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Case editrici: femminile plurale

De Feo, Luca

Abstract

In Arrivederci piccole donne, di Marcella Serrano, una ragazza sogna di aprire una casa editrice. Il suo modello è quella di un'altra donna: Virginia Woolf. Esiste un modo delle donne di operare nell'editoria così come ne esiste uno di scrivere? Questa la questione che le pagine che seguono provano ad affrontare. Inizieremo fornendo un quadro storico dell'editoria italiana. Il punto di partenza sarà l'anno 1861, quello in cui l'Italia unì i propri confini politici e, con essi, il mercato editoriale. Vedremo quanto, dall'abbattimento delle frontiere interne, è cambiato. Le case editrici hanno raggiunto, oggi, il numero di settemilaseicento. Al loro interno la maggioranza degli impiegati sono donne. Un secolo e mezzo fa la figura dell'editore era assimilata con quella del tipografo. Quanto alle donne, nella Parigi all'avanguardia di allora, il loro accesso alla carriera di tipografo era vietato. Le prime donne che compaiono nella storia dell'editoria sono vedove dei fondatori. Il fatto, però, che spesso le attività proseguissero senza fratture, lascia arguire anni di lavoro nell'ombra. Esso verrà alla luce del sole con i movimenti femministi. Ciclostili, riviste in grado di rilanciarsi e superare le crisi, siti internet, non potevano però esaurirsi in un discorso complessivo. Né il quadro poteva ridursi alla rievocazione o ai bilanci delle reduci. In forme meno ideologiche come blog, periodici o marchi non solo votati a temi femminili, iniziative che si fanno portavoce delle istanze delle donne continuano a nascere. A quasi venti di esse dedicheremo schede specifiche che ne dettaglino storie e linee editoriali. Doverosa era la menzione di Noi donne, una storia che inizia in esilio, prosegue in clandestinità, vive gli anni della contestazione conquistandosi l'autonomia dal partito, cessa le pubblicazioni e quindi rinasce, nella versione attuale. Per il resto abbiamo privilegiato le testate che abbiano avuto un ruolo nel dibattito femminista e quelle che presentassero un contenuto letterario. Quanto ai siti internet, il criterio è andato al di là del numero di accessi e del contenuto letterario. Abbiamo preferito lasciare in secondo piano siti istituzionali, accademici e di associazioni anche autorevoli. L'aspetto che andava sottolineato, riteniamo, è l'eterogeneità delle iniziative in cui le donne si cimentano. Abbiamo tentato di darne conto recensendo blog, siti che sono delle vere testate registrate ma anche pagine telematiche dagli accenti quasi arcadici. Possono essere loro la soluzione ai limiti della editoria femminista che Maria Crispino lamentava già venticinque anni fa. L'editoria femminista scontava, e tuttora sconta, una penuria di mezzi che le impedisce l'accesso ad una distribuzione che la porti fuori dall'autoreferenzialità. Del resto, anche nel libro di Serrano, il fatto che aprire una casa editrice sia un sogno è dovuto al fatto di non avere abbastanza fondi. Eppure è seguendo l'esempio delle prime case femministe che, anche inconsapevolmente, tante donne si sono cimentate in avventure editoriali. Le loro sono state case editrici ostinate e pazienti – il modello è La tartaruga – ma anche fantasiose e anticonformiste, come Sottosopra. Hanno conquistato l'egemonia culturale. Il concetto, gramsciano, si lega a quello di cultura nazionalpopolare. Ad essa hanno concorso fotoromanzi, rotocalchi, romanzi rosa e, da ultimo, il fenomeno dei chik lit. Insieme, compongono la così detta paraletteratura. Le sue tirature sono multiple di quelle delle testate femministe e, non di rado, l'avversano. Esamineremo come. Riporteremo, nel concreto, l'atteggiamento dei fotoromanzi e della posta dei lettori verso il mutamento sociale. Anticipiamo che riviste patinate e romanzi rosa sono organi della conservazione. La loro modernità è strumentale al consumismo. Le lotte delle donne vi vengono non di rado osteggiate, le loro conquiste banalizzate. Anche di questo genere di pubblicazioni abbiamo ripercorso la storia che, peraltro, pesa più di quanto si creda su quella nazionale. È sulle “riviste per signore” che si è formata buona parte della conoscenza nazionale. È leggendo le loro pagine che le italiane hanno adottato una lingua e poi abitudini e consumi comuni. È tra le righe delle risposte alle loro lettrici che autrici come la Marchesa Colombi consigliavano un'accondiscendenza opportunistica. Perchè è sulle loro pagine che scrivevano e scrivono le autrici dei libri campioni di vendita. Come è evidente, il discorso parte dalle case editrici, include le scrittrici e, infine, vira sulle lettrici. Ma comprendere cosa viene proposto alle lettrici aiuta a comprendere la voglia, da parte di tante di loro, di darsi all'editoria. Laura Lepetit disse di aver fondato la sua casa editrice per editare un libro che in Italia mancava e che riteneva necessario. Anche il personaggio del libro di Serrano, in fondo, sebbene come editrice, sogna di emulare una scrittrice. La nostra analisi, quindi, cerca di considerare tutti i punti d'osservazione possibili. Guarda, cioè, alle donne in quanto lettrici e in quanto autrici. Anche quando, secondo una tradizione antica, esse si presentano con degli pseudonimi. Dove, invece, le firme indicano inequivocabilmente un autore, è nel giornalismo. In quell'ambito le donne si avviano, quanto ai numeri, a prevalere. Su quanto la maggioranza comporti un effettivo potere la discussione è aperta. Alcune voci denunciano la permanente assenza delle donne dai vertici delle testate. Altre le attribuiscono un modo di incidere sull'opinione pubblica che andrebbe al di là degli organigrammi. Oriana Fallaci, in altre parole, non avrebbe visto aumentare la propria autorevolezza dalla direzione di un giornale. Anche l'apporto delle donne al giornalismo nel suo complesso non è soggetto a una lettura univoca. Miriam Mafai , tra le altre, riconosce alle donne il merito di una benefica iniezione di frivolezza. Forse ciò che le donne possono dare va oltre. Forse il semiotico non si riduce ai pettegolezzi sui politici. Individuarlo e definirlo ha richiesto decenni di ricerche. Gran parte di esse attengono proprio ai modi espressivi. L'approdo, in estrema sintesi, è stato che il logos è maschile, mentre della donna è peculiare l'espressione dei sentimenti, il semiotico, appunto. Anche per questo l'editoria sulla quale ci concentriamo è sull'editoria letteraria. Rosi Braidotti afferma che la scrittura può ricomporre linguaggi logos-intensivi (come la scienza) e pathos-intensivi (la letteratura e la poesia). È stato questo, in fondo, l'obiettivo di autrici come Helene Cixous e di Luce Irigaray. Ognuna ha tentato di scartare dal patriarcato, uscire dall'alveo del consueto, proporre una prospettiva nuova. Sono le stesse finalità che si è posta la casa editrice il Caso e il Vento, di Sandra Giuliani. Il suo prodotto di punta sono gli audiolibri. Il modo di promuoverli è orizzontale: la declamazione da parte di persone confuse tra il pubblico. Anche la distribuzione, affidata al passaparola, cerca di mettere in discussione le gerarchie, di esplorare vie nuove. Quella di Sandra Giuliani è solo una delle numerose case editrici che abbiamo consultato sul tema della scrittura delle donne. Sulla stessa questione abbiamo sollecitato anche addetti ai lavori e femministe storiche: da Giampiero delle Molle, direttore della più diffusa rivista letteraria italiana, al compianto Vincenzo Consolo a Daniela Percovich a Piera Codognotto a Luciana Tufani. Le loro riflessioni hanno integrato la nostra lettura di Julia Kristeva e il resto del nostro bagaglio bibliografico. Ne abbiamo ricavato qualche sorpresa e qualche conferma. Sarebbero, ad esempio specialmente le donne a proporre manoscritti a contenuto erotico. Da Alda Merini a Dacia Maraini, del resto, l'importanza dei sensi, nella scrittura delle donne, è un dato assodato. Coniugato con il peso che le scrittrici tradizionalmente attribuiscono ai sentimenti, esso permette di individuare una modalità alternativa alla logica prettamente celebrale degli uomini. Detto delle caratteristiche della scrittura delle donne, ci siamo soffermati sui messaggi dei loro prodotti più recenti. Abbiamo verificato quanto e come nelle autrici degli ultimi anni sia presentato il superamento del patriarcato. A cui, peraltro, non mancano di opporsi espressioni letterarie di un sistema editoriale oligopolistico che Andrè Shriffin ha denunciato. Ancora una volta, la scrittura ci invita a guardare all'editoria nel suo complesso. Quindi al posto che vi ricoprono le donne in ogni ruolo, non solo nelle foto dei risvolti di copertina. Sul tema abbiamo raccolto le voci delle case editrici, dai titolari fino agli stagisti. Il quadro che ne abbiamo ricavato è articolato. L'insoddisfazione per gli scarsi riconoscimenti di qualcuno si sposa con la consapevolezza che tra i settori produttivi, per le donne, l'editoria rappresenta un settore privilegiato. Alberto Castelvecchi , tra gli altri, ci ha fornito una chiave d'interpretazione comune a quella che già avevamo visto proporre per la distanza delle donne dai ruoli direttivi dei giornali. In sintesi non è necessariamente dalle poltrone dei dirigenti che una donna può incidere su di una casa editrice. Al contrario, per restare nella metafora, è dagli sgabelli più operativi, magari, che si indirizzano giorno per giorno le imprese editoriali. Rintracciarvi un nuovo ordine simbolico è probabilmente qualcosa di mai tentato prima. Significa andare al di là delle singole opere e cercarne un filo rosso che dia al loro insieme un ulteriore significato. Cogliere, al di là delle dichiarazioni programmatiche, una linea editoriale. E, da ultimo, verificare un comune denominatore tra le case editrici di donne. Come, ad esempio, il proporsi come ponte di culture. Iperborea, Zandonai, Voland sono case editrici fondate da donne e da donne quasi totalmente formate. Il loro lavoro si pone in ideale continuità con Fernanda Pivano. Con il loro tradurre opere di letterature lontane o ritenute secondarie, tutte confermano quella specialità nomade che Rosi Braidotti riconosce alle donne. Ma questa è solo una, e forse la più evidente, delle peculiarità che sembra caratterizzare il cospicuo numero delle case editrici esaminate. A questo riguardo urge una nota metodologica. Il lavoro poggia su opinioni raccolte da addetti ai lavori: titolari di case editrici e stagisti, curatrici di collane, una direttrice di giornale come Tiziana Bartolini, una storica del femminismo come Piera Codognotto e un ex editore ora esperto di comunicazione come Alberto Castelvecchi ed altri ancora. Consultandoli, abbiamo voluto cercare spunti per la nostra ricerca ma anche registrare il clima che si respira all'interno del settore. Le interviste si sono svolte negli ultimi tre anni. In buona parte hanno avuto luogo nelle occasioni deputate agli incontri con le case editrici, cioè le fiere. In generale abbiamo modulato domande e l'occasione in cui formularle a seconda del soggetto che avevamo di fronte. Piera Codognotto, per esempio, ci ha accolti nella biblioteca in cui lavora, Tiziana Bartolini, direttrice di NoiDonne, presso la Casa Internazionale della donna di Roma, Alberto Castelvecchi presso l'università Luiss di Roma, Vincenzo Consolo a margine di un convegno. Altri incontri hanno avuto sedi più informali: conviviali, come nel caso di Anna Maria Crispino, o addirittura domestiche come nel caso di Luciana Tufani o della distributrice Cecilia Rossi. Di fronte a tanta eterogeneità, le questioni poste non potevano prevedere un asettico formulario. Le nostre, quindi sono state conversazioni tarate sul soggetto che avevamo di fronte: A Marianna Martino, titolare ventenne di una casa editrice surrealista, non sarebbe servito domandare lo stesso contributo che a Luciana Percovich, teologa femminista legata al movimento da quasi mezzo secolo. A tutta la nostra ricerca, qualitativa, abbiamo dato infine, una cornice di dati e statistiche. Quante sono le donne impiegate in editoria, quali sono, effettivamente, le mansioni che svolgono più di frequente, quali sono, infine, le tendenze. Al termine di un lavoro che si è data una lente cronologica, abbiamo guardato alle prospettive. Dopo anni di crescita, nell'ultimo anno il numero di case editrici è calato, si diffonde l'acquisto di libri on line, i generi letterari sono in discussione. Nuovi mezzi potrebbero soppiantare il supporto cartaceo e la nostra stessa idea di lettura. È ora, più che mai, di verificare quali frutti stiano dando, anche nell'editoria, i semi irrigati dall'inchiostro dei ciclostili quasi mezzo secolo fa.

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1 UNIVERSIDAD DE SEVILLA Facultad de Filología TESIS DOCTORAL Case editrici: Femminile plurale LUCA DE FEO Directoras: Dra. Mercedes Arriaga Flórez Dra. Dolores Ramírez Almazán Programa de Doctorado: Mujer, escrituras y comunicación Sevilla, 2012 2 INDICE Introduzione.....................................................................................................................................................................................3 1 – Donne che pubblicano 1.1 - Breve storia dell'editoria italiana...................................................................................13 1.2 - La stampa di massa per donne: dai feutillon ai chik lit...............75 1.3 - La stampa femminista: oltre i bilanci.......................................................................98 1.3.1 - Edizioni delle donne...........................................................................................................................122 13.2 - La tartaruga....................................................................................................................................................125 1.3.3 - Filema e Liguori......................................................................................................................................127 1.3.4 - e/o...............................................................................................................................................................................131 1.3.5 - Luciana Tufani...........................................................................................................................................133 1.3.6 - Caravan................................................................................................................................................................135 1.3.7 - Noi donne.........................................................................................................................................................137 1.3.8 - Fuori!......................................................................................................................................................................140 1.3.9 - Sottosopra.........................................................................................................................................................144 1.3.10 - Effe............................................................................................................................................................................148 1.3.11 - DWF........................................................................................................................................................................153 1.3.12 - Leggendaria...................................................................................................................................................155 1.3.13 - Il vaso di Pandora...................................................................................................................................157 1.4 - Editoria su internet.......................................................................................,......................................160 1.4.1 - 27esimaora.corriere.it...........................................................................................................................162 1.4.2 - www.Sorelleditalia.net........................................................................................................................164 1.4.3 -www.ellexelle.net.......................................................................................................................................167 3 1.4.4 - vasettodipandora.wordpress.com.........................................................................................170 1.4.5 - www.levocianti.it......................................................................................................................................175 1.4.6 -www.womanjournal.it.........................................................................................................................177 2 – Donne che vengono pubblicate 2.1 - Donne in redazione: visibilità e potere..........................................................................180 2.2 - Comunicare il semiotico.....................................................................................................................189 2.3 - Come scrivono le donne......................................................................................................................194 2.4 - Il post patriarcato nelle pagine delle donne....................................................……200 3 – Attualità e prospettive 3.1 - Le cifre delle parole.................................................................................................................................207 3.2 - Donne al lavoro in editoria ..........................................................................................................212 3.3 - Tracce di un nuovo ordine simbolico..............................................................................221 Conclusioni................................................................................................................................................................................229 Riassunto in spagnolo.....................................................................................................................................................245 Bibliografia................................................................................................................................................................................263 Indice dei nomi...................................................................................................................................................................305 4 INTRODUZIONE In Arrivederci piccole donne, di Marcella Serrano, una ragazza sogna di aprire una casa editrice. Il suo modello è quella di un'altra donna: Virginia Woolf. Esiste un modo delle donne di operare nell'editoria così come ne esiste uno di scrivere? Questa la questione che le pagine che seguono provano ad affrontare. Inizieremo fornendo un quadro storico dell'editoria italiana. Il punto di partenza sarà l'anno 1861, quello in cui l'Italia unì i propri confini politici e, con essi, il mercato editoriale. Vedremo quanto, dall'abbattimento delle frontiere interne, è cambiato. Le case editrici hanno raggiunto, oggi, il numero di settemilaseicento. Al loro interno la maggioranza degli impiegati sono donne. Un secolo e mezzo fa la figura dell'editore era assimilata con quella del tipografo. Quanto alle donne, nella Parigi all'avanguardia di allora, il loro accesso alla carriera di tipografo era vietato. Le prime donne che compaiono nella storia dell'editoria sono vedove dei fondatori. Il fatto, però, che spesso le attività proseguissero senza 5 fratture, lascia arguire anni di lavoro nell'ombra. Esso verrà alla luce del sole con i movimenti femministi. Ciclostili, riviste in grado di rilanciarsi e superare le crisi, siti internet, non potevano però esaurirsi in un discorso complessivo. Né il quadro poteva ridursi alla rievocazione o ai bilanci delle reduci. In forme meno ideologiche come blog, periodici o marchi non solo votati a temi femminili, iniziative che si fanno portavoce delle istanze delle donne continuano a nascere. A quasi venti di esse dedicheremo schede specifiche che ne dettaglino storie e linee editoriali. Doverosa era la menzione di Noi donne, una storia che inizia in esilio, prosegue in clandestinità, vive gli anni della contestazione conquistandosi l'autonomia dal partito, cessa le pubblicazioni e quindi rinasce, nella versione attuale. Per il resto abbiamo privilegiato le testate che abbiano avuto un ruolo nel dibattito femminista e quelle che presentassero un contenuto letterario. Quanto ai siti internet, il criterio è andato al di là del numero di accessi e del contenuto letterario. Abbiamo preferito lasciare in secondo piano siti istituzionali, accademici e di associazioni anche autorevoli. L'aspetto che andava sottolineato, riteniamo, è l'eterogeneità delle iniziative in cui le donne si cimentano. Abbiamo tentato di darne conto recensendo 6 blog, siti che sono delle vere testate registrate ma anche pagine telematiche dagli accenti quasi arcadici. Possono essere loro la soluzione ai limiti della editoria femminista che Maria Crispino lamentava già venticinque anni fa. L'editoria femminista scontava, e tuttora sconta, una penuria di mezzi che le impedisce l'accesso ad una distribuzione che la porti fuori dall'autoreferenzialità. Del resto, anche nel libro di Serrano, il fatto che aprire una casa editrice sia un sogno è dovuto al fatto di non avere abbastanza fondi. Eppure è seguendo l'esempio delle prime case femministe che, anche inconsapevolmente, tante donne si sono cimentate in avventure editoriali. Le loro sono state case editrici ostinate e pazienti – il modello è La tartaruga – ma anche fantasiose e anticonformiste, come Sottosopra. Hanno conquistato l'egemonia culturale. Il concetto, gramsciano, si lega a quello di cultura nazionalpopolare. Ad essa hanno concorso fotoromanzi, rotocalchi, romanzi rosa e, da ultimo, il fenomeno dei chik lit. Insieme, compongono la così detta paraletteratura. Le sue tirature sono multiple di quelle delle testate femministe e, non di rado, l'avversano. Esamineremo come. Riporteremo, nel concreto, l'atteggiamento dei 7 fotoromanzi e della posta dei lettori verso il mutamento sociale. Anticipiamo che riviste patinate e romanzi rosa sono organi della conservazione. La loro modernità è strumentale al consumismo. Le lotte delle donne vi vengono non di rado osteggiate, le loro conquiste banalizzate. Anche di questo genere di pubblicazioni abbiamo ripercorso la storia che, peraltro, pesa più di quanto si creda su quella nazionale. È sulle “riviste per signore” che si è formata buona parte della conoscenza nazionale. È leggendo le loro pagine che le italiane hanno adottato una lingua e poi abitudini e consumi comuni. È tra le righe delle risposte alle loro lettrici che autrici come la Marchesa Colombi consigliavano un'accondiscendenza opportunistica. Perchè è sulle loro pagine che scrivevano e scrivono le autrici dei libri campioni di vendita. Come è evidente, il discorso parte dalle case editrici, include le scrittrici e, infine, vira sulle lettrici. Ma comprendere cosa viene proposto alle lettrici aiuta a comprendere la voglia, da parte di tante di loro, di darsi all'editoria. Laura Lepetit 1 disse di aver fondato la sua casa editrice per editare un libro che in Italia mancava e che riteneva necessario. Anche il personaggio del libro di Serrano, in 1 Fondatrice nel 1975 della casa editrice La Tartaruga. Vincitrice del premio Editore Donna. 8 fondo, sebbene come editrice, sogna di emulare una scrittrice. La nostra analisi, quindi, cerca di considerare tutti i punti d'osservazione possibili. Guarda, cioè, alle donne in quanto lettrici e in quanto autrici. Anche quando, secondo una tradizione antica, esse si presentano con degli pseudonimi. Dove, invece, le firme indicano inequivocabilmente un autore, è nel giornalismo. In quell'ambito le donne si avviano, quanto ai numeri, a prevalere. Su quanto la maggioranza comporti un effettivo potere la discussione è aperta. Alcune voci denunciano la permanente assenza delle donne dai vertici delle testate. Altre le attribuiscono un modo di incidere sull'opinione pubblica che andrebbe al di là degli organigrammi. Oriana Fallaci, in altre parole, non avrebbe visto aumentare la propria autorevolezza dalla direzione di un giornale. Anche l'apporto delle donne al giornalismo nel suo complesso non è soggetto a una lettura univoca. Miriam Mafai 2 , tra le altre, riconosce alle donne il merito di una benefica iniezione di frivolezza. Forse ciò che le donne possono dare va oltre. Forse il semiotico non si riduce ai pettegolezzi sui politici. Individuarlo e 2 Ex direttrice di NoiDonne e parlamentare. 9 definirlo ha richiesto decenni di ricerche. Gran parte di esse attengono proprio ai modi espressivi. L'approdo, in estrema sintesi, è stato che il logos è maschile, mentre della donna è peculiare l'espressione dei sentimenti, il semiotico, appunto. Anche per questo l'editoria sulla quale ci concentriamo è sull'editoria letteraria. Rosi Braidotti 3 afferma che la scrittura può ricomporre linguaggi logos-intensivi (come la scienza) e pathos-intensivi (la letteratura e la poesia). È stato questo, in fondo, l'obiettivo di autrici come Helene Cixous e di Luce Irigaray. Ognuna ha tentato di scartare dal patriarcato, uscire dall'alveo del consueto, proporre una prospettiva nuova. Sono le stesse finalità che si è posta la casa editrice il Caso e il Vento, di Sandra Giuliani. Il suo prodotto di punta sono gli audiolibri. Il modo di promuoverli è orizzontale: la declamazione da parte di persone confuse tra il pubblico. Anche la distribuzione, affidata al passaparola, cerca di mettere in discussione le gerarchie, di esplorare vie nuove. Quella di Sandra Giuliani è solo una delle numerose case editrici che abbiamo consultato sul tema della scrittura delle donne. Sulla stessa questione abbiamo sollecitato anche addetti ai lavori e femministe storiche: da Giampiero delle Molle, direttore della più 3 Filosofa, pioniera degli studi femministi. 16 industriali. Ricordiano la Sonzogno, fondata nel 1861 da Edoardo 13 . Il suo quotidiano, Il secolo, di tendenze liberaldemocratiche, negli anni '80 vantava centocinquantamila copie. Negli stessi anni la Ricordi impiegava 200 operai e vantava una filiale a Londra. A questi editori ambrosiani si contrappose il romano Sommaruga, artefice di spericolate promozioni che peraltro egli stesso riportò in un libro di memorie 14 . La scelta di una copertina per Le Vergini delle Rocce, che l'autore ritenne pornografica, gli procurò la defezione di Gabriele D'annunzio 15 , alcuni articoli sul suo giornale Forche Caudine la condanna a sei anni di reclusione. Mentre si annuncia il '900, insomma, gli editori cercano il profitto. Anche questo è il segno di una professionalità sempre più specifica. La svolta viene fatta coincidere con l'uscita, nel 1886, di Cuore 16 di De Amicis. Renzo de Felice 17 ricorda che nel 1906 ne risultavano vendute 330.000 copie. Per dare un termine di paragone, I Malavoglia 18 , di Verga, uscito nel 1881, secondo quanto riportano Ann Hallamore Cesars e Micheal Cesars 19 , solo 5.000. 13 E. SONZOGNO, Per la libertà di rappresentazione delle opere, Milano, L'opinione, 1889. 14 A SOMMARUGA., Cronaca Bizantina, Milano, Mondadori, 1941. 15 G. D'ANNUNZIO, Le vergini delle rocce, Roma, Sommaruga, 1884. 16 E. DE AMICIS., Cuore, Milano, F.lli Treves, 1886. 17 R. DE FELICE, Storia dell'Italia contemporanea, Milano, Ed. Scientifiche italiane, 1976. 18 G. VERGA., I Malavoglia, Milano, F.lli Treves, 1881. 19 A. HALLA MORE CESARS e M. CESARS, Modern italian literature, Cambridege, Polity press, 2007. 17 Siamo agli albori, ma già spiccano alcuni caratteri dell'editoria italiana. Uno è il ruolo propulsivo di alcuni capoluoghi, primo fra tutti, Milano. Al momento dell'unificazione, il 13% degli addetti del settore lavorava nel centro lombardo. Un aspetto che, invece, è svanito è la concorrenza di Firenze. Come scrive Luti 20 , se è a Benedetto Croce che si deve il risveglio culturale della penisola, è grazie alle riviste di quella città che quel risveglio diventa militante. Attorno al suo “gabinetto” Giovan Pietro Viesseux 21 , vi intesse rapporti con letterati anche stranieri. Fiorirono marchi come Bemporad, editore nel 1890 delle Avventure di Pinocchio 22 , e Alinari, pioniera nelle riproduzioni fotografiche. In direzione diversa andava Le Monnier, che puntava sul taglio dei costi e, quindi, delle illustrazioni. Ancora a Firenze, fondava la casa omonima Giulio Cesare Sansoni. Dal 1885 ne prese la guida la vedova Albertina Piroli. La produzione si rivolgeva alle scuole: manuali e classici della letteratura, raccolti nella collana “Biblioteca scolastica di classici italiani”, che, sorta nel 1885, chiuse nel 1954. Meno florida era la situazione nel Mezzogiorno. Senza il 20 G. LUTI, Storia letteraria d'Italia, Firenze, Vallardi, 1989. 21 G.P. VIESSEUX e AA., Il carteggio inedito, Roma, ed. Storia della letteratura, 1956. 22 COLLODI, Le avventure di Pinocchio, Milano, Bemporad, 1899. 18 protezionismo dei Borboni, le imprese subirono la concorrenza dei “libri a vapore” 23 delle settentrionali. Pochi furono i successi: Giovanni Laterza che nel 1901 fondò la casa omonima, e l'abruzzese Rocco Carabba che nel 1880 esordì con un testo di D'Annunzio 24 per poi specializzarsi nel folklore. A Napoli i fratelli Marano meritarono la collaborazione di Benedetto Croce e Giovanni Gentile. A questa casa editrice Luigi Mascilli Migliorini 25 dedica un libro in cui diventa emblematica delle realtà meridionale. Malvisti dai Borbone per la pubblicazione di Giovan Battista Vico 26 , dopo l'Unità i fratelli Marano si dedicarono al settore scolastico. Fu il loro marchio a pubblicare La storia della letteratura italiana 27 di Giuseppe De Sanctis. Nella nostra panoramica dell'editoria nazionale alla fine del diciannovesimo secolo, abbiamo lasciato per ultima la Sicilia. Vi agiva, tra gli altri, Luigi Pedone Lauriel. Francese, coniugò l'attenzione alla cultura isolana con quella per l'Europa. Da segnalare anche la catanese Giannotta, che curò edizioni di Matilde Serao 28 , 23 A. VANNUCCI, Rivista di Firenze, Firenze, Mariani, 1857, anno I, volume II, pag. 460. 24 G. D'ANNUNZIO, Primo vere, Lanciano, Carabba, 1880. 25 L. MASCILLI MIGLIORINI, Una famiglia di editori, I Marano e la cultura napoletana tra Otto e Novecento, Milano, Franco Angeli, 1999. 26 G. B. VICO, Cinque orazioni inedite, Napoli, F.lli Marano, 1869. 27 G. DE SANCTIS., Storia della letteratura italiana, Napoli, Marano e f., 1901. 28 M. SERAO., Le virtù della Checchina, Catania, Giannotta, 1884. 19 Neera 29 , Giovanni Verga 30 e Luigi Pirandello 31 . Malgrado questi nomi, oltre alla supremazia di Milano, un dato che perdura nell'editoria italiana è la difficoltà degli editori meridionali. L'intera situazione nazionale, ad ogni modo, non è lusinghiera. Il quadro che oltre un secolo fa tracciò Giuseppe Bomba resta attuale: “le classi facoltose non pensano ai libri, mentre le altre non hanno né il tempo né il gusto di istruirsi e di dilettarsi coi libri” 32 . Nello Ajello 33 , in un articolo sulla Repubblica, trova nei cognomi degli editori una misura di quanto l'Italia si mostrasse refrattaria al commercio dei libri. Da Viesseux a Le Monnier, da Hoepli e Leoscher, da Olschki fino a Sperling e Kupfer, sono tuttora tanti i marchi che portano l'impronta dei loro fondatori stranieri. Si deve insomma ad imprenditori d'oltralpe, il fatto che nel XX secolo il libro inizia a diffondersi. Nel 1900 uscivano ottomilaquattrocentosessantaquattro titoli, nel 1913 più di undicimila. Erano gli effetti dell'alfabetizzazione. Se al momento dell'unificazione erano analfabeti 29 NEERA, Giacinta, Catania, Giannotta, 1889. 30 G. VERGA, Pane nero, Giannotta Catania, 1882. 31 L. PIRANDELLO, Il turno, Catania, Giannotta, 1902. 32 G. TURI., Storia degli editori italiani, op.cit., p.3. 33 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1997/11/23/storia-del-libro-boom- annunciato-poi-sfiorito.html (visionato il 10.02.2011). 20 tre italiani su quattro, con punte del 90% al Sud, agli inizi del '900 gli italiani capaci di leggere e scrivere erano già diventati la metà. Ampliandosi, il mercato cambiava. Vennero rivalutati gli autori italiani. Con le loro polemiche verso il positivismo, scrittori come D'Annunzio inaugurarono il fenomeno dei best seller. È durante tali trasformazioni che nacquero a Milano i dioscuri dell'editoria nazionale: la Mondadori e la Rizzoli. I loro fondatori, Arnoldo e Angelo, esemplificano la figura dell' “editore protagonista”, che ha contrassegnato l'editoria italiana. Bompiani lo definì come colui che “riesce a trasferire nella scelta la propria natura.” 34 È il caso, oltre allo stesso Bompiani, di personalità come Giulio Einaudi, Ugo Guanda, Leo Longanesi, Vito Laterza e Giangiacomo Feltrinelli. Più tardi saranno editori protagonisti i creatori dell'Adelphi: Bobi Bazlen e Roberto Calasso. Tutti condividono la personalizzazione del progetto, i contatti con l'estero e la sicurezza nella scelta di autori, dirigenti, quadri. Alla base, però, c'è il cogliere le trasformazioni della società: in una parola, il “fiuto”. Dote, questa, che poggiava su una miscela di mecenatismo, paternalismo e aziendalismo. È emblematica la figura di Arnoldo Mondadori. Figlio di 34 V. BOMPIANI, Dialoghi a distanza, Milano, Mondadori, 1986, p. 33. 21 un calzolaio ambulante, dopo le elementari svolse vari lavori. Nel 1907 diede vita ad un giornale socialista. Per finanziarlo lavorò presso una tipografia. La rilevò, insieme ad una libreria, quando abbandonò la politica. Era il 1912: è di quell'anno l'esordio con Aia madama 35 , di Tommaso Monicelli. Con quest'autore sorse la prima collana, “La bibliotechina de la Lampada”, di libri illustrati per l'infanzia. Ospitò, tra gli altri, testi di Zia Mariù 36 . A questa produzione, Mondadori affiancò la scolastica. Sempre vicino al potere, durante la guerra Mondadori lasciava che alla stesura dei suoi giornalini collaborassero i comandi militari. Fu dalle sue officine che uscirono i volantini per la marcia su Roma. Di due anni prima, del 1920, è “Le Grazie”, la prima collana di narrativa, nata dall'incontro con Virgilio Brocchi 37 , inaugurata da opere di Arnaldo Fraccaroli 38 e Ada Negri 39 . Principale concorrente della Mondadori è la Rizzoli. Il fondatore, Angelo, nasce a Milano lo stesso anno del rivale Arnoldo. Come lui socialista, cresce in un orfanotrofio, dove viene avviato al mestiere di tipografo. A differenza di Mondadori però, Rizzoli stampa a lungo per conto terzi, e solo nel 1929 diventa editore. Gian Carlo 35 T. MONICELLI, Aia madama, Milano, ed. Scolastica, 1912. 36 Z. MARIÙ, Storie vere, Milano,Bemporad, 1912. 37 V. BROCCHI, Allegreetto e serenella, Milano, Mondadori, 1922. 38 A. FRACCAROLI, Largaspugna, Milano, Mondadori, 1921. 39 A. NEGRI, I canti dell'isola, Milano, Mondadori, 1924. 22 Ferretti 40 rileva come le due case riflettono i caratteri dei rispettivi fondatori. Mondadori si fa chiamare “presidente”, ed impone l'ammaina bandiera ogni volta che lascia la sede centrale. Rizzoli è, per tutti, il “cummenda”, un titolo che allude alle sue umili origini, alla sua diffidenza verso le banche ma anche al suo acume. Mentre queste case muovevano i primi passi, quella del milanese Emilio Treves era all'apice. Il libro di D'Annunzio, Lettere ai Treves 41 , ne testimonia il rapporto con gli intellettuali del tempo. Nel 1911, in occasione del cinquantenario, alla casa editrice fu consegnata una medaglia con un'epigrafe dello stesso D'Annunzio. Alle celebrazioni, presenziarono personalità del rango di Pirandello 42 , Arrigo Boito 43 , Croce, Grazia Deledda 44 , Filippo Tommaso Marinetti 45 , Ada Negri 46 , Matilde Serao 47 e Giovanni Verga 48 . Con l'eccezione di Grazia Deledda, saranno tutti attratti dalle sirene di Mondadori, il primo ad accordare una percentuale sugli incassi. Un altro editore di successo fu Sonzogno. Tra le sue opere, La grande 40 G.C. FERRETTI, Storia dell'editoria letteraria in Italia. 1945-2003, Milano, Einaudi, 2004. 41 E.TREVES e AA., Lettere ai Treves, Milano, Garzanti, 1999. 42 L. PIRANDELLO, Erma bifronte, Milano, Treves, 1906. 43 I. DE RENSIS, Critiche e cronache musicali di Arrigo Boito, Milano, Treves, 1931. 44 G. DELEDDA , Cosima, Milano, Treves, 1937. 45 F. T. MARINETTI, Il fascino dell'Egitto, Milano, Mondadori, 1933. 46 A. NEGRI, Dal profondo, Milano, Treves, 1910. 47 M. SERAO, Gli amanti, Milano, Treves, 1894. 48 G. VERGA, Dal tuo al mio, Milano, Treves, 1903. 23 enciclopedia popolare 49 ed opere di Gorkij 50 , ma anche Arsenio Lupen 51 e i racconti sentimentali di Maria Volpi 52 . Come fa notare Turi 53 , non c'era, però, solo l'editoria, prevalentemente di consumo, milanese. A Firenze, i motivi ispiratori che muovevano i torchi, erano altri. Nel 1919 Piero Gobetti per la propria breve esperienza di editore, da un suo professore scelse il motto “che ho a che fare con gli schiavi?” Lontano dalle speculazioni commerciali, Gobetti scriveva che l'editore aveva la funzione sociale di dare spazio ai movimenti di idee. Valeva, specialmente, per realtà che cominciavano col produrre libri in appoggio a periodici. Fu il caso della Voce di Giuseppe Prezzolini e Francesco Papini o della Critica di Benedetto Croce. L'incendiario 54 di Palazzeschi, ad esempio, uscì grazie ad una rivista futurista. Non di rado l'attività editoriale iniziava con raccolte di articoli. Seguirono questa strada l'editore La biblioteca, legata alla rivista fiorentina Il Regno, e gli Opuscoli dell'Unità, che uscirono per affiancare la battaglia culturale del giornale di Gaetano Salvemini La Voce. È proprio della Voce, nata 49 AA.VV., La grande enciclopedia popolare, Milano, Sonzogno, 1928. 50 M. GORKJI, VL'annunziatore della tempsta, Milano, Sonzogno, 1908. 51 M. LEBLANC, Arsenio Lupin, ladro gentiluomo, Milano, Sonzogno, 1910. 52 M. VOLPI, L'amorosa, Milano, Sonzogno, 1930. 53 V. TURI, Storia dell'editoria nell'Italia contemporanea, op.cit.. 54 A. PALAZZESCHI., L'incendiario, in supplemento al n.6 della Novella, giugno 1910, pp. I-IV. 24 a Firenze nel 1908, l'attività più articolata. Nel 1910 la rivista inaugurò una collana con Il ministro della malavita 55 , di Gaetano Salvemini. Fu poi il turno dei Quaderni della Voce, che uscirono fino al 1922, centrati su problemi di attualità e di critica filosofica. Dopo un rifiuto di Ricciardi, a stamparli furono i fratelli Quattrini di Roma. Prezzolini e i suoi collaboratori se ne emanciparono nel 1911, quando costituirono la casa editrice La Voce. La libreria che l'affiancava fu rilevata dal tipografo Vallecchi che ne farà il nucleo della sua casa editrice. Garzone di suo padre presso la tipografia reale, Vallecchi divenne editore grazie all'incontro con Papini e Soffici. Da essi ricavò una concezione nobile dell'editore. Oltre a Papini 56 , con cui lo legava un rapporto privilegiato e un'esclusiva, Vallecchi pubblicò i poeti Vincenzo Cardarelli 57 , Aldo Palazzeschi 58 e Giuseppe Ungaretti 59 . Nella saggistica brillavano i titoli di Giovanni Pareto 60 e Giovanni Gentile 61 . Fu quest'ultimo a introdurre Vallecchi nel circuito delle pubblicazioni scolastiche che ne avrebbero moltiplicato gli introiti. Un altro editore vicino alle avanguardie fiorentine fu 55 G. SALVEMINI, Il ministro della malavita, Firenze, La Voce, 1910. 56 G. PAPINI, Gog, Firenze, Vallecchi, 1931. 57 V. CARDARELLI, Viaggi nel tempo, Firenze, Vallecchi, 1920. 58 A. PALAZZESCHI, Perelà, uomo di fumo, Firenze, Vallecchi, 1954. 59 G. UNGARETTI., Allegria di naufragi, Firenze, Vallecchi, 1919. 60 V. PARETO, Fatti e teorie, Firenze, Vallecchi, 1910. 61 G. GENTILE., Educazione e scuola laica, Firenze, Vallecchi, 1921. 25 l'abruzzese Carabba. Nel 1908 fu il primo a pubblicare Piccole donne 62 di Louisa May Alcott. Oltre a quelli con la cultura fiorentina, Carabba intesse rapporti con circoli napoletani. Grazie a Salvatore Di Giacomo 63 ottenne la collaborazione di Matilde Serao 64 . A Roma aderenze gli procurarono l'amicizia di Maria Bellonci e la pubblicazione dell'Umorismo 65 di Pirandello. Fu, però, la collaborazione con i letterati toscani a caratterizzare la Carabba. Papini ne diresse la collana “Cultura dell'anima” che propose testi divulgativi in polemica con l'impostazione elitaria di Laterza e Croce. Di quest'ultimo, oltre alle opere, il calabrese Laterza pubblicò la rivista La Critica. Da parte sua, Croce fu il direttore occulto di varie collane. Su suo suggerimento, Laterza pubblicò Max Weber, Fredrich Nietzche, Friedrich Hegel. Nei “Classici della Filosofia moderna” lo affiancò Giovanni Gentile. Anche sul versante letterario, espresso nella collana “Scrittori d'Italia”, l'impronta dei volumi Laterza era quella dei due filosofi. Il piano organico era di ridefinire la storia letteraria nazionale. Un'ambizione che produsse la più lunga impresa editoriale della letteratura italiana. Il programma 62 L. ALCOTT, Piccole donne, Lanciano, Carabba, 1908. 63 S. DI GIACOMO, L'ignoto, Lanciano, Carabba, 1920. 64 M. SERAO, San Gennaro nella leggenda e nella vita, Lanciano, Carabba, 1910. 65 L. PIRANDELLO, L'umorismo, Lanciano, Carabba, 1908. 32 dell'organo di partito socialista. Il fallimento e la guerra spingeranno poi Nebrini verso il fascismo. Organicamente legato al partito socialista fu Luigi Mongini, che dal 1904 assunse la gestione della Libreria editrice socialista. Emilio Gianni 82 illustra come, accanto a periodici e volumi di propaganda, ebbe il merito di promuovere la letteratura russa, da Fedor Dostojevskij, a Ivan Turgenev, a Leone Tolstoy 83 , a Gorkij. Dal 1911 il partito assunse direttamente l'iniziativa editoriale fondando la casa La Libreria. Oltre a collane come “Biblioteca di coltura socialista”, “Atti della rivoluzione” e “Propaganda socialista” c'era la “Romanzi, novelle, poesie”, che privilegiava autori risorgimentali. In seguito alle pressioni di Antonio Gramsci dette spazio ad autori come Lev Trockij e Rosa Luxemburg. A dispetto di questi autori il grosso successo di quest'editore resta, tuttavia, L'asino, rivista satirica anticlericale. Turi, come detto, nell'analizzare la storia dell'editoria patria incrocia la prospettiva regionale con quella politica. A questo riguardo emerge come fu la destra a mostrare un'attenzione maggiore 82 E. GIANNI, L'editore Luigi Mongini e la diffusione del marxismo in Italia, Roma, Pantarei, 2001. 83 L. TOLSTOY, Contro la guerra russo-giapponese (ricredetevi), Milano, Luigi Mongini, 1904. 33 per l'editoria. Nel decennale della marcia su Roma, Franco Ciarlantini, presidente della Federazione Fascista Industriali Editori, sul Giornale della Libreria affermava: “In nessun periodo della vita italiana, da che la patria ha raggiunto la sua unità, l'arte editoriale ha avuto l'importanza che ha assunto in questo primo decennio del Fascismo.” 84 Nel 1925 veniva istituito l'ordine dei giornalisti. Paolo Cannistraro ricorda la circolare inviata ai prefetti nel 1931 secondo la quale i giornali dovevano essere approntati a “ottimismo, fiducia e sicurezza nell'avvenire”. 85 Per ciò che concerne la diffusione del libro, era preposta una commissione in cui, tra gli altri, sedevano A. Vallardi e Margherita Sarfatti, molto vicina al duce, di cui scrisse una biografia encomiastica. 86 Dal 1934 ogni pubblicazione dovette essere preceduta dall'invio di tre copie alle prefetture. Michele Ainis e Mario Fiorillo 87 scrivono che in tema di censura il fascismo si limitò a perfezionare una normativa già piuttosto repressiva. Alcune misure, è vero, si fermano alla superficie. Murialdi 88 ricorda le pressioni affinchè le previsioni del tempo annunciassero bel tempo e la messa al bando delle nuvolette dei fumetti in quanto invenzione americana. Mentre 84 F. CIARLANTINI, Gli editori italiani del decennale, Milano, Giornale della libreria, 1932. 85 P. CANNISTRATO, La fabbrica del consenso, Bari, Laterza, 1975, p. 80. 86 M. SARFATTI, Dux, Milano, Mondadori, 1930. 87 M. AINIS e M. FIORILLO, L'ordinamento della cultura, Milano, Giuffrè, 2008. 88 P. MURIALDI, Storia del giornalismo italiano, Bologna, Il Mulino, 1996. 34 l'editore Mario Nerbini subiva pressioni affinchè Flahs Gordon morisse, tuttavia, qualcosa di più profondo avveniva. Caretti 89 tratteggia come l'agenzia di stampa Stefani, che risaliva a Cavour, assunse un controllo totale dell'informazione. Della censura si incaricava l'Ufficio Stampa della Presidenza del Consiglio poi incorporato dal Ministero della Propaganda, che nel 1937 assunse il nome di Ministero per la cultura popolare, meglio noto come Minculpop. Da una pianta organica di centotrentasei impiegati, il dicastero passò ad oltre ottocento funzionari. Nello stesso anno la produzione libraria fu affidata alla Divisione libri della Direzione Generale della Stampa Italiana. La maggior parte degli editori, per evitare il sequestro di opere già stampate, iniziò a sottoporre preventivamente al Ministero i volumi che intendeva pubblicare. Nel 1938 il controllo sulle pubblicazioni si perfezionò con la Commissione per la Bonifica Libraria. Successivamente, nel '43, ulteriori misure potenziarono la censura governativa. Per qualsiasi pubblicazione che riguardasse rapporti internazionali, difesa militare, vicende belliche, questioni economiche, finanziarie, religiose o 89 P. CARETTI, Le agenzie di informazione in Italia, in P. BARILE- E CHELI, La stampa quotidiana, Riv. Dir. Pubblico. 2007. 35 razziali attinenti alla guerra era necessario un nulla osta. L'attenzione del regime si concentrò sui testi scolastici, e tra questi, specialmente quelli per la scuola elementare. Giovanni Gentile istituì presso il Ministero della Pubblica Istruzione una commissione che vagliava le richieste di autorizzazione dei nuovi libri di testo. Dopo il decreto, dei quattrocento testi esaminati dalla commissione non ne fu approvato nessuno. Nel 1929 una legge aveva introdotto in tutte le scuole elementari il libro di Stato, redatto da un'apposita commissione. A stampare le copie del libro – cinque milioni e mezzo – fu l'istituto poligrafico dello Stato, a venderlo il provveditorato. Alcune case editrici, quelle che acquistarono il monopolio dell'operazione, si avvantaggiarono dell'introduzione del libro unico. È il caso della Sei, della Paravia e soprattutto della Mondadori che nel '36 arrivò ad averne l'esclusiva. Oltre a queste tre, tra le case editrici favorite dal regime figurano Sansoni, Vallecchi, Unione editoriale d'Italia, Cappelli, Utet, Bompiani, Bocca, Le Monnier, Zanichelli, Garzanti. In poche parole, quasi tutti i maggiori. I nomi di spicco dell'Associazione Editoriale Libraria Italiana (Aeli), come si era denominata l'associazione del settore, nel 1935 restavano gli stessi di sessant'anni prima: Vallardi, Mondadori e pochi altri. L'IRI controllava nel '33 più 36 del 3% del capitale sociale totale del settore e tra il '33 ed il '36 fornì diciassette milioni di finanziamenti a sette editori tra cui i soliti Mondadori, Treves, Bompiani, Vallecchi. Da parte sua, l'editoria non aveva tardato ad asservirsi. Già nel 1925, in occasione del convegno delle istituzioni culturali fasciste, alcuni editori elaborarono un ordine del giorno in cui si schieravano col regime. Tra i sottoscrittori comparivano Vallardi, Vallecchi, Zanichelli. L'elenco di editori di regime però è lungo. Spiccano i nomi della Carsa di Milano, specializzata in inni patriottici, Chiurazzi, di Napoli, con una collana di “politica-economia- corporativismo”, l'Usila, di Roma, che pubblicava bollettini della Confederazione generale fascista dell'industria italiana, Ravagnati, di Milano, che pubblicò una storia d'Italia dal 1918 al 1928 scritta da Italo Balbo 90 . Specializzata in letteratura era l'Istituto Meridionale di Cultura, di Napoli. L'editoriale libraria, di Trieste, operava nel settore scolastico, mentre a collane di storia e a diari di guerra rivolgeva la sua produzione la Agnelli di Milano. Oltre alle case convertite al fascismo c'erano quelle nate per celebrarlo: l'Ardita, di Roma, Audace, di Imperia, Mussolinia, di 90 I. BALBO, Arcilibro. Vita e opere degli italiani nel settimo anno, Roma, Ravagnati, 1930. 37 Mantova e la milanese Alpes presieduta da Arnaldo Mussolini che di Benito 91 editò i discorsi. La Alpes riusciva, tuttavia a travalicare il provincialismo del regime. Pubblicò, nel 1929, la prima edizione degli Indifferenti 92 di Alberto Moravia, e tra gli autori stranieri, Joseph Conrad, Gilbert Chersterton ed Emily Bronte. Molte pubblicazioni venivano curate direttamente da istituti culturali. Dal 1925 al 1936, duecentoventi furono i volumi stampati dagli istituti fascisti di cultura, di questi, centosedici curati dall'istituto presieduto da Gentile. La famiglia Gentile divenne inoltre proprietaria della casa editrice Sansoni, che pubblicava le collezioni degli istituti universitari diretti dallo stesso Gentile. La Zanichelli fu invece editrice dell'Annuario del Comitato Nazionale per la storia del Risorgimento, di cui Gentile fu Commissario. Sempre Gentile estromise dal progetto per un'enciclopedia l'editore ebreo Formiggini, si procurò il finanziamento dell'imprenditore tessile Treccani e ne escluse Benedetto Croce. Si poteva a tutti gli effetti parlare di “imperialismo culturale”. Più tardi Formiggini si sarebbe suicidato. Luisa Bonolis 93 ha mostrato, però, 91 B. MUSSOLINI, Discorsi del 1929, Milano, Alpes , 1930. 92 A. MORAVIA, Gli indfferenti, Milano, Alpes, 1929. 93 L. BONOLIS, Storia dell'editoria d'Europa, Milano,Shakespeare and company, 1995. 38 che i singoli editori riuscirono comunque a resistere. Alberto Cadioli e Giuliano Vigini 94 sembrano comunque concordi nel ritenere che il maggior contributo all'editoria il fascismo lo dette soccombendo. Nel '46 la voce Istat sulle pubblicazioni librarie in tema di “scienze politiche, sociali ed economiche” raggiunge la percentuale, ineguagliata, del 14,9% delle vendite. Si riscoprono i classici del marxismo, del socialismo, del liberalismo, i testi del pensiero religioso non ufficiale, saggi sulle arti figurative, musica, teatro, architettura. Quanto alla letteratura, a Roma Astrolabio pubblica classici francesi (compreso de Sade); Atlantica valorizza inglesi, spagnoli e sovietici; Colombo dedica una collana agli utopisti, De Luigi stampa L'amante di Lady Chatterley 95 , Edizioni della bussola va da Soren Kierkegard 96 a Giulio Andreotti 97 , OET mescola un trattato sulla legge elettorale 98 ad un'antologia dei poeti napoletani 99 . L'editore Faro offre nello stesso catalogo Gramsci e Guglielmo Giannini 100 , il fondatore dell'Uomo qualunque. A Torino, in una collana intitolata a Leone Ginzburg, la casa editrice Francesco De 94 A. CADIOLI, G. VIGINI, Storia dell'editoria italiana, Milano, op. cit. 95 D.H.LAWRANCE , L'amante di lady Chatterley, Roma, De Luigi, 1945. 96 S. KIERKEGAARD, Gli uccelli dell'aria e i gigli del campo, Milano, Ed. della Bussola, 1945. 97 G. ANDREOTTI, Concerto a sei voci, storia segreta di una crisi, Milano, La bussola, 1945. 98 R. LUCIFERO, Introduzione alla libertà, Roma, OET, 1944. 99 A. CONSIGLIO, Antologia dei poeti napoletani, Roma, OET, 1945. 100 G. GIANNINI, Il ragionier Ventura, Padova, Il faro, 1948. 39 Silva pubblica Se questo è un uomo 101 di Primo Levi. In periferia, a Vicenza e Caltanisetta, dirigono collane Neri Pozza 102 e Leonardo Sciascia 103 . In tutte queste case editrici coesistono cultura e politica. La divisione tra cultura alta e popolare sembra poter cadere. La platea dei lettori pare sul punto di allargarsi. Sintomatici sono la rivista Il politecnico del siciliano Elio Vittorini, le pagine culturali dell'Unità e l'intero Neorealismo. Nonostante questi nomi, però, l'ispirazione politica dell'editoria coeva non è univocamente di sinistra. Nel 1946, a Milano, Leo Longanesi 104 fonda la casa editrice che porta il suo nome. Si tratta di una casa spregiudicata, aristocratica e mercantile, snobistica e pragmatica, provocatoria. Arrigo Acajumi racconta che il suo Pensieri di un libertino 105 subì i tagli necessari a far bastare la carta in magazzino. Longanesi avrà collaboratori del rango di Emilio Cecchi, Vitaliano Brancati e Indro Montanelli 106 . A Flaiano commissionò Tempo di uccidere 107 e inviò disposizioni su come farsi 101 P. LEVI, Se questo è un uomo, Torino, Da Silva, 1947. 102 N. POZZA, Saranno idee d'arte e di poesia, Milano, Neri Pozza, 2006. 103 L. SCIASCIA, Todo modo, Milano, Adelphi, 2003. 104 L. LONGANESI, Parliamo dell'elefant, Milano, Longanesi, 1947. 105 A. CAJUMI, Pensieri di un libertino, Milano, Longanesi, 1947. 106 I. MONTANELLI, Lettere a Longanesi, Milano, Longanesi, 1955. 107 E. FLAIANO, Tempo di uccidere, Milano, Longanesi, 1946. 40 fotografare e cosa dichiarare nelle interviste. Tra le istruzioni, anche la risposta da dare alla domanda su quale fosse il suo libro preferito: La nave morta, di Traven 108 , edito – guarda casa - da Longanesi. Un'altra trovata promozionale nel '53 Longanesi la escogitò per la collana dei “Gialli proibiti”: il prezzo sarebbe stato risarcito ai lettori che avrebbero resistito alla tentazione di aprire le ultime pagine, che venivano vendute sigillate. Non manca la ricerca del caso letterario, quando non dello scandalo. Tra il 1946 ed il '56 Longanesi pubblica le memorie della cameriera di Mussolini, un pamphlet sul vaticano, i Diciassette colpi 109 scritto da uno degli assassini di Matteotti e Plexus 110 , di Henry Miller, che verrà sequestrato. Organo della casa editrice fu la rivista Il borghese, oggetto di censure e finanziamenti da parte di industriali e partiti di destra. Nel giornale confluirono fascisti come lo stesso Longanesi e antifascisti delusi come Vitaliano Brancati. Come abbiamo già riferito, Turi 111 ha individuato le ripercussioni reciproche tra cambiamenti politici e mutamenti dell'editoria. In effetti con le elezioni del '48 e la vittoria della 108 B. TRAVEN, La nave morta, Milano, Longanesi, 1950. 109 M. DUMINI, I diciassette colpi, Milano, Longanesi, 1967. 110 H. MILLER, Plexus, Milano, Longanesi, 1969. 111 G. TURI, Storia dell'editoria nell'Italia contemporanea, op. cit.. 41 Democrazia Cristiana, si apriva una fase nuova, quella che va sotto il nome di “Normalizzazione”. Moltissime piccole case scompaiono, nelle grandi le innovazioni vengono sopite. La distinzione tra cultura alta e bassa viene ristabilita. I titoli che l'Istat cataloga come “Scienze politiche, sociali ed economiche”, nel '51 precipitano al 3,7%. Nelle edicole sparisce Il Politecnico e trionfa Grand Hotel, che negli anni '50 arriverà ad unmilioneduecentomila copie a settimana. Per tentare di superare questa settorializzazione, la Rizzoli vara la BUR. È una collana che si rivolge ai lettori meno agiati, con una veste grezza e un prezzo basso. Il primo titolo è I promessi Sposi 112 , alla fine dell'anno conterà quarantadue titoli. Nella stessa prospettiva il segretario del partito comunista Togliatti vara la Universale del Canguro, che privilegiava la saggistica d'ispirazione illuminista. Lo stesso Togliatti curò il Trattato sulla tolleranza 113 di Voltaire. Entrambe però le iniziative, BUR e Canguro, non riuscirono a colmare la divisione tra ceti e culture, che anzi in quegli anni si allarga. Per la fascia medioalta di pubblico, la Mondadori nel '50 pubblica la Piccola enciclopedia Mondadori 114 e, anni dopo, destinata a un pubblico 112 A. MANZONI, I promessi sposi, Milano, Rizzoli, 1949. 113 VOLTAIRE, Trattato sulla tolleranza, Milano, Feltrinelli, 1951. 114 AA.VV., Piccola enciclopedia Mondadori, Milano, Mondadori, 1950. 48 pastorali 142 . Così come nel dopoguerra, le grandi case ripresero presto l'egemonia. Furono introdotte forme distributive nuove, compresa la corrispondenza. La televisione, la riforma della scuola media e l'accesso libero all'università propiziarono l'unità linguistica. La cultura diventa, così, di massa: nel 1965 a leggere almeno un libro non scolastico all'anno era il 32,3%, nel '73 il 36,5. Da Palazzeschi a Pratolini, la Mondadori in quel periodo recupera diversi autori, mentre le nuove collane falliscono. Al contrario, la Rizzoli si rinnova. Apre una libreria a New York e la libreria Hoepli a Roma; soprattutto, istituisce il ruolo di direttore generale, affidato a Gianni Ferrauto. Prestigiosi i nomi della redazione, che annovera Giampaolo Dossena, e quelli dei consulenti, tra i quali Carlo Bo, Giorgio Caproni, Claudio Magris, Andrea Zanzotto. Mancando una strategia complessiva, i risultati, però, non sono sempre coerenti. Riuscita, invece, è la “politica d'autore”. I periodici Rizzoli promuovono autori medi come Alberto Bevilacqua 143 , Giorgio Saviane 144 , Carlo Castellaneta 145 e grandi come 142 L. MILANI, Esperienza pastorali, Firenze, La libreria, 1967. 143 A. BEVILACQUA , Questa specie d'amore, Milano, Rizzoli, 1972. 144 G. SAVIANE, Il passo lungo, Milano, Rizzoli, 1965. 145 C. CASTELLANETA, Gli incantesimi, Milano, Rizzoli, 1968. 49 Luciano Bianciardi 146 , Flaiano 147 e Giuseppe Berto 148 . Anche per la Bompiani sono anni di cambiamenti. A Celestino Capasso, braccio destro del titolare, subentra Umberto Eco che rinnova l'identità della casa: arricchisce la collana “Idee Nuove” con testi del formalismo e dello strutturalismo, influenza la nuova “Uomo e Società”, apre la collana “Portico” con Opera aperta 149 e Apocalittici e integrati 150 . Alla Einaudi il rinnovamento fu meno fertile. Nel '63 un'indagine di Goffredo Fofi che critica la Fiat e la sinistra istituzionale mette in conflitto diverse anime della casa. Tra gli altri, Franco Fortini la lascia. Negli stessi anni, la collana di punta della narrativa diventa quella dei “Supercoralli”. Dalla veste elegante, con autori stranieri come Vargas Llosa 151 , David Salinger 152 , Robert Musil 153 , Solzenicin 154 , spesso anticipa la concorrenza. Dove invece la Einaudi segna il passo è nella narrativa italiana. Colpa, anche, di un consulente come Italo Calvino che boccia il manoscritto di 146 L. BIANCIARDI, Aprire il fuoco, Milano, Rizzoli, 1969. 147 A. FLAIANO, Le ombre bianche, Milano, Rizzoli, 1973. 148 G. BERTO, Il cielo è rosso, Milano, Rizzoli, 1971. 149 U. ECO, Opera aperta, Milano, Bompiani, 1962. 150 U. ECO, Apocalittici e integrati, Milano, Bompiani, 1964. 151 V. LLOSA et alii, I fiumi profondi, Torino, Einaudi, 1971. 152 J. SALINGER, Franny e Zoey, Torino, Einaudi, 1963. 153 R. MUSIL, Vincenz e l'amica degli uomini importanti, Torino, Einaudi, 1967. 154 A. SOLZENICIN, Una giornata di Ivan Denisovic, Torino, Einaudi, 1963. 50 Memoriale 155 , romanzo con cui Volponi esordirà presso la Garzanti. Il ruolo storico dell'Einaudi e quello attuale inducono a riepilogarne le vicende. Fondata nel 1933, trae dal suo fondatore Giulio rigore intellettuale e istanze democratiche, oltre al così detto “cervello collettivo”. Parliamo del nucleo di amicizie in parte risalenti ai tempi del liceo che comprendevano Leone e Natalia Ginzburg, Gaime Pintor, Cesare Pavese, Norberto Bobbio, Elio Vittorini, Italo Calvino. A differenza di altri editori protagonisti, Giulio Einaudi si ritaglia il ruolo discreto di primus inter pares. Il suo indirizzo fu rigoroso, di alta cultura. I suo elitarismo però, non ignorava il mercato. Quando Primo Levi propose Se questo è un uomo 156 , ad esempio, Einaudi lo rifiutò ritenendo il pubblico stanco di memoriali. D'altro canto la ricerca del nuovo porterà nel '42 all'esordio, con pseudonimo, di Natalia Ginzburg 157 , nel '47 a quello di Italo Calvino 158 e nel '43 alla traduzione di Marcel Proust 159 . Arriveranno poi le scoperte di Cassola 160 e Bassani 161 . Anch'essi, come Gianni 155 M. VOLPONI, Memoriale, Milano, Garzanti 1962. 156 P. LEVI, Se questo è un uomo, op. cit.. 157 A. TORNIMPARTE, La strada che va in citta`, Torino, Einaudi, 1942. 158 I. CALVINO, Il sentiero dei nidi di ragno, Torino, Einaudi, 1947. 159 M. PROUST, Alla ricerca del tempo perduto, Torino, Einaudi, 1943. 160 G. CASSOLA, La casa di via Valadier, Torino, Einaudi, 1956. 161 G. BASSANI, Gli occhiali d'oro, Torino, Einaudi, 1962. 51 Rodari 162 , Dario Fo 163 , Elsa Morante 164 e Lalla Romano 165 , saranno coinvolti nel “progetto Einaudi”, ossia quella identità segnata da direttore commerciale Roberto Cerati. Dalla crisi dell'Eianudi nasce la casa editrice Adelphi, che Luciano Foà fonda nel 1962. Segretario generale della Einaudi fino all'anno prima, Foà se ne distacca lamentando una mancanza di autonomia. Nell'impresa lo segue Giorgio Colli. Già direttore de facto della collana di filosofia, Colli lascia la casa dello struzzo quando vede bocciato il progetto di pubblicare l'opera di Nietzche. A sua volta Foà si disse “braccio secolare” di Roberto Bazlen, consulente di Guanda, Bompiani, Boringhieri, Frassinelli e della stessa Einaudi. Si deve forse proprio a Bazlen il simbolo dell'Adelphi, un ideogramma cinese che rappresenta la luna nuova. Il catalogo, oltre a Nietzche 166 , segue una studiata inattualità: da Kuki Shuzo 167 a Herman Hesse 168 a Ignazio di Loyola 169 . Pochi gli autori contemporanei, affidati alla selezione di Pontiggia. Come si può vedere, mentre l'editoria si concentra nel 162 G. RODARI, Grammatica della fantasia, Torino, Einaudi, 1973. 163 D. FO, Gli arcangeli non giocano a flipper, Torino, Einaudi, 1974. 164 E. MORANTE, Menzogna e sortilegio, Torino, Einaudi, 1948. 165 L. ROMANO et alii, Leon Morin, prete, Torino, Einaudi, 1954. 166 F. NIETZCHE, Epistolario, Milano, Adelphi, 1964. 167 K. SHUZO, La struttura dell'IKI, Milano, Adelphi, 1992. 168 H. HESSE, Il pellegrinaggio in Oriente, Milano, Adelphi, 1973. 169 I. DA LOYOLA, Il racconto del pellegrino, Milano, Adelphi, 1985. 52 settentrione un fil conduttore per analizzare l'editoria di questi anni può essere partire della Einaudi. Molte sono le imprese che vi si ispirano, magari anche per prenderne le distanze. Una di questa è anche la Feltrinelli. La casa di Torino nel 1960 aveva pubblicato un romanzo di Roger Vadim col titolo Storie di fantasmi 170 . Quando Feltrinelli pubblicò la stessa opera, il titolo, sullo sfondo di un fotogramma del Vampiro di Dreyer, fu Vampiri fra noi 171 . Feltrinelli si caratterizza, insomma, per l'aggressività commerciale. Altre caratteristiche erano una diretta partecipazione politica ed una moderna sensibilità aziendale. La medesima impronta che Giangiacomo Feltrinelli dà alla sua creatura, Aldo Garzanti riesce a darla a quella del padre Livio. Per opera sua nel'54, arruolando Pierpaolo Pasolini 172 , Attilio Bertolucci 173 , Giorgio Caproni 174 , Giorgio Parise 175 e Gadda 176 , la Garzanti si rivitalizza. La collana “Romanzi moderni” brilla per l'eterogeneità e le scoperte: si va da Matilde Serao 177 a Elias 170 R. VADIM, Storie di fantasmi, Milano, Einaudi, 1960. 171 R. VADIM, Vampiri fra noi, Milano, Feltrinelli, 1960. 172 P. PASOLINI, Una vita violenta, Milano, Garzanti, 1964. 173 A. BERTOLUCCI, Umoristi dell'Ottocento, Milano, Garzanti, 1960. 174 G. CAPRONI, Poesie, Milano, Garzanti, 1976. 175 G. PARISE, Il ragazzo morto e le comete, Milano, Feltrinelli, 1965. 176 C. E. GADDA, Novella seconda, Milano, Garzanti, 1971. 177 M. SERAO, L'occhio di Napoli, Milano, Garzanti, 1962. 53 Canetti 178 , da Virginia Woolf 179 a Truman Capote 180 . Trasgressione e ricercatezza segneranno la collana “Giallo” che offrirà testi di Mickey Spillane 181 , Ian Fleming 182 e Scerbanenco 183 . Quasi a riscattare il genere, saranno pubblicati in una veste pregiata. In breve, il catalogo della Garzanti rovescia in spregiudicatezza e scandalo la prudenza e l'ecumenismo di Arnoldo Mondadori. La morte di quest'ultimo può fungere da spartiacque tra due epoche: quella famigliare degli editori protagonisti e quella industriale delle concentrazioni. Dal 1969 i grandi editori vengono affiancati, talvolta sostituiti, dal grande capitale extraeditoriale. La Vallecchi, ad esempio, viene salvata da un'operazione che la porta in orbita governativa. Il gruppo FIAT acquisisce il controllo di Sonzogno, Bompiani, Fratelli Fabbri, Etas Kompas. La Mondadori quello del Saggiatore. La Rizzoli quello della Sansoni, La Garzanti quello della Vallardi e di Guanda. Le concentrazioni trasformano l'organizzazione del lavoro: cresce l'innovazione tecnologica, i manager prevalgono sugli intellettuali, la figura del direttore di 178 E. CANETTI, Auto da fe`, Milano, Garzanti, 1987. 179 V. WOOLF, Gita al faro, Milano, Garzanti, 1974. 180 T. CAPOTE, Colore locale, Milano, Garzanti, 1954. 181 M. SPILLANE, Alba di sangue, Milano, Garzanti, 1977. 182 A. FLEMING, 007, dalla Russia con amore, Milano, Garzanti, 1965. 183 SCERBANENCO, Milano, calibro 9, Milano, Garzanti, 1970. 54 collana è soppiantata da editor e direttore commerciale. Anche la figura del redattore diventa più tecnica. La promozione si fa aggressiva, cresce il peso delle novità di stagione. Nell'81 tre quarti dei libri di Mondadori e Rizzoli sono novità. Il singolo titolo ha vita sempre più breve. La politica del best seller rende le classifiche dominio delle grandi case, che dispongono di grandi organi promozionali. Tra il '72 e il '77, dopo l'acquisizione da parte della FIAT, il Corriere della Sera raddoppia le recensioni di romanzi Bompiani. Lo stesso avviene con i romanzi Rizzoli quando il quotidiano passa di mano. L'inserto della Stampa, “Tuttolibri”, nato nel 1975, celebra i titoli della proprietà, ancora una volta riconducibile alla FIAT. Perdono importanza i premi letterari. A volte, come nel caso del Nome della rosa 184 , sanciscono successi già avvenuti. Lo scrittore diventa personaggio, i diritti d'autore aumentano ma i contratti gli impongono a volte un romanzo all'anno. È unico, pertanto, il caso di Elsa Morante, autrice schiva che nel 1974 chiede che il suo La Storia 185 esca direttamente in edizione economica. L'opera spiazza la critica e sottolinea ancora una volta la peculiarità dell'Einaudi. Il Nome della rosa di Umberto Eco, invece, rappresenta 184 U. ECO, Il nome della rosa, Milano, Bompiani, 1980. 185 E. MORANTE, La storia, Torino, Einaudi, 1974. 55 forse l'ultimo esempio di un'opera frutto di un intellettuale vincolato da rapporti di affetto, fedeltà, affinità culturale alla sua casa editrice. Fondata da Valentino, già segretario di Arnoldo Mondadori, la Bompiani nasce nel 1929 con il ricavato di una causa intentata dal fondatore contro un editore che lo aveva licenziato per essersi rifiutato di pubblicare una versione erotica dei Promessi Sposi. Valentino Bompiani non somiglia a Arnoldo Mondadori e Angelo Rizzoli. Marchigiano, colto, è figlio di un generale romano. Con autori e libri ha un rapporto affettivo. Suoi, sovente, sono i titoli e le copertine. La sua casa editrice sta tra il sodalizio intellettuale e la piccola azienda; quasi un club. Il suo atteggiamento politico è prudente: nel '34 in una collana di testi sgraditi al regime inserisce il Mein Kampf di Hitler. La realtà degli anni '70, come abbiamo visto, è però diversa, sia per la fine degli editori protagonisti sia in riferimento agli equilibrismi politici. Fervono case militanti con posizioni di sinistra extraparlamentare. A pubblicare il successo generazionale di quegli anni, Porci con le ali 186 , è la Savelli, casa che pubblicherà Scrittori e 186 ROCCO e ANTONIA, Porci con le ali, Firenze, Savelli, 1976. 56 popolo 187 , di Asor Rosa. Guarda invece alla letteratura di consumo, specie femminile, la Sperling & Kupfler, un marchio ottocentesco rilanciato nel 1970 da Tiziano Barbieri. Una parabola particolare è quella della Marsilio. Iniziò battendosi contro le concentrazioni, ne finirà influenzata. Nasce a Padova nel 1961 con una struttura cooperativa che comprende tra gli altri Toni Negri e Gianni De Michelis. Quando quest'ultimo si dedica alla politica istituzionale, la sede si sposta a Venezia, la struttura si fa aziendale, la linea più rivolta alla narrativa, con testi di Franco Fortini 188 , Neri Pozza 189 , Giuseppe Berto 190 e altri. Fin da subito squisitamente letteraria è invece la cooperativa scrittori varata nel 1972 da alcuni esponenti del Gruppo'63 insieme a Calvino, Volponi, Zavattini. Combattiva verso le concentrazioni fu la Lega dell'editoria democratica, che riunì Einaudi, Feltrinelli, Editori Riuniti, Zanichelli, Marsilio, Boringhieri e altri. Al di là dell'opposizione al consumismo e al conformismo, i lavori della Lega nel convegno di Rimini del '74 e i dibattiti nelle sedi politiche, sindacali, editoriali non approdarono ad un programma univoco. 187 A. ROSA, Scrittori e popolo, Milano, Savelli, 1971. 188 R. FORTINI, Note su Giacomo Noventa, Venezia, Marsilio, 1986. 189 N. POZZA, L'ultimo della classe, Venezia, Marsilio, 1986. 190 G. BERTO, Colloqui col cane, Venezia, Marsilio, 1986. 57 Negli anni successivi la faglia tra cultura alta e bassa viene superata. La cultura diventa di massa e nel 1984 a leggere un libro è ormai il 46,4 per cento dei cittadini. Merito, anche, della promozione delle televisioni private, di proprietà dei grandi gruppi editoriali. È un fenomeno che inizia un paio di decenni addietro. Nel 1977 i dieci libri più venduti coprono il 10,4% delle vendite della narrativa. Cinque di essi sono editi da Mondadori. Mentre dilatano i loro incassi, le grandi case vanno perdendo la propria identità. Quando Bianciardi cede La vita agra 191 a Rizzoli, scrive: “Arriveremo a vedere opere di Stalin pubblicate da Rizzoli, e Sant'Alfonso de' Liguori da Feltrinelli, purchè paia che Stalin e Alfonso “andranno”, si venderanno.” 192 Tra il '68 ed il '73 autori targati Einaudi come Bassani 193 , Ginzburg e Cassola 194 passano a Mondadori, Garzanti, e a Rizzoli. Se i “cavalli di razza” perdono il senso dell'appartenenza è perchè sono le scuderie, a loro volta, a perdere identità. Nel 1972 Bompiani cede la sua azienda alla Fabbri. Dal '70 al '76 muoiono Rizzoli, Mondadori, Guanda, Feltrinelli. Li sostituiranno strutture aziendalistiche. S'imporrà il modello 191 L. BIANCIARDI, La vita agra, Milano, Bompiani, 2001. 192 https://panmind.com/projects/402/uploads/5030-relazione-di-gian-carlo-ferretti, visionato il 31.12.2011. 193 G. BASSANI, Epitaffio, Milano, Mondadori, 1974. 194 G. CASSOLA, La lezione della storia, Milano, Rizzoli, 1978. 64 e nella collana “Ingrandimenti” cresce il numero di personaggi televisivi. I Meridiani, pregiata collana di classici, tra Kafka e Verga non si fa scrupoli di inserire Maria Bellonci, Camilleri o Mario Rigoni Stern. Dagli anni '90 aumenta l'attenzione verso gli autori emergenti: Niccolò Ammaniti 201 , Andrea G. Pinketts 202 , Sergio Atzeni 203 , Margaret Mazzantini. Sarà di quest'ultima, nel 2001, il successo maggiore di questi anni, col romanzo Non ti muovere. Negli stessi anni cambia l'assetto dirigenziale della Rizzoli: nel '79 esce Mauro Spagnol e nel '83 entra come direttore letterario Oreste del Buono. La Bur continua a mietere successi, così come romanzi che diventano sceneggiati televisivi o che, come nel successo Incantesimo 204 , di successi televisivi sono la riduzione. Diverse sono le acquisizioni di questo periodo, ma la più prestigiosa è quella di Dacia Maraini. Il suo primo titolo per la Rizzoli, La lunga vita di Marianna Ucrìa 205 , nel 1990 vince il premio Campiello. La Bompiani trova in questo periodo, con Elisabetta Mondadori, 1997. 200 A. SOFRI, Altri hotel: il mondo visto da dentro, Milano, Mondadori, 2002. 201 N. AMMANITI, Branchie, Milano, Einaudi, 2006. 202 G. PINKETTS, Il senso della frase, Milano, Feltrinelli, 1995. 203 S. ATZENI, Il figlio di Bakunin, Palermo, Sellerio, 2009. 204 M. VENTURI, Incantesimo, Milano, Rizzoli, 2011. 205 D. MARAINI, La lunga vita di Marianna Ucrìa, Milano, Rizzoli, 1990. 65 Sgarbi 206 via via responsabile dell'ufficio stampa, editor e infine direttore editoriale una certa continuità direttiva. Anche il successo viene ancora in buona parte da Umberto Eco: in dodici anni il suo Pendolo di Foucault 207 vende 1.500.000 copie. Non mancano le acquisizioni: dalla Sellerio arriva Gesualdo Bufalino 208 , da Rizzoli Fulvio Tomizza 209 , Da Mondadori Aldo Busi 210 . Nel 1992 Carmen Covito, con La bruttina stagionata 211 , è un piccolo caso. La collana “Finestre”, nata nel '89 vanta Pier Vittorio Tondelli 212 , in memoria del quale Elisabetta Sgarbi curerà una fondazione. Dallo smembramento della casa editrice Rusconi in seguito all'acquisizione da parte di Hachette, nel 2000 la divisione libri viene acquistata dalla Bompiani, compreso il ciclo di Tolkien, rilanciato nel 2001 dalla cinematografia. Non tutte le case editrici sono altrettanto fortunate. Nel corso degli anni '90 i debiti costringono Garzanti a cedere quote della proprietà alla Messaggerie. Alla fine del decennio il fondatore uscirà di scena, lasciando a Luciano Mauri il ruolo di presidente e a Gianandrea Piccioli quello di amministratore delegato. A soffrire è 206 E. SGARBI, Panta, Milano, Bombpiani, 2011. 207 U. ECO, Il pendolo di Foucault, Bompiani, 2001. 208 G. BUFALINO, Diceria dell'untore, Palermo, Sellerio, 2009. 209 F. TOMIZZA, Il gatto martino, Milano, Giunti, 2005. 210 A. BUSI, Manuale del perfetto papà, Milano, Mondadori, 2001. 211 C. COVITO, La bruttina stagionata, Milano, Bompiani, 2002. 212 P. V. TONDELLI, Altri libertini, Milano, Feltrinelli, 1985. 66 soprattutto la narrativa: tra gli esordienti di un certo rilievo si ricorda solo Antonio Culicchia 213 , tra gli stranieri Salman Rushdie 214 , che non appena scoppia il suo caso di persecuzione passa alla Mondadori. Maggiore fortuna ha la produzione poetica: l'Einaudi resta un polo attrattivo. Escono Sereni 215 , Sergio Raboni 216 , Turoldo 217 e si recupera Antonia Pozzi 218 . Ricercata anche la collana “Le mosche bianche” della Garzanti, con inediti e rari di Gadda 219 , Pasolini 220 , Bertolucci, D'Annunzio. Manca, però, la compattezza problematica della Einaudi. Con un'intervista sul Corriere della Sera del 28 dicembre 2002, Gianandrea Piccioli si dimette. La sua è una requisitoria contro le concentrazioni. Un'altra casa che vive giorni travagliati è la Feltrinelli. Nel 1983 il nuovo direttore editoriale Franco Occhetto chiude quasi trenta collane e punta sulla narrativa e sul disimpegno. L'attenzione per le tematiche femministe, ad esempio, diventa sensibilità per la letteratura al femminile. Si lanciano Doris Lessing 221 , Karen Blixen 222 , 213 A. CULICCHIA, Tutti giù per terra, Milano, Garzanti, 1994. 214 S. RUSHDIE, Versi satanici, Milano, Mondadori, 1989. 215 V. SERENI, Diario d'Algeria, Milano, Einaudi, 1998. 216 S. RABONI, Versi guerrieri e amorosi, Milano, Einaudi, 1992. 217 D.M. TUROLDO, Amare, Roma, San Paolo, 2002. 218 A. POZZI, Parole, Milano, Garzanti, 2004. 219 C.E. GADDA, Taccuino di Caporetto, Milano, 1991. 220 P.P. PASOLINI, Amado mio, Milano, Garzanti, 1982. 221 D. LESSING, Il sogno più dolce, Milano, Feltrinelli, 2001. 67 Nadine Gordimen 223 (premio Nobel 1991), Isabel Allende 224 e tante altre. Dalla satira politica degli anni '70 si passa al comico, specie con Stefano Benni 225 , David Riondino 226 , Michele Serra 227 e le vignette di Disegni e Caviglia 228 . Benni, in particolare, con La compagnia dei Celestini 229 , arriva a vendere 250.000 copie in un anno. Accanto ai campioni di vendite, la Feltrinelli arruola le nuove leve: Ermanno Cavazzoni 230 che viene da Bollati Boringhieri, Sandro Veronesi 231 da Theoria, Isabella Santacroce 232 da Castelvecchi, Peppe Lanzetta 233 e Pino Cacucci 234 da sigle minori, Cesare De Marchi 235 da Sellerio, Pallavicini 236 da Pequod-Fernandel. Nella letteratura straniera la Feltrinelli si assicura i titoli di Banana Yoshimoto 237 , Vasquez Montalban 238 , Pennac 239 e, in anticipo sull'assegnazione dei Nobel, 222 K. BLIXEN, La mia Africa, Milano, Feltrinelli, 2003. 223 N. GORDIMEN et alii, Vivere nell'interregno, Milano, Feltrinelli, 1990. 224 I. ALLENDE, La casa degli spiriti, Milano, Feltrinelli, 1995. 225 S. BENNI, Bar sport, Milano, Feltrinelli,, 1976. 226 D. RIONDINO, Rombi e milonghe, Milano, Feltrinelli, 1993. 227 M. SERRA, Tutti al mare, Milano, Feltrinelli, 1986. 228 DISEGNI & CAVIGLIA, Franco II e Franco III, Milano, Panini, 1992. 229 M. SERRA, La compagnia dei celestini, Milano, Feltrinelli, 1992. 230 E. CAVAZZONI, Vite brevi di idiote, Milano Feltrinelli, 1997. 231 S. VERONESI, Venite venite b 52, Milano, Feltrinelli, 2006. 232 I. SANTACROCE, Luminal, Milano, Feltrinelli, 2003. 233 B. LANZETTA, Figli di un bronx minore, Milano, Feltrinelli, 1993. 234 P. CACUCCI, Forfora e altre sventure, Milano, Feltrinelli, 1997. 235 C. DE MARCHI, Due passi per Praga insieme a Kafka, Milano, Feltrinelli, 1996. 236 P. PALLAVICINO, Atomico dandy, Milano, Feltrinelli, 2006. 237 B. YOSHIMOTO, Sonno profondo, Milano, Feltrinelli, 1997. 238 V. MONTALBAN, Assassinio al comitato centrale, Milano, Feltrinelli, 2005. 239 D. PENNAC, Ecco la storia, Milano, Feltrinelli, 2005. 68 Saramago 240 e Kertèzs 241 . In sintesi Carlo Feltrinelli, direttore editoriale dal '99, ha seguito, senza ricalcare, le impronte del padre. Anche nel caso della Rusconi la proprietà si trasmette per via ereditaria. Dal fondatore la proprietà passa al figlio Alberto, che nel 1996, con la cessione al gruppo Hachette, diventa presidente onorario. Il catalogo viene diviso tra Rizzoli e Bompiani. Nel caso della Longanesi invece la morte del titolare cambiò la proprietà della sua creatura, che le Messaggerie di Luciano Mauri misero nelle mani di Mauro Spagnol. La nuova direzione attenuò la coloritura ideologica; le provocazioni del fondatore si ridussero alle stravaganze di Isabella Bossi Fedrigotti 242 . Del resto la narrativa, per ammissione dell'editore, è la parte più debole del catalogo. Più dei titoli però, della Longanesi di Mauro Spagnol merita attenzione per quella che egli stesso definì la “concentrazione decentrata”: all'interno del gruppo le varie case editrici mantengono una loro fisionomia ed identità anche territoriale. Nel 1986 Spagnol acquista Guanda e Salani, riportandone la sede a Palermo e a Firenze. Nel 1993 vengono assorbite la Vicentina Neri Pozzi e nel 1997 la fiorentina Ponte delle Grazie. Tra i 240 J. SARAMAGO, Memoriale del convento, Milano, Feltrinelli, 1998. 241 I. KERTESZ, Liquidazione, Milano, Feltrinelli, 2005. 242 I. BOSSI FEDRIGOTTI, Di buona famiglia, Milano, Longanesi, 1991. 69 maggiori successi del gruppo si ricordano Wilbur Smith 243 (Longanesi) ed il ciclo di Harry Potter 244 (Salani), che supera i sei milioni di copie. Incaricato dalla proprietà Messaggerie, amministratore delegato, comproprietario e lettore editoriale, Mauro Spagnol è forse l'ultima figura avvicinabile agli “editori protagonisti”. Il minore dei grandi gruppi che stiamo passando in rassegna è Giunti. La sua caratteristica è che nei suoi capitali quelli extraeditoriali sono marginale. Nata come sigla nel 1992, è l'erede delle Edizioni Giuntine fondate nel 1955 a Firenze da Renato Giunti. Giunti acquisisce la casa editrice Demetra, potenzia punti vendita, iniziative multimediali, riviste e la collana femminista “Astrea”. Nell'83 i coniugi Sellerio si dividono e, con loro, la casa editrice di famiglia. Alla moglie Elvira tocca la Sellerio Editore, mentre la Enzo Sellerio toccherà al marito 245 . Quest'ultimo, peraltro, si presenterà al salone dell'editoria siciliana indossando un kilt scozzese per protestare contro l'eccessivo potere delle donne in editoria. Mentre le sue edizioni si specializzano in libri fotografici, sarà la casa di Elvira a coltivare la narrativa, recuperando opere dimenticate o mai 243 W. SMITH., La legge del deserto, Milano, Longanesi, 2011. 244 J.K. ROWLING, Harry Potter e la camera dei segreti, Milano, Salani, 2009. 245 E. SELLERIO, Fermo immagine, Roma, Alinari, 2007. 70 scoperte, con una predilezione per il giallo. Si segnalano un esordiente Carlo Lucarelli 246 , Sergio Atzeni, Antonio Tabucchi 247 . La Sellerio, rivolta ad un pubblico elitario ma consumista, acquisisce un'identità che non va oltre la snobistica riproposizione di opere sconosciute. La casa conquista però un grande potere politico. Nel 1993 Elvira Sellerio viene eletta nel consiglio d'amministrazione della Rai e l'anno successivo è la maggior beneficiaria di una legge di finanziamenti regionali. Nonostante ciò la casa sarebbe votata al fallimento se una serie televisiva non ne promuovesse i gialli di Camilleri e del suo commissario Montalbano. Per una casa editrice come la Sellerio, che riesce ad avere fatturati paragonabili a quelli delle grandi concorrenti, molte sono le piccole che non emergono. A loro appannaggio resta la scoperta degli esordienti. Si fanno notare in questo senso case come e/o, Theoria, Il lavoro editoriale - Transeuropa. La casa editrice e/o, grazie alla fondatrice Sandra Ozzola, rivolgerà la sua attenzione verso l'Est Europa e in seguito verso le letterature esotiche. Da segnalare tuttavia, tra i talenti italiani, le 246 C. LUCARELLI., L'ottava vibrazione, Milano, Einaudi, 2010. 247 A. TABUCCHI., Sostiene Pereira, Milano, Feltrinelli, 2004. 71 scoperte di Elena Ferrante 248 e del giallista Carlotto 249 per la cui collana si parlerà per la prima volta di Noir Mediterraneo. Il fenomeno di migrazione verso case più redditizie è però chiaro nella casa Il lavoro editoriale – Transeuropa, che fa esordire tra gli altri Claudio Lolli (che passa a Feltrinelli e a Marsilio), Pino Cacucci (che passa a Granata press e a Feltrinelli), Silvia Ballestra (che passa a Mondadori), Di Enrico Brizzi (che passa a Baldini & Castoldi e Mondadori). Il lavoro di scandaglio dei giovani talenti viene svolto anche da Tondelli con antologie come Under 25.Giovani blues 250 dove nell'86 esordisce tra gli altri Giuseppe Culicchia. Lo stesso fenomeno accade con Theoria, in cui nel giro di pochi anni esordiscono Marco Lodoli (1986), Sandro Veronesi (1988), Giulio Mozzi (1993). Dopo una grave crisi finanziaria, nel '93 Theoria subirà però un ridimensionamento e la perdita del suo carattere sperimentale. Da ricordare sono pure le milanesi Marcos y Marcos, fondata nel 1981 da Marco Zapparoli, che recupera John Fante e lancia Marcello Fois, e la Camunia, fondata da Raffaele Crovi con lo scopo di valorizzare la creatività italiana e che darà spazio 248 E. FERRANTE, L'amore molesto, Milano, e/o, 1996. 249 D. CARLOTTO, Arrivederci amore, ciao, Milano, e/o, 2006. 250 P.V. TONDELLI, Under 25, Milano, Mondadori, op. cit. 72 Tiziano Sclavi e a Raffaele Nigro. A fare da ponte tra il debutto e l'affermazione, tra le piccole e le grandi c'è spesso la Moby Dick, sorta a Faenza nell'86. Attraverso i suoi tipi passano Barbara Garlascheli 251 proveniente da Marcos y Marcos e passata a Frassinelli, Marcello Fois proveniente da Marcos y Marcos e passato a Einaudi, Eraldo Baldini, proveniente da Theoria e passato a Frassinelli. Dura solo cinque anni ma merita un cenno l'attività della bolognese Granata press, specializzata nel giallo, che contribuisce a sdoganare. Nella narrativa per ragazzi, s'impone la Piemme, fondata da Pietro Marietti nel 1982 che esporterà in mezzo centinaio di paesi le vicende del topo Geronimo Stilton, ideato da Elisabetta Dami 252 . In generale però le piccole case editrici si rivolgono ad un pubblico ben diverso da quello infantile. Si tratta di un ceto e di una generazione segnato dalla nascita delle televisioni private a Milano alla fine degli anni '70 che negli anni '90 paradossalmente favorirà il fermento delle attività editoriali sopratutto a Roma. Accenniamo alle principali iniziative. La rifondazione della Baldini & Castoldi avviene nel 1991 a Milano. A propiziarla la pubblicazione su Einaudi della 251 B. GARLASCHELLI, Frammenti, Milano, Moby dick, 2006. 252 E. DAMI, Il mio nome è Geronimo, Geronimo Stilton, Milano, Piemme, 2002. 73 raccolta umoristica Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano 253 . Le polemiche che seguirono indussero la Elemond ad affiancare alla Einaudi una casa di intrattenimento brillante con Alessandro Dalai presidente e amministratore delegato. Ne esce una collana – battezzata “Formiche” – che offre una serie di testi di cabarettisti soprattutto meneghini che la televisione aveva portato alla ribalta. Anche la Donzelli è in un certo modo discendente della Einaudi. Il suo fondatore, Carmine è proprio la casa di Torino che prende a modello. Schierata con la sinistra istituzionale, vanta un successo di Bobbio e una collana di poesia curata da Andrea Zanzotto. Più anticonformista è la storia della Castelvecchi, che fa esordire Aldo Nove 254 e Isabella Santacroce mentre pubblica i già affermati Toni Negri e il nome collettivo Luther Blisset 255 . Più ricca è la Fazi fondata in quegli anni da Elidio Fazi, giornalista dell'Economist. Conquista spazio con tirature elevate sostenendo il costo delle relative rese. Rientra delle spese soprattutto grazie ad uno dei maggiori successi del decennio con Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire 256 , racconto erotico di una diciassettenne siciliana 253 GINO e MICHELE, Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano, Milano, Einaudi, 2004. 254 A. NOVE, Woobinda, Roma, Castelvecchi, 1996. 255 L. BLISSET, Lasciate che i bimbi, Roma, Castelvecchi, 1997. 256 P. MELISSA, Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire, Roma, op. cit. 80 racconti rosa si affiancano i gialli e i “racconti di vita”. I rotocalchi non restano impermeabili neanche al dibattito politico, sempre più acceso. Quando ne parlano, tuttavia, lo fanno come Annabella, che vi dedica una rubrica chiamata I discorsi degli uomini. Il femminismo viene liquidato come un problema psichiatrico 265 . Della stampa femminile, anni dopo, Carla Ravaioli parlerà come della “operazione più ferocemente anti-femminista condotta dalla società.” 266 Nel 1968 La via femminile, trimestrale legato al sessuologo Luigi De Marchi, definirà i rotocalchi come “veicoli di inoculazione (…) che offre alle lettrici anestetici e allucinogeni che rendono loro tollerabile la propria condizione.” 267 Quando accettato, il femminismo viene banalizzato. Brava, il mensile del Corriere della Sera, che nasce nel 1974, nella pubblicità viene definito come “destinata a sfatare il mito che le donne non sono capaci di far niente” 268 . Proprio Brava, diretto da una donna, apre la strada a Gioia, diretto da Silvana Giacobini e a Grazia diretto da Andreina Vanni, che qualche anno più tardi, in occasione del 265 M. BUONANNO, Naturale come sei: indagine sulla stampa femminile in Italia, Firenze, Guaraldi, 1975, p.64. 266 C. RAVAIOLI, La donna contro se stessa, Roma-Bari, Laterza, 1977, p.188. 267 L. DE MARCHI, Come rispondiamo noi, Milano, La via femminile, 1968., p. 27. 268 In V. Castronovo – N. Tranfaglia, L. LILLI, La stampa femminile, in La stampa italiana del neocapitalismo, ,Roma-Bari, Laterza, 1976, p. 301. 81 referendum, si schiererà a favore dell'introduzione del divorzio. Gioia, al contrario, difese l'indissolubilità del matrimonio. A non venirne persuaso fu, però, il 56,5% delle sue lettrici. Chi erano? Buonanno ne delinea un profilo: giovani casalinghe, appartenenti al ceto medio-basso, che vivevano in piccoli centri del Nord. È una tipologia di pubblico che coincide con quella dei romanzi Harmony. Al debutto, nel 1981, Lidia Ravera 269 ne previde il fallimento; venderanno circa mezzo milione di copie al mese. Del resto, Leslie Fiedler 270 ha evidenziato che il romanzo è stato da sempre rivolto alle donne. I romanzi, specie quelli d'appendice, furono il modello dei fotoromanzi. Buonanno ne computa le professioni dei protagonisti. Su un numero di Grand Hotel, per venti casalinghe c'è una giornalista e una traduttrice. Tra i personaggi maschili si contano otto professionisti, due dirigenti industriali, due artisti, un ufficiale nautico e un paio di ladri. I risultati che raccoglie Brodesco 271 sui libri Harmony sono simili. Per averne una conferma basta leggere qualche titolo: da Salvata dallo sceicco 272 , all'Impetuosa donna del principe 273 , fino a 269 L. RAVERA, Piccoli uomini, Milano, Il saggiatore, 2011. 270 L. FIEDLER, Amore e morte nel romanzo americano, Milano, Longanesi, 1983. 271 A. BRODESCO, Una voce dal disastro, Firenze, Meltemi, 2008. 272 B. McMAHON, Salvata dalla sceicco, Milano, Harlequin, 2008. 82 Un capo da soddisfare 274 . L'universo simbolico è, insomma, conservatore: “La limousine si fermò davanti all'Opera House. La sposa fu scortata alla Concert Hall, (…) durante il ricevimento nuziale mangiarono ostriche, salmone della Tasmania e dolce al cioccolato ricoperto di fragole e crema.” 275 È con scene come questa che si chiudono i libri “Harmony”. Mentre però nei romanzi la cenerentola può sognare il lieto fine sposando il principe di turno, nei fotoromanzi le unioni spurie falliscono. In un numero, sottolinea Buonanno, il meccanico non ferma la fidanzata violinista che scappa col maestro d'orchestra. In un altro la tedesca muore lasciando che il marito emigrato torni al primo amore. Anche la posta del cuore spinge alla rassegnazione. Gioia dissuade un'operaia dal riprendere gli studi; Eva Express, ad una moglie che denuncia una vita matrimoniale intessuta di umiliazioni, consiglia di accantonare i rancori. Di una ragazza che lamenta di vivere in una casa senza acqua né elettricità, Annabella dice di 273 S. MARTON, L'impetuosa donna del principe, Milano, Harlequin, 2008. 274 P. MORELAND, Un capo da soddisfare, Milano, Harlequin, 2008. 275 E. DARCY, Il prezzo della passione, Milano, Harmony, 2006, p. 150. 83 invidiare la vita sana. Le riviste sembrano dare ancor meno speranze dei romanzi alle velleità di riscatto. McLuhan 276 ci insegna, però, che il messaggio sta nel vettore. A firmare quelle lettere, quei racconti, quegli articoli, oroscopi compresi, sono donne, non di rado celebri. Le autrici dei romanzi Harmony, al contrario, restano nell'ombra. Sulle copertine vengono indicate da sigle fittizie, spesso anglosassoni. Una scelta comune alla fantascienza: Robert Rainbell 277 , John Rainbell 278 , Joe C. Karpatí, Rocky Docson, Hunk Hanover, Igor Latychev, Jole Pollini furono tutti pseudonimi di Roberta Rambelli 279 . Suggestionare i lettori coi nomi degli autori, del resto, è una trovata che le riviste patinate conoscono da sempre. Neera, Marchesa Colombi, Regina di Luanto, Contessa Lara, Willy Dias, Jolanda, Cordelia, sono nomi coniati per suggestionare le lettrici delle rubriche sui periodici e i romanzi di storie d'amore. Eppure, è proprio sulle pagine di quei periodici che le relegavano ai ruoli tradizionali, che le donne conquistano cittadinanza letteraria. Era un cambio epocale. Maria Milagros Rivera Garrettas, 276 M. McLUHAN, Galassia Gutemberg, Roma, Armando, 2001 277 R. RAINBELL, Dodicesima millennio, Milano, Il picchio, 1997. 278 J. RAINBELL, Nove storie per nove pianeti, Milano, Ponzoni, 1960. 279 R. RAMBELLI, Il ministero della felicità, Roma, La tribuna, 1972. 84 in Textos y espacios de mujeres, 280 titola un capitolo Miedo a escribir. L'autrice vi annota la cautela con cui nel Medioevo le donne entravano in un ambito ancora patriarcale. Secoli dopo, in Cosima autobiografia di Grazie Deledda, pubblicata nel 1936, si legge: “Il suo nome, in cima, sovrastante al titolo, le dava quasi soggezione: le pareva fosse troppo esposto alla curiosità del lettore” 281 . La marchesa Colombi, nella prefazione alla La gente per bene, scriveva: “Una cosa che mi ha sempre ispirato uno spavento indicibile, e mi ha preservato dal peccato originale... di far gemere i torchi, è la critica.” 282 Parliamo di scrittrici dal grosso successo di pubblico. Eppure subivano il giudizio della critica, capace, per il potere che la società letteraria le conferiva, di determinare il futuro di chi scriveva. È un dato incontestabile, - osserva Mariella Muscariello 283 - che la critica ignorò o tentò di arginare la produzione femminile allertando contro il “pericolo roseo” e quando, come Luigi Capuana e Benedetto Croce, s'interessò al fenomeno, ne elogiò il “temperamento virile”. Uno degli escamotage che le scrittrici adottarono per 280 M.M.R. GARRETTAS, Textos y espacios de mujeres, Barcelona, Icaria, 1990. 281 G. DELEDDA, Cosima, Milano, Treves, 1937, p. 39. G. DELEDDA , Cosima, Milano, Treves, op.cit. 59 282 AA.VV. La Marchesa Colombi: una scrittrice e il suo tempo : atti del convegno, Novara, Interlinea, 2001, p. 72. 283 M. MUSCARIELLO, Anime sole, donne e scrittura tra Otto e Novecento, Milano, Dante & Descartes, 2002. 85 sottrarsi a canoni del genere fu darsi degli pseudonimi. Il loro uso, iniziato nell'800, si consolida nell'900, quando scrivere continua a costituire, per le donne, una sorta di devianza dai loro doveri. Uno pseudonimo, però, non sempre maschera. A volte è un'identità avvertita come più autentica del patronimico. Della scrittura, Deledda parla come della “chiave di un'uscita segreta” 284 ; attraverso di essa le donne accedono alle loro autobiografie o ai loro mondi fantastici. Mentre fioriscono i rotocalchi per donne, essere scrittrici è, dunque, nel primo Novecento, ancora un atto di insubordinazione. La violazione dei ruoli, tuttavia, non si fermava al caso individuale. Il rapporto coi lettori, grazie alle riviste, andava oltre il prodotto librario. In questo modo l'esperienza dell'autrice, da straordinaria, diventava esemplare, ripetibile. Antonia Arslan scrive che le scrittrici "si riconoscono un compito nella 'missione educativa' delle grandi masse femminili, di cui si impegnano a descrivere la vita spesso disumana." 285 Nelle rubriche di posta che, sulle riviste, molte di loro intrattengono, ribadiscono loro un ambito femminile ridotto ai sentimenti, al domestico. L'importante, nelle parole delle scrittrici, 284 G. DELEDDA, Cosima, op.cit, p. 40. 285 A. ARSLAN, Dame, galline e regine, Milano, Angelo Guerini & Ass., 1998, p.24. 86 sembra essere rispettare ciò che è considerato 'conveniente'. L'adesione a gusti e morali dell'epoca, però, è formale. Nelle firme dei rotocalchi dell'epoca, Arslan coglie una tacita rassegnazione. Alla marchesa Colombi, alla contessa Lara e alle altre colleghe, i titoli nobiliari posticci non impediscono di leggere la società in controluce. È proprio dalla coscienza del ruolo cui la donna è relegata dalla società che nascono le loro raccomandazioni a rispettarne le convenzioni. Violarle rischia di procurare sofferenze ed emarginazione. Allo stesso tempo, però, queste autrici esercitano il loro talento. È grazie ad esso che hanno ottenuto un lavoro, un reddito. Leggerle può stimolare le donne che sfogliano le riviste a prendere coscienza delle proprie capacità. Si comprende, allora, che le pagine di rotocalchi e romanzi rosa rischino di destabilizzare l'ordine artistico, quando non sociale. Per ristabilirlo, lo pseudonimo doveva assumere il valore di una parentesi. Per Luigi Capuana, ad esempio, lo pseudonimo serviva ad avvertire che l'autrice era in realtà due persone: l'onesta massaia e la scrittrice che compone nei minuti rubati alle attività domestiche. Non era, per certi versi, una posizione distante da quella 87 su cui Natalia Ginzburg e Oriana Fallaci avrebbero convenute: “scrivere è un mestiere da uomini.” 286 Le due giornaliste dominarono le vendite degli anni '80. In quella decade, specie nelle riviste più prestigiose, circa metà delle pagine erano vendute alla pubblicità. I giornali d'élite promuovevano moda, arredamenti e gioielli, quelli popolari corsetteria e farmaci. In tutti proruppe il corpo, nudo o quasi, della donna. Come scrive Buonanno, “il progetto commerciale e quello educativo sono mirabilmente fusi.” 287 Per superare una crisi del settore i periodici si specializzarono. Sorsero giornali che trattavano solo di bellezza, di cucina, di giardinaggio, di moda, di educazione della prole. Nel 1982 esce Benissimo, dedicato al lavoro a maglia, nel 1983 Moda e, per le adolescenti, Cioè girl; l'anno seguente tocca a Gardenia, primo giornale di giardinaggio rivolto alle donne. Lo stesso anno compare in edicola Io e il mio bambino. Dalla Francia arrivano nel 1987 Elle e Marie Claire, nello stesso anno nasce Eva, nell'88, Donna Moderna. L'aspetto fisico è l'ossessione del decennio: Nel 1984 nasce Vital, dedicato al fitness, nel 1989 Rusconi crea il concorrente Vitality. Il modello della donna cambia. Amica si rivolge alle “donne 286 V. PALUMBO, L'era delle ragazze alfa, Fermenti, Roma, 2009, p. 134. 287 M. BUONANNO, Naturale come sei, op.cit. pag. 29. 88 di successo”. Per conciliarne il dinamismo i giornali riducono il formato. Si moltiplicano i gadget: libri, profumeria o bigiotteria. Nel 1988, in pieno allarme Aids, Cosmopolitan regala un anticoncezionale. La moda diviene il tema portante del “made in Italy”. Sulle copertine stilisti e modelle sostituiscono attori e cantanti. Le reclàme di alimenti e saponi cedono spazio a beni voluttuari: cosmetici, viaggi, abiti. È solo negli anni '90 che la tendenza si inverte. Il glamour cede spazio all'informazione. Nel 1990 sia Grazia che Anna mutano impostazione, privilegiando psicologia e sessualità. Centocose diventa Centocose energy, e si dedica a sport e salute. Nello stesso anno esce Vera, che tratta di sessualità, psicologia, diritti. Anche sulle riviste pattinate irrompe l'attualità, sebbene priva di una visione d'insieme, incentrata sul caso singolo. Donna Moderna, ad esempio, propone la rubrica “Testimonianze dal vivo”, che documenta vicende tragiche della storia nazionale. Nei pochi articoli sulla moda, i capi sono pratici, alla portata di una lettrice media. Uno scarto tra società reale e il modo in cui viene rappresentata però persiste. La donna italiana, la meno feconda del mondo, sulle riviste dell'epoca rimane soprattutto una madre. 89 La lettrice-tipo cala d'età e cresce di scolarizzazione. Nuovi prodotti cercano di intercettarla. Nel 1996 i due principali quotidiani offrono un supplemento femminile: Il Corriere della Sera realizza Io donna, mentre Repubblica conia La Repubblica delle donne. Il loro successo intacca le vendite dei giornali femminili tradizionali. Sono ancora loro, comunque, a salvare i bilanci dei colossi editoriali. Mondadori 288 pubblica undici testate: quattro settimanali – Confidenze, Donna moderna, Grazia, Nuova guida cucina - e sette mensili: Casaviva, Centocose energy, Gardenia, Marie Claire, Sale & Pepe, Starbene, Vera. I lettori nel 1992 risultano 15.628.000, di cui 12.119.000 donne. Il gruppo Rizzoli-Corriere della Sera 289 stampa cinque settimanali, – Amica, Anna, Più bella, Novella 2000, Oggi – e i mensili: Astra, Brava casa, Elle, Elle-Decor, Insieme, Milleidee, Salve. Le copie vendute, soprattutto a donne, sfiorano i venti milioni. È prevalentemente femminile anche il pubblico delle due riviste più lette in assoluto: TV sorrisi e canzoni, del gruppo Fininvest, 288 http://www.mondadori.it/Il-Gruppo/Periodici, visionato il 6.01.2011 289 http://www.rcsmediagroup.it/wps/portal/mg/attivita/periodici?language=it, visionato il 6.01.2012 96 Mazza 305 scrisse che ne emergeva un nuovo modello di donna, indipendente e sicura, sebbene consapevole dei propri limiti. Il passo verso il vero e proprio genere fu breve. Quello di libri alla Bridge Jones, che rompono col rosa, ma non raccontano di donne eroiche come nella tradizione femminista è un boom arrivato anche in Italia. Il modello che offrono è un rifiuto di quello patriarcale tradizionale, ma con un accoglimento del consumismo, della delega alla libera scelta individuale, chick lit della riscoperta della sessualità, di una frivolezza consapevole. Tra i titoli più gettonati si annoverano I love shopping 306 , cui hanno fatto seguito Il club dello shopping 307 e Valentina compra tutto 308 . Molto conta anche la dimensione dell'essere single: Single avvisata mezza salvata 309 , o Uomini, drink e caccia grossa 310 e Single in prima serata 311 sono solo alcuni dei titoli del filone. Con i romanzi rosa ci sono punti in comune e altri di distanza. Mentre quelli tendono a presentare un'immagine conservatrice della figura femminile, nei chick lit la donna è 305 C. MAZZA, Former virgin, Illinois, FC2, 1997. 306 S. KINSELLA, I love shoppingo a New York, Milano, Mondadri, 2003. 307 R.CARMEN, Il club dello shopping, Roma, Newton Compton, 2010. 308 C. MAGNAGNINI, Valentina compra tutto, Roma, Aliberti, 2002. 309 W. W. MARKHAM, Single avvisata mezza salvata, Milano, Mondadori, 2006. 310 S. MLNIOWSKI, Single. Jngle. Uomini, drink e caccia grossa, Milano, Mondadori, 2004. 311 S. MLNIOWSKI, Single in prima serata, Milano, Mondadori, 2004. 97 emancipata, vive in città, lavora, generalmente, nel settore dei media. Quanto alla tecnica narrativa, se i romanzi rosa sono in terza persona, i chick lit adottano la prima, declinando sovente verso la forma del diario. Ciò favorisce l'autoironia, spesso esercitata nella sfera degli amici, cerchia che è più importante del partner, ormai nè esclusivo né definitivo. La donna che ne emerge pare consapevole della propria posizione nel mondo, osservatrice, acuta, analitica, non subordinata alla figura maschile. Le donne dei chik lit sono single, ma per scelta: quella parola non si traduce più con zitella. Le protagoniste dei chick lit, insomma, somigliano alle lettrici, le quali sempre più a loro volta ne vengono modellate. Questo genere letterario, scrive Silvia Giovannetti, sembra agire come “riflettore e riflesso” 312 . I chek lit diventano, con le parole di Turnaturi, “parte di una rappresentazione del mondo che ha contribuito a creare e riprodurre.” 313 Che per i chick lit si possa ormai parlare di fenomeno lo testimonia l'articolo che LeggereDonna dedica alla serie cui è seguito un film, Sex & the city. Cosa dice di una serie post femminista un giornale storico del femminismo? Che quando fronteggiano la 312 S. GIOVANNETTI, Reale o possibile? In Una galassia rosa, di L. Del Grosso, Milano, F. Angeli, 2009. 313 G. TURNATURI, Immaginazione e sociologia, immaginazione letteraria, Bari, Laterza, 2003, p. 130. 98 possibilità di rimanere single o di essere gay le donne in carriera, protagoniste della serie, al confronto, farebbero apparire rivoluzionaria Cenerentola. Nella riduzione cinematografica, al “soffitto di vetro”, quella barriera che ostacola il successo professionale delle donne, un paio delle protagoniste del film neanche bussano. Charlotte lascia il lavoro di gallerista per sposare un miliardario, Miranda inizia come avvocato e finisce badante della suocera. La serie, conclude l'autrice dell'articolo, resta divertente ma nella realtà la scelta di tornare a casa e lasciare il lavoro, per molte donne è spesso obbligata e la loro vita non è fatta solo di corteggiamenti, feste e consumi. 99 1.3 - La stampa femminista: oltre i bilanci A valorizzare per prima il ruolo della donna, nella storia dell'Italia, fu Franca Pieroni Bortoletti 314 . A lei si deve anche la messa in evidenza delle pubblicazioni delle donne. Anche grazie al suo esempio, anni dopo, Annamaria Buttafuoco raccolse le pubblicazioni dei movimenti di emancipazione femminile. La rivista nuova DWF ne fece una monografia che intitolò La piccola fronda. Politica e cultura nella stampa emancipazionista. (1861-1924) 315 . A sua volta quest'opera suggerì il catalogo dal titolo: La stampa periodica delle donne in Italia. Catalogo 1861– 1986. 316 Tale inventario allargava il campo di studi. Cronologicamente, l'orizzonte giungeva al dopoguerra. Ciò spostava lo sguardo verso una società più complessa. La ricerca perciò, oltre a pubblicazioni politiche, incluse quelle che avevano inciso sull'elaborazione dell'immagine femminile. Nell'elenco trovavano posto, accanto a testate politiche, sindacali, professionali, religiose, o 314 F. PIERONI BORTOLETTI., Alle origini del movimento femminista in Italia (1849-1982), Torino, Einaudi, 1963. 315 A. BUTTAFUOCO e R. DE LONGIS (a cura di), La stampa politica delle donne dal 1861 al 1924. Repertorio-catalogo, in “Nuova DWF”, n. 21, 1982, pp. 73-100 316 A. BUTTAFUOCO. e r. DE LONGIS (a cura di), La stampa periodica delle donne in Italia (Catalogo, 1861-1985), Presidenza del Consiglio dei ministri, Roma, 1986. 100 culturali, anche quelle di moda, intrattenimento o consigli domestici. Il lavoro è stato compiuto da Gisella Bochicchio e Rosanna de Longis. Entrambe mettono in relazione le pubblicazioni femminili con l'ingresso della donna nella sfera pubblica. Se ne ricava che nell'Italia postunitaria il ruolo della donna è marginale: nel 1861 gli italiani erano analfabeti al 70%, le donne all'81. Laura Lilli 317 elenca gli ostacoli che dividevano donna e lettura: le limitazioni di alcuni diritti, i redditi bassi, la scarsa mobilità sociale. Proprio questa segregazione della donna dalla vita pubblica, però, favorì l'influenza della stampa. Le pubblicazioni, cioè, supplirono ai partiti politici. La loro debolezza e arretratezza nel formare un'opinione pubblica lasciò spazio alla stampa: dalle riviste periodiche a quelle estemporanee. Accanto agli scopi commerciali, nelle pubblicazioni predominava il fine educativo. Lo testimonia la lamentela di Grazia Pierantoni: “Ogni donna che abbia imparato a leggere si eleva a prescrittrice del suo sesso, (…) non si parla più, si predica, e con un frasario ristrettissimo.” 318 Del resto, come sottolinea Silvia 317 L. LILLI, La stampa femminile, in La stampa italiana del neocapitalismo, a cura di V. Castronovo e N. Tranfaglia, Roma-Bari, Laterza, 1976 318 R. BUTTAFUOCO, Cronache femminili. Temi e momenti della stampa emancipazionista in Italia dall'Unità al fascismo, Siena, 1989, p. 29. 101 Franchini 319 , in Italia, dopo l'Unità, i periodici interagiscono e si contendono il pubblico anche formandolo, facendo cioè del proselitismo. Proprio al 1862, anno successivo all'Unità, cattolici genovesi danno alle stampe La donna e la famiglia. Vi collaborarono Nicolò Tommaseo, Cesare Cantù, Erminia Fuà Fusinato, Giulia Moilino Colombini, Luisa Amalia Paladini. Era un giornale di livello alto, con una spiccata vocazione pedagogica. Più pratico il supplemento: Il consigliere delle famiglie. Giornale della vita casalinga. Le riviste per donne rispondevano a curiosità, aspettative, bisogni che si presupponevano nelle lettrici medie. Creavano un pubblico femminile, gli rivolgevano scritti pedagogici alternati a mode, precetti morali a generi di consumo. Proponendo modelli, le riviste definivano il genere. Il processo si fece via via più sofisticato. Per “fare gli italiani” bisognava educare le donne della classe media. Toccato a loro essere le mediatrici dei processi di acculturazione. Ecco allora che, specie dagli anni '80, soprattutto a loro si rivolgono riviste che si definiscono genericamente famigliari o popolari. Le mode e 319 S. Soldani e G. Turi (a cura di) in in Fare gli italiani. Scuola e cultura nell'Italia contemporanea, S. FRANCHINI, Moda e catechismo civile nei giornali delle signore italiane, Bologna, Mulino, 1993, vol. I, p. 347. 102 l'intrattenimento delle loro pagine fecero delle donne il nucleo della borghesia della nuova nazione. Il pubblico femminile era, però, multiforme. Per catturarlo, editori ponderavano prodotti diversi. La donna e la famiglia, con il suo supplemento più popolare, non era un caso isolato. Treves puntò a specifici segmenti di mercato con vari periodici. Il più noto, grande e illustrato, fu L'illustrazione italiana, attento, ma non esclusivamente rivolto, al pubblico femminile. Conteneva racconti ispirati al Risorgimento, resoconti di viaggi, letture di intrattenimento e istruzioni sull'igiene infantile. Farà da modello, vent'anni dopo, a La donna, nato come supplemento alla Stampa di Torino e alla Tribuna di Roma, nel 1923 passato a Mondadori, cessato solo nel 1968. Il prodotto di Treves specifico per il pubblico femminile è Margherita, nome che omaggiava la regina assunta al trono lo stesso anno in cui il giornale compariva nelle edicole. L'ultimo numero uscì nel 1921. Tanta longevità si deve all'attenzione con cui l'editore adattava la pubblicazione ai mutamenti sociali. Tre anni dopo Margherita, nasce Cordelia. Si rivolge alle “giovinette” e, fin dal nome Shakespiriano, allude ad ideali di devozione. L'editore Cappelli ne muterà periodicità, pubblico, carattere. Cordelia si arricchirà di 103 pagine letterarie e, con rubriche come “la pagina della maestra”, si rivolgerà a specifiche categorie professionali. Il giornale cesserà solo nel 1942. La sua fidelizzazione sfociò nelle Cordeliane, associazione dedita ad incontri, viaggi, intrattenimenti. Col nuovo secolo, oltre ad una coscienza nazionale, si cominciano ad incentivare stili di vita e consumi. La dimensione di massa dei rotocalchi si accentua. Chiudono quelli più antichi e ne nascono di nuovi, più asciutti. Ad ispirarli è l'autarchia, l'autosufficienza commerciale che il fascismo proclama e coniuga come richiamo alla sobrietà. Propizierà il successo della sartoria e dei rotocalchi che la esaltano. A Milano, anni prima, erano nate riviste legate a beni di consumo. Dal 1919 Alfieri & Leroux editava Lidel, sigla di Letture, illustrazioni, disegni, eleganze, lavori, ma anche di Lydia Dosio De Liguoro, la prima direttrice. La rivista pubblicizzava arredi progettati dalle massime firme dell'epoca. L'industria cosmetica Hermes fece uscire Igiene e bellezza. Contemporanea è Amica, pubblicata dalla industrie di calze Santagostino. Alternava novelle sentimentali e rubriche di costume e spettacolo con altre di moda e cucito. La società di filati Canetta dette alle stampe testate come La donna, la casa e il 104 bambino e Mani di fata, specializzate in maglieria e ricamo. Nello stesso settore uscì Per voi signora, organo dell'Ente Nazionale per la Moda, fondato dal fascismo. Sono questi gli anni in cui nascono anche riviste dal perdurante successo: Alba, Eva (poi Eva express), Novella (poi Novella 2000), Lei (poi Annabella), Rakam, Gioia, Sovrana, in seguito uscita per Mondadori come Grazia. Tutte hanno in comune rubriche di intrattenimento e costume, consigli domestici, racconti, cronache letterari e artistiche, spettacolo, moda e cronache mondane. Nessuna, però, li offre con gli stessi accenti e nelle stesse proporzioni, perchè sempre più variegati sono i profili delle donne cui ognuna di queste pubblicazioni si rivolge. Tra le riviste che passarono loro il testimone ricordiamo La novità, creata da Sonzogno nel 1864, fusa nel 1937 con la Rivista delle famiglie e cessata nel 1943. Subisce lo stesso destino Moda illustrata, nata nel 1886 e chiusa nel 1939. A parte questi pochi casi, però, la restrizioni della libertà di espressione operata dal fascismo non impedì ai giornali delle donne di moltiplicarsi. Risalgono invece agli anni precedenti al regime le riviste cattoliche rivolte alle donne. Tra le militanti ricordiamo Azione 105 muliebre, diretta da Elena Da Persico 320 , e, rivolta ad un pubblico giovanile, Matelda. Tra il 1919 ed il 1920 si strutturano varie organizzazioni cattoliche, con relativi organi di stampa. L'Unione Femminile Cattoliche Italiane dà vita al bollettino. L'Unione Donne Cattoliche d'Italia pubblica il mensile In alto. Per conto dell'Azione Cattolica, Armida Barelli e Maria Sticco dirigono Fiamma viva. La congregazione delle madri cattoliche edita La madre cattolica. Non è emanazione di nessuna organizzazione Il solco, rivista nata nel 1926, su cui intellettuali cattoliche criticano i modelli di donna “moderna” contrapposti a quello concepito dal fascismo. Vicino all'idea fascista di donna, ma laico, fu Il giornale della donna. Nato nel 1919 e redatto da Paola Benedettini Alferazzi, Teresa Labriola, Edvige Salvi, dopo alcuni inizi suffragisti, nel 1929 divenne organo ufficiale dei fasci femminili. Nel 1935, assunto il titolo di Donna fascista, da militante divenne propagandistico, ad esempio esaltò le campagne del regime a favore della crescita del tasso di natalità. In questa funzione era subentrato alla Rassegna femminile italiana, fondata nel 1925 da Elisa Majer Rizzioli, come bollettino dei Fasci femminili. Il giornale, al centro dei contrasti tra 320 E. DA PERSICO, Diario, Milano, Glossa, 1993. 112 nascono ricerche su singoli filoni del sapere. Anche nelle università le donne, ognuna nel suo settore, applicano la lente femminista. La seconda metà del decennio vede un allargamento del pubblico. Si contano undici case editrici di donne, sei collane specifiche e oltre dodici riviste che escono regolarmente, oltre a un nutrito numero di testi occasionali, bollettini, fogli, raccolte di materiali distribuiti prevalentemente nelle cinque librerie delle donne. Questo periodo, secondo Percovich, è fondamentale per quello che del femminismo penseranno le generazioni a venire. Dalla seconda metà degli anni '80, istituzionalizzandosi, il femminismo perde visibilità. La sua immagine si riduce a quella, spesso, caricaturale, che ne danno i mezzi di comunicazione di massa. Quella sarà la vulgata con cui i ragazzi del terzo millennio identificheranno il femminismo. Dell'editoria delle donne, passata e presente, offrì una panoramica, nel convegno “In forma di rivista” 323 tenuto nel 1991, Anna Maria Crispino. I punti dolenti erano, peraltro, gli stessi di oggi: costi elevati, tirature ridotte, penuria di mezzi per promuoversi. La distribuzione ne risultava soffocata e tutto il settore relegato in un circuito chiuso. 323 M.I. GAETA, Atti del convegno internazionale “in/forma di rivista”, organizzato dal Comune di Roma, ripartizione 10. Milano, ed. e/o, 1993. 113 Strideva la differenza dall'estero. Negli anni '80 The women's press e la Virago Press, in Gran Bretagna, e le Editions des Femmes, in Francia, erano forti dei classici e dei diritti dei nuovi successi. Pubblicavano le pioniere (Virginia Woolf, Helene Cixous ecc.), ma scovavano autrici in Norvegia o Egitto; o in Italia, come Dacia Maraini, Sibilla Aleramo o Rossana Rossanda. Fondamentale, nelle case straniere era però, sottolineava Crispino, il controllo della distribuzione e di alcuni punti vendita. Elementi senza i quali non potevano esserci, in Italia, quelle che oltremanica chiamano women in publishing: case che fungono da ponte tra femminismo e coscienza comune delle donne. Editori, insomma, con cataloghi paragonabili a quelli della Melther, della Heineman o della Pinguin Books. Ne aveva seguito l'esempio la Franco Angeli, con la collana “Griff”, e la Giunti, con l'Astrea, la collana che aveva per slogan “il mondo narrato e vissuto dalle donne”. Troppo poco, tuttavia, lamentava Crispino, per far arrivare, all'estero, la voce del femminismo italiano. La soluzione poteva risiedere nelle riviste. Erano le loro pagine a poter fare da cassa di risonanza. Nutrita era già la narrativa che aveva condotto la donna verso un'aderenza al processo di definizione soggettiva. Le riviste avrebbero potuto, diceva Crispino, 114 offrire una zona franca dove “lavorare alla definizione di un linguaggio significante del femminile” attraverso la “rappresentazione polifonica di sé” 324 . Quelli che bisognava superare, continuava Crispino, erano i canoni. In base ad essi era stata scritta la storia della letteratura. E la letteratura femminile, che sovente mescolava i generi, ne era stata trascurata. Non restava che mettere in discussione definizioni e giudizi di valore. I modelli letterari, in ultima analisi, adottati fin dall'unità d'Italia. Era in base ad essi che, in virtù di motivi linguistici, di genere o geografici, tanta letteratura era stata relegata ai margini. Le riviste avrebbero potuto, insomma, scardinare questa tradizione e al tempo stesso, agire sull'attualità, sul mercato, ma non solo. Crispino lega la narrativa al modo di concepirsi. Il femminismo, afferma, è il disagio di chi non si riconosce in alcuni modelli sociali. Contestare i canoni letterari è cercare nuovi modi per narrarsi. Se Crispino lamentava i meccanismi del mercato, era contro la critica tardo crociana che puntava l'indice Bianca Maria Fabbrotta. Anche lei, però, nelle riviste scorgeva una scappatoia grazie al loro approccio trasversale, interdisciplinare: un approccio che induceva all'adozione di un nuovo abito simbolico con cui acquisire 324 AA.VV., In forma di rivista, Atti del convegno internazionale “in forma di rivista”, op. cit., p. 25 115 un sapere dinamico, finalizzato alla trasformazione. Un esempio era Tuttestorie, rivista di “racconti, letture, trame di donne”, fondata nel 1990 da Maria Grazia Cutrufelli. Numerose erano le pubblicazioni che valorizzavano la scrittura delle donne. Se ne evidenziava l'originalità, la tendenza a sconfinare dai canoni. Le riviste delle donne offrivano libertà creativa e narrativa. Andavano da racconti di esperienze private a dibattiti teorici, alla critica di un brano musicale, letterario, o di uno spettacolo. Nessuna delle riviste delle donne, osservava Crispino, era pienamente letteraria, ma tutte lo erano di scrittura. Tutte, sintetizzava, soggettivizzavano la teoria e oggettivizzavano le storie narrate. Tuttestorie, al contrario, privilegiava la scrittura professionale. L'intento, però, andava oltre la semplice rassegna artistica. L'obiettivo, anzi, era indicare una comunità di donne che scrivevano, potenzialmente capace di produrre un'autonoma opinione pubblica femminile. Altre riviste letterarie erano Leggere donna, Lapis, l'inserto Io donna, Leggendaria. Il pubblico non mancava: dopo un ventennio in cui le letture femministe avevano privilegiato la saggistica, negli anni '80 l'attenzione si spostò sulla narrativa. In parallelo, cambiarono le forme di aggregazione. Negli anni '70, 116 l'epoca dei collettivi di autocoscienza, delle organizzazioni femminili e femministe, dei centri di documentazione e associazioni culturali delle donne, si discutevano questioni evidenti, tangibili. Solo più tardi, i problemi all'ordine del giorno divennero le stratificazioni culturali. Analizzarle comportò un cambio delle sedi e della critica. Negli stessi anni, gli '80 e i '90, la critica letteraria femminista ha adottato strumenti raffinati e favorito una narrativa di qualità. Negli anni '70, invece, la narrativa privilegiata fu l'autobiografica, a volte dal forte impatto emotivo, altre al confine con la saggistica. Le parole per dirlo 325 è un successo dell'epoca, ma anche un tema di riflessione. Sono gli anni in cui a cimentarsi nella narrativa sono anche alcune teoriche. I loro prodotti sono militanti, spesso al tempo stesso sofisticati e viscerali. Spicca Dacia Maraini, autrice di Donna in guerra 326 e di Memorie di una ladra 327 , ma anche di poesie e opere teatrali. Riviste ripropongono alcune autrici, prima tra tutte Virginia Woolf. Laura Lepetit, con la sua La tartaruga, pubblica Le tre ghinee 328 di V. Woolf, La Carta Gialla 329 e Terradilei 330 di Charlotte 325 M. CARDINAL, Le parole per dirlo, Milano, Bompiani, 1976. 326 D. MARAINI., Donne in guerra, Torino, Einaudi, 1975. 327 D. MARAINI, Memorie di una ladra, Milano, Bompiani, 1972. 328 V. WOOLF, Le tre ghinee, Milano, La Tartaruga, 1975. 117 Perkins Gilman. Seguiranno altri scritti di Woolf, alcuni romanzi di Iry Compton-Burnett 331 , le opere giovanili di Jane Austen 332 , una raccolta di racconti di Mary Wilkins Freeman 333 , opere di Gertrude Stein 334 e una biografia di Bettina Brentano 335 . Oltre a straniere del passato, La tartaruga edita esordienti italiane: una tra le tante è Francesca Duranti 336 . Alla narrativa dedica spazio anche Le edizioni delle donne; ricordiamo I semi neri 337 di Rosa Cappiello, Sitt Marie Rose 338 di Etel Adman, La pelle cambiata 339 , di Verena Stefan, Laure 340 di Colette Peignot, oltre ad uno dei primi testi lesbici: Il corpo lesbico 341 di Monique Wittig. Meno nutrita fu la produzione di Rivolta femminile. Carla Lonzi, che la fondò nel 1970, la concepì per il recupero delle scrittrici dimenticate. In lei Laura Lepetit, la fondatrice della Tartaruga, dichiarò di individuare un modello. Il ruolo di questa casa trascende la validità del catalogo: Rivolta femminile è probabilmente 329 C. PERKINS, La carta gialla, Milano, La tartaruga, 1996. 330 C. PERKINS, Terradilei, Milano, La Tartaruga, 1980. 331 C. BURNET, Scrivere la vita di una donna, Milano, Tartaruga, 1990. 332 J. AUSTEN, Amore e amicizia, Milano, La tartaruga, 1979. 333 M. W. FREEMAN, Mamma si ribella, Milano, La tartaruga, 1979. 334 G. STEIN, Autobiografia per tutti, Milano, La tartaruga, Milano, 1984. 335 G. B. DISCHNER, Brentano, Milano, La tartaruga, 1979. 336 F. DURANTI, La bambina, Milano, La Tartaruga, 1976. 337 R. CAPPIELLO, I semi neri, Milano, Edizioni delle donne, 1977. 338 E. EDMAN, Sitt Marie Rose, Milano, Edizioni delle donne, 1979. 339 V. STEFAN, La pelle cambiata, Milano, Edizioni delle donne, 1976. 340 C. PEIGNOT, Laure, Milano, Edizioni delle donne, 1976. 341 M. WITTIG, Il corpo lesbico, Milano, Edizioni delle donne, 1976. 118 la prima casa editrice autenticamente femminista. Da Amande sono io! 342 , a Vai Pure 343 , essa servì alla fondatrice a dare voce al proprio percorso ideologico e biografico. Carla Lonzi scrive in quegli anni Sputiamo su Hegel 344 ed altri testi divenuti classici. I libri della sua casa disegnano l'evoluzione di una generazione. Rivolta femminile giocò un ruolo fondamentale sulla attualità. In casi come Il merito delle donne 345 , di Moderata Fonte, nel saggio La presenza dell'uomo nel femminismo 346 uscito nel 1978, ha pubblicato i risultati della discussione attorno al testo. Ne risentì, forse, il progetto di recupero di opere dimenticate. Di molte di esse, Rivolta femminile dovette limitarsi a stampare la copertina. In controtendenza alle case editrici dedite al rinvenimento di una genealogia femminile, Dalla parte delle bambine, che mutuò il nome da un saggio di Elena Giannini Belotti 347 , stampò circa venti libri illustrati per bambine. Negli anni Novanta il pensiero femminista entra in relazione col mondo e con i saperi, pur senza negare il conflitto. 342 C. LONZI, Amande sono io!, Milano, Prototipi, 1992. 343 C. LONZI, Vai pure, Milano, Et Al, 1980. 344 A. LONZI, Sputiamo su Hegel: la donna clitoriedea e la donna vaginale, Gammalibri, Milano 1977. 345 M. FONTE, Il merito delle donne, Milano, Eidos, 1988. 346 AA.VV., La presenza dell'uomo nel femminismo, Milano, Rivolta femminile, 1978. 347 E. G. BELOTTI, Dalla parte delle bambine, Milano, Feltrinelli, 1973. 119 L'edizione del '96 del Salone del libro di Torino è dedicato alle donne. Il numero delle case editrici femministe tuttavia cala. Attiva, soprattuto, è La tartaruga con oltre duecentotrenta titoli in catalogo, in buona parte anche di saggistica. I tempi dei ciclostili sono lontani, e alla fine del secolo vede la luce la prima agenzia di stampa femminista Dwpress 348 : il notiziario delle donne. Nasce in quel periodo anche Lilith: rete informativa di genere femminista attenta alle tecnologie telematiche. Sebbene difeso anche dalla stampa femminista, il movimento lesbico ha un'editoria autonoma. Il panorama narrativo lesbico fu a lungo ridotto e con figure prevalentemente tragiche, come la protagonista di Il pozzo della solitudine 349 . Solo nel 1976 si osservò un cambio di direzione con l'opera di Monique Witting. Si tratta comunque, di un settore di nicchia. Da questo punto di vista lontanissimi appaiono i paesi di lingua inglese: lì le case editrici fin dagli albori del femminismo hanno notato che se ben confezionato il lesbismo vende. In Italia la strada è in salita. La fase della visibilità lesbica inizia nel 1980. In quell'anno Adrienne Rich pubblica i suoi saggi 348 www.dwpress.it. 349 H. RADCLIFFE, Il pozzo della solitudine, Firenze, Dall'Oglio, 1961. 120 sull'eterosessualità obbligatoria, dove teorizza il concetto di continuum lesbico. La casa editrice Felina pubblica le interviste E la madre tra l'altro è una pittrice; mentre nell'81 ha eco l'inchiesta Lei ama lei, pubblicata da Noi donne, e nasce la rivista Bolletino del CLI, curata dal Collegamento Lesbiche italiane, che nell'86 inaugura gli archivi lesbici italiani (ALI). Nel 1985 viene fondata a Firenze la casa editrice Estro, che si propone di divulgare la cultura lesbica e che, oltre a diversi saggi in traduzione, nell'89 edita il saggio di Rosanna Fiocchetto L'amante celeste: la distruzione scientifica della lesbica 350 . Dal 1990 la produzione editoriale che si confronta col lesbismo cresce. Un discreto successo commerciale fu Un'americana a Parigi 351 , scritto con lo pseudonimo di Elinor Rigby e pubblicato da Baldini e Castoldi nel 1993. Nascono anche nuove case editrici come Il dito e la luna nel 1995 e sperimentazioni editoriali come quella del gruppo Antelitteram alla fine del 1996. In quello stesso anno nasceva Leggeredonna. Nel 2011 la fondatrice Luciana Tufani, prendendo spunto dalle dichiarazioni di una personalità politica, ha compiuto un consultivo battagliero. L'editoria femminista in effetti resiste. 350 R. FIOCCHETTI, L'amante celeste, Milano, Estro, 1987. 351 E. RIGBY, Un'americana a Parigi, Milano, Dalaii, 1993. 121 Cercando nuove formule e nuove energie, come quelle di Tiziana Bartolini, nuova direttrice dello storico periodico NoiDonne dopo un periodo in cui aveva cessato le pubblicazioni. Il giornale vive di articoli non retribuiti e la stessa direttrice non ha un passato “barricadero”. Lei stessa, in occasione di un incontro presso la casa internazionale delle donne, ci ha raccontato che per motivi anagrafici era troppo giovane nel '68 e matura nel '77. Sotto la sua guida il giornale, a sessantacinque anni dalla sua fondazione, ha assunto una veste spigliata e una prospettiva godibile anche da chi non è in prima fila nelle lotte per l'emancipazione. Il numero del gennaio 2011 titolava beffardo: 2010 non ci resta che ridere 352 e offriva notizie, interviste e curiosità da tutto il mondo. Può essere una risposta agli interrogativi, spesso sconsolati, delle femministe storiche. Così chiudeva Luciana Tufani 353 un articolo intitolato Bilanci su un numero del 2009 di Leggere donna. “Ha un po' l'aria del testamento e in parte lo è, anche se, pur sapendo di essere mortale, non riesco e non voglio convincermi di esserlo. Per ora, comunque, non ho intenzione di morire: non ho tempo.” 354 Otto anni prima, nel 2001, il supplemento 352 Noidonne, gennaio 2010, anno 65 n. 1. 353 L. TUFANI, Leggere donna, guida all'acquisto, Tufani, Milano, 1996. 354 L. TUFANI, Bilanci, in Leggere donna, Milano, 2009, p. 21. 128 sessuale 376 , Il cielo stellato dentro di noi 377 . Rilevante anche l'apporto degli esordienti, come Anna Banti 378 e Paola Masino 379 . La Tartaruga, pubblica in totale, 276 libri di 181 autori. Nel 1997 La tartaruga divenne una collana di Baldini e Castoldi. Nel 1990 nella compagine societaria era entrata Mariuccia Mandelli (alias la stilista Krizia). Cinque anni dopo, la maggioranza era stata acquistata da Leonardo Mondadori. Con l'acquisto del suo pacchetto da parte della Baldini e Castoldi, allora guidata da Lorenzo Dalai, colui che aveva portato al successo Susanna Tamaro, si accesero aspettative ottimiste. Un articolo del Corriere della Sera titolava E Dalai farà correre la tartaruga. 380 In realtà La tartaruga ha cessato di svolgere quel ruolo di avanguardia e di modello che molte operatrici del settore le riconobbero. Nel 2009 la direzione è stata rilevata da Cristina Lupoli. Sotto la sua direzione sono state pubblicate diverse giovani autrici: Emma Dante su tutte. 376 A. CAVARERO, DIOTIMA et Alii., Il pensiero della differenza sessuale, Milano, La tartaruga, 1987. 377 AA.VV., il cielo stellato dentro di noi, Milano, La tartaruga, 1992. 378 A. BANTI, Donne, Milano, La tartaruga, 1983. 379 P. MASINO, Nascita e morte della massaia, Milano, La tartaruga, 1982. 380 Archiviostorico.corriere.it./1997/luglio/07/Dalai_fara_correre_Tartaruga_co_0_9707074138.sht ml, visionato il 31.12.2011. 129 1.3.3 - Filema (Napoli 1979) e Liguori (Napoli 1949) Piera Codognotto 381 , sollecitata sul tema, ha negato che il femminismo sia esaurito. Sarebbero, semmai, cambiate le forme di lotta. Oggi un diverso ruolo delle donne non viene più rivendicato nelle piazze ma trattato in saggi studiati all'Università. Lo conferma il Filema, editrice napoletana che si definisce “progetto politico” 382 . Diretta da Simona Marino, 383 professoressa di filosofia morale presso l'università di Napoli, Filema ha strette connessioni col mondo accademico. Nel catalogo molti sono gli autori, come Giulia Alberico 384 , con un passato o un presente di docente. Un fiore all'occhiello è la rivista del dottorato degli studi di genere, La camera blu. Il titolo fa riferimento alle Preziose, un gruppo di dame francesi che si riunivano nel 1660. E' esplicita fin dal nome, quindi, la ricerca di una genealogia. Alle pagine della rivista contribuiscono alcuni dei nomi più noti degli studi in materia, da Laura Guidi 385 a Romeo Bodei 386 a Mariella Muscariello 387 . Vicina ai suoi temi è la collana 381 P. CODOGNOTTO, Editoria femminista in Italia, Roma, op.cit. 382 www.filema.it (visionato il 1.02.2012). 383 S. MARINO, Potere invisibile: figure del femminile tra mito e storia, Napoli, Filema, 2002. 384 G. ALBERICO, Madrigale, Palermo, Sellerio, 1999. 385 L. GUIDI, Scritture femminili e storia, Napoli, Clio, 2004. 386 R. BODEI, Geometria delle passioni, Milano, Feltrinelli, 1991. 387 M. MUSCARIELLO, Anime sole, Napoli, op.cit. 130 Frontiere innaturali. Filema però non si esaurisce nei temi immediatamente femministi. Né la casa editrice si confina nell'università. Fuori da essa, c'è Napoli. In uno degli ultimi numeri, Camera blu recensisce un libro del concittadino Erri De Luca e uno sui “femminielli”, come si chiamano i transessuali locali. Quest'ultimo, intitolato Corpi sull'uscio 388 e pubblicato dalla stessa Filema, mostra quanto nel genere pesi la scelta individuale. Il libro evita di cadere nel bozzetto locale. Facce, corpi e voci, tuttavia, non potrebbero essere come sono in strade che non fossero quelle del capoluogo campano. Una città per capire la quale, come scrive Tomas Belmonte, bisogna ricordare che “se dramma fu inventato come metafora della vita, a Napoli la metafora ha sopraffatto il referente e la società si presenta come una serie di commedie dentro commedie”. 389 La città di Eleonora Fonseca Pimentel 390 , peraltro, è sede anche della casa Liguori. Nata nel 1949, può vantare pubblicazioni per l'università di Oxford e Parigi. Sebbene non specializzata, il suo catalogo dedica ai temi femministi uno spazio 388 E. ZITO, e P. VALERIO, Corpi sull'uscio, Napoli, Filema, 2010. 389 T. BELMONTE, La fontana rotta, Roma, Meltemi, 1997. 390 E. FONSECA PIMENTEL, Il monitore napoletano del 1799, (a cura di B. Croce), Bari, Laterza, 1943. 131 significativo. Tra i titoli dedicati ai temi delle donne citiamo di Rosaria Capobianco, Donne fra memoria e storia 391 , e il libro collettaneo Donne e proprietà 392 cui contribuì, tra altre autrici, la stessa direttrice di Filema. Non fu, insomma un caso se Una stanza tutta per noi, la rassegna che nel 2004 riunì tante, vulcaniche, iniziative editoriali, si tenne proprio nella città del Vesuvio. 391 L. CAPOBIANCO, Donne tra memoria e storia, Napoli, Liguori, 1993. 392 AA.VV., Donne e proprietà, Napoli, Liguori, 2001. 132 1.3.4 - e/o (Roma 1979) In un convegno tenuto nel 1986, Sandra Crispino lamentava i limiti dell'editoria femminista. Tra i pochi a tentare di superarli furono Sandra Ozzoli, laureata in letteratura russa, e suo marito Sandro Ferreri. La loro casa editrice, e/o, nacque a Roma nel 1979. I suoi fondatori la indirizzarono verso la scrittura femminile, quella dei pesi dell'Est Europa e la saggistica di qualità. Le tre aspirazioni furono sintetizzate con l'incontro con la scrittrice della Germania Orientale Christa Wolf, autrice di Cassandra 393 . E/o, quindi, non è caratterizzata dal femminismo tanto nettamente quanto esperienze precedenti. La saggistica, inoltre, assunse presto la funzione di semplice supporto ai temi della narrativa che, a sua volta, stimolava la riflessione. Altra peculiarità della e/o è l'attenzione ai bilanci. Le autrici della casa sono spesso campioni d'incasso. Nell'ambito del Mediterraneo vengono pubblicate Elena Ferrante 394 e Lia Levi 395 . Grazie alla consulenza di Milan Kundera e di Christa Wolf, dall'est Europa sono arrivati i libri di Svetlana 393 C. WOLF, Cassandra, Roma e/o, 1997. 394 E. FERRANTE, I giorni dell'abbandono, op.cit. 395 L. LEVI, La sposa gentile, Roma, e/o, 2010. 133 Aleksievic 396 e Alice Sebold 397 . Dal Sud America vengono l'opera di Gioconda Belli 398 e Alice Munri 399 , dall'Africa Chinua Achebe 400 e Abasse Indione 401 , e altre ancora dal mondo arabo. È da sottolineare che l'autore di punta della casa, il giallista Massimo Carlotto 402 , fu segnalato da Grazia Cherchi 403 . In una pausa delle storie dei suoi detective, Massimo Carlotto ha peraltro scritto un monologo in cui la voce narrante è una donna. Oggi, a oltre trent'anni dalla sua nascita, la formula di e/o ha dimostrato di funzionare. La casa continua a tenere d'occhio i bilanci e la letteratura globale, esigendo anche dalla saggistica una resa commerciale. Non è detto che questa politica non possa far arrivare i temi femministi più lontano che in passato. Tra le tare che Crispino nel convegno che abbiamo già citato 404 imputava alla editoria femminista era la difficoltà della distribuzione: fuor di metafora, e/o è l'unico editore in Italia a pubblicare in arabo e ad avere una filiale a New York. 396 S. ALEKSIEVIC, Preghiera per Cernobyl, Roma, e/o, 2004. 397 A. SEBOLD, La quasi luna, Roma, e/o, 2010. 398 G. BELLI, La donna abitata, Roma, e/o, 2005. 399 A. MUNRO, Chi ti credi di essere, Roma, e/o, 1995. 400 C. ACHEBE, Il crollo, Roma, e/o, 2002. 401 A. INDIONE, Vita a spirale, Roma, e/o, 2011. 402 M. CARLOTTO, Le irregolari, Roma, e/o, 2011. 403 G. CHERCHI, Scompartimento per lettori e taciturni, Roma, Feltrinelli, 1997. 404 M.I. GAETA, Atti del convegno internazionale “in/forma di rivista” op. cit. 134 1.3.5 - Luciana Tufani (Ferrara, 1980) Luciana Tufani fonda la propria casa editrice nel 1980. Lo scopo era pubblicare la rivista Leggeredonna. Nata come bollettino di una biblioteca, divenuta bimestrale letterario, oggi Leggeredonna commenta anche fatti di costume e di attualità. L'evoluzione, dice la fondatrice, è stata naturale. Altrettanto naturalmente, non vedendo pubblicate opere che riteneva lo meritassero, dal 1996 Luciana Tufani ha iniziato, per così dire, a rimediare in prima persona. È così che Tufani ha pubblicato autrici fino ad allora ignorate in Italia come Michèle Roberts 405 , Annemarie Schwarzenbach 406 e Corinna Bille 407 . Leggeredonna ha preso così anche a fare autopromozione. Ultimamente, col calo dei fondi destinati alla cultura sono calati anche gli abbonamenti sottoscritti da biblioteche ed associazioni. È solo uno di numerosi segni di declino. Nel trattare la Luciana Tufani non si può prescindere dalla fondatrice. Laureata in chimica, dopo una carriera come professoressa, andando in pensione Luciana Tufani scelse di investire 405 M. ROBERTS, Sante impossibili, Ferrara, Luciana Tufani, 2001. 406 A. SCWARZENBACH, La valle felice, Ferrara, Luciana Tufani, 1998. 407 C. BILLE, Eterna Giulitta, Ferrara, Luciana Tufani, 2001. 135 la propria liquidazione in un impresa editoriale. È lei, tuttora, che legge i manoscritti che le giungono ed è lei a scartare, pregiudizialmente, tutti quelli scritti da uomini. L'unica firma maschile del suo catalogo, per sua stessa ammissione, è il suo stagista prediletto. Molto personale è anche Le donne ridono, la rassegna biennale con cui dal 1986 Luciana Tufani valorizza le disegnatrici umoristiche. Lo scopo era di ricercare uno specifico dell'umorismo delle donne. Gli approdi, dichiarati sul sito dopo la terza edizione, erano: “misura, leggerezza, sottigliezza. Quello che sembrava caratterizzare la comicità delle donne, più sfumata e ricercata di quella maschile, era l'usare l'ironia invece del sarcasmo, preferire la critica di costume alla satira spicciola, essere capaci di ridere di sé più che degli altri. Tutte queste ipotesi, formulate per distinguere uno specifico femminile anche nell'umorismo.” 408 Oggi età e fondi di Luciana Tufani impediscono alla casa di pubblicare più di un libro all'anno. Pare difficile immaginare che, nonostante la distribuzione sia curata da Mursia, la casa possa sottrarsi ad un ruolo di mera testimonianza. 408 http://www.tufani.net/disegnatrici-biennale-dellumorismo-sesta- edizione/itemlist/tag/Le%20donne%20ridono.html (visionato il 12.02.2012) 136 1.3.6 - Caravan (Roma 2009) Caravan Edizioni nasce a Roma alla fine del 2009 per iniziativa di quattro ragazze che si organizzano in cooperativa. Serena Magi è la direttrice editoriale, Marta Franchi cura l'editing, Roberta Vecchio è responsabile dell'ufficio stampa, Valentina Fasola si occupa dell'aspetto commerciale. Il filo conduttore della casa editrice vuole essere il viaggio. La predilezione è per la letteratura orientale e per le storie che riguardano l'emigrazione. Il percorso che ha portato l'editrice verso l'attenzione ai temi delle donne è sintomatico della nostra epoca. Se a fondarla furono quattro donne fu per coincidenza, non per qualche scelta ideologica. La loro età media, del resto, sotto i trent'anni, le rendeva lontane del femminismo storico. Ad avvicinarle ai temi del riconoscimento dei diritti delle donne sono state le concrete difficoltà, che le ragazze hanno incontrato muovendo i primi passi della loro attività. Le socie hanno sperimentato la fatica di coniugare lavoro e maternità, quella di esigere, da donne, il rispetto dei preventivi da parte della tipografia e, infine, la scarsità dei finanziamenti pubblici. È, quindi, avvertendone l'esigenza, non per adesione pregiudiziale, 137 che le ragazze di Caravan hanno affiancato il femminismo ai temi ispiratori della loro casa editrice. Tra gli ultimi libri della casa editrice si segnala l'antologia dal titolo Pensi che ci saremmo potuti conoscere in un bar? 409 Si tratta della raccolta di undici racconti proveniente dall'Europa Orientale curata da Tiziana Cavasino ed Herta Elena Rudolph che ha richiesto il lavoro di otto traduttrici. In programma c'è un'antologia di scrittrici asiatiche curata da un'autrice indiana. Oggi la sede della Caravan è presso la Casa Internazionale della Donna di Roma. 409 T. CAVASINO, H.E. RUDOLPH, (a cura di) Pensi che ci saremmo potuti conoscere in un bar? Roma, Caravan, 2011. 144 regala un carta modello per confezionare una presina “da fallo” e, in un articolo intitolato Ti starà bene fratello checca 416 , si indicano i luoghi in cui i gay, pur di non compromettersi, subiscono violenze senza denunciarle. Nascono le prime organizzazioni lesbiche autonome sia da quelle femministe che da quelle genericamente omosessuali. Sono i fermenti di una tendenza che prevarrà. Tuttavia, ancora nel numero 17, Fuori offriva ai lettori un articolo dal titolo Buttiamo a mare il dogmatismo in cui Laura di Nola, appena subentrata a Stefania Sala e Myriam Cristallo, invita a non sfociare nel manicheismo. Quel numero fu il primo finanziato dal partito radicale. Se ne arricchì la veste editoriale, più colorata e robusta. Non servì ad evitare la scissione: le lesbiche uscirono dal collettivo nel 1978. Né servì ad evitare che nel 1982, non molto dopo la morte di Laura di Nola, il numero 23 fosse l'ultimo. 416 M. MENINI, S. SALA, Ti starà bene, fratello checca, in Fuori!, n. 1, estate 1974, p. 24. 145 1.3.9 - Sottosopra (Milano 1973 - 1976) Francesca Graziani 417 scrive che le pagine di Sottosopra permettono di ritrovare nelle pratiche di quegli anni alcune delle modalità che perdurano nella politica delle donne. Sottosopra offre così i dibattiti sul bisogno di partire da sé, sul primato della parola parlata, “sull'importanza della scrittura per il passaggio dalla pratica alla teoria, sulla necessità del lavoro sulla lingua” 418 . Al di là degli apporti teorici, però, i numeri di Sottosopra possono testimoniare il tumulto dell'epoca. Quanto alla forma, formato e veste grafica cambiarono spesso. Circa il contenuto, il giornale ospitava dibattiti, traduzioni, racconti, poesie, recensioni, riflessioni politiche o personali. Arduo, quindi, identificare nel giornale qualcosa di diverso da un agorà: un luogo di discussione, senza una pregiudiziale linea editoriale. Il primo numero esce nel 1973. Sulla copertina della rivista però, l'anno non compare. Francesca Graziani vi coglie una profonda attenzione al presente, anche a discapito della memoria storica. Gli articoli, quasi mai firmati con cognome, a volte con la 417 http://members.xoom.it/matrimoney/Guardarobe/Sottosopra.htm visionato il 24.12.2011. 418 Ibidem. 146 sigla di un gruppo, andavano dai resoconti di memorie o convegni, volantini, riflessioni sulla pratica politica, recensioni di libri, traduzioni, poesie, racconti. I primi quattro numeri sono voluminosi quaderni, corredati di disegni e foto. L'ultimo numero è un foglio di 8 pagine. Il primo Sottosopra si apre con la lettera di alcune donne di via Cherubini di Milano ai collettivi femministi. Compaiono i testi di gruppi come Lotta femminista, il collettivo Pompeo Magno di Roma, le Nemesiache di Napoli, il gruppo femminista di Torino. Trattano di autocoscienza, scuola, rapporto tra femminismo e lotta di classe, critica al PCI e alle organizzazioni extraparlamentari. Le pagine successive contengono la recensione della Condizione della donna 419 di J. Mitchell e dell'Atto sessuale nell'uomo e nella donna 420 di Masters. Nella sezione dedicata alle traduzioni, un articolo è dedicato al femminismo americano di fine Ottocento del Women's liberation Front di New York. Paradossale, tra i racconti autobiografici, quello di Graziella Siciliano sul fratello, amico di una leader del movimento, che le impone di diventare femminista. Il 419 J. MITCHELL, La condizione della donna, Torino, Einaudi, 1972. 420 N.H. MASTES e V.E. JONSHON, L'atto sessuale nell'uomo e nella donna, Milano, Feltrinelli, 1972. 147 gruppo francese Psychanalyse et Potque offre poi un contributo teorico, intitolato A proposito di una tendenza. Le autrici, contrarie all'autocoscienza, propongono di evidenziare le contraddizioni degli strumenti del pensiero in quanto marcati dal segno borghese e maschile. Significativi i commenti di alcune milanesi che nell'incontro del novembre 1972 erano rimaste colpite dal fatto che le francesi accettassero di avere una leader. La rivista si poneva come metodo quello di pubblicare tutto, e integralmente. Il suo secondo numero raggiunse le 150 pagine. A fare da intermezzo contro la monotonia era il racconto L'anniversario, di Gervasia Braxon, alias Bibi Tomasi. Nel resto delle pagine si parlava del processo di Trento, di prostituzione, sessualità, femminismo e marxismo, psicoanalisi, lesbismo. Spiccava la polemica con un articolo di Elvio Facchinelli uscito su Erba Voglio, tacciato di cogliere nel femminismo solo la “protesta contro il maschio padrone.” Il terzo numero annunciava l'apertura della libreria delle donne di Milano. Metà delle sue pagine era occupata dalla registrazione degli interventi di un incontro (Il corpo politico), tenutosi al circolo De Amicis di Milano. Ferveva il dibattito sull'aborto: chi era contrario alla legalizzazione ma favorevole alla 148 depenalizzazione, chi era comunque contrario a manifestare a fianco degli uomini. Le uscite continuano alla media di un numero all'anno; è quindi il marzo 1976 quando esce il quarto. Anche questo contiene la trascrizione degli interventi di un convegno. Ad essere dibattuto è se la parola sia uno strumento di potere e non permetta in realtà una reale comunicazione fra donne. Una contraddizione per uscire dalla quale alcune femministe avevano elaborato la teoria “la politica del fare tra le donne”. Sul giornale ne viene riportato il contenuto per come era stato presentato in un volantino che il collettivo di Via Cherubini aveva diffuso nel '76. Al termine di quello stesso anno uscì il così detto Sottosopra rosa, interamente dedicato alla pratica politica. Le autrici vi analizzano le pratiche politiche di quegli anni: l'esperienza dell'autocoscienza si è ormai consumata, la pratica dell'inconscio è di difficile comunicazione, il collettivo è diviso. Molte delle donne che avevano contribuito alla rivista saranno presto tra le fondatrici della Casa delle donne di via Col di Lana. La struttura segnerà il tentativo di superare la crisi e la fine del periodo più movimentista. La parola d'ordine, “usciamo dalle case,” propiziò iniziative: in nome del giornale si aprirono librerie, biblioteche, luoghi di ritrovo. 149 1.3.10 - effe (Roma 1973 - 1982) 421 La maggioranza delle testate di donne aveva vita breve e circuiti alternativi. Se si eccettua MS, che si pubblicava già negli Stati Uniti, Effe è stata la prima rivista femminista ad essere offerta in vendita nelle edicole puntualmente ogni mese. Delle idee femministe l'informazione tradizionale non parlava. Effe nacque per riferirle alle donne estranee ai conflitti. Il rischio, obiettava chi si opponeva al progetto, era di contaminarsi con la misoginia della società. Il numero zero, del 1972, fu stampato a spese del collettivo redazionale: la copertina - ripubblicata dal Time – mostrava una foto di Agnese de Donato: un macho villoso in pelliccia su torace nudo, zip di jeans semiaperta con la didascalia: “chi è costui? Assolutamente nessuno. È l'equivalente delle donne seminude che si vedono sulle copertine dei rotocalchi.” 422 La direttrice responsabile era Gabriella Parca, nel collettivo redazionale c'erano Adele Cambria, Grazia Francescato, Lara Foletti, Danielle Turone, Vanna Vannucci. Tra le collaboratrici Camilla Cederna, Daniela Colomba, Mirella Delfini, Laura Remiddi. 421 Reperibile su: www.bibliotecadigitaledelledonne.it/view/riviste/effe. 422 http://www.150anni.it/webi/index.php?s=60&wid=2003 (visionato il 01.02.2011). 150 Quando l'editore Franco Angeli con cui il collettivo aveva avviato trattative per la pubblicazione di un “Settimanale di controinformazione” si ritirò, Gabriella Parca si dimise. Alla base della decisione c'era il dibattito se collaborare gratuitamente al giornale reiterasse la subalternità delle donne. Il giornale perdeva così un'autrice anticonvenzionale. Già nel 1964, Gabriella Parca aveva raccolto un vasto successo con il libro Le italiane si confessano 423 . Constava delle lettere ricevute da due giornali a fumetti. Dopo un inizio anonimo, il libro, che dava per la prima volta e senza filtri spazio ai tabù visti dalle donne comuni, ottenne una vasta eco. Pasolini, nella prefazione alla terza edizione lo giudicò divertente. Il giudizio fu a sua volta ritenuto inquietante dall'autrice che nella quarta edizione eliminò il contributo del poeta. Tra i mezzi d'informazione, Paolo Mieli lo recensì sull'Espresso, e L'osservatore Romano lo criticò. Cesare Zavattini, al contrario, ne scrisse la prefazione e ne ricavò una riduzione cinematografica dal titolo Le italiane e l'amore. Alla guida di effe, Gabriella Parca fu sostituita da Adele Cambria. E` sotto la sua guida che, nel novembre 1973, la rivista esce per la prima volta. Le ambizioni di replicare ogni settimana dovettero 423 G. PARCA, Le italiane si confessano, op. cit. 151 ripiegare su una periodicità mensile. La redazione aveva trovato un accordo con l'editore barese Dedalo, che si accollò l'anticipo delle spese della carta, della stampa e della distribuzione del giornale, tirato in cinquantamila copie. La cooperativa Effe coincideva col collettivo redazionale. Pagava lo stipendio della segretaria part time e le spese della sede, una palazzina liberty al centro di Roma, in via della Stelletta, adiacente a Montecitorio, condivisa con la prima libreria delle donne e con il Teatro della Maddalena. Fra libreria, teatro e giornale gravitavano circa duecento donne. Alla redazione del primo numero si erano aggiunte come collaboratrici Dacia Maraini, Rossana Rossanda, la storica Franca Pieroni Bortolotti e Laurence Deodonna, inviata speciale del Journal de Geneve, e la scrittrice australiana Germaine Geer, autrice nel '70 dell'Eunuco femmina 424 , uscito in Italia nel '76. Sull'editoriale del numero zero, Gabriella Parca presentava il giornale come il primo in Italia che avrebbe visto il mondo cogli occhi delle donne. Fra i temi di quel numero, un'inchiesta sul neo femminismo, arricchita da una scheda in due colonne: “le femministe la pensano così”, “gli antifemministi la pensano così”. Le 424 G. GREER, L'eunuco femmina, Milano, Mondadori, 1976. 152 differenze erano su temi come la maternità, l'aborto, il divorzio, il matrimonio, il lavoro casalingo. Tra i tabù affrontati si ricorda il sesso dal punto di vista delle mogli, la violenza carnale all'interno del matrimonio e la rabbia materna. Temi come il lesbismo ed il salario per il lavoro domestico, osteggiati dal PCI, acuivano la spaccatura della redazione tra chi nel femminismo trovava il proprio battesimo politico e chi invece era reduce dai partiti. In concomitanza col quarto e quinto numero esplose il referendum sul divorzio. In copertina una verduraia canuta inalberava lo striscione “No”. Neanche su questo tema però la posizione del movimento era univoca: il Manifesto di Rivolta femminile, ad esempio, nel divorzio vedeva un modo per perpetuare l'istituto del matrimonio. Lidia Menapace replicò che la donna non doveva difendere i privilegi servili che il matrimonio garantiva. Quando, nel dicembre 1974, l'editore Dedalo non rinnovò il contratto, la redazione si ristrutturò in direzione “assembleare”. Due mesi dopo fu mandato in edicola il primo numero di effe in autogestione. Aveva perso il contributo di Adele Cambria, le pagine da 64 erano diventate 48 e si puntava all'obiettivo di cinquantamila abbonamenti. L'ambizione dichiarata era di essere un punto di 153 riferimento dell'intero movimento. Da allora effe muterà più volte: dall'impaginazione alla grafica, alla carta, nome e storia politica delle redattrici e collaboratrici. Furono grossi successi il numero monografico sulla Chiesa cattolica del febbraio 1976 e quello del febbraio 1980, con la pubblicazione della traduzione di testi che alle femministe erano costati l'espulsione dal paese sovietico. Tra le firme dell'ultimo numero, Bianca Maria Pomeranzi e Lidia Ravera. Nell'ultimo editoriale firmato “la redazione” si leggeva: “una rivista di donne non può essere raccordo di un movimento politico che non c'è più.” 425 Era l'epitaffio di un'epoca. 425 A. CAMBRIA in R. TATAFIORE, A. RIBERO et alii, 100 titoli, guida aggiornata al femminismo degli anni Settanta, Roma, Tufani, 1998, pag. 297-302. 256 casa editorial precisamente a una mujer, Martina Testa, reconociéndole su capacidad y experiencia. Un episodio, tal vez aislado, pero menos excepcional que en otros ámbitos productivos: el mundo editorial es, en el caso de la relación entre sexos, un sector privilegiado. La fundadora de Socrates ha negado haber asistido a episodios de machismo. La fundadora de Ediciones Clandestinas para recordar alguno ha tenido que remontarse años atrás. Especialmente en las nuevas generaciones la paridad, en el mundo editorial, parece consolidada. Todo por definir, en cambio, sigue siendo el enfoque de las mujeres. Lo hemos encontrado, por ejemplo, en la casa editorial Il caso e il Vento, de Sandra Giuliani. Mirando, más que a los textos, a cómo son publicados -en papel recicladoofertados, -como audiolibros- y, en definitiva, distribuidos -con el pasa palabra-. Una forma de operar de las mujeres en el mundo editorial lo hemos encontrado en otras tantas iniciativas. Voland, Iperborea, Zandonai siguen el camino de Fernanda Pivano ofreciendo obras de literaturas lejanas. Editoras que hacen de sus casas instrumentos contra la mala vida, a favor de la lectura para los disléxicos, de provocación cultural. Otras casas de mujeres promueven nuevas formas de disfrutar del arte o difunden 257 conductas ecológicas. O favorecen la expresión de las autoras, como la napolitana Scrittura e Scritture. El simple lucro no parece nunca ser el último fin de una empresa editorial de mujeres. A veces, incluso, la recaudación de una publicación se dona a la beneficencia. Terre di mezzo, por ejemplo, edita un periódico cuyas ventas se confían a los extracomunitarios, vende un juego de sociedad concebido por los reclusos de la cárcel de San Vittore y organiza una feria del tercer sector, el del no profit. La definición tradicional de casa editorial se le queda corta. Los temas que impone a los lectores conquistan con frecuencia espacio entre los colosos del mercado. Sus dimensiones, por otra parte, constituyen desde hace tiempo una realidad de nivel medio. Lo mismo ha sucedido para Sellerio. Ambas casas de marcada impronta femenina, llevan adelante un estilo sin confinarse en el diletantismo. Una mujer guía la casa editorial que en Italia publica un libro de cada cuatro. Mujeres dirige la prestigiosa Ipsoa y la casa editorial de la Bocconi. Una mujer italiana, Cristina Mussinelli, es la representante europea del mercado editorial en el foro mundial del sector. Más que en la expresión artística, lo específico de la mujer emerge en el equilibrio entre valores estéticos, éticos y contables. Para 258 favorecerlo está quizás el sentido práctico pero atento de la mujer italiana, que como dictado por su constitución, cultiva en los cuidados domésticos. Un papel igualmente importante tienen, sin embargo, los precedentes. En la escritura se citan autoras que en el pasado se impusieron a pesar del rechazo de la crítica. Los expertos de estudios de género las llaman “pioneras”. Se podría pensar que figuras de este tipo faltan en el mundo editorial, que la mujer que quiera entrar en él no tiene una genealogía que consultar, un modelo en el que fijarse. Precedentes, en cambio, los hay, si bien son desconocidos. Son los intentos que las feministas hicieron en los años ’60. Laura Lepetit y sus compañeras, para una mujer que quiera probar la aventura de una casa editorial, representan lo que Safo, Woolf y Serao son para una escritora. Sorprende, sobre todo en las primeras empresas feministas, el impulso voluntario. Diletantes anteponían el fin a los medios, el resultado a la organización. Las crónicas de la época informan de redacciones llenas y caóticas, de debates que no prestaban atención al ritmo del mercado, de elecciones editoriales que ignoraban la balanza de pérdidas y beneficios. De los errores de una generación, las 259 editoras sacaron una lección. Además de la ideológica, esta consiste en no olvidar el motivo por el que se ha nacido. Perseguirlo, conlleva sobrevivir, y viceversa. Por eso las editoras prestan atención a las cuentas. Conscientemente o no, el destino de titulares románticamente sordos a recomendaciones del contable, ha creado escuela. De ello se desprenden una serie de diferencias del ciclostil de hace algunos decenios. El aspecto formal, para comenzar. Las casas editoriales lo tienen en consideración. A menudo destaca la consistencia del papel, el cuidado de las ilustraciones, la precisión de la confección. A veces aumenta el atractivo del producto, a veces responde a cuestiones funcionales. Muchas casas proponen productos para la infancia en los que las ilustraciones son fundamentales. Nottetempo debe el nombre a aquellos lectores que hojean alguna página en la cama, antes de dormir. El formato de sus productos es por tanto manejable y las letras grandes. Al mismo tiempo, de las feministas de un tiempo las casas de hoy mantienen un carácter sustancial: el compromiso con una misión. No recordamos una casa editorial de mujeres que haya reducido su finalidad al simple lucro. Los libros, periódicos, pero también los gadget, son un medio para llevar el mensaje por el que la empresa subsiste. Igual que en el caso de las empresas feministas que, 260 naturalmente, han evolucionado mientras tanto. Es el caso de Leggendaria y de Noi donne. Productos de apariencia atractiva, casi de colección, y con contenidos disfrutables para cualquier tipo de público. La relación con el mercado no es, sin embargo, pasiva. Son las mujeres las que confirman que otro mundo editorial es posible. Hacerlo mediante el catálogo, no obstante, no basta. Muchas son las iniciativas que lo traducen en actos concretos: la adopción de productos ecológicos, la búsqueda de canales alternativos de financiación y distribución, la propuesta a las empleadas de condiciones laborales no precarias. De la necesidad de huir a los costes del papel y distribución contribuyen las páginas web en internet. También en estos casos las mujeres van más allá de la mera conveniencia. Estructura y superestructura se entrelazan. Expresarse en la red se convierte en una forma de mostrar en los hechos el mensaje de puesta en común. Las páginas web feministas que hemos elegido para su análisis lo confirman. Hay, además, a nuestro parecer, otra herencia que el feminismo ha dejado a las mujeres que se mueven en el mundo editorial de hoy. Paradójicamente consiste en rechazar la costumbre, discutir el pasado, 261 refutar el sentido común. Falta, nos parece, en las casas editoriales femeninas el freno del hábito, del sentido común. Se puede caer en el error de identificar la escritura femenina con Liala pero sobre las casas editoriales no hay estereotipos. Si faltan las escritoras cómicas, por ejemplo, es precisamente a ese sector al que la más joven editora de Italia, Marianna Martino, dedica su empresa. La Zandegù, es cierto, fracasó, pero invitamos a todos a leer la despedida que la fundadora nos dejó en la página en la que se agradece a sí misma por “las ideas, la inconsciencia y las siete camisas que he sudado” 537 . Una característica de las mujeres en el mundo editorial, en definitiva, junto a la pasión, nos parece la de innovar. Casas editoriales de mujeres experimentan los audiolibros, casas femeninas buscan nuevas formas de distribución, no nos sorprenderíamos si fueran estas las primeras en Italia en explotar el potencial del ebook. A los temas del llamado cyber feminismo, por otra parte, se dedican textos desde 1970. Ya en 1997 Rosa Braidotti lo definió como un movimiento que intenta usar las nuevas tecnologías a favor de las mujeres. Que este movimiento triunfe hoy día, nos parece vital para las reivindicaciones de las mujeres. Son las muchas iniciativas también artesanales de la 537 www.zandegu.it (consultada el 06.01.2012) 262 web las que pueden ofrecer un sistema simbólico alternativo que los colosos editoriales difunden mediante las rotativas. De estas hemos recapitulado la historia. Hemos recabado que el planteamiento de las revistas de peluquería no difiere significativamente de la de hace otros peinados. Despeinadas y fantasiosas son en cambio las voces de las mujeres que, especialmente en la red, proponen roles diversos. Pistas de un nuevo orden simbólico es el nombre con el que hemos titulado uno de los últimos capítulos. Efectivamente, por ahora, de pistas se trata. Las hemos debido buscar en un sendero hasta ahora abandonado al conformismo. Los datos estadísticos lo confirman. Las mujeres leen y estudian más pero, al mismo tiempo, las ediciones que pueden permitirse continúan siendo las más económicas. Las ventas de Harmony caen pero, al mismo tiempo, recientemente Leggendaria ha tenido que hacer recortes. Siguiendo una realidad del mismo tipo, en el blog 27ora, Lea Melandri ha escrito que el reconocimiento del “talento femenino” es todavía casi únicamente una fórmula retórica. Para el mundo editorial este discurso vale menos que en otros sectores. Como hemos demostrado, cuando se trata de comercializar libros, el “mérito de las mujeres” emerge prepotente. Su futuro en el mundo editorial está, por tanto, cada vez más en sus manos. En las de 263 las editoras que elegirán las obras que se comercializarán. En las que decidirán cómo trabajar y relacionarse en las redacciones. Es en la inminencia de asumir la hegemonía cultural, por tanto, que este trabajo fotografía las mujeres en el mundo editorial. A principios del siglo XX, con sus firmas en revistas conservadoras, sus escritos demostraban de lo que eran capaces. En el mundo editorial las mujeres hoy, para demostrar su valor, no necesitan caballos de Troya de ese tipo. Cada vez más a menudo leemos lo que las mujeres no solo escriben, sino lo que seleccionan, traducen y corrigen. Lo que prevemos, ahora, es un paso ulterior. Lo concreto de las mujeres en el mundo editorial podría emerger y difundirse del específico sector productivo a la sociedad entera, hasta subvertirla. Ya en 1996 el manifiesto programático del grupo DEMAU declaraba: “la fuerza del hombre está en su identificarse con la cultura, la nuestra en rechazarla.” 538 538 www.nazioneindiana.com/2009/10/15 (consultado el 06.01.2012) 264 BIBLIOGRAFIA 265 AA.VV., La grande enciclopedia popolare, Milano, Sonzogno, 1928. AA.VV., Piccola enciclopedia Mondadori, Milano, Mondadori, 1950. AA.VV., Dizionario universale della letteratura contemporanea, Milano, Mondadori, 1963. AA.VV. La Marchesa Colombi: una scrittrice e il suo tempo : atti del convegno, Novara, Interlinea, 2001, p. 72. AA.VV. MANIFESTO PROGRAMMATICO DEL GRUPPO DEMAU, (1966) in I movimenti femministi in Italia, (a cura di Rosalba Spagnoletti), Roma, Savelli, 1971, pp. 37/64. AA.VV., In forma di rivista, atti del convegno internazionale “in forma di rivista”. AA.VV., La presenza dell'uomo nel femminismo, Milano, Rivolta femminile, 1978. AA.VV., il cielo stellato dentro di noi, Milano, La tartaruga, 1992. 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M., 223 Arslan A., 83, Assini A., 154 Atzeni S., 62, 68 Austen J., 115, Balbo I., 35 Baldini E., 70 Ballestra S., 69, 202 Banti A., 126 Baraghini M., 59, 234 Barbieri T., 54 Barelli A., 30, 103 307 Baricco A., 58, Bassani C., 42, 49 Bassani G., 55 Bartolini T., 11, 118, 136, 139, 227 Bazlen B., 19, 49 Beaugè F., 182 Bellonci A., 24, 62 Benigni R., 59 Benni S., 65 Benporad E., 26 Bergalli L. 221 Berlinguer B., 186 Berlusconi S., 57, 61 Berto G., 47, 54 Bertolucci, A. 51, 64 Bevilacqua A., 47 Bianciardi L., 47 Bianco P.L., 185 Bille C., 132 Blisset L., 71 Blixen K., 65 Bo C., 47 Bobbio N., 48, 71 Bocchio F., 158 Bochicchio G., 98, 106 Bodei R., 127 Boetti A.M. 121 Boito A., 21 Bonolis L., 35 Borghese G., 25 Bossi Fedrigotti I., 66 Brancati V., 25, 38, 39 Brizzi e., 69 Bomba G., 18 Bompiani V., 19, 53, 216 Bompiani G., 72 Boni A., 104 Bonino E., 161 Bonnet M., 140 308 Bontempelli M., 25 Bortoletti, F.P., 97, 149 Braidotti R., 191, 192, 225, 241 Braxon G., 145 Brentano B., 115 Brera G., 44 Brin I., 181 Briadotti R., 8 Brocchi V., 20 Brodesco A., 79 Bronty E., 35 Bufalino G., 63, Buonanno, 74, 75, 79, 89, 92, 179, 181, 183, 187 Busi A., 63 Buttafuoco a., 97, 152, 153 Cacucci P., 65, 69 Cadioli A., 13, 35 Calasso R., 19 Caldarelli V., 23 Calvino I., 49, 54, 60 Cambria. A., 147, 148, 150 Camilleri A., 62, 68 Canetti E., 51 Cannatela P., 185 Cannistraro P., 31 Cantù C., 99 Capasso C., 47 Capobianco R., 129 Capomazza T., 152 Capote T., 51 Cappiello R., 115 Cappuccio A., 209 Caprioglio D., 57 Caproni G., 47, 51 Capuana L., 82, 84 Carabba R., 17, 23 Carbonetto M.G., 158 309 Carducci G., 25 Carlotto M., 131, 233 Cartasio M., 154 Cartesio, 222 Cascioli L., 218 Castellaneta C., 47 Castelvecchi A., 10, 11, 159, 217 Caretti P., 32 Carlotto M., 68 Carver R., 72 Casella C., 201 Cassini M., 72, 211 234 Cassola C., 42, 49, 55 Caterina da S., 24 Cavarero A., 190, 191, 225 Cavasino T., 134 Cavazzoni E., 65 Cavicchini G:, 196 Caviglia, 65 Cavour C.B., 32 Cecchi E., 38 Cederna C., 44, 76, 147 Cerati R., 49 Cesars A.H., 15 Cesars M., 15 Chemello A., 221 Cherchi C., 131 Chersterston G., 35 Chiappa F., 215 Chiurlotto V., 136, 137 Chodorow N., 125 Ciarlantini F., 31 Colombi m., 6, 81, 82, 84, 208, 209 Cosma G., 217, 234 Covito C., 63 Ciabatti T., 200 Cixous H., 8, 111, 192 Codognotto P., 8, 11, 106, 120, 127, 159, 229 Colli G., 49 310 Colomba D., 147 Compton Burnet I., 115 Conrad J., 35 Consolo V.8, 11, 233 Cordelia, 81 Cosma G., 217 Costamagna M.L., 187 Costantini S., 153 Crispino M., 5,11, 110, 111, 113, 130, 154 Cristallo M., 141 Croce B., 16, 17, 21, 22, 23, 25, 82 Crovi R., 70 Culicchia A., 64, 69 Cutrufeli M.G., 113 Cutuli M.G., 185 Dalai A., 71, 126 Dal Pozzo, G., 136, 137, 138 D'Alema M., 62 Dama S., 161 D'Amico I., 188 Damni E., 70 D'Annunzio G., 15, 17, 19, 25, 28, 64, 167 Dante E., 126 D'Eaubonne F., 140 De Amicis E., 15, 21 De Agostini A.M., 29 De Beauvoir, 42, 107 De Benedetti G., 42, 57, 60 De Cervantes M., 24 De Cespedes, A., 76 De Donato A., 147 De Felice R., 15 De Gregorio C., 186 311 De Gubernatis A., 28 Del Buono O., 62 Deledda G., 21, 27, 82, 83, 224 Delfini M., 147 G. delle Molle, 8, 193 De Longis R., 98, 106 De Luca E., 128 De Marchi C., 65, 78, 108 De Mauro E., 41 De Michelis G., 54 Deodonna L., 149 De Persico E., 102 De Sanctis G., 17, 24 De Sassure F., 41 De Silvano F., 35 Dias W., 81 Di Gennaro D., 72 Di Giacomo S., 23, 25 Di Martino M.,199, 200 Di Napoli V., 90 Di Nola, 141 Di Sora D., 72, 215, 225 Disegni, 65 Docson R., 81 Dolce Todeschi V., 14 Dominjanni I., 120, 199 Donzelli C., 71 Dossena G., 42, 46 Dostoeviskij F., 31 Dreyer R.C., 50 Dumas A., 204 Durand G., 223, 224 Durante F., 115 Duras M., 138 Eco U., 47, 53, 63, 89, 138, 204, 231 Einaudi G., 19, 216 312 Einaudi R., 72 Einstein A., 26 Enriques F., 26 Erasmo da R., 24 Esquival L., 223 Gabbanelli M., ,185 Gadda C.E., 43, 50 Gagliardo G., 122 Garzanti A., 14, 50 Garzanti L. 50 Gentile G., 17, 23, 24 , 25, 32, 35 Geer G., 149 Gheddafi M., 188 Giannini Belotti, E., 116 Glass G., 224 Gobetti A., 139 Gobetti P., 22 Gozzano G., 167 Graziani F., 142, 143, 220 Fabbrotta B.M., 112 Facchinelli E., 145 Facci F., 88 Fallaci O., 7, 84, 179, 186, 202 Fante J., 69 Farkas A., 161 Fasola V., 134 Faulkuner W., 225 Fazi E., 71 Fazzi P., 211 Feltrinelli G. ,19, 50 Fermi E., 26 Ferrante E., 68, 91, 130, 222 Ferranti G., 43, 46 313 Ferreri S., 130 Ferretti G. C., 20, 42 Ferrucci C.F., 208 Fiedler L., 79 Field J., 125 Filingeri L., 158 Fiocchetto R., 118 Fiorillo M., 32 Fitzgerald F.S., 225 Flaiano E., 38, 47 Fleming I., 51 Fo D., 49 Foà L. 49 Fofi G., 47 Fois M., 69, 70 Fogazzaro A., 29 Foletti L., 147 Fontana E., 194, 225 Fonte M., 116, 221 Formiggini A.F., 35 Forte G., 75 Fortini F., 47, 54 Fraccaroli A., 20 Francescato G., 147 Franco V., 221 Franchi M., 134 Fraire E., 121 Franchini S., 98 Freud S., 26 Friedan B., 75 Fuà Fusinato E., 99 Gabbanelli M., 185 Gasparini L., 174 Garlascheli B., 70 Garreterras M.M.R., 81 Gemelli A., 105 320 Pratolini, 42, 46 Prezzolini G., 22, 25 Procacci, D., 72 Proietti M., 161 Proust M., 49 Pulsatilla, 90, 231 Raboni G., 64 Rainbell J., 81 Rainbell R., 81 Rambelli R., 81 Rangeri N., 186 Rasy E., 121, 196, 197 Ravera L., 79, 151, 200 Remiddi L., 147 Ricciardi, 23, 25, 43 Rich A., 117 Rigby E., 118 Rigoni Stern M., 62 Riondino D., 65 Rivano F., 225 Rizzoli A., 19, 20, 53 Rizzoli A., Junior, 56 Rodari G., 49, 138 Romano L., 49 Romano R., 212 Rosa A., 54 Rosà R., 122 Rossanda R., 111, 149 Rosselli A., 28 Rossi C., 11 Rudolph H., E., 135 Rusconi G., 66 Rushdie S., 64 321 Russel B., 26 Saffo, 222, 238 Salgari, E., 26 Salluzzo D., 222 Salvemini G., 22 Salvi E., 103 Sandron R., 25 Sansoni G.C., 13, 16 Santacroce I., 65, 71 Sapegno N., 41 Saramago J., 66, 204 Sarfatti M., 32 Saviane G., 47 Scarcia Amoretti B. M., 152 Scerbanenco, 51, 233 Schiller F., 28 Schriffin, 204 Schwarzenbach a., 132 Sciascia L., 35, 41 Sclavi T., 70 Scottigno A., 158 Sebold A., 131 Sellerio El., 67, 68 Sellerio En., 67 Serao M., 14, 17, 21, 23, 27, 30, 51, 185, 208, 227, 233, 238 Sereni M., 136 Sereni V., 64 Serra M., 65 Serrano M., 3 Sgarbi E., 63 Sgrena L., 186 Shakespeare W., 195 Shelley M., 122 Showalter E., 158 Shriffin A., 9, 204 Shuzo K. 50, 322 Siciliano G., 144 Smith W., 67 Soffici R., 23 Sofri A., 62 Solaris C., 122 Sommaruga, 15 Sonzogno E., 14, 21 Spagnol M., 62, 66, 67 Spillane M., 51 Spolato M., 140, 141 Stampa G., 221, 222 Stiefelmeier D., 152 Stilberber X., 136 Stalin, 55 Stefan V., 115 Stein G., 125 Stendhal, 42 Sticco M., 103 Sue E., 30 Tabucchi A., 68 Tajè G., 183 Tamaro S., 126, 203, 222, 233 Tassi A., 122 Tasso, 28 Tatafiore R., 136, 137, 139, 222 Tennyson A., 28 Teotocchi Albrizzi I., 222 Testa M., 211, 234 Thovez E., 25 Tobino, 42 Togliatti P., 40 Tomasi B., 145 Tomizza F., 63 Tommaseo N., 13, 99 Tommasi W., 191, 220 Tondelli P.V. 63, 69 323 Torchio A., 158 Totò, 43 Tozzi F., 57 Tranfaglia N., 13 Treves E., 14, 21, 26 Trilussa, 29 Trockij L., 31 Tufani L., 8, 11, 118, 119, 120, 132, 229 Tumaturi G., 153 Turgenev L. 31 Turi G., 13, 22, 29, 39 Turnaduri F., 94 Turone D., 147 Turoldo D.M, 64 Ungaretti G., 23 Vadim R., 50 Vallardi A., 32, 34 Vallecchi A., 34 Vamba, 26 Vanni A., 78 Vannuncci V., 147 Vecchi R., 134 Veladiano M., 221 Verga G., 15, 17, 21, 26, 62 Veronesi S., 69, 72, 88 Vico G.B., 17, 24 Viesseux G.P., 16 Vigili G., 13 Vigini V., 35 Vittoria A., 13 Vittorini E., 48, 60 Volpi, M. 21 Volponi, 54 324 Weber M., 24 Weill S., 158 Willig M., 115 Wilkins Freeman I., 115 Withman W., 25 Wittig M., 117, 140 Wolf C., 130 Woolf V. 3, 51, 111, 114, 125, 195, 238 Yoshimoto B., 65 Yourcenair M., 222 Zanardo L., 177 Zanella G., 28 Zambrano M., 223 Zamorani A., 26 Zandonai E., 226 Zanichelli, 14, 34 Zapparoli M., 69 Zappi M., 222 Zanzotti A., 47 Zavattini C., 43, 54, 148 Zerbinati d., 191 Zia Mariù, 20 Zola E., 30