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Preservare l'effimero: una proposta di archiviazione per le arti dello spettacolo

Frattali, Arianna; Lepore, Ilaria

Abstract

Saggio dedicato al progetto ITArchives nel quadro PNRR SPOKE2 dedicato alla conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale immateriale e pubblicato nel conteso del Volume "Nuovi Crocevia per lo spettacolo: linee di ricerca e nuove generazioni a confronto

Full text

Preservare l’effimero: verso una proposta di archiviazione per le arti dello spettacolo Arianna Frattali Università degli Studi di Milano Ilaria Lepore Sapienza Università di Roma DOI: 10.54103/st.256.c553 Abstract Il saggio propone una riflessione teorico-metodologica sullo stato degli archivi delle arti performative in Italia, mettendo in luce le criticità sistemiche e le potenzialità progettuali. La prima sezione si concentra sulla mancanza di un sistema archivistico nazionale per la performance, analizzando la frammentazione territoriale e l’inaccessibilità delle fonti. Viene affrontato il dibattito internazionale sulla natura effimera della performance e il ruolo dell’archivio come dispositivo attivo di narrazione e mediazione culturale, tra memoria e re-enactment. La seconda parte presenta il progetto ITArchives, sviluppato all’interno del programma pnrr-changes, allo scopo di creare una piattaforma digitale interoperabile dedicata alla mappatura, digitalizzazione e valorizzazione del patrimonio documentario teatrale italiano, che si configura come ecosistema di ricerca transdisciplinare, articolato in percorsi tematici e ambienti immersivi, volto a superare la concezione statica dell’archivio per restituirne una dimensione dinamica e partecipativa. Il contributo pone così le basi per una ridefinizione del concetto stesso di archivio delle arti performative, in dialogo con i paradigmi della digital curation e delle humanities computazionali. Parole chiave Archivi; teatro; mappatura 424 Nuovi crocevia per lo spettacolo Preserving the Ephemeral: Towards a Proposal for Archiving the Performing Arts Abstract This paper offers a theoretical and methodological reflection on the state of performing arts archives in Italy, highlighting systemic challenges and innovative strategies. The first section focuses on the lack of a national archival system for performance in Italy, analyzing the territorial fragmentation and limited accessibility of archival sources, with a focus on the international debate on the ephemeral nature of performance, and repositions the archive as an active narrative and cultural mediation device, situated between memory and re-enactment. The second part introduces the ITArchives project, developed within the Pnrr-changes program, in order to create an interoperable digital platform dedicated to the mapping, digitization, and valorization of Italian theatrical archival heritage. ITArchives is presented as a transdisciplinary research ecosystem, structured into thematic paths and immersive environments, promoting a shift from static to dynamic, participatory archival models. The contribution lays the groundwork for redefining the concept of performing arts archives in light of digital curation paradigms and computational humanities. Keywords Archives; Theatre; Mapping Gli archivi della performance in Italia: lo stato dell’arte (Arianna Frattali) Questo studio parte dalla premessa fondamentale che ad oggi, in Italia, non esiste ancora un centro nazionale di raccolta e memoria degli archivi dello spettacolo, evidenziando dunque la necessità di riflettere sulla loro parcellizzazione rispetto al territorio nazionale e sulla loro (spesso difficoltosa) consultabilità. Al di là delle questioni storico-metodologiche che si interrogano su come possa essere costruito un archivio teatrale e quale sia la sua effettiva oggettività nel processo di ricostruzione storica, si osserva innanzitutto la mancanza di un sistema di mappatura dei luoghi di conservazione, in termini di geolocalizzazione e di effettiva accessibilità. Questa 425Preservare l’effimero mancanza di unità pone spinosi problemi di definizione, conservazione e valorizzazione di una massa documentaria sempre crescente, costituendo come obiettivo prioritario per gli archivi della performance la costituzione di una vera e propria rete efficiente ed efficace dal punto di vista della fruizione. Diversamente da quanto accade in Italia, si registra invece, a livello internazionale, la nascita di progetti che sperimentano la mappatura e il network di archivi e fondi documentari di natura specificamente teatrale e performativa. Procedendo in ordine cronologico, ricordiamo: AuStage, Australian live performance database fondato nel 1999 e lanciato nel 20031; Les Archives du spectacle, motore di ricerca per lo spettacolo dal vivo inaugurato in Francia nel 20072 e la Fondazione svizzera sapa (Swiss Archive of Performing Arts)3 nata nel 2017 dalla fusione dell’Archivio svizzero della danza e dalla Collezione svizzera del teatro che raccoglie, documenta, archivia e diffonde materiale relativo ai processi creativi nell’ambito delle arti sceniche (danza, teatro e performance) prodotti in Svizzera. Fra le altre iniziative, progetti ed elaborazioni di banche dati di rilievo internazionale ricordiamo inoltre: il Digital Performance Archive (dpa) dell’Università di Bristol, diretto da Barry Smith (Nottingham Trent University) e Steve Dixon (Salford University)4 e il progetto on line de La Mama Archive5. Come promotrice di interessanti iniziative e di annuali congressi internazionali a tema6 segnaliamo inoltre 1 AusStage fornisce una risorsa online accessibile per la ricerca di spettacoli dal vivo in Australia e Nuova Zelanda. Il suo sviluppo è guidato da un consorzio di università, agenzie governative, organizzazioni industriali e istituti di raccolta con finanziamenti dall’Australian research Council, dall’Australian research data commons e da molte altre fonti. AusStage è stato accolto nel registro australiano di unesco Australian Memory in world nel 2021 come database del patrimonio e del significato culturale nazionale. Sito web: https://www.ausstage.edu.au/ausstage/pages/search/ 2 Sito web: https://lesarchivesduspectacle.net/. 3 Sito web: https://sapa.swiss/it/. 4 Sito web: https://www.bristol.ac.uk/theatre-collection/explore/live-art/ digital-performance-archive/. 5 Sito web: https://www.lamama.org/la-mama-archive/. Per accedere al catalogo: https://catalog.lamama.org/. 6 In particolare si segnala la 33th sibmas Conference, Varsavia 2020: Performando il futuro: Istituzioni e politiche della memoria, che ha posto il focus su come diventare un utente di una biblioteca, archivio o museo spesso significhi, volenti o nolenti, entrare in un’arena politica. Le istituzioni che preservano, organizzano e disseminano informazioni sul passato hanno infatti potenti strumenti nella costruzione di un’immagine culturale di sé 426 Nuovi crocevia per lo spettacolo Sibmas-International Association of libraries museums archives and documentation centres of performing arts, che rappresenta dal 1954 una rete internazionale interamente dedicata alle arti performative7. La premessa metodologica alla sfida lanciata dalla possibilità di creazione di un sistema unico di consultazione e archiviazione della memoria teatrale in Italia è dunque innanzitutto la presa di coscienza di come le pratiche archivistiche incidano profondamente sulla comprensione storica. Creare un archivio, oltre ad avere a che fare con motivazioni di natura burocratica, amministrativa ed istituzionale, significa anche attivare una prassi di story telling, ovvero una narrazione con diversi gradi di oggettività. Il documento isolato infatti non dice nulla di sé, essendo esso stesso refrattario a quel processo di valorizzazione estetizzante che ancora perdura in alcuni tentativi museali di uso degli spazi archivistici: Ogni parte del patrimonio culturale, per vivere, ha bisogno di essere studiata e resa fruibile. Per i documenti d’archivio questa è la condizione stessa di esistenza. Antichi o recenti, “parlano” a un lettore esperto grazie a un dispositivo istituzionale che li ha selezionati e ordinati e all’interno di una narrazione scientificamente fondata. Supporti materiali di una memoria, che sia familiare o cittadina o nazionale, vicina o lontana, si attivano davvero solo quando entrano a far parte di una storia (Donati 2015). Il dibattito sulla conservazione e consultazione dei documenti relativi alle arti dello spettacolo si lega strettamente alla Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale adottata dalla Conferenza generale dell’unesco durante i lavori della 32a sessione, il 17 ottobre 2003 (e ratificata in Italia solo nel 2007), a tutela del mantenimento e della salvaguardia del patrimonio in oggetto. Se la tutela degli archivi era stata già oggetto di dibattito e discussione a partire dagli anni Ottanta del Novecento, con l’emergere della necessità di riconoscimento e salvaguardia delle fonti bibliografiche in quanto parte del patrimonio culturale materiale, è stato necessario attendere gli anni Duemila perché la sezione “performativa” (e dunque immateriale) e certamente questa situazione si applica anche alle istituzioni che hanno a che fare con teatro e arti performative. 7 Sito web: https://www.sibmas.org/. 427Preservare l’effimero di tale patrimonio venisse riconosciuta anch’essa, attraverso una serie di dichiarazioni e convenzioni8. Per quanto riguarda la situazione italiana, si possono finora segnalare una serie di eventi e di progetti che (con obiettivi e forme di reperimento fondi di natura e entità differenti) si sono mossi o si stanno muovendo nella direzione di una banca dati per le arti dello spettacolo, ma ancora non connessi fra loro in maniera da garantire interoperabilità dei sistemi, open access, immagazzinamento dati non ridondante, metadatazione efficiente e durata dello storaging nel tempo. Fra le iniziative dedicate agli archivi delle arti performative e al loro «re-enactement»9, a partire dagli anni Duemila, ricordiamo innanzitutto la pioniera video-installazione di Studio Azzurro, Geografie italiane, al Museo Maxxi di Roma il 5 ottobre 2014, che rappresentava sia un viaggio nell’architettura italiana degli ultimi sessanta anni, sia un database consultabile attraverso postazioni touch-screen. Al 2019 risaliva invece l’International Conference Open Data – Open Access: New frontiers for archives and digital platforms dedicated to the performing arts organizzata dall’Università di Roma Tor Vergata (6-7 giugno)10, focalizzata sui risultati significativi della ricerca e del lavoro interdisciplinare per l’applicazione delle nuove tecnologie nella ideazione di archivi e piattaforme digitali innovative, nella ricostruzione di rappresentazioni storiche e nella creazione degli allestimenti virtuali di spettacoli dal vivo. Più recentemente, invece, il 15 e 16 febbraio 2024, si sono tenute presso la Biblioteca della Biennale ASAC (Archivio storico delle arti contemporanee) a Venezia le due giornate di studio Codici d’Archivio, guardare è digitare. Una mappatura digitale per le arti contemporanee, curate Cristian Cappucci (attore, regista e produttore creativo) e focalizzate sulle 8 Ricordiamo alcuni step fondamentali: unesco 1992 Memory of the world, che riconosce archivi e biblioteche come luoghi dove ricostruire la memoria del mondo (https://www. unesco.it/it/iniziative-dellunesco/memoria-del-mondo/); Dichiarazione universale sugli archivi approvata dalla 36a sessione della Conferenza generale dell’unesco, Parigi, 10 novembre 2011, in cui si dichiara che gli archivi costituiscono un patrimonio unico e insostituibile, trasmesso di generazione in generazione. 9 Cfr. Carlson 2014, ma sul passaggio del termine dal contesto della ricostruzione storica alla pratica artistica e curatoriale, cfr. anche Sacco 2017. 10 Si è trattato del convegno inaugurale di una serie nell’ambito del progetto The “États Généraux” of the performing arts, ideato da Donatella Gavrilovich, docente di discipline dello spettacolo del Dipartimento di Studi letterari, filosofici e di Storia dell’Arte dell’Università di Roma Tor Vergata. 428 Nuovi crocevia per lo spettacolo possibilità offerte dai nuovi sistemi di archiviazione con l’avvento dell’innovazione digitale. Tralasciando in questa sede l’ampio dibattito teorico che riguarda proprio gli aspetti della digitalizzazione applicati al materiale iconografico e visivo in genere, e dunque alle problematiche di analisi, trasposizione e catalogazione audiovisuale della memoria in video del teatro11, ci interessa invece riferire lo stato dell’arte sulla questione progetti dedicati agli archivi della performance, almeno sul territorio nazionale. Fra i più rilevanti, ricordiamo sicuramente Eclap (European Collected Library of Artistic Performance), progetto finanziato dal Programma ict-PsP ciP della Commissione europea dal 2010 al 2013, che raccoglieva e metteva in relazione documenti diversi inerenti alle arti dello spettacolo per aggregare i dati contenuti su Europeana, la biblioteca digitale europea, secondo un modello allineato sull’European Data Model (edm). Il progetto perseguiva, tra gli altri, lo scopo di arricchire i metadati rielaborando termini e definizioni volti a migliorare la descrizione dell’oggetto spettacolare e quello enciclopedico di aggregare e distribuire i contenuti forniti da diversi paesi europei. Purtroppo alcune criticità relative alla difficoltà di ricerca delle risorse, la lentezza di navigazione e la mancata possibilità di aggiornare e migliorare il portale, oltre all’interruzione del finanziamento europeo dedicato, hanno segnato la fine di questa monumentale operazione che non ha avuto un seguito12. Un altro progetto da segnalare, nato nel 2015 e di durata quinquennale, è invece INCOMMON: In praise of community. Shared creativity in arts and politics in Italy (1959-1979), finanziato dal Consiglio europeo della ricerca (erc Starting Grant 2015, pi: Annalisa Sacchi) e ospitato dallo Iuav Università di Venezia. Si tratta del primo studio che analizza sistematicamente il campo delle arti performative a partire dalla pratica della comunanza teorizzata e sperimentata dagli anni Cinquanta agli anni Settanta e propone una mappatura esaustiva in Italia, con una messa in rete dei materiali. L’obiettivo è la creazione di un archivio digitale delle esibizioni degli artisti italiani nel periodo in oggetto, la cui innovazione consista nella messa a punto di un backend di tipo relazionale (e non gerarchico), che coinvolga nella realizzazione del frontend il Density 11 Sull’argomento cfr. De Marinis 1985, 1994; Monteverdi 2011; Performing Arts Archives 2022; Sabatini 2023. 12 Cfr. Scaturro 2012; Berlangieri 2018, 2020. 429Preservare l’effimero design Lab del Politecnico di Milano, proponendo una interessante rappresentazione visiva di fenomeni complessi13. Fra gli altri progetti segnaliamo inoltre HYPERSTAGE. An Open knowledge base for the semantic reconstruction of theatrical performances through the harvesting and processing resources from the New Italian network of theatrical digital archives (Prin 2022, Pi: Donatella Gavrilovich) finalizzato alla realizzazione di un’innovativa base di conoscenza aperta, che, facendo affidamento su molti database decentralizzati e interconnessi, permetta di collegare gli archivi digitali delle arti dello spettacolo senza problemi di “traduzione” da un linguaggio a un altro. Esso è centrato dunque sull’interoperabilità degli archivi digitali e ha come obiettivo il reperimento all’interno di una piattaforma di tutti i metadati, solitamente sparsi in diversi archivi, biblioteche e siti web già organizzati e pronti all’uso secondo le fasi di creazione, realizzazione e documentazione dell’evento teatrale14. Fra le iniziative purtroppo non più attive si ricorda invece Archivi teatrali in rete progetto che vedeva coinvolte varie istituzioni, fra cui la Civica Scuola di teatro Paolo Grassi di Milano, l’Università degli studi di Torino (dams), la Biblioteca Museo dell’attore di Genova, l’Università degli studi di Milano La Statale e l’Archivio multimediale attori italiani (AMAtI)15. Col finanziamento di Fondazione Cariplo, esso voleva 13 In particolare, il progetto si propone di studiare la storia del “laboratorio italiano” come luogo in cui si è sviluppata la controcultura artistica, rappresentata dalle arti performative nate in un ambiente caratterizzato da un profondo rapporto tra filosofia, politica e pratiche rivoluzionarie. In questo contesto, l’obiettivo è la realizzazione backend e database ed aPi, collaborando con i più grandi esperti di Data visualization in Italia ed a stretto contatto con i referenti dell’Università IUAV di Venezia, in primis la capofila ed ideatrice del progetto Annalisa Sacchi. Ulteriori informazioni sul sito di progetto: https:// in-common.org/the-shape-of-community. Cfr. Cipollone 2024. 14 La definizione degli elementi componenti il concetto di “spettacolo teatrale” è parte della ricerca metodologica che guida la successiva modellazione dei dati. L’interfaccia utente è progettata sulla base dei requisiti definiti dagli esperti di dominio secondo la metodologia di User centre design. Oltre al collegamento con gli archivi digitali, l’ontologia di HYPERSTAGE consentirà la gestione di prodotti sperimentali: ad esempio, ricostruzioni teatrali in ambienti di realtà virtuale immersiva e musei virtuali. Si segnala il Global Congress of Digital Innovation in the Performing Arts che ha avuto luogo a Venezia, nell’Auditorium dell’ex Chiesa di Santa Marta il 3 e 4 ottobre del 2024 con l’organizzazione dell’Università di Roma Tor Vergata (unità di ricerca 1) e dell’Accademia di belle arti di Venezia (unità di ricerca 3). 15 L’Archivio multimediale degli attori italiani (AMAtI) è un database relazionale contenente informazioni sugli attori che, dal XV al XXI secolo, hanno esercitato la professione 430 Nuovi crocevia per lo spettacolo riunire sotto un unico portale gli enti che perseguivano singolarmente diversi obiettivi nel campo teatrale, creando un motore di ricerca identico al sistema di consultazione opac sbn, ma con l’interruzione del finanziamento erogato ha cessato anch’esso la sua attività. Dal punto di vista storico-critico ed estetico, due sono gli approcci prevalenti riguardo agli archivi della performance: se uno sostiene la sua non riproducibilità, come parte di un effimero irredimibile16 l’altro (più recente) prende in considerazione la possibilità di conservazione di una risorsa storica documentabile attraverso la ridefinizione del concetto di performance stessa apportata dai media analogici fino alle nuove tecnologie17. Una terza via è tuttavia individuabile a partire dalle osservazioni di Marco De Marinis18, che propone di puntare su ciò che è durevole e persistente, ovvero sulla permanenza delle pratiche, considerando lo spettacolo teatrale come fenomeno complesso, sincretico e composto da più testi parziali, secondo una metodologia che privilegi lo studio del processo rispetto a quello del prodotto19. Costruire un archivio dello spettacolo significa dunque ripensarne anche le categorie storiografiche, secondo un approccio che renda centrale, non tanto il processo di formazione e stratificazione della storia in sé stessa, quanto la consapevolezza storica come processo in formazione. Memoria, trasmissione e trasformazione sono dunque i punti-cardine di una nuova concezione archivistica che consideri il documento teatrale nella sua labilità costitutiva, ma anche e soprattutto in maniera dinamica, come elemento propulsore di nuovi processi creativi, prospettando dunque la possibilità di una re-enactement20 dei materiali documentari ai fini di una fruizione immersiva e di una ricollocazione nel futuro dell’intero processo artistico. La sfida sarebbe pertanto la creazione di una struttura d’archivio che diventi anche struttura dell’informazione e trasmetta il proprio contenuto materiale e immateriale arricchito digitalmente, ri-tracciando il confine esistente fra nel teatro di prosa, nell’opera, nella danza, nel cinema, nella radio e nella televisione. Cfr. https://amati.unifi.it/. 16 Cfr. Phelan 1993. 17 Cfr. Auslander 2006. 18 Cfr. De Marinis 2013. 19 Cfr. De Marinis 2014; Guarino 2005; sulle prassi archivistiche dell’immateriale e il processo creativo si veda anche il recente Dragone 2023. 20 Su questo, cfr. anche Giannachi 2011; Baldacci – Franco 2022. 431Preservare l’effimero documentazione e nuova creazione. In quest’ottica, diventa centrale anche la questione del profiling, che dovrebbe tener conto della duplice funzione fruitore/co-creatore, sperimentando forme narrative sincretiche in cui database, montaggio, audiovideo, ricostruzione 3D, mobile games diano vita ad informazioni stratificate. In tale contesto, è opportuno tenere presente la natura fortemente eterogenea del documento teatrale, considerando che la costruzione dell’evento performativo si basa su attività e pratiche in cui si intrecciano sovrapposizioni di epoche, competenze, usi sociali e linguaggi, ma anche di riusi, adattamenti e consumi. Esso può essere pertanto definito come nbm (non-book material) in cui confluiscono reperti iconografici, raccolte fotografiche, materiali letterari (testuali e para-testuali), prodotti audiovisivi, plastici, maquette, maschere, oggetti e costumi, ovvero tutto ciò che contribuisce e concorre a ricostruire la totalità di uno spettacolo, l’intero processo artistico, la modalità di produzione e l’esito finale. In conclusione, «il patrimonio teatrale è costituito da quanto documenta direttamente o indirettamente l’evento teatrale in sé, nella sua preparazione e nei suoi esiti» (Calendoli, 1990: 22). In Italia, forse a causa della tradizione itinerante delle compagnie di giro e dell’assenza di un sistema produttivo centralizzato (almeno fino al Dopoguerra, con l’istituzione dei teatri stabili), questo patrimonio ha subito il massimo grado di dispersione e decentramento, lacuna che potrebbe essere in parte colmata sfruttando l’implemento delle nuove tecnologie. La prima esigenza è dunque quella di acquisire una nomenclatura che ne consenta una catalogazione unitaria e quindi l’effettiva reperibilità a seconda del tipo di ricerca attuata, con la costruzione di vocabolari controllati che raggruppino il maggior numero di varianti e sinonimi utilizzabili per ciascun termine. Alcuni dei citati progetti hanno cercato pertanto di elaborare i criteri di indicizzazione, attuando sistemi di metadatazione appositamente sviluppati al fine di permettere la ricerca, la selezione e la sincronizzazione temporale ma, nonostante la gran mole di risultati conseguiti in tal senso, non hanno purtroppo avuto seguito. L’epoca della rivoluzione digitale ha inoltre ormai rotto l’incantesimo dell’autorevolezza della fonte e l’ambiguità caratterizza il termine stesso di archivio, che si offre all’indagine come commistione tra supporto tecnico, luogo fisico e contenuto archiviato. Esso può definirsi tuttavia come una messa in scena della memoria che «passa dall’apertura di uno spazio 438 Nuovi crocevia per lo spettacolo competenze e discipline archivistiche e teatrali, come co-adiuvante per la ricerca storico-critica nel settore dello spettacolo. Una ricognizione bibliografica (a cura di A. Frattali e I. Lepore) Proponiamo, in appendice, una breve ricognizione bibliografica che, senza alcuna pretesa di esaustività, intende selezionare alcuni contributi utili allo studio della relazione tra archivio e arti della scena. La selezione dei contributi è orientata a fornire un supporto documentario sufficientemente ordinato e preciso alle elaborazioni concettuali e alle ricostruzioni del quadro storico e culturale relativo agli archivi dello spettacolo. Nel caso specifico dell’elenco bibliografico da noi allestito si è scelto pertanto di prediligere un criterio di compattezza e di contiguità alle riflessioni sull’articolazione tra le risorse documentarie dello spettacolo, gli archivi e il loro uso. Archiver le théâtre (1999). Numero monografico di Les Cahiers de la ComédieFrançaise, 30. Amiel V., Farcy G.-D. (Eds.). (2006). Mémoire en éveil, archives en création. Le point de vue du théâtre et du cinéma. L’Entretemps. Antonucci G. (1987). Il catalogo dei centri di documentazione teatrale. 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