI * PUERARI * MORELLO filoni tradizionalmente separati: da un lato, il tema delle “città sostenibili” che si basa su soluzioni che integrano altre specie non-umane (soprattutto nell’utilizzo di materiali sostenibili), e dall’altro, quello delle “città intelligenti” che sfrutta soluzioni digitali e tecnologiche avanzate per arricchire l’esperienza e la fruizione umana. In VARCITIES, queste due prospettive si integrano, con un forte coinvolgimento delle comunità locali nella pianificazione e nella presa di decisioni. Un aspetto chiave del progetto è l’inclusione attiva degli abitanti nel processo di progettazione e pianificazione delle soluzioni, riconoscendo loro un ruolo centrale nel determinare il futuro delle proprie comunità. Attraverso l’incoraggiamento della partecipazione diretta degli stakeholder locali, VARCITIES cerca di responsabilizzare le comunità all’attiva gestione del territorio e del suo ricco patrimonio (umano e non), per poter successivamente ispirare azioni simili in altre città e contesti urbani. L’ESPERIENZA DI CO-CREAZIONE NEL PARCO DI GIAMBELLINO 129, CLEVER CITIES MILANO Il progetto CLEVER Cities, finanziato da Horizon 2020 considera la biodiversità come un elemento fondamentale per la rigenerazione urbana. Il suo principale obiettivo è implementare e valutare l’impatto delle NBS in tre città (Amburgo, Londra e Milano), per migliorare gli ambienti urbani dal punto di vista sociale ed ecologico. Le stesse città hanno collaborato con altre sei per garantire la scalabilità e replicabilità dei loro modelli di trasformazione urbana. La questione della governance e del coinvolgimento di diversi attori nei processi decisionali si è rivelata cruciale per il progetto, dando vita a diversi laboratori, denominati Clever Action Lab (CAL). All’interno di CLEVER Cities, l’esperienza del parco Giambellino 129 sottolinea come poter capitalizzare esperienze precedenti e percorsi già avviati si riveli spesso una strategia vincente. In questo caso, gli interventi a favore della biodiversità sono stati progettati considerando sia aspetti tecnici sia aspetti di governance. Per quanto riguarda i primi, è stata data priorità una continuità ecologica del parco con il sistema delle aree verdi locali, all’integrazione di specie autoctone e a soluzioni connesse alla riproduzione e riparo per due gruppi target, uccelli e impollinatori, considerati ottimi bio-indicatori nei contesti urbani. Per quanto riguarda la governance è stato fatto un lavoro di coinvolgimento per comprendere la vocazione dell’area. Diversi strumenti di comunicazione ed ingaggio della cittadinanza sono stati fondamentali. Inoltre, cittadini e organizzazioni del quartiere sono stati coinvolti in un modello di co-gestione dell’area, regolato attraverso lo strumento dei patti di collaborazione [1]. In sintesi, CLEVER Cities ha dimostrato che le NBS, combinate con l’impegno della comunità, possano contribuire in modo significativo alla sostenibilità urbana e al benessere sociale, promuovendo la biodiversità. SPAZI DI DIALOGO, SPAZI DI POLITICA: IL PROGETTO BIODIVERCITIES In BiodiverCities la promozione della biodiversità in ambito urbano diventa l’oggetto di una serie di processi partecipati di matrice istituzionale. BiodiverCities è un progetto pilota del Parlamento europeo e attuato dal Joint Research Center e dalla Direzione Generale dell’Ambiente della Commissione europea per tutelare e promuovere la biodiversità attraverso forme di partecipazione, testando dieci esperienze di living lab. Il progetto prova a dare risposta alla richiesta della Strategia europea per la Biodiversità per il 2030 di rafforzare la componente di ingaggio sociale e partecipazione delle comunità nella costruzione condivisa di visioni e progetti a supporto della natura, superando l’accezione utilitaristica. Le esperienze di due laboratori in particolare, Palermo e Regalbuto, sono l’occasione per riflettere in merito alle capacità istituzionali di incorporare la partecipazione e la governance collaborativa come prassi deliberativa. Il tema della biodiversità urbana è catapultato dell’alto in comunità che hanno già sul tavolo diverse priorità e attenzioni specifiche. L’esperienza ci aiuta a capire se parlare di biodiversità urbana possa diventare una nuova lente con cui guardare ad altri aspetti e temi presenti nell’agenda locale. Emergono alcuni spunti importanti e utili per chi volesse intraprendere percorsi analoghi. Anzitutto è fondamentale l’importanza della base di partenza, ovvero il contesto e la storia di eventuali esperienze pregresse in tema di partecipazione, il grado di preparazione dei cittadini dimostrano nel co-creare soluzioni condivise e la fiducia che ripongono in tali iniziative e nelle istituzioni. [1] Labsus, Cos’è un Patto di collaborazione? , in “Labsus”, disponibile al link https://www.labsus.org/cose-un-patto-di-collaborazione/ (ultimo accesso: 22 luglio 2024). 256CITTÀ BIODIVERSE 257 VERGANI * PUERARI * MORELLO “Preparare il terreno” è atto fondamentale, ma lo è anche innescare questi processi perché generano opportunità di apprendimento per i cittadini e per gli attori coinvolti e soprattutto è occasione per gli enti del terzo settore di sperimentare e fare pratica. In secondo luogo, emerge quindi il ruolo e la responsabilità dell’attore pubblico, soprattutto in processi “invitati”, ovvero il cui tema sia proposto dall’alto, come in questo caso di adesione a un progetto europeo, e non emerso dal basso a seguito di richieste ed esigenze spontanee delle comunità locali. La continuità dell’impegno politico e del dialogo con la comunità richiede, infatti, sforzo e risposta alle aspettative che si creano nel processo. Inoltre, è un’operazione a rischio, considerati i tempi corti della politica. In terzo luogo, i due casi di studio portano la biodiversità urbana all’interno di processi già avviati e in affiancamento ad altre questioni oggetto di attenzioni nel contesto locale. Se la perdita della biodiversità è urgenza planetaria e della società, ciò non è altrettanto vero a livello locale, in cui le urgenze percepite sono ben altre. Se portare il tema della biodiversità come uno dei punti dell’agenda locale rischia di indebolire la centralità del tema della biodiversità nel processo, dall’altra evita di settorializzarlo e minimizzarlo come questione specialistica e di scarsa rilevanza nel contesto. Al contrario, porta all’interno del processo una chiave di lettura alternativa e diventa addirittura strumento per innescare nuove prospettive e rimescolare l’ordine delle priorità dei temi in discussione. LE “CRITICITÀ” E LE SFIDE DELLA PIANIFICAZIONE URBANA I tre casi analizzati portano una serie di tematiche di estremo interesse per la progettazione urbana contemporanea e i processi di governance, innescando una riflessione profonda circa i loro valori fondativi e il loro operare. Il progettare e amministrare contesti urbani in un’ottica multispecie, e non prettamente umana, cambia le regole del gioco e stimola l’ideazione di nuove regole e strumenti adeguati al contesto. Questo cambio di paradigma è suggerito da temi di estrema rilevanza, raccolti di seguito in una serie di punti e considerazioni. SUPERARE UNA VISIONE ANTROPOCENTRICA I processi di governance che abbiamo raccontato mirano a coinvolgere i cittadini e i portatori di interesse a co-creare soluzioni per incrementare (e accettare) la “natura” e favorire la biodiversità in ambito urbano. È responsabilità di questi processi innescare nuove conoscenze e capacità per superare una visione utilitaristica della natura sempre chiamata a sostenere i bisogni dell’uomo. Sono i metodi di co-creazione e la sensibilità dei facilitatori che possono davvero innescare meccanismi di riflessività per un cambio di paradigma nei confronti della relazione con il non-umano. In quest’ottica, favorire la biodiversità e la proliferazione di altre specie nei contesti urbani significa anche riconoscere una “capacità progettuale” delle altre forme di vita. Solitamente piante e altri organismi vengono considerati come “risorse passive” per il benessere dell’essere umano in città. Tuttavia, queste forme di vita biologiche agiscono costantemente sullo spazio pubblico influenzando le temperature, alterando l’ecosistema, modificandone le strutture artificiali. Le piante, per esempio, sebbene ritenute «senza mente e senza voce» [2] , sono individui socialmente attivi che comunicano e interagiscono quotidianamente con l’ambiente circostante [3] . In quest’ottica, parlare ancora di “natura” può risultare critico e fuorviante in quanto favorisce una visione dualistica costruita sul binomio uomo e natura ormai superabile [4]. Strategie progettuali come le NBS, sebbene significative per la biodiversità degli ecosistemi urbani, tendono a essere ancora troppo guidate da una prospettiva antropocentrica per migliorare il benessere fisico e mentale dei cittadini. L’approccio del “Biodiversity Sensitive Urban Design” è un primo passo verso un’accezione della progettazione delle NBS oltre ai servizi per l’uomo [5]. Teorie e modelli progettuali come la «multispecies cities» [6] [2] V. Plumwood, Environmental Culture: The Ecological Crisis of Reason, Psychology Press , London 2002. [3] Cfr. M. Marder, Plant-Thinking: A Philosophy of Vegetal Life , Columbia University Press, New York 2013. [4] Cfr. B. Latour, Politics of Nature , Harvard University Press, Cambridge Mass. 2004; B. Latour, Down to Earth: politics in the new climatic regime , Polity Press, Cambridge UK 2018; T. Morton, Ecology without Nature: Rethinking Environmental Aesthetics , Harvard University Press, Cambridge Mass. 2007. [5] Cfr. G. E. Garrard et al., Biodiversity Sensitive Urban Design , in “Conservation Letters”, 11, 2, 2018, e12411. [6] D. Houston, Planning in the Shadow of Extinction: Carnaby’s Black Cockatoos and Urban Development in Perth, Australia , in “Contemporary Social Science”, 16, 1, 2019, pp. 43–56. 258CITTÀ BIODIVERSE 259 VERGANI * PUERARI * MORELLO o la «more-than-human cities» [7], mirano invece alla «coesistenza» [8] delle diverse specie, sottolineando l’importanza di considerarne le diverse necessità. Pertanto, la pianificazione urbana dovrebbe superare l’ancora imperante visione antropocentrica della progettazione attraverso un approccio inclusivo ed ecosistemico a beneficio sia degli esseri umani che dei non-umani. IL TEMA DELLA PARTECIPAZIONE: PROGETTARE “PER” O PROGETTARE “CON”? I casi studi presentati mettono chiaramente in luce la necessità di affrontare la progettazione urbana attraverso un processo partecipato da diversi stakeholder. Per mezzo di approcci community-centred, risulta determinante includere cittadini ed esperti nello sviluppo di soluzioni per la promozione della biodiversità. Negli ultimi anni, tuttavia, gli accademici hanno espresso preoccupazione circa i possibili effetti di approcci partecipativi centrati prettamente sull’uomo poiché tendono a mettere al centro solo il benessere e i bisogni degli esseri umani [9] . In quest’ottica, risulta necessario superare approcci tipicamente humano community-centred abbracciando le prospettive e le conseguenti preoccupazioni etiche, legali e metodologiche [10] del regno non-umano attraverso percorsi partecipati. Sebbene l’idea di estendere la partecipazione ad agenti non-umani sia stata teorizzata diversi anni fa [11], le ricerche e le pratiche condotte per questi scopi non sono ancora [7] A. Franklin, The More-than-Human City , in “The Sociological Review”, 65, 2, 2017, pp. 202–217. [8] E. B. Viveiros de Castro, Cosmological Perspectivism in Amazonia and Elsewhere , HAU Journal of Ethnographic Theory, Manchester 2012; M. Hall, Plants as Persons: A Philosophical Botany , State University of New York Press, Albany 2011; D.J. Haraway, Staying with the Trouble: Making Kin in the Chthulucene , Duke University Press, Durham 2016; T. Morton, Dark Ecology: For a Logic of Future Coexistence , Columbia University Press, New York 2016. [9] Cfr. L. Forlano, Decentering the Human in the Design of Collaborative Cities , in “Design Issues”, 32, 3, 2016, pp. 42–54; M. Monteiro, Ruined by Design: How Designers Destroyed the World, and What We Can Do to Fix It , Mule Design, San Francisco 2019. [10] Cfr. S. Heitlinger et al., Avoiding Ecocidal Smart Cities: Participatory Design for More-than-Human Futures , PDC 2018 Conference Proceedings – volume 2, 2018, pp. 1–3. [11] Cfr. P. Ehn, Participation in Design Things , Participatory Design Conference (PDC), Bloomington 2008, ACM Digital Library, 2008, 92–101; P. Ehn, E.M. Nilsson, R. Topgaard (a cura di), Making Futures. Marginal Notes on Innovation, Design, and Democracy , The MIT Press, Cambridge, Mass. 2014. così comuni [12]. Tuttavia, la chiara mancanza di un sistema di interazione e comunicazione interspecie – così come lo stesso concetto di “linguaggio” tra specie diverse – rende a oggi complicata la realizzazione di un percorso di co-progettazione totalmente inclusivo. In questo quadro, è necessario “colmare” queste lacune utilizzando proxy – persone (attivisti ed esperti) o dispositivi (strumenti potenziati dall’Intelligenza Artificiale) utilizzati come mediatori [13] – o rappresentanti [14] che siano in grado di portare la voce dei non umani nei processi di progettazione partecipata. L’ACCETTAZIONE DELLA BIODIVERSITÀ Favorire la proliferazione di altre forme di vita in città rischia di scontrarsi con precise idee umane rispetto alle tematiche di sicurezza, igiene, salute. I casi presentati fanno emergere chiaramente i benefici di questo tipo di progettazione. Tuttavia, difficilmente analizzano le criticità che ne possono conseguire in quanto assecondare le necessità di altre forme di vita può risultare un processo complicato da accettare. Creare contesti multispecie significa anche permettere l’accesso in città di specie animali selvatiche (con conseguenti problematiche), limitare il taglio dei prati per promuovere la proliferazione di insetti, permettere agli apparati radicali degli alberi di sconfinare nelle aree cementificate per il transito dei cittadini. Evidenzia anche la necessità di riformulare la nozione di estetica, in quanto la naturale proliferazione di specie difficilmente coincide con un’idea di ordine e pulizia prettamente umana. Ad oggi, gli studi relativi ai disservizi ecosistemici prodotti dalla letteratura scientifica ambientale [12] Cfr. Y. Akama, A. Light, T. Kamihira, Expanding Participation to Design with More-than-Human Concerns , in C. Del Gaudio, L. Parra-Agudelo, R. Clarke, J. Saad-Sulonen, A. Botero, F.C. Londoño, P. Escandón. (a cura di), PDC ’20: Proceedings of the 16th Participatory Design Conference 2020 – Participation(s) Otherwise – Volume 1 , Association for Computing Machinery, New York 2020, pp. 1–11; G. Gatto, J.R. McCardle, Multispecies Design and Ethnographic Practice: Following Other-than-Humans as a Mode of Exploring Environmental Issues , in “Sustainability”, 11, 18, 2019, 5032. [13] Cfr. M. Tanasescu, Rethinking Representation: The Challenge of Non-Humans , in “Australian Journal of Political Science”, 49, 1, 2014, pp. 40–53; M. Tomitsch et al., Non-Human Personas: Including Nature in the Participatory Design of Smart Cities , in “Interaction Design and Architecture(s)”, 50, 2021; E. Veselova, İ. Gaziulusoy, Bioinclusive Collaborative and Participatory Design: A Conceptual Framework and a Research Agenda , in “Design and Culture”, 14, 2, 2022, pp. 149–183. [14] Cfr. B. Latour, Down to Earth , op. cit . 260CITTÀ BIODIVERSE 261 VERGANI * PUERARI * MORELLO raramente entrano in dialogo con gli studi emergenti in tema di integrazione multispecie, rendendo evidente la distanza tra gli approcci e le discipline. IL FATTORE “TEMPO” “Tempo” e “temporalità” sono concetti umani che governano la maggior parte degli aspetti di un processo di progettazione, poiché i progetti vengono gestiti in diverse fasi preventivate all’inizio. Progettare soluzioni per favorire la biodiversità urbana implica la considerazione delle differenti scale temporali in cui altre forme di vita trascorrono nel muoversi, cercare cibo, crescere ed evolversi. Le piante, per esempio, vivono su una scala temporale diversa, con una durata di vita significativamente più lunga e cicli di crescita e riproduzione più lenti. Prendendo in considerazione la nozione di “ontofitologia” di Marder [15] – che sottolinea i modi unici e distinti in cui le piante percepiscono e interagiscono con il tempo – risulta necessario riformulare la dimensione temporale della progettazione quando si ha a che fare con comunità multispecie. In quest’ottica la progettazione, piuttosto che essere considerata un’azione che mira a un fine, dovrebbe essere vista come un processo continuo che si sviluppa nel tempo. Un processo senza fine che non è deciso solo dagli esseri umani ma è costantemente influenzato da altre forme di vita. Prendendo spunto dal concetto di “Ontological Design” [16], dovremmo affrontare la dimensione temporale nel nostro processo decisionale, prendendo in considerazione gli effetti a lungo termine delle altre forme di vita così come la loro azione nel progettare lo stesso spazio fisico. [15] M. Marder, op. cit. [16] Cfr. A. Escobar, Designs for the Pluriverse: Radical Interdependence, Autonomy, and the Making of Worlds , Duke University Press, Durham 2018; T. Fry, Design Futuring. Sustainability, Ethics and New Practice, University of New South Wales Press, Sydney 2009; A.-M. Willis, Ontological Designing , in “Design Philosophy Papers”, 4, 2, 2006, pp. 69–92. LA MANCANZA DI UNA “RAPPRESENTATIVITÀ” Piante e altri organismi sono comunemente considerati per il loro valore strumentale in quanto sono principalmente valutati come beni poiché offrono cibo, materiale o servizi [17]. In un certo senso, sono visti come «welfare subjects» [18] poiché tutto ciò che offrono genera un certo livello di benessere. Tuttavia, anche se sono riconosciuti come risorse importanti che influenzano la società, il loro «valore intrinseco» [19] è in qualche modo trascurato dagli esseri umani. A questo proposito, concetti come «etica ambientale bioinclusiva» [20] o «Democrazia Vegetale» [21], sottolineano la necessità di riconoscere l’azione di piante e altre forme di vita ampliandone i diritti nei processi decisionali umani. Tuttavia, nonostante un certo riconoscimento da parte delle leggi di alcuni paesi (come Ecuador e Bolivia), la maggior parte dei contesti occidentali non sembra attribuire un’importanza significativa al riconoscimento dei diritti non-umani. Il tiepido riconoscimento legale a oggi concesso da alcuni paesi non conferisce diritti alle piante nello stesso modo in cui vengono concessi agli esseri umani o, talvolta, agli animali. Forniscono semplicemente protezione in determinate circostanze, come la conservazione o la gestione ambientale. Senza rappresentatività legale, risulta complicato far emergere il ruolo vitale delle diverse specie. Tuttavia, questa prospettiva cambia quando contempliamo il ruolo politico delle piante in termini di impatto che questi agenti esercitano sulle discussioni e decisioni politiche. Ampliando il discorso fino a comprendere tutti gli agenti non umani, osserviamo che questioni come il cambiamento climatico e le sue ramificazioni si riverberano continuamente all’interno del dominio umano, esercitando un’influenza sostanziale sulle scelte politiche. Le inondazioni, l’aumento delle temperature e la deforestazione hanno un impatto significativo sui modelli di migrazione, sulla salute pubblica e sulla stabilità economica. Tuttavia, la discrepanza esistente tra la rappresentanza e il conseguente impatto politico continua a imporre vincoli sulla definizione di un chiaro ruolo politico per le piante e altri [17] R. Sandler, Is Considering the Interests of Plants Absurd? , in A. Kallhoff, M. Di Paola, M. Schörgenhumer (a cura di), Plant Ethics. Concepts and Applications , Routledge, London 2018, pp. 40–50. [18] T. Višak, Utilitarian Plant Ethics , in A. Kallhoff, M. Di Paola, M. Schörgenhumer (a cura di), op. cit. , pp. 30–39. [19] R. Sandler, op. cit. [20] F. Mathews, Towards a Deeper Philosophy of Biomimicry , in “Organization & Environment”, 24, 4, 2011, pp. 364–387. [21] M. Marder, op. cit. 262CITTÀ BIODIVERSE agenti non umani. Nei processi di governance collaborativa sono ancora rare le attenzioni alla rappresentatività del non-umano. Ci sono dunque ampi spazi per dare voce al non-umano proprio a partire dal contributo delle discipline dell’innovazione sociale, delle policy e della governance, del design dei processi partecipativi per la co-creazione multispecie. BELLEZZA ED ESTETICA: UN FATTORE DI INTERAZIONE E RELAZIONE Bellezza ed estetica giocano un ruolo cruciale nello sviluppo dell’interazione tra uomo e natura. Gli spazi dove viviamo influenzano il benessere delle persone e di tutti gli esseri che li vivono: bellezza ed estetica fungono da catalizzatori per il benessere fisico e psicologico di diversi attori, così come nell’incentivare le interazioni sociali. In tale direzione si inserisce anche l’iniziativa europea del New European Bauhaus (NEB) che si concentra, tra gli altri temi, sulla riconnessione della relazione tra uomo e natura attraverso il disegno e lo sviluppo di spazi inclusivi, sostenibili e belli combinando arte, cultura, inclusività sociale e scienza [22]. Luoghi esteticamente piacevoli invitano le persone a spendervi più tempo facilitando incontri casuali ed interazioni sociali [23]. Dal punto di vista psicologico umano, la bellezza ha un impatto diretto sul benessere emotivo e mentale, attivando i circuiti di ricompensa nel cervello, rilasciando neurotrasmettitori associati a sentimenti di piacere e soddisfazione [24]. Ambienti esteticamente gradevoli possono ridurre lo stress e l’ansia, migliorando l’umore generale e facilitando interazioni più positive e costruttive [25] . Il superamento di un approccio antropocentrico stimola a considerare come la definizione di spazi esteticamente belli possa essere fortemente legata allo sviluppo di spazi che includano attori non-umani. Un luogo armonioso migliora il benessere fisico e mentale di tutti [22] Cfr. European Commission, “New European Bauhaus – The New European Bauhaus Compass”, disponibile al link: https://ec.europa.eu/newsroom/neb/ items/766893/en (ultimo accesso: 22 luglio 2024). [23] Cfr. M. Kuo, How Might Contact with Nature Promote Human Health? Promising Mechanisms and a Possible Central Pathway , in “Frontiers in Psychology”, 6, 2015, 1093. [24] Cfr. M.G. Berman et al., Interacting with Nature Improves Cognition and Affect for Individuals with Depression , in “Journal of Affective Disorders”, 140, 3, 2012, pp. 300–305. [25] Cfr. G.N. Bratman, J.P. Hamilton, G.C. Daily, The Impacts of Nature Experience on Human Cognitive Function and Mental Health , in “Annals of the New York Academy of Sciences”, 1, 2012, 1249, pp. 118–36. gli attori coinvolti tenendo conto dei loro sensi, delle emozioni e dei loro bisogni. Spazi esteticamente belli possono quindi migliorare il benessere fisico e mentale, permettendo di sviluppare luoghi, stili di vita e comunità con cui diversi attori si possano interfacciare e sentire parte, includendo anche specie diverse dall’uomo. Coinvolgendo specie diverse, le trasformazioni future possono essere quindi influenzate dalla creazione di un movimento che sia più ampio rispetto a quello umano. 287 BIBLIOGRAFIA Maria Chiara Pastore BIODIVERSITÀ URBANA: ALCUNE RIFLESSIONI SUL CONTESTO DI LAVORO E DI RICERCA Attenborough D., The private lives of plants: A natural history of plant behavior , Princeton University Press, Princeton 1995. Balick M.J., Cox P.A., Plants, people, and culture: The science of ethnobotany , Scientific American Library, W. H. Freeman, New York 1996. Coccia E., La vita delle piante. Metafisica della mescolanza , Il Mulino, Bologna 2016. Costanza R., d’Arge R., de Groot R., Farber S., Grasso M., Hannon B., Limburg K., Naeem S., O’Neill R. V., Paruelo J., Raskin R.G., Sutton P., van den Belt M., The value of the world’s ecosystem services and natural capital , in “Nature”, 387(6630), 1997, 253260. https://doi.org/10.1038/387253a0. European Commission, Nature Needs You And We Need Nature Too , 2024, disponibile al link: https://ec.europa.eu/environment/stories/nature-needs-you/. European Commission, EU Biodiversity Strategy for 2030 – Bringing nature back into our lives , 2021, disponibile al link: https://environment.ec.europa. eu/strategy/biodiversity-strategy-2030_en. IPBES, Global assessment report on biodiversity and ecosystem services of the Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services , IPBES secretariat, Bonn 2019. https://doi.org/10.5281/zenodo.3831673. Mancuso S., Fitopolis, la città vivente , Laterza, Bari 2023. Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, Criteri ambientali minimi per il servizio di gestione del verde pubblico e la fornitura di prodotti per la cura del verde , 2020, disponibile al link: https://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/GPP/2020/ guri_dm_63_del_2020_verde_002.pdf. Nilon C.H, History of Urban Biodiversity Research and Practice , in Nilon C.H., Aronson M.F.J. (a cura di), Routledge Handbook of Urban Biodiversity , Routledge, London 2024, pp. 9–18. Mack A., Rock I., Inattentional blindness , MIT Press, Cambridge, MA 1998. Wandersee J.H., Schussler E.E., A model of plant blindness. 3rd Annual Associates Meeting of the 15° Laboratory , Louisiana State University, Baton Rouge 1998. Wandersee J.H., Toward a Theory of Plant Blindness , in “Plant Science Bullettin”, 47, 2001, pp. 2–9, disponibile al link: https://botany.org/userdata/IssueArchive/ issues/originalfile/PSB_2001_47_1.pdf. Wilson E., Biodiversity , National Academies Press, Washington DC 1988. World Economic Forum, The Global Risk Report , 2024, disponibile al link: https:// www.weforum.org/publications/global-risks-report-2024/. Annarita Lapenna POLITICHE PUBBLICHE E BIODIVERSITÀ URBANA: UNA STORIA RECENTE Bobbio L., Pomatto G., Ravazzi S., Le politiche pubbliche , Mondadori Università, Mila n o 2017. Comitato per lo sviluppo del Verde Pubblico, MATTM, Linee guida per il governo sostenibile del verde urbano e prime indicazioni per una pianificazione sostenibile , 2017, disponibile al link: https://www.mase.gov.it/sites/ default/files/archivio/allegati/comitato%20verde%20pubblico/linee_guida_ finale_25_maggio_17.pdf. Comitato per lo sviluppo del Verde Pubblico, MATTM, Strategia Nazionale del Verde Urbano , 2018, disponibile al link: https://www.mase.gov.it/sites/default/ files/archivio/allegati/comitato%20verde%20pubblico/strategia_verde_urbano. pdf. Comune di Bologna, Strategia del verde per il clima , 2020, disponibile al link: https://www.comune.bologna.it/notizie/strategia-verde-clima-urbano. 288 289CITTÀ BIODIVERSE BIBLIOGRAFIA Clergeau, P., Une écologie du paysage urbain , Éditions Apogée, Rennes 2007. Dente B., Politiche pubbliche e pubblica amministrazione , Maggioli, Rimini 1989. Fareri P., A chi interessano le politiche urbane? , in “Territorio”, 13, 2000, pp. 49–58. Gemenne F., Rankovic A., Atelier de cartographie de Science Po , Atlas de l’Antropocène , Presses Sciences Po, Paris 2021. European Commission, Strategia dell’UE di adattamento ai cambiamenti climatici , 2013, disponibile al link: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/ PDF/?uri=CELEX:52013DC0216&from=FI. European Commission, The European Green Deal , 2019, disponibile al link: https://commis - sion.europa.eu/strategy-and-policy/priorities-2019-2024/european-green-deal_en. European Commission, Farm to Fork Strategy , 2020, disponibile al link: https:// food.ec.europa.eu/horizontal-topics/farm-fork-strategy_en. European Commission, EU Biodiversity Strategy for 2030 Bringing nature back into our lives , 2021, disponibile al link: https://environment.ec.europa.eu/ strategy/biodiversity-strategy-2030_en. European Commission, European Climate Law , 2021, disponibile al link: https:// eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L:2021:243:FULL. European Commission, EU Soil Strategy for 2023 , 2021, disponibile al link: https:// environment.ec.europa.eu/publications/eu-soil-strategy-2030_en. European Commission, Nuova Strategia dell’EU per le foreste per il 2030 , 2021, disponibile al link: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/ ?uri=CELEX:52021DC0572. European Commission, The Common Agricultural Policy (CAP) 2023–2027 , 2021, disponibile al link: https://agriculture.ec.europa.eu/common-agricultural-policy/ cap-overview/cap-glance_en. European Commission, Three Billion Trees , 2021, disponibile al link: https://environment.ec.europa.eu/strategy/biodiversity-strategy-2030/3-billion-trees_en. European Commission, Urban Greening Plans. Guidance for cities to help prepare an Urban Greening Plan , draft document, 2021, disponibile al link: https:// environment.ec.europa.eu/topics/urban-environment/urban-nature-platform_en. European Commission, Linee guida sull’imboschimento, il rimboschimento e l’impianto di alberi nel rispetto della biodiversità , 2023, disponibile al link: https://op.europa.eu/en/publication-detail/-/ publication/1c4561c7-7c54-11ee-99ba-01aa75ed71a1. European Commission, Nature Restoration Law , 2024, disponibile al link: https://environment.ec.europa.eu/topics/nature-and-biodiversity/nature-restoration-law_en. Lascoumes P., Le Galès P., Gouverner par les instruments , Science Po, Paris 2005. Latour B., Politiques de la nature , La Découverte, Paris 1999. Legge 14 gennaio 2013 n.10 “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”. Meadows D.H., Meadows D.L., Randers J., Behrens B., The Limits to Growth:a report for Club of Rome’s project on the predicament of mankind , Pan Books, London, 1974. Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Piano Strategico della PAC 2023–2027 , 2021, disponibile al link: https://www. reterurale.it/downloads/PSP_Italia_151120221_Def.pdf. Ministero dell’ambiente, Elementi per una Strategia nazionale di Adattamento ai cambiamenti climatici , 2015, disponibile al link: https://www.mase.gov.it/ sites/default/files/archivio/allegati/clima/snacc_2014_elementi.pdf. Ministero della Transizione Ecologica, Piano di forestazione urbana ed extraurbana , 2021, disponibile al link: https://www.mase.gov.it/sites/default/ files/styles/media_home_559/public/archivio/allegati/PNRR/PNRR_piano_forestazione.pdf. Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Strategia Nazionale per la Biodiversità al 2030 , 2023, disponibile al link: https://www.mase.gov.it/ pagina/strategia-nazionale-la-biodiversita-al-2030. Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici , 2023, disponibile al link: https://www.mase.gov.it/ sites/default/files/PNACC_DOCUMENTO_DI_PIANO.pdf. National Biodiversity Future Center, Primo Rapporto sulla Biodiversità , 2024, disponibile al link: https://www.nbfc.it/primo-rapporto-annuale-biodiversita-italia. Nazioni Unite, Convenzione sulla diversità biologica , 1992, disponibile al link: https://www.cbd.int/convention/text/default.shtml. Regione Emilia-Romagna, Legge Regionale n.24 “Disciplina regionale sulla tutela e l’uso del territorio” del 21 dicembre 2017. Piattoni S., La governance multi-livello: sfide analitiche, empiriche e normative , in “Rivista italiana di scienza politica”, 3, 2005, pp. 417–445. Presidenza del Consiglio dei Ministri, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza , 2021, disponibile a questo link: https://www.italiadomani.gov.it/it/strumenti/ documenti/archivio-documenti/piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza.html. Progetto Natura Onlus, Biodivercity , 2021, disponibile al link: https://www. progettonaturaonlus.org/biodivercity/#:text=BiodiverCity%20%C3%A8%20un%E2 %80%99iniziativa%20di,persone%20e%20l%E2%80%99ambiente%20urbano. Secchi B., La nuova questione urbana, ambiente, mobilità e disuguaglianze sociali , in “Crios”, 1, 2011, pp. 89–99. Vaughn K.J., Porensky L.M., Wilkerson M.L., Balachowski J., Peffer E., Riginos C., Young T.P., Restoration Ecology , in “Nature Education Knowledge”, 3, 10, 2010, p. 66. Younès C., La Ville-Nature , in “Appareil”, Numéro spécial, 2008, disponibile al link: http://journals.openedition.org/appareil/455. Carlo Blasi PIÙ NATURA IN CITTÀ PER IL BENESSERE DEI CITTADINI E LA TUTELA DELLA BIODIVERSITÀ A A.VV., Charter of Rome on natural and cultural capital , MATTM, 2014. Blasi C. (a cura di), La Vegetazione d’Italia , Palombi & Partner S.r.l., Roma 2010. Blasi C., Capotorti G., Copiz R., Guida D., Mollo B., Smiraglia D., Zavattero L., Terrestrial Ecoregions of Italy. Map and Explanatory notes , Global Map S.r.l., Firenze 2018. Blasi C., Capotorti G., Bonacquisti S., Copiz R., Del Vico E., Facioni L., Zavattero L., Carta degli ecosistemi d’Italia , MATTM, 2021. Blasi C., Zavattero L., Capotorti G., Bonacquisti S., Copiz R., Del Vico E., Facioni L., Lista Rossa degli ecosistemi d’Italia , MATTM, 2021. European Commission, Directorate-General for Environment, Guidelines on Biodiversity – Friendly Afforestation, Reforestation and Tree Planting , European Commission, Bruxelles 2023. 290 291CITTÀ BIODIVERSE BIBLIOGRAFIA Luca Lazzarini UNA LETTURA DEI PIANI DEL VERDE IN ITALIA: ALLA RICERCA DI VISIONI MOTIVANTI, TRA BIODIVERSITÀ E TRANSIZIONE CLIMATICA ASviS – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, Position Paper 2023. Le infrastrutture verdi nelle città a dieci anni dalla legge sugli spazi verdi urbani. Gruppo di lavoro sul Goal 11 , dicembre 2023, disponibile al link: https://asvis.it/public/asvis2/files/Pubblicazioni/PositionPaper/2023/ PositionpaperASviSInfrastruttureVerdiDEF.pdf. Comitato per lo sviluppo del verde pubblico, MATTM, Linee guida per il governo sostenibile del verde urbano , 2017, disponibile al link https://www.mase. gov.it/sites/default/files/archivio/allegati/comitato%20verde%20pubblico/ lineeguida_finale_25_maggio_17.pdf. Comune di Avellino, Piano del Verde del Comune di Avellino, approvato con deliberazione del Consiglio comunale n. 44 del 22 giugno 2022 , 2022, disponibile al link https:/www.comune.avellino.it/piano_del_verde/. Comune di Bologna, Piano Urbanistico Generale. Assetti e strategie. Disciplina del Piano , approvato dal Consiglio Comunale con delibera PG 342648/2021, 2021. Comune di Parma, Piano del Verde. Documento di Piano , marzo 2022, disponibile al link https://www.comune.parma.it/verde-pubblico/piano-del-verde/. De Luca G. e Lingua V., Governance, coordinamento inter-istituzionale e pianificazione per governare il territorio con successo , in Perrone C., Paba G. (a cura di), Confini, movimenti, luoghi. Politiche e progetti per città e territori in transizione , Donzelli, Roma 2019, pp. 183–189. European Commission, EU Biodiversity Strategy for 2030 Bringing nature back into our lives , 2021, disponibile al link: https://environment.ec.europa. eu/strategy/biodiversity-strategy-2030_en. European Commission, Urban Greening Plans. Guidance for cities to help prepare an Urban Greening Plan , draft document, 2021, disponibile al link: https:// environment.ec.europa.eu/topics/urban-environment/urban-nature-platform_en. Gabellini P., Le mutazioni dell’urbanistica. Principi, tecniche, competenze , Carocci, Roma 2018. German Environment Agency, Tackling the climate and biodiversity crises in Europe through Urban Greening Plans. Recommendations for avoiding the implementation gap , October 2021, disponibile al link: https://www.umweltbundesamt. de/sites/default/files/medien/479/publikationen/sop_tackling_the_climate_ and_biodiversity_crises_in_europe_through_urban_greening_plans.pdf. Healey P., Collaborative planning. Shaping places in fragmented societies , Palgrave HE UK, London 1996. Istat, Indagine verde urbano Comuni capoluogo di provincia , 2021, https://www. istat.it/it/archivio/281184. Lazzarini L., Mahmoud I.H., Pastore M.C., Urban planning for biodiversity , in “TeMA Journal of Land Use Mobility and Environment”, Special Issue 1, 2024, pp. 45–60. https://doi.org/10.6093/1970-9870/10197. Neder E.A., de Araújo Moreira F., Dalla Fontana M. et al., Urban adaptation index: assessing cities readiness to deal with climate change , in “Climatic Change”, 166, 16, 2021. https://doi.org/10.1007/s10584-021-03113-0. Nilon C., Aronson M., Cilliers S., Dobbs C., Frazee L. et al., Planning for the Future of Urban Biodiversity: A Global Review of City-Scale Initiatives , in “BioScience”, 67, 4, 2017, pp. 332–342. https://doi.org/10.1093/biosci/bix012. Oke C., Bekessy S.A., Frantzeskaki,N. et al., Cities should respond to the biodiversity extinction crisis , in “npj Urban Sustainability”, 1, 11, 2021, https://doi.org/10.1038/s42949-020-00010-w. Papa R. (a cura di), Il governo delle trasformazioni urbane e territoriali. Metodi, tecniche, strumenti , Franco Angeli, Milano 2009. Pastore M.C., Lazzarini L., Piani e strategie del verde per la biodiversità urbana , in “Urbanistica Informazioni”, 313, 2024, pp. 67–72. Pierce J.R., Barton M.A., Tan M.M.J., Oertel G., Halder M.D. et al., Actions, indicators, and outputs in urban biodiversity plans: A multinational analysis of city practice , in “PLoS ONE”, 15, 7, 2020, e0235773. https:// doi.org/10.1371/journal.pone.0235773. Prober S.M., Doerr V.A.J., Broadhurst L.M., Williams K.J., Dickson F., Shifting the conservation paradigm: a synthesis of options for renovating nature under climate change , in “Ecological Monographs”, 89, 2019, e01333. https://doi. org/10.1002/ecm.1333; Sarathchandra D., Haltinner K., Climate Change Skeptics’ Environmental Concerns and Support for Clean Energy Policy: A Case Study of the US Pacific Northwest , in “Climate”, 11, 2023, p. 221. https://doi.org/10.3390/cli11110221. Whitmarsh L., Capstick S., Perceptions of climate change , in S. Clayton, C. Manning (a cura di), Psychology and Climate Change , Academic Press, London, 2018, pp. 13–33. https://doi.org/10.1016/B978-0-12-813130-5.00002-3. Carolina Giaimo * Valeria Vitulano TORINO ALLA SVOLTA DEL GREEN NEW DEAL. PIANI, PROGETTI, POLITICHE Barbieri C.A., A pprocci urbanistici innovativi per la rigenerazione della città , in C. Giaimo (a cura di), Tra spazio pubblico e rigenerazione urbana. Il verde come infrastruttura per la città contemporanea, Urbanistica Dossier on line , 17, INU Edizioni, Roma, 2020 pp. 29–31. Cagnardi A., La più grande riforma urbana , in Comune di Torino, Assessorato all’Urbanistica, PRG Piano Regolatore Generale di Torino , Supplemento n. 5 di Torino Notizie – Rassegna del Comune, Anno XXV, Torino marzo 1992, p. 2. Città di Torino, Atto di indirizzo “Revisione generale del PRG vigente” , Delibera Consiglio comunale n. 46 del 22 maggio 2017 (mecc. 2017 01354/009). Città di Torino, Revisione del PRG – Proposta Tecnica del Progetto Preliminare – PTPP , 2020, disponibile al link: http://geoportale.comune.torino.it/web/ revisione-del-prg-proposta-tecnica-del-progetto-preliminare-ptpp. Città di Torino, Piano Strategico dell’Infrastruttura Verde , 2021, http://www.comune. torino.it/verdepubblico/il-verde-a-torino/piano-infrastruttura-verde/. Città di Torino, Torino cambia. Tutti gli interventi in città , https://www.torinocambia.it/interventi, 2024. Gasparrini C., Riurbanizzare la città con le infrastrutture verdi e blu , in Giaimo C. (a cura di), Tra spazio pubblico e rigenerazione urbana. Il verde come infrastruttura per la città contemporanea, Urbanistica Dossier online, 17, INU Edizioni, Roma 2020, pp. 18–23. Giaimo C., Vitulano V., Priorità per il piano e il progetto urbanistico: il ruolo del verde per riurbanizzare la città contemporanea , in Albano R., Gron S., Pellegrino M. (a cura di), Pezzi di città. Morceaux de Ville. Disegnare e organizzare nuovi spazi, esercizi di un approccio multi disciplinare , Maggioli Editore, Santarcangelo di Romagna 2022. Mangili S., Il Piano del verde per una Torino vivibile e resiliente , in “Urbanistica Informazioni”, 298–299, 2021, pp. 14–18. MITE – Ministero della Transizione Ecologica, Strategia Nazionale per la Biodiversità al 2030 , 2022, https://www.mase.gov.it/sites/default/files/ archivio/allegati/biodiversita/strategia_nazionale_biodiversita_2030.pdf. Regione Piemonte e Città di Torino, Corona Verde, Torino Città d’Acque , in “Gli speciali di Folia”, Supplemento redazionale allegato ad Acer n. 6, Il Verde Editoriale, Milano 2001. 292 293CITTÀ BIODIVERSE BIBLIOGRAFIA Luca Battista IL PIANO DEL VERDE DI AVELLINO, CITTÀ DEI PARCHI TRA I FIUMI. “NODO URBANO” DELLA RETE ECOLOGICA CAMPANA Amministrazione provinciale di Avellino, Piano territoriale di coordinamento provinciale . Elab. P. 04 Rete Ecologica (scala 1:100.000), Delibera Commissario Straordinario n° 42 del 25/0/2014. Approvazione del PTCP (art. 3, c. 5 Regolamento Regionale 5/2011). Buondonno E., Tecce A., Zannotti A., Il piano del verde di Avellino, nuovi paradigmi e gestione integrata , in “Urbanistica Informazioni”, 298–299, 2021, pp. 26–29. Capozzi V., Raia L., Cretella V., De Vivo C., Cucciniello R., The Impact of Meteorological Conditions and Agricultural Waste Burning on PM Levels: A Case Study of Avellino (Southern Italy) , in “International Journal of Environmental Research and Public Health”, 19, 12246, 2022, https://doi. org/10.3390/ijerph191912246. Civati G. (a cura di), Seguendo Greta , People, Gallarate 2019. Comune di Avellino, Indirizzi per la redazione del Piano del verde della città di Avellino , Deliberazione di Giunta Comunale n. 388 del 21/12/2017, p. 2. Comune di Avellino, Piano del Verde . Approvazione ai sensi art. 3 comma 6 Regolamento Regionale n. 5/2011 di attuazione L.R. 16/2004, Deliberazione di Consiglio Comunale n. 47 del 01/08/2023, https://www.comune.avellino. it/piano_del_verde/index.php. Comune di Avellino, Regolamento del verde pubblico e privato , Deliberazione di Consiglio Comunale n. 151 del 17/11/2023, https://www.comune.avellino.it/ piano_del_verde/Regolamento_e_allegati.pdf. Cucciniello R., Raia L., Vasca E., Air quality evaluation during COVID-19 in Avellino (South Italy): a significant case study to drive an urgent policy decision making , in “Environmental Research”, 203, 111803, 2022, https:// doi.org/10.1016/j.envres.2021.111803. Di Fidio M., Dizionario di ecologia . Voce Verde urbano , Pirola Editore, Milano 1986, pp. 430–435. FAO – Food and Agriculture Organization of the United Nations, Guidelines on urban and periurban forestry , FAO Forestry Paper n. 178/2016, Roma 2016. Festa F., Il commissario Matarazzo. La scoperta del doppio , Robin edizioni, Torino 2018. ISTAT, Rilevazione “Dati ambientali nelle città” , Istruzioni Verde Urbano, Roma, 2021. Jongman R.H.G., Bouwma I.M., Griffioen A., Jones-Walters L., Van Doorn A.M., The Pan European Ecological Network: PEEN , in “Landscape Ecology”, 26, 2011, pp. 311–326. https://doi.org/10.1007/s10980-010-9567-x. Legge Costituzionale, Costituzione della repubblica italiana (GU n.298 del 27/12/1947) come modificata dalla Legge 11 febbraio 2022, n. 1 (G.U. n.44 del 22/02/2022), articolo 9. Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Comitato per lo Sviluppo del Verde, Linee guida per la gestione del verde urbano e prime indicazioni per una pianificazione sostenibile , Roma 2017. Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Comitato per lo Sviluppo del Verde, Strategia nazionale del verde urbano. Foreste urbane resilienti ed eterogenee per la salute e il benessere dei cittadini , Roma 2018, pp. 48–55. Laura Pogliani OSSERVANDO LE PRATICHE: INNOVAZIONI, QUESTIONI APERTE, ESITI Angrilli M., Coppola E., Verso la transizione ecologica. Raccomandazioni e criticità per la pianificazione e la progettazione di infrastrutture verdi per la salute della città , in F. Moccia, M. Sepe (a cura di), Benessere e salute delle città contemporanee , INU Edizioni, Roma 2021, pp. 168–183. Arcidiacono A., Pogliani L., Restelli S., Caratteri, dimensioni e tipologie della dismissione e dell’abbandono nei paesaggi lombardi. Prospettive di rigenerazione , in A. Arcidiacono, C. Manfredi (a cura di), Ricerche e fotografia di paesaggio in Lombardia. Indagini sulle fragilità territoriali , Silvana Editoriale, Milano 2021, pp. 58–80. Arcidiacono A., Pogliani L., Ronchi S., Integrating green infrastructure into spatial planning regulations to improve the performance of urban ecosystems. Insights from an Italian case study , in “Sustainable Cities and Societies”, 53, 2020, https://doi.org/10.1016/j.scs.2019.101907. Arcidiacono A., Salata S., Ronchi S., Un approccio ecosistemico al progetto delle infrastrutture verdi nella pianificazione urbanistica. Sperimentazioni in Lombardia | An ecosystemic approach to green infrastructure design in urban planning. Experiments from Lombardy, Italy , in “Urbanistica”, n.159, 2018, pp. 102–114. Barberis V., Cattaneo E.C. (a cura di), Prato Fabbrica Natura , Skira, Milano 2019; Barberis V., Prato Green Deal , in “Urbanistica Informazioni”, 289, 2020, pp. 73–76. Barton H., A health map for urban planners. Towards a conceptual model for healthy, sustainable settlements , in “Built Environment”, 31 (4), 2005, pp. 339–355. Berlingieri F., Cavallo R., Corradi E., De Boer H. (a cura di), Design Actions for shifting conditions TU Delft, Delft 2022. Buondonno E., Tecce A., Zannotti A., Il piano del verde di Avellino, nuovi paradigmi e gestione integrati , in “Urbanistica Informazioni”, 298–299, 2021, pp. 26–29. Campos Venuti G., Galuzzi P., Oliva F., Vitillo P. (a cura di), Il progetto preliminare del Prg , in “Urbanistica Quaderni”, 1, 1995. Gabbianelli A., Salizzoni E., Rinaldi B.M., Nature in città. Biodiversità e progetto del paesaggio in Italia , Il Mulino, Bologna 2021. Gaeta L., Urbanistica contrattuale. Criteri, esperienze, precauzioni , Franco Angeli, Milano 2021. Gasparrini C., Un cambio di paradigma per l’urbanistica delle città resilienti | A change of paradigm for the urbanism of resilient cities , in “Urbanistica”, 154, 2014, pp. 105–124. Giaimo C. (a cura di), Tra spazio pubblico e rigenerazione urbana. Il verde come infrastruttura per la città contemporanea, Urbanistica Dossier, 17 s.i. 2020. INU Sezione Lombardia, Riflessioni sul caso Milano in vista della variante al PGT , in “Urbanistica Informazioni”, 313, 2024, p. 84–86. Mareggi M. (a cura di), Spazi aperti. Ragioni, progetti e piani urbanistici , Planum Publisher, Roma-Milano 2020. Moccia F., Sepe M. (a cura di), Benessere e salute delle città contemporanee , Inu Edizioni, Roma 2021. Panzini P., Per i piaceri del popolo , Marsilio, Venezia, 2000. Pastore M.C., Lazzarini L., Piani e strategie del verde per la biodiversità urbana , in “Urbanistica Informazioni”, 313, 2024, pp. 67–72. Pogliani L., Milan’s peripheries and public space design , in F. Orsini, L. Pogliani (a cura di), Milano. The future of Peripheries. Reshaping the metropolitan city . Pearson, Milano-Torino, 2021, pp.36–43. Secchi B., La città del ventesimo secolo , Laterza, Bari 2005. Tzoulas K., Promoting ecosystem and human health in urban areas using Green Infrastructure: a literature review , in “Landscape and Urban Planning”, 81 (3), 2007, pp. 167–178. Urbanistica, PRG Jesi , 128, 2005.