scieee AI-readable full text Open interactive document viewer

LO PSEUDO-CRISOSTOMO NELLA FORMAZIONE DELLA VITA ALEXII: UN ESERCIZIO DI CRITICA DELLE FONTI

Perugi, Maurizio

Abstract

ABSTRACT. The identification of the toponym Arsis opens up a span of more than a century within the Alexian tradition, thereby enabling us to recognize two consecutive stages of textual evolution. In branch β, and more precisely in the line mg → Sy → Ry, the figure of the widow, first a virtual and then a real one, is treated as anything but second rate. Conversely in the other branch (α), namely in the Greek biographies Μ ~ Π (and in ms. L due to contamination), Aglae's character is given tremendous prominence through the engrafting of the turtledove tópos, taken from the homily De turture. S. Voicu attributed this homily to an anonymous author, who has been labeled Pseudo-Chrysostom.

Full text

MAURIZIO PERUGI (UNIVERSITÉ DE GENÈVE) LO PSEUDO-CRISOSTOMO NELLA FORMAZIONE DELLA VITA ALEXII: UN ESERCIZIO DI CRITICA DELLE FONTI Per Sever J. Voicu con ammirazione M.P. Premessa. - Al termine delle nostre ultime indagini sappiamo che la tradizione manoscritta della Vie de saint Alexis (VSA) si configura come uno stemma a due rami. Concretamente, si tratta del rifacimento di uno stesso testo a un secolo di distanza, per opera di autori distinti che in parte attingono a fonti diverse. Il ramo primitivo α risale alle biografie greche Μ, Π per il tramite delle traduzioni latine A, C, Ct, ed è rappresentato dalla redazione più antica di VSA, che corrisponde al ms. anglonormanno A. Il ramo β comprende in più la biografia bizantina MG 3; la biografia austro-bavarese BHL 292; il Ritmo latino Pater Deus ingenite (Ry): tutti questi documenti confluiscono nella redazione più recente, e per così dire definitiva, di VSA, che si basa sul ms.-ricettacolo L. Le due redazioni si differenziano per un certo numero di tratti propri, ai quali se ne aggiungono altri ricavati dalla critica delle fonti. Oggetto principale della presente ricerca è il tópos della tortora (gr. τρυγών), da un lato allegoria di fedeltà coniugale e vedovile, dallʼaltro simbolo di fede cristiana, rappresentabile nel rapporto fra Cristo e la Chiesa. Ora la tortora, più o meno accompagnata dagli attributi che la definiscono, compare in VSA sia nella redazione più antica (ms. A), sia in quella più recente (ms. L e annessi); compare inoltre nel resto dei testimoni del ramo α, ma è totalmente assente dal resto dei testimoni del ramo β. Non è difficile spiegare le ragioni di questa dissimmetria. Nella nuova stesura del poema, portata a termine da un rifacitore circa un secolo dopo, il principale testo di riferimento cambia: allʼinsieme delle Vite bollandiane si affianca una nuova biografia (BHL 292) che, pur provenendo anchʼessa da Roma, mostra una fisonomia decisamente austro-bavarese. Nel prosieguo, questa biografia è oggetto di una sapiente versificazione ritmica che funge da tramite fra la vecchia redazione e la nuova, e diventa uno strumento prezioso nelle mani del rifacitore che, per proprio conto, ambisce a raccogliere e a fondere lʼinsieme dei documenti alessiani in suo possesso. Così nel ms. L si trovano a contatto elementi di ambedue le redazioni, in particolare la vecchia conclusione e la nuova; e nel corpo della redazione primitiva il rifacitore infiltra componenti che risalgono alle biografie romane (compresa Ct), alla coppia BHL + Ry, e perfino allʼascendente bizantino MG 3. Nel corso di questo complesso procedimento il motivo della tortora resta presente, e anzi, il suo spessore simbolico si arricchisce. La presente indagine parte da un riscontro fra il § 4 della biografia greca M e il § 17 della Vita romana Ct, ambedue centrati sul lamento della sposa successivo alla fuga di Alexis dalla casa paterna: il testo latino è una sagace versione di quello greco. Il riscontro permette di identificare la base comune ai due testi, ossia il cap. 28 del Physiologus, rappresentabile mediante unʼaltra coppia di testi a fronte: uno è il Fisiologo latino secondo lʼedizione Carmody, lʼaltro è lʼoriginale greco così come si legge nellʼomelia De turture che Voicu attribuisce allo pseudo-Crisostomo. Lʼequivalenza, come si vedrà, è di una precisione quasi perfetta. Lʼomelia De turture è oggetto della nostra indagine perché, nonostante il giudizio negativo dellʼeditore della Patrologia graeca, 1 supponiamo che svolga un ruolo importante nella formazione della biografia alessiana. Non è certo lʼunico testo spurio nello sterminato corpus crisostomiano; ma fra i testi conosciuti è uno dei più antichi, perché appartiene alla collezione di 38 omelie già nota a santʼAgostino. Una delle caratteristiche salienti dellʼanonimo è, appunto, quella di utilizzare il Fisiologo a fini allegorici. Tranne il § 1, che funge da prologo, i tre successivi corrispondono al dettato del Fisiologo: il § 2 riproduce alla lettera la scheda della tortora, introdotta dal marcatore Φασί τινες; il § 3 è unʼesortazione allʼauditorio femminile (Ακούσατε, γυναίκες), e in particolare alle vedove, a conservare la castità; il § 4 utilizza il rapporto di fedeltà tra la vedova e il marito defunto come simbolo del rapporto tra la Chiesa e Cristo. Questa è la parte iniziale dellʼomelia cui attinge il redattore della biografia greca M. Il testo dellʼanonimo non finisce qui e, come vedremo, sviluppa altri argomenti, in parte ricavati dal Cantico dei Cantici; ma già si capisce che lʼasse documentario M → Ct è inteso a conferire un preciso spessore morale e teologico al personaggio della vedova di Alexis, che - ricordiamo - fa la sua comparsa solo nellʼultima fase della formazione della leggenda. 1 Si legge nel Monitum (Opera omnia, vol. 5, pp. 740-745): «Ineptissimi Graeculi est homilia, sed tamen antiqui scriptoris. Illius enim interpretatio Latina in veterrimos Mss. reperitur. Sed quod experimento didicimus, Latini opera Chrisostomi non γνήσια modo, sed etiam spuria et nullius pretii Latine convertebant». Alla fine del sec. IV Giovanni Crisostomo, lʼautentico, aveva ampiamente sviluppato uno dei suoi temi preferiti, elaborando e diffondendo il tipo della vedova ideale. Adriatica, come più tardi si chiamerà la sposa di santʼAlessio, 2 nella struttura della leggenda è una sorta di casella vuota che solo attende di impersonare il ruolo più adeguato. Prima è la sposa-vergine che tacitamente, ma nelle versioni successive in forma più esplicita, sʼimpegna a osservare il patto spirituale che le propone lo sposo: Alexis si autoesilia allo scopo di perfezionare la propria condizione angelica, mentre lei resta in casa e, simile a una tortora, attende il ritorno del marito. Dopo la morte di Alexis, la sposa impersona la vedova ideale preparandosi asceticamente alle proprie nozze celesti: «or lʼat privee, ansemble sunt lur anames, / ne vus sai dirre cum lur ledece est grande» (VSA 609-610). 1. Giovanni Crisostomo 3 è morto il 14 settembre 407 in esilio. Lʼoperazione di ricupero dei suoi scritti inizia probabilmente nella tarda primavera del 404 quando, dopo la cacciata dellʼautore, i gioanniti di Costantinopoli e Antiochia subiscono lʼostilità della Chiesa ufficiale. 4 La sistemazione definitiva dellʼampio corpus avviene verosimilmente grazie allʼappoggio della diaconessa Olimpiade († c. 408). «Le traduzioni latine testimoniano già forse attorno al 415 (e comunque prima del 420) lʼesistenza di un corpus organico di scritti attribuiti al Crisostomo, spuri compresi. Un panorama analogo emerge anche dalle prime traduzioni in altre lingue (siriaco, copto e armeno)». 5 È santʼAgostino che fornisce verso il 420 la prova più antica dellʼesistenza del corpus: si tratta di un florilegio di 38 traduzioni latine, contenente fra lʼaltro un testo spurio greco e un altro di origine latina. 6 «In sintesi, la predicazione dellʼanonimo è da porre negli ultimi anni del sec. IV»; 7 certamente le sue omelie «già circolavano sotto il nome di Crisostomo nel secondo quarto del sec. V». 8 Alcune delle versioni latine che tornarono alla luce nel ʼ400 potrebbero essere molto antiche, perché si trovano già nella collezione nota a santʼAgostino; fra queste 2 Con allusione alla veste a lutto che indossa pronunciando il lamento funebre: «τῳ της στολής αμαυρῷ», da cui la biografia romana A («Sponsa quoque eius induta veste adriatica») e infine BHL 17 «Cuiusdam inclyti patricii filiam nomine Adriaticam». 3 Insieme a Basilio Magno, era stato allievo del pagano Libanio ad Antiochia. 4 Cfr. Voicu, 2002, 335; Id., 2004. 5 Voicu, 2013, 1197. 6 Cfr. Voicu, 2018, 301 sgg. («The so-called ‘Collection of 38 homilies’»). 7 «An anonymous Cappadocian who was active in Constantinople around the very end of the fourth-century or beginning of the fifth» (K.P.). 8 Voicu, 2002, 334 e 336. lʼEpistula ad Theodorum e lʼomelia De turture, tramandate insieme ai Sermones tradotti da Cristoforo Persona. 9 La composizione del corpus in tutta la sua ampiezza è tale da suscitare gravi problemi in rapporto allʼautenticità e integrità del materiale e alla fedeltà della tradizione manoscritta; altri riguardano la tradizione indiretta. La ricerca di Sever J. Voicu, che si estende per un ventennio (dal 1979 al 2000), 10 ha consentito finora di attribuire un totale di 37 omelie a un unico autore, designato come lo ps(eudo).-Chrys(ostomus). 11 Nel ʼ93 il numero delle omelie attribuibili allʼanonimo sale a 35 e poi, nel 2000, a 37; «e sarebbe imprudente pensare che il totale sia definitivo, con qualche centinaio di spuri di Crisostomo che ancora attendono di essere studiati e, in molti casi, pubblicati». 12 Fra i tratti pertinenti dello ps.-Chrys. spiccano «lʼutilizzazione esplicita del Physiologus e il ricorso sistematico a unʼesegesi allegorica in contrasto con lʼatteggiamento letteralista di Crisostomo e del mondo antiocheno». 13 Si aggiungono le evidenti affinità con Basilio di Cesarea; la probabile conoscenza diretta dellʼesegesi origeniana del Cantico dei Cantici; 14 lʼorigine cappadoce suggerita dalla presenza, tra le fonti, del Protovangelo di Giacomo. 15 «Alla Cappadocia rinvia anche il fatto che, dopo Basilio, lʼanonimo è uno dei primi testimoni dellʼesistenza del Physiologus», 16 che egli sembra utilizzare autonomamente, «poiché in più di una occasione introduce le sue allusioni con formule come “dicono alcuni” o “si dice”, che sottolineano discretamente lʼutilizzazione diretta di una fonte scritta non biblica». 17 2. Il De turture 18 è, come detto, uno dei più antichi sermoni conosciuti fra le composizioni attribuibili allo ps.-Chrys., ed è «very popular in both the Byzantine East and the Latin West but overlooked by modern scholars». 19 Nella seconda parte, lʼanonimo aggancia la 9 Voicu, 2002, 334, nota 8; Masi, 2014, 133. 10 Lo stesso Voicu la chiama, spiritosamente, una «saga». Cfr. anche Id., 2002, 333, nota 2. 11 Se ne veda l’elenco in Voicu, 2002, 342-4; Id., 2013, 1219-1220. Nel maggio 2017 è stata avviata la costruzione di una base dati online dedicata agli spuri trasmessi sotto il nome del Crisostomo. Il progetto PseudoChrysostomica è ospitato dalla piattaforma Trismegistos (www.trismegistos.org); la supervisione è affidata allo stesso Voicu. 12 Voicu, 2002, 333. 13 Voicu, 2013, 1200. «Il suo ricorso costante ad allegorie e il suo lessico, nel quale abbondano i neologismi, è in contrasto con il linguaggio molto conservatore degli antiocheni» (Id., 2002, 337). 14 Cfr. Voicu, 2002, 341. 15 Cfr. Voicu, 2002, 337-9. 16 La datazione del Phys. nella versione più antica oscilla fra il sec. II e il IV. La seconda versione, detta bizantina, è datata ai sec. V-VI da Sbordone, al sec. XI da Perry. La terza, detta dello ps.-Basilio, è del sec. XI. Il Phys. è stato tradotto in latino fra i sec. IV e V (è stato tradotto anche in copto, etiope, siriaco; più tardi in armeno e georgiano). 17 Voicu, 2002, 338. 18 Titolo originale: Λόγος εις την τρυγώνα ήτοι εις την Εκκλησίαν. 19 Kriza, 2022, 37. La versione in slavo antico fa parte della miscellanea Zlatostrui ( = Chrysorroas ‘raccolta di sermoni di Crisostomo’). bird metaphor del Ps. 83:4 con lʼallegoria del Cantico. 20 Le immagini del passer-anima e della tortora-Chiesa sono unite nella figura della sposa. 21 Conviene dividere la prima parte del De turture in quattro paragrafi, dei quali i §§ 2-4 riproducono - come detto - i paragrafi corrispondenti del Fisiologo latino, versione B, cap. 28. 22 Lʼorganizzazione della scheda è quella tradizionale del Phys.: una citazione biblica funge da prologo; segue la citazione vera e propria del testo, accompagnata dallʼinsegnamento morale; lʼultima parte è dedicata al rapporto allegorico fra la tortora e la Chiesa. 1. [Est volatile quod dicitur turtur; scriptum est de ea: Vox turturis audita est in terra.] 2. Φασί τινες την τρυγώνα φίλανδρον είναι και φίλαγνον· ώστε καν συμβῄ τον ταύτης αρρήνα υπό αετού αναλωθήναι, ή υπό ιξευτού θηρευθήναι, ταύτην ετέρῳ ανδρί μη επιμίγνυσθαι, αλλʼ αυτόν ποθείν, αυτόν αναμένειν, και τῃ τούτου μνήμῃ συναποθνήσκειν. [Physiologus de turture dicit valde virum suum diligere, et caste cum illo vivere, et ipsi soli fidem servare; ita ut si quando evenerit ut masculus eius aut ab accipitre aut ab aucupe capiatur, haec alteri masculo se non iungit, sed ipsum semper desiderat et ipsum per singula momenta sperat, et ipsius recordatione et desiderio usque ad mortem perseverat.] 3. Ακούσατε, γυναίκες, οια σωφροσύνη εν ορνέοις ευρίσκεται. Όσοι τοίνυν την μορφήν της τρυγώνος εν όψει φέρετε, την ταύτην σωφροσύνην μιμήσασθε. [Audite itaque, omnes animae fidelium, quanta castitas in modica avicula invenitur; quicumque tamen personam turturis in vultu animae portatis, huius castitatem imitemini.] 4. Τοιαύτη εστίν η πάνσεμνος Εκκλησία. Του γαρ ανδρός αυτής Χριστού σταυρωθέντος και εις ουρανούς ανελθόντος, ετέρῳ ανδρί ουκ επιμίγνυται· αλλʼ αυτόν ποθεί, αυτόν αναμένει, και τῃ τουτου μνήμῃ συναποθνήσκει. [Talis est enim sancta ecclesia, quae postquam vidit virum suum crucifixum, et die tertia resurrexisse et in caelos ascendisse, alio viro non coniungitur sed ipsum desiderat et ipsum sperat, et in illius amore et caritate usque ad mortem perseverat.] Lʼequivalenza fra il testo del sermone e quello del Phys. non esiste per quanto riguarda il § 1, che nel Phys. è citazione del Cantico 2:12, mentre per il De turture mancano riscontri immediati. Ne riproduco il testo con a fianco la traduzione antica: 1. Η τρυγών η φιλέρημος, ότε εν ύλαις συγκοιταζομένη καλεί τον ομόζυγον, γοεραίς κολακείαις τας κοιλάδας δονήσασα, και τον εαυτής αρρένα παρʼ ύδασι νομόμενον θέλξασα, και τούτον πετάσασα παραινεί ταχείαν την πτήσιν ποιήσασθαι, ομοφόνῳ δε γνώμῃ επί των στερεμνίων πρέμνων την καλιάν αυτών πήξασαι και αφόβως επῳάζουσι, και τους νεοττούς εαυτών εκείθεν πετάζουσι. [Turtur amatrix eremi, quando in silvis degit, querulis vocis suae blandimentis comparem arcessit, convalles penetrans: et masculum suum iuxta aquas pascentem convocat, hortaturque ut celeriter advolet: unanimi autem sententia in firmis arborum truncis nidum statuentem, ovis incubant, exindeque pullos volare docent.] Ciò che si nota rispetto ai §§ 2-4 è la quasi totale assenza di effetti retorici e, in compenso, lʼabbondanza di termini tecnici che rinviano più o meno direttamente al lessico della Historia animalium. Cʼè, tuttavia, un dettaglio importante, che si individua riscontrando il testo 20 «“The bird who found her house is the man, the human soul, whereas the turtledove, who lays her young in the nest, is the Church” (...). The bird metaphor, therefore, is transformed into a bridal allegory in the sermon, where the voice of the turtledove becomes the voice of the bride of the Song of Songs: “I am black and beautiful, O daughters of Jerusalem”» (Kriza, 2022, 37-38). 21 Kriza la identifica con la figura alata dipinta nell’icona della Novgorod Sophia. 22 Εd. Carmody, 1939, 35-36. Per lʼorganizzazione, nel Phys., dei singoli capitoli cfr. Schneider, 2020, 8. con un passo della biografia greca di santʼAlessio (mss. Μ, Π); lo riproduco insieme al brano corrispondente della biografia latina Ct § 17: Ου μη αναχωρήσω ένθεν παρά πάσαν μου την ζωήν· αλλʼ ώσπερ η φίλανδρος τρυγών, εάν του ιδίου συζύγου αποτύχῃ, μένει δονούσα γοερώς τας κοιλάδας, ούτω καγώ μενώ ενταύθα προσκαρτερούσα και εκδεχομένη, έως αν μάθω τι περί του γλυκυτάτου συζύγου μου. Πάντως γαρ εκείνος την ενάρετον και κατά θεόν αγαπήσας πολιτείαν ημάς τε κατέλιπεν και πάντων κατεφρόνησε των του βίου τερπνών. (M). [Nec ego te deseram, donec manifestius agnoscam quid actum sit de viro meo. Sed similis volo esse illi avi, quae turtur vocatur. Quae cum vir eius ab aucupe quodam captus fuerit, huc illucque volitat per concava vallium, per defossa terrarum pro cantu gemitum dans quaerendo collegam suum. Hanc volucrem imitari volo; perdurans perduro et expecto, donec audiam et intellegam, quid actum sit ex ipso dilecto meo. Scio enim illum bonum opus operasse (Ct).] Il testo di Ct è il solo che corrisponda fedelmente alla biografia ellenica, anche dove eccezionalmente il traduttore ritiene di abbreviare, come nella frase conclusiva «Scio enim illum bonum opus operasse»; la frase è molto importante perché con essa la sposa si dichiara pienamente consapevole dellʼimpegno che la lega al marito: sa che, fino alla morte, ambedue resteranno fedeli al patto di celibate marriage 23 concluso la prima notte di matrimonio. Il dicolon per concava vallium, per defossa terrarum, che rende il sintagma δονούσα τας κοιλάδας, riecheggia la nota descrizione 24 dellʼepistola 22, 7, 4 De custodia virginitatis di san Gerolamo diretta Ad Eustochium, Paulae filiam. 25 Per non essere preda delle tentazioni, il santo fugge dalla propria cella e ricerca luoghi deserti e scoscesi, 26 finché dopo molte lacrime vede schiere di angeli nel cielo che lo inducono a cantare «Post te in odorem unguentorum tuorum currimus» (Cantico 1:3). Il modello di san Gerolamo è in questo caso la Vita Benedicti (in Dialogi I 1, 140-1): «per abrupta montium, per concava vallium, per defossa terrarum». 27 Il tipo sintattico concava vallium, «mit der substantivierten Neutr. pl.-Form des Adjektivs, der Herkunft nach ein synktatischer Gräzismus», compare presto nel linguaggio poetico, quindi si diffonde nella prosa, ed è utilizzato quasi esclusivamente nelle descrizioni paesistiche. 28 23 Mi servo, qui e in seguito, della formula introdotta da Anne Alwis (2011). 24 «Die Landschaftsbeschreibung erinnert in der Tat an die verkarsteten Felsplateaus in Nordsyrien und weist möglicherweise auf den Jebel Baricha» (Rebenich, 1992, p. 95, nota 458). 25 § 7: «Et mihimet iratus et rigidus, solus deserta penetrabam. Sicubi concava vallium, aspera montium, rupium praerupta cernebam, ibi meae orationis locus, ibi illud miserrimae carnis ergastulum» (sinonimo di cellula, cfr. Torres, 1990). 26 Si veda in Zöllner, 2005, 240-241, il paragone con certi paesaggi leonardeschi. Cfr. anche Lynn-Davis, 1998, 190. 27 Il tricolon è oggetto di una glossa allegorica da parte di Gioacchino da Fiore: «transiremus universa, scilicet, veteris et novi testamenti ora lustrantes» (Wessley, 1990, 23 e 26). 28 Stotz, 1998, 450, che cita ancora Hugeb. Willib. 3, MG SS 15, p. 91, 23 «per concava vallium, per abrupta montium, per plana campestrium», e luoghi di altri autori. Il sintagma per abrupta montium anche in Radulf. Nig., chron. 3, linea 163. Altre occorrenze similari sono Beda in Cant. 3,14 (PL 91, 1129) «ardua rupium sive arborum»; Vita Magni Fauc. I 1, p. 104 «per praerupta ruris». 3. Nella biografia Ct (§ 17) la sposa di Alexis enuncia la similitudine fra sé stessa e la tortora subito dopo la fuga del marito dalla casa paterna. Nelle altre due biografie “romane”, invece, la similitudine è collocata dopo il ritorno dei messi, inutilmente partiti alla ricerca di Alexis, 29 e - dʼaccordo con i mss. greci - è espressa in forma riassuntiva. 30 Infine, dopo il riconoscimento del cadavere del santo, la sposa si unisce al θρήνος pronunciato dai genitori. Dei due mss. greci, M trasmette una lezione più completa rispetto a Π; le traduzioni latine di C e Ct sostanzialmente convergono: Η δε νύμφη δραμούσα εν μελάνοις εστολισμένη έκλαιεν λέγουσα· Οίμοι, φιλέρημε μου τρυγών, έρημος εγενόμην, σήμερον εφάνην χήρα· και ουχέτι έχω πού θεωρείν, ή τίνα εκδέξασθαι· και από του νυν κλαύσομαι την τετραυματισμένην μου καρδίαν (Π). Η δε ταύτης νύμφη, ομοίως και αυτή δραμούσα και πικροίς δάκρυσι καταχεομένη, εβόα λεγουσα· Οίμοι, φιλέρημε μου τρυγών, τοσαύτα έτη έρημος εγενόμην, σήμερον εφάνην χήρα· και ουχέτι έχω πού θεωρείν, ή τίνα εκδέξασθαι· και από του νυν κλαύσομαι εμαυτήν και την ιδίαν δυστυχίαν αποδυρούμαι παρά πάσαν μου την οδυνηράν και πικροτάτην ζωήν (M). Sponsa vero eius venit ad eum in veste lugubri, quam habebat iam prae sordibus tinctam, et cum lacrimabili voce iactavit se super sanctum corpus et cum ingenti dolore animi clamabat [aiebat C] ad eum: Heu me amate, diu desiderate, te caste expectando tuumque memorabile nomen facta sum velut turtur, quae habitat in convallibus, te lugens, te gemens teque de deserto expectabam per tot annos ego deserta [exp...deserta] expectavi C]. Et quem vivum sperabam cernere, nunc mortuum video. Iam non habeo, in quem aspiciam nec in quem oculos levem. Nunc ruptum est speculum meum 31 et periit spes mea, amodo coepit dolor, qui finem non habet [Iam...habet om. Ct]. Nunc omnium feminarum iam [om. C] miserabilis facta renovatur mihi pro gaudio intolerabilis dolor, et hodie inter viduas maestissima vidua [om. C] apparebo. Ricordo che la sposa di Alexis entra nella leggenda, insieme alla similitudine della tortora, solo allʼaltezza della vita “spagnola” Md. Qualche decennio dopo il personaggio della sposa-vedova appare completo in ogni suo elemento prima nelle biografie greche, quindi nelle traduzioni latine. Accanto allʼepisodio della tortora, ricavato dal Phys., lʼaltra componente essenziale è lʼimmagine della “vedova ideale”: ambedue entrano nella leggenda alessiana attraverso il filtro dello pseudo-Crisostomo. Lʼinteresse per la situazione religiosa e sociale della vedova è primordiale nel Crisostomo autentico, che si forma una personale dottrina sulla base di esperienze non solo personali, ma soprattutto teologiche. Il suo modello di riferimento è san Paolo, che non di rado sottopone a unʼintepretazione personale. In lui Crisostomo vede lʼincarnazione dellʼideale cristiano di verginità, 32 e un autentico imitatore di Cristo («Παῦλος […] ὁ τοῦ Χριστοῦ μιμητής»). 29 Da notare che l’allusione al motivo della tortora (φιλέρημε μου τρυγών) è solo nel ms. M. 30 Cfr. A ~ C §§ 24-25: «Non egrediar de domo tua, sed similabo me turturi, quae omnino alteri non copulatur, dum eius socius captus fuerit. Sic (et) ego faciam, quousque sciam, quid factum sit de dulcissimo (Alexio) coniuge meo» (fra parentesi le due uniche varianti). 31 Il Metafraste definisce Alexis «το των προς αρετήν σπευδόντων περιφανέστατον έσοπτρον». È frequente in Crisostomo, sia autentico che spurio. 32 Crisostomo «is “virgin-minded”, hence he perceives widowhood through the state of virginity. These two states would be regularly compared by him» (Konieczko/Uciecha, 2022, 73). Nelle lettere paoline egli ricerca tutti i luoghi che riguardano le vedove e la loro condizione. 33 Il suo scopo è elaborare un proprio ideale di vedova cristiana, «where a widow can have her own glory and challenges that are inaccessible to a virgin». In particolare, si tratta di mantenere il rispetto per il marito sia da vivo che dopo la sua morte: «This respect shines out especially when a wife is no longer compelled to show it. Such respect is simply inaccessible to a virgin». 34 In Ephes. 5:22-24 e in 1 Cor. 11:3 san Paolo definisce lʼunità maritale come esempio vivente del preesistente modello di unità fra il Padre e il Figlio. Per Crisostomo «this specific bond between divine hypostases is an archetype of unity», che egli applica regolarmente al legame fra sposi. Il marito è la testa rispetto alla moglie, come Cristo lo è rispetto alla Chiesa. Come la Chiesa è soggetta a Cristo, così la moglie deve sottomettersi al proprio marito, come se fosse Dio stesso. 35 Sulla base di questa head-body metaphor paolina, che Crisostomo sviluppa per proprio conto, lʼesistenza di vedovi e vedove è un risultato del disegno divino: non può dunque ridursi alla tragedia personale causata dalla morte di uno degli sposi. Così, a differenza di molti Padri della Chiesa, egli considera lo stato vedovile come qualcosa di positivo. 36 Konieczko/Uciecha, gli autori dello studio a cui attingo queste informazioni, in nessun luogo fanno appello alla nozione di angelismo; ricordano tuttavia (p. 77) che, anche per Crisostomo, grazie alla verginità «those endowed with bodies will not be “inferior to the incorporeal powers”», mentre per definizione il matrimonio è inferiore alla verginità. Nonostante ciò, la vedova può raggiungere lʼeguaglianza con la vergine. Mettendo insieme vari frammenti dellʼopera di Crisostomo, si può ricostruire una precisa gerarchia, che in senso decrescente prevede gli spiriti beati, poi le vergini, poi le vedove, poi le coppie sposate. Tuttavia «“virginity” (or in fact the angelic state) becomes a value only if the virgin actualizes it through her deeds. That is why the “ideal” widow can even surpass the virgin». La chiave consiste nella pratica della castità (τῆς ἁγνείας). Un passo del trattato Ad viduam iuniorem (pp. 79-80) si presta a meraviglia a glossare il progetto di cui si fa carico la vedova del poema alessiano: 33 «This is Chrysostom’s attempt to create specific argumentation on widowhood using Paul’s teaching as a cornerstone» (ibid., 72). 34 Ibid., 74. 35 Ibid., 75. 36 Assumendo l’anno 349 come data di nascita, Crisostomo scrisse le sue prime opere sulla vedovanza - Ad viduam iuniorem (380), De virginitate (382), De non iterando coniugio (383) - rispettivamente ai 31, 33 e 34 anni. Più tardi compose il suo lavoro principale Περί μονανδρίας. Therefore, having put aside weeping and lamentation, hold yourself fast to the same way of living, and even in a much more accurate way, so that when you arrive more quickly to the equal virtue as he did, you may dwell in the same tent [ = σκηνήν] with him and be reunited with him again for infinite ages in the next world - not through this bond of marriage, but through another bond, a much better one. For this is only a close connection of bodies, but then there will be a unity of soul with soul more accurate 37 and of a far more delightful and of a far better kind. Il fine ultimo della vedova è dunque conseguire la futura unità con lo sposo defunto. Questa unità celeste, questa «marital relation in heaven» è superiore allʼunità in vita. In conclusione, la vedovanza non deve essere considerata una “parente povera” della verginità. Al contrario, essa è inerente alla natura umana ed è parte integrante del matrimonio: possibile grazie al matrimonio, la futura unità degli sposi è il valore cristiano autentico da perseguire, perché realizza il modello di unità ricevuto da Dio. Un progetto in gran parte simile è espresso nella VJB. In un sogno propiziato dalla pratica del digiuno, Dio appare a san Giuliano e gli assicura che il matrimonio, voluto dai genitori, non avrebbe messo a rischio la sua castità (σωφροσύνη): egli avrà una moglie che, proprio grazie al marito, rimarrà vergine, e i due saranno una coppia destinata a salire al cielo, insieme ai discepoli che sapranno formare. Dio abiterà lʼanima di Giuliano, 38 annullando tutti gli impulsi carnali, ed egli sarà un esempio per la sua sposa. Il mattino seguente, Giuliano si rivolge lietamente ai genitori: «εκ θείας παραγγελίας έγνων τον γάμον μοι μη πρόφασιν αμαρτήματος είναι αλλά χαράς· ήδη ποιήσω όπερ προτρέπετε». La frase trova una precisa corrispondenza in Md § 4: «Quia ex divino precepto cognovi coniugium mihi non esse peccatum, sed gratiam, faciam, que hortamini». 39 Nel prosieguo, il sogno profetico si realizza, e i due sposi vergini fanno proseliti con lʼaiuto di Dio, la cui voce si ode dal cielo come nelle Vitae Alexii: «δεύτε πρός με, πάντες οι κοπιώντες και πεφορτισμένοι· καγώ αναπαύσω υμάς», cioè «venite ad me omnes, qui laboratis et onerati estis, et ego vos reficiam» (Mt. 11:28). 37 «ψυχῆς ἔσται πρὸς ψυχὴν ἕνωσις ἀκριβεστέρα». 38 «Παρέσομαί σοι οικών εν σοι»: eco della dottrina siriaca propagata dallo pseudo-Macario, cfr. ed. 2014, 53-54 e 106-7. 39 Ricordo che la Passio SS. Iuliani et Basilissae, proveniente da Antiochia attraverso la via Tarraconense (sec. IX-X) e presente - come il culto di sant’Eufemia - nei passionari di Silos, Cardeña e Tarraconense, è un degli elementi costitutivi della biografia spagnola Md (cfr. lʼed. 2000, 21). Sin dalla fine del sec. VII si trova nel celebre lezionario di Luxeuil (cfr. Alwis, 2011, 82-83). la similitudine tra la Chiesa e la sposa in perenne attesa, che non si sazia di interrogare marinai e viandanti: ‟avete visto mio marito? come stava? che cosa diceva?”. Lʼanonimo, nella foga della predicazione, pone in bocca al personaggio un vero e proprio fuoco di fila di domande: 84 Και ώσπερ γυνή φίλανδρος, απόντος του ανδρός, παρακύπτουσα δια θυρίδων 85 αυτόν περιβλέπεται, αυτόν περισκοπεί, 86 και κατά την γην, και κατά την θάλασσαν· καν ίδῃ πλοίον ερχόμενον, εκεί τον εαυτής άνδρα φαντάζεται· καν ίδῃ οδοιπόρους ερχομένους πόρροθεν, εκεί τον εαυτής άνδρα λογίζεται είναι· πολλάκις γαρ αυτοίς συναντήσασα επερωτᾷ περί του ιδίου ανδρός· Είπατέ μοι, πού αυτόν εάσατε, εν ποίᾳ πόλει ή κώμῃ, τί λέγοντα, ή τί ποιούντα, ή πότε ερχόμενον; Ora, una delle novità riscontrabili nella Vita austro-bavarese è proprio lʼinsistenza con cui la sposa, giorno dopo giorno, rivolge al tuttora ignoto pellegrino 87 domande particolareggiate sulla persona di Alexis. Lʼepisodio, che beneficia di un ampio sviluppo (§§ 52-59), nei paragrafi centrali 88 sembra appunto imitare lʼangosciosa serie di domande che rintoccano nel De turture, dove è la volta della Chiesa personificata a interrogare i profeti biblici: «Ίδετε αυτόν; άρα έρχεται; άρα ουκ έρχεται; άρα εν ουρανῷ εστιν; άρα τα απλάνητα πρόβατα τα ενενηκονταεννέα εν ουρανῷ νέμει, και ουκ έρχεται προς το πεπλανημένον πρόβατον; Είπατέ μοι, πού ποιμαίνει, πού κοιτάζει, όν ηγάπησεν η ψυχή μου;». La risposta dei profeti è data per bocca di Isaia (53:2): «Είδομεν αυτόν· αλλʼ ει εκείνον εκδέχῃ, είδομεν αυτόν, και ουκ είχεν ούτε το είδος αυτού, ούτε το κάλλος, αλλά το είδος αυτού άτιμον και εκλείπον παρά τους υιούς των ανθρώπων. Αποκρίνεται η πάνσεμνος νύμφη Εκκλησία· εκείνος εστιν, αυτόν ποθώ, αυτόν ζητώ, ικετεύω». Sì, lo abbiamo visto, ma aveva mutato aspetto e perduto la sua bellezza; ora, dice lʼantico traduttore, «species eius inhonorata, et deficiens, prae filii hominum». Ma la sposa risponde: «εκείνος εστιν, αυτόν ποθώ, αυτόν ζητώ, ικετεύω». La sposa riprende lo stesso tricolon che rintocca due volte allʼinizio, nei §§ 2 e 4 «αλλʼ αυτόν ποθεί(ν), αυτόν αναμένει(ν), και τῃ τουτου μνήμῃ συναποθνήσκει(ν)». In ogni caso tutto lʼepisodio è scandito sul ritmo di figure binarie e ternarie. 89 84 De turture 55, 601. 85 Π 4: «ήνοιξεν θυρίδα προσαφήν αυτής και προσέπεσεν προς την θυρίδα» ~ Μ 4: «εν μιᾷ θυρίδι του εαυτής οίκου καθεσθείσα εκείσε διεκαρτέρει νύκτα τε και ημέραν». In ambedue i casi si tratta della madre; la sposa, che compare solo in M, si limita a menzionare il φίλανδρος τρυγών (cfr. παραπίπτω ‘peep out of a door or window’). 86 Cfr. M 4 «προσκαρτερούσα και εκδεχομένη»; Π 6 «καγώ προσκαρτερήσω και εκδέξομαι»; Π,M 10 «και ουκέτι εχω πού θεωρείν, ή τίνα εκδέξασθαι». 87 BHL 53: «quod ipse non negabat vidisse se Alexium, peregre simul fuisse, pariter cum eo ambulasse, una elemosinam accepisse». In VSA 236-245 le domande sono sostituite dal silenzio di tutti gli interlocutori («nʼil ne lor dist ne els nel demanderent / quels hom esteit ne de quel terre il eret»), ma nellʼanafora Sovent...Soventes feiz si potrebbe riconoscere unʼeco della lunga enumerazione che si trova nel testo in prosa. 88 BHL 55 «Aiebat ergo sponsa: ‘Cuius habitus erat vir ille, cum que de Pisa Luccam ambulasti?’»; BHL 56 «Quomodo, inquit, laborabat? Num insolentia aliquo modo immutatum videbas? (...) quo se, ait, nomine appellabat? (...) Et nostri, ait, ullam solebat facere mencionem? (...) Et patris ac matris gemitum et mea, ait, suspiria num cogitabat?». 89 αυτόν περιβλέπεται, αυτόν περισκοπεί | και κατά την γην, και κατά την θάλασσαν | καν ίδῃ...εκεί, καν ίδῃ...εκεί | πού αυτόν εάσατε, εν ποίᾳ πόλει ή κώμῃ, τί λέγοντα, ή τί ποιούντα, ή πότε ερχόμενον | άρα έρχεται; άρα ουκ έρχεται; άρα εν ουρανῷ εστιν; άρα τα απλάνητα πρόβατα etc. | πού ποιμαίνει, πού κοιτάζει | ούτε το είδος αυτού, ούτε το κάλλος. La citazione di Isaia, che naturalmente si riferisce a Cristo, si adegua senza difficoltà al personaggio di Alexis, reso irriconoscibile dal digiuno e dalle tribolazioni quotidiane. Dialogando con la sposa, lʼignoto pellegrino non nasconde il mutamento: «Labore, ait, et aegritudine mutatus erat a se ipso facie, colore et toto corpore» (BHL 56). È da qui che nasce la più efficace tmesi del poema: «Desat li emfes sa tendra carn -mudede» (v. 116). Il testo più prossimo allʼarchetipo greco lo ha probabilmente conservato Simeone Metafraste (p. 194): «τον ιερώτατον και ισάγγελον άνθρωπον τεθεωρηκότες, μηδαμώς δε γνώντες ότι αυτός είη ο αυτών κύριος· τεταρίχευτο γαρ υπό της άγαν και διηνεκούς εκείνης νηστείας, επιδεδώκασιν αυτῳ ελεημοσύνην». Similmente scrive lo ps.-Chr. a proposito di Lazzaro che «τεταρίχευτο τῃ αρρωστίᾳ», cioè la malattia lo aveva disseccato, e come imbalsamato. Il Metafraste conosce, a quanto pare, la più diffusa versione β di VSA, nella quale la sposa sviluppa a due riprese il proprio lamento. I due brani si richiamano lʼuno lʼaltro, come mostra ad es. la corrispondenza fra «οικτροτέροις εκέχρητο ρήμασι» e «οδυνηρωτέροις εκέχρητο ρήμασιν». 90 La seconda volta, dopo aver corsivamente accennato alla similitudine della tortora («ώ τρυγών εμοί φιλέρημος»), la donna rimpiange la bellezza sfiorita del marito: «ώ πρόσωπον ήδιστον, που σου το εύχρουν και ανθερόν το πάσαν φύσιν βροτείαν τῃ ωραιότητι, πάντα ηφάνισαι και ημαύροσαι, και δαλού δίκην πρόκεισαι τοις δρώσι σε». Lʼimmagine più espressiva è comunicata da δαλού, cfr. SLJ s.v. ʼburnt-out torch: metaph. of an old manʼ, attestato nellʼepigr. 41 di Meleagro di Gadara. 91 90 Cfr. anche «έρημον καταλείψας των του βίου πραγμάτων» con «έρημος εγώ απάντων ηδέων του βόυ». 91 Nel significato letterale (‘φλεγόμενο κομμάτι ξύλο’) è parola già omerica. BIBLIOGRAFIA SIGLE DELLE VITAE ALEXII UTILIZZATE A BHL 286,1; ed. Engels, 2002, 414-430 C BHL 287; ed. ibid. Ct BHL 290; ed. ibid. M BHG 56d; ed. Halkin, 1980 MC Venezia, Bibl. Marciana, cod. VII 33, f. 177r-179r; ed. Rösler, 1933 MD Madrid, Real Academia de la Historia, ms. Aemilianensis 13; ed. Mölk 1976 MG Münchner Handschrift Graec. 3, f. 14-21; ed. Massmann, 1843, 201-8 Π Vat. graec. 866, f. 251v-254; ed. Pereira, 1900 Ry Pater Deus ingenite, ed. Perugi, 2014, 209-252. Sy BHL 292; ed. Perugi, 2014, 145-192. VSA Vie de saint Alexis, ed. Perugi, 2014, 617-642. Alwis, Anne P., Celibate Marriages in Late Antique and Byzantine Hagiography. The Lives of Saints Julian and Basilissa, Andronikos and Athanasia, and Galaktion and Episteme, London/N.Y., 2011. Brusa, Gionata, Gli omeliari della Biblioteca Capitolare di Vercelli, «Scrineum Rivista», 10 (2013), 49190. Carmody, Francis J., Physiologus latinus: éditions préliminaires, versio B, Paris, Droz, 1939. Engels, Louk J., Alexiana Latina Medii Aevi, III: The Relationship between the Prose ‘Vitae’ BHL 286, 287 and 290, «Sacris erudiri», 38 (1998/99), 373-441. Halkin, François, Une légende grecque de saint Alexis (BHG 56d), «Analecta Bollandiana», 98 (1980), 5-6 Konieczko, Michał/Uciecha, Andrzej, The Basis of John Chrsysostomʼs Teaching on Widowhood, «Vox Patrum», 83 (2022), 67-86. K. P., Ps.-Chrysostom ‟In illud: Dominus regnavit (Ps. 96,1) et in illud: Dies diei dicit verbum (Ps. 18,3) (CPG 47,38). Draft translation, Academia.edu. Kriza, Ágnes, Depicting Orthodoxy in the Russian Middle Ages: The Novogorod Icon of Sophia, the Divine Wisdom, Oxford University Press, 2022. Lampe, G.W.H., A Patristic Greek Lexicon, Oxford, at the Clarendon Press, 1961. Lynn-Davis, Barbara, Landscapes of the Imagination in Renaissance Venice, Princeton University, 1998. Macchiarelli, Agnese, Il Liber lapidum di Marbodo di Rennes nella più antica tradizione latina e romanza (ms. Paris, BnF, Lat. 14470), «Filologicamente», 9 (2022), 11-32. Masi, Gianluca, Lʼumanesimo e la Roma cristiana dei Padri della Chiesa: il Crisostomo in latino nel Quattrocento, in L. Secchi Tarugi (ed.), Roma pagana e Roma cristiana nel Rinascimento, «Atti» del XXIV Conv. inter. (Chianciano-Pienza, 19-21 luglio 2012), Firenze, Cesati, 2014, 119-135. Massmann, Hans F., Sankt Alexius Leben in acht gereimten mittelhochdeutschen Behandlungen. Nebst geschichtlicher Einleitung so wie deutschen, griechischen und lateinischen Anhängen, Quedlinburg/Leipzig, 1843. Miola, María Panagía, Basil of Seleucia’s In Ioseph (CPG 6656.8) and its dependence on the pseudoChrysostomic homily, De Ioseph et de castitate (CPG 4566), «Bollettino della Badia Greca di Grottaferrata», 14 (2017), 167-189. Mölk, Ulrich, Die älteste lateinische Alexiusvita (9./10. Jahrhundert). Kritischer Text und Kommentar, «Romanistisches Jahrbuch», 27 (1976), 293-315. Pereira, F.M. Esteves, Légende grecque de lʼHomme de Dieu saint Alexis, «Analecta Bollandiana», 19 (1900), 241-253. Perry, Ben E., s.v. Physiologus, in Paulys Real-Encyclopädie der classischen Altertums-wissenschaft hrsg. v. G. Wissowa, Stuttgart, 1941, vol. 20, 1074-1129. Perugi, M., Saint Alexis, genèse de sa légende et de la Vie française. Accompagnées dʼune nouvelle édition critique de la Vie, Genève, Droz, 2014. Perugi, M., Tracce di un modello agiografico bizantino nel ritmo ‟Pater Deus ingenite” e nella Vita francese di saint Alexis, 2021 (DOI 10.5281/zenodo.4742330). Rebenich, Stefan, Hieronymus und sein Kreis, Stuttgart, F. Steiner Verlag, 1992. Rösler, Margarete, Alexiusprobleme, «Zeitschrift für romanische Philologie», 53 (1933), 508-528. Sbordone, Francesco, Physiologus, Mediolani-Genuae-Roma-Neapoli, Societas ‟Dante Alighieri”, 1936; repr. Hildesheim, Zürich, New York, Olms, 1991. Schneider, Almut, Anfang von Sprache, Ursprung von Macht, in Sander, Ulrike-Christine u. Paul, Fritz (Hrsg.), Muster und Funktionen kultureller Selbstund Fremdwahrnehmung. Beiträge zur internationalen Geschichte der sprachlichen und literarischen Emanzipation, Göttingen, Wallstein Verlag, 2000, 278-302. Schneider, Horst, Einführung in den Physiologus, in Zbynek Kindschi Garský u. Rainer Hirsch-Luipold (Hrsg.), Christus in natura: Quellen, Hermeneutik und Rezeption der Physiologus, Berlin/Boston, W. de Gruyter, 2020, 5-14. Stewart, Columba, ‘Working the Earth of the Heart’: the Messalian Controversy in History, Text, and Language to A.D. 431, Oxford, Clarendon Press, 1991. Stotz, Peter, Handbuch zur lateinischen Sprache des Mittelalters, Vierter Band, München, Beck, 1998. Torres, Juana María, El término ‘ergastulum’ en la primera literatura monástica, in Cristianismo y aculturación en tiempos del imperio romano, Antig. Crist. (Murcia), VII (1990), 287-290. Voicu, S.J., Tracce origeniane in uno pseudo-Crisostomo cappadoce, in Mario Girardi / Marcello Marin, Origene e l’Alessandrinismo Cappadoce (III-IV secolo), Bari, Edipuglia, 2002, 333-346. Voicu, S.J., «Furono chiamati giovanniti...»: Un’ipotesi sulla nascita del corpus pseudocrisostomico, in B. Jannsens (et al.), Philomathestatos. Studies in Greek and Byzantine Texts Presented to Jacques Noret for His Sixty-Fifth Birthday, Louvain 2004, pp. 701-711. Voicu, S.J., L’omelia “Quod filii debeant honorare parentes” (CPG 5092) di uno pseudo-Crisostomo cappadoce, in Ambrogio M. Piazzoni (ed.), Studi in onore del cardinale Raffaele Farina, 2 vol., Biblioteca Apostolica Vaticana, 2013, t. II, 1197-1222. Voicu, S.J., Latin Translation of Greek Homilies, in Anthony Dupont (et al.), Preaching in the Patristic Era. Sermons, Preachers, and Audiences in the Latin West, Leiden/Boston, Brill, 2018, 294-326. Vööbus, Arthur, On the historical importance of the legacy of Pseudo-Macarius: New observations about its Syriac provenance, Stockholm, Etse, 1972. Wessley, Stephen E., Joachim of Fiore and Monastic Reform, P. Lang 1990. Zöllner, Frank, Leonardo da Vinci ed il paesaggio roccioso: fra ‘scienza’ e simbolismo religioso, «Raccolta Vinciana», 31 (2005), 231-256.