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Género y movilidad humana: mujeres migrantes en Italia entre desafíos y oportunidades

Mncaniello, María Rita; Lapov, Zoran; Di Grigoli, Antonio Raimondo

Abstract

El contenido de este artículo se basa en los resultados de la investigación desarrollada en el marco del Proyecto internacional VIW (Voices of Immigrant Women), interesado en la movilidad humana transnacional con particular referencia a migraciones femeninas y a cuestiones de género en Europa. Al mismo tiempo que se abordan algunas de las principales categorías surgidas de la investigación empírica realizada con mujeres migrantes, especial atención se presta al conjunto de desafíos, oportunidades y posibles soluciones a las que se encuentran las mujeres migrantes durante su experiencia migratoria. El artículo quiere destacar el importante papel de las redes, por un lado, y de las estrategias de inclusión social que las mujeres migrantes ponen en práctica, por otro, en los procesos de superación de los desafíos enfrentados y de identificación de las oportunidades que ofrece el contexto social en el que se encuentran viviendo en la emigración.

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Cuestiones Pedagógicas, 1(31), 2022, 21-40, ISSN 0213-7771 - e-ISSN 2443-9991 https://doi.org/10.12795/CP.2022.i31.v1.02 21 Género y movilidad humana: mujeres migrantes en Italia entre desafíos y oportunidades Gender and human mobility: migrant women in Italy between challenges and opportunities Maria Rita Mancaniello 1 Università degli Studi di Firenze (Italia) [email protected] https://orcid.org/0000-0002-2446-0357 Zoran Lapov Università degli Studi di Firenze (Italia) [email protected], [email protected] https://orcid.org/0000-0002-2423-9484 Antonio Raimondo Di Grigoli Università degli Studi di Firenze (Italia) [email protected] https://orcid.org/0000-0002-1293-2281 Resumen: El contenido de este artículo se basa en los resultados de la investigación desarrollada en el marco del Proyecto internacional VIW (Voices of Immigrant Women), interesado en la movilidad humana transnacional con particular referencia a migraciones femeninas y a cuestiones de género en Europa. Al mismo tiempo que se abordan algunas de las principales categorías surgidas de la investigación empírica realizada con mujeres migrantes, especial atención se presta al conjunto de desafíos, oportunidades y posibles soluciones a las que Abstract: The article content is based on findings derived from the research carried out within the international VIW Project (Voices of Immigrant Women), interested in transnational human mobility with a focus on female migrations and gender issues in Europe. While addressing some main categories that emerged from the empirical research conducted with migrant women, special attention is paid to the set of challenges, opportunities and possible solutions that migrant women meet during their migration experience. The article aims to highlight the important role of networks, on the 1 Il presente articolo è frutto di una scrittura condivisa. In dettaglio, il paragrafo 2 è stato redatto da A. R. Di Grigoli, il paragrafo 3 da Z. Lapov e il paragrafo 4 da M. R. Mancaniello; il paragrafo metodologico (1) è stato redatto da Z. Lapov e A. R. Di Grigoli, mentre l’Introduzione e le Conclusioni sono state elaborate congiuntamente dai tre autori. Ricevuto: 16/02/2022 | Rivisto: 17/02/2022 | Accettato: 20/05/2022 | Online first: 8/06/2022 Pubblicato: 30/06/2022 ISSN 0213-7771 - e-ISSN 2443-9991 https://doi.org/10.12795/CP.2022.i31.v1.02 Cuestiones Pedagógicas, 1(31), 2022, 21-40 Maria Rita Mancaniello | Zoran Lapov | Antonio Raimondo Di Grigoli 22 se encuentran las mujeres migrantes durante su experiencia migratoria. El artículo quiere destacar el importante papel de las redes, por un lado, y de las estrategias de inclusión social que las mujeres migrantes ponen en práctica, por otro, en los procesos de superación de los desafíos enfrentados y de identificación de las oportunidades que ofrece el contexto social en el que se encuentran viviendo en la emigración. one hand, and of the social inclusion strategies that migrant women put into practice, on the other, in the processes of overcoming the challenges faced and identifying the opportunities offered by the social context in which they find themselves living in emigration. Palabras Clave: género; migraciones; inclusión social; desafíos; oportunidades; estrategias de afrontamiento. Keywords: gender; migrations; social inclusion; challenges; opportunities; coping strategies. Introduzione In seguito ai processi di rinnovamento che avevano investito il mondo della ricerca sociale nel secondo dopoguerra, si affermano contributi volti a riformare vari campi disciplinari sul piano tanto teorico quanto metodologico-operativo. In questo contesto di rigenerazione, a partire dagli anni Ottanta del XX secolo, un ruolo di prim’ordine è stato ricoperto da una prospettiva di genere ampiamento sorretta da un approccio intersezionale, da cui la lettura dei processi migratori non poteva rimanerne esclusa. Dunque, si è giunti a conclusione che per una piena e completa comprensione del fenomeno, alle categorie di origine, età, classe, status sociale, condizione economica, ecc., occorreva aggiungere la dimensione di genere (Campani, 2000; Lapov, Campani, 2017): in questi ultimi anni si è assistito a un’evoluzione nella rappresentazione della donna migrante da soggetto “secondario, immobile, passivo”, quale “accompagnatrice” del marito e dedita alla cura della sfera domestica e familiare, a soggetto protagonista con un ruolo attivo, pubblico e partecipativo della donna, agente di cambiamento nei processi di mobilità umana inter- e transnazionale e nell’ambito delle concomitanti dinamiche sociali, culturali ed economiche. Muovendo da queste premesse, il presente contributo si prefigge l’obiettivo di esplorare il fenomeno migratorio secondo la duplice ottica analitica del genere e della mobilità umana. L'approccio intersezionale permette di approfondire le implicazioni che questi due concetti (intersecati con altri fattori correlati) possano avere sulle strategie di inclusione sociale adottate dalle donne migranti per poter affrontare le sfide che si frappongono tra il loro progetto migratorio e una proficua inclusione sociale nel contesto italiano. Lo studio si iscrive nell’ambito di una ricerca empirica, condotta in seno al Progetto europeo VIW, Voices of Immigrant Women, teso a narrare la realtà delle migrazioni al femminile attraverso le “storie di successo” delle donne migranti nei sei Cuestiones Pedagógicas, 1(31), 2022, 21-40 ISSN 0213-7771 - e-ISSN 2443-9991 https://doi.org/10.12795/CP.2022.i31.v1.02 Género y movilidad humana: mujeres migrantes en Italia entre desafíos y oportunidades. 23 Paesi partner: Spagna, Italia, Grecia, Portogallo, Slovenia e Francia. Dopo aver presentato il quadro metodologico della ricerca, viene riportata l'analisi delle storie di vita raccolte dal Gruppo di ricerca VIW dell’Università di Firenze (Dipartimento FORLILPSI), quale il partner italiano del Progetto. All'interno di questo percorso esplorativo, sono emerse alcune categorie, quali le sfide, le criticità e i meccanismi di empowerment, incontrate dalle donne migranti durante la loro fase di ambientamento nel nuovo contesto sociale e che le rendevano maggiormente partecipi del loro progetto migratorio, talora individuale, talora condiviso con altre persone, spesso familiari, quindi di natura collettiva. A queste categorie si aggiungono, infine, le strategie di adattamento sociale messe in atto dalle dirette interessate al fine di superare le sfide riscontrate lungo i percorsi di inserimento nei Paesi di destinazione. In conclusione, le situazioni affrontate dalle donne migranti vengono inquadrate in termini di aspettative, traguardi e opportunità, con le quali le comunità immigrate, con particolar riferimento alle fasce femminili, si trovano a convivere oggigiorno nella società italiana. L’articolo, quale frutto di un recente lavoro sul campo, presenta quindi inediti risultati emersi dalle narrazioni che le donne immigrate hanno condiviso con noi. 1.L'impianto metodologico VIW Il presente lavoro riporta i risultati di una ricerca empirica di tipo qualitativo (LeCompte et al., 1992; Mantovani, 1998) a carattere narrativo-descrittivo (Khan, 2014) con focus sulla dimensione di genere e sul raccontarsi al femminile (Ulivieri, Biemmi, 2011). In combinazione con la disamina delle fonti bibliografiche, il lavoro sul campo si è basato sullo studio di caso (Stake, 1995), metodo di indagine che tende a osservare un fenomeno contemporaneo nel suo contesto più ampio (Yin, 1984); in un lavoro di ricerca sui singoli soggetti, sorretto dall’intervista strutturata e in profondità, quale tecnica di rilevazione ivi adottata, il metodo dello studio di caso si presta a individuare percezioni dei coinvolti sulle esperienze della propria vita (Robles, 2011). Le informazioni ricavate dalle interviste sono state esaminate attraverso griglie d’analisi precedentemente elaborate dal capofila del Progetto, l’Università di Pablo de Olavide di Siviglia (Spagna). All’interno delle griglie sono state individuate tre aree temporali che contemplavano la fase pre-, durante e post-arrivo in Italia. In ciascuna area temporale, sono state analizzate le disponibilità economiche, il sostegno familiare e il sostegno di reti formali e infornali. Sulla base di questi criteri sono emerse considerazioni sull’avvenuta soddisfazione personale (o meno) delle intervistate. Nel contesto del Progetto VIW, il concetto di “successo”, quale potenziale qualificatore delle storie raccolte, si spiega con il raggiungimento degli obiettivi, anche solo in parte, riposti dalle donne migranti nel loro progetto migratorio. Una “storia di successo” è cioè una storia riuscita, poiché sfociata in risvolti più appaganti rispetto a quanto maturato e lasciato nel Paese d’origine: in tal senso, una particolare attenzione ISSN 0213-7771 - e-ISSN 2443-9991 https://doi.org/10.12795/CP.2022.i31.v1.02 Cuestiones Pedagógicas, 1(31), 2022, 21-40 Maria Rita Mancaniello | Zoran Lapov | Antonio Raimondo Di Grigoli 24 è stata prestata alla realizzazione professionale, occupazionale e, quindi anche, personale delle donne coinvolte. Un aspetto importante emerso successivamente all’analisi delle interviste è stata la diversificazione dell’idea di “successo”, espressa dalle intervistate rispetto al proprio progetto migratorio. Nell’ambito del Progetto VIW, l’area di indagine coperta dal Gruppo di ricerca dell’Università di Firenze ha principalmente coinciso con l’area metropolitana di Firenze: un territorio segnato da una significativa presenza di comunità immigrate, tra cui quelle di origine romena, cinese, albanese, filippina, peruviana, maghrebina (Marocco), sud-asiatica (Sri Lanka, Bangladesh, India), subsahariana (Senegal), ecc. La realtà toscana e soprattutto quella fiorentina presenta interessanti iniziative di inclusione rivolte alla popolazione immigrata (Comune di Firenze, 2020 https://sociale.comune.fi.it/system/files/2021-02/report_migranti2020_11feb_0.pdf) e nutrite esperienze di autoorganizzazione e rappresentatività dei collettivi costituiti da immigrati e in particolare da donne immigrate (reti, associazioni culturali, coinvolgimento istituzionale, ecc.): sono evidenze che ripropongono, in positivo, l’impatto che possono generare le forme di integrazione promosse a livello locale (Caponio, Colombo, 2005). Con lo scopo di esaminare il fenomeno migratorio al femminile, il Gruppo di ricerca dell’Università di Firenze ha condotto nel periodo tra febbraio e giugno del 2021 12 interviste con donne oriunde di 11 Paesi, quali: Albania (2), Bangladesh, Bolivia, India, Nigeria, Polonia, Romania, Senegal, Somalia, Sri Lanka e Tunisia (v. Tabella 1). Tabella 1 Provenienza Età In Italia dal Lavoro svolto in Italia Lavoro svolto nel Paese d’origine 1. Albania 47 2001 Parrucchiera (attività in proprio) Parrucchiera 2. Albania 30 2017 Dentista/odontoiatra Dentista/odontoiatra 3. Bangladesh 27 2003 Laureata in Lingue (Università di Firenze); lavoro attuale: mediatrice linguistico-culturale / 4. Bolivia 40 2002 Panificio (attività in proprio) Vari 5. India 41 2008 Rosticceria & caffetteria (attività in proprio col marito) Laureata in Inglese e informatica 6. Nigeria 45 2005 Laureata in Scienze della formazione (Università di Firenze); lavoro attuale: assistente alla persona (per anziani) e mediatrice linguistico-culturale Collettrice di plastica (netturbina) 7. Polonia 49 2004 Assistente familiare (domestica) agli anziani; ha inoltre studiato per diventare assistente sanitaria Laureata in Giurisprudenza; ha iniziato a lavorare in un ufficio 8. Romania 49 2000 Guida turistica Diplomata, indirizzo Architettura; lavoro: designer c/o segretaria di redazione presso una rete Cuestiones Pedagógicas, 1(31), 2022, 21-40 ISSN 0213-7771 - e-ISSN 2443-9991 https://doi.org/10.12795/CP.2022.i31.v1.02 Género y movilidad humana: mujeres migrantes en Italia entre desafíos y oportunidades. 25 televisiva; assistente in una falegnameria 9. Senegal 36 2016 Progetto UE “Invest in Senegal” (cooperazione con Senegal) Qualifica in Studi bancari e finanza 10. Somalia 36 2007 Operatrice sociale, mediatrice e attivista (settore: richiedenti asilo e rifugiati) / 11. Sri Lanka 39 2014 Ripetizioni e lezioni private, lezioni di inglese ai bambini presso un'associazione, programmi di doposcuola, mediazione linguisticoculturale Insegnante di inglese 12. Tunisia 44 1998 Arrivata per intraprendere un dottorato di ricerca in Informatica; lavoro attuale: docente universitaria / NOTA: Dati rilevati al momento dell’intervista (primavera 2021) La selezione delle interlocutrici è avvenuta sulla base di contatti avuti da reti amicali e dal mondo dell’associazionismo (fonti primarie). Le donne coinvolte erano appartenenti alle comunità immigrate originarie di differenti aree geografiche e tra le più rappresentate in Italia sia a livello locale che nazionale. Inoltre, l’obiettivo era quello di tracciare un quadro della recente situazione migratoria al femminile: è per questo motivo che un altro criterio selettivo delle donne da intervistare riguardava il periodo del loro soggiorno in Italia che non doveva essere superiore a venti anni. Da questa mappatura delle storie di vita ricostruite insieme alle protagoniste e dalla successiva analisi dei dati emersi dalle narrazioni si è delineato un quadro diversificato dei vissuti maturati lungo il loro percorso migratorio: e non soltanto per la provenienza geografica delle intervistate, bensì per le differenze legate alla loro età, al loro stato civile, al loro retroterra sociale, culturale, professionale ed economico, sommate alle attitudini individuali, al viaggio, a esperienze di accoglienza e inserimento, sino ai livelli di soddisfazione sul piano personale e/o professionale in emigrazione – sono stati questi gli elementi che avrebbero dovuto determinare il raggiungimento, o meno, di “storie di successo” delle donne immigrate coinvolte nella ricerca. 2.Le donne migranti si raccontano: quali sfide nel contesto italiano? Negli ultimi cinquant’anni la femminilizzazione dei processi migratori registra un costante aumento: ciononostante, il fenomeno continua a non ricevere adeguata attenzione. Le migrazioni femminili sono “possenti, ma silenziose” (UNFPA, 2007), vale a dire che le donne migrano quanto gli uomini, ma la mancanza di una prospettiva di genere non permette di riconoscere le specificità del fenomeno e di maturare la consapevolezza che, oltre alle affinità che accomunano esperienze di migrazione al femminile e quelle al maschile, sussistono caratteristiche legate a dei bisogni specifici ISSN 0213-7771 - e-ISSN 2443-9991 https://doi.org/10.12795/CP.2022.i31.v1.02 Cuestiones Pedagógicas, 1(31), 2022, 21-40 Maria Rita Mancaniello | Zoran Lapov | Antonio Raimondo Di Grigoli 26 dell’essere donna migrante, spesso accostabili a certe difficoltà che riguardano esclusivamente la porzione femminile dei flussi migratori. Assumere un’ottica di genere in uno studio sulle migrazioni internazionali significa anzitutto saper individuare e leggere all’interno del fenomeno i fattori di spinta e attrazione nella scelta di intraprendere un percorso migratorio in combinazione con i vigenti stereotipi di genere: si emigra per problemi economici e sociali, oppure per conflitti armati o instabilità politica, o ancora per la necessità di sfuggire a una società che non lascia spazio alla loro autonomia poiché donne e, in quanto tali, socialmente squalificate. E benché un progetto migratorio possa rappresentare per molte donne una svolta positiva sul piano delle trasformazioni sociali ed economiche, per altre può significare l’inizio di una fase di sfruttamento lavorativo a cui si associano forme di discriminazione di genere (Giampaolo, Ianni, 2020, p. 6). Le donne che decidono di migrare sono soggette a molteplici meccanismi di esclusione sociale (Campani, 2000, 2007), al cui interno si intersecano non solo i pregiudizi derivanti dalla loro provenienza geografica, bensì quelli dovuti alla loro classe sociale, alla loro età, al loro appartenere al genere femminile. In altre parole, il genere accompagna le migrazioni in tutte le loro dimensioni ed è in questo senso che le norme e le aspettative di genere, la disparità dei diritti, la violenza contro le donne, le asimmetrie relazionali e gli squilibri di potere decisionale comportano implicazioni e conseguenze per le donne, specie se in condizione di migranti (Giampaolo, Ianni, 2020, p. 2). Pertanto, interrogarsi su quali sfide siano costrette ad affrontare le donne immigrate mostra l’interesse di riconoscere il ruolo attivo della donna che migra, che diventa un soggetto attivo e importante non solo per il bilancio economico della propria famiglia, bensì per la società in cui decide di stabilirsi. La ricerca realizzata nell’ambito del Progetto VIW ha consentito di rilevare una serie di sfide che le donne migranti riscontrano sia lungo il loro tragitto migratorio, sia all’arrivo nel Paese di destinazione. E mentre venivano riaffermate alcune questioni già ampiamente trattate dalla letteratura sui fenomeni migratori in relazione al genere (cfr. Campani, 2000, 2007; Lapov, Campani, 2017; Macioti et al., 2006; Macioti et al., 2007; Vianello, 2009; Brettell, 2016; Mora, Piper, 2021), le sfide identificate dalle narrazioni hanno aggiunto ulteriori elementi per poter inquadrare l’esperienza delle intervistate come “donne straniere” e, quindi portatrici di espressioni di una certa diversità di genere: grazie a questo approccio, sono state raccolte alcune riflessioni utili a una maggiore comprensione di situazioni che si frappongono tra la condizione di essere donna immigrata e il raggiungimento di una propria realizzazione professionale e personale in emigrazione. Una volta raggiunta la destinazione, per molte/i migranti sopraggiunge la sfida della barriera linguistica: non conoscere la lingua del posto costituisce una Cuestiones Pedagógicas, 1(31), 2022, 21-40 ISSN 0213-7771 - e-ISSN 2443-9991 https://doi.org/10.12795/CP.2022.i31.v1.02 Género y movilidad humana: mujeres migrantes en Italia entre desafíos y oportunidades. 27 discriminante non solo nella ricerca di un lavoro, ma anche nella possibilità di instaurare significative relazioni sociali; pertanto, l’apprendimento della lingua del Paese ospitante diventa un requisito essenziale per l’accesso al mercato del lavoro e per una costruttiva interazione sociale. Molto più lamentata, nonché trasversale a diverse narrazioni risulta, invece, la batteria di pratiche, modalità e tempi burocratici che serve per ottenere i documenti di soggiorno. Si rileva come, persino laddove pianificata prima della partenza, la fase di preparazione della documentazione necessaria per l’espatrio si rivela lunga e complessa, nonché aggravata dalle procedure che comportano dei costi per nulla marginali. Approdate al problema del riconoscimento dei titoli di studio e professionali, le donne migranti si scontrano con una questione vitale, soprattutto per chi proviene da un Paese che non fa parte dell’UE: in questo caso, riprendere gli studi spesso rappresenta l’unica soluzione praticabile per poter svolgere una professione in linea con il proprio profilo. Questa scelta diventa difficile giacché implicherebbe, pur con eventuali aiuti riservati agli studenti stranieri, non poter lavorare a tempo pieno né guadagnare, di conseguenza, un reddito sufficiente per mantenere sé stesse e tantomeno, laddove sussistente, contribuire al sostentamento delle proprie famiglie. Data la mancanza di tempo da dedicare agli studi e l'urgenza di riqualificarsi e trovare un lavoro, chi decide di farlo opta solitamente per corsi di formazione più brevi, spesso offerti da enti o associazioni specializzate, nonché finanziati con fondi comunitari (UE). Alcune intervistate hanno aggiunto che la decisione di iniziare un percorso di studi universitari può essere, inoltre, ostacolata da delle discriminazioni che, seppur in maniera velate, vengono riservate alla popolazione immigrata e soprattutto alle donne. Oltre a oggettive difficoltà economiche che coinvolgono l’Italia in questo momento storico (Lapov, Campani, 2017), il mercato del lavoro rimane un sistema viziato da una serie di stereotipi che cristallizzano le donne migranti in ruoli considerati per loro “idonei”, relegandone una parte all’interno di certi ambiti lavorativi: si cercano, non di rado, donne migranti da inserire nelle professioni di cura e assistenza alla persona, ed è solo un esempio. Tra gli stereotipi che gravitano attorno alla figura della donna immigrata si distinguono inoltre quelli che la vogliono come poco istruita e con livelli di letto-scrittura sufficienti per potersi dedicare (solo) a determinati lavori. In realtà, come riaffermato dalle interviste, molte di loro sono laureate e nel loro Paese svolgevano professioni corrispondenti al loro profilo professionale. Essere vittime di un sistema economico stereotipato non risolve il problema del raggiungimento di una posizione lavorativa adeguata, ovvero della scelta di una professione che sia in linea con il proprio retroterra formativo. Trattandosi di una dimensione che può esercitare un impatto specifico, seppur implicito, sulle loro opportunità di inclusione, un segmento della ricerca VIW è stato ISSN 0213-7771 - e-ISSN 2443-9991 https://doi.org/10.12795/CP.2022.i31.v1.02 Cuestiones Pedagógicas, 1(31), 2022, 21-40 Maria Rita Mancaniello | Zoran Lapov | Antonio Raimondo Di Grigoli 28 dedicato alla percezione che le donne migranti hanno del rapporto tra l’appartenenza di genere e lo status di immigrata. Secondo la recente letteratura interdisciplinare sull’approccio intersezionale al genere, che si posiziona all’incrocio tra gli studi di genere, gli studi sulle migrazioni, gli studi etnici e gli studi critici sulla razza (cfr. Campani, 2000; Asher, 2011; Lynn, Dixson, 2013), le pratiche di discriminazione legittimano diverse tra le difficoltà che le donne incontrano nel loro percorso migratorio. In prima istanza, devono fare i conti con tutta una sequela di stereotipi – attribuiti, a seconda del caso, alle loro origini, ai tratti sommatici, all’appartenenza culturale e religiosa, alla diffidenza nei confronti degli “stranieri” e delle “straniere” specie se membri di certe comunità o se impegnati/e in certi ambiti lavorativi, ecc. – che possono determinare ricadute sul loro inserimento nella società ospitante. Sul versante delle discriminazioni nel mercato del lavoro italiano, le intervistate affermano che le donne non sono maggiormente esposte e colpite da atteggiamenti razzisti rispetto agli uomini. Solo una donna di origine subsahariana ha riferito di aver subito atti discriminatori per via del colore della pelle in quasi tutti i posti di lavoro in cui era assunta. Esperienze di discriminazione possono dipendere anche dalla provenienza: un’intervistata romena racconta come nei primi anni di soggiorno in Italia, coincidenti con l’aumento dell’immigrazione romena nel Paese, le era capitato di subire allusioni sessiste legate allo stereotipo che dipinge le donne dell’Est europeo come “predatrici sessuali” o “dei mariti”, al tempo stesso che i loro profili professionali vengono quasi esclusivamente rapportati alla cura degli anziani. Inoltre, la discriminazione di una persona immigrata, donna o uomo, può essere associata al tipo di professione e allo status sociale che ricopre nel Paese ospitante. In tal senso appare significativo l’esempio di un’intervistata che svolge la professione di odontoiatra e che afferma di essere sempre stata trattata con rispetto e professionalità sia dai clienti che dai colleghi: per lei esiste una sostanziale differenza tra una donna immigrata che si trova a lavorare come “badante” e una che svolge professioni riconosciute che godono di un certo prestigio. L’unica volta che ha percepito atteggiamenti di ostilità da parte dei colleghi – maschi per via di una certa “maschilizzazione” di alcuni settori medico-sanitari – è stata durante il suo tirocinio: secondo l’interlocutrice, tali episodi coinvolgono le donne in quanto tali, al di là della loro provenienza, siano esse immigrate o autoctone. Un’ultima sfida rispetto ai processi di inclusione delle donne immigrate riguarda l’offerta di un’adeguata formazione per le future professioniste e professionisti dell'educazione sulle migrazioni femminili e sulle specificità che il fenomeno comporta. L’assunzione di un approccio di genere avrebbe il vantaggio di creare figure professionali in grado di seguire e orientare le donne nei loro percorsi di inserimento, a partire dall’arrivo in Italia per poi proseguire ad affiancarle nelle fasi successive. Si tratta, peraltro, di un lavoro di rete con altri attori sociali (enti pubblici e privati, soggetti individuali e gruppi) operanti sul territorio e oltre. Infine, nell’erogare servizi di supporto e di accompagnamento verso l'autonomia a favore delle donne immigrate, l’impegno delle operatrici e degli operatori appositamente formate/i non è sufficiente: per questo, Cuestiones Pedagógicas, 1(31), 2022, 21-40 ISSN 0213-7771 - e-ISSN 2443-9991 https://doi.org/10.12795/CP.2022.i31.v1.02 Género y movilidad humana: mujeres migrantes en Italia entre desafíos y oportunidades. 29 una formazione peer-to-peer – da parte di donne immigrate inserite verso le neoarrivate che devono ancora affrontare le sfide dell’inserimento sociale, culturale e lavorativo – rappresenta un traguardo essenziale da potenziare e consolidare. 3.Dalle sfide alle soluzioni Alla luce delle sfide e delle difficoltà incontrate dalle intervistate nel corso della loro esperienza migratoria, le narrazioni fornite dipingono un quadro variegato di strategie messe in pratica al fine di sostenere i propri percorsi di adattamento e inclusione sociale e di realizzazione personale e professionale nella società italiana. Stando ai dati di ricerca raccolti, l’attuazione di tali strategie avviene in considerazione di quelle che sono le condizioni individuali del soggetto che si intersecano con le sinergie riscontrabili a livello collettivo, ovvero nel contesto della propria famiglia e delle reti di supporto sociale di tipo amicale, parentale, di comunità, del gruppo dei pari, dei contatti professionali, o di altra natura (cfr. Lapov, Campani, 2017). Infine, queste risorse s’incontrano, nei luoghi di insediamento, con le opportunità di accoglienza e inserimento: in tal senso, la realtà toscana e soprattutto quella fiorentina offre alla popolazione immigrata diversi servizi di inclusione, tra cui corsi di alfabetizzazione in italiano L2 (lingua seconda), pratiche di mediazione linguisticoculturale, forme di assistenza legale, percorsi di orientamento al lavoro, programmi di formazione professionale (spesso finanziati dai fondi dell’Unione Europea), ecc. A partire dai bisogni si passa, quindi, alle strategie e alle potenzialità risolutive, capaci di orientare i processi di inclusione e di consentire alle interessate di raggiungere i propri obiettivi. Tra i primi ostacoli riscontrati dalle/i migranti nel loro processo di inclusione sociale, culturale e professionale vi è senz’altro la conoscenza della lingua: seppur importante, questo aspetto non è stato segnalato nell’ambito di questa indagine come uno scoglio insormontabile. Quel che si evince dalle narrazioni è una certa serenità rispetto all’apprendimento linguistico, dovuta alla disponibilità dei corsi di italiano che si trovano in offerta territoriale dei servizi per la popolazione immigrata, di solito impartiti a costo simbolico, spesso anche gratuiti, nonché organizzati su necessità per sole donne e/o madri di origine immigrata. Un altro fattore determinante per i processi di inclusione della popolazione immigrata, parimenti rapportabile alle condizioni sociali iniziali, è quello che riguarda le opzioni di socialità disponibili sul territorio. In linea con quanto rilevato dalla rispettiva letteratura (cfr. Campani, 2000; Lapov, Campani, 2017; Macioti et al., 2006; Vianello, 2009), le storie del nostro campione riaffermano come buona parte delle donne immigrate socializzano più di frequente con i propri connazionali, donne e uomini. La congiuntura è soprattutto documentata tra le donne di origine extraeuropea, le quali, grazie alle reti composte da persone provenienti dalla stessa area geografica (familiari, membri della comunità, amiche/i, ecc.), ritrovano quel sostegno funzionale alla loro immissione in nuovi scenari sociali, culturali, linguistici ISSN 0213-7771 - e-ISSN 2443-9991 https://doi.org/10.12795/CP.2022.i31.v1.02 Cuestiones Pedagógicas, 1(31), 2022, 21-40 Maria Rita Mancaniello | Zoran Lapov | Antonio Raimondo Di Grigoli 36 contesto assume il ruolo di variabile centrale, la formazione non può che attrezzarsi pensando a processi di azione destrutturati, a ipotesi più che progetti, a metodologie, metodi e strumenti in grado di cambiare al mutare della configurazione della relazione tra i soggetti protagonisti del processo di formazione, dando una forte centralità all’autoformazione (Mancaniello, 2012). Quello a cui oggi la formazione deve guardare e dare risposte in grado di produrre benessere e sicurezza, è un soggetto che ha subìto una perdita di senso, disorientato rispetto alle categorie del tempo e dello spazio, frammentato, ma anche inquieto e ansioso di conoscere quali sono gli aspetti, le dinamiche che si creano nella propria storia formativa e desideroso di ritrovare le coordinate di un possibile orizzonte e orientare il cammino alla ricerca del proprio senso. Un approccio pedagogico e formativo che richiede al soggetto un costante intreccio tra essere formato e essere formatore di sé stesso, nel quale, attraverso la relazione con il contesto e mediante la rappresentazione della propria esperienza esistenziale, il soggetto si de-costruisce e si ri-compone, dando vita ad una dimensione di crescita collettiva, in cui cogliere anche il senso universale del proprio operare e del proprio essere. Un processo di autoconsapevolezza e di sviluppo personale per tutti e tutte, così come è stato per le nostre intervistate, che hanno mostrato di saper essere protagoniste anche nello svelare e nel seguire il proprio desiderio, imparando a ri-organizzare e ri-definire la propria esistenza, sulla base di una conoscenza profonda di sé e della realtà che le circonda. Conclusioni La selezione delle interlocutrici coinvolte nell’attività di ricerca di cui in queste pagine era congeniale agli obiettivi prefissati nell’ambito del Progetto VIW, uno fra tutti quello di evidenziare come il progetto migratorio delle donne immigrate non si esaurisce solamente nel momento in cui decidono di emigrare e nemmeno in quello in cui toccano la destinazione: si tratta, piuttosto, di un insieme di processi che pervadono il loro tragitto nella sua totalità, al cui interno le aspirazioni e le aspettative contemplate in partenza richiamano l’attenzione sul loro evolversi successivamente all’arrivo fino al presente. In questo viaggio assume un ruolo determinante la prospettiva di genere giacché influisce inevitabilmente sul conseguimento degli obiettivi di natura personale, sociale ed economica delle donne che si avventurano – autonomamente o meno, da sole o in compagnia – nell’impresa, delineata quantomeno da incertezza, delle migrazioni internazionali. Su un tale sfondo è stato possibile osservare un avvicendarsi di prospettive, implicazioni e risvolti confluiti in un variegato senso di realizzazione personale e professionale: in alcuni casi, il progetto di vita in emigrazione è stato lineare rispetto agli obiettivi prestabiliti; in altri casi ha subito una svolta positiva se confrontato con le aspettative iniziali delle donne immigrate; in altri ancora, questa forma di cambiamento non si è, invece, verificata. Comunque sia, sono storie di donne che si misurano con Cuestiones Pedagógicas, 1(31), 2022, 21-40 ISSN 0213-7771 - e-ISSN 2443-9991 https://doi.org/10.12795/CP.2022.i31.v1.02 Género y movilidad humana: mujeres migrantes en Italia entre desafíos y oportunidades. 37 sfide e opportunità, il cui superamento (delle prime) e investimento (delle seconde) dovrebbero, nel complesso, condurre a una vita più appagante. Oltre ai percorsi individuali e alle conquiste personali, è stato possibile individuare alcuni tratti che attraversano la maggior parte delle narrazioni raccolte. I connotati che definiscono la fisionomia dell’esperienza migratoria delle donne immigrate sono grossomodo i seguenti: le macchinose pratiche burocratiche, finalizzate alla regolarizzazione del proprio status e soggiorno nel Paese di approdo; l’impossibilità di riconoscimento dei titoli di studio e professionali; la diversità dei lavori, quindi più di uno, portati talvolta avanti in contemporanea per potersi mantenere; determinati stereotipi di genere, con particolar riferimento ai preconcetti imputati specificamente alle donne immigrate. A fronte di tali circostanze, commiste con le opportunità rinvenibili sul territorio, le donne immigrate (e non solo) sono indotte a collocarsi, come emerso dalle interviste, nel settore privato, praticamente senza possibilità di aspirare a un posto nel settore pubblico: esito che rischia di tradursi non poche volte in forme di isolamento dettate dai settori occupazionali che si rendono disponibili nei confronti della popolazione immigrata e, di conseguenza, in vari gradi di instabilità e insicurezza in termini di inclusione e partecipazione socio-economica. Risulta, pertanto, inevitabile osservare le criticità di un sistema politico e sociale che, tuttora, stenta a garantire alle persone immigrate un inserimento sociale e lavorativo scevro di lunghi e annosi meccanismi burocratici. Questo aspetto è di sicuro uno di quegli elementi che maggiormente accomunano i vissuti di molte donne immigrate, comprese le intervistate, da cui è possibile constatare come le politiche migratorie non offrono loro un adeguato supporto in termini di progettualità a lungo termine e, quindi, di realizzazione, per non dire “successo” professionale e personale. A prescindere dalla qualità dei traguardi raggiunti, i processi che portano al loro conseguimento sono, quindi, tenuti a coniugarsi con una serie di strategie atte a generare soluzioni. In questo senso, e senza ammettere generalizzazioni, è possibile affermare come l’insieme di sfide, strategie e soluzioni di inclusione emerso dalle interviste raffigura una sorta di mappatura delle condizioni che si trova ad affrontare buona parte di donne immigrate in Italia, nonché in diverse realtà europee. In ultima analisi, gli esempi riportati dimostrano come le competenze professionali non bastano: l’esperienza migratoria, a seconda del contesto, postula un buon senso di resilienza, orientamento e resistenza per tradurre le proprie competenze sociali, culturali e professionali, nonché aspirazioni e aspettative disposte su vari piani esistenziali, in originali percorsi capaci di concludersi in occasioni di realizzazione professionale e personale. Possibile rinvenire forme di costrizione sia nei luoghi di partenza che in quelli di arrivo che invogliano le interessate ad abbracciare diverse scelte di vita; ma è, alla fine, il desiderio di un futuro migliore che ISSN 0213-7771 - e-ISSN 2443-9991 https://doi.org/10.12795/CP.2022.i31.v1.02 Cuestiones Pedagógicas, 1(31), 2022, 21-40 Maria Rita Mancaniello | Zoran Lapov | Antonio Raimondo Di Grigoli 38 sprona le donne immigrate, soprattutto se arrivate da lontano o fuggite da situazioni insostenibili, a imboccare diverse vie di “arrangiamento” al fine di raggiungere un certo livello di emancipazione sociale e di autonomia economica. Referenze AA.VV. (2010). Vita, identità, genere in equilibrio precario. Ricerche psicologiche sul mercato del lavoro in Italia. Unicopli. Asher, N. (2011). Race, Gender, and Sexuality. In S. M. Caliendo, C. D. McIlwain (eds.). The Routledge Companion to Race and Ethnicity (pp. 64-72). Routledge. Brettell, C. B. (2016). Gender and Migration. Polity Press. 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