Alda Merini: il corpo della vecchia profetica e selvatica
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125 Alda Merini: il corpo della vecchia profetica e selvatica mercedes arriaga flórez Alda Merini non cerca solo una stanza tutta per sé nella scrittura, ma anche una vera e propria demolizione delle sue pareti per raccontare e cantare ciò che era stato silenziato, ciò che non era stato espresso, ciò che era stato disprezzato, rifiutato e censurato: il corpo delle donne come corpo proprio, non come strumento dei desideri e dei bisogni altrui. Adrienne Rich affermava che il corpo è lo spazio dal quale le donne possono parlare con autorità «non per trascenderlo, ma per reclamarlo»1. Come sostiene Elisabeth Grosz2 il corpo biologico non può essere compreso al di fuori del suo contesto culturale, e le norme culturali si iscrivono sempre nei corpi materiali. Alda Merini torce la carne e sconvolge la simbologia del corpo femminile per rinominarlo e dargli nuovi significati, contro l’immobilità e la tradizione che lo incatena a un destino biologico e riproduttivo. Cancella la gerarchia degli organi interni, scambia la loro posizione (sotto-sopra) e rovescia le categorie già create per aspirare a una specie di «corpo senza organi», così come 1 A. Rich, Nacemos de mujer. La maternidad como experiencia e institución, Barcelona, Icaria Editorial, 1986. 2 E. Gros, Volatile Bodies: Toward a Corporeal Feminism, Bloomington, Indiana University Press, 1994.
126 Mercedes Arriaga Flórez lo concepiscono Deleuze e Guattari3, uno spazio di possibilità che trascende le gerarchie tradizionali tra mente e corpo. Il fatto è che la fisicità mentale avviene quando qualcuno entra nella totalità dell’ascolto pelvico, e chiamo ascolto pelvico quel movimento che si sviluppa tra le pareti dell’utero: l’unità del pensiero4 . Alda Merini fa del corpo femminile uno spazio di creazione, non più passivo o disciplinato, ma di resistenza e di continua trasformazione, capace di collegare la sua fisicità a quel «disordine simbolico», proposto da María-Milagros Rivera Garretas5, proprio di una scrittura che non rinuncia alla sua esperienza di abitare il mondo in un corpo vissuto e non immaginario, di donna, la cui rappresentazione produce incoerenze, contraddizioni, interdizioni, nello scontro con le formule simboliche e poetiche codificate da un punto di vista patriarcale che ha ignorato i corpi delle donne reali. Nella tradizione poetica, soltanto il soggetto maschile può nominare se stesso e può nominare la donna e il suo corpo, lasciando fuori da questa rappresentazione culturale i corpi delle donne “inutili” al desiderio o alla libido maschile, specialmente le donne che non sono più giovani e che non rientrano nei canoni di bellezza stabiliti. Alda Merini dà voce poetica e consistenza simbolica a queste altre donne non presentabili e non rappresentabili, costruendo una soggettività autonoma e un linguaggio proprio, che si scontra con quelli presenti nel canone poetico. Il corpo delle vecchie, le brutte, le lesbiche, le deformi, le malate è un corpo assente nella tradizione poetica. Il «disordine simbolico» di Alda 3 G. Deleuze & F. Guattari, Mil mesetas. Capitalismo y esquizofrenia, trad. esp. di José Vázquez Pérez y Umbelina Larraceleta, Valencia, Pre-Textos, 1988. 4 A. Merini, La pazza della porta accanto, Milano, Bompiani, 1995, p. 35. 5 M. Rivera Garretas, Nombrar el mundo en femenino, Barcelona, Icaria Editorial, 1994.
127 Alda Merini: il corpo della vecchia profetica e selvatica Merini fa presente ciò che non deve essere assente, e si configura come un atto di resistenza e creazione, nel quale l’esperienza e il desiderio femminile possono essere riconosciuti e raccontati, anche attraverso quelle che possiamo definire anti-immagini, o controfigure, per dare rappresentazione a ciò che la nostra cultura considera “invisibile”, “deturpato”, “inappropriato”. Le donne anziane sono «fuori categoria», nelle parole di Serkowska6, oppure «oscene», come sostiene Bauman7, non adatte al discorso poetico, fuori dall’amore e dalla visione idealizzata e dignificante, ma questa esclusione può costituire anche una forza creativa che contesta le regole imposte alle donne tanto socialmente quanto testualmente. Susan Sontag sostiene che l’invecchiamento, specialmente per le donne, sia una costruzione socioculturale che opera come un giudizio sociale più che come un processo puramente biologico, «mentre gli uomini maturano, le donne invecchiano»8. Il doppio standard dell’invecchiamento: per gli uomini questo significa molto spesso celebrazione e riconoscimento, ed è associato a qualità come saggezza, esperienza, autorità o prestigio, mentre per le donne diventa un processo di stigmatizzazione che enfatizza la perdita di valore e la presunta inutilità sociale. Se il corpo delle donne anziane spesso è rappresentato come decadente, fonte di vergogna, “fuori mercato”, Alda Merini non soltanto non nasconde i segni dell’età, ma si riappropria della marca stessa dell’età e si ridefinisce come «vecchia», disattivando dell’aggettivo la carica peggiorativa e di violenza simbolica contro le donne, sovvertendo il suo significato negativo. La vecchia diventa l’emblema della 6 H. Serkowska, «Fuori categoria»? La rappresentazione della vecchiaia in Fabrizia Ramondino, in Incontri di studio febbraio–marzo 2008, CIRSDe, Torino, Università degli Studi di Torino, 2012, pp. 73-81. 7 Z. Bauman, La società sotto assedio, trad. it. di S. Minucci, Roma-Bari, Laterza, 2005. 8 S. Sontag, The Double Standard of Aging, in The Other Within Us: Feminist Explorations of Women and Aging, ed. by M. Pearsall, New York, Routledge, 2018, pp. 19-24.
128 Mercedes Arriaga Flórez protesta e della resistenza, contro tutto il sistema di mercificazione dei corpi femminili e contro i canoni di bellezza. La vecchia richiede diritti di cittadinanza nel simbolico, richiede visibilità, costruisce la sua radicale alterità negoziando il suo significato. La «vecchia» fa parte di quella schiera di controfigure di donne quali la beduina, la maga, la donna malvestita, la pazza, la zingara, che rappresentano l’«antifemminile abietto»9, il quale sfida allo stesso tempo l’identità delle donne socialmente costruita e l’ordine del senso. La vecchia è un inquietante promemoria di ciò che è stato escluso per costruire e mantenere quell’identità culturale artificiale costruita attorno alle donne, nella quale non possono riconoscersi le donne in carne e ossa, le donne viventi, le donne reali. Non ci sono eufemismi nella poesia di Alda Merini, la donna anziana è sempre la «vecchia», che recupera il potenziale della donna selvaggia della quale teorizza Pinkola Estés10, come archetipo essenziale che rappresenta la forza delle donne nell’ambito di una società patriarcale che reprime la loro natura istintiva e creativa. La vecchia che abita la periferia del mondo diventa profetessa, identificandosi in maniera astratta con il simbolo stesso della poesia, e in maniera concreta come donna che si alza contro la domesticazione del femminile, dalla quale Merini prende le distanze come sottolinea riferendosi a se stessa in uno dei suoi aforismi: «non sono una donna addomesticabile»11. Rattratta contro un muro, un giorno una povera vecchia mi ha svelato il mistero della vita. Se tu sapessi come è pallido il canto 9 J. Kristeva, Poteri dell’orrore. Saggio sull’abiezione [Pouvoirs de l’horreur. Essai sur l’abjection, 1980], trad. it. Milano, Spirali, 1989. 10 C. Pinkola Estés, Mujeres que corren con los lobos. Mitos y cuentos del arquetipo de la mujer salvaje, Barcelona, Ediciones B, 1992. 11 A. Merini, Aforismi e magie, Milano, Rizzoli, 1999, p. 34.
129 Alda Merini: il corpo della vecchia profetica e selvatica dei grandi poeti! Vanno e vengono confusi nel tutto e latrano invano... Somigliano a una muta di cani alla periferia della terra dove siringhe e odori sconfiggono il male oscuro e cadono ai piedi del mondo come eroi prigionieri12. La vecchia profetica rappresenta l’iscrizione del potere nella materialità del suo corpo deformato, collocata in un luogo marginale, lontana dai luoghi di prestigio, che coincide con quello dei poeti e della poesia. Entrambi, la vecchia e i poeti, sono «corpi di mezzo»13, che si trovano in una posizione di liminalità e resistenza e per questo sono in grado di offrire un punto di vista privilegiato per criticare le norme sociali. Contrariamente a molti poeti del XX secolo, a partire da Baudelaire e dai modernisti, nella poesia di Alda Merini la vecchia non è simbolo di degradazione o depravazione, ma allegoria della conoscenza. La vecchia profetessa è conoscitrice dei misteri dell’esistenza, come sostiene in uno dei suoi aforismi: «Le donne anziane non sono vecchie, sono alberi forti che portano i segreti della terra»14. La metamorfosi del corpo femminile in albero non soltanto significa la forza che deriva dalla connessione del femminile con la natura, ma anche dalla sua capacità di rinnovamento. L’anziana-Albero della Vita, nel contesto matriarcale rappresenta il sacro femminile attraverso il suo corpo-Albero della Conoscenza. D’altra parte, il poeta è in cerca di quei misteri: «Il poeta 12 A. Merini, Il suono dell’ombra. Prose e poesie 1953-2009, a cura di A. Borsani, Milano, Mondadori, 2010, p. 487. 13 A. Putino, I corpi di mezzo. Biopolitica, differenza tra i sessi e governo della specie, a cura di T. Dini, Verona, Ombre Corte, 2011. 14 A. Merini, Aforismi e magie, cit., p. 32.
130 Mercedes Arriaga Flórez non dorme mai ma insegue i segreti che si nascondono nella notte», perciò la vecchia diventa il suo emblema. Merini veicola la trascendenza precisamente attraverso il corpo, come sostiene nei primi versi che figurano ne La Presenza di Orfeo (1953): Se tutto un infinito ha potuto raccogliersi in un Corpo come da un Corpo disprigionare non si può l’Immenso?15 La spiritualità incarnata è uno dei temi più caratteristici della sua poetica, che esprime la complessità del rapporto umano con la trascendenza, come sarà patente in diversi dei suoi libri come L’anima innamorata (2000) o La carne degli angeli (2003)16. La vecchia profetica si inserisce in quella dimensione «ultraterrena» che appare spesso nelle opere di Alda Merini, dove a più riprese si afferma che la vecchiaia è il momento della vita in cui il corpo è più vicino alla fonte di energia, e di immortalità, che proviene dall’aldilà: «Il corpo invecchia, ma non l’anima. L’anima di una donna è un fiume che scorre, pieno di vita anche al tramonto»17. Quindi, le persone anziane hanno il privilegio di possedere conoscenze spirituali più profonde: «I vecchi che si mettono sul cuscino ad ascoltare le parole della loro giovinezza, vedono miriadi di angeli che salgono dalla terra al cielo e senza leggere più, perché sono ciechi, odono parole superbe»18. Le donne vecchie per Merini conservano una vitalità nascosta, con la quale si ribellano ai ruoli imposti dalla società in altri momenti della 15 A. Merini, La presenza di Orfeo, Milano, Schwarz, 1953, p. 7. 16 A. Merini, L’anima innamorata, Milano, Frassinelli, 2000; Ead., La carne degli angeli. Milano, Frassinelli, 2003. 17 A. Merini, Poesia e magie, Milano, Rizzoli, 1996, p. 56. 18 A. Merini, La carne degli angeli, cit., p. 91.
131 Alda Merini: il corpo della vecchia profetica e selvatica vita, poiché nella sua poesia la bellezza è stata svincolata dalla giovinezza per collegarsi con altri elementi come la forza del dolore e della complessità: Sono orgogliosa della mia bellezza; quando l’anima è satura dentro di amarezza e dolore diventa incredibilmente bella e potente soprattutto19. La vecchiaia delle donne rappresenta una specie di liberazione e di appropriazione del proprio corpo che è in relazione con la creatività e con la memoria. Il corpo segnato dal tempo si esibisce con orgoglio, invece di tenerlo nascosto: «Ogni ruga sul volto di una donna è una poesia scritta dal tempo, un canto che racconta la vita»20. O ancora: «Le rughe sono il diario della vita sul viso di una donna, ogni solco racconta una storia»21. In entrambe le citazioni il corpo della donna anziana è legato alla narrazione, cioè alla scrittura, per cui il corpo della donna anziana diventa il motore principale del dire e del raccontare in un’appropriazione di se stessa contro le narrazioni che gli altri fanno di lei22. La vecchia, lungi dall’essere un elemento passivo, si presenta come un soggetto in ricerca, un soggetto interrogante e, pertanto, un soggetto scomodo e inquieto, contrariamente a ciò che dovrebbe essere in base alla norma associata alla sua età, che nella nostra cultura prevede una vita fondata sulla tranquillità, il riposo e il ritiro dal mondo. La vecchia Merini si mostra contestataria e non conformista: allo stesso tempo si 19 A. Merini, Ballate non pagate, Torino, Einaudi, 1991, p. 11. 20 A. Merini, Poesia e magie, cit., p. 102. 21 A. Merini, La pazza della porta accanto, cit., p. 45. 22 A. Cavarero, Tu che mi guardi, tu che mi racconti. Filosofia della narrazione, Milano, Feltrinelli, 1997.
132 Mercedes Arriaga Flórez interroga sul proprio percorso come scrittrice e come poetessa, che non ha ottenuto il successo che meritava: Padre, se scrivere è una colpa perché Dio mi ha dato la parola per parlare con parole appassionate di amore a chi mi ascolta? Ormai vecchia di anni e senescente, dove trovar un filo di erba buona? Che sai dei miei conventi, della grazia matura delle sante, delle grandi anime folli? Che posso io trovare tra gli osanna dell’uomo di cultura? Altrove è il canto, altrove è la parola e Dio non la pronuncia23. Se la vecchia profetessa simbolizza la saggezza trascendentale, le donne anziane, con i loro volti segnati dal tempo, incarnano la memoria e una bellezza non superficiale, ma profonda e spirituale: «Le donne che hanno vissuto molto sanno combattere senza spade e vincere con un sorriso»24. Nel suo pensiero, Alda Merini incrocia idealmente le teorie di Riane Eisler25, opponendo il sorriso (il calice corporale ricettivo) alla spada, decantando il femminile accogliente di contro alla violenza maschile. Il «combattere femminile» è legato alla Grande Madre o figura divina femminile, che incarna i principi della creazione e della fertilità poetica, ma anche al pensiero della differenza sessuale che respinge l’assimilazione delle donne a modelli maschili26. 23 A. Merini, Ballate non pagate, cit., p. 14. 24 A. Merini, Poesia e magie, cit., p. 23. 25 R. Eisler, The Chalice and the Blade: Our History, Our Future, New York, Harper & Row, 1987. 26 Diotima, Il pensiero della differenza sessuale, Milano, La Tartaruga, 1987.
133 Alda Merini: il corpo della vecchia profetica e selvatica In questa cornice simbolica matriarcale Alda Merini abbraccia una concezione ciclica della vita, in cui è possibile la convivenza della bambina, dell’adulta e della vecchia in un corpo unico. Il rifiuto del tempo lineare cronologico patriarcale costituisce l’affermazione del caos e della mancanza di senso della vita, in cui ricercare spazi di libertà per le donne, incatenate lungo la loro esistenza alla missione riproduttiva. La bambina e la vecchia sono liberate da questa condizione, e pertanto entrambe finiscono con l’incontrarsi nel simbolico: Una donna che sogna il destino lo sente come un ciclamino e rimane sempre ragazza27. La vecchia-bambina, legata allo stesso tempo alla nascita e alla morte, viene percepita come inquietante e, pertanto, collocata fuori dall’ordine simbolico patriarcale, come sostiene Kristeva28. La sua rappresentazione allora può avvenire soltanto nell’«ordine simbolico della madre», che sfugge alla logica maschile e ritrova intatta la sua curiosità e la sua vitalità. La vecchia-bambina è legata alla fluidità del corpo femminile, al suo potere di trasformazione e alla sua trascendenza divina: «Mi sono ritrovata bambina in un corpo vecchio, come se la vita fosse stata solo un lungo sogno»29. Merini sfida gli stereotipi della vecchiaia intesa come fase di declino, appellandosi alle figure mitologiche che rappresentano donne forti e potenti30, come Giunone, al cui nome aggiunge provocatoriamente l’aggettivo «vecchia». Questa scelta va oltre la questione linguistica per sottolineare il carattere astratto dei miti femminili, che tacciono e spezzano i collegamenti con le donne reali: 27 A. Merini, Il suono dell’ombra. Prose e poesie 1953-2009, cit., p. 493. 28 Cfr. J. Kristeva, Poteri dell’orrore. Saggio sull’abiezione, cit., passim. 29 A. Merini, La pazza della porta accanto, cit., p.23. 30 M. Gimbutas, The Civilization of the Goddess. The World of Old Europe, San Francisco, Harper San Francisco, 1991.
