Gentiluomini e cavalieri al servizio delle donne. Riflessioni intorno ad alcune dediche di Lodovico Domenichi
Abstract
Nell’ambito del dibattito della Querelle des Femmes Lodovico Domenichi rappresenta non solo uno degli autori più prolifici ma anche una delle figure capace di costruire attraverso le sue opere una rete di contatti e relazioni con altre personalità della cultura e della società del suo tempo. L’articolo si concentra in particolare su alcune dediche di Domenichi ad altri uomini cercando di evidenziare come le parole del poligrafo piacentino abbiano come obiettivo la creazione di un circolo di uomini che appoggiano e sostengono la causa femminile.
Full text
HIPOGRIFO, 11.2, 2023 (pp. 171-181) Gentiluomini e cavalieri al servizio delle donne. Riflessioni intorno ad alcune dediche di Lodovico Domenichi Gentlemen and Knights on Behalf of Women. Reflections on some Dedications by Lodovico Domenichi Daniele Cerrato https://orcid.org/0000-0001-7238-1381 Universidad de Sevilla ESPAÑA [email protected] [Hipogrifo, (issn: 2328-1308), 11.2, 2023, pp. 171-181] Recibido: 18-05-2023 / Aceptado: 04-07-2023 DOI: http://dx.doi.org/10.13035/H.2023.11.02.14 Riassunto. Nell’ambito del dibattito della Querelle des Femmes, Lodovico Domenichi rappresenta non solo uno degli autori più prolifici ma anche una delle personalità capaci di costruire attraverso le sue opere una rete di contatti e relazioni con altre figure della cultura e della società del suo tempo. L’articolo si concentra in particolare su alcune dediche di Domenichi ad altri uomini cercando di evidenziare come le parole del poligrafo piacentino abbiano come obiettivo la creazione di un circolo di uomini a sostegno della causa femminile. Parole chiave. Rinascimento; Domenichi; dediche; filoginia; Querelles des Femmes. Abstract. In the context of the Querelle des Femmes debate, Lodovico Domenichi represents not only one of the most prolific authors but also one of the personalities capable of building a network of contacts and relations with other figures of the culture and society of his time. The article focuses in particular
172 DANIELE CERRATO HIPOGRIFO, 11.2, 2023 (pp. 171-181) on some of Domenichi’s dedications, attempting to highlight how the words of the polygraph from Piacenza aimed to create a circle of men who would support the female cause. Keywords. Renaissance; Domenichi; dedications; phylogyny; Querelle des Femmes. 1. Introduzione Lodovico Domenichi rappresenta, senza ombra di dubbio, uno degli autori non solo più prolifici ma anche più significativi nell’ambito della Querelle des femmes. Le opere del poligrafo piacentino si caratterizzano per la loro eterogeneità, sia per quanto riguarda le tematiche sia per quanto concerne la tipologia che comprende antologie, trattati, dialoghi, edizioni e traduzioni che, come spesso accade per altri autori rinascimentali che partecipano al dibattito sulla dignità femminile, sono dirette e dedicate a nobildonne e scrittrici1. In questo contesto particolare vogliamo però concentrarci sulle dediche che vengono indirizzate ad altri uomini con l’obiettivo di approfondire le strategie che Domenichi utilizza per costruire una rete maschile di contatti che possa non solo supportare la causa femminile ma conferire maggior protezione ed autorità alle proprie opere. Nel corso della sua attività presso editori come Giolito de’ Ferrari e Lorenzo Torrentino, Domenichi ebbe la possibilità di entrare in contatto non solo con altri letterati ma anche con diverse personalità della nobiltà ed aristocrazia del tempo. Le dediche a personaggi celebri possono essere lette come una ricerca di protezione da parte dell’autore che più volte si ritrovò al centro di controversie, dovette affrontare processi e difendersi da svariate accuse, ma sembrano suggerire legami più profondi tra Domenichi e i suoi interlocutori basati sulla stima, l’ammirazione reciproca, passioni ed ideali comuni. 2. Le dediche di domenichi a ‘gentiluomini e cavalieri’ Un primo esempio che può rappresentare un segnale dell’interesse da parte di Domenichi nel voler creare vincoli con altri uomini del suo tempo, non necessariamente letterati, si trova nelle parole dirette a Giovanni Vincenzo Belprato Conte 1. Le dediche rappresentano in varie circostanze una forma per poter ottenere il sostegno di figure influenti dell’epoca o per costruire o rinforzare vincoli e relazioni. Si pensi ad esempio a quelle dirette alla regina di Polonia Bona Sforza, a Isabella Sforza ed Ippolita Borromeo presenti nelle sue Rime pubblicate con Gabriele Giolito de’ Ferrari nel 1544, alla scrittrice Lucia Bertani presenti nelle edizioni dell’Orazione alla Repubblica di Lucca di Giovanni Guidiccioni del 1557 e de Il Pecorone di Giovanni Fiorentino del 1558 che vennero entrambe curate da Domenichi.
GENTILUOMINI E CAVALIERI AL SERVIZIO DELLE DONNE. RIFLESSIONI 173 HIPOGRIFO, 11.2, 2023 (pp. 171-181) d’Aversa a cui viene offerta la prima edizione delle Rime2 di Laura Terracina pubblicata con l’editore Giolito, con cui l’autore piacentino aveva iniziato a collaborare prima come correttore e traduttore ed infine come curatore di raccolte poetiche ed altre opere3. La scelta, oltre ad essere legata ad interessi letterari e al ruolo e prestigio del destinatario dell’opera, può trovare una spiegazione anche nell’immagine pubblica di Belprato e allo stretto vincolo che lo unì alla moglie Costanza della Tolfa. Dopo la morte di quest’ultima avvenuta nel 1543, decise di ritirarsi a vita monastica presso i benedettini di S. Pietro in Villalago. Ritornato alla vita pubblica fino a quando il figlio Bernardino ne potè raccogliere l’eredità, venne ordinato sacerdote dal vescovo di Sulmona Pompeo Zambeccari. In onore della moglie fece costruire ad Aversa sua città natale un monumento sepolcrale e le dedicò sette sonetti che sarebbero stati successivamente raccolti da Domenichi e pubblicati con Ludovico Dolce nell’antologia che contiene le rime di diversi autori e che venne pubblicata presso Giolito4. Le sue azioni e i suoi contatti con varie autrici, Terracina in primis, lo rendevano dunque un profilo ideale che potesse unire un pubblico maschile e femminile che riconosceva in lui un esponente importante nell’ambito letterario ed un promotore di significativi dibattiti intorno alla spiritualità valdesiana, ma anche, un esempio di marito e sposo ideale. La dedica a Belprato dimostra ancora una volta il legame tra Domenichi e il mondo della nobiltà e dell’aristocrazia italiana del Rinascimento. Tuttavia, la scelta di Domenichi, sebbene possa rientrare nella strategia di garantire a se stesso e al suo testo maggiore prestigio e protezione, sembra suggerire un vincolo speciale con Belprato. Tra i tanti possibili uomini che sarebbero stati felici di ricevere ed essere associati alle rime della scrittrice napoletana, Domenichi spiega che la scelta è ricaduta su Belprato perché è una persona in grado di riconoscere il valore dei versi femminili e con il suo nome può aiutare a promuovere l’opera di Laura Terracina. [...] dando a voi fiori di poesia, che così spesso ne solete corre frutti, i quali mirabile splendore apportano alla nobiltà di che sete adorno [...] Nè perciò dubiterò d’aver offeso la signora Laura pubblicando le fatiche sue sotto il nome vostro; [...] 2. Rime della Signora Laura Terracina, ed. Ludovico Domenichi, Venezia, Gabriele Giolito De’Ferrari, 1548. 3. In questi anni Giolito pubblicherà varie opere che si possono inserire nell’ambito del dibattito sulla Querelle des femmes. Oltre ai volumi curati da Domenichi si segnalano il De nobilitate et praeccellentia faemini sexus di Heinrich Cornelius Agrippa von Nettesheim, il Libro di natura d ’amore di Mario Equicola, il Dialogo della institution delle donne di Ludovico Dolce, Lettere di molte valorose donne di Ortensio Lando, testi di autrici come le Rime di Vittoria Colonna e quelle di Tullia d’Aragona , Il Discorso sopra tutti i primi canti d’Orlando Furioso di Laura Terracina ma anche riedizioni di opere come Il Decameron di Giovanni Boccaccio e testi misogini come Il Corbaccio a testimonianza di come vi fosse un interesse del pubblico intorno a questi temi. 4. I sette componimenti di Vincenzo Belprato (Bacia caro Sebeto quei rubini, Congetemi le tempie d’ogn’intorno, La casta Donna, che con forte mano, Luce de l’alma mia, vivo mio sole, Notte degna di marmi e di metalli O d’ogni speme mia mortal veleno, Sian pur colmi di sdegno i due bei soli) fanno parte della raccolta Rime di diversi signori napoletani e d’altri nobilissimi ingegni pubblicata a Venezia nel 1552.
174 DANIELE CERRATO HIPOGRIFO, 11.2, 2023 (pp. 171-181) oltre che io non ho dubbio alcuno, che quando la sua nobil modestia avesse consentito il poter darle in luce, ella non l’avrebbe giammai divulgate se non col titol vostro, perché le rare lodi che le sue rime vi danno, e il grande onor che le vostre a lei fanno, assai chiaramente mi mostrano, quanto l’un l’altro abbia caro e onori5. Anche La Nobiltà delle donne pubblicata qualche anno più tardi nel 1549 sempre con Giolito verrà dedicata a Giovanni Vincenzo Belprato. Dopo aver chiarito gli obiettivi della sua opera in difesa delle donne ed in risposta ai loro detrattori, Domenichi rivendica la sua scelta di dedicare a Belprato l’opera sebbene sia consapevole che questa decisione possa essere oggetto di critiche. Avendo io virtuossimo signor mio con grandissimo ardire, e senza dubbio alcuno assai maggiore di quello, che si conveniva alle debili forze del mio basso ingegno, diffusamente ragionato dintorno la nobiltà e eccellenza delle Donne; replicando quanto in simil materia hanno già scritto gli antichi e moderni autori, accompagnandovi alcuna cosa, e non più detta di mio; ho voluto anche con non minore ardimento intitolare a voi questo ragionamento. Et cio facendo ho pensato non già di volere aggiungere errore a delitto, com’altri per avventura potrebbe stimare, ma talmente coprire quella licenza, che si grande m’ho presa, che non pure scusato e difeso, ma lodato e gradito io ne venga da tutti coloro, che giudicano dritto6. La dedica si presenta come una sorta di dialogo-confessione in cui l’autore si racconta e cerca il conforto del suo interlocutore. Domenichi è consapevole di trattare un tema delicato ed al centro delle discussioni di quegli anni e se in parte le sue parole rientrano all’interno di una costruzione retorica che vuole evidenziare l’importanza e la portata dell’opera, è chiara la sua volontà di specchiarsi in Belprato e lodando l’amico proclamare se stesso un campione della difesa delle donne, marcando ancora una volta la linea tra i detrattori del sesso femminile, che lo criticheranno a prescindere, e le persone sagge e ragionevoli («che giudicano dritto») che sapranno apprezzare l’opera e lo celebrereranno. Domenichi prosegue sottolineando come la sua opera possa costituire una dimostrazione della sua riconoscenza e gratitudine nei confronti delle donne dal momento che nel corso della propria vita ha più volte ricevuto i loro favori7. Attraverso le proprie parole e riferendosi al passato sembra voler rivendicare il patto che lo unisce al genere femminile e, all’interno di questo disegno, Belprato in quanto figura apprezzata dalle donne, diventa una sorta di garante e coautore del testo che può permettere di rinsaldare questo sodalizio. 5. Terracina, Rime della Signora Laura Terracina, p. 3. Per quanto riguarda le citazioni dei testi di Ludovico Domenichi si è scelto di rispettare il più possibile la versione originale, modificando solo la grafia di alcune parole adottando la lingua italiana attuale per facilitarne la lettura e la comprensione. 6. Domenichi, La Nobiltà delle donne, pp. ii-iii. 7. Già Guittone d’Arezzo e Faustino da Tredozio si dichiaravano debitori nei confronti delle donne e così faranno altri autori della Querelle. Su Guittone e Faustino da Tredozio cfr. Cerrato, 2022.
GENTILUOMINI E CAVALIERI AL SERVIZIO DELLE DONNE. RIFLESSIONI 175 HIPOGRIFO, 11.2, 2023 (pp. 171-181) Ho disegnato col favore di Voi, il quale tanto valete, e tanto siete loro accetto, e caro, soddisfare a pieno a quel ch’io gli son tenuto. Perché mandando io in luce sotto il vostro honoratissimo nome queste poche, ma però verissime lodi, ch’ io ho saputo raccogliere in onore del sesso Donnesco, e a voi facendone umil dono, l’opera quale ella si sia, non più come cosa mia, cioè imperfetta, e di nessun valore, ma come perfettissimo, e eccellentissimo frutto Vostro, sarà da loro talmente apprezzato, e gradito, che a Voi debitamente ne sapranno elle grado. E benchè per virtù del vostro singolar valore, v’amino e adorino, per questo ancora v’avranno ognora più accetto, e più caro8. Domenichi sembra suggerire come le parole degli scrittori siano in grado di dare voce ai comportamenti e alle azioni di gentiluomini e cavalieri come nel caso di Belprato e che quindi, questa opera che sta dando alle stampe e condivide con lui, possa essere interpretata ed accolta come una sorta di testo collettivo che unisce teoria ed azione. Continuando ad utilizzare la retorica dell’umiltà e la captatio benevolentiae, sottolinea come l’unico merito che attribuisce a se stesso è proprio quello di aver scel- to Belprato come dedicatario dell’opera, mettendo in evidenza, ancora una volta, l’importanza di sapersi circondare di uomini filogini. Perché quantunque in ogni altra cosa fossi stato cieco degli occhi dello intellet- to, in questo almeno non avrei potuto nè saputo giammai mostrare nè migliore, nè più avveduto lume di giudizio, avendo eletto si valoroso, e gentile cavaliere, quan- to servisse mai Donne, e quanto per alcun tempo sia stato amato, e onorato da Donne, al quale io dedicassi l’historia della dignità e grandezza di tutte le antiche e moderne Donne. Benchè chi volesse dire il vero, di Voi, che tanto le conoscete e onorate, dovea essere questa impresa9. D’altronde come ricorda Dialeti (2004) già in una lettera indirizzata a Bartolomeo Gottifredi l’autore aveva costruito una sorta di genealogia maschile citando gli autori che prima di lui si erano occupati del tema tra cui Henricus Cornelius Agrippa von Nettesheim, Galeazzo Capra, Lodovico Martelli, Vincenzo Maggi, Baldesar Castiglione, Sperone Speroni, Ieronimo della Rovere10. Nella prefazione dell’opera Domenichi sembra voler riprendere questa enumerazione di uomini che possono annoverarsi tra coloro che riconoscono e avvalorano le qualità femminili. Dichiara infatti di essere «certissimo di aver fatto cosa grata a infiniti cavalieri e uomini gentili, affezionatissimi servi d’amore e delle Donne: prendendo la difesa del sesso femminile contra la viltà et ignoranza di coloro, che le biasimano ed offendono a torto»11 e annovera personaggi che appartengono a diversi settori della società come cultura, religione, politica per poter dimostrare la necessità di riunire ed includere nel dibattito voci eterodosse. 8. Domenichi, La Nobiltà delle donne, p. iii. 9. Domenichi, La Nobiltà delle donne, pp. iii-iiii. 10. Dialeti, 2004. 11. Domenichi, La Nobiltà delle donne, pp. 6-7.
176 DANIELE CERRATO HIPOGRIFO, 11.2, 2023 (pp. 171-181) Nel suo catalogo12 di letterati, amici e uomini legati al clero si segnalano ad esempio Antonio Gallo che «essendo egli nobilissimo, e virtuoso ancora, altro non può mostrare che desiderio di servire le donne e di udir le loro lode», Federigo Cavriana che viene definito «servo d’amore», «amico gratissimo delle valorose donne», «cavaliere onorato, per professione tenuto alla difesa del vero» che «si rallegrerà che altri abbia fatto in parole, quel che egli sempre, e in ogni luogo con gli effetti farebbe», Ortensio Lando «talmente affezionato a questo dignissimo sesso che non contento a quelle belle lodi, con le quali ha immortalmente celebrato le Donne, vorrebbe vedere tutto il mondo concorrere nella sua verissima opinione»13. Rende quindi omaggio a Giolito sottolineando il suo importante lavoro come editore al servizio delle donne14. M. Gabriel Giolito oggimai conosciuto affezionatissimo, e devoto delle Donne, per tutte le sue costumate azioni, specialmente per procurare ogni dì che dalle sue bellissime stampe escano in luce e nelle mani del mondo le lodi del sesso Donnesco: di che a lui ne vien onore tuttavia15. Le Rime diverse d’alcune nobilissime, et virtuosissime donne, raccolte per M. Lodovico Domenichi e intitolate al Signor Giannoto Castiglione gentil’huomo milanese rappresentano un’altra opera particolarmente significativa nel contesto della Querelle des femmes e mostrano una doppia dedica, la prima ad opera di Domenichi rivolta a Giannotto Castiglione e la seconda scritta dall’editore Vincenzo Busdraghi a Gerardo Spada. Domenichi inizia la dedicatoria con un riferimento alla Nobiltà delle donne e chiarisce che quando stava lavorando al suo trattato aveva già iniziato a raccogliere i testi di varie scrittrici16. 12. Tra gli altri uomini a favore delle donne e che certamente apprezzeranno la sua opera, l’autore segnala ad esempio il Marchese della Terza, Gieronimo Ruscelli, Marco Antonio Passaro, il monsignore Altoviti, Alessandro Piccolomini, Fabio Benvoglienti, M. Giovan Battista Maggio, Matteo Brunozzi, Messer Geronimo Mentovati, Messer Antonino Musa, Leonardi della Roveere Conte di Monte Labatte, il conte Collaltino di Collalto, Bernardino Daniello, Francesco Coccio, Alberto Bazzicalupo, Giovanni Battista Pizzoni, Annibale Tosco, Monsignor Bernardino Argentino, Bernardin Merato. 13. Domenichi, La Nobiltà delle donne, pp. 6-7. 14. Su Giolito ed il suo ruolo all’interno della Querelle des Femmes si rimanda a Dialeti, 2004. 15. Domenichi, La Nobiltà delle donne, pp. 7-8. 16. Più avanti nella dedica Domenichi chiarirà come avrebbe voluto pubblicare prima le Rime diverse (che usciranno invece dieci anni dopo la Nobiltà delle donne) ma a causa di vari contrattempi questo non sia stato possibile: «Et benchè infino allora, ch’io cominciai a raccorle, io fossi fermo di volerle pubblicarle al mondo con le mezzo delle stampe […]» (Domenichi, Rime diverse di alcune nobilissime e virtuosissime donne..., p. ii).
GENTILUOMINI E CAVALIERI AL SERVIZIO DELLE DONNE. RIFLESSIONI 177 HIPOGRIFO, 11.2, 2023 (pp. 171-181) Sono già molti anni passati, ch’essendo io con l’animo e con l’opere tutto volto a celebrare quanto per Me si poteva allora, la nobiltà & eccellenza delle Donne, la qual cosa io ridussi poi in un giusto volume; si come il pensier mi guidava, mi posi in un medesimo tempo radunare ciò che mi pareva potesse procurare loro gloria, e onore ciascuno17. Continua sottolineando come la raccolta di questi versi sia stata possibile solo «con l’aiuto di alcuni amorevoli miei e grandemente affezionati al valore Donnesco»18. Con queste parole l’autore de La Nobiltà delle donne insiste quindi sull’importanza di una rete maschile capace di appoggiare le donne. Parlandone a Castiglione, che già conosce le sue opere precedenti, non solo lo vuole fare partecipe e coinvolgere perché possa condividere i pensieri di questo movimento, ma pretende mostrare agli occhi di chi leggerà Le Rime diverse il fatto che esistano scrittori interessati a costruire un altro tipo di società e cultura in risposta a chi invece si oppone attraverso invettive e scritti misogini («per chiarir coloro, i quali stanno in dubbio della grandezza dell’ingegno femminile»)19. Nella dedicatoria appare dunque chiara fin dall’inizio la volontà di presentarsi come ‘un difensore delle donne’ in risposta appunto ai ‘nemici delle donne’20. Chiarisce quindi come per la pubblicazione delle Rime diverse sia stato importante il sostegno di un altro poligrafo Giuseppe Betussi («confortato dal mio Virtuosiss. amico M. Giuseppe Betussi, mi son risoluto a metterle in luce») 21. Nell’ambito delle voci maschili della Querelle, il rapporto tra Betussi e Domenichi è certamente tra quelli più duraturi e con il maggior numero di testimonianze e non è casuale che Domenichi scelga la parola «amico» per riferirsi a Betussi volendo racchiudere in questo termine un legame basato su interessi ed obiettivi comuni e marcando una complicità che li unisce attraverso i loro testi e il gioco di rimandi continui e citazioni reciproche. Si giunge quindi alla vera propria dedicatoria del testo e l’autore premette come varie persone, dato l’argomento del volume, gli abbiano consigliato di dedicarlo a qualche gentildonna ma come egli abbia scelto diversamente: E quantunque, per essere queste composizioni di Donne, al alcuno paresse, ch’esse più convenissero a Donne, e ad alcuna d’esse volersi dedicare; non ho voluto però per giuste cagioni seguire in cio il lor consiglio22. 17. Domenichi, Rime diverse di alcune nobilissime e virtuosissime donne..., p. A ii. 18. Domenichi, Rime diverse di alcune nobilissime e virtuosissime donne..., p. A ii. 19. Domenichi, Rime diverse di alcune nobilissime e virtuosissime donne..., p. A ii. 20. Dialeti, 2004. 21. Sul rapporto tra Domenichi e Betussi si rimanda a Cerrato, 2021, ed in particolare al paragrafo «Lodovico Domenichi, Giuseppe Betussi e Lucia Bertani: uno strano intreccio». Sull’influenza dell’opera di Betussi Le imagini del tempio sulle Rime diverse di Domenichi cfr. «Le Rime di donne in dialogo con le Imagini di Betussi» in Stella, 2022 (pp. 75-82). 22. Domenichi, Rime diverse di alcune nobilissime e virtuosissime donne..., p. 4.
178 DANIELE CERRATO HIPOGRIFO, 11.2, 2023 (pp. 171-181) Questa premessa diventa l’occasione per citare una serie di figure di donne importanti dell’epoca come Lavinia Sanvitale, la contessa Paola di Beccaria e sua figlia Livia, Ottavia Boiarda, Lucia Sauli, Lucia Bertani, costruendo una efficace genealogia femminile e, contemporaneamente, mettendo in risalto ancora di più l’importanza che il dedicatario sia un uomo come Giannotto Castiglione, e sottolineando nuovamente la necessità che gli uomini intelligenti, come già scriveva Christine de Pizan, sostengano le donne23: Nondimeno ho giudicato assai meglio e piuttosto voluto dedicarle a un mio carissimo e meritevole amico, e Signore, quale è la S.V degna di tale, e molto maggiore onore si per la nobiltà della sua antichissima famiglia […] si anco per le virtù vostre fra le quali infinitamente riluce questa nobilissima creanza, e modestia, la quale oltre che v’avete portata dalle fasce, vi sforzate anche di ridurla a perfezione del commercio che avete preso con la nobilissima nazione Spagnola. Perciò avendo V. S. con maturo giudizio elettosi la Spagna per istanza di molti anni, e di continuo viando con gentilissimi cavalieri e grandissimi servitori di donne, son certo che tutti i meriti e le eccellenze loro saranno abbracciati e graditi senza fine24. Domenichi chiama Giannotto «amico» come aveva fatto in precedenza con Betussi sottolineando la sua «creanza e modestia», qualità che sembrano essere in linea con questa nuova idea di costruire un tipo di mascolinità differente che non debba essere necessariamente associata a forza, coraggio e potere. Nel caso di Giannotto, noto per la sua carriera militare e le sue imprese belliche, questo accostamento appare ancora più rilevante. Altri due riferimenti alla vita di Giannotto risultano significativi: il lungo periodo che questi trascorse in Spagna, l’educazione che ricevette presso la corte di Filippo II e le frequentazioni con una determinata tipologia di uomini che si distinguono per caratteristiche ben precise come gentilezza, cavalleria ed essere ‘servitori delle donne’25. Nella sua dedica Domenichi sembra dunque suggerire come la formazione e l’educazione siano elementi determinanti nel definire il cammino che gli uomini decidono di intraprendere e la loro scelta tra misoginia e filoginia. Un altro aspetto su cui insiste è la necessità di una genealogia maschile e di come poter seguire o avere al fianco esempi virtuosi possa permettere di comprendere e difendere la causa delle donne. Nel caso di Giannotto la sua presenza in Spagna ed il contatto con altri letterati, gentiluomini e cavalieri potrebbe avergli permesso di trovare modelli positivi ai quali aspirarsi e poter entrare in contatto con nobildonne di corte. 23. Cfr. Caraffi, 1997. Già nel Dit de la Rose del 1402 Christine immaginava di creare un ordine cavalleresco denominato «Ordine della rosa» per riconoscere e visibilizzare quegli uomini che rispettavano le donne nelle relazioni di amor cortese. 24. Domenichi, Rime diverse di alcune nobilissime e virtuosissime donne..., pp. 4-5. 25. Si tratta di un concetto che rappresenta una costante nei vari autori della Querelle che riprendono il concetto stilnovistico della ‘servitù d’amore’ e lo declinano per sottolineare il loro appoggio e la devozione alla causa femminile. Si tratta di un tema che tra gli altri sviluppano autori come Guittone d’Arezzo e Faustino da Tredozio, su questo cfr. Cerrato, 2022.
GENTILUOMINI E CAVALIERI AL SERVIZIO DELLE DONNE. RIFLESSIONI 179 HIPOGRIFO, 11.2, 2023 (pp. 171-181) Alla dedica di Domenichi, si è detto, segue quella dell’editore Vincenzo Busdraghi diretta a Gerardo Spada. Con la sua dedica l’editore Busdraghi sembra voler seguire la linea tracciata da Gabriel Giolito de’ Ferrari e come lui dimostra di conoscere a fondo gli interessi e i gusti letterari della società del tempo, svolgendo quindi un ruolo di primo piano nell’ambito del dibattito della Querelle des Femmes26. Busdraghi nella sua lettera a Gerardo Spada celebra il «gentilhuomo lucchese» dal momento che rappresenta un modello di difensore delle donne che possa ispirare altri uomini e condividere e diffondere insieme l’opera e i testi delle autrici. Il nuovo volume de le Rime di diverse eccellenti Donne, da M. Lodovico Domenichi raccolte, quale ora per le mie stampe viene in luce (il mio M. Gherardo Magnifico) si per diverse onorate cagioni, come ancora per voi essere sempre stato sollecito e invitto difensore dell’eccellenza delle donne, a voi più ch’ogni altro si dovea […] e inanimare gl’altri che già sono incamminati alle virtuose azioni, a più caldamente accendersi, di quei desiderii che fanno altrui acquistare la perpetuità del nome27. Tarsi osserva che la dedica di Busdraghi si può collegare a quella di Domenichi dal momento che anche Spada come Giannotto è legato alla Spagna che da lì a poco avrebbe rappresentato come Vicerè di Sicilia e contemporaneamente a Lucca, città in cui il libro viene stampato, sottolineando perciò come le due dediche sono «coerentemente improntate a un comune sforzo di allargamento del potenziale pubblico dei lettori, ma contemporaneamente attente al contesto politico e sociale al quale appaiono ancorate»28. L’interesse propagandistico e quello di ampliare la cerchia di lettori rappresentano elementi importanti all’interno dell’operazione editoriale Domenichi-Busdraghi ma un altro elemento fondamentale sul quale le due dediche insistono è la scelta di Giannotto Castiglioni e Gerardo Spada come esempi e modelli da seguire e da involucrare alla causa. La considerazione di cui godono nell’ambito italiano e spagnolo e il loro vissuto li rende testimoni credibili di testi che hanno al centro la difesa delle donne e le loro produzioni letterarie, allontanando i sospetti di una dedica dettata solamente da interessi personali e facili convenienze. 26. Sullo stampatore Vincenzo Busdraghi si rimanda al volume Vincenzo Busdraghi (1524?-1561). Uno stampatore europeo a Lucca, a cura di Davide Martini, Tommaso Maria Rossi e Gaia Elisabetta Unfer Verre (2017). Per quanto riguarda il rapporto con Domenichi si vedano in particolare i contributi di Clara Stella, «La parola d’autrice tra propaganda e dissenso: alcuni appunti sulla questione politica nelle Rime diverse d’alcune nobilissime et virtuosissime donne» (pp. 42-53) e quello di Alessandro Tedesco, «La collaborazione di Lodovico Domenichi con Vincenzo Busdraghi» (pp. 54-62). 27. Domenichi, Rime diverse di alcune nobilissime e virtuosissime donne..., p. iiii. 28. Tarsi, 2017, p. 5.