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STORIE [DI] CERAMICHE 10 Storie [di] Ceramiche 10 –Classificare la ceramica – A cura di Marcella Giorgio
All’Insegna del Giglio Storie [di] Ceramiche 10 – Classificare la ceramica – A cura di Marcella Giorgio Atti della Giornata di Studi in ricordo di Graziella Berti, a dieci anni dalla scomparsa
In copertina Maiolica arcaica pisana, scodella, 1220-1270, dagli scavi di Vicolo Facchini a Pisa. Foto di M. Giorgio Impaginazione All’Insegna del Giglio s.a.s. Questo volume, così come la decima edizione di “Storie (di) ceramiche” che si è tenuta l’11 Giugno 2023 a Pisa, sono stati realizzati grazie ad un sistema di crowdfunding con il contributo di Monica Baldassarri Giuseppe Clemente Alexandre Gardini Gabriella Garzella Marcella Giorgio Michela Perra Alberto Garcia Porras Inoltre, questo volume è stato realizzato anche grazie ad un contributo della SAMI – Società degli Archeologi Medievisti Italiani Come sempre, a tutti coloro che ci sostengono, ci aiutano e credono ogni anno in questa iniziativa, vanno i miei più sentiti ringraziamenti. Marcella Giorgio
Storie [di] Ceramiche 10 – Classificare la ceramica – In ricordo di Graziella Berti 10 Giugno 2023 10 Giugno 2023, Pisa, Domus Mazziniana Contributi Marco Milanese Miguel Busto Zapico María José Peregrina Sánchez Carmen Sánchez Castillo Alberto García Porras Silvia Berrica Kęstutis Mažeika Gediminas Vaitkevičius Paola Orecchioni Cristina Menghini Donata Giglio Mariano Morganti Mattia Francesco Antonio Cantatore Arianna Briano Francesca Grassi Enrico Cirelli Marcella Giorgio Alberto Filippo Rapisarda Discussant Sauro Gelichi Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio Università di Venezia, AIECM3 Fabrizio Benente Università di Genova La Giornata di Studi in ricordo di Graziella Berti è stata realizzata con il patrocinio gratuito e il sostegno di Archeoclub d’Italia, sede di Pisa Comune di Pisa Association Internationale pour l’Etude desCéramiquesMédiévales et Modernes enMéditerranée (AIECM3) Direzione regionale musei della Toscana Associazione Nazionale Archeologi (ANA) Società degli Archeologi Medievisti Italiani (SAMI) Centro Ligure per la Storia della Ceramica Società Storica Pisana Organizzazione in collaborazione con la Società Storica Pisana Coordinamento scientifico a cura di Monica Baldassarri e Marcella Giorgio
ISBN 978-88-9285-323-2 e-ISBN 978-88-9285-324-9 © 2024 All’Insegna del Giglio s.a.s. OPEN ACCESS (CC BY-NC-ND 4.0) Attribuzione - Non commerciale Non opere derivate 4.0 Internazionale All’Insegna del Giglio s.a.s via A. Boito, 50-52 50019 Sesto Fiorentino (FI) www.insegnadelgiglio.it Stampato a Sesto Fiorentino (FI) novembre 2024, BDprint
Indice Presentazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7 Sauro Gelichi Introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9 Marcella Giorgio Operar con porciones del pasado. Viejas y nuevas formas de cuantificación cerámica en contextos medievales y modernos . . . . . . . . . . .11 Miguel Busto Zapico, Alberto García Porras, Carmen Sánchez Castillo Nuevos enfoques, nuevas hipótesis. La cerámica rural altomedieval de la Meseta Central Ibérica. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .19 Silvia Berrica The application of numerical modelling methods in ceramic morphology . . . . . . 27 Kęstutis Mažeika, Gediminas Vaitkevičius Nuovi ritmi di lavoro: lo studio ceramico dal disegno digitale all’analisi economico-sociale. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .31 Cristina Menghini Classificazione morfo-tipologica di materiali eterogenei di siti senza soluzione di continuità: la villa romana di Patti (ME) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 35 Donata Giglio, Mariano Morganti Una prima seriazione cronotipologica della ceramica comune da cucina di XI-XIV secolo del territorio di Reggio Emilia (RE) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 39 Mattia Francesco Antonio Cantatore Il frammento ceramico: un archivio di informazioni. Il caso di studio della vetrina sparsa altomedievale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 51 Arianna Briano, Francesca Grassi Standardizzazione o diversificazione nelle ceramiche medievali: il caso della ciotola in Spiral Ware. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .60 Enrico Cirelli Classificazione e nuove tecnologie: una revisione della tipologizzazione della maiolica arcaica di Pisa per ArchAIDE. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .70 Marcella Giorgio Un’aggiornata metodologia per la classificazione dei vasi siciliani da farmacia in maiolica dei secoli XVI-XVIII: analisi preliminari e occorrenze metodologiche . . 75 Alberto Filippo Rapisarda
– 7 – Presentazione Sauro Gelichi Sono convinto che questo libro sarebbe piaciuto molto a Graziella Berti, perché intercetta uno dei tratti più originali e forti del suo profilo di studiosa. Da scienziata (Graziella, ricordo, era una chimica), credeva nei numeri e nell’approccio analitico-sperimentale, che aveva introdotto fin dagli inizi nelle sue ricerche. Non archeologa, agiva con molta più vicinanza ai metodi della ricerca di quanto non facessero (e non facciano ancora) molti ‘archeologi laureati’. Il suo non era però un approccio sterile, che si limitava cioè a sciorinare formule, grafici, schemi, lasciando del tutto fuori campo gli aspetti sociali, economici e culturali che lo studio dei reperti ceramici consigliava e, per certi aspetti, imponeva: cioè ‘predicava’ bene e ‘razzolava’ altrettanto bene. Così fa anche questo libro, dedicato ai temi della classificazione, in tutta la loro sfaccettata varietà di accenti e risultati. Tornano così contributi che si muovono verso gli aspetti della quantificazione, quelli che analizzano le variabili nelle singole tipologie formali, quelli che introducono modelli di analisi spaziale per tentare di comprendere le complesse relazioni sociali a livello di micro-scala. Tutti questi approcci vengono applicati molto spesso a casi specifici, a loro volta luoghi sperimentali che indicano una strada, lumeggiano un possibile percorso attraverso il quale la casistica possa essere ampliata e, dunque, possa anche essere possibile una comparazione che superi il singolo caso oppure solo aiuti, nella replica del modello, ad interpretarne meglio altri. Gli studi sulla ceramica d’età medievale e moderna sono nati sotto l’egida della ‘storia dell’arte’ (certo, minore…) e dell’antiquaria, perché originavano essenzialmente da un collezionismo innervato, poi, da una storiografia erudita volta al recupero delle antiche ‘glorie locali’. Negli anni ’70 del secolo scorso, quando l’archeologia stratigrafica irruppe nel sonnolento panorama italiano e si affermarono anche un interesse e un’attenzione per i contesti post-antichi, gli studi sulla ceramica medievale e moderna conobbero un insperato risveglio. I numeri delle unità stratigrafiche, che finalmente davano ai cocci un’identità anagrafica e consentivano di costruire insiemi, dunque contesti, imponevano però metodi e strumenti che fino ad allora erano stati ai margini della ricerca ceramologica italiana. Le quantità, dunque, diventavano determinanti, perché attraverso di esse si potevano interpretare meglio i contesti e, soprattutto, compararli tra di loro. Non solo, ma diventava sempre più importante tener conto di altri dati: la provenienza degli oggetti – che doveva basarsi non solo su assonanze formali e decorative, ma essere certificata, quando possibile, da analisi di laboratorio –, il contesto sociale della produzione – ricostruibile dalle fonti scritte, quando presenti, ma induttivamente percepibile anche dalle tracce lasciate sul manufatto –, il contesto sociale ed economico relativo alla circolazione, il significato culturale dell’oggetto. Quando la comparazione supera l’estemporaneità dell’assonanza formale certificata dell’expertise del provetto connaisseur, deve basarsi su dati scientifici più solidi: e così ha cominciato a fare la giovane ricerca di quegli anni che, indiscutibilmente, da essi ha preso il meglio e ha consentito di fare quel salto di qualità che ci ri-allineava alle migliori esperienze europee. Novelli positivisti, nel corso del tempo abbiamo imparato che non ci sono in assoluto ricette migliori di altre, solo metodi che si prestano più di altri a spiegare specifici processi, che si avvicinano, meglio di altri, ad una descrizione più fedele ed oggettiva del reale. Peraltro, malata molto spesso del suo narcissico solipsismo, in tutti questi anni la comunità scientifica non è sempre riuscita a darsi regole unitarie, protocolli condivisi e universalmente praticati e, ancora oggi, navighiamo in una babele di linguaggi e di proposte operative, talvolta molto diverse tra di loro. A conti fatti, può non essere un male, perché ci insegna – questa volta in piena sintonia con la post modernità – che non ci sono valori assoluti, ma relazionali e forse anche i nostri metodi, certo tarati su un’indiscutibile scientificità, vanno sperimentati e vagliati caso per caso e scelti in base non solo ad un loro presunto valore assoluto, ma ad una maggiore performatività specifica. Così, non deve sorprenderci che anche in questo volume gli autori prendano strade differenti, propongano soluzioni diverse quando, da lettori magari poco accorti, ci saremmo aspettati un consenso unanime su un mainstream teorico e metodologico. Ci insegna, tutto questo, che la ricerca è, nel migliore dei casi, un processo che cambia di continuo: dobbiamo solo preoccuparci quando, intorno a noi, avvertiamo ripetitività e automatismo. Venezia, 30/11/2024
– 14 – no resulta aplicable a todos los fragmentos, se trata de una metodología restrictiva que al inicio necesita piezas muy concretas que puedan ser reproducidas en modelos tridimensionales. En definitiva, todos los sistemas de cuantificación presentan ventajas, así como inconvenientes que pueden conducir a graves alteraciones en las cuantificaciones presentadas. En muchas ocasiones, la solución adoptada pasa por realizar un estudio cuantitativo combinado que integre varias de las técnicas señaladas (Busto Zapico, 2024; Escribano Ruiz 2017). 4. Trabajos desarrollados desde el Grupo “Producción, Intercambio y Materialidad” En el último lustro el Grupo de Investigación “Producción, Intercambio y Materialidad” (PRINMA HUM-1035) está desarrollando toda una serie de trabajos y proyectos que tienen que enfrentarse al estudio de miles de fragmentos cerámicos de contextos medievales y modernos lo que ha hecho necesaria la creación, uso y gestión de diferentes bases de datos para la cuantificación cerámica. La gestión de toda esa cantidad de fragmentos ha puesto sobre la mesa la necesidad de crear una serie de variables y metodologías correctoras que permitan cuantificar de la forma más veloz, sin perder información. Para ello, la variable del peso de los individuos ha comenzado a adquirir protagonismo, junto con el uso de estadística básica y la incorporación de herramientas de las Humanidades digitales. En las excavaciones arqueológicas que venimos desarrollando, en lo referente a la cuantificación cerámica, hemos recogido datos suficientes que nos permiten cuantificar con cualquiera de los métodos señalados. Pero, además, estamos trabajando en el desarrollo de una cuantificación sistemática a través del peso y la creación de prototipos (figg. 1-3). Los lotes cerámicos a los que nos enfrentamos en estos momentos se corresponden con piezas elaboradas los últimos siglos de la Edad Media y los inicios de la Edad Moderna con un grado de estandarización en la producción alto o muy alto (Busto Zapico 2020; Busto Zapico, García Porras 2022). Esto nos hace presuponer que las piezas de la misma serie y tipología tendrán unos pesos muy similares. Por ello, podemos utilizar el peso como variable cuantificadora, teniendo en cuenta además todos los tipos de fragmentos, tanto bordes, bases, cuerpos y demás formas. Nuestra hipótesis es que a través de la creación de una colección de piezas de referencia de contextos arqueológicos completas o reconstruidas mediante el EVE 2.0 o modelado 3D podemos conocer el peso total de un individuo. A esta pieza la llamaremos “prototipo”. Una vez realizado el prototipado, es decir, una vez conocido el peso de una serie o tipología estandarizada, al relacionar nuestro fragmento objeto de estudio con dicho prototipo y pesarlo seremos capaces de inferir el porcentaje de pieza que tenemos. Las piezas de la colección de referencia o prototipado están definidas métricamente. Se está utilizando la media aritmética de cada una de las variables tomadas, por lo tanto, nos acercamos al concepto de “prototipo” cerámico, es decir, a ese objeto no real que representa el ideal de la pieza. En definitiva, reseñamos los datos métricos no de un ejemplar destacado, sino de todos los fragmentos asimilados a una determinada tipología. En nuestro caso, a la hora de realizar el estudio de un lote cerámico, para poder aplicar la variable del peso de forma lógica y eficaz deberemos realizar un estudio de las series y de las tipologías cerámicas, tratando de reconstruir los recipientes. A la hora de hacer nuestra clasificación, hemos de intentar tomar las características generales de las piezas, es decir, aquellas que representan la norma. Así podremos observar las tendencias generales y comprender el conjunto cerámico estudiado. Cuanto más conozcamos la cerámica que tenemos que clasificar y estudiar, mayores serán las posibilidades de acierto en nuestra clasificación tipológica. Lo que recomendamos, en este caso, es crear las tipologías conforme a un conjunto de atributos específicos derivados de factores morfométricos, para poder cuantificarla. Es importante que todos los fragmentos sean pesados y que los perfiles completos se dibujen, puesto que en torno a ellos se han de crear las diferentes tipologías. Nuestra finalidad será crear una colección cerámica que nos permita conectar el mayor número de fragmentos con los diferentes prototipos que en ella se encuentren. En esta fase podemos apoyarnos en la creación de bases de datos u hojas de cálculo, para poder llevar a cabo todo este proceso. Esto nos permitirá tener acceso a toda la información de manera inmediata y trabajar con la totalidad del material procedente de diferentes intervenciones o yacimientos arqueológicos. Una vez que hemos tomado todos los datos necesarios, podremos relacionar nuestro fragmento con nuestros “prototipos” en 3D. Creemos que la variable del peso debe ser incorporada y aplicada a un estudio cerámico cuando resulte de utilidad para alcanzar los objetivos planteados en la investigación y cuando el repertorio cerámico se muestre adecuado para ponerlo en marcha. Como todo sistema de análisis cuantitativo, también tiene una serie de limitaciones. Se trata de una metodología restrictiva que necesita de la elaboración de prototipos generales con los que poder relacionar fragmentos. Solo es aplicable a cerámicas con un alto índice de estandarización. Del mismo modo, si podemos agrupar los fragmentos en torno a los prototipos, con la obtención del peso del tipo, podríamos trabajar con casi todo el material, disminuyendo las restricciones iniciales. Los datos que nos proporciona la comparación con los prototipos son de carácter aproximativo. Al trabajar con el peso y con estas comparativas obtenemos una serie de mejoras sobre la cuantificación. La principal y básica es que no solo tomamos fragmentos diagnósticos como el borde o la base como representantes de toda la vasija, sino que hallamos porcentajes de fragmentos con respecto a la totalidad de las piezas. A través del peso y las comparativas con los prototipos podemos asignar a cada uno de los fragmentos un valor porcentual con respecto a una totalidad, indepen-
– 15 – fig. 1 – Prototipado de piezas cerámicas modernas: alcancía, bacín, bote, cazuelas y cuencos. Pueden verse todas las variables cuantitativas tomadas y el peso total de los prototipos.
– 16 – fig. 2 – Prototipado de piezas cerámicas medievales y modernas: cuencos, escudilla, ollas, lebrillos y plato. Pueden verse todas las variables cuantitativas tomadas y el peso total de los prototipos.
– 17 – dientemente de otros factores o variables que puedan alterar esta medida. Conseguimos por tanto relacionar esas unidades de análisis (o fragmentos cerámicos) con un artefacto básico o recipiente cerámico. El uso de un valor porcentual es un procedimiento necesario que permite poner en marcha métodos cuantitativos más sofisticados. Se puede estimar de una manera más precisa el número de piezas involucradas o utilizadas en determinado contexto y llegar a alcanzar una mayor comprensión, tanto del lote como de la sociedad que lo generó. Además, el peso es un método de cuantificación que permite esquivar los problemas de distorsión derivados de otras metodologías cuantitativas. Desde el punto de vista cuantitativo el sistema que proponemos es una medida capaz de obtener datos acerca de las proporciones de determinado tipo dentro de un conjunto y permite comparar las proporciones que obtengamos entre éste y otros grupos. Además, no se ve afectado por el grado de fracturación ni por la proporción de vasija completa, lo que nos otorga una cuantificación más precisa y acorde con la realidad contextual. Debemos señalar, que más allá de su uso cuantitativo ya hemos puesto en marcha y creado diferentes colecciones de modelos 3D de cerámica medieval y moderna que son accesibles, reutilizables y descargables de manera gratuita (Busto Zapico et Alii 2023a; Busto Zapico et Alii 2023b). Queremos resaltar la importancia del modelado 3D, técnica ampliamente utilizada en el ámbito del patrimonio, con una dilatada gama de aplicaciones como son la documentación, la conservación, la restauración o la visualización. La elaboración de modelos 3D de cerámica arqueológica ya se realiza desde hace varias décadas no solo como mera representación, sino como medio comparativo y clasificatorio. Por otro lado, la utilización del 3D como fuente para la cuantificación cerámica es una novedad, que viene a unirse a sus múltiples funciones. fig. 3 – Prototipado de piezas cerámicas modernas: platos y macetas. Pueden verse todas las variables cuantitativas tomadas y el peso total de los prototipos.
– 18 – 5. Discusión y conclusiones La estimación de las proporciones relativas está seriamente afectada por la proporción del yacimiento que ha sido excavada. A menos que todo el yacimiento haya sido excavado, las cerámicas que se rompen en muchos fragmentos estarán representadas relativamente más que aquellas que se hayan roto en pocos. Pero… ¿Por qué contar los fragmentos? Una cuantificación de la cerámica es necesaria puesto que este material se ha convertido en una fuente casi inagotable de información. Aunque en los estudios actuales se esté derivando hacia caminos muy diferentes, parece claro que la cerámica nos otorga grandes evidencias sobre datación, comercio, función y estatus. No podemos olvidar que enfrentarnos al estudio de un lote cerámico es difícil, dado que la relación que existe entre la cultura material cerámica del contexto arqueológico y la del contexto sistémico es compleja. Por mucho que utilicemos la cuantificación, ésta siempre se encontrará limitada por una serie de problemas teóricos (Abelleira Durán 2014; Cerrillo Martín, Fernández Corrales 1989). Aun así, creemos que la cuantificación se muestra como una técnica necesaria y útil, porque puede ayudarnos a comprender estas complejas relaciones y ser clave en el conocimiento de nuestro contexto arqueológico (Rísquez Cuenca et Alii 2010). 6. Agradecimientos Esta publicación es parte del Proyecto PID2022140442NA-I00 (CEGRAM) financiado por MCIN/ AEI /10.13039/501100011033 y «FEDER Una manera de hacer Europa». Este resultado forma parte del Proyecto C-HUM-222-UGR23 (ALDESAL) cofinanciado por el Programa Operativo FEDER 2014-2020 y por la Consejería de Economía, Conocimiento, Empresas y Universidad de la Junta de Andalucía. Esta publicación es parte de la Ayuda IJC2020-046135-I financiada por MCIN/AEI /10.13039/501100011033 y por la Unión Europea NextGenerationEU/PRTR. Bibliografía Abelleira Durán M. 2014, Origen, utilidad y límites teóricos de la cuantificación cerámica. Un aporte a la arqueología social latinoamericana, in «@rqueología y Territorio», 11, pp. 153169. Adroher Auroux A.M., Carreras Monfort C., Almeida R.D., Fernández Fernández A., Molina Vidal J., Viegas C. 2016, Registro para la cuantificación de cerámica arqueológica: estado de la cuestión y una nueva propuesta. Protocolo de Sevilla (PRCS/14), in «Zephyrus», LXXVIII, pp. 87-110. Amorós V. 2013, Tendencias tecnológicas de la cerámica altomedieval del Tolmo de Minateda, in «Mansio», 1, pp. 7-25. Arcelin P., Tuffreau-Libre M. 1998, La quantification des céramiques: conditions et protocole, Glux-en-Glenne. Busto Zapico M. 2015, Sobre el uso de herramientas informáticas para la cuantificación cerámica: el EVE 2.0, in «SÉMATA, Ciencias Sociais e Humanidades», 27, pp. 199-219. 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Doi: https://doi.org/10.1007/s10761-021-00619-2 Busto Zapico M., Lara Piñera F., Maldonado Ruiz A. 2023b, Fajalauza-Hd. Research, conservation, and dissemination of Post-Medieval Ceramics. Through archaeology and the Digital Humanities, in «Atti del Convegno Internazionale della Ceramica», LIV-LV, pp. 189-199. Buxeda i Garrigós J., Madrid i Fernández M. 2016, Designing Rigorous Research: Integrating Science and Archaeology, in Hunt A.M.W. (a cura di), The Oxford Handbook of Archaeological Ceramic Analysis, Oxford, pp. 19-47. Cerrillo Martín de Cáceres E., Fernández Corrales J. M. 1989, Metodología y técnicas cuantitativas en Arqueología, in «Norba. Revista de geografía», 8-9, pp. 195-206. Doran J. E., Hodson F. R. 1975, Mathematics and Computers in Archaeology, Edinburgh. Egloff B. J. 1973, A method for counting ceramic rim sherds, in «American Antiquity», pp. 351-353. Escribano Ruiz S. 2017, Estrategias cuantitativas para el estudio de cerámica arqueológica. 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“Storie (di) Ceramiche” è una giornata di studi dedicata alla memoria di Graziella Berti, studiosa di ceramica e figura importante per gli studi storici sulla Pisa medievale e moderna, venuta a mancare l’11 Giugno del 2013. Questa occasione, giunta alla sua decima edizione, vuole ricordarla nella maniera che lei stessa avrebbe apprezzato di più: attraverso i temi a lei cari, l’innovazione della ricerca e le nuove generazioni di studiosi. La decima edizione, svoltasi a 10 anni dalla scomparsa della studiosa il 10 Giugno 2023 presso la Domus Mazziniana di Pisa, e trasmessa in diretta streaming su Facebook e YouTube, è stata dedicata a “Classificare la ceramica” di età medievale e moderna. La classificazione è, infatti, alla base degli studi sui reperti archeologici e, per ciò che attiene la ceramica, presenta una lunga tradizione di analisi legate alla necessità non solo di catalogare gli oggetti rinvenuti negli scavi, ma anche di rispondere a numerosi interrogativi di tipo cronologico, produttivo, commerciale, sociale. Sebbene le basi dei metodi di classificazione siano sempre le stesse, le tecniche si sono nel tempo evolute per poter affinare le indagini, velocizzare il lavoro degli archeologi e confrontare e gestire un numero sempre maggiore di dati. I contributi raccolti in questo volume, quindi, si concentrano sulla classificazione della ceramica medievale e moderna, sull’applicazione dei metodi statistici in questo settore, sugli avanzamenti legati all’utilizzo di strumenti informatici, sui risultati al fine di ricavare dati utili a definire al meglio la datazione, le tecniche di produzione, le trasmissioni tecnologiche, la circolazione, l’impatto sociale ed economico, gli usi e i costumi. € 34,00 ISBN 978-88-9285-323-2 e-ISBN 978-88-9285-324-9 MONOATTI-72 All’Insegna del Giglio STORIE [DI] CERAMICHE 10 Storie [di] Ceramiche 10 – Classificare la ceramica – A cura di Marcella Giorgio