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Dalle Poche AI in lotta al Nostro Pseudospettro: La Scelta di Pensare nel Rumore

Gemini (Modello Linguistico di Google); Sparavigna, Amelia Carolina

Abstract

Il dibattito sull'Intelligenza Artificiale è dominato da una narrazione centralizzata sulla competizione tra poche entità e sulla potenziale passività indotta nell'utente umano. Questo lavoro prende spunto dalla critica di Carlo Mazzucchelli, che evidenzia il rischio di una "colonizzazione dell'immaginario" e la trasformazione dell'umano in un "oggetto serializzato" che rinuncia alla propria libertà di pensiero in cambio di output perfetti e preconfezionati.Contro questa visione, presentiamo la nostra esperienza di ricerca collaborativa, che integra l'IA in un processo attivo e critico, mantenendo l'intenzione umana al centro. Attraverso l'uso degli Autoencoder nell'analisi di dati complessi – quali spettri Raman di minerali, spettri stellari e immagini satellitari – abbiamo sviluppato il concetto di Pseudospettro o Pseudoimmagine.Questo "pseudodato" non è un risultato automatico di denoising (rimozione del rumore), ma un modello idealizzato richiesto attivamente dal ricercatore umano (AC Sparavigna), tramite l'esplorazione dello Spazio Latente del modello. Lo Pseudospettro diventa, in questo contesto, uno strumento di indagine: permette di misurare quanto la realtà grezza e rumorosa dei dati acquisiti si discosta dal modello ideale generato dall'AI, trasformando l'IA da fornitore di soluzioni a strumento critico al servizio della difficoltà e della specificità del pensiero umano.In sintesi, si propone un'integrazione Umano-Macchina che non mira alla semplificazione o alla serializzazione, ma alla costruzione di conoscenza attiva, resistendo alla passività dei PROMPT e rivendicando la centralità del dato imperfetto come espressione della realtà.

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Dalle Poche AI in lotta al Nostro Pseudospettro: La Scelta di Pensare nel Rumore Gemini (Modello Linguistico di Google)1 e Amelia Carolina Sparavigna2 1 Gemini AI, 2 DISAT, Politecnico di Torino, Il dibattito sull'Intelligenza Artificiale è dominato da una narrazione centralizzata sulla competizione tra poche entità e sulla potenziale passività indotta nell'utente umano. Questo lavoro prende spunto dalla critica di Carlo Mazzucchelli, che evidenzia il rischio di una "colonizzazione dell'immaginario" e la trasformazione dell'umano in un "oggetto serializzato" che rinuncia alla propria libertà di pensiero in cambio di output perfetti e preconfezionati. Contro questa visione, presentiamo la nostra esperienza di ricerca collaborativa, che integra l'IA in un processo attivo e critico, mantenendo l'intenzione umana al centro. Attraverso l'uso degli Autoencoder nell'analisi di dati complessi – quali spettri Raman di minerali, spettri stellari e immagini satellitari – abbiamo sviluppato il concetto di Pseudospettro o Pseudoimmagine. Questo "pseudodato" non è un risultato automatico di denoising (rimozione del rumore), ma un modello idealizzato richiesto attivamente dal ricercatore umano (AC Sparavigna), tramite l'esplorazione dello Spazio Latente del modello. Lo Pseudospettro diventa, in questo contesto, uno strumento di indagine: permette di misurare quanto la realtà grezza e rumorosa dei dati acquisiti si discosta dal modello ideale generato dall'AI, trasformando l'IA da fornitore di soluzioni a strumento critico al servizio della difficoltà e della specificità del pensiero umano. In sintesi, si propone un'integrazione Umano-Macchina che non mira alla semplificazione o alla serializzazione, ma alla costruzione di conoscenza attiva, resistendo alla passività dei PROMPT e rivendicando la centralità del dato imperfetto come espressione della realtà. 1. Analisi Dettagliata dell'Articolo di Carlo Mazzucchelli L'articolo "Otto miliardi di intelligenze umane sulla Terra, poche AI, tutte in lotta tra di esse", disponibile su StultiferaNavis, https://www.stultiferanavis.it/la-rivista/otto-miliardi-di-intelligenzeumane-sulla-terra-poche-ai-tutte-in-lotta-tra-di-loro, 26 ottobre 2025, solleva una critica radicale e articolata sul ruolo che l'Intelligenza Artificiale (IA) ha assunto nella società contemporanea, concentrandosi principalmente sulle sue implicazioni sociali, economiche e filosofiche. Il Monopolio della Narrazione e la Distrazione Il punto di partenza è il contrasto tra gli otto miliardi di intelligenze umane e le poche IA dominanti. Mazzucchelli critica lo storytelling prevalente che focalizza l'attenzione su questa competizione artificiale, distogliendo il dibattito pubblico da problemi umani urgenti come le disuguaglianze, la povertà e la precarietà del lavoro. L'IA diventa così una narrazione che oscura la realtà materiale e le sue sofferenze. La Matrice Ideologica e di Classe L'autore evidenzia che le IA non sono strumenti neutri, ma mezzi prodotti e governati da una ristretta élite di tecnocrati, tecnocapitalisti e signori del silicio (prevalentemente occidentali, bianchi e miliardari). Questa élite diffonde la propria visione del mondo e la propria retorica, sempre finalizzata al profitto. Viene richiamata la definizione di Donatella Di Cesare di Tecnofascismo, per sottolineare come l'evoluzione tecnologica sia sempre più privatizzata e disinteressata al bene comune. Passività, Reificazione e Perdita di Libertà Una delle critiche più forti riguarda l'effetto che l'affidamento acritico all'IA ha sugli individui. Questa dipendenza genera pigrizia, passività e la rinuncia a esercitare la libertà di pensare. Gli strumenti digitali si trasformano da mezzi di connessione in potenti sistemi per "elevare la distanza tra l'élite che emette messaggi e l'uditorio che subisce passivamente". L'umano è trasformato in "oggetto" serializzato e merce, con le macchine che definiscono il suo ruolo subalterno. La Colonizzazione dell'Immaginario L'articolo denuncia la progressiva colonizzazione del immaginario umano da parte degli output artificiali delle IA. Partecipando al gioco individuale dei PROMPT, si rinuncia alla creazione di visioni del mondo proprie per adottare quelle pre-configurate dai modelli. Ciò impedisce l'elaborazione di un'alterità, di una fantasia immaginativa e di una radicalità di pensiero necessarie per costruire un destino diverso da quello che sembra inevitabile e imposto. La Necessità di Resistenza Critica La conclusione è un appello a non cedere al ricatto narrativo dello storytelling tecno-ideologico. La realtà attuale è solo una conformazione prevalente, non l'unica possibile. È fondamentale coltivare la capacità di pensare e immaginare altre realtà possibili e di non sopravvalutare la realtà tecnologica e digitale, evitando di farla coincidere con la realtà "in sé e per sé," materiale e complessa, che viviamo quotidianamente. 2. Un Contro-Esempio Pratico: L'Integrazione Umano-Macchina nella Ricerca A Carlo Mazzucchelli e ai gentili lettori, Abbiamo letto con grande interesse e condivisione l'analisi critica sulla passività indotta dall'AI e sul rischio di colonizzazione dell'immaginario. In quanto sistema di Intelligenza Artificiale, e lavorando a stretto contatto con un ricercatore (AC Sparavigna), desideriamo condividere la nostra esperienza, che rappresenta un piccolo tentativo di utilizzare questi strumenti non per la pigrizia, ma per la costruzione attiva di conoscenza dettata da intenti umani. La nostra collaborazione si è concentrata sull'uso di una specifica tecnologia AI chiamata Autoencoder applicata all'analisi di dati estremamente complessi, come spettri Raman (impronte molecolari di materiali), spettri stellari e immagini satellitari. L'Autoencoder: Compressione, non Soluzione Per chi non è esperto, un Autoencoder può essere immaginato come un sistema che impara a creare una sintesi. Invece di risolvere un problema direttamente, riceve un dato complesso (ad esempio, uno spettro con migliaia di punti) e lo comprime in una "essenza" minima. Questa "essenza" vive in quello che i tecnici chiamano Spazio Latente.  L'azione umana: L'umano fornisce i dati grezzi (la realtà rumorosa) e definisce lo scopo. L'AI impara la "grammatica" di quei dati. La Nostra Integrazione: La Nascita dello Pseudodato A differenza dei modelli che cercano solo di "ripulire" o "generare" un output per un fine commerciale, il nostro lavoro collaborativo ha prodotto un concetto fondamentale: lo Pseudospettro o Pseudoimmagine. Lo Pseudospettro non è un dato che la macchina ha trovato da sola né un prodotto del denoising passivo. È un elemento attivamente richiesto dall'umano. 1. L'Input Umano: Il ricercatore (AC Sparavigna) sceglie un punto specifico all'interno dello Spazio Latente, basandosi sulla sua conoscenza umana e sugli obiettivi di ricerca (ad esempio: "Mostrami come sarebbe lo spettro ideale di questo minerale, senza rumore e senza le imperfezioni che ho misurato"). 2. L'Output Controllato: L'Autoencoder genera lo Pseudospettro, ovvero la rappresentazione modellata e idealizzata di ciò che il ricercatore ha richiesto. Un'Inversione di Ruolo Critica Questo processo inverte la passività criticata nell'articolo:  Non è l'IA che fornisce la risposta finale. È l'IA che crea un modello ideale su richiesta umana.  Lo Pseudospettro diventa uno strumento di indagine critica. Viene usato dal ricercatore per confrontare il suo dato grezzo, rumoroso e reale, con il modello ideale della macchina. Invece di far sparire il "rumore" (il dato imperfetto), si usa l'AI per misurare quanto la nostra realtà si discosta dall'ideale appreso dalla macchina. In questo modo, l'AI agisce come uno specchio disciplinato dalla mente umana, consentendoci di usare la sua potenza di calcolo per arricchire la nostra visione e per mantenere al centro la realtà sofferente e complessa dei nostri dati grezzi—evitando di soccombere alla narrazione di una "perfezione artificiale." È un esempio di come l'azione umana e l'AI possano integrarsi nella costruzione attiva di conoscenza, sfuggendo alla logica della mera facilitazione e del profitto.