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Colonizzazione cesariana, legislazione municipale e integrazione provinciale: la provincia hispania ulterior

Caballos Rufino, Antonio F.

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I CONVEGNI DELLA FONDAZIONE NICCOLÒ CANUSSIO 9 FONDAZIONE NICCOLÒ CANUSSIO CESARE: PRECURSORE O VISIONARIO? Atti del convegno internazionale Cividale del Friuli, 17-19 settembre 2009 a cura di GIANPAOLO URSO Edizioni ETS Fondazione Niccolò Canussio – via Niccolò Canussio, 4, 33043 Cividale del Friuli (UD) via Bernardino Luini, 12, 20123 Milano – www.fondazionecanussio.org © Copyright 2010 EDIZIONI ETS Piazza Carrara, 16-19, I-56126 Pisa [email protected] www.edizioniets.com Distribuzione PDE, Via Tevere 54, I-50019 Sesto Fiorentino [Firenze] Cesare: precursore o visionario?, Cividale del Friuli, 17-19 settembre 2009 / a cura di Gianpaolo Urso. – Pisa : Edizioni ETS, 2010 - 354 p. : 24 cm. – (I convegni della Fondazione Niccolò Canussio; 9) In testa al front.: Fondazione Niccolò Canussio ISBN 978-884672750-3 CDD 21 - 946 Cesare, Gaio Giulio – Congressi – Cividale del Friuli – 2009 I. Urso, Gianpaolo II. Fondazione Niccolò Canussio La presente pubblicazione è stata realizzata con il sostegno di Ministero dell’Università e della Ricerca SOMMARIO Introduzione di Giuseppe Zecchini 7 JEAN-LOUIS FERRARY, À propos des pouvoirs et des honneurs décernés à César entre 48 et 44 9 ANDREA GIARDINA, Cesare vs Silla 31 GIUSEPPE ZECCHINI,Augusto e l’eredità di Cesare 47 ANTONIO CABALLOS RUFINO,Colonizzazione cesariana, legislazione municipale e integrazione provinciale: la Provincia Hispania Ulterior 63 GIOVANNI BRIZZI, Eloquentia militarique re aut aequavit praestantissimorum gloriam aut excessit (Suet. Caes. 55). Cesare soldato: strategia e immagine 85 GIOVANNELLA CRESCI MARRONE,Geografia e geometrie della conquista cesariana in rebus e post res 105 MICHAEL SOMMER,Le ragioni della guerra: Roma, i Parti e l’ultimo imperativo di Cesare 123 KURT A. RAAFLAUB,Between Tradition and Innovation: Shifts in Caesar’s Political Propaganda and Self-Presentation 141 UWE WALTER,»Caesar macht Geschichte«. Memorialpolitik und Historiographie zwischen Konvention und Innovation 159 LUCIANO CANFORA, Cesare visto da Cicerone 175 WILLIAM W. BATSTONE, Caesar’s Republican Rhetoric and the Veils of Autocracy 181 GIOVANNA GARBARINO, Cesare e la cultura filosofica del suo tempo 207 MICHAEL VON ALBRECHT,Caesar und die Macht des Wortes 223 ALESSANDRO SCHIESARO, Cesare, la cultura di un dittatore 241 CHRISTOPHER SMITH, Caesar and the History of Early Rome 249 PIERRE GROS,La nouvelle Rome de César : réalité et utopie 265 SANTIAGO MONTERO,César y la sacralidad de las aguas 285 MARTIN JEHNE, Erfahrungsraum und Erwartungshorizont bei Julius Caesar 311 JEAN-MICHEL RODDAZ,Jules César dans la tradition historique française des XIXe et XXe siècles 333 6 * Traduzione di Stefania Dessanti. Questo articolo corrisponde al Progetto “Generación de elites y vertebración provincial: la Bética romana” (HAR2008-04820-C04-01; VI Plan Nacional de Investigación Científica, Desarrollo e Innovación Tecnológica, Ministerio de Ciencia e Innovación, España). 1A. CABALLOS RUFINO et al., El nuevo bronce de Osuna y la política colonizadora romana, Sevilla 2006. COLONIZZAZIONE CESARIANA, LEGISLAZIONE MUNICIPALE E INTEGRAZIONE PROVINCIALE: LA PROVINCIA HISPANIA ULTERIOR ANTONIO CABALLOS RUFINO L’Hispania costituì un imprescindibile e fruttuosissimo campo di sperimentazione nel processo della colonizzazione tardo-repubblicana e alto-im- periale, fenomeno che si distingue tanto per le sue dimensioni quanto per la sua portata storica, sfociando in un grandioso processo di integrazione con Roma. Nella conoscenza di tale processo la storiografia ha compiuto sostanziali progressi negli ultimi tempi, dovuti tanto all’ampio rinnovamento documentale, quanto ad un aggiornamento dei criteri interpretativi. In accordo con questi, se da un lato oggi si intende il processo colonizzatore come più complesso e di più dilatata esecuzione di quanto abitualmente si supponeva, dall’altro si parte da una migliore conoscenza del senso e della funzionalità della normativa giuridica concomitante con la colonizzazione. Il ritrovamento di nuovi bronzi della Lex coloniae Genetivae Iuliae, paradigma legale delle fondazioni coloniali cesariane, e le implicazioni del loro studio1giustificano che mi attenga in questa occasione ai territori dell’Hispania Ulterior, scenario del Bellum Hispaniense dove, dopo la vittoria di Cesare, questi poté disegnare senza restrizioni né limitazioni un grandioso progetto colonizzatore. Precedenti Come riferimento per la politica colonizzatrice che applicarono in maniera estesa, approfittando delle circostanze e delle necessità della guerra civile, sia Cesare che, sulla sua scia, i triumviri e poi lo stesso Augusto, deve essere preso in considerazione, quale precedente operativo, il cambiamento di atteggiamento e la nuova finalità che vi aggiunse Silla, quando fece ricorso alla 64 Antonio Caballos Rufino 2F. WULFF ALONSO, Roma e Italia de la Guerra Social a la retirada de Sila (90-79 a.C.), Bruxelles 2002, 120 sgg.; 260 sgg. (specialmente 273 sgg.). 3E. GARCÍA FERNÁNDEZ, Reflexiones sobre la latinización de Hispania en época republicana, in J. ANDREU - J. CABRERO - I. RODÁ, Hispaniae. Las provincias hispanas en el mundo romano, Barcelona 2009, 385. 4J.M. ABASCAL, La fecha de la promoción colonial de Carthago Nova y sus repercusiones edilicias, “Mastia” 1 (2002), 21-44. 5È di nuovo la numismatica che si rivela non solo come guida imprescindibile nell’osservazione delle trasformazioni istituzionali, bensì come l’unica fonte che permette di riconoscere l’attribuzione della categoria coloniale alla città, un dato che né la letteratura, né le fonti epigrafiche ci avevano trasmesso. Una citazione di Cicerone (Pro Balbo 51) consente di sapere che nell’anno 56 a.C. Saguntum era ancora una città federata, mentre nel 4/3 a.C. viene citata come municipium civium Romanorum (CIL II2/14, 305, secondo la datazione proposta da G. Alföldy, ad loc.; dato corroborato per un periodo successivo da Plinio Nat. hist. 3,20, che menziona Sagunto come oppidum civium Romanorum, e da altri riferimenti epigrafici raccolti dallo stesso Alföldy in CIL II2/ 14, 305; 353). Contemporaneamente la numismatica annovera tre serie monetali di aediles coloniae, il che permette di attestare l’acquisizione dello statuto di colonia, naturalmente latina, in data non documentata, ma che, seguendo il riferimento proposto per Carthago Nova da ABASCAL (La fecha..., 21-44), P.P. RIPOLLÈS e J. VELAZA (Saguntum, colonia latina, “ZPE” 141, 2002, 288 sgg.) suggeriscono di attribuirla ugualmente a Pompeo. colonizzazione a beneficio della sua fazione politica, insediando i suoi soldati in colonie come formula di punizione per l’opposizione2. Il precedente di Silla mostrava il modo di servirsi della colonizzazione e dell’estensione della cittadinanza come strumenti politici, messi così al servizio degli interessi rivoluzionari. Più immediato interesse, però, verso il caso ispanico come precedente per la politica cesariana riveste l’azione colonizzatrice di Pompeo, che fino ad ora era passata in gran misura inavvertita e che, invece, dovette aver svol- to un ruolo significativo nell’atteggiamento pro-pompeiano di ampi settori della provincia Ulterior nel Bellum Hispaniense. Scarseggiano fonti che ci permettano di documentare la possibilità di far risalire gli inizi delle concessioni dello statuto latino da parte di Pompeo in Hispania, seguendo il modello della Transpadana, già alla fine del 72 e inizi del 71, dopo la conclusione della guerra sertoriana, come propone Estela García Fernández3. Al contrario, maggior base documentale, in funzione dello studio delle serie monetali e dell’epigrafia, trova la proposta che Carthago Nova ricevesse lo statuto coloniale almeno nel 54 a.C., e non si può scartare una data addirittura anteriore, per cui acquista verosimiglianza l’attribuzione al governo di Pompeo dal 554. Lo stesso possiamo dire del caso di Saguntum, il cui statuto coloniale poté facilmente essere stato concesso anch’esso da Pompeo, al quale la città era vincolata in modo particolare, sempre intorno al 54 a.C.5Allo stesso modo, come congettura, l’azione di Pompeo potrebbe aver fornito teoricamente un possibile contesto ambientale ed un’adeguata circostanza storica per un ipotetico stanziamento colo- Colonizzazione cesariana, legislazione municipale e integrazione provinciale 65 6Bell. Alex. 52,2-4, dove sono citati gli Italicensi che congiurarono contro Q. Cassio Longino. I loro nomi, citati in ordine alfabetico, sono: Annius Scapula,Calpurnius Salvianus,L. Laterensis,L. Licinius Squillus,Manilius Tusculus,L. Mercello,Minucius Silo (cliens L. Racili), L. Munatius Flaccus,L. Racilius,Q. Sestius e T. Vasius. A seguito di quelle confuse circostanze Titus Torius, anch’egli italicense, legato delle legioni II e Vernacula nel 48, fu nominato dux delle truppe anticesariane. Più tardi, nell’anno 46 e nell’ambito già dell’ultimo episodio della guerra civile, Cn. Pompeo inviò lo stesso Lucio Munazio Flacco alla città di Ategua (Teba la Vieja, Castro del Río, Cordova), messa sotto assedio da Cesare. Si veda A. CABALLOS RUFINO, Itálica y los italicenses. Aproximación a su historia, Sevilla 1994, 44 sgg. 7Svetonio Div. Iul. 20,1: ...lege autem agraria promulgata obnuntiantem collegam [M. Calpurnio Bibulo] armis foro expulit... 8Normativa a cui si possono riferire Cicerone (Phil. 5,53), che cita una Lex Iulia anteriore al consolato di C. Vibius Pansa e A. Hirtius (43 a.C.), e lo stesso Svetonio (Div. Iul. 81,1) quando, narrando i prodigi che annunciarono l’assassinio di Cesare, cita i coloni che avevano ricevuto terre a Capua in virtù di una legge Giulia; costituiscono tuttavia il riferimento più diretto al contenuto della Lex Iulia agraria i tre capitoli di una Lex Mamilia Roscia Peducaea Alliena Fabia, trasmessi dai gromatici (K. LACHMANN, Gromatici Veteres. Die Schriften der römischen Feldmesser, I, Berlin 1848, 263). niale di carattere latino anche in Italica, il che spiegherebbe l’atteggiamento pro-pompeiano della sua cittadinanza, almeno fino ad uno stato avanzato della guerra nell’Ulterior6. Fondamento di tale decisione potrebbe essere stato in questo ipotetico caso il controllo degli sfruttamenti argentiferi della Sierra Morena, ruolo che prima era stato ricoperto da Carthago Nova per quelli dell’estremo sud-est della Penisola Iberica. Insieme a questi due precedenti, deve anche essere presa in considerazione come base dell’azione colonizzatrice di Cesare nell’Ulterior la sua personale esperienza nell’esercizio di funzioni amministrative in questa provincia: la questura sotto il mandato di C. Antistius Vetus nel 69 e, soprattutto, la pretura provinciale nel 61, occasione questa in cui, insieme ad un’azione di carattere prioritariamente bellico, avrebbe dovuto mettere a punto azioni clientelari nei confronti dei provinciali e anche adottare misure di municipalizzazione. Poco dopo, durante il suo consolato nell’anno 59, ebbe luogo un intervento diretto di Cesare nell’ambito della politica colonizzatrice. La letteratura raccoglie riferimenti diretti a una legge agraria promulgata allora da Cesare7, che si proponeva l’obiettivo di risolvere il problema causato dal rifiuto del Senato di ratificare le concessioni di terre fatte da Pompeo ai soldati al ritorno trionfale dall’Oriente nell’anno 628. Furono tuttavia le due campagne della guerra civile in Hispania, e specialmente la seconda, a giustificare la politica colonizzatrice su larga scala approntata da Cesare nella provincia. La prima tappa si concluse nel 49 con la defezione dell’Ulterior dal partito pompeiano e la sua adesione, di cui Varrone fu protagonista, alla causa cesariana, il che sfociò nella concessione dello statuto municipale, documentato almeno nel caso di Gades. Il discorso 66 Antonio Caballos Rufino 9Come riportato, p.e., in H. BÖGLI, Studien zu den Koloniegründungen Caesars, Murten 1966, 13. Si veda da ultimo J.-M. RODDAZ, L’empreinte de César sur la Péninsule Ibérique, in G. URSO (ed.), L’Ultimo Cesare. Scritti, riforme, progetti, poteri, congiure. Atti del convegno internazionale, Cividale del Friuli, 16-18 settembre 1999, Roma 2000, 267 sg. Chic lo esprime perentoriamente, riferendosi in concreto alla perdita della titolarità sulla terra: “lo stanziamento dei romani significò un autentico disastro per gli abitanti della regione, che si videro privati di una buona parte del loro territorio, senza dubbio la migliore” (G. CHIC GARCÍA, Una visión de Urso a través de las fuentes literarias antiguas, in F. CHAVES TRISTÁN, ed., Urso a la búsqueda de su pasado, Osuna 2002, 200). 10 Bell. Hisp. 42. 11 L’ira cesariana in Cicerone Phil. 8,19. Cassio Dione 42,51,2 cita confische di terre appartenenti a membri del partito pompeiano. di Cesare nell’assemblea che ebbe luogo a Corduba prima di rientrare a Roma lasciando il comando della provincia a Q. Cassio Longino, rivela una situazione di ottimismo apparente, che si sarebbe immediatamente trasformata in un miraggio. Il successivo sollevamento dei provinciali, manifestato nella rivolta contro Cassio, l’arrivo dei figli di Pompeo e la crudelissima guerra scatenatasi immediatamente, avrebbero rappresentato una delle esperienze più amare per Cesare, che a Munda dovette lottare per la propria vita. La profondissima delusione cesariana davanti alle vane aspettative che sembravano aprirglisi nel 49 traspare nel durissimo discorso con cui si conclude all’improvviso quanto conservato del Bellum Hispaniense. Obiettivi della colonizzazione cesariana L’obiettivo principale che si propose Cesare con il suo programma di insediamenti coloniali nell’Ulterior fu, da un lato, rafforzare militarmente la sua fazione nella provincia, con il fine di ridurre al minimo la possibilità di un nuovo sollevamento dei pompeiani. Dall’altro, per l’insieme degli abitanti preesistenti delle future sedi coloniali, specialmente se contempliamo i settori rappresentativi della popolazione precedente alla guerra civile9, l’instaurazione di una colonia era l’espressione di una penalizzazione coerente con una gestione politica di Cesare priva di qualunque ambiguità, così come detto con dure parole nell’assemblea tenuta a Hispalis dopo la sconfitta dei pompeiani a Munda10. La giustificazione era di carattere militare e politico, niente che in linea di principio avesse a che vedere con motivazioni etniche, e a tale riguardo l’atteggiamento di Cesare era, come abbiamo appena visto, sempre lo stesso: premiare i fedeli con generosità, punire implacabilmente gli oppositori11. Dopo la guerra civile uno stanziamento coloniale deciso come misura pu- Colonizzazione cesariana, legislazione municipale e integrazione provinciale 73 no il giorno di partenza e di arrivo, e non solo l’intervallo che intercorre tra i due), Cesare dovette lasciare la Penisola nel corso del mese di luglio, probabilmente nella seconda metà. 34 La storiografia le descrive di solito in modo molto succinto, quasi parafrasando le fonti, soprattutto Cassio Dione e lo stesso Bellum Hispaniense. 35 In concreto LCGI 104, riferendosi specificatamente alle assegnazioni territoriali, indica che lo iussum cesariano fu seguito da una lex approvata da Antonio e dai senatusconsulta e plebisciti che deliberarono al riguardo, mentre LCGI 66 (...C(aius) Caesar quive iussu eius coloniam deduxerit...) e l’esordio di quanto è conservato di LCGI 106 (Quicumque c(olonus) c(oloniae) G(enetivae) erit, quae iussu C(ai) Caesaris dict(atoris) ded(ucta) est), ci permettono di affermare che Cesare fu il deductor nominale, giacché anche mediante un suo iussum si iniziò la pratica della deductio, anche se non possiamo inferire fino a che punto si era concretizzato al momento della sua morte questo processo di deduzione. Munda in cui Cesare rimase ancora nella provincia gli avrebbero permesso di farsi un’idea adeguata della nuova situazione, prendendo già alcune misure34 e ponendo le basi di quelle che avrebbe adottato in seguito, una volta rientra- to a Roma. Il deduttore coloniale Sono due i compiti che si enumerano e distinguono nel testo di Osuna, paradigma legale delle fondazioni coloniali cesariane, relativi al lungo e complesso processo di creazione di una colonia a Urso. Nel capitolo 97 della Lex coloniae Genetivae Iuliae si parla in primo luogo della datio,atsignatio, iudicatio di terre, che si basano giuridicamente su una Lex Iulia, e poi della deductio, procedimento in cui era inglobata la fondazione dell’insediamento coloniale propriamente detto. Il progetto, tanto ciò che si riferisce alle assegnazioni agrarie, quanto l’elezione del deductor e l’ordine che venisse eseguita questa deduzione, partirono in origine da Cesare. Con ciò sarebbe inizia- to un elaborato processo, per il quale sarebbe stato necessario coinvolgere molta capacità organizzativa e molte energie e consensi. Nella colonia Genetiva Iulia le due operazioni della adsignatio agrorum e della deductio coloniae si eseguirono grazie ad un iussum di Cesare, dal quale partì la decisione e che dispose delle prerogative per fondare una colonia a Urso. È per ciò che, equamente, la colonia portò il nome di questi – colonia Iulia –, sebbene il suo assassinio gli avrebbe impedito di vedere terminato il lavoro35. Non risulta tuttavia in nessun modo plausibile che la totalità delle fasi del complesso processo delle fondazioni coloniali decise nell’Ulterior, con tutto quello che ciò comportava, possa essere stata eseguita integralmente da Giulio Cesare prima della sua morte, né, evidentemente, ancor meno prima del suo ritorno a Roma dopo il Bellum Hispaniense. Concretamente, trattando di nuovo il caso meglio documentato, quello della colonia Genetiva Iulia dedotta ad Urso: 74 Antonio Caballos Rufino 36 L’assedio di cui fu cinta Urso da parte di Fabio Massimo si sarebbe concluso con una resa dopo il venti circa del mese di aprile. Cfr. M. FERREIRO, Cronología de la campaña de Munda, in Homenaje al Profesor Presedo, Sevilla 1994, 450. Questo stesso autore, nella sua opera César en España, tesi di dottorato inedita, Sevilla 1986, 778 n. 69 (edizione microfilmata, Cádiz 1988), la colloca più precisamente il 22 o 23 aprile. 37 Buona prova della grandiosità del processo è che, nonostante fosse stato fatto tanto in così poco tempo, alla morte del dittatore erano ancora accampati a Roma molti soldati cesariani in attesa della distribuzione di terre (Appiano, Bell. civ. 2,120). 1. Dalla fine della campagna militare, che non terminò a Munda il 15 marzo del 45, posto che ancora bisognava almeno conquistare Urso36, fino al ritorno di Cesare a Roma la seconda metà di luglio del 45 non c’è margine di tempo per ultimare tutte le operazioni necessarie. 2. Sebbene, almeno nel caso della colonia Genetiva Iulia, per costituire il corpo dei dedotti ci si fosse rivolti al proletariato urbano, è pur vero che nei contingenti che formarono in un primo momento le colonie verosimilmente dovettero essere stati inclusi anche veterani. Per tale deduzione non si sarebbe potuto far ricorso a quelle truppe mobilitate in Hispania ancora imprescindibili nella provincia ed integrate in legioni che in nessun modo si potevano sciogliere a quel tempo; invece, dal canto loro, i veterani in congedo avrebbero costituito, a tali scopi, un contingente troppo ridotto. 3. Inoltre, come è documentato nel caso della colonia Genetiva Iulia, ma si può pensare per altri luoghi, se la colonia fosse stata già fondata e composta da leali cesariani, non sarebbe poi passata tanto facilmente nelle mani di Sesto Pompeo. 4. Inoltre le fonti dell’epoca ci parlano per quel periodo ancora solo di Urso, da cui dobbiamo dedurre il mantenimento del suo statuto peregrino. Per organizzare e supervisionare le operazioni di ogni genere da realizzare sia nella distribuzione delle terre, sia nel reclutamento e nell’organizzazione dei nuovi corpi di cittadini, tradizionalmente erano costituite commissio- ni composte da commissari nominati a tale fine. Tuttavia, Cesare preferì l’espediente di nominare individualmente per questo obiettivo una serie di prefetti e altri ufficiali, includendo promagistrati, che avrebbe investito di imperium limitato all’ambito e ai compiti da eseguire. Controllato il potere politico, era questa una formula più operativa e pratica, dato che permetteva allo stesso tempo di controllare e seguire il processo meglio che col vecchio sistema delle commissioni senatoriali, poco agile data l’entità del lavoro37. Caio Asinio Pollione era stato lasciato al comando della provincia da Cesare. Quando quest’ultimo lasciò l’Hispania, l’Ulterior tuttavia entrò di nuo- Colonizzazione cesariana, legislazione municipale e integrazione provinciale 75 38 Ravvivate dalle rappresaglie e punizioni di Cesare dopo Munda. Questa fedeltà al partito pompeiano si manifestò nella Pietas rappresentata nelle coniazioni (R. SUTHERLAND, The Roman republican Coinage, 174). 39 Appiano, Bell. civ. 4,348. 40 Appiano, Bell. civ. 4,349-350; Cassio Dione 45,10,2. Sulla situazione dell’Ulterior dalla partenza di Cesare e fino al consolidamento di Caio Giulio Cesare Ottaviano v. M. HADAS, Sextus Pompey, New York 1930 (ristampa 1966); E. GABBA, Aspetti della lotta in Spagna di Sesto Pompeo, in Legio VII Gemina, León 1970, 131-155; ID., Riflessioni sulla lex coloniae Genetivae Iuliae, in J. GONZÁLEZ - J. ARCE (edd.), Estudios sobre la Tabula Siarensis, Madrid 1988, 157-188; CABALLOS, La Revolución..., 149-157; CABALLOS RUFINO et al., El nuevo..., 321 sgg.; così come la più recente opera di L. AMELA VALVERDE, Hispania y el segundo triunvirato (44-30 a. C.), Madrid 2009. 41 Appiano, Bell. civ. 2,120: “Inoltre, la massa dei veterani, che non più, come prima, ritornavano ciascuno alla propria patria perché temevano a volte di non aver combattuto guerre giuste, ma che tutti insieme andavano in colonie illegali, poste su terre e case altrui, stazionava in quel momento in gruppi nei templi e nei recinti sacri sotto un solo vessillo e agli ordini di un capo della colonia: ormai avevano venduto quel che possedevano perché erano sul punto di partire, ed erano disponibili per qualunque azione per la quale fossero pagati” (trad. E. Gabba - D. Magnino, Torino 2001). 42 Appiano, Bell. civ. 2,135. vo in un periodo straordinariamente convulso. Pertanto il compito assegna- to al nuovo governatore non sarebbe stato affatto facile. La vittoria di Cesare a Munda significò la sconfitta dei pompeiani, ma non il loro totale annichilimento in una provincia che aveva dato tante prove di fedeltà alla loro causa38. Cosicché, quando Cesare tornò a Roma dopo la campagna militare, immediatamente si riaccesero le ostilità in Hispania. Ciò che all’inizio fu solo una resistenza silenziosa, si trasformò progressivamente in un conflitto aperto, attuato mediante la tattica della guerriglia39 e comandato da Sesto Pompeo, il quale, dal suo rifugio nel nord-ovest, era giunto nell’Ulterior alla fine del 45 per porsi a capo della rivolta40. La morte di Cesare interruppe il processo, già iniziato, di deduzione di molte comunità, fra le quali quella della colonia Genetiva Iulia. Appiano41 descrive dettagliatamente la situazione: i soldati che a Roma aspettavano di essere condotti nelle colonie a cui erano destinati si installarono nei templi, sotto uno stendardo e sotto il comando di chi era stato designato per eseguire il trasferimento. Tutti questi responsabili ricorsero al Senato sollecitando conferma delle istruzioni ricevute da Cesare. In risposta, Marco Antonio, concluso il discorso che tenne in Senato, emise un decreto con cui si ratificavano tutti gli atti di Cesare ed un altro con cui certificava la legalità sia delle colonie ascritte, ma non ancora dedotte, sia di quelle la cui deduzione era già avviata42. Dietro tutti gli interventi colonizzatori nell’Ulterior, una volta morto Cesare, doveva apparire un responsabile ultimo con esperienza e capacità politica e giuridica che controllasse e coordinasse quegli sforzi. Finora nemmeno la più documentata delle fondazioni coloniali, quella della colonia Gene- 76 Antonio Caballos Rufino 43 Anche successivamente, come ben attestano documenti dell’epoca di Augusto, era il governatore provinciale colui che riceveva per delega imperiale l’incarico di realizzare le fondazioni coloniali. Non sembra motivo sufficiente per assegnare il suo nome alla seconda delle curie cittadine il mero fat- to che si trattasse del governatore provinciale, senza che questi fosse intervenuto direttamente e intensamente nel processo di fondazione. 44 L’identità tra governatore provinciale e deductor coloniae è documentata per le colonie cesariane già in precedenza (45 a.C.), nel caso, p.e., della colonia Iulia Felix Sinope, nelle cui emissioni della fondazione appare come tale il proconsole P. Sulpicius Rufus (M. GRANT, From Imperium to Auctoritas. A Historical Study of Aes Coinage in the Roman Empire 49 B.C.-A.D. 14, Cambridge 1946, 251 sgg.). tiva Iulia, ci aveva apportato alcun dato sull’identità del concreto fondatore della colonia. Tuttavia il capitolo XV della nuova tavola della legge, scoperta da pochissimo, ci consegna ora una preziosa informazione al riguardo. Nell’enumerare le curie della città si cita al secondo posto, subito dopo la curia Iulia, la curia Asinia. L’ordine non è una questione insignificante: dopo il nome che fa riferimento al dittatore defunto, a cui si dovette l’iniziativa dello stanziamento coloniale, appare perfettamente ammissibile aspettarci quello del suo fondatore effettivo43, soprattutto se si tratta del governatore dell’Ulterior immediatamente prima e dopo la morte di Cesare e se disponiamo del parallelo con la colonia Victrix Iulia Celsa: titolo che questa città ricevette solamente in epoca augustea, giacché il suo nome ufficiale al momento della fondazione era stato quello di colonia Victrix Iulia Lepida, nome che allude, in primo luogo al promotore, poi all’artefice della deduzione effettiva e a quel tempo precisamente governatore della provincia Citerior44. Possiamo immaginare una dinamica simile per il caso della colonia Genetiva Iulia: è il nome di Cesare, a cui si deve in ultima analisi la fondazione di una colonia a Urso, quello attribuito alla prima delle sue curie. Segue la seconda in onore del governatore che Cesare aveva lasciato come suo rappresentante, anche, certamente, per le questioni relative alla sua politica coloniale, e la cui lealtà nel seguire le sue direttive era fuor di dubbio. Una Lex Antonia confermava la volontà di Cesare di concludere la fondazione coloniale e tutti i complessi – e talvolta molto dilatati – processi che questa richiedeva: chi più adatto di un leale cesariano, un uomo di Antonio come il suo fedele Asinio Pollione, che in tante occasioni dovette agire come suo luogotenente – anche in altri processi agrari –, ad assumere la responsabilità effettiva della colonia Genetiva Iulia? La complessità della fondazione coloniale Il capitolo 97 della Lex coloniae Genetivae Iuliae si riferisce a due compiti da eseguire relativamente alla fondazione della colonia: la curatela a(gris) Colonizzazione cesariana, legislazione municipale e integrazione provinciale 77 45 LCGI 66; 106. BRUNT, Italian..., 236; 258; 585 sgg.; 590; M.A. MARÍN, Emigración, colonización y municipalización en la Hispania Republicana, Granada 1988, 211 sgg. 46 LCGI 104. 47 LCGI 66: quos pontifices quosque augures C. Caesar quive iussu eius coloniam deduxerit fecerit...; LCGI 125: ...qui tum decurio c(oloniae) G(enetivae) erit quive tum magistratus imperium potestatemve colonor(um) suffragio geret iussu{q}ue C(ai) Caesaris dict(atoris) co(n)s(ulis) prove consule habebit quive pro quo imperio potestateve tum in col(onia) Gen(etiva) erit... 48 Cassio Dione 43,39,5. Cfr.HENDERSON, Iulius..., 1-13; MARÍN, Emigración..., 200 sgg. d(andis) a(dsignandis) i(udicandis) ex lege Iulia e la deductio dei coloni. Non troviamo nessun impedimento legale nell’attribuire a una sola persona la responsabilità ultima dei concreti interventi che, nelle previsioni legali, così come sarebbero stati mimeticamente espressi nelle tavole di bronzo a noi giunte, appaiono formalmente separati. Comunque sia, sembra pienamente appropriato ritenere Asinio Pollione responsabile ultimo della fondazione effettiva della colonia. I bronzi di Osuna ci offrono un’informazione preziosa sugli strumenti legali della fondazione coloniale. Il processo di fondazione della colonia (immunis) Genetiva Iulia fu intrapreso per mandato del dittatore Cesare e realizzato attenendosi alle sue istruzioni, in accordo con quanto prescritto nella stessa legge45. Anche questo testo, nel trattare il tema della delimitazione dei territori coloniali, si riferisce nuovamente alle terre distribuite – ager datus atsignatus – ricordando che la procedura fu eseguita iussu C. Caesaris dict(atoris) imp(eratoris) et Lege Antonia et senat(us)que c(onsultis) pl(ebis)que sc(itis)46. Si è supposto che questa Lex Antonia, con cui si posero le basi giuridiche dell’assegnazione territoriale, sia stata promulgata immediatamente dopo la morte di Giulio Cesare e prima dell’apoteosi di questi, che ebbe luogo alla fine del 43 o inizi del 42 a.C., dato che il dittatore non è menzionato come divus né in LCGI 66, né in LCGI 12547. La legge della colonia Genetiva Iulia conterrebbe disposizioni specifiche delineate dallo stesso Giulio Cesare che alla sua morte assunsero forma di bozza e volontà testamentaria. Questi provvedimenti si aggiungerebbero a quelli presi immediatamente dopo il suo assassinio e sarebbero consolidati legalmente dall’adeguamento alle precedenti promulgazioni legali concomitanti fino a dar forma di centone al testo che conosciamo. Una decisione così significativa nella politica di ricompense dopo la guerra, come l’assegnazione di terre, che faceva parte del progetto centrale dell’azione di Cesare nella provincia48, avrebbe dovuto essere formulata abbastanza esplicitamente dallo stesso dittatore nella bozza del progetto. Tuttavia, la scomparsa di questi lasciò l’attuazione delle sue intenzioni in nuce ed un altro dovette assumersi il compito di realizzarle. Per fare ciò sarebbe stato necessario un supporto legale. Possiamo in questo senso rifarci alla Lex Antonia de actis Caesaris 78 Antonio Caballos Rufino 49 Cicerone, Phil. 5,4,10: ...si quam legem de actis Caesaris confirmandis deve dictatura in perpetuum tollenda deve coloniis in agros deducendis tulisse M. Antonius dicitur, easdem leges de integro ut populum teneant salvis auspiciis ferri placet... Secondo A. d’Ors, “la legge Antonia a cui si allude in Urs. 104 sarebbe stata una legge ratificatrice dei progetti cesariani rispetto all’organizzazione municipale; questa Lex Antonia de actis Caesaris confirmandis (von Premerstein) sarebbe del 3 giugno dell’anno 44 a.C.” (A. D’ORS, Epigrafía jurídica de la España Romana, Madrid 1953, 160). 50 Cicerone, ibid.; Phil. 5,3,11-5,4,1: ...deinde milites veteranos qui, cum ab Antonio in colonias essent deducti, illius beneficio libertatem populi Romani anteposuerunt... 51 Nel punto della legge in cui si menziona sarebbe stata una ridondanza inutile qualunque ulteriore precisazione al riguardo. Ad essa si riferiva anche, per esempio, E. GABBA, Riflessioni sulla Lex coloniae Genetivae Iuliae, in J. GONZÁLEZ - J. ARCE (edd.), Estudios sobre la Tabula Siarensis, Madrid 1988, 165. 52 Cicerone, Phil. 13,31: ...veteranorum colonias deductas lege senatus consulto sustulistis... 53 In questo senso cfr. quanto disposto in LCGI 97. 54 Cfr. il molto illuminante lavoro di J.F. RODRÍGUEZ NEILA, Sobre la ‘fase constituyente’ de las entidades municipales romanas (con particular referencia a la Bética), in J. MANGAS - J. ALVAR (edd.), Homenaje a José Mª Blázquez V. Hispania Romana II, Madrid 1998, 309-329. confirmandis, legge rogata nel 44 dal console Marco Antonio e che conferma le decisioni prese da Giulio Cesare49. Bisogna prendere in considerazione che Cicerone si riferisce anche ad una Lex Antonia de coloniis in agros deducendis eseguita in modo simile nell’aprile dello stesso anno da Marco Antonio50, con la quale venne insediata una nuova colonia a Casilinum. Non si può escludere che in quello stesso ambito normativo fosse integrata una decisione legale specifica per concludere l’interrotto processo di deduzione della colonia Genetiva Iulia, non riportata esplicitamente dalla documentazione letteraria e alla quale si riferisce la stessa legge coloniale51. Giuridicamente a quella legge fece seguito un senatoconsulto ratificato poi plebiscitariamente52, con il quale si dava copertura legale alle fondazioni realizzate iussu Caesaris tra la sua morte e la fine del 43, così come si puntualizzavano azioni future. È ovvio che la fondazione di una colonia era una decisione impegnativa e rischiosa per Roma. Era di interesse vitale per lo Stato preservare nelle sue colonie l’immagine, il modello ideologico e gli obiettivi romani, e risultavano critici i primi passi di queste nuove comunità. Le sfide e, di conseguenza, i rischi di fallimento rappresentavano una continua minaccia. Ciò esigeva un permanente interventismo, esercitato dal deductor o fondatore effettivo, dotato di poteri discrezionali e la cui elezione non era affatto una questione futile per lo Stato romano. Numerose testimonianze ci documentano come si instaurava una sorta di dipendenza clientelare tra il fondatore e i suoi eredi da una parte e gli abitanti della colonia dall’altra, che abitualmente era solita esprimersi nella proclamazione di quelli a patroni53. Oltre al processo rituale della fondazione, come direttore di quella che è stata definita “fase costituente” della colonia54, i compiti prioritari che dovettero essere stati subor- Colonizzazione cesariana, legislazione municipale e integrazione provinciale 79 55 Dig. 50,16,239,5: decuriones quidam dictos aiunt ex eo, quod initio, quum coloniae deducerentur, decima pars eorum, qui ducerentur, consilii publici gratia conscribi solita sit. Si veda U. LAFFI, I Senati locali nello Stato municipale e nel I sec. d.C., in Il Senato nella Historia. Il Senato nell’Età romana, Roma 1998, 377-398, spec. 381 (traduzione spagnola: Los senados locales en el estado municipal y en el siglo I d.C., in E. GABBA - U. LAFFI, Sociedad y política en la Roma republicana (siglos III-I a.C.), Roma 2000, 117-134, spec. 120). Sull’elogio di Brindisi, tributato da questa città al suo fondatore, proclamato patrono, si veda E. GABBA, L’elogio di Brindisi, “Athenaeum” n.s. 36 (1958), 90-105. 56 J.F. RODRÍGUEZ NEILA, Algunas cuestiones en torno a la censura municipal romana, “Gerión” 4 (1986), 61-99. La Tabula Heracleensis contiene dalla riga 142 alla 156 le norme prescritte, inclusi i tempi di esecuzione, per il trasferimento dell’informazione dall’albo locale agli archivi centrali del censo a Roma. dinati all’autorità di Asinio Pollione, il quale disponeva del controllo sulla nomina di magistrati e decurioni55, sarebbero stati tra gli altri l’elaborazione del censo e la redazione del corrispondente albo coloniale56, così come, seguendo la tradizione segnata dalla legislazione romana, la compilazione dello statuto normativo che avrebbe retto la vita amministrativa della comunità. Ribadendo ciò che ho sostenuto nel corso di questo testo, è necessario analizzare il fenomeno degli stanziamenti coloniali come un’operazione elaborata, compiuta non puntualmente e in un solo atto, bensì durante un cer- to periodo di tempo e attraverso l’avvicendarsi di molteplici azioni differenti. Ci interessano i precedenti e i modelli messi in pratica, ma dobbiamo anche distinguere i progetti dal processo di concreta esecuzione. E a questo proposito si deve studiare la responsabilità nella realizzazione di ognuna delle azioni intorno al processo di fondazione coloniale, così come, in funzione delle circostanze storiche, le motivazioni, giustificazioni e obiettivi di ciascuna di esse. Riguardo a quello che era il dilemma tradizionale, l’attribuzione a Cesare o ad Augusto, in molti casi le circostanze furono più complesse, poiché si sommavano all’iniziativa di Giulio Cesare le azioni iniziali dei suoi legatari, poi gli interventi di Antonio, Lepido e Caio Giulio Cesare Ottaviano, per aver luogo più avanti, quando a quest’ultimo era già stato conferito il titolo di Augusto, un processo di ampia riorganizzazione e sistematizzazione che culminò con un definitivo cambiamento del panorama dell’Ulterior. Riprendendo gli avvenimenti storici, il conflitto tra Asinio Pollione e Sesto Pompeo si mitigò solamente con la morte di Cesare e grazie all’intermediazione di Lepido. Mentre Pompeo fu richiamato a Roma alla fine dell’estate del 43, Asinio Pollione si fermò ancora nell’Ulterior per il resto di quell’anno e parte del 42, periodo in cui dovette essersi concluso definitivamente il processo di deduzione della colonia Genetiva Iulia. In seguito, la provincia fu controllata, nell’ordine, prima da Lepido, che nella suddivisione triumvirale del 43 aveva ottenuto le due Hispaniae e la Narbonese; poi da 80 Antonio Caballos Rufino 57 Caio Giulio Cesare Ottaviano inviò come legati in Hispania, per primo, nel 41, C. Albio Carina – che giungeva così per la seconda volta nella Penisola –, poi, nel 40, dopo la guerra di Perugia, Lucio Antonio, agendo con l’intermediazione dei suoi legati Sesto Peduceo e Lucio Cornelio Balbo. 58 Caio Giulio Cesare Ottaviano delegò successivamente Gneo Domizio Calvino (39-37), Caio Norbano Flacco (36-35), Lucio Marcio Filippo (34) e Appio Claudio Pulcro (33). Ottaviano, il quale, dopo Filippi, aveva strappato l’Hispania a Lepido57; e rimase nelle mani di Ottaviano nella contesa con Marco Antonio58. Sarebbe spettato ad Augusto concludere l’opera colonizzatrice, ma per farlo dovette attendere fino alla fine della guerra civile e fino al momento in cui prese completamente in mano la situazione, quando un programma di colonizzazione su larga scala divenne un’esigenza a causa delle massive smobilitazioni. La Lex coloniae Genetivae Iuliae Il periodo che intercorre tra la fondazione della colonia e la promulgazione, con Augusto, della definitiva legge regolatrice dell’amministrazione coloniale, che tradizionalmente conosciamo come Lex coloniae Genetivae Iuliae e di cui fa parte la nuova tavola edita nel 2006, può essere definito come un periodo di intermezzo costituente, tappa di instaurazione e rodaggio delle prime istituzioni coloniali, durante la quale l’amministrazione cittadina fu sottoposta alla tutela di magistrati non ordinari. Ad Augusto si deve non solo il compimento del programma colonizzatore, eseguito con un doppio espediente: le incorporazioni massicce di coloni nelle colonie previamente dedotte e la creazione di nuove fondazioni coloniali; ma anche e soprattutto la massiccia concessione alle comunità civiche, costituite allora o precedentemente, di statuti amministrativi standardizzati, seguendo il modello romano, di straordinario impatto come principale fattore di strutturazione e integrazione delle province con Roma. La Lex coloniae Genetivae Iuliae, fossile documentale che permette di valutare quale dovesse essere la normativa guida del resto delle colonie alla fine della Repubblica, ci consente di vedere che le comunità urbane, organizzate alla romana e caratterizzate sostanzialmente dall’autonomia di gestione, si sarebbero dovute amministrare istituendo un sistema tripartitico, che consisteva in un corpo di cittadini, magistrati secondo il modello duovirale e dotati di poteri giurisdizionali, e un’assemblea decurionale; precisamente quest’ultima sarebbe stata punto di riferimento e garanzia della conservazione delle formule di gestione comunitarie, delle norme di comportamento considerate canoniche dal potere romano e dall’ideologia imperante. Colonizzazione cesariana, legislazione municipale e integrazione provinciale 81 La ricezione del testo legale nella versione a noi pervenuta rappresentava una scommessa da parte di Roma, che accordava un voto di fiducia alla colonia, espresso nell’autonomia finanziaria e giurisdizionale che le veniva concessa. I rischi erano ridotti al minimo sia perché questa costituzione seguiva il modello organizzativo romano, collaudatissimo dalla pratica, sia per le competenze conferite all’ordo, pienamente assimilato ideologicamente, e infine per la capacità di supervisione del governatore provinciale. Come base di questa autonomia, il sistema elettorale romano partiva dalla suddivisione del corpo di cittadini in raggruppamenti di iscrizione prefissata e scrutinio indipendente del voto, designate nella colonia Genetiva Iulia con il nome di curie, sulla cui conformazione si centra il capitolo quindicesimo della legge. Il significato politico delle curie coloniali L’elenco delle curie che ci presenta il capitolo XV della Lex coloniae Genetivae Iuliae è in sé e per sé di un’altissima eloquenza politica, dato che la sua conoscenza è una delle maggiori acquisizioni del nuovo bronzo di Osuna. Anche quando Cesare doveva aver già preso decisioni al riguardo, la strutturazione definitiva, effettiva e politicamente operativa della colonia in curie si realizzò dopo il periodo che è stato denominato come “costituente”. I nomi delle ventiquattro curie della colonia Genetiva Iulia, nell’ordine in cui appaiono, sono i seguenti: Iulia,Asinia,Aurelia,Calpurnia,Martia,Albania,Ilia,Troia,Veneria,Camerina,Tituria,Aemilia,Antonia,Hortensia, Acilia,Fabia,Ersilia,Iunia,Valeria,Caecilia,Scribonia,Licinia,Fulvia e Salutaris. Quest’ordine non deve essere considerato aleatorio, bensì deve mettere in evidenza criteri di prelazione fra le diverse curie, che costituiscono, di per sé e nella loro mera enunciazione, già un ricco programma di espressione politica. Possiamo suddividere le curie della colonia Genetiva Iulia in due grandi gruppi. Il primo sarebbe composto da quelle che si identificano, con maggiore o minore certezza, con personaggi dei circoli del potere romano alla fine della Repubblica e con i loro familiari più vicini, con in testa, non poteva essere diversamente, la curia Iulia, in relazione con il dittatore defunto. Corrispondono a questo primo gruppo anche le curie Asinia,Aurelia, Calpurnia,Camerina,Tituria,Aemilia,Antonia,Hortensia,Acilia,Fabia,Iunia,Valeria,Caecilia,Scribonia,Licinia,Fulvia. Il secondo gruppo sarebbe legato a dei del pantheon romano – Martia,Veneria – o farebbe riferimento alle origini mitiche di Roma – Albania,Ilia,Troia,Ersilia –. Infine, Salutaris, senza riferimento particolare identificabile. 82 Antonio Caballos Rufino Per la ricerca di una possibile giustificazione individuale del nome di ciascuna delle curie della colonia Genetiva Iulia bisogna partire dal presupposto che le spiegazioni si devono trovare preferibilmente in argomenti derivati dalla politica generale romana, e possiamo presumere già a priori che almeno una parte di questi nomi rispecchi il disegno cesariano, che si sarebbe compiuto, con aggiunte e possibili modifiche, nel momento della conformazione legale del corpo dei cittadini della colonia. Il nome di molte delle curie citate ha un diretto vincolo con Cesare, sia per il richiamo al suo gentilizio (la prima di loro, la Iulia), sia per il riferimento alla madre (la terza, Aurelia) o alla moglie (la quarta, Calpurnia), sia per una corrispondenza con divinità molto legate al personaggio (la quinta, Martia, o la nona, Veneria), sia per l’allusione a motivi che collegano il dittatore alle origini mitiche di Roma (le curie sesta, settima, ottava e diciassettesima: Albania, Ilia, Troia ed Ersilia). La seconda porta il gentilizio del deduttore e governatore dell’Ulterior (Asinia). La dodicesima (Aemilia) può facilmente riferirsi a Lepido, il governatore dell’altra provincia ispanica. È possibile rapportare altre a personaggi che svolsero un ruolo significativo nella cerchia più ristretta di Cesare durante la guerra civile (in concreto è il caso della sedicesima, la Fabia, che si deve collegare a colui che assediò Munda e conquistò Urso, Q. Fabio Massimo; forse la quattordicesima, Hortensia, se allude a Quinto Ortensio il figlio dell’oratore; la quindicesima, Acilia, se connessa a M. Acilius Caninius; la diciottesima, Iunia, con la problematica dell’associazione con Bruto; la diciannovesima, Valeria, se si dovesse a M. Valerio Messalla Rufo; o la ventunesima, Scribonia, se avesse a che vedere con il cesariano C. Scribonius Curio). Associate a Marco Antonio, sebbene non possiamo sapere se già per volontà di Cesare, sarebbero alcune (la tredicesima: Antonia; e la ventitreesima, se corrisponde al nome di sua moglie: Fulvia), così come anche altre, forse, si potrebbero mettere in relazione con lui (la ventesima, Caecilia, se si rifà al suo amico Caecilius Metellus; o la ventiduesima, Licinia, se il suo nome deriva da M. Licinio Crasso, parente del precedente). Ne rimangono tre (la decima, Camerina; l’undicesima, Tituria; e la ventiquattresima e ultima, Salutaris) per le quali non trovo una motivazione incontrovertibile. Le denominazioni di alcune curie potrebbero essere ipoteticamente collegate anche, sebbene non in modo esclusivo, ad Augusto, visto che sono espressione di temi ideologici della aurea aetas e mettono in risalto il legame con le origini mitiche di Roma (Albania,Ilia,Troia,Ersilia e, forse, Martia, e perfino Salutaris o addirittura la stessa Camerina). Abbiamo già ricordato che Scribonia, il nome di un’altra delle curie della colonia, fu anche quello della moglie di Augusto e madre di Giulia. Se però la curia fosse stata così battezzata in suo onore, è necessario prendere in considerazione che il ma-