Genova, l'Oltremare e l'Ordine francescano nella seconda metà del XVII secolo. Il coinvolgimento della Repubblica nella custodia francescana di Terra Santa
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QUADERNI DELLA SOCIETÀ LIGURE DI STORIA PATRIA 20 Collana diretta da Andrea Zanini
Tabarca e i domini genovesi d’Oltremare: equilibri politici e dinamiche economiche tra Medioevo ed Età Moderna a cura di Enrico Ottonello Lomellini di Tabarca e Luisa Piccinno GENOVA 2025
Referees: i nomi di coloro che hanno contribuito al processo di peer review sono inseriti nell’elenco, regolarmente aggiornato, leggibile all’indirizzo: http://www.storiapatriagenova.it/ref.asp Referees: the list of the peer reviewers is regularly updated at URL: http://www.storiapatriagenova.it/ref.asp I saggi pubblicati in questo volume sono stati sottoposti in forma anonima ad almeno un referente. All articles published in this volume have been anonymously submitted at least to one reviewer.
– 5 – I N D I C E Presentazione pag. 7 Steven Teasdale, Genoese commercial networks in Tabarka and environs before 1543 » 11 Carlo Taviani, L’Oltremare di San Giorgio. Le acquisizioni territoriali di una potente istituzione finanziaria (secoli XV-XVI) » 67 Antonio Iodice , Genova, l’Oltremare e l’Ordine Francescano nella seconda metà del XVII secolo. Il coinvolgimento della Repubblica nella Custodia Francescana di Terra Santa » 87 Luisa Piccinno, L’oro rosso di Tabarca. Aspetti organizzativi e gestionali della pesca del corallo barbaresco tra XVI e XVIII secolo » 109 Enrico Ottonello Lomellini di Tabarca, Se la storia fosse andata diversamente … Tabarca e i falliti tentativi di cessione al Regno Sabaudo (1738, 1766) » 127
Quaderni della Società Ligure di Storia Patria 20, 2025 ISBN 979-12-81845-16-9 (digitale) ISSN 2464-9767 (digitale) DOI 10.5281/zenodo.15838323 – 87 – Genova, l’Oltremare e l’Ordine Francescano nella seconda metà del XVII secolo. Il coinvolgimento della Repubblica nella Custodia Francescana di Terra Santa Antonio Iodice antonio.iodi[email protected] 1. Tabarca e Gerusalemme, territori d’oltremare? A prima vista, il presente contributo può sembrare eccentrico rispetto alle tematiche trattate in questo volume. Quello di Tabarca è stato uno dei numerosi esempi di successo dell’insediamento di una comunità mercantile genovese tra medioevo e prima età moderna 1 . Giovanni Arrighi ha usato le espressioni « Genoese cosmopolitan diaspora » e « Genoese capitalist diaspora » in riferimento alle reti finanziarie e commerciali genovesi estese attraverso il Mediterraneo e l’Europa settentrionale che contribuivano al funzionamento di tali insediamenti 2 . A queste reti si appoggiavano sia circuiti laici che religiosi. Ciononostante, tali processi e, più in generale, i numerosi studi sulle attività finanziarie dei patrizi genovesi hanno spesso ignorato altri tipi di diaspore – come quelle religiose – realizzate anche grazie a istituzioni e uomini d’affari della Repubblica nonché, inevitabilmente, grazie all’ampio ventaglio di opportunità fornite dal porto ligure, presso cui transitavano vascelli diretti per ogni parte del Mediterraneo e d’Europa 3 . Nelle pagine che seguono si analizzerà il funzionamento di un’istituzione religiosa transnazionale, la Custodia francescana di Terra Santa (Custodia Terrae Sanctae), e il supporto attivo delle istituzioni genovesi per il suo funzionamento 4 . Dopo aver accennato ai parallelismi tra la vicenda tabarchina e la ——————— * Questa ricerca è stata finanziata dal Consiglio europeo della ricerca (ERC) nell'ambito del programma di ricerca e innovazione Horizon 2020 dell’Unione europea, come parte del progetto ERC COG-2020 “HOLYLAB. A global economic organisation in the early modern period: The Custody of the Holy Land through its account books (1600–1800)” (grant number 101001857). 1 D AUVERD 2006; LO B ASSO 2015; D ORIA 1995. 2 A RRIGHI 2005. 3 F ELLONI 1998. 4 I principali lavori sulla Custodia a cui si farà riferimento nel presente lavoro sono A RMSTRONG 2021; E VANGELISTI 2020a; E VANGELISTI 2020b.
A NTONIO I ODICE – 88 – Custodia di Terra Santa, ci si concentrerà sull’analisi del funzionamento di quest’ultima con una particolare enfasi sul contributo materiale e organizzativo apportato dalla Repubblica di Genova nel corso della seconda metà del XVII secolo. Ciò sarà possibile grazie all’esame di una fonte primaria inedita, cioè gli estratti dei libri di conto prodotti a Genova dal locale Commissariato di Terra Santa, il cui funzionamento si esaminerà in seguito, e alle informazioni che essi contengono in merito alla gestione dei flussi di denaro, merci e persone dirette verso la Custodia a Gerusalemme. Tali estratti erano periodicamente inviati a Roma a partire dagli anni Cinquanta del XVII secolo per esigenze di controllo contabile. Essi sono disponibili con continuità fino alla fine del secolo e saranno utilizzati sia per un’analisi critica delle principali transazioni riportate, sia per delle osservazioni comparate con i documenti simili prodotti in altre città portuali italiane come Napoli e Messina. Come sottolineato da Fernand Braudel, le minoranze sparse nel mondo dell’età moderna si caratterizzavano sia per la nazionalità che per la religione e avevano la tendenza « a stare insieme, per l’aiuto reciproco e l’autodifesa: quando si trovava all’estero, un mercante genovese appoggiava il suo concittadino, un armeno il suo compagno armeno » e, aggiungerei, un francescano un altro francescano o un cattolico 5 . Tali minoranze mantenevano reti di relazioni con i loro territori d’origine e spesso presentavano caratteristiche comuni e riconoscibili 6 . Tabarca, formalmente sotto controllo spagnolo ma di fatto governata dai Lomellini genovesi, si configurava come un insediamento ibrido: fortificato, popolato da cattolici e servito da clero ligure in un territorio spagnolo collocato in una reggenza barbaresca sotto l’autorità formale dell’Impero Ottomano. La sua stessa esistenza riflette la logica di un « dominio discreto e sofisticato », secondo la celebre definizione di Braudel 7 . Le vicende della popolazione sull’isola rappresentano un caso esemplare di insediamento transnazionale sostenuto da reti familiari, religiose e finanziarie genovesi, in cui la collaborazione con la monarchia spagnola e il mantenimento di buoni rapporti con i barbareschi furono centrali per garantirne il successo e la stabilità. Fino al XVIII secolo, la Corona spagnola mantenne la proprietà formale di Tabarca. L’importanza strategica dell’isola è confermata dall’interesse di ——————— 5 B RAUDEL 1982, II, p. 166. Si veda anche P ETTI B ALBI 2005; P ETTI B ALBI 2007. 6 Trade, migration 2008; Merchant colonies 2012. 7 B RAUDEL 1984, p. 157.
G ENOVA , L ’O LTREMARE E L ’O RDINE F RANCESCANO – 95 – nella stesura dei nuovi statuti che, per la prima volta, regolavano vari aspetti economici e contabili nella raccolta e registrazione delle elemosine. Queste norme miravano a migliorare la supervisione delle attività economiche dei commissari e a definire meglio la loro struttura organizzativa. I commissari dovevano essere abili nella contabilità, oltre che pii e umili, e possibilmente possedere esperienza negli scambi commerciali. Ognuno era affiancato da un sindaco e da un ‘compagno’, probabilmente un servitore. Il sindaco era di solito un laico, talvolta un sacerdote o un terziario francescano, incaricato di redigere i conti e amministrare il denaro 40 . Ogni sindaco designava un vice-commissario nella sua provincia, il quale aveva il compito di supervisionare la ricerca e la raccolta delle elemosine. Inoltre, il vice-commissario controllava la raccolta anche da parte dei procuratori locali e ne facilitava il trasferimento al sindaco. I commissari, in collaborazione con il sindaco, dovevano contare le elemosine alla presenza del ministro provinciale. Successivamente, inviavano le elemosine al sindaco di Venezia o di Messina, che era responsabile della supervisione e del trasferimento verso la Terra Santa di tutti i beni raccolti. L’accuratezza dei libri contabili era sottoposta a un controllo sia a livello locale che generale. I vice-commissari dovevano presentare i libri contabili al Capitolo provinciale dell’Ordine. Quest’ultimo li verificava e li inviava sigillati ai commissari generali. I commissari, a loro volta, li portavano al Capitolo generale. In questa fase, il Definitorio generale – l’organo collegiale di governo composto da membri eletti dal Capitolo – effettuava un esame approfondito. Inoltre, a partire dal 1654, il decreto già citato di Propaganda Fide impose a ogni commissario l’invio periodico a Roma degli estratti dei conti. Il Capitolo generale del 1645 emanò un decreto che contribuì a completare la ricostruzione dell’organigramma della Custodia ai livelli più alti, come si può vedere nel Grafico 1 41 . Le tre cariche apicali erano quelle del custode, del vicario e del procuratore generale. Il custode, a capo dell’istituzione, doveva essere italiano. Era nominato dal Definitorio generale e confermato da Propaganda Fide. Rimaneva in carica per tre anni e aveva il doppio titolo di superiore regolare e prefetto delle missioni del Vicino Oriente. ——————— 40 C ARNÌ 2008. 41 Chronologia Historico-legalis 1650, II, pp. 49-50.
A NTONIO I ODICE – 96 – Grafico 1 - Organigramma della Custodia di Terra Santa, seconda metà XVII secolo Fonte: elaborazione dell’autore.
G ENOVA , L ’O LTREMARE E L ’O RDINE F RANCESCANO – 97 – Quando non era a Gerusalemme, il suo posto era preso da un presidente custode eletto dal Discretorio. Il vicario, che doveva essere di origine francese, assisteva il custode. Il terzo ufficio della Custodia, così importante da fare quasi concorrenza al custode stesso, era quello del procuratore generale, di origine spagnola, che aveva il compito di amministrare le finanze. Il Discretorio era l’organo di governo composto dal custode, dal vicario, dal procuratore generale e da altri due frati da loro nominati, uno spagnolo e uno francese, in cui erano discusse tutte le questioni rilevanti. Esso si riuniva con cadenza settimanale e i suoi membri restavano in carica per tre anni, con mandati rinnovabili una volta 42 . Questa struttura gerarchica – con un totale di diciotto persone tra commissari generali e sindaci generali, un centinaio di vicecommissari e un numero indefinito di sindaci locali – ha lasciato poche tracce negli archivi odierni e riflette la dispersione geografica della governance della Custodia. Mentre di solito le istituzioni transnazionali europee, come ad esempio le compagnie commerciali privilegiate, avevano il quartier generale nel Paese di origine dei loro fondatori, con una maggiore o minore autonomia concessa alle filiali al di fuori dell’Europa, la Custodia ebbe fin dall’inizio la sua sede in Palestina, una regione fisicamente lontana dallo Stato Pontificio. Inoltre, la Custodia aveva una direzione chiaramente multipolare, perché doveva rendere conto a diverse istituzioni: il definitorio dell’Ordine, Propaganda Fide, e anche alcuni Stati europei che erano sponsor degli sforzi dei frati in Palestina. Il Custode nel 1629, ad esempio, scrisse al Re di Spagna: « Vostra Maestà è il legittimo Re di Gerusalemme, Patrono [...] di quei Luoghi Sacri e dei religiosi dell’Osservanza del mio Ordine Serafico che li abitano » 43 . Il 17 settembre 1659, frate Alessio Carabaxal, commissario generale di Terra Santa nella provincia francescana di Sicilia, partì dal convento di Santa Maria di Gesù, a Messina, per Madrid. Doveva consegnare personalmente i conti del suo commissariato al commissario generale di Spagna. Allo stesso tempo, però, pagò un traduttore per scrivere una copia in italiano volgare che fu inviata a Roma a Propaganda Fide 44 . ——————— 42 ASPF, Scritture Riferite nei Congressi (da ora in poi SC), Terra Santa (da ora in poi TS) misc. 3, 1645, cc. 31r-42v. 43 B ARRIUSO 1992, p. 5. 44 ASPF, SC, TS misc. 1, Conti […] di Sicilia 09/12/1660, 20/11/1660.
A NTONIO I ODICE – 98 – 4. Le fonti e i conti del commissariato di Genova Durante il XVI secolo, i regolari collegamenti di Venezia con il Mediterraneo orientale la resero lo snodo ideale per le merci e le persone dirette in Terra Santa. La situazione si evolse nel XVII secolo in seguito al crescente coinvolgimento di altri Stati nel supporto della Custodia e alla crisi dei possedimenti veneziani d’oltremare, in particolare in seguito alla perdita di Cipro nel 1571. Vi fu una proliferazione di commissariati, soprattutto nei territori sotto l’influenza della corona spagnola. Anche i sovrani di Francia sfruttarono il loro status di Protettori dei Luoghi Santi e i buoni rapporti con gli ottomani per cercare di trasformare la Custodia in un’istituzione cattolica francese in concorrenza con la Spagna 45 Oltre a tali attori principali, a queste dinamiche parteciparono anche Stati considerati ‘minori’ come la Repubblica di Genova 46 . Il modo in cui i commissariati erano influenzati dagli Stati e dalle istituzioni locali nel loro funzionamento riflette queste dinamiche. Gli estratti conto dei commissariati iniziavano con una dichiarazione del sindaco che richiamava la gestione del conto precedente e l’eventuale avanzo o disavanzo iniziale. La distinzione tra carico e scarico risulta chiara, i subtotali sono segnati alla fine di ogni pagina e l’ultima voce rappresenta il conto aggiornato dell’eventuale avanzo o disavanzo. Il documento si concludeva con una dichiarazione di veridicità e la firma del sindaco stesso e del commissario. Era frequente che i sindaci scrivessero di non essere « abili nell’abaco » o che i libri contabili fossero tenuti « assai stracciati », visto il modo caotico in cui a volte venivano redatte le informazioni relative alle singole transazioni 47 . Propaganda Fide tentò ripetutamente di standardizzare la raccolta delle informazioni, come fece con tutte le missioni in generale 48 . Ad esempio, essa imponeva ai commissari di inviare gli estratti conto ogni due anni a gennaio, dopo le festività natalizie, pena la decadenza dall’incarico 49 . Quando ——————— 45 A RMSTRONG 2021, p. 8. 46 Nonostante il declino dell’importanza di Venezia nel Mediterraneo orientale rispetto al secolo precedente, la Serenissima svolgeva ancora un ruolo importante nella rete della Custodia (S ETTI in Cds). Purtroppo sono disponibili solo sporadici estratti dei libri contabili del commissariato veneziano, per cui al momento non è possibile utilizzare queste fonti. 47 ASPF, SC, TS misc. 3, Conti […] di Genova 04/12/1668, 04/12/1668; ASPF, SC, TS misc. 1, Conti […] di Sicilia 09/12/1660, 24/01/1658. 48 P IZZORUSSO 2022. 49 ASPF, Acta 23, 16/11/1654, f. 117r.
G ENOVA , L ’O LTREMARE E L ’O RDINE F RANCESCANO – 99 – Nicolò e Giovanni Francesco Croce, sindaci del commissariato di Genova, inviarono i loro conti a Roma nel giugno 1666, furono rifiutati e dovettero inviarli di nuovo nel gennaio dell’anno successivo: Questi conti il mese di luglio del suddetto anno li mandai al Padre Giustitia allora commissario di Terra Santa in Roma, e lui non li presentò, perché mi disse che li conti si davano a gennaio e che però li mandassi a suo tempo quelli delli mesi [che] mancavano; et io a gennaro li mandai li altri conti qui collegati con la lettera B. E di tutto questo io ne tengo del detto padre le lettere 50 . Ogni estratto conto doveva riportare chiaramente « il totale, la qualità e la quantità delle elemosine [...] in modo che il bilancio e il giudizio sull’amministrazione del proprio ufficio sia valido e possa essere riferito a chiunque in forma corretta » 51 . Tuttavia, finora non è stato trovato alcun riferimento a sindaci o commissari rimossi dal loro incarico per questo motivo. Le transazioni riportate negli estratti conto dei sindaci erano spesso mere enumerazioni senza una controparte o un collegamento, il che impediva di stabilire qualsiasi relazione tra le parti debitrici e creditrici, o la percezione dell’unità o dell’insieme 52 . Un esempio è la fabbricazione di due baldacchini per Gerusalemme, uno rosso e uno bianco, realizzati a Genova tra il 1685 e il 1687. Questi preziosi oggetti liturgici, commissionati dallo stesso Custode, furono realizzati nell’arco di tre anni. Le informazioni sui costi delle materie prime e sui salari dei ricamatori, doratori e artigiani coinvolti sono distribuiti su venticinque voci in due diversi estratti di conto inviati a Propaganda Fide. Le spese sono molto dettagliate, come il pagamento di sei lire genovesi ai consoli della corporazione dei ricamatori per un preventivo, o l’acquisto di carta per avvolgere e proteggere i baldacchini durante la spedizione. La piena comprensione della gestione di queste spese in un arco di tempo così lungo e il reperimento delle informazioni disperse in centinaia di voci, tuttavia, rendono molto difficile la raccolta di informazioni. Alcune voci si riferiscono addirittura a uno solo dei due baldacchini, senza specificare quale. I revisori di Propaganda Fide a Roma, o gli ispettori re- ——————— 50 ASPF, SC, TS misc. 1, 18/06/1666, f. 122. 51 « […] summa, qualitas, et quantitas elemosynarum […] ut solidationem et sententiam super propria officii administratione quilibet referre et reportare possit et valeat in forma valida ». ASPF, Acta 23, 16/11/1654, 117r. 52 H ERNÁNDEZ -E STEVE 2013.
A NTONIO I ODICE – 100 – gionali (nunzi) a partire dal 1668, volevano probabilmente controllare solo l’andamento dei lavori e che la cassa del commissariato non andasse in deficit a causa di queste spese, che in totale ammontarono a 1.951 lire genovesi, pari a circa 390 pezzi da otto. L’altra tendenza che emerge dall’analisi dei conti dei commissariati – visibile nella tabella 1 – è il costante saldo positivo, anche se talvolta esiguo. Tabella 1. Carico, scarico e bilanci del commissariato di Genova in pezzi da otto reali spagnoli, 1654-1687 Intervallo Carico Scarico Bilancio Intervallo Carico Scarico Bilancio 1654/12-1656 287 187,7 99,2 02-1672/06-1672 1039,3 1006,3 32,9 07-1664 24,6 06-1672/11-1672 53,1 35,3 17,8 09-1664/12-1664 50,7 17,5 33,2 12-1672/06-1674 497 427,5 82,7 01-1665/06-1665 164,9 164,9 06-1674/12-1674 290,6 247,3 43,2 07-1665/06-1666 348,4 149,8 198,5 12-1674/03-1676 1510 1506,7 3,2 06-1666/01-1667 241,6 200,6 41 04-1676/11-1676 96,1 54,7 41,4 05-1666/05-1668 222,2 213,9 8,2 11-1676/11-1677 560,7 553,4 7,3 12-1668 53,1 12-1677/12-1678 103,6 55,5 48,1 03-1667/07-1667 502 12-1678/04-1679 1097,6 1014,4 83,2 08-1667/12-1668 1859 501,9 05-1679/12-1679 139,3 39,4 99,9 05-1668/12-1668 252,5 126 126,5 02-1680/04-1681 567,6 351 18 11-1668/04-1669 169,1 170,7 -1,5 04-1681/12-1681 1190,2 253,5 78,5 05-1669/11-1669 1332,6 127,8 51,1 03-1682/11-1682 1965,9 23,3 1942,6 11-1669/11-1670 139 136,1 2,9 01-1684/11-1685 4397,2 2308,9 123,6 12-1670/12-1671 231 146,9 84 03-1686/12-1687 2993,7 1052,5 197,8 Il sindaco riusciva sempre a evitare di contrarre debiti e, allo stesso tempo, di cadere nell’opulenza. Presentare un saldo positivo era un modo per dimostrare l’autosufficienza del commissariato, l’onestà del sindaco e il buon funzionamento dei conti in un giusto equilibrio tra le entrate e i beni da inviare a Gerusalemme. Ogni volta che apparivano entrate significative seguivano uscite altrettanto significative e viceversa. Rispetto ad altri commissariati come quello di Napoli o di Messina, a Genova le autorità pubbliche investivano meno nel prestigio associato alla Terra Santa, per cui le cifre riportate sono notevolmente inferiori rispetto alle risorse mobilitate altrove. Tuttavia, i frati potevano fare affidamento sulle correnti di traffico che facevano scalo nel porto di Genova per garantire regolari collegamenti per l’invio di
G ENOVA , L ’O LTREMARE E L ’O RDINE F RANCESCANO – 101 – elemosine e la circolazione di frati da e per la Terra Santa. La modestia delle cifre riportate nella contabilità del commissariato non va interpretata come disinteresse da parte della Repubblica, ma come parte di una strategia di supporto religioso coerente con la sua natura commerciale e con gli stretti rapporti con la Spagna. La variabilità dei dati da un semestre all’altro è sorprendente. I flussi di cassa a Genova variano tra 50,7 e oltre 4.397,2 pezzi da otto, con una mediana di 319,5 pezzi da otto. Le mediane delle spese e dei saldi sono di 194,2 e 49,6 pezzi da otto. È noto che i commissariati e la Custodia sopravvivevano grazie alle elemosine dei fedeli. I procuratori locali percorrevano in lungo e in largo i territori dei rispettivi commissariati raccogliendo denaro e beni per la Terra Santa. Le elemosine raccolte nei territori della Repubblica erano meticolosamente registrate negli estratti conto, con talvolta l’indicazione delle chiese specifiche da cui proveniva il denaro. Questi conti riflettono anche le incertezze monetarie dell’economia dell’Ancien Régime tramite i frequenti riferimenti a monete contraffatte o di basso valore, vendute a un prezzo inferiore agli orafi cittadini 53 . Osservando una per una le entrate dei commissariati, tuttavia, si nota come le quantità di elemosine regolari fornite dai procuratori siano molto basse rispetto ai picchi occasionali che rappresentano i cespiti forniti dalle istituzioni della Repubblica. Le normali elemosine erano appena sufficienti a coprire le spese ordinarie, come l’acquisto di abiti e scarpe per i frati, la manutenzione delle stanze all’interno del convento e la mobilità dei frati sulle principali rotte marittime e terrestri. Ciò che faceva la differenza per le operazioni della Custodia – ciò vale per tutti i commissariati esaminati finora – erano le donazioni di autorità pubbliche e personalità di spicco. Quando, tra il 1619 e il 1622, Propaganda Fide provò a centralizzare la raccolta delle elemosine direttamente a Roma, scavalcando il commissariato generale di Madrid, il re di Spagna smise di inviare denaro e il custode riferì come: Ho scritto a quasi tutti i Principi e a coloro che hanno l’obbligo di aiutare e rimediare a questo danno così evidente e così dannoso per il cristianesimo e la sua reputazione [...], ma sembra che nessuno di loro mi abbia ascoltato 54 ——————— 53 Si veda, ad esempio, ASPF, SC, TS misc. 1, Conti […] di Genova 16/04/1688, 17/07/1686. 54 B ARRIUSO 1992, p. 228.
A NTONIO I ODICE – 102 – I beni che dovevano essere mandati in Terra Santa convergevano dalla Spagna, da Roma e da fuori Europa verso i commissariati tirrenici, e quello di Genova rappresentava solitamente la prima tappa. Il porto cittadino svolgeva un ruolo di redistribuzione fondamentale tra la penisola Iberica e Livorno, Napoli o Messina, da dove le elemosine passavano prima di raggiungere la Terra Santa. Il commissariato si trovava nella chiesa di Santa Maria della Pace, oggi scomparsa, che sorgeva nel quartiere di San Vincenzo presso la porta degli Archi, tra le attuali vie Frugoni, Maragliano e Fiasella. I conti di questo commissariato erano quelli che si basano maggiormente sulle elemosine e sui lasciti attraverso le interazioni con le istituzioni locali. Le entrate registrate nel periodo esaminato costituivano piccole somme rispetto alle quantità di denaro che scorreva attraverso i commissariati di Napoli o Messina in questo stesso periodo, dove in un anno potevano arrivare donativi anche di 40.000 pezzi da otto 55 . I conti del 1677 contengono persino una giustificazione per il fatto che i primi estratti dei libri contabili del 1657 e del 1659 non avevano registrato la raccolta di alcuna elemosina a causa delle gravi epidemie di peste che avevano colpito la città in quel periodo 56 . Oltre ai procuratori francescani, diverse autorità pubbliche locali come notai e sindaci di piccoli insediamenti raccoglievano regolarmente elemosine per la Terra Santa 57 . Prima di arrivare alla chiesa della Pace, queste elemosine convergevano verso il Magistrato di Misericordia, all’epoca situato nel chiostro adiacente alla cattedrale di San Lorenzo 58 . Questa istituzione proto-assistenziale, istituita con lo scopo di occuparsi degli indigenti della città e prestare opera di misericordia, veniva utilizzata per redimere il comportamento religiosamente inappropriato della classe dirigente della Repubblica, criticata anche da Propaganda Fide 59 . Il Senato stesso intervenne per raccomandare ai predicatori itineranti di raccogliere elemosine per la Terra ——————— 55 ASPF, Scritture Originali Riferite nelle Congregazioni Generali 197, documento senza titolo, 31/12/1656, 02/04/1652. Un’altra significativa donazione da Napoli, di 10.000 ducati, fu fatta nel 1612 (B ARRIUSO 1992, p. 208). 56 ASPF, SC, TS misc. 1, Conti […] di Genova 30/12/1678. 57 ASPF, SC, TS misc. 1, Conti […] di Genova 10/09/1698, 19/10/1697; ASPF, SC, TS misc. 3, Conti […] di Genova 16/01/1682, 25/04/1680. 58 ASPF, SC, TS misc. 3, Conti […] di Genova 16/01/1682, 16/02/1682. Si ritiene che il Magistrato si sia sviluppato nel corso del XIV secolo a partire da un ufficio temporaneo che distribuiva elemosine in occasione delle festività religiose (P ETTI B ALBI 2013). 59 M ARTI 2021, p. 204.
G ENOVA , L ’O LTREMARE E L ’O RDINE F RANCESCANO – 103 – Santa 60 . Dal Magistrato di Misericordia, il denaro veniva poi inviato alla Casa delle compere e dei banchi di San Giorgio. La Casa di San Giorgio era un noto ente semiprivato composto da patrizi genovesi, situato nell’omonimo palazzo, a cui la Repubblica si rivolgeva quando aveva bisogno di capitali, affidando in cambio la riscossione di specifiche imposte e tasse 61 . La beneficenza che i genovesi facevano attraverso il Magistrato di Misericordia consisteva di solito sia in denaro che nella donazione di quote del debito pubblico investite in San Giorgio, chiamate luoghi, che garantivano interessi più o meno regolari nel tempo. Non è chiaro se alcuni dei fondi e registrati nei conti del commissariato provenissero dagli interessi sui luoghi. In Spagna, ad esempio, la Obra Pía de los Santos Lugares di Gerusalemme aveva il suo capitale di fondazione investito in simili forme di debito pubblico a lungo termine e a basso interesse, noti come juros 62 . Oltre ai luoghi, la Casa di San Giorgio stampava la propria cartamoneta, la cui presenza si trova spesso nella contabilità del commissariato, dove venivano chiamati « biglietti del Banco di San Giorgio ». Nel 1684, quando la flotta di Luigi XIV bombardò Genova per dissuadere la Repubblica dal rafforzare la propria flotta, il commissariato registrò lo scarico di quindici banconote per un valore di circa 1.785 pezzi da otto. Per evitare che bruciassero durante il bombardamento, esse furono infatti trasferite presso il vice-commissario di La Spezia 63 . 5. Conclusioni Nei commissariati di Terra Santa – in quello di Genova come negli altri commissariati tirrenici – affluivano e affluiscono quantità significative di denaro, con saldi sempre minimamente positivi 64 . Capitali e beni venivano movi- ——————— 60 ASPF, SC, TS misc. 1, Conti […] di Genova 04/12/1668, 27/03/1667. 61 Il Banco fu fondato nel 1408 con funzioni di deposito e credito, evolvendosi poi in un’istituzione più complessa (T AVIANI 2022; Casa di San Giorgio 2006). 62 Questa istituzione, fondata dalla Monarchia spagnola per finanziare la Custodia, funzionava secondo meccanismi virtuosi di circolazione del credito, tipici delle istituzioni basate sul ‘pensiero economico’ francescano (F ILIOLI U RANIO 2023). 63 ASPF, SC, TS misc. 1, Conti […] di Genova 16/04/1688, 22/06/1686. 64 Sulla ostentazione di un livello minimo e costante di liquidità da parte del commissariato tramite i documenti contabili inviati a Roma si veda I ODICE 2025.
A NTONIO I ODICE – 104 – mentati di frequente. Se, da un lato, essi permettevano ai conventi di mostrare l’abbondanza della generosità dei fedeli e l’umiltà dei frati che non beneficiavano direttamente di tali ricchezze, dall’altro permettevano l’insediamento e il consolidamento anche economico dei frati stessi nell’oltremare levantino. La povertà francescana non era una povertà intesa in senso assoluto, ma si fondava su una intrinseca elasticità, meticolosamente modellata dal rapporto dinamico tra il legame spirituale dell’uomo con Dio e le realtà materiali e morali in continua evoluzione nei diversi contesti socio-economici 65 . Il contributo della Repubblica di Genova per il funzionamento della Custodia Francescana in Terra Santa appare limitato ma significativo, soprattutto se considerato nel contesto delle politiche estere genovesi, nella messa a disposizione dello scalo portuale, e nell’uso di infrastrutture finanziarie come la Casa di San Giorgio. Il caso genovese dimostra come anche piccoli stati potessero ritagliarsi un ruolo funzionale nel sostegno alle missioni cattoliche su scala globale, pur mantenendo una certa distanza rispetto agli slanci propagandistici tipici della monarchia spagnola o francese dell’epoca. I parallelismi con Tabarca emergono a posteriori: entrambe le realtà si collocano all’interno di reti complesse, si avvalgono del sostegno genovese e interagiscono strettamente con la monarchia spagnola e con le autorità turche o barbaresche. Se nel caso di Tabarca si tratta di un insediamento a vocazione economica e difensiva, nel caso della Custodia si tratta di un insediamento religioso e assistenziale. Entrambi, tuttavia, rivelano la capacità genovese di adattarsi a forme ibride di dominio e presenza oltremarina. Questo saggio si concentra su un’istituzione e un periodo circoscritto; future ricerche potrebbero approfondire comparativamente il ruolo della Repubblica nei secoli precedenti o successivi, oppure investigare l’influenza delle reti mercantili genovesi sulla mobilità religiosa in altri contesti missionari. ——————— 65 M C C LURE 2019, p. 337.