Alda Merini: "le madri non vanno in paradiso"
Abstract
Las imagenes y metáforas de la madre que Alda Merini, poeta italiana contemporánea, nos propone pueden resultar chocantes y arbitrarias, casi siempre contrarias al modelo normalizado, ideal e idealizado de la madre en nuestra cultura. Alda Merini se mueve en la misma línea que Pasolini in Poesia in forma de Rosa, en la utilización del mito matriarcal que identifica el Paraiso con el origen de carne y, por lo tanto, "las madres no van al Paraiso", porque ellas mismas son el Paraiso.
Full text
Letterature collana diretta da Ettore Catalano Direttore scientifico: Ettore Catalano (Università del Salento) Comitato scientifico e di referaggio: Mercedes Arriaga Flórez (Università di Siviglia) Giuseppe Bonifacino (Università di Bari) Rino Caputo (Università di Tor Vergata, Roma) Vicente Gonzáles Martín (Università di Salamanca) Giuseppe Lupo (Università Cattolica di Milano) Tiziana Mattioli (Università di Urbino) Beatrice Stasi (Università del Salento) Vanna Zaccaro (Università di Bari)
© 2017 Progedit Prima edizione aprile 2017 Progedit – Progetti editoriali srl Via R. De Cesare, 15 – 70122 Bari Tel. 0805230627 Fax 0805237648 www.progedit.com e-mail: [email protected] www.facebook.com/ProgeditEditore ISBN 978-88-6194-321-6 Proprietà letteraria Progedit – Progetti editoriali srl, Bari Finito di stampare nell’aprile 2017 presso Creative Artworks Group srl Reggio Calabria − IT per conto della Progedit – Progetti editoriali srl
a cura di Carlo Alberto Augieri, Laura Facecchia, Annarita Miglietta NEI CIELI DI CARTA Studi per Ettore Catalano Testimonianze di: Michele Damiani, Marcantonio Gallo, Rosario Jurlaro, Giovanni Laudizi, Silvana Libardo, Teresa Nacci, Raffaele Nigro, Anna Santoliquido, Vito Signorile Saggi di: Mercedes Arriaga Flórez, Carlo Alberto Augieri, Giuseppe Bonifacino, Rino Caputo, Andrea Carrozzini, Rosario Castelli, Salvatore De Masi, Antonio Di Grado, Laura Facecchia, Antonio Lucio Giannone, Vicente González, Alberto Granese, Patrizia Guida, Renato Lenti, Marco Leone, Antonio Marzo, Mirella Masieri, Annarita Miglietta, Fabio Moliterni, Maria Pagliara, Maria Chiara Provenzano, Alfredo Sgroi, Beatrice Stasi, Vanna Zaccaro Saggi di Mercedes Arriaga Flórez Carlo Alberto Augieri Giuseppe Bonifacino Rino Caputo Andrea Carrozzini Rosario Castelli Salvatore De Masi Antonio Di Grado Laura Facecchia Antonio Lucio Giannone Vicente González Martín Alberto Granese Patrizia Guida Renato Lenti Marco Leone Antonio Marzo Mirella Masieri Annarita Miglietta Fabio Moliterni Maria Pagliara Maria Chiara Provenzano Alfredo Sgroi Beatrice Stasi Giovanna Zaccaro Progedit
Università del Salento Dipartimento di Studi Umanistici Volume pubblicato con i fondi del Dipartimento di Studi Umanistici Ricerca di base
v Bibliografia di Ettore Catalano (con una breve biografia) a cura di Andrea Carrozzini 1 Presentazione di Giovanni Tateo 11 TESTIMONIANZE Giovanni Laudizi 15 Silvana Libardo 17 Teresa Nacci 19 Vito Signorile 23 Michele Damiani 25 Rosario Jurlaro 26 Anna Santoliquido 35 Raffaele Nigro 36 Marcantonio Gallo 44 SAGGI Una lettera duecentesca tra “ars dictandi” e cronaca di guerra di Laura Facecchia 51 “Et in Arcadia ego”. Sul “Don Chisciotti” di Giovanni Meli di Antonio Di Grado 65 Lettere di Antonio Muscettola ad Angelico Aprosio (1660-1679): una prima ricognizione di Marco Leone 73 L’“Anatomia degl’Ipocriti” di Padre Alessandro Tomaso Arcudi di Salvatore De Masi 81 INDICE
vi “Il Gusto” di Giuseppe Colpani: una riscrittura sensista di “An Essay on Criticism” di Pope di Renato Lenti 97 Le traduzioni dialettali del canto V dell’Inferno di Antonio Marzo 110 Bozzetto preparatorio per un commento a “Un marito” di Svevo di Beatrice Stasi 145 La resistibile tentazione della vita borghese: “L’avventura di Maria” di Patrizia Guida 164 Borghesi e no. Donne pirandelliane di Giuseppe Bonifacino 181 Luigi Pirandello e la “Rivista d’Italia” (1918-1920) con lettere inedite di Pirandello, Rosso di San Secondo e Orio Vergani a Michele Saponaro di Antonio Lucio Giannone 198 Pirandello “non conclude”. Ancora qualche osservazione sulla Vita e sull’Arte di Personaggi e Giganti di Rino Caputo 212 D’Annunzio “solare” vs D’Annunzio “notturno”: esplorazioni lessicali di Annarita Miglietta 220 La Macchina Morbida. “Nostra Dea” di Massimo Bontempelli di Maria Chiara Provenzano 239 Il “Gattopardo”, i vecchi e i giovani, tra eros, lutto, follia di Alfredo Sgroi 255 Le lettere di Cristanziano Serricchio nel Fondo Girolamo Comi a Lucugnano di Andrea Carrozzini 272 Come un idillio infranto. Gli esordi poetici di Roberto Roversi di Fabio Moliterni 279 Mitografia di una scomparsa: Sciascia, Majorana e gli “stipendiati della memoria” di Rosario Castelli 290
vii Pasolini nel sud d’Italia: “La lunga strada di sabbia” di Alberto Granese 300 Vedere “cosa” e vedere “come”: lo sguardo narrativo e la metamorfosi dell’uno in nome e in volto di Carlo Alberto Augieri 309 I racconti del mare di Raffaello Brignetti di Mirella Masieri 324 L’“Isola” di Vincenzo Consolo di Maria Pagliara 350 Alda Merini: “Le madri non vanno in Paradiso” di Mercedes Arriaga Flórez 356 La donna nella storia e nel presente all’interno della narrativa di Carmen Covito di Vicente González 365 Il mal d’Albania di Raffaele Nigro di Vanna Zaccaro 381
356 ALDA MERINI: “LE MADRI NON VANNO IN PARADISO” di Mercedes Arriaga Flórez* * Università di Siviglia. 1 Pasolini riprende il mito della Grande Madre in un lungo componimento intitolato La ballata delle madri, dove ci propone un’immagine molto inconsueta, presentate come «vili, mediocri, servili, feroci». 2 Commistione di elementi segnalati da Maria Corti a proposito dei primi libri di Alda Merini (Corti, Introduzione a A. Merini, Fiore di poesia, Einaudi, Torino 1998, pp. v-xx). Nella stessa linea sottolinea Gianfranco Ravasi: «da vera innamorata, risalendo idealmente il fiume della letteratura mistica, capace di intrecciare eros e agape, carne e anima, desiderio e fede» (Ravasi, Prefazione a A. Merini, Corpo d’amore. Un incontro con Gesù, Frassinelli, Milano 2001, p. viii). Le immagini e metafore che Alda Merini ci propone intorno alla figura della madre possono risultare molte volte scioccanti e arbitrarie, quasi sempre contrarie al modello normalizzato, ideale e idealizzato della madre nella nostra cultura. Le madri di Alda Merini mostrano volti e figure terrificanti, nella linea di Pasolini in Poesia in forma di rosa1, corpi senza precisi confini, si trasformano in animali mitici o piante e varcano le soglie dello spazio e del tempo. La nostra lettura relaziona queste figure con i simboli e i miti matriarcali, con le ierofanie delle Grandi Dee Madri primitive e le loro raffigurazioni posteriori nella cultura greca e romana. Molti studiosi hanno sottolineato il trasfondo mitico di molti dei componimenti della nostra autrice, ma i simboli e metafore che si rifanno ai miti matriarcali sono molto complessi perché in essi si da una stratificazione, e a volte opposizione, di significati che, anche come in Pasolini, segnano il divario fra immaginario e realtà, fra l’energia vitale senza regole e le imposizioni sociali, fra desiderio ed inibizioni, misticismo ed erotismo2. Ma in Alda Merini si aggiunge un’altra componente: la sua identità di donna e la sua esperienza vitale si scontrano con i rigidi modelli femminili già confezionati dall’immaginario collettivo, e da questo scontro scaturiscono modelli ibridi, contradditori, alternativi, figure vicine alla vita e lontane dalle astrazioni intellettualistiche. Del resto, Alda Merini segnala la contraddizione come l’unica certezza nella fragile condizione dell’essere donna: «Quindi la donna avrà in sé tutte le contraddizioni care a Gesù: la tenerezza e l’oblio, la condanna e l’assoluzione, il parto e il figlio, la luce e la tenebra» (Merini, 2001, p. 35). In Destinati a morire, in uno dei componimenti autobiografici dedicati a sua figlia Manuela, Merini scrive: E un’altra figlia ho ancora, Manuela, piena di grazia come una Madonna;
357 ma una serpe finissima è riposta dentro il suo cuore e lì vi ha fatto nido e tormenta la povera memoria. O lo so, Manuela, che tutto può questa tua madre antica, ma quel serpe venuto dal di fuori deve morire, dolce figlia mia: per lui il mio fiato diverrà veleno (Merini, 1996, p. 14). Se colleghiamo questa “madre antica” al matriarcalismo primitivo, possiamo anche interpretare la sovrapposizione di significati attribuiti qui al serpente-dra- gone, simbolo per eccellenza del paganesimo-elemento ctonio. Se nei primi versi è adoperato come simbolo negativo del maligno, interpretato in un contesto cattolico: “serpe finissima”, “serpe venuto dal di fuori”, in un secondo momento diventa simbolo positivo del divino, della giustizia, dell’amore e la protezione della madre, attraverso la metafora del drago: “il mio fiato diverrà veleno”. Nella scia di autori come Bachofen o Eliade3, che identificano il femminile con il caos originario, con il tellurico, ma anche con i poteri distruttori conferiti dalla sua condizione di dea primordiale, Merini ci propone la madre-dragone4, una delle prime rappresentazioni della dea creatrice dell’universo, che anche in questi versi viene a significare l’elevazione spirituale, stato superiore della coscienza che sconfigge altre forze negative per aiutare/liberare la figlia. Il culto alla Grande Madre sopravvive in Grecia in alcuni templi, come nell’oracolo di Delfi, la cui etimologia si rifà al nome della Dea Serpente (Drakaina). La figura della profetessa, che ricorre spesso nelle liriche di Alda Merini è relazionata con questa “pitonessa”, sacerdotessa che custodiva il tempio e il cui simbolo è il serpente. Ma, anche questa figura si relazione con la figura della madre, in un altro componimento, dedicato anche a sua figlia: Non, non volgerti indietro, la vestale cammina adagio, lenta, a sé davanti guardando sempre; no, non ritornare su ciò che hai fatto, può essere morte: te lo dice un’antica profetessa che è una povera madre e ti vuol bene (Merini, 1996, p. 29). La profetessa-madre fonde due archetipi5, la “madre” che dà la vita, alimenta, cura e conserva, e la “sibilla”, la donna saggia, intermediaria fra l’umano e il sacro, quella che pronuncia gli oracoli, ed è in rapporto con le forze della creazione, la poetessa. Nel contesto di un immaginario patriarcale e cattolico, la figura della madre non può riconoscersi in altre figure di donne, è incompatibile con esse. La 3 Cfr. J.J. Bachofen, Il matriarcato, Einaudi, Torino 1988; M. Eliade, Il sacro e il profano, Bollati Boringhieri, Torino 1973. 4 Nella mitologia babilonese Tiamat, la dea-drago, rappresenta il caos originario.
364 Amore mio quanto pesante è adducerti il mio carro che io guido nel giorno dell’arsura alle tue mille bocche di ristoro! (Merini, 1998, p. 60). Questa superiorità vitale, non comporta alcun privilegio, ma un impegno maggiore nelle relazione, un maggior coinvolgimento nei sentimenti, più dispendio di vitalità, amore e passione. Le immagini che Alda Merini ci propone delle madri e delle donne relazionate con i miti matriarcali producono accostamenti insoliti, “significati irregolari”21, in un disordine del discorso che spezza il meccanismo della ripetizione e imitazione, per costringere chi legge ad abbandonare la sua zona simbolica di confort e lasciarlo in balia degli interroganti. Bibliografia degli studi critici non citati in nota e delle edizioni delle raccolte di Alda Merini citate in maniera abbreviata. Arriaga Flórez M. (2001), Versi perversi, in Lengua lenguaje poético, Universidad de Vallado lid, pp. 110-130. Arriaga Flórez M. (2004), La lujuria es un monumento secreto: Cuerpos y eros en Alda Merini, in “Philologia Hispalensis”, vol XVI, num. 2, pp. 24-34. Id. (2006), Alda Merini. Raccontarsi contro cultura e contro natura, in I. Loiodice, F. Pinto Minerva (a cura di), Donne tra arte, tradizione e cultura, Il Poligrafo, Padova, pp. 51-55. Cerrato D. (2010), Alda Merini il mito della grande madre: l´identità ribelle, in Estela González de Sande (a cura di), Rebeldes literarias, Arcibel, Sevilla, pp. 181-203. Durand G. (1992), Les structures anthropologiques de l’imaginaire. Introduction à l’archetypologie générale, Dunod, Paris. Gimbutas M.A., Campbell J., Crocetti N. (1997), Il linguaggio della Dea: mito e culto della Dea madre nell’Europa neolatina. Neri Pozza editore, Milano. Merini A. (1980), Destinati a morire, Lalli, Poggibonsi. Id. (1998), Fiore di poesia, Einaudi, Torino. Id. (1998a), Lettere a un racconto, Rizzoli, Milano. Id. (1991), Vuoto d’amore, Einaudi, Torino. Id. (1996), La terra santa, Scheiwiller, Milano. Id. (2001), Corpo d’amore. Un incontro con Gesù, Frassinelli, Milano. Id. (2002), Magnificat. Un incontro con Maria, Frassinelli, Piacenza. Id. (2007), Colpi di immagini: vita di un poeta nelle fotografie di Giuliano Grittini, Rizzoli, Milano. Id. (2009), Le madri non cercano il paradiso, Grupo Albatros, Roma. 21 L. Muraro, L’ordine simbolico della madre, Editori Riuniti, Roma 1991.